Videoclip: Le novità

Una raccolta dei principali videoclip in uscita, selezionata da Blogfoolk

Cesare Dell'Anna e PianodiBanda, la magia della banda per vivere momenti che abbiamo solo potuto sognare

É "PianodiBanda" il nome del nuovo progetto ideato dal trombettista e produttore salentino Cesare Dell'Anna che il 18 febbraio 2020 pubblica sul suo canale youtube il videoclip di "Ligonziana", marcia sinfonica del Maestro Nino Ippolito, eseguita ed interpretata dal pianista albanese Ekland Hasa. Con PianodiBanda, Cesare Dell'Anna vuole tornare al momento della nascita delle più belle marce sinfoniche, quando i grandi compositori del Sud Italia sedevano al pianoforte e scrivevano la partitura originale che poi avrebbero condiviso, arrangiato e orchestrato con la banda. Come se fossimo in un quadro di Manet, una colazione sull’erba, o ai tavolini dei bar di un Italia che non c’e più, un paese romantico che amava la melodia e non conosceva il rumore. È questo il senso di questo nuovo progetto di Cesare Dell’Anna: riportare la musica, quella che oggi infiamma le piazze di tutta Europa con il suo GirodiBanda, a una dimensione intima, alle sue origini. Cominciare a sottrarre fino ad arrivare all’essenza delle composizioni: un autore e un pianoforte. C’è stato il tempo tra fine ottocento e inizi del novecento in cui nascevano le prime partiture che poi  sarebbero diventate le marce sinfoniche per le bande. Ed è lì che “Pianodibanda”, il progetto ideato da Cesare Dell'Anna e la sua 11-8 Records, vuole tornare. Un viaggio alla riscoperta del genio di questi grandi autori e compositori che hanno tanto dato all’esperienza bandistica della Puglia e del Sud Italia e che , in tanti casi, non hanno ancora ricevuto il giusto riconoscimento per il loro contributo fondamentale che hanno dato alla tradizione musicale più importante della nostra Terra, la Banda. Un omaggio a maestri come Gennaro ed Ernesto Abbate, Nino Ippolito, Nicola Centofanti, Alfredo D’Ascoli, Giuseppe Piantoni. Un rito nuovo, intimo e laico, la matrice di quello che poi sarebbe diventata la colonna sonora dei riti sacri, delle processioni e le feste. “Piano di banda” riduce tutto alla sua essenza è un dialogo tra pochi. Piano di banda è anche un’esperienza collettiva, un esperimento di comunità. Immaginate una cassa armonica al centro di una piazza interdetta al traffico della auto, intorno, come in un film in bianco e nero i tavoli dei caffè vicini a circondarla, all’ombra degli alberi cuscini e stuoie. E in questo clima surreale, immerso nel silenzio delle mattine del sud, all’interno della cassa armonica, non il caos festante della banda, ma solo un pianoforte a coda e un pianista. Sono stati selezionati alcuni dei migliori pianisti pugliesi e non solo, di estrazioni musicali diverse e radicali (classica, jazz, blues, world) che reinterpreterano in questa versione essenziale le più famose composizioni per banda. È la prima volta in assoluto che questo genere viene omaggiato in questo modo, un’operazione inedita che restituisce a un genere popolare il suo grande valore culturale e spessore musicale. Il videoclip è stato realizzato dal regista Giuseppe Pezzulla durante il concerto di PianodiBanda tenuto a Corigliano D'Otranto (Le) nel settembre 2019 in occasione del CTON Fest - Festival del paesaggio.

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CESARE DELL’ANNA :“WUHANTIVIRUS”
Il groove balkan-jazz e il sound prog si fondono con le melodie orientali e le scale pentatoniche.

