Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...
Tǔk Music
Paolo Fresu, David Linx, Gustavo Beytelmann
TRAMA LATINA
(Tǔk Voice 079, 2026)
David Linx (vocals) – Gustavo Beytelmann (piano) – Paolo Fresu (tpt, flh, fx)
in concerto al Blue Note il 16, 17 e 18 aprile
“Trama Latina è un omaggio all'America Latina, alla sua diaspora e all'influenza che questa ha avuto e ha tuttora su di noi” (David Linx) Il trio protagonista di questo nuovo progetto inserito nell’avventura Tǔk Voice dell’etichetta di Paolo Fresu rende omaggio ad alcuni grandi compositori/interpreti della cultura sudamericana e a ciò che questa ha fatto per l’universo tessendone il sottile filo che lega il passato al presente. In altre parole, Paolo ha scritto alcuni testi in sardo sulla musica di Linx. Celsa Vilafora ha scritto testi brasiliani sulla musica di Fresu. Linx ha adattato alcuni testi inglesi per Pablo Milanés e Famke Sinninghe Damsté oltre a scrivere alcuni testi in olandese per Milton Nascimento. Beytelmann ha composto ripercorrendo il mondo di Piazzolla e ha impreziosito con il suo tocco la poesia di Linx e di Fresu. Trama Latina è in breve un tributo all'energia che bascula tra i continenti e le culture. Dice David Linx: “L'effetto che le altre culture hanno su di noi non può essere sottovalutato. È un processo di crescita in tutti i sensi.” Quarant’anni di carriera da poco festeggiati: David Linx è un vocalist semplicemente pirotecnico, solido, dalle mille declinazioni del verbo musicale. “La voce di Linx è fatta di velluto a doppia girata: lancia picconate all’interno di strutture armoniche di limpida bellezza. Tiene testa a qualsiasi forma e distribuisce difficoltà stilistiche facendone tesoro per sé e i suoi sodali.... la voce del cantante belga diventa poi una carezza nelle ballad-song, con un vibrato possente e le dinamiche controllate alla perfezione. Linx mette insieme il verbo jazzistico europeo con la migliore tradizione – musicale e vocale – jazz”. (Alceste Ayroldi, Musica Jazz)
Nato a Bruxelles, cantante, compositore, paroliere, produttore e polistrumentista è stato insignito di importanti riconoscimenti dedicati ai protagonisti dell’arte contemporanea e ha condiviso diversa strada importante con Paolo Fresu che lo reincontra di nuovo per questa nuova avventura condivisa con l’argentino Gustavo Beytelmann che vive a Parigi dove dal 1976, e ove trascorre la sua carriera sia come compositore che come pianista, in particolare con Astor Piazzolla, con il quale ha condiviso il palco durante la fortunata tournée europea nel 1977. Ha fondato un trio pianoforte-bandoneon- contrabbasso con Patrice Caratini e Juan José Mosalini che si è esibito sui palcoscenici europei e americani per oltre dieci anni e che lo ha imposto all’attenzione. Tutti e tre i protagonisti di questo progetto hanno avuto a che fare con il cinema e il mondo delle immagini. Lo si intuisce immediatamente già al primo ascolto delle immaginifiche composizioni di questo lavoro discografico impreziosito dalla splendida copertina scelta da Fresu con l’opera Passaggio di segni (2025 Watercolor on cotton paper, 26 cm x 24 cm) realizzata dall’artista colombiano Juan Carlos Pineda amico di vecchia data di Paolo Fresu. L’atmosfera è di quelle profonde, rarefatte e aperte all’introspezione. Quasi una dozzina di brani da lasciare entrare nel profondo dell’anima per poi perdersi nel viaggio di un tempo che è solo dietro le spalle.
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CAMINAMENTI: ESORDIO PER L’ORCHESTRA POPOLARE DI VIA LEUCA, ESPERIENZA NATA NEL CUORE MULTIETNICO DI LECCE.
PRODOTTO DALLA SALENTINA KURUMUNY, ANCHE GRAZIE AL PROGETTO DELL’ASSOCIAZIONE UASC, VINCITORE DELL’AVVISO INIZIATIVE PER LA PACE E LO SVILUPPO DELLE RELAZIONI TRA I POPOLI DEL MEDITERRANEO DELLA REGIONE PUGLIA, IL DISCO È DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME ONLINE E CON UN PREZIOSO LEPORELLO CON ORIGINALI CARTOLINE ILLUSTRATE DA ALBERTO GIAMMARUCO.
Un ensemble aperto che mette al centro il dialogo tra culture, la valorizzazione delle diversità e la creazione collettiva: è in distribuzione l'album d’esordio dell’Orchestra Popolare di via Leuca. Disponibile su tutte le piattaforme online e con un prezioso leporello con originali cartoline illustrate da Alberto Giammaruco, Caminamenti è appena uscito per la casa editrice Kurumuny, anche grazie all'omonimo progetto dell’associazione Uasc, vincitore dell’avviso Iniziative per la Pace e lo Sviluppo delle Relazioni tra i Popoli del Mediterraneo della Regione Puglia. Nata nel 2014 nel cuore multietnico di Lecce, questa Orchestra lavora sulla tradizione musicale del Salento e del Mediterraneo, aprendosi a contaminazioni globali, sonorità contemporanee e nuovi linguaggi. L’esperienza intreccia discipline e attività collaterali, trasformando la musica in uno strumento di incontro, crescita e comunità.
Caminamenti è l’esito di un percorso di formazione, collaborazione e coinvolgimento che si fa produzione discografica. Più che un album, è un laboratorio artistico e sociale coerente con l’identità del gruppo. La direzione artistica è della cantante Raffaella Aprile, la direzione musicale di Rocco Nigro (arrangiamenti, orchestrazione e fisarmonica), con l'assistenza di Giuseppe Spedicato (basso acustico, elettrico e basso tuba). L'organico dell'orchestra è completato dalle voci di Meli Hajderaj (Albania), Ramesh Pitchchi (Sri Lanka), George John Oudour (Kenya) e Dario Muci, dalle percussioni di Meissa Ndiaye (Senegal - djembe e droma), Richard Ghathiomi Murigu (Kenya - tamburi africani - doun doun), Francesco De Donatis (tamburi a cornice - tamburello e duff persiano), Alessandro Monteduro (shaker, cymbals e calabash), Gianni Gelao (flauto dolce soprano e contralto, doppio flauto, bifara, bouzouki irlandese), la danza di Keba Seck (Senegal) e Laura De Ronzo. Ospiti dei nove brani del disco sono Ziad Trabelsi (Tunisia - oud e voce), Redi Hasa (Albania - violoncello), Antonio Castrignanò (voce e tamburello, duff e karkab), Emanuele Licci (voce e bouzouki greco), Giorgio Distante (tromba), Giovanni Chirico (sax soprano, contralto e baritono) e Valerio Daniele (chitarra elettrica), che ha curato anche riprese, missaggio e mastering da Chora studi musicali (Calimera - Le). «Tutto è nato dall’incontro con le persone e le culture che abitano il quartiere. Ascoltando lingue, canti e riti diversi, abbiamo lasciato che la tradizione salentina si aprisse a nuovi orizzonti, intrecciandosi con suoni e ritmi arrivati da lontano. Dai luoghi di preghiera alle feste di comunità, il lavoro è cresciuto come un’esperienza condivisa, in cui musica e danza si tengono per mano e diventano spazio di relazione tra radici locali e presenze internazionali», racconta Raffaella Aprile. «In questo viaggio le voci hanno imparato a muoversi insieme, attraversando timbri, colori e pulsazioni che raramente si incontrano. Le percussioni africane e il canto salentino trovano un equilibrio naturale, frutto di un cammino lungo e paziente. Caminamenti restituisce proprio questo: il tempo di un laboratorio sempre aperto, che negli anni ha dato forma all’identità dell’Orchestra popolare di Viale Leuca», aggiunge Rocco Nigro. La tracklist comprende Chaiyya Chaiyya, brano indiano tratto dalla colonna sonora del film bollywoodiano Dil Se (musiche di A. R. Rahman e testi di Gulzar), con influenze dal folk-pop e dalla poesia in lingua Urdu, i pezzi albanesi Kaçurrelat e tu e Oi moj bukuroshe, la tarantella araba Stanna (scritta e musicata dal tunisino Ziad Trabelsi), Mbio mbio itangazeni (in lingua swahili che rimanda a un noto canto cristiano/gospel), i tradizionali salentini De notte | Trainieri, Mara la fatia (firmato da Antonio Castrignanò), Centueuna (Dario Muci), le canzoni in griko Malìa e To traùdi tos traudìo (testo Vito Domenico Palumbo, musica Salvatore Cotardo).
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Gnut e Alessandro D’Alessandro
Dduje paravise
Un’originale rivisitazione di una “canzone napoletana” ampia e plurale, da Libero Bovio a Peppino Di Capri, da Sergio Bruni a Pino Daniele.
In uscita in CD e in vinile e su tutti gli store digitali il 6 febbraio 2026
Gnut è uno dei più originali cantautori italiani, autore di un suono in cui si fondono molteplici ascendenze musicali, accarezzate dal tono discreto e conturbante della lingua nativa. Pioniere nell’utilizzo dell’elettronica applicata al suo organetto “preparato”, Alessandro D'Alessandro è uno dei musicisti più innovativi della scena nazionale. Si sono incontrati quasi per caso, all’interno di una residenza artistica promossa da Toscana Produzione Musica, per ritrovarsi accomunati dall’amore per le stesse canzoni che in questo loro disco, Dduje paravise, pubblicato da Squilibri, hanno rivisitato con la leggerezza e l’allegria con cui si scorre un album di ricordi: una costellazione di voci che, da Libero Bovio a Peppino Di Capri, da Sergio Bruni a Pino Daniele, da Carosone a Roberto De Simone, rappresentano anche la loro personale idea di una più ampia tradizione denominata “canzone napoletana”. Grandi classici come Carmela, Maruzzella, E ccerase e Silenzio cantatore si alternano così a canzoni più recenti come Villanella di Cenerentola (scritta da De Simone per La gatta cenerentola), e Cammina cammina di Pino Daniele fino alla trasfigurazione nelle forme di una moderna ballad di un brano, E mo’ e mo’, portato a Sanremo nel 1985 da Peppino Di Capri. A questi brani si aggiungono, quasi per filiazione, anche due inediti, scritti a quattro mani dai due autori, Sott’o muro e Tutto o niente¸ una trasposizione per solo organetto de La nova gelosia nella versione di Fabrizio De André e una traduzione in napoletano di Manha de carnaval di Luiz Bonfà, a indicare anche le affinità con altri sud del mondo. A chiudere il cerchio, due ospiti d’eccezione come Tosca ed Enzo Gragnaniello che duettano con Gnut in due brani, intrecciando le loro voci con le sonorità realizzate assieme ad Alessandro D’Alessandro. Per voce, chitarre, organetto “preparato” ed elettronica, un disco che non mancherà di stupire ed emozionare per l’estro e la fantasia, la libertà e la discrezione di un’originale approccio alla tradizione.
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“The Magic of Slavic Rituals” è il secondo capitolo della trilogia dei Sekvoya.
La band serba non si limita a fondere psychedelic rock con world music: trasforma le influenze culturali in memoria che torna a vibrare nel presente.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, fuori martedì 10 marzo 2026 per l’etichetta discografica Zero Nove Nove, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo. Dopo aver attraversato il sentiero iniziatico di “Gathering of Enchanted Herbs”, i Sekvoya con “The Magic of Slavic Rituals” pubblicano il secondo capitolo della loro trilogia: un’opera che scende ancora più in profondità nel sottobosco del mito, là dove la natura non è soltanto elemento ispiratore, ma diventa rito, movimento, trance collettiva. Se il primo EP era una raccolta simbolica di erbe officinali e spezie evocative, questo nuovo lavoro è il momento della trasformazione: le piante diventano pozioni, i suoni diventano formule, il groove diventa danza rituale.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo. È un arazzo sonoro che intreccia le melodie balcaniche più arcaiche con una palude psichedelica dai contorni visionari, dove il ritmo è protagonista assoluto. L’EP enfatizza il movimento: ogni brano è costruito come una spirale ascendente, una danza tribale che fonde groove ipnotici e linee melodiche evocative. Qui la componente rituale è centrale: la musica non si limita a raccontare il folklore, ma lo riattiva in chiave contemporanea.
Quattro tracce che funzionano come quattro tappe di un rito pagano sonoro. Ancora una volta, la visione del chitarrista e produttore Ivan Krstić guida la direzione artistica del lavoro. La sua scrittura fonde influenze apparentemente distanti in un linguaggio coerente e personale. Per i groove di batteria, l’ispirazione si muove tra l’afro-blues ipnotico dei Tinariwen e di Mdou Moctar, le vibrazioni lisergiche dei Khruangbin, l’eleganza cinematica di Karl Hector & The Malcouns e di Sven Wunder, il tutto innestato su pattern ritmici tradizionali balcanici. Ne emerge una terra di mezzo sonora in cui Oriente e Occidente dialogano in modo organico, naturale. Sul piano melodico, convivono l’eredità del rock serbo di Vlatko Stefanovski e Radomir Mihajlović Točak, con l’estetica world contemporanea di Derya Yıldırım, Altın Gün, Satellites e Bab L' Bluz. E, in modo quasi catartico, riaffiora anche l’influenza popolare dei Južni Vetar: melodie ascoltate e inizialmente rifiutate nell’infanzia, poi sedimentate nell’inconscio e oggi rielaborate con eleganza all’interno di una visione world psichedelica. “The Magic of Slavic Rituals” rappresenta il momento centrale della trilogia: è il passaggio dal contatto con la natura alla sua dimensione spirituale. Se il primo EP evocava la raccolta, questo secondo lavoro celebra l’invocazione. Sekvoya confermano così la loro capacità di costruire un linguaggio che trascende i generi: anatolian rock, psichedelia, world music e tradizione balcanica convivono in un equilibrio raro. Il risultato è un’esperienza immersiva e magnetica, che trasporta l’ascoltatore nel cuore del misticismo slavo attraverso una lente sonora contemporanea. Con questo nuovo capitolo, la band serba non si limita a fondere influenze culturali: le trasforma in memoria che torna a vibrare nel presente.
