Videoclip: Le novità

I comunicati stampa di presentazione dei nuovi videoclip selezionati da Blogfoolk

Osso Sacro
Rashad
il nuovo singolo del gruppo sannita anticipa l'uscita del disco Cave Nove

La storia drammatica e rabbiosa di un minorenne soldato e minatore: dialetto sannita, oralità, materia popolare ed elettronica nel brano – accompagnato dall’esperimento video di Michele Salvezza – che anticipa l'uscita del secondo disco 'CAVE NOVE'. Rashad è un corpo nel quale la Storia lascia i propri scavi. Rashad attraversa guerra, migrazioni, sfruttamento, lavoro, consumo e memoria attraverso il corpo di un minorenne soldato e minatore: la geografia frantumata del presente composta da dialetto sannita, oralità, materia popolare ed elettronica. Rashad è il nuovo singolo degli Osso Sacro: esce il 16 ottobre e anticipa la pubblicazione di CAVE NOVE, il nuovo album del gruppo in uscita il 30 ottobre, atteso dopo il successo del debutto Urla dal Confine. Il testo è di Vittorio Zollo, la musica di Corrado Ciervo e Carlo Ciervo. Rashad è un minorenne che diventa soldato. Non un eroe né una vittima esemplare ma un corpo attraversato dalla Storia. Una «criatur’ c’u bazooka», canta Osso Sacro, che attraversa una geografia continuamente mobile: Siria, Guatemala, Libia, Nicaragua, Biserta, Caserta. Non racconta un conflitto specifico e non costruisce un atlante della guerra, spara senza conoscere riposo e arriva a uccidere persino suo padre, che porta un’altra divisa.
Osso Sacro nasce nel 2020 dall’incontro tra il poeta e performer Vittorio Zollo e il polistrumentista Corrado Ciervo; al progetto si unisce Carlo Ciervo, musicista e producer. Il trio propone un percorso di ricerca, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio sannita: non recupero filologico, non nostalgia, non semplice contaminazione tra antico e moderno, ma spostamento di materiali, voci e forme in un altro presente. Il nome Osso Sacro contiene corpo, sostegno, dolore e territorio, quello dell'osso appenninico: la dorsale delle aree interne meridionali, madre e matrigna, struttura portante e luogo di frizione. Tra band e collettivo performativo, tra parole, musica e corpo come parti di un unico dispositivo, dopo aver vinto nel 2021 il Premio Alberto Dubito di Poesia con Musica, Osso Sacro debutta nel 2022 con Urla dal Confine (ZPL), registrato in un vecchio essiccatoio per tabacco tra San Leucio del Sannio e Ceppaloni (BN), una zona marginale vicina al fiume Sabato e allo Stretto di Barba, legata nell’immaginario orale alle janare e posta sul confine storico tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Urla dal Confine ha ricevuto significativi responsi dalla critica, che ha apprezzato l'eclettico trattamento dei materiali di partenza e la sintesi tra spoken word, world music, rock, elettronica, blues, prog, noise e post-rock. Nel 2023 Osso Sacro ha vinto la XVI edizione del Premio Andrea Parodi con tanto di menzione per il Miglior Arrangiamento, nel 2025 il Premio Sette Madonne nella sezione Arti Performative – Innovazione. Come dichiara il gruppo, quando la tradizione non viene riscritta è destinata a perdersi: è l'idea centrale del nuovo album CAVE NOVE, che avrà come nucleo portante il motto di "tradire la tradizione" per mantenerla viva. Rashad, che inaugura il secondo disco, ne è la prima dimostrazione. Per Rashad Michele Salvezza, già regista di Pruserpina per Osso Sacro, ha realizzato un videoclip che farà discutere: un esperimento sul rapporto tra immaginazione umana, intelligenza artificiale e rappresentazione del reale. Il videoclip traduce la scrittura per accumulo e collisione del brano in un universo visivo interamente costruito con l’AI, interrogando il modo in cui oggi produciamo, riconosciamo e consumiamo le immagini. La scelta del regista di utilizzare l'intelligenza artificiale generativa non risponde soltanto a una ricerca estetica: l'AI diventa parte integrante del discorso artistico perché restituisce immagini verosimili di un mondo che Salvezza non ha mai filmato, ma rivela anche, attraverso le proprie associazioni automatiche, gli stereotipi e le distorsioni presenti nei modelli con cui è stata addestrata. CAVE NOVE uscirà venerdì 30 ottobre 2026 con Ipe Ipe Music di Domenico Coduto (con il contributo di Nuovo IMAIE).

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È ONLINE IL VIDEOCLIP DI “MADONNA DE LU VINDE” DEL TRIO PUGLIESE LA CANTIGA DE LA SERENA
NUOVO SINGOLO DEL LAVORO DISCOGRAFICO “STA STRADA”, PUBBLICATO DA RADICI MUSIC RECORDS. DIRETTO DA GIUSEPPE PEZZULLA, CON LA PARTECIPAZIONE DEI TRE MUSICISTI E DELLA DANZATRICE E COREOGRAFA MARISTELLA MARTELLA, È STATO GIRATO NEL CAMPO DEI GIGANTI DI NARDÒ.

Una preghiera al vento, voci antiche che cantano la speranza. Su Youtube è disponibile il videoclip di “Madonna de lu vinde” del trio pugliese La Cantiga de la Serena, che da quasi vent’anni esplora e rielabora le musiche antiche e tradizionali del Mediterraneo. Il brano originale, un canto in dialetto barese che si intreccia con un rondellus francese del XIII secolo, è il nuovo singolo tratto da “Sta strada”, quinto album dell’ensemble. Prodotto da RadiciMusic Records, distribuito in Italia da Goodfellas, in Europa da I-DI GmbH e nei principali store digitali da Believe, il disco raccoglie preghiere, speranze, lettere, partenze, attese e ritorni in un viaggio tra lingue e culture. Si tratta del capitolo più intimo e raccolto del percorso di Fabrizio Piepoli (canto, saz, tamburi a cornice), Giorgia Santoro (flauto, bansuri, low whistle, arpa celtica, sajat) e Adolfo La Volpe (oud, chitarra classica). Dopo “La Serena” (2016, Workin’ Label), “La Fortuna” (2019, Dodicilune), “La Mar” (2021, Dodicilune) e “La Novia” (2023, ZeroNoveNove), la ricerca dell'ensemble prosegue tra Occidente e Oriente, memoria e presente, tradizione e nuova scrittura.

IL VIDEO
Diretto da Giuseppe Pezzulla, con la partecipazione dei tre musicisti e della danzatrice e coreografa Maristella Martella, direttrice artistica di Tarantarte, il video è stato girato nel Campo dei Giganti di Boncore, nel territorio di Nardò. Qui, nel cuore della Terra d’Arneo, in provincia di Lecce, un uliveto monumentale colpito dalla Xylella è diventato un progetto di arte ambientale e di comunità: gli alberi, dipinti di bianco con la calce, sono al centro di una rigenerazione del paesaggio avviato nel 2020.

IL DISCO
Il titolo Sta strada, in dialetto salentino, racchiude il senso di una ricerca che è diventata la cifra identitaria del progetto. Il disco intreccia canti, lingue e tradizioni differenti dando forma a una Madre universale: Vergine protettrice dei naviganti, voce che cura e consola, presenza capace di accompagnare chi parte e indicare la strada a chi cerca di tornare. Il confine tra Madre celeste e terrena si assottiglia fino quasi a scomparire: su questa strada ogni genitrice finisce per incontrare e rispecchiare tutte le altre. Nei dodici brani, cantati in ladino, arabo, greco, italiano, genovese e in diversi dialetti del Sud Italia, il trio è affiancato da alcuni ospiti d’eccezione. La line up accoglie Pino De Vittorio, tra i più autorevoli interpreti del repertorio musicale del Mezzogiorno; Michel Godard, musicista francese e tra i massimi virtuosi contemporanei del serpentone; e i salentini Roberto Chiga (percussioni e tamburello), Stefano Rielli (contrabbasso) e Vincenzo Grasso (clarinetto e clarinetto basso). Il viaggio comincia con “Riturnella”, uno dei canti più intensi della tradizione calabrese, seguito da “Madonna de lu vinde”, brano in dialetto barese con testo e musica originali composti dal trio. “Na via di rose”, in lucano, porta la firma di Claudio De Vittorio. Ampio spazio è riservato al Salento, con “Sta strada”, che dà il titolo all’album, “Matonna te lu mare” di Giuseppe Marangio, “La Vergine Maria” e “Klafsete”, il pezzo che chiude il disco, cantato in griko, la lingua ancora tramandata nei comuni della Grecìa Salentina. Dalla tradizione italiana arriva anche il canto genovese “La bella növa”, mentre il repertorio sefardita è rappresentato da “Salgash madre”, una cantiga dall’andamento incalzante e ipnotico che accoglie anche alcune strofe in salentino, creando un ideale collegamento con il precedente lavoro. Completano la tracklist “Ime prezakias”, tradizionale rebetiko greco, “Sidi h’bibi” dell’algerino Salim Halali e lo strumentale “Tsarka” del compositore e oudista libanese Rabih Abou-Khalil. Con “Sta strada”, La Cantiga de la Serena continua così a percorrere il Mediterraneo non come un confine geografico ma come un luogo sonoro condiviso: una trama di lingue, storie, partenze e ritorni nella quale tradizioni lontane possono riconoscersi, dialogare e diventare una sola voce.

IL TRIO
Fabrizio Piepoli è un cantante, polistrumentista e autore pugliese. Insegna Canto e Musiche tradizionali presso il Conservatorio di Lecce. La sua attività di musicista e accademico si muove a cavallo tra le tradizioni del Sud Italia e dei mondi arabo-andaluso e mediorientale, attraverso collaborazioni con artisti ed etnomusicologi provenienti da tutto il Mediterraneo, con il fine di promuovere un dialogo incessante tra Oriente e Occidente. Ha collaborato con numerosi artisti italiani e stranieri tra i quali Raiz, Teresa De Sio, Lucilla Galeazzi, Bobby Mc Ferrin, David Murray.
Giorgia Santoro è flautista e compositrice salentina, laureata in flauto traverso, Jazz, Didattica della Musica e ottavino. La sua carriera è costellata da esperienze nella musica classica, contemporanea, jazz e tradizionale. Ha collaborato, solo per citare qualche nome, con: Franco Battiato, Andrea Bocelli, Giorgio Gaslini, Ivan Fedele, Michele Dall’Ongaro, Kaija Saariaho, Francesco Filidei, Luis De Pablo, David Lang, Sylvano Bussotti, Salvatore Sciarrino, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino (che le ha dedicato due sue composizioni). Svolge attività concertistica in Italia e all’estero, è fondatrice del progetto musicale La Cantiga de la Serena e ideatrice e direttrice artistica del Festival Il Cammino Celeste e della rassegna musicale Tutti Solo. E’ docente di flauto e Taiji Quan presso il Conservatorio di Monopoli.
Adolfo La Volpe, polistrumentista, improvvisatore, compositore, sound artist, laureato in musica Jazz. Ha studiato tra gli altri con Mick Goodrick, Joe Diorio, John Scofield, Pat Metheny, Barney Kessel, Joelle Leandre, Carlos Zingaro, Jean Derome, Joanne Hetu, Markus Stockhausen e Gianni Lenoci. Pratica e studia inoltre alcune musiche di tradizione e gli strumenti musicali ad esse correlati (oud, chitarra portoghese, irish bouzouki, saz turco, banjo, cetra corsa). E’ membro di numerosi ensemble attivi in ambiti artisticamente diversi: Raiz, Radicanto, Enza Pagliara, L’Escargot, Maria Moramarco, Radiodervish e collaborato con Eugenio Colombo, Gianni Lenoci, Steve Potts, Stefano Battaglia, Daniele Di Bonaventura, Pino Minafra, Paolo Damiani, Michele Rabbia, William Parker, Karl Berger, Kent Carter. Ha tenuto concerti in Italia e all’estero, ha inciso una cinquantina di cd e composto ed eseguito musica per danza contemporanea, teatro, cinema.


Radici Music Records
info@radicimusicrecords.it
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ANTONI O'BRESKEY con CONSUELO NEREA BRESCHI
'NAPOLEON CROSSING THE ALPS'
online il secondo singolo dal nuovo album "A Wild Inhabitation"
 
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OLDEN PUBBLICA "L'ARTISTA"
NUOVO VIDEO DAL TRIBUTO A FRANCO FANIGLIULO
Dal progetto finalista alle Targhe Tenco un nuovo omaggio a uno degli autori più originali e dimenticati della canzone italiana

Con “L’artista”, nuovo videoclip in uscita oggi il 16 ottobre, Olden prosegue il percorso di riscoperta dedicato a Franco Fanigliulo. Il brano è tratto da “Fanigliulo, l’artista”, il primo tributo discografico mai realizzato sull’opera del cantautore spezzino, figura brillante e irregolare che la musica italiana ha finito per relegare ai margini nonostante un repertorio sorprendente per modernità, ironia e libertà creativa. Il progetto è entrato nella cinquina delle Targhe Tenco nella categoria Miglior Album Interprete. Olden, nome d'arte di Davide Sellari, perugino trapiantato da anni a Barcellona, gli restituisce oggi luce, memoria e ascolto, riportando al centro uno degli autori più sottovalutati della canzone d'autore italiana. “L’artista” è uno dei brani più emblematici della poetica di Fanigliulo: una dichiarazione ironica e dissacrante, una satira tagliente contro chi si autocelebra, chi vive dall’alto del proprio trono, chi confonde la posa con la sostanza. Olden lo interpreta scegliendo la via della sottrazione: togliere, non imitare, non aggiungere, per cogliere la vera essenza di un autore che, in senso profondo, era un anti-artista. Nel video, Olden porta all’estremo la dimensione grottesca del personaggio: “Mi interessava tirar fuori il lato più grottesco», spiega, «quello dell’artista che cerca di costruirsi, ma più lo fa più rivela ciò che tenta di nascondere: un uomo fragile, insicuro, che forse ha paura di non essere abbastanza”. La teatralità diventa specchio: più il protagonista si gonfia, più si sgretola, fino alla resa finale, quando comprende di essersi trasformato in “un buffone”, “un fallito”, nonostante il successo proclamato. È un cortocircuito tra ridicolo e malinconia che restituisce tutta la complessità del brano originale. Prodotto da Flavio Ferri (Delta V), “Fanigliulo, l’artista” attraversa nove brani del cantautore ligure, con un’unica collaborazione, La Giovanna, interpretata insieme a Claudia Crabuzza. L’album costruisce un ponte tra epoche e sensibilità: le parole di Fanigliulo tornano a vibrare, filtrate attraverso lo sguardo di un artista che ne comprende profondamente la fragilità e la forza. 

