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Le principali novità dall'Italia e dal mondo della musica trad e world...

OLIVIERO MALASPINA
AD UN ANNO ESATTO DALLA MORTE DEL COMPOSITORE, CANTAUTORE E SCRITTORE PAVESE
ESCE IL SINGOLO
IL MIRAGGIO 
Disponibile dal 6 settembre su tutte le piattaforme digitali il singolo Il Miraggio di Oliviero Malaspina, ad un anno esatto dalla morte del compositore, cantautore e scrittore pavese, ultimo collaboratore di Fabrizio De André. 

Il brano è prodotto e distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records del musicista Salvatore Papotto, che con Oliviero Malaspina stava lavorando ad un nuovo lavoro in studio, dal titolo La stanza degli addii. Il 20% delle vendite digitali del brano verrà devoluto alla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Nell’accostarsi a Il Miraggio è bene fare tesoro dell’insegnamento di Osip Mandel’štam: "Ricercare il senso del discorso poetico è come attraversare da una riva all’altra un fiume ingombro di instabili giunche cinesi variamente orientate: non si può ricostruire l’itinerario interrogando i battellieri, i quali non sapranno dirci come e perché siamo saltati da una giunca all’altra"(…) "Dove è possibile la parafrasi le lenzuola non sono gualcite, la poesia non ha pernottato"(…) Spiegare un testo di Oliviero Malaspina sarebbe un’operazione iconoclasta. De Il Miraggio sappiamo solo che è dedicata all’amatissima madre, e che un verso, in particolare, custodisce una profanazione dolorosa; la reificazione del corpo, una disperazione non più privata ma crudelmente esposta dalla malattia (Ti ho crocefissa con chiodi di sale
Per vedere la tua fica sottileverticale). Malaspina si innamorò della musica, composta da Salvatore Papotto, alla quale volle donare, nelle sue parole, il suo testo più sentito. "La voce di Oliviero- spiega Papotto- è la cosiddetta voce lepre, quella che si fa in pre-produzione; non ho voluto toccare la base su cui Malaspina aveva cantato, nonostante fosse poco più che un provino, senza un vero editing e un vero missaggio."
Oliviero Malaspina (Vallechiara di Menconico, 1961-Legnago, 6 settembre 2025) è stato compositore, cantautore e scrittore.  Tra i riconoscimenti: premio Musicultura (1990, 1991,1993); premio Lunezia (2001, con Cristiano De André); MGM Los Angeles, Migliore songwriter italiano (2005); Premio UNESCO per musica e poesia Messaggero di Pace (2011). Ultimo riconoscimento, in ordine di tempo, il prestigioso Premio Civilia– Cultura, Parole e Musica-alla canzone d’Autore, 15^ edizione, che gli è stato assegnato nel maggio 2025. La sua produzione si divide in progetti discografici (Caravaggio, 1995, Peer sauthern/CNI; Hai! Hai! Hai!, 1996, Peer sauthern/CNI; Benvenuti Mostri!, 2002, Target/Sony; Marinai di terra, 2005, Purple Eye/GAL; Malaspina, 2014, Hydra/Ululati) e opere letterarie (in poesia: per Edizioni Guardamagna Il ballo della fanciulla in fiamme, 1986; Vivere davanti alla luna fredda, 1994; in prosa: I racconti del pesce che piange e che ride, Edizioni Saecula, 2009; La prossima volta saremo felici, Galata, 2017; Drammaturgia degli invissuti (Fallone Editore 2019, con Giuseppe Cristaldi). Tra le collaborazioni con personaggi di spicco del panorama internazionale musicale si segnalano quella con Raphael Gualazzi e con Fabrizio e Cristiano De André.  Nel 2006 il CNR pubblica Notti di Genova in Porta dei canti, con Fossati e Fabrizio De André. Dopo Il Bisogno più profondo uscito nel 2021, Malaspina era tornato a scrivere e a incidere. Nel 2026 era prevista l’uscita del nuovo disco dal titolo La stanza degli addii, con la collaborazione fondamentale di Salvatore Papotto, che sarebbe uscito per La Stanza Nascosta Records.

