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Le principali novità dall'Italia e dal mondo della musica trad e world...

LUIGI LO CASCIO | MONI OVADIA
CANTO E CANTERO’ ANCORA
di Canio Loguercio
Giovanna Famulari - Cello and Voice

Canto e canterò ancora è una ballata civile contemporanea scritta da Canio Loguercio per le voci di Moni Ovadia e Luigi Lo Cascio. Il testo attraversa luoghi-simbolo della Palestina – il mare, Hebron, il Negev – e dà voce alle madri, ai figli, alle donne e agli uomini schiacciati dall’occupazione e dalla guerra. È un viaggio nella memoria e nella resistenza: tra case distrutte, confini che si sciolgono “come sale nell’acqua” e voci che continuano a cantare nonostante l’assedio del tempo e della storia. Il brano intreccia parola recitata e canto, unendo poesia e musica popolare. Moni Ovadia, attore, musicista, regista, tra le figure centrali del teatro di impegno civile in Italia, e Luigi Lo Cascio, attore pluripremiato di cinema e teatro, prestano le loro voci a un coro di testimoni: la madre di Ahmed, i fratelli di Amin, le donne che “impastano pane e memoria nella sabbia bollente”. Il canto diventa così una forma di lutto e insieme di resistenza: “io canto e canterò ancora, canterò sempre la luce del giorno”. 
COVER - Foto di Antonio Biasiucci – tra i più autorevoli fotografi italiani - da ‘The Dream’ (2016), ritratto realizzato nel campo profughi di Souda a Chios. Serie su volti di rifugiati con occhi chiusi, simbolo di sogno e resistenza umana.
TEASER - Il teaser annuncia l'uscita del brano sulle piattaforme digitali e di un successivo video collettivo della Piccola Scuola di Cinema di Torpignattara, diretta da Alessandro Scippa, in collaborazione con l'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Le immagini d’archivio, provenienti dal Fondo Monica Maurer conservato presso AAMOD, sono tratte dal documentario "Giornata della Terra – Um el Fahem, Sakhnin e Nazareth" , 1981.

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“Serpente”: il nuovo singolo dei Terrasonora, un inno viscerale contro la violenza sulle donne

Da lunedì 29 dicembre su tutte le piattaforme digitali , il brano scava nel trauma di un rapporto tossico per trasformare il dolore in un grido di resistenza e speranza. Un racconto potente, drammatico, necessario. “Serpente”, il nuovo brano dei Terrasonora, distribuito da RadiciMusic Records. La band torna sulla scena con un’opera che affronta senza filtri il tema della violenza sulle donne, trasformando l’esperienza del trauma in un’architettura sonora dal ritmo incalzante e dal forte impatto emotivo. “Serpente” è un monologo in prima persona che esplora le macerie psicologiche lasciate da un amore abusivo. Attraverso l’uso di metafore intense, l’aguzzino diventa un rettile che avvelena l’esistenza; il “veleno” non è solo il dolore fisico, ma un’ombra che si insinua nell’anima, generando ansia e una costante sensazione di pericolo. La narrazione non si ferma però alla sofferenza. Nonostante la descrizione cruda delle conseguenze a lungo termine, il brano evolve in un inno al coraggio. La battaglia contro il "veleno" diventa una danza di resistenza: la musica cresce di intensità, spingendo verso la necessità vitale di denunciare e rompere il silenzio. "Abbiamo voluto dare voce a un dramma troppo spesso relegato nell'ombra," dichiarano gli autori. "La canzone è un percorso: parte dal buio profondo della sopraffazione per arrivare alla luce della sopravvivenza."

Produzione e Crediti
Il brano porta la firma di Saverio Carpine e Gennaro Esposito (autori e compositori), con la produzione artistica, il mix e il mastering affidati allo stesso Carpine. La copertina del singolo ha visto la preziosa collaborazione e ispirazione di Cinzia Candela. I Terrasonora sono: Giovanna Faraldo, Antonio Esposito, Gennaro Esposito, Antonello Gajulli, Raffaele Esposito, Vincenzo Laudiero.

