Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

SquiLibri 
presenta

Uauà. 
Omaggio in musica ad Eugenio Cirese 
un cd-book di Giuseppe Moffa
Un'immersione nell'opera di un autore di grande importanza per la storia culturale del Molise con la restituzione in musica di un intero univero poetico ed antropologico realizzata all'insegna di quelle grida di ragazzi che spesso irrompono nelle pagine ciresiane: uauà, per l'appunto.
in uscita il 9 dicembre

Figura centrale nella storia culturale del Molise, Eugenio Cirese ha dedicato alla sua terra gran parte della propria opera, sostenuta dalla solidale partecipazione alla causa dei contadini dei quali raccoglie, con grande perizia filologica, anche le voci e i canti: tuttora insuperata, per quanto irreperibile, la sua raccolta Canti popolari del Molise, del 1953. Alla sua opera si è accostato ora Giuseppe “Spedino” Moffa che, figlio della stessa terra, ne ha colto appieno la ricchezza tematica e l’estrema vivacità linguistica ed espressiva. Trasponendone in musica alcune delle pagine più significative, ne ha evidenziato anche la sorprendente attualità nel cd-book Uauà, Un omaggio in musica a Eugenio Cirese (Squilibri editore), in uscita il 9 dicembre. Come già nelle pagine di Cirese, anche nei brani di Moffa si avverte così l’eco della vita quotidiana dei paesi molisani, in virtù della stessa adesione sentimentale alla causa di quei “ceti subalterni” che costellano la biografia intellettuale del ricercatore e poeta che, per la modernità del suo approccio al mondo popolare, si era guadagnato la stima di Pier Paolo Pasolini. Dal brano di apertura, Pagliara, alla ripresa dei canti arbëresh, l’album segue in realtà un insieme di riferimenti storici e culturali che non potevano non estendersi anche al figlio di Cirese, Alberto Mario, tra i fondatori della moderna ricerca antropologica: è lui a condurre nel 1954, assieme a Diego Carpitella, le prime ricerche sul campo sul rito della Pagliara, nel paese natale del padre, Fossalto, e sui canti delle vicine comunità albanofone. Canzoni d’atre tiempe, riproposto in parte con la voce dello stesso Cirese, rivela invece un aspetto meno noto della sua complessa attività, potendosi ritenere un antesignano della cosiddetta canzone d’autore avendone composto testo e musica. Camina e Repuote, con il testo poetico accompagnato dalle invenzioni musicali di Moffa, indicano invece il carattere complementare di questo incontro che trova il suo coronamento nelle musiche composte dal musicista molisano per alcuni di quei testi tradizionali raccolti e studiati dal suo illustre conterraneo già nel 1953. Nella comune appartenenza a una stessa cultura e tradizione, del resto, si trovano le ragioni più profonde di un incontro inscritto per molti versi nella formazione stessa di Giuseppe “Spedino” Moffa, a sua volta studioso delle tradizioni musicali molisane, compositore, polistrumentista e cantautore, indissolubilmente legato alla sua terra, anche quando sembra volersene distaccare, abbandonando l’uso del dialetto. Non stupisce pertanto che abbia voluto rinnovare la tensione utopica della ricerca ciresiana, fino a riprenderne anche il tentativo di costruire una koiné linguistica molisana attingendo alle forme etimologiche comuni tra i diversi paesi. Nella scelta di generi espressivi diffusi in gran parte della regione -sonetti d’amore, canti a dispetto, ninne nanne e canto dei mietitori- “Spedino” ha così fuso tra loro più varianti, allestendo, per ogni canzone, una sorta di versione ideale che potrebbe cantarsi in ogni paese del Molise. Il CD-Book si configura pertanto come una brillante rivisitazione sonora di un intero universo poetico ed antropologico, realizzata senza alcuna rigidità filologica, sulla spinta di una disposizione fortemente creativa, e condotta gioiosamente all’insegna di quelle grida di ragazzi che spesso irrompono nelle pagine ciresiane: Uauà, per l’appunto. Con introduzione di Antonio Fanelli, dipinti di Fulvio Trivisonno, un’iniziativa editoriale promossa dal Comune di Fossalto, finanziata dal GAL “Molise verso il 2000” e realizzata dall’impresa culturale JustMO.

Patrizia Cirulli
Fantasia. Le poesie di Eduardo in musica
Una trasposizione in musica delle poesie di Eduardo De Filippo ad opera di una compositrice e cantautrice non nuova a questi cimenti all’incrocio tra diversi ambiti artistici e già tre volte finalista alle Targhe Tenco e tre volte vincitrice del Premio Lunezia

Per quanto sia vissuto a diretto contatto con la sua “città cantante”, dalle Piedigrotte al varietà fino alla sceneggiata, le poesie di Eduardo De Filippo risultano impegnative da musicare, tanto più se a cimentarsi nell'impresa è un’artista di “fuori regno”, per giunta milanese, come Patrizia Cirulli che, malgrado le sue origini, questo ha fatto nel suo nuovo album, Fantasia¸ edito da Squilibri.  I risultati sono però “ottimi sia sul piano creativo che interpretativo, collocandosi in modo equilibrato tra ammirazione e distacco, rapporto ravvicinato con questa tradizione poetica e autonomia espressiva”: a dirlo è il compositore e musicologo Pasquale Scialò, autore di opere e studi di fondamentale importanza sulla canzone napoletana, rallegrandosi della sua venuta “nell’universo sonoro partenopeo con un contributo tanto impegnativo quanto riuscito, capace di mettere in musica e cantare gli sguardi, gli umori e i gesti di Eduardo”. Ad accompagnare la compositrice e cantautrice lombarda in questa immersione nelle atmosfere e nei suoni della “città cantante” per antonomasia due voci di grande prestigio che chiudono, come in un ideale abbraccio, diverse generazioni di artisti napoletani: Fausta Vetere, della Nuova Compagnia di Canto Popolare, e Dario Sansone, dei Foja. A sostenere brillantemente le loro voci un organico da camera che mescola antico e contemporaneo con chitarra, liuto, mandoloncello, violino, viola, contrabbasso e percussioni: un ensemble che, composto da ottimi solisti accomunati da grandi affinità elettive, imprimono al lavoro un tale equilibrio da consentire alle musiche della Cirulli di variare tra generi diversi, dal folk alla canzone d’autore.

Info: www.squilibri.it, info@squilibri.it
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RAIZ&RADICANTO, esce ASTRIGNEME
Super Audio Cd ibrido per un live registrato in occasione dei concerti del “Fonè Music Festival Piaggio 2021” di Pontedera
Raiz: “Un disco nudo e crudo. Aspettatevi un ascolto ruvido, ma non per questo meno romantico e carezzevole”

Si intitola ASTRIGNEME (Fonè/Ird) ed è il nuovo il Super Audio Cd a due canali (ascoltabile su tutti i lettori Cd) di RAIZ&RADICANTO. Si tratta di un live registrato in occasione dei concerti del “Fonè Music Festival Piaggio 2021” di Pontedera. Tredici brani che fotografano il lungo percorso artistico di RAIZ&RADICANTO: ricerca, rielaborazione e scrittura della musica del Mediterraneo affiancando alla riproposta dei brani tradizionali la scrittura originale di nuove composizioni: lingue e linguaggi che si inseguono, una "democrazia del pentagramma", il Mediterraneo come una realtà panregionale, senza frontiere. “Con i Radicanto – racconta Raiz, storica voce degli Almamegretta - è un sodalizio che dura oramai da vent’anni. Ci siamo incontrati sul palco di Teresa De Sio, dove io e Giuseppe De Trizio, che è anche il capobanda, arrangiatore e direttore d’orchestra dei Radicanto, facevamo una partecipazione fissa durante il tour del disco “A sud! A sud!”. Di lì abbiamo iniziato a lavorare sulla musica mediterranea. Comune intento era quello di far notare che ci sono moltissimi trait d’union tra le diverse musiche dei diversi mediterranei e che, a dispetto delle differenze nord/sud o ricchezza/povertà, diverse culture, diverse religioni, diversi cibi, esistono dei fattori comuni nella musica mediterranea che lasciano intravedere una sensibilità comune e, giusto per fare politica con la p minuscola, anche una possibilità di vivere comune, di coesistenza”. ASTRIGNEME è un live che attinge ai due dischi scaturiti da questo sodalizio: “Casa” e “Neshama”. “Il primo attraversa il repertorio degli Almamegretta, scovando quei brani che io chiamo mediterraneabili, quelli che abbiamo potuto rendere più vicini ad una canzone tradizionale; il secondo si confronta con un altro dei miei patrimoni culturali, la musica ebraica sefardita, quella degli ebrei arabi. Abbiamo cercato e riarrangiato pezzi tradizionali, riproponendoli e talvolta inserendoli anche in brani nostri, con un gioco di entrate ed uscite da un unico percorso. Senza trivializzare e renderle un discorso banale: c’è una cosa molto semplice che unisce gli esseri umani, che è la stessa tensione all’essere umano. Per noi questa cosa è molto importante”. La scaletta del Sacd è quella dei live del 2021 con l’aggiunta del tango di Astor Piazzolla “Chiquilin de Bachin”, di “Cammina cammina” di Pino Daniele e di “Misteriosamente” di Enzo Gragnaniello. ASTRIGNEME rappresenta anche un modo del tutto inedito di ascoltare RAIZ&RADICANTO. “Aspettatevi – dice Raiz - qualcosa di ruvido, ma non meno romantico e carezzevole”. “Tutti i nostri dischi sono sempre stati fatti con un lavoro di studio certosino, con una bella e ricca post produzione che noi viviamo come parte integrante dell’intero lavoro. Per noi quello che viene dopo la registrazione ha pari importanza rispetto a quello che viene prima. E’ una cura che ci appassiona. Per questo quando ci hanno proposto di fare un disco nudo e crudo, registrato con dei microfoni panoramici, dei fantastici Neumann da collezione, creando un disco privo di quel tipo di post produzione che caratterizza il nostro lavoro, la cosa non ci ha convinto subito, ma poi abbiamo accettato la sfida e abbiamo registrato Astrigneme, che all’ascolto ha convinto anche noi”.
I Radicanto sono: Giuseppe De Trizio, chitarra classica; Adolfo La Volpe, oud, chitarra portoghese, chitarra elettrica; Francesco De Palma, cajon, darbuka, tamburi a cornice.
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ANDREA MARCHESINO – “Pezzettini”
 (Controra Records, 2023)
 