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 La voce e la musica di Lara Molino nel film-documentario belga “Marcinelle, le 56 minutes”. Il brano “8 Agosto 1956”, dedicato alla tragedia del Bois du Cazier, entra nel nuovo progetto realizzato in Belgio da Bois du Cazier e Sonuma

Dall'Abruzzo al Belgio, la musica di Lara Molino torna nel luogo simbolo della tragedia di Marcinelle. Il brano “8 Agosto 1956”, scritto e composto dalla cantautrice abruzzese dopo un lungo lavoro di ricerca sulla storia dei minatori italiani emigrati in Belgio, è stato scelto per accompagnare “Marcinelle, le 56 minutes”, il nuovo film-documentario belga dedicato all'emigrazione verso le miniere di carbone e alla tragedia del Bois du Cazier. Il documentario, della durata di 56 minuti, nasce dalla collaborazione tra Bois du Cazier e Sonuma, realtà impegnata nella conservazione e valorizzazione degli archivi audiovisivi della Comunità francese del Belgio. Il racconto si sviluppa attraverso filmati d'epoca, immagini, testimonianze e documenti sonori provenienti dagli archivi, ricostruendo la storia dell'emigrazione dei lavoratori verso le miniere e il dramma dell'8 agosto 1956. La prima proiezione si è svolta ieri, 3 settembre, alle 19.30, al Cinema Quai10 di Charleroi, in Belgio. Il film-documentario sarà successivamente proiettato anche direttamente al Bois du Cazier, il 12 e 13 settembre, nell'ambito delle Journées du Patrimoine. Tra le musiche che accompagnano il percorso narrativo trova spazio proprio “8 Agosto 1956”, il brano con cui Lara Molino ha scelto di raccontare una delle pagine più dolorose della storia dell'emigrazione italiana. Il titolo richiama la data della tragedia: l'8 agosto 1956, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, un incendio provocò la morte di 262 minatori, 136 dei quali italiani. Una tragedia che colpì profondamente anche l'Abruzzo: 60 delle vittime erano abruzzesi e 23 provenivano da Manoppello, uno dei territori maggiormente segnati da quella drammatica vicenda. È proprio attraverso la ricerca sulle storie degli emigranti e delle loro famiglie che Lara Molino è arrivata alla scrittura della canzone. Un percorso iniziato alcuni anni fa, fatto di documentazione e approfondimento, con l'obiettivo di trasformare la memoria in musica e restituire voce a quegli uomini che lasciarono la propria terra alla ricerca di un futuro migliore e che non fecero più ritorno. "Sapere che “8 Agosto 1956” è stata scelta per un documentario realizzato proprio in Belgio, dove questa storia è accaduta e dove la sua memoria continua a essere custodita, per me ha un significato particolare – racconta Lara Molino –. Ho scritto questa canzone perché quelle persone, le loro vite e i loro sacrifici non venissero dimenticati. Vederla oggi entrare in un nuovo racconto dedicato a Marcinelle è una grande emozione". La presenza di “8 Agosto 1956” nel documentario belga rappresenta un ulteriore riconoscimento per il percorso artistico della cantautrice abruzzese, da sempre attenta alle storie, alle tradizioni, alla lingua e alla memoria della propria terra. Negli ultimi mesi il brano ha avuto una particolare attenzione anche in Italia. Lara Molino ha infatti partecipato al docufilm “Il fiore delle terre nere – Marcinelle 70 anni dopo”, prodotto da Pandataria Film per Rai Documentari e diretto da Salvatore Braca, portando davanti alle telecamere non soltanto la propria musica, ma anche la testimonianza del percorso di ricerca che l'ha condotta alla composizione di “8 Agosto 1956”.
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24 GRANA 
la band che ha fatto della sperimentazione e della profondità lirica il proprio tratto distintivo
 CELEBRA 30 ANNI DI CARRIERA IL 25 SETTEMBRE ESCE
“STADERA"
il brano che anticipa il nuovo album di prossima uscita
“BIDONVILLE”
 
“Gia’ s’he fatta sera, l’aria ‘e via Stadera è ‘a cchiù fredda d’’a città. Passace ‘a matina, siente quanto è fina. Fino a quando po’ dura’?”
“Già si è fatta sera L’aria di via Stadera È la più fredda della città Passaci di mattina Senti quanto è fina Fino a quando può durare” – 24 Grana
 