La continua voglia di sperimentare, osare ed arricchirsi, ha spinto verso Oriente l’istrionico Cesare Dell’Anna già dal 2017 alla ricerca di un confronto culturale nuovo e aggregativo con questo grande popolo. Su youtube dal 4 febbraio “Wuhantivirus”, una nuova scommessa della band Opa Cupa, musicisti che da sempre si nutrono di condivisioni, esperimenti e dinamicità. La formazione guidata dal trombettista e produttore discografico pugliese si era già presentata al pubblico in questa nuova veste con la pubblicazione di “Chinatal”, primo singolo che venne presentato dal vivo nel dicembre 2017 a Lecce con una conferenza stampa con jam session in collaborazione con il più antico ristorante cinese di Lecce che in quella occasione offrì i suoi migliori prodotti per il primo “AperiChina”. Per sottolineare la fratellanza e il rispetto per la grande cultura della Cina, in un momento così difficile e delicato, Cesare Dell’Anna pubblica il nuovo singolo “Wuhantivirus”, un augurio affinché questo incubo finisca presto e il popolo cinese torni libero per il mondo. Cesare Dell’Anna e gli Opa Cupa hanno da sempre utilizzato la musica e la propria arte come strumento a disposizione degli eventi storici contemporanei. Negli anni della caduta dei regimi comunisti, anni in cui gli albanesi sbarcavano in migliaia sulle coste pugliesi generando timore e venendo denigrati da molti, l’Albania Hotel spalancava le porte e accoglieva tutti senza riserve. Questa ospitalità fu riservata anche ai fratelli africani nel periodo, purtroppo ancora troppo attuale, delle tragedie nel Mar Mediterraneo, mentre l’Occidente non accettava e non accetta ancora oggi l’immigrazione dopo aver letteralmente “mangiato” e “stuprato” il continente nero. Anche la Cina è al centro di un dibattito che abbraccia politica, cultura, economia e sociologia sotto gli occhi “disattenti” della maggior parte di noi. La musica non può distogliere lo sguardo dalla realtà e ha il dovere di tendere la mano verso culture diverse dalle nostre, in particolare verso quelle che ormai sono subentrate nel nostro tessuto sociale. E’ sufficiente guardarsi intorno per comprendere l’importanza sociologica ed economica di questo “fenomeno” che vede ormai tantissimi ragazzi e uomini di seconda generazione a confronto con la normale quotidianità e con le sfide del mercato in continuo cambiamento. Cesare Dell’Anna avverte fortemente il bisogno di confrontarsi con questa cultura e in quanto musicista e musicologo studia fino in fondo la Cina e la cultura cinese. Nel profondo, non da turista. Ciò che più attrae è la possibilità di mangiare e vivere con loro, raccontarsi e discutere, confrontarsi sull’attualità e sulla storia. In particolare il trombettista pone l’attenzione sui cinesi che vivono stabilmente in Italia, in Puglia, per comprendere al meglio come loro stanno vivendo questo periodo storico, nella ricerca di punti di incontro, aggregazione e scambio con questa antichissima cultura. Come per i Balcani e per l’Africa, anche questo percorso merita attenzione, ore di lavoro e di studio e sicuramente sarà un bel seme che genererà nuove amicizie, nuovi incontri, nuove ricerche, discussioni e interessanti produzioni discografiche. “Opa China” rappresenta un nuovo capitolo in un percorso coerente e attento, frutto di uno spirito di osservazione critico della storia contemporanea. Correva l’anno 2001 quando Cesare Dell’Anna pubblicò “Tax Free”, album che in copertina raffigura il “suicidio dell’hamburger” con il ketchup che forma una sagoma umana, come a rappresentare un delitto; così come nel 2004 il celebro “baffo” venne rovesciato sulla copertina di “Zina” e diede vita alla collaborazione con Emergency o ancora quando nel 2005 gli Opa Cupa portarono in processione la “Madonna delle Bombe”. Questi espedienti grafici e simbolici vennero catalogati da molti come blasfemi, ma tanti altri ne colsero il significato provocatorio e la forte volontà di affermare a voce alta la totale contrarietà alla guerra. Quella speciale Madonna infatti doveva difendere i bambini dalle bombe giocattolo, e certo non si aspettava di assistere, a distanza di quasi 15 anni, agli attuali deliri di onnipotenza di Trump e altri esponenti politici internazionali. Gli Opa Cupa mischiano da sempre la potenza degli ottoni e delle bande da giro del Sud Italia con la conoscenza della musica jazz e classica, il tutto sorretto da un  forte e acido groove in un mix speciale che rappresenta il sound e la storia personale di Cesare Dell’Anna. “Opa China” è in primis una scommessa, un vero e proprio periodo di studio, svolto in particolare sulle scale pentatoniche, che costringe ad una forzatura mentale e al confronto con una cultura diversa dalla propria. In questo Cesare Dell’Anna è stato precursore, basti pensare al grande lavoro svolto negli anni ’90 per la diffusione dei tempi dispari e dei ritmi irregolari che ora in tanti suonano e tutti ballano. E’ lo stesso trombettista che riconosce tanta importanza al confronto con le altre culture, ricavandone una essenziale fonte di ispirazione; basti pensare ai motivi che portarono un grande della storia come Giacomo Puccini a scrivere l’opera “Turandot”.  La musica è un veicolo essenziale per la diffusione di un messaggio e attraverso essa non si ripugnano gli odori altrui, si accettano i colori differenti,  e ci si innamora anche della musica che viene da lontano. Con “Opa China” Cesare Dell’Anna propone ancora una volta un melting-pot sonoro “audio-pacifista” supportato da “audio-suggestioni” per unire lo stile e il gusto Opa Cupa, il groove dei Balcani e i riff africani con la cultura cinese, le scale pentatoniche, le meravigliose voci e alle melodie struggenti che vengono dall’Oriente.

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LA MASCHERA feat. VITORINO
SE MAI FOSSI
il nuovo singolo in uscita il 29 gennaio

Se mai fossi, il nuovo singolo de La Maschera feat. Vitorino, è disponibile in tutti i digital store e in rotazione radiofonica da mercoledì 29 gennaio. “Nell'aprile del 2018 scoprii un meraviglioso brano di Vitorino – racconta Roberto Colella, frontman della band. Mi emozionai al punto da provare a tradurre il testo e, qualche mese più tardi, il giro di concerti in Portogallo ci ha regalato l'occasione di incontrare proprio lui: 78 anni, uno dei più importanti cantori portoghesi, uno di quelli che "cantavano canzoni politiche quando non si poteva fare" (come spesso ci diceva la gente dell'Alentejo, in Portogallo) al punto da essere censurato dall’allora dittatore”. E non è finita qui. La Maschera ha invitato Vitorino a Napoli per realizzare il featuring del brano, e per cantare insieme sul palco de La Casa della Musica nel concerto di fine tour del 19 dicembre. “Un’emozione grandissima –  continua Colella – qualcosa che fino alla sua “apparizione” in aeroporto non credevo possibile. Per me sarebbe stato già tanto sapere di un suo ascolto alla mia versione. Il resto lo associo quasi un regalo dal cielo totalmente inaspettato. Avere la fortuna di trascorrere 3 giorni pienissimi insieme ad una leggenda portoghese è stato come ricevere una infinita dose di insegnamenti... Il pezzo ’appartiene’ in qualche modo al nostro ultimo singolo, ’A cosa justa, e viceversa. Due punti di vista dello stesso argomento: da un lato politico/sociale, dall’altro individuale e profondo”. Il videoclip vuole essere testimonianza e racconto di questo incontro, con le riprese in studio durante la registrazione del brano, che si alternano alle immagini del live alla Casa della Musica, quando la band ha suonato il brano per la prima volta dal vivo, insieme al suo autore Vitorino, gigante della musica portoghese. Dopo ‘A cosa justa, anche Se mai fossi, sarà nel terzo album della band atteso per l’autunno del 2020.

