Videoclip: Le novità

I comunicati stampa di presentazione dei nuovi videoclip selezionati da Blogfoolk

FATOUMATA DIAWARA
“FALA”
SECONDO SINGOLO CHE ANTICIPA IL NUOVO ALBUM “MASSA” DISPONIBILE DAL 5 GIUGNO 2026

In Italia l’album sarà presentato:
30 giugno - Estate Fiesolana
18 luglio - Fano Jazz By The Sea
15 settembre - Romaeuropa Festival

È online “Fala” (ascolta qui: https://idol-io.ffm.to/fala), il secondo singolo di Fatoumata Diawara, cantautrice del Mali nominata due volte ai Grammy. Il brano anticipa il nuovo album “MASSA”, in uscita il 5 giugno 2026, che in Italia sarà presentato dal vivo il 30 giugno all’Estate Fiesolana, il 18 luglio nell’ambito di Fano Jazz By The Sea e il 15 settembre al Romaeuropa Festival. Il brano segue “Djanne” (ascolta qui: https://idol-io.ffm.to/djanne), un inno vibrante e proiettato verso il futuro, dedicato a chi lascia la propria terra d’origine senza mai perdere il legame con le proprie radici. Con “Fala” (“orfano” in bambara) l’attenzione invece si sposta su una dimensione più intima e universale: una ballata che si rivolge a chi è stato respinto, deriso o fatto sentire solo. Attraverso ritmi ipnotici, un linguaggio poetico e il timbro profondamente espressivo della sua voce, Fatoumata Diawara costruisce un messaggio di dignità e resilienza, invitando a non lasciare che crudeltà e giudizio definiscano la propria identità. Il videoclip che accompagna il brano amplifica ulteriormente questo immaginario. Ambientato in una dimensione onirica e simbolica, trasforma la canzone in una potente allegoria visiva. I cavalli attraversano il racconto come presenze ricorrenti, incarnando al tempo stesso fragilità e libertà: un cavallo confinato all’interno dello schermo di un televisore richiama il peso del giudizio sociale e dei limiti imposti, mentre un cavallo bianco che corre libero oltre quella cornice diventa immagine di emancipazione e autodeterminazione. Il video si chiude su un’immagine sospesa e carica di suggestione: un cavallo a dondolo in movimento, che lascia lo spettatore in equilibrio tra memoria infantile, fragilità e resilienza. Con “Fala”, Fatoumata Diawara racconta una storia di dignità, vulnerabilità e della forza silenziosa di chi rifiuta di essere definito dalla crudeltà. Quando gli odiatori parlano e ti danno dei nomi, quando i malvagi si accaniscono contro di te e ti maltrattano a causa della tua condizione, non dire loro nulla, orfano. Non vale la pena rispondergli, perché solo loro sanno perché si comportano in questo modo. Asciuga dunque le tue lacrime e affida ogni cosa nelle mani di Dio misericordioso. (Fatoumata Diawara) 
Fatoumata Diawara - Voce potente e visionaria della scena musicale africana, ha costruito un percorso artistico esemplare. Dopo una serie di collaborazioni e un intenso viaggio tra cinema e musica, l’artista maliana riafferma il proprio impegno e la propria apertura culturale nel suo ultimo lavoro discografico. Artista poliedrica, si fa notare inizialmente come ballerina nella compagnia del padre, dove interpreta la straordinaria danza didadi. È però il cinema a rivelarla al grande pubblico con il film Sia, le rêve du python di Dani Kouyaté, in cui ricopre il ruolo principale. Fuggita da un matrimonio forzato, trascorre sei anni in tournée internazionale con la compagnia teatrale Royal de Luxe. Inizialmente canta dietro le quinte, finché il regista Jean-Luc Courcoult la invita a farlo anche sul palco. Nel 2007 la sua voce la conduce al ruolo della strega Karaba nel musical tratto dal film d’animazione Kirikou et la Sorcière di Michel Ocelot. Successivamente, incoraggiata da Rokia Traoré, impara a suonare la chitarra e inizia a esibirsi nei bar parigini con le proprie composizioni. Rivelata al grande pubblico con il suo primo album Fatou nel 2011, conquista critica e pubblico grazie alla capacità di esprimere l’intimo attraverso la chitarra folk, fondendo la tradizione wassoulou con influenze funk occidentali. Si distingue anche per il suo impegno costante. Nel 2013 riunisce quaranta artisti maliani per il progetto Mali Ko, in risposta alla crisi che attraversava il suo Paese. Nel 2018 pubblica Fenfo - titolo traducibile come “qualcosa da dire” - inviando un messaggio vibrante e necessario. L’anno successivo, le nomination ai Grammy Awards e alle Victoires de la Musique consacrano questa ascesa. La sua musica attraversa i generi con rara naturalezza: afrobeat, jazz, electro, pop e rock si intrecciano rimanendo ancorati ai ritmi mandinka. Il 2023 segna un importante ritorno discografico con London Ko, album ambizioso impreziosito da collaborazioni di rilievo, in particolare con Damon Albarn. Questo legame creativo, nato sul palco di Africa Express nel 2012 e proseguito con il brano Désolé dei Gorillaz nel 2020, trova qui piena espressione, testimoniando la sua dedizione alla condivisione musicale e alla diversità culturale. L’album riflette anche il suo gusto per contaminazioni audaci, come nella collaborazione con Disclosure nel brano Douha (Mali Mali). Nel 2025 torna a far parte dell’avventura del collettivo Lamomali, progetto emblematico di dialogo tra Mali e musica contemporanea avviato da -M-. Figura centrale del collettivo sin dalla sua nascita, ne incarna l’anima mandinka e contribuisce a un nuovo capitolo artistico fatto di concerti e creazioni inedite, nel segno della trasmissione, della fusione e della forza del gruppo. Nel gennaio 2026 entra nella storia diventando la prima donna nera a firmare una chitarra signature con Gibson Epiphone. Un riconoscimento iconico che celebra il suo legame profondo con lo strumento, la sua influenza artistica e il suo ruolo di figura ispiratrice per le nuove generazioni di musiciste.Attualmente sta per pubblicare il suo prossimo album in studio, Massa, previsto per la tarda primavera 2026, che presenterà il 30 giugno all’ Estate Fiesolana, il 18 luglio al Fano Jazz By The Sea e il 15 settembre al Romaeuropa Festival.