Dal 25 settembre sarà disponibile in digitale “STADERA” il nuovo brano dei 24 GRANA che anticipa l’album di prossima uscita “BIDONVILLE”. Dopo trent'anni di musica vissuta all'insegna della ricerca, dell'innovazione e di un linguaggio artistico capace di attraversare generi e generazioni, i 24 Grana inaugurano un nuovo capitolo della loro storia con un brano che prende il nome da una via nella periferia orientale di Napoli. Attraverso una scrittura cinematografica e profondamente umana, i 24 Grana raccontano la realtà senza filtri, trasformando storie individuali in un racconto universale, dove la periferia diventa metafora della condizione esistenziale contemporanea, restituendo dignità poetica alle storie che abitano i margini della città. “STADERA: una galleria di immagini su un accompagnamento denso di groove. Una street view dove si avvicendano storie di persone ordinarie che portano il peso della solitudine – dichiarano i 24 Grana – La periferia con la sua mancanza di spazi di aggregazione, se non per qualche bar, è uno sfondo non soltanto urbano ma anche emotivo, tra precarietà e sofferenza. Tra il cemento di via Stadera solo di primo mattino si percepisce un’aria più fresca e leggera; il resto è tutto un faticoso tran-tran in un ambiente rumoroso e disumanizzato. Le chitarre scandiscono ritmiche e temi agrodolci, il basso e la batteria accompagnano con una ritmica malinconica e pulsante l’incedere delle giornate, l’elettronica cuce le scene del racconto, con rhodes e sintetizzatori ad aprire brevi squarci di cielo”. L'uscita del brano segna l'inizio del viaggio verso "BIDONVILLE" (La Canzonetta Record), il nuovo lavoro discografico (11 brani inediti) che arriva nell'anno della celebrazione per i trent'anni di carriera della band e che promette di raccontare, con lo sguardo lucido e attuale che da sempre contraddistingue il gruppo, il presente e le sue contraddizioni.
Nati a Napoli a metà degli anni Novanta, i 24 Grana sono Francesco Di Bella, Armando Cotugno, Renato Minale e Giuseppe Fontanella. Prendono il nome da un'antica moneta del Regno di Napoli, simbolo del loro profondo legame con la cultura partenopea e di una visione artistica lontana dalle logiche commerciali. Fin dagli esordi hanno costruito un linguaggio musicale originale, in cui rock, dub, reggae, elettronica e tradizione partenopea convivono in un equilibrio unico, dando vita a una poetica capace di raccontare periferie, trasformazioni sociali e fragilità umane attraverso l'uso del napoletano e dell'italiano. Con album fondamentali come “Loop”, “Metaversus”, “K-Album”, “Underpop”, “Ghostwriters” e “La stessa barca”, i 24 Grana hanno lasciato un segno profondo nella scena indipendente italiana, affermandosi anche grazie a un'intensa attività live in Italia e all'estero. Nel corso della loro carriera hanno collaborato con artisti e produttori di rilievo, da Daniele Sinigallia a Steve Albini. Dopo la pausa iniziata nel 2011, la band si è riunita nel 2019 registrando agli Abbey Road Studios di Londra il brano inedito che ha anticipato "A Raccolta" (2022), disco celebrativo accolto con entusiasmo dal pubblico e seguito da un tour interamente sold out. Oggi, a trent'anni dalla nascita del progetto, i 24 Grana continuano il loro percorso con la stessa urgenza espressiva che li ha resi una delle realtà più interessanti della musica alternativa italiana. I brani “Stai-mai-ccà”, “Accireme” e “Carcere” sono stati scelti per la colonna sonora del docufilm "I Nisidiani", diretto da Riccardo Brun, è presentato in anteprima all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia all'interno delle Giornate degli Autori (sezione Confronti). 
 
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VINICIO CAPOSSELA
feat PIERPAOLO CAPOVILLA, FAN FATH AL e FILOQ
Disponibile dal 21 agosto il brano
- una nuova versione di “Body guard” -
(La Cùpa / Pioggia Rossa Dischi)

