Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

GIULIO BIANCO
DAL 15 OTTOBRE DISPONIBILE IN DIGITALE
 “DELAYED”
IL NUOVO ALBUM DEL POLISTRUMENTISTA DEL CANZONIERE GRECANICO SALENTINO
EDIZIONE LIMITATA DEL DISCO FISICO SU AMAZON E SUL SITO UFFICIALE DI GIULIO BIANCO
  
Da venerdì 15 ottobre sarà disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download “DELAYED”, il nuovo album del polistrumentista GIULIO BIANCO. L’album sarà disponibile in formato fisico, in edizione limitata, su Amazon e sul sito web ufficiale di Giulio Bianco (www.giuliobianco.com). “DELAYED” è un disco di musica strumentale che si propone di raccontare la solitudine forzata a cui siamo stati costretti, con un particolare focus sulla difficile condizione degli artisti italiani: ogni brano si intitola come il nome di una città in cui Giulio Bianco avrebbe dovuto esibirsi, ma a causa della pandemia i concerti sono poi stati rinviati o annullati. L’album si propone di rappresentare un viaggio sonoro, guidato dalla forza dell’immaginazione, capace di colmare la mancanza dell’esperienza dei concerti che non hanno potuto avere luogo. La creazione di questo disco ha rappresentato per Giulio Bianco anche un esperimento sociale: in passato gli artisti cercavano e sceglievano la solitudine per potersi isolare e creare qualcosa di nuovo; Giulio Bianco ha voluto sperimentare in maniera tangibile come la produzione di un Artista cambi nel momento in cui la solitudine e l'isolamento gli vengono imposti. L’album “DELAYED”, con la produzione esecutiva del Canzoniere Grecanico Salentino, è stato realizzato grazie al sostegno di Puglia Sounds (Programmazione P.S.Record 2020/2021, regione Puglia – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) ed è edito da OYEZ! Questa la track-list dell’album: “Hamburg”, “Monterrey”, “Rome”, “Paris”, “New York” e “Delhi”. L’album è impreziosito dalla partecipazione di Giacomo Greco (sinth basses, addictional production), Luca Tarantino (chitarre), Emanuele Licci (bouzuky), Mauro Durante (percussioni), Maria Stella Buccolieri (electric piano), Fernado Toma (violino, viola), Rosa Andriulli (cello) e Andrea Parisi (violino). Gli archi sono stati diretti da Fernando Toma.
Giulio Bianco è polistrumentista eclettico e compositore con oltre 20 pubblicazioni all’attivo, virtuoso di flauti dolci, armonica a bocca e zampogne. Da giovanissimo è stato Fiato Solista dell'Orchestra de “La Notte della Taranta” per ben 8 edizioni, partecipando a tutti i tour internazionali ed in particolare alle edizioni dirette da Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Ludovico Einaudi e Goran Bregovic. Dal 2008 è polistrumentista del Canzoniere Grecanico Salentino, il più conosciuto ed importante gruppo musicale di world music al mondo, nel genere riconosciuto come “pizzica” o “taranta”. Nel 2011 è fiato solista di “Taranta Project” di Ludovico Einaudi, disco live registrato in occasione dell’omonimo tour. Nel 2018 esce il suo primo disco solista: “Di zampogne, partenze e poesia” che presenta con un tour tra Italia e USA. Il 1° ottobre 2021 pubblica “Hamburg”, brano che anticipa l’album “Delayed”, in uscita in digitale e in edizione limitata in fisico, su Amazon e sul sito ufficiale di Giulio Bianco, il 15 ottobre.
  
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GIOVANNI AMIGHETTI e LUCA NOBIS
DA OGGI DISPONIBILE IN DIGITALE 
“PLAY @ ESAGONO VOL.1” 
L’album che fotografa l’arte dell’interazione tra musicisti

Da oggi, mercoledì 6 ottobre, è disponibile in digitale il disco “PLAY @ ESAGONO VOL.1” (https://orcd.co/playatesagono), del produttore e compositore world music Giovanni Amighetti e di Luca Nobis, chitarrista, compositore, Direttore didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM Music Institute. L’album è accompagnato da video, realizzati dal regista Luca Fabbri, disponibili presso il canale Youtube di Esagono Dischi (https://bit.ly/3BPCFHF), in uscita ogni mercoledì. “PLAY @ ESAGONO VOL.1”, disco di musica strumentale contemporanea ad opera di Giovanni Amighetti e Luca Nobis, nasce sull’onda degli “Incontri sul palco” che hanno scandito l’Ahymè Festival e prosegue sulla scia di composizioni nate a partire dall’interazione spontanea e naturale tra i musicisti. Mediante la realizzazione dei video ad opera di Luca Fabbri, si è scelto di voler catturare e fissare nel tempo l’atto attraverso il quale i musicisti coinvolti danno vita a composizioni inedite senza spartiture o prove pregresse. I video dei brani che compongono il poliedrico progetto “PLAY @ ESAGONO VOL.1” verranno pubblicati con una cadenza di un video ogni mercoledì, a partire da oggi con il brano “Sunset river”, composto da Giovanni Amighetti, Luca Nobis e dal sassofonista della Dave Matthews Band  Jeff Coffin, vincitore di tre Grammys Awards e tra i più celebri suonatori di fiati contemporanei. Il video di “Sunset river” è disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=DMVqcvbwwQ8. «Considerando questa tecnica di registrazione e composizione immediata ho chiesto al regista Luca Fabbri se potesse documentare quanto stavamo in quel momento registrando – racconta Giovanni Amighetti –Sono stati pomeriggi di registrazione sia audio che video in contemporanea, con il risultato che ora abbiamo i video che fotografano l’istante della creazione di ogni singolo brano. Non c’è finzione, è tutto vero». “PLAY @ ESAGONO VOL.1” è un prodotto fruibile anche visivamente in quanto i video rappresentano uno strumento propedeutico alla comprensione di quel clima di interazione sociale che dà vita a composizioni figlie delle influenze portate da ciascun musicista. Il disco “PLAY @ ESAGONO VOL.1” vanta la partecipazione di: Jeff Coffin (Dave Matthews Band), Petit Solo Diabaté, Fiorenzo Tassinari, Moreno “il biondo” Conficconi (Extraliscio), Giulia Chiapponi, Valerio “Combass” Bruno e Angela Benelli. Questa la tracklist del disco: “Il primo respiro del giorno” (Amighetti, Nobis), “Snow Temple” (Amighetti, Nobis, Bruno), “Li Darà” (Amighetti, Diabaté, Bruno), “Fuoco dal profondo” (Amighetti, Nobis, Chiapponi), “Semiramide” (Amighetti, Tassinari), “Sunset river” (Amighetti, Coffin, Nobis),“Andantino con brio” (Amighetti, Benelli, Conficconi), “Una calma foresta autunnale” (Amighetti, Nobis), “Ialla la vendemmia” (Amighetti, Diabaté, Bruno), “Takeichi” (Amighetti, Nobis, Chiapponi), “Lynx” (Amighetti, Benelli), “Come una primavera” (Nobis, Amighetti), “Bluthner 1883” (Amighetti, Chiapponi), “Per Elsa” (Nobis) e “Drops” (Amighetti, Nobis). «Il progetto con Giovanni Amighetti è un’opportunità di sperimentazione creativa basata sull’estemporaneità del dialogo musicale tra due o più musicisti. Durante le sessioni di registrazione sbocciano temi musicali ai quali ci si affeziona, tramite la ripetizione li si alimenta e, arricchiti dall’eterogenee esperienze dei musicisti in campo, si lasciano germogliare – afferma Luca Nobis - Un’esperienza arricchente con lo sguardo aperto al nuovo, al conosciuto e all’inaspettato» “PLAY @ ESAGONO VOL.1” è un disco che nasce con lo scopo di rendere in maniera visiva, oltre che sonora, la sinergia che si crea in studio di registrazione una volta che i musicisti, a partire da un’improvvisazione, fanno scaturire composizioni inedite.
Giovanni Amighetti è un musicista e produttore emiliano. Inizia la sua carriera all’inizio degli anni ’90 con l’etichetta Realworld. Realizza produzioni live e in studio soprattutto con artisti internazionali come Mari Boine, Ayub Ogada, Terem Quartet, Fred Frith, Jeff Coffin della Dave Matthews Band, Wu Fei, David Rhodes. Nel 1998 suona con Ayub Ogada a Roma davanti a 500.000 persone per la FAO. Compone con Guo Yue e Shan Qi il brano “Avalon” che diviene sigla per la BBC4.
Luca Nobis è chitarrista, compositore, Direttore didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM Music Institute di Milano. La sua attività concertistica si svolge in Italia e all’estero, come solista, in duo ed in formazioni più ampie. Partecipa anche a trasmissioni televisive in RAI e a svariati eventi di carattere culturale. Ha collaborato alla realizzazione di diversi album di musica classica contemporanea e ha suonato con artisti appartenenti alla sfera pop come Antonella Ruggiero.
 
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CLAUDIO PRIMA & SEME
ENJOY
IPE IPE MUSIC / GOODFELLAS - ARTIST FIRST

La musica tradizionale è in continuo movimento: venerdì 25 giugno esce Enjoy, disco d’esordio del progetto Claudio Prima & Seme prodotto da Domenico Coduto per Ipe Ipe Music nella programmazione “Puglia Sounds Record 2020/2021”, distribuito nei negozi da Goodfellas e negli store digitali da Artist First.  L'incontro fra l'organetto del musicista, cantante e compositore salentino Claudio Prima, il quartetto d'archi formato da Vera Longo (violino e voce), Paola Barone (violino), Cristian Musìo (viola) e Marco Schiavone (violoncello), già protagonisti di numerose collaborazioni (Giovane Orchestra del Salento, La Municipal, Orchestra della Magna Grecia), e le percussioni di Vito De Lorenzi, porta alla ricerca di una scrittura che esprima il contatto tra due stili, apparentemente lontani fra loro, ma legati da un'appartenenza geografica che negli anni ha prodotto numerose forme di reciproca influenza. Il rigore della musica classica incontra, infatti, l'istinto e la spontaneità della musica popolare, che rivive di una ritualità moderna, traslando la sua eterna ricerca di un richiamo ancestrale in una scrittura attuale. Il Mediterraneo si fonde con il mondo classico, giocando con le provenienze e favorendo la contaminazione di due mondi musicali che da sempre hanno segretamente dialogato, come si può evincere dalle composizioni di Béla Bartók e Igor Stravinskj, fra gli altri, profondamente intrise di echi tradizionali. Il repertorio scandaglia i fondali del Mediterraneo con una scrittura originale che condensa più di vent’anni di ricerca sulle musiche cosiddette “di confine” e sulle inaspettate connessioni fra le tradizioni del mare di mezzo e il mondo classico. Il disco - che propone dieci composizioni originali di Claudio Prima e una rilettura del brano tradizionale dell’isola di Cipro “To Ghiasemi” - sarà lanciato con il videoclip del primo singolo “Domenica” che racconta una storia semplice, al limite fra quotidianità e sogno. Sullo sfondo della band e del protagonista, le campagne di Otranto e la Torre di Sant'Emiliano, uno dei luoghi più suggestivi del Salento, terra d'origine di Claudio Prima, che firma le musiche e la regia di questo videoclip, impreziosito dalla fotografia di Stefano Tramacere. Il disco sarà presentato ufficialmente sabato 26 giugno (ore 21 - ingresso 5 euro - info e prenotazioni 0573774500) nel parco della Villa Medicea La Magia a Quarrata per la sesta edizione del Quarrata Folk Festival, e lunedì 28 giugno (ore 19:30 - ingresso libero - info e prenotazioni 3516480009) al Museo Castromediano di Lecce per la serata finale di Pratiche corporee a cura de La fabbrica dei gesti. Il tour proseguirà al Philia Festival di Squinzano, in provincia di Lecce (17 luglio - ore 20:30) e a Suoni della Murgia di Altamura, in provincia di Bari (30 luglio - ore 20:30). «Scrivere per quartetto d'archi non è impresa semplice, è uno strumento complesso con delle logiche interne quasi perfette, che si portano dietro secoli di storia della musica», spiega Claudio Prima. «Dopo quattro anni di prove e tentativi a volte non riusciti, ho iniziato a scrivere per quartetto cercando di sfruttarne al meglio la potenza evocativa, che viene dall'ascolto degli archi in ambito popolare, soprattutto nell'est Europa, in Albania, Romania, Armenia. In questo progetto io cerco principalmente l'emozione del gesto sonoro, la coesione e l'immediatezza. Ogni brano è un piccolo rito per me, ha i suoi richiami nella mia storia personale e nel mio percorso professionale, rappresenta per me il riferimento a un vissuto, a una relazione, a un'esperienza, che traduco volta per volta in musica. Ogni brano è completamente vissuto e concreto, questo mi aiuta a connettermi in prima persona con quello che scrivo e poi suono. Così posso trasportare con me dapprima i musicisti che condividono questo percorso, giovani talenti che hanno da subito sposato l'idea e che mi sostengono in tutto il processo e quindi il pubblico, a cui nei live racconto cosa c'è dietro ogni brano, per poterli aiutare a rivivere con me quell'emozione. A dirla tutta questo accade, a volte, anche senza dire una parola».
Claudio Prima è leader e ideatore di numerosi progetti di indagine sulle “musiche di confine” (BandAdriatica, Adria, La Repetitiòn - Orchestra senza confini, Tukrè, Manigold). Si esibisce in festival e rassegne internazionali in Europa, USA, Brasile Tunisia, Libano, Giordania, Kuwait. È organettista, cantante, compositore e autore di colonne sonore. È solista dell’opera contemporanea Oceanic Verses di Paola Prestini con cui si esibisce a New York, Washington e al Barbican Center di Londra con la BBC Symphony Orchestra. Dirige la “Giovane Orchestra del Salento” un ensemble di giovani musicisti salentini. È assistente di Goran Bregovic e Giovanni Sollima per la Notte della Taranta. Ha un'intensa attività discografica e ad oggi conta più di 80 presenze in pubblicazioni discografiche italiane ed internazionali. Scrive musiche per teatro (Verso Terra di Mario Perrotta 2016, Oltremundo, Arrivi e partenze di Marcelo Bulgarelli 2014, La grande cena di Camilla Cuparo 2009). «L’organetto per me è uno strumento di relazione, di incontro, è una lente d’ingrandimento, portata sempre in valigia e pronta ad esplorare. Ha il suono e il sapore della mia terra d’origine e lo sguardo rivolto al prossimo approdo», conclude.

