Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...


BURGOS BUSCHINI DÚO - Tierra que arde
La musica dell’Argentina è sempre qualcosa di speciale tra le mani del chitarrista Horacio Burgos e del bassista Carlos Buschini. Ancora riunito dopo il primo album “EntreveraDOS”, il duo esprime l’essenza della musica sudamericana sia nelle proprie composizioni sia nell’esecuzione di grandi brani di Antonio Lauro, Chabuca Granda, Hermeto Pascoal, Carlos Gardel. Burgos e la sua chitarra saggia, piena di luce e finezze da brivido; Buschini e il suo basso che è terra e che è aria, quando vola nelle sue composizioni.

RADICAL RAPTORS - Radical Raptors
10 composizioni inedite, un ardito incontro fra sonorità Mediterranee e Medio Orientali. Un viaggio in cui i tempi dispari del vicino Oriente si intrecciano a echi di fado, rebetiko, walzer, jazz contemporaneo e prog-rock.
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Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
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FORA TEMPU, ESCE L’ALBUM DEI LAUTARI
Dopo nove anni di silenzio ritorna il folk innovativo della band catanese

La musica può fare a meno dell’orologio e del passaporto. Così succede che si parta dalla Sicilia, si attraversi il Brasile e i luoghi più malfamati del mondo, per arrivare infine a raccontare l’uomo: della sua ricerca della libertà, del disagio di vivere una vita scandita da tempi veloci, della decadenza dell’umanità e della necessità di tornare a quello che era, aggrappandosi alla tradizione quasi come fosse salvifica. Tutto questo è FORA TEMPU (Italysona), il nuovo lavoro discografico dei Lautari, l’ottavo di questa band catanese di culto. Un disco che arriva a nove anni di distanza dal precedente e che è stato anticipato dal singolo e dal video del brano che dà il titolo all’album. FORA TEMPU è un invito a prendersi i propri tempi in un’era in cui tutto si misura con l’efficienza e il guadagno. “Ci piace pensare a quel che facciamo – dicono i membri del gruppo - come a un lavoro artigianale che sta scomparendo, come, per esempio, quello dei liutai di una volta (a Catania c’era una grande tradizione di liuteria) che per costruire una chitarra o un mandolino impiegavano anni, ma che alla fine potevano davvero garantire che il lavoro era fatto bene”. E per sottolineare la natura genuina della loro opera, alla fine del booklet scrivono: “In questo disco non sono stati usati strumenti finti o di natura elettronica. Tutti gli strumenti sono stati maltrattati tanto da farli suonare a dovere”. Formazione longeva e apprezzata da pubblico e critica, molto attiva sia in Italia che all’estero, i Lautari da trentacinque anni si muovono nel solco della tradizione popolare e del suo rinnovamento con un progetto che prevede non solo la ricerca e la rielaborazione di canti siciliani, ma anche la composizione di brani inediti nel rispetto dei motivi e delle forme tradizionali. Per anni al fianco di Carmen Consoli, il gruppo può vantare anche collaborazioni con artisti del calibro di Goran Bregovic e, in campo teatrale, Gabriele Lavia, Franco Zeffirelli, Giorgio Albertazzi e Peppe Barra. FORA TEMPU contiene undici brani, con testi firmati per la maggior parte da Gionni Allegra e Puccio Castrogiovanni e musiche composte dall’intera band, con due eccezioni: PEDDI NOVA che vede la firma di Cesare Basile e VOLARE, brano di chiusura con il testo di Nino Bellia. Il disco è prodotto da ItalySona (edizioni Marasco/MusicaLavica) in collaborazione con MusicaLavica. “L’album dei Lautari è un altro progetto che valorizza la musica del sud - spiega il CEO Giuseppe Marasco - ItalySona è l'etichetta discografica dedicata alla produzione, promozione e valorizzazione della musica popolare e world "made in Italy". Un progetto che vuole dare spazio alle produzioni ‘etno’ ma con uno sguardo al futuro. Musica che nasce dalle radici ma aperta alle contaminazioni”.
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MARCO CORRAO, DUE ALBUM NELL’ANNO NERO DELLA PANDEMIA PER IL CANTAUTORE DI CAPO D'ORLANDO
”Nebros, Vol.1, Storie e antichi echi”

All’anno nero della pandemia - che più di tutti ha messo in crisi il settore artistico e culturale - il cantautore e produttore siciliano Marco Corrao risponde facendo uscire ben due album a suo nome. Il primo, “Pietre su pietre”, ha visto la luce nel giugno scorso (VIDEO: Terra di meraviglie - Bona crianza). Il secondo, “Nebros, Vol.1, Storie e antichi echi”, è uscito in Sicilia il 31 dicembre ma è stato distribuito su scala nazionale dal, 5 febbraio 2021 grazie a IRD. “Nebros”, come suggerisce il nome, è una raccolta di canzoni che parlano di Nebrodi, una catena montuosa della Sicilia settentrionale, nella provincia di Messina, e che raccontano leggende e storie vecchie e nuove legate al territorio. Si va dal ricordo del giornalista Beppe Alfano ucciso dalla mafia nel 1993 (il brano è “Beppe”) al brani ispirati a canti tradizionali come quello del "Panaru manu cu manu", intonato nel corso della raccolta delle olive sui piccoli alberi nebroidei e registrato negli anni 50 nel comune di Mirto dall’etnomusicologo americano Alan Lomax. Si parla, o meglio si canta, degli incendi che ogni anno devastano le montagne siciliane, ma anche della bellezza delle feste tradizionali come quella di San Giuseppi con la "prucissioni", della leggenda di San Cono di Naso, di metafore e proverbi. L’album è stato realizzato con il parziale contributo dell'Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana della Regione Sicilia. È prodotto dallo stesso Corrao con Jono Manson e Gabriele Giambertone e si avvale anche della presenza di Alex Valle alla pedal steel e di Riccardo Tesi all’organetto. In occasione dell’uscita nazionale dell’album, il “danzastorie” Alosha (al secolo Giuseppe Marino), premio UNESCO 2019 come messaggero di pace e cultura siciliana nel mondo, ha voluto realizzare un video sul brano “San Giuseppi”, video girato da Toto Clemenza all’interno del laboratorio del mastro vasaio Nello Ferlito. (San Giuseppi). “San Giuseppe - ha detto Alosha - è il simbolo del lavoro, delle mani operose dell’uomo, come quelle di Ferlito. Ho voluto danzare all’interno di questo spazio per mettere in atto una "delicata" denuncia e porre l’accento sullo stato emotivo di chi come noi artisti è stato considerato “lavoratore non essenziale” in questo periodo di pandemia. E spero proprio che questo lavoro offeso diventi il vero punto dal quale ripartire”. Produzione Marco Corrao, Jono Manson, Gabriele Giambertone,
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FOJA
ESCE VENERDI’ 10 DICEMBRE “DIECI”
LA COLLECTION DELLA DISCOGRAFIA UFFICIALE + INEDITI
(etichetta: Full Heads – distribuzione: Believe Digital)

Il prossimo 10 dicembre i FOJA celebrano il decennale del loro primo album pubblicando “DIECI” una speciale collection che racchiude i primi tre album editi (‘Na storia nova, Dimane torna ‘o sole, ‘O treno che va) più un quarto volume contenente i singoli fuori album, le collaborazioni internazionali, la cover di “Maruzzella”, i brani mai pubblicati prima in digitale e un brano inedito che sarà online su tutte le piattaforme streaming quello stesso giorno,“‘E fronne”. Lo stesso giorno, oltre alla pubblicazione della collection, uscirà anche una speciale tiratura limitata in vinile dell’album d’esordio “‘Na storia nova” e diversi gadget che saranno disponibili su uno store online dedicato. "Non esistono parole per descrivere i dieci anni trascorsi dall'uscita del nostro primo disco, solo le canzoni riescono ad avere tanto potere”. Così Dario Sansone, cantante e leader della band che con l’uscita dell’esordio “’Na storia nova” creò uno spartiacque nella musica napoletana contemporanea, inizia il suo ringraziamento al pubblico e a chi ha collaborato alla crescita di questa meravigliosa realtà che sono i Foja. E così continua: “Tutto quello che è successo in questo decennio non è unicamente merito nostro ma di una famiglia dal cuore immenso fatta di produttori coraggiosi, managers sognatori, musicisti generosi, illustratori visionari, fonici alchimisti, grafici geniali, registi dalla sensibilità speciale, tour-managers innamorati, driver temerari, promoters amanti del rischio, bookers tenaci, gestori di locali intraprendenti, addetti stampa instancabili, produttori artistici talentuosi, service infaticabili, fotografi appassionanti, compagne pazienti, amici veri e di un pubblico unico che vive la musica e l'arte dal nostro lato della barricata con il fuoco dentro... cu' 'a Foja dint'o core..“ C’è un “prima” e un “dopo” l’arrivo dei Foja sulla scena napoletana. Un concetto di arte dove la musica è elemento portante di una percezione più ampia, che include anche arti figurative come il disegno, statico e animato di cui Dario Sansone è uno dei più capaci esponenti. Le esperienze della band partono da una mescla di generi, e influenze, che da millenni si susseguono nella “città porosa”. La contaminazione artistica, nata nei club fumosi del porto in periodo post bellico con il blues degli americani, si incontra con la tradizione culturale napoletana facendo nascere un unicum. Con Carosone, The Showmen, Napoli Centrale fino a Pino Daniele i Foja hanno sviluppato la stessa "linea di sangue sonora", orgogliosi di far parte di una famiglia partenopea vera e verace dal suono internazionale. In questi dieci anni i Foja hanno raggiunto importanti traguardi: dal memorabile concerto al Teatro San Carlo, ai concerti in location rappresentative come il Palazzo Reale, il museo di Capodimonte, Castel Sant'Elmo, l’Arena Flegrea, ai tour europei e nordamericani del 2018 fino ad arrivare a collaborare su versioni inedite di alcuni dei più bei brani della propria discografia con importanti artisti internazionali. Infine, ma non meno importanti, le collaborazioni cinematografiche del frontman Dario Sansone con disegni e musiche per i lungometraggi “L’arte della felicità” e “Gatta Cenerentola”.
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CANIO LOGUERCIO
Ci stiamo preparando al meglio 
A tre anni di distanza da Canti, ballae e ipocondrie d'ammore 
(Targa Tenco Album in dialetto) il 20 novembre su tutti gli store digitali il singolo che anticipa il nuovo album in uscita a dicembre 
E il 20 novembre il video di Antonello Matarazzo sui social di una rete solidale ed estesa di enti, festival, teatri e associazioni 

A tre anni dal CD “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” (Targa Tenco 2017 come miglior album in dialetto), Canio Loguercio ritorna con un nuovo brano Ci stiamo preparando al meglio che anticipa l’omonimo album in uscita a dicembre per Squilibri editore. Cantato a tre voci con Andrea Satta e Sara Jane Ceccarelli, il brano è una sorta di inno collettivo dove la condivisione di paure e timori serve a proiettarsi in avanti, oltre il baratro che minaccia di inghiottirci, oltre l’assurda sospensione d’animo in cui tutti siamo precipitati: una canzone allegra e malinconica in cui ci si sporge oltre il disastro che ci circonda, cercando segnali diversi in un cielo sempre più nero per cui davvero non resta altro che prepararsi al meglio. Una canzone che, nelle parole del cantautore lucano, è anche "la dichiarazione di una speranza, quella che ognuno di noi possa avere davanti a sé qualcosa di meglio che accadrà domani o fra un minuto, magari con una bella canzone a fargli compagnia". E il video del videoartista Antonello Matarazzo, realizzato in pieno lockdown e pertanto obbligato a svilupparsi come un gioco di scatole cinesi, mette in risalto tanto il distanziamento quanto il bisogno di una vicinanza, la necessità di ritrovarsi assieme che diventa più acuta quando ci è imposto di stare lontani. Con la partecipazione di Luca De Carlo alla tromba, del sassofonista Pasquale Innarella e della Rustica X Band, il brano è stato arrangiato da Canio Loguercio e Rocco Petruzzi. Il video di Antonello Matarazzo il 20 novembre sarà on line, su You Tube, e condiviso in contemporanea sui social di associazioni, fondazioni, festival e teatri che ne condividono lo spirito, tra cui Fondazione Symbola, Forum Diseguaglianze Diversità, Laceno d’Oro Film Festival,  Museo MADRE, Cosa vuoi che sia una canzone,  Fondazione Premio Napoli, Club Tenco, Festival “Città delle cento scale”, Teatro Tor Bella Monaca, Casa della Paesologia, Cose di Amilcare, Molise Cinema, Teatro di Limosa, Compagnia Vera Stasi, Il cammino dei Campi Flegrei, Premio Dubito Poesia con musica, Simposio dell’ozio creativo, Officinae Efesti, Radio Contrabbanda-Barcellona, Wunderkammer, Teatro del Loto, Il sentiero dell’anima, Teatro Pubblico Pugliese,  Bandiera Bianca, Festival Popolare Italiano, Cortoons Festival, Strada Nuova Teatro di Genova, Tesori d’Italia Network, Feelmare, Gocce d’autore, Vulcanica Festival, Ass. Quartieri Spagnoli, Amore e Psiche, Mare dentro, Ipazia Immaginepensiero, Controsenso, I Viaggi di Gulliver, Blue Desk e tanti altri ... Musicista, poeta e performer, lucano di nascita ma napoletano d’adozione, Canio Loguercio è autore di progetti "crossover", all'incrocio tra canzone d'autore, poesia e teatro. Già finalista a diverse edizioni del Premio Recanati e, con Alessandro D'Alessandro, Targa Tenco Album in dialetto nel 2017, ha pubblicato sei album, ideato numerosi progetti musicali e promosso diverse iniziative interculturali.

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Dorso mondo di Gabriele Stera 
con Franziska Baur e Jérémy Zaouati 
poetry comics di Martina Stella 
In uscita il quarto volume con CD della collana di poesia con musica Canzoniere

Dopo l’esplosivo Santa Bronx, esordio postumo di un giovanissimo Alberto Dubito assieme ai Disturbati dalla CUiete; un mostro sacro della poesia internazionale come Raul Zurita, che con Gonzalez y los Asistentes ha firmato Desiertos de amor, e una stella della spoken music europea come Yolanda Castaño che, con Isaac Garabatos, ha realizzato Idioma da tinta; Canzoniere, la collana di poesia con musica dell’editore Squilibri, ritorna ad esplorare quanto si muove in quel magma ribollente della creatività giovanile con Dorso Mondo esito della collaborazione del poeta triestino, ma residente a Parigi, Gabriele Stera (1994) con l’artista visiva Martina Stella (1992), la violinista e drammaturga Franziska Baur (1993) e il musicista Jérémy Zaouati (1994): libri plurali quelli della collana Canzoniere che, facendo proprie le parole di Giacomo Leopardi, intende superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, in modo da riportare la poesia dove abitava prima del suo lungo esilio nei generi letterari, quando era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. Libri da leggere dunque con le orecchie, quelli di Canzoniere, perché “la poesia nasce musica, non già accompagnata dalla musica”, come si legge nel ‘manifesto’ che compare in apertura di ogni volume “e perché durata, ritmo, suono e lingua sono tutte le sue forme”. A queste caratteristiche risponde alla perfezione Dorso mondo di Gabriele Stera che, vincitore per ben due volte del Premio Dubito di poesia con musica, assieme ai suoi compagni di viaggio ha realizzato un libro per molti versi elettrico. Sono elettriche le sue parole, i suoi suoni, le sue voci, le sue musiche e le sue immagini. È dunque un’opera vibrante, che si espande e cortocircuita: in due lingue, italiano e francese, in tre codici (ma forse di più), testo, voce ed immagini, in quattro protagonisti, anche se l’autore infine, per quanto collettivo, avrà un nome e cognome. Un poema macchinato e dunque, oggi, naturalissimo e contemporaneo. Un’opera che, tra testo e musica, si fa interprete delle inquietudini di una generazione che rischia di essere ridotta all’impotenza e che in Gabriele Stera ha trovato “il più consapevole poeta lirico di questi anni”, come scrive Gabriele Frasca nella prefazione, capace “per intelligenza politica e per capacità febbrile, di intonarne il dramma ancora non del tutto consumato”. Un libro orchestrato collettivamente che dimostra come l’arte fatta insieme è spesso molto soddisfacente per chi la fa e per chi la fruisce. Che è anche la prima scommessa di uno dei migliori poeti europei delle giovani generazioni: Canzoniere è una collana che Lello Voce, iniziatore del poetry slam in Italia, dirige assieme a Gabriele Frasca e Frank Nemola e che ben si sposa con le attività di un editore come Squilibri, votato alle musiche di tradizione orale “perché durante il predominio della civiltà alfabetica, la poesia è sempre sopravvissuta altrove e quasi sempre tra le pieghe della cultura popolare”, come si legge ancora nel manifesto in apertura del volume. Coerentemente con la sua impostazione,Canzoniere è anche una rassegna che, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, presenta ogni anno alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. La terza edizione, in programma il 3 e il 4 marzo 2021, per le misure di contenimento del Covid 19 è stata spostata al 3 e 4 dicembre 2021. In questo video Gabriele Stera nell'edizione 2018 della rassegna. 

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Materiali Sonori
Le novità

ARLO BIGAZZI - CHIARA CAPPELLI, Majakovskij! - il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo

Majakovskij! – il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo nasce con la musica e il testo elaborato da Arlo Bigazzi e l’interpretazione e le nuove traduzioni dell’attrice Chiara Cappelli. Un monologo dove narrazione, poesia e musica si rincorrono senza soluzione di continuità rievocando gli anni della gioventù del poeta fino allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Un Majakovskij non più icona, ma un ragazzo disposto a sfidare se stesso e il mondo che lo circonda, innamorato della vita, dell’arte, dell’utopia. Un inno alla ribellione insita nella giovinezza e apparentemente meno politico ma più universale di quello passato alla storia. I brani, che hanno avuto una lunga gestazione, hanno la produzione e gli arrangiamenti di Lorenzo Tommasini e Arlo Bigazzi e la collaborazione di Mirio Cosottini alla tromba e flicorno e del chitarrista Francesco Frank Cusumano. La musica e gli arrangiamenti si sono poi arricchiti della presenza di Mirko Guerrini (sax tenore e soprano) e Michele Marini (sax contralto), di Guido Guglielminetti (bassista e produttore di Francesco De Gregori, presente in “Per una signorina” al basso fretless) e di Blaine L. Reininger (co-fondatore della cult band Tuxedomoon, al violino in “Continuò a scrivere” e “Ne risponderete!”), oltre a Marco Furelli alla chitarra e Massimiliano Liverani al theremin. Il doppio album contiene la versione teatrale, con l’interpretazione di Chiara Cappelli, e le versioni strumentali di buona parte dei brani dello spettacolo, con interventi e arrangiamenti non sempre uguali alle versioni teatrali.

Prodotto da Lorenzo Moka Tommasini  & Arlo Bigazzi
Registrato e mix presso Macinarino Recordings (Loro Ciuffenna) da Lorenzo Tommasini.
Registrazioni aggiuntive di Lorenzo Boscucci
Masterizzato da Fabrizio De Carolis – Reference Mastering Studio. Roma.

ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI, Majakovskij! - Cantata per Vladimir Vladimirovic
Durante la produzione dei brani, “Majakovskij!” si è poi evoluto in un progetto transmediale, dando origine a numerosi video presenti sul web ed a un libro pubblicato per Editrice Zona che, oltre al copione e cinque poesie non incluse nello spettacolo, ha i contributi di Francesco Forlani, Mirco Salvadori, Daniele Corsi, Giampiero Bigazzi, Luciano Del Sette e Fausto Malcovati, oltre a due graphic novel realizzati da Riccardo Cecchetti e da Monica Zeoli, dai quali sono poi state pubblicate alcune stampe d’arte.

ZENOBIA -  Haklak Halak 
Emergenti dalla vibrante scena musicale elettronica palestinese, la musica degli ZENOBIA mescola ritmi potenti e melodie pop arabe. La band si ispira infatti alla musica pop & folk di tutta la regione (Egitto, Palestina, Libano, Siria) ed è formata da Nasser Halahlih (un pioniere della scena locale, probabilmente il primo produttore di musica elettronica palestinese alla fine degli anni Novanta) e Isam Elias (giovane tastierista con un background nella musica classica europea). Il quartier generale della band si trova ad Haifa, la terza città più grande di Israele, che ha una popolazione araba relativamente numerosa. 

JUANA MOLINA, Anrmal (Live in Mexico)
Registrato al Festival Anrmal in Messico all'inizio del marzo 2020, pochi giorni prima che il mondo si fermasse in un massiccio blocco anti-Covid, questo live di Juana Molina porterà per sempre il ricordo del mondo "prima". La potente atmosfera rock-punk di tutto il set, oggi ci fa sperare in un mondo migliore. Quando ha iniziato, più di vent'anni fa, la musica di Juana era piuttosto riflessiva ed essenziale. Si esibiva per lo più in concerti da solista, con la sua chitarra, una tastiera ed effetti. Con il passare degli anni, la sua produzione è diventata gradualmente più selvaggia e più estroversa. Questo è il suo primo album dal vivo in assoluto e sarà senza dubbio una rivelazione per chiunque non abbia avuto la possibilità di assistere a un suo recente concerto. Il vinile del LP è rosso.

AKSAK MABOUL - Figures 
La band che maggiormente contribuì a creare l’etichetta Crammed ritorna con un'opera inedita intitolata, un doppio album contenente 22 brani: è frutto del flusso di idee che è sorto dopo un così lungo intervallo... Attingendo ancora una volta alle molteplici fonti che da sempre ispirano la band (dalla musica elettronica e pop alla sperimentazione, al jazz, al minimalismo, alla classica contemporanea etc), Aksak Maboul le riconfigura con il suo stile inimitabile. L'album è stato interamente scritto, concepito e prodotto da Marc Hollander & Véronique Vincent, e vanta il contributo dell'attuale line-up live della band: Faustine Hollander, Lucien Fraipont & Erik Heestermans. Ospiti di grande profilo: Fred Frith, Steven Brown (Tuxedomoon), tre membri degli Aquaserge...

LETIZIA FUOCHI - “Fuegos Y Chavela" il CD dedicato a Chavela Vargas!
Questo disco di Letizia Fuochi - il secondo prodotto da Materiali Sonori – è un atto di profonda gratitudine nei confronti di un'artista autentica, totale, completa, capace di  assomigliare il più possibile al sogno che aveva di se stessa: Chavela Vargas ha saputo rompere il silenzio della solitudine per trasformarlo nel più alto e supremo atto di libertà. Chavela Vargas, sciamana, cantora e grande artista latino-americana (messicana originaria del Costa Rica nata nel 1919 e scomparsa nel 2012), musa ispiratrice di passioni, leggende e umanità. Nei cento anni dalla sua nascita, Letizia Fuochi presenta lo spettacolo “Fuegos y Chavela – Storia di Chavela Vargas”: i pensieri, le parole e la musica di una grande “cantastorie”. Accompagnata da Francesco Frank Cusumano (chitarra) e Oretta Giunti (percussioni), la cantautrice fiorentina ripercorre la storia di questa donna fascinosa e ribelle capace di incantare nella sua lunga vita, alcuni dei protagonisti dell'arte contemporanea: da Frida Kahlo a Pedro Almodovar, Ava Gardner, Liz Tayor, Joaquin Sabina e molti altri. Adesso con le otto canzoni dell’album “ uegos Y Chavela”, Letizia racconta oscurità e luce di un'artista in Italia ancora non molto conosciuta, per farsi tramite di un linguaggio invisibile, potente e universale: la volontà di credere e sopravvivere ai propri sogni. "Scoprirsi attraverso le parole, le intenzioni, i suoni dell'anima della Cupaima, mi ha resa autrice, non solo interprete delle sue canzoni; ho raccolto e riconosciuto le intenzioni, l'oscurità e la luce, il coraggio, la sfrontatezza dell'amore, l'estasi e l'ebbrezza, il desiderio e la pena assoluta della perdita, della conquista e della gelosia. Un racconto al femminile, in cui ogni canzone è una dedica - proprio come direbbe Chavela - a tutte le donne del mondo: madri, figlie, sorelle, spose, amiche, amanti, così come alla Luna entità suprema che governa la notte e ci regala le stelle. La sua voce possiede una dimensione fisica, i silenzi nelle sue canzoni sono uno strappo, una lacerazione, rilasciano emozioni antiche, profonde e autentiche da togliere il fiato; alla fine di ogni ascolto se ne esce purificati: Chavela Vargas non è solo una cantante messicana, Chavela Vargas è il Messico".  Il CD include: Macorina, Adoro, La Nina Isabel, Paloma Negra, Las Simples Cosas, No Volveré, No Soy De Aqui Ni Soy De Alla, La Llorona.

Prossimamente...

GIUDITTA SCORCELLETTI, Gianni Rodari - Astronave terra 
GIUDITTA SCORCELLETTI. DAVID RIONDINO. STEFANO COCCO CANTINI, Tba 
ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI, Solitarie Comunanze Digitali - Voci dalla rete 
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IRD International
presenta

THOM CHACON - MARIGOLDS AND GHOSTS 
(Appaloosa Records) USCITA 10/3
Thom Chacon da Durango Colorado è uno dei massimi esponenti del nuovo songwriting americano. Marigold and Ghosts continua la strada tracciata da Blood in the USA . La sua voce roca, che ricorda quella di Ryan Bingham, narra ballate di frontiera, paesaggi e storie profonde. La rivista Buscadero gli dedica la copertina e lo candida con anticipo tra i dischi più belli del 2021.

DAVID GRISSOM - TRIO LIVE 
(IRD International) 
David Grissom è una leggenda della 6 corde ed è considerato il degno erede di Steve Ray Vaughan. Ha marchiato con la sua chitarra i dischi di Joe Ely, John Mellencamp, James McMurtry, Buddy Guy e le Dixie Chicks. Trio Live è un disco che cattura il tiro e l'essenza dell sound di Grissom, accompagnato da Glenn Fukunaga (basso) e Bryan Austin (batteria). 

RAFFAELE KOHLER - UNA NOTTE IN BALERA 
(IRD International) USCITA 17/3
A distanza di soli quattro mesi dall’uscita di Rondini, Raffaele Kohler pubblica il nuovo disco Una sera in Balera.  Quattro mesi, la durata di una stagione, che coincide con l’arrivo della primavera, simbolo di speranza e ripartenza, valori che Raffaele Kohler ha soffiato con energia dentro la sua tromba. Rondini che finalmente spiccheranno il volo con il sequel Una sera in Balera, registrato in presa diretta con gli stessi musicisti a ritmo di swing e che alterna brani originali a cover in lingua italiana, francese, inglese e milanese.

RICK SHEA - LOVE & DESPERATION 
(Appaloosa Records)
Originario di San Bernardino, Rick Shea è un chitarrista e cantautore californiano, storico collaboratore di Dave Alvin. Love & Desperation, il dodicesimo disco della sua carriera, profuma di rock, cajun e tex mex nella migliore tradizione americana.
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Delta Distribuzione Indipendente e Officine della Cultura
pubblicano il 15 Gennaio 2021 l'album di
ENRICO FINK – ALEXIAN SANTINO SPINELLI
Orchestra Multietnica di Arezzo – Alexian Group
ROMANO' SIMCHA'
FESTA EBRAICA ROM

Mondi musicali che s’incontrano, tradizioni a confronto, contaminazioni timbriche e armoniche di due culture che più volte nella storia hanno incrociato il proprio cammino e che in Romanò Simchà dialogano sul palcoscenico dando vita a nuove strutture musicali. Il mondo musicale Rom rappresentato da Alexian Santino Spinelli, dalle sue composizioni, dalla sua storia familiare, dal suo carisma e dalla sua inconfondibile fisarmonica, incontrano in questa festa ebraica rom il mondo musicale ebraico italiano veicolato da una delle sue voci principali, Enrico Fink, con il suo eclettismo musicale e la preziosa ricerca di canti capaci di raccontare la lunga storia di interazione e scambio della musica ebraica con le tradizioni popolari e colte italiane, pur mantenendo un’identità e un carattere tutto proprio. Mondi storicamente vitali che, in questa occasione, si arricchiscono degli spunti e dell’impegno civile e sociale, oltreché musicale, dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, associazione impegnata da anni nel racconto dell’Italia delle mille culture, delle minoranze e delle differenze da valorizzare, nelle piazze, nei teatri e nelle scuole. Una festa unica, un concerto che vuole rappresentare un momento storico prezioso, in cui le barriere costruiscono ponti, la palizzate sentieri e le tavole si trasformano in luoghi di convivio e di racconto. Che Romanò Simchà abbia inizio!
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NOVITA' DISCOGRAFICHE DI CARTADAMUSICA

EDOARDO DE ANGELIS - IO VOLEVO SOGNARE PIU' FORTE
(IL CANTAUTORE NECESSARIO / EGEA MUSIC, 15 gennaio 2021)

I sogni non possono morire, la loro materia è inestinguibile. Possono cadere, infrangersi, o attraversare in volo tutti i mari in tempesta per giungere a un’anima che sappia ascoltarli, abbracciarli e dar loro conforto.
Ce n’è voluto del tempo perché un’idea straordinariamente felice come quella dell’Europa unita si facesse strada nel tempo, nelle discordie, nel sangue, fino alle tragiche esperienze delle guerre mondiali del secolo scorso, delle persecuzioni razziali, dei lager. Il cantautore romano festeggia il cinquantesimo anno di attività con un nuovo album in cui approfondisce parte delle tematiche da cui non si è mai distolto e su cui l’Europa si fonda: la difesa dei diritti (L’apertura della caccia), l’attenzione verso i più fragili (Lettera dall’inferno, Il lupo non verrà), il confine tra sogno e realtà (L’orso e la stella), la cura dei sentimenti (Nel mio cuore, Cuore selvatico), la posizione dell’uomo nel mondo e nella storia (Il dolore del mondo). Un album che si segnala anche per un tratto politico, forte e dichiarato, in favore dell’Europa unita, quasi un manifesto europeista, vedi le canzoni Prima d’essere l’Europa e Le strade d’Europa, scritte a quattro mani con Francesco Giunta. Dall'inizio degli anni settanta, epoca d'oro del Folkstudio e del cantautorato italiano, Edoardo De Angelis ha scritto per sé e per altri, prodotto astri nascenti che si sarebbero poi affermati (Francesco De Gregori) e altri nel pieno della maturità artistica (l'indimenticabile Sergio Endrigo), credendo fortemente nella diffusione dello scrivere e interpretare la canzone come strumento principe della narrazione. Di questo suo amore per la canzone come forma d'arte, De Angelis ha fatto una ragione di vita e di lavoro. Più di venti album, in quasi mezzo secolo di attività, e infinite collaborazioni, da Mina a Tosca e Paola Turci, da Albertazzi, Camilleri, Paolini, Marcorè, a De André, Battiato, Dalla e moltissimi altri. Tra i suoi impegni sociali spicca quello contro la violenza, soprattutto nei confronti dell’universo femminile.  
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L'UNIVERSO DELLE INTELLIGENZE ARTIFICIALI NEL NUOVO ALBUM DEI MARCONDIRO, "DATA"

MARCONDIRO - DATA

DATA è la Musica, l’Arte che non appartiene più a chi la crea, ma data in pasto al popolo, quello di internet: ai “post” l'ardua sentenza quindi. DATA è il corrispettivo inglese di Dati, l'ultimo bene prezioso delle persone conteso dalle multinazionali (e non solo). DATA è 12.02.2021: Uno due, zero due, due zero due uno, numero palindromo, ciclo continuo del tempo dell'essere umano, al centro del periodo storico contemporaneo definito Antropocene. DATA è il terzo attesissimo album del progetto artistico MARCONDIRO, uscito il 12 febbraio su etichetta Parodoi Dischi, in distribuzione Artist First. Prodotto da Marco Borrelli & MARCONDIRO, DATA è la nuova grande pagina della trilogia discografica sull’essere umani, capitolo conclusivo del viaggio iniziato nel 2011 con “SpettAttore” e proseguito con “OMO (L’Evo-Mediatico In-Forma Canzone)” del 2016. Qui il concept ruota intorno al macrotema dell’amore ai tempi della tecnologia, che accompagna le nove tracce del disco, elencate con numerazione binaria (da 1 a 9 nel sistema esadecimale): 0001 Ammore Vero, 0010 Amati, 0011 Core, 0100 Con i tuoi Occhi, 0101 Captcha cha, 0110 La Matematica dei Sentimenti, 0111 Gli Romani, 1000 Le Fate, 1001 RoboEtica (La teoria dell'Amore). Alla base della riflessione un fatto di cronaca che risale all’agosto 2017. Siamo in California, precisamente a Menlo Park, quartier generale del FAIR (Facebook Artificial Intelligence Research). La storia è quella di Alice e Bob, due intelligenze artificiali che, nel bel mezzo di un esperimento, hanno iniziato a dialogare in una lingua sconosciuta, nuova, un idioma incomprensibile agli scienziati: a tutti, ma non a loro. Nessuno sa cosa si siano detti i due chatbot, Alice e Bob. C'è chi, dietro a quella conversazione, ha visto qualcosa di estremamente allarmante, dai risvolti imprevedibili e chi invece ha pensato alla romantica ipotesi della nascita di un amore tra le A.I. Ma come può l'amore, un sentimento così umano, manifestarsi tra due robot? Questo è uno degli interrogativi indagati ed esplorati in DATA. Traccia dopo traccia, ecco arrivare le risposte: a cominciare da Amati, racconto senza tempo di una storia impossibile, come quella tra due A.I., che si risolve solo attraverso l'amor per sé. È poi Core, un omaggio al padre della robotica Isaac Asimov, a scavare nelle fragilità umane per restituire una visione dolce e vivacissima, giocosa e raffinata, del sentimento che attecchisce nel cuore elettronico di due "robot primitivi", in fuga dal laboratorio per vivere finalmente in libertà il loro amore. La memoria, se installata nel cervello della persona amata, potrebbe far riaffiorare i ricordi del passato, limpidi, chiari e visibili, vissuti in prima persona con i propri occhi: è questo il potentissimo messaggio racchiuso nella quarta traccia dell'album, Con i tuoi Occhi. Lo sviluppo della narrazione passa poi attraverso i brani Captcha cha (potrebbe, dall'amore di due robot, essere generato un essere umano?) e La Matematica dei Sentimenti (e se l'amore perfetto fosse soltanto un errore di calcolo?), ma il cerchio si chiude solo con RoboEtica (La teoria dell'Amore), nona e ultima traccia del disco, dove il ritornello riprende il dialogo immaginario tra Alice e Bob. Due robot primitivi che si amano rappresentano un'intelligenza primigenia, non ancora inibita dalle leggi della robotica, ma grazie all'amore per gli esseri umani smetteranno di essere schiavi dei loro impulsi. Marco Borrelli, voce dei MARCONDIRO, commenta così l'immaginario che fa da sfondo a DATA: «Il timore di un futuro distopico, dove robot dotati di intelligenza artificiale, con coscienza di sé, possano dominare sugli esseri umani, è un tema molto trattato dai libri e film di fantascienza, entrato a far parte dell'immaginario collettivo». E ancora, a proposito delle A.I.: «La mia visione è pro-positiva, credo fermamente che la vittoria delle macchine o il collasso della natura dipenderanno solo dalla capacità di affrontare con consapevolezza ed umanità queste problematiche, da subito». Ma nel disco c’è anche spazio per altre declinazioni dell'amore. DATA vuole essere un omaggio al cinema italiano, un piccolo viaggio onirico attraverso il mondo dei grandi registi. Si parte da Ammore Vero, ironica invettiva contro l'ipocrisia del buonismo e del "volemose bene", il cui video vede la partecipazione dell'attore Stefano Fresi, nel ruolo di uno "sfigato" che vuole diventare "figo" e per cambiare la sua vita scende a patti col diavolo, impersonato da una donna che lo avverte: "potrai avere tutto ciò che desideri, tranne l'Ammore Vero". E poi Le Fate, ispirata all'omonimo film collettivo del 1966, visione delicata e romantica di un tema ancestrale come quello della prostituzione, e Gli Romani, acquerello affettuoso, ironico e sfrontato della gente di Roma, nonché dichiarazione d'amore al Maestro Federico Fellini e al suo capolavoro "Roma".
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Freefolk è il nuovo album solista di Massimo Garritano in uscita venerdì 29 gennaio per la Manitù Records