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ATLANTE È IL NUOVO SINGOLO DEI FABULARASA
Da oggi su tutte le piattaforme digitali
Segna il ritorno discografico della formazione barese dopo 13 anni
Anticipa l’omonimo album in uscita il 9 gennaio prossimo

PRESENTAZIONE LIVE IN PRIMA NAZIONALE AL TEATRO FORMA DI BARI

L’inquietudine della ricerca, il naturale tormento che inesorabilmente coglie l’uomo che cerca, l’innamorato lontano dall’amata, l’artista che crea. Di questo parla ATLANTE, il nuovo brano dei FABULARASA che segna il ritorno discografico, dopo 13 anni, dalla formazione barese e che anticipa l’uscita dell’omonimo album prevista per il 9 gennaio prossimo. Il brano - che vede la partecipazione del pianista portoghese Màrio Laginha e della cantautrice Patrizia Laquidara che duetta con Luca Basso – è la traccia che apre l’album ed è il manifesto dell’intero lavoro: racconta l’impazienza della partenza, l’ansia del mare aperto e nello stesso tempo la tensione a proseguire il viaggio. Un viaggio nuovo, come quello che inizia con questo disco per i Fabularasa, che a breve presenteranno il nuovo progetto nella sua interezza. Un album in cui, alla propensione per la “musica suonata”, la commistione di stili e di influenze, la perizia esecutiva, la cura nei testi e la vocazione internazionale del quartetto, si aggiungono inedite scelte sonore grazie a prestigiose collaborazioni come appunto quella con Màrio Laginha, grande firma del jazz europeo noto per la sua lunghissima collaborazione con la cantante Maria João, considerato in patria il punto di congiunzione tra Chopin e Keith Jarrett, che partecipa a sette delle undici tracce dell’album. E proprio Màrio Laginha sarà il prestigioso ospite della prima presentazione live dell’album che si terrà al teatro Forma di Bari, il 9 gennaio.
I Fabularasa nascono a Bari nel febbraio del 2004 dall’incontro tra un cantautore, Luca Basso, un chitarrista classico con frequentazioni nel pop e nel rock, Vito Ottolino, un bassista jazz-fusion, Leopoldo Sebastiani e un batterista jazz con esperienze nella world music, Giuseppe Berlen. Come dice Wikipedia, la musica dei Fabularasa “è difficilmente etichettabile” poiché contiene influenze sonore molto diverse; in un’intervista Gabriele Mirabassi l’ha definita “un caleidoscopio senza paura”. I tratti caratteristici del gruppo sono stati chiari sin dalle prime esibizioni: una grande capacità performativa, grande perizia nell’esecuzione musicale, ampio spazio all’improvvisazione jazzistica, grande cura nei testi, una spiccata verve scenica e un dialogo costante con il pubblico. Il sound, di chiara matrice jazz e fusion, è arricchito da inserti ispirati alla musica etnica, in particolare mediterranea. Un marchio di fabbrica, uno stile che si è affinato nel tempo nelle centinaia di esibizioni live che hanno visto il gruppo esibirsi in festival jazz e word music e in importanti rassegne di Canzone d’autore (“Club Tenco” Sanremo – IM, “Veneto jazz” – Venezia, “Jazz & Wine” Cormons – GO, “Galasbe Sveta Nova Gorica – SLO, “Festival Adriatico – Mediterraneo” – Ancona), tenere concerti in alcune delle principali città italiane (Roma, Milano, Firenze, Genova, Perugia) e all’estero, calcando palchi prestigiosi (Teatro La fenice di Venezia, Sferisterio di Macerata, Auditorium Santa Cecilia di Perugia, Teatro Piccinni di Bari, Teatro Paisiello di Lecce, ecc.). Il loro impegno civile li ha inoltre portati a esibirsi in manifestazioni come “Voci per la libertà” a Rovigo, “Festa finale della Carovana Antimafia di Libera” a Corleone (PA), “Musicisti per Gaza” a Fasano (BR), “Premio maggio” e in diverse edizioni della festa dei popoli a Bari. Altro capitolo particolarmente importante nella musica dei Fabularasa riguarda le numerose, prestigiose collaborazioni con grandi musicisti del panorama jazz e world internazionale. Se “Atlante” vede la partecipazione, in sette degli undici brani della tracklist, del pianista portoghese Mario Laginha – per la prima volta impegnato in una produzione italiana – della cantautrice e scrittrice Patrizia Laquidara e del sassofonista Roberto Ottaviano, già nelle produzioni discografiche precedenti comparivano firme di assoluto prestigio. Nel disco d’esordio “En plein air” infatti il quartetto aveva collaborato con il flautista Nicola Stilo, con il cantante e percussionista algerino Abbes Boufaria, con l’indimenticato armonicista Bruno De Filippi in una delle sue ultime incisioni, e con il grande fiatista americano Paul McCandless, fondatore degli Oregon, vincitore di tre Grammy e sideman di autentiche leggende del jazz mondiale. Con McCandless è nato un vero e proprio sodalizio, proseguito anche in numerose esibizioni live e nel secondo album, il fortunato “D’amore e di marea”, in cui compaiono anche il clarinettista Gabriele Mirabassi (anche lui sul palco con i Fabularasa in diverse occasioni) e la cantautrice Giua. Lunga anche la lista dei premi e delle segnalazioni: oltre al Musicultura vinto nel 2005, i Fabularasa si sono aggiudicati tra gli altri anche il premio “Scrivendo canzoni” nel 2004 e la targa per la Miglior Musica al “Premio Bindi” 2011. La discografia, oltre ai tre album “En plein air” (2007), “D’amore e di marea” (2012) e “Atlante” (2026) comprende anche diverse compilation. Nel 2011 sono stati ospiti della 36ª edizione del Club Tenco. Nel 2012 l’album “D’amore e di marea” ha raggiunto il secondo posto nella categoria Miglior Disco nella classifica delle Targhe Tenco, a soli due voti dal primo posto (conquistato dagli Afterhours) e davanti a nomi prestigiosi della canzone d’autore italiana.