L’album è realizzato nella “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021” 
“REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro”.
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SquiLibri 
presenta

Dorso mondo di Gabriele Stera 
con Franziska Baur e Jérémy Zaouati 
poetry comics di Martina Stella 
In uscita il quarto volume con CD della collana di poesia con musica Canzoniere

Dopo l’esplosivo Santa Bronx, esordio postumo di un giovanissimo Alberto Dubito assieme ai Disturbati dalla CUiete; un mostro sacro della poesia internazionale come Raul Zurita, che con Gonzalez y los Asistentes ha firmato Desiertos de amor, e una stella della spoken music europea come Yolanda Castaño che, con Isaac Garabatos, ha realizzato Idioma da tinta; Canzoniere, la collana di poesia con musica dell’editore Squilibri, ritorna ad esplorare quanto si muove in quel magma ribollente della creatività giovanile con Dorso Mondo esito della collaborazione del poeta triestino, ma residente a Parigi, Gabriele Stera (1994) con l’artista visiva Martina Stella (1992), la violinista e drammaturga Franziska Baur (1993) e il musicista Jérémy Zaouati (1994): libri plurali quelli della collana Canzoniere che, facendo proprie le parole di Giacomo Leopardi, intende superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, in modo da riportare la poesia dove abitava prima del suo lungo esilio nei generi letterari, quando era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. Libri da leggere dunque con le orecchie, quelli di Canzoniere, perché “la poesia nasce musica, non già accompagnata dalla musica”, come si legge nel ‘manifesto’ che compare in apertura di ogni volume “e perché durata, ritmo, suono e lingua sono tutte le sue forme”. A queste caratteristiche risponde alla perfezione Dorso mondo di Gabriele Stera che, vincitore per ben due volte del Premio Dubito di poesia con musica, assieme ai suoi compagni di viaggio ha realizzato un libro per molti versi elettrico. Sono elettriche le sue parole, i suoi suoni, le sue voci, le sue musiche e le sue immagini. È dunque un’opera vibrante, che si espande e cortocircuita: in due lingue, italiano e francese, in tre codici (ma forse di più), testo, voce ed immagini, in quattro protagonisti, anche se l’autore infine, per quanto collettivo, avrà un nome e cognome. Un poema macchinato e dunque, oggi, naturalissimo e contemporaneo. Un’opera che, tra testo e musica, si fa interprete delle inquietudini di una generazione che rischia di essere ridotta all’impotenza e che in Gabriele Stera ha trovato “il più consapevole poeta lirico di questi anni”, come scrive Gabriele Frasca nella prefazione, capace “per intelligenza politica e per capacità febbrile, di intonarne il dramma ancora non del tutto consumato”. Un libro orchestrato collettivamente che dimostra come l’arte fatta insieme è spesso molto soddisfacente per chi la fa e per chi la fruisce. Che è anche la prima scommessa di uno dei migliori poeti europei delle giovani generazioni: Canzoniere è una collana che Lello Voce, iniziatore del poetry slam in Italia, dirige assieme a Gabriele Frasca e Frank Nemola e che ben si sposa con le attività di un editore come Squilibri, votato alle musiche di tradizione orale “perché durante il predominio della civiltà alfabetica, la poesia è sempre sopravvissuta altrove e quasi sempre tra le pieghe della cultura popolare”, come si legge ancora nel manifesto in apertura del volume. Coerentemente con la sua impostazione,Canzoniere è anche una rassegna che, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, presenta ogni anno alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. La terza edizione, in programma il 3 e il 4 marzo 2021, per le misure di contenimento del Covid 19 è stata spostata al 3 e 4 dicembre 2021. In questo video Gabriele Stera nell'edizione 2018 della rassegna. 

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
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"FADO ATTARANTADO" di Mimmo Epifani & Josè Barros
20 giugno 2021
Finisterre FT86/2021


In uscita il prossimo 20 giugno per l’etichetta Finisterre il disco “Fado Attarantado” realizzato con il contributo di Puglia Sounds “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021”. Nel disco la maestria compositiva e l’eccezionale tecnica esecutiva dell’inossidabile duo formato dal salentino Mimmo Epifani e dall’Estremadurense Josè Barros, si confronta con lo stile interpretativo di Josè Manuel David, Tonino Carotone a stringere ancora di più il legame tra le regioni portoghesi e il Salento. Il progetto “Fado Attarantado” oltre ad essere un funambolico incrocio di corde, di voci e di melodie, intende proporre un repertorio, allo stesso tempo originale e ispirato dalla tradizione dell’Estremadura e del Salento, che metta in luce i legami tra due fondamentali patrimoni di cultura musicale come il fado e la pizzica.  La produzione artistica è del pugliese Francesco Santalucia e del celebre Jorge Fernando.  Il disco inoltre vede la partecipazione di Patrizio Trampetti a chiudere l’eccezionale arco latino che permette di stringere ancora di più il legame tra varie regioni mediterranee. La produzione esecutiva è di Erasmo Treglia in collaborazione con l’associazione portoghese Sons Vadios.
MIMMO EPIFANI è considerato dalla critica uno tra i migliori musicisti e conoscitori di musica etnica per le innovazioni tecniche di improvvisazione applicate ai suoi strumenti, mandolino e mandola. 
Collabora con Eugenio Bennato nel gruppo Musicanova e fonda Epifani Barbers, progetto che riscuote ottimi consensi in Italia e all’estero. 
JOSE’ BARROS tra i più importanti musicisti della nuova musica portoghese e grande esperto di strumenti a corda come il cavaquinho, viola braguesa, bandolim, viola campaniça e la viola da terra. Dirige orchestre tradizionali e festival di musica.
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IN DISTRIBUZIONE DIGITALE "SCERCULE", ALBUM D'ESORDIO DEL PROGETTO MUNDIAL, TRIO SALENTINO DI CARMINE TUNDO, ROBERTO MANGIALARDO E ALBERTO MANCO.

Anticipato dal singolo Centucruci, giovedì 7 ottobre esce Scercule (termine salentino che indica le cianfrusaglie) primo album di Mundial, nuovo progetto del cantautore Carmine Tundo, del chitarrista Roberto Mangialardo e del batterista Alberto Manco. Il disco, prodotto artisticamente e registrato da Carmine Tundo presso Discographia Clandestina, missato da Guglielmo Dimidri e masterizzato da Roberto Rosu nel Bobulate Studio, è distribuito in tutti gli store digitali da Artist First per l'etichetta luovo nella Programmazione Puglia Sounds Producers 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro). I tre musicisti salentini sono da sempre attivi nel circuito indipendente musicale italiano, collaborano in diversi progetti, tra i quali La Municipàl e Diego Rivera. Nel 2020 decidono di dar vita a questo progetto, nato dalla necessità di sperimentare un percorso sonoro che parta dalle radici della musica pugliese fino ad arrivare alle nuove frontiere dell'elettronica moderna. Da qui l’idea di Mundial, un laboratorio sonoro e visivo, un ponte tra passato e futuro, che recupera le storie e le filastrocche recitate dai nostri nonni e le inserisce in un contesto sperimentale, fondato su un sound creato partendo dai campionamenti dei suoni del paesaggio pugliese, editati e trasformati in pattern ritmici. Il canto delle cicale che diventa percussione, il suono di un tronco d’ulivo che diventa tamburo, rumori e suoni riproposti ritmicamente che diventano arrangiamento e poi canzone. Sono stati utilizzati strumenti provenienti dalla cultura popolare italiana e internazionale (mandolino, lira, kalimba, darabuka, djambe e vari strumenti percussivi), fusi con antiche filastrocche pugliesi, affinché passato e presente si sposino musicalmente con un occhio alle tecnologie compositive moderne. Realizzato da Balto, con la partecipazione di Lucia Greco che recita un’antica filastrocca dialettale salentina, su Youtube è disponibile il videoclip del primo singolo Centucruci.
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LUIGI “GRECHI” DE GREGORI
DA OGGI IN DIGITALE IL NUOVO ALBUM “SINARRA”
EDIZIONE LIMITATA DEL DISCO FISICO SOLO SU EBAY

"E c’era uno con la chitarra/che poi ne fece tante canzoni/che finirono dentro ad un libro/Che ancora oggi dà tante emozioni…"
Da "Si Narra (Distopica odissea)"
  
Da oggi, 25 giugno 2021, è disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download "SINARRA" (Caravan), il nuovo album del cantautore LUIGI "GRECHI" DE GREGORI. È possibile acquistare il disco anche in formato fisico esclusivamente su eBay, in edizione limitata, al seguente link: https://bit.ly/SinarraCD. L'album, prodotto da Paolo Giovenchi, contiene l’inedito “Bastava un fiore” e alcuni brani del precedente progetto "Una canzone al mese" (2018). I brani precedentemente pubblicati, sul sito web dell’artista, sono stati poi rimixati e rimasterizzati, oltre che arricchiti di nuovi suoni, parti, voci e strumenti, capaci di dipingere al meglio l'immaginario di Luigi “Grechi” De Gregori e da oggi sono disponibili unicamente in questa raccolta. «Ho cominciato quasi per scherzo insieme a Paolo Giovenchi e ci siamo ritrovati in mano con un disco che è senz’altro il migliore che io abbia mai fatto – racconta Luigi “Grechi” De Gregori – È quello, nel bene e nel male, che più mi rappresenta, col mio amore per la musica acustica e per gli arrangiamenti minimali ma con un suono moderno e convincente…» Questa la track-list dell'album: "Un tipo strano", "Si Narra (Distopica odissea)", "Barry", "Rock della Crostata", "Sangue e carbone", “Tangos e Mangos” e "Bastava un fiore". Luigi “Grechi” De Gregori nasce musicalmente alla fine degli anni sessanta al Folkstudio di Roma, il mitico locale di Trastevere, che fu in quel periodo l’approdo di tutta una generazione musicale d’avanguardia (ci capitarono, fra gli altri, Odetta e Bob Dylan). Del tutto disinteressato alle mode e inguaribilmente attratto dalla musica dal vivo più che dalle sale di registrazione, pubblica dopo qualche anno il suo primo album “Accusato di libertà” (PDU 1975). Negli anni Novanta scrive “Il Bandito e il Campione”, brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori (Grechi, per chi non lo sapesse, è un “nom de plume”), grazie al quale Luigi Grechi si aggiudica a Sanremo la Targa Tenco nel 1993 come miglior canzone dell’anno. Sull’onda di questo successo si snodano "Girardengo e altre storie", "Cosivalavita", "Pastore di Nuvole" ed infine "Angeli e Fantasmi". Ha pubblicato nel 2015 una compilation delle sue canzoni, “Tutto quel che ho 2003-2013”. Nel 2017 ha tradotto “La ballata di Woody Guthrie”, un graphic novel di Nick Hayes dedicato alla vita del grande folksinger. L’anno seguente dà vita al progetto "Una canzone al mese", che prevedeva la pubblicazione di un inedito, il 21 di ogni mese, sul suo sito web e sul suo canale Youtube. Alcuni di questi brani, rimossi dal sito e rivisitati, fanno parte del suo nuovo progetto discografico “Sinarra”.
 
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Materiali Sonori
Le novità

ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI [feat. Mirio Cosottini, Lorenzo Tommasini, Lorenzo Boscucci], Io canto il corpo elettrico 
Il 22 dicembre 2020, in streaming sui social più diffusi, è andato in onda dal Museo Venturino Venturi di Loro Ciuffenna (AR) il concerto-reading "Io canto il corpo elettrico - e abbraccio quelli che amo” di Arlo Bigazzi e Chiara Cappelli, con musiche su testi di Walt Whitman e Vladimir V. Majakovskij e di Venturino Venturi, Dino Campana e dello stesso Arlo Bigazzi. Un progetto inedito che tratteggia riflessioni sul momento, un nuovo esperimento dove s’inseriscono e si fondono parole e musica e dove Arlo Bigazzi e Chiara Cappelli hanno di nuovo riunito quella “Cellula  Majakovskij” che è il collettivo di lavoro formato da Lorenzo Boscucci (synth, electronics), Mirio Cosottini (tromba, flicorno, flauto tenore), Lorenzo Tommasini (keyboards ed electronics).

ALESSIO LEGA, Alessio Lega canta Ivan Della Mea. CD Archivi della Resistenza/DeMartino/Materiali Sonori 
Un omaggio a Ivan Della Mea. grande cantastorie popolare, intellettuale e scrittore. Sotto la direzione di Alessio Lega (Targa Tenco nel 2004 e nel 2019), partecipano Riccardo Tesi, Daniele Sepe, Michelangelo Ricci, Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Massimo Ferrante, Davide Giromini, De Soda Sisters… Una produzione che rende valore alle composizioni e alla poesia di Della Mea, arricchita da un elegante confezione con un booklet (testi, foto, info…) di 62 pagine.

LETIZIA FUOCHI - “Fuegos Y Chavela" il CD dedicato a Chavela Vargas!
Questo disco di Letizia Fuochi - il secondo prodotto da Materiali Sonori – è un atto di profonda gratitudine nei confronti di un'artista autentica, totale, completa, capace di  assomigliare il più possibile al sogno che aveva di se stessa: Chavela Vargas ha saputo rompere il silenzio della solitudine per trasformarlo nel più alto e supremo atto di libertà. Chavela Vargas, sciamana, cantora e grande artista latino-americana (messicana originaria del Costa Rica nata nel 1919 e scomparsa nel 2012), musa ispiratrice di passioni, leggende e umanità. Nei cento anni dalla sua nascita, Letizia Fuochi presenta lo spettacolo “Fuegos y Chavela – Storia di Chavela Vargas”: i pensieri, le parole e la musica di una grande “cantastorie”. Accompagnata da Francesco Frank Cusumano (chitarra) e Oretta Giunti (percussioni), la cantautrice fiorentina ripercorre la storia di questa donna fascinosa e ribelle capace di incantare nella sua lunga vita, alcuni dei protagonisti dell'arte contemporanea: da Frida Kahlo a Pedro Almodovar, Ava Gardner, Liz Tayor, Joaquin Sabina e molti altri. Adesso con le otto canzoni dell’album “ uegos Y Chavela”, Letizia racconta oscurità e luce di un'artista in Italia ancora non molto conosciuta, per farsi tramite di un linguaggio invisibile, potente e universale: la volontà di credere e sopravvivere ai propri sogni. "Scoprirsi attraverso le parole, le intenzioni, i suoni dell'anima della Cupaima, mi ha resa autrice, non solo interprete delle sue canzoni; ho raccolto e riconosciuto le intenzioni, l'oscurità e la luce, il coraggio, la sfrontatezza dell'amore, l'estasi e l'ebbrezza, il desiderio e la pena assoluta della perdita, della conquista e della gelosia. Un racconto al femminile, in cui ogni canzone è una dedica - proprio come direbbe Chavela - a tutte le donne del mondo: madri, figlie, sorelle, spose, amiche, amanti, così come alla Luna entità suprema che governa la notte e ci regala le stelle. La sua voce possiede una dimensione fisica, i silenzi nelle sue canzoni sono uno strappo, una lacerazione, rilasciano emozioni antiche, profonde e autentiche da togliere il fiato; alla fine di ogni ascolto se ne esce purificati: Chavela Vargas non è solo una cantante messicana, Chavela Vargas è il Messico".  Il CD include: Macorina, Adoro, La Nina Isabel, Paloma Negra, Las Simples Cosas, No Volveré, No Soy De Aqui Ni Soy De Alla, La Llorona.

FLAME PARADE - ECHOES
Il nuovo EP della band indie rock toscana che amplifica e ripropone, in una chiave inedita, gli echi dell’immaginario di Cosmic Gathering, l’album del 2020. ECHOES è il nuovo EP dei Flame Parade. Un EP che sviluppa e completa Cosmic Gathering, il secondo album della band, uscito nel febbraio 2020: una reunion cosmica della parata immaginaria in un luogo lontano dalla Terra, dove stare in silenzio, ascoltarsi, imparare e immagazzinare aria per riprendere il cammino. ECHOES ne dipinge il ritorno. Contiene quattro brani che descrivono gli echi della fine del raduno e il ritorno nel mondo: una nuova consapevolezza, un nuovo immaginario dove River (la prima traccia, l’unica inedita) diventa l’anello di congiunzione di quello che sarà il nuovo mondo creato dai Flame Parade. Gli altri tre brani - Cosmic Gathering, Kangaroo e Thunder Clap - sono riadattamenti dei tre singoli contenuti in Cosmic Gathering, arrangianti in modo minimale e dilatato, con l’intenzione di accentuare gli echi dell’immaginario che questa suite intende comunicare. La focus track, River, è un invito ad entrare nell’universo della band: il fiume rappresenta il loro concetto di parata, un continuo e costante cammino che li porta a esplorare nuovi mondi. Ma è anche un invito a ritornare a essere autentici, senza costruzioni e togliersi il “trucco” che la società in qualche modo ci impone, a «lasciar andare tutti i colori che siamo come un regalo al vento». Come afferma la band: «River è il nostro breve inno alla genuinità».    

