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“OSANNAPLES”
Il Docufilm Rockumentary sugli Osanna
Scritto e diretto da M. Deborah Farina
In anteprima mondiale il 25 febbraio 2021 al “Seeyousound International Film Music Festival” di Torino
Presentazione in streaming sulla piattaforma Playsys.tv

Era il 1971 quando, con la pubblicazione del 33 giri L’Uomo, gli Osanna scrivevano un nuovo importante capitolo del progressive rock italiano. Nel 2021, il gruppo di Lino Vairetti celebrerà  50 anni si carriera con tre pubblicazioni: il nuovo album dal titolo Il Diedro del Mediterraneo, il libro Sulle note di un veliero scritto da Franco Vassia (uscite previste a luglio 2021). Celebrazione che è annunciata dall’uscita dell’imminente film documentario Osannaples, selezionato alla settima edizione del Seeyousound International Film Music Festival di Torino (quest’anno incentrato sul focus Black Lives Matter). Inserito nella sezione “Into the groove”, dedicata alle produzioni dalla vena mainstream, tra nuove tendenze e nomi cult della storia della musica mondiale, il film sarà visibile giovedì 25 febbraio  in anteprima assoluta nella versione director’s cut. “Osannaples” è il nuovo documentario di M. Deborah Farina (già autrice e studiosa di cinema con all’attivo molte pubblicazioni tra cui un manuale del cinema rock e i lungometraggi “Paranoyd”, “Anarchitaly” e “Down by Di Leo”), e si presenta come un vero rockumentary sulla storia degli Osanna. La storica band partenopea di progressive-rock è stata antesignana nella nascita del Naples power e nella costruzione della controcultura musicale della Napoli degli anni ’70 ed ancora oggi è un punto di riferimento per gli amanti del genere. Questo di Deborah Farina è stato un lavoro lunghissimo ed elaborato, durato circa tre anni tra scrittura, produzione e post produzione. Quasi interamente realizzato dalla stessa regista, con l’appoggio produttivo del suo protagonista: Lino Vairetti, co-fondatore degli Osanna con Danilo Rustici. Il sottotitolo “L’uomo del prog tra avanguardia e rivoluzione”,  mette in evidenza la volontà di creare una sintesi tra il passato e il presente, resa possibile attraverso il percorso ‘filmico’ reale e onirico dello stesso Vairetti.  Un intento che si completa con la celebrazione del cinquantennale della carriera della band a partire dal 1971, data di pubblicazione del loro primo album L’uomo. A quel concept avrebbero fatto seguito, fino al 1978, Palepoli, la cui figura del vecchio incensiere è emblematicamente presente nel documentario, Milano calibro 9, Landscape of life e Suddance. Osannaples, sarà visibile in diretta il 25 febbraio, dalle ore 18, sulla nuova piattaforma a tema musicale playsys.tv. Alla presentazione del film saranno presenti Deborah Farina, Lino Vairetti e parte delle due line up protagoniste, dagli Osanna storici Lello Brandi (basso), Massimo Guarino (batteria) e Danilo Rustici (chitarra) agli Osanna attuali Gennaro Barba (batteria), Pasquale Capobianco (chitarra), Nello D’Anna (basso), Sasà Priore (tastiere), Irvin Vairetti (tastiere, synt, voce). Girato