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Le principali novità dall'Italia e dal mondo della musica trad e world...

Da oggi in tutti i digital store "Se Guardi Qui" il primo singolo delle Djelem Do Mar

"DJELEM DO MAR" è un progetto che nasce da un'idea di Fabia Salvucci e Sara Marini. L’incrocio di parole di etnie diverse: la prima romani' che significa "camminare/andare/viaggiare" la seconda portoghese che significa "del mare". Un viaggio contaminato da linguaggi musicali che si fondono tra sonorità rom yiddish, ritmi latini, melodie greche, basche, arabo flamenche e musica tradizionale del centro sud. Un omaggio al Mediterraneo e non solo, con le sue contraddizioni il suo fascino e le sue molteplici culture. Un percorso che si caratterizza come lavoro di rilettura della musica Etno-popolare a due voci che in contrappunto raccontano storie di popoli. L’apporto di strumenti moderni e percussioni elettroniche intersecati a strumenti antichi, danno vita ad un sound moderno e fruibile in ogni contesto e ad una contaminazione di suoni inaspettata. Una nuova world music vestita di storia, tecnologia, cultura e modernità. Il testo del brano è opera di Riccardo Tordoni, straordinario regista, attore e drammaturgo, mentre musiche e  arrangiangiamenti sono curati  in parte da Sara e Fabia (per lo più quelli vocali), da Lorenzo Cannelli, polistrumentista e musicista eclettico e da Paolo Ceccarelli, eccellente chitarrista ed arrangiatore di ritorno dall’ultimo tour di Alessandro Mannarino. Completano il sestetto Franz Piombino e Michele Fondacci.
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LUIGI “GRECHI” DE GREGORI
DA OGGI IN RADIO “BASTAVA UN FIORE” 
SINGOLO ESTRATTO DA  “SINARRA”
 
Da oggi, martedì 6 luglio, è in radio “BASTAVA UN FIORE”, il singolo estratto da “SINARRA” (Caravan), il nuovo album del cantautore LUIGI "GRECHI" DE GREGORI, disponibile sulle piattaforme digitali (http://hyperurl.co/sinarra_lg) e in edizione limitata su eBay. “Bastava un fiore” è l’unico brano inedito contenuto in “Sinarra” (prodotto da Paolo Giovenchi), che raccoglie alcune tracce pubblicate con il precedente progetto "Una canzone al mese" (2018). I brani precedentemente pubblicati sul sito web dell’artista sono stati poi rimixati e rimasterizzati, oltre che arricchiti di nuovi suoni, parti, voci e strumenti, capaci di dipingere al meglio l'immaginario di Luigi “Grechi” De Gregori. «Ho cominciato quasi per scherzo insieme a Paolo Giovenchi e ci siamo ritrovati in mano con un disco che è senz’altro il migliore che io abbia mai fatto – racconta Luigi “Grechi” De Gregori – È quello, nel bene e nel male, che più mi rappresenta, col mio amore per la musica acustica e per gli arrangiamenti minimali ma con un suono moderno e convincente» Questa la track-list dell'album: "Un tipo strano", "Si Narra (Distopica odissea)", "Barry", "Rock della Crostata", "Sangue e carbone", “Tangos e Mangos” e "Bastava un fiore". Luigi “Grechi” De Gregori nasce musicalmente alla fine degli anni sessanta al Folkstudio di Roma, il mitico locale di Trastevere, che fu in quel periodo l’approdo di tutta una generazione musicale d’avanguardia (ci capitarono, fra gli altri, Odetta e Bob Dylan). Del tutto disinteressato alle mode e inguaribilmente attratto dalla musica dal vivo più che dalle sale di registrazione, pubblica dopo qualche anno il suo primo album “Accusato di libertà” (PDU 1975). Negli anni Novanta scrive “Il Bandito e il Campione”, brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori (Grechi, per chi non lo sapesse, è un “nom de plume”), grazie al quale Luigi Grechi si aggiudica a Sanremo la Targa Tenco nel 1993 come miglior canzone dell’anno. Sull’onda di questo successo si snodano "Girardengo e altre storie", "Cosivalavita", "Pastore di Nuvole" ed infine "Angeli e Fantasmi". Ha pubblicato nel 2015 una compilation delle sue canzoni, “Tutto quel che ho 2003-2013”. Nel 2017 ha tradotto “La ballata di Woody Guthrie”, un graphic novel di Nick Hayes dedicato alla vita del grande folksinger. L’anno seguente concepisce il progetto "Una canzone al mese", che prevedeva la pubblicazione di un inedito, il 21 di ogni mese, sul suo sito web e sul suo canale Youtube. Alcuni di questi brani, rimossi dal sito e rivisitati, fanno parte del suo nuovo progetto discografico “Sinarra”.
 