A trent’anni dell’uscita dell’album “Il ballo di San Vito”, il 21 agosto Vinicio Capossela pubblica “Tutti Bodyguard”, una nuova versione di “Body guard”, uno tra i brani originariamente inclusi in quel disco, realizzata insieme a Pierpaolo Capovilla, con la produzione artistica di FiloQ e gli arrangiamenti e la partecipazione della fanfara milanese Fan Fath Al. Nata in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo, tenutosi a Genova nel decennale della sua scomparsa, “Tutti Bodyguard” conserva un legame profondo con la città che l’ha generata, dalla produzione di FiloQ all’etichetta Pioggia Rossa Dischi, e segna il primo incontro discografico tra Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla. Un sodalizio fondato su un’affinità di pensiero e di sguardo che troverà piena espressione nella Ballad Opera “E Morte non avrà dominio”, al debutto il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico per il Romaeuropa Festival e in tournée  successivamente nei teatri di tutta Italia. Racconta Vinicio Capossela: “Durante il tour de “Il Ballo di San Vito", l’esecuzione di “Body guard” vedeva spesso sul palco, accanto al piano Fender Rhodes zebrato, Renato Striglia in occhiali scuri, giacca e cravatta e a braccia conserte, a rendere fisicamente visibile la bodyguard del testo. Trent'anni dopo, il produttore genovese FiloQ, insieme all’esplosiva fanfara milanese Fan Fath Al, hanno prodotto una nuova versione che a mio parere personale mette insieme due grandi momenti musicali degli anni ’90: il dub e i Balcani. L’occasione per rivisitare il testo e reincidere il brano è venuta con l’omaggio a Don Gallo nel decennale della sua morte che si è tenuto a Genova il 30 maggio scorso. La bodyguard che ai tempi accompagnava la strada bassofonda ora viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano, per far da guardia a privilegio e santità in un mondo in cui l’alibi della sicurezza blinda ogni singulto di coscienza umanitaria. Pierpaolo Capovilla ha messo la sua voce, la sua faccia e la sua poesia civile ("qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili", versi degni di Majakovskij) unendosi a noi in questo brano con ambizioni “tormentanti” nella calura di fine estate”.  Aggiunge Pierpaolo Capovilla: “Un gioco? Un divertissement, che quasi sembra voler suggellare una neonata fratellanza fra due autori tanto diversi quanto simili, così lontani, così vicini. Ma “Tutti Bodyguard” è anche una scherzosa allegoria su questi nostri tempi di mistificazione, nel segno del timore degli altri, un’intima bugia alloggiatasi nei nostri animi impauriti. Vinicio mi ha proposto questa collaborazione così, da un momento all’altro, senza una ragione specifica, se non quella di incontrarci, nella speranza di far fiorire una nuova prossimità, nel segno della bellezza dell’amicizia. Speranza non vana. Non ci conoscevamo ancora, se non per sortite repentine, di sfuggita, nel bizzarro mondo dello spettacolo, ed eccoci qui, insieme, a disavventurarci in una canzone, quasi a suggerirci: ma guarda un po’! Come una canzone riesce ad avvicinare i cuori, i sentimenti, quelle amorevolezze di cui non siamo mai sazi. Non posso che ringraziarti, Vinicio, per la fiducia e l’affetto che mi doni, chiedendomi in cambio niente di meno che l’entusiasmo della nostra reciprocità. E così sia, amico mio, ne combineremo delle belle! Ce la spasseremo!”. “Tutti Bodyguard” apre oggi un nuovo campo di senso, mettendo la canzone in dialogo con il presente e ampliandone lo sguardo. La voce di Pierpaolo Capovilla si inserisce come un controcanto civile, portando in primo piano la distanza tra ciò che accade nel mondo e ciò che scegliamo di non vedere. La figura del bodyguard, nata per proteggerci dal pericolo, si trasforma così in una corazza per la coscienza: un dispositivo attraverso cui prendere le distanze dal mondo e dalle sue contraddizioni. La nuova versione mette a fuoco un meccanismo collettivo in cui il bisogno di sicurezza si trasforma progressivamente in desiderio di isolamento, fino a proteggerci non soltanto dal male, ma anche dalla responsabilità di guardarlo. “Tutti Bodyguard” verrà presentata dal vivo alla quattordicesima edizione dello Sponz Fest, in Alta Irpinia, nelle serate del 28 e 29 agosto.
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BELLA CIAO - A PARTISAN’S FAREWELL di RIK PALIERI & FABRIZIO POGGI (USA/ITALY)