A.M.Soundscapes . 8
Alessio Mosti (Massa 1988) è un compositore, musicista e cantante. Nel 2014 pubblica “Entronauta” col progetto “I viaggi di Jules” con cui riceve una nomination per la miglior opera prima al Premio Tenco dello stesso anno. Tre anni più tardi fa uscire “Si può vivere senza” per Phonarchia dischi col progetto “Il Veneno”. Si focalizza sulla composizione di musica elettronica dopo aver lavorato come assistente durante la pre-produzione del disco IRA di Iosonouncane (2018). Nello stesso anno lavora con la sound engineer/ designer Azzurra Fragale alle registrazioni del primo album sperimentale “8”, pubblicato da Materiali Sonori, a cui partecipano la violinista Marna Fumarola e l’artista Serena Locci. Durante lo stesso anno prende forma il progetto S.P.B- Tobees (sonic performances for biodiversity). Nell'estate 2020 fonda insieme all'attore e regista Matteo Ciucci “Duo ex machina” dove ricopre il ruolo di compositore e sound-designer. A.M. Soundscapes è il risultato di un anno di autoproduzione dove la sperimentazione ha incontrato il sound design: A.M è un lavoro in cui tecniche tipiche della musica elettroacustica, della sperimentazione con i sensori Arduino, della musica “gestuale” attraverso superfici di contatto/prossimità, vengono mescolate per dipingere scenari musicali che sfumano dalla Ambient alla forma canzone, dalla colonna sonora alla Glitch music. La ricerca del suono si snoda tra musica concreta e sintesi astratta ma sempre con l'obiettivo di comunicare emozioni assolutamente umane. Dopo una prima fase dove Alessio Mosti mette a punto il set-up che darà origine ai suoni, compone una serie di tracce tra le quali ne sceglie 8, ovvero il materiale costitutivo dell`album (2018-2019). Il progetto vede successivamente una fase di registrazione presso un antico podere nel sud-est della Toscana, assieme alla fonica Azzurra Fragale (esperta inoltre di paesaggi sonori e sound designer) e alla violinista Marna Fumarola durante il Maggio 2019. A.M condividerà una libreria con i suoni risultanti da tutto il periodo di sperimentazione cosicché possano essere fruiti da chiunque lo voglia. Il progetto integra anche la collaborazione con diversi artisti che rivisitano ,secondo la loro personale interpretazione, le sessioni delle tracce di “8” che ,a tutti gli effetti, si propone come progetto musicale open-source. Il progetto, vista la voluta mancanza di strutture tipiche della musica più tradizionale, e la possibilità di performare suoni ogni volta diversi tramite le periferiche hardware che interagiscono in stretta connessione con l'ambiente circostante, dialogherà con altre forme d`arte e d`espressione con lo scopo di fornire allo spettatore  un'esperienza estetica completa.

IKOQWE,The Beginning, The Medium, The End And The Infine
IKOQWE è un nuovo progetto di Batida (aka Pedro Coquenão, artista nato in Angola e cresciuto a Lisbona che si colloca tra i principali esponenti della nuova ondata di musica elettronica africana), e Luaty Beirão, (aka Ikonoklasta) rapper angolano diventato attivista iconico. IKOQWE viene dalla scuola Hip Hop tanto quanto dalla musica tradizionale angolana. L'album  include drum machine, voci in slang angolano, Umbundu, portoghese e inglese, discussioni su neocolonialismo, iniquità e storia falsificata, suoni radiofonici, soluzioni utopiche e molto altro.

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK 
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU, Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

HARMONIA ENSEMBLE feat. STEFANO BOLLANI, Fellini - L’uomo dei sogni 
Di nuovo disponibile uno dei dischi di maggiore successo della Materiali Sonori. Progettato e prodotto da Giampiero Bigazzi nel 2001 è l’omaggio all’arte di Federico Fellini attraverso le musiche dei suoi film. Da Nino Rota a Luis Bakalov. Harmonia Ensemble (Orio Odori, Damiano Puliti, Alessandra Garosi, Paolo Corsi) con un esclusivo Stefano Bollani alla fisarmonica e un largo ensemble di fiati e archi. Prefazione di Vincenzo Mollica.

JUANA MOLINA, Anrmal (Live in Mexico)
Registrato al Festival Anrmal in Messico all'inizio del marzo 2020, pochi giorni prima che il mondo si fermasse in un massiccio blocco anti-Covid, questo live di Juana Molina porterà per sempre il ricordo del mondo "prima". La potente atmosfera rock-punk di tutto il set, oggi ci fa sperare in un mondo migliore. Quando ha iniziato, più di vent'anni fa, la musica di Juana era piuttosto riflessiva ed essenziale. Si esibiva per lo più in concerti da solista, con la sua chitarra, una tastiera ed effetti. Con il passare degli anni, la sua produzione è diventata gradualmente più selvaggia e più estroversa. Questo è il suo primo album dal vivo in assoluto e sarà senza dubbio una rivelazione per chiunque non abbia avuto la possibilità di assistere a un suo recente concerto. Il vinile del LP è rosso.

JUANA MOLINA, Segundo
Per celebrare il 21° anniversario dell'album “Segundo" (2000) di Juana Molina, ecco una ristampa molto speciale, rimasterizzata dai nastri originali e arricchita da un ricco libretto che racconta il movimentato inizio della carriera musicale di Juana con numerose note, aneddoti, disegni originali e foto inedite. “Segundo" è l'album che ha iniziato la traiettoria internazionale di Juana Molina come musicista

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

ALEXANDER ROBOTNICK, Problemes D’Amour
ALEXANDER ROBOTNICK, Ce N’est Q'un Début
Progetto nato dalla new wave degli anni Ottanta (quando la Materiali Sonori inaugurò la serie Fuzz Dance), ma che è andato oltre quel decennio per diventare un classico della musica da discoteca e della musica elettronica. Il musicista fiorentino Maurizio Dami, con la complicità di Giampiero Bigazzi, Arlo Bigazzi e Marzio Benelli, si inventò questo personaggio misterioso - una “struttura modulare nata da un calcolatore sovietico e subito fuggito - cantava in francese e veniva accompagnato da macchine digitali primordiali, usando però anche strumenti come chitarra e sax e intriganti coriste. Un pugno di canzoni evergreen contenute nel mini-LP che sono ancora oggi sonatissime in tutte le discoteche e radio del mondo. “Problemes d’Amour” si presentò sulla scia del successo internazionale dell’Italo Disco, ma aveva una originalità inconfondibile. Maurizio inventò meccaismi musicali mai banali che gli hanno permesso di reggere nel tempo e di fare scuola (house e tecno gli devono molto…). Leggerezza e autoironia vincenti. 
Tutto prese vita da un 12” con una inconsueta label gigante (inventata da Arlo) e un approccio “naif”: fu un successo strepitoso. Soprattutto in USA, ma ovunque è diventato un classico, remixato dai DJs più importanti, stampato in un EP dedicato a Fuzz Dance dalla Sire Records di New York (all’epoca etichetta dei Talking Heads e della prima Madonna) e distribuito in tutto il mondo dalla Warner. Il successo continua ancora, tanto che Maurizio Dami è diventato un richiestissimo DJ di fama mondiale. E ha continuato a comporre musica, permettendo a Robotnick di entrare nel nuovo secolo... Dopo quasi quarant’anni, grazie alla Spittle Records, Materiali Sonori ripropone l’album “Ce N’est Q’un Début” (che contiene i classici “Computer Sourire”, “Dance Boy Dance”, "Afrikan Cola”, "Hola Macci Kola”, “Problemes D’Amour”, "Ce N'est Q'un Début”) e il 12” nella versione (anche grafica) orginale dell’evergreen “Problemes D’Amour". "Una volta ero a Chicago, verso il 2010, avevo appena finito di suonare ed ero andato a fumarmi una sigaretta fuori dal locale. Improvvisamente una volante della polizia inchioda davanti a me, scende un poliziotto e io penso voglia farmi il culo perchè non ero a 20 metri dall'entrata, come vuole la legge. Ma lui mi porge un poster di Robotnick e mi chiede di firmarglielo. Mi hanno poi spiegato che "Problèmes d’Amour" è stata per tanti anni la sigla di una trasmissione radio molto popolare frai neri di Chicago (questo poliziotto era nero, infatti)”. Maurizio Dami

prossime uscite

MALIBRA, Ami 
BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN, Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol. 15 
AKSAK MABOUL, Redrawn Figures 1 
AKSAK MABOUL, Redrawn Figures 2 
AQUASERGE, The Possibility Of A New Work For Aquaserge / Made To Measure Vol. 46 
SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ, Azax Attra / Made Tomeasure Vol. 8
GIUDITTA SCORCELLETTI, Gianni Rodari - Astronave terra  
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“SUERTE”
È IL DISCO D’ESORDIO DI
BANADISA
(La Tempesta / distr. Believe)
IN USCITA L’8 OTTOBRE

“SUERTE” è il disco d’esordio di BANADISA, nuovo progetto musicale in cui la cumbia elettronica incontra le rive del fiume Po, dando vita a una sperimentazione sonora che fonde ritmi e atmosfere del Sud America con la matrice cantautorale italiana. Parte della crew ‘Istituto italiano di Cumbia’ nata sotto la guida di Davide Toffolo, Banadisa è il progetto artistico di Diego Franchini, polesano classe 1990, viaggiatore e sperimentatore, che ha debuttato lo scorso giugno con una prima doppia release di brani - “Riva del Rio” e “Vita” – seguita dal terzo estratto “2121: capitoli che hanno anticipato il suo lavoro discografico d’esordio previsto in uscita il prossimo 8 ottobre per La Tempesta. Quella di Banadisa è una ricerca umana e artistica che approda a un sound fatto di cumbia elettronica e surrealismo polesano e a una fusione costante tra diversi mondi. Da qui nasce il concept dell’album “SUERTE”: la creazione di un ponte tra un iper-localismo, quello del Polesine espresso principalmente attraverso testi paesaggistici, fantasiosi e surreali, e un sound trans-oceanico, aperto al mondo, che arriva fino in Sud America e si lascia ispirare dalla cumbia e dai ritmi folklorici, per fonderli con un approccio “cantautorale”, più vicino alle produzioni indipendenti italiane contemporanee. Il risultato è un disco autentico, libero ed eclettico, che fissa dei confini molto ampi e che restituisce una gamma di colori molto variegata, tanto nella parte musicale quanto nella parte testuale, con l'intreccio del cantato in italiano a parti in lingua spagnola (castellano).
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Freefolk è il nuovo album solista di Massimo Garritano in uscita venerdì 29 gennaio per la Manitù Records

Si può scrivere un manifesto anche senza usare le parole. E’ quello che ha fatto il chitarrista Massimo Garritano con il suo nuovo album solista “Freefolk”, in uscita per la Manitù Records il 29 gennaio 2021. Attraverso sedici composizioni strumentali, tredici nella versione in vinile, Massimo Garritano ci parla di integrazione musicale come metafora di quella sociale in quello che è a tutti gli effetti un concept album (anche) politico, una sorta di zibaldone musicale coltivato per anni e immaginato già nel titolo e nelle intenzioni, prima ancora che nella musica. Ma il processo che ha portato alla genesi di “Freefolk”, il secondo dopo l’esordio nel 2016 di “Present”, è il frutto di un lavoro artigianale, di una ricerca artistica e personale in cui niente è lasciato al caso. Massimo riprende in mano la chitarra acustica a 36 anni, in occasione del suo ritorno a San Fili, piccolissimo paese arroccato nella provincia cosentina, dove era cresciuto e dove cominciò a studiare in adolescenza i primi accordi musicali. Sono da sempre un appassionato di musica - ricorda Massimo - ma quando iniziai a suonare non fu per farne una professione. L’obiettivo era riuscire a suonare ai falò per conquistare le ragazze. Sorvolo sui fallimenti del mio primo repertorio, che era composto da brani come “My My, Hey Hey”, “The Road”, “Cocaine”. Tutta roba poco appetibile da far cantare a un falò ma buona per far limonare gli altri. È in questo ritorno, in qualche modo anche alle origini, che emerge una nuova anima musicale, spesso in conflitto con tutta la musica suonata fino ad allora. Dubbi, domande e insoddisfazioni non hanno però fermato la ricerca e lo studio dello strumento. Fin quando, alla volontà venne incontro anche il caso. “Mi piace molto quello che suoni, è freefolk?” la domanda di un entusiasta ascoltatore alla fine di un suo concerto risuonò nelle orecchie di Massimo come un’affermazione.  Nacque così sia l’idea di fare un disco con questo titolo: una nuova identità aveva finalmente trovato forma nella ricerca di accordature alternative, oltre a quella tradizionale, nella ricerca timbrica e nella consapevolezza che due anime - quella elettrica, più moderna, e quella acustica, più primordiale - potevano finalmente convivere insieme.  Tutto il bagaglio di vita prende forma in nuove composizioni. “Fu una epifania – ricorda ancora Garritano - percepivo vividamente che si era innescato un cambiamento.” Il disco è costituito da composizioni istantanee e canzoni. In apertura c’è Haiku #7, la prima di quattro schegge musicali, ispirate agli omonimi e brevissimi componimenti giapponesi di tre versi, che attraversano il disco come un sottile filo conduttore. In Magara, il chitarrista rievoca una figura femminile, fantastica, misteriosa e danzante, mentre, nel successivo Pitagora, l’improvvisazione modale apre a spazi e orizzonti più ampi. Ispirata all’anarchico calabrese giustiziato nel 1933 per il tentato omicidio del presidente americano Roosevelt, Joe Zangara è un brano per solo bouzouki con al suo interno tre temi, Maggiore-Minore-Maggiore e improvvisazioni ritmico-melodiche. Incastonato circa a metà album, troviamo il prezioso cammeo John Fahey, dedicato all’omonimo chitarrista e compositore statunitense. In Bottle Cup Blues, Garritano suona una chitarra classica fretless, “preparata” con un tappo di plastica inserito tra corde e tastiera, modificando sensibilmente il suono e le armonie. Attese Disattese doveva essere un altro Haiku, invece, il riff melodico e ritmico ha preso man mano una forma, fino a diventare brano a sé. Una danza nuova condivide non solo la stessa accordatura di Night Moon, ma anche un’importante natura evocativa. Custodito nell’archivio per vent’anni e riscoperto durante il lockdown, Life in a Box è il brano in cui Garritano ha trovato la motivazione necessaria per portare a compimento l’intero album. Il freefolk raggiunge anche l’India e si manifesta in PersuAsian e Marvaellous, due improvvisazioni basate sui raga, le tipiche successioni di intervalli modali della musica indiana. L’album si chiude con un’esortazione a uno sguardo dell’uomo più ampio e libero da pregiudizi. In Xenos, infatti, l’unione del suono dell’ellenico bouzouki con gli effetti digitali rappresenta l’incontro tra tradizione e contemporaneità. Questa seconda fatica discografica di Massimo Garritano è, in sintesi, una pacifica incursione nella musica di “altri mondi” raccontata con uno sguardo contemporaneo, con gli occhi e i suoni di chi è riuscito semplicemente a mettersi in ascolto.
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DEMIAN DORELLI 
PRESENTA
“NICK DRAKE'S PINK MOON” A JOURNEY ON PIANO
DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI CD E VINILE