Si può scrivere un manifesto anche senza usare le parole. E’ quello che ha fatto il chitarrista Massimo Garritano con il suo nuovo album solista “Freefolk”, in uscita per la Manitù Records il 29 gennaio 2021. Attraverso sedici composizioni strumentali, tredici nella versione in vinile, Massimo Garritano ci parla di integrazione musicale come metafora di quella sociale in quello che è a tutti gli effetti un concept album (anche) politico, una sorta di zibaldone musicale coltivato per anni e immaginato già nel titolo e nelle intenzioni, prima ancora che nella musica. Ma il processo che ha portato alla genesi di “Freefolk”, il secondo dopo l’esordio nel 2016 di “Present”, è il frutto di un lavoro artigianale, di una ricerca artistica e personale in cui niente è lasciato al caso. Massimo riprende in mano la chitarra acustica a 36 anni, in occasione del suo ritorno a San Fili, piccolissimo paese arroccato nella provincia cosentina, dove era cresciuto e dove cominciò a studiare in adolescenza i primi accordi musicali. Sono da sempre un appassionato di musica - ricorda Massimo - ma quando iniziai a suonare non fu per farne una professione. L’obiettivo era riuscire a suonare ai falò per conquistare le ragazze. Sorvolo sui fallimenti del mio primo repertorio, che era composto da brani come “My My, Hey Hey”, “The Road”, “Cocaine”. Tutta roba poco appetibile da far cantare a un falò ma buona per far limonare gli altri. È in questo ritorno, in qualche modo anche alle origini, che emerge una nuova anima musicale, spesso in conflitto con tutta la musica suonata fino ad allora. Dubbi, domande e insoddisfazioni non hanno però fermato la ricerca e lo studio dello strumento. Fin quando, alla volontà venne incontro anche il caso. “Mi piace molto quello che suoni, è freefolk?” la domanda di un entusiasta ascoltatore alla fine di un suo concerto risuonò nelle orecchie di Massimo come un’affermazione.  Nacque così sia l’idea di fare un disco con questo titolo: una nuova identità aveva finalmente trovato forma nella ricerca di accordature alternative, oltre a quella tradizionale, nella ricerca timbrica e nella consapevolezza che due anime - quella elettrica, più moderna, e quella acustica, più primordiale - potevano finalmente convivere insieme.  Tutto il bagaglio di vita prende forma in nuove composizioni. “Fu una epifania – ricorda ancora Garritano - percepivo vividamente che si era innescato un cambiamento.” Il disco è costituito da composizioni istantanee e canzoni. In apertura c’è Haiku #7, la prima di quattro schegge musicali, ispirate agli omonimi e brevissimi componimenti giapponesi di tre versi, che attraversano il disco come un sottile filo conduttore. In Magara, il chitarrista rievoca una figura femminile, fantastica, misteriosa e danzante, mentre, nel successivo Pitagora, l’improvvisazione modale apre a spazi e orizzonti più ampi. Ispirata all’anarchico calabrese giustiziato nel 1933 per il tentato omicidio del presidente americano Roosevelt, Joe Zangara è un brano per solo bouzouki con al suo interno tre temi, Maggiore-Minore-Maggiore e improvvisazioni ritmico-melodiche. Incastonato circa a metà album, troviamo il prezioso cammeo John Fahey, dedicato all’omonimo chitarrista e compositore statunitense. In Bottle Cup Blues, Garritano suona una chitarra classica fretless, “preparata” con un tappo di plastica inserito tra corde e tastiera, modificando sensibilmente il suono e le armonie. Attese Disattese doveva essere un altro Haiku, invece, il riff melodico e ritmico ha preso man mano una forma, fino a diventare brano a sé. Una danza nuova condivide non solo la stessa accordatura di Night Moon, ma anche un’importante natura evocativa. Custodito nell’archivio per vent’anni e riscoperto durante il lockdown, Life in a Box è il brano in cui Garritano ha trovato la motivazione necessaria per portare a compimento l’intero album. Il freefolk raggiunge anche l’India e si manifesta in PersuAsian e Marvaellous, due improvvisazioni basate sui raga, le tipiche successioni di intervalli modali della musica indiana. L’album si chiude con un’esortazione a uno sguardo dell’uomo più ampio e libero da pregiudizi. In Xenos, infatti, l’unione del suono dell’ellenico bouzouki con gli effetti digitali rappresenta l’incontro tra tradizione e contemporaneità. Questa seconda fatica discografica di Massimo Garritano è, in sintesi, una pacifica incursione nella musica di “altri mondi” raccontata con uno sguardo contemporaneo, con gli occhi e i suoni di chi è riuscito semplicemente a mettersi in ascolto.
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Wood Tales
il nuovo album in solo del contrabbassista Jacopo Ferrazza
in uscita venerdì 5 febbraio 2021
 
Si chiama Wood Tales, il nuovo album per solo contrabbasso di Jacopo Ferrazza, in uscita venerdì 5 febbraio 2021. Interamente registrato lo scorso autunno durante la seconda ondata di Covid, Wood Tales è un progetto che rivela il proprio quid nella ricerca di un’indipendenza sonora e di un’identità ritmica, armonica e melodica, nonché timbrica, unicamente supportata dall’uso della voce e dell’archetto. È un dialogo a due, intimo e riservato, senza filtri o artifici, dove la premeditazione lascia spazio all’intuizione, all’istinto di cercare e scoprire ogni singola nota, sfruttando tutte le venature dello strumento. Dodici brani, di cui sette composizioni originali e cinque arrangiamenti, tra canzoni e standard jazz, che spaziano da Fabio Zeppetella (Choro Pra Gianlu) a Enrico Pieranunzi (Les Amants),  passando per l’incipitaria Blackbird dei Beatles e la conclusiva A New World, unico brano, nota a margine, frutto di sovraincisioni. E in fede di questo personalissimo “stato dell’arte”, permangono puntuali le influenze di Charlie Haden, Ray Brown, Larry Grenadier, così come i riferimenti a John Patitucci e ad Ares Tavolazzi, non a caso autori delle note di copertina di questo disco. Avevo bisogno di tornare alle radici - sostiene Ferrazza - per non perdere il contatto con la terra e con la realtà, incarnata in questo caso dal suono vero, sincero e anche sporco del legno. Wood Tales risponde, quindi, a un richiamo, a un’esigenza di autenticità, dove quel che conta è anche la consapevolezza dell’imperfezione come valore di unicità. Lo strumento, viene messo completamente a nudo, regalando nuove gamme di colori e sfumature non più così nascoste. Ed è in questa nuova esperienza personale e artistica che il percorso musicale di Jacopo Ferrazza, già al lavoro per un nuovo album in quintetto che vedrà la luce in autunno, segna una nuova tappa fondamentale da cui è impossibile tornare indietro.
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EMANUELE FILIPPI
Musica fragile 
 
“Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, il secondo della sua produzione, un capitolo importante nella carriera di questo giovane pianista e compositore sempre più all’attenzione della scena nazionale e internazionale. È un disco che vince alla grande in partenza, selezionato dal programma “Per chi crea” promosso da Mibact e Siae che hanno votato “Musica fragile” quale miglior prodotto creativo. L’album è stato registrato e prodotto negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che da trent’anni intuisce e promuove le nuove realtà offrendo il massimo dell’audio editing. “Musica fraglie” è nato a New York durante la mia permanenza artistica nella grande mela» ci racconta Filippi, «ma l’ho sviluppato e registrato a casa, in Friuli, potendo contare sulla collaborazione di grandi professionisti. Oltre agli amici che lo hanno registrato con me: Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto e al flauto, Marco Bolfelli alla chitarra elettrica e Roberto Giaquinto alla batteria, un riconoscimento speciale lo devo ad Amerio per le sue straordinarie capacità in produzione e sound engineering, e a Glauco Venier che mi ha seguito firmando col suo genio la produzione artistica». Sono dodici le tracce di “Musica fragile”, un titolo che tradisce la forza di questo album che ha classe, carattere, raffinatezza ed energia. Un titolo che nasce da una riflessione del compositore intorno agli stati emotivi nei connubi con l’atto creativo. «Penso che la fragilità sia una condizione importante nella formazione della persona. Non è bene secondo me nasconderla o negarla. Riconoscerla aiuta a capire sé stessi e gli altri. La chiave della musica in questo senso, mi ha permesso attraverso la fragilità di entrare in mondi meravigliosi altrimenti preclusi». Padrini del disco sono due nomi di grido nel panorama contemporaneo internazionale: il trombettista Enrico Rava e il pianista americano Fred Hersch che hanno commentato l’album con pensieri dedicati nel booklet. Il primo, tra l’altro, scrive: «Un equilibrio raro, un grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie. Una bellissima sorpresa per me che conoscevo le notevolissime doti pianistiche di Emanuele ma ignoravo la sua capacità di comporre e di organizzare la musica». Hersch dal canto suo scrive: «Un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte. Si rivela come una serie di bellissimi brevi racconti musicali, suonati magistralmente con precisione e passione». Nulla di più vero per questo album sensibile e di squisito ascolto che mette certamente del nuovo nelle maglie del jazz contemporaneo, in virtù del talento di questo artista ventenne con già alle spalle una brillante carriera di studi, in pianoforte classico e jazz, premi e riconoscimenti internazionali, oltre che collaborazioni con le star del jazz, come recentemente con Fabrizio Bosso in un superlativo concerto a Udine. “Musica fragile” sarà disponibile in occasione della sua presentazione a Udine il 18 settembre, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deezer, I Tunes, mentre la distribuzione del cd fisico è affidata a IRD International.  Album realizzato con il sostegno del Mibact e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
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Tǔk Music
presenta

ROBERTO CIPELLI con PAOLO FRESU - L‘EQUILIBRIO DI NASH

“L’Equilibrio di Nash” è una serie di strategie nella teoria dei giochi per il quale in una situazione di equilibrio un giocatore effettua una mossa ardita ed improvvisa alla quale l’altro risponde con una altrettanto coraggiosa, allo scopo di mantenere l’equilibrio: una accurata metafora dell’interplay tra musicisti che improvvisano su un palco. E “L’Equilibrio di Nash” è il titolo del disco di Roberto Cipelli con Paolo Fresu in uscita il 16 ottobre per la Tǔk Music. L’album è il coronamento di un rapporto che dura da 36 anni all’interno dello storico quintetto di Fresu, collaborazione impregnata di profonda e duratura amicizia e che li ha portati finalmente ad incidere un album a due voci. L’idea del lavoro prende spunto dall’ascolto di “Diane” di Chet Baker con Paul Bley, disco del 1986 con cui il duo condivide la presenza di “Little Girl Blue” e una propensione per la melodia ed il lirismo, ma da cui allo stesso tempo il progetto diverge sensibilmente. Agli originali a firma del pianista cremonese si aggiungono tre improvvisazioni diversamente numerate ma contraddistinte dalla parola “strategia”, dove al gusto melodico si affianca una ricerca più votata all’astrazione. Cesella il tutto una eterogenea scelta di brani di vari autori che abbracciano gli interessi ed ascolti del leader, spaziando tra standard, Sting, Mercedes Sosa e Caetano Veloso, colonne sonore, la canzone italiana, Chopin e Monteverdi, quest’ultimo da anni oggetto di studi approfonditi da parte di Cipelli e presente con due episodi. L’immagine di copertina è dell’artista bresciana Paola Pezzi che prosegue la sua preziosa collaborazione con la Tǔk Music: si tratta della terza opera, dopo quelle apparse sui dischi The Future is a Tree di Marco Bardoscia e reWanderlust del Paolo Fresu Quintet.

GIOVANNI GAIAS with GIUSEPPE SPANU - TOTB – Think Outside The Box
‘Think Outside the Box’ è il nuovo progetto del polistrumentista Giovanni Gaias insieme a Giuseppe Spanu, ed è anche il titolo dell’omonimo EP in uscita il 22 gennaio 2021 per la Tǔk Air, sottosezione della Tǔk Music di Paolo Fresu dedicata ai suoni dell’elettronica, del soul e del funk. I due sono stati protagonisti della scorsa edizione di Time in Jazz con le travolgenti esibizioni notturne all’interno della sezione Time After Time. TOTB è un duo perfettamente immerso nella sintesi tra jazz e chillout, frutto di una lunga amicizia che scaturisce da un percorso musicale comune e condiviso. Un sound che abbraccia le innumerevoli declinazioni della black music, per poi incontrare l’ambient e l’ethnobeat in un sommario di passione e seduzione. Nella loro musica c’è una forte necessità di presente e contemporaneità, che assimila tanti stimoli diversi per definire una propria identità e originalità. Un progetto che aspira ad una sintesi di tutte le esperienze maturate nel corso di questi anni, immerse nell’amore per la vita e per la musica.

SADE MANGIARACINA - MADIBA
Madiba è il nuovo album di Sade Mangiaracina, in uscita il 2 marzo per l’etichetta Tǔk Music. Come il disco precedente Sade è alla guida di un trio composto da Marco Bardoscia al contrabbasso e Gianluca Brugnano alla batteria, con Ziad Trabelsi all’oud ospite in tre brani. Se Le mie Donne del 2018 era dedicato ad alcune figure importanti femminili che si erano affermate contro discriminazioni e pregiudizi, ed era valso alla pianista siciliana un piazzamento nel Top Jazz 2018 nella categoria Nuovo Talento, il nuovo album è dedicato ad un simbolo della lotta per i dei diritti umani: Nelson Mandela. La data di uscita del 2 marzo non è casuale: il 2 marzo del 1990, infatti, Mandela venne eletto vice presidente dell’African National Congress, primo passo verso la Presidenza del Sudafrica del 1994. Madiba è un racconto in musica del grande attivista attraverso i principali vicende della sua vita, il coraggio, la determinazione, la lucidità, i suoi amori, la prigionia e la forza del perdono. “Raccontare la sua vita attraverso la musica non è solo una grande responsabilità,” afferma Sade Mangiaracina, “ma anche un pretesto per parlare di coraggio, di umanità, di quello che queste generazioni stanno lasciando ai giovani di oggi e di domani, la difesa estrema della propria dignità e della libertà.” “Devo molto a Mandela,” aggiunge Sade, “e tutti noi dobbiamo molto all'Africa, una terra che della speranza ne ha fatto una ragione. Questi sono i pilastri di Madiba, ma sono anche due sentimenti che in questo momento storico, devono attraversare l’umanità intera.” Gli 8 brani originali fanno risaltare le origini mediterranee della leader sempre filtrate attraverso la lente della musica improvvisata. Il gruppo di Sade è stato selezionato dal progetto Nuova Generazione Jazz 2021 (I-Jazz) per la promozione della nuova scena jazz italiana. La copertina è opera di Emanuela Cau, fotografa e regista sarda. Dopo il cinema ed il teatro si dedica sempre di più alla fotografia come mezzo di espressione artistica specializzandosi in ritratti e autoritratti dalle profonde qualità oniriche ed evocative.
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KOINE SOUND COLLECTIVE - LANDINGS AND DEPARTURES
Koine Sound Collective è un progetto musicale composto e ideato da Fabrizio Fogagnolo (contrabbasso & elettronica) Riccardo Tosi (batteria & live elettronics) Achille Succi (clarinetto basso e sax) Alessia Turcato (voce & vocoder) Cristiano Pomante (vibrafono e marimba). Non è un organico fisso, piuttosto un laboratorio di ricerca su nuovi orizzonti sonori della musica di matrice improvvisata, elettroacustica e contemporanea. Difficilmente si possono identificare elementi univoci di genere o stile cui associare il progetto, se non nei singoli elementi che lo compongono. “Koinè” significa linguaggio comune. Fu l’esperanto della Grecia antica, una lingua comune che si generò prendendo in prestito parole, strutture e ritmi dalle molteplici e variegate popolazioni e culture che abitavano il Mediterraneo: l’unione di popoli diversi in un’unica comunità linguistica e culturale. Il progetto Koinè nasce nel 2006 dall’incontro di Fogagnolo e Penazzi al seminario jazz di Ronciglione (VT). Dopo circa un anno e una serie di concerti è emersa l’esigenza di proporre un proprio elaborato musicale, ormai maturo. Dal 2008 quindi un susseguirsi di richieste e collaborazioni hanno fatto sì che l’allora Koinè trio diventasse un vero e proprio gruppo di lavoro. In maggio il trio vinse il premio Bordighera Jazz ‘08, in giugno fu invitato alla FNAC di Milano per la presentazione del “Dizionario del jazz” a cura di Luca Conti (Mondadori), sempre in giugno furono ospiti di Fabio Treves a Lifegate Radio e in settembre, ritirando il premio a Bordighera, aprirono il concerto degli Earth Wind & Fire nella loro unica data italiana. Nel 2009 parteciparono al concorso jazz “Chicco Bettinardi” di Piacenza e si classificarono tra i 4 finalisti. Nel 2010 esce il loro disco “Everything’s in the roots” (Music Center / I.R.D.) che contiene molti di quegli elementi che sono fonte di interesse per la ricerca del trio: aspetto ritmico, contrasto tra innovazione e tradizione, fusione di nuovi stili. Il progetto si vanta della preziosa collaborazione di Mattia Cigalini al sax alto nello standard Out of Nowhere e nel brano Astrea di Penazzi. 2016 il trio si trasforma in quartetto, introducendo il vibrafono e il clarinetto basso (magistralmente suonato da Achille Succi, che alterna l’uso del sax contralto) e prosegue il percorso con l’esecuzione dei nuovi brani originali del contrabbassista Fabrizio Fogagnolo. La ricerca ritmica e le contaminazioni sono tutt’ora gli elementi approfonditi nella musica proposta dai Koinè con particolare riferimento al jazz contemporaneo in cui timbri e stilemi della musica elettronica e improvvisata sono fondamenti imprescindibili: il risultato è una proposta attuale, fatta di composizioni originali e standard creativamente rivisitati, tali da assumere connotati nuovi e imprevedibili. Il nuovo album si intitola  “Landings and Departures” ed è in uscita in questi giorni. “Landings” non è solo un termine aeronautico: viene usato anche per descrivere quando si raggiunge un luogo o un obiettivo o una conquista. O potrebbe essere una nascita, qualcosa che procede dall'alto verso il basso senza significati gerarchici. Al contrario, "departures" è qualcosa che può ricordarci un nuovo inizio così come la fine di una fase della vita. Tutti questi concetti hanno ispirato il modo di comporre e suonare queste canzoni.   Si tratta di un piccolo concept album, in cui ogni brano è un capitolo di vita vissuta a cui il gruppo è particolarmente legato: dalle nascite alle morti, questo disco racconta il viaggio della vita stessa, raccontando episodi ed emozioni vissute dagli stessi interpreti. Un lavoro che dal punto di vista compositivo unisce scrittura e improvvisazione, oltre a sonorità acustiche e sintetiche.
 