completamente in Campania (tra Napoli, Castel Volturno, Pozzuoli, Oliveto Citra e Castelvicita), con l’immancabile stile del cinema diretto, cifra stilistica della regista, Osannaples porta alla luce le radici sulle quali sarebbe cresciuto, esponenzialmente, il Naples Power. Si assiste, da una parte, al graduale allontanamento dei giovani musicisti ‘alternativi’ dell’epoca dalla secolare tradizione melodica partenopea, esemplificata nei Festival di Napoli, dall’altra al fondamentale apporto dato dalla musica black, soul, rithm’n’blues portata e suonata, nel Dopoguerra, dagli angloamericani stanziali alla base Nato di Bagnoli. «Attraverso una accurata ricerca antologica, il film – dichiara la regista –  ricostruisce il periodo storico, sia da un punto di vista sociale che politico, restituendo una brillante e nostalgica ricostruzione del tempo. I filmati ‘vintage’, per la maggior parte inediti, alternati alle immagini contemporanee, accanto alle voci dei diffusori e teorici dell’allora nascente movimento, tra i quali Raffaele Cascone a Renato Marengo, si mescolano a momenti di intensa astrazione psichedelica in cui ogni musicista della band, truccato e con il saio addosso, appare come un antico sacerdote, guardiano del tempo e dello spazio nel quale naviga e si muove. Tutto in una architettura filmica di sperimentazione, file rouge dell’intero documentario; qui gli Osanna, si pongono come assoluti innovatori sia nella veste primaria di musicisti, sia in quella di organizzatori, nonché talent scout di future superstar partenopee. Da ricordare che fu loro l’idea e la realizzazione del celebre raduno ‘hippie’ Be-in nel 1973, sulla collina dei Camaldoli.». Osannaples, oltre a voler storicizzare la nascita e lo sviluppo di un fenomeno apparentemente locale, si apre al macrocosmo del mondo del progressive attraverso le testimonianze dei suoi maggiori protagonisti sia a livello nazionale che internazionale tra i quali David Jackson (Van Der Graaf Generator), David Cross (King Crinsom), Carl Palmer (Emerson Lake and Palmer), Gianni Leone (Balletto di Bronzo), Vittorio De Scalzi (New Trolls), Aldo Tagliapietra (Orme) ed Enzo Vita (Rovescio della Medaglia). Brevi accenni di un’epoca a cui si mescolano i ricordi di chi c’era: da Fabrizio D’Angelo a Enzo Petrone, da Gianni Guarracino a Paolo Raffone, da Gino Aveta a Guido Bellachioma, da Tonino Di Ronza a Pino Tuccimei, da Franco Vassia a Giorgio Verdelli. Fino ai camei di Giampiero Ingrassia nel prologo di “There will be time” e di Pino Mauro in un lontano Festival di Napoli, i Syndone con l’esecuzione di “A’ zingara”, Vincenzo Zitello, Daniele Sanzone (A67)- Interessanti le performance attoriali di Luciano Barbarisi (l’Incensiere), di Antonio Perotti (iI Re), Carlo Alberto Puca (il Potere), Daniela Lammoglia (Pulcinella), l’omaggio a Beppe Palomba. Least but not last, la voce divertita del giovane Pino Daniele a suggellare, tra metamorfosi, paradossi e felicità, la grande bellezza di quel tempo passato, ma sempre presente e vivo, come la musica e la creatività degli Osanna.