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“THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”
DAL 17 APRILE SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI
Moreno “Il Biondo” & E-Wired Empathy
Il viaggio nella musica popolare continua, dalle radici al futuro
Disponibile dal 17 aprile su tutte le piattaforme digitali “THE CIRCLE - FOLK SONGS (LIVE)” secondo capitolo del percorso artistico LIVE Viaggio nella Musica Popolare di Moreno Il Biondo e gli E-Wired Empathy.
Con “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”, Moreno “Il Biondo” e gli E-Wired Empathy raccontano il cuore umano della musica popolare: canzoni, storie e tradizioni che attraversano il tempo e si trasformano attraverso le persone. Un disco che non guarda al passato come archivio, ma come materia viva pronta a essere reinventata, condivisa e portata nel futuro. Se “The Circle – LIVE”, parte del progetto Viaggio nella musica popolare e anticipazione di “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”, immaginava una nuova forma sonora possibile realizzata come un dialogo aperto tra folk, elettronica, improvvisazione e world music, “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)” ne rappresenta il ritorno alle origini: un’immersione nelle radici della tradizione musicale italiana ed europea, riletta attraverso uno sguardo vivo e contemporaneo. Registrato interamente dal vivo in alcuni dei più significativi spazi della scena musicale italiana — tra cui il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro di Fiesole, il Teatro Bibiena di Sant'Arcangelo Bolognese, l’Arena Rubicone di Gatteo a Mare e lo ZioLive di Milano — l’album cattura l’energia irripetibile del concerto, trasformando la musica popolare in esperienza condivisa, in continua evoluzione. In questo nuovo lavoro, il repertorio attraversa l’Italia — dalla Romagna al Salento, dalla Sicilia al centro — aprendosi a influenze del Nord Europa e della scena internazionale. Non si tratta di una ricostruzione filologica, ma di una reinterpretazione creativa: ogni brano diventa uno spazio di incontro tra memoria e presente. Sul palco, Moreno “Il Biondo” guida un ensemble internazionale di musicisti che unisce culture e linguaggi diversi, tra cui David Rhodes (storico collaboratore di Peter Gabriel), Trilok Gurtu, Riccardo Tesi, Peter Tickell (violinista di Sting) e gli E-Wired Empathy. Il risultato è una tessitura sonora in cui strumenti tradizionali ed elettronici convivono, generando nuove prospettive espressive.
L’album si apre con “L’Autón e Mèr”, canto in dialetto romagnolo che trasforma una passeggiata autunnale sul mare in metafora intima del tempo e della memoria, introducendo l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa e cinematografica. Con “Pizzica di San Vito”, il viaggio si sposta nel Salento, evocando il rito ancestrale della pizzica tra trance, ritmo e liberazione, mentre la voce di Stefania Morciano restituisce tutta la forza espressiva della tradizione. “La Ragazza col Pallone” porta la musica popolare in una dimensione narrativa contemporanea, raccontando l’emancipazione femminile attraverso un immaginario poetico e cinematografico. La sperimentazione emerge in “Alien a Milan”, dove il liscio romagnolo viene proiettato in un paesaggio urbano e futuristico: una polka sospesa che si trasforma in viaggio sonoro tra elettronica e suggestioni cosmiche. Con “La Voce del Mondo”, il disco si apre a un respiro globale, intrecciando influenze nordiche e mediterranee in un dialogo tra culture musicali. “Maggio” e “Mokarta” riportano al cuore della tradizione popolare italiana — rispettivamente toscana e siciliana — dimostrando come il patrimonio popolare possa essere reinterpretato senza perdere autenticità. Il dialogo internazionale prosegue con “Positive Atmosphere”, brano di David Rhodes che qui si trasforma in un incontro tra rock, ambient e folk. Con “Beddha ci dormi”, il canto d’amore salentino assume una dimensione emotiva intensa e partecipativa, mentre “Salirà” rappresenta uno dei momenti più coinvolgenti del live, fondendo folk, ska e sensibilità cantautorale. A chiudere, “Tramonto”, rilettura di un classico di Secondo Casadei, diventa manifesto del progetto: un ponte tra tradizione e sperimentazione, tra memoria e futuro.
Folk Songs fa parte del progetto Viaggio nella Musica Popolare, realizzato con il supporto della Music Commission della Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di valorizzare la musica popolare come linguaggio contemporaneo, favorendo collaborazioni internazionali e nuove produzioni artistiche. Le registrazioni live sono state curate da Alessandro Marcantoni e Antonio Patané, con mixaggio di Alessandro Marcantoni. L’album è prodotto da Giovanni Amighetti, Moreno Conficconi e Alessandro Marcantoni ed è pubblicato da Arvmusic.
Moreno Conficconi, in arte Moreno “il Biondo”, nasce a Meldola il 29 luglio 1958. Sin da giovanissimo studia musica al conservatorio di Forlì e, già a 14 anni, inizia ad esibirsi come clarinettista e sassofonista in formazioni locali. Negli anni Ottanta, dopo aver fondato la sua prima orchestra – il “Moreno C Gruppo Italia” – e, successivamente, l’“Orchestra Franco Bergamini Classico Internazionale”, la sua carriera compie una svolta quando nel 1990 entra nell’orchestra di Raoul Casadei. Diventa presto braccio destro del “re del liscio”, coordinando in modo intenso l’attività dell’orchestra e partecipando a centinaia di serate all’anno su scala nazionale e internazionale. In quel periodo suona ai grandi festival – come il Carnevale di Rio de Janeiro e il Festival del Liscio a New York – e collabora con artisti di fama, tra cui Tito Puente, Gloria Gaynor ed Elio e le Storie Tese: proprio per loro realizza l’arrangiamento di “La terra dei cachi (The Rimini Tapes)” nel 1996. Nel 2002 fonda l’Orchestra Grande Evento, promuovendo la musica di Secondo Casadei. È protagonista di grandi raccolte musicali che promuovono la tradizione romagnola, da Zaclèn (Padre fondatore) ai nostri giorni e riveste un ruolo attivo anche nella Nazionale italiana cantanti. Dalla metà degli anni 2010 dedica le sue energie a innovare il folk romagnolo. Partecipa a festival prestigiosi come il Ravenna Festival dove per la prima volta il liscio incontra l’orchestra sinfonica, fonda la “Grande Orchestra della Romagna” e l'evento “Colossal del Liscio – Romagna Mia” con 400 artisti coinvolti sul palco. Nel 2014 è Co-fondatore degli Extraliscio, progetto con contaminazioni punk, rock e indie: nel 2021 si presenta al Festival di Sanremo con “Bianca Luce Nera” insieme a Davide Toffolo, ottenendo un buon consenso di pubblico. Dopo l’esperienza con Extraliscio, nel 2024 lancia “Romagna 2.0 – Viaggio nella musica popolare italiana”, un progetto ambizioso in collaborazione con musicisti d’eccellenza come Giovanni Amighetti, Luca Nobis, Roberto Gualdi, Valerio Combass e la voce di Stefania Morciano (Notte della Taranta), all’interno del collettivo E-Wired Empathy. Il debutto avviene con il singolo “Salirà”, uscito l’11 maggio 2024, seguito dall’album Romagna 2.0, che fonde liscio, elettronica, world music e improvvisazione.
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ORCHESTRA TOPICA
DAL CUORE DI NAPOLI UN VIAGGIO TRA BRASILE ED EUROPA, TRA CHORO E MUSICA D’AUTORE
Il quintetto annuncia il secondo album "Magic Umbu": dal 16 aprile in digitale e dal 16 maggio in vinile per Retro Records.
Live showcase di presentazione del vinile il 16 maggio a Napoli
Orchestra Topica esplora nuove sonorità muovendosi con disinvoltura tra repertorio brasiliano, bandistico, afrobeat e la grande tradizione melodica napoletana.
C’è un luogo dove il Mediterraneo incontra i tropici, dove la polka europea dell’Ottocento si fonde con il ritmo africano e dove la nostalgia di un porto si trasforma in musica. Questo luogo è Napoli, e da questo humus fertile nasce Orchestra Topica, un collettivo musicale che dal 2021 porta avanti una raffinata operazione di sintesi culturale: rileggere lo Choro brasiliano con gli occhi (e le orecchie) di chi vive in una città crocevia di culture, suoni e stati d’animo come il capoluogo partenopeo. Lo Choro, genere strumentale nato a Rio de Janeiro tra ‘800 e ‘900 dall’incontro tra balli europei (polca, valzer, mazurka) e ritmi afro-brasiliani, è da sempre musica di “ritorno”. Ed è proprio su questo concetto che l’Orchestra Topica costruisce la propria identità: se un tempo il Brasile rielaborava la musica del Vecchio Continente, oggi il quintetto restituisce il favore contaminando il linguaggio brasiliano con le proprie radici e esperienze. “Magic Umbu” è pubblicato dalla label Retro Records in versione digital il 16 aprile e in versione vinile il giorno 16 maggio con un live showcase a Napoli (TBA). Il risultato delle 9 tracce di “Magic Umbu” è un sound unico, che spazia dal virtuosismo contrappuntistico dei chorões alle atmosfere delle orchestre da ballo italiane e con tipiche composizioni per colonne sonore anni 60 (Gorni Kramer, Piero Piccioni), passando per la musica d’ascolto cameristica. Ispirandosi a giganti come Hermeto Pascoal, Zé da Velha e Silvério Pontes o al leggendario Paulo Moura, l’Orchestra Topica non si limita a eseguire, ma reinventa, creando un ponte ideale tra le gafieiras di Rio e i vicoli di Napoli.
Nata come una spontanea Roda de Choro partenopea, la formazione ha presto sentito l’esigenza di mettere ordine e creatività in questo dialogo, dando vita a un progetto discografico e performativo che unisce tre anime: quella napoletana, turco-genovese e franco algerina. Il percorso dell’Orchestra è iniziato nel 2024 con l’album d’esordio "Chorando a Napoli" e anche in questo secondo capitolo s’intreccia la tradizione melodica italiana allo stile brasiliano dello Choro, in un dialogo che attraversa epoche e continenti. Responsabili del progetto un collettivo di musicisti della ampia scena napoletana che si contamina sempre di più con un suono cosmopolita. Cinque musicisti con storie e background differenti, uniti dalla passione per la ricerca e l’improvvisazione: Roberto Dogustan (Genova): chitarra a 7 corde, pilastro armonico del gruppo; Davide d’Alò (Napoli): clarinetto, già membro dei Posteggiatori Tristi; Joe Zerbib (Parigi): trombone, con esperienze nei Les Vilains Chicots e nella band napo-balcanica Bagarija Orkestar; Gibbone (Napoli): percussioni, reduce da esperienze con Gentelmen’s Agreement, Le Loup Garou e Pegaonda; e Francesca Diletta Iavarone (Napoli): flauto e sonorizzazioni teatrali, attiva anche con Fitness Forever, Bassolino e I Catechisti.