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Justinas Stanislovaitis - Leaves in the Wind

C’è una domanda che prima o poi tutti ci poniamo, spesso a luci spente: quanto valgo, se nessuno mi guarda? Il cantautore lituano Justinas Stanislovaitis l’ha messa al centro di «Leaves in the Wind», la canzone che lunedì 12 ottobre esce insieme al suo videoclip. Il brano nasce da «Where the Sound Remained» («Kur liko garsas»), il suo spettacolo di teatro musicale: in un mondo post-apocalittico immaginario, tra città vuote e senza più elettricità, un musicista porta con sé la chitarra insieme alle poche cose indispensabili. Che cosa resta di lui, senza un palco e senza un pubblico? Il videoclip, dai toni terrosi e smorzati e dal respiro cinematografico, è un viaggio tra spazi aperti, fuoco, vento e ricordi che affiorano in trasparenza: racconta ciò che resta a una persona quando tutto, intorno, va in pezzi. La canzone esiste in due versioni, inglese e lituana; quella lituana si intitola «Vėjo blaškomi». «Leaves in the Wind» è anche la porta d’ingresso di «Between Silence and Light», il concerto da camera che allarga e approfondisce lo stesso sguardo: i brani originali di Justinas Stanislovaitis vi dialogano con le sue riletture di canzoni di Leonard Cohen, Sting, Nick Cave e Peter Gabriel. Le prossime date sono il 28 dicembre 2026 a Vilnius e il 29 dicembre a Riga; le successive saranno annunciate su https://justinasstanislovaitis.lt.

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Sandra Fidalgo pubblica “Renascer”, il singolo con la partecipazione di Mônica Salmaso, segnando un nuovo momento del suo percorso come cantante, compositrice e strumentista
Il brano originale, già disponibile sulle piattaforme digitali, entra come traccia bonus nell’album Raízes. 

La cantante, compositrice e strumentista Sandra Fidalgo ha appena pubblicato il singolo “Renascer”, brano originale che entra come traccia bonus nell’album Raízes, che sarà disponibile sulle piattaforme digitali a novembre. Il singolo viene pubblicato dall’etichetta Selo VMD, con la produzione musicale di Neymar Dias, e vede la partecipazione speciale della cantante Mônica Salmaso, una delle principali interpreti di riferimento della musica brasiliana contemporanea. “Renascer” rappresenta per Sandra la presa di coscienza di un momento particolare del suo percorso artistico. La canzone stabilisce un legame tra la sua storia, la sua identità e le radici che attraversano il suo passato, indicando al tempo stesso ciò che è diventata nel presente. “Renascer è una canzone che mi ha portato alla consapevolezza di questo momento come cantante, compositrice e strumentista. Il legame con tutta la mia storia, la mia identità e le radici del passato con il mio presente, ciò che sono oggi, nasce da una rinascita, da qualcosa che si presenta anche come nuovo”, spiega Sandra. La composizione ha inoltre aperto uno spazio per un’esperienza inedita nella carriera dell’artista: per la prima volta Sandra ha registrato il pianoforte acustico in una delle proprie canzoni. Fino a quel momento, il suo rapporto con lo strumento si era sviluppato principalmente attraverso le tastiere. L’esperienza, realizzata presso lo Studio Rivière (Blaxtream), è diventata una parte importante del processo di costruzione del brano. La canzone è nata con una proposta sonora più cameristica. Per sviluppare l’arrangiamento, Sandra ha invitato Neymar Dias, musicista e compositore che ammira da molti anni. Oltre a firmare l’arrangiamento, Neymar suona il contrabbasso e cura la direzione musicale della registrazione. La formazione strumentale è stata concepita a partire dalla stessa atmosfera della composizione, riunendo Vana Bock al violoncello, Luca Raele al clarinetto e Kabé Pinheiro alla batteria e alle percussioni. Il risultato è una combinazione di strumenti acustici che amplia la dimensione intima e contemplativa della canzone, senza perdere il legame con la musica brasiliana che attraversa il lavoro di Sandra. La registrazione del pianoforte ha potuto contare sull’ascolto e sulla collaborazione del musicista, pianista e tecnico del suono Thiago Monteiro, responsabile anche del missaggio e della masterizzazione. Gli altri strumenti sono stati registrati allo Space Blues, con la registrazione di Pedro Luz e Fontanetti. Le voci di Sandra e Mônica Salmaso sono state registrate al Gargolândia, studio di Rafael Altério e Ritinha, in un incontro che Sandra descrive come particolarmente significativo. La partecipazione di Mônica Salmaso occupa un posto centrale in questa costruzione. Punto di riferimento e fonte di ispirazione per Sandra, la cantante presta la propria voce alla composizione e, secondo l’artista, aggiunge al brano una dimensione legata alla stessa identità brasiliana. “Per concludere nel migliore dei modi, abbiamo l’onore e il privilegio della partecipazione di un grande punto di riferimento e di una grande fonte di ispirazione per me, Mônica Salmaso. Ha portato il colore e i profumi di questa terra brasiliana nella quale sento di rinascere”, afferma Sandra. L’incontro tra le due voci è stato inoltre documentato in video dalla VMD, in una produzione firmata da Laís Branco, Kabé Pinheiro e Malú Freire. Il video accompagna la nascita del brano e amplia la dimensione documentaria di un processo che, per Sandra, simboleggia tanto una riscoperta delle proprie radici quanto una nuova fase della propria identità artistica.

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Flo torna con il singolo Pe’ nun stà sulo
Una storia di solitudini, calessi e amori immaginati
In uscita il 2 ottobre, anticipa Corsara, il suo sesto album e il primo interamente in napoletano. In arrivo il 23 ottobre

Si intitola Pe’ nun stà sulo ed è il nuovo singolo di Flo, cantautrice e attrice napoletana tra le voci più originali della scena contemporanea, in uscita il 2 ottobre. Il brano anticipa l’album Corsara (SoundFly), disponibile dal 23 ottobre in formato fisico e digitale, e affronta una paura universale: quella di restare soli, di perdere tempo, di lasciarsi sfuggire le occasioni. Una paura che spesso spinge verso relazioni scapestrate, incontri sbagliati, tentativi di colmare un vuoto. È la stessa paura che Massimo Troisi metteva al centro di uno dei suoi film più celebri. Flo ne riprende l’immagine del calesse, trasformandola in una metafora tenera e assurda delle relazioni precipitose in cui ci si infila “pe’ nun stà sulo”. Questa riflessione apre la strada a Corsara, un album libero, sincero e profondamente umano. Dieci tracce che raccontano una Napoli laterale, inusuale, fatta di figure corsare e di storie che spesso restano ai margini della scena. Ma raccontano anche Flo: un’artista che continua a navigare fuori dalle rotte prestabilite, fedele alla propria natura indipendente e alla capacità di muoversi tra generi diversi senza perdere identità. Flo (Floriana Cangiano) arriva a Corsara con una scrittura raffinata e una forte attenzione narrativa, attraversa con naturalezza territori musicali differenti. L’album nasce proprio da questa libertà: un disco suonato da persone reali, strumenti reali, voci reali, costruito con la cura artigianale di chi pesa le parole una per una e cerca, in ogni brano, un equilibrio tra ironia, vitalità e una malinconia lieve.
Flo, nome d’arte di Floriana Cangiano, è una cantautrice e attrice napoletana tra le voci più riconoscibili della scena contemporanea. La sua formazione nasce tra il canto lirico e il teatro musicale, ma è nella scrittura che trova la sua identità: una miscela di radici mediterranee, attenzione narrativa e una teatralità che attraversa ogni brano. Il suo debutto discografico arriva nel 2014 e segna l’inizio di un percorso coerente e indipendente, premiato da alcuni dei riconoscimenti più importanti della canzone d’autore italiana, tra cui Musicultura, il Premio Andrea Parodi e il Premio Bianca d’Aponte come autrice. Premi che hanno contribuito a definirla come una voce fuori dal coro, capace di unire ricerca, ironia e profondità emotiva. Nel corso degli anni Flo ha collaborato con figure di primo piano della musica italiana – Stefano Bollani, Peppe Barra, Tosca, Paolo Fresu, Enrico Rava – e ha portato i suoi concerti in Europa, Sudamerica, Africa e Canada, costruendo una presenza internazionale rara per un’artista della sua generazione. Accanto alla musica, coltiva un’intensa attività teatrale e firma colonne sonore per cinema e televisione, confermando una versatilità che le permette di muoversi tra linguaggi diversi senza perdere identità. Ogni suo album è un tassello di un percorso artigianale e libero, costruito con la cura di chi pesa le parole una per una e cerca, in ogni storia, un equilibrio tra vitalità, ironia e una malinconia lieve.

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In occasione dei festeggiamenti per l'80° compleanno si aggiunge un nuovo tassello all'importante carriera artistica di
MAURO PAGANI
DA OGGI È DISPONIBILE IN DIGITALE
TUTTO MI MANCA
IL BRANO CHE ANTICIPA IL NUOVO ALBUM DI INEDITI
TUTTO È GIA QUI
IN USCITA IL 16 OTTOBRE
 
ONLINE ANCHE IL LYRIC VIDEO DEL BRANO
 
Da oggi, giovedì 1 ottobre, è disponibile in digitale TUTTO MI MANCA (https://mauropagani.bio.to/tuttomimanca), il brano che anticipa TUTTO È GIÀ QUI, il nuovo album di inediti di MAURO PAGANI, in uscita il 16 ottobre per BMG. È online il lyric video: https://www.youtube.com/watch?v=H4x4Vf_XjXs. Tutto mi manca e altri due brani inediti che saranno inclusi nel nuovo album sono presenti nel film documentario Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco, diretto da Cristiana Mainardi, prodotto da Lumière & Co. e Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Documentari e in onda domani alle ore 15.45 su Rai3. Figura centrale della musica italiana, polistrumentista, compositore e produttore tra i più stimati, dagli esordi con la PFM - Premiata Forneria Marconi allo storico sodalizio con Fabrizio De André, fino all’approdo al cinema con le colonne sonore, Mauro Pagani torna con il sesto album in studio della sua carriera, dopo l’ultimo progetto discografico di inediti, Domani, pubblicato nel 2003, aggiungendo così un nuovo tassello alla sua sessantennale carriera artistica. L'album TUTTO È GIÀ QUI, disponibile in pre-order (https://mauropagani.bio.to/tuttogiaqui), sarà pubblicato esclusivamente in formato fisico: CD digipack e vinile bianco in edizione limitata e numerata, con cover alternativa e una foto autografata da Mauro Pagani all’interno.
Il 24 ottobre, alle ore 16.00, Mauro Pagani presenterà il nuovo album al Novegro Vinile Expo, presso il Parco Esposizioni Novegro (Via Novegro, 20054 Segrate – MI), in dialogo con la giornalista Marta Cagnola (Radio 24), condividendo storie e aneddoti legati alla realizzazione del disco, incontrando i fan e firmando le copie dell’album, con priorità ai possessori di Tutto è già qui.
Mauro Pagani è uno dei musicisti, compositori e produttori più influenti della musica italiana. Inizia la sua carriera nel 1970 tra i membri fondatori della Premiata Forneria Marconi (PFM). Alla fine degli anni ’70 avvia il percorso solista, sperimentando tra rock, jazz, musica popolare ed etnica e pubblicando gli album Mauro Pagani (1978), Sogno di una notte d’estate (1981), Passa la bellezza (1991), Domani (2003), 2004. Crêuza de mä (2004). Dal 1981 instaura uno storico sodalizio con Fabrizio De André, di cui è produttore e arrangiatore per oltre tredici anni. Insieme realizzano Crêuza de Mä, considerato uno dei capolavori della musica italiana e internazionale e Le Nuvole. Parallelamente pubblica album solisti, vince il Premio Tenco e firma importanti tournée e produzioni. Nel 1998 fonda a Milano Le Officine Meccaniche, studio di registrazione diventato un punto di riferimento per la scena musicale italiana. Lavora come produttore e arrangiatore con artisti come Massimo Ranieri, Ornella Vanoni, Arisa, Nina Zilli, Chiara Galiazzo, oltre a collaborazioni internazionali come i Muse. È stato direttore artistico e musicale di grandi eventi, tra cui il Festival di Sanremo e La Notte della Taranta. Compone numerose colonne sonore cinematografiche, tra cui quelle di Puerto Escondido, Nirvana, L’Ultimo Pulcinella, Educazione Siberiana, Fuga da Reuma Park, Tutto Il Mio Folle Amore, Boys e Le Assaggiatrici, ottenendo premi come il Golden Globe della stampa estera in Italia, il Ciak d’Oro, il Cinearti – La Chioma di Berenice e diverse nomination ai David di Donatello. Nel 2009 pubblica il romanzo Foto di gruppo con chitarrista e nel 2022 l’autobiografia Nove vite e 10 blues. Nel corso della carriera riceve prestigiosi premi, tra cui l’Ambrogino d’Oro e il Premio Tenco alla carriera. Nel 2024 torna in tour per i 40 anni di Crêuza de Mä, confermandosi una figura centrale e visionaria della cultura musicale italiana.

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MASSIMILIANO FELICE - LE DUE SORELLE

"Le due Sorelle", il brano che anticipa l'uscita di "Therefore I Dance", il nuovo album dell'organettista Massimiliano Felice.

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LAURA CARRERAS - HUMANO

"HUMANO" è il nuovo singolo della cantante spagnola Laura Carreras, una canzone che invita ad aprire il cuore e ricordare le nostre origini, con una dimensione organica molto legata alla voce, tra canzone d'autore e world music.

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La tarantella moderna attraversa l’Adriatico: Trio Gušt porta «Tempi passati» sulla sponda croata

La tarantella, simbolo della tradizione musicale italiana del Sud, ha trovato una nuova vita sulla sponda croata dell’Adriatico. Il celebre Trio Gušt ha infatti registrato e pubblicato il brano Tempi passati, un pezzo dal sapore di tarantella moderna che celebra i tempi andati, quando ci si riuniva più spesso nelle case tra canti, risate e buona tavola. Con questa canzone, il gruppo di Spalato ha creato un ponte culturale tra le due sponde del mare: ritmi vivaci e malinconia dolce si intrecciano per ricordare quanto fosse più semplice e genuino il vivere insieme di un tempo. Tempi passati non è solo un omaggio al passato, ma anche un invito a riscoprire il calore delle riunioni familiari e amicali. La tarantella, dunque, non conosce confini: oggi risuona anche in Croazia grazie a Trio Gušt.