“Pezzettini” è il nuovo album di Andrea Marchesino, talentuoso chitarrista classe 1995 nato a Foggia, residente a Parigi e con una importante esperienza musicale nell’arcipelago Canario. Il disco esce ufficialmente venerdì 20 gennaio per la piccola label indipendente Controra Records (fondata e distribuita dall'Associazione di Promozione Sociale MID SIDE), di cui Andrea è uno dei pupilli assoluti. Un album anarchico ed errante, registrato in grotte, case e sgabuzzini di Parigi, con una chitarra ora classica ora elettrica, per un totale di 9 brani che rivisitano con personalità brani di Ry Cooder, Victor Jara, Astor Piazzolla, Guano Padano e tanti altri. L'illuminazione è arrivata quando ho iniziato a vivere in una piccola casetta nel ventesimo di Parigi. Questa casa infatti disponeva di una piccola grotta con un'acustica perfetta per registrare. Lì infatti ho registrato tutti i brani con la chitarra classica e da lì è nato tutto, specifica lo stesso Marchesino.  Il disco è impreziosito dallo splendido artwork realizzato da Angelica Ferrara di Ruggine. Ad accompagnare invece l’immagine dell’artista ci sono i magnifici scatti promozionali di Sara Sabatino, una delle fotografe italiane più apprezzate e richieste del momento. Anticipato dal video live di “Un occhio verso Tokyo” (originale rivisitazione di un brano dei Guano Padano del 2012), “Pezzettini” uscirà in streaming, digital download e formato compact disc edizione limitata. Un disco che cattura alla perfezione l’attitudine live di Andrea Marchesino. Lasciatevi ipnotizzare dal respiro della sua chitarra, e buon ascolto! 

Guarda il video live di “Un occhio verso Tokyo”, la prima anticipazione da “Pezzettini”  
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“MY WONDERLAND”
IL SORPRENDENTE ALBUM D’ESORDIO DI CLAUDIO ORFEI

“My Wonderland” è l’album d'esordio del cantautore e compositore romano Claudio Orfei. Si tratta di un concept album, composto da dieci tracce inedite, che racconta di un viaggio intorno al mondo, tra realtà e fantasia. Questo è un progetto complesso e introspettivo, “Un lavoro – come scrive lo stesso autore - che ha radici nel bisogno di rapportarmi alla realtà in modi non convenzionali, mosso dalla mia disabilità visiva e da altre caratteristiche che disegnano il mio essere e che ogni giorno mi regalano la possibilità di rileggere ciò che mi circonda tramite l’immaginazione, avvicinandomi al mondo in un modo tutto mio”. In questo album si intrecciano otto lingue, diverse culture e vari generi musicali: “il jazz diventa un paio d’occhiali da indossare – spiega Orfei -  la world music si trasforma in colori con cui dipingersi il viso, la canzone d’autore è una rosa che il cantautore coltiva con cura, le cui radici si intrecciano con il contrappunto classico degli archi e il teatro diviene una grande stanza dei giochi in cui creare con libertà e fantasia”. Dieci tracce in tutto per un album di grande impatto ed eterogeneo per scelta; Orfei, in questa opera, scrive e canta in italiano e inglese, si tratta di testi che sono il frutto di un lungo lavoro di adattamento con amici madrelingua, che toccano anche l’arabo, il francese, il portoghese, lo spagnolo, il romanesco e il napoletano. Attraverso la maschera del Cappellaio Matto e altri riferimenti fiabeschi rivisitati in chiave moderna e adulta, Claudio Orfei inizia a scrivere storie, partendo dalla propria, raccontando delle varie facce dell’amore, di canti di resistenza e libertà, di danze invisibili intorno all’universo e di limiti che diventano opportunità. Una serie di ospiti, tutta al femminile accompagna il cantautore, che con questo disco vuole omaggiare il lavoro delle artiste stesse e più in generale, la figura della donna, nella musica come nella società. Maria Pia De Vito, Susanna Stivali, Elisabetta Antonini, Raffaela Siniscalchi, Raffaella Misiti, Barbara Eramo e Giulia Annecchino, impreziosiscono questo album, interpretando le voci di amanti, di anime fraterne, di madri e tutti i colori di cui si tinge l’essere umano, in ogni sua sfumatura e genere, per parlare di supporto delle minoranze e delle diversità che diventano punti di incontro tra singoli e tra culture, contro ogni forma di discriminazione. “My Wonderland” è un lavoro prezioso e autoprodotto in cui, scrive Claudio Orfei, “mi sono preso la responsabilità di ogni singola scelta, pesando note e parole e guidando e ascoltando i preziosi collaboratori ed eccezionali musicisti che navigano con me in questo viaggio.E’ un progetto in cui ho investito tutte le mie energie, spinto dalla passione che ogni giorno ci fa sperare, che mi ha permesso di andare avanti anche nei momenti più critici e nei vari rallentamenti causati della pandemia. Pubblicare questo disco come indipendente ed essere il produttore di me stesso mi ha reso libero, pagando però il prezzo del coraggio, dell’ossessione, della paura e delle attese. Tuttavia questo mi ha consentito di evitare le mode lontane dal mio sentire, perseguendo così solo quella che, secondo me, è la strada della Bellezza. Ho compreso così che per realizzare i propri desideri, bisogna solo organizzarsi”.
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SALVATORE VILLANI E "QIFTI - CANTI ARBËRESHË DI CHIEUTI": IL VIAGGIO MUSICALE CON ANGELA DELL'AQUILA

L'amore e la passione per la musica e la cultura popolare continuano a tracciare il percorso di Salvatore Villani, musicista, etnomusicologo ed artista a tutto tondo che non smette di arricchire l'offerta culturale della nostra terra con produzioni sempre nuove e cariche di fascino. Dopo il Gargano, il meridione e il centro America, è la volta della musica popolare in lingua albanese antica ai confini con la Puglia, progetto partito agli inizi del 2000, da una ricerca musicale in Capitanata riguardante le comunità con peculiarità linguistiche, come Chieuti e Casalvecchio di Puglia per l'arbëreshë, e Celle di San Vito per il francoprovenzale. E' infatti conclusa la registrazione di "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" un cd book realizzato con Angela Dell'Aquila, preziosa interprete  arbëreshë, tra le voci più belle e rappresentative di Chieuti e della Puglia. Brani d'amore, pastorali e contadini, che tra tradizione e nuove proposte cantano anche la diaspora albanese, come in Bella Morea, dedicata al Peloponneso. Un regalo di compleanno per Angela, che con Salvatore ha condiviso sin dal 2004 numerose iniziative e spettacoli, palchi di prestigiosi premi e rassegne, fino alla sala di registrazione, per dare vita ad una raccolta unica, dove la memoria e la storia diventano composizioni indelebili, con la purezza della voce che si appoggia alla chitarra, come nella migliore tradizione popolare  e cantautorale, all'insegna dell'autenticità e del valore intrinseco del linguaggio canzone.  Un codice estetico capace come pochi di custodire mondi ed epoche lontane e di rivelarli, in quell'intreccio magico di note, parole e canto che plana sui secoli, sulle civiltà e sul mondo che cambia. Una raccolta che fa memoria e insieme dispetto all'onda di globalizzazione che intende sommergere  e assorbire ogni identità, appiattendo lingue e culture, ma che trova nella canzone popolare una fortezza, come mura di antichi castelli.  Riecheggiano in "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" canti d' amore e sulla bellezza femminile, con particolare riferimento al matrimonio e alla danza con la fune (caratteristico ballo di gruppo) con  ritmi che possono ricordare le nostre tarantelle. Ritorna la chitarra battente, strumento indigeno acquisito dal repertorio arbëreshë (molto diffusa nell'arbëreshë calabrese anche la zampogna). In alcune canzoni assistiamo ai tempi misti, tipici del mondo balcanico. «Nel nostro primo incontro mi colpì la sua versatilità, l'amore profondo per la cultura del suo paese, la padronanza della sua tecnica vocale, acquisita empiricamente, eppure così vicina agli stilemi del canto ‘colto’ della scuola italiana» spiega Salvatore Villani, conquistato dalla tenacia di Angela che all'età di settantanove anni interpreta ancora magistralmente i canti della sua terra natia e quelli acquisiti nel corso degli anni, sotto la spinta del suo mentore Roberto Ruberto. Ospite illustre nel cd-book "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti", Giovanna Marini, che ha rielaborato il canto Rine, Rine, ti ku vajte? per il coro della Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma, con la partitura originale inedita riproposta nel libretto. Nell'album anche la registrazione di un brano dal vivo tratto dallo spettacolo La Montagna del Sole,  tenuto da Salvatore ed Angela a Roma nel 2015, presso il Parco della Musica.  Realizzata con il sostegno dell'Amministrazione Comunale di Chieuti e del Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS di Rignano Garganico, il progetto vede le presentazioni di Diego Iacono (sindaco di Chieuti) e di Gino Annolfi. Registrato in  San Marco in Lamis, presso l'AMP studio di Ciro Iannacone tra il 2021 e il 2022,  propone la foto di copertina  di Silvio Orlando. Il CD-book: "Qifti-Canti arbëreshë di Chieuti", prodotto da Valter Colle, sarà disponibile on line nelle diverse piattaforme, come sul sito dell'editore NOTA di Udine. Sarà possibile richiederlo anche presso il Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS diretto da Salvatore Villani. In calendario per fine marzo la presentazione live a Chieuti. Fondamentale per la realizzazione del cd book il supporto del Comune di Chieuti e l'apprezzamento del primo cittadino, che insieme a tutti i collaboratori si ringrazia. Un pensiero speciale a Roberto Ruberto. Ad Angela dell'Aquila la dedica più cara. 
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Foolish Like The Flowers
il nuovo album di
ERIC ANDERSEN PER I SUOI 80 ANNI
 (Live At Spaziomusica)
feat. Scarlet Rivera
IN USCITA IL 14 FEBBRAIO