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VIENTO
Canio Loguercio


Oi viento,
‘o ‘ssai passano ‘e juorni
E ‘o friddo d’e mmani
Se squaglia a ‘o calore d’o sciato d’o suonno
Oi viento,
Pigliati tutte ‘e canzune
E chitarre vecchie
E ‘e pparole suverchie
Puortatelle a jettà
Aizammo ‘o ffuoco co tutte ‘e lettere
Ca m’ha scritto Rosina mia
c‘o ritratto formato visita d’a buonanima e zì'
Sufia
Jettali a mare santilli e diavuli
‘e muort appisi a n’ammore traggico
Aiza ‘a terra suspiri e lacreme
E puortatell cu ‘tte
Oi viento, ti facevo cchiù forte
ccà stà n’aria stagnante e l’addore d’a morte
nun se riesce a luà
Scirocco, lassame tutt’e dulure
‘e quann’era ‘a staggione
E ogni spina int’o core
Me pareva nu sciore
Maestrale, spign ll’onne d’o mare
‘na tempesta ca saglie
Int’all’uocchi accecati
Ca chiagnono sale
M’accatto ‘na casciaforte
Pe' ce mettere tutt’e rrisate
Chill' uocchi niri ‘e passeggiate
N’abbraccio forte Pe’ tutta ‘a nuttata
Oi viento, lassame sulo ‘e ccarezze
e io t’aspetto ‘ccà senza nisciuna fretta.
Jettali a mare santilli e diavuli
‘e muort appisi a n’ammore traggico
Aiza ‘a terra suspiri e lacreme
E puortatell cu ‘tte
Oi viento, ti facevo cchiù forte
ccà stà n’aria stagnante e l’addore d’a morte
nun se riesce a luà

Programmazione, produzione e arrangiamento: Canio Loguercio
Missaggio e mastering: Carlo Di Gennaro c/o KammerMuzak - Soccangeles - Napoli
Un video di Ena Serra

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MARTINA LUPI
Fiamma

Fiamma è’ il primo singolo estratto dall'album di Martina Lupi, “Dannate Salvatrici”, per Filibusta Records (distr.digitale Altafonte Italia), lavoro di esordio come solista della fondatrice e autrice della storica band di world music Tupa Ruja. Un progetto che la vede accompagnata da Alessandro Gwis in tutti i brani, e che vede la partecipazione anche di Michele Gazich e Mattia Lotini. Il brano esce in tre versioni contemporaneamente: italiano, francese, spagnolo. Tre versioni che vivono di vita propria, toccando le stesse corde, in lingue diverse. Questo brano è un manifesto di resistenza spirituale. Una preghiera laica che celebra il potere del femminile di abitare il buio per rivelarne l'oro nascosto. Tra le corde inquiete del violino di Michele Gazich, le trame visionarie di Alessandro Gwis e la terra pulsante del basso di Mattia Lotini, "Fiamma" non è solo una canzone, ma un rito di guarigione, che porta la firma di Martina Lupi in una veste solista potente e sciamanica.