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DISPONIBILE DAL 15 DICEMBRE IN RADIO E SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI 
IL SINGOLO ANNINNIA DELLO STORICO GRUPPO SARDO PRENDAS
IL BRANO UNISCE LA TRADIZIONE DELLE PASTORALI, I CANTI NATALIZI SARDI E IL CANTO MONODICO DELLE NINNE NANNE

Disponibile dal 15 dicembre in radio e su tutte le piattaforme digitali il singolo Anninnia dello storico gruppo sardo Prendas. Il singolo anticipa l’uscita dell’album Armonia, di prossima pubblicazione su etichetta La Stanza Nascosta Records. Anninnia dei Prendas unisce l’antichissima tradizione delle pastorali (uno dei momenti fondamentali del repertorio musicale e popolare, profondamente connesso al tempo natalizio, che cuce insieme frammenti di differenti melodie riprese da danze popolari, canti sacri e singole composizioni), i canti natalizi sardi (celebri, a questo proposito, le Cantones de Nadale di Pietro Casu, composte nel dicembre del 1927) e il canto monodico delle ninne nanne e canti di culla, che vengono denominati principalmente proprio anninnia, dal modulo stereotipo ricorrente “anninnia anninnia”. Normalmente eseguita, in origine, da una voce sola femminile ma sovente reincisa da voce maschile, l’anninnia, cantata a boghe sola, è tra le forme musicali sarde più arcaiche. Il termine anninnia- spiega il glottologo Salvatore Dedola-  “ha la base nell’akk. annu(m) ‘sì’ + ni’u ‘signore, maestro’ (rivolto specialmente al dio, al re, e in questo caso al “re” della casa, ossia al bimbo), con significato ‘sì, mio signore’. Tale parola ha il corrispondente sumerico nin ‘lady, lord’. La ripetizione cantilenante (o esaltativa) del sum. nin porta facilmente a nin-ni-, cui si appoggia altrettanto facilmente -a, -aa, -aaa, vocale media adatta a recare calma e sopore.” (https://linguasarda.com/termini-della-musica-sarda-sopravvissuti/). Il testo si struttura in una catena di distici a rima baciata, intercalati dal modulo stereotipo. Gli archi, il clarinetto e il flauto traverso- con il basso in funzione di prezioso collante- disegnano una melodia suggestiva, in sei ottavi, che con infinita delicatezza immerge l’ascoltatore nel mistero della nascita di Gesù.
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La musica popolare torna libera: risolto il caso
dei brani di tradizione regionale registrati alla SIAE