E' stata pubblicata il 1° agosto 2026 su tutte le piattaforme digitali e sarà sottoposto alla candidatura per i Grammy Awards, portando ancora una volta all'attenzione internazionale i valori universali di libertà, coraggio e memoria che il progetto intende celebrare. RIK PALIERI, originario del Vermont (USA), è cantautore, scrittore, produttore, regista e conduttore televisivo. Le sue interviste video sono conservate presso la prestigiosa Biblioteca del Congresso di Washington D.C. Nel corso della sua carriera ha condiviso il palco con autentiche leggende del folk americano, tra cui Pete Seeger di cui era molto amico, Bruce Springsteen, Tom Paxton, Utah Phillips e Ramblin' Jack Elliott, affermandosi come una delle voci più appassionate nella tutela della tradizione musicale popolare. Queste le parole di Rik Palieri, anima del progetto: "Bella Ciao" è un'antica canzone della Resistenza italiana. L'ho sempre amata profondamente, ma non sono mai riuscito a cantarla in italiano e le traduzioni inglesi esistenti non mi sembravano capaci di restituirne fino in fondo l'anima. Ho deciso quindi di scrivere un testo personale, cercando di raccontare questa storia da una prospettiva diversa, più intima e vicina al cuore del partigiano. La canzone dà voce a quell'ultimo, struggente saluto che tanti combattenti della Resistenza rivolsero alle proprie famiglie prima di partire per la guerra, senza sapere se sarebbero mai tornati. Ho chiesto al mio amico italiano Fabrizio Poggi, straordinario armonicista milanese, di partecipare al progetto, sapendo quanto anche lui fosse legato a questa canzone. Solo in seguito ho scoperto che suo nonno era stato un partigiano, morto durante la Resistenza. Di fronte al suo entusiasmo e al coinvolgimento emotivo con cui ha accolto questa registrazione, ho iniziato a pensare che questa canzone avesse una vita propria. Insieme al musicista e produttore Phil Henry abbiamo lavorato per creare quello che amo definire un vero e proprio dipinto sonoro, capace di raccontare questa storia attraverso la musica e le emozioni. Fedeli allo spirito del progetto, abbiamo scelto per la copertina un'opera di Elizabeth Fuchs, zia di mia moglie Marianna. La famiglia di Marianna si oppose al regime nazista ed Elizabeth, illustratrice e disegnatrice politica, perse la vita per mano di quello stesso regime. In suo omaggio abbiamo utilizzato una delle sue prime opere, realizzata nel 1934. Questa registrazione è dedicata alla memoria di tutti coloro che, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno avuto il coraggio di resistere.

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FOLKABBESTIA
ESCE “MAESTÀ”, BRANO CHE UNISCE REGGAE, FOLK E IMPEGNO

“Maestà”, il nuovo singolo dei Folkabbestia, è disponibile da oggi, venerdì 10 luglio 2026, su tutte le piattaforme digitali. Il brano esce per Maninalto! Records ed è distribuito da Believe. La canzone, cantata in dialetto barese, si evolve su un tappeto sonoro in movimento tra reggae, dub e folk mediterraneo, mescolando sonorità popolari e vibrazioni urbane. Con questo nuovo brano, i Folkabbestia ribadiscono che la loro musica affonda le radici nella tradizione linguistica e musicale del Sud Italia, e ha la capacità di mantenere sempre uno sguardo ampio sul presente. In “Maestà” il groove reggae è contaminato da ritmiche dub ma ha anche dei richiami all'hip hop italiano dei primi anni ’90, quello consapevole che flirtava con il raggamuffin. Il frutto di questo mix è un suono pulsante che trasmette calore, solcato da un testo che fa convivere la denuncia sociale e la vena ironica allo spirito popolare. La cifra stilistica dei Folkabbestia emerge dall’incontro tra mondi musicali diversi, e questo brano lo conferma appieno. Non a caso, gli strumenti acustici della tradizione - violino, fisarmonica e flauto – si intrecciano con sonorità elettroniche, beat profondi e bassi dub, dando vita a un impasto sonoro che li contraddistingue. Nel testo, la parola “Maestà” viene usata in modo ironico e provocatorio. Non indica un vero sovrano, ma diventa il simbolo del potere - politico, economico o mediatico - osservato dal basso, con lo sguardo disincantato della gente comune. Attraverso immagini e frasi in dialetto barese, la canzone racconta contraddizioni quotidiane, ingiustizie e paradossi del presente, mantenendo però il tono diretto e popolare tipico della band barese. Il dialetto diventa così uno strumento narrativo che porta con sé immediatezza, autenticità e capacità di restituire la voce della strada. “Maestà” trasmette una buona dose di leggerezza e, allo stesso tempo, fa emergere un punto di vista critico sulla società, invitando il pubblico, in un colpo solo, ad ascoltare, ballare e riflettere. Insomma, con questo nuovo brano i Folkabbestia confermano la loro capacità di unire folk, reggae e impegno civile, mantenendo viva la loro identità mediterranea e portandola verso nuove contaminazioni sonore.
I FOLKABBESTIA si sono formati a Bari alla fine del 1995 e, in trent’anni di carriera, hanno pubblicato 8 album in studio, 1 album live, 1 EP e vari singoli. Dai primi anni di vita a oggi hanno suonato in giro per tutta Italia (calcando palchi importanti come, ad esempio, l’Arena Campovolo e il Firenze Social Forum) e sono stati invitati a esibirsi dal vivo anche in vari paesi esteri grazie alla loro abilità di trasformare ogni concerto in una festa collettiva, a prescindere dalla lingua usata nei testi. Nel 2003, inoltre, il gruppo barese è entrato nel “Guinness dei primati” come detentore del record per l’esibizione musicale più lunga del mondo, suonando la stessa canzone per 30 ore di seguito. La formazione attuale dei Folkabbestia è composta da Lorenzo Mannarini (voce e chitarra), Francesco Fiore (basso), Nicola De Liso (batteria), Pino Porsia (flauti), Michele Sansone (fisarmonica) e Isabella Benone (violino).