Martina Lupi: voce, testo e musica; Alessandro Gwis: pianoforte, electronics; Michele Gazich: violino; Mattia Lotini: basso elettrico
Video: Alessio De Leonardis e Dario Acocella
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AREALIVE in collaborazione con GRAF SRL e FULL HEADS
presentano
 
 ROBERTO COLELLA 
 "LA CASA SULL'ALBERO" 
NUOVO SINGOLO  E VIDEO SU YOUTUBE

In radio e sugli store digitali da venerdì 3 aprile, La Casa Sull'Albero è la canzone che anticipa il primo album di inediti di Roberto Colella, in uscita a maggio per l'Etichetta Full Heads. Dall'8 Aprile è disponibile il videoclip su Youtube. Autore, compositore, polistrumentista e per 12 anni frontman della band napoletana La Maschera, Colella apre l'ascolto del suo nuovo percorso con una canzone che ci trasporta al centro della sua poetica musicale, voce potente e impegno musicale, con un cantato in cui coesistono con naturalezza napoletano, italiano e inglese. Com'è viaggiare da soli la notte in un cielo infinito e buio? Il volo diurno, armonioso e collettivo, si contrappone alla solitudine del volo notturno. Così come la gioia condivisa di un momento felice si contrappone al senso di solitudine in un periodo difficile. E' in questa metafora il cuore de La Casa Sull'Albero: un punto d'evasione simbolico in cui provare a capire il rumore del mondo, in cui ritrovare se stessi e la giusta direzione. Perchè la paura di cadere spesso si confonde con quella di sentirsi profondamente vivi. La casa sull’albero è l’inizio del viaggio. Una via d’evasione e un punto d’osservazione – dice Roberto Colella. Sono profondamente felice di pubblicare nuova musica, felice della forma di questo lavoro e dei segnali che la vita mi ha offerto per trovare la giusta direzione. Questa canzone è arrivata di notte, come una luce in un cielo infinito e buio. Scriverla e cantarla è stato come ricongiungersi con il me adolescente che imitava Freddie Mercury in cameretta, come mettersi a nudo e vincere la paura di cadere... e, più di ogni altra cosa, mi ha dato un brivido che spero arrivi a chi la ascolterà.


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DA OGGI È DISPONIBILE IL VIDEO DI
“FREE PALESTINA"
IL NUOVO BRANO DEL CANTAUTORE
PIPPO POLLINA

CONTENUTO NELL’ALBUM DI INEDITI “FRA GUERRA E PACE”
 
“E se la storia non ci vuole son chiare le parole oggi e per sempre. Nostra è questa terra. Nostra la libertà”. 
 
Da oggi è disponibile il video ufficiale di “FREE PALESTINA”, il nuovo brano del cantautore internazionale PIPPO POLLINA contenuto nell’album di inediti “Fra guerra e pace” (Jazzhaus Records / STORIEDINOTE). Il video, prodotto da Rambaldo degli Azzoni Avogadro e diretto da Enzo De Giorgi, alterna l’esibizione di Pippo in studio a frammenti della guerra in Palestina. Bombe, rovine e disperazione lasciano progressivamente spazio a manifestazioni in tutto il mondo e a un fiore che sboccia dalle macerie, sottolineando il senso del brano e dell’intero album, ovvero la speranza in un cambiamento e in un futuro migliore, nonostante tutto. Il cortometraggio è realizzato in gran parte tramite intelligenza artificiale, partendo, in alcuni casi, dall’adattamento in post-produzione di immagini o fotogrammi video già presenti in rete in varie forme. Pippo Pollina dichiara: “Per il popolo della Palestina, tradito perfino da una propria minoranza armata. Perché la liberazione di quella terra passa dal rifiuto di ogni logica della violenza a tutti i costi. Del muro contro muro. Di chi semina odio per interessi propri o per quelli di chi gli ha armato la mano. La musica suona per la gente. E la gente la guerra non la vuole”. Il brano è contenuto all’interno del nuovo album “FRA GUERRA E PACE”. Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza. L’album è disponibile solo in formato CD e vinile al seguente link: storiedinote.com
Pippo Pollina è un cantautore siciliano nonché una delle voci più originali e riconosciute della canzone d’autore italiana in Europa. Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per il canto e nel 1979 inizia gli studi di chitarra classica e teoria musicale. Esordisce con Agricantus, gruppo di ricerca popolare legato alle tradizioni dell’America Latina e del Sud Italia. Parallelamente collabora con il mensile antimafia I Siciliani, diretto da Giuseppe Fava, giornalista e scrittore assassinato dalla mafia nel 1984. In quel clima di repressione e mancanza di prospettive, alla fine del 1985 lascia l’Italia e parte per un viaggio senza meta attraverso l’Europa. Per mesi vive suonando ovunque sia possibile raccontare storie e raccoglierne altre, attraversando quasi tutti i Paesi europei, dall’Ungheria alla DDR, dalla Francia all’Inghilterra, dall’Austria alla Svizzera, fino alla Scandinavia. Durante un’esibizione a Lucerna viene notato dal cantautore svizzero Linard Bardill, che lo invita a partecipare a un progetto discografico e concertistico in lingua romancia. Il tour, con circa 60 date, tocca Svizzera, Belgio e Germania e nel 1988 viene pubblicato l’album “I nu passaran”. L’anno successivo Pollina firma il suo primo album solista. Da quel momento costruisce una carriera internazionale unica composta da 24 album, più di 4.000 concerti e un pubblico particolarmente numeroso nell’area di lingua tedesca. Collabora con artisti di grande prestigio come Konstantin Wecker, Georges Moustaki, Franco Battiato, Nada, Inti-Illimani, oltre a progetti speciali come “Leo”, dedicato a Léo Ferré e realizzato con il sassofonista americano Charlie Mariano e il gruppo berlinese d’avanguardia L’Art du Passage. Il suo percorso lo porta fino ai grandi teatri europei e alle arene più importanti tra cui l’Arena di Verona e l’Hallenstadion di Zurigo con oltre 8.000 spettatori. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Lunezia, il Premio della Critica del MEI, il prestigioso Kleinkunstpreis svizzero, il Premio Musica e Cultura in memoria di Peppino Impastato e il Premio Pino Puglisi a Palermo.