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FANALI
ESCE OGGI 25 SETTEMBRE
“PASSIONE”
IL NUOVO SINGOLO E VIDEO CON MANUEL AGNELLI
(Etichetta: Butterfly Music / Futurecords –  Distr. fisica: Audioglobe – Distr. digitale: Believe)

PASSIONE è il nuovo singolo e videoclip del collettivo FANALI con la straordinaria partecipazione di MANUEL AGNELLI, in uscita oggi 25 settembre. Il brano è una reinterpretazione del grande classico della tradizione partenopea in chiave contemporanea ed elettronica ed anticipa la pubblicazione di un nuovo lavoro discografico, “’Nu veleno ch’è doce”, in arrivo il prossimo 23 ottobre in formato vinile per l'etichetta Butterfly Music / Futurecords. FANALI proietta “Passione” verso un contesto dal respiro più internazionale, mantenendo intatta la melodia e la carica emotiva originali. Le atmosfere si muovono tra tensione e delicatezza per raccontare il caleidoscopio degli stati d’animo che il protagonista vive, con una produzione minimale ma evocativa che lascia spazio all’interpretazione vocale, autentica e viscerale di Manuel Agnelli, che si cimenta per la prima volta con un testo in lingua napoletana. Parlando dell’idea alla base del videoclip il collettivo FANALI afferma: “Nasce da un’immagine: un uomo solo, immerso in un grande spazio, davanti a un’evidenza che non vuole o non riesce a guardare in faccia. Manuel Agnelli e Simona Fredella incarnano due dimensioni opposte e complementari della stessa passione: lui sospeso nel rifiuto e nella presa di coscienza, lei completamente pervasa dal desiderio e dal dolore dell’abbandono”.
Nel video, scritto e diretto da Sabrina Cirillo (anche lei parte del collettivo Fanali) e girato a Napoli presso l’hub culturale “La Santissima“, la regista sceglie di rinunciare al colore per lasciare che sia la luce a raccontare l’evoluzione emotiva della storia, fino al climax del distacco e della disillusione. Nel piano sequenza, la città, gli interpreti e la luce accompagnano un sentimento che lentamente si rivela nella sua essenza. Così come le loro produzioni precedenti, per una precisa scelta etica sia il singolo “Passione” che l’EP “’Nu veleno ch’è doce” non verranno rilasciati su Spotify, ma saranno disponibili sulle altre principali piattaforme streaming.
FANALI è un collettivo multidisciplinare nato dall’incontro artistico tra Michele De Finis, Jonathan Maurano e Caterina Bianco con il proposito di realizzare musica cinematica, unendo a suoni e melodie l'arte visiva e la performance art. La sua ricerca musicale fonde elettronica e strumenti tradizionali in un’ottica internazionale. FANALI ha all’attivo cinque album e due EP, tra cui i dischi di inediti “Shidoro Modoro” (2022) e “I’m in control” (2024) e la sonorizzazione del film “Man with a movie camera” (2021). Inoltre, nel 2021, FANALI prende parte al tributo ufficiale a Lou Reed con la direzione artistica di Laurie Anderson, assieme ad artisti del calibro di Willem Dafoe e Anohni. Da questa esperienza nasce nel 2023 “Pale Blue Eyes (Reimagining Lou)”, progetto discografico in collaborazione con noti artisti della scena indipendente italiana. A testimoniare il legame di FANALI con la tradizione, reinterpretata in chiave contemporanea, è "Nun me scetà” (2025), disco che omaggia due pilastri intramontabili della canzone napoletana: Sergio Bruni e Roberto Murolo.
 
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CORDE OBLIQUE
il 27 novembre esce “All’ombra dei fanciulli in fiore”, il nuovo album
Anticipato dal primo brano “Emma”.

Dopo l’anteprima dal vivo al Nocturnal Culture Night, a Deutzen, in Germania, a inizio settembre, la band guidata da Riccardo Prencipe annuncia il decimo album in studio per Dark Vinyl Records. Un disco ricco di collaborazioni, realizzato tra Napoli e Londra. Tre le date di presentazione: Lobau (24 ottobre), Napoli (20 novembre) e Castelfranco Veneto (21 novembre). I Corde Oblique sono pronti a tornare, a due un anni di distanza da “Cries and Whispers”, con un nuovo capitolo discografico. La band capitanata dal compositore e storico dell'arte Riccardo Prencipe annuncia l'uscita del suo nono album in studio, intitolato "All'ombra dei fanciulli in fiore", in uscita in formato fisico e digitale il 27 novembre per l'etichetta tedesca Dark Vinyl Records. Il titolo è un omaggio a Proust e vuole essere un omaggio alla genitorialità. Nell’edizione digipack e nel booklet sono presenti antiche fotografie di Pozzuoli e dei Campi Flegrei degli anni ‘80. L'album, che arriva dopo l'anteprima dal vivo dello scorso 6 settembre al Nocturnal Culture Night di Vienna, nel suggestivo parco nazionale di Deutzen, rappresenta un'ulteriore evoluzione del sound della band. Nelle 12 tracce più una bonus track, il suono si fa ancora una volta ricco di atmosfere che viaggiano a cavallo tra metal, prog rock, cantautorato con venature dark wave, confermando l’eleganza e la complessità che da anni contraddistingue il progetto di Prencipe. "All'ombra dei fanciulli in fiore" è stato registrato a Napoli presso gli Splash Studio di Peppino di Capri e vanta una produzione di altissimo livello: il disco è stato infatti registrato e mixato da Massimo Aluzzi (tecnico del suono di: Andrea Bocelli, Noa, Enrico Rava),  per poi essere masterizzato agli Abbey Road Studios di Londra da Alex Wharton (tecnico del suono di: Beatles, Bring me the horizon, Radiohead, Paul Mac Carthney), un sigillo di qualità che sottolinea l'importanza e la cura di questo lavoro. Ad arricchire il disco troviamo featuring di eccezione. Tra questi spiccano la partecipazione del cantautore Andrea Chimenti, voce storica della New Wave italiana, che presta la sua voce in tre brani, e l'emozionante spoken word di una delle attrici pilastro del teatro italiano, Maddalena Crippa, già in passato collaboratrice della band. La formazione che ha dato vita al nuovo album conferma il nucleo storico del gruppo: Riccardo Prencipe (chitarra classica ed elettrica), Alfredo Notarloberti (violino), Alessio Sica (batteria), Umberto Lepore (basso) e la voce di Rita Saviano. L'album è anticipato oggi dall'uscita del primo brano, “Emma” disponibile per l'ascolto su piattaforma Spotify al seguente link: Spotify.com oppure su Youtube con videoclip. Le presentazioni ufficiali dal vivo partiranno da Lobau (Germania), dove la band si esibirà il 24 ottobre in occasione del Schwarzer Herbst Festival. Il tour proseguirà poi in Italia con due date imperdibili: il 20 novembre al Teatro Bolivar di Napoli (prevendite su Etes.it) e il 21 novembre all'Improve di Castelfranco Veneto.
Distribuzione Italia ed Europa: Audioglobe
Distribuzione USA: MDV

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SIMONE FERRANTE - VRAI

Debutta con "VRAI" il nuovo capitolo discografico di Simon Ferrante, cantautore franco-italiano di origini siciliane, cresciuto nel Nord della Francia: un singolo uscito lo scorso 28 agosto che si preannuncia come tappa d'avvicinamento al primo album del musicista, "Bambino", annunciato in una veste sospesa tra folk e chanson. "VRAI" nasce da una scrittura tipica della chanson française, sobria e attenta alla parola, in cui il testo mantiene un ruolo centrale rispetto all'arrangiamento. A questa impostazione testuale, Ferrante affianca una sensibilità folk che apre il brano a sonorità più ampie, arricchite dalle percussioni del musicista brasiliano Jorge Bezerra. Ne risulta un incontro discreto, mai ostentato, tra identità e culture diverse: la matrice francofona del cantautorato incontra il respiro ritmico della tradizione percussiva brasiliana, in un dialogo che restituisce bene la doppia radice franco-italiana e siciliana dell'artista. Il brano è disponibile su Spotify e accompagnato da un video ufficiale, entrambi caratterizzati da un'estetica coerente con la sobrietà della scrittura del pezzo. Con "VRAI", Ferrante anticipa «Bambino», il suo primo album, in cui la lezione della canzone francese si intreccia con radici folk più ampie. 

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The Voodoo Drummer Duo - Dionysian Ritual

The Voodoo Drummer Duo is not just another underground band. It comes from the Underworld and, more precisely, from HELLas*, dominated by the spirits of the ancient Greek drama! There the BACCHAE chase DIONYSUS while BUKOWSKI chases them! At the same time, MOONDOG hangs out with ERIK SATIE while Tom WAITS!

Mr. Avant and Mrs. Garde from the Rejected Artists Movement presents

The Voodoo Drummer Duo
Stavros Parginos: SPIRITUAL CELLO
Christos Koutsogiannis: WEIRDOFON & SACRED DRUMS


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Brano su Youtube e sulle maggiori piattaforme digitali

 P40 
presenta il nuovo brano 
“Vado a Badisco”
proprio davanti al bar di… Porto Badisco
Originale come sempre, l’artista salentino ha scelto la location più iconica per presentarlo al pubblico

Domenica scorsa, 2 Agosto, poco dopo le ore 18, l’artista P40 (nome d’arte di Pasquale G. Quaranta) ha presentato in maniera assolutamente originale il suo nuovo brano dal titolo “Vado a Badisco”. Nessun palco, nessuna platea, non in teatro e nemmeno in un locale o pub, l’ha presentato al mare, di fronte al Bar Da Carlo nella splendida località di Porto Badisco, sulla costa adriatica del Salento. Come dire, per presentare “Vado a Badisco”… è andato a Badisco! Il cantautore salentino, in versione intima chitarra e voce, ha attratto sulla piazzetta di Porto Badisco un pubblico partecipe, costituito sia da appassionati che lo seguono da tempo che da stupiti e divertiti clienti del Bar, assiepati a rigenerarsi e a rinfrescare corpo e mente sotto la tettoia. Da notare che il Bar Da Carlo è stato avviato nel 1909 e che nel 2023 è stato riconosciuto dalla Regione come "Locale storico patrimonio di Puglia". In un clima raccolto e appassionato, non senza momenti di autentica ilarità e spensieratezza, P40 ha suonato e cantato il nuovo brano insieme anche ad altri suoi pezzi più popolari, che man mano gli venivano richiesti dai presenti. «Come altre mie canzoni – ha raccontato P40 – anche questo nuovo brano tratta di usi e costumi, vizi e virtù. Tanti vogliono sentirsi "chic" o pensano di essere "chic" e altri ritengono di essere “alternativamente Radical”. In questa canzone si ironizza proprio su queste presunzioni di merito, per ridimensionare tutto ad una semplice, efficace e riconoscente coscienza del valore dei luoghi. In questo caso é il luogo, Porto Badisco, che ti può rendere chic, a prescindere dalle proprie attitudini estetiche e culturali. Porto Badisco é un luogo che attraverso la sua storia e le sue peculiarità naturalistiche, rimaste per molti aspetti allo stato "brado", ha creato il suo stile e il suo modo di essere e chi ci viene ne diventa inevitabilmente interprete a modo suo.» Non certo per caso, dalle ore 18 dello stesso giorno il videoclip del nuovo brano, realizzato da Gianluca Gulluni, é online sul canale Youtube dell’artista salentino: p40salento. Il testo e la musica di “Vado a Badisco” sono di Pasquale Giuseppe Quaranta (in arte P40), mentre il lavoro in studio ha visto P40 alla voce e alle chitarre, Emanuele Flandoli al basso e alle tastiere e Daniele Leucci alle percussioni. Il brano è stato prodotto, registrato e mixato da Emanuele Flandoli presso Linfa Studio (Lecce). Il brano “Vado a Badisco” è sulle maggiori piattaforme digitali.

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ROBERTO COLELLA
“CANTO DEI SOLI”, ONLINE IL VIDEOCLIP

È online il videoclip di Canto dei soli, nuovo singolo estratto da “Ce Sta Sempe Na Via”, l’album solista di Roberto Colella uscito a maggio per l’etichetta Full Heads ed entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2026 come miglior album in dialetto. Autore, compositore e polistrumentista, per 12 anni frontman della band napoletana La Maschera, pubblica un lavoro sincero, denso di immagini e riflessioni, che prova ad analizzare ansie e paure per trasformarle in nuovi stimoli. Un modo per ricordare che “ce sta sempe na via pe’ nunn’ essere sulo a stu munno”. Canto dei soli è il racconto dei nuovi schiavi, di chi vive ai margini e attraversa giornate infinite vendendo ciò che può per sopravvivere. Esistono forme di oppressione e schiavitù invisibili, nascoste nelle cose più semplici e, ciò nonostante, sotto gli occhi di tutti. Nel videoclip di Canto dei soli abbiamo estremizzato questo tema in maniera grottesca, con l’idea di dare anche una piccola scossa emotiva – racconta Colella.  Canto e canterò dei ‘soli’ affinché gli sia restituita la dignità di esseri umani e il diritto ad essere felici; ascoltare le loro storie ci rende umani, cantare per loro mi rende libero.