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 ELEONORA BORDONARO
A MERCA, il singolo (e video) che anticipa l’album MOVITI FERMA
Esce oggi, 21 febbraio, giornata internazionale UNESCO della lingua madre

A MERCA (Il bersaglio) è il singolo che anticipa il nuovo album della cantautrice siciliana Eleonora Bordonaro, MOVITI FERMA (Finisterre/Felmay/Believe), in uscita il 6 marzo prossimo. Un album dedicato a Catania, che si distingue per la ricerca musicale, ma anche e soprattutto per quella linguistica; che vede brani in siciliano cedere il passo, di tanto in tanto, a quelli cantati nel gallo italico di San Fratello (Messina), con testi inediti che talvolta attingono alla poesia contemporanea, ma anche ad antiche filastrocche o prendono in prestito liriche di tradizione orale o, addirittura, vecchie ricette. Non è un caso che il primo singolo del nuovo lavoro di Eleonora Bordonaro esca oggi, 21 febbraio, giornata internazionale della lingua madre indetta dall'UNESCO per promuovere la madrelingua e le diversità linguistiche. Il gallo italico infatti è una lingua minoritaria che fonde lombardo, piemontese, ligure e provenzale; idiomi del nord che, uniti, risuonano ancora in Sicilia a più di mille anni dall'arrivo nell'isola dei primi coloni al tempo dei Normanni. In brano in questione, A MERCA, il più acustico dell’album, è scritto in lingua siciliana e parla di sfide. Per farlo racconta un divertente episodio autobiografico che diventa metafora di una condizione universale. Uno spunto per interrogarsi sul coraggio, sulla fiducia, sull'ansia da performance. Sulla differenza tra uomini e donne nel momento della competizione. La storia è questa: a Milano, un sabato pomeriggio, due amici, un uomo e una donna, e una gita al poligono di tiro. Ad accoglierli un vecchio cacciatore che dice: non guardate il bersaglio, lasciatelo da sfondo. Poi respirate, trovate la vostra pace e sparate. Lei capisce il meccanismo e riesce, si stupisce di riuscire e si diverte. Lui sembra distratto, sbaglia, forse si annoia. Finché non cominciano una gara. Lei all’improvviso diventa tesa, ha paura di sbagliare e sbaglia. Lui è intanto diventato un gigante, solido sulle ginocchia, spalle aperte e sorriso beffardo, finalmente si diverte. Un centro dopo l’altro. Escono, buio. Mai un commento per anni. “È un diverso gusto delle sfide – conclude la Bordonaro - oppure è che i bambini vengono allevati per essere coraggiosi e le bambine per essere perfette? Nel dubbio, insegnate alle bambine, se non il coraggio, almeno il piacere dell’imperfezione”. Il brano esce accompagnato da un video, firmato dal regista Stefano Buda, che è stato realizzato durante la registrazione del pezzo, avvenuta nella Sala dei Quadri della grande villa sede dell’Azienda Vinicola Benanti di Viagrande, in provincia di Catania, e che vede Fabrizio Puglisi al pianoforte e Giovanni Arena al contrabbasso. “Il suono naturale dell’arrangiamento di Fabrizio Puglisi – spiega Eleonora Bordonaro - è arricchito dalla risonanza della pietra lavica dell’Etna di cui sono costruite le pareti della villa. La natura etnea, con l’infinita varietà di doni che la ‘montagna’ regala, arricchisce il suono e lo rende dolce e pieno”.

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ESCE OGGI IL VIDEO DI “AMOREAMARO”
INEDITO CHE ACCOMPAGNA L'USCITA DELL'OMONIMO ALBUM  DI MARIA MAZZOTTA
"La video art di Balto mi ha aiutato a rappresentare il turbinio dei mali che ognuno di noi ha dentro"

Da oggi, su YouTube, il clip di “Amoreamaro”, title track del nuovo album di Maria Mazzotta pubblicato da Agualoca Records. Brano inedito che porta la firma della stessa Mazzotta e di Bruno Galeone, è un canto al “mondo malato” che si tenta di guarire con questa pizzica, tradizionalmente usata per curare le donne “tarantate”, simbolicamente morse dal ragno, ma in realtà affette da una sorta di depressione. “É quello che cerchiamo di fare con questo brano – spiega Maria - sperimentando le diverse possibilità di vibrazione, del corpo strumento e della terra, per scatenare una reazione, provocare il caos che riporta alla quiete, all’equilibrio”. Il clip, firmato da Balto, è un particolarissimo esempio di video art. “Abbiamo deciso di puntare su immagini astratte ed evocative – spiega la Mazzotta – con il loro turbinio di colori, perché volevamo che venissero rappresentati in qualche modo i mali da cui ognuno di noi è afflitto e credo che questo renda perfettamente l'idea”.