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E’ ONLINE IL NUOVO SITO DEL CENTRO NAZIONALE STUDI SUL JAZZ
“ARRIGO POLILLO”
L’ARCHIVIO PIU’ AMPIO ED IMPORTANTE DEDICATO ALLA MUSICA JAZZ IN ITALIA
 
Il Centro Nazionale Studi sul Jazz “Arrigo Polillo”, sezione Ricerca dell’Associazione Siena Jazz,  dopo un lungo processo di restyling e di aggiornamento tecnologico, è lieto di presentare il nuovo portale dedicato alla conservazione e trasmissione dello straordinario patrimonio culturale legato alla musica Jazz. Nato nel 1989 grazie alla generosa donazione della famiglia Polillo, una grande raccolta comprendente dischi e materiale cartaceo accumulata in decenni di attività da Arrigo Polillo, co-fondatore, caporedattore e poi direttore della rivista italiana Musica Jazz per quasi quarant’anni, il Centro Nazionale Studi sul Jazz è il primo fondato in Italia nel suo settore e di gran lunga il più importante, completo e attivo, come oggi dimostra il suo ampio archivio. Dagli anni ’90 ad oggi, grazie alla sensibilità di altri importanti donatori, la collezione è composta da circa 70.000 supporti audio (tutti i generi musicali e tutti i formati) in continuo accrescimento. Tra le donazioni recenti di maggior rilievo, oltre a quelle di singoli appassionati, che hanno donato collezioni specializzate di particolare interesse, troviamo la collezione CD di Franco Fayenz, uno dei maggiori critici italiani, che va ad affiancarsi ad altre donazioni, ciascuna con migliaia di titoli, come quella di Pino Candini, che ha diretto Musica Jazz dopo Polillo, quella di Giuseppe Barazzetta, primo discografico del jazz italiano, quella di Paolo Padula, produttore di trasmissioni jazz alla RAI, e gli oltre 10.000 pezzi della collezione di Vittorio Franchini, critico del Corriere della Sera e grande scrittore di viaggi.  Oltre ai supporti audio troviamo circa 5.000 libri e pubblicazioni dedicate al jazz e ad argomenti collegati (storia della diaspora africana e delle sue musiche), circa 15.000 numeri di riviste specializzate in tutte le lingue del mondo, tra cui l'intera collezione della rivista italiana Musica Jazz pubblicata ininterrottamente dal 1945 e della quale sono dettagliatamente indicizzati sia per nome che per parole chiave oltre 40.000 articoli, in un progetto pilota che ricostruisce la storia del jazz e del suo sviluppo in Italia.  I contenuti delle varie collezioni si aggiorneranno automaticamente nella home page con l'ingresso di nuovi elementi e daranno una immagine aggiornata in tempo reale del catalogo disponibile. Se il nuovo sito è inoltre caratterizzato da un’accattivante grafica basata su una selezione di foto tratte dall’archivio di Roberto Polillo e da una serie di gallerie volte a stimolare l’approfondimento degli utenti, la sua rinnovata tecnologia permetterà l'aggiornamento dinamico delle collezioni, anche in remoto, rendendo possibile il contributo di volontari in smart-working. Da sottolineare inoltre che parallelamente al lancio del nuovo sito del Centro Nazionale Studi sul Jazz “Arrigo Polillo”, sono in fase di conclusione i lavori di ristrutturazione dei locali che hanno aumentato il metraggio degli scaffali disponibili per le collezioni; l'aula di informatica musicale, situata accanto all'archivio e alla sua segreteria, può essere utilizzata (quando non è occupata da lezioni) anche per l'ascolto dei brani.  