Il prossimo 14 febbraio, in occasione degli 80 anni di Eric Andersen - uno dei più importanti cantautori folk americani e Premio Tenco 2003 - esce in tutto il mondo un album inciso in Italia: “FOOLISH LIKE THE FLOWERS – Live at Spaziomusica, Italy” (Appaloosa Records/Ird). Si tratta di un live registrato, come da titolo, a Spaziomusica di Pavia, uno dei locali storici per la musica italiana ed internazionale, costretto a chiudere dopo 35 anni di attività per una serie di cavilli burocratici. Questo concerto, che vede la straordinaria presenza di Scarlet Rivera, uno dei violini più rivoluzionari della storia del rock,  è stato uno degli ultimi ospitati dal live club che, legando il suo nome a questo importante documento sonoro, consegna la sua attività alla storia della musica dal vivo nel nostro paese. “Nella mia esperienza – ha detto Andersen - il pubblico italiano ha da sempre un debole per i cantautori. Forse non tutti capiranno ogni tua singola parola, ma tutti comprenderanno il sentimento delle canzoni! Sono onorato di essere stato invitato a condividere le mie in questa terra meravigliosa. E ringrazio le persone splendide che hanno contribuito all’uscita di questo album”.
Scrive Paolo Vites nella presentazione dell’album: «“La strada è una maledetta vita impossibile” disse una volta Robbie Robertson, chitarrista di The Band. Ma la strada è anche luogo di incontri e avvenimenti speciali. Tiene in vita sogni, speranze, visioni, anche se c’è un prezzo da pagare. Succede ad esempio che due musicisti sfiorino le loro strade di pochissimo per poi ritrovarsi e lavorare insieme anni dopo. Una sera di una estate formidabile, quella del 1975, al Greenwich Village di New York durante il primo show di quella che sarebbe diventata la leggendaria Rolling Thunder Revue, Eric Andersen si esibisce con Bob Dylan. Negli stessi giorni, Scarlet Rivera sta registrando con l’autore di Blowin’ in the Wind uno dei suoi massimi capolavori, l’album Desire.Più di quarant’anni dopo i due sono sullo stesso palcoscenico, per una serie di splendidi concerti. Si erano incontrati di persona per la prima volta una decina di anni prima quando Scarlet si recò a un concerto di Eric a Los Angeles. Affascinata da quanto aveva sentito e visto, espresse il desiderio di collaborare con lui, se ci fosse stata l’occasione. “Non l'avevo mai incontrata prima e non conoscevo la sua musica, ma capii che era davvero brava” racconta Andersen. “Ero alla ricerca di un altro violinista dopo la fine delle proficue collaborazioni con Michele Gazich e Joyce Andersen. Così abbiamo deciso di fare alcuni spettacoli insieme. Alla gente piacquero molto. Di lei amai subito i toni profondi che sa far scaturire dal suo violino”.
E così la strada va avanti. È l’inverno del 2019, la pandemia è alle porte, ma noi non lo sappiamo. Per molti sarebbe stato l’ultimo concerto prima del lockdown e dell’interruzione di ogni attività, compresa quella dei concerti. A Pavia, la sera del 9 novembre 2019, fa tappa questa nuova Rolling Thunder Revue, perché lo spirito è sempre lo stesso, nonostante il passare degli anni: condividere le emozioni, i sentimenti, l’amore. Per Eric Andersen, una carriera cominciata negli anni ’60, questa è sempre stata la sua missione. Esibirsi nei club di ogni parte del mondo, condividere gli sguardi, creare una comunione tra artista e spettatore in cui la distanza dal palco alle seggiole viene annullata. Con lui per questi concerti italiani un ensemble eccezionale, transnazionale, buon segno di come la musica sia in grado di superare i confini: la moglie Inge Andersen, olandese, alla seconda voce e ai cori; la percussionista canadese Cheryl Prashker; l’eccellente suonatore di dobro Paolo Ercoli, italiano; e lei, Scarlet Rivera, “The Queen of Swords”, la violinista zigana che diede a Bob Dylan un sound, newyorchese come Eric. Sono gli eredi di quell’avventura, sono in cerca, come noi, di redenzione e bellezza. E così sarà. È d’accordo anche Eric: “In quel tour la nostra piccola world music band ha suonato e cantato magnificamente. La musica è la lingua internazionale non parlata”. Nell’accogliente e vintage cornice di Spaziomusica a Pavia, locale storico della musica indipendente italiana e internazionale, i nostri si donano in una cavalcata di melodie folk, corde metalliche, suoni antichi e misteriosi che richiamano spiriti e compagni persi per quella strada, chiedono grazia e danno al pubblico conforto e ispirazione. Non è quello che tutti noi chiediamo alla musica? Questo CD racchiude una scelta selezionata e ragionevole di quel concerto, perché capace di toccare anche se velocemente ogni parte della lunga carriera di Andersen. Dagli esordi folk a metà anni ’60 con la ballata Dusty Box Car Wall, compresa nel suo disco di debutto, il pregevole Today Is the Highway pubblicato nel 1965, a cose più recenti dell’ultimo periodo, come la sorprendente You Can’t Relive the Past, scritta e incisa insieme all’ex Velvet Underground, Lou Reed, a dimostrazione di come il cantautore di origine norvegese abbia sempre spaziato nei larghi orizzonti della musica contemporanea, senza rimanere relegato nella “comfort zone” dei suoi inizi, come tanti suoi colleghi. Di un periodo piuttosto dimenticato, la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, nel disco è compresa la bellissima ballata ispirata dalla musica brasiliana, We Were Foolish Like the Flowers, che dà anche il titolo al CD. Di nuovo un passo indietro: incisa da dozzine di grandi nomi, ecco Violets of Dawn, visionaria poesia che fece talmente impressione su Leonard Cohen che dopo averla ascoltata decise di darsi alla musica. Hills of Tuscany e Foghorn sono invece tratte da uno dischi più belli in assoluto del “songpoet”, quello della maturità completa, Memory Of the Future di fine anni ’90. Se infine la delicata Under the Shadows, incisa con la figlia Sari, è una testimonianza della sua longevità artistica, non possono mancare due classici dal suo disco di maggior fama internazionale, Blue River: Sheila e Wind and Sand che proprio alla nascente Sari fu dedicata. Eric Andersen a 76 anni canta in questa serata a livelli altissimi, la sua voce vellutata e melodiosa si erge imperiosa, ben accompagnata da questo small ensemble che colora di raffinati tocchi ogni spazio, senza sovrapposizioni. Tutti, questa sera, sono al servizio degli altri e ognuno è al servizio della musica. Il circolo è completo. La strada è andata avanti e nessuno può dire che sia finita. Alla fine non è stata una “maledetta vita impossibile”. In fondo, come dice il suo vecchio compagno del Greenwich Village, Bob Dylan: “Il bello dell’essere sulla strada è che non sei impantanato da nulla. Nemmeno da brutte notizie. Dai piacere agli altri e tieni il dolore per te”.»
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“NELLE CARNI DEL CANTASTORIE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE”
IL NUOVO LAVORO DISCOGRAFICO, IN USCITA IL 16 GIUGNO, DEDICATO ALLA MEMORIA DEL CANTASTORIE PUGLIESE.