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DISPONIBILE DA OGGI IL VIDEOCLIP DI
“OH ROMAGNA”
IL NUOVO BRANO DI
MORENO “IL BIONDO” CONFICCONI con E-WIRED EMPATHY e PETER TICKELL
Un racconto visivo che celebra l'anima più autentica della Romagna tra memoria e tradizione

È disponibile da oggi, mercoledì 29 luglio, il videoclip di “OH ROMAGNA”, il nuovo brano di MORENO “IL BIONDO” CONFICCONI insieme agli E-WIRED EMPATHY e al violinista britannico PETER TICKELL, collaboratore di Sting. Pubblicato lo scorso 5 giugno, il singolo è un vero e proprio inno alla Romagna, nato dall'incontro tra la tradizione della musicale popolare e sonorità contemporanee.           
Il brano prende forma attorno al suono del clarinetto in do, strumento simbolo del percorso artistico di Moreno “Il Biondo”, e si sviluppa attraverso un arrangiamento realizzato insieme agli E-Wired Empathy e a Peter Tickell, dando vita a un dialogo musicale capace di unire radici locali e respiro internazionale. Il videoclip amplia il racconto del brano trasformandolo in un viaggio poetico e simbolico attraverso la Romagna. La terra raccontata nella canzone – fatta di tradizioni, famiglia, sapori autentici e momenti di convivialità come le sagre, le balere o il ballo al "Camaròn", i grandi stanzoni dove un tempo ci si ritrovava per ballare e stare insieme – prende vita sullo schermo attraverso gli occhi e i passi dell'immaginario "Gatto turista".  Tra animazioni, memoria e immaginazione, il video accompagna lo spettatore in un percorso in cui il lavoro quotidiano, la convivialità e l'allegria delle piazze diventano simboli universali di calore umano, inclusione e appartenenza. Un racconto visivo originale che restituisce l'anima festosa e profonda di una terra in continuo movimento, capace di custodire le proprie radici guardando al futuro. A dare voce e suono al progetto sono: Moreno “Il Biondo” Conficconi – voce, clarinetto in do, Wurlitzer e ARP Pro Soloist; Giovanni Amighetti – Wurlitzer e JX3P; Peter Tickell – violino; Stefania Morciano – seconda voce; Alessandro Marcantoni – cori; Luca Nobis – chitarra acustica; Giulio Molteni – basso; Roberto Gualdi – batteria. “Oh Romagna” é composto da Moreno Conficconi e Giovanni Amighetti. La produzione è di Giovanni Amighetti, insieme ad Alessandro Marcantoni e Moreno “Il Biondo” Conficconi. Le registrazioni si sono svolte tra Metropolis Studios di Milano e Loft Music Studio di Newcastle. Con "Oh Romagna", Moreno "Il Biondo" propone così un progetto artistico che valorizza la cultura e la lingua romagnola attraverso una veste sonora e visiva contemporanea, aperta a influenze e collaborazioni internazionali.
Moreno Conficconi, in arte Moreno “il Biondo”, nasce a Meldola il 29 luglio 1958. Sin da giovanissimo studia musica al conservatorio di Forlì e, già a 14 anni, inizia ad esibirsi come clarinettista e sassofonista in formazioni locali. Negli anni Ottanta, dopo aver fondato la sua prima orchestra – il “Moreno C Gruppo Italia” – e, successivamente, l’“Orchestra Franco Bergamini Classico Internazionale”, la sua carriera compie una svolta quando nel 1990 entra nell’orchestra di Raoul Casadei. Diventa presto braccio destro del “re del liscio”, coordinando in modo intenso l’attività dell’orchestra e partecipando a centinaia di serate all’anno su scala nazionale e internazionale. In quel periodo suona ai grandi festival – come il Carnevale di Rio de Janeiro e il Festival del Liscio a New York – e collabora con artisti di fama, tra cui Tito Puente, Gloria Gaynor ed Elio e le Storie Tese: proprio per loro realizza l’arrangiamento di “La terra dei cachi (The Rimini Tapes)” nel 1996. Nel 2002 fonda l’Orchestra Grande Evento, promuovendo la musica di Secondo Casadei. È protagonista di grandi raccolte musicali che promuovono la tradizione romagnola, da Zaclèn (Padre fondatore) ai nostri giorni e riveste un ruolo attivo anche nella Nazionale italiana cantanti. Dalla metà degli anni 2010 dedica le sue energie a innovare il folk romagnolo. Partecipa a festival prestigiosi come il Ravenna Festival dove per la prima volta il liscio incontra l’orchestra sinfonica, fonda la “Grande Orchestra della Romagna” e l'evento “Colossal del Liscio – Romagna Mia” con 400 artisti coinvolti sul palco. Nel 2014 è Co-fondatore degli Extraliscio, progetto con contaminazioni punk, rock e indie: nel 2021 si presenta al Festival di Sanremo con “Bianca Luce Nera” insieme a Davide Toffolo, ottenendo un buon consenso di pubblico. Dopo l’esperienza con Extraliscio, nel 2024 lancia “Romagna 2.0 – Viaggio nella musica popolare italiana”, un progetto ambizioso in collaborazione con musicisti d’eccellenza come Giovanni Amighetti, Luca Nobis, Roberto Gualdi, Valerio Combass e la voce di Stefania Morciano (Notte della Taranta), all’interno del collettivo E-Wired Empathy. Il debutto avviene con il singolo “Salirà”, uscito l’11 maggio 2024, seguito dall’album Romagna 2.0, che fonde liscio, elettronica, world music e improvvisazione.


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Dal 31 luglio su tutte le piattaforme digitali il singolo di Evocante Non c’è più tempo, estratto dall'album Tempi Moderni 
(Dialettica Label- Tunecore; distribuzione fisica La Stanza Nascosta Records).
Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale, ideato e interamente realizzato da Vincenzo Greco.

L’album, arrangiato e suonato da Vincenzo Greco (in arte Evocante), vede la partecipazione al basso di Salvatore Papotto nella quasi totalità dei brani. Al centro del brano, dalla ritmica arrembante e schizofrenica, quella accelerazione del ritmo di vita già indagata- tra gli altri- da Hartmut Rosa, Habermas e Honneth. In controtendenza rispetto all’accelerazione sociale Greco auspica momenti di benefica decelerazione, di critica e resistenza, in un album, Tempi Moderni, potentissimo, che rappresenta, in questo momento, un unicum nel panorama italiano.( Mat2020, Il Blog di Athos Enrile) "Senza che ce ne siamo neppure accorti- spiega Vincenzo Greco- le nostre vite si stanno sempre più affrettando nel nome di una corsa verso non si sa che, probabilmente verso l'esplosione che si sente nel brano On the run dei Pink Floyd nel loro The dark side of the moon. (O profetizzata da Svevo ne La Coscienza di Zeno: Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.) (N.d.R.) Le cose da quell'anno sono peggiorate, fino ad arrivare ad una estremizzazione del senso del tempo tale da percepire e vivere solo l'istante, come se la vita fosse un Instagram con i suoi reel brevissimi e senza senso, visti uno dopo l'altro in una sorta di ipnosi collettiva e stordente. La caratteristica più importante del tempo, che è la memoria, è ormai lasciata ai motori di ricerca e agli algoritmi, decidono loro per noi cosa ricordare e cosa no.  La scusa che usiamo, con gli altri e con noi stessi, per non incontrarci o per non fare certe cose è che non abbiamo tempo: in realtà, ce lo siamo fatti rubare da questa modalità del tempo moderno tutta finalizzata alla super produzione e al super consumismo. Ma quello che stiamo consumando senza viverle per nulla mi pare siano soprattutto le nostre vite, condotte come automi inconsapevoli, senza gustare veramente nulla. Il video riflette questa corsa impazzita, con un cronometro che ogni tanto compare sempre più veloce; verso la fine compare il mio sguardo, tra l'attonito e il perplesso; sono proprio le sensazioni che questa fretta generale di fare e di dire provoca in me."
Vincenzo Greco, nato a Vibo Valentia e quasi sempre vissuto a Roma, è cantautore e artista multimediale. Conosciuto col nome d’arte di Evocante, ha già all’attivo gli album “Di questi tempi”(Dialettica Label 2022); “Fino a tardi. Viaggi sonori con Battiato”(Dialettica Label, 2023); “Siamo esseri emozionali”(Dialettica Label, 2024),“All’improvviso- Canzoni lievi” (Dialettica Label- Tunecore- La Stanza Nascosta Records, 2024)  “A quiet day” (Dialettica Label- Tunecore- La Stanza Nascosta Records, 2025), “Tempi Moderni” (Dialettica Label- Tunecore- La Stanza Nascosta Records). Ha dedicato vari studi a Franco Battiato, tra i quali:“Battiato. Una ricostruzione sistematica. Percorsi di ascolto consapevole”pubblicato da Arcana Edizioni, Collana Musica, nel 2023, in contemporanea con l’uscita dell’album “Fino a tardi. Viaggi sonori con Battiato”; “Il tempo moderno e i suoi inganni. Riflessioni critiche in musica: Ferretti, De André, Battiato, Waters”, (Arcana Edizioni, 2024); “Battiato e l’Assoluto. Una ricerca spirituale”( Arcana Edizioni, 2026). Vincenzo Greco ha realizzato anche due video-racconti musicali (“Solo cose belle”, 2013 e “LiberAzione”, 2015, ambientato in Islanda) e un docufilm ("E 'nci ficimu a facci tanta - Una reazione Vibonese”, 2018,). L’11 e 12 ottobre 2025 ha presentato al TeatroBasilica di Roma lo spettacolo L’infinito fra le mani - Spettacolo su temi proposti da Franco Battiato, che ha fatto registrare un doppio sold-out. Il 12 e il 13 dicembre 2025 ha registrato un doppio sold-out  al B-Folk di Roma(Via dei Faggi, 129/A) con Tempi Moderni-di tutto un po’, uno spettacolo- nelle parole dell’autore- folle resistenziale, carbonaro, che vuole essere una sorta di blob post-moderno, un ibrido citazionista che transita fra emisferi diversi, a metà fra teatro di narrazione, stand up comedy e show multimediale. Potere salvifico della risata, ricerca di un senso ultimo, canzone d’autore, critica sociale e distonico ritaglio televisivo convivono in una destrutturazione fulminante- e illuminante- delle gerarchie sintattiche. Il 23 aprile, 2026, a L’Asino che vola (Via Antonio Coppi 12/d, Roma), ha presentato lo spettacolo Sequenze, Frequenze e Incontri, con la partecipazione di Stefano Pio. 

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Lalla Bertolini – Humor
Il nuovo singolo, da venerdì 31 luglio 2026, da New Model Label

“Humor” è il titolo del nuovo singolo di Lalla Bertolini, che anticipa l’uscita del terzo album della cantautrice romana. Il brano racconta, in modo fiabesco, il nostro presente, confuso e drammatico ma attraversato anche da aspetti comici: una comicità “drammatica”, resa possibile dall’ironia, che crea distanza dall’immedesimazione totale (pericolosa soprattutto quando soffiano venti di guerra). Il video, ideato e diretto dall’autrice con la preziosa collaborazione di Luca Di Cecca e Clarisse Gabus, è ambientato in un contesto onirico dove convivono epoche diverse. Tra i personaggi ci sono duellanti che si sfidano con le spade (interpretati da Silvio Raffo e Alessio Morglia), un maestro di cerimonie (Antonio Sanges), due testimoni con testa di coniglio (Filippo Nigro e Matteo Caio Basile) e la musa Euterpe (Floriana Rocca), con un trio di musicisti composto dall’autrice insieme a Désirée Infascelli e Mario Puorro.Girato in un parco romano alle due del pomeriggio, il corto gioca con forti contrasti di luce e ombra. La sfida è tesa ma impacciata e si conclude senza vincitori: gli osservatori sono stanchi e disincantati, e il corteo ritorna nel nulla sotto lo sguardo commosso ma impotente della musa. Il finale è affidato ai versi di Baudelaire, tratti dai “Fiori del Male”, mentre il montaggio è di Luca Di Cecca. Importante sottolineare come tutti gli attori siano a loro volta, nella vita reale, autori, poeti, comici, cantautori e musicisti. Questo ha creato un’atmosfera ideale e molto partecipata.


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LA SALENTO GROOVES BAND INCONTRA MINO DE SANTIS. ONLINE IL VIDEOCLIP DI “TUTTU È CULTURA”, FIRMATO DA FEDERICO MUDONI. 
VENERDÌ 21 AGOSTO A PORTO CESAREO E GIOVEDÌ 27 AGOSTO A NOVOLI LE PRIME DATE DAL VIVO. PER L’OCCASIONE, IL REPERTORIO DELLA FORMAZIONE DIRETTA DA VINCENZO GRASSO SI ARRICCHIRÀ DI ALCUNE CANZONI DEL CANTAUTORE, RILETTE NEGLI ARRANGIAMENTI ORIGINALI DI EMANUELE COLUCCIA E AFFIDATE ALLA FORZA DEI FIATI, DELLA SEZIONE RITMICA E DELLE VOCI.

La parola incontra il groove, la canzone d’autore dialoga con la forza di un’orchestra di fiati. Da qualche giorno è disponibile online il videoclip di “Tuttu è cultura”, pezzo storico di Mino De Santis, reinterpretato insieme alla Salento Grooves Band con la regia di Federico Mudoni. Pubblicata nel 2011 in Scarcagnizzu, album d’esordio del cantautore salentino, il brano torna con un arrangiamento orchestrale della formazione diretta da Vincenzo Grasso. La scrittura poetica, ironica e profondamente legata al territorio di De Santis si veste di una sonorità capace di attraversare groove, jazz, pop, world music e tradizione. 

IL VIDEOCLIP
Girato nella storica sala della Biblioteca Bernardini del Convitto Palmieri di Lecce, grazie alla collaborazione con il Polo BiblioMuseale e il Museo Castromediano, il video costruisce un dialogo tra suono, parole e libri. Tra scaffali, tavoli e volumi, il timbro inimitabile e la chitarra di Mino De Santis si intrecciano con fiati, percussioni, fisarmonica, tastiere e voci. Federico Mudoni trasforma la biblioteca in un luogo vivo, attraversato dalla musica e dalla presenza degli interpreti, dando forma a un racconto corale, elegante e ironico.

SALENTO GROOVES BAND
Composta da oltre venti musicisti provenienti da esperienze artistiche differenti, la Salento Grooves Band nasce con l’obiettivo di rinnovare la tradizione bandistica attraverso arrangiamenti originali e contaminazioni tra generi e linguaggi. Il repertorio alterna brani strumentali e vocali, musica d’autore, riletture della tradizione e sonorità contemporanee, per uno spettacolo pensato per festival, rassegne culturali, teatri e concerti in piazza. Alla guida del progetto c’è Vincenzo Grasso, musicista eclettico con una solida formazione accademica e una lunga esperienza internazionale maturata tra Europa e Sud America. Dopo gli studi, ha sviluppato un percorso orientato alla musica etno-jazz e alla sperimentazione orchestrale, partecipando a numerosi progetti e portando la propria ricerca sui palchi italiani e internazionali. La Salento Grooves Band è formata da Gabriella Prinari (flauto traverso), Tonio Stifanelli e Piero Iacovelli (clarinetti), Bruno Garzia (clarinetto basso), Mirko Miccoli e Francesco Zagà (sax alto), Giampiero Fiorino e Antonio Errico (sax tenore), Ivano Paladini (corno), Francesco Della Bona (flicornino in Mi bemolle), Stefano Cataldo, Simone Greco e Mario Leverè (trombe), Daniele Quarta, Cosimo Rollo e Nico De Filippis (tromboni), Dino Donateo (tuba), Fabio Chirizzi (batteria), Mino Tramacere (percussioni), Vito Stefanizzi (tastiera), Cecilia Costa e Daria Falco (voci), Bruno Galeone (fisarmonica).

