giovedì 24 giugno 2010
Indice 08/2010
Tendachënt – Arnèis (FolkClub Ethnosuoni/La Ciapa Rusa/Provincia di Alessandria) CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!
Anouar Brahem - The Astounding Eyes of Rita (Ducale)
Marcello Capra – Preludio Ad Una Nuova Alba (TJRS/ElectRomantic/Ma.Ra.Cash)
Michele Anelli, Siamo I Ribelli, Selene Edizioni – Collana Distorsioni, 2008
Underfloor - Vertigine (Suburban Sky)
Ernesto De Pascale - Morning Manic Music (Il Popolo Del Blues/Audioglobe)
The Slowpokers - The Musical Bridge: A Homage To Neil Young
Intervista a Luca Ciarla

Oltre all’esperienza negli States, nella seconda parte degli anni Novanta del secolo scorso, un’altra fase cruciale per Luca è stata la permanenza di due anni e mezzo ad Hong Kong. In seguito, la decisione di tornare in Italia, determinato a costruire qualcosa nel suo luogo di nascita. “Nel 2001, quando vivevo ad Hong Kong, fondai la Violipiano Arts, una casa di produzione artistica che nel 2003, dopo il mio ritorno in Italia, è diventata anche edizioni musicali, etichetta discografica, agenzia artistica e di eventi. La Violipiano Arts è ormai un’impresa culturale a 360 gradi con la quale realizziamo produzioni straorinarie, come il Festival Internazionale “Due Sponde, un Mare”, incentrato sul concetto di ‘cultura adriatica’, una mia vecchia passione” (info www.duesponde-unmare.net, ndr). Lo scorso anno è uscito Fiddler in the Loop (distribuito da Egea), 43 minuti che scorrono che è un piacere, divisi in nove composizioni strumentali che convogliano moduli jazz, impronta classica, echi popolari, sprazzi di minimalismo. Spiccano la rilettura dell’indimenticabile Lucignolo, composto da Fiorenzo Carpi per Il Pinocchio di Comencini, il lirismo raffinato di Perpetuum Nobile, la sempre necessaria Bella Ciao, proposta in chiave folk-jazz, che gioca sul dialogo tra il violino di Ciarla e la chitarra di Luigi Tessarollo, A Pazzeia, di impronta manouche, prima di approdare all’accattivante title-track. “È un disco nato quasi per caso” – spiega Ciarla – “ Mi prestarono una loop machine e fu amore a prima vista. La possibilità di orchestrare un brano da solo, anche dal vivo, mi stregò e iniziai subito ad arrangiare i miei brani con la loop e, successivamente, a scrivere proprio per violino e loop machine. Così sono venuti fuori brani come Keziat o arrangiamenti come quello del tema di Lucignolo, che non avrei mai potuto immaginare fino a qualche anno fa. Sono nato come musicista prevalentemente acustico. L’utilizzo della tecnologia, come appunto una loop machine o alcuni effetti digitali presenti nei miei ultimi dischi, è sempre molto soft e integrato in un contesto acustico nel quale mi sento più a mio agio, forse perché amo particolarmente il suono naturale del violino. Per il disco poi ho chiamato tre ospiti d’eccezione, Luigi Tessarollo, Ferruccio Spinetti e Gregg Koyle e ho chiesto all’artista Keziat di realizzare un storia a fumetti che abbiamo inserito nel libretto”. L’animazione ritorna anche negli spettacoli che il compositore molisano propone. “Partendo dal fumetto del disco, Keziat ha realizzato una specie di ‘colonna visiva’ del concerto, trasformando Fiddler in the Loop in uno spettacolo vero e proprio, con animazioni video che interagiscono con le mie composizioni”. Che altri progetti Ciarla porta in giro? “Presento anche un altro programma con la loop, La Musique Double, nel quale suono violino, pianoforte e vari effetti sonori. Poi c’è il trio con Luigi Tessarollo alla chitarra e Marco Siniscalco, e il quartetto protagonista de Il Vento dei Saraceni”.Ciro De Rosa
Tendachënt – Arnèis (FolkClub Ethnosuoni/La Ciapa Rusa/Provincia di Alessandria)
CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!Eredi diretti dello storico gruppo folk piemontese La Ciapa Rusa, i Tendachënt nascono nel 1997 e, sebbene il loro suono rispetto al gruppo di origine si sia orientato via via verso un approccio nuovo che li ha portati a contaminare il suono con pulsioni rock e sonorità acustiche classiche, nel corso degli anni sono riusciti a ritagliarsi un ruolo primario nella scena folk italiana. A partire dal 2000 anno della pubblicazione del disco di esordio Ori Pari, il loro percorso artistico ha conosciuto un crescente successo che li ha visti pubblicare dischi di grande valore come La Valle dei Saraceni del 2005, premiato come miglior opera di musica tradizionale italiana al Premio Città di Loano. Negli ultimi anni il gruppo si è evoluto in quartetto e ancor oggi nella sua line up sono presenti Maurizio Martinotti (ghironda e voce) e Bruno Raiteri (violino) che erano tra i musicisti della Ciapa Rusa, accanto ai quali troviamo Enrico Negro (chitarre e plettri), Mauro Basilio (violoncello) e qua e là le percussioni di Gigi Biolcati. Il loro nuovo lavoro discografico, Arnèis, dedicato alla memoria del bassista del gruppo Gerardo Savone scoparso due anni fa, presenta quattordici brani perlopiù composti e prodotti da Martinotti, più cinque preziose bonus track incise dal vivo che svelano tutto il fascino dei concerti dei Tendachënt. Il disco segna un ritorno al sound acustico ed in questo senso ci piace evidenziare come gli arrangiamenti essenziali eppure ben calibrati, riescano a mettere in risalto la verietà degli strumenti utilizzati e l’intreccio sonoro generato dalle loro timbriche. Proprio gli strumenti sono al centro di questo lavoro, infatti il titolo Arnèis (gli appassionati di enologia conosceranno certamente anche il vino omonimo) in piemontese vuol dire arnesi, ferri del mestiere, a cui i Tendachënt rendono un accorato omaggio. “Ciascun musicista ama i suoi strumenti - di un amore a volte morboso - non solo per come suonano, ma anche per la marazzatura, il colore, addirittura per l’odore dei legni, delle resine e delle vernici, per la foggia, per particolari (la forma di un riccio o delle buche sul piano armonico, una filettatura o un intarsio) che ai più sfuggono o possono sembrare insignificanti. E ogni strumento - costruito da maestri liutai del presente o del passato - possiede un timbro unico ed inimitabile, più caldo o più brillante, più delicato o più aggressivo”, così scrivono nelle liner notes e non è un caso che anche in copertina facciano bella mostra gli strumenti del gruppo. Durante l’ascolto si ha modo di apprezzare la cura con la quale il cantautorato di Martinotti approccia le sonorità tradizionali, ed in particolare va lodato il recupero di perle dimenticate come Bargirola, raccolta da Amerigo Vigliermo, fondatore del Centro Etnografico Canavesano, il canto valdese Le Prisonniere et l’hirondelle, la splendida Il Genovese tratta dalle pubblicazione di Leone Sinigaglia e Ugino che è stata tratta da un frammento di canto contenuto nel disco della collana Albatros, Canti Popolari del Piemonte Vol.2 di Roberto Leydi. Splendido poi è il finale in cui si ha modo di apprezzare le cinque bonus track dal vivo e tra cui va citato il medley iniziale La Cadrega Fioria/Aria dei Sapadur, e l’altro splendido medley di Monferrine. Insomma Arnèis è un disco che apre uno spaccato interessantissimo sulla tradizione musicale del Piemonte e che consacra definitivamente il talento e il geniale approccio alla musica popolare dei Tendachënt.
(N.B. non essendoci video dei Tendachënt, abbiamo scelto questa splendida versione in piemontese di Volta La Carta, eseguita da La Ciapa Rusa per il tributo a Fabrizio De Andrè Cani Randagi)
Salvatore Esposito
Anouar Brahem - The Astounding Eyes of Rita (Ducale)

Marcello Capra – Preludio Ad Una Nuova Alba (TJRS/ElectRomantic/Ma.Ra.Cash)

Michele Anelli, Siamo I Ribelli, Selene Edizioni – Collana Distorsioni, 2008, pp.140, Euro 15,00