Si intitola “Nelle Carni del Cantastorie – Elogio a Matteo Salvatore”, il progetto musicale che, attraverso la rivisitazione di alcune tra le più belle ballate del cantastorie pugliese che meglio di tutti ha saputo raccontare la sofferenza della povertà e dello sfruttamento, vuole essere un omaggio al poeta-contadino di Apricena. L'uscita dell'album “NELLE CARNI DEL CANTASTORE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE” è prevista per il 16 giugno 2022, proprio nel 98esimo anniversario della nascita del cantautore Apricenese. Registrato e prodotto da Peppe Totaro, già leader del gruppo Tarantula Garganica, presso STUDIO UNO di Monte Sant’Angelo, il disco, composto da dieci tracce, rientra nella “Programmazione Puglia Sounds Record 2022” e sarà disponibile in molti punti d’interesse culturale pugliese e negli store digitali online. L'esecuzione dell'album è a cura della formazione "NCdC" composta da Peppe Totaro (voce, chitarre, basso e arrangiamenti) Antonello Iannotta (batteria, percussioni, pianoforte e voce), Claudio Salcuni (basso elettrico), Luciano Castelluccia (voce e cori) e Carmela Taronna (voce e cori) Le ballate prescelte sono state rivisitate e arricchite anche da importanti collaborazioni, tra cui quelle con il sassofonista e compositore partenopeo Daniele Sepe, la voce di origini nigeriane di Simona Boo e il fisarmonicista molisano Luca Casbarro. Inoltre, la prefazione del disco è stata curata da Franco Arminio, poeta, scrittore, regista italiano, paesologo. Di grande spessore artistico è il contributo fotografico di Pasquale D’Apolito che ha ideato e realizzato la foto di copertina dell’album. All’interno dell’album, sono presenti anche due tracce inedite, tratte da racconti paesani, realmente accaduti. “Il grande interprete di Apricena è l'autore più atipico e irregolare della musica popolare pugliese, sia per il suo particolare rapporto con la tradizione, sempre filtrato da una fortissima personalità, sia perché entrato precocemente in contatto, a metà degli anni '50, con l'industria discografica e il mondo dello spettacolo. Dotato di una voce estremamente duttile e di uno stile chitarristico sobrio ed elegante, di lui non si può parlare né come di un esponente della tradizione né come di un cantautore "colto". È stato, piuttosto, un singolarissimo poeta e cantastorie di vicende di miseria nera, amore e sopraffazione che affondano le radici nel Gargano della sua infanzia”. “Abbiamo sentito il bisogno di omaggiare il grande Cantastorie del sud – afferma Peppe Totaro – perché i suoi testi sono ancora attuali, sebbene il contesto storico-sociale sia cambiato. Un disco che vede al suo interno alcune delle canzoni più importanti di Matteo Salvatore rivisitate di una veste sonora nuova, aperta ai linguaggi e agli ascolti giovanili, pensato per coinvolgere e avvicinare le nuove generazioni che potranno imparare a conoscere e ad apprezzare il caratteristico, originale e singolare poeta e cantastorie della nostra Capitanata”. L’insieme di questi elementi rende “NELLE CARNI DEL CANTASTORIE” un progetto di grande rilievo musicale, dedicato ai numerosi e affezionati fan del cantastorie del tavoliere delle Puglie.
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Le Balentes "Inghirios"

Le Balentes "Inghirios" prodotto dalle Balentes e da Michele Palmas per S’ardmusic e distribuito da EgeaMusic,  in uscita ad aprile 2022. Un ritorno importante per le “nuove” Balentes con un progetto forte, raffinato, identitario e universale. Liriche che raccontano di antichi saperi e di antiche consuetudini, testi e musiche per non dimenticare e per guardare avanti. Una necessità, un desiderio estremo di custodire le leggende e le magie della Sardegna. È così che raccontiamo la storia della nostra terra: una storia viva, tangibile, che emerge ogni volta che ascoltiamo i racconti dei suoi abitanti, di certo più intensi di quelli dei libri di storia. Ogni brano è una narrazione, un’onda di voci e di gesti, un insieme coeso di suoni e armonie. Condividiamo storie popolari racchiuse in un unico grande racconto, che cambia voce e ambientazione intrecciando tradizioni e lingue diverse (tabarchino, barbaricino, campidanese...) che rivelano la magia dell’isola di Sardegna. Dieci brani originali e un’omaggio ad Andrea Parodi con la rivisitazione del brano Pandela, compongono questo intenso progetto ricco di sonorità mediterranee e raffinati arrangiamenti  che accompagnano la straordinaria vocalità delle tre Balentes.
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ALICE
IL 25 NOVEMBRE ESCE IN CD E IN DOPPIO VINILE “ERI CON ME” SEDICI CANZONI DI FRANCO BATTIATO
Alle origini del progetto la storica collaborazione artistica tra Alice e Franco Battiato, da Il vento caldo dell'estate del 1980 al tour Battiato e Alice del 2016 
Alla cantautrice è stato assegnato il prestigioso PREMIO TENCO 2022
 
Il 25 novembre uscirà in versione CD e doppio vinile "ERI CON ME" (ARECIBO/ BMG), album di ALICE contenente sedici canzoni di FRANCO BATTIATO, registrato in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte, direzione) e I Solisti Filarmonici Italiani. Il pre-order è disponibile al seguente link https://BMGItaly.lnk.to/alice_ericonmePR . Questo progetto vede le sue radici nella collaborazione artistica tra Alice e Franco Battiato iniziata nel 1980 con il singolo "Il vento caldo dell'estate" e l'album "Capo Nord". Con "Gioielli rubati " del 1985, per la prima volta Alice ha interpretato canzoni di Battiato non scritte per lei, poi per molti anni e in molti progetti discografici ha ripreso il suo abituale ruolo di cantautrice fino al 2003, in cui viene pubblicato "Viaggio in Italia", un album di sole cover dedicato a grandi autori italiani; qui le canzoni di Battiato presenti erano due, ma nei concerti che seguirono aumentarono sempre più, per il rinnovato piacere di Alice nell'interpretare le sue composizioni. In seguito ci saranno altre collaborazioni tra Alice e Franco Battiato, come per l'album "Samsara" con "Eri con me" del 2012 e per l'album "Weekend" con "Veleni" del 2014. Nel 2016 arrivò anche l’occasione del lunghissimo straordinario tour insieme "Battiato e Alice ". Nel 2020 inizia il tour "Alice Canta Battiato" tutt’ora in corso, insieme a Carlo Guaitoli, pianista e direttore d’orchestra, già speciale collaboratore di Battiato stesso per oltre vent’anni. Al tour hanno partecipato molti ensemble, in particolare i Solisti Filarmonici Italiani, che sono stati coinvolti anche nella registrazione in studio dell’album "ERI CON ME". Alice, con la sua personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, grazie a questo atteso disco, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco Battiato e di ciò che ha trasmesso, attraverso queste sedici canzoni a cui sente di aderire pienamente.  “ERI CON ME” è il primo album di Alice pubblicato da BMG. La Produzione esecutiva dell'album è di Francesco Cattini/Elisa Sitta IMARTS. Management Francesco Cattini IMARTS.  Quest’anno Alice riceve il Premio Tenco 2022. Già nel 1985 aveva ricevuto la Targa Tenco come interprete femminile dell'anno per “Gioielli rubati”.
Di seguito la motivazione del Premio Tenco: “L’incontro con Franco Battiato ha decisamente segnato la sua carriera. Le collaborazioni con lui (e con il suo entourage) hanno prodotto canzoni rimaste nella memoria musicale italiana e, soprattutto, tedesca: in Germania ha conosciuto infatti un enorme successo, probabilmente superiore a quello riscontrato in patria. La sua frequentazione della migliore canzone d’autore italiana è stata costantemente dimostrata dalle interpretazioni di brani di De André, De Gregori, Guccini, Gaber, Fossati e del duo Battisti-Panella. Una serie di collaborazioni che l’hanno meritatamente portata all’assegnazione di questo Premio Tenco”.
 
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le bateau ivre - "Un racconto"
Un racconto è la storia un po' particolare di un amore forsennato che si è poi, come quasi sempre accade, dissolto per colpa del tempo e dell'usura.
Un racconto è la storia un po' particolare di un amore forsennato che si è poi, come quasi sempre accade, dissolto per colpa del tempo e dell'usura. Gli undici brani che la compongono ritraggono gli attori di quella storia dagli inizi sbalorditivi e poi virata, progressivamente, nella fatale e irrimediabile chiusura dei cuori. Le note di Giovanni Dell'Olivo rispecchiano il principio di quella vicenda amorosa, e poi in qualche modo ricalcano i rimpianti. Così come le quattro canzoni di Moreno Andreatta intersecano il racconto tra il prima e il poi, siglando con l'ultima il suggello finale e definitivo. Alberto D'Este, invece, entra a descrivere i primi inceppi e poi si dedica all'atto conclusivo e, se vogliamo tirare in ballo l'antichità, anche la catarsi e il rinnovamento degli occhi, grazie al frutto di quell'amore così grande. Ma sua è anche l'orchestrazione e la direzione artistica di tutto il progetto, che come dice lui stesso è costellato di figli suoi. Le parole le ha scritte Leonardo Mello, che ha vissuto quella tempesta straordinaria in prima persona. Si vorrebbe che questo racconto fosse universale e coinvolgesse nel godere e nel piangere anche tante persone sconosciute. Chissà se sarà possibile. Le voci che danno vita alla narrazione sono quelle intime e sublimi di Sandra Mangini e Maria Bergamo, protagoniste assolute dell'intero album. Cui si aggiunge quella di Anna Ave, a puntellare le diverse fasi del percorso. Altri amori si sono intrecciati in questo lungo girovagare tra parole e note, e, come si diceva all'inizio, anche questi naturalmente si sono dissolti, come evaporati nell'aria. Ma il lascito, come una specie di sedimento, è tutto nelle pieghe di queste melodie parlate.
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E’ USCITO BASEMENT BLUES
L’ALBUM NUMERO 25 DI FABRIZIO POGGI