MINO DE SANTIS
La collaborazione con Mino De Santis aggiunge al progetto la voce di uno degli autori più originali della scena salentina. Dopo l’esordio con Scarcagnizzu nel 2011, il suo percorso è proseguito con Caminante nel 2012, Muddhriche nel 2013, Petipitugna nel 2016 e Sassidacqua nel 2020, in attesa del prossimo lavoro discografico. Nel corso degli anni ha costruito un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile, capace di raccontare personaggi, abitudini, vizi e virtù di una comunità con precisione, sensibilità e ironia. Le sue canzoni sono istantanee del territorio, osservato con uno sguardo affettuoso ma mai indulgente.

IL LIVE
Dopo il lancio del videoclip, l’incontro tra la Salento Grooves Band e Mino De Santis arriverà anche dal vivo. Le prime due date (a breve tutti i dettagli) sono in programma venerdì 21 agosto a Porto Cesareo e giovedì 27 agosto a Novoli. Per l’occasione, il repertorio della formazione sarà arricchito dagli arrangiamenti originali, curati da Emanuele Coluccia, di alcune canzoni di De Santis, affidate alla forza orchestrale dei fiati, della sezione ritmica e delle voci.


Info
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Trygona
(The Turtledove)

Trygona è una delle figure femminili più sfaccettate della tradizione pontica. Il suo nome richiama sia la tortora — simbolo dell’amata nel canto pontico — sia un nome femminile comune tra le comunità greche del Mar Nero. Nel brano, Trygona appare come una donna che affronta da sola il lavoro agricolo: si prende cura degli animali, taglia la legna nel bosco, lavora a maglia — incarnando la forza e la resistenza della donna pontica. Questa registrazione intreccia due varianti: in una, Trygona è la donna laboriosa della terra; nell’altra, indossa orecchini e anelli, e il suo sguardo dolce fa sembrare la sera lunga mille anni. Due volti della stessa donna. In questo video, Stella indossa abiti cari appartenuti al suo defunto padre, creando un sottile ponte tra memoria, paesaggio e musica.
Voce: Stella Papalamprou | Lira pontica & cornamusa pontica (angion/tulum): Giorgos Vergos | Davul: Nikos Filippides.

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VANIA PALUMBO - LA GALANA Y LA MAR
No Fake Records Bajun Records

"La Galana y la Mar". Il brano in lingua giudaico-spagnola (ladino) è un canto di matrimonio della tradizione sefardita, provieniente dalla comunità ebraica di Salonicco. Era intonato dalle donne che accompagnavano la futura sposa nei preparativi per le nozze. La ragazza indossa vestiti di diverso colore tra cui quello di seta bianca e chiede di poter entrare in mare per il "Baño", Bagno. Probabilmente il canto fa riferimento al "Mikveh", il bagno rituale di purificazione della sposa prima delle nozze. Rituali e canti tramandati di madre in figlia; la tradizione orale ha permesso la sopravvivenza della meravigliosa musica sefardita dal 1400 ai nostri giorni. Ho fuso ed elaborato due melodie sefardite accompagnandomi con le mie due lyre medievali e con il tamburo a cornice arabo; il brano anticipa un più ampio progetto in preparazione. Alberto Redondo Antolín, liutaio spagnolo, è il costruttore dei miei  strumenti. Il video è stato girato sulla costa adriatica salentina. 
 
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INUDE
DISPONIBILE DAL 22 MAGGIO IL VIDEO LIVE DI “MALENCUNIA”
il singolo feat. CANZONIERE GRECANICO SALENTINO 

Pubblicato il 27 marzo per Factory Flaws, “Malencunia” è il brano con cui la band apre una nuova fase del proprio percorso. Insieme al singolo “Cent’anni”, anticipa l’uscita del prossimo album, prevista nel corso dell’anno. Con “Malencunia”, il sound indie-tronico / alt-pop che fin dagli inizi ha definito la cifra del progetto resta riconoscibile ma si evolve, si stratifica e si innesta in modo naturale nella tradizione, lasciandosi attraversare da sonorità, immagini e richiami che affondano nel territorio. Ne nasce un brano che trasporta, un trip interiore sospeso tra inquietudine e abbandono, tra desiderio di partire e incapacità di staccarsi da ciò che ci trattiene. Il singolo segna anche un passaggio importante nella scrittura della band: fino ad ora gli Inude hanno cantato principalmente in inglese, mentre “Malencunia” si apre per la prima volta anche all’italiano e al dialetto, elementi che ampliano ulteriormente il loro immaginario e rendono ancora più profondo il legame con la terra da cui provengono: il Salento.

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VORIVANOVA
“Ascùtimi”

il primo singolo ad anticipare il nuovo disco di inediti in arrivo in autunno
Una denuncia contro la malinformazione. Un elettro-pop in dialetto isnellese
Un disco in arrivo di chiaro stampo sociale

Esce “Ascùtimi”, il nuovo singolo dei Vorianova che torneranno in autunno con un nuovo disco di inediti, questa volta in pubblicazione per la RadiciMusic Records. Sempre il dialetto isnellese come firma indelebile del loro elettro-pop di stampo internazioanle. Torna il duo elettro-pop formato da Biagio Di Gesaro e da Alessandra Macellaro La Franca. Tornano in scena i Vorianova con un nuovo disco di inediti previsto per l’autunno prossimo per la label toscana RadiciMusic Records. Esce su tutti i canali di streaming e con un video ufficiale il primo singolo estratto dal titolo “Ascùtimi”: quel ricamo dal gusto internazionale nell’elettronica sempre molto attenta a calpestare forme pop. Un suono però attento a celebrare comunque le sue radici nel Mediterraneo (culla dei Vorianova), con caratteristiche sonore evidenziate dall’utilizzo di strumenti mediorientali e dalle tecniche espressive e sperimentali del pianoforte preparato, il tutto unito al dialetto isnellese (siamo a Isnello in provincia di Palermo), bandiera da sempre della ricerca letteraria e sonora dei Vorianova. Il dialetto della loro Isnello in provincia di Palermo è un ingrediente che non deve mai mancare nella poetica musicale dei Vorianova.  ««Una canzone che racconta uno dei tanti allarmi democratici dei nostri tempi: la privazione della libertà d’informazione in Italia e nel mondo. É una canzone di denuncia sociale che vuole anche rendere omaggio a chi svolge la sua professione esponendo la propria vita a continue minacce, aggressioni, alle campagne d’odio, al sovente utilizzo delle querele per intimidire e mettere a tacere. “Ascùtimi” diventa così un grido per sostenere il diritto ad informare e ad informarsi, salvaguardando la libertà di espressione e di pensiero, fondamento di ogni democrazia». Vorianova
Si intitolerà “Rivoluzioni" in uscita per la RadiciMusic Records il prossimo autunno. Dal sapore mediterraneo, con un sound internazionale che mescola elementi di modernità e sperimentazione, canzoni tutte nel dialetto isnellese, da sempre bandiera della ricerca letteraria dei Vorianova. Dodici tracce ispirate all'idea di rivoluzione sociale, trattando temi della nostra storia contemporanea, lotte in musica per il rispetto dei diritti umani e della giustizia sociale. E allora ecco dodici canzoni che celebrano la figura esemplare di uomini e donne che hanno lasciato un solco profondo in questo cambiamento. Tra questi c’è Mimmo Lucano sindaco di Riace, a Giuseppe Gatì giovane attivista siciliano, alle mamme di Lampedusa e alla piccola Hind Rajab.

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Esce per la Festa della Musica il video de “La fioraia” di Agnese Valle
Il nuovo clip accompagna il percorso del tour estivo de “I miei Uomini”

In occasione della Festa della Musica, esce il video de La fioraia, il brano di Agnese Valle scritto da Pino Marino e contenuto nell’album I miei uomini (Maremmano Records/IRD), disco entrato nella cinquina delle Migliori Interpreti per la Targa Tenco 2024. Il brano stesso è stato selezionato nella cinquina delle Migliori Canzoni, confermando la forza narrativa e la profondità emotiva di questa collaborazione artistica.La fioraia è una presenza in viaggio, una donna che trova senso nel suo camminare senza sosta. Un attimo sospeso la coglie di sorpresa: riflessa nella vetrina di un bar, si accorge di stringere l’ultima rosa, l’unica rimasta di un mazzo un tempo folto. Quel dettaglio minimo apre una fenditura nel tempo. Aggrappata all’esile gambo del fiore, la fioraia si ferma e riattraversa le stagioni della sua vita, come fossero strofe: rivede gli incontri avuti in ogni angolo del suo viaggio, tra sguardi compiaciuti o giudicanti, monete lasciate in un palmo, teste chine sugli smartphone, fretta, disagio, distrazione. Eppure, proprio oltre quel rumore di fondo, ritrova la bellezza, la certezza e la motivazione di ogni cosa. Nel video - dove incontriamo anche i musicisti: Annalisa Baldi, Luca Libonati e Simone Ndiaye - il suo peregrinare diventa racconto visivo: strade, volti, luoghi, fiori compongono una mappa sentimentale fatta di incontri, attese, sguardi sfuggenti e frammenti di quotidiano. Segue questo percorso con un linguaggio essenziale e cinematografico, caratterizzato da dettagli, sospensioni e un montaggio che accompagna il ritmo del suo andare. Il racconto si chiude con un ringraziamento che è anche un saluto ai luoghi attraversati: l’ultimo giorno del ponticello del Pigneto, che per anni ha permesso di passare da una sponda all’altra della ferrovia, e poi Londra, Parigi, l’entroterra marsicano, Sant’Oreste e i suoi abitanti, le notti romane, la Trattoria Placidi, il Mini Market di Ryan, il Maladisco Studio di Pino Pecorelli. Un omaggio ai posti e alle persone che hanno custodito il cammino della fioraia e, simbolicamente, quello di tutti noi. Parallelamente all’uscita del video, Agnese Valle sarà in scena con I miei uomini in una serie di appuntamenti che attraversano l’Italia.Sia il video che il tour sono una produzione realizzata nell’ambito del progetto LAZIOSound, finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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“Canzun’alla diversa”: esce il nuovo singolo di Federica Greco e Paolo Presta dedicato al repertorio di Carmelina Nicoletti 

È disponibile “Canzun’alla diversa”, il nuovo singolo di Federica Greco e Paolo Presta, primo risultato di un progetto di ricerca e valorizzazione del repertorio orale di Carmelina Nicoletti. Il duo nasce dalla comune passione per la cultura popolare e dal desiderio di approfondire, custodire e reinterpretare il patrimonio musicale tradizionale della propria terra. Le voci dei due artisti si intrecciano ai tamburi a cornice di Federica Greco e alla fisarmonica di Paolo Presta, dando vita a una versione personale del repertorio orale calabrese.  Nel corso degli anni, il duo ha partecipato a numerosi festival e rassegne di rilievo, ottenendo importanti riconoscimenti. Nel giugno 2022 ha pubblicato il primo album, “A ’sta frinesta”, un lavoro che rappresenta una finestra aperta sulla tradizione musicale calabrese. Il progetto dedicato a Carmelina Nicoletti nasce da un incontro avvenuto al termine di un concerto del duo a Santo Stefano di Rogliano. «Accompagnata dalle sue figlie, si avvicinò a noi e ci confidò che molti dei brani ascoltati poco prima facevano parte del suo repertorio. Espresse il desiderio di tramandare quel prezioso patrimonio affinché venisse custodito e valorizzato. Muniti di registratore, andammo a farle visita e ci trovammo di fronte a uno scrigno di saperi antichi, aneddoti e canti di rara bellezza e raffinatezza», raccontano gli artisti. Registrato in presa diretta da Cosimo Guglielmello presso la Piccola Biblioteca di Cuti, il brano vede la partecipazione di Daniel Cundari, studioso ed esperto conoscitore dei dialetti, il quale ha prestato la propria voce alla declamazione di un testo grottesco e tragicomico, popolato da situazioni assurde e impossibili, appunto “alla diversa”.  Nel videoclip del singolo, realizzato da Francesco Cristiano, che ha seguito anche le diverse fasi delle registrazioni, compare inoltre la giovane cantautrice Angelica Perri.  Distribuito dall’etichetta discografica Multifonic, “Canzun’alla diversa” è già disponibile su YouTube e sarà prossimamente pubblicato sulle principali piattaforme digitali. 

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Online il videoclip di Marco e Giuditta,
il nuovo estratto da “Fanigliulo, l’artista” di Olden
Regia di Laura Sellari, con la partecipazione speciale di Massimo Bonetti
Un racconto sospeso tra memoria, intimità e desiderio di restare vivi, nel ritratto di una coppia che porta addosso il peso e la grazia del tempo

È online il videoclip di Marco e Giuditta, uno dei brani più intensi di Fanigliulo, l’artista, il primo tributo discografico mai dedicato all’opera di Franco Fanigliulo. Olden restituisce qui una delle pagine più delicate del cantautore spezzino, un racconto sospeso tra memoria, intimità e desiderio di restare vivi, nel ritratto di una coppia che porta addosso il peso e la grazia del tempo. Il video, diretto da Laura Sellari, nasce come una vera e propria “danza nella memoria”. La regista racconta di aver percepito, al primo ascolto, “la tenerezza sepolta dentro agli anni di una coppia che resta insieme per tanto tempo: due persone che forse non si guardano più davvero, ma continuano ancora a sentirsi”. La canzone evoca un risveglio improvviso, una scintilla da riafferrare, e il videoclip ne segue la tensione: ciò che è stato e ciò che resta, il passato che affiora e il presente che chiede ancora spazio. Al centro, le parole di Fanigliulo: “devi viverlo e non ricordare”. Per questo la scelta del teatro vuoto non è scenografica, ma emotiva: uno spazio mentale, un luogo interiore in cui si muovono Francesca Danesi e la stessa Laura Sellari, accanto a Massimo Bonetti — presenza intensa e riconoscibile del nostro cinema — la cui partecipazione speciale dà corpo e profondità al personaggio. . “Nel suo sguardo c’è una vitalità autentica — spiega Sellari — qualcosa che racconta insieme la stanchezza del tempo e il desiderio ostinato di restare vivi”. Dirigerlo e interpretare al suo fianco è stata, dice, “una danza che mi rimarrà dentro”. Accanto allo sguardo della regista, prende forma anche la riflessione di Olden, che racconta il suo incontro con il brano e la genesi della sua interpretazione: “Marco e Giuditta è una canzone del 1979, inserita nell’album Io e me, il secondo disco di Franco Fanigliulo, prodotto dall’etichetta Ascolto di Caterina Caselli. L’ho scoperta un paio d’anni fa quando, dopo uno spettacolo del Club Tenco con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, ho iniziato ad approfondire la sua discografia. L’incontro con questo brano è stato folgorante: ricordo ancora lo stupore dell’ascolto, le immagini nitide che mi sono apparse, come se fosse un piccolo film. Fanigliulo, insieme a Riccardo Borghetti, riesce a raccontare con lucidità e dolcezza cosa accade quando un grande sentimento, dopo molti anni, si trasforma in qualcosa di diverso: affetto, routine, consuetudine. E ci dice che è tutto normale, che non ha senso provare nostalgia, che è stata una fortuna aver vissuto un amore così grande, anche se oggi non c’è più. Il video racconta l’inevitabile passare del tempo: un viaggio nei ricordi fatto di dettagli impercettibili, che scandiscono la storia di Marco e Giuditta, due persone come tante che si ritrovano ancora uno accanto all’altro, dopo quarant’anni, nonostante tutto sia cambiato per sempre”. Il videoclip è nato da un incontro umano e creativo speciale: un sodalizio istintivo e profondo con Stella Marotta Gigli e Gioacchino Marano, che hanno ideato e prodotto il progetto insieme alla regista, per la MRN Film, "Marco e Giuditta" conferma la forza del progetto Fanigliulo, l’artista: un disco che non imita, ma ascolta; che non ricostruisce, ma restituisce; che riporta al centro un autore irregolare e luminoso, ancora capace di parlare al presente.