Il mio sogno è suonare questo disco dal vivo, tutte le canzoni in una sola performance e riportare ancora in palcoscenico la musica di Nick Drake.  La prima luna piena d’aprile che annuncia la primavera è chiamata la Luna Rosa. Dedico questo disco a mia figlia Lily nata sotto la luce di questa luna. Demian Dorelli E’ uscito il 1 ottobre, per Ponderosa Music Records il primo disco di Demian Dorelli, Nick Drake's Pink Moon – A Journey on Piano. Pink Moon è l’ultimo dei tre album registrati dal cantautore inglese Nick Drake nella sua breve vita. Ne segna il ritorno allo stile più asciutto e frugale della registrazione in solitaria, senza ingombranti musicisti attorno e facendo coscienziosamente a meno delle elaborazioni sonore degli album precedenti. Il risultato è una seducente raccolta di canzoni nude e crude, tetre, profonde e allo stesso tempo illuminanti e incantevoli. Demian Dorelli nasce nel gennaio del 1972. Un mese dopo la Island Records fa uscire Pink Moon che viene registrato nei famosi studi della Sound Techniques, giusto a due passi dalla casa natale dove Demian impara a suonare sul piano verticale. Più tardi, mentre studia musica a Londra e grazie al compagno di classe e amico Alberto Fabris, Demian conosce l’opera di Nick Drake. Il misterioso fascino di River Man e di Five Leaves Left avvince Demian per sempre.  La carriera musicale di Nick Drake, se si eccettua lo studio del pianoforte da bambino, comincia all’università di Cambridge, dove scrive le canzoni del primo album registrato tra una lezione e l’altra. Un’ulteriore coincidenza vuole che Cambridge sia la città dove attualmente vive anche Demian. Ecco una questione rimasta aperta tra Demian e Alberto fin dai tempi del college: potrebbe un’opera perfetta come Pink Moon essere tradotta senza rovinarla dai tasti di un pianoforte? Sarebbe possibile immaginare l’etereo paesaggio sonoro di Drake in una forma diversa, capace di ricreare una tale opera maestra piuttosto che riprodurla? Non essendoci altro modo di risolvere la questione, Demian come pianista e Alberto come produttore, decidono di accettare la sfida e di provarci. Così, nelle undici tracce di solo pianoforte, Demian esplora e rende omaggio a Nick Drake, alla sua maniera inconfondibile di suonare la chitarra, alle sue accordature sperimentali, al suo lirismo, alle sue lucenti melodie, attraverso una meditata distillazione e un’accurata trascrizione da uno strumento all’altro, facendo nascere l’intero spettro dei colori dalla tastiera in bianco e nero.  La principale intenzione di Demian nel suonare questi pezzi è quella di instaurare un’appassionante conversazione tra musicisti, tra passato e presente. L’album è stato registrato agli studi della Real World di Peter Gabriel dal leggendario Tim Oliver, artefice di molti dischi fondamentali degli ultimi quaranta anni. La copertina è un’opera originale realizzata dall’artista e illustratore Franco Matticchio, autore della celebre copertina del New Yorker al passaggio del millennio. Così come la musica, il disegno è un omaggio a Pink Moon.
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DINAMITRI OPEN COMBO - Mappe per l'Eden

Esistono gruppi e lavori particolarmente rappresentativi della generazione a cui fanno riferimento e che segnano il passo. E' questo il caso di DINAMITRI OPEN COMBO che in una residenza organizzata da Pisa Jazz il 3 e 4 gennaio 2019 ha prodotto, a nostra opinione, una piccola perla che merita di essere conosciuta e condivisa con coloro che non hanno assistito alla sua genesi. Mappe per l'Eden è il risultato di una comunione di intenti, di una riflessione profonda sulla musica, sulle sue origini e sulle sue funzioni nella società, dedicato a tutti quelli che la casa se la portano nel cuore, ovunque vadano.

NEXUS - The CALL: for A New Life
Nel 1981 TIZIANO TONONI e DANIELE CAVALLANTI fondavano NEXUS. Formazione jazz d’avanguardia in costante evoluzione, NEXUS (entrato nel suo quarantesimo anno di vita ) realizza oggi il suo undicesimo album con immutata e anzi rinnovata passione. Un album che invita ad una riflessione sulla contemporaneità grazie a una prospettiva sonora in cui l’ascoltatore è chiamato a scoprire i risvolti e le nuance di una musica caleidoscopica, che fa della multi-culturalità uno dei motivi di interesse.
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HERMON MEHARI ALESSANDRO LANZONI - ARC FICTION

Il 15 ottobre il duo composto dal trombettista Hermon Mehari e dal pianista Alessandro Lanzoni pubblicherà l’album ''Arc Fiction'', per l'etichetta francese ''MiRR''. Lo stesso giorno il disco verrà presentato dal vivo a Parigi al ''360 Music Factory'' per il festival ''MiRR Jazz Days''. Il disco contiene 11 brani in cui il confine tra musica scritta e non è alquanto sfumato. Per l’ascoltatore è spesso impossibile riconoscere la differenza tra le composizioni preesistenti e i momenti di impro libera. Ciò è certamente intenzionale ma non viene reso in maniera del tutto palese: gli elementi di scrittura servono come punti saldi in un terreno più stabile dal quale prendono vita strutture create in modo spontaneo e libero. La bellezza di questo lavoro è resa proprio dai momenti improvvisati che assomigliano a delle canzoni vere e proprie. Tali momenti sono estremamente dotati di grande carattere, melodie fruibili, continua attenzione verso la forma e il groove e la costruzione estemporanea di introduzioni e code. Lanzoni e Mehari seguono le stesse coordinate creative di bambini che stanno giocando: nessun limite, tutto è valido! Questo tipo di processo è permeato da un profondo ascolto reciproco, con continui scambi e sovrapposizioni, dando sempre l’opportunità all’altro di prendere l’iniziativa. L’ascoltatore partecipa all’avventura, seguendo il filo di ogni storia con la musica che va avanti per sempre, guadagnando slancio man mano che procede.

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Orchestra Giovanile della Valle d'Itria direttore Antonio Palazzo, Giovanna Carone, Mirko Signorile con la partecipazione di Daniele Sepe
YITRIA un gioco per giocare

Un ping pong tra le lingue, lo yiddish, e i dialetti, il barese. Un palleggio tra sonorità mediterranee e tradizioni ebraiche. Un viaggio di andata e ritorno tra città invisibili e storie di luoghi di persecuzione. Le canzoni di questa raccolta sono il frutto giocoso di contaminazioni, rifacimenti e creazioni originali. Alcune canzoni provengono dalla tradizione dell’ebraismo europeo-orientale, altre da città immaginarie, nate dalla fantasia di Italo Calvino, e altre frutto di un puzzle a 8 mani, quelle dei musicisti Giovanna Carone e Mirko Signorile (Farlibe duo) e degli autori, Marisa Romano e di Luca Basso. Ma il gioco non finisce qui, perché entrano in campo le sonorità calde e ricche del sax di Daniele Sepe e dell’Orchestra Giovanile della Valle d’Itria con gli arrangiamenti di Antonio Palazzo e… tutto ricomincia.
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PIRANHA
(Federico Calcagno – Filippo Rinaldo – Stefano Grasso)

PIRANHA nasce nella primavera 2017 a Milano come un progetto più o meno espandibile, le cui dimensioni sono variate dal duo al quartetto, e che ugualmente tratta musica più o meno espansa, proponendo per lo più composizioni inedite. Dal 2019 la formazione prevalente è il trio, con Federico Calcagno ai clarinetti, Filippo Rinaldo al pianoforte o tastiere e Stefano Grasso alle percussioni, ovvero batteria e vibrafono. Il progetto offre una sonorità multiforme ma bilanciata attraverso una ricca miscela di jazz, musica da camera, sound extra europeo e minimalismo. L’intento è quello di invitare l’ascoltatore a entrare e partecipare nel “laboratorio sonoro” del gruppo, luogo in cui si possono sperimentare e vivere diversi tipi di propulsione: grida di elevata energia, danze ritmiche asimmetriche, melodie solenni, intime meditazioni, silenzi violati. Ogni membro del trio contribuisce all’arricchimento della gamma sonora attraverso l’utilizzo di più strumenti, valorizzando il poli-strumentismo; in questo caso clarinetto - clarinetto basso, pianoforte - octatrack, batteria - vibrafono. L’unione dei molteplici timbri sonori, le abilità improvvisative e il repertorio di brani inediti composti da ogni membro del gruppo permettono ai PIRANHA di offrire una rara gemma musicale. Brani che vanno a formare l’omonimo album d’esordio in uscita il 10 settembre per la neonata Habitable Records. L’etichetta è stata fondata nel marzo di quest’anno da 9 componenti del Composers and Improvisers Community Project, un progetto internazionale guidato dal chitarrista argentino Javier Subatin. La Habitable Records ospita una serie di artisti peculiari che si collocano in uno spazio al di fuori dai generi, musicisti che condividono una curiosità per il mondo del suono e per il bene sociale che ne può derivare. Il trio si è esibito a Parma Jazz Frontiere Festival 2020 come gruppo del vincitore del Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020. In aggiunta ai consueti sensi un piranha possiede una cosa chiamata linea laterale che gli permette di nuotare orientandosi attraverso acque buie. Questo ipercosciente meccanismo di movimento anima in modo analogo l’omonimo progetto PIRANHA –un gruppo espandibile che in questo caso si realizza nel trio composto Stefano Grasso, Filippo Rinaldo e Federico Calcagno. Ognuno mette a disposizione della filigrana onnivora la propria sensibilità compositiva. Densità e delicatezza si alternano lungo il percorso con influenze rispettose che sono assorbite ed adattate, inondate di adattabilità e multidimensionalità… un rovistare irrequieto attraverso flussi rarefatti di splendore. Questa espressione visiva è ampia come un fiume, spesso delicata ma pronta a spalancare le fauci quando necessario.
                                                                                                                                                                    Killick Hinds                        

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EMANUELE FILIPPI - MUSICA FRAGILE
“Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, il secondo della sua produzione, un capitolo importante nella carriera di questo giovane pianista e compositore sempre più all’attenzione della scena nazionale e internazionale. È un disco che vince alla grande in partenza, selezionato dal programma “Per chi crea” promosso da Mibact e Siae che hanno votato “Musica fragile” quale miglior prodotto creativo. L’album è stato registrato e prodotto negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che da trent’anni intuisce e promuove le nuove realtà offrendo il massimo dell’audio editing. “Musica fraglie” è nato a New York durante la mia permanenza artistica nella grande mela» ci racconta Filippi, «ma l’ho sviluppato e registrato a casa, in Friuli, potendo contare sulla collaborazione di grandi professionisti. Oltre agli amici che lo hanno registrato con me: Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto e al flauto, Marco Bolfelli alla chitarra elettrica e Roberto Giaquinto alla batteria, un riconoscimento speciale lo devo ad Amerio per le sue straordinarie capacità in produzione e sound engineering, e a Glauco Venier che mi ha seguito firmando col suo genio la produzione artistica». Sono dodici le tracce di “Musica fragile”, un titolo che tradisce la forza di questo album che ha classe, carattere, raffinatezza ed energia. Un titolo che nasce da una riflessione del compositore intorno agli stati emotivi nei connubi con l’atto creativo. «Penso che la fragilità sia una condizione importante nella formazione della persona. Non è bene secondo me nasconderla o negarla. Riconoscerla aiuta a capire sé stessi e gli altri. La chiave della musica in questo senso, mi ha permesso attraverso la fragilità di entrare in mondi meravigliosi altrimenti preclusi». Padrini del disco sono due nomi di grido nel panorama contemporaneo internazionale: il trombettista Enrico Rava e il pianista americano Fred Hersch che hanno commentato l’album con pensieri dedicati nel booklet. Il primo, tra l’altro, scrive: «Un equilibrio raro, un grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie. Una bellissima sorpresa per me che conoscevo le notevolissime doti pianistiche di Emanuele ma ignoravo la sua capacità di comporre e di organizzare la musica». Hersch dal canto suo scrive: «Un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte. Si rivela come una serie di bellissimi brevi racconti musicali, suonati magistralmente con precisione e passione». Nulla di più vero per questo album sensibile e di squisito ascolto che mette certamente del nuovo nelle maglie del jazz contemporaneo, in virtù del talento di questo artista ventenne con già alle spalle una brillante carriera di studi, in pianoforte classico e jazz, premi e riconoscimenti internazionali, oltre che collaborazioni con le star del jazz, come recentemente con Fabrizio Bosso in un superlativo concerto a Udine. “Musica fragile” sarà disponibile in occasione della sua presentazione a Udine il 18 settembre, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deezer, I Tunes, mentre la distribuzione del cd fisico è affidata a IRD International.  Album realizzato con il sostegno del Mibact e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
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EMANUELE SARTORIS & DANIELE DI BONAVENTURA
"NOTTURNI"
In uscita il prossimo 25 giugno il nuovo lavoro discografico di Emanuele Sartoris e Daniele di Bonaventura, il titolo del disco è "Notturni".

Prodotto e distribuito in Italia e all'estero dalla storica etichetta veneta Caligola Records, e in formato digitale, sui maggiori store, da o2digitale.com, il disco è interamente dedicato ai notturni e alle sue atmosfere rarefatte, brani originali firmati da Sartoris e di Bonaventura e l'omaggio, con una lettura assolutamente personale e moderna del celebre notturno Op. 9 n° 1 e 2, al grande compositore polacco Frèdéric Chopin.  Un pregevole lavoro a cavallo fra la musica classica e l’improvvisazione che nasce dall'incontro del suono colto ed elegante del pianoforte di Emanuele Sartoris, esponente di spicco del cosiddetto “Third Stream”, unito al lirismo raffinato e sapiente del bandoneon di Daniele di Bonaventura, uno dei maggiori interpreti europei dello strumento. Il violoncellista di fama internazionale Mario Brunello scrive nelle note di copertina: "Notturni, come non andare immediatamente a Chopin e a un Pianoforte che canta malinconicamente accettando la sua natura di un suono che ad ogni nota è destinato a spegnersi come un lume di candela. La magia di questo canto sta proprio nell’attesa, nel tempo impiegato dalle vibrazioni di ogni nota per arrivare al silenzio. Note che in questo senso palpitano, si riaccendono, a ogni percussione del tasto risvegliando il desiderio di melodia, di canto appunto. E poi un andamento sospeso, che galleggia su armonie che amano perdersi e ritrovarsi ripetutamente, senza fretta di risolvere domande sorte inavvertitamente a chi si lascia andare nell’ascolto di questa musica. Il respiro del suono del Bandoneon insieme a quello del Pianoforte porta questa musica in una dimensione più umana, reale, vissuta, lasciando il mondo del sogno romantico ottocentesco a qualche momento introduttivo. Le melodie sono sostenute dal fiato, dalla tensione del mantice, dal suono prolungato del tasto, che arriva all’anima. Un viaggio slow, un cammino nel vissuto della musica, a cui si aggiungono le improvvisazioni e l’ispirazione di due formidabili e coraggiosi musicisti che hanno il talento sincero per avvicinarsi ed addentrarsi nella magica atmosfera dei Notturni."
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Tǔk Music
presenta