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RAIZ
 ESCE OGGI VENERDÌ 20 MARZO
 IL VIDEO INEDITO DI “ROSA”
 
CONTEMPORANEAMENTE DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME STREAMING
UNA NUOVA VERSIONE UNPLUGGED DELLA CANZONE

Esce oggi, 20 marzo, su tutte le piattaforme streaming la nuova versione di “ROSA”, brano scritto da RAIZ nel 2024 per la quarta stagione di Mare Fuori, la fortunata serie tv nel quale ha interpretato il ruolo di Don Salvatore Ricci. L’uscita è accompagnata da un videoclip inedito, nel quale il cantante asseconda i passi di sua figlia Lea, muovendosi fra saloni di grande bellezza. Girato completamente all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, la regia e la coreografia sono di Alessandra Sorrentino. L’uscita è accompagnata da un videoclip inedito, nel quale il cantante asseconda i passi di sua figlia Lea, muovendosi fra saloni di grande bellezza. Girato completamente all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, la regia e la coreografia sono di Alessandra Sorrentino. Il testo della canzone ha sempre avuto, per Raiz, una duplice chiave di lettura; partendo da un elemento di fantasia, una dedica a sua figlia Rosa Ricci (interpretata nella fiction da Maria Esposito), in cui sogna per lei un futuro diverso e più sereno, arriva a collimare con un momento privato, concreto, dove Lea Della Volpe, sua figlia nella realtà, è stata musa ispiratrice nella verità e nella profondità di significato della canzone. È lo stesso Raiz a spiegarne il senso: “Ho scritto Rosa per la quarta stagione della fiction Rai “Mare Fuori”, in cui interpreto anche uno dei protagonisti. È una canzone sulla genitorialità, sul rapporto esclusivo che lega un padre e sua figlia in un momento di estrema difficoltà. Il testo descrive un sogno, lui che immagina lei da adulta, in abito da sposa, ma che ancora cammina con la mano nella sua; una laurea, una famiglia, dei figli, la forza di saper cambiare il proprio futuro lasciandosi alle spalle l’oscurità. In un primo momento pensata per i personaggi della serie - Salvatore e Rosa Ricci – il brano si adatta perfettamente anche a mie vicissitudini private, sebbene si parli di difficoltà e oscurità diverse, a testimonianza del fatto che qualunque manifestazione di un artista non si allontana mai dalla sua introspezione”. “Nel momento in cui Raiz mi ha affidato la regia del suo video” spiega Alessandra Sorrentino “ho avuto un’immagine precisa: lui in posizione fetale, al centro del Salone delle Feste. Un corpo adulto raccolto in uno spazio immenso, come se fosse caduto dall’alto per finire all’origine, su pavimenti carichi di storia. Un’immagine vulnerabile, che incontra un altro corpo, quello di sua figlia Lea. Da lì si sviluppa la coreografia come un viaggio danzato e fantastico, raccontando il cammino verso una forma condivisa, quasi un organismo unico in cui la tenerezza e il conflitto si fondono senza più confini. La paternità qui non è solo relazione biologica, ma metafora di un viaggio verso il Bello inesplorato: un territorio dove il gesto diventa voce, dove ciò che non può essere espresso con le parole trova finalmente corpo e casa”. La suggestione degli ambienti scelti per il video è quella del Museo e Real Bosco di Capodimonte
 “Quando Raiz ci ha proposto di ambientare nel salone da ballo di Capodimonte le riprese del nuovo video per il bellissimo brano 'Rosa' siamo stati subito coinvolti dalla sua passione e dal suo desiderio di riscattare la negatività del popolare personaggio interpretato nella serie Mare Fuori e al cinema - dichiara Eike Schmidt, Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte - Con sensibilità e consapevolezza dei luoghi, ha fatto danzare un padre e una figlia nella bellezza della Reggia, immaginando per loro la possibilità di un’altra storia, fatta di amore e rispetto. Il Museo di Capodimonte vuole aprirsi sempre più a momenti performativi con collaborazioni di qualità per ampliare il proprio pubblico e promuovere il suo patrimonio attraverso tutte le arti.”