Contatti
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GIANGILBERTO MONTI
IL 27 MARZO ESCE IL NUOVO ALBUM
“VOCI RIBELLI”
Un viaggio musicale che unisce culture, sogni, memoria e impegno civile 8 storiche canzoni del cantautore riarrangiate da musicisti magrebini con 2 brani inediti
IN CD, DIGITALE E VINILE ROSSO IN EDIZIONE LIMITATA DI 300 COPIE AUTOGRAFATE
LO PRESENTA TRA MUSICA E PAROLE A MILANO
Il 26 MARZO in anteprima all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare
Il 30 MARZO a LaFeltrinelli di Corso Genova
Il 27 marzo esce il nuovo album “VOCI RIBELLI” del cantautore e scrittore GIANGILBERTO MONTI (Warner Music/The Saifam Group) disponibile in CD, digitale e vinile rosso LP 180 gr. in edizione limitata di 300 copie autografate. Un viaggio musicale che unisce culture, sogni, memoria e impegno civile: 8 storiche canzoni del cantautore riarrangiate da musicisti magrebini con 2 brani inediti. Il pre-order di “Voci Ribelli” è disponibile sul circuito LaFeltrinelli, IBS e su Discoteca Laziale in versione CD digipack (https://shorturl.at/adQ75; https://shorturl.at/bMjXK; https://shorturl.at/fHnsO;) e in vinile rosso edizione limitata e autografata (https://shorturl.at/CzGzQ; https://www.shorturl.at/dhn4O; https://shorturl.at/64JQO;). Nel disco, il repertorio del cantastorie e scrittore milanese Giangilberto Monti prende nuova vita grazie all’interpretazione e agli arrangiamenti dei musicisti magrebini Hicham Benabderazzik, Daniel Tuna, Badreddine Bazgua e Adil Nadif, arricchito da brani inediti. Questo progetto musicale, ideato in Marocco, registrato a Casablanca e mixato a Milano, intreccia strumenti contemporanei e ritmi antichi. L’album nasce dalla collaborazione con l’amico e intellettuale algerino Mahi Tibaoui, oggi scomparso e negli anni Novanta costretto a rifugiarsi in Marocco per sfuggire alle minacce degli integralisti islamici. Questa la tracklist dell’album: 1. Dal vostro inviato speciale (Giangilberto Monti); 2. Algeri 1954 (Giangilberto Monti); 3. Tic-Tac (Giangilberto Monti); 4. Balthazar (Giangilberto Monti); 5. Sul confine (Giangilberto Monti-Uberto Molinari); 6. Metrò (Giangilberto Monti-Flavio Premoli); 7. Una bella coppia (Giangilberto Monti-Uberto Molinari); 8. Monsieur Dupont (Giangilberto Monti-Federico Sirianni); 9. Modì (Giangilberto Monti-Maurizio Meschia-Ottavia Marini) - INEDITO; 10. Casablanca (Giangilberto Monti-Rocco Tanica) - INEDITO. Il Cantautore milanese presenterà il nuovo disco “Voci Ribelli” in una serie di incontri tra parole, musica e aneddoti legati alla sua carriera. Questi i prossimi appuntamenti: 26 marzo – Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, via Ollearo, 5 – Milano – ore 21.30; 30 marzo – LaFeltrinelli di Corso Genova, 20 – Milano – ore 18.30. Il 26 marzo, all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, si terrà una serata speciale dedicata alla presentazione di “Voci Ribelli”, il nuovo album di Giangilberto Monti. Sul palco, il cantautore milanese eseguirà alcuni brani del disco, affiancato dal polistrumentista Paolo Rigotto (percussioni, pianoforte e voce) e dall’eclettico chitarrista blues Heggy Vezzano (chitarra elettrica), in un viaggio musicale che intreccia parole e note. La serata sarà condotta da Claudio Agostoni, voce storica di Radio Popolare. Il 30 marzo, a LaFeltrinelli di Corso Genova, Monti sarà protagonista di un incontro condotto dal giornalista, scrittore e critico musicale Enzo Gentile. Per l’occasione, il cantautore milanese interpreterà alcuni dei brani più significativi dell’album, affiancato nuovamente da Paolo Rigotto, alle percussioni e voce e da Heggy Vezzano alla chitarra elettrica. L’incontro sarà arricchito dal racconto, da parte dell’artista, di aneddoti e curiosità legati al nuovo progetto musicale. Per l’appuntamento del 26 marzo, l’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. Per partecipare è necessario prenotarsi inviando una mail a prenotazioni@radiopopolare.it. Per l’incontro del 30 marzo, l’ingresso è libero.
Giangilberto Monti, chansonnier e scrittore, è anche autore di testi teatrali, produttore artistico, studioso della canzone francese e appassionato esperto di canzoni d’autore e storia del cabaret. Allievo di Dario Fo sulla scena, ha pubblicato per Garzanti dizionari sulla canzone d’autore e sulla storia della comicità italiana, ha scritto per attori e comici, ha pubblicato una ventina di album dal 1978 a oggi e ha firmato canzoni per altri interpreti. È stato protagonista e fautore di diversi spettacoli di teatro e cabaret, soprattutto a Milano, collaborando spesso come autore ed esperto musicale con la Radio Svizzera Italiana. Nel 2025 ha pubblicato il libro “ZELIG REPUBLIC – Storia del cabaret più famoso d’Italia”, edito da Compagnia Editoriale Aliberti, con la prefazione del comico e attore Giobbe Covatta e le interviste a cura del giornalista Vito Vita.
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PATRIZIO TRAMPETTI, ALFIO ANTICO, JENNÀ ROMANO, AMEDEO RONGA
“ANIME DELLE DUE SICILIE”
IL NUOVO ALBUM DI INEDITI
In uscita venerdì 10 aprile 2026
ANIME DELLE DUE SICILIE: IL NUOVO PROGETTO DI TRAMPETTI, ANTICO, ROMANO E RONGA. UN ATTO DI RESISTENZA SONORA TRA TRADIZIONE E FUTURO.
Esce il 10 aprile 2026 per l'etichetta Laboratori di Provincia "Anime delle due Sicilie", un lavoro discografico che segna l'incontro tra quattro "anime resistenti" della musica italiana e mediterranea: Patrizio Trampetti, Alfio Antico, Jennà Romano e Amedeo Ronga. Il progetto non si limita a una celebrazione della memoria, ma si configura come un esperimento di musica dalle radici etniche proiettata nel futuro, capace di fondere la forma-canzone con l’oralità popolare in una struttura assolutamente contemporanea. L'album nasce infatti come un "laboratorio glocale" dove Napoli e Sicilia si guardano allo specchio per riconoscersi parti di un unico territorio. I brani affrontano temi profondi come la memoria storica, la crudeltà della guerra e l'identità mediterranea, rifiutando le etichette convenzionali. Ma non mancano lampi d’ironia, come nel brano “‘A Sicilia senza ponti”, dove il dialogo con sé stessi e con il proprio cuore assume un valore assoluto, capace da solo di far superare distanze ed ostacoli. Il progetto del disco nasce e fiorisce dall’esperienza live, nella quale gli artisti hanno avuto modo di affinare e integrare un linguaggio espressivo comune. La forza del progetto risiede infatti nella caratura dei suoi protagonisti, quattro virtuosi che hanno intessuto ogni traccia dell'album: Patrizio Trampetti, storica colonna della Nuova Compagnia di Canto Popolare e autore di brani iconici come "Un giorno credi", porta la sua pervicacia di "cantautore ostinato"; Alfio Antico, definito il "dio del tamburo", è un visionario costruttore e suonatore di tammorre, in un lontano passato pastore di Lentini, che ha collaborato con giganti come De André e Dalla, portando con sé storie millenarie nate tra le pelli di pecora. Jennà Romano, leader dei Letti Sfatti e vincitore del Premio Ciampi, è un polistrumentista "provinciale e sconfinato" capace di far dialogare mondi apparentemente distanti; Amedeo Ronga, contrabbassista di grande sensibilità, è da oltre vent'anni legato ad Alfio Antico da un sodalizio musicale quasi "telepatico". Sotto la direzione artistica e gli arrangiamenti di Jennà Romano, l'album è stato registrato presso i Laboratori di Provincia di Grumo Nevano. L’impianto sonoro è un ordito complesso dove i tamburi millenari di Antico si intrecciano a chitarre elettriche, acustiche e "preparate", creando un amalgama che unisce le villanelle al rock psichedelico e i riverberi anni Settanta alla tammurriata. Il risultato è una "pentola di fusione" sonora in cui convivono l'influenza di Jeff Beck e quella di Piero Ciampi, allargando l'orizzonte dal Mediterraneo fino all’Atlantico grazie a contaminazioni world music e all'uso di ben tre lingue: napoletano, siciliano e portoghese brasiliano (nella traccia "Vite perse", con la voce di Nathalia Sales). Il disco opera una profonda reinterpretazione dei miti del Risorgimento, che vengono letteralmente "rivoltati come un calzino", innescando una lettura lucida del tempo attuale. Emblematico è il brano "Nunn'erano mille", che racconta l'Unità d'Italia attraverso gli occhi di un ragazzo di Marsala, mettendo in dubbio il mito di Garibaldi di fronte alla cruda realtà dei soldati sbarcati. Le tradizioni di Napoli e Sicilia si fondono in un'unica trama narrativa dove il sentimento, l'ironia e il dolore si intrecciano come nelle vite reali. Dalla narrazione onirica di "Suonno fujente", dove la lingua napoletana fonde sogno e sonno, alla dimensione d'amore "senza ponti" della Sicilia descritta da Ronga e Romano, l'album si propone come un atto di resistenza sonora contro l'indifferenza del presente. Sabato 11 aprile, alle ore 21, Patrizio Trampetti, Alfio Antico, Jennà Romano e Amedeo Ronga saranno sul palco del Teatro Trianon di Napoli con lo spettacolo "Concerto delle due Sicilie".
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IL 27 MARZO ESCE LE RADICI E LA LUNA, IL NUOVO ALBUM DEI P.A.O.
Un disco di riletture d’autore che rende omaggio alle band italiane degli anni ’90: Marlene Kuntz, CSI, Estra, Scisma, Perturbazione, 24 Grana, Negrita e Elettrojoyce
"Non è un’operazione nostalgica, ma un atto di continuità: con quelle estetiche, quelle filosofie, quei contenuti che oggi tornano a essere urgenti”
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Un disco che nasce dagli anni ’90 e parla al presente. Si intitola LE RADICI E LA LUNA ed è il nuovo album dei P.A.O., il duo formato da Antonio Pignatiello e Gianfilippo Invincibile, il cui nome, acronimo di Pulsazioni di Anime Oneste, si rifà al saggio di Umberto Saba “Quello che resta da fare ai poeti”. LE RADICI E LA LUNA è un album di riletture d’autore che rende omaggio alle band italiane degli anni ’90 con cui i P.A.O. si sono formati musicalmente, umanamente e culturalmente; è contemporaneamente un omaggio, una dichiarazione d’amore e una presa di posizione. “Non è un’operazione nostalgica - dicono - ma un atto di continuità: con quelle estetiche, quelle filosofie, quei contenuti che oggi tornano a essere urgenti”. Per molti dei brani scelti, il 2026 segna ricorrenze importanti: come il trentennale di alcune pubblicazioni fondamentali di Marlene Kuntz (Come stavamo ieri, con ospite Marco Olivotto), CSI (Irata) ed Estra (L'uomo coi tagli). All’interno dell’album anche un omaggio agli Scisma (Simmetrie, con Talèa e Marco Olivotto), che assume anche il valore di un tributo indiretto a Paolo Benvegnù, a un anno e mezzo dalla sua scomparsa, figura centrale e irripetibile della canzone alternativa italiana. E ancora i Perturbazione (Agosto, cantata con Tommaso Cerasuolo), i 24 Grana (‘E kose ka spakkano, con Francesco Di Bella e Giuseppe Fontanella) e gli Elettrojoyce (Raga). “Con quest’ultimo brano - dicono - abbiamo voluto dire grazie a una stagione che ci ha insegnato a credere nella condivisione, nel sudore in sala prove, nell’amicizia prima dei numeri. In un tempo in cui tutti corrono da soli, noi abbiamo scelto di tornare insieme. È il nostro modo di ricordare che la musica non è una vetrina, ma una casa che si costruisce in tanti. In fondo, crescere non significa smettere di fare rumore, ma ricordarsi perché hai iniziato”. Una menzione a parte merita il brano che apre il disco, Militare dei Negrita prodotta da Cesare “Mac” Petricich che ha preso parte al brano. È il singolo che accompagna l’uscita dell’album. “Non poteva essere diversamente – spiegano i P.A.O. - in un momento della storia così basso, buio, che stiamo vivendo, con il rischio terza guerra mondiale dietro l'angolo. Crediamo che sia urgente tornare a far sentire la propria voce, tornare a parlare di pace, e schierarsi apertamente contro la guerra”. I P.A.O. ritornano con questo nuovo lavoro in studio, prodotto con Filippo Gatti, dopo l’esordio con A cuore aperto, che ha portato la band in cinquina alle Targhe Tenco come Opera Prima e tra i semifinalisti del Premio Fabrizio De André.
LE RADICI E LA LUNA uscirà il 27 marzo, solo ed esclusivamente in formato digitale, per l’etichetta Octopus Records.
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Lorenzo Tucci
Love songs from Abruzzo
in uscita venerdì 6 marzo 2026
Tradizione popolare e improvvisazione jazz nel nuovo album del batterista
“Love Songs from Abruzzo” è il nuovo album del batterista Lorenzo Tucci, in uscita in cd, vinile e digitale per Jando Music e Via Veneto Jazz venerdì 6 marzo 2026. In questo progetto Tucci – abruzzese per nascita e romano d’adozione – torna alle proprie radici musicali guidando un trio con il pianista Claudio Filippini e il contrabbassista Jacopo Ferrazza. L’album prende spunto da alcune tra le melodie più note della tradizione popolare abruzzese e le rilegge attraverso il linguaggio del jazz contemporaneo. Brani della tradizione orale, canti di lavoro, ninne nanne e danze popolari - tra cui Vola vola vola, Tutte le funtanelle, Paese me e Mare nostre - diventano il punto di partenza per un lavoro di arrangiamento e improvvisazione in cui ritmo, melodia e interplay costruiscono un dialogo continuo tra memoria e presente. L’idea del progetto nasce da un incontro inatteso con il compositore Ennio Morricone. «Un giorno, durante un incontro casuale, il maestro mi disse: “In Abruzzo ci sono delle melodie bellissime”. In quel momento mi promisi che prima o poi avrei realizzato un disco dedicato alle musiche popolari della mia terra», racconta Lorenzo Tucci. Da quella suggestione prende forma un lavoro che recupera melodie che fanno parte della memoria collettiva e le trasforma in materiale aperto all’improvvisazione. «Questo album racconta la bellezza della mia terra: i canti che ascoltavo da bambino, la mia infanzia, il mio vissuto, la mia gente», spiega Tucci. «La bellezza non appartiene a un luogo preciso: può esistere ovunque e, come nel mio caso, può trasformarsi in jazz». Il risultato è un disco che parte da un patrimonio locale ma dialoga con il linguaggio universale del jazz, restituendo atmosfere e suggestioni dell’Abruzzo: le montagne e i parchi, il mare Adriatico, i trabocchi e i paesaggi che caratterizzano la regione. Originario di Atessa (CH), Lorenzo Tucci è uno dei batteristi più rappresentativi del jazz italiano. Attivo da oltre trent’anni sulla scena internazionale, ha collaborato con numerosi protagonisti del jazz tra cui Chet Baker, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Fabrizio Bosso, George Garzone e Danilo Rea. Leader di diversi progetti discografici, è riconosciuto per uno stile energico e raffinato che unisce tradizione jazzistica e sensibilità contemporanea.