Underfloor - Vertigine (Suburban Sky)

Ernesto De Pascale - Morning Manic Music (Il Popolo Del Blues/Audioglobe)

The Slowpokers - The Musical Bridge: A Homage To Neil Young

venerdì 11 giugno 2010
Indice 07/2010
Progetto Cala la Sera – Suoni e canti della tradizione di San Giovanni Rotondo, Gargano, Puglia (Autoprodotto)
Max Fuschetto – Populargames (KonSequenz/Hanagoori Music)
Girolamo De Simone – Ai Piedi del Monte (Hanagoori Music/Parco Nazionale del Vesuvio) CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!
Gianfranco Mingozzi, La Taranta – Il primo documento filmato sul tarantismo, Kurumuny, 2009, pp.112, Euro 15,00
Alberto Ronchi, Alias I. Tutte le canzoni di Dirk Hamilton 1966 - 2009, Fernandel – Collana Vite dei Santi, 2009, pp.368, Euro 18,00
Autori Vari - Duemila Papaveri Rossi (Editrice “A”)
The Oak Ridge Boys - The Boys Are Back (Spring Hill/EMI)
Canzoniere Grecanico Salentino - Focu D'Amore (Ponderosa Music&Art)
CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!Progetto Cala la Sera – Suoni e canti della tradizione di San Giovanni Rotondo, Gargano, Puglia (Autoprodotto)

Max Fuschetto – Populargames (KonSequenz/Hanagoori Music)

Girolamo De Simone – Ai Piedi del Monte (Hanagoori Music/Parco Nazionale del Vesuvio)

Gianfranco Mingozzi, La Taranta – Il primo documento filmato sul tarantismo, Kurumuny, 2009, pp.112, Euro 15,00

Alberto Ronchi, Alias I. Tutte le canzoni di Dirk Hamilton 1966 - 2009, Fernandel – Collana Vite dei Santi, 2009, pp.368, Euro 18,00

Autori Vari - Duemila Papaveri Rossi (Editrice “A”)

The Oak Ridge Boys - The Boys Are Back (Spring Hill/EMI)
Salvatore Esposito
venerdì 4 giugno 2010
Indice 6/2010
Bandabrian - Col primo colpo Asiago l’è stato colto (LOL Production)
Malanova - Non Iabbu e non Maravigghia (Radici Music) CONSIGLIATO BLOGFOOLK
Stewart Copeland & Notte Della Taranta Ensamble, 30 Giugno 2009 Roma, Villa Ada rassegna “Roma Incontra Il Mondo"
Giuseppe Mighali (a cura di L. Chiriatti, M. Nocera, S.Torsello), Zimba - Voci Suoni Ritmi di Aradeo, Calimera (Le), Kurumuny, 2008, pp.90, Euro 12.00
Gina - Segreto (Il Popolo del Blues/Materiali Sonori)
Circo Abusivo – Circo Abusivo (Autoproduzione)
Slaid Cleaves - Everything You Love Will Be Taken Away (Music Road)
Intervista a James Talley