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TOSCA
DA OGGI IN STREAMING IL NUOVO ALBUM
“FEMINAE”
ONLINE IL VIDEO DI “TUTT' 'E SERE” SCRITTO DA GNUT

È disponibile da oggi su tutte le piattaforme di streaming “Feminae”, il nuovo album di Tosca per BMG, già uscito il 24 aprile nei formati CD Deluxe maxi, Doppio Vinile Deluxe trasparente e numerato, e in download (https://tosca.lnk.to/feminae). Il videoclip del brano “Tutt’ ‘e sere” ne accompagna l’uscita ed è online al link https://youtu.be/Hqb7j7RbdDo. Una canzone d’amore minimale e luminosa, scritta per questo disco da Gnut,  che con la sua chitarra sostiene delicatamente la voce di Tosca evocando una presenza fatta di gesti impercettibili e di felicità condivise. Cantautore tra i più significativi della scena attuale, Gnut - nome d’arte di Claudio Domestico - rinnova con naturalezza la tradizione partenopea, intrecciando scrittura classica e sensibilità contemporanea nel solco di una lezione poetica e musicale profondamente radicata a Napoli. Il videoclip, diretto da Stefano Ricco e girato su una meravigliosa terrazza dell’hotel Royal Continental di Napoli, restituisce l’atmosfera rarefatta di questo dialogo intimo e delicato. “Feminae” arriva a sette anni dal precedente “Morabeza” e si presenta come un attraversamento di voci, repertori e scritture diverse. Un album di inediti, adattamenti e collaborazioni italiane e internazionali in cui identità, ricerca musicale e libertà artistica trovano un filo conduttore preciso: il femminile. Sul piano musicale, Tosca si affida ancora una volta a Joe Barbieri, che firma produzione artistica, arrangiamenti e adattamenti in italiano, accompagnando il progetto verso un impianto sonoro coerente e riconoscibile. “Feminae” si sviluppa in una dimensione di libertà creativa che privilegia lo scambio e l’autonomia espressiva, senza subordinarsi a logiche di mercato o dinamiche di esposizione. Per costruirla, Tosca coinvolge artiste della scena internazionale e italiana: Carmen Consoli, Ornella Vanoni, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey Kent, Mama Marjas, Cristina Branco, chiamate a condividere temi meravigliosi della tradizione mondiale o nuove composizioni scritte per il disco. A completare il disegno musicale, gli interventi di Paolo Fresu, Rita Marcotulli e dei Flowing Chords. Ne emerge un lavoro che non si limita a descrivere il femminile, ma lo attraversa come territorio vivo e in continuo movimento. Il progetto si avvale inoltre delle firme di autori come Pacifico, Jorge Dexler, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi, Michele Santoleri, Gnut, Pietro Cantarelli, Fabio Ilacqua, Tony Canto, Ivano Fossati, accanto a nomi illustri della tradizione come Vinicius De Moraes, Antonio Carlos Jobim, Rafael Hernández, Fausto Bordalo Gomes Dias, Sergio Bardotti e Maurizio Piccoli.  Annunciate anche le date dei primi concerti: dal 30 novembre 2026 Tosca tornerà sui palchi dei principali teatri italiani con il nuovo tour “FEMINAE a Teatro”, un progetto intenso e visionario che debutterà al Teatro Piccolo Strehler di Milano per poi proseguire il 3 dicembre a Firenze (Teatro Puccini), il 7 dicembre a Roma (Auditorium Parco Della Musica Della Musica Ennio Morricone), il 14 dicembre a Napoli (Teatro Acacia) e chiudere l’anno il 21 dicembre a  Parigi (Theatre Des Abbesses). Nel 2027 il tour ripartirà il 14 gennaio a Torino (Teatro Colosseo), il 4 febbraio a Cagliari (Teatro Massimo), il 6 febbraio a Nuoro (Teatro Comunale), il 7 febbraio a Sassari (Teatro Verdi), il 15 febbraio a Catania (Teatro Stabile), il 16 febbraio a Palermo (Teatro Al Massimo), il 19 febbraio a Legnano (Teatro Galleria), il 24 febbraio a Bologna (Teatro Celebrazioni), il 25 febbraio a Schio (Teatro Civico). Il calendario è in aggiornamento e sarà progressivamente integrato con le nuove date qui.

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E’ on line il video-lyric di STRANIERO di Bianca d’Aponte
Il suo alter ego in viaggio tra smarrimento e speranza
Il brano, che si avvale dell’arrangiamento di Bungaro, è estratto dall’album “Bianca d’Aponte - Ensemble per Bianca d’Aponte”

Esce oggi su YouTube il video-lyric di “Straniero” di Bianca d’Aponte, contenuto nell’album “Bianca d’Aponte - Ensemble per Bianca d’Aponte”, brano fra i più intensi e rivelatori del mondo poetico della cantautrice campana, prematuramente scomparsa. Un testo che mette al centro il suo sguardo sul mondo: essenziale, visionario, capace di trasformare spaesamento e desiderio in un racconto intimo e universale. Come scrive Elisabetta Malantrucco nella presentazione delle tracce che accompagna il press kit del disco, “Straniero è il suo specchio delle brame”, un alter ego che la accompagna nei suoi viaggi reali e interiori, incarnando speranza, smarrimento e una forma ostinata di fiducia. Nel lavoro di restauro e produzione dell’album, l’arrangiamento di Bungaro ha restituito a “Straniero” la sua natura più profonda, cercandola soprattutto nelle parole, rallentandone il passo e trovando un ritmo capace di far emergere il senso più intimo del pezzo. Il lyric video utilizza un’unica immagine fissa, tratta dal booklet del disco: un ritratto grafico di Bianca realizzato dall’artista e illustratrice Clelia Bove, in arte Clelia Le Boeuf (il progetto grafico complessivo è firmato da Rita Zunno, artista che, fra l’altro, ha curato anche il logo delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione della città di Napoli). L’immagine accompagna il testo senza sovrastarlo, lasciando che sia la voce di Bianca a emergere con tutta la sua delicatezza e profondità. “Straniero” fa parte dei dieci brani contenuti nel disco Ensemble per Bianca, selezionati tra il materiale che la cantautrice aversana aveva lasciato prima della sua scomparsa nel 2003, a soli 23 anni. Bianca stava lavorando al suo primo disco e aveva già scritto e registrato un piccolo patrimonio di canzoni: alcune in forma di bozza su musicassetta, altre già arrangiate, altre ancora pronte per la pubblicazione. Tutti i brani sono stati restaurati e affidati ai musicisti dell’”Ensemble”, ciascuno libero di scegliere un proprio colore sonoro per valorizzare la voce, le idee e le intenzioni di Bianca, rendendo questo lavoro sorprendentemente attuale. La pubblicazione del lyric video di “Straniero” rappresenta un nuovo gesto di cura verso l’eredità artistica di Bianca D’Aponte, una voce che continua a parlare al presente con una sincerità rara e una profondità che non smette di toccare chi l’ascolta.

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ESCE OGGI IL VIDEO-LIVE DI “BENIAMINA” DEI FABULARASA
La storia vera di una “figlia del deserto” sottratta al silenzio e all’indifferenza Un racconto di dignità e rinascita, un invito a tornare umani
REGISTRATO DURANTE IL CONCERTO AL TEATRO FORMA DI BARI, OSPITE MÀRIO LAGINHA

È online il video live di Beniamina, uno dei brani più intensi e rappresentativi di Atlante, il nuovo album dei Fabularasa. La canzone raccontata una storia molto dura. Il tema è quello dei cosiddetti “figli del deserto”, i bambini nati da donne africane migranti abusate nei centri di detenzione anti-immigrazione del Nord Africa. Il brano affronta con delicatezza, ma senza reticenze la storia vera — e purtroppo non unica — di una giovane donna abusata in un campo di detenzione in Libia che, giunta in Italia, a Bari, dà alla luce una bambina (Beniamina, come hanno deciso di chiamarla provvisoriamente i medici dell’ospedale in cui è nata), che grazie a un’adozione, oggi è cittadina italiana, con un futuro possibile davanti a sé. Attraverso la parola cantata e la musica, la storia di “Beniamina” diventa un atto di denuncia e allo stesso tempo un invito a tornare umani: una canzone scritta e suonata in pieno stile Fabularasa che sceglie una vicenda, tra migliaia di altre uguali, per sottrarla al silenzio e all’indifferenza, trasformando una ferita scaturita da un atto di disumana crudeltà in un racconto di dignità e rinascita, rivelando un esempio di Resistenza e Resilienza a un Paese, il nostro, a volte distratto a volte colpevolmente ignaro di quanto, anche per propria responsabilità, accade poco lontano da noi, su altre sponde di un mare comune. Il video è un estratto del grande concerto di presentazione del disco, in prima nazionale al Teatro FORMA di Bari lo scorso 9 gennaio, in una serata che ha segnato il ritorno ufficiale della band dopo tredici anni dall’ultimo lavoro discografico. In quella occasione sul palco insieme al quartetto, anche un ospite d’eccezione: Màrio Laginha, pianista portoghese tra le firme più autorevoli del jazz europeo, che ha collaborato alla produzione artistica dell’album e ha costruito con la band un interplay denso e potente. Il video live restituisce la dimensione più autentica e riconoscibile dei Fabularasa: una musica suonata, respirata, costruita sull’ascolto reciproco dei musicisti, dove ogni strumento diventa parte di un’unica voce. Dal punto di vista musicale “Beniamina” parte da vibrazioni africane e da una danza ritmica che richiama il respiro del deserto. Gli arpeggi intrecciati di chitarra e basso richiamano strumenti africani come la kalimba e il balafon, la coda finale è affidata alla struggente improvvisazione di Màrio Laghina. La regia di Roberto Ficarella valorizza la dimensione scenica del concerto, la cura degli arrangiamenti e la presenza magnetica dei musicisti e la totale connessione emotiva con il pubblico, offrendo allo spettatore un frammento fedele dell’atmosfera che ha attraversato il Teatro Forma quella sera: intensa, vibrante, condivisa. Con Atlante, i Fabularasa tornano a tracciare una mappa emotiva e politica del nostro tempo, intrecciando jazz, world music e scrittura d’autore. Il concerto del 9 gennaio ha rappresentato il primo passo di un nuovo percorso, accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, e “Beniamina” ne è una delle testimonianze più forti.

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Esce il lyric video di “50mila morti”
di Gerardo Balestrieri con Pierpaolo Capovilla
E’ IL BRANO D’APERTURA DEL SUO ULTIMO ALBUM “CANZONI DI RABBIA E DI GUERRA”

È online il lyric video di “50mila morti”, nuovo estratto da Canzoni di rabbia e di guerra, il più recente progetto discografico di Gerardo Balestrieri. Il brano nasce durante l’inverno, in un momento di forte urgenza espressiva. Balestrieri racconta così la sua genesi: “’50mila morti’ è la prima canzone che ho scritto nell’inverno del 2025 pensando a Pierpaolo Capovilla. L’ho immaginata per la sua voce e con sonorità che potessero essere affini a entrambi. Pierpaolo ha apprezzato e registrato la canzone, mettendoci del suo nel refrain, che inizialmente era strumentale. Un testo esplicito che non ha bisogno di ulteriori commenti”. Il brano apre Canzoni di rabbia e di guerra, un disco “istantaneo” ma estremamente curato e suonato, costruito come un mosaico collettivo: quindici musicisti contribuiscono a tesserne le trame sonore, tra cui lo stesso Pierpaolo Capovilla, che presta voce (e penna) proprio al brano d’apertura. Sotto la direzione attenta di Balestrieri — cantautore di lungo corso con quindici album all’attivo, artista tout court che ha suonato in tutto il mondo e collaborato anche con il teatro e con figure come Zezi Gruppo Operaio, Daniele Sepe e Bebo Storti — il disco prende forma come un attraversamento lucido e poetico delle contraddizioni del presente. Balestrieri scrive: “Ho scritto canzoni di rabbia e di guerra per le macerie di questi anni. Anni vissuti nell’angoscia della devastazione con l’afrore della morte e nessuna attenzione. Questo album tratta la tematica della guerra e di altre tragedie di quest’epoca. Non ha nomi, né bandiere. Canta e suona la dinamica del potere e le macerie che ha prodotto”. Il lyric video di “50mila morti” accompagna la canzone con un’estetica essenziale e diretta, lasciando spazio alla parola e alla sua carica emotiva. Balestrieri spiega così la scelta visiva: “Ho creato un lyric video essenziale, con una sola immagine. Per cercare di spettacolarizzare il meno possibile la situazione. Certo, si potevano inserire immagini che abbiamo visto in questi anni. Sarebbe stato d’effetto usare comparse scomparse e cumuli di macerie. Ho preferito un’unica immagine: uno sfondo nero (come l’animo umano nel suo orrore) e una macchia di sangue, simbolo di tutto quello versato in questi anni”. Il risultato conferma la forza espressiva di un progetto che si muove tra memoria, denuncia e resistenza civile.