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Il 6 febbraio prossimo la ENCORE MUSIC pubblicherà KOSMOS & CHAOS - Music for two quintets.
KOSMOS & CHAOS è insieme l'ultimo lavoro del bassista Pierluigi Balducci e il disco di esordio della cantante Badrya Razem. Il lavoro sarà disponibile sia in formato CD che sulla piattaforma digitale e si incentra essenzialmente su composizioni originali scritte per due quintetti di assoluto rilievo. Accanto ai due leader, troviamo un organico di musicisti eccezionali: Gabriele Mirabassi (clarinetto), Fabrizio Savino (chitarra elettrica), Roberto Taufic (chitarra classica), Vitantonio Gasparro (vibrafono), Dario Congedo e Israel Varela (batteria). "Undici finestre su un altrove fatto di suoni e silenzi, undici canzoni visionarie che rivelano rapidamente la loro natura di sogni raccontati in musica. Le composizioni sono eseguite da due quintetti diversi che incarnano i principi opposti ma complementari di KOSMOS e CHAOS, le due forze che dialetticamente danno vita all'universo ma che sono anche profondamente connesse nel fare musica". Alle composizioni originali si aggiungono una composizione di Jan Garbarek e un brano di Keith Jarrett, inciso in duo dal bassista e dalla cantante a chiusura della tracklist. I testi sono della stessa Badrya Razem e della poetessa Rossella Piccarreta. La registrazione di questo album è stata supportata dall'organizzazione americana PATHWAYS to JAZZ - MUSIC FOR LOVE, che ha selezionato il lavoro come meritevole di supporto tra decine di progetti europei.
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Franco D’Andrea trio
con Gabriele Evangelista e Roberto Gatto
“LIVE”
Il primo album di Franco D’Andrea registrato dal vivo in un club: un doppio live dal Torrione di Ferrara
in uscita 12 dicembre 2025 per la Parco della Musica Records
Esce il 12 dicembre 2025 il nuovo disco del Franco D’Andrea Trio, con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. Un doppio “Live” registrato il 21 dicembre 2024, durante un concerto al Torrione Jazz Club di Ferrara. In tanti anni di musica – dichiara Franco D’Andrea - e dopo tanti dischi pubblicati, si realizza un sogno per me: questo è il mio primo album registrato dal vivo in un club. Ho sempre sognato di fissare quell’atmosfera. Da ragazzo, ascoltavo alcuni dischi entrati nella storia del jazz come quelli di Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot, gli altri di Monk, e sognavo di poter registrare anche io un giorno un album dal vivo in un jazz club. Dopo l’uscita del precedente Something Bluesy and More nel 2024, registrato in studio, il trio guidato da D’Andrea ha iniziato a sperimentare il repertorio anche dal vivo in una serie di concerti, trovando nuovi spunti e, soprattutto, aggiungendo nuovi brani. L’idea di fondo restava quella di portare nella formula del trio le invenzioni ritmiche e intervallari e la libertà tipiche della musica di D’Andrea, affrontando un repertorio raramente esplorato da questo tipo di formazione: dal blues al jazz delle origini, passando per Ellington e Coltrane, alla pura invenzione. D’Andrea recupera anche qui, dalle origini del jazz, un feeling bluesy che permea la poetica del trio e dà vita a una musica libera, gioiosa ed estremamente comunicativa. Ma in questo doppio LIVE, si entra nel vivo della performance dal vivo: quella dimensione sonora unica che solo un jazz club può offrire. I tre musicisti hanno suonato tutto il concerto senza l’intenzione di volerlo registrare. A fine della serata, il direttore artistico, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set. Quando Franco D’Andrea, Gabriele Evangelista, Roberto Gatto e Roberto Catucci di Parco della Musica Records riascoltarono la registrazione, rimasero colpiti dalla qualità e dall’intensità dell’esecuzione. La decisione di pubblicare un doppio album “live” nacque così, in modo del tutto naturale, dal desiderio di condividere quella magia non prevista.
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精進 (Shōjin)
il nuovo progetto del pianista Luca Dell'Anna
in uscita venerdì 23 gennaio 2026 per Artesuono
Il tour in dieci città italiane parte il 30 gennaio da Udine, poi Vicenza, Rovereto, Ferrara, Cividale del Friuli, Biella, Pordenone, Milano, Azzano Decimo e Piacenza
Si chiama Shōjin (精進) il nuovo album del pianista Luca Dell’Anna, in uscita, venerdì 23 gennaio 2026 su cd e digitale per l’etichetta Artesuono. Il progetto, quarto da leader per Luca Dell’Anna, prende il nome dal concetto giapponese di dedizione, concentrazione e percorso di crescita, evocando un processo di riflessione costante, centrale nella filosofia Zen. Shōjin è un dialogo continuo tra culture diverse, che intreccia tradizioni giapponesi e italiane in una prospettiva jazz contemporanea. All’uscita dell’album seguirà un tour di dieci date nei principali jazz club italiani. La prima tappa è il 30 gennaio al Caucigh di Udine, in formazione trio, per proseguire poi in quartetto il 9 febbraio al Bar Borsa di Vicenza, il 12 febbraio al Jazz Lab di Rovereto, il 13 febbraio al Torrione di Ferrara, il 20 febbraio all’Arsenale di Cividale del Friuli, il 24 febbraio al Jazz Club di Biella. Il tour riprenderà il 12 marzo al Naon di Pordenone (nuovamente in trio), il 26 marzo al Bonaventura di Milano, il 17 aprile presso lo Showroom Biasin di Azzano Decimo, per concludersi il 10 ottobre al Milestone di Piacenza. Nel disco partecipa il sassofonista giapponese Ryoma Mano, mentre nel tour italiano il suo ruolo è affidato al clarinettista Mauro Negri, che porta al progetto una voce personale e coerente con l’impianto musicale. Insieme ad Alessandro Fedrigo al basso elettrico e a Luca Colussi alla batteria, il pianoforte di Luca Dell’Anna guida il quartetto con una scrittura raffinata e aperta, capace di alternare momenti di grande delicatezza a passaggi più energici. Ne nasce un concerto che unisce jazz contemporaneo, ricerca timbrica e una forte dimensione narrativa. Registrato nel 2025 e prodotto da Stefano Amerio, che ne ha curato magistralmente anche il missaggio, Shōjin è un lavoro interamente composto da Luca Dell’Anna, autore di tutte e nove le tracce contenute nell’album. Nove episodi che delineano un’idea di jazz moderno e “metropolitano”, ispirato al caos frenetico, ma controllato e organizzato, che si respira in città come Tokyo e Osaka. In ogni singolo brano si possono ritracciare codici, linguaggi e metalinguaggi, illusioni ritmiche e strutture armoniche mai del tutto svelate. Shōjin, la ricerca costante di un equilibrio interiore, passa sempre attraverso il superamento delle complessità che ci circondano. Nato a Ferrara e udinese d’adozione, Luca Dell’Anna si è formato nella scena jazz sperimentale e avant-garde (improvvisatore Involontario, El Gallo Rojo), affiancando esperienze legate anche alla fusion e alla musica sudamericana. Un percorso che lo ha portato a vivere in diverse città e paesi, tra cui il Giappone, dove nel 2012 nasce l’idea di Shōjin in occasione di uno spettacolo a Nagoya. Qui incontra per la prima volta il sassofonista Ryoma Mano, ritrovato poi nel 2022 al Blue Note di Tokyo: un nuovo incontro che, unito a una visione comune della musica e del suo linguaggio, ha dato origine al progetto che oggi prende forma nell’album.
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PIERPAOLO ZENNI
N.O.P.E.
N.O.P.E. (Nothing Outstanding, Please Exit) è il disco d’esordio del quartetto guidato da Pierpaolo Zenni, al pianoforte e alle composizioni, con Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto, Pietro Paris al contrabbasso e Francesco De Tuoni alla batteria. Il progetto presenta una raccolta di composizioni originali profondamente influenzate dalla tradizione musicale afro-americana — spiritual, jazz, free jazz e hip-hop — spesso attraversate da episodi di improvvisazione radicale. Accanto ai brani originali trovano spazio riletture di autori come Thelonious Monk, Andrew Hill e Charlie Haden, oltre a uno spiritual interpretato da Bessie Jones, tratto dagli archivi di Alan Lomax. I brani originali sono spesso legati a riferimenti extra-musicali, che agiscono come cornice concettuale più che come programma narrativo. Dick Laurent Is Dead prende il titolo da una celebre citazione del film Strade perdute di David Lynch ed è esplicitamente dedicato al regista. No Other Land condivide il titolo con l’omonimo film documentario vincitore del Premio Oscar nel 2025 e instaura un dialogo diretto con la citazione finale di Silence di Charlie Haden, affidata a un sax solo: un gesto che assume il valore di un tributo funebre per le vittime dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza e, più in generale, del conflitto israelo-palestinese. The Piano Player and the Tied Nazi è un omaggio ironico e citazionistico a Thelonious Monk: il titolo rimanda alla copertina di Underground e segnala fin da subito la natura dichiaratamente referenziale del brano.
Acheetah è uno spiritual, che si inserisce nel lavoro come elemento di continuità con la tradizione afro-americana più arcaica. Hail to the Garbage, infine, è un brano rumoristico e dalle dinamiche volutamente spinte ed esagerate, quasi interamente improvvisato: una sorta di sfogo conclusivo che chiude il disco lasciando emergere la dimensione più radicale e istintiva del progetto. Il lavoro mette in dialogo materiali musicali anche molto distanti tra loro per stile, epoca e contesto culturale. Scrittura e improvvisazione convivono all’interno di un impianto sonoro unitario, costruito attraverso l’interazione costante tra i musicisti e l’attenzione al dettaglio timbrico. Ogni brano è pensato come uno spazio aperto, dove la tensione tra forma e libertà improvvisativa diventa un elemento narrativo fondamentale. L’album riflette l’interesse del gruppo per le diverse sfumature della tradizione afro-americana, reinterpretata con un linguaggio contemporaneo che ne celebra e conserva diversi elementi radicali.
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ELENA ANDREOLI – PAOLO TOMELLERI
Beautiful Love
E’ disponibile anche in vinile l’album Beautiful Love di Elena Andreoli e Paolo Tomelleri, uscito lo scorso autunno e presentato al Teatro degli Arcimboldi durante il festival JAZZMI: un percorso nella Golden Era dello swing, con un’attenzione particolare ai brani intramontabili di Duke Ellington e Irving Berlin. Un album dove il repertorio classico è stato rivestito di nuove geometrie sonore, rendendo i pezzi originali più audaci e dinamici. Spiega Elena Andreoli, autrice jazz e cantante capace di mescolare in modo personale e convincente swing, blues, ragtime, bebop ed early jazz: «Beautiful Love non vuole essere solo un omaggio al passato, ma anche il manifesto di un jazz contemporaneo, fresco e potente. Abbiamo rielaborato il jazz e lo swing degli anni Venti e Trenta con energia e libertà, pur nel rispetto della tradizione. Nella scelta dei brani che compongono il mio album d’esordio e che propongo nei live ho privilegiato gli standard meno conosciuti e meno sfruttati, dando particolare importanza alle parole delle canzoni». Beautiful Love racconta l’amore in tutte le sue sfumature: l’amore sensuale, quello per i figli, l’amore capriccioso che pretende di cambiare l’altro, l’amore senza nuvole, l’amore struggente per chi non c’è più, l’amore più doloroso - che è quello del saper lasciar andare l’altro - e infine, l’amore universale. Beautiful Love non è un omaggio al passato, ma un atto di ribellione creativa. Andreoli è non solo musicista, ma anche autrice, attrice, regista e art director, e utilizza il jazz come forma di materia espressiva. In questo disco, gli standard degli anni ’20 e ’30 non hanno un briciolo di nostalgia e sono restituiti alla loro urgenza originaria: la gioia come scelta politica contro il cinismo contemporaneo. Con Beautiful Love Elena Andreoli e Paolo Tomelleri firmano un manifesto di libertà espressiva: in un panorama musicale spesso dominato da suoni cupi, noi suoniamo una musica luminosa e profondamente vitale, dove il jazz è l’unico linguaggio possibile per tornare a respirare. L’interplay con Paolo Tomelleri, inoltre, è un sodalizio con obiettivo condiviso. Per questo la collaborazione con Paolo è potente: perché non dialogano un clarinetto e una voce, ma la stessa visione attraverso le generazioni. Ad aprile poi Andreoli volerà in Giappone per la prima tournée internazionale di Beautiful Love con tre date in programma: il 7 aprile a Yokohama, l’8 a Tokyo e il 10 a Osaka.