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 FRANCESCO MACCIANTI - ATTESE: LIVE AT LYCEUM 
“C’è una ragione per cui mi sia stato necessario ascoltarlo in solo per scoprire tutta la qualità che questo musicista porta con sé: perché niente nel suo stile è appariscente, così come il suo approccio alla musica nulla concede al virtuosismo, agli effetti speciali, ai facili ammiccamenti verso il pubblico”. Neri Pollastri. Il pianista Francesco Maccianti, dopo una carriera che lo ha visto per anni affiancare alcuni giganti della scena nazionale ed internazionale, ha intrapreso da alcuni anni un percorso artistico personale di pregevole qualità. Abeat, ha proposto nel 2018 “Path”, con il suo più recente trio, completato da Ares Tavolazzi e Roberto Gatto. Ora si rinnova la collaborazione e con questo nuovo lavoro, dal titolo ”Attese”, in uscita il 4 dicembre, Maccianti assolve al sempre delicato compito di proporsi nuovamente come leader solitario grazie ad una registrazione di superba qualità di un  eccellente concerto tenutosi presso il Lyceum club internazionale di Firenze. E’ proprio nella dimensione piano-solo che si confermano le sue doti non comuni di ottimo compositore e di pianista dal tratto lirico e melodico, con una intensità espressiva suadente e delicata. Ne consegue un tratto complessivo assai originale e di carattere impattante, pur nella sua connaturata delicatezza.
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ENRICO MORELLO - CYCLIC SIGNS

Enrico Morello, uno dei più creativi batteristi della scena jazz italiana, pubblicherà il suo primo album Cyclic Signs il 19 marzo per Auand Records. Morello arriva al disco d’esordio avendo maturato l’esigenza di sintetizzare le diverse esperienze e gli stimoli accumulati negli ultimi anni con le numerose e prestigiose collaborazioni come sideman. Grazie a queste collaborazioni il batterista romano ha avuto modo di entrare in contatto e suonare con i musicisti che ha selezionato per formare il quartetto che ha registrato Cyclic Signs: Francesco Lento alla tromba, Daniele Tittarelli al sax alto e Matteo Bortone al contrabbasso. Il quartetto si è quindi rivelato immediatamente un nucleo compatto e affiatato ed il contributo dei musicisti è stato sorprendente, riuscendo non solo ad assimilare perfettamente le complesse composizioni originali di Morello, ma arricchendole con la propria visione personale. La spinta propulsiva di Cyclic Signs scaturisce dalla fascinazione verso i ritmi dell’esistenza e le molteplici facce delle loro mutazioni. Ma l’album vuole essere anche gesto, corpo in movimento, forza cinetica; in altre parole: danza. «Nella necessità di tradurre in musica questi concetti», spiega Morello, «sono partito dall’elemento a me più congeniale: il ritmo. Ho cercato di sovvertire la prevedibile logica del tempo metricamente organizzato tracciando percorsi inattesi, multiformi e compositi, con l’intento di restituire all’ascoltatore la sensazione di sorpresa e disorientamento che si prova quando ci si affaccia alle finestre dell’ignoto.» Poi aggiunge «L’utilizzo di un organico asciutto e costituito da strumenti prevalentemente monodici consente uno sviluppo polifonico del materiale tematico e lascia che la musica scaturisca dal silenzio come dei gesti pittorici su una tela bianca. Ho concentrato le mie energie nel dare risalto alle specificità armoniche dei brani attraverso un’accurata conduzione delle diverse voci che determinano l’intreccio polifonico. Seguendo questi princìpi, le gravità armoniche, seppure non esplicite, mantengono un ruolo centrale nel disegno globale delle composizioni e ne determinano ambientazioni cangianti.» «Queste scelte», conclude il musicista, «mi hanno condotto all’esplorazione di paesaggi sonori archetipici, essenziali dal punto di vista timbrico ma complessi ed articolati nella loro manifestazione corale; in questo non dissimili da alcune produzioni di musica tradizionale dell’Africa centrale che sono state fonte inesauribile d’ispirazione durante tutto il mio percorso d’investigazione creativa.»
 
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NAZARENO CAPUTO - PHYLUM
 
Phylum è l’album d’esordio del vibrafonista Nazareno Caputo. Il disco, in uscita il 22 febbraio per AUT Records, è stato registrato con Ferdinando Romano al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria ed è una ricerca musicale focalizzata sugli elementi strutturali di un organismo musicale. La parola "Phylum" è utilizzata in zoologia e botanica per indicare un preciso gruppo tassonomico. Organismi facenti parte di un determinato phylum condividono lo stesso piano strutturale ma il loro sviluppo morfologico non li conduce necessariamente nelle stesse direzioni. La musica del trio parte da concetti simili, prendendo le mosse dallo sviluppo di una struttura musicale ed elabora la propria idea seguendo percorsi differenti e complementari. Il risultato sono brani che contengono elementi morfologici molto diversi tra loro e risultati estetico-stilistici riconducibili ai più variegati linguaggi, muovendosi in particolare tra jazz e musica colta contemporanea. Tutto è unito indissolubilmente dalla comune origine e appartenenza alla stessa idea musicale, allo stesso phylum. Il disco si sviluppa a partire dalle riflessioni sui concetti di struttura e di complessità, cari al musicista fin dai tempi dei suoi studi di architettura. PHYLUM è un atto di amore verso la complessità, verso tutto ciò che è nascosto, che non appare subito, che va scovato, verso tutto ciò che non è sempre facilmente intellegibile, verso ciò che procede lentamente, verso l’anomalia, verso l’eccezione, “l’anello che non tiene”. La complessità fa parte del mondo che ci circonda e confrontarsi con essa è una delle attività più belle che la nostra mente possa compiere.
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SERGIO ARMAROLI TRIO PLUS CARTOON - TRIOPLUSTRIO
Prosegue la collaborazione tra il compositore e vibrafonista Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Giovedì 31 ottobre esce infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe D igital, "TrioPlusTrio".  Nei sei brani originali si alternano e si confrontano due formazioni in trio. Nella sua formazione, Sergio Armaroli è affiancato dal trombonista Giancarlo Schiaffini, musicista e compositore che ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60, membro dell’Italian Instabile Orchestra e collaboratore, tra gli altri, di John Cage, Dennis Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi, e dal violoncellista Walter Prati, compositore ed esecutore da sempre orientato verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, che ha collaborato con, spaziando tra i generi, Evan Parker, Thurston Moore (Sonic Youth), Robert Wyatt. Il trio Cartoon è formato, inve ce, dal batterista e percussionista Roger Turner, una delle voci storiche più autorevoli della libera improvvisazione inglese, che ha lavorato con Annette Peacock, Phil Minton, Cecil Taylor,  Masahiko Satoh, Charles Gayle, Lol Coxhill suonando in giro per il mondo da Sydney a New York, da Tokyo all'Artico, dal sassofonista e clarinettista Chris Biscoe, che si divide tra Inghilterra e USA e ha collaborato con George Russell, Mike Westbrook, Chris McGregor, Kenny Wheeler, Han Bennink, Evan Parker e molti altri, e dal contrabbassista John Pope, improvvisatore e compositore che spazia tra jazz, funk, rock e pop e ha suonato con Mick Beck, Rhodri Davies, Greg Spero, Field Music, Anton Hunter, Mariam Rezai, Ed Carter e tanti altri. Da sempre la poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Per la prima volta utilizza il "vibrafono preparato", una novità nel suo percorso di ricerca con un approccio musique concrète, nel tentativo di uscire dall'accordatura temperata dello strumento e dal suo timbro "troppo" puro verso per una trasformazione spettrale e verso modelli sonori divergenti. Il disco si apre con un brano dei tre jazzisti britannici e si chiude con il trio italiano. Nel mezzo quattro pezzi nel quale i sei musicisti si confrontano, per la prima volta insieme, improvvisando negli studi "Il pollaio" di Ronco Biellese con la supervisione del sound engineer Piergiorgio Miotto. Da sottolineare l'apporto anche poetico di Roberto Masotti, celebrato fotografo di musiche, ideatore del libretto dedicato agli oggetti di questa musica preparata: "oggetti d'affezione per una musica preparata e altra." Sergio Armaroli si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Con l’etichetta Dodicilune ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il qu artetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati e "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018).

SERGIO ARMAROLI - BILLY LESTER - MEETING FOR TWO
Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digi tal, "Meeting for two", nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen.  Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha s viluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suonare il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Que llo del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente sperimentale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perfezionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. E' fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola St ranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, "Early Alchemy", un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, "Meeting for two" nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen. Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha sviluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suona re il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Quello del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente speriment ale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio G.Verdi di Milano. Si è perferzionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro Alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. È fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola Stranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, Early Alchemy, un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Con l’etichetta Dodicilune, Armaroli ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed e lettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati, "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018), "TrioPlusTrio" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Roger Turner, Chris Biscoe e John Pope.

MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». Contrabbassista, bassista elettrico e arrangiatore, Manuele Montanari si diploma nel 2008 in contrabbasso al Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro. Parallelamente frequenta corsi di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Massimo Morganti. Nel mese di luglio 2006 partecipa ai seminari di “Umbria Jazz” e ottiene una borsa di studio per il “Berklee College of Music“  di Boston, qui studia con Dave Clark, Dave Weigert, Esperanza Spalding, Barry Smith, Mitch Haupers, Paul Elmen. Nel mese di ottobre 2008 è in finale nella Categoria Jazz al concorso di contrabbasso “Enfly Bass ‘08” tenutasi a Parigi. Partecipa a seminari di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Kenny Wheeler, Fabio Zeppetella, Maurizio Giammarco e Larry Grenadier. Nel 2010/11 entra nella band di Raphael Gualazzi per il “Reality and Fantasy Tour”, tenendo importanti concerti in Italia, Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Nel 2012 frequenta la Masterclass in Arrangiamento e Orchestrazione tenuta dal M° Gian Marco Gualandi, nell'ambito dei "Corsi Estivi di Alto Perfezionamento", organizzati dalla scuola Dante Alighieri di Bertinoro (FC). Nel 2012 si diploma in "Arrangiamento Jazz" al Conservatorio “G. Rossini “ di Pesaro sotto la guida dei Maestri Bruno Tommaso, Gianmarco Gualandi e Stefania Tallini. Nel 2013 incide l’album “On The A Train”, con l’orchestra jazz "Bad Gang Big Band", interamente dedicato alla musica di Duke Ellington. L’album è edito dall' etichetta “Notami Jazz”. Con la stessa formazione tiene anche alcuni concerti in Portogallo. Nel 2014 incide l’album “Going Nowhere”, del giovane sassofonista e compositore Milo Lombardi (www.milolombardi.com). Nel 2017 esce "In a Few Minutes", l'album che lo vede coinvolto nei ruoli di contrabbassista, compositore e arrangiatore, insieme al chitarrista Diego Donati. L'album è edito per l'etichetta "Notami Jazz". Nel 2019 incide l’album “Jazzy Mike Around the World” del trombettista Michele Samory, edito da “Alman Music/Cose Sonore”.  Ha suonato con Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Raphael Gualazzi, Massimo Manzi, Massimo Morganti, Fabio Petretti, Stefano Paolini, Andrea Marcelli, Rossano Emili, Simone La Maida, Samuele Garofoli, Massimiliano Rocchetta, Emilio Marinelli.

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano». Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composi zione Corale, Vincenzo Caruso vanta una lunga collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro interagendo con Direttori di Orchestra di fama internazionale. Parallelamente alla sua carriera di stampo "accademico" coltiva la sua passione per la forma canzone, cercando sempre un linguaggio musicale libero dalle mode.  La scrittrice Pina Varriale ha pubblicato numerosi romanzi per diverse case editrici tra cui Piemme, Mondadori, Einaudi, Giunti. Con “Ragazzi di camorra” ha vinto moltissimi premi, tra cui il Bancarellino 2008, il Premio Paolo Ungari Unicef 2007, il Premio Cento 2008 e il Premio Unesco 2008 ex-aequo con ‘Gomorra’ di Roberto Saviano. Nel 2018 ha pubblicato il saggio “Salvador Dalì, Dalì alchimie di un genio” edito da Ciesse. Annalisa Madonna fin da bambina studia pianoforte e canto. Firma il primo contratto discografico a 19 anni per la C.N.I Music come vocalist della band Vox Populi. Nel 2003 il singolo "Bailando Bailando" è in vetta alle classifiche italiane rientrando nella compilation del FestivalBar Blu e come spot tv ufficiale della patatine Pringles. E ancora nel 2003 duetta al Teatro Augusteo con l'artista israeliana Noa. Nel 2009 diventa vocalist trasformista della band Katangoo per l'album “Ida y vuelta”. Nel 2013 debutta a Broadway al teatro New York city center con lo spettacolo T'Ammore di cui è coautrice di testi e musiche. Nel 2015 forma i “Gatos do mar”, in duo con Gianluca Rovinello e pubblica l’album "La Zattera" per arpa e voce. Nel 2017 forma le “Sesèmamà”, quartetto al femminile e pubblicano il loro primo album omonimo nel Marzo 2018.

FRANCESCO CALIGIURI ORCHESTRA - ARCAICO MARE
Dopo "Olimpo" e "Renaissance" prosegue con "Arcaico Mare" la collaborazione tra Francesco Caligiuri e l'etichetta Dodicilune. Venerdì 25 settembre - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital - esce infatti il nuovo disco del compositore, arrangiatore e polistrumentista calabrese (sax soprano, sax baritono, clarinetto e flauto dolce) affiancato da un'orchestra composta da Luigi Paese (tromba e flicorno), Paolo Bennardo (tromba), Giuseppe Oliveto (trombone e se ashell), Gianluca Bennardo (trombone), Mario Gallo (tuba), Giuseppe Santelli (pianoforte), Carlo Cimino (contrabbasso), Francesco Montebello (batteria) con le voci di Federica Perre e Alessandro Castriota Scanderbeg. Francesco Caligiuri, tra i più attivi giovani musicisti della scena jazz italiana, vanta già molte produzioni e collaborazioni con esibizioni in numerosi festival. Proprio da un concerto al Roccella Jazz Festival nasce il progetto “Arcaico Mare”. La Calabria è al centro del mare Mediterraneo: il mare più antico e arcaico del mondo. Il Mediterraneo è stato il progenitore e la culla di tutte le culture che hanno creato la storia della musica occidentale nel corso dei secoli ma a sua volta anche un contenitore di musiche provenienti da popolazioni e xtraeuropee ed in particolare dall’America e dalla cultura jazzistica. Dalla musica norrena ("Völuspà") e tradizionale ("God Rest Ye Merry Gentleman"), alle canzoni "Fly Me To The Moon" di Bart Howard e "Natur boy" di Eden Ahbez, dalla "hit" natalizia "Carols of the Bells" di Peter Wilhousky a due intramontabili standard di Charles Mingus ("Self Portrait in Three Colours" e "Nostalgia in Time Square"), da "La Follia", inno del Comune di Roccella firmato da George Russell, musicista jazz, compositore, direttore d’orchestra e teorico  statunitense, scomparso nel 2009, fino alle composizioni di Paolo Damiani e Gianluigi Trovesi ("Roccellanea") e dello stesso Caligiuri ("Rupella Antica"), il sassofonista e la sua orchestra propon gono una «rappresentazione sonica di un luogo che come nessun altro è stato culla, crocevia», sottolinea il critico e storico della musica Vincenzo Martorella.  Cosentino, classe 1991, Francesco Caligiuri si è diplomato in sassofono al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, per poi avviarsi allo studio delle tecniche di arrangiamento, composizione e improvvisazione jazz. Predilige il sax baritono, e partecipa attivamente a diverse formazioni cameristiche, classiche e jazz, vantando anche ruoli di primo nell’Orchestra di fiati della Provincia di Cosenza. Dal 2014 suona nel progetto Cypriana di Nicola Pisani. Si è perfezionato, tra gli altri, con Michel Godard, Marco  Sanninni, Paolo Damiani, Matt  Brewer, Miguel  Zenon, Ben  Wendel, Logan  Richardson, Franco  D’Andrea, Marcello Piras. Dopo l'esordio in  solo con "Olimpo" (2017), un lav oro delicato, introspettivo eppure avventuroso, e "Renaissance" (2019) in quintetto con Nicola Pisani (sax soprano), Michel Godard (tuba e serpentone), Luca Garlaschelli (contrabbasso) e Francesco Montebello (batteria), Arcaico Mare è il suo terzo lavoro discografico prodotto dall'etichetta salentina Dodicilune.

GIANNI LENOCI TRIO - WILD GEESE
DODICILUNE / PUGLIA SOUNDS RECORD
Il 30 settembre 2019 una subdola malattia spezzava l’esistenza e l’intensa attività di Gianni Lenoci. A un anno esatto dalla sua scomparsa esce, per l’etichetta Dodicilune, "Wild geese", ultima registrazione del musicista, pianista, compositore e didatta pugliese affiancato dal solido contrabbasso di Pasquale Gadaleta e dal magistero ritmico di Ra Kalam Bob Moses, eccellente batterista e percussionista statunitense che, dagli anni ’60 a oggi, ha collaborato tra gli altri con Pat Metheny, Gary Burton, Dave Liebman, Mike Gibbs, Hal Galper, Gil Goldstein, Steve Swallow, Steve Kuhn, Sheila Jordan, George Gruntz, Emily Remler, Harold Vick, Jumma Santos, Jack Gregg, Jack DeJohnette, Roland Kirk, Larry Coryell. La track list propone nove brani di Ornette Coleman (“Job mob”, “Sleep talking”, “Latin genetics” e “The beauty is a rare thing”), Carla Bley (“And now, the Queen”, “Vashkar”, “Olhos de gato” e “Ida Lupino”) e Gary Peacock (“Moor”). Il disco, prodotto da Dodicilune in colla borazione con l’Associazione culturale musicale Gianni Lenoci con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sarà presentato mercoledì 30 settembre (ore 20:30 – posti esauriti - info@giannilenoci.com) nel corso di una serata speciale al Teatro Radar di Monopoli. “Wild geese” è una mirabile sintesi di scienza e arte, di armonia e melodia. Ornette Coleman, le cui teorie sono qui rinnovate e applicate al pianoforte (e alla sua formula tipica e topica del trio), ha percorso un cammino riuscendo, forse suo malgrado, a indagare la ragione intima delle cose, la natura e il cosmo, in un ciclo infinito. «In musica, la materia si rivela per mezzo dei sensi, mentre all’esistenza del vuoto e dei silenzi, degli intervalli, delle attese, del non detto, si giunge con il ragionamento e l’implicazione intellettuale», sottolinea Gabriele Rampino, nelle note di copertina. «La sintassi ormeggiata è qui utilizzata con l’idea dell’uso delle partes minimae, cellule sonore in cui la dottrina armolodica si rivela e si espande. C’è tuttavia una aberrazione infinitesimale, un'indeterminazione, al centro di ogni possibile spiegazione del mondo, il clinamen, la possibilità di "une légère dérive" in grado di distruggere il sis tema delle costrizioni: come la dottrina ornettiana, qui innovativamente estesa al pianoforte, elimina le differenze tra armonia e melodia, così la natura delle cose della musica è universo, una sfera infinita il cui centro è dovunque e la cui circonferenza in nessun luogo». Questa straordinaria registrazione, che il Destino ha voluto fosse l'ultimo progetto di Gianni Lenoci, rimodella i canoni del piano trio. Effettuata in totale presa diretta a Monopoli, terra del musicista, Wild Geese, citazione da una meravigliosa poesia del premio Pulitzer Mary Oliver, il cui senso (“le oche selvagge”) acquisisce un valore semantico enorme dopo la scomparsa di Lenoci per il senso di libertà espresso in un volo nell'infinito, è uno straordinario caposaldo della Musica creativa e una delle massime espressioni del Jazz pugliese di ogni epoca. “Wild geese” è una produzione Dodicilune con il sostegno della Programmazio ne Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia FSC 2014-2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro.