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La violoncellista, cantante e compositrice cubana che sta incantando il mondo con il suo violoncello e la sua voce inconfondibile
ANA CARLA MAZA
DA OGGI ONLINE IL VIDEO DI
“ALAMAR”
l’omonimo brano tratto dal nuovo album di inediti che racconta radici, memoria e amore, tra esilio, ritorno e identità, in un intreccio sonoro che fonde jazz, musica latina e world music
…. E PROSEGUE IL TOUR ESCLUSIVO NEI TEATRI DOVE LO PRESENTERÀ PER LA PRIMA VOLTA DAL VIVO!
Immagine che contiene strumento ad arco, musica, Strumento musicale, persona

Da oggi, giovedì 30 aprile, è online il video di “ALAMAR”, il brano tratto dall’omonimo nuovo album di inediti della violoncellista, cantante e compositrice cubana ANA CARLA MAZA, che sta incantando il mondo con la sua musica e la voce inconfondibile. Girato in Giappone e diretto dalla pluripremiata regista Azusa Maruyama (NHK Japan Television), il video, prodotto da ACM Global Music Publishing, mostra Ana Carla Maza immersa in un paesaggio naturale essenziale e quasi mistico, dove il violoncello diventa voce, respiro e rituale. Ispirato all’omonimo brano che apre l’album, ne restituisce tutta l’energia attraverso un potente rituale afro-cubano, costruito sul dialogo tra violoncello e percussioni, in cui il paesaggio si integra nella performance, amplificandone la forza espressiva. L’album, anticipato dai brani “Corazoncito mío” e “Habanera”, è un progetto personale, scritto e composto da Ana Carla Maza. L’artista intreccia voce e violoncello per raccontare radici, memoria e amore, fondendo jazz, musica latina e world music in uno stile unico e riconoscibile. “Alamar” è disponibile al seguente link. L’album prende il nome dal quartiere sul mare dell’Avana dove è nata Ana Carla Maza, nell’Edificio de los Chilenos, un luogo simbolico che, dopo il 1973, ospitò rifugiati cileni, di cui oltre 180 bambini. Tra loro c’erano anche suo padre e sua nonna e Ana Carla nacque proprio lì. Questa storia di esilio, ritorno e identità è alla base emotiva del disco. Nel solco della tradizione musicale cubana, Ana Carla Maza ha portato il suo talento in oltre 25 Paesi con più di 400 concerti, esibendosi in festival e club prestigiosi come Jazz à Vienne, EFG London Jazz Festival e Blue Note Milano, condividendo il palco con leggende come Chucho Valdés e affermandosi come una delle voci più originali della scena internazionale. Ana Carla Maza attualmente è tour in Italia, con “ALAMAR 2026”, dove presenterà per la prima volta dal vivo il nuovo album di inediti. I biglietti sono disponibili al seguente link: www.anacarlamaza.com Queste le date italiane di “ALAMAR 2026”: 25 giugno – Piazza dei Miracoli – Pisa nell’ambito di “Musica sotto la torre”; 26 giugno – Villa La Magia – Quarrata (Pistoia); 19 luglio – Auditorium Franco Alfano – Sanremo nell’ambito di “Sanremo Summer Symphony”; 29 luglio – Palazzo Steri – Palermo nell’ambito di “Festival Brass Group”; 30 luglio – Piazzale Ceccarini – Riccione (Rimini) nell’ambito di “Riccione Summer Jazz”.
Ana Carla Maza è una violoncellista, cantante e compositrice cubana la cui musica attraversa culture, lingue e tradizioni. Nata in una famiglia di musicisti a Guanabacoa, quartiere dell’Avana legato alle radici afro-cubane, inizia a suonare il violoncello a sette anni. Il padre, il pianista e compositore cileno Carlos Maza, e la madre, la cantante e chitarrista cubana Mirza Sierra, la guidano negli studi, trasmettendole un patrimonio che va dai ritmi latinoamericani al jazz e alla musica classica. Durante l’adolescenza si trasferisce in Spagna, dove entra in diverse orchestre sinfoniche e partecipa a tournée con il padre. Prosegue poi la formazione a Parigi, collaborando con musicisti provenienti da ambiti diversi, dal jazz al blues, dal funk al reggae, fino al rock e alla world music. Si esibisce in numerosi festival internazionali, tra cui Jazz à Vienne, EFG London Jazz Festival, Paris Jazz Festival, Jazzwoche Burghausen, Blue Note Milano, Jazz à la Villette, Verona Jazz Festival e Gibraltar World Music Festival. Nei suoi concerti intreccia generi come salsa, bossa nova, cumbia, reggae, rumba, samba e tango. Dopo l’album di debutto “La Flor” (2020), pubblica “Bahía”, seguito da una tournée di oltre 150 concerti. Nel 2023 esce “Caribe”, dedicato alle culture caraibiche, accolto positivamente dalla stampa internazionale.


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FATOUMATA DIAWARA
“FALA”
SECONDO SINGOLO CHE ANTICIPA IL NUOVO ALBUM “MASSA” DISPONIBILE DAL 5 GIUGNO 2026

In Italia l’album sarà presentato:
30 giugno - Estate Fiesolana
18 luglio - Fano Jazz By The Sea
15 settembre - Romaeuropa Festival

È online “Fala” (ascolta qui: https://idol-io.ffm.to/fala), il secondo singolo di Fatoumata Diawara, cantautrice del Mali nominata due volte ai Grammy. Il brano anticipa il nuovo album “MASSA”, in uscita il 5 giugno 2026, che in Italia sarà presentato dal vivo il 30 giugno all’Estate Fiesolana, il 18 luglio nell’ambito di Fano Jazz By The Sea e il 15 settembre al Romaeuropa Festival. Il brano segue “Djanne” (ascolta qui: https://idol-io.ffm.to/djanne), un inno vibrante e proiettato verso il futuro, dedicato a chi lascia la propria terra d’origine senza mai perdere il legame con le proprie radici. Con “Fala” (“orfano” in bambara) l’attenzione invece si sposta su una dimensione più intima e universale: una ballata che si rivolge a chi è stato respinto, deriso o fatto sentire solo. Attraverso ritmi ipnotici, un linguaggio poetico e il timbro profondamente espressivo della sua voce, Fatoumata Diawara costruisce un messaggio di dignità e resilienza, invitando a non lasciare che crudeltà e giudizio definiscano la propria identità. Il videoclip che accompagna il brano amplifica ulteriormente questo immaginario. Ambientato in una dimensione onirica e simbolica, trasforma la canzone in una potente allegoria visiva. I cavalli attraversano il racconto come presenze ricorrenti, incarnando al tempo stesso fragilità e libertà: un cavallo confinato all’interno dello schermo di un televisore richiama il peso del giudizio sociale e dei limiti imposti, mentre un cavallo bianco che corre libero oltre quella cornice diventa immagine di emancipazione e autodeterminazione. Il video si chiude su un’immagine sospesa e carica di suggestione: un cavallo a dondolo in movimento, che lascia lo spettatore in equilibrio tra memoria infantile, fragilità e resilienza. Con “Fala”, Fatoumata Diawara racconta una storia di dignità, vulnerabilità e della forza silenziosa di chi rifiuta di essere definito dalla crudeltà. Quando gli odiatori parlano e ti danno dei nomi, quando i malvagi si accaniscono contro di te e ti maltrattano a causa della tua condizione, non dire loro nulla, orfano. Non vale la pena rispondergli, perché solo loro sanno perché si comportano in questo modo. Asciuga dunque le tue lacrime e affida ogni cosa nelle mani di Dio misericordioso. (Fatoumata Diawara) 
Fatoumata Diawara - Voce potente e visionaria della scena musicale africana, ha costruito un percorso artistico esemplare. Dopo una serie di collaborazioni e un intenso viaggio tra cinema e musica, l’artista maliana riafferma il proprio impegno e la propria apertura culturale nel suo ultimo lavoro discografico. Artista poliedrica, si fa notare inizialmente come ballerina nella compagnia del padre, dove interpreta la straordinaria danza didadi. È però il cinema a rivelarla al grande pubblico con il film Sia, le rêve du python di Dani Kouyaté, in cui ricopre il ruolo principale. Fuggita da un matrimonio forzato, trascorre sei anni in tournée internazionale con la compagnia teatrale Royal de Luxe. Inizialmente canta dietro le quinte, finché il regista Jean-Luc Courcoult la invita a farlo anche sul palco. Nel 2007 la sua voce la conduce al ruolo della strega Karaba nel musical tratto dal film d’animazione Kirikou et la Sorcière di Michel Ocelot. Successivamente, incoraggiata da Rokia Traoré, impara a suonare la chitarra e inizia a esibirsi nei bar parigini con le proprie composizioni. Rivelata al grande pubblico con il suo primo album Fatou nel 2011, conquista critica e pubblico grazie alla capacità di esprimere l’intimo attraverso la chitarra folk, fondendo la tradizione wassoulou con influenze funk occidentali. Si distingue anche per il suo impegno costante. Nel 2013 riunisce quaranta artisti maliani per il progetto Mali Ko, in risposta alla crisi che attraversava il suo Paese. Nel 2018 pubblica Fenfo - titolo traducibile come “qualcosa da dire” - inviando un messaggio vibrante e necessario. L’anno successivo, le nomination ai Grammy Awards e alle Victoires de la Musique consacrano questa ascesa. La sua musica attraversa i generi con rara naturalezza: afrobeat, jazz, electro, pop e rock si intrecciano rimanendo ancorati ai ritmi mandinka. Il 2023 segna un importante ritorno discografico con London Ko, album ambizioso impreziosito da collaborazioni di rilievo, in particolare con Damon Albarn. Questo legame creativo, nato sul palco di Africa Express nel 2012 e proseguito con il brano Désolé dei Gorillaz nel 2020, trova qui piena espressione, testimoniando la sua dedizione alla condivisione musicale e alla diversità culturale. L’album riflette anche il suo gusto per contaminazioni audaci, come nella collaborazione con Disclosure nel brano Douha (Mali Mali). Nel 2025 torna a far parte dell’avventura del collettivo Lamomali, progetto emblematico di dialogo tra Mali e musica contemporanea avviato da -M-. Figura centrale del collettivo sin dalla sua nascita, ne incarna l’anima mandinka e contribuisce a un nuovo capitolo artistico fatto di concerti e creazioni inedite, nel segno della trasmissione, della fusione e della forza del gruppo. Nel gennaio 2026 entra nella storia diventando la prima donna nera a firmare una chitarra signature con Gibson Epiphone. Un riconoscimento iconico che celebra il suo legame profondo con lo strumento, la sua influenza artistica e il suo ruolo di figura ispiratrice per le nuove generazioni di musiciste.Attualmente sta per pubblicare il suo prossimo album in studio, Massa, previsto per la tarda primavera 2026, che presenterà il 30 giugno all’ Estate Fiesolana, il 18 luglio al Fano Jazz By The Sea e il 15 settembre al Romaeuropa Festival.

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Il nuovo omonimo videoclip dei Senduki diretto da Saverio Autellitano
 
Esce ufficialmente il 22 aprile 2026 su You Tube il nuovo omonimo videoclip dei Senduki, interessantissimo progetto musicale interamente made in Calabria nato nel 2023 da un’intuizione di Ettore Castagna e dall’incontro creativo con Giuseppe Costa (Yosonu) e Carmine Torchia, ai quali si è unita la cantante Elisa Surace.  Senduki è una commistione viva di tradizione orale e musica contemporanea: rock, punk, dub, elettronica, metal, progressive, musica classica e cantautorato convivono senza gerarchie. Ogni componente porta un mondo sonoro distinto, un sentire personale che entra in dialogo con gli altri. L’improvvisazione è il nostro punto di partenza, la radice è il centro. Nel processo creativo, ogni musicista è come una “repubblica indipendente” che trova però un terreno comune. Nel progetto Senduki il synth ha la stessa dignità di una zampogna, una lira dialoga con un basso elettrico, il canto si muove libero nell’improvvisazione e nella ricerca del suono, senza dover scegliere un linguaggio. Il 30 maggio 2025 è uscito “Stranìa”, l’affascinante album d’esordio della band pubblicato da AlfaMusic con management e booking a cura di Sud Studio Digital Sound. A gennaio 2026 l’album è entrato nella Top 10 della World Music Charts Europe, posizionandosi al n.7. Il disco è stato accolto con grande interesse dalla critica per il suo approccio sonoro originale e coinvolgente. Una musica che supera la semplice world music, capace di fondere radici tradizionali con linguaggi contemporanei in un dialogo creativo che “spiazza e sorprende” e crea un linguaggio proprio, lontano da schemi definiti. Un album con forte personalità, capace di far ballare e far riflettere, non solo una raccolta di canzoni, ma un vero e proprio viaggio tra memoria e cultura sonora contemporanea capace di attraversare confini geografici e stilistici restando profondamente radicato nella sua identità. Non da meno è il videoclip del brano “Senduki”, traccia n.10 del disco, sicuramente una delle più originali e particolari dell’intero repertorio della band calabrese. Il brano è infatti accompagnato da un ipnotico videoclip diretto dal talentuoso Saverio Autellitano, visual designer e artista digitale che lavora ai margini tra immaginario storico e sperimentazione visiva contemporanea. Il suo lavoro attraversa videoclip, fotografia e ricostruzione visiva, con un’attenzione particolare alla riscrittura dell’immaginario antico in chiave attuale.  A parlarcene è lo stesso videomaker calabrese:  ll videoclip del brano Senduki nasce come un sabotaggio visivo dell’immaginario medievale: i capolettera del canzoniere di Zeghere van Male vengono smontati e riattivati come generatori di caos animato. Le figure marginali dei manoscritti — grottesche, deformi, ibride — smettono di stare ai bordi e invadono la scena, prendendo il controllo del ritmo. Ne emerge un mondo delirante e festivo, dove animali antropomorfi, corpi distorti, musicisti e creature impossibili si muovono in una coreografia continua. Tutto suona, tutto danza, tutto eccede. E sull’estetica del videoclip?  Il colore è spinto fino alla violenta saturazione visiva: spruzzi, esplosioni cromatiche e cieli stellati costruiscono una dimensione apertamente psichedelica, quasi allucinata. Non è un’estetica decorativa, ma una scelta precisa: restituire l’eccesso, l’ironia e la libertà visiva dei manoscritti medievali, portandoli dentro un flusso contemporaneo che dialoga con il suono viscerale dei Senduki. Il video diventa così una festa visiva senza gerarchie, un carnevale animato in cui il sacro e il profano, il colto e il popolare, il passato e il presente si confondono nello stesso spazio vibrante. Presentato in anteprima sulla storica webzine Mescalina, il nuovo videoclip del quartetto calabrese è disponibile dal 22 aprile 2026 sul proprio canale You Tube. SENDUKI, musica transitoria da una realtà residuale. Buon ascolto e buona visione. 
 