Bandabrian - Col primo colpo Asiago l’è stato colto (LOL Production)
Il progetto Bandabrian nasce nel 1992 e si costituisce come Associazione Culturale nel 1994 con lo scopo di recuperare canti e danze del veneto partendo dagli studi di etnomusicologia di Modesto Brian, fondatore del gruppo, che sin dai primi anni ’80 e dal 1992 insieme a Domenico Zamboni ha condotto un approfondito lavoro di raccolta e catalogazione delle testimonianza orali di quella tradizione che ormai oggi sta scomparendo. Nel corso degl’anni la BandaBrian ha dato vita da incontri, concerti, lezioni, spettacoli per bambini e soprattutto ha pubblicato alcuni dischi interessanti come Bandabrian del 1995 e Leva Su Bela del 1996. Nella loro produzione artistica spicca Col primo colpo Asiago l’è stato colto, progetto discografico del 2004, nato per celebrare le canzoni della Grande Guerra del 1915-1918. Ideato e pensato da Mauro Passarin, direttore del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza, questo lavoro è da considerarsi come un unicum tra i tanti lavori che negl’anni hanno caratterizzato il revival di musica popolare italiano. Tale progetto infatti prevede due dischi di cui, uno contenente oltre trenta registrazioni colte dalla viva voce degl’ultimi testimoni siano essi diretti o indiretti degli eventi bellici, e l’altro invece con l’interpretazione di alcune delle stesse canzoni selezionate per l’occasione ed impreziosite dagli splendidi arrangiamenti della Bandabrian. Si tratta insomma di un lavoro molto complesso dal punto di vista etnomusicologico, che non sarebbe mai stato possibile se alla base non ci fosse stato innanzitutto un attento studio degli originali partendo dalle registrazioni sul campo raccolte dagli stessi musicisti ma anche il contributo delle istituzioni che per una volta hanno promosso un progetto di alto valore culturale come questo. Modesto Brian e Domenico Zamboni hanno per un ventennio ricercato, riscoperto e lavorato a lungo alla ricostruzione di canti, memorie e storie relativi ai dolorosi giorni della Grande Guerra. Si è trattato senza dubbio di un lavoro durissimo in quanto, come accade agli avvenimenti più tristi il popolo tende a rimuoverli dalla propria memoria, in questo caso però si è riusciti a riportare in vita integri spaccati di vita popolare in cui ritornano in un flashback gioia, dolore, lutti, freddo e colpi di cannone. Ad accompagnare questo doppio disco c’è un prezioso libretto contenente tutti testi, e soprattutto delle esaustive ed approfondite note illustrative su ogni singolo brano, appositamente redatte dai curatori. Se l’ascolto del disco contente le registrazioni originali, è da considerarsi non facile per tutte le orecchie, ma sia ben chiaro il fascino di queste incisioni è fortissimo, la vera attrattiva di questo progetto musicale è rappresentato dalle reintepretazioni contenute nell’altro disco. Il disco si apre con lo splendido medley tra Pianzè Pianzè Putele e Adio Ronco, quest’ultima ripresa anche da Massimo Bubola ne In Quel Lungo Treno, che ricalca la medesima linea di recupero artistico dei canti della Prima Guerra Mondiale. Durante l’ascolto si passa attraverso strumentali travolgenti come le manfrine o il medley Scottish/Boarischer/Sotti, canti di guerra nati tra i soldati come Col Primo Colpo Asiago l’è stato colto e In Trincea Qui Dietro Alle Rocce o ancora Dopo Dodici Mesi o tristi rese come quella de Io Son Povero Disertore. Particolarmente commovente è la versione corale di Ponte De Priula, che rappresenta senza dubbio il vertice del disco. Col primo colpo Asiago l’è stato colto è un progetto pieno di fascino, che necessariamente dovrebbe rappresentare il giusto modello da seguire per i tanti gruppi che fanno musica popolare in Italia, un disco senza dubbio da riscoprire e da riascoltare con cura.
Salvatore Esposito
Malanova - Non Iabbu e non Maravigghia (Radici Music)