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Il “Va’ Pensiero” di Giuseppe Verdi  in una versione inedita firmata dall’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO: un inno alla libertà e all’inclusione
regia di Francesco Cabras

La multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, l’ensemble di musicisti che racchiude tutto il mondo, torna ad esplorare in chiave ultra-contemporanea i territori della lirica con uno dei più celebri cori del repertorio operistico, il Va’ pensiero del terzo atto del Nabucco di Giuseppe Verdi. Il video diretto da Francesco Cabras e online da oggi, gioca sui piani ravvicinati che inquadrano i vari componenti dell’Orchestra, come a voler ribadire che da qualunque parte del mondo si provenga, siamo tutti esseri umani, individui, ognuno con la propria storia, il proprio vissuto, la propria vita. Alle spalle, una tenda mossa dal vento, un richiamo simbolico al drappo di una bandiera, un'esortazione a prendere coscienza che è arrivato il momento di far cambiare aria a chi la sta infettando. L’OPV si riappropria così di una composizione musicale – nell’opera verdiana riferita agli ebrei prigionieri in Babilonia – che è un inno malinconico alla patria perduta per dargli una nuova sfumatura di senso: in questo caso la patria perduta non è un passato idealizzato di purezza cui guardare con nostalgia, non è quel sentimento di rivalsa contro la modernità e la globalizzazione che sta animando i sovranismi di mezzo mondo. E' al contrario un canto di speranza, un invito a ritrovare quel senso di comunità, quella civiltà fondata – dopo i traumi del nazismo, dell’olocausto e della seconda guerra mondiale – sui valori di rispetto della dignità umana, della solidarietà e della convivenza civile, quei valori della nostra Costituzione che soltanto in questi ultimi anni sono stati messi in discussione da narrazioni che hanno trovato terreno fertile nelle contraddizioni della globalizzazione. L’OPV si riappropria così di un patrimonio culturale storico e musicale per restituirlo a noi tutti. Perché l’Orchestra è sì multietnica ma di fatto è italianissima. Una realtà unica al mondo che è per sua natura stessa realtà politica. Come è un atto politico la scelta, oggi, di reinterpretare il Va’ Pensiero, per strapparlo a chi indebitamente in questi anni voleva farlo diventare un inno secessionista. Questa versione inedita del Va’ pensiero, è inclusa nel repertorio de “L’Orchestra di Piazza Vittorio all’Opera”, concerto che propone le arie tratte dalle opere che negli ultimi dieci anni di attività l’Orchestra ha reinterpretato (Il Flauto Magico e il Don Giovanni di Mozart, la Carmen di Bizet), traendo ispirazione dai musicisti dell’Ottocento che nei vicoli di Napoli rappresentavano le partiture di maggiore ispirazione popolare per coinvolgere le classi meno abbienti. Prossime date dell’OPV all’Opera: 21 febbraio a Pesaro, 6 e 7 marzo a Modena, 8 marzo a Cesena, 9 marzo a Gonzaga (MN) e il 10 marzo a Cremona. Nata nel 2002 sulla spinta di artisti, intellettuali e operatori culturali con la volontà di valorizzare l’omonima Piazza dell’Esquilino di Roma, per antonomasia il rione multietnico della città, l’OPV ideata e creata da Agostino Ferrente e Mario Tronco, ha accolto dalla sua nascita oltre 100 musicisti provenienti da ogni parte del mondo e da ambiti musicali differenti, la maggior parte dei quali ha trovato proprio nell’Orchestra un’occasione di riscatto e ha acquisito la cittadinanza italiana. Il video è stato realizzato grazie al contributo della “Fondazione Cultura e Arte", ente strumentale della "Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale", presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele. 

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Hi-QU Music & CNI - Compagnia Nuove Indye
presentano

DOMENICO SISTO & OMERTHA' MUSIC CLAN
NU JORNU 
il singolo estratto dall'album U tempu rallenta dal 17 gennaio in radio

Il tempo rallenta. E rallenta due volte se vivi in un lembo di terra come la Locride, ingoiata dall'incedere di giorni uguali a sé stessi. C'è però chi la ama, a prescindere da tutto. E se non riesci a farle capire agli altri queste cose allora le canti. Domenico Sisto ha fatto così e il titolo del suo disco è la summa di tutti quei pensieri ingoiati, raccontati con lo sguardo, con gesti che si perdono nel tram tram di una quotidianità che tutti hanno voglia di mantenere immutata. E se ascolti quel che dice, tutto quel che ha da dire, ci ritrovi dentro i suoi cento e passa mondi.  Ti accoglie con il pezzo che ha anticipato tutto, Nu jornu. È da lì che è partita la nuova avventura di Domenico Sisto & Omerthà Music Clan, note e parole che guardano al futuro senza staccare gli occhi dal passato. La ascolti e pensi che sia arrivato il momento di correre davanti allo specchio, per guardarti in faccia con occhi diversi. U tempu rallenta che vede la produzione artistica di Paolo Dossena (Riccardo Cocciante, Francesco De Gregori, Luigi Tenco, Almamegretta) e Matteo Cantaluppi (Thegiornalisti, Ex-Otago) è uno scrigno di undici tracce, canzoni che non vogliono insegnare niente a nessuno ma che raccontano, danno occhi diversi. Le sonorità che lo caratterizzano hanno poco a vedere con la terra che ha dato i natali al suo autore. Ma ogni centimetro di questo disco sputa fuori una cartolina dei giorni vissuti tra monti aspri e mari luccicanti. Se chiudi gli occhi e non ascolti la voce senti un po' di tutto: un intro ti ricorda la poliedricità di Franco Battiato, scavalcato poi da schitarrate grunge ed echi lontani dei Babybird. Poi ci ritrovi i Beatles, citati volutamente in un pezzo che si innesta sulle note di All you need is love. E qualche colpo sulle corde di nylon ti richiama i Marlene Kuntz.  Un rock melodico e nostalgico, cattivo e dolce al tempo stesso. È questa la ricetta di Domenico Sisto.