L’archivio contiene anche una piccola collezione di apparati storici per l'ascolto dei cilindri di Edison e dei dischi analogici sia a 78 giri (lacca) che a 33 e 45 (vinile) che viene usata per le dimostrazioni alle scolaresche che spesso vengono a Siena Jazz a far la conoscenza del jazz che possono ascoltare dal vivo grazie a piccole esibizioni dei docenti e su disco o in video grazie ad estratti della collezione. E’ proprio per la mole e l’importanza che l’archivio del Centro Studi ha raggiunto in questi anni e per la sua funzione didattica e di testimonianza storica, che il suo interfaccia online ha dovuto necessariamente mutare aspetto e caratteristiche per permettere l’accesso ad una sempre più ampia utenza formata da studenti, ricercatori e semplici appassionati. L’upgrade dei contenuti e delle caratteristiche del nuovo sito del Centro Nazionale Studi sul Jazz, permesso grazie ancora una volta dal rapporto di collaborazione tra Siena Jazz e la famiglia Polillo, nelle persone di Arrigo, grazie alla cui donazione nascono le collezioni dell'Archivio, e di Roberto, uno dei maggiori fotografi di jazz italiani, è dinamica come la struttura del nuovo sito di Siena Jazz e si aggiorna con il tempo. Francesco Martinelli, direttore del Centro Nazionale Studi sul Jazz “Arrigo Polillo”, nel presentare il nuovo sito, dichiara: ”Il Centro Studi sul Jazz che ho l'onore di dirigere rappresenta una eccellenza nazionale e internazionale per la qualità e quantità delle raccolte e per le iniziative innovative assunte nel corso degli anni per assicurare la più vasta fruizione dei materiali. L'immagine pubblica del Centro ha ispirato molti donatori a seguire l'esempio della famiglia Polillo, sapendo che le loro collezioni e quelle dei loro cari venivano messe a disposizione di studenti, studiosi e appassionati, trasformando la passione di una persona in un bene collettivo. Il nuovo sito, smagliante nella grafica, più rapido e facile da navigare, permetterà di sviluppare ulteriormente le attività del Centro anche nei settori in cui ancora non siamo riusciti a fare tutto quello che volevamo. Ringrazio in particolare SIT SISTEMI che ha provveduto alla delicata acquisizione dei database realizzati in passato con ormai tecnologie obsolete per inserirli all'interno della nuova struttura informatica.” Aggiunge Franco Caroni direttore didattico e artistico di Siena Jazz – Accademia Nazionale del Jazz. “L'Associazione Siena Jazz ha sempre avuto tra i suoi fini fondamentali la ricerca musicale in campo jazzistico accanto all'alta formazione e alla promozione di eventi musicali. Malgrado i problemi finanziari organizzativi e logistici abbiamo sempre cercato di dare continuità a questa attività, che costituisce un supporto indispensabile alla didattica, e per questo devo ringraziare tutto lo staff e i volontari che nel corso degli anni si sono alternati nel lavoro del Centro Studi, oltre che i numerosi donatori e la famiglia Polillo per il costante sostegno. Il nuovo sito e i locali ristrutturati potranno dare nuovo impulso a questa attività e tra le altre cose Siena Jazz sta progettando di attivare uno speciale dottorato di ricerca, reso possibile dalla nuova disponibilità dell’enorme documentazione discografica e cartacea in nostro possesso. In futuro potremo formare un gruppo di lavoro di grande respiro, capace di fare la differenza nel settore della ricerca applicata.” Conclude Roberto Polillo: “Sono molto orgoglioso di avere contribuito, a partire dalla donazione iniziale dei dischi e dei libri di mio padre Arrigo, allo sviluppo del Centro Studi sul Jazz a lui dedicato. L'impegno e la costanza di Franco Caroni e di Francesco Martinelli, e le diecine di altre donazioni generosamente ricevute dalla sua costituzione, hanno fatto del Centro Studi un punto di riferimento di livello internazionale per i cultori di questa musica.  Da oggi il centro acquisisce una nuova e più ampia visibilità grazie al nuovo sito web, che permette a tutti di conoscere la ricchezza dei materiali conservati nel centro.”
 