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“BAGARIA” DI CAPONE & BUNGT-BANGT
LA LINGUA CLANDESTINA TORNA A SFIDARE IL POTERE.
Dopo 30 anni di junk music e strumenti riciclati, Maurizio Capone apre un nuovo capitolo con un brano in ‘parlesia’ – lingua segreta dei musicisti napoletani – senza traduzioni né concessioni al folklore. Da oggi su tutte le piattaforme digitali.

C’è un’altra Napoli che non si vede nei cliché. È fatta di codici orali, rottami sonori e ritorni al futuro. Maurizio Capone, pioniere riconosciuto della junk music – strumenti musicali costruiti interamente con materiali riciclati – lo dimostra da oltre trent’anni, conquistando premi (Premio Musica e Cultura Peppino Impastato, Premio Troisi, Premio Focus per l’intelligenza musicale, Premio Lunezia) e attenzione anche in ambito ambientalista come eco-pioneer italiano (Campione di Economia Circolare per Legambiente, Socio onorario Musica contro le mafie di Libera). Oggi, il progetto Capone & BungtBangt, rilancia la sfida su due fronti: quello ecologico e quello linguistico. Il nuovo singolo “BAGARIA” (in uscita oggi su tutte le piattaforme digitali) è molto più di una canzone. È un atto clandestino scritto in parlesia, l’antica lingua criptica dei musicisti napoletani, nata per comunicare senza essere capiti da chi stava fuori dal loro mondo. Una lingua orale, mai ufficializzata, oggi quasi scomparsa o usata dai musicisti storici della scena partenopea. Capone non la trasforma in folklore o citazione da museo. La riattiva. Nel testo – duro, provocatorio, legato al presente e al potere – nessuna parola viene tradotta, spiegata né lo sarà.
L’autore non confermerà mai il bersaglio del brano: spetta all’ascoltatore cercare il significato, entrando in una tradizione che va da Pulcinella alle canzoni sovversive come Palummella Zompa e Vola.
Dal punto di vista sonoro, “BAGARIA” è un ipnotico e fisico motore ritmico costruito con strumenti originali autocostruiti da Capone: scatolophon, tubolophon, scopa elettrica, buatteria e altri oggetti riciclati le cui origini restano deliberatamente non identificabili. L’ascoltatore sente ma non possiede del tutto ciò che ascolta – esattamente come accade con la parlesia. «Quanto di ciò che ascoltiamo siamo davvero in grado di capire?» è la domanda che il brano lascia sospesa. In questa nuova fase artistica, Capone & BungtBangt si presenta come formazione modulare con un nucleo centrale composto da Maurizio Capone e Horus (Vincenzo Falco), mantenendo intatta l’identità junk ma aprendosi a una dimensione narrativa più radicale e contemporanea. BAGARIA non è una canzone “in parlesia”. È un brano clandestino scritto in una lingua clandestina. E dietro ogni suono riciclato, ci sono trent’anni di ricerca e di coerenza eco-ambientalista che pochi possono rivendicare. In occasione del lancio di “Bagaria” Maurizio Capone il 28 maggio sarà impegnato a Napoli in un trittico di iniziative socio-culturali durante le quali presenterà dal vivo il nuovo brano, promuovendo, specie ai giovanissimi, il linguaggio della ‘parlesia’. Alle ore 11 sarà all’evento finale del progetto “Contesti Sonori” presso la Scuola I.P.S.E.O. A. Cavalcanti, alle ore 17 parteciperà alla riapertura del Vicolo della Cultura (Via Montesilvano 4) invece alle ore 20:45 sarà al Polo delle Arti Caselli-Palizzi presso l’istituto scolastico Palizzi di Piazzetta Salazar 6 per un incontro con il giornalista Lino Volpe in una serata dedicata a Pino Daniele dal titolo “Il Giovane Pino”.


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