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ALFIO ANTICO
Esce oggi
PANCALI CUCINA 
IL NUOVO VIDEO E SINGOLO DEL MAESTRO DEL TAMBURO CHE ANTICIPA L’USCITA DEL NUOVO DISCO A MARZO
Alfio Antico non è soltanto l'ultimo aedo di una cultura popolare. Alfio Antico è la cultura popolare. È la "radica" di una cultura ancestrale, le cui origini si perdono nel tempo.
Giuseppe Attardi

Da oggi, mercoledì 27 novembre, è disponibile su YouTube, in digital download e sulle migliori piattaforme streaming “Pancali Cucina” (Al-Kemi/AlaBianca), il nuovo video e singolo del maestro italiano del tamburo Alfio Antico, che anticipa l’uscita del nuovo disco a marzo con la produzione artistica di Cesare Basile in collaborazione con Gino Robair e Mattia Antico. Il video è stato prodotto dall’etichetta Ala Bianca e realizzato da Melgart con la regia di Giuseppe Lanno, la fotografia di Simone Tacconelli e la performance di Francesca Pizzo. Il brano è costruito su una filastrocca breve e incalzante che si sviluppa su un tappeto ritmico sanguigno, popolare ed elettronico insieme, imperniato sullo strumento principe di Alfio Antico: il suo tamburo. Il cantilenare della filastrocca si protrae finché “Pancali Cucina” non si apre in un ritornello liberatorio dove un coro risponde alla voce urlata di Alfio Antico.. Sona tamburu sona,/  li morti vannu a travagghiari,/Sona tamburu sona,/ li vecchi tornanu picciriddi Alfio Antico ha vissuto fino all'età di 18 anni facendo il pastore fra le montagne dell'entroterra siracusano e respirando, in una vita non certo priva di durezze, le favole, le storie, i miti della cultura contadina. I suoni delle 600 campane del suo gregge; la nonna che con il proprio magico tamburello scacciava - lui bambino - i mostri della solitudine e della paura; le prime esperienze musicali nelle strade delle grandi città fino all'incontro con i più famosi musicisti e uomini di teatro della grande tradizione italiana fanno di Alfio Antico un artista che ha raggiunto la piena maturità. Il maestro del tamburo italiano ha oltre settanta tamburi, tutti fabbricati da sé e meravigliosamente intarsiati con immagini di divinità agresti, segni antichi che racchiudono una saggezza eterna. Attraverso il ritmo ed il canto, Alfio Antico scolpisce le mille figure del tempo. "Io sono il tamburo", sussurra in perfetta simbiosi col suo strumento, volendo significare una mistica unità fra la viva pelle della sua mano e quella morta e antica che, fissata ad un setaccio da grano, torna a nuova vita cantandoci storie d'amore e poesia. Alfio Antico ha vissuto fino all'età di 18 anni facendo il pastore fra le montagne dell'entroterra siracusano e respirando, in una vita non certo priva di durezze, le favole, le storie, i miti della cultura contadina. Nel campo musicale Alfio Antico ha intrapreso moltissime collaborazioni, tra cui quelle con Musicanova, Edoardo Bennato, Vincenzo Spampinato, Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè, Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Peppe Barra, Renzo Arbore, Roy Paci, I Lautari, Gianni Perilli, Piero Ricci e la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Nel 2006 Alfio Antico inizia a collaborare con l’etichetta discografica indipendente Due Parole - Narciso Records di Carmen Consoli. Vari sono i progetti intrapresi durante questi anni. Alfio Antico ha infatti suonato il suo tamburo in numerosi progetti discografici quali “Il ballo di San Vito” (1996) di Vinicio Capossela, “Anima Antica” (2004) de I Lautari e “Elettra” (2009) di Carmen Consoli. Nel 2007 è tra i protagonisti del progetto “Musica Antica del nuovo Millennio” che fa tappa a Roma, Milano e Catania, insieme a Carmen Consoli, I Lautari e Rita Botto. L’anno successivo, il 2008, è colmo di importanti esperienze live: prima fra tutte “L’omaggio a Rosa Balistreri”, grande evento di chiusura dell’Etnafest organizzato da Carmen Consoli con la partecipazione di dodici donne della musica italiana (tra cui Vanoni, Turci, Rei, Giorgia, Nada); sul finire dell’anno Alfio Antico porta in scena lo spettacolo “Semu suli semu tuttu” che ha riscosso un grande successo sia in Sicilia che nella data romana presso l’Auditorium Parco della Musica. Il 2009 si apre con la partecipazione di Alfio Antico al X Festival della Canzone Siciliana, in onda su Antenna Sicilia, con il brano “Tutti li cosi vannu a lu pinninu” e prosegue con la presenza sul palco alla data catanese del Solo Show di Vinicio Capossela in cui Alfio Antico interpreta “Il ballo di San Vito”. A novembre nella Cattedrale di Aosta si celebra con un concerto il nono centenario della morte di Anselmo d’Aosta: Alfio Antico è presente con i suoi ritmi pastorali per una suite di cinquanta minuti insieme ai violoncelli di Giovanni Sollima e Monika Leskovar. Il primo maggio Alfio Antico partecipa al Concertone di Piazza San Giovanni a Roma con il calabrese Peppe Voltarelli, Puccio Castrogiovanni de I Lautari e Ramon della Bandabardò. Durante la stagione invernale del 2010 entra in studio di registrazione per incidere le tracce di “Guten Morgen”, il nuovo album uscito per la Narciso Records il 29 Marzo 2011. L’album è stato finalista per la Targa Tenco 2011, per la sezione dialettale. Nel 2012 riceve il Premio Ignazio Buttita. Nel 2013 partecipa come ospite speciale al concerto della "Notte della taranta" insieme all'orchestra diretta da Giovanni Sollima; nello stesso periodo riceve il premio alla carriera al Premio nazionale per la musica tradizionale della città di Loano. Nel 2016 intraprende un nuovo progetto musicale sperimentale denominato semplicemente “Antico” prodotto artisticamente da Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce) e da Mario Conte.