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

EMANUELE PASSERINI - TRIO GEOMETRICS
Dopo quattro cd con il Painting Jazz Duo, affiancato dal pianista Galag Massimilia-no Bruno Belloni, e "Our World", in duo con il percussionista Alessandro "Pacho" Rossi, prosegue la collaborazione tra il sassofonista Em anuele Passerini e l'etichetta Dodicilune. Distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 10 novembre esce "Trio geometrics".  Nel disco - sei composizioni originali ("Stevelonious", "Invocation - Trayne", "Stairs", "Jump & Run", "Intervals" e "Untitled"), una lunga suite di 16 minuti con "Glancing Backwards, Green Walnut e Amber", tre brani degli anni ’60/’70 dei primi gruppi dell’inglese John Surman e "Deadline - The Crust" dello statunitense Steve Lacy - il sax soprano di Passerini è accompagnato dal contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer («con il suo suono potente, solido, ligneo e roccioso, in grado di fare da colonna portante dell'intero edificio, o semplicemente di sussurrare con le corde») e dalla batteria e dalle percussioni di Tiziano Tononi («un amico e un vero maestro, con il suo incredibile senso dello spazio, del ritmo, della libertà e dei colori, capace di dipin-gere con le sue percussioni ed emettere enormi quantità di fuoco e fiamme dalla sua batteria»). «Sono sempre stato affascinato e ispirato dalla formazione del trio senza piano, sax/basso/batteria, e da quella speciale libertà di potersi muovere all'interno dell'armonia e dello spazio, e che si può esprimere in modo naturale in un gruppo così piccolo. Ma mi ha sempre incuriosito quanto la musica possa diventare “geometrica”, melodicamente e ritmicamente, quando v iene suonata in un piccolo contesto come un trio e senza uno strumento armonico tradizionale», sottolinea Emanuele Passerini. «Gli esempi sono tanti: il suono cristallino e luminoso di Steve Lacy, in trio con Avenel/Johnson o in solo con il suo sassofono soprano, a disegnare linee e dipingere colori, accendendo luci nello spazio buio; The Trio di Surman/Phillips/Martin e il loro modo incredibile di immergersi nella musica con fuoco, libertà e in modo così inaspettatamente vivo; gli infiniti e travolgenti "momenti" in trio di John Coltrane con Garrison e Jones/Ali al suo inseguimento, creando un'enorme quantità di energia per una band così piccola; e molti altri ancora...», prosegue. «Tutto questo è stato per me una fonte di ispirazione. Quindi, molto umilmente, la musica di questo CD vorrebbe muoversi in questa direzione ed è per me molto speciale. È un dialogo a tre voci, è un'entità unica composta da tre parti distinte, indipendenti l'una dall'altra ma costantemente interconnesse e in continua comunicazione tra loro. È una figura geometrica dove ognuna delle tre parti ha un'identità precisa e definita, ma condivide lo stesso peso e ha la medesima importanza, tre voci distinte che inviano un  messaggio unico, e ogni parte non può esistere senza le altre due», continua a raccontare il sassofonista e compositore.  «Il triangolo è l'unica figura geometrica in cui ogni vertice è sempre in contatto con gli altri due. Musicalmente, questa relazione speciale del trio si traduce necessariamente in un'interazione molto stretta e profonda, storicamente in grado di produrre magia e meraviglia», sottolinea Tiziano Tononi. «Speriamo, sinceramente, di essere riusciti a riprodurre un po' di quella stessa magia che abbiamo sperimentato così tante volte, sia attraverso l'ascolto che dal vivo. Una sorta di magia che ci ha fatto scegliere di suonare questa musica come principale veicolo di espressione».

STEFANO SAVINI 5TET - ALIQUID NOVI 
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 17 novembre esce Aliquid novi del quintetto guidato da Stefano Savini. Nelle undici composizioni originali il chitarrista è affiancato da Giacomo Uncini alla tromba, Davide Di Iorio al flauto e al sax soprano, Mauro Mussoni al contrabbasso, Andrea Gri llini alla batteria e, in tre brani, dalla voce di Sara Jane Ghiotti. «Un lavoro maturo, articolato e ben scritto e tutti i musicisti del quintetto suonano bene», sintetizza Paolo Fresu.  «Questo mio nuovo disco è incentrato su una ricerca e su una precisa convinzione», sottolinea Savini. «Il lavoro del musicista è personalizzare un’idea, ricercando l’originalità nella propria arte musicale, scavando nella propria interiorità apertamente senza remore e paure, anche al di fuori dei canoni richiesti dal pubblico. Credo che questa sia la vera natura dell’artista, che emoziona e diverte. Per quello che mi riguarda io ci provo sempre, il risultato è questa mia nuova musica che attinge dalle fonti più importanti del jazz, per poi trasversalmente attraversare tanti stilemi che mi hanno sempre influenzato come la musica classica, la tradizione popolare, certa musica d’uso e l’istinto incosciente di uno sperimentatore, quale mi sento», racconta il musicista e compositore.  «Spesso le composizioni musicali risultano evocative, e ciò che viene invocato, prima o poi giunge. Stefano Savini sa questo e, tramite la sacralità che in loro, da sempre, custodiscono gli strumenti musicali, richiama, in un unicum, in un evento esclusivo, presenze, atmosfere, geografie, climi, anche lontani fra loro», scrive nelle note di copertina il poeta, narratore, pittore, teorico d'arte, drammaturgo, performer Gian Ruggero Manzoni. «Ogni composizione risulta, in questo modo, un canto, e il suono, di per sé componente astratta, via via, carico di tali insiemi poetici, prende anche forma, prende sembianza, donandoci visione. Stefano Savini compone musica, evoca, come di solito la parola può fare, e, inoltre, crea immagini, in m odo che il suo procedere espressivo racchiude in sé più arti, più discipline, inseguendo un’opera che, già nell’antichità, alchemicamente, veniva giustamente definita: totale».  Chitarrista e compositore, Stefano Savini è diplomato in Chitarra Classica, Musica Jazz e Laurea al Biennio Superiore di II livello in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Bologna, dove ha studiato composizione e contrappunto. Ha seguito seminari di studi in chitarra jazz con Jim Hall, Pat Metheny, Kevin Eubanks.  Musicista poliedrico ha effettuato nella sua carriera varie esperienze musicali professionali come session-man per studi di registrazione, e con un’attività concertistica che l’ha portato a lavorare per vari teatri, musei, TV, festival e rassegne internazionali in Italia ed in Europa. Ha suonato in session, studiato e collaborato negl’anni, con musicisti quali: Curtis Fuller, Terence Blachard, Ray Mantila, Gian Luigi Trovesi, Franco D’Andrea, Carlo Atti, John De Leo, Bruno Tommaso, Harold Mabern, Stefano Senni ed altri ancora. Da anni ha creato un proprio stile musicale originale dalla profonda personalità riconosciuta dalla critica specializzata (Musica Jazz, Cadence, Jazzit) e da musicisti come Paolo Fresu, Marco Biscarini, Gabriele Mirabassi, Lew Tabackin. Le sue musiche sono state trasmesse da: Sky, Rai3Tv, RadioRai2, RadioRai3, Believe Digital U.S.A, ect. Attualmente ha all’attivo 7 lavori discografici a suo nome con musiche sue per diverse discografiche. “Aliquid Novi” è il suo secondo cd per l’etichetta Dodicilune dopo "Musica semplice" (2013). Le sue composizioni  per chitarra  sono  pubblicate  dalle Edizioni Sinfonica-Jazz.

GIANCARLO SCHIAFFINI - SERGIO ARMAROLI - DECONSTRUCTING MONK IN AFRICA
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 12 gennaio esce "Deconstructing Monk in Africa". Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (balafon cromatico, water drum, calebasse, talking drum, mbira, shaker(s), bull-roarer, percussion), autentici maestri dell'improvvisazione e collaboratori di lunga data, propongono una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione fa da raccordo tra Thelonious Monk, l’Africa e la musica contemporanea europea. «Da Monk - che Schiaffini nel corso della sua carriera ha interpretato nei modi più diversi, dei quali qui si ritrova qualche memoria - i due hanno ripreso una decina di blues, usandoli soprattutto come pretesti, ispirazioni ideali di un percorso musicale tutto loro; dall’Africa hanno tratto alcuni ritmi e molteplici tipi di strumenti perlopiù percussivi (balafon, tam buri vari, mbira), utilizzati però in modo tutt’altro che africano, con sonorità nitide», sottolinea Neri Pollastri. «La componente contemporanea sta nel progetto stesso, trasversale e di ricerca, ma si fa palese nella base registrata che funge da terza voce, alternando suoni elettronici, canti, estratti di composizioni, altre percussioni che dialogano con quelle dal vivo. Il tutto, appunto, è legato dall’improvvisazione, che i due sviluppano dialogando sulle basi e lasciandosi trasportare dalla libera - talvolta liberissima - interpretazione dei temi monkiani. L’esito è sorprendente: una suite di quasi un’ora, nel corso della quale - quasi senza soluzioni di continuità - vengono inanellati temi come Straight No Chaser e Blue Monk, Misterioso e Something in Blue. Monk appare - citato ora dai toni acuti dalle percussioni, ora da quelli scuri del trombone - per poi scomparire: trasfigurato dai suoni registrati che, senza essere mai invadenti, lo trasportano in luoghi on irici, talvolta in un’Africa immaginaria, talaltra in spazi siderali evocati dall’elettronica; oppure assorbito dalle improvvisazioni del trombone, il cui canto borbottante è a sua volta in magico equilibrio tra l’Africa e la Mitteleuropa», prosegue il critico musicale. «Un Monk e un’Africa singolari, quindi: all’inizio spiazzanti, poi via via sempre più in sintonia tra loro; a momenti ipnotici, in virtù del reiterarsi dei temi e della voce meditativa del trombone; in altri invece rasserenanti, per la nitidezza dei timbri e degli impasti; comunque sempre spontanei, quanto lo è il dialogo che intrattengono il trombone e le percussioni - o, meglio, Schiaffini e Armaroli - quasi fossero vecchi amici che d’Africa e di Monk parlino assieme, con chiarezza e profondità. Ascoltarli è una gioia». «La musica af ricana, oltre ai noti elementi ritmici, ha con il jazz altre caratteristiche comuni, come l'aspetto decisamente responsoriale e una certa ripetitività», sottolineano i due compositori e musicisti nelle note di copertina. «Di Monk abbiamo voluto scegliere i Blues, curiosamente tutti nella tonalità di Si bemolle, spesso formati di un nucleo tematico semplice, con ampi spazi di respiro tipici del carattere africano del Jazz», proseguono Schiaffini e Armaroli. «Una semplicità che a volte sconfina in un primigenio minimalismo che mai si riduce a una semplice ripetitività. Abbiamo scelto un organico strumentale falsamente etnico (balafon, mbira, talking drum e altro) in dialogo con il trombone, cercando un senso a questo divagare tra paesaggi sonori primari e motivi melodici segreti. Il lavoro improvvisativo si dipana quindi come una terza via fra i temi monkiani, quasi mai citati direttamente, e il flusso acusmatico preregistrato».

ANDREA GORETTI - A LIGHT IN THE DARKNESS
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 19 gennaio esce "A light in the darkness" del pianista e compositore lombar do Andrea Goretti. Bianco e nero sono i colori della tastiera di un pianoforte ma anche dello yin e dello yang della dottrina taoista. Oscurità e luce convivono, in un eterno alternarsi e in una reciproca necessità esistenziale. La musica del disco vuole rendere omaggio a questa filosofia attraverso undici composizioni estemporanee create in solitaria da Andrea Goretti. Il pianoforte è un’orchestra capace di esplorare gli abissi sonori e allo stesso tempo osservare un paesaggio limpido dalle vette alte e luminose di una montagna. La musica del pianista e compositore colpisce per il suo carattere introspettivo e meditativo. I virtuosismi si nascondono sotto la superficie nell'uso intelligente e controllato delle dinamiche e dell'armonia. Specialmente nel piano solo è in grado di evocare emozioni nas coste, intime, in un'aura di tranquillità estranea al mondo caotico e rumoroso di oggi. Il suo ambizioso obiettivo è di unire in maniera originale alcune tendenze del jazz contemporaneo alla musica classica e d'avanguardia. Il disco si apre con "Hard to S(t)ay", “Difficile a dirsi” ma anche “Difficile rimanere”, una ineffabile necessità di fuga, di evasione, di libertà, e prosegue con "Canto I", un'improvvisazione nata dalle suggestioni della selva oscura dantesca, l’inizio del percorso verso la rinascita a riveder le stelle. In scaletta anche le due improvvisazioni "Neptune’s Blues" (ispirata allo spazio cosmico) e "I giganti" (dedicata alla famosa Sala dei Giganti, opera di Giulio Romano presente a Palazzo Te di Mantova). "T.T.T. X – Twelve Tone Tune X" è una composizione costruita con una linea melodica di dodici suoni, il cui titolo rende omaggio ai due famosi “Twelve Tone Tune” di Bill Evans. La track list è completata da un sogno diviso in due parti "Dreaming I" e "Dreaming II", dall'interludio "Question" e da tre brani registrati dal vivo durante un concerto a Roma "Impro I", "Lamento", brano ispirato a una rivisitazione personale del blues, "Il Grinch 2", dedicato al periodo natalizio interpretato in maniera non convenzionale. Il quadro in copertina è un’opera di Donaera. Olio su tela del 2013, “In mezzo alla tempesta” rappresenta un mare in tempesta, in cui evocativi giochi di luci e ombre si mescolano, creando emozionanti contrasti cromatici. Intensi colpi di spatola percorrono il dipinto verticalmente. La poesia presente all’interno del booklet, composta appositamente per l’occasione traendo ispirazione dalla musica del disco, è a firma di Umberto Petrin. Question - questo il titolo scelto, con riferimento all’interludio - riverbera le vibrazioni della musica e le dona nuove suggestioni e orizzonti. La struttura forma della poesia ricalca l’elenco dei brani del disco, con la successione di undici endecasillabi (uno per ogni brano).  Classe 1990, Andrea Goretti intraprende gli studi musicali con un percorso di formazione accademica fino al conseguimento del Diploma di Pianoforte presso il Conservatorio di Parma. Durante questo periodo di formazione classica, frequenta masterclass con diversi pianisti e musicisti di fama mondiale. In particolare, con il pianista Fabrizio Ottaviucci approfondisce lo studio del pianoforte preparato di John Cage e la musica di altri compositori del Novecento, tra cui Giacinto Scelsi e Morton Feldman. Partecipa al programma Erasmus, studiando per un anno presso l’Accademia di Musica “Stanislawa Moniuszki” di Danzica (Polonia) col M.° Waldemar Wojtal. Durante quell’anno in terra straniera arriva la passione per il jazz, e si avvicina a questa musica prendendo le sue prime lezioni col M.° Leszek Kułakowski. Nel 2016 consegue il Diploma Accademico di primo livello in Pianoforte Jazz sotto la guida dei maestri Alberto Tacchini, Roberto Bonati e Roberto Dani, con una tesi su John Taylor, ottenendo il massimo dei voti. Parallelamente studia composizione col M.° Luigi Abbate e sassofono col M.° Massimo Ferraguti. Di recente ha intrapreso un nuovo progetto in solitaria, “Silent Films Soundtrack”, i n cui musica dal vivo film muti di inizio ‘900. È attivo anche come compositore di musiche per video e colonne sonore. Musicista eclettico, dedito alla ricerca e sperimentazione di differenti linguaggi musicali, negli anni ha avuto l’occasione di spaziare tra generi e stili diversi. Ha collaborato con Tian Ruohan, musicista di erhu (violino tradizionale cinese); ha partecipato a diverse conduction, dirette dal compositore e contrabbassista Roberto Bonati (Teatro Regio di Parma – pubblicata in DVD dalla etichetta Parma Frontiere Jazz –, Casa della Musica di Parma); ha arrangiato e interpretato in pianoforte solo le musiche del compositore mantovano Stefano Gueresi, partecipando alla registrazione del disco “Stefano Gueresi - Il Ricordo vol.2” (TRJ Records); suona regolarmente con diverse formazioni in festival internazionali di improvvisazione radicale (Oooh Festival, RARA Festival).

WALTER GAETA - DANTE MELENA - LITTLE THINGS IN MANY THINGS
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 26 gennaio esce "Little Things in Many Things", nuovo progetto discografico firmato dal pianista Walter Gaeta e dal batterista Dante Melena.  Il disco propone otto brani originali nei quali la felice vena compositiva dei leader si sposa con l'eccellente statura artistica dei loro compagni di viaggio. Completa la tracklist una s entita rilettura del brano "Ada", omaggio al compositore e amico Alfredo Impullitti, prematuramente scomparso, ma mai dimenticato.  Il progetto scritto a quattro mani rivela un sound nuovo e accattivante con influenze che vanno dal Jazz al Funky. Walter Gaeta (piano, piano elettrico e arrangiamenti) e Dante Melena (batteria) sono affiancati dal sax di Gianluca Caporale e dal basso di Maurizio Rolli e Emanuele Di Teodoro e in alcuni brani da Alex Sipiagin (tromba), Diana Torto (voce), Mauro De Federicis (chitarra elettrica), Jorge Gabriel Ro’ (tromba e flicorno) e Marco Salvatore (sax alto). Diplomato in pianoforte e con studi di composizione, Walter Gaeta ha conseguito nel 2006 il Diploma Accademico di II livello in Musica Jazz con il massimo dei voti e lode presso il conservatorio “Santa Cecilia“ di Roma. Musicista dinamico e originale capace di esprimersi in un pianismo melodico, ritmico e autentico. Nelle sue composizioni unisce colori e linguaggi diversi creando spazi inesplorati in continua evoluzione. Imprevedibile e coraggiosa è la sua ricerca musicale. Ha inciso diversi cd, pubblicato sue composizioni e testi didattici. Ha collaborato con: Massimo Moriconi, Fabrizio Bosso, Max Ionata, Paolo Damiani, Thomas Sheret, Rachel Gould, Paola Lorenzi, Pedro Mena Peraza, Sherrita Duran, Cheryl Nickerson, Marco Tamburini, C. Arena, Kelly Joyce, Saba Anglana e tanti altri. Ha suonato in numerosi importanti festival da solista e con proprie formazioni in Italia e all’estero. Come arrangiatore e compositore si è sempre distinto arrivando in finale a Barga Jazz, Piacenza Jazz e vincendo il primo premio assoluto con il suo quartetto al concorso “Sound Track” di Foligno. Dante Melena frequenta alcune fra le migliori scuole italiane ed estere (Saint Louis Jazz School, Jazz University Terni, C. P. M Siena, Drummers Collective New York) oltre a numerose Master Class. Attualmente svolge un'intensa attività didattica presso la scuola Civica di Vasto, la Nuova Scuola Comunale di Musica di Montesilvano, il Sound ville di Roma ed altre. Dal 2008 è docente di batteria dei Seminari "Gessopalena Jazz" organizzati dall'Associazione Musicale "Armando Manzi". Dal 2003 al 2006 collabora con il chitarrista Gianfranco Continenza con il quale ha registrato "The past inside the present" disco realizzato con la collaborazione di Bill Evans & Scott Kinsey, prodotto dalla "Esc Records" inoltre collabora con Antonio Onorato, Sherrita Duran, con la quale ha registrato alcuni brani del CD "Compilation 2009" Kelly Joyce, Linda Valori e molti altri. Dal 2008 è endorser Pearl e Sabian.