ZAVALLONI – FRESU – ARCELLI – RUBINO – BARDOSCIA – QUARTETTO ALBORADA
PopOFF!
popOFF! è un gioco di parole tra la famosa canzone del goffo cosacco dello Zar e l’idea di valicare le barriere di genere e di età. Ecco il punto di partenza della nuova sfida diretta da Paolo Fresu, ornata da un pizzico di follia: si tratta della rivisitazione in chiave jazz di alcune di alcune canzoni dello Zecchino D’Oro, la mitica manifestazione canora dedicata all’infanzia e famosa in tutto il mondo. Il progetto nasce dal desiderio del trombettista di rendere omaggio alla città che lo ha accolto fin dagli anni ’80, quella Bologna che nel 2017 gli ha conferito il prestigioso Nettuno D’Oro. Il pensiero è andato immediatamente allo Zecchino D’Oro: Bologna è infatti la città dell’Antoniano, sede storica della manifestazione. L’interesse di Fresu per i progetti dedicati all’infanzia dura da tempo: con la moglie Sonia Peana (violinista e fondatrice del quartetto d’archi presente in questo album nel nutrito cast di musicisti) cura il progetto Nidi di Note, nato nel 2010 sempre a Bologna, e volto a far scoccare fin dalla tenera età la scintilla per l’interesse e la passione verso la musica. E dove registrare tutto il materiale, se non nei mitici studi felsinei della Fonoprint, casa di Dalla, Vasco, Curreri, Carboni e Bersani, per citare solo alcuni tra i tanti che da lì sono passati a registrare la loro musica? Grazie ad un bando di Bologna UNESCO City of Music questo omaggio è diventato un disco in uscita il 1° ottobre per la Tǔk Kids, sezione della Tǔk Music dedicata all’infanzia e inaugurata proprio da popOFF! La sfida si presentava non semplice: coniugare il rigore musicale e le atmosfere contemporanee alla leggerezza, all’ingenuità e al gioco che si respira in brani che vanno da “Quarantaquattro Gatti” e “Il Valzer del Moscerino” al “Caffè della Peppina” e “Volevo un Gatto Nero”, canzoni che hanno accompagnato diverse generazioni da piccoli e anche da grandi e ormai entrate nell’immaginario collettivo. E altrettanto immediatamente il pensiero di Fresu su quale voce scegliere per interpretare questi brani è andato direttamente a Cristina Zavalloni, cantante bolognese completamente a suo agio sia col jazz che con la musica classica contemporanea, “figlia d’arte” dato che suo padre Paolo Zavalloni - alias Zavallone - è stato direttore musicale dell’Antoniano di Bologna dal 1989 al 2003.  Con questo disco, inoltre, la Zavalloni è riuscita anche a coronare un sogno di bambina: cantare allo Zecchino D’Oro! La formazione musicale è composta dal Quartetto d’archi Alborada (Anton Berovski al violino,  Sonia Peana al violino, Nico Ciricugno alla viola e  Piero Salvatori al cello), arrangiato per l’occasione da Cristiano Arcelli, che si cimenta anche al sax soprano, al clarinetto basso, al flauto e alla melodica, e accompagnato al pianoforte e al philicorda di Dino Rubino, e dal contrabbasso di Marco Bardoscia; fa il suo esordio musicale Luca Devito, factotum dell’etichetta Tǔk Music dalla solida preparazione musicale, che è presente al flauto nel brano ‘Il Valzer del Moscerino’.

La sfida è stata vinta?
E’ lo stesso Fresu che analizza il quesito nelle note del ricco booklet: “Non ci è dato saperlo né riteniamo sia importante. ciò che conta e il nostro esserci ritrovati bimbi a ripercorrere storie che ci appartengono.” La magnifica copertina e le immagini interne sono opera del disegnatore Lorenzo Mattotti, nato a Brescia e ora residente a Parigi; anche la sua straordinaria carriera è transitata da Bologna dove ha fondato il collettivo di fumettisti e illustratori Valvoline, insieme a Igort e Daniele Brolli. Il cerchio si chiude con un progetto di videoclip realizzati da Claudio Stanghellini, che parte proprio con La giostra del carillon, girato in alcuni luoghi storici della città felsinea e che saranno le immagini sul nostro YouTube ufficiale a svelare.
popOFF! è stato realizzato con il contributo di Bologna UNESCO City of Music

 video 'La Giostra del Carillon':

PAOLO FRESU - PETRA MAGONI - GIANLUCA PETRELLA - FRANCESCO DIODATI - FRANCESCO PONTICELLI - CHRISTIAN MEYER - “HEROES EXPANDED”
L’omaggio al genio di David Bowie da parte di Paolo Fresu con Petra Magoni (voce), Gianluca Petrella (trombone ed elettronica), Francesco Diodati (chitarra elettrica), Francesco Ponticelli (contrabbasso e basso elettrico), e Christian Meyer (batteria), contenuto nel cofanetto P60LO FR3SU uscito il 10 febbraio per i 60 anni del trombettista, viene pubblicato sul digitale in una versione ampliata il 4 giugno 2021 per la Tǔk Voice, sezione dedicata alle voci della Tuk Music. Questa versione contiene l’intera sessione di registrazione del disco, e vede aggiunte alla tracklist originale le versioni di Starman, Blackstar (con una splendida intro di Francesco Ponticelli), la versione estesa di Heroes, e soprattutto le due bonus track Warszawa e Cat People, per un viaggio attraverso le molteplici fasi della discografia di Bowie. Heroes Expanded esce anche in una speciale versione CD slim (con tracklist leggermente ridotta) sarà venduta esclusivamente ai live del gruppo. La scintilla da cui tutto è partito fu la commissione artistica da parte del Comune di Monsummano Terme, cittadina toscana teatro della prima apparizione in Italia di Bowie nel 1969 in occasione di un concorso canoro. Fresu ha assemblato un gruppo di grandi ed eclettici musicisti con diverse provenienze musicali per un omaggio si rispettoso ma che guarda al futuro; ogni musicista ha dato il proprio contribuito anche in fase di arrangiamento dei brani in scaletta, conferendo ulteriore dinamismo al progetto. Questa nuova versione ha un diverso artwork originale realizzato da Oscar Diodoro, grafico in-house dell’etichetta.

GIOVANNI GAIAS with GIUSEPPE SPANU - TOTB – Think Outside The Box
‘Think Outside the Box’ è il nuovo progetto del polistrumentista Giovanni Gaias insieme a Giuseppe Spanu, ed è anche il titolo dell’omonimo EP in uscita il 22 gennaio 2021 per la Tǔk Air, sottosezione della Tǔk Music di Paolo Fresu dedicata ai suoni dell’elettronica, del soul e del funk. I due sono stati protagonisti della scorsa edizione di Time in Jazz con le travolgenti esibizioni notturne all’interno della sezione Time After Time. TOTB è un duo perfettamente immerso nella sintesi tra jazz e chillout, frutto di una lunga amicizia che scaturisce da un percorso musicale comune e condiviso. Un sound che abbraccia le innumerevoli declinazioni della black music, per poi incontrare l’ambient e l’ethnobeat in un sommario di passione e seduzione. Nella loro musica c’è una forte necessità di presente e contemporaneità, che assimila tanti stimoli diversi per definire una propria identità e originalità. Un progetto che aspira ad una sintesi di tutte le esperienze maturate nel corso di questi anni, immerse nell’amore per la vita e per la musica.

GIANLUCA PETRELLA – PASQUALE MIRRA - CORRESPONDENCE
Gianluca Petrella e Pasquale Mirra, due tra i più creativi e apprezzati musicisti della scena musicale italiana ed internazionale, pubblicheranno il frutto della loro collaborazione ‘Correspondence’ l’11 giugno per la Tǔk Air, sezione della Tǔk Music inaugurata a gennaio di quest’anno col disco di Nanni Gaias e dedicata ai suoni elettronici, soul e funk, su cd slim, digitale e vinile silver 140gr. ognuno con specifica tracklist. Il disco è in preordine dal 30 aprile su bandcamp e lo sarà sui principali store digitali. Il progetto nasce poco più di tre anni fa in versione prevalentemente acustica, trombone e vibrafono con qualche incursione nell’elettronica, ma ben presto la voglia di sperimentare e di spostare la linea di confine sempre più avanti ha spinto i due ad ampliare l’orizzonte con l’utilizzo dell’elettronica e l’aggiunta di alcuni strumenti, come synth, rhodes, balaphone e midi vibes. Nel disco convergono le numerose influenze e collaborazioni di Petrella e Mirra (da Cosmic Renaissance, a quelle con Nicola Conte e Dj Gruff a C’Mon Tigre e Mop Mop solo per citare le principali) ed i brani, tutti composti arrangiati e prodotti dai due, sono un caleidoscopio variegato di suoni ethno, afrobeat, ethio-jazz, spiritual jazz, elettronica, un susseguirsi sempre mutante dove la ricerca ritmica e l’attenzione al suono giocano un ruolo fondamentale. Due musicisti in totale sintonia che spinti da una curiosità inesauribile esplorano le innumerevoli possibilità della musica e della tecnologia. Per la realizzazione dell’album Petrella e Mirra hanno chiamato alcuni ospiti, Giulietta Passera alla voce e autrice del testo di Night Shift a cui dona toni wave, Kalifa Kone al talking drums e n’goni e calabash, Blake Franchetto al basso elettrico, Danilo Mineo alle congas, bongos, krakabs ed effetti, Simone Padovani alle percussioni e Primo Zanasi al drum beat, tutti musicisti con i quali c’è un percorso comune e che sono stati scelti perché perfettamente funzionali all’architettura musicale di Correspondence. Per Petrella si tratta della quarta uscita discografica su Tǔk Music dopo i dischi di Brass Bang (con Fresu, Bernstein e Rojas), Magister Giotto di Fresu e del recentissimo omaggio a David Bowie Heroes, contenuto nel cofanetto P6OLO FR3SU uscito per i 60 anni del trombettista, mentre per Mirra è l’esordio con l’etichetta. La copertina è opera del grafico e illustratore Oscar Diodoro che ha raccolto il testimone di Benno Simma entrando a tempo pieno nello staff della nostra etichetta come designer. Oscar è anche autore delle opere in copertina della Tuk Air, basate su una serialità industriale che si mescola ai neon tipici della pop art.
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NAZARENO CAPUTO - PHYLUM
Phylum è l’album d’esordio del vibrafonista Nazareno Caputo. Il disco, in uscita il 22 febbraio per AUT Records, è stato registrato con Ferdinando Romano al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria ed è una ricerca musicale focalizzata sugli elementi strutturali di un organismo musicale. La parola "Phylum" è utilizzata in zoologia e botanica per indicare un preciso gruppo tassonomico. Organismi facenti parte di un determinato phylum condividono lo stesso piano strutturale ma il loro sviluppo morfologico non li conduce necessariamente nelle stesse direzioni. La musica del trio parte da concetti simili, prendendo le mosse dallo sviluppo di una struttura musicale ed elabora la propria idea seguendo percorsi differenti e complementari. Il risultato sono brani che contengono elementi morfologici molto diversi tra loro e risultati estetico-stilistici riconducibili ai più variegati linguaggi, muovendosi in particolare tra jazz e musica colta contemporanea. Tutto è unito indissolubilmente dalla comune origine e appartenenza alla stessa idea musicale, allo stesso phylum. Il disco si sviluppa a partire dalle riflessioni sui concetti di struttura e di complessità, cari al musicista fin dai tempi dei suoi studi di architettura. PHYLUM è un atto di amore verso la complessità, verso tutto ciò che è nascosto, che non appare subito, che va scovato, verso tutto ciò che non è sempre facilmente intellegibile, verso ciò che procede lentamente, verso l’anomalia, verso l’eccezione, “l’anello che non tiene”. La complessità fa parte del mondo che ci circonda e confrontarsi con essa è una delle attività più belle che la nostra mente possa compiere.
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Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

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Enzo Carniel e Filippo Vignato as "Silent Room" - Aria 
Il talento italiano del trombone e la giovane stella del pianoforte francese, tra i musicisti più apprezzati della nuova generazione del jazz europeo, collaboratori di lunga data e fortemente legati dalla loro sensibilità musicale e creativa, dispiegano per la prima volta il loro linguaggio comune. Silent Room è infatti prima di tutto un dialogo. Tra il pianoforte del primo e il trombone del secondo, due forze vive della scena jazz europea; tra Francia e Italia; tra acustica ed elettronica; tra espressione e contemplazione; tra lirisimo e minimalismo. L’intero album poggia su una trama di melodie semplici, le ‘arie’ intorno alle quali si incrociano i due improvvisatori che pian piano lasciano esprimere le loro voci. Ma un’Aria non è soltanto una melodia espressiva che sviluppa l’immaginazione: è l’aria che respiriamo, che riempie una stanza silenziosa. E’ l’aria che vibra e che finalmente si trasforma in suono. E’ un suono che incarna l’attitudine del jazz - quella dell’improvvisazione, del dialogo, della libertà e del virtuosismo - ma allo stesso tempo esplora anche i colori della musica elettronica, l'ambient e il minimalismo giapponese. L’uso del pianoforte preparato, del Fender Rhodes e dei sintetizzatori aggiunge nuove tessiture e prospettive alle frequenze pure del piano acustico e del trombone: Aria, l’omonima composizione che apre l’album in versione acustica, lo chiude in versione elettrica, mettendo in luce il viaggio dei due musicisti tra questi due mondi. In ‘In All Nilautpaula', Enzo Carniel evoca la ninfea (in sanscrito) che viene a purificare l'acqua che la circonda; ‘Earth Eacho’ a firma di Filippo Vignato, ci porta a riflettere sull’affinità tra musica e natura. "Babele" invece invoca la grande questione del linguaggio che attraverso la musica diventa universale: non abbiamo più bisogno della comprensione razionale e possiamo abbandonarci all'esperienza sensoriale. Nato dal desiderio di Carniel e Vignato di creare uno spazio sonoro che si riempisse tanto di melodie quanto di silenzio, ‘Aria’ è un luogo di ascolto, dialogo, contemplazione ed emozione, uno di quei rari dischi che racchiudono - e schiudono - mondi interi.
L’album è in uscita il prossimo 16 aprile 2021 per l’etichetta franco-giapponese Menace ed è anticipato da due singoli: la title-track Aria uscito il 5 febbraio e Babele in uscita il 10 marzo. 
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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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Andrea Rea - “El Viajero”

El Viajero è il quarto Album in uscita per Andrea Rea, musicista campano d’origine e romano d’adozione, in uscita il 2 luglio per Filibusta Records. Pianista tra i più richiesti della scena jazzistica collabora da anni al fianco di numerosi musicisti tra cui: Stefano Di Battista, Dianne Reeves e John Patitucci. Il suo approccio e la sua musica si rifanno ad innumerevoli colori ispirati sicuramente dalla tradizione jazzistica la quale funge da supporto ad un linguaggio personale influenzato da un’ampia gamma di suoni e musiche. In questo lavoro intitolato “El Viajero” il filo conduttore che attraversa la diversità dei brani è il viaggiatore che spazia tra i diversi generi e luoghi che il pianista partenopeo ha deciso di raccontare. In questo lavoro Andrea si fa aiutare da personalità musicali intelligenti e sensibili in grado di sviluppare al meglio le sue idee di partenze. Come il contrabbassista Daniele Sorrentino (Stefano Di Battista, Joe Barbieri) già presente nel suo apprezzato lavoro d’esordio “Arioso” ed “Impasse” ed il batterista Lorenzo Tucci considerato uno dei nomi di spicco della batteria jazz in Italia. In “El Viajero” ognuna delle otto tracce (tra cui tre composizioni originali a firma del leader) si riallaccia ed evoca esperienze, avvenimenti e ricordi. Dall’omaggio alla musica Sud Americana (Carlos Aguirre, Martin Rojas, Hamilton De Hollanda), che non a caso rappresenta un influenza costante nella musica di Rea, al ricordo di David Bowie a Prezioso il contributo di Giacomo Tantillo alla Tromba nel brano “En la Orilla del Mundo”.
El Viajero (Il Viaggiatore) è quindi un viaggio, il viaggio, quello personale, realizzato attraverso culture e luoghi di diversi paesi, che in qualche modo hanno influenzato la musica di Rea, con il suono personale del trio che dona omogeneità al progetto.
 