Dopo oltre un anno di ricerche, confronti e verifiche, la musica popolare delle Marche torna finalmente a essere patrimonio di tutti. Si è infatti chiusa positivamente la vicenda nata nel settembre 2022, quando numerosi brani appartenenti alla centenaria tradizione musicale marchigiana tramandata di generazione in generazione (tra cui “Lo sfollamento”, “Cantamaggio” e “Castellana”) erano stati depositati a proprio nome presso la SIAE da un musicista, indicatosi inizialmente come autore di alcune di queste opere. La notizia aveva immediatamente allarmato il mondo della musica popolare: in pochi giorni, oltre un centinaio tra musicisti, ricercatori e appassionati si erano mobilitati per capire come tutelare da simili tentativi un repertorio da sempre condiviso liberamente nelle piazze, nei festival e nelle feste del territorio.
Tra il 2022 e il 2023, a seguito del compiuto deposito, il musicista in questione ha iniziato a richiedere compensi e diritti d’autore per l’esecuzione dei brani registrati, provocando non pochi disagi agli esecutori e agli organizzatori di eventi. Di fronte a questa situazione, un gruppo di associazioni e artisti ha deciso di agire legalmente, affidandosi all’avvocato Dario De Cicco, specializzato nel settore del diritto d'autore e dello spettacolo, affinché si facesse luce sulla vicenda e si tentasse di comprendere, con l’aiuto dell’autorevole collecting italiana, cosa fosse successo. Le realtà coinvolte sono state numerose: Associazione Culturale “Eccetera”, La Campagnola, La Martinicchia, Quelli dell’Ara, Li Pistacoppi, Massaccio, Lu Trainaná, La Cucuma, La Damigiana, Il Balcone delle Marche, Il Cantamaggio Matelicese, Comunanza Canora, insieme a studiosi e musicisti come Federico Cippitelli, Danilo Campetelli, Tommaso Brasca, Andrea Liberati, Alfio Vernuccio, Davide Paolasini, Claudio Marini e Gianluca Gagliardini.
Dopo un’accurata analisi, e diversi scambi di informazioni con tutte le parti coinvolte, la SIAE ha riconosciuto la natura popolare dei brani e dei titoli come originariamente depositati, chiedendo chiarimenti al musicista e autore, che ha rettificato gli originari depositi e ha successivamente precisato di aver realizzato una propria elaborazione creativa di questi brani popolari. Dopo un'ulteriore verifica, la SIAE ha appurato che queste elaborazioni fossero legittime e accoglibili ma, al contempo, ha provveduto a correggere gli iniziali depositi fatti dall’autore che indicavano i brani come opere originali, facendo sì, quindi, che i medesimi compaiano oggi come elaborazioni dei brani della tradizione in pubblico dominio. I due capofila di questa iniziativa, Federico Cippitelli e Danilo Campetelli commentano la vicenda proiettandola oltre la realtà marchigiana: «Valorizzare la musica popolare significa difendere la pluralità linguistica, la storia delle comunità locali e il diritto di ogni territorio a raccontarsi attraverso la propria voce. In un’epoca di globalizzazione culturale, queste melodie, che appartengono alla collettività, continuano a ricordarci chi siamo e da dove veniamo». Il risultato è stato accolto con grande soddisfazione da tutto l’ambiente della musica folk sia locale sia nazionale, perché questo caso rappresenta un precedente che può influire sul futuro. Grazie alla collaborazione tra associazioni del settore, musicisti, ricercatori e anche semplici appassionati, oggi questi brani della tradizione possono tornare a essere eseguiti liberamente, nel pieno rispetto della loro storia e del diritto d’autore. Perché questo patrimonio rappresenta non solo una fonte di ispirazione per musicisti e ricercatori, ma anche un bene comune da proteggere. «È un segnale importante – spiegano i promotori – che dimostra come la SIAE possa essere non solo un ente di gestione dei diritti, ma anche un prezioso alleato nella tutela della cultura popolare e collettiva». Nei prossimi mesi, le associazioni intendono organizzare un evento pubblico informativo, per raccontare l’esperienza e sensibilizzare musicisti e organizzatori sul corretto uso degli strumenti di tutela, così da evitare che simili episodi si ripetano in futuro.
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Banditori (Alessandro D’Alessandro & Ghiaccioli e Branzini)
Mulaforbice 
Le VELE (Egea Records)/ Distribuzione: Absilone