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CARMELO PIPITONE
“QUINTO QUARTO”,
IL NUOVO ALBUM DI INEDITI
In uscita venerdì 13 marzo 2026
Esce venerdì 13 marzo 2026 per l’etichetta ad est dell’equatore “Quinto Quarto”, il quarto album di inediti del chitarrista, autore e produttore artistico Carmelo Pipitone (in vinile, e anche sugli store digitali da maggio). Il chitarrista e fondatore dei Marta sui tubi torna a due anni di distanza da “Piedi in acqua” con un nuovo lavoro, 11 brani composti in questo ultimo periodo che si muovono agevolmente tra inglese, italiano, siciliano e arabo. Canzoni ben radicate nell’attualità, con i virtuosismi della chitarra di Pipitone a far da collante, in cui si affrontano i tempi complicati di oggi, dove la tirannia, la mancanza di saggezza, la crudeltà e l'ignoranza la fanno da padrone, e non sempre basta respirare per sopravvivere (OM, Boffe a Manu China, Filo di lana, Scemo shuffle); canzoni in cui si denuncia l’autodistruzione che nasce dall’ossessione per il superfluo e dall’incapacità di liberarsi da schemi, relazioni e logiche corrotte che la socialità impone (Tossica mente). Non mancano canzoni più intime, e così in “Solchi tra le mani” assistiamo ad una dedica ad un amico che viene dal futuro, mentre in “Quasi aprile” ci sorprendiamo per la dolcezza che i nostri genitori ormai anziani hanno ancora nei loro occhi quando si avvicina il momento di ritrovarsi. Si conclude così un viaggio affascinante, pensato come una sorta di taccuino personale in cui l’artista ha fissato impressioni e stati d’animo improvvisi, e che Carmelo Pipitone ci racconta attraverso un linguaggio musicale che alterna asperità e leggerezza. “Nel mio Quinto Quarto c'è fame e verità, mani ruvide e odore forte, storia popolare ed illusione – dice Pipitone - perché la nobiltà nasce dalla trasformazione degli elementi e ciò che era poco nutre tanta gente e quel che resta diventa festa”. Quinto Quarto rappresenta una nuova tappa del cammino di un musicista in costante trasformazione, capace di offrirci un’espressione autentica e rara della propria sensibilità. Annunciate anche le date del "Quinto Quarto Tour", che prenderà il via venerdì 13 marzo da Novara per presentare le canzoni del nuovo album, anche se non mancheranno brani estratti dai lavori precedenti di Carmelo Pipitone, riarrangiati per l'occasione. Con il chitarrista sul palco, Valerio Pompei alle percussioni.
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LA GENTE VUOLE PEZZI SEMPLICI
Nove comizi musicali di PAOLO PIERETTO
Una fotografia impietosa e politicamente poco corretta della società e delle sue derive
SINGOLO è il brano “manifesto” che accompagna l’uscita e che vede la partecipazione di LAURA FORMENTI, una delle stand-up comedian più conosciute e apprezzate
Un album “politico”, in ogni sua parte, dalla scrittura dei brani alla produzione. Questo è “La gente vuole pezzi semplici” (Maremmano/IRD), il terzo lavoro in studio del cantautore brianzolo e pavese d’adozione, Paolo Pieretto, che ritorna sulle scene a dieci anni dal suo ultimo disco. Nel suo passato gli studi al C.P.M. e un ottimo successo di critica che lo hanno portato prima in finale al Premio Città di Recanati, poi al Festival di Castrocaro. Nasce come cantautore puro, ma oggi ama definirsi “predicatore di canzoni che fa comizi musicali”. “Vedo le mie canzoni – dice – semplicemente come un mezzo per portare a una discussione, o almeno questo è il mio obiettivo e forse la mia presunzione. Magari una macchina scassata di terza mano, giù di carrozzeria e che non sempre ha voglia di accendersi, però pur sempre un mezzo di trasporto”. Con questa filosofia vede la luce “La gente vuole pezzi semplici”, una fotografia impietosa e politicamente poco corretta della società e delle sue derive. Anche una denuncia chiara e netta sul nuovo modo di fare discografia: “Incidere e stampare un disco da indipendente è un gesto eroico a perdere, nella mia situazione avrei dovuto chiedere ad amici musicisti di lavorare gratuitamente e non ho trovato etico farlo: se alcune esecuzioni vi suoneranno elementari, consideratelo il mio dito medio punk al music business 2.0. Aver fatto tutto in casa e pubblicato essenzialmente quella che una volta veniva definita pre-produzione è la mia critica al music business di oggi in cui la qualità non è un valore. La gente vuole pezzi semplici e se li ascolta lo fa dal telefono, se va proprio di lusso dal bluetooth dell’auto. Credete che nel disco di uno sconosciuto qualcuno possa apprezzare la dinamica di un bravo batterista ascoltando delle canzonette distrattamente dalle cuffiette in mp3? Questo è un problema culturale, ma del resto nel nostro Paese la musica leggera non è considerata cultura”. Si tratta di un album dalle sonorità pop (che però, volutamente, non rispetta alcun canone di radiofonicità). Nove brani in tutto che attraversano tematiche scottanti: dalla malapolitica alla maleducazione; dall’ipocrisia del “politically correct” alla banalità del male, per dirla come Hannah Arendt, fino ad arrivare ai cambiamenti portati dall’avvento dei social. Con una luce in fondo al tunnel: la riscoperta terapeutica della creazione artistica senza condizionamenti perché, come spiega Pieretto, “non si può scegliere di iniziare a scrivere canzoni e non si può scegliere di smettere di farlo: si può solo decidere se tenere tutto nel cassetto o condividerlo con gli altri e poi stare a vedere se le proprie emozioni, visioni, idee, creano un terreno comune con altre sensibilità”. L’album è stato scritto, prodotto e suonato dall’artista “tutto da solo e registrato in casa, poi i pezzi sono stati mixati da quel santo uomo di Franco Cufone che dopo una lunga gavetta nei migliori studi italiani e al fianco di band come Elio e le Storie Tese o Pitura Freska, finalmente ha realizzato il sogno di mettere a posto le mie canzoni storte”. Esce il 26 settembre in distribuzione fisica e digitale.
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ANTONIO PASCUZZO
“LA TELA DI PASCOUCHE”,
IL NUOVO ALBUM DI INEDITI
In uscita venerdì 20 marzo 2026
A più di 10 anni di distanza dal precedente ‘Pascouche’ e 15 anni dopo ‘Rossoantico’, Antonio Pascuzzo torna con un nuovo album di inediti, “La tela di Pascouche”, in uscita venerdì 20 marzo 2026 per l’etichetta vivodimusica (in vinile, CD e digitale). 9 canzoni composte in un lungo periodo che attraversa anni difficili per il mondo e ancor più per l'umanità, intesa sia come specie che come sentimento. Per quanto l'attenzione ai temi sociali rimanga sempre un elemento molto presente nelle tematiche affrontate, in questa occasione il cantautore si misura anche con la forma canzone più ‘scanzonata’ e apparentemente “disimpegnata”: brani come ‘Cavalli’, ‘Il tempo che mi serve’, ‘Il muto e il menestrello’, lasciano trapelare un modo nuovo di approcciare al suo lavoro: brani che rappresentano un “divertissement” anche se intrisi della consueta ricchezza di riferimenti, citazioni e qualche volta omaggi. Un disco a rilascio lento, scritto durante gli intervalli di una vita in cui Pascuzzo, lavora anche come avvocato e direttore artistico…. e lo fa per davvero! Canzoni che affrontano ferite pubbliche e private, individuali e collettive.
Si va dal tradimento di una “patria” che sospende ‘Rosa’, la maestra palermitana che racconta ai suoi alunni del binario 21, mentre frotte di analfabeti mariuoli, occupano ovunque ruoli di vertice, e dunque prosegue con lo scioglilingua Capra, ’rubi poco e vinci la galera rubi tanto e guarda che carriera”. La tela di Pascouche passa in rassegna i tradimenti subiti dall’autore, per esprimere solidarietà ne “L'ultima lama” al compagno sopravvissuto a Lucio Dalla. C’è la malinconia struggente del “Condominio dei malandati’, la casa dell’infanzia che oggi ospita genitori anziani che hanno visto partire i propri figli per una guerra persa lontano. Passando per ‘Il ponte degli amanti’, la storia di un amore proibito tra due amanti tenuti lontani dal Covid, e ancora per ‘La città dei supermercati’, l'impietosa fotografia delle nostre città che diventano allevamenti intensivi per consumatori, per arrivare al divertimento conviviale de ‘Il tempo che mi serve’ o de ‘Il muto e il menestrello’, fino alle atmosfere retrò di ‘Cavalli’ Come nei 2 precedenti album (Rossoantico arrangiato con Pericle Odierna, Pascouche con Francesco Forni) c’è sempre una particolare attenzione alle scelte di arrangiamento, che in questo album è curato da Alessandro Chimienti, chitarrista e produttore, che diventano veri e propri elementi narrativi. “Un album che ho trattenuto a lungo tra le mura di casa – dice Antonio Pascuzzo. Detesto pensare che tutto quello che scrivi, che togli, che tagli, che cambi o che modelli, per scrivere una canzone, comunque non venga ascoltato. Che senso ha un altro messaggio nella bottiglia, nel 2026, quando in mare galleggiano miliardi di bottiglie? Mi confortava l’idea che questo album venisse ascoltato tra le mura di casa da me e Laura, che comunque lo apprezzavamo come una musica esclusiva, che potevamo non solo ascoltare e giudicare, ma anche modificare e migliorare! Ma alla fine ho ceduto e lo pubblico. L’album mi piace, mi rispecchia e mi descrive. Il lavoro con Kim (Alessandro Chimienti) e Simona Sciacca cantante e musicista straordinaria, è stato come quello di enologi e vignaioli, che impiegano anni per affinare il loro vino, le uve, le botti. Lo considero un’evoluzione e una crescita, nella consapevolezza della scrittura, un album attraverso il quale ho esplorato le mie fragilità e ci ho fatto i conti, risultando ovviamente loro debitore. Forse è l’album della saggezza e, visto il mio esordio in età già matura, speriamo non della senilità! Quelle che un tempo erano invettive oggi sono allegorie edulcorate, oniriche, qualche volta amare ma (anche) allo stesso tempo lucide e disincantate. Il mondo è cambiato, mi dicono spesso: ma io oggi più che mai, con i miei 58 anni vissuti a pieno, presento un album di canzoni d'autore, per alcuni un genere morto da almeno trent'anni, come l’artista ottimista che si lascia dietro tracce che comunque gli sopravviveranno. Il mondo è cambiato e magari cambierà ancora, e questa canzone d’autore (termine oggi usato in una accezione eccessivamente fluida) tornerà ad interessare.”
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SquiLibri
presenta
ENZO MOSCATO
Hotel de l’Univers
L’omaggio di un grande drammaturgo al mondo del cinema che, con la direzione musicale di Pasquale Scialò, nella stagione 2003-04 inaugurava il Teatro Stabile di Napoli: ora con due brani interpretati da Enzo Gragnaniello e in copertina un dipinto di Mimmo Paladino
In uscita per Squilibri il 24 gennaio 2025
anticipato in radio da “Toledo Suite” con Enzo Gragnaniello
A vent’anni dalla fondazione del Teatro di Napoli e a un anno dalla scomparsa del grande drammaturgo, Squilibri ripubblica in una nuova veste Hotel de l’Univers di Enzo Moscato con l’intento di evidenziare l’originalità di un “teatro-canzone” in cui la musica è una componente fondamentale e non più soltanto un mero commento sonoro a margine di un racconto che potrebbe svolgersi anche in sua assenza. Con scritti introduttivi di Roberto Andò, Pasquale Scialò e Claudio Affinito, la nuova edizione, promossa dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale d’intesa con la Casa del Contemporaneo e con la Compagnia Enzo Moscato, è arricchita, in copertina, da un dipinto di Mimmo Paladino e da altri due brani re-interpretati daEnzo Gragnaniello: un omaggio che, a loro volta, i due artisti hanno voluto rendere a un indimenticabile protagonista di una cultura radicata a Napoli ma capace di esprimere istanze universali. Con Hotel de l’univers Enzo Moscato inaugurava, nel 2003, il Teatro Stabile di Napoli, ma allo stesso tempo offriva una rappresentazione della sua, personalissima, idea di teatro che si declinava in una straordinaria forma di esuberanza artistica, capace di includere ogni altra espressione culturale, dalla filosofia alla canzone, dalla pittura al cinema: un’idea “impura” di teatro che rispondeva alla vocazione della neonata istituzione teatrale che, a sua volta, intendeva muoversi verso una proposta altrettanto multiforme e versatile. Nella sapiente drammaturgia dell’opera, allestita con la complicità e la direzione musicale di Pasquale Scialò, le canzoni delineano una fitta trama di rimandi dai quali è impossibile prescindere perché danno corpo e forma alla stessa “educazione sentimentale” dell’autore, maturata in una sala cinematografica popolare, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. La suggestione irresistibile delle musiche di autori come Nino Rota e Nicola Piovani, opportunamente rivisitate, rimandano così alle grandi pellicole cui sono legate, da Federico Fellini a Luigi Magni, mentre i brani originali, a firma congiunta Moscato-Scialò, esplicitano questa mappa sentimentale di ricordi e visioni con omaggi ad altri grandi autori, da Charlie Chaplin a Wim Wenders, fino alla diva per eccellenza, Marilyn Monroe. Di canzone in canzone, si precipita così in una vertigine di immagini che come per miracolo sembrano materializzarsi sotto gli occhi ma per il tramite del solo udito, in una commossa celebrazione del cinema e di ciò che ha rappresentato per diverse generazioni. Presi nel vortice di queste trasfigurazioni, si ha così l’impressione di sedere accanto a quell’adolescente avido di vita e cultura, in quella sala dei Quartieri Spagnoli, il cinema Cristallo, a pochi passi dall’Hotel de l’Univers, detto anche Albergo dell’Allegria, che ha poi dato il nome a tutto il progetto. Anticipato per radio dal singolo Toledo Suite, nell’interpretazione di Enzo Gragnaniello, Hotel de l’univers, edito da Squilibri, sarà nei negozi e sulle piattaforme digitali a partire dal 24 gennaio.
info@squilibri.it, www.squilibri.it
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VENERDÌ 5 DICEMBRE ESCE SOLO IN CD E VINILE
“FRA GUERRA E PACE”
IL NUOVO ALBUM DEL CANTAUTORE INTERNAZIONALE
PIPPO POLLINA
Da venerdì 5 dicembre è disponibile in formato CD e vinile “FRA GUERRA E PACE” (Jazzhaus Records / STORIEDINOTE), il nuovo album di inediti del cantautore internazionale Pippo Pollina.