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UN ANTICO RITUALE, L’INVOCAZIONE E IL DIALETTO TARANTINO IN «MALETÍMBE», IL NUOVO SINGOLO DEGLI YARÀKÄ PRODOTTO DALLA ZERO NOVE NOVE RECORDS

Nasce da un antico rituale della tradizione legato alla cultura contadina il nuovo singolo degli Yaràkä: «Maletímbe», prodotto da Zero Nove Nove Records e distribuito da Believe, è disponibile da martedì 9 giugno nei digital stores. Nel giorno più lungo dell’anno, il solstizio d’estate, il sole raggiunge il punto più alto rispetto all’equatore celeste ed inizia così la sua declinazione inversa. È un momento magico e particolare, le antiche popolazioni erano solite preparasi al peggio. Maletímbe, racconta l’antico e mistico rituale dei nostri avi che per scongiurare il maltempo, usavano lanciare ai quattro venti del pane invocando San Giovanni a protezione dei campi e del raccolto. L'invocazione, come fenomeno antropologico, ha affascinato l'ensemble tarantino dettando una nuova direzione al suo percorso di ricerca. Le sonorità esotiche afro-brasiliane e le contaminazioni world si innestano alla tradizione tarantina e pugliese che fornisce il corpus di rituali e credenze da indagare e trasporre in musica. L'adozione del dialetto tarantino, con le sue peculiarità ritmiche, ha reso poi più efficace l'adattamento del testo: il risultato è un ritmo ipnotico, incalzante ed energico, la ricerca di un sound nuovo e speciale per gli Yaraka che, dopo il disco d’esordio “Invocaçao”, sono a lavoro sulla nuova produzione discografica. Suoni ma anche immagini, il brano sarà infatti seguito dalla pubblicazione del videoclip ufficiale con la regia di Gianluigi Gigante. La voce ammaliante è di Virginia Pavone, che arricchisce il comparto ritmico con le percussioni; Marco La Corte, flauto, alterna momenti in cui sostiene il canto con seconde voci e percussioni. La chitarra di Gianni Sciambarruto, ideatore del progetto Yaràkä, e il violoncello di suo fratello, Mirko Sciambarruto, sono i cordofoni dell’ensemble completato da Antonio Oliveti al quale sono affidate le percussioni etniche. Maletìmbe è stato registrato al Perfect Wave Studio di San Giorgio Jonico (Ta) da Mimmo Galloppa che ha saputo trovare il migliore equilibrio tra la naturalezza degli strumenti acustici e l'uso di campioni ed effetti con suoni ibridi fra elettronici ed etnici. Si tratta della prima release per la Zero Nove Nove che nel 2021 diventa label, affiancando al lavoro di Management e Booking anche quello della produzione discografica. “La prima produzione della nostra Label non poteva che venire da Taranto. Con gli Yarakä condividiamo radici e progetti futuri, intraprendere con loro questa nuova avventura è stato naturale e simbolico allo stesso tempo”. Yarákä, progetto nato nel 2015 e con all’attivo il disco d’esordio «Invocação», propone un lavoro di ricerca attento ad esaltare la componente multietnica, in particolare quella comune matrice ritmica proveniente dall’Africa che funge da catalizzatore e permette di spingersi oltre sperimentando contaminazioni audaci con le sonorità Mediterranee e del Sud Italia.
Il rapporto fra uomo e natura può essere ricercato nel rapporto fra uomo e Dio. Ciò che accomuna la maggior parte delle culture popolari nel mondo è il congiungimento dell’uomo verso il divino, il contatto con la natura di cui la musica ne diventa il mezzo. Cominciare un viaggio partendo dalla propria Terra e trovare gli elementi comuni in diverse zone del sud del mondo, è stato il punto di partenza su cui si è basata l’idea del disco: “Invocaçao vuol essere l’inizio di un vero e proprio percorso, una ricerca che scava nei primordi per cercare un punto di giunzione tra le culture e le etnie primordiali”.
Gli Yaràkä si sono esibiti in molte venue e festival, tra questi: Raizes World Music Festival (Catania), Bari in Jazz (Minareto di Fasano-Br), Festival Il Cammino Celeste (Lucugnano-Le), Kantun Winka (Mola di Bari-Ba). Nel 2019 sono stati protagonisti di una mini tournée in Austria (Vienna e Linz) e Germania (Monaco di Baviera e Regen). Nell’estate 2021 torneranno in tour per presentare il nuovo sound, le prime date in programma: 8 luglio al Lido San Michele di San Vito (Ta), il 14 agosto all’Angelè di Manduria (Ta).
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All I haven’t said”, i sogni segreti della musica al tempo della pandemia 
nel singolo di Antonio Alemanno Ensemble
Il videoclip, online da martedì 15 giugno, anticipa l’album “Sea stories”, AnimaMundi
in uscita il prossimo 15 luglio