E’ uscito Basement Blues (Appaloosa/Ird). Per il suo disco numero 25 Fabrizio Poggi decide di aprire i suoi archivi o meglio la sua cantina. Ispirato sin dalla copertina e dal titolo alla leggendaria casa rosa dove Bob Dylan and The Band, nel 1967 a Woodstock, incisero i mitici Basement Tapes, questo album composto da outtakes e rarità, paga un doveroso tributo ai grandi del blues e a The Band il cui film The Last Waltz ha contribuito a far nascere dentro Fabrizio la passione per il blues e per la musica della straordinaria band canadese. Fabrizio racconta: “Il mio incontro con il blues è avvenuto tanti anni fa, alla fine degli anni Settanta, quando vidi per la prima volta al cinema The Last Waltz, il film d’addio di The Band e venni folgorato dal carisma di Muddy Waters e dall’incredibile suono dell’armonica di Paul Butterfield”. Il disco contiene brani tratti da registrazioni in studio e dal vivo nell’arco di una quindicina di anni. Tantissimi i musicisti coinvolti tra cui spiccano Garth Hudson di The Band, Ronnie Earl e Guy Davis. L’idea della copertina è venuta dopo che la compagna di Fabrizio, Angelina, gli ha regalato per San Valentino una copia in miniatura ma perfetta in ogni particolare di The Big Pink. Da lì è nata tutta l’idea per questi Basement Blues che ci regalano rinnovate e inedite versioni di grandi classici del blues, di intensi spirituals e di canzoni originali di Fabrizio ormai quasi introvabili.
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Esce per Storiedinote.fr Borges, Atahualpa e le magiche lune di Paolo Ganz: un album che parla e rimanda al mare e tutto ciò che ad esso appartiene.
È un mare molto spesso omerico quello cantato da Paolo Ganz, a volte duro e “salato”, riscoperto nel suo essere fonte di vita e ricordato con nostalgia o disincanto; oppure crudele, quando strappa vite e amori senza rispetto alcuno per chi lo naviga e lo teme. Mare come memoria di viaggi epici e tremendi naufragi o di traversate incerte, nella speranza di una vita migliore o nell’attesa di veder spuntare all’orizzonte il porto che ci è casa: forse la nostra donna sul molo, il cane Argo ai suoi piedi. Tanti e cruciali i riferimenti letterari: da Filodemo di Gadara cantore della “signora del mare tranquillo” alle metafore di Strabone e Aristofane fino a El burlador de Sevilla di Tirso de Molina, probabile ispiratore del Don Giovanni di Mozart. Un album, insomma, che sa spaziare dai grandi temi dell’umanità come il dolore o l’immigrazione, a quelli più intimi e delicati della sofferenza vissuta e della memoria riacciuffata fra le onde. Al fianco di Paolo Ganz - voce, harmonium indiano, mandolino, conchiglie - in questa avventura Simone Chivilò - a pianoforte, chitarre, basso elettrico e programmazioni - che ha curato tutti gli arrangiamenti e che è coautore di quattro tracce (Buonanotte buianotte, Naufraghi d’Autunno, Borges, Atahualpa e le magiche lune e Questa mia isola). E poi: Lorenza Bano al violino, Laura Balbinot al violoncello, Marco Centasso per il contrabbasso, Marco Campigotto a batteria e percussioni, Riccardo Matetich alla tabla, Giulio Gavardi per saz, oud e duclar, Fabiano Maniero al trombino e Mirko Satto al bandoneon. Preceduto da un CD di esordio pubblicato nel 2021 da Artevoce (Per le piogge d’autunno, i gatti e gli stupidi – AV21 01), Borges, Atahualpa e le magiche lune raccoglie dieci tracce frutto dell’età matura, attraverso le quali Paolo Ganz, dopo varie avventure musicali e soprattutto letterarie, torna alla canzone d’autore che l’ha visto nascere artisticamente calcando i “difficili palchi” degli anni settanta. Tutte le canzoni sono state registrate con certosina attenzione tra la fine del 2020 e la primavera del 2022. In questo CD articolato e lavorato a mano, trovano voce strumenti dal suono peculiare ed evocativo quali l’oud, il saz – cari alla tradizione mediterranea –, e poi il trombino, il bandoneon, l’harmonium indiano e le tabla. Completano l’organico un quartetto d’archi, l’oboe, il mandolino, chitarre, pianoforte e percussioni. Toccante l’omaggio all’amico e maestro Ivo Pavone, al quale è dedicata la title track, e l’adattamento, con testo originale dagli echi omerici, della misteriosa Voyage di Georges Moustaki. Due recitativi aprono e chiudono il CD. Nel primo, ispirato a un racconto di Giovanni Tomasi di Lampedusa e rotta dell’intero album, la voce dell’autore è accompagnata dal suono profondo e ancestrale dell’Organo Marino creato dall’architetto Nikola Bašić sul lungomare di Zara (HR); mentre il secondo, che è quasi un decalogo apocrifo e profano, si ipotizza una visionaria linea di condotta per la salvezza di Venezia e della sua Laguna.
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INDACO - DUE MONDI

Indaco è da 30 anni un progetto che riunisce musicisti di ogni provenienza, fa sposare generi musicali, fonde stili in un unico dialetto, accoglie musica da tutto il mondo traducendola in una sola semplice lingua. Questo ultimo lavoro segue i binari di sempre e dà prova di quanto sia facile viaggiare tra Napoli e il Sud Italia, passando per i Balcani e poi giù per il Medio Oriente fino all’India, senza passaporti né permessi, ma utilizzando ciò che di più prezioso la musica ci offre, il privilegio della fantasia.
“Due Mondi” nasce come naturale proseguimento di “Mediterraneo Express”, precedente album del 2019 che delinea il germe stilistico della nuova formazione, ma da questo si evolve nel segno di una ricercata profondità musicale, grazie anche alla ricchezza arrangiativa a firma di Jacopo Barbato in qualità di produttore artistico e autore. In questo nuovo lavoro l’attuale line up, capitanata dal sempre presente fondatore Mario Pio Mancini e dall’arpista Valeria Villeggia, è arricchita dal ritorno di due elementi importanti della storia discografica di Indaco: il percussionista Arnaldo Vacca che, dopo alcuni anni di assenza è ritornato a registrare e a comporre per il gruppo, ed Enzo Gragnaniello che già in ben cinque album precedenti ha prestato la sua voce al progetto. Sono arrivati poi nuovi compagni di viaggio come Graziano Galatone che ha portato in regalo al gruppo una sua ballata intensa e luciferina, Renato Vecchio con il suo duduk dalle melodie ancestrali e Fabio Mancano con tutta la sua dirompente energia.
Jacopo Barbato chitarre e cori; Valeria Villeggia voce e arpa; Mario Pio Mancini bouzouki e mandola; Maurizio Turriziani basso; Maurizio Catania batteria; Fabio Mancano sax; Desiree Infascelli fisarmonica; Renato Vecchio duduk; Arnaldo Vacca percussioni. Special guests: Enzo Gragnaniello | Graziano Galatone
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Soundfly pubblica l'affascinante quinto album del cantautore e scrittore partenopeo. Un viaggio tra musica del Mediterraneo e letteratura all'insegna della world music d'autore. Tra gli ospiti Roberto Colella de La Maschera 
Marco Polo: la dichiarazione d'amore all'immaginazione di Alessio Arena