Mulaforbice, ovvero l’arrotino, torna a farsi sentire: non per la strada con il megafono, ma dentro un brano che si accende tra cuffie, playlist e impianti. È il debutto di Banditori, il duo di Alessandro D’Alessandro (organetto preparato, effettistica) e Ghiaccioli e Branzini (elettronica), uscito il 7 novembre 2025 per l’etichetta Le VELE (Egea Records) con distribuzione digitale Absilone. Punto di partenza: le voci dei venditori ambulanti, i richiami che segnavano la vita dei quartieri, riascoltati e trasformati in materiale vivo per club, radio e ascolto attento. Il progetto prosegue la prima collaborazione tra i due artisti e si inserisce nella costellazione di Future Tradizioni. Qui l’organetto diventa laboratorio percussivo e timbrico (effettistica, microfonazioni, loop) mentre l’elettronica intreccia drum programming, synth e incastri ritmici. L’innesco del lavoro d’archivio arriva da una segnalazione di Ciro De Rosa, giornalista e divulgatore musicale: non si tratta di “riprodurre” un passato, ma di ascoltarlo mentre cambia nel presente. Per questo Banditori preferisce un’immagine orizzontale dell’identità: scambi, innesti, responsabilità condivise tra richiami di mercato, strumenti acustici e scrittura elettronica. Mulaforbice è il primo esito di questo percorso: il richiamo dell’arrotino diventa tema, ritmo, gesto teatrale. L’organetto, percussivo e granulare, apre spazi che l’elettronica dilata e incastra in poliritmie, con un’energia che sfiora la trance senza perdere pulizia e leggibilità.  Sul fronte della circuitazione, Banditori lavora con Musicastrada in Italia e Giro Music in Francia. Dal vivo, a partire dal 2026, proporrà uno show essenziale e diretto: l’organetto “preparato” e l’elettronica costruiscono e scompongono la materia sonora in tempo reale. Mulaforbice è, in sintesi, una chiamata: non guarda indietro per fissare un’icona, ma attraversa spazi e usi – dalle cuffie ai club – ponendo una domanda semplice: cosa resta di una voce quando diventa musica condivisa? Il singolo è disponibile su tutte le piattaforme. Contatti: etichetta Le VELE (Egea Records), distribuzione Absilone; booking Musicastrada per l’Italia e Giro Music per la Francia.
Banditori è un progetto realizzato con il contributo del Nuovo Imaie.

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Erica Boschiero, Un posto sulla terra
In uscita il 28 novembre il singolo che dà anche il titolo al nuovo album della cantautrice veneta in uscita il 5 dicembre, in difesa della natura e per un’umanità al riparo dai suoi stessi disastri