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Söndörgő
Rezidensko Kolo

Il singolo che anticipa il disco dal vivo "In Residence at Müpa"

Dopo aver celebrato i trent’anni di carriera, i Söndörgő tornano con un progetto speciale che ne testimonia l’energia inesauribile e la continua voglia di sperimentare. “Rezidensko Kolo” è il primo singolo estratto da In Residence at Müpa, il nuovo disco dal vivo in uscita in autunno, e inaugura una trilogia di concerti registrati all’interno dell’iconica sala di Budapest. La prima tappa del progetto, tenutasi lo scorso 27 febbraio, ha visto il gruppo unire le proprie radici pannoniche con ospiti d’eccezione come Márta Sebestyén, Branka Básits, Fercho Mustafov, Branko Bako Jovanović e Džambo Aguševi. Il risultato è una celebrazione esplosiva della tradizione balcanica, reinterpretata con la freschezza contemporanea e l’inconfondibile virtuosismo che da sempre contraddistingue i Söndörgő. “Rezidensko Kolo” è il primo assaggio di questo viaggio sonoro, che proseguirà con due nuove tappe dedicate all’eredità di Bartók e Bach (25 marzo) e a un’immersione nel jazz con Michael League (Snarky Puppy) il 5 maggio. Un invito ad ascoltare, guardare e soprattutto condividere la gioia di una musica in cui il passato e il presente danzano insieme.

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VANESSA TAGLIABUE YORKE
 Ichimokuren
 
E’ uscito Ichimokuren, un brano originale con testo inglese e musica di Vanessa Tagliabue Yorke. Caratterizzato da una scrittura influenzata dalla musica tradizionale islandese e dedicato al primo YOKAl che compare nella storia: il drago Ichimokuren, temibile padrone della tempesta che i monaci hanno accolto in un tempio senza porte affinché potesse andare e venire in libertà senza riversare la propria ira temporalesca sui villaggi circostanti. Ichimokuren segue la pubblicazione di  Kōjō no Tsuki uscito all’inizio di febbraio, e che, con altri brani previsti nelle prossime settimane,  anticipa l’uscita di Yōkai 妖怪 Monogatari 物語 il nuovo disco di Vanessa Tagliabue Yorke. L’album,  in uscita il 17 aprile per Azzurra Music, trae linfa vitale proprio dalle leggende giapponesi e dai romanzi di corte medievali. Yokai sono i mostri giapponesi che ebbero una sorte alterna, amati ricercati nei dipinti, romanzi illustrati e nel teatro furono poi nascosti nel primo periodo Meiji per una sorta di pudore a mostrare questo lato controverso e fanciullesco all'Occidente che tornava a fare capolino sulle coste dell'isola dal 1858. Vanessa  non rinuncia mai al proprio lato controverso e fanciullesco di artista e poetessa e ha  attinto a piene mani da quaste leggende. I mostri giapponesi non possono essere definiti "soprannaturali", essi non vengono da un'altra dimensione, occupano lo stesso spazio reale degli umani, sono esseri del mondo preternaturale o appunto cripto naturale. Oltre ai disegni originali che si ritrovano nello scritto, Vanessa ha creato un cortometraggio fatto con l'intelligenza artificiale proprio perché come artista desidera sperimentare ogni innovazione tecnologica. La première di questo cortometraggio sarà il 27 Marzo 2026 alle ore 21.00 su Youtube, ad invito.
 