ALESSIO ARENA
Marco Polo
SoundFly – distr. Self 

«Ho immaginato Marco Polo come una dichiarazione d’amore all’immaginazione. Della veridicità delle cose raccontate dal viaggiatore veneziano dubitarono in molti, e io lo cito in questo disco perché per me conta di più come si racconta un viaggio, quali sono le dinamiche della narrazione, che il viaggio in sé».
Il viaggio, la narrazione, la musica. E soprattutto l'immaginazione. Quattro elementi, quattro simboli, da sempre presenti nella scrittura di Alessio Arena, che torna a tre anni da Atacama! e a due dall'EP Dummènca con un album importante e sentito. Si intitola Marco Polo, è da poco uscito in Spagna – dove il cantautore napoletano, scrittore, traduttore e insegnante di lingua e letteratura spagnola, vive – e finalmente arriva anche in Italia edito da Soundfly (distr. Self).  Citando l'antico viaggiatore veneziano e la potente immaginazione dei suoi racconti, il quinto album di Alessio Arena riassume in un'intensa narrazione multilingue il concetto di una world music d'autore. Marco Polo si apre alle sonorità del Mediterraneo contemporaneo, partendo dalla canzone italiana verso l'ibridazione con stili come il fado, il bolero, il tango. Poesia di viaggio continuo, dell'avventura della vita quotidiana, della scoperta della diversità, e in un altro modo di essere uomo che rinnova il mondo, queste canzoni sono pura delicatezza. Canzone d'autore che si abbevera alle tradizioni musicali del mondo, raffinata e ricercata ma anche passionale ed emotiva. Una sequenza di canzoni plasmate in un immaginario individuale e universale, figlio della vicenda personale di Arena, che sottolinea: «Nel corso della storia molti autori hanno imitato e reinventato la musica popolare, come molti scrittori hanno plasmato vere e proprie rivoluzioni estetiche a partire dalla riscoperta del verso primitivo, dell’espressività orale legata al passato. Nel mio caso, infine, si tratta di una musica tradizionale di un paese che non esiste, che si trova nello spazio confuso della mia biografia, sempre divisa tra lingue e paesi diversi». Il singolo uscito in anteprima, Kublai Khan, è tra gli episodi più rappresentativi dell'opera e ricorda che una relazione tra due persone è fatta di storie condivise. Mescolando suoni indie e un testo suggestivo, Arena riesce a unire in questa canzone i suoi aspetti artistici: cantautore, scrittore e attivista LGBTI. Dice un verso della canzone: “Siamo stati ciò che era sconosciuto/nei recessi dell’impero della civiltà...”.  Sia la canzone che il videoclip che l'accompagna possono essere percepiti come un omaggio a Le città invisibili di Italo Calvino, in cui si raccontano i viaggi meravigliosi che Marco Polo narra all'imperatore Kublai. Le undici canzoni danno all'album un respiro corale, merito anche dei musicisti coinvolti, dal produttore artistico e arrangiatore Arcangelo Michele Caso, a Roberto Colella della Maschera ospite in Jastemma. «Ho concepito Marco Polo collaborando con un solo arrangiatore e non affidando canzoni alle cure di più persone. Questo disco, inoltre, si prospetta come un viaggio verso casa, o meglio verso un paese dove non sembra più esserci un luogo fisico, ma dove rimangono le mie radici: la musica e la letteratura che mi hanno nutrito. Il viaggio, dunque, è anche e soprattutto verso la canzone d’autore italiana, vista dalla mia prospettiva di “spartenza”, di uno che se ne è separato per andare ad abitare altri suoni, un’altra lingua».
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Da oggi sulle principali piattaforme A PROSSIMA VITA il primo disco solista ufficiale di BIAGIO GUERRERA, il poeta catanese amato da Andrea Camilleri. 

“Potrete immergervi in un linguaggio fortemente emozionale e performativo - racconta Guerrera- che interpreta una Sicilia che si apre al mondo, una Sicilia di incroci, meticcia, che vuole riprendere idealmente l’arte antica dei trovatori. Del resto pare che si debba proprio all’influenza di alcuni poeti profughi fuggiti dalla Provenza la nascita della scuola poetica siciliana, inaugurando le vicende di una lingua da allora ancora viva come lingua d’arte ma che mai è stata lingua di governo. Semmai lingua stratificata, ricca di lasciti dalle tante dominazioni vissute nei secoli, lingua dunque dell’accoglienza”. Pubblicato dai tipi di AME (Associazione Musicale Etnea) -A PROSSIMA VITA- è un disco composito che a partire dai testi di Guerrera raccoglie le esperienze tra poesia e canzone maturate dal poeta con i Dounia e con la Pocket Poetry Orchestra, le collaborazioni con Simona Di Gregorio, Matilde Politi, Cesare Basile, le intense collaborazioni con Puccio Castrogiovanni confluite nel concerto/recital Casa Munnu e nel lavoro di songwriting per l’orchestra Jacarànda. Un progetto scritto a più mani registrato e mixato dalle mani esperte di Gaetano Leonardi al Soundtrack studio. Unica escursione live Allupacchiatu raccolta da Salvo Noto in una notte magica a Villa Piccolo a Capo D’Orlando durante il tour di Casa Munnu. Il disco si apre con Presaggiu una traccia che nasce da una base elettronica del giovane producer Vittorio Auteri, con le voci di Eleonora Bordonaro e il formidabile marranzano di Puccio Castrogiovanni; Aveva assai ca nunnisinteumu il primo dei tre brani scritti da Simona Di Gregorio viaggia tra Sicilia, Africa e Medio Oriente con la chitarra-kora di Vincenzo Gangi e la voce inconfondibile di Faisal Taher; Cinquantacincu scritto per un compleanno “festeggiato” in pieno lockdown è arrangiato da Vincenzo Gangi, con la chitarra solista di Giuliano Ursino di Jacarànda; A città jè china di luci è un intenso cuntu dedicato al mercato storico di Catania, oggi luogo di incontro dei migranti della città. Si deve al tablista Riccardo Gerbino l’idea di arrangiarlo in chiave indiana, con Puccio Castrogiovanni al morchang e il contrabbasso-sarangi di Giovanni Arena. Dal brano un video di Stefano Buda selezionato da Zebra Poetry Film Festival di Berlino nel dicembre 2021. Con i profumi spagnoli di Ciauru tornano la voce e il songwriting di Simona Di Gregorio autrice anche delle atmosfere sospese di Nuautri semu antichi. Il disco si chiude con A prossima vita brano che nasce dall’unico testo inedito del disco cui da anche il titolo. Il segno di un nuovo inizio immaginato durante una passeggiata in uno dei boschi più segreti della Sicilia - la Tassita sui Nebrodi - e insieme un piccolo omaggio - in  stile - al Maestro di Milo Franco Battiato. I testi del disco sono tratti dalle ultime tre raccolte di Guerrera: Cori niuru spacca cielu, Amàri e Casa munnu, pubblicate per le edizioni Mesogea.
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Materiali Sonori
Le novità

PANDEM, Zero
materialisonoriDIGITAL

Pandem è un musicista grossetano classe 1995. Dopo aver passato 5 anni in Francia dove vive importanti esperienze artistiche, nel 2020 torna a Grosseto e fonda un gruppo che accompagni il suo progetto solista.
Nelle esperienze scaturite a un anno dalla creazione del gruppo, la più importante è sicuramente l’esibizione al Parlamento Europeo di Strasburgo, dopo una selezione europea, nel quadro dell’European Youth Event 21. Attualmente il gruppo è attivo e si sta esibendo con il live basato sull’album “ZERO”, pubblicato in tutte le piattaforme del mondo da Materiali Sonori, grazie al Firenze Suona Contest. “ZERO” è l’album in cui Pandem raccoglie i primi frutti della sua carriera, in cui le influenze ne definiscono lo stile e lasciano immaginare il suo futuro artistico. Dodici canzoni, dodici storie: fra italiano e francese si viaggia in un mondo variegato, tenuto insieme da ritmiche reggae, latin, punk, e da un filo conduttore narrativo che dice la sua sul mondo. 
THE REAL ITALIAN PONCH
Frank Poncharello è di nuovo fra noi, con un nuovo stile e una nuova colonna sonora. Gli amanti del telefilm anni 80 “Chip’s” si ricordano sicuramente di lui e delle sue avventure. Oggi grazie ad Edoardo Ciacci, cosplayer ufficiale della serie, riconosciuto da Erik Estrada in persona, possiamo rivivere e riscrivere la storia. Un remake audio/visivo, con canzone e videoclip realizzati da Pandem, in cui il protagonista è Edoardo Ciacci nei panni di “Ponch”.

MILITIA, macdara(s)
Dopo circa 12 anni di lavoro, euforia, riflessioni, ripensamenti, gioie e infiniti dolori… l'avanguardia sperimentale dei Militia e va avanti e vede finalmente la luce "MACDARA(s)", un'opera multimediale che si compone di un film/lungometraggio di taglio artistico realizzato da Promovideo e Accademia di Belle arti di Firenze (già selezionato in alcuni festival internazionali), un disco (CD, doppio vinile in edizione limitata, e digitale in tutto il mondo pubblicati ancora una volta da Materiali Sonori) e un libro a cura della Volumnia Editrice. Il progetto getta uno sguardo sulla poesia “possibile” nel 21° secolo e lo fa attraverso gli occhi e la sensibilità di uno dei più autorevoli poeti irlandesi dei tempi moderni, Macdara Woods, che ha letto alcuni dei poemi da lui composti nel nuovo millennio, dialogando con le musiche originali dei Militia e le immagini assemblate dal video-artista Massimo Rossi. L'opera può essere vissuta come un sentito omaggio all'importante autore irlandese, che dà titolo e origine a tutto: aveva scelto Panicale, in provincia di Perugia, come seconda casa, raccontando i paesaggi del Centro Italia ("Kavanagh in Umbria"), ed è scomparso nel 2018; i suoi versi nell'album si susseguono, si frammentano, si riverberano, si sovrappongono. Fra le tracce compare poi la voce di sua moglie, la poetessa Eilèan O'Chuilleanain. I due artisti, Woods e Rossi, con cui il gruppo ha a lungo condiviso questo lavoro ora non ci sono più e in loro ricordo l’opera è stata portata a termine, con la collaborazione di oltre 100 persone tra musicisti, attori, tecnici audio e video e video-artisti provenienti da tutto il mondo, questi ultimi riuniti sotto la prestigiosa sigla della Accademia di Belle Arti di Firenze. Alle musiche originali hanno collaborato (in ordine alfabetico): Nicola CAPPELLETTI, CORO delle Voci Bianche del Conservatorio Morlacchi di Perugia diretto dal Maestro Franco RADICCHIA, Gianfranco DE FRANCO, FAST ANIMALS and SLOW KIDS, Paolo FRESU, Simone FRONDINI, Giovanni GUIDI, Serse LUIGETTI, MASTER FREEZ, Eilèan NI CHUILLEANAIN, RALF, Francesco “BOLO” ROSSINI, Umberto UGOBERTI, VESPERTINA. E, ovviamente il trio storico di Militia formato da DARIO BAVICCHI, FABRIZIO CROCE e GIOVANNI ROMUALDI con voci, chitarre, tastiere, percussioni e sonorità elettroniche. A valorizzare il carattere multimediale dell’opera ciascun supporto realizzato nell’ambito del progetto contiene una Card che consente di scaricare gratuitamente tutti gli altri contenuti. "Con queste premesse, una prefazione di elettronica, noise e distorsioni dà il via a un intenso viaggio nello spoken music, attraversato da ogni sfumatura possibile: il rock, il dark, i cori e il canto di Mending, i glitch, la voce roca di Displacements, gli inserti orientaleggianti che diventano brano pop (Blessed Thomas of Prague), i toni epici (Song), i suoni da videogame (The welder embracing silence), i cerchi dentro i cerchi attorno ad altri cerchi (Circles), le atmosfere di un'isola in cui il poeta sembra quasi cantare tra i serpenti (Clare island, Snake), fino a Big top music, un brano vero e proprio a chiusura della tracklist”. 