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DUO SUTERA NOVALI
 
Il disco del Duo Sutera Novali, formazione composta da Virginia Sutera al violino ed Ermanno Novali al pianoforte, è stato registrato dal vivo in occasione della stagione concertistica della Società del Quartetto di Bergamo nel 2019 presso la storica Sala Piatti a Bergamo Alta in occasione del tour di presentazione del duo Sutera Novali e dell’International Jazz Day. L’album è in uscita il 27 settembre per la AUT Records. La musica del disco è una suite unica, composta istantaneamente attraverso l'improvvisazione, suddivisa per l’album in 5 sezioni senza soluzione di continuità in cui alla metodologia e all’approccio jazzistico dell’improvvisazione sono affiancate una ricerca sonora e un’estetica molto vicine a quelle della musica classica contemporanea, come anche François Papirer de Les Percussions de Strasbourg sottolinea nelle note di copertina: “The music develops delicately in sections in which the proximity with composition is so tangible that this improvised music seems to be written. The inspired musicians draw their influences from Béla Bartók to Conlon Nancarrow with freshness and audacity.” Le 5 tracce in cui è stato suddiviso il disco raccontano la nascita dell’intera suite, in cui il momento della creazione musicale e del dialogo continuo tra i due musicisti sono centrali. Il duo è in equilibrio senza un solista definito, ma in un mondo sonoro che si muove al di là dei ruoli e che è creato mostrandone contemporaneamente il processo, nelle fasi di transizioni, temi, melodie e armonie che vanno a definire l’identità musicale del Duo Sutera Novali.

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Danilo Blaiotta Trio
THE WHITE NIGHTS SUITE
Featuring Fabrizio Bosso, Achille Succi, Stefano Carbonelli

Il secondo capitolo discografico del Danilo Blaiotta Trio (Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria) si intitola THE WHITE NIGHTS SUITE: si tratta di una composizione originale suddivisa in 11 movimenti, tutti a firma del leader, ispirata al romanzo Le notti bianche di Fedor Dostoevsky,  in uscita il 1 ottobre per Filibusta Records. Per l’occasione, la formazione del trio base si estende al sestetto, ospitando tre importanti musicisti della scena jazzistica italiana: Fabrizio Bosso alla tromba, Achille Succi al sax alto e al clarinetto basso, Stefano Carbonelli alla chitarra elettrica. Le composizioni abbracciano certamente il retaggio musicale di Blaiotta nella musica classica, in particolare quella del primo novecento russo. L’impianto e la natura del progetto però sono prevalentemente jazz, tanto nella forma quanto nello sviluppo di ogni brano.
Guida all’ascolto:
La suite si apre con una sorta di Ouverture in trio: First Night / St. Petersburg , che descrive la passeggiata del protagonista -il sognatore- per San Pietroburgo, incantato dalla bellezza della sua città.
In The Man In Tails, il protagonista scorge una donna sola, che viene inseguita da un tetro uomo in frac. Il sognatore si lancia all’inseguimento dei due, riuscendo a mettere in salvo la ragazza allontanando il losco figuro. I due protagonisti della colluttazione sono impersonificati da pianoforte e chitarra (Stefano Carbonelli) che dopo l’esposizione del tema “si rispondono” improvvisando su un pedale della ritmica.
The meeting è un brano dal tema sognante, che descrive l’incontro tra il sognatore e la ragazza, che si presenta con il nome Nasten’ka. La voce principale è affidata alla tromba di Fabrizio Bosso.                    
Second Night – The Dreamer è il brano affidato al trio senza ospiti. Secondo appuntamento dei due protagonisti, che si ritrovano a raccontarsi vicendevolmente le proprie esistenze. In questo brano il sognatore (The Dreamer) narra a Nasten’ka la storia della sua vita. Egli è dunque un sognatore, ma è bloccato nella sua utopia. Brano dal tema sognante (l’utopia) ma dall’andamento -even eight-, per descriverne un’esistenza, in fondo, pù media che esaltante.
Nel quinto brano -Nasten’ka-, la fanciulla racconta la sua storia al sognatore. Ragazza tipicamente russa, che vive soggiogata dalla pressione di una nonna anziana. Ella racconta anche di un uomo al quale è promessa sposa, sparito per lungo tempo. Nasten’ka vive la sua esistenza attendendo quest’ultimo. Brano buio, ispirato da molta musica del primo novecento russo, sia melodicamente/armonicamente, sia ritmicamente (la melodia iniziale si risolve con un tipico 7/4 “trans-balcanico”). Ospite del trio il clarinetto basso di Achille Succi.
The Letter (Danilo Blaiotta, Stefano Carbonelli, Achille Succi). Il sognatore convince Nasten’ka a scrivere una lettera da recapitare a casa dell’uomo al quale è promessa sposa, che potrebbe anche essere tornato dal suo lungo viaggio. Nasten’ka è combattuta, perché una parte di lei è convinta che l’uomo si trovi in città ma che ormai abbia una sua vita senza di lei. Il sognatore è incaricato di consegnarla a casa della famiglia del promesso sposo. Brano all’unisono molto concitato, che fa da intro alla third night.
Third Night (Sestetto) Durante la terza notte l’attesa per la risposta della lettera cresce, così come cresce l’ansia di avere una risposta. Il sognatore è felice ma inquieto, perché i sentimenti che nutre per Nasten’ka sono ormai troppo importanti. Tuttavia riesce a nasconderli alla ragazza. Brano tipicamente fast-swing, che descrive uno stato d’ansia, con diverse motivazioni, di entrambi i protagonisti della storia. I due fiati (Bosso e Succi) dialogano nell’esposizione tematica scambiandosi la voce principale, come a descrivere il concitato dialogo tra i due protagonisti. Soli affidati a tutti i solisti.
The Answer (Sestetto) Il brano riprende il tema di The Letter ma ospita pesanti colpi della sezione ritmica e della mano sx del pianoforte, come a descrivere la non-risposta alla lettera.
Intro è un’introduzione alla quarta notte. Descrive la disperazione di Nasten’ka per la mancata risposta del promesso sposo.
Fourth Night – The Idyll (Sestetto) Brano intensissimo e in crescendo, a cui partecipa tutto il sestetto. Il sognatore rivela i suoi sentimenti a Nasten’ka la quale, messa da parte la tristezza del suo amore spezzato, comincia a nutrire interesse per il protagonista. Il grande tema d’amore sognante esposto nella prima parte viene quindi ritornellato in fortissimo, raggiungendo spesso culmini di passione emotiva irrefrenabili. I due vagano felici per San Pietroburgo sognando e progettando un futuro insieme. Il sognatore è all’apice della gioia, i due si abbracciano, si commuovono, progettano la loro esistenza comune vagando nella bellezza di una notte incantata. Al culmine di tanta poesia succede però l’imprevisto. Un giovane nella nebbia riconosce Nasten’ka. E’ il promesso sposo. Lei lo guarda, si allontana dal sognatore per corrergli incontro, lui se la porta via.. Questa scena è descritta nella parte “free” finale che spezza rovinosamente l’idillio.
The Morning. Al mattino, il sognatore si ritrova nuovamente solo con la sua triste esistenza. Brano affidato al pianoforte. Tema tipicamente ottocentesco, che descrive un uomo legato alla tristezza del suo passato. L’accordo finale del brano, come della suite, apre una porta verso la speranza.
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Nel Canto Presente
Beatrice Arrigoni | voce, effetti, percussioni
Fabrizio Carriero | batteria, percussioni, zither
 
Otto testi italiani per un mistico viaggio nel suono, che si propone come un omaggio alla poesia “originaria” nei suoi aspetti evocativi e di sperimentazione, in uscita il 4 giugno per Honolulu Records. Milo De Angelis, Paola Loreto, e Silvia Bre sono alcuni degli autori protagonisti di questo lavoro di ricerca dedicato alla poesia italiana, che riflette sul rapporto tra improvvisazione e composizione e tra linguaggio e metalinguaggio, senza porsi limiti di “genere” sul fronte dell’esplorazione musicale. È un canto “presente” perché vivo fisicamente intorno a noi nella forma della preghiera, della canzone e del suono puro, ma anche perché ci riguarda da vicino e racconta del nostro tempo, nel nome di un universale che è sempre contemporaneo. Il duo formato da Beatrice Arrigoni e Fabrizio Carriero nasce nel 2015 con l’obiettivo di fare degli esperimenti di improvvisazione su testi poetici. La scelta ricade inizialmente su Emily Dickinson, e il lavoro di ricerca porta alla nascita di un vero e proprio progetto intitolato My River
runs to thee (pubblicato nel 2018 dall’etichetta TRJ di Mantova), nel quale vengono “musicate” otto liriche della celebre poetessa angloamericana. La ricerca prosegue nella direzione dell’utilizzo dell’italiano e dell’aggiunta di nuove componenti timbriche all’interno dell’organico (percussioni di vario tipo, pedaliera multi effetto, loop station, zither): nasce dunque un progetto dedicato alla poesia italiana contemporanea intitolato Nel Canto Presente, che include testi di poeti italiani quasi tutti viventi – Milo De Angelis, Mario Benedetti, Silvia Bre, Paola Loreto, Giuseppe Goffredo, Liliana Zinetti, Bruno Lugano –, oltre ad una poesia inedita di Beatrice Arrigoni. Nell’approccio musicale del duo, l’improvvisazione rappresenta sia un metodo “compositivo” di ricerca – attraverso cui si realizza il processo di costruzione della musica intorno al testo –, sia un concreto elemento musicale all’interno di ogni singolo brano, dal momento che alcune parti prevedono delle improvvisazioni vere e proprie; se da un lato le poesie vengono però “strutturate” in sezioni basate su parametri musicali molto semplici, dall’altro lato il gesto musicale è sempre legato al “qui ed ora”, e il materiale “prestabilito” dalla partitura testuale/visuale si manifesta in maniera sempre diversa come fosse in continua evoluzione. L’incontro tra i due musicisti avviene in ambito jazzistico, ma entrambi coltivano nel tempo generi diversi e accolgono nel proprio linguaggio disparate influenze musicali. Dalla musica del duo emergono echi che vanno dal Pop al Jazz, alla musica etnica, al barocco, alla musica contemporanea, al Progressive/Rock, ma non emerge nessun linguaggio specifico dominante. In questo senso la prassi improvvisativa, proprio in virtù dei suoi spazi di libertà, favorisce un dialogo spontaneo e una compenetrazione naturale ed organica tra i diversi elementi di stile assimilati dai singoli musicisti. Quanto al lavoro sulle poesie, ogni brano trae ispirazione dalle parole specifiche presenti nel testo e dal loro significato, dal senso complessivo del componimento, dalla sua struttura formale; il lavoro di ricerca consiste anche nella sperimentazione timbrica e nel tentativo di diversificare timbricamente i brani l’uno dall’altro, non solo per creare un repertorio differenziato in cui ogni brano abbia un’identità peculiare, ma anche per trovare situazioni sempre nuove e stimolanti dal punto di vista degli equilibri strumentali. Il duo si esibisce stabilmente dal 2016 in svariate realtà del jazz e non, soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, attirando l’attenzione anche del mondo del teatro proprio per il suo carattere performativo. Il brano “Blazing in Gold” tratto dal disco My River runs to thee viene utilizzato come colonna sonora del video su Emily Dickinson “Her Room”, diretto da Giuseppe Gagliardi e Federico Salsano e interpretato dall’attrice Alessandra Roca e Gaby Ford (produzione Movie and Sound).
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CLAUDIO FASOLI NEXT QUARTET / NEXT

NEXT, nuovo cd e quartetto di Claudio Fasoli, in uscita a settembre per Abeat. Dopo il periodo intenso di forte interesse per varie tipologie di trii durante metà degli anni ‘90, Claudio Fasoli torna a riconsiderare il quartetto come gruppo e suono di riferimento negli anni 2000, prima con il Samadhi, che avrà un suo sviluppo, ora con il Next, progetto in cui l’elettronica ha ampio spazio sul piano evocativo e anche ritmico, un gruppo in cui la chitarra elettrica di Simone Massaron caratterizza il proprio linguaggio mediante un impegno timbrico ampio e vario, imprevedibile, sviluppando un discorso musicale caratterizzato da ondate sonore ricche di enfasi e di pregnanza espressiva; il supporto acustico del contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer apporta invece una saggezza tellurica, definita e sapiente, con un suono materico e una solidità dal ricco bagaglio linguistico; Stefano Grasso, alla batteria, crea connessioni ritmiche razionali, ma anche nervose e dialettiche arricchendo il panorama sonoro del quartetto con efficacia ritmica e scelta timbrica, intessendo un tappeto percussivo magico e stimolante Nelle composizioni presentate in NEXT l’elettronica ha ampio spazio sul piano evocativo e anche ritmico. Massa sonora, nuvole rumoristiche ed elettroniche si sovrappongono e amalgamano alla rigorosa cognizione compositiva di Fasoli, fatta di melodia, armonia e propulsione ritmica ma anche di pause, intervalli, armonie dilatate. “Un musicista che riesce a portare il suo suono inconfondibile, chiaro ed espressivo come una lama di luce, a qualsiasi avventura musicale. La voglia di percorrere sempre strade che deviassero dall’ovvietà del già conosciuto non è mai venuta meno a questo musicista libero e di grande cultura”, scrive Carlo Boccadoro. Su questi orizzonti vola il suono straordinario del suo saxofono che completa il gruppo creando situazioni e soluzioni sonore di grande impatto emotivo. Una sperimentazione continua, una ricerca incessante, una creatività inesausta segnano la musica di Claudio Fasoli e lo situano ai vertici del jazz internazionale e della musica di ricerca. Una conferma di ciò che scrivono Philippe Carles, André Clergeat e Jean-Louis Comolli nel Dizionario del Jazz: “Fasoli è uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile”. Anche con questo gruppo tutto si manifesta e si percepisce: sensibilità, racconti, creatività, immaginazione, invenzioni. Un campo magnetico di emozioni.
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Simone Alessandrini il nuovo album “Mania Hotel” un concept album sul tema della follia
in uscita venerdì 24 settembre
domenica 26 in concerto alla Casa del Jazz di Roma
 
Si chiama Mania Hotel il nuovo album del sassofonista Simone Alessandrini con la formazione Storytellers, in uscita venerdì 24 settembre per la Parco della Musica Records. Mania Hotel, un concept album interamente dedicato al tema della follia, sarà presentato per la prima volta in concerto domenica 26 settembre alla Casa del Jazz di Roma. Simone Alessandrini ha raccolto 5 storie realmente accadute, alcune già note e altre che ha vissuto personalmente: la storia di Marina Luz, la bambina abbandonata nella jungla e cresciuta dalle scimmie, il Dr. Semmelweis “il salvatore delle madri”, il lamento d’amore di Attilio, la vicenda delle “libertine, snaturate, irose” rinchiuse nei manicomi durante il ventennio fascista e il giorno di ordinaria follia in un bar, in cui viene scagliata la ferocia contro un nemico invisibile. Storie accadute in epoche diverse ma che hanno in comune la fragilità dell’identità dell’essere umano e di come questa possa essere cancellata dalla società stessa.  Mania Hotel è un luogo indefinito, contenitore di 5 stanze che ospitano identità inespresse. Ma c’è una presenza che le attraversa, che parla con loro e che può decidere la loro permanenza in quel luogo. Questa presenza non è altro che il tempo stesso. Il tempo che stabilisce la linea sottile tra normalità e follia. Il tempo che fa da giudice e da guaritore. Mentre nel primo album (Storytellers, 2017), tra mito e storia, aveva rievocato alcuni personaggi comuni ma allo stesso tempo leggendari, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, in questo secondo lavoro Simone Alessandrini diventa prima osservatore, poi narratore e infine erede di un’umanità che ha cercato per tutta la vita la propria libertà. Musicalmente accade molto. Si aprono degli scenari che tendono verso il rock ma allo stesso tempo è evidente l’influenza della musica colta di inizio ‘900. C’è l’eco della fanfara popolare ma anche l’influenza di Tom Waits. La scrittura dei brani è molto rigorosa anche se più volte si libera a momenti di impro totale. “Mania Hotel” è un contenitore sonoro, il cui sound dinamico riesce ad oscillare tra il mondo acustico e quello elettrico, dove i tre fiati in prima linea portano New Orleans in Europa, alternando momenti acidi a un sound melanconico ed evocativo.
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SOLITUDO
il nuovo album di Anais Drago
(Cam Jazz, ottobre 2021)
 