È disponibile il pre-order al link: storiedinote.com
Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza. I titoli delle canzoni e i loro testi ci mettono davanti a storie dure e a realtà spesso brutali. “La notte dei cristalli”, registrata insieme ai suoi due figli, il cantautore Faber e Madlaina Pollina, segna la prima volta in cui i tre si esibiscono in un brano insieme. “Free Palestina” dà invece voce a una terra ferita, priva di ricordi, di pane e di dignità, ma abitata da un coro di voci che continua a gridare alla sua libertà. Nonostante tutto, nei brani risuonano la speranza, l’amore e l’umanità, che emergono come un antidoto alla sofferenza. La canzone “Fra i petali del girasole” racconta la storia di un soldato ucraino in licenza che, pur segnato dalla guerra, continua a sognare una vita diversa lontano dal Donbas, perché la vita, dopotutto, custodisce ancora tanta bellezza. «A diciott’anni, raggiunta la maggiore età e approfittando della libertà di scelta concessami, decisi di non fare il militare – racconta Pippo Pollina – rifiutai le logiche gerarchiche di quell’ambiente e la vicinanza alle armi come strumento sia di offesa che di difesa. Interpretando l’esigenza profonda di affidare il mio “passaggio in terra “ad altre attività scelsi la poesia e la musica. Ed è in nome di quelle che, oggi, vi canto le canzoni di “Fra guerra e pace”. Componimenti che raccontano fatti di storia o sentimenti umani che ebbero luogo un tempo, o che descrivono le emozioni attuali di chi, sfortunatamente, convive con la morte tutti i giorni con animo fiero o rassegnato. A loro è dedicata quest’opera».
Pippo Pollina è un cantautore siciliano nonché una delle voci più originali e riconosciute della canzone d’autore italiana in Europa. Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per il canto e nel 1979 inizia gli studi di chitarra classica e teoria musicale. Esordisce con Agricantus, gruppo di ricerca popolare legato alle tradizioni dell’America Latina e del Sud Italia. Parallelamente collabora con il mensile antimafia I Siciliani, diretto da Giuseppe Fava, giornalista e scrittore assassinato dalla mafia nel 1984. In quel clima di repressione e mancanza di prospettive, alla fine del 1985 lascia l’Italia e parte per un viaggio senza meta attraverso l’Europa. Per mesi vive suonando ovunque sia possibile raccontare storie e raccoglierne altre, attraversando quasi tutti i Paesi europei, dall’Ungheria alla DDR, dalla Francia all’Inghilterra, dall’Austria alla Svizzera, fino alla Scandinavia. Durante un’esibizione a Lucerna viene notato dal cantautore svizzero Linard Bardill, che lo invita a partecipare a un progetto discografico e concertistico in lingua romancia. Il tour, con circa 60 date, tocca Svizzera, Belgio e Germania e nel 1988 viene pubblicato l’album “I nu passaran”. L’anno successivo Pollina firma il suo primo album solista. Da quel momento costruisce una carriera internazionale unica composta da 24 album, più di 4.000 concerti e un pubblico particolarmente numeroso nell’area di lingua tedesca. Collabora con artisti di grande prestigio come Konstantin Wecker, Georges Moustaki, Franco Battiato, Nada, Inti-Illimani, oltre a progetti speciali come “Leo”, dedicato a Léo Ferré e realizzato con il sassofonista americano Charlie Mariano e il gruppo berlinese d’avanguardia L’Art du Passage. Il suo percorso lo porta fino ai grandi teatri europei e alle arene più importanti tra cui l’Arena di Verona e l’Hallenstadion di Zurigo con oltre 8.000 spettatori. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Lunezia, il Premio della Critica del MEI, il prestigioso Kleinkunstpreis svizzero, il Premio Musica e Cultura in memoria di Peppino Impastato e il Premio Pino Puglisi a Palermo.
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“Paradeseios” l’album del nuovo progetto Mystikòs
Il primo album dell’ensemble Mystikòs fondato dal flautista Mario Crispi
Si chiama “Paradeseios” l’album dell’ensemble musicale Mystikòs nato da un’idea di Mario Crispi, flautista fondatore degli Agricantus. Il progetto vede insieme Filippo Maurizio Maiorana, testi, narrazione e interventi cantati; Mario Crispi, testi, direzione, strumenti a fiato arcaici ed etnici, laptop, voce; Enzo Rao Camemi, violino elettrico, oud; Giuseppe Lomeo, chitarra preparata; Maurizio Curcio, Chapman Stick, laptop e Nino Errera, batteria, percussioni. Si basa su alcune composizioni e atmosfere musicali, scritti poetici, racconti antichi e moderni rivolti ad una dimensione mistica, arcaica, ancestrale, riferite al nutrimento dell’anima, con riferimenti alla cultura popolare siciliana. “Il progetto musicale nasce dal desiderio di indurre l’ascoltatore non solo a soffermarsi su alcuni generi musicali e poetici, generalmente marginalizzati dalla cultura di massa, portatori di significati e di contenuti utili ad una riflessione interiore e non superficiale - spiega Mario Crispi, fondatore dell’ensemble - vuole porre anche l’attenzione a tematiche cogenti ed attuali. La proposta musicale presentata è infatti frutto di ricerche individuali che si ispirano a suoni, ad atmosfere, agli ambienti e delle problematiche che caratterizzano da sempre ed in maniera trasversale le culture ed i popoli mediterranei. In tal senso, il popolo siciliano è, senza dubbio, tra i più coinvolti dalla commistione tra etnie, storia e tradizioni, con un piede nel mondo magico ed un’altro”. Paradeseios è il primo lavoro concepito dall’ensemble. Il progetto ha preso forma nel settembre del 2023, debuttando con un concerto effettuato nel mese di ottobre 2023 presso il festival Ierofanie a Giardini Naxos in collaborazione con Segesta Teatro Festival. In quell’occasione ne è scaturito un repertorio originale, la cui formazione attuale ha deciso di pubblicarlo inizialmente solo in formato digitale in occasione dell’Equinozio di Primavera, il 21 marzo 2024. Il progetto, interamente registrato dal vivo é frutto di una sessione di una serie di “improvvisazioni modali”, effettuata i primi di febbraio del 2024, ovvero basata su raga indiani e persiani, scale modali, bordoni ed armonie iterative oltre che ritmi ipnotici e rituali, avendo come riferimento le tradizioni musicali siciliane, mediterranee, mediorientali e asiatiche. Tutti questi materiali musicali diventano di grande ispirazione per i vari solisti vocali e strumentistici nell’elaborazione di melodie ed atmosfere idonee a sostenere testi cantati e recitati ispirati alla tradizione medievale (Carmina Burana, Francesco), a poeti persiani ed indiani come Rumi, Hafez, Tagore, (di cui sono riprodotte delle libere traduzioni in siciliano), ed alla capacità enunciativa ed espressiva che ci hanno trasmesso poeti siciliani come Ignazio Buttitta, Giacomo Giardina, Gaspare Cucinella, Vito Mercadante, Giovanni Meli. Tali testi, cantati e recitati in latino, italiano volgare e siciliano, sono stati scelti nell’intenzione di utilizzare la lingua siciliana e le lingue arcaiche italiche come forma di rispetto e riconoscimento del potere evocativo delle parole e della loro espressività. Mystikos“Paradeseios” si avvale del supporto di Nuovo Imaie sia per la produzione dell’Album sia per la sua promozione anche dal vivo.
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Music for Dance – SPIN
Nel suo secondo disco, questo trio senza strumento armonico, amplia il proprio spettro timbrico intrecciando acustico ed elettronico, moltiplicando i layers di interazione con la materia sonora. La ricerca intorno e attraverso le pieghe della ritmicità intrinseca nelle cose (nella musica, ma anche nell’uomo, nelle cellule, negli astri, nel movimento, nel tempo, nella danza) si interseca con nuovi piani sonori che si amalgamano con l’esecuzione pulita, severa e materica di sax (alto e soprano), contrabbasso e batteria (in un set minimale e preparato): synth analogici, campionamenti, nastri, batteria giocattolo, overdubs, diventano il moltiplicarsi e lo sfaccettarsi di un discorso (e un percorso) in continua evoluzione, che si apre mulinando su se stesso come un piccolo universo, fatto dalla ricerca di tre musicisti che suonano insieme da quasi vent’anni. Sono quindi due i trii che si intrecciano, in modo caleidoscopico, mettendo a fuoco ora un feedback del sax aumentato, ora un groove puro, ora uno struggente ambiente armonico, ora un eco di nastri in lontananza, un groviglio di batterie distorte, un denso fraseggio avant-jazz, e così via, in un sentiero che lascia intravedere in primo piano, uno ad uno, i tre protagonisti in modo privo di ego ma ricco di identità: un viaggio di eventi statici e moti ancestrali, descrizioni semplici di meccanismi complessi. Spin approfondisce e dilata le suggestioni del primo disco “Music for Dance”, trasformandole in un nuovo studio sul ritmo e sulla circolarità di moti e relazioni, dai piccoli gesti quotidiani ai grandi cicli cosmici, dai ritmi che abitano il corpo alle percezioni più sottili della musica. Il risultato è una musica in equilibrio organico tra suono acustico e l’utilizzo di suoni altri , in cui confluiscono riferimenti e influenze che spaziano dal jazz alla musica concreta.
Tobia Bondesan – sax alto e soprano, sax preparato, synth analogico, samples, elettronica; Michele Bondesan – contrabbasso, nastri; Giuseppe Sardina – batteria preparata, percussioni, batteria giocattolo, salterio
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PONDEROSA MUSIC RECORDS
STEFANO BOLLANI
esce il 20 marzo l’album
STEFANO BOLLANI ALL STARS
TUTTA VITA LIVE
Parte il 6 giugno da Ravenna il tour Tutta Vita Live
STEFANO BOLLANI ALL STARS con ENRICO RAVA, PAOLO FRESU, DANIELE SEPE, ANTONELLO SALIS, ARES TAVOLAZZI, ROBERTO GATTO, FRIDA, MATTEO MANCUSO e CHRISTIAN MASCETTA
Una residenza artistica che ha riunito alcuni fra i migliori musicisti italiani di livello internazionale insieme a giovani talenti emergenti e che è culminata in un concerto memorabile, tutto racchiuso in un film. E adesso il disco: un nuovo tassello per espandere ulteriormente l’esperienza di un progetto articolato, che celebra il jazz, la musica, l’incontro con l’altro, la libertà, la vita stessa. Esce il 20 marzo per Ponderosa Music Records, Tutta Vita Live di Stefano Bollani con la formazione All Stars. Attivo il pre-save: https://bfan.link/stefano-bollani-all-stars-tutta-vita. Il disco è stato registrato dal vivo durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, momento culminante dell’opera filmica coprodotta da una coppia d’arte e di vita, Valentina e Stefano, e di prossima distribuzione per Lucky Red. Il documentario Tutta Vita di Valentina Cenni, presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, nasce dalla voglia di raccontare l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà. Per fare questo, Valentina Cenni chiede a Bollani di riunire insieme a lui per una settimana, in una dimora storica di Gorizia, grandi artisti come Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto ma anche tre giovani talenti: Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, in arte Frida. Un tempo sospeso in una terra di confine per vivere e condividere quella musica che per sua stessa natura non ha confini: il jazz. Una condivisione che non è soltanto fra i musicisti ma soprattutto tra i musicisti e gli spettatori, perché lo sguardo curioso ma discreto e rispettoso di Valentina Cenni mette a disposizione del pubblico questa straordinaria quotidianità dell’ensemble – giorni e notti fatti di musica, di dialoghi, battute, giochi, prove e improvvisazioni – facendo cogliere a chi guarda il momento esatto in cui il processo creativo trova forma, la musica nasce e poi approda sul palco. Nel frattempo, alle date già annunciate con il progetto Tutta Vita Live - Stefano Bollani All Stars che a ogni data riunisce questo strabiliante parterre de rois di mostri sacri del jazz e non solo – il 6 giugno alla Rocca Brancaleone di Ravenna per il Ravenna Festival, il 29 giugno nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” a Roma, il 6 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS), il 9 luglio a Perugia per Umbria Jazz – si aggiungono due nuovi appuntamenti che portano sul palco progetti diversi dell’eclettico musicista milanese: il 29 maggio Bollani ritorna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (dove lo scorso anno ha debuttato il progetto Tutta Vita Live) ma questa volta in piano solo; e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la direzione di Daniel Harding. Quella del 29 maggio a Trieste, nell’ambito della XIX stagione di Note nuove organizzata da Euritmica, è una nuova tappa del tour Piano Solo, uno spettacolo che rinasce ogni sera con un repertorio sempre inaspettato in cui il flusso musicale è governato dall’estro del momento, saltando fra i generi e le epoche, dalla musica classica al jazz ai ritmi sudamericani, da Poulenc a Lucio Dalla passando per Frank Zappa: un grande gioco musicale dove a condurre sono l’improvvisazione, creatività e una grande chimica con il suo pubblico, ogni volta chiamato a comporre insieme all’artista il programma della serata con le proprie imprevedibili richieste. Il 18 luglio nella cornice unica di Piazza del Campo a Siena Stefano Bollani, in occasione dell’anteprima di Chigiana International Festival & Summer Academy 2026, sarà invece ospite dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding per l’ormai celebre Concerto per l’Italia, uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva, nato nel 2021 grazie alla volontà dell’Accademia Chigiana di celebrare il ritorno alla musica dal vivo dopo il periodo della pandemia. Il programma del concerto verrà annunciato nelle prossime settimane.