 
Piattaforma: playsys.tv
Presentazione streaming con il cast ore 18:00.
Info: kinodebchannel@gmail.com –  linovairetti@libero.it – Info@osanna.it
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Karkum Project
presenta

ARBËRESH LE TRADIZIONI MUSICALI DELLE ANTICHE COMUNITA’ ALBANESI D’ITALIA

In occasione del Natale, Karkum Project presenta il documentario "Arbëresh Le Tradizioni Musicali Delle Antiche Comunità Albanesi del Sud Italia", un viaggio musicale nel profondo Sud Italia, alla scoperta di una tradizione di origine balcanica, presente da secoli e perfettamente integrata con noi. Sono gli Arbëresh. Albanesi d’Italia e conservano dal ‘600 i loro usi, costumi e lingua. Un popolo la cui storia è legata a stretto giro con quella del nostro Meridione. Alleati dei Borboni contro l'avanzata ottomana e Briganti nella resistenza all’unità d’Italia. Il viaggio parte dalla provincia di Taranto, in collaborazione con il Laboratorio Arbëria di S. Marzano.


Mario Salvi, l’organetto della “terra dei trulli”. Il nuovo documentario prodotto da Karkum Project

"Mario Salvi: La scoperta dell'organetto e della pizzica nella terra dei trulli" è Il titolo dell'audiovisivo prodotto da Karkum Project, che tratta differenti argomenti nell'ambito della musica popolare: dalla prassi esecutiva, ricerca, interpretazione delle melodie tradizionali, al fenomeno della world music. Nello specifico gli argomenti vengono contestualizzati nel lungo lavoro di ricerca e studio svolto da Mario Salvi, noto interprete e ricercatore di musiche tradizionali. L'organetto e la musica tradizionale in un’area della Puglia che va dall'alto Salento alla Valle d'Itria sono al centro di questo nuovo lavoro di Karkum Project. "Reduci da un primo audiovisivo (presentato a metà del 2019) sulla danza salentina della Pizzica Pizzica, abbiamo voluto questa volta indagare un contesto di tradizione più prettamente musicale".  A partire dall'organetto e dalla Valle d’Itria, il filmato tratta tematiche importanti quali: la prassi esecutiva della musica popolare e l'interpretazione della tradizione,  offrendo spunti di riflessione per tutti i musicisti ed appassionati del settore. Il lavoro è suddiviso in tre capitoli ed è un vero e proprio vademecum sulla musica popolare e il suo approccio. La collaborazione di Karkum Project con Mario Salvi nasce da un'intervista gentilmente concessa da Mario nel settembre del 2019 a Cisternino (Br). "Siamo orgogliosi di aver realizzato questo lavoro con Mario, uno tra i principali esponenti della didattica dell'organetto in Italia. Questa produzione è un contributo nella direzione della libera diffusione e divulgazione della cultura sul web. Pertanto siamo davvero felici che questo nostro desiderio abbia trovato un valido partner come Organetto.it, il portale dell'organetto in Italia". Il documentario si innesta nel quadro della ricerca e diffusione delle culture popolari promossa da Karkum Project e si intreccia con una serie di altre attività inerenti.


PIZZICA PIZZICA: ALLA RISCOPERTA DEL BALLO SALENTINO QUASI PERDUTO
Migliaia di visualizzazioni in poche ore per il documentario ideato da Karkum Project con la danzatrice e ricercatrice Franca Tarantino.

Il progetto è ambizioso: creare e diffondere un documento, fruibile a tutti, sulle vere origini del famoso ballo salentino. Un appello, per certi versi, quello di Karkum Project e di Franca Tarantino, contenuto nel documentario lanciato pochi giorni fa sul web. Lo scopo è quello di preservare le nostre radici culturali, sempre più spesso minacciate da mode e fenomeni televisivi che, di fatto, ne sconvolgono totalmente il senso.  La considerazione di partenza è semplice: la cultura coreutica popolare salentina è stata negli anni tacitamente trasformata in un’accattivante creatura del marketing, capace di attirare turisti e fruitori, ma, allo stesso tempo, di cancellare e ridisegnare la memoria e le radici culturali di un popolo. Il documentario prodotto e ideato da Karkum Project mette in luce e in scena il vasto lavoro di ricerca affrontato dalla danzatrice, ricercatrice e psicoterapeuta Franca Tarantino. E’ un viaggio emotivo lungo la realtà contadina e le vere origini della Pizzica Pizzica (erroneamente denominata pizzica o taranta). Attraverso la visione ed il racconto autobiografico della protagonista si indagano le vere ragioni che hanno portato la pizzica a divenire “neopizzica”, le distorsioni e la diffusione di un cliché erroneamente perpetrato nei diversi “folk revival” che si sono susseguiti sino ad oggi. Un campo sempre poco esplorato quello della danza salentina, un vero e proprio “buco culturale”, ricco di superficialità, al contrario delle tante ricerche musicali e antropologiche che dettagliatamente sono riuscite a spiegare e preservare la tradizione. Afferma Karkum Project: Abbiamo affrontato questa piccola, ma grande, impresa con tanto entusiasmo e voglia di dare un contributo alla tradizione e alla ricerca. La prima di una serie di attività culturali inerenti alle tradizioni popolari italiane. Siamo estremamente felici di aver scelto Franca, che, senza ombra di dubbio, è una tra le persone più preparate in circolazione, per quanto concerne la danza salentina. Un ringraziamento sincero e doveroso va anche al danzatore, musicista Giuseppe Delle Donne, per le sue performance artistiche contenute nel documento. Il nostro obiettivo non era solo quello di informare, ma anche di lanciare un messaggio preciso ed inequivocabile: La danza tradizionale è cultura, dunque, va salvaguardata. Un vero e proprio bagno di realtà lontano dalle seducenti gonne sventolanti, verso la riappropriazione della tradizione di un ballo, per certi aspetti privato, comunitario e familiare. Portare lo spettatore in una dimensione empatica con il protagonista è stato un fattore fondamentale nella rappresentazione, per disegnare simbolicamente (ma effettivamente) “il tramonto della tradizione in atto”. In un mondo fatto di velocità ci ha stupito positivamente la risposta e l’interazione ottenuta in poche ore sul web. In ultima istanza ci sentiamo di essere ottimisti per il futuro, perchè quando c’è un interesse culturale, che spinge tante persone ad informarsi e a dedicare dieci minuti del proprio tempo alla visione di un contributo, non possiamo che considerare questa cosa, come una gran bella notizia per tutti.


Karkum Project
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