FRANCESCO MINIACI - SOLO MONK
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 2 febbraio esce "Solo Monk" del pianista calabrese Francesco Miniaci. Il progetto è concepito come momento di approfondimento e di riflessione sull'arte, ma anche sugli aspetti umani, di un personaggio unico come Thelonious Monk. Gli arrangiamenti degli otto brani (Ask Me Now, I Mean You, In Walked Bud, Pannonica, Monk's Dream, Round Midnight, Ruby My Dear e Well You Need't) pens ati appositamente per piano solo, offrono una personale visione di Maniaci della originalissima musica del musicista e compositore statunitense (10 ottobre 1917 – 17 febbraio 1982). Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia nel 2008, Francesco Miniaci consegue nel 2020 la Laurea in Pianoforte Jazz presso il Conservatorio di Musica P.I.Tchaikosky di Nocera Terinese (Cz). Ha al suo attivo circa 100 concerti in Italia e all'estero ed è pianista stabile della TJO del Conservatorio Tchaikovsky di Nocera Terinese. Ha partecipato a numerosi workshop tenuti, tra altri, da Kenny Barron, John Hicks, Roscoe Mitchell, Uri Caine, Jerry Bergonzi, Bob Mintzer, George Cables, Francesco Cafiso. Ha suonato e collaborato con musicisti della scena jazzistica nazionale come Piero Cusato, Toni Armetta, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Francesco Cafiso e tanti altri.

ANDREA GRUMELLI - THE RED PROJECT
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 9 febbraio esce "The Red Project", un tributo del bassista lombardo Andrea Grumelli alla vita e alle opere di Keith "Red" Mitchell. Il progetto discografico propone, infatti, nove brani tratti dalla v astissima collezione del musicista, compositore, cantante, autore e poeta statunitense riarrangiati per un nuovo ensemble nel rispetto dei suoi canoni estetici, in una miscela che richiama il suo sound cameristico e denso di melodia. Andrea Grumelli è affiancato dalla cantante Monica Giuntoli, dal vibrafonista Michele Sannelli, dalla sassofonista baritono Rosarita Crisafi e dal batterista Stefano Bagnoli. Bassista, pianista, cantante, compositore e poeta, Keith "Red" Mitchell nacque nel 1927 a New York e, malgrado le innumerevoli collaborazioni con grandi esponenti del Jazz tra cui Jim Hall, Barney Kessel, Tommy Flanagan, Red Norvo, Gerry Mulligan, Andre Prévin, Phil Woods, Hank Jones, Clark Terry, Kenny Barron, Billie Holiday e Chet Baker, il suo lavoro solista e le sue composizioni restano ancora relativamente sc onosciuti anche nella cerchia degli amanti del Jazz. Celebre per la decisione di accordare il basso per quinte e il suo gusto per la melodia sia nelle linee di accompagnamento che nei suoi assoli, ha profondamente influenzato i bassisti dell'era post-bop quali Scott Lafaro, Charles Mingus e George Mraz, tra gli altri. Fu anche un compositore prolifico e scrisse 122 Songs che descriveva come "Tell like it is Music" definite poi dalla critica "Fiere e piene di amore” per il gusto per la melodia e il talento nella scrittura di testi. Poeta virile, appassionato e intelligente, di humor sagace e dalla ricca giocosità, fu anche autore di diverse poesie. Si trasferì a Stoccolma nel 1968 nel tentativo di sganciarsi dalla routine del lavoro in studio e rilanciare la sua carriera jazzistica ma anche di allontanarsi dalla società americana, in quegli anni connotata dalle forti problematiche socio-politiche e razziali. La sua ricerca musicale lo spinse a un nuovo approccio con lo strumento : più lirico, basato sulla melodia con assoli che ricalcassero quelli dei fiati, e più legato all’uso degli accordi. Prediligendo piccoli ensemble, riscoprì uno spazio intimo all’interno della sua musica dove fece confluire il suo approccio melodico inserendo nelle liriche anche la sua filosofia di vita. Fu insignito del Grammy Awards svedese nel 1986 e di nuovo nel 1991 per le sue incisioni come pianista, bassista e cantante, per la poetica delle sue composizioni e per essere uno dei bassisti più innovativi della tradizione. Il bassista Andrea Grumelli, dopo aver studiato con i M° Gianluca Alberti, Alberto Viganò e Gigi De Martino, si diploma alla Civica Scuola di Musica "S. Licitra" di Cinisello Balsamo sotto la guida del M° Roberto Gelli e in seguito si laurea col massimo dei voti in "Basso E lettrico Jazz" presso il Conservatorio "Nicolini" di Piacenza con il M° Riccardo Fioravanti. Nei suoi progetti musicali si divide tra la sua passione per il Rock e l'amore per il Jazz. Collabora con la pianista e compositrice milanese Francesca Badalini (Cineteca Italiana) proponendo cine-conerti che uniscono gusto classico a sonorità contemporanee con ampio spazio all'improvvisazione. Ha registrato diversi dischi in ambito Rock (Progressive e non solo), con Soul Takers,  Winter Mist e  Verde Lauro. Dal 2017 collabora con il compositore Claudio Milano alla registrazione di brani in cui fonde musica contemporanea e Rock Progressivo. Negli ultimi anni divide l'attività tra progetti di stampo jazzistico con MS Vibes Trio (Progressive Jazz), Pitomba Quartet (Brazilian Jazz), The RED Project (basato sul lavoro del contrabbassista Red Mitchell) e progetti di stampo Rock.

ALESSIA MARTEGIANI - ANDREA MODESTI - ALFREDO DE VINCENTIIS - LA STRADA DELLE API
CONTROVENTO BY DODICILUNE / IRD
Un percorso all’interno della condizione di esseri umani: "La strada delle api" è l'esordio discografico del nuovo progetto formato dalla cantante Alessia Martegiani (autrice dei testi), dal compositore e polistrumentista Alfredo De Vincentiis (batteria, ta stiere, elettronica) e dal bassista Andrea Modesti. Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, il disco è distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital. Nelle dodici composizioni originali del disco, i tre artisti abruzzesi esplorano le emozioni del vivere quotidiano, le sofferenze e i desideri, riconducendole ad uno spazio esterno che abbraccia la Natura e gli altri esseri. L’incipit di “Interno 1” ripete con insistenza “I’m Ready for the Future”, ma qual è il nostro futuro? È forse inseguire i nostri sogni e i nostri inganni? Oppure abbandonarci alla crudeltà della solitudine? È cambiamento di pelle, rivoluzione, e questo ce lo insegna il serpente che senza indugio butta via quello che è stato per essere nuovamente. E la strada da seguire ce la indicano le api che vivono la loro esistenza seguendo dei ritmi naturali e chiari, senza sovraccaricarsi di inutili distrazioni. Le api organizzano il loro mondo riproducendo la meravigliosa geometria del cosmo e lo fanno attraverso un lavoro collettivo che semplicemente obbedisce all’ispirazione della natura. Il lavoro musicale, legato quindi alla composizione e alla produzione dei brani, risponde di una medesima organizzazione: i tre musicisti lavorano al progetto senza mai incontrarsi concentrandosi ognuno sulla loro mansione. Alfredo De Vincentiis invia un’idea musicale, sulla quale Alessia Martegiani imprime una melodia con un testo e dei suoni di voce, Andrea Modesti pone le fondamenta con l’inserimento del basso, e di nuovo il lavoro torna nelle mani di De Vincentiis che reinventa e imbastisce una nuova trama sonora. I brani prendono così una loro strada coerente con le storie raccontate, intrecciando, dalla prima all’ultima traccia, una possibile via di narrazione. Alessia Martegiani si avvicina giovanissima alla musica cominciando con lo studio del pianoforte. Si appassiona presto al canto attraverso il jazz e la bossa nova. Intensa è l'attività concertistica in Italia e all'estero, collaborando con musicisti come Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Stefano Cantini, Fabrizio Mandolini, Max Ionata, Roberto Taufic, Nicola Stilo, Jaques Morelenbaum, Yamandu Costa. Ha ideato con Massimiliano Coclite e Bruno Marcozzi il progetto Trem Azul, con il quale ricerca e progetta esperienze musicali dal 2001. Dal novembre 2014 ha un progetto stabile con il polistrumentista (flauto, chitarra e pianoforte) Nicola Sti lo col quale si esibisce in vari club e festival jazz, tra i quali il prestigioso jazz club Montmartre di Copenaghen. Per il teatro ha collaborato, insieme a Paolo di Sabatino, a recital di Michele Placido; ha partecipato allo spettacolo “Bassa Continua, Toni sul Po” del regista Mario Perrotta (vincitore Ubu Teatro 2013). Andrea Modesti, poco più che quindicenne, si appassiona al basso elettrico con l’ascolto di musicisti come Jaco Pastorius, Marcus Miller e molti altri. Inizia a studiare da autodidatta avviando un percorso con varie formazioni suonando Blues Funky e Rock. In seguito studia contrabbasso presso il liceo musicale pareggiato di Teramo con il M° Giancarlo De Frenza. Intensa attività live in molti club della penisola. Agli inizi degli anni novanta partecipa all a tour del cantautore Mario Castelnuovo. Dopo un lungo periodo lontano dall’attività musicale(2001/2014), torna in studio per registrare un disco(Antinoja – The Canvas Theory) insieme ad Alfredo De Vincentiis e Sabatino Matteucci che verrà poi pubblicato nel 2015 dall’etichetta Ideasuoni. Nello stesso periodo sempre con l’amico Alfredo De Vincentiis (batteria) e Simone Copellini (tromba/ filicorno)prosegue nel progetto Antinoja con materiale in via di pubblicazione. Alfredo de Vincentiis nel 1991 inizia a suonare la batteria come autodidatta; nel 1993 frequenta il Conservatorio  dell'Aquila. Dal 1999 si trasferisce in Emilia Romagna; fra il 2000 ed il 2006 lavora come fonico in diversi locali emiliani  e a Cine Citta a Roma, nel 2006 inizia a lavorare in Inghilterra in diversi ambiti sia di produzi one musicale che  come batterista nel territorio londinese dove produce il disco YOU ( masterizzato in Abbey Road Studios). Negli anni seguenti, 2007/2012, produce diversi dischi. Parallelamente alla musica lavora nel settore teatrale: Russo – De Rerum Naturae, Boston Marriage di Gabriele Tesauri, Punto Triplo della compagnia Pietribiasi Tedeschi, E.S.C. spettacolo teatrale su Pier Vittorio Tondelli. Dal 2015 ad oggi continua a produrre dischi indipendenti e a collaborare con vari artisti nel suo studio, il DvabadStudio.

MATTEO BENEDETTI - PICCOLE ONDE
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 2 marzo esce “Piccole Onde” di Matteo Benedetti. Il prog etto discografico nasce dalla volontà del pianista e compositore di affrontare e arrangiare in maniera eclettica il suo repertorio: quattordici composizioni che pescano a piene mani dallo chôro, dal samba, dal jazz, dalla fusion e dalla musica classica trovano piena realizzazione nell’interazione tra il pianoforte del leader ed il flauto traverso della concertista Sarah Rulli e le percussioni di Davide Bernaro, impegnato da sempre in progetti che coniugano musica etnica e colta. Un progetto acustico, dunque, dove i tre musicisti alternano lavoro di sezione e momenti solistici in un dialogo continuo che restituisce all’ascoltatore ogni sfumatura delle composizioni in un flusso esecutivo ricco di dinamiche e interplay, reso possibile dall’aver registrato il disco “live in studio”. Autodidatta, Matteo Benedetti sin dall’adolescenza si dedica alla composizione. Ha suonato con varie formazioni di musica jazz. Ha realizzato due compact disc di sue composizioni, da lui interamente arrangiate con l’ausilio di sintetizzatori e strumenti elettronici. Negli anni novanta concretizza la sua innata vocazione alla composizione di musica per immagini. Collabora con il padre Massimo Benedetti al commento sonoro di documentari e cortometraggi, nonchè alla realizzazione delle colonne sonore del film “Il Generale” del regista abruzzese Dino Viani e del film “Il Trittico di Antonello” di Francesco Crescimone, che partecipa al 49° festival del cinema di Venezia. La colonna sonora di quest’ultimo ottiene il premio Nino Rota e, nel 1995, il premio nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come miglior colonna sonora. Collabora con l’associazione teatrale abruzzese “Amici della Ribalta” realizzando il commento musicale per lo spettacolo “L’uomo, la bestia e la virtù” liberamente tratto dall’opera di Pirandello. Nel 2018 fonda l’associazione culturale MusArt assieme alla flautista Sarah Rulli. Con lei e con il percussionista Davide Bernaro realizza il progetto acustico “Piccole onde”, edito da Dodicilune: 14 composizioni originali suonate da pianoforte, flauto traverso e percussioni. La flautista Sarah Rulli è una musicista eclettica, creativa, innovativa. Dalla classica al tango nuevo, dal barocco alla musica contemporanea, le sue performance sono cariche d'espressione, carattere ed eleganza. Originaria di Lanciano, ad oggi si è esibita in Italia, Germania, Austria, Belgio, Portogallo, Romania, Armenia, Georgia, USA, Cina e Corea del Sud, suonando presso Carnegie Hall, Palazzo delle Nazioni Unite, Sala Nervi, EXPO di Milano, Emilia Romagna Festival, Teatro Palladium di Roma.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini

Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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MARCO LIUZZI
“EARTHRISE”
L’album d’esordio del pianista Jazz contemporaneo 
(disponibile in digital download e in tutte le piattaforme streaming)

Esce venerdì 19 febbraio “Earthrise” (Verterecords/Believe Digital), l’album d’esordio di Marco Liuzzi, il pianista Jazz contemporaneo siciliano e brindisino d’adozione. Il titolo e l’artwork dell’album riportano alla memoria la famosa fotografia della NASA del 1968 scattata dalla Luna al sorgere della Terra. È in questo contesto che nasce un disco ricolmo di simbolismo ed interrogativi metafisici. Prodotto da Sorriso Edizioni Musicali, “Earthrise” trasforma in musica ricordi, istantanee di viaggi, sensazioni dell’intero mondo artistico di Marco Liuzzi. Le nove tracce sono organizzate in tre gruppi: tre brani omaggiano Debussy con contaminazioni di standard jazz, tre citano, in modo inusuale, brani di Herbie Hancock, GoGo Penguin e E.S.T., mentre le ultime tre composizioni esplorano le sonorità di Satie. Il tutto in un delicato gioco di prospettive: si alternano, infatti, vividi paesaggi siciliani, viaggi in macchina lungo la litoranea adriatica e suggestive piano-sequenze proiettate sull’immensitá dello spazio. Liuzzi - nell’occasione affiancato dai musicisti pugliesi Roberto Cati alla batteria e Cosimo Romano al basso - cambia accordi, melodie note, propone riff diversi, presentando brani già conosciuti dal grande pubblico, in una chiave del tutto nuova accompagnandoci, così, attraverso la sua personale visione sul futuro dell’uomo, in bilico tra spaventosi dubbi e immagini nostalgiche di bellezza mozzafiato. “Questo album nasce da un desiderio semplice e, credo, umano. - racconta Liuzzi -  Il desiderio di un artigiano che vuole creare e lasciare qualcosa di sé agli altri. Cos'è che vorrei lasciare? Il mio amore per alcuni autori di musica classica e jazz che sono stati meravigliosi compagni e, senza saperlo, hanno donato a me (e al mondo) della splendida musica.” Questa la tracklist di “Earthrise”: 1. Blue in Green (Miles Davis), 2. Crystal Silence (Chick Corea), 3. Round Midnight (Thelonious Monk), 4. From Gagarin’s point of view (E.S.T), 5. Hopopono (GoGo Penguin), 6. Cantaloupe Island (Herbie Hancock), 7. Gymnopedie n.66 (Marco Liuzzi), 8. Gnossiene n.66 - Il Libro Celato (Marco Liuzzi), 9. No Way Out (Marco Liuzzi). Marco Liuzzi nasce a Gela il 23 maggio 1972 e da ormai venticinque anni vive a Brindisi. Ingegnere informatico, ha studiato musica classica con la prof.ssa Margherita Vullo ed il Maestro Salvatore Grimaldi. Nel 1990 inizia a suonare in vari contesti, esibendosi in band in Italia, Francia, Ex-Jugoslavia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. Negli anni seguenti, pur perseguendo altrettanto ispiranti impegni professionali al di fuori della musica, riesce ad alternare studio (musica classica con la Prof.ssa Silvia Stella e Jazz con Fabio Rogoli), a partecipazioni a concerti e progetti musicali.
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Dalla scena jazz newyorkese, il nuovo album di Martin Wind “White Noise” con due grandi icone della musica europea: Philip Catherine e Ack van Rooyen
11° disco del contrabbassista e compositore tedesco, da 25 anni sulla scena newyorkese. Edito dalla Laika Records, “White Noise” è inciso insieme a due grandi icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, ed il raffinato flicornista e trombettista Ack van Rooyen.