CONSIGLIATO BLOGFOOLK
I Malanova nascono nel 2001 con l’obbiettivo di realizzare brani originali partendo da un attento e meticoloso lavoro di ricerca sul campo attraverso le tradizioni popolari della Sicilia, con lo scopo di mantenere vivo l’interesse per il dialetto della Valle Del Mela nelle nuove generazioni. Parallelamente a questo lavoro di ricerca sul dialetto, il gruppo ha inteso recuperare anche l’uso di strumenti tipici della tradizione siciliana a cui ha unito un attento studio anche sulle voci partendo proprio dalle tante field recordings collezionate nel corso degli anni. Non Iabbu e non Maravigghia, è il loro terzo disco, il primo pubblicato dal Radici Music e segue Cazzulatùmmula del 2002 e il live Chinnicchinnàcchi del 2003. Rispetto al passato il loro raggio di azione sembra essersi ampliato tanto è vero che i brani di questo nuovo disco sembrano avere un respiro più ampio, maggiore potenza espressiva e soprattutto un attitudine ai ritmi da ballo, il che ha impresso ad ogni singolo brano una forza vulcanica, quasi la loro musica fosse il magma dell’Etna, vulcano che domina e sorveglia la loro terra. Il Gruppo composto da Saba (voce e tamburello), Peppe Burrascano( djembè, tamburi, darbuka, caccamèlla, percussioni, voce), Giovanni Ragno (flauti etnici,friscalètti siciliani, ciaramèlla, clarinetto), Nunziatina Mannino (flauto traverso, flauto dolce), Stefano “Bonny” Bonanno (bassi acustici), Gabriella “Kenya” Fugazzotto (violino), Nino Cannistrà (fisarmonica), Davide Campagna (tamburi a cornice, percussioni), Pietro Mendolia (chitarre acustiche, bouzouky, laùd, chitarra battente, voce) è stato affiancato per le registrazioni di questo nuovo album da una lunga fila di ospiti tra cui spiccano Ciccio Carrozza (pianoforte), Giank Bartuccio (flauthòn) e Marco Terranova (chitarre, contrabbasso). L’ascolto svela tredici brani di fattura eccellente, nella quale i Malanova tentano riuscendoci di fare la stessa operazione che molti molti anni fa fece la Nuova Compagnia di Canto Popolare con la musica partenopea. Certo manca una mente come Roberto De Simone in regia, ma la buona volontà e il talento di questo gruppo fa in modo da compensare il tutto. Brillano così brani come l’iniziale e travolgente A Vulpi e U Mulu, la saltellante A Cu Vidu Vidu, l’evocativa A Funtana, fino a toccare il vertice del disco la splendida Mi Chiami Bedda, un brano in crescendo dove si mescolano le suggestioni della tradizione secolare e qualche bella intuizione più moderna. Insomma i Malanova hanno intrapreso un percorso artistico che non mancherà di regalarci nel prossimo futuro sorprese degne di nota. Attendiamo i prossimi sviluppi.
Salvatore Esposito
Stewart Copeland & Notte Della Taranta Ensamble, 30 Giugno 2009 Roma, Villa Ada rassegna “Roma Incontra Il Mondo"

Sul palco, mentre lui siede ai tamburi, troviamo l’Ensamble della Notte della Taranta, una selezione di alcuni dei migliori musicisti che ogni anno ci deliziano sul palco di Melpignano, e tra essi non possiamo non citare le eccellenti voci di Enza Pagliara e Ninfa Giannuzzi, il tamburello e la voce di Antonio Castrignanò, la chitarre e il talento di Emanuele Licci, ovviamente come ospiti speciali, così come accadde nel 2003 troviamo gli ottimi percussionisti dell’Ensamble Bash e Raiz, ex leader degli Alamegretta, perfetto nel suo ruolo di collante tra la tradizione musicale campana e quella salentina. Sin dalle primissime note si avverte, ancor di più rispetto al disco che testimoniava l’edizione 2003 de La Notte della Taranta, la grande cura con la quale Stewart Copeland è riuscito ad esaltare la percussività
della pizzica, riuscendo a far emergere tratti forse ormai dimenticati. I tamburelli sembrano infucarsi spinti dal drumming incessante di Copeland, che si rivela in tutta la sua grande classe stilistica dispensando cambi di tempo e assoli di alta scuola. Nel corso del concerto ritroviamo i classici della tradizione salentina da Menamenamò agli Stornelli passando per L’Acqua De La Funtana, cantata magistralmente da Raiz e Aremu Rindineddha manca la bella versione di Lu Rusciu de Lu Mare (presente nel cd del 2003) ma il finale travolgente con Santu Paulu e Kalinifta riscatta questa piccola mancanza. Superba è stata la prova di Vittorio Cosma, che ha diretto l’Ensamble con la grande professionalità e il talento che lo contraddistingue, così come lodevoli sono state le prove di Enza Pagliara, Ninfa Giannuzzi, Antonio Castrignanò ed Emanuele Licci, interpreti di una tradizione senza tempo il cui fuoco sacro grazie al loro talento non si spegnerà mai. Insomma nel caldo afoso di una umida serata romana sul palco di Villa Ada, Stewart Copeland e l’Ensamble Notte della Tarante ci hanno regalato un pezzetto di Salento, in attesa del grande evento dell’estate ovvero del Concertone della Notte della Taranta.Salvatore Esposito