Solitudo è il nome del nuovo album della violinista Anais Drago, pubblicato dalla Cam Jazz. Un disco in solo che sorprende per la pluralità di voci, un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. Violinista sin dalla tenera età di 3 anni, Anais nutre per lo strumento, e per la musica, un amore assoluto. Per mia natura - dichiara - non nutro certezze quasi su nulla, tranne che su una cosa: quando suono, sto bene davvero”. Solitudo il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, sola non lo è mai veramente. Neanche sul palco, durante i numerosi concerti che hanno preceduto l’album e che continuano ad aggiungersi al calendario. Solitudo, infatti, è tutt’altro che un album monocolore, ma stupisce, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita sacerdotessa, Anais Drago sembra essere intenta a estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino, come a volerne esaurire il repertorio antico, inventando poi nuove e ardite conformazioni, persino aliene alle nostre orecchie. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino (sia elettrico che acustico) si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. Solitudo non è un disco sulla solitudine. Quella evocata, ed esaltata, da Anais è piuttosto una sensazione di completezza interiore, sia nel raccoglimento intimo, che nel rapporto con gli altri. In questo secondo album, Anais Drago celebra, quindi, la continua scoperta dell’essere, in un processo che evolve quotidianamente fino a raggiungere una pienezza. Ma se la solitudine non è intesa come una condizione negativa, non mancano tuttavia sfumature più scure del termine, come nella rilettura in musica del mito del Minotauro, raccontato dallo scrittore Friedrich Durenmatt. Rinchiuso in un labirinto a causa del suo aspetto, il Minotauro soffre di un'enorme solitudine mitigata solamente dai giovani inviatigli a sua insaputa in sacrificio. Colmo di gioia e ignaro della propria forza, il mostro finisce però per stritolarli in una danza mortale. Le 12 tracce, una reinterpretazione di Satie, otto originali e tre intermezzi, intitolate per suggestione in latino e in greco, prendono spunti da testi letterari, ricordi o riflessioni sulla vita contemporanea. Legati saldamente uno all’altro, per quanto diversi tra loro, i brani rivelano anche le numerosissime influenze musicali di Anais, la quale annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz. Anche la natura delle composizioni dell'album riflette la curiosità e la generosità degli stimoli offerti dal tema del disco: la ripetizione di figure ritmiche lascia spazio all'improvvisazione più libera o debitrice alla tradizione jazzistica, la frammentazione dei motivi si accompagna a composizioni più rarefatte, la spontaneità cede il passo al rigore matematico, mentre timbri e suoni vanno a disegnare un arcobaleno di sensazioni, grazie all'uso dell'elettronica e di svariate tecniche esecutive. Il risultato è un disco che mostra “il suono di un'artista intenta a creare il proprio mondo musicale”, come ha scritto Brian Morton, ma forse l'immagine che prevale è quella di una donna che si diverte a dialogare senza sosta con il proprio strumento. Sola ma mai sola per davvero.
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Esce “Kallaama”: il concept album di Marco Albani sui sentimenti universali
Terzo lavoro discografico per il chitarrista e compositore Marco Albani, insieme a molti ospiti il cui crossover stilistico rappresenta una forma di comunicazione senza confini: Javier Girotto, Frances Alina Ascione, Kaw Sissoko, Andrea Sanchini, Umberto Vitiello, Clea Scala, Carla Cocco e Velka-Sai. 
Nove brani dagli alti contenuti e valori: dalla dedica a Nelson Mandela alla pittura di Pablo Picasso, dalla lingua ancestrale al progetto umanitario in Zambia “Africa Sarda”. 
L’uscita dell’album è stata anticipata dal singolo/videoclip “Mari Mari Miu” (feat. Carla Cocco).

Dopo un periodo di ricerca interiore, mercoledì 29 settembre il chitarrista e compositore Marco Albani pubblica il concept album “Kallaama” (Delta-Top/Believe Digital): il suo terzo lavoro discografico disponibile nei negozi oltre che nelle principali piattaforme streaming e nei digital store, come Spotify, Amazon e Deezer. Un incontro tra la melodia chitarristica e la vocalità maschile e femminile, un percorso emozionale tra sentimenti condivisi dall'intera umanità. Marco Albani da sempre è impegnato sulla sottile linea di confine tra jazz acustico e world music. Le sue composizioni ricche di sonorità mediterranee, africane e sudamericane, trasmettono messaggi e valori carichi di significato con un linguaggio diretto che coinvolge emotivamente all’insegna dell’incontro e della contaminazione tra ritmi e melodie del mondo, con suggestioni provenienti da diverse culture e con grande attenzione agli arrangiamenti e al suono d'ambientazione. Kallaama nell'idioma Wolof del Senegal significa “linguaggio”: quello universale della musica, che va oltre i confini delle nazioni, delle tradizioni e delle culture. Un crossover che nel disco è rappresentato dalla presenza di autori ed interpreti di livello internazionale e di stili differenti quali Frances Alina Ascione, Kaw Sissoko, Andrea Sanchini, Umberto Vitiello, Clea Scala, Carla Cocco e Velka-Sai, oltre al noto sassofonista argentino Javier Girotto che, come voce “ultima” del disco, interpreta al sax il brano conclusivo “The Right Place” condividendone la scrittura. L’album sarà in rotazione a livello internazionale grazie alla prestigiosa piattaforma statunitense Smooth Jazz, a partire dal 1° ottobre. La pubblicazione è stata anticipata il 10 settembre dal singolo Mari Mari Miu (feat. Carla Cocco), accompagnato da un emozionante videoclip (https://youtu.be/4KA1CPEChUI) diretto dal regista Mario Giua Marassi e ambientato in tre suggestive location sarde: la Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, Porto Flavia di Masua e la Laveria Lamarmora di Nebida.
Nove i brani originali che compongono l’album.       
1. Madiba è il brano d’apertura interpretato dalla vocalità blues-soul-gospel di Francis Alina Ascione e dedicato a Nelson Mandela, leader carismatico il cui ricordo trasmette calore e saggezza, potere e generosità, comprensione e perdono.
2. Lokho Lokho è sviluppato sull'istintiva vocalità di Kaw Sissoko, sulla kora e sulle percussioni africane, narrando la storia di due giovani uniti nell'amore sin dall'infanzia, ma poi forzatamente separati in età adulta per motivi familiari ed economici: episodio purtroppo frequente in terra africana.
3. Running To You rappresenta la fiducia nell’amore, grazie anche ad un'appassionata performance vocale di Andrea Sanchini e al sax baritono di Javier Girotto che dopo l'energico assolo centrale accompagna il testo con gusto e interplay. 
4. La Joie de Vivre è ispirato dall'omonimo quadro di Pablo Picasso esposto al Museo Picasso di Antibes (Francia). È la storia di un amore ritrovato in età matura, cantato da Umberto Vitiello in una atmosfera jazzistica essenziale, onirica, sospesa nel "senza-tempo", con il pianoforte di Martino Onorato che alterna accordi alterati e note di virtuosismo con misurata leggerezza.
5. Freedom è un brano strumentale dedicato alla libertà a cui tutti i popoli oppressi aspirano. I vocalizzi di Umberto Vitiello, nella sezione centrale, esprimono il grido di dolore degli uomini che lottano con tutte le loro forze per riconquistarla, anche a rischio della vita.
6. A Greater Smile descrive l’energia dei bambini africani in un punto di vista rovesciato che fa riflettere e contestualizzare i falsi dolori dell'umanità cosiddetta "civilizzata". Insieme alla kora di Kaw Sissoko, nel brano sono presenti le voci dei bambini registrate in Zambia all'Africa Sarda Studio di Lusaka sotto la direzione di Carla Cocco. 
7. Mari Mari Miu è un incontro tra la melodia chitarristico/mediterranea e la solare vocalità della lingua Sarda Campidanese con l’interpretazione di Carla Cocco. Tradizione e innovazione si intrecciano in un caleidoscopio di emozioni, per raccontare, attraverso il suono, un percorso che va dall'oscurità alla luce.
8. Kallaama, cantata in una lingua ancestrale al di fuori di idiomi e significati semantici, è la title track del disco. Un puro grido dell'anima che riesce a liberarsi dalla pesantezza e dalla fisicità del mondo terreno per approdare in una nuova dimensione, in un "plateau" di assoluta consapevolezza. Emozionante la performance vocale di Velka-Sai, caratterizzata da un utilizzo della voce ispirato e tecnicamente peculiare.
9. The Right Place è il brano di chiusura dell'album prova a descrivere la visione di una dimensione "altra", raggiunta dopo il doloroso percorso dell'Anima del brano precedente. È il "posto giusto" dove tutto è ormai compiuto, rappresentato da una atmosfera onirica, luminosa e sospesa, con il sax soprano di Javier Girotto che ci parla con ispirata verità e dolcezza. Prima di “Kaallama”, Marco Albani ha pubblicato due album. Il primo, “Chronos” (Delta-Top/Believe Digital, 2006), ha riscosso immediati consensi da parte della critica specializzata ed è stato inserito nella programmazione di Smooth Jazz, nonché in quella di molte radio private italiane ed estere. Nel 2010 è uscito il secondo album “Encuentro” (Delta-Top/Believe Digital), un appassionato viaggio nel cuore della musica latino-americana con grandi artisti della scena italiana e internazionale come Maurizio Giammarco, Marco Siniscalco, Rocco Zifarelli, Gianni Iorio, Carlos Sarmiento, Gnu Quartet, Raul Scebba, Umberto Vitiello, Sanjay Kansa Banik e Roland Ricaurte.
 
CONTATTI
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Dopo il successo dell’album “Italian Spirit”
IL DUO JAZZ
MARCO VEZZOSO e ALESSANDRO COLLINA
E I MUSICISTI DI FAMA INTERNAZIONALE
TRILOK GURTU e DOMINIQUE DI PIAZZA
INSIEME PER UN NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO
 
“TRAVEL”
in uscita il 15 ottobre
 
Dopo il successo dell’album “Italian Spirit”, riconosciuto anche dalla critica estera, il duo jazz Marco Vezzoso e Alessandro Collina incontra per la prima volta i musicisti di fama internazionale Trilok Gurtu e Dominique Di Piazza. Una commistione di tradizioni, generi ed esperienze musicali e artistiche che ha dato vita ad un nuovo e unico progetto discografico di musica strumentale: “Travel” (Incipit/ Egea Music), in uscita il prossimo 15 ottobre in tutti i negozi e negli store digitali. “Travel” raccoglie brani originali scritti a quattro mani dal trombettista Marco Vezzoso e dal pianista Alessandro Collina. Le composizioni sono state poi eseguite dal duo insieme al celebre percussionista Trilok Gurtu, padre della world music, e Dominique Di Piazza, uno dei migliori bassisti al mondo, che si sono ritrovati in studio di registrazione a distanza di 30 anni dalla loro storica tournée mondiale con il chitarrista John McLaughlin.  Questa la tracklist di “Travel”: “Breathing Istanbul”, “A Tuk Tuk for Phomn Pehn”, “Oslo No Light”, “Wake Up in Manila”, “Jakarta’s Skyline”, “Moonlight in Prague”, “Canton’s Mood”, “A Foggy Tokyo”. Dal loro primo incontro musicale nel 2014, il duo formato dal trombettista piemontese Marco Vezzoso (che dal 2012 vive e insegna oltralpe presso il Conservatorio Nazionale di Nizza) e il pianista jazz ligure Alessandro Collina ha percorso molta strada conquistando fin da subito il Sol Levante. Hanno all’attivo 5 album, numerosi concerti tra Francia e Italia e diversi tour internazionali. Nel 2015 il primo tour in Giappone, il cui live ad Osaka è stato registrato e pubblicato dall’etichetta giapponese DaVinci. Nel 2017, un lungo tour estivo li porta ad esibirsi in Cambogia, Indonesia e nuovamente in Giappone, con un concerto di chiusura a Tokyo. Negli anni a seguire girano live Indonesia, Malesia, Repubblica Ceca (2018), Norvegia e Cina, dove hanno rappresentato l’Italia al primo Festival Europeo del Jazz a Canton (2019) e Turchia (2020). Nel 2020 pubblicano “Italian Spirit”, un disco che celebra il loro sodalizio artistico cominciato in Giappone e arrivato fino in Cina passando per Cambogia, Indonesia e Malesia. L’album racchiude 11 tra le più belle canzoni degli ultimi 30 anni del secolo scorso, rivisitate in chiave acustica. Da Vasco Rossi a Samuele Bersani passando per Lucio Dalla e i Tiromancino, con arrangiamenti sofisticati e delicati gli artisti offrono una rilettura inaspettata di brani che hanno segnato la musica leggera italiana, creando un ponte generazionale che unisce la musica leggera al jazz. Recentemente il duo, insieme al percussionista Andrea Marchesini, ha presentato il disco dal vivo in collegamento streaming per il pubblico di Tokyo. Sulla scia del successo ottenuto dal live, il 9 luglio la ITI Records (casa discografica di Tampa – USA) ha pubblicato per il mercato degli Stati Uniti e Giappone “Italian Spirit Live in Japan”, attualmente in rotazione su oltre 50 radio statunitensi.
L’album è stato recensito dalla prestigiosa rivista jazz DownBeat, aggiudicandosi 3 stelle e mezzo su 5, ed è entrato a far parte delle Charts Americane.
 