In uscita il 28 novembre, su tutte le piattaforme digitali e per radio, Un posto sulla terra è anche il titolo del nuovo album di Erica Boschiero che, da sempre impegnata per la pace e l’ambiente, accanto a importanti realtà e movimenti come Art For Human Rights (per la quale ha già suonato a Praga, Parigi e Dublino) e la Fondazione PerugiAssisi (per cui è stata incaricata della direzione artistica dell’evento finale della Marcia della pace), rinnova così la sua sfida di sempre, in difesa di una natura risanata e per un’umanità finalmente al riparo dai suoi stessi disastri. Nove splendide canzoni, capaci di catturare ogni sfumatura della voce di una straordinaria interprete, tra melodie più aperte e distese che aumentano la magia del suo canto. E, di nota in nota, si è come avvolti da una forza delicata ma potente, capace di lenire le sofferenze del presente così che davvero queste canzoni si rivelano essere “shaped perfectly to our times”, come sono apparse a uno scrittore come Colum McCann. Il singolo, in particolare, è una canzone sulla necessità di una fuga per porsi alla ricerca di un luogo dove sentirsi finalmente a casa, tra fragilità e determinazione, dolore e rinascita, per approdare a una nuova consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda. Un posto sulla terra, in uscita per Squilibri, risplende anche di suoni e ritmi nuovi grazie a Stefano Cenci e Tony Pujia che, con la loro produzione artistica, hanno esaltato l’inventiva, poetica e musicale, di Erica, con la complicità dei musicisti coinvolti (Marco Siniscalco, Luca Trolli e Arnaldo Vacca). Nel booklet, i commenti entusiastici anche di Franco Mussida, Matteo Pericoli, Daniel Lumera e Neri Marcoré, i primi ad avere ascoltato il disco, e le bellissime immagini di un autore di fama come Peter Sis.  L’autenticità del suo dire in musica ha comportato per Erica l’adesione di realtà e movimenti impegnati, ognuno per il proprio ambito, per un agire diverso e a favore di fondamentali diritti della persona e dell’ambiente, fino a coinvolgere due realtà economiche importanti e virtuose come NaturaSì, azienda pioniera dell’agricoltura biologica e sostenibile, e Almo Nature, che, con Fondazione Capellino, destina ogni profitto delle attività commerciali a progetti per la salvaguardia della biodiversità. Modelli  che l’artista, d’intesa anche con l’editore, vuole divulgare e promuovere presso il suo pubblico, per il bene di tutti: una condivisione di responsabilità e bellezza.
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FOLKTRONICA
Itela Nasu Po

È disponibile da oggi su tutte le piattaforme Itela Nasu Po, il quarto brano di Folktronica, processo di formazione e produzione tra elettronica e tradizione a cura di World Music Academy e Last Floor Studio.

Una ballata in griko si fa strada tra bouzuki e loop elettronici, raccontando un amore intenso e struggente. Sonorità che rimandano al Salento più levantino, spingendosi fino ai porti e ai paesaggi orientali del Mediterraneo. Itela Nasu Po è affidata alla voce e al bouzuki di Emanuele Licci, con Gabriele Cavallo al pianoforte, Mario Esposito al basso e la produzione di Roberto Chiga (Ashèblasta) e Alessio Micelli (AlbisUmbra). Mix e master sono curati da Last Floor Studio. Nel brano, la lingua grika, i loop elettronici e i campionamenti sul bouzuki evocano un Salento sospeso tra tradizione e contaminazioni orientali. La ballata diventa un ponte tra storia, lingua, territorio e modernità elettronica, mantenendo l’idea di musica che crea comunità e ritualità, occasioni in cui il corpo e la mente si lasciano trasportare dal suono.
Dopo Nespole, Battelli d’Ori, Diavulu e Itela Nasu Po, il processo di Folktronica proseguirà con nuove tracce che continueranno a esplorare il dialogo tra musica elettronica e tradizione, con artisti emergenti e sessioni in studio tra World Music Academy e Last Floor Studio. La produzione dei brani è curata da Vincenzo Gagliani, Francesco Barletta (Trevize) e Giovanni Chirico.
Sarà possibile ascoltare Folktronica dal vivo il prossimo 9 novembre al Teatro TEX di San Vito dei Normanni, nella serata conclusiva della residenza artistica InOrbita, dedicata al tamburo a cornice italiano.
Per quattro anni, World Music Academy e Last Floor Studio hanno lavorato con giovani artisti, producer e musicisti di diversa estrazione e background per interrogarsi su ciò che è oggi la tradizione popolare. Il processo, ancora in corso, ha coinvolto tra gli altri Emanuele Licci, Roberto Chiga, Livia Giaffreda, Go Dugong, White Ear, Walter Laureti, Dominic Sambucco e Marenza D’Agnano. Con laboratori, residenze e sessioni in studio previste all’interno del programma Nuova Generazione Trad, finanziato dal Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministero della Cultura, gli artisti hanno creato un ponte tra generazioni, suoni e istanze culturali, lavorando sull’incontro tra tradizione e musica elettronica. 
Loop, campionamenti e registrazioni sul campo si sono fusi con strumenti, temi e codici tradizionali, mantenendo l’idea di musica che crea comunità, rito, ritmo, occasioni in cui il corpo può danzare come in un una ronda e il suono torna a risultare nuovo, fresco, contemporaneo. Un processo inclusivo di formazione e produzione come detto ancora aperto, che vede protagonisti anche giovani musicisti selezionati tramite call pubbliche e tirocinanti del Conservatorio Tchaikovsky di Nocera Terinese (Catanzaro), offrendo un’occasione concreta di sperimentazione e di crescita culturale e professionale.Le illustrazioni di Folktronica sono a cura di Ruggero Asnago (Ruggge).