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CAPONE & BUNGTBANGT
E' on line il nuovo video-singolo del gruppo eco music partenopeo.
L'inedito brano dal titolo "Le mani nel sole" esce a sostegno delle iniziative di Fridays For Future.
Pubblicato da Sciarap/FullHeads "Le Mani nel Sole” è il nuovo inedito del gruppo Capone&BungtBangt. Il singolo è stato presentato in esclusiva live all'interno del web format VivaRaiplay condotto da Fiorello.

In occasione del quarto sciopero globale per il clima promosso da Friday For Future Napoli il 29 novembre scorso la band ha metaforicamente abbracciato i giovani attivisti per l'ambiente. Come da consuetudine il collettivo di musicisti, che ricicla l'immondizia per produrre i proprio strumenti, ha supportato e promosso una lotta comune che ha come obiettivo la tutela dell'ambiente e contrastare le azioni inquinanti delle multinazionali del petrolio. Così la eco music band ha sostenuto il Global Strike di Napoli diventandone testimonial tanto da produrre appositamente una canzone che, trasmessa dal sound system, ha fatto da colonna sonora della manifestazione degli strikers partenopei. "Il brano nasce - dichiara Maurizio Capone - in modo molto spontaneo. La traccia era già registrata ma mancava il ritornello. Nel mentre è arrivata la proposta del collettivo Fridays di partecipare al global strike e magicamente le parole del ritornello sono arrivate. Le abbiamo fatte ascoltare agli attivisti e subito si è messo in moto un meccanismo virtuoso che ha portato ad una collaborazione intensa e fruttuosa. Il regista del videoclip, Ivano Leone, è un'attivista napoletano e si è proposto di registrare il video durante la manifestazione, mentre la colmata di cemento che ancora oggi soffoca Bagnoli è il teatro dove abbiamo girato altre scene che completano un lavoro straordinario, ricco di significato, realizzato in pochi giorni".


Ascoltalo su Spotify: https://spoti.fi/2PvFeJr

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ALMAR’À, LA PRIMA ORCHESTRA DI DONNE ARABE E DEL MEDITERRANEO
PRESENTA IL NUOVO VIDEO
UNA POLIFONIA AL FEMMINILE CONTRO OGNI PREGIUDIZIO
TREDICI DONNE, NOVE PROVENIENZE GEOGRAFICHE DIVERSE, UN SOUND UNICO TRA OCCIDENTE E ORIENTE. “RIM ALMAR'À” È IL LORO PRIMO SINGOLO.

“È nell’armonia fra le diversità che il mondo si regge, si riproduce, sta in tensione, vive”
Tiziano Terzani