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ZOE PIA EIC - Eden Inverted Collective
“Atlantidei” è un viaggio nel tempo e nello spazio. Un tempo storico e immaginario, di musiche reali e reinventate; e uno spazio che non è solo geografico, ma è anche una rete di melodie, timbri e ritmi che tessono un luogo vivo e fantastico. «Atlantidei» è anche il mito della musica.
Stefano Zenni
“Atlantidei” è il disco del debutto di EIC Eden Inverted Collective, originale quintetto formato dai quattro giovani percussionisti classici Mattia Pia, Paolo Nocentini (Professori titolari della Fondazione Arena di Verona), Nicola Ciccarelli e Carlo Alberto Chittolina (Professori ospiti della Fondazione Arena di Verona) e dalla clarinettista jazz Zoe Pia, qui anche alle launeddas e all’elettronica. L’album è in uscita il 24 febbraio per Caligola Records. Ispirato dalla visione della mostra Post–Eden degli artisti Luca Zarattini e Denis Riva (autori della copertina), l’album indaga il rapporto fra uomo e natura, immaginando dei nuovi mondi frutto del dialogo tra antico e nuovo, alla ricerca di un equilibrio che sia di stimolo all’immaginazione. Il parco strumentale utilizzato è quanto mai esteso, e le percussioni combinate con le ance di Zoe Pia creano immaginifici paesaggi sonori. L’incipit creativo di “Atlantidei” trae origine dalla circumnavigazione della costa sud–occidentale della Sardegna, fra le terre emerse più antiche d’Europa, che qualche studioso ha voluto identificare con la mitica Atlantide evocata da Platone.
Qualche anno dopo lo storico Timeo di Tauromenio ha parlato della grande potenza dei Popoli del Mare, tra cui proprio gli Shardana, mettendo quindi in stretta relazione la terra dei nuraghi con il mito di Atlantide. Nell’età moderna l’isola leggendaria ha suscitato l’interesse di studiosi come Athanasius Kircher (1602–1680), che ha influenzato, fra gli altri, Johann Sebastian Bach e Ludwig van Beethoven. Il Maestro in un centinaio di arti nel trattato «Mundus subterraneus» (1665) ha disegnato un’immaginaria mappa di Atlantide che ha ispirato l’elaborazione degli otto brani del disco, suggerendone anche i titoli.
A settembre il disco verrà presentato in Giappone con il tour "Atlantidei Live in Japan": 5 concerti a Tokyo, Nagoya, Osaka, Wakayama, Kyoto sempre con il sostegno di SIAE Per Chi Crea.
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MARCO PASINETTI
SIPHONOFORO
Il quartetto SIPHONOFORO è un progetto di musica originale scritta ed organizzata da Marco Pasinetti per una formazione con chitarra elettrica, fiati e batteria. Il progetto prende spunto dagli studi di Pasinetti per la tesi di biennio presso l’Accademia Nazionale Siena Jazz sulle formazioni bassless (dal trio di Jim Hall, Bob Brookmeyer e Jimmy Giuffre fino a quello di Paul Motian, Joe Lovano e Bill Frisell). In questo particolare tipo di formazione l’assenza del basso è una scelta che spinge l’organico a dirigersi verso territori molto aperti, dai confini duttili, ai quali ci si approccia con un nuovo senso dello spazio. Lo studio delle bands di cui sopra ha portato Pasinetti ad utilizzare l’assenza del basso non come un vuoto da riempire a tutti i costi ma come un’occasione per aver nuovi approcci alla forma e per dare una rafforzata importanza della melodia, oltre che per rivedere i classici ruoli degli strumenti in una formazione jazz.
Inoltre la musica bassless si presta ad una notevole flessibilità ritmica, ambiguità armonica ed il contesto fornisce un’occasione perfetta per la ricerca timbrica e per esplorare tecniche come il contrappunto ed il canone. I fiati fanno ampio uso di sordine e tecniche estese, il batterista di percussioni e gong, la chitarra si esprime anche con effetti elettronici. Tutto questo sempre suonando in diretta, senza suoni preregistrati.
Il risultato è una musica di impostazione jazz ma senza la maggior parte delle caratteristiche del genere, aprendosi facilmente ad influenze tribali, ambient, rock, ed etniche. Siphonoforo è quindi una proposta molto varia ma con un suono molto identitario, favorito dalla facilità con la quale i musicisti passano da ritmiche africane a sonorità nordiche molto dilatate o a momenti di improvvisazione libera (praticata per anni dai quattro musicisti nei laboratori di ricerca del maestro Stefano Battaglia).
Il quartetto si è formato a Siena nel 2023 e ha all’attivo numerosi concerti in Toscana e Lombardia. Il gruppo pubblicherà il primo disco, omonimo, per l’etichetta Flying Robert di Nelide Bandello il 16 Marzo 2026. Il 20 Marzo verrà presentato dal vivo a Bergamo Jazz Festival 2026
SIPHONOFORO è composto da:
• Marco Pasinetti– Chitarra e composizioni • Tommaso Iacoviello – Tromba
• Luca Tapino – Trombone
• Pierluigi Foschi – Batteria
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Nādt Orchestra
Dualism
Nata a Bologna nel 2020, la Nādt Orchestra è formata da 8 musicisti giovani e talentuosi, uniti da una comunione d’intenti e di sensibilità e dalla volontà di costruire un linguaggio sonoro poliedrico e contemporaneo. La loro musica è un crocevia di stili e contaminazioni: un mix che combina il linguaggio del jazz ad elementi provenienti da tradizioni musicali diverse, dall’Africa al Centro America, fino al Medio Oriente, senza temere incursioni in territori elettronici. Sotto la spinta propulsiva del chitarrista Domenico Romano, nel corso di questi anni, la band ha provato e riarrangiato i brani che costituiscono il corpus del loro album d’esordio, Dualism. Il nome del collettivo prende ispirazione dal termine sanscrito nādt che denota i canali sottili attraverso i quali scorre il prāṇa, l'energia vitale: non si tratta di entità fisiche come i nervi, ma piuttosto di una sorta di "circuito energetico" che, secondo la tradizione yogica, influenza la salute fisica, mentale e spirituale. Le opere sanscrite sullo Yoga affermano che nel corpo umano esistono quattordici nādt principali e centinaia di migliaia di nādt minori. Dualism esce il 9 maggio per Locomotiv Records, fucina della scena indipendente musicale bolognese, che vanta nel suo roster la superband psichedelica I Hate My Village, il trio curdo-tunisino FusaiFusa e gli sperimentatori post-punk Korobu. La Nādt Orchestra, guidata dalla produzione magistrale di Tommaso Colliva (Muse, Calibro 35), dà vita in Dualism a un universo sonoro ricco di contrasti e sfumature, dove melodie evocative, ritmi di matrice africana e sudamericana, suggestioni elettroniche si fondono in un'armonia sorprendente. Il produttore ligure, vincitore di un Grammy Award per Drones (Muse), ha dichiarato: “Ci sono poche cose emozionanti come ascoltare nove esseri umani che interagiscono nella stessa stanza. Nello stesso momento. Una volta era la norma, ma oggigiorno sta diventando sempre più una cosa rara, un'eccezione, una magia. Questo disco è stato questo: provare a catturare la meraviglia creata da questi giovani musicisti che dialogano linguaggi affascinanti tra di loro.” Dualism è un viaggio musicale ipnotico che esplora la dualità in tutte le sue forme, intrecciando luce e ombra, energia e malinconia, tradizione e innovazione. Ispirato dalla diversità dei background dei membri della band, mira a rompere i confini di genere e creare un paesaggio sonoro dinamico e distintivo. L'album invita a riflettere sulle complessità dell'esistenza umana, mostrando la disintegrazione e la rinascita delle idee tradizionali. Sottolinea l'equilibrio tra gli opposti, dove il dualismo non è un'opposizione, ma una condizione fondamentale della realtà. La title-track riassume inconfondibilmente questa idea di armonia e circolarità. Il sax ostinato in apertura, accompagnato da un intreccio di ottoni, introduce un’esplosione di archi che lascia spazio - in un secondo momento - ad un intermezzo riflessivo di pianoforte: questo apparente momento di calma prepara ad un ritorno dei protagonisti iniziali, che ripropongono il tema principale con ancora più forza e intensità. Il disco si arricchisce della presenza di grandi nomi del jazz contemporaneo come Gianluca Petrella e Pasquale Mirra. In Koko, le percussioni di origine afrocubana dialogano con il trombone di Petrella, dando vita ad un crescendo dove l’emergere degli altri strumenti sposta di volta in volta l’attenzione sull’incedere ritmico o sugli interventi dell’ospite. Il vibrafono di Mirra - accompagnato in Eggun da un altro ospite, il contrabbassista Alberto Brutti - contribuisce alla tensione sottile, quasi palpabile, che contraddistingue questa composizione e che gradualmente si impossessa del brano: il flusso free, riportato all’ordine dal richiamo costante e ipnotico dei tamburi Batá, evoca la potenza di una cerimonia rituale. Non mancano i momenti più giocosi e groove-centrici, come in Spiral e Elephant, nei quali la Nādt Orchestra distilla ritmiche magnetiche e linee melodiche travolgenti ed esplora territori sonori vicini al neo-afrobeat degli Ezra Collective e ai tropicalismi dei brasiliani Iconili. In Sewa, la voce prorompente della griotte burkinabé Kadi Coulibaly chiude l’album con note di gioia e di speranza: il testo, in lingua Bambara, illustra il significato profondo di questa parola che evoca un sentimento di felicità condivisa. Pur mantenendo salde le radici nel solco della tradizione jazz, alla stregua di illustri contemporanei come Badbadnotgood e Alfa Mist, la formazione bolognese gioca con i linguaggi e i generi, sfuggendo alle facili catalogazioni. Dualism è un invito a immergersi nelle profondità dell'animo umano, a confrontarsi con le contraddizioni e a scoprire la bellezza e la possibilità di un nuovo equilibrio che si cela dietro ogni conflitto.
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PIETRO PARIS
FOLK TRAFFIC
Folk Traffic è un ensemble che mette in scena una musica teatrale, fatta di persone e di movimento. Attraverso l’intreccio di improvvisazione e composizione, di architettura formale e di vorticoso dialogare, viene rappresentato attraverso il suono il corrispondere tra individui, storie, racconti, spostamenti, moti e motivi. La band nasce da una lungo rapporto che lega questi musicisti, sedimentato in precedenti progetti basati sull’improvvisazione e che ora si evolve in una nuova direzione compositiva. La musica del gruppo si ispira agli elementi significativi vissuti nel corso di questi anni, creando un punto di fuga attraverso il quale si intrecciano persone, musiche, stimoli, letture, discorsi, immagini, pensieri e ascolti. Questo incrocio di umanità rivive nella musica e nel dialogo tra i musicisti. Ogni brano in scaletta è accompagnato da un titolo evocativo che manipola la relazione tra due parole, creando un nuovo significato attraverso una breve pausa di una virgola. Questo gesto d’astrazione rappresenta il cuore del progetto Folk Traffic, rivelando nuovi rapporti tra gli elementi e mostrando poli di significato spesso opposti.
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ELISABETTA GUIDO
I sing Nicola!
AlfaMusic
La storica etichetta discografica romana AlfaMusic ha voluto realizzare un omaggio a un suo grandissimo artista del recente passato, il crooner Nicola Arigliano, in occasione del centenario dalla sua nascita. Il progetto è iniziato con l’uscita dei singoli “Buonasera Signorina”, “Amorevole” e “Maramao perché sei Morto?”, e si compirà con la pubblicazione dell’album “I sing Nicola!” disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 7 marzo, ed a seguire anche in CD (AlfaMusic/Egea distribution). Personaggio di grande fama per il pubblico italiano e internazionale, ha cantato anche negli Stati Uniti e in tutto il mondo con il suo tipico piglio swing, attraversando il mondo dello spettacolo per oltre 50 anni, fra concerti (era ospite fisso ad Umbria Jazz e in molti festival jazz internazionali), televisione (soprattutto per alcuni celeberrimi spot pubblicitari RAI, come quello del digestivo Antonetto, che lo rese noto al grande pubblico) e cinema (era amico personale di artisti come Totò e Rita Hayworth). Il Centenario dalla nascita di questo artista ricorreva esattamente il 6 dicembre del 2023 e l’etichetta discografica, che si è occupata di lui negli ultimi anni di carriera, portandolo nel 2005 alla vittoria del Premio della Critica Mia Martini, con il brano Colpevole (AlfaMusic/NunFlower/RaiTrade), al Festival di Sanremo 2005, ha pensato di dedicargli questo omaggio, dove i suoi brani sono reinterpretati dalla nota cantante jazz, pugliese come lui, Elisabetta Guido, che è anche lei artista della scuderia di AlfaMusic. Ad accompagnare Elisabetta ci sono gli storici musicisti di Arigliano: Giampaolo Ascolese, anche fra gli autori della biografia “Nicola Arigliano, un crooner colpevole”; Elio Tatti, entrambi collaboratori di grandi nomi della musica mondiale come Ennio Morricone; Michele Ascolese, anche storico co-chitarrista di Fabrizio De Andrè. Inoltre suona nel progetto anche il bravissimo sassofonista milanese Mirko Fait. Elisabetta Guido è una cantante e autrice di jazz e pianista. Si è esibita in tutta Europa in oltre 20 anni di carriera. Ha lavorato per le Produzioni di Rai 1 Grandi Eventi e ha collaborato e inciso con grandi nomi come Renzo Arbore, Paolo Belli, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso e molti altri. È stata inserita nel Dizionario delle jazziste europee Donne in Musica (editore Colombo – Roma). Il prossimo 22 novembre a Ravenna terrà, insieme all’etnomusicologo Gianpaolo Chiriaco’, una relazione sulla vocalità di origine afroamericana in occasione del celebre Convegno Internazionale “La Voce Artistica”, organizzato dal foniatra delle grandi voci, dott. Franco Fussi, insieme ad Albert Hera e Gege’ Telesforo. La foto di copertina del disco è uno scatto del grande fotografo del jazz Roberto Cifarelli. Le splendide immagini che arricchiscono il libretto del disco sono della compianta pittrice pittrice Marie Reine Levrat, immagini che sono anche presenti nel video di Buonasera Signorina, diretto da Maurizio D’Anna e uscito alla fine dello scorso anno. Il disco verrà presentato ufficialmente dal vivo a Roma il 7 giugno alle 18:30 nel Parco dei Fornaciari. Il concerto è promosso dall’associazione KirArt, molto cara alla Guido, con la collaborazione dell’associazione Valle dell’Inferno.