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UCCIO VIVE
 the new single by 
|EM| Elettro Mascarimirì 

UCCIO VIVE è il primo singolo estratto dal nuovo album TRADISCO di [EM] Elettro Mascarimirì, in uscita in primavera ’26. Non è stato facile: rileggere la pizzica degli UCCI – e farlo in chiave elettronica. Significa maneggiare una materia viva - la memoria di un grande cantore, mantenendo la sua identità ma dandogli un respiro contemporaneo. In UCCIO VIVE Claudio Cavallo - alias Elettro Mascarimirì - fa un tentativo chiaro e coraggioso: restituire la psichedelia e il respiro acido del tamburo di Uccio Aloisi, senza imbalsamarlo, ma spingendolo oltre, dentro le nuove sonorità del XXI-esimo secolo.
Claudio Cavallo fa un riferimento ad un suo ricordo personale: “Siamo negli anni ’90, ad una Festa dell’Unità nei dintorni di Lecce. Dopo un paio d’ore di rock e metal, di chitarre distorte e volumi al limite, salgono sul palco gli UCCI: Tamburreddhu e voce, nient’altro. Il pubblico è giovane, arrivato per tutt’altri suoni e riti. Eppure basta il primo colpo di tamburo di Uccio Aloisi perché accada qualcosa di inatteso: quei ragazzi iniziano a pogare come se fossero sotto il palco di un concerto dei Clash - l’energia pura. È lì che accade la magia che unisce i mondi attraverso il suono ancestrale dellu Tamburreddhu.” La tradizione non chiede permesso, entra in scena e travolge tutto.  UCCIO VIVE nasce esattamente da quel cortocircuito: la memoria che pulsa, il tamburo che non smette di chiamare, ieri come oggi.

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MAURO OTTOLINI OSAKI TRIO
 
Il Trio Osaki è il nuovo progetto dell’eclettico trombonista, compositore ed arrangiatore Mauro Ottolini. Il primo brano, che esce oggi su tutte le piattaforme digitali, è una originale versione di Flor de Lino, un valzer del 1947 composto da Hector Stamponi con testo di Homero Exposito. Flor de Lino è considerato un classico del Tango argentino e negli anni è stato interpretato da grandi artisti come Anibal Troilo, Miguel Calò e Oscar Alonso. Un brano emozionale ed intenso che nella versione strumentale di Ottolini con il Trio Osaki viene rivisitato in chiave jazz con trombone, chitarra classica e fisarmonica ottenendo un grande effetto timbrico. Un salto indietro nel tempo, alla ricerca di atmosfere e suggestioni del passato. Flor de Lino è la prima di una serie di uscite che culmineranno con la pubblicazione dell’album il 24 aprile per Azzurra Music. La spiccata personalità creativa, l’inventiva e la carica improvvisativa degli eclettici protagonisti, danno vita a questo trio di caratura internazionale, capace di coniugare ricerca sonora ed estro, conoscenza delle tradizioni e utilizzo di strumenti ancestrali come conchiglie, ottoni, fisarmonica e chitarra con la sperimentazione e la sintesi dei nuovi linguaggi musicali, in un’avventura melodica e coinvolgente, che ripercorre quasi un secolo di storia del jazz. Mauro Ottolini dedica questo disco al grande maestro Lorenzo Rigo suo insegnante di trombone ed amico. Mauro Ottolini-Trombone; Thomas Sinigaglia-fisarmonica; Marco Bianchi-Chitarra Classica. 
 
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Dicono che è normale: la necessità di non accontentarsi mai
Esce il videoclip di Dicono che è normale da Quello che resta, il nuovo album di Carla Magnoni

Esce il 13 febbraio 2026 il videoclip - per la regia di Emiliano Migliorucci - di Dicono che è normale, la traccia che apre Quello che resta, il nuovo album di Carla Magnoni: un invito a non accontentarsi e, soprattutto, ad aver cura dei sentimenti più cari, prima di tutto dell’Amore, per non lasciare che la vita, con le sue dinamiche, lo soffochi e lo spenga nell’inedia.
Il videoclip esce, non a caso, il giorno prima di San Valentino per oltrepassare la stucchevolezza dei sentimenti scontati e lanciare un monito nei confronti della responsabilità a cui l’amore appunto ci chiama. Il singolo incarna perfettamente i temi di questo nuovo album – Quello che resta: un lavoro intimo ed intenso che indaga ciò che rimane dopo che tutto sembra finito, le emozioni, gli insegnamenti, i segni che il tempo non riesce a cancellare. Undici brani che compongono un percorso musicale ed emotivo tra memoria, cambiamento e consapevolezza, in un equilibrio costante tra la dimensione personale e quella collettiva. Ricordiamo che testi e musiche di questo album sono di Carla Magnoni, che insieme a Valter Sacripanti firma anche gli arrangiamenti. La produzione artistica è curata da Sacripanti, mentre i pianoforti, i synth, l’elettronica e i cori portano la firma diretta della cantautrice. Alle chitarre e al basso c’è David Pieralisi, la programmazione delle batterie è di Valter Sacripanti. Il mixing è stato realizzato da Carla Magnoni, e il mastering da Fabrizio De Carolis presso Reference Mastering Studio (Roma). Dicono che è normale parla dell’amore che cambia con il passare del tempo e dell’innamoramento che, inevitabilmente, finisce. La quotidianità è un nemico silenzioso che lavora instancabilmente, si dice che sia normale… ma è solo una banale giustificazione per rendere più dolce il fatto che alla fine ci accontentiamo, per pigrizia, per abitudine, per comodità. Una scelta, quella di accontentarsi, che non va giudicata, ma di cui è giusto essere consapevoli. Dicono che è normale può essere inteso anche nel senso di “mal comune mezzo gaudio”, ovvero se una cosa diventa della massa, anche se non si tratta di una cosa piacevole o desiderata, viene sopportata e vissuta come inevitabile. Ma esiste un modo per non entrare a far parte della massa o della normalità con questa accezione?  La canzone esprime un bilancio in itinere che si trasforma in una protesta, esprime un profondo bisogno di autenticità e di restituzione di significato a ciò che sembra averlo perso, dà voce all’impulso profondo a chiedere di più, a non accontentarsi di un presente in cui da tempo non ci si riconosce. Nel videoclip è rappresentato il divenire di una coppia “normale” in una forma molto semplice e diretta. La quotidianità, non più appagante, scorre per inerzia nell’attesa di un atto di coraggio o di follia.