Tredici donne, nove provenienze geografiche diverse, un sound unico. È ALMAR’À, la prima orchestra di donne arabe e del Mediterraneo in Italia. Una parola che significa “donna con dignità” e un progetto che nasce dall’esigenza di sensibilizzare su un presente che superi gli stereotipi legati al mondo arabo. Musiciste di ogni età, professioniste e non, cantanti tradizionali e moderne; suoni che partono dalla musica araba, attraversano quella classica ed entrano nei territori del jazz; strumenti orientali e occidentali insieme. Tutto in ALMAR’À è un inno alla bellezza della diversità. Un arcobaleno musicale nato dall’integrazione sociale, una delicata polifonia femminile che diventa meraviglia culturale. “Rim Almar'à” è il video del loro primo singolo (https://bit.ly/2DIgIOz). L’arrangiamento è firmato da Ziad Trabelsi, Mario Tronco, Pino Pecorelli, Leandro Piccioni, accompagnato dal video realizzato da Francesco Cabras, grazie al contributo della Fondazione Cultura e Arte. Il titolo vuol dire “Giovane donna”, ed è la promessa d’amore a un uomo che sta partendo, forse per sempre. Un pezzo che appartiene alla tradizione araba tunisina e ne mantiene la lingua, ma che viene rielaborato sia nel testo che negli arrangiamenti fino ad acquistare un sound unico, che unisce la forza della linea melodica araba all’armonizzazione occidentale. Superando confini geografici e frontiere musicali, nel singolo il violino classico di Dania Alkabir Alhasani (Siria), già membro dell’Orchestra Nazionale Siriana e della Syrian Philharmonic Orchestra si accosta al kanun della giovane Dima Dawood, nata a Damasco e ora di base a Berlino; il contrabbasso jazz di Derya Davulcu (Turchia) suona con la darbouka di Sana Ben Hamza (Tunisia); il violoncello di Eszter Nagypal (Ungheria) - musicista di grande esperienza per anni al lavoro con Ennio Morricone e Nicola Piovani - accompagna il flauto nay di Valentina Bellanova (Italia), uno strumento della tradizione araba suonato da un’italiana, al momento trapiantata in Germania e docente al Conservatorio di Musica Turca di Berlino (BTMK) e alla Global Music Academy di Berlino. Il piano è nelle sapienti mani di Sade Mangiaracina (Italia/Tunisia), tra i “dieci protagonisti del jazz italiano del futuro” per la nota rivista statunitense GQ, e un fan d’eccezione come Paolo Fresu, che ha prodotto il suo ultimo disco; le percussioni appartengono all’energia di Vera Petra (Italia); il flauto traverso è di Silvia La Rocca (Eritrea/Etiopia), studi al Conservatorio di Musica Santa Cecilia e una carriera decennale in ambito concertistico. Nel coro, l’esperienza di Kavinya Monthe Ndumbu (Kenya) e Yasemin Sannino (Turchia) - voce de “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Özpetek e collaborazioni con i maggiori compositori di colonne sonore italiane ed estere - si fonde con la passione di Hana Hachana (Tunisia), 24 anni e una professione di estetista; e Nadia Emam (Italia/Egitto), cresciuta in Toscana ma decisa a non abbandonare le proprie origini. Provenienze diverse, spesso accomunate da una nazionalità italiana, una seconda generazione che guarda al futuro con la voglia di ritrovare le proprie tradizioni. Un’occasione per fotografare l’Italia che esiste ma che rimane ancora nascosta nelle singole esperienze, carente di un racconto collettivo e complesso. Nel video non si vedono mai i volti delle tredici musiciste, ma silhouette stilizzate inondate di volta in volta di cascate, fiori, tempeste di sabbia e paesaggi fluidi. Una scelta che vuole esaltare i diversi profili e allo stesso tempo evidenziare le comuni simmetrie delle artiste. Perché ALMAR’À è sì un insieme eterogeneo, ma soprattutto un coeso progetto artistico. L’orchestra nasce nel 2017 tra Firenze e Roma grazie alla collaborazione tra Fondazione Fabbrica Europa e il Centro socio-culturale tunisino “Dar Tounsi”, e con il coordinamento artistico di Ziad Trabelsi dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Ha avuto il supporto del MiBACT attraverso MigrArti e il sostegno della Fondazione Pianoterra. Francesco Cabras, regista del video “Rim Almar'à”, ha realizzato - da solo o in co-regia con Alberto Molinari - videoclip per Vasco Brondi, Sergio Cammariere, Nada, Caparezza, Max Gazzè e molti altri.


“Rim Almar'à” - Traduzione di Luce Lacquaniti

O gazzella del deserto, il mio amore oggi è partito
O triste vita mia, io per lui ho scordato il sonno
A te che cominci il cammino, ti guido e mando un segnale.  Attento, ti fanno del male, la mia è gente gelosa
A te che guidi il calesse, ti mando un'indicazione
che ti faccia adottare prudenza, che ti mostri la via più sicura. A te che guidi il calesse, segui dritto la tua strada
Ti aspetto che torni da sposo, tutto il tempo che resterai via.
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MI TRADIRAI
Online il videoclip del nuovo singolo di GIACOMO LARICCIA

E’ online il videoclip di MI TRADIRAI, il nuovo singolo di Giacomo Lariccia, il cantautore romano che da oltre 10 anni riempie i teatri europei con le sue canzoni: i suoi ultimi concerti hanno visto sold out in Francia, Belgio e Svizzera. MI TRADIRAI, prodotto da Marco Locurcio che ha curato anche la regia del videoclip, è una canzone dalle sonorità motown che nasconde una relazione d’amore modernissima e spiazzante, almeno a giudicare dalle parole che il ritornello scandisce ripetutamente (“Va bene se tu mi tradirai“). Una relazione assurda, vero, ma che appartiene a tutti, è quella che ci lega all’oggetto che tocchiamo fino a 5000 volte al giorno, al quale confidiamo tutti i nostri segreti, la nostra intimità, a cui affidiamo i nostri figli, la loro sicurezza e a cui demandiamo ogni nostro pensiero e desiderio. Il cellulare, o per dirla con un inglesismo lo smart-phone, è il telefono intelligente che forse ci ha reso tutti un po' più stupidi ma che soprattutto saccheggia informazioni provenienti dalla nostra vita privata. MI TRADIRAI ci fa muovere, ci fa battere il tempo e contemporaneamente lancia una provocazione che Lariccia svilupperà nelle prossime canzoni: la libertà è ormai solo un'illusione.  Già annunciate le presentazioni: Parigi (24 aprile al Centre Culturel Jacques Prévert, Villeparisis), Roma (30 aprile all'Auditorium Parco della Musica) più altre in Belgio (Morlanwetz 29 maggio e Genk).