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ZONA SUD 
Esce oggi venerdì 24 Ottobre per La Canzonetta Record 
INDIFFERENTEMENTE 
Il singolo estratto dal nuovo album in uscita il 7 Novembre

Esce oggi venerdì 24 Ottobre, su tutte le piattaforme digitali, “Indifferentemente” il singolo estratto dal nuovo album dei ZONA SUD in uscita il 7 Novembre per La Canzonetta Record. Zona Sud è una realtà jazz-fusion nata nel 2010 che fonde world music, soul e jazz con sonorità mediterranee e napoletane. Il gruppo unisce tradizione e innovazione, radici culturali e contaminazioni globali, con un suono ricco di ritmi intricati e melodie raffinate. La collaborazione con La Canzonetta Record, incarna perfettamente questa visione: tradizione, memoria e autenticità incontrano jazz, soul e sonorità del mondo, creando un ponte tra radici e futuro, Napoli e il mondo. Indifferentemente (testo di Umberto Martucci e musica di Salvatore Mazzocco) fu presentata per la prima volta al Festival di Napoli nel 1963 dove si classificò al secondo posto. Negli anni è diventato un classico senza tempo della canzone napoletana. Il suo messaggio, intriso di passione e dolore, non racconta una storia personale, ma un sentimento universale: l’amore che resta, “indifferentemente”, a prescindere da ciò che accade. Abbiamo voluto reinterpretare questo brano in chiave jazz strumentale per restituire, attraverso le sonorità e l’improvvisazione, le sfumature emotive racchiuse nel testo, lasciando che fosse la musica a raccontarle. Il jazz, con la sua libertà espressiva, ci ha consentito di trasformare la forza poetica delle parole in musica pura, creando un ponte tra la tradizione napoletana e il linguaggio contemporaneo. La nostra versione vuole essere, al tempo stesso, un atto di memoria e di innovazione: radici che dialogano con il presente e con il mondo. In questo modo, Indifferentemente è diventato non solo una serenata per due innamorati, ma anche un simbolo di ciò che per noi rappresenta la musica: un linguaggio che unisce passato e presente, radici e futuro, Napoli e il mondo. Così la nostra versione si va ad aggiungere a quella di tanti altri interpreti come Mina, Massimo Ranieri, Fred Bongusto, Fiordaliso, Manuella Villa, Serena Autieri, Roberto Murolo, Gigi D’Alessio, Leopoldo Mastelloni, Sal Da Vinci, Francesco Di Bella, Rais per citarne solo alcuni.
ZONA SUD: Francesco Bavosa: Sax; Daniele De Luca: Batteria; Enzo Passaro: Chitarra; Ciro Postiglione: Basso; Mario Schettini: Pianoforte e tastiere. Ascoltalo qui: https://bfan.link/indifferentemente-2