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

GABRIELE MASTROPASQUA - JAZZED-UP!
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe, martedì 14 settembre esce Jazzed-Up! di Gabriele Mastropasqua. Il sassofonista pugliese propone otto composizioni originali (“E si aprirono le acque del jazz”, “2B done”, “Fil & Al”, “Angels”, “Paul at Starbucks”, “Barile di follia”, “Una notte a castel Caetani”, “Omicidi o alla Chigiana”) che si muovono tra jazz, swing, funky, sonorità balcaniche. Mastropasqua è affiancato da un’orchestra diretta dal chitarrista Roberto Spadoni, composta da Max Zaza, Nicola Cozzella, Nicola Simone, Luigi Acquaro, Tommaso Florio (sax), Tony Santoruvo, Giuseppe Todisco, Alberto Di Leone, Andrea Depalma (trombe), Antonio Fallacara, Antonio Depalo, Matteo Bavaro (trombone), Saverio D’Errico (tuba), Antonio Simone (piano), Giulio Scianatico (contrabbasso e basso), Andrea Elisei (batteria) e, in alcune composizioni, da Annamaria Carrieri, Alessandro Andriano, Pasqualino Beltempo (voce), Rossano Emili (sax baritono), Gaetano Partipilo (sax alto), Achille Succi (clarinetto basso e sax alto), Giuseppe Todisco (flicorno soprano).  «Un mese dopo aver preso in mano il mio primo sassofono, chiesi al mio maestro di insegnarmi a comporre. In quel momento lui si fece una grassa risata e, oggi come oggi, me la sarei fatta anche io; tuttavia, quella risata mi fece capire quanto potesse essere ambiziosa la mia aspirazione e quanto a lungo avrei dovuto studiare per raggiungerla», sottolinea Gabriele Mastropasqua. «Mettere in musica il mio vissuto è sempre stato il mio desiderio più grande: immaginate di vivere un sogno, svegliarvi di soprassalto e scrivere su carta delle note per immortalare e non dimenticare mai più quel momento! Questo è quello che mi succede quotidiana mente! Tutti i brani che compongo sono frutto di esperienze personali, forti o frivole che siano, che cerco di trasformare in musica con il desiderio di trasmettere all’ascoltatore anche tutte le mie emozioni. Quando poi, oltre ad una incredibile voglia di suonare hai anche a disposizione le infinite varietà timbriche di una intera orchestra jazz composta da amici di vecchissima data, allora non hai altra scelta che andare in studio di registrazione e concretizzare le tue aspirazioni più grandi», continua il musicista. «Il titolo del disco “Jazzed-up!” è proprio un inno alle tante emozioni che caratterizzano la mia vita da musicista: l’amore del comporre, l’entusiasmo del suonare, la gioia di vivere quella incredibile “botta” di adrenalina che solo il suono di una grande orchestra può regalare».  «Il fluire torrenziale delle idee di Gabriele e delle sue invenzioni musicali, il suo entusiasmo irrefrenabile per la creazione musicale tiene il passo con la sua inesorabile energia vitale», sottolinea Roberto Spadoni. «È evidente che tutti musicisti coinvolti nel progetto hanno colto in pieno lo spirito che ha animato il lavoro fin dalla sua genesi, e il risultato finale è un disco ben suonato, con idee musicali non banali, a volte piacevolmente naif», è il commento di Rossano Emili. «Gabriele ha fatto un ottimo lavoro con questo disco, dimostrando una gran conoscenza di quel genere di musica che inizia con la J; scrivo solo l'iniziale per motivi di privacy, e anche per non farne crollare le vendite sul nascere», scherza Achille Succi.
Nato a Bisceglie nel 1995, Gabriele Mastropasqua prende in mano il suo primo sass ofono a dodici anni nell’associazione “Gran Concerto Bandistico Città di Giovinazzo” sotto l’ala di Michele Marzella. Presto inizia un percorso formativo professionale nel Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari con Pierpaolo Iacopini. Nel 2015 ha l’opportunità di scoprire il mondo del jazz e, con la guida di Gaetano Partipilo, viene ammesso alla Siena Jazz University dove si laurea nel 2019 in sassofono Jazz grazie agli insegnamenti di grandissimi talenti del calibro di Achille Succi, Dan Kinzelman, Stefano Battaglia, e altri. Contemporaneamente al percorso accademico sulla musica Jazz, continua il percorso classico: nel 2016, per avere l’opportunità di studiare con Rossano Emili, si trasferisce al conservatorio “Antonio Buzzolla” di Adria, e successivamente, per continuità didattica, al conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza. Attualmente sta completando gli studi nel corso di laurea di secondo livello in Composizione Jazz presso il conservatorio "Nicola Sala” di Benevento sotto la guida di Roberto Spadoni. Durante il percorso didattico ottiene visibilità come sassofonista grazie alle collaborazioni con talenti della scena musicale jazzistica nazionale ed internazionale come Maurizio Giammarco, Matt Mitchel, Joe Sanders, Cristina Zavalloni ed altri. Vanta la collaborazione come compositore con varie formazioni orchestrali, fra le tante, la SJU Orchestra nell’evento Chigiana Meets Siena Jazz “Bernstein-Gershwin Sounding Times”. A oggi è attivo in diversi progetti musicali tra cui la storica “Jazz Studio Orchestra”, la street band “Route 99”, il quartetto jazz sperimentale “GaRiMaNto Trio”, e la “Jazzed Up Orchestra” diretta da Roberto Spadoni.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini
Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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GIOVANNI DELL’OLIVO - MEMORIE DI ATLANTIDE

“Memorie di Atlantide” nasce nel 2019 come spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, accompagnato sul palco dal suo storico. gruppo, il Collettivo di Lagunaria, (Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Serena Catullo) e dall’attrice e cantante Arianna Moro, per la regia di Vito Lupo. La stessa formazione dello spettacolo è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo. L’intreccio di prosa e canzoni, di cui rimane traccia anche nel lavoro discografico, conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato più che dalle alluvioni dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, nel racconto di uno dei tritoni sopravvissuti alla sommersione della città mitologica. In questo disco sono raccolti tredici brani dello spettacolo, registrati fra il 4, il 5 e il 9 luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion. Il brano “La peste è ritornata” ha vinto l’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri dedicato a Gianmaria Testa. Memorie di Atlantide, infine, è dedicato alla memoria di due straordinari ”meticci del mare” Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019, per il quale è stata scritta la canzone Eterno Villeggiante, e Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata la canzone La peste è ritornata. Il disco è dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019. Il Collettivo di Lagunaria:  Serena Catullo voce; Giovanni Dell’Olivo voce, chitarra, bouzouki; Walter Lucherini fisarmonica; Arianna Moro voce; Stefano Ottogalli chitarra; Alvise Seggi contrabbasso, sansula.
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Un affascinante mix di blues, folk, rock e country nel quarto disco del musicista toscano trapiantato in USA. Strumenti della tradizione americana e musicisti della Tidewater in un lavoro realizzato durante il lockdown
Come To My World: il nuovo album di Luca Burgalassi! 

LUCA BURGALASSI 
Come To My World
Burgalassi Music | iTunes, Amazon Music, Spotify etc. 
(12 tracce | 39.35)

«Come To My World è un invito a seguirmi nel mio percorso musicale ed emotivo. Un mondo fatto di tante sfaccettature e colori diversi, un viaggio interiore, non solo attraverso vari generi ed atmosfere musicali, ma anche tra emozioni e sensazioni contraddittorie e contrastanti: un percorso introspettivo, in parte dettato anche dal downtime del lockdown».  Arriva al quarto album Luca Burgalassi, un lavoro importante e significativo che apre un nuovo spiraglio sul mondo musicale del chitarrista e compositore toscano, trapiantato in USA dal 2016. Ancora una volta la musica americana è al centro della sua opera, Come To My World è un invito alla scoperta, una sorta di diario di viaggio nell'interiorità di un musicista tra le difficoltà della pandemia e la ricerca di un dialogo tra cultura italiana e mediterranea e le grandi opportunità del Nuovo Mondo. Come To My World è il quarto lavoro di Luca Burgalassi, artefice di un percorso coerente e ricco di sfumature, spunti e risvolti sin dal disco d'esordio del 2015, con il quale rivelò il suo bagaglio musicale. Al crocevia tra acustico ed elettrico, tra folk, blues, rock e country, Come To My World è stato composto, registrato e mixato in Virginia nella primavera del 2020, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio di Yorktown, con la partecipazione di musicisti della Tidewater Scene come Bobby BlackHat, Michael Glass e Pamela Joe Sward. «Il legante tra le varie anime del disco è il mio background musicale, non sono un purista di nessuno stile in particolare e quando compongo non penso mai ad un genere preciso, piuttosto a un’atmosfera che un certo sound mi evoca e da lì poi si sviluppano la composizione e il testo. Immagino sempre i miei pezzi come se fossero suonati dal vivo, magari da una band numerosa e libera di improvvisare e di muoversi sulla struttura del brano., ognuno aggiungendo un colore diverso. L’ossatura principale della mia musica e generalmente la chitarra acustica, strumento che uso di più per comporre, anche se sempre di più mi piace avventurarmi componendo su altri strumenti, dal pianoforte ad altri strumenti a corda». Chitarrista, polistrumentista e cantautore livornese, trasferitosi in Virginia nel 2016, Luca Burgalassi inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici, in seguito si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Stern e Franco Mussida. Dopo il suo disco d'esordio nel 2015 è finalista al BluesIn 2016, nel 2017 si esibisce al Pistoia Blues aprendo il concerto di Little Steven. Questo quarto album è «il proseguimento, forse più maturo, del mio cammino musicale iniziato con Shadows and Fragments, una raccolta quasi completamente acustica di composizioni che avevo scritto poco più che adolescente, seguito da Windward (2016), che esprimeva la voglia di guardare avanti, verso il futuro, in cerca di un cambiamento. Nel terzo album On The Other Side Of the Water (2016), il primo registrato e pubblicato negli USA con musicisti americani, il cambio era fresco e il territorio tutto da esplorare, in Come to My World l’esperienza americana è certamente più consolidata, le collaborazioni coi musicisti più mature e l’intreccio di sonorità, strumenti e generi più organico». Accanto a chitarre acustiche ed elettriche, tra armonie vocali e brani strumentali, Burgalassi rinnova la sua devozione per mandolino, banjo, dobro, lap steel guitar e armonica in dodici brani ricchi di vitalità, pathos e fantasia, ma soprattutto di una cultura e una musicalità americana vissute da dentro. «L’ambiente musicale che ho trovato si è dimostrato molto coeso e unito. Sono i musicisti stessi a creare il pubblico in primis, sostenendosi a vicenda, ad alimentare l’intreccio di locali, festival, radio, tv. Attraverso il passaparola e le collaborazioni. Molto raramente ho trovato gelosie, chiusure o ostacoli. Alla fine ho sempre cercato di essere me stesso, con molta umiltà e voglia di imparare, cercando sempre collaborazioni e dando ai musicisti con cui ho suonato libertà totale di essere se stessi. Le differenze linguistiche e culturali non sono mai state un problema, semmai una scusa per farsi due risate in più». 

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Le origini del jazz, l'amore per l'Africa, un omaggio a figure femminili come Rosa Parks, Katherine Johnson, Nina Simone. Scritto durante il lockdown, il settimo disco del compositore e pianista veneto è un abbraccio all'umanità. 
Mother Afrika: il nuovo album di Roberto Zanetti 4Tet

Mother Afrika
Roberto Zanetti 4Tet
Comar23 Edizioni Musicali
62,11 minuti

"Da una vita pensavo di realizzare un disco sull’Africa e le origini della musica jazz. Il tempo avuto a disposizione durante il Lockdown mi ha consentito di realizzarlo. Ho sempre suonato blues, lo ritengo la musica dell’anima. La prima volta che l’ho ascoltato, ho capito che era la mia musica."  Un sogno, una dedica, un impegno artistico e quindi umano quello di Roberto Zanetti, compositore e pianista veneto, che presenta il suo settimo album Mother Africa. "Sono convinto che la cultura afroamericana sia la radice della musica del XX e XXI secolo. Ho cercato di renderle omaggio attraverso la forma del call and response, che era all’origine dei primi canti africani, che si sono poi sviluppati attraverso i gospels, gli spirituals, il blues, il funk fino ad arrivare alle nuove forme espressive contemporanee. Ho elaborato per Mother Afrika una scrittura e una pronuncia attuale ed orecchiabile". Un concept con una forte vena civile, un racconto musicale di storie afro-americane al femminile: la forza di Wilma Rudolph, il coraggio di Rosa Parks, la genialità di Katherine Johnson, lo straordinario talento di Nina Simone. “Mi sono appassionato alle loro storie e alle loro azioni, che hanno reso il mondo un posto migliore e la musica diventa uno strumento per abbattere barriere e portare a riflettere sui diritti umani ancora violati ai nostri giorni”. La ricca attività artistica del compositore e performer Roberto Zanetti si contraddistingue per la coesistenza delle culture sia classica che jazz, dalle quali scaturiscono sia una contrastante corrispondenza, sia una pacifica discordanza.  Anche per questo settimo album i suoi compagni di viaggio sono Massimo Chiarella, Luca Pisani e Valerio Pontrandolfo. “Oltre ad essere dei grandi professionisti, conoscono la mia personalità e il mio stile musicale. Nonostante la vita dei jazzisti sia fatta di strade parallele, quando ci incontriamo abbiamo un’intesa immediata e un interplay che ci consente di sviluppare i temi lavorando insieme all’arrangiamento in maniera spontanea.” Mother Afrika si arricchisce anche della partecipazione di Nicolò Sordo, voce recitante del primo e ultimo brano. “Abbiamo scelto la poesia Africa di David Mandessi Diop, poeta di madre camerunense e padre senegalese, personalità di spicco nel movimento filosofico letterario Nègritude, perché ci offre uno sguardo dell'Africa vista da lontano". 
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Filibusta Records pubblica il settimo album del progetto di Salvo Lazzara. Un'opera suggestiva all'insegna del nomadismo musicale, tra passato e futuro, dall'art rock alla world music
Un cerchio perfetto: il ritorno alle origini di Pensiero Nomade!

PENSIERO NOMADE
UN CERCHIO PERFETTO
Filibusta Records | Goodfellas
(13 tracce | 55 minuti)

«Questo disco è un ritorno alle mie proprie origini diciamo culturali, quindi alla Sicilia, ai suoi colori, alla bellezza terribile e inevitabile della mia isola. Poi alle origini della mia musica, quella suonata in maniera naturale, senza troppa elettronica, e anche alle origini stilistiche, certamente; quindi il progressive, il jazz, la musica classica contemporanea». Arriva al settimo album Salvo Lazzara con il suo Pensiero Nomade, un laboratorio di nomadismo musicale che il polistrumentista ha fondato con l'obiettivo di coinvolgere temi, provenienze, ispirazioni e culture diverse, sin dal debutto del 2008. Un cerchio perfetto, come dichiarato dallo stesso autore, è un ritorno al passato – geografico, culturale, compositivo – ma anche l'inizio di un nuovo cammino. È un'operazione di cui Lazzara è orgoglioso per il senso di compiutezza e di rappresentatività che esprime: «La sensazione che ho avuto appena terminate le registrazioni, e ancora di più durante il mastering, è che questa volta non mancasse nulla, nulla di quello che in passato c’era stato nei miei lavori; questo però non mi dava la sensazione di eccessiva ricchezza, di ridondanza, piuttosto di completezza. Sentivo insomma che era tutto al posto giusto. Che ero arrivato finalmente nel posto giusto». Siciliano di origine, romano di adozione, Salvo Lazzara ha immaginato e diretto Pensiero Nomade come un progetto caratterizzato dall'approccio nomade alla ricerca musicale, sia dal punto di vista timbrico, sia da quello del ritmo e delle derive sonore. I punti di riferimento sono le ispirazioni tradizionali ed etniche – una matrice quindi acustica – ma con forte contaminazione elettronica (sullo stile di Sakamoto, l’ultimo David Sylvian e Fennesz). I riferimenti in ambito jazz spaziano dagli Oregon di Ralph Towner a Steve Tibbetts a Terje Rypdal. Album dopo album Pensiero Nomade ha spaziato tra vari territori – jazz, ambient, minimal, world, rock – fino al ritorno alle origini di Un cerchio perfetto. Tredici tracce che sprigionano fascino, mistero, ma anche familiarità e serenità, complice il coinvolgimento di figure autorevoli del nuovo progressive italiano come Andrea Pavoni, e musicisti attivi tra jazz e world music come Edmondo Romano e Luca Pietropaoli: «Nel mio disco Da nessun luogo già avevo avuto modo di apprezzare il talento, l'inventiva e la tecnica di arrangiamento di Andrea Pavoni, che stavolta ha avuto molto più spazio, con un risultato che mi lascia del tutto soddisfatto. I musicisti coinvolti sono stati assolutamente liberi, non c’era nessuna partitura prima del loro intervento, se non le parti di chitarra. Quello che si sente è frutto del loro talento e della loro sensibilità». Un filo sottile di malinconia lega gli episodi di Un cerchio perfetto, accomunati da un desiderio di felicità, dal piacere del ricordo. Tra viaggi nel tempo, inni alla vita, nostalgia della terra e riflessioni disincantate sul presente, l'album si rivela un diario intimo ma universale, tra splendori primaverili e crepuscoli autunnali. Ancora una volta Pensiero Nomade brilla per equilibrio, rifiniture, eleganza, in un lavoro che abbraccia ballate, rock di frontiera, jazz contemporaneo e oasi acustiche.