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IN TUTTI I DIGITAL STORE “LA TERRA SBATTE” IL NUOVO SINGOLO (E VIDEO) DI 
AGNESE VALLE con LA PICCOLA ORCHESTRA DI TOR PIGNATTARA
I proventi andranno alla “Angeli di Amatrice Onlus”. In primavera l'uscita del terzo album, si chiamerà RISTRUTTURAZIONI 


Una canzone sulla sulla paura e sull’umanità contemporanea, sulle sue atrocità, il suo spavento, la sua capacità violenta, ma anche sulla rivolta della Natura. “LA TERRA SBATTE” (distribuito da Nufaco) è il nuovo singolo della cantautrice e clarinettista romana Agnese Valle, che anticipa l'uscita del suo terzo album dal titolo “RISTRUTTURAZIONI”, che vedrà le stampe nella primavera del 2020. Il brano, si avvale della collaborazione della Piccola Orchestra di Tor Pignattara composta di ragazzi e ragazze, immigrati di seconda generazione, e diretta da Pino Pecorelli. Scritta dopo un concerto nell'Area Tenda Mensa di un'Amatrice devastata dal terremoto, “La terra sbatte” si compone di “scatti” di contemporaneità: così, nel testo, le immagini di chi ha dovuto abbandonare la propria abitazioni tremante, nel cuore della notte, si fondono con quelle devastanti degli spari nel Teatro Bataclan di Parigi e dei festeggiamenti interrotti in piazza a Nizza. Il tema, come anticipato, è la paura in tutte le sue declinazioni: quella verso qualcuno di identificabile e verso qualcosa di imprevedibile. E al centro di tutto c'è l'uomo; un uomo vittima di qualcosa di più grande o vittima di se stesso. “La terra sbatte” esce accompagnato da un video firmato da Giulia Valle, che si è occupata anche delle riprese e del montaggio, e dà il via alla campagna di crowdfunding per il nuovo album. Agnese Valle, un diploma in clarinetto al Conservatorio di Santa Cecilia, tre dischi all'attivo come cantautrice e tanti riconoscimenti nel campo della canzone d'autore- come il premio della critica al premio Bianca d'Aponte e numerose nomination alla Targa Tenco - ha deciso di devolvere i proventi del singolo, oltre ad una parte dei compensi della campagna di crowdfunding per il suo nuovo album, alla "ANGELI di Amatrice Onlus", che si occupa del sostegno alle popolazioni colpite dal sisma. “In questo momento storico in cui siamo tutti un po' soli, anche nella nostra strada individuale emotiva di costruzione di un futuro – ha spiegato la cantautrice - credo ci sia bisogno di stringersi concretamente intorno a qualcosa, sentirsi parte di una comunità. Così, oggi, il mio “sentirmi parte” si concretizza così. Credo che ora, più che mai, l'artista non possa non occuparsi di ciò che accade nel mondo.”. “La terra sbatte” è disponibile su tutti gli store digitali. Per contribuire alla causa “Angeli di Amatrice Onlus” si può anche partecipare al crowdfunding per il nuovo disco di Agnese Valle.

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"VIRGINIA":  ESCE OGGI IL VIDEOCLIP DI GIANMATTEO NASCA 

Esce oggi "Virginia", il videoclip di Gianmatteo Nasca, primo singolo del nuovo album. Disco che sarà in tutti gli store - anche digitali - nei primi mesi del 2020. Il video - pubblicato su You Tube - è il primo passo del cantautore pop toscano che così presenta il primo lavoro discografico solista. “Virginia è un un brano concepito di getto – racconta Gianmatteo Nasca - che cavalca l’onda dei miei vent’anni vissuti con leggerezza, dove coesistono storie d’amore consumate, straziate e ridotte all’osso che si ritrovano in qualche modo ad essere messe in discussione col senno di poi. Una di queste storie si chiama Virginia”. Uno scanzonato ma consapevole beat-pop guida il piglio 'insolente' di Gianmatteo, con una sezione di fiati dal respiro world e un testo giovane con la giusta ironia che contraddistingue la scrittura di Nasca.  

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Il Maestro Oderigi Lusi pubblica uno speciale dedicato alla sua composizione Sinfonia Abellana

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OGGI ESCE IL VIDEOCLIP DEL SINGOLO
"THE OTHER WAY"
DI DARIO CONGEDO TRIO

“L’insegnamento giunge solo a indicare la via e il viaggio; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere”. Dario Congedo prende in prestito questa celebre frase del filosofo greco Plotino, per accompagnare l’uscita del videoclip di “The other way”, online da mercoledì 12 febbraio.  Il nuovo singolo del batterista e compositore salentino è estratto direttamente da “Don’t quit”, il suo ultimo album totalmente strumentale, che si muove tra jazz contemporaneo europeo e avanguardia, prodotto da Workin’ Label per la distribuzione I.R.D. Ilenia Tesoro e Martina Loiola, che hanno curato montaggio e riprese (effettuate nelle celebri sale del Sudest Studio di Guagnano), hanno scelto l’eleganza e il minimalismo del bianco e nero per raccontare visivamente un brano delicato ed elegante, dedicato esplicitamente ad una via di conoscenza di se stessi, un processo evolutivo non propriamente definibile come un ordinario processo di conoscenza in quanto questo implica un Conoscitore, un Conosciuto ed un atto del conoscere. Questa via è unica per ognuno di noi, ed è riconosciuta solo da chi è pronto a vedere. Un pensiero che si traduce in note e melodie, e accomuna l’intero album, dove si dichiara anche nel titolo l’esplicito invito a non mollare e continuare a cercare se stessi, spronando alla crescita e al cambiamento. Anche questo brano, come d’altronde l’intero disco, vede Dorian Dumont (piano) e Federico Pecoraro (basso elettrico) al fianco di Dario Congedo (batteria e percussioni).

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