I SOLISTI  DELL’ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO -  IN ARTE SON CHISCIOTTƏ
musiche originali per lo spettacolo scritto da Samuele Boncompagni
(ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes)
con Elena Ferri, Luisa Bosi e I Solisti dell’OMA
Non poteva che essere attraversata dalla musica la nuova prova teatrale a firma Officine della Cultura del fantasioso nobiluomo della Mancia, cavaliere errante, disfacitore di offese, raddrizzatore di torti Don Chisciottə. In otto quadri di una contemporanea “ensalada” spagnola, contemporanea come la ə che porta nel titolo, come i piani di lettura offerti dalla ricerca della compagnia di attori e musicisti, I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo errano tra le pagine fattesi pentagramma del Capolavoro di Cervantes vibrando in un intreccio di melodie libere di rincorrersi e di sovrapporsi tra mulini a vento e giganti. All’immaginazione dell’ascoltatore viene lasciato il compito di ricomporre in una trama coerente i quadri del racconto. Meglio se a pancia vuota o col vento nella testa. I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo: Luca Roccia Baldini basso, cajon, voce; Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino; Gianni Micheli clarinetti, fisarmonica; Mariel Tahiraj violino;  Daniele Berioli percussione; voci di scena di Elena Ferri e Luisa Bosi

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK 
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU, Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

POLYCHRON+, She’s Always Been There feat. ANNA DOMINO. BLAINE L. REININGER. LUC VAN LIESHOUT. ALEX SPALCK. NICONOTE. DANIELE BIAGINI. CARMEN D’ONOFRIO.
Polychron+ sono un duo italiano (Aurelio Menichi + Gabriele Gai). Con lebands Dubital, Lord Chapeau, Smoke Signals, Vinylistic… si ricordano le loro prestigiose collaborazioni con Steven Brown, Mad Professor, Gilles Martin, Ultramarine. "SHE'S ALWAYS BEEN THERE" è un lavoro con una propria originalità che lo inserisce all’interno del vasto scenario “wave” italiano, dall’età d’oro dei primi gruppi post punk fino ad oggi. “She’s Always Been There” affonda le radici nell’humus mitteleuropeo (già terreno fertile di etichette quali Crammed Discs, Les Disques Du Crepuscule, Materiali Sonori) per suggerne il necessario nutrimento e trasporlo in un’inedita esperienza sonora, sintesi eclatante di delicata eleganza e morbosa sensualità. Le illustri collaborazioni - con ANNA DOMINO, BLAINE L. REININGER (che in “Piano Astrale” esibisce il suo straordinario italiano), LUC VAN LIESHOUT (Tuxedomoon), ALEX SPALCK (Pankow), NICONOTE (performer e magnifica voce già con Violet Eves), DANIELE BIAGINI (eccellente pianista già con i Minox, con il “Tenco” di Steven Brown e nel “Cameristico” di Riccardo Tesi) e CARMEN D’ONOFRIO - lasciano intuire l’ articolazione del progetto: gli ospiti si sono calati nell’ordito come se la trama già appartenesse loro, lasciando il loro inconfondibile segno sul risultato che suona sempre intenso, piacevole e sincero al tempo stesso. 

MALIBRA, Ami
Malibra Trio è un progetto musicale nato nel 2010 e capitanato dal Griot del Burkina Faso, Brahima Dembelè; sua è infatti la musica, e suoi i testi, tutti In lingua africana Djoula, diffusa in Africa Occidentale. L'idea musicale attinge direttamente al bagaglio ritmico e melodico africano; possiamo ritrovare infatti l'eco dei cori dei piccoli villaggi, i ritmi delle danze tradizionali, i colori vivaci e malinconici al tempo stesso di paesaggi meravigliosi e lontani. Questo background afro, si incontra e si fonde però con diverse tipologie di musica Occidentale, che pure devono le proprie radici all'Africa : il reggae, il jazz. Anche gli strumenti tradizionali africani, quali djembe, balafon e Kora incontrano e si mescolano con tastiere, pianoforte e batteria. Insomma un viaggio d'autore che parte dall'Africa ed arriva fino a noi. Con Brahima Dembelè: voce, djembe, balafon, kora, tama; Manuela Iori: pianoforte, tastiere, cori; Ettore Bonafè: djembe, dundun, batteria.

SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ, Azax Attra / Made To Measure Vol. 8 
La sublime voce del cantante iraniano Deyhim e la magia elettronica del compositore statunitense Horowitz: quando apparve per la prima volta nel 1986, questo album fu accolto con entusiasmo, stupore e incredulità: nessuno aveva fatto qualcosa di simile prima, e questa vertiginosa e ispirata miscela di tradizione persiana, avanguardia newyorkese e musica elettronica rimane incomparabile, potente e ipnotica fino a oggi. 

BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN, Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol.15 
Fu un incontro casuale quello fra tra Benjamin Lew e Steven Brown nell'effervescente crogiolo creativo che era Bruxelles nei primi anni '80 e ha portato a uno di questi piccoli miracoli discreti ma indimenticabili che avvengono a volte. Poetico, magico ed evocativo, "Douzième Journée" porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi alieni, che ha suscitato paragoni con la musica di Jon Hassell e Can. Steven Brown è il frontman della band statunitense Tuxedomoon. Benjamin Lew è uno scrittore, un artista visivo e un poeta del synth analogico (ha continuato a registrare altri quattro album per la Crammed Discs). Il valore di questo album per la serie Made To Measure non sembra essere cambiata nel tempo...

CONGOTRONICS INTERNATIONAL, Where’s The One? 
Registrato e prodotto prima, durante e dopo il mitico Congotronics vs Rockers Tour, con la partecipazione di Deerhoof, Juana Molina, Kasai Allstars, Konono No.1, Skeletons, Wildbirds & Peacedrums. Un trionfo di musiche del mondo e contaminazioni culturali!

FRANKIE CHAVEZ & PEIXE, Miramar II 
Anche se provengono da diverse esperienze musicali, i portoghesi Frankie Chavez e Peixe sono uniti dal loro originale approccio con la chitarra. Peixe da più di venti anni sulla scena innovativa del rock portoghese con molteplici collaborazioni, e due sorprendenti dischi da solista “Apneia” e “Motor” nei quali esplora le innumerevoli possibilità del suo strumento musicale preferito. Sin dal suo debutto nel 2010, Frankie Chavez ha costantemente dimostrato di essere uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Ispirato dal folk, dal blues, così come dal classic rock, ha portato la sua musica sempre più lontano, sia con la band che come one-man-band, in completa simbiosi con lo strumento che c’è stato fin dall’inizio: una chitarra.

LETIZIA FUOCHI - ”Zing”
Effetto Zing o sull’inevitabile… Il progetto 2022 di Letizia Fuochi segna un cambio di passo nella scrittura musicale e nell'interpretazione vocale della cantautrice fiorentina. Il titolo curioso e inusuale, emblematico e bizzarro, nasce da una suggestione metasemantica, onomatopeica: ZING. ZING è un suono, è il suggerimento acustico di un evento stravolgente capace di trasformare noi stessi nel giro infinito di un attimo. Energia pura e incontrollabile che ci lascia senza parole, ZING rappresenta il cambiamento, il fatto (o il Fato) inevitabile in grado di illuminarci, contaminarci, di renderci consapevoli e fragili, meravigliosamente arresi di fronte alla nostra personale verità. ZING è anche il rumore di un solenne e maestoso colpo di fulmine che spiega in un istante tutto quello che fino a quel momento non eravamo riusciti a comprendere.  Dieci canzoni improntante sull'inevitabilità dei sentimenti, dei ricordi e delle occasioni; dieci canzoni crepuscolari scritte e abitate nel passaggio serale dalla luce del giorno al buio della notte, verso un risveglio completo del cuore. Dieci canzoni eteree e carnali fatte di suoni puri, caldi, ritmati, tersi e profondi, scuri e limpidi, intrecciati con le parole, quelle antiche che trovano in questo disco il loro significato più autentico. “Non solo canzoni, non solo un disco, ma un contenitore di idee rivolte ad un presupposto fondamentale: a questo servono libri e canzoni, prima ci spiegano il mondo e poi ci consolano. La cultura come strumento di consapevolezza, come possibilità di passare dalle emozioni alla curiosità di conoscere, come inevitabile passaggio per scoprire chi siamo e quanto possiamo trasformarci nell'incontro e nel confronto. La musica d'autore possiede una forza evocativa sempre attuale capace di fornire sguardi e intuizioni che hanno fatto crescere e sognare intere generazioni e che ancora oggi può parlare ai giovani con la stessa forza illuminante”.