“Per me sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto. Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album, un’oasi sonora in cui si può godere la musica fino alla sua massima espressione.”
Martin Wind

E’ uscito il 28 agosto con l’etichetta tedesca Laika Records “White Noise” il nuovo album del contrabbassista e compositore Martin Wind. Originario di Flensburg, in Germania, da quasi 25 anni Wind si è affermato nella scena jazz di New York, dove vive, collaborando con grandi artisti come Pat Metheny, Sting, John Scofield, Toots Thielemans, Michael e Randy Brecker, Phil Woods, Hank Jones, Michel Legrand, Clark Terry, Slide Hampton, Vanguard Jazz Orchestra. Attivo siamo come compositore che come strumentista, ha pubblicato a suo nome 11 dischi, è autore e interprete di colonne sonore di celebri film ed è docente alla Facoltà di Jazz della New York University Steinhardt e alla Hofstra University di Long Island. Il precedente lavoro “Light Blue” (inciso con Anat Cohen, Ingrid Jensen, Maucha Adnet e Duduka DaFonseca) ha ricevuto le “four stars” su Downbeat Magazine, e Paquito D’Rivera ha definito “disgustosamente bello” il suo disco del 2014 “Turn out the Stars - music written or inspired by Bill Evans” inciso con un quartetto completato da Scott Robinson, Bill Cunliffe e Joe La Barbera, e con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana.  Per la registrazione del suo nuovo lavoro “White Noise” - disponibile anche nei principali digital stores e su Spotify, Martin Wind ha fortemente voluto l’incontro con due icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato dai critici il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, e l'olandese Ack van Rooyen, il cui timbro caldo e morbido su flicorno e tromba è l’inconfondibile marchio di fabbrica. Il concept del nuovo album segue il noto principio del “less is more”: “Il silenzio è diventato sempre più un lusso, con “White Noise” ho voluto creare un polo acustico opposto. Una sorta di oasi sonora in cui il pubblico può rilassarsi e godere la musica fino alla sua massima espressione”. I tre musicisti sono legati da una profonda amicizia, oltre che da una lunga collaborazione. “Per me, Philip e Ack sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto.  Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album. A 17 anni, l’album "The Viking" di Philip insieme al bassista danese Niels-Henning Ørsted Pedersen è stata una rivelazione e mi ha influenzato per decenni. Lavorare con lui mi è sembrata una vera e propria “ricongiunzione”, il suo sound per me risuona davvero familiare". Il legame tra Wind e van Rooyen ha invece avuto origine nella Bundesjazzorchester (BuJazzO), dove si incontrarono come studente e insegnante. “Ack è ancora incredibilmente concentrato e riflessivo. In studio ogni sua singola nota è stata assolutamente perfetta. Con questo album ho voluto ricordare al pubblico la sua incredibile abilità e mostrare tutta la sua "divinità”, accanto ad una grande umiltà, dedizione alla musica e ad un raffinato senso dell'umorismo!” La titletrack "White Noise" è stata scritta da Martin Wind per i suoi due compagni. Con raffinati effetti di riverbero e distorsione sulla sua Gibson vintage, Catherine riesce a dare a questa composizione un carattere fluttuante. Così commenta il grande chitarrista belga: “Il brano, così come l'intero album, trasmette messaggi musicali chiari: è onesto, trasparente e, grazie alla sua semplicità, molto efficace. Martin è la quintessenza del groove e dell’interplay. Trasmette una costante sensazione di vicinanza, sia a livello ritmico che melodico." “White Noise” è stato registrato in Belgio, a Mechelen, in una splendida atmosfera come ricorda van Rooyen: “Gli studi non sono il mio posto preferito dove esprimermi al meglio, ma grazie ad un eccellente sound engineer e al feeling che si è creato con Martin e Philip, mi sono sentito davvero a mio agio. Loro sono musicisti che non devono dimostrare più nulla, ma continuano a suonare come se dovessero.” Oltre a standard come la meravigliosamente swing "Everything I Love" (Cole Porter) o "But Beautiful" (Jimmy van Heusen/Johnny Burke), nella tracklist del disco vi è la ballata di van Rooyen "Autumn Bugle", così come altre due composizioni di Martin Wind: “The Dream", dedicato al primo incontro con Pat Metheny nel 2003, dove hanno suonato per l’opening concert del festival "Jazz Baltica" di Kiel, e "A Genius and a Saint" dedicato al bassista Bob Bowen, amico e collega scomparso per un tragico incidente in bicicletta a New York City. Brani dal contenuto biografico e molto personale, che hanno affascinato sia Catherine che Van Rooyen. In Italia Martin Wind è stato ospite di molti festival nel trio della cantante e pianista Dena DeRose, con il pianista Bill Mays, nella band di Matt Wilson “Arts & Crafts” feat. Gary Versace e Ron Miles e con i pianisti Benny Green e Rita Marcotulli, ed ha registrato due album con Massimo Morganti. Insieme a Rita Marcotulli e Matt Wilson ha inciso un pregiato disco in vinile “The Very Thought Of You - Remembering Dewey Redman” che ha presentato alla Casa del Jazz: una produzione dall’etichetta Go4 Records nata da una idea di Ancona Jazz. E’ attivo anche in ambito classico, collaborando con diversi artisti tra cui il violoncellista e direttore d’orchestra Mstislav Rostopowitch, il violinista Guidon Kremer e i Christoph Eschenbach, Lalo Schifrin and Valery Gergiev. Negli ultimi 5 anni ha accompagnato grandi star mondiali, tra cui James Taylor, Aretha Franklin e Reneé Fleming, sul palco del prestigioso Kennedy Center Honors Galà.
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GIOVANNI DELL’OLIVO - MEMORIE DI ATLANTIDE
“Memorie di Atlantide” nasce nel 2019 come spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, accompagnato sul palco dal suo storico. gruppo, il Collettivo di Lagunaria, (Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Serena Catullo) e dall’attrice e cantante Arianna Moro, per la regia di Vito Lupo. La stessa formazione dello spettacolo è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo. L’intreccio di prosa e canzoni, di cui rimane traccia anche nel lavoro discografico, conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato più che dalle alluvioni dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, nel racconto di uno dei tritoni sopravvissuti alla sommersione della città mitologica. In questo disco sono raccolti tredici brani dello spettacolo, registrati fra il 4, il 5 e il 9 luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion. Il brano “La peste è ritornata” ha vinto l’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri dedicato a Gianmaria Testa. Memorie di Atlantide, infine, è dedicato alla memoria di due straordinari ”meticci del mare” Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019, per il quale è stata scritta la canzone Eterno Villeggiante, e Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata la canzone La peste è ritornata. Il disco è dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019. Il Collettivo di Lagunaria:  Serena Catullo voce; Giovanni Dell’Olivo voce, chitarra, bouzouki; Walter Lucherini fisarmonica; Arianna Moro voce; Stefano Ottogalli chitarra; Alvise Seggi contrabbasso, sansula.
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L'argentina Acqua Records pubblica il felice esordio del duo siciliano, che omaggia Astor Piazzolla e Aníbal Troilo all'insegna dell'inedita coppia pianoforte e fagotto, con brani in prima assoluta per questi strumenti 
FagotTango: il tango atipico di Cicero e Mocata! 

ANTONINO CICERO & FABRIZIO MOCATA
FagotTango!
Acqua Records 2021

"Il tango danzato non si vive al tempo del Covid. Non si può vivere perché il tango milonguero, il tango sociale, ha bisogno dell’incontro, di socialità, di vicinanza fisica. Se manca questo non ci può essere tango danzato. Ma il tango vive nella musica, al tempo del covid il tango si vive ascoltando la musica. Nel nostro caso anche suonando e registrando dischi. Proprio come FagotTango". Sono le parole di Antonino Cicero e Fabrizio Mocata, che hanno reagito alle costrizioni del lockdown non solo suonando, ma soprattutto inventando, investendo sulla creatività di un sensazionale progetto che affronta il tango in una chiave inedita e, come dicono i due musicisti, atipica: quella della coppia fagotto e pianoforte. Il fagottista Antonino Cicero non è nuovo a operazioni del genere, lo ha dimostrato l'album An Italian Tale con Luciano Troja, ma se in quel disco trionfava la canzone swing italiana, FagotTango è una reinvenzione del tango argentino, affrontato con una combinazione strumentale del tutto inedita. Un'operazione del genere non poteva che nascere con Fabrizio Mocata, pianista già autore di significativi album con la Acqua Records di Buenos Aires, prestigiosa etichetta che pubblica anche questo esordio del duo siciliano intitolato in modo esplicito FagotTango. L'idea originaria è quella di un omaggio alla gigantesca figura di Astor Piazzolla in vista del centenario della nascita (11 marzo 2021), un tributo da condividere con la personalità determinante di Aníbal Troilo, musicista, direttore e maestro di Piazzolla. La novità principale è nella scelta di fagotto e pianoforte, che interpretano in prima assoluta quasi tutti i brani, una chiave sperimentale - "mi piace pensare che anche a Piazzolla sarebbe piaciuto questo sperimentalismo", sottolinea orgoglioso Cicero - che attraversa brani famosissimi del repertorio milonguero come Trampera (la milonga per antonomasia composta da Troilo, mai registrata per fagotto), Valsecito amigo, Quejas de Bandoneon, Escolaso tratto dalla suite Troileana, Street tango (anche questa mai suonata per fagotto), Vuelvo al Sur e l'inedita FagotTango, scritta da Mocata. "È assolutamente inusuale l’uso del fagotto non solo nel repertorio di Piazzolla, ma anche nell’enorme repertorio tradizionale rioplatese, quello delle orchestre, non a caso definite “tipiche”, come quella di Troilo", segnala Cicero, e aggiunge Mocata: "Ho costruito uno stile profondamente atipico ma rispettoso della tradizione. Il mio congiunto si chiama “L'Atipica Mocata” e sicuramente trovo più produttivo, una volta conosciuto il repertorio e lo stile tradizionale, cercare delle vie nuove e alternative. Quello che spesso vedo in Europa sono gruppi di musicisti che, entrati in possesso degli arrangiamenti delle grandi orchestre di Buenos Aires, li eseguono magari con competenza tecnica, ma senza nessuna concezione stilistica. Questo mi sembra molto più atipico, e profondamente dannoso per il tango". Una delle peculiarità di FagotTango è stata la rapidità nell'incisione a Messina, un vero e proprio live in studio, liberatorio poichè effettuato dopo il primo lockdown, come ricorda Mocata: "In una estate, quella appena trascorsa, in cui ho deciso di risalire l'Italia da Mazara del Vallo a Firenze, Messina è stata una delle tappe musicali. Antonino ed io ci siamo incontrati per la prima volta a pranzo subito dopo siamo entrati in sala. Abbiamo registrato in un pomeriggio, guardando dall'alto lo stretto che separa la nostra Sicilia dal continente. Per ora di cena il disco era finito. Quando hai le idee chiare su cosa vuoi fare non c'è bisogno di passare giornate in sala di incisione". 

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La copertina di Rodney Matthews e la partecipazione di Mattias Olsson, Tomas Bodin, David Cross, John Hackett, David Jackson, Tony Pagliuca e tanti altri nel terzo lavoro di Roberto Vitelli 
Wyrd: il nuovo album di Ellesmere! 

ELLESMERE
Wyrd
AMS Records | BTF Viynl Magic
[5 tracce | 43.30]

Ellesmere, creatura symphonic-prog fondata e guidata dal polistrumentista Roberto Vitelli, autore di tutte le musiche e dei testi, torna a sorpresa sulle scene, a un solo anno di distanza dal secondo album Ellesmere II /From sea and beyond, con Wyrd, un lavoro che impressiona quanto a freschezza, energia, impatto e cura minuziosa dei suoni e degli arrangiamenti. Ellesmere è il progetto di Roberto Vitelli, già bassista e chitarrista dei Taproban: compositore poliedrico e prolifico, con Ellesmere ha deciso di offrire una casa alle sue idee musicali, creando una collana che giunge al terzo volume.  Wyrd si lascia ammirare innanzitutto a partire dall'artwork di copertina ad opera di Rodney Matthews, iconico illustratore britannico di caratura pari a quella del leggendario Roger Dean, autore di numerose copertine tra cui Rick Wakeman, Asia, Uriah Heep, Hawkwind, Magnum, Nazareth, Eloy, Scorpions e tanti altri. Musicalmente si prosegue sui medesimi territori del disco precedente, perciò i nomi di riferimento restano i classici Yes, King Crimson, Kansas, con l'aggiunta di una buona dose di jazz-rock, presente in ogni canzone; ma non mancano riferimenti al progressive rock contemporaneo e ad artisti quali Transatlantic, Flower Kings e Spock's Beard.  Wyrd è un terzo capitolo epico e trascinante, quasi completamente strumentale e coinvolgente dal primo all'ultimo minuto. Come da tradizione, inoltre, anche Wyrd vanta un lungo elenco di ospiti illustri: Mattias Olsson (Änglagård, White Willow / batteria), Tomas Bodin (The Flower Kings / tastiere), David Cross (King Crimson / violino), John Hackett (fratello del celebre Steve Hackett e costante presenza nei suoi dischi solisti / flauto), David Jackson (Van der Graaf Generator, Osanna /sassofono), Tony Pagliuca (Le Orme / tastiere), Luciano Regoli (Raccomandata Ricevuta Ritorno / voce), Fabio Liberatori (Loy & Altomare, Lucio Dalla, Ron / tastiere) e Giorgio Pizzala (voce).  Un percorso di evoluzione musicale e stilistica che ha avuto come punto di partenza il prog acustico e pastorale di Les Châteaux De La Loire, il disco d'esordio risalente al 2015. Edizione in CD papersleeve con mini-poster 24x36cm.

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AMS Records pubblica il sorprendente tributo a Tony Joe White e Kris Kristofferson del grande rocker italiano. Sound analogico e grande energia per una autentica leggenda, disponibile in cd digipack e vinile bianco 
Good In Blues Vol. 1: il ritorno rock di Bobby Solo! 

BOBBY SOLO
Good In Blues Vol. 1
 AMS Records | BTF Vinyl Magic
4 tracce | 16.45 minuti 

"Ebbi il primo shock musicale a 14 anni: fu Elvis Presley con Jailhouse Rock e That's All Right Mama, che però era una cover di Arthur Big Boy Crudup. Per anni mi sono ispirato a Elvis. Poi, arrivato a un'età leggermente più matura, mi sono chiesto se Elvis aveva creato questo genere o se come me era stato ispirato da altri. Scoprii che quando aveva 10 anni era circondato da stazioni radio americane a Tupelo che suonavano blues, gospel, spiritual, bluegrass e country. Andai a cercare nelle varie biografie i cantanti ai quali lui si rifaceva, così mi sono innamorato del blues che ho alternato al rock. Anche suonare blues è stato molto importante, ho sempre avuto una buona tecnica ritmica, e siccome il blues è una scala pentatonica semplice l'ho fatta mia e adesso persino chitarristi molto più blasonati di me dicono che ho uno stile riconoscibile. Cristopher Bacco e AMS Records mi hanno dato la possibilità di uscire dallo stereotipo in cui sono piacevolmente imprigionato: mi fa piacere di avere un seguito di 40enni o 50enni ai quali i nonni hanno tramandato le mie canzoni melodiche, ma da Pesci ascendente Pesci non posso che esplorare pianeti musicali sempre nuovi". Bobby Solo, uno dei cantautori più prolifici e versatili che la scena rock italiana abbia mai partorito, continua a far parlare di sé dopo oltre 50 anni di inarrestabile carriera. Il suo ritorno sulle scene avviene con Good In Blues Vol. 1, un EP di 4 brani di cui tre rappresentano un sentito e appassionato tributo al leggendario Tony Joe White, scomparso il 24 ottobre 2018 all’età di 75 anni. Dai Foo Fighters a Bobby Solo: la schiera di amanti dell'indimenticabile Tony Joe White è assai nutrita, e Bobby ricorda: "Tony Joe White era un musicista e autore della Louisiana ispirato da Ode To Billie Joe di Bobbie Gentry. Innamoratosi del blues, collaborò anche con il grande Lightning Hopkins, le sue Polk Salad Annie e I've Got A Thing About You Baby furono cantate da Elvis, negli anni '80 scrisse Steamy Windows per Tina Turner che vendette milioni di copie. Quando Tina sentì la voce era convinta fosse di una persona di colore, io ebbi l'onore di conoscerlo e di presentarlo al Festival di Mendrisio una decina d'anni fa, fu emozionante e dialogammo molto. Sono felice di aver onorato la sua musica. Consiglio di recuperare il video di Tony con i Foo Fighters al David Letterman Show". Ai tre brani scelti dal repertorio di Tony Joe White - As The Crow Flies, uscita anche come singolo, (You're Gonna Look) Good in Blues e Backwoods Preacher Man - si aggiunge una cover di Why Me Lord di Kris Kristofferson. Good in Blues Vol. 1 è pubblicato nei formati CD digipack e in edizione limitata in vinile bianco 12" a 45 giri. Prodotto da Cristopher Bacco presso lo Studio 2 di Padova, con AMS Records in qualità di produttore esecutivo, è un lavoro realizzato in vecchio stile, con basso, batteria, chitarra e voce registrate in presa diretta; lo spirito live emerge dai solchi di questa release, che rivela un Bobby Solo appassionato e competente, voglioso di esplorare nuove atmosfere.
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La morte, la malattia e la memoria nell'opera di Stefano Giannotti, undici musicisti tra avant-rock, musica da camera e canzone d'autore. Special guest Antonio Caggiano e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon  
Un saluto alle nuvole: il nuovo album di OTEME

UN SALUTO ALLE NUVOLE
OTEME
10 tracce | 57.22
Ma.Ra.Cash Records | Self Distribuzione 

"A OTEME non interessavano l'aspetto socio-politico, nè quello ideologico, nè quello rituale e celebrativo della morte: ci interessava l'aspetto umano, della consapevolezza, di come chi lavora con la morte ogni giorno reagisce ad essa. Ho a che fare con quest'ultimo tema quotidianamente poiché mia moglie lavora come OSS all'Hospice di San Cataldo a Maggiano, il piccolo paese in provincia di Lucca reso celebre da Mario Tobino. Personalmente mi interessava anche essere il più esterno possibile, se mai sia possibile, e concentrarmi essenzialmente sui testi dei degenti, senza dare punti di vista marcatamente miei. In altre parole forse parlerei, accanto all'aspetto umano, di quello antropologico". Così Stefano Giannotti introduce uno dei temi più delicati e controversi, quello della morte, della malattia, della degenza, che sono alla base del nuovo album di OTEME - Osservatorio delle Terre Emerse intitolato Un saluto alle nuvole (Ma.Ra.Cash Records/Self. distribuzione). E' il quarto album dell'ensemble guidato dal compositore lucchese, deus ex machina di un collettivo tra i più originali in circolazione, multiforme progetto composto da undici musicisti che lascia dialogare materiali popolari e colti con un approccio narrativo che questa volta incontra un argomento che tocca ogni ascoltatore. Un saluto alle nuvole non è un semplice disco, è un percorso partito nel 2012. Il primo passo fu il cortometraggio Un saluto alle nuvole, commissionato a Giannotti dall'Hospice di San Cataldo: fu un documentario sull'ambiente socio-sanitario dell'Hospice, dal Libro di Bordo alle interviste al personale, stimolato sui temi della morte, della memoria, della felicità, della consapevolezza. Nel 2018 OTEME aderì al bando dell'Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno (LU) intitolato Della Morte e Del Morire, trasformando il video originale in un concerto teatrale, con un organico più ampio e una decisiva rivisitazione: "Ho creato una serie di canzoni basate su frasi estrapolate dalle interviste e dal Libro di Bordo, più alcuni brani strumentali; dalla colonna sonora del video ho ripreso solo alcuni pattern musicali, originariamente affidati all'arpa sola, il resto, l'80%, è tutto materiale nuovo. Per creare continuità con il video ho pensato di inserire l'audio delle frasi originali su cui si basano le canzoni, in modo da avere un confronto fra testi vecchi e nuovi".  Il risultato esce a distanza di un anno dal concerto ed è una delle operazioni più intriganti e peculiari degli ultimi tempi, per esiti compositivi e per intensità argomentativa, per spunti tematici e densità nei riferimenti: "De Andrè è stato un punto di riferimento importante. Ma direi anche il contrappunto cinquecentesco, la musica di Steve Reich, Bach, Battisti/Panella, Morton Feldman, Ornette Coleman... L'idea era quella di creare una canzone d'autore ibrida, moderna, che in alcuni casi sdrucciola su altri generi ed addirittura discipline diverse. Mi interessava anche il racconto, appunto, come forma antropologica, un'opera indefinita a metà fra radio sperimentale/documentario/canzone d'autore, musica da camera contemporanea...". Per l'occasione Giannotti ha potuto contare - inserendoli nelle ampie tessiture del suo vasto e mobile organico - su due ospiti straordinari, Antonio Caggiano al vibrafono e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon al violino, un nome autorevole dalla scena classica contemporanea e uno dall'ambito opposto: "Con Antonio è nata una grande amicizia già dal 2012 quando ci coinvolse nell'inaugurazione dello SPE allo Scompiglio con un programma su Cage; lui è stato già ospite in Il corpo nel sogno e ha accettato con entusiasmo di partecipare anche a questo nuovo lavoro. Blaine è stato il fondatore di uno dei miei gruppi preferiti, i Tuxedomoon, mi è sempre piaciuto il suo modo di suonare, ha un grande cuore musicale e ho sempre pensato che il suo lavoro sia sottilmente collegato con la morte, magari in maniera indiretta". Inevitabile provare a inquadrare quella anomala e sfuggente creatura che è OTEME, un ensemble a geometria variabile nel quale il parlato versificato, la narrazione ai confini del concept e la connessione tra diversi linguaggi musicali diventano centrali: "La filosofia che sta dietro OTEME è molto vicina a quella di John Cage e Frank Zappa, anche se suona totalmente diversa; ovvero creare musica contemporanea utilizzando materiale popolare assieme a musica colta, rumore assieme a suono determinato, performance e video assieme a letteratura. Una forma d'arte totale guidata dalla canzone. Noi utilizziamo gli stilemi della canzone d'autore e a volte del progressive, o meglio la modalità potrebbe somigliare al progressive, in realtà non sono lavori pensati come prog, ma come opere di musica contemporanea che impiega materiali popolari in contesti di musica contemporanea colta e sperimentale. Inoltre posso contare su di un gruppo di musicisti abbastanza ampio che si alterna da una produzione all'altra e ha così la possibilità di mandare avanti il lavoro. Un po' come Steve Reich and Musicians, o i Penguin Cafe Orchestra, dove c'è un nucleo abbastanza stabile e gli altri che ruotano attorno".