E' online da martedì 15 giugno 2021 “All I haven’t said”, il videoclip del singolo che anticipa l’uscita dell’album “Sea stories” di Antonio Alemanno Ensemble, prodotto da AnimaMundi e sostenuto da Puglia Sounds nell’ambito della programmazione Puglia Sounds Records 2020/2021. Un viaggio onirico attraverso un “Mediterraneo interiore”, quello per il quale salpa la formazione pugliese guidata dal musicista polistrumentista Antonio Alemanno (contrabbasso, oud, violoncello, charango) e composta da Emanuele Coluccia (clarinetto, sax soprano), Giovanni Chirico (sax baritono, alto e soprano), Rocco Nigro (accordion), Vito De Lorenzi (percussioni), Gianpaolo Saracino (violino e viola), Claudia Fiore (violoncello) con la partecipazione di diversi ospiti speciali. In questa prima tappa, il viaggio conduce a ritroso verso le profondità del sogno, nel porto nascosto dove attraccano domande e desideri. Seguendo il fil rouge sperimentale e ibrido del disco, “All I haven’t said” (che vede la partecipazione speciale di Valerio Daniele alla chitarra) unisce tecniche e ritmi presi in prestito ai tamburi a cornice, melodie e suoni dell’oud, le suggestioni delle sonorità orientali innestate in quelle occidentali in un lavoro di esplorazione che sonda, e sfida, le potenzialità del contrabbasso. Un immaginario di musiche lontane, ritmi di danza che si muovono tra il Perù e il Medio Oriente, intriganti melodie che si intrecciano libere e imprevedibili. Il videoclip, visibile online sul canale Youtube di AnimaMundi, è scritto e diretto da Marco Rossi, prodotto da AnimaMundi e Mad Dog Studio e realizzato in collaborazione con Arts Promotion Centre Finland. Vede la formazione esibirsi su un insolito palcoscenico, sospeso tra realtà e sogno, apparizioni e sparizioni, attraversato dai gesti della danzatrice Celine Werkhoven che con la tecnica del “freeze” restano impressi nello spazio come segni, solchi o pennellate tracciati dal movimento dell’arte, parte necessaria ed essenziale di ogni cultura. «La cosa buffa di questo brano è che parte delle melodie mi sono state rivelate durante un sogno – spiega Antonio Alemanno - e riflette emozioni, passioni e pensieri di un periodo particolarmente nomade, nel quale alle mie personali esplorazioni e sperimentazioni si è aggiunto il tempo inatteso e inedito della pandemia. Il videoclip racconta proprio la situazione che molti artisti hanno dovuto affrontare durante il lockdown: la solitudine, le inevitabili difficoltà economiche, la voglia irrefrenabile di tornare sul palco e di condividere le note con chi ama e segue la musica: il sogno più grande. Il palco, quindi, come luogo elettivo in cui potersi esprimere, percorrere quel ponte che lega musicista e pubblico: senza un pubblico che ascolta e partecipa all’emozione, la musica resta solo un “tutto ciò che non detto”, come recita il titolo del brano». 
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MASSIMO PRIVIERO 
ANNUNCIA PER SETTEMBRE 2021 L’USCITA DEL SUO NUOVO ALBUM
 
MASSIMO PRIVIERO annuncia l’uscita del suo nuovo album per fine settembre, il sedicesimo lavoro. Un artista puro con più di trent’anni di carriera alle spalle, tutti all’insegna del rock d’autore, anni pieni di dischi e concerti in Italia e all’estero.  Il nuovo album uscirà per l’etichetta Alabianca e sarà anticipato da un singolo. Così Priviero annuncia la notizia ai fan “L’album avrà una connotazione prevalentemente acustica. Ad alto impatto poetico ed emotivo. Sarà essenziale come lo sono per me i valori di vita che ci sono dentro. Del tutto fuori da mode e compromessi e con un suono che definirei senza tempo. Lo devo prima di tutto a quella che chiamo la mia gente. E lo devo anche a me stesso”.