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E’ UNA DISCESA DRAMMATICA NEL VORTICE DELLA DISPERAZIONE 
IL NUOVO SINGOLO DI PORFIRIO RUBIROSA 
Si intitola “La mia parola è un impegno”, e segna il ritorno discografico dopo tre anni  

Esce il prossimo 8 gennaio su tutte le piattaforme digitali “La mia parola è un impegno”, il nuovo singolo di Porfirio Rubirosa. Un ritorno sulle scene discografiche, quello del cantautore veneto-lucano che si autodefinisce “Il Capo dei Dadaisti”, a distanza di quasi tre anni dal suo ultimo album di inediti – “Il furore composto” (2023, Isola Tobia Label).  E si tratta di un lavoro ancora una volta dadaista nel senso più pieno del termine. Il pezzo, infatti, oltre a non rispettare nessuno degli schemi consueti della canzone – non ci sono strofe né ritornelli – costituisce una vera e propria discesa nella spirale della disperazione umana, attraverso un inizio comico-grottesco, fino alla più drammatica delle conclusioni. Una canzone, profondamente immersiva, che parla di difetti, promesse di cambiamento non mantenute, rapporti umani, i cui echi rimandano inevitabilmente all’opera di Piero Ciampi, da sempre nume tutelare di Porfirio Rubirosa.  Spiega il cantautore: “Tendiamo inevitabilmente a trattare con superficialità e leggerezza i nostri difetti. Ma sono proprio quelli a tracciare il solco che ci separa da chi ci ama. Finché un giorno ci accorgiamo che quella distanza è divenuta ormai incolmabile. E così ci ritroviamo soli. Disperatamente incapaci di recuperare un rapporto. Della cui distruzione siamo i principali responsabili”. Il brano è costruito su un recitar-cantando sempre più incalzante che si appoggia su una base orchestrale, arrangiata da Fabio Merigo (Giuliano Palma & The Bluebeaters, Nina Zilli, Africa Unite, The Originals), che ha prodotto artisticamente il singolo insieme a Porfirio Rubirosa. Tra i musicisti coinvolti nell’incisione del brano, oltre a Fabio Merigo e Porfirio Rubirosa, anche Marta Stella (violino) e Riccardo “Deepa” Di Paola (pianoforte).  “La mia parola è un impegno” è anche il primo lavoro del neonato brand discografico “Dischi del Lammione”, che fa capo proprio a Porfirio Rubirosa.  Il relativo videoclip, per la regia di Alessandro Bolettieri, è stato girato a Grassano, in provincia di Matera, paese di origine di Porfirio Rubirosa, e vede come protagonista proprio il suo attore feticcio Michele “Lo Svizzero” Calciano.  Porfirio Rubirosa è attivo dal 2005. Cinque album pubblicati. Tra i tanti riconoscimenti della critica musicale, la Targa Tenco 2021 per il miglior album a progetto con un lavoro su Rino Gaetano e il Premio Ciampi (menzione speciale) 2023. 


Web e social: 
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’NTONI ’NTONI: NUOVO SINGOLO E VIDEOCLIP PER I KAMAFEI
Un brano che racconta l’anima della band salentina: la forza del tamburello, cuore ritmico della pizzica, la tradizione orale e una sensibilità musicale capace di dialogare con il presente senza snaturarsi.