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Un sorprendente esperimento acustico della progressive band perugina, che in concerto unisce con fantasia classic rock, folk, jazz, canzone d'autore. Registrato live nel 2019 al Trasimeno Prog 
AnimAcusticA: il nuovo disco dal vivo del Bacio della Medusa! 

ANIMACUSTICA
Il Bacio Della Medusa 
12 tracce | 68.07 
(Ams Records | BTF Vinyl Magic)

AnimAcusticA è il secondo album dal vivo de Il Bacio della Medusa, unanimemente considerata tra le band di punta del prog italiano degli ultimi decenni. Dopo la svolta stilistica impressa nell'eterogeneo Seme*, ultimo disco in studio pubblicato nel 2018, il gruppo perugino ha deciso l'anno successivo di giocare la carta della sperimentazione acustica: una mossa azzeccata, come testimonia questa nuova release di AMS Records (distr. BTF Vinyl Magic). AnimAcusticA è stato registrato dal vivo il 19 ottobre 2019 in occasione di un evento a cura di Trasimeno Prog in un contesto 'storico' come quello del Palazzo della Corgna a Castiglione del Lago (PG), i cui dipinti e le cui mura risalgono al XVI secolo. Non vi è dubbio che l'ambientazione abbia giovato alla performance di una band che è solita, specialmente a livello lirico, attingere a eventi storici e leggende risalenti a molti secoli fa, elemento che li rende unici nell'intera scena prog italiana. Questo live-album sorprende innanzitutto per il suono cristallino e senza alcuna sbavatura, tanto da poter essere facilmente scambiato per un album registrato in studio. Stupisce poi in positivo la qualità degli arrangiamenti, che per una sera hanno trasformato Il Bacio della Medusa in un sestetto 'a tutto tondo', capace di unire con incredibile disinvoltura svariati generi musicali, tra cui folk anni '70, jazz-rock, musica classica e sinfonica, cantautorato. Anche in versione acustica, i brani originali non perdono nulla della loro incisività e drammaticità, fatto ancor più evidente nel caso dei brani più 'moderni' di Seme*. Infine, la band impreziosisce il lavoro con l'inedito Testamento d’un Poeta: registrato in studio, è una sorta di struggente bossa nova in cui il "Poeta" canta il suo addio alla vita e alla donna amata. Un esperimento più che riuscito, che conferma per l'ennesima volta le capacità di una band unica, che sarà indubbiamente in grado di regalare nuove emozioni con il prossimo, atteso studio album.
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Rinuncia, solitudine e passione: il diario emotivo del musicista torinese tra canzone d'autore e indie-folk, un emozionante debutto da solista prodotto con Paolo Rigotto
Lontano: l'Ep d'esordio di Emanuele Bozzini

LONTANO
EMANUELE BOZZINI
4 tracce | 15'.21''

"La lontananza è una dimensione molto articolata. Sono stato lontano da me stesso, dalle emozioni, dagli affetti, ma anche dal confronto e dagli altri. Mi sentivo lontano dalla vita. La vita la spremevo solo “nelle notti di luna nuova”, quando nessuno sguardo era pronto ad assalire la mia azione. Al buio… lontano appunto. Il gioco vuole che io possa pubblicare Lontano solo perché sto riuscendo finalmente a “riavvicinarmi”. Ed è da Lontano che io mi sono portato dietro il diario emotivo del mio Eremita. Ho sempre vissuto alti e bassi emotivi, in cui i bassi si manifestavano attraverso stati depressivi piuttosto violenti e duraturi. È il mio lato più fragile che in quei periodi lottava per sentirsi vivo a scrivere queste canzoni. È per pura coincidenza che questo lavoro venga fuori in un momento in cui, fisicamente, lontano siamo costretti ad esserlo tutti quanti". Musica che sgorga da un lato oscuro, una dark side che rivela una nuova dimensione artistica: Lontano, l'Ep di debutto da solista di Emanuele Bozzini, è un diario di viaggio, una raccolta di canzoni che, come una terapia, sono il frutto di un percorso di discesa negli abissi e risalita a suon di musica. Dopo l'uscita dei singoli Sparirò, Il Salto e L'Eremita, quest'ultimo accompagnato da un videoclip girato nel villaggio di pietra di Ghesc e lanciato in anteprima dalla Stampa, finalmente Emanuele Bozzini arriva al suo Ep. Per il cantautore torinese è un'uscita importante, anche per motivi prettamente musicali, non solo interiori. Con Lontano si rivela infatti il suo cammino da musicista solista, di stacco dall’esperienza di gruppo coi Marichka Connection: "Mi sono allontanato dal folk puro e duro. Il violino non è più il protagonista incontrastato della musica, anzi compare solo in una canzone, in riga, insieme ad un quartetto d’archi. C’è una carica rock più grande e la volontà di spaziare in maniera più libera attraverso nuovi tipi di suoni e diversi tipi di arrangiamento. Anche a livello di voce ho avuto un cambiamento. Emotivamente si tratta di canzoni molto più intime e dolorose. Se coi Marichka, pur con dei testi che rimettevano in questione molte cose, volevo tenere alta la carica positiva dei miei componimenti, qui mi abbandono alla realtà dolorosa e cruda dell’essere". L'Eremita, Lontano, Sparirò e Il salto sono accomunati dal taglio compositivo e sonoro di Bozzini, una figura anomala di cantautore non solo perchè uomo di gruppo proveniente da una band, ma anche perchè al crocevia tra canzone d'autore, indie-folk e rock internazionale. Non è un caso che l'orizzonte di ascolti e di riferimenti del torinese sia ampio e preciso: "Ho cominciato con Guccini (alle elementari). Ho ascoltato molto Battisti, De Gregori e Bob Dylan. Ho scoperto De Andrè molto tardi (a 25 anni), ovviamente mi folgorò. Ho scoperto ancora più tardi i sommi Giorgio Gaber e Piero Ciampi. Ho divorato con tutto il cuore Vinicio Capossela e soprattutto i suoi live hanno ispirato molte mie canzoni. Afterhours e Marlene Kuntz verranno più fuori nelle mie prossime canzoni, già in studio. Molti cantautori contemporanei mi ispirano, Ettore Giuradei, Iosonouncane e Andrea Laszlo De Simone. In alcune mie canzoni in studio o passate ci sono elementi che prendono ispirazione dai Pink Floyd, gruppo che ho ascoltato moltissimo. Sono dei particolari. Lo stacco nel Salto richiama invece A day in the life dei Beatles". Lontano è un lavoro intimista e delicato, ma al tempo stesso carico di passione, nato insieme a una figura eclettica e dissacrante come Paolo Rigotto: "Avevo bisogno di Paolo per sperimentare cose nuove e per allontanarmi dal folk dei Marichka Connection. Paolo è stato centrale in fase di arrangiamento, oltre ad essere l’esecutore di quasi tutti gli strumenti che non suono io. In lui ho trovato un grande mix di ascolto e talento che ci hanno portati a costruire meticolosamente e insieme le canzoni".
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Registrato dal vivo in studio con il pubblico, il nuovo album del batterista campano per Alfa Music sfida il jazz più canonico e rievoca sapori rock e anni '70
'on fiVe': un Leonardo De Lorenzo progressivo!

LEONARDO DE LORENZO
ON FIVE
Alfa Music | Believe Digital
[6 tracce | 62 minuti]

«Da ragazzo ho iniziato ad ascoltare musica di alta qualità nell'ambito rock e progressive (ai miei tempi si chiamava “rock sinfonico”). Apprezzavo PFM, Genesis, Yes, Frank Zappa e tanti altri. Di questa musica che ho amato e amo ancora, conservo soprattutto l'idea strutturale, che a sua volta si rifà alla musica classica. Le forme aperte, l'idea di una sorta di suite, cambi di scena sia ritmici che tematici, sono ormai alla base della mia musica. Questo mi permette di scrivere brani molto lunghi con una grande varietà di proposte tematiche, di sbizzarrirmi con arrangiamenti e soluzioni ritmiche di vario genere. È una forma di studio che ogni volta metto in atto con la scrittura. Più scrivo, più imparo a farlo, e questo mi diverte molto». Dal rock mediterraneo della PFM al jazz sofisticato e dinamico di uno dei più attivi batteristi italiani, dalle costruzioni audaci di Frank Zappa a un'idea di musica ampia, contaminata e totale: quella di Leonardo De Lorenzo, che torna con uno dei suoi lavori più ambiziosi e originali, intitolato on fiVe e pubblicato da Alfa Music (distr. Believe Digital). on fiVe sfida l'ascoltatore invitandolo in un viaggio sonoro tra jazz e progressive, senza fossilizzarsi nell'area del jazz-rock ma immaginando nuove soluzioni e inedite direzioni. Mai come in questo caso il rapporto con chi ascolta è stato determinante, a partire dalla genesi del disco, nato, come ricorda il batterista, «coinvolgendo un pubblico selezionato di appassionati. Abbiamo registrato agli Studi Elios di Castellammare di Stabia in due soli set (un pomeridiano e un serale) per permettere alle cento persone invitate di assistere alla nascita di on fiVe accanto ai musicisti e il fonico. Noi ci siamo comportati come per qualsiasi altra registrazione, con false partenze, errori, interruzioni e riprese. L'energia però non era la stessa: il pubblico ha apportato quel valore aggiunto fatto di adrenalina e passione che ci ha ispirato moltissimo». Il numero 5 è il filo conduttore di on fiVe: è il quinto album di De Lorenzo, la formazione che lo ha creato è un quintetto - Ciro Marone (sax alto), Ergio Valente (pianoforte), Giacinto Piracci (chitarra elettrica) e Vincenzo Lamagna (contrabbasso) - e il titolo, ricorda l'autore, «è una parafrasi del detto “To be on fire”, cioè essere letteralmente “nel fuoco”, in fermento dinamico, affaccendati con entusiasmo, presi da qualcosa. Dei sei brani almeno cinque presentano metriche e tempi in 5/4 o multipli di questo, sono tutti molto articolati, ricchi di scene e momenti intensi. Sono anche diversi tra loro pur mantenendo una certa coerenza compositiva e questo mi piace molto». Batterista, compositore e docente, Leonardo De Lorenzo è una delle figure più attive del jazz italiano. Ha registrato numerosi dischi in veste di collaboratore e autore, ha suonato e registrato con nomi del calibro di Javier Girotto, Ameen Saleem, Sullivan Fortner, Chuck Findley, Andy Gravish, Helge Sveen, Sarah Jane Morris e tanti altri. Ha pubblicato gli album Entropia (2006), Pictures (2010), Waiting for (2016), The Ugly Duckling (2016), gli audiolibri Le favole dell'isola dei girasoli e Ti presento Francesco (con la collaborazione di Paolo Fresu, Tullio De Piscopo e Maurizio de Giovanni), tre libri di tecnica del tamburo (Snare drum exercise book, Snare drum exercise book vol.2, Il tamburo è servito! e Drum Set Exercise Book). on fiVe ribadisce «la provenienza europea e la volontà di rimanere attaccato ad un certo “colore” musicale, pur amando stilemi e atmosfere marcatamente “newyorkesi”. Scrivo secondo un istinto, un intuito del momento e non mi lascio influenzare dalla “paura” di comporre qualcosa che non sia troppo “jazz” o troppo “rock” o troppo “europeo”. Mingus parlava di musica totale ed è un po' il mio slogan. Io cerco di proporre la mia musica totale».
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Un affascinante mix di blues, folk, rock e country nel quarto disco del musicista toscano trapiantato in USA. Strumenti della tradizione americana e musicisti della Tidewater in un lavoro realizzato durante il lockdown
Come To My World: il nuovo album di Luca Burgalassi! 

LUCA BURGALASSI 
Come To My World
Burgalassi Music | iTunes, Amazon Music, Spotify etc. 
(12 tracce | 39.35)

«Come To My World è un invito a seguirmi nel mio percorso musicale ed emotivo. Un mondo fatto di tante sfaccettature e colori diversi, un viaggio interiore, non solo attraverso vari generi ed atmosfere musicali, ma anche tra emozioni e sensazioni contraddittorie e contrastanti: un percorso introspettivo, in parte dettato anche dal downtime del lockdown».  Arriva al quarto album Luca Burgalassi, un lavoro importante e significativo che apre un nuovo spiraglio sul mondo musicale del chitarrista e compositore toscano, trapiantato in USA dal 2016. Ancora una volta la musica americana è al centro della sua opera, Come To My World è un invito alla scoperta, una sorta di diario di viaggio nell'interiorità di un musicista tra le difficoltà della pandemia e la ricerca di un dialogo tra cultura italiana e mediterranea e le grandi opportunità del Nuovo Mondo. Come To My World è il quarto lavoro di Luca Burgalassi, artefice di un percorso coerente e ricco di sfumature, spunti e risvolti sin dal disco d'esordio del 2015, con il quale rivelò il suo bagaglio musicale. Al crocevia tra acustico ed elettrico, tra folk, blues, rock e country, Come To My World è stato composto, registrato e mixato in Virginia nella primavera del 2020, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio di Yorktown, con la partecipazione di musicisti della Tidewater Scene come Bobby BlackHat, Michael Glass e Pamela Joe Sward. «Il legante tra le varie anime del disco è il mio background musicale, non sono un purista di nessuno stile in particolare e quando compongo non penso mai ad un genere preciso, piuttosto a un’atmosfera che un certo sound mi evoca e da lì poi si sviluppano la composizione e il testo. Immagino sempre i miei pezzi come se fossero suonati dal vivo, magari da una band numerosa e libera di improvvisare e di muoversi sulla struttura del brano., ognuno aggiungendo un colore diverso. L’ossatura principale della mia musica e generalmente la chitarra acustica, strumento che uso di più per comporre, anche se sempre di più mi piace avventurarmi componendo su altri strumenti, dal pianoforte ad altri strumenti a corda». Chitarrista, polistrumentista e cantautore livornese, trasferitosi in Virginia nel 2016, Luca Burgalassi inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici, in seguito si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Stern e Franco Mussida. Dopo il suo disco d'esordio nel 2015 è finalista al BluesIn 2016, nel 2017 si esibisce al Pistoia Blues aprendo il concerto di Little Steven. Questo quarto album è «il proseguimento, forse più maturo, del mio cammino musicale iniziato con Shadows and Fragments, una raccolta quasi completamente acustica di composizioni che avevo scritto poco più che adolescente, seguito da Windward (2016), che esprimeva la voglia di guardare avanti, verso il futuro, in cerca di un cambiamento. Nel terzo album On The Other Side Of the Water (2016), il primo registrato e pubblicato negli USA con musicisti americani, il cambio era fresco e il territorio tutto da esplorare, in Come to My World l’esperienza americana è certamente più consolidata, le collaborazioni coi musicisti più mature e l’intreccio di sonorità, strumenti e generi più organico». Accanto a chitarre acustiche ed elettriche, tra armonie vocali e brani strumentali, Burgalassi rinnova la sua devozione per mandolino, banjo, dobro, lap steel guitar e armonica in dodici brani ricchi di vitalità, pathos e fantasia, ma soprattutto di una cultura e una musicalità americana vissute da dentro. «L’ambiente musicale che ho trovato si è dimostrato molto coeso e unito. Sono i musicisti stessi a creare il pubblico in primis, sostenendosi a vicenda, ad alimentare l’intreccio di locali, festival, radio, tv. Attraverso il passaparola e le collaborazioni. Molto raramente ho trovato gelosie, chiusure o ostacoli. Alla fine ho sempre cercato di essere me stesso, con molta umiltà e voglia di imparare, cercando sempre collaborazioni e dando ai musicisti con cui ho suonato libertà totale di essere se stessi. Le differenze linguistiche e culturali non sono mai state un problema, semmai una scusa per farsi due risate in più». 

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Clangori di tromba vol.3

Esce Clangori di tromba, terzo disco che raccoglie altre cinque marce funebri del ricco e prezioso repertorio bandistico che si suona nelle processioni della Settimana Santa a Molfetta. Clangori di Tromba è un arduo e imponente lavoro discografico in cui la trasmissione delle marce funebri non è solo parte di un processo di conservazione e valorizzazione di un bene culturale immateriale e di un patrimonio identitario di una comunità, ma rientra in quel fenomeno della pietà popolare nel quale, come scrive Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium (2013): “si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi”. Oltre a ciò, questo terzo volume si rivela prezioso in quanto vanta la riscoperta e incisione di una delle marce meno conosciute ed eseguite Ai Caduti d’Africa Orientale del M° Angelo Inglese (1918-1990). Un particolare esempio di composizione in cui l’autore, seppur da autodidatta, mostra una perfetta acquisizione e sviluppo dei canoni della tecnica compositiva di strumentazione per banda e di tutte le problematiche e peculiarità degli strumenti a fiato, continuando quello stile di riferimento degli illustri predecessori Valente, de Candia, Peruzzi, Calò. L’impegno della Grande Orchestra di Fiati "Francesco Peruzzi” Città di Molfetta a raccogliere tutto il repertorio delle marce funebri a Molfetta nei riti della Settimana Santa in una completa futura collana, contribuisce a fissare e tramandare questo prezioso bagaglio di cultura e tradizione popolare, sempre suggestivo e carico di emozioni che annualmente si rinnova. Le marce funebri presenti nel CD sono:

1. SVENTURATO di Vincenzo Valente 
2. IONE di Enrico Petrella "riduzione Francesco Peruzzi" 
3. AI CADUTI D'AFRICA ORIENTALE di Angelo Inglese 
4. FATALITÀ di Saverio Calò 
5. ELENA di Sergio Calò 
La direzione è affidata al maestro Benedetto Grillo.
Il disco sarà presentato sabato 13 marzo presso la chiesa del Purgatorio a Molfetta alle ore 19.45 con la presenta dello storico della musica Gaetano Magarelli, del presidente della “Peruzzi” Fabio Ciocia, del direttore Benedetto Grillo e di Girolamo Samarelli, direttore artistico di Digressione. Il disco è disponibile sulle migliori piattaforme digitali, negli store e sul sito di Digressione..