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VIENTO
Canio Loguercio


Oi viento,
‘o ‘ssai passano ‘e juorni
E ‘o friddo d’e mmani
Se squaglia a ‘o calore d’o sciato d’o suonno
Oi viento,
Pigliati tutte ‘e canzune
E chitarre vecchie
E ‘e pparole suverchie
Puortatelle a jettà
Aizammo ‘o ffuoco co tutte ‘e lettere
Ca m’ha scritto Rosina mia
c‘o ritratto formato visita d’a buonanima e zì'
Sufia
Jettali a mare santilli e diavuli
‘e muort appisi a n’ammore traggico
Aiza ‘a terra suspiri e lacreme
E puortatell cu ‘tte
Oi viento, ti facevo cchiù forte
ccà stà n’aria stagnante e l’addore d’a morte
nun se riesce a luà
Scirocco, lassame tutt’e dulure
‘e quann’era ‘a staggione
E ogni spina int’o core
Me pareva nu sciore
Maestrale, spign ll’onne d’o mare
‘na tempesta ca saglie
Int’all’uocchi accecati
Ca chiagnono sale
M’accatto ‘na casciaforte
Pe' ce mettere tutt’e rrisate
Chill' uocchi niri ‘e passeggiate
N’abbraccio forte Pe’ tutta ‘a nuttata
Oi viento, lassame sulo ‘e ccarezze
e io t’aspetto ‘ccà senza nisciuna fretta.
Jettali a mare santilli e diavuli
‘e muort appisi a n’ammore traggico
Aiza ‘a terra suspiri e lacreme
E puortatell cu ‘tte
Oi viento, ti facevo cchiù forte
ccà stà n’aria stagnante e l’addore d’a morte
nun se riesce a luà

Programmazione, produzione e arrangiamento: Canio Loguercio
Missaggio e mastering: Carlo Di Gennaro c/o KammerMuzak - Soccangeles - Napoli
Un video di Ena Serra

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MARTINA LUPI
Fiamma

Fiamma è’ il primo singolo estratto dall'album di Martina Lupi, “Dannate Salvatrici”, per Filibusta Records (distr.digitale Altafonte Italia), lavoro di esordio come solista della fondatrice e autrice della storica band di world music Tupa Ruja. Un progetto che la vede accompagnata da Alessandro Gwis in tutti i brani, e che vede la partecipazione anche di Michele Gazich e Mattia Lotini. Il brano esce in tre versioni contemporaneamente: italiano, francese, spagnolo. Tre versioni che vivono di vita propria, toccando le stesse corde, in lingue diverse. Questo brano è un manifesto di resistenza spirituale. Una preghiera laica che celebra il potere del femminile di abitare il buio per rivelarne l'oro nascosto. Tra le corde inquiete del violino di Michele Gazich, le trame visionarie di Alessandro Gwis e la terra pulsante del basso di Mattia Lotini, "Fiamma" non è solo una canzone, ma un rito di guarigione, che porta la firma di Martina Lupi in una veste solista potente e sciamanica.


Martina Lupi: voce, testo e musica; Alessandro Gwis: pianoforte, electronics; Michele Gazich: violino; Mattia Lotini: basso elettrico
Video: Alessio De Leonardis e Dario Acocella
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AREALIVE in collaborazione con GRAF SRL e FULL HEADS
presentano
 
 ROBERTO COLELLA 
 "LA CASA SULL'ALBERO" 
NUOVO SINGOLO  E VIDEO SU YOUTUBE

In radio e sugli store digitali da venerdì 3 aprile, La Casa Sull'Albero è la canzone che anticipa il primo album di inediti di Roberto Colella, in uscita a maggio per l'Etichetta Full Heads. Dall'8 Aprile è disponibile il videoclip su Youtube. Autore, compositore, polistrumentista e per 12 anni frontman della band napoletana La Maschera, Colella apre l'ascolto del suo nuovo percorso con una canzone che ci trasporta al centro della sua poetica musicale, voce potente e impegno musicale, con un cantato in cui coesistono con naturalezza napoletano, italiano e inglese. Com'è viaggiare da soli la notte in un cielo infinito e buio? Il volo diurno, armonioso e collettivo, si contrappone alla solitudine del volo notturno. Così come la gioia condivisa di un momento felice si contrappone al senso di solitudine in un periodo difficile. E' in questa metafora il cuore de La Casa Sull'Albero: un punto d'evasione simbolico in cui provare a capire il rumore del mondo, in cui ritrovare se stessi e la giusta direzione. Perchè la paura di cadere spesso si confonde con quella di sentirsi profondamente vivi. La casa sull’albero è l’inizio del viaggio. Una via d’evasione e un punto d’osservazione – dice Roberto Colella. Sono profondamente felice di pubblicare nuova musica, felice della forma di questo lavoro e dei segnali che la vita mi ha offerto per trovare la giusta direzione. Questa canzone è arrivata di notte, come una luce in un cielo infinito e buio. Scriverla e cantarla è stato come ricongiungersi con il me adolescente che imitava Freddie Mercury in cameretta, come mettersi a nudo e vincere la paura di cadere... e, più di ogni altra cosa, mi ha dato un brivido che spero arrivi a chi la ascolterà.


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DA OGGI È DISPONIBILE IL VIDEO DI
“FREE PALESTINA"
IL NUOVO BRANO DEL CANTAUTORE
PIPPO POLLINA

CONTENUTO NELL’ALBUM DI INEDITI “FRA GUERRA E PACE”
 
“E se la storia non ci vuole son chiare le parole oggi e per sempre. Nostra è questa terra. Nostra la libertà”. 
 
Da oggi è disponibile il video ufficiale di “FREE PALESTINA”, il nuovo brano del cantautore internazionale PIPPO POLLINA contenuto nell’album di inediti “Fra guerra e pace” (Jazzhaus Records / STORIEDINOTE). Il video, prodotto da Rambaldo degli Azzoni Avogadro e diretto da Enzo De Giorgi, alterna l’esibizione di Pippo in studio a frammenti della guerra in Palestina. Bombe, rovine e disperazione lasciano progressivamente spazio a manifestazioni in tutto il mondo e a un fiore che sboccia dalle macerie, sottolineando il senso del brano e dell’intero album, ovvero la speranza in un cambiamento e in un futuro migliore, nonostante tutto. Il cortometraggio è realizzato in gran parte tramite intelligenza artificiale, partendo, in alcuni casi, dall’adattamento in post-produzione di immagini o fotogrammi video già presenti in rete in varie forme. Pippo Pollina dichiara: “Per il popolo della Palestina, tradito perfino da una propria minoranza armata. Perché la liberazione di quella terra passa dal rifiuto di ogni logica della violenza a tutti i costi. Del muro contro muro. Di chi semina odio per interessi propri o per quelli di chi gli ha armato la mano. La musica suona per la gente. E la gente la guerra non la vuole”. Il brano è contenuto all’interno del nuovo album “FRA GUERRA E PACE”. Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza. L’album è disponibile solo in formato CD e vinile al seguente link: storiedinote.com
Pippo Pollina è un cantautore siciliano nonché una delle voci più originali e riconosciute della canzone d’autore italiana in Europa. Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per il canto e nel 1979 inizia gli studi di chitarra classica e teoria musicale. Esordisce con Agricantus, gruppo di ricerca popolare legato alle tradizioni dell’America Latina e del Sud Italia. Parallelamente collabora con il mensile antimafia I Siciliani, diretto da Giuseppe Fava, giornalista e scrittore assassinato dalla mafia nel 1984. In quel clima di repressione e mancanza di prospettive, alla fine del 1985 lascia l’Italia e parte per un viaggio senza meta attraverso l’Europa. Per mesi vive suonando ovunque sia possibile raccontare storie e raccoglierne altre, attraversando quasi tutti i Paesi europei, dall’Ungheria alla DDR, dalla Francia all’Inghilterra, dall’Austria alla Svizzera, fino alla Scandinavia. Durante un’esibizione a Lucerna viene notato dal cantautore svizzero Linard Bardill, che lo invita a partecipare a un progetto discografico e concertistico in lingua romancia. Il tour, con circa 60 date, tocca Svizzera, Belgio e Germania e nel 1988 viene pubblicato l’album “I nu passaran”. L’anno successivo Pollina firma il suo primo album solista. Da quel momento costruisce una carriera internazionale unica composta da 24 album, più di 4.000 concerti e un pubblico particolarmente numeroso nell’area di lingua tedesca. Collabora con artisti di grande prestigio come Konstantin Wecker, Georges Moustaki, Franco Battiato, Nada, Inti-Illimani, oltre a progetti speciali come “Leo”, dedicato a Léo Ferré e realizzato con il sassofonista americano Charlie Mariano e il gruppo berlinese d’avanguardia L’Art du Passage. Il suo percorso lo porta fino ai grandi teatri europei e alle arene più importanti tra cui l’Arena di Verona e l’Hallenstadion di Zurigo con oltre 8.000 spettatori. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Lunezia, il Premio della Critica del MEI, il prestigioso Kleinkunstpreis svizzero, il Premio Musica e Cultura in memoria di Peppino Impastato e il Premio Pino Puglisi a Palermo.


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RAIZ
 ESCE OGGI VENERDÌ 20 MARZO
 IL VIDEO INEDITO DI “ROSA”
 
CONTEMPORANEAMENTE DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME STREAMING
UNA NUOVA VERSIONE UNPLUGGED DELLA CANZONE

Esce oggi, 20 marzo, su tutte le piattaforme streaming la nuova versione di “ROSA”, brano scritto da RAIZ nel 2024 per la quarta stagione di Mare Fuori, la fortunata serie tv nel quale ha interpretato il ruolo di Don Salvatore Ricci. L’uscita è accompagnata da un videoclip inedito, nel quale il cantante asseconda i passi di sua figlia Lea, muovendosi fra saloni di grande bellezza. Girato completamente all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, la regia e la coreografia sono di Alessandra Sorrentino. L’uscita è accompagnata da un videoclip inedito, nel quale il cantante asseconda i passi di sua figlia Lea, muovendosi fra saloni di grande bellezza. Girato completamente all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, la regia e la coreografia sono di Alessandra Sorrentino. Il testo della canzone ha sempre avuto, per Raiz, una duplice chiave di lettura; partendo da un elemento di fantasia, una dedica a sua figlia Rosa Ricci (interpretata nella fiction da Maria Esposito), in cui sogna per lei un futuro diverso e più sereno, arriva a collimare con un momento privato, concreto, dove Lea Della Volpe, sua figlia nella realtà, è stata musa ispiratrice nella verità e nella profondità di significato della canzone. È lo stesso Raiz a spiegarne il senso: “Ho scritto Rosa per la quarta stagione della fiction Rai “Mare Fuori”, in cui interpreto anche uno dei protagonisti. È una canzone sulla genitorialità, sul rapporto esclusivo che lega un padre e sua figlia in un momento di estrema difficoltà. Il testo descrive un sogno, lui che immagina lei da adulta, in abito da sposa, ma che ancora cammina con la mano nella sua; una laurea, una famiglia, dei figli, la forza di saper cambiare il proprio futuro lasciandosi alle spalle l’oscurità. In un primo momento pensata per i personaggi della serie - Salvatore e Rosa Ricci – il brano si adatta perfettamente anche a mie vicissitudini private, sebbene si parli di difficoltà e oscurità diverse, a testimonianza del fatto che qualunque manifestazione di un artista non si allontana mai dalla sua introspezione”. “Nel momento in cui Raiz mi ha affidato la regia del suo video” spiega Alessandra Sorrentino “ho avuto un’immagine precisa: lui in posizione fetale, al centro del Salone delle Feste. Un corpo adulto raccolto in uno spazio immenso, come se fosse caduto dall’alto per finire all’origine, su pavimenti carichi di storia. Un’immagine vulnerabile, che incontra un altro corpo, quello di sua figlia Lea. Da lì si sviluppa la coreografia come un viaggio danzato e fantastico, raccontando il cammino verso una forma condivisa, quasi un organismo unico in cui la tenerezza e il conflitto si fondono senza più confini. La paternità qui non è solo relazione biologica, ma metafora di un viaggio verso il Bello inesplorato: un territorio dove il gesto diventa voce, dove ciò che non può essere espresso con le parole trova finalmente corpo e casa”. La suggestione degli ambienti scelti per il video è quella del Museo e Real Bosco di Capodimonte
 “Quando Raiz ci ha proposto di ambientare nel salone da ballo di Capodimonte le riprese del nuovo video per il bellissimo brano 'Rosa' siamo stati subito coinvolti dalla sua passione e dal suo desiderio di riscattare la negatività del popolare personaggio interpretato nella serie Mare Fuori e al cinema - dichiara Eike Schmidt, Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte - Con sensibilità e consapevolezza dei luoghi, ha fatto danzare un padre e una figlia nella bellezza della Reggia, immaginando per loro la possibilità di un’altra storia, fatta di amore e rispetto. Il Museo di Capodimonte vuole aprirsi sempre più a momenti performativi con collaborazioni di qualità per ampliare il proprio pubblico e promuovere il suo patrimonio attraverso tutte le arti.”

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Söndörgő
Rezidensko Kolo

Il singolo che anticipa il disco dal vivo "In Residence at Müpa"

Dopo aver celebrato i trent’anni di carriera, i Söndörgő tornano con un progetto speciale che ne testimonia l’energia inesauribile e la continua voglia di sperimentare. “Rezidensko Kolo” è il primo singolo estratto da In Residence at Müpa, il nuovo disco dal vivo in uscita in autunno, e inaugura una trilogia di concerti registrati all’interno dell’iconica sala di Budapest. La prima tappa del progetto, tenutasi lo scorso 27 febbraio, ha visto il gruppo unire le proprie radici pannoniche con ospiti d’eccezione come Márta Sebestyén, Branka Básits, Fercho Mustafov, Branko Bako Jovanović e Džambo Aguševi. Il risultato è una celebrazione esplosiva della tradizione balcanica, reinterpretata con la freschezza contemporanea e l’inconfondibile virtuosismo che da sempre contraddistingue i Söndörgő. “Rezidensko Kolo” è il primo assaggio di questo viaggio sonoro, che proseguirà con due nuove tappe dedicate all’eredità di Bartók e Bach (25 marzo) e a un’immersione nel jazz con Michael League (Snarky Puppy) il 5 maggio. Un invito ad ascoltare, guardare e soprattutto condividere la gioia di una musica in cui il passato e il presente danzano insieme.

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