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Materiali Sonori
Le novità
FLAME PARADE - CANNIBAL DREAMS
CANNIBAL DREAMS è il nuovo album dei Flame Parade. Un viaggio nella testa di chi sogna a occhi aperti, nell’esistenza del daydreamer che vive sollevandosi nell'aria in una continua lotta tra il surreale e la concretezza. Un percorso raccontato da 10 tracce dall'atmosfera onirica, liquida e dilatata, attraverso sonorità dream-pop e shoegaze. Ricordi sbiaditi, speranze e desideri, promesse. Sogni vividi, affamati e insaziabili che divorano il legame con la realtà. Grazie anche alla collaborazione con la cantautrice, producer e sound engineer Matilde Davoli, le narrazioni eteree e sognanti dei lavori precedenti della band evolvono in questo album verso nuovi percorsi artistici. Quello che prende vita è un prodotto legato all’identità della band ma profondamente influenzato dalle nuove sperimentazioni. Il primo singolo estratto, “One of These Days I’ll Steal Your Heart”, esprime alla perfezione il nuovo universo ricercato dei Flame Parade, segnando con fermezza una nuova naturale evoluzione della band toscana.
MILITIA, macdara(s)
Dopo circa 12 anni di lavoro, euforia, riflessioni, ripensamenti, gioie e infiniti dolori… l'avanguardia sperimentale dei Militia e va avanti e vede finalmente la luce "MACDARA(s)", un'opera multimediale che si compone di un film/lungometraggio di taglio artistico realizzato da Promovideo e Accademia di Belle arti di Firenze (già selezionato in alcuni festival internazionali), un disco (CD, doppio vinile in edizione limitata, e digitale in tutto il mondo pubblicati ancora una volta da Materiali Sonori) e un libro a cura della Volumnia Editrice. Il progetto getta uno sguardo sulla poesia “possibile” nel 21° secolo e lo fa attraverso gli occhi e la sensibilità di uno dei più autorevoli poeti irlandesi dei tempi moderni, Macdara Woods, che ha letto alcuni dei poemi da lui composti nel nuovo millennio, dialogando con le musiche originali dei Militia e le immagini assemblate dal video-artista Massimo Rossi. L'opera può essere vissuta come un sentito omaggio all'importante autore irlandese, che dà titolo e origine a tutto: aveva scelto Panicale, in provincia di Perugia, come seconda casa, raccontando i paesaggi del Centro Italia ("Kavanagh in Umbria"), ed è scomparso nel 2018; i suoi versi nell'album si susseguono, si frammentano, si riverberano, si sovrappongono. Fra le tracce compare poi la voce di sua moglie, la poetessa Eilèan O'Chuilleanain. I due artisti, Woods e Rossi, con cui il gruppo ha a lungo condiviso questo lavoro ora non ci sono più e in loro ricordo l’opera è stata portata a termine, con la collaborazione di oltre 100 persone tra musicisti, attori, tecnici audio e video e video-artisti provenienti da tutto il mondo, questi ultimi riuniti sotto la prestigiosa sigla della Accademia di Belle Arti di Firenze. Alle musiche originali hanno collaborato (in ordine alfabetico): Nicola CAPPELLETTI, CORO delle Voci Bianche del Conservatorio Morlacchi di Perugia diretto dal Maestro Franco RADICCHIA, Gianfranco DE FRANCO, FAST ANIMALS and SLOW KIDS, Paolo FRESU, Simone FRONDINI, Giovanni GUIDI, Serse LUIGETTI, MASTER FREEZ, Eilèan NI CHUILLEANAIN, RALF, Francesco “BOLO” ROSSINI, Umberto UGOBERTI, VESPERTINA. E, ovviamente il trio storico di Militia formato da DARIO BAVICCHI, FABRIZIO CROCE e GIOVANNI ROMUALDI con voci, chitarre, tastiere, percussioni e sonorità elettroniche. A valorizzare il carattere multimediale dell’opera ciascun supporto realizzato nell’ambito del progetto contiene una Card che consente di scaricare gratuitamente tutti gli altri contenuti. "Con queste premesse, una prefazione di elettronica, noise e distorsioni dà il via a un intenso viaggio nello spoken music, attraversato da ogni sfumatura possibile: il rock, il dark, i cori e il canto di Mending, i glitch, la voce roca di Displacements, gli inserti orientaleggianti che diventano brano pop (Blessed Thomas of Prague), i toni epici (Song), i suoni da videogame (The welder embracing silence), i cerchi dentro i cerchi attorno ad altri cerchi (Circles), le atmosfere di un'isola in cui il poeta sembra quasi cantare tra i serpenti (Clare island, Snake), fino a Big top music, un brano vero e proprio a chiusura della tracklist”.
I SOLISTI DELL’ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO - IN ARTE SON CHISCIOTTƏ
musiche originali per lo spettacolo scritto da Samuele Boncompagni
(ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes)
con Elena Ferri, Luisa Bosi e I Solisti dell’OMA
Non poteva che essere attraversata dalla musica la nuova prova teatrale a firma Officine della Cultura del fantasioso nobiluomo della Mancia, cavaliere errante, disfacitore di offese, raddrizzatore di torti Don Chisciottə. In otto quadri di una contemporanea “ensalada” spagnola, contemporanea come la ə che porta nel titolo, come i piani di lettura offerti dalla ricerca della compagnia di attori e musicisti, I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo errano tra le pagine fattesi pentagramma del Capolavoro di Cervantes vibrando in un intreccio di melodie libere di rincorrersi e di sovrapporsi tra mulini a vento e giganti. All’immaginazione dell’ascoltatore viene lasciato il compito di ricomporre in una trama coerente i quadri del racconto. Meglio se a pancia vuota o col vento nella testa. I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo: Luca Roccia Baldini basso, cajon, voce; Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino; Gianni Micheli clarinetti, fisarmonica; Mariel Tahiraj violino; Daniele Berioli percussione; voci di scena di Elena Ferri e Luisa Bosi
FRANKIE CHAVEZ & PEIXE, Miramar II
Anche se provengono da diverse esperienze musicali, i portoghesi Frankie Chavez e Peixe sono uniti dal loro originale approccio con la chitarra. Peixe da più di venti anni sulla scena innovativa del rock portoghese con molteplici collaborazioni, e due sorprendenti dischi da solista “Apneia” e “Motor” nei quali esplora le innumerevoli possibilità del suo strumento musicale preferito. Sin dal suo debutto nel 2010, Frankie Chavez ha costantemente dimostrato di essere uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Ispirato dal folk, dal blues, così come dal classic rock, ha portato la sua musica sempre più lontano, sia con la band che come one-man-band, in completa simbiosi con lo strumento che c’è stato fin dall’inizio: una chitarra.
LETIZIA FUOCHI - ”Zing”
Effetto Zing o sull’inevitabile… Il progetto 2022 di Letizia Fuochi segna un cambio di passo nella scrittura musicale e nell'interpretazione vocale della cantautrice fiorentina. Il titolo curioso e inusuale, emblematico e bizzarro, nasce da una suggestione metasemantica, onomatopeica: ZING. ZING è un suono, è il suggerimento acustico di un evento stravolgente capace di trasformare noi stessi nel giro infinito di un attimo. Energia pura e incontrollabile che ci lascia senza parole, ZING rappresenta il cambiamento, il fatto (o il Fato) inevitabile in grado di illuminarci, contaminarci, di renderci consapevoli e fragili, meravigliosamente arresi di fronte alla nostra personale verità. ZING è anche il rumore di un solenne e maestoso colpo di fulmine che spiega in un istante tutto quello che fino a quel momento non eravamo riusciti a comprendere. Dieci canzoni improntante sull'inevitabilità dei sentimenti, dei ricordi e delle occasioni; dieci canzoni crepuscolari scritte e abitate nel passaggio serale dalla luce del giorno al buio della notte, verso un risveglio completo del cuore. Dieci canzoni eteree e carnali fatte di suoni puri, caldi, ritmati, tersi e profondi, scuri e limpidi, intrecciati con le parole, quelle antiche che trovano in questo disco il loro significato più autentico. “Non solo canzoni, non solo un disco, ma un contenitore di idee rivolte ad un presupposto fondamentale: a questo servono libri e canzoni, prima ci spiegano il mondo e poi ci consolano. La cultura come strumento di consapevolezza, come possibilità di passare dalle emozioni alla curiosità di conoscere, come inevitabile passaggio per scoprire chi siamo e quanto possiamo trasformarci nell'incontro e nel confronto. La musica d'autore possiede una forza evocativa sempre attuale capace di fornire sguardi e intuizioni che hanno fatto crescere e sognare intere generazioni e che ancora oggi può parlare ai giovani con la stessa forza illuminante”.
ARLO BIGAZZI feat. FLAVIO FERRI & MIRIO COSOTTINI - Short Pieces For Short Movies
Diverse anime e provenienze caratterizzano i brani che compongono questo nuovo album di Arlo Bigazzi, realizzato insieme al trombettista Mirio Cosottini e Flavio Ferri (produttore, compositore, co-fondatore del gruppo pop Delta V, polistrumentista e collaboratore di Gianni Maroccolo e Edda). I suoni originali e alcune parti strumentali che compongono i sette brani sono colonne sonore di cortometraggi: uno proviene dal primo e sperimentale video del regista Pierfrancesco Bigazzi, due dalla colonna sonora – realizzata originariamente con il solo Mirio Cosottini – del suo cortometraggio Dove noi non siamo; altri tre dal corto On The Other Side! di Margarita Bareikyte; mentre uno, totalmente inedito, proviene da una collaborazione, mai concretizzatasi, richiesta ad Arlo dal tastierista Luca Olivieri (a lungo collaboratore degli Yo Yo Mundi).
a cura di DANTE PRIORE - Grano grano non carbonchiare
Ristampa in CD di un disco storico per la Materiali Sonori, pubblicato nel 1978, il quarto prodotto della neonata etichetta indipendente. Contiene la ricerca sul campo realizzata dallo studioso Dante Priore (1928-2022) sul canto popolare contadino del Valdarno Aretino. Originali informatori che cantano e raccontano ottave rime, zinganette, stornelli, canzoni. La produzione fu curata da Luciano Morini, Sergio Traquandi, Giampiero Bigazzi. L’edizione digitale è stata curata da Arlo Bigazzi e Lorenzo Boscucci.
ORIO ODORI feat. HARMONIA ENSEMBLE - I sogni di Federico
Un disco che ripropone il lavoro di uno dei progetti più importanti della storia della Materiali Sonori: Harmonia Ensemble, il gruppo “new classics” prodotto da Giampiero Bigazzi e composto da Orio Odori (clarinetto), Damiano Puliti (violoncello), Alessandra Garosi (pianoforte) e, successivamente, Paolo Corsi (percussioni). "I sogni di Federico” raccoglie cinque composizioni di Orio Odori e si apre con l’omonimo brano, già pubblicato come intro originale a “Prova d’orchestra” di Nino Rota nel disco di Harmonia “Fellini”, da molti anni sigla di apertura del programma “Le Meraviglie” su Rai Radio 3 e RaiPlay Sound. Gli altri quattro brani sono inedite composizioni sempre di Orio Odori registrate nel 1996. Il risultato stilistico è come una sintesi dell’arte musicale di Odori, come modelli della sua ormai lunga attività di compositore ed esecutore della propria musica: eclettica, contemporanea e classica, romantica, post-rock, “massimalista” e minimale allo stesso tempo. Post-moderna.
FLAVIO FERRI - Lost In The Inbetween
Flavio Ferri, milanese di nascita ma catalano d’adozione è musicista, produttore, compositore e sound designer. Personaggio multiforme e instancabile, fonda i Delta V nel 1995, gruppo electro-synth pop dai tratti raffinati e con i quali raggiunge un buon successo con i singoli di Se telefonando e Un’estate fa. Con Lost In The Inbetween riprende le sue sperimentazioni strumentali proponendo una suite di 29 minuti e 53 secondi dal sapore onirico e intimista, avvalendosi della presenza della violista Sara Francesca Molinari.
prossime uscite
ORIO ODORI, Silvana
JOTC OPEN ORCHESTRA, Mo’ Joe - The Music of Joe Henderson
ARLO BIGAZZI-ELENA M. ROSA LA VITA, D’altronde sono sempre gli altri
ROEDELIUS, Piano Piano
HULRICH SANDNER, Home
ORIO ODORI, Silvana . CD Materiali Sonori . 99164 - 8012957991647
ROBERTO DEL PIANO, Saluti da casa 2