Disponibile su tutte le piattaforme digitali e accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Fabrizio Lecce, è in distribuzione ’Ntoni ’Ntoni, nuovo singolo dei Kamafei. Un brano che racconta l’anima della band salentina: la forza del tamburello, cuore ritmico della pizzica, la tradizione orale e una sensibilità musicale capace di dialogare con il presente senza snaturarsi. Kamafei è una parola in griko che significa “caldo che scorre”: un calore che nasce dall’incontro tra strumenti antichi e moderni e che dal vivo si traduce in un’esperienza condivisa, dove la musica diventa movimento, partecipazione, comunità. È lo stesso spirito che attraversa il nuovo pezzo – registrato a Il Cantiere Lab, mixato da Luigi Russo e arricchito dalla tromba di Gabriele Blandini – che affonda le radici nella cultura popolare salentina e le riporta in superficie con rinnovato vigore. Il ritornello richiama un simbolo di energia, purificazione e protezione. Il verso «’Ntoni ’Ntoni suntu picca moi li boni e quiddhri ca su boni su focu de Sant’Antoni» riprende un’espressione dell’antica saggezza contadina: le persone davvero buone sono poche, ma proprio per questo preziose, come il fuoco di Sant’Antonio che raduna la comunità e trasforma il ritmo in rito.  Il videoclip, con la regia di Fabrizio Lecce, è stato girato interamente a Cutrofiano, tra il Mercato della Cultura, il Museo della Ceramica e Masseria L’Astore. Accanto ai componenti del gruppo compaiono le danzatrici Sara Albano, Laura Boccadamo e Cristina Frassanito, dando forma visiva a un racconto che fonde musica, corpo e territorio. Per i Kamafei, più forti sono i legami con le proprie origini, più diventa possibile lavorarci sopra, sperimentare e costruire qualcosa di nuovo senza perdere credibilità. La pizzica-pizzica si muove tra rispetto delle radici e apertura sonora: le sonorità tradizionali di Antonio Melegari incontrano le melodie della Grecìa Salentina di Giovanni Palma; il ritmo del tamburello si intreccia con il basso elettrico di Marco Palumbo, la fisarmonica di Vittorio Chittano, la mandola di Alessio Giannotta e i groove della batteria di Matteo Coppola. 

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LINDAL
CALUS [DUNKELBUNT] REMIX
Nuovo singolo su
Asphalt Tango Records

Il brano nasce dall'album "Gris Cenre" ed è il secondo lavoro realizzato con il produttore Dunkelbunt, dopo il remix di Carosel. Questo remix rappresenta un ulteriore passo nel percorso di Lindal, che porta la musica occitana oltre i propri confini, mantenendo un forte legame con le proprie radici.

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Federico Sirianni, Dio dei baraccati 
Un nuovo brano e un nuovo video del cantautore genovese dedicato ai senza tetto e ai senza fissa dimora che affollano le nostre città vestite a festa, tra le luminarie di un Natale per loro amarissimo

Nell’anno della pubblicazione del suo fortunato album, “La promessa della felicità” che, edito da Squilibri, è stato giudicato dalla giuria del Premio Tenco uno dei cinque migliori dischi dell’anno, Federico Sirianni con un brano di straordinaria intensità emotiva, Dio dei baraccati, rivolge la sua attenzione a quanti quella stessa promessa di felicità la vita si è incaricata di negare, dispersa tra le strade di una città dove si muovono senza un tetto né una fissa dimora, tra i colori e le luminarie di un Natale per tutti loro amarissimo. “Ho avuto e ho tutt'ora a che fare con i senza fissa dimora” ha dichiarato il cantautore genovese “e quello che mi ha sempre colpito nella maggior parte delle loro storie (che sono storie dell'orrore, ma di un orrore semplice e quotidiano) è che basta davvero poco, pochissimo, per passare da quella parte, per ritrovarsi tra gli ultimi e i dimenticati, privi ormai anche di una loro identità”.
Registrato e mixato da Fabrizio Chiapello presso il Transeuropa Recording di Torino, Dio dei baraccati è stato realizzato in collaborazione con la marching band torinese Bandakadabra che si muove come una sorta di banda dell'Esercito della Salvezza che accompagna il cammino dei protagonisti, nel progressivo disvelarsi di fotogramma in fotogramma della loro condizione di minorità e marginalità. Di grande impatto e forza di suggestione il video, costruito dal regista Paolo Severini, sulla successione di istantanee del fotografo genovese Adriano Silingardi, pubblicate nel volume “Vivere (e morire) in strada a Genova” per cui è per il capoluogo genovese che si dipana questa intricata matassa di vita agra e sofferta, di ingiustizie e dolori che ispirano e sorreggono il canto di un cantautore mai incline a proposte facili e scontate. Nel suo ultimo CD, Sirianni canta di una condizione e di un destino in cui l’affanno del cuore e l’incertezza della mente sembrano sciogliersi solo nel compiersi improvviso di un’attesa, nella ricchezza di piccole gioie quotidiane: quella stessa attesa che sembra essersi dileguata dagli animi di tanti nostri fratelli, abbandonati alle intemperie della stagione e, quello che più addolora, all’indifferenza delle persone e alle ingiustizie della vita.

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