Il quarto album del Michele Marini OrganicTrio dal titolo Flash prende ispirazione dal brano omonimo che nasce per raccontare l'inizio del periodo drammatico legato alla pandemia da coronavirus: come un fulmine a ciel sereno, nella giungla urbana delle nostre città, arriva alla velocità della luce questo “mostro” bloccando inevitabilmente in poco tempo le nostre abitudini, le nostre attività e mietendo milioni di vittime in tutto il mondo. Non potendo esibirsi live, negli ultimi anni la band ha continuato a lavorare a distanza esprimendo una coesione di gruppo fortissima che caratterizza sensibilmente anche le altre tracce contenute in questa produzione. Gli elementi della tavolozza sonora, articolata sapientemente dall'ensemble, uniti alla composizione originale sviluppatasi in completa autonomia a causa dell'isolamento forzato, riescono a descrivere paesaggi, ambientazioni immaginate che restituiscono forza, vigore e grande emozione all'ascoltatore: si passa da atmosfere mediterranee dense di tensione armonica a momenti di grande passione lirica nelle melodie di ogni brano in cui si succedono dialoghi dove la voce univoca degli strumenti grida forte la voglia di riscatto, di resilienza attraverso la cifra stilistica del trio.

prossime uscite

MUSICASIÓN 4 ½, 50th Anniversary Remastered Reissue 
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Gabriele Mirabassi, Nando Di Modugno, Pierluigi Balducci - Girasoli
Un viaggio evocativo dal Mediterraneo all’America del Sud in dieci brani

Un viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud in dieci brani. Questo è “Girasoli” (Fonè/Ird), il Super Audio Cd a due canali (ascoltabile su tutti I lettori Cd) del trio composto da Gabriele Mirabassi (clarinetto), Nando Di Modugno (chitarra classica) e Pierluigi Balducci (basso acustico). Si tratta di un live registrato in occasione dei concerti del “Fonè Music Festival Piaggio 2021” di Pontedera, una registrazione a "effetto di campo" per far rivivere all'ascoltatore, dal suo impianto hi-fi, l’effetto live come se fosse stato presente all'esibizione: nessuna manipolazione del suono, equalizzazione, riverbero, compressione ed espansione, ma suono naturale e timbrica vera per esaltare al meglio l'acustica dell'Auditorium del Museo Piaggio. “In questi casi – spiega Mirabassi – anche l’approccio esecutivo è differente, proprio perché si suona con un’acustica naturale, senza monitor, con nessuna possibilità di postproduzione e con missaggio in tempo reale. Di tutto questo bisogna tener contro perché ci sia un buon bilanciamento degli strumenti”.  “Nell’album ci sono anche composizioni originali ripartite tra noi tre – continua Mirabassi –. Il nostro trio ha una doppia estrazione: classica e jazzistica. Siamo una formazione cameristica, la cura dei dettagli dell’ensemble è predominante rispetto all’improvvisazione che è comunque presente. Un’impronta ben evidente sia negli arrangiamenti che nella scelta dei brani perlopiù melodici”.
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ALTIN GUN

Nuovo album per gli ALTIN GUN, leader dell’anatolian funk. ‘Ask’ uscirà il 10 Marzo per Glitterbeat anticipato dal primo singolo ‘Rakıya Su Katamam’. Il singolo è una reinterpretazione di un brano del teologo e scrittore turco Mustafa Öztürk. ‘Aşk’ (profondo sentimento d’amore) è il quinto album della band olandese di origini turche Altin Gün, in arrivo a meno di due anni di distanza dai fenomenali ‘Alem’ (uscito su bandcamp - https://altingunband.bandcamp.com/album/lem) e ‘Yol’. Il disco segna un un ritorno alle origini con dieci brani di folk tradizionale turco, rivisto alla maniera psichedelica della band guidata da Merve Daşdemir e Erdinç Ecevit.  Il nuovo album è un ritorno alle radici dei primi due album degli Altin Gun, registrato ad Amsterdam e influenzato dalla tradizione della musica popolare turca, dal funk psichedelico, dal groove pop, dalla sci-fi disco e dall’acid-folk.   Come spesso accade nella musica della band olandese i brani sono rielaborazioni di classici del folklore turco. Come Merve e Jasper affermano i brani in questione sono stati reinterpreti tantissime volte e da artisti differenti, ma mai sottoposti a “versioni pop psichedeliche”, o meglio al "trattamento Altin Gun". Fresco e senza tempo, radicato nell'antichità e desideroso di futuri celesti. 'Aşk' vuole portarti in giro e tutto quello che devi fare è allacciare le cinture. I live Altin Gun negli ultimi anni hanno registrato sold out ovunque nel mondo, Italia compresa, e aiutato la band a diventare una delle più richieste dai festival internazionali.

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THE ART ENSEMBLE OF CHICAGO MARKS ITS SIXTH DECADE WITH A NEW STUNNING RELEASE OUT NEXT WEEK
Recorded in France in 2020 at the Sons d'Hiver festival, The Sixth Decade: From Paris To Paris celebrates the legendary group's historic ties to Paris, where it officially became The Art Ensemble of Chicago in 1969.

The Sixth Decade: From Paris to Paris, a live two-disc album that offers further evidence of the Art Ensemble of Chicago's brilliance and revolutionary approach pushing them even further into uncharted territory with its string quartets, art songs, African rhythms, chorales, operatic voices and spoken word declamations. Who would have guessed back in 1969, when the Art Ensemble accepted an invitation to live and perform in Paris as emissaries from Chicago's vaunted Association for the Advancement of Creative Musicians, that they would still be furthering the cause of Great Black Music there, and in the rest of the world, six decades later? "The timing was so correct," says the 82-year-old Mitchell. "The city was on fire with concerts and recording sessions and musicians coming to Paris from Africa. People still talk about it." The Art Ensemble quickly left their imprint on the scene with early gems including Les Stances à Sophie, Tutankhamun and People in Sorrow. "When I joined Art Ensemble of Chicago they said to me: if you do want to be famous and if you do believe in Great Black Music in the history of jazz, then you will be part of jazz history. That was a big moment for me” Moye recalls the very day he became a member of the band "Their vision was already clearly fixed from the beginning: Lester brought the definition of Great Black Music and Malachi added to it Ancient to the Future. The path was traced and I had only to follow it. That was my mission from that day onward. That meant being fully committed to it. if I would have not been serious then it should has been better to do something else." So, with full commitment and deep coherence, after 54 years the basic idea remains the same. Nowadays, one of their prime aims is to pave the way for younger artists. Boasting powerful performances by relative newcomers, The Sixth Decade happily attains that goal. “We look for talented musicians already having a strong idea on what we do with the right energy and flexibility. Rehearsals are the most important thing besides improvisation. So discipline and talent are the key words” Moye says “Then we try to build up a good mix of young musicians and experienced ones. Young people bring fresh air and new talents while the more experienced make the job easier for everyone. The right people and the right work have to be in the moment. The reality is now and the vision is for tomorrow and beyond”. Moye's words are confirmed by the young French trombonist and piano player Simon Sieger who joined the Art Ensemble of Chicago in 2019 "Playing with this band is not only playing music. It’s taking on the responsibility of making history. Famoudou Don Moye and Roscoe Mitchell have become the great masters that give us the opportunity to be part of the tradition of Great Black Music, Ancient to the Future. The space they gave me to express myself is sacred, it has changed my playing, and my life". Recorded at the 2020 Sons d'Hiver Festival in the Paris suburb of Curtail for the highly regarded, Paris-based Rogue Art label, The Sixth Decade boasts signature outpourings of African percussion, tonal structures and spatial experimentation while reflecting Roscoe Mitchell's newfound prominence as a composer for string ensembles and Famoudou Don Moye’s relentless pursuit of the Pan-African pulse and musical Spirit of the African diaspora and beyond. “It has been a constant exchange, a strong meeting, between African traditions and the Diaspora.” Moye explains “I always learn the rhythm before improvising.” The result is a combination of all his studies and interests in rhythm and melody together with blues and African American traditions and authentic rhythms from Africa and beyond. “Since I joined the Art Ensemble of Chicago, I have deepened and strengthened my research which ranges not only from the traditional rhythms of Mali, Senegal, Guinée and Morocco but also Cuba, Jamaica, Haiti. Since I was a kid, I was listening to those rhythms and grooves: I come from there and I go back there. It's like going home. The drums let you connect to the Spirit of the Music”. The percussive rhythms of the African Diaspora blend African traditions, soul and musicians. In the past Art Ensemble has collaborated and performed and recorded with several African bands and musicians. Nowadays, since 2017, they welcomed the Senegalese master percussionist, multi-instrumentalist and griot Mohamadou "Dudù" Kouate as a stable guest member of the band. “Playing in The Sixth Decade was great: it was a gathering of diversity and humanity beyond the delight of playing together with excellent musicians. Moreover it is as fascinating as it is stimulating and requires a strong commitment and hard work: I bring the rhythms and traditions of my culture and Moye and the other percussionists learn their meanings and how to play them. In the same way I learn the rhythms of the African American tradition: we  listen to each other and study these new rhythms we find a balance between multiple legacies”. This new release is a provocative balance not only between African and African American tradition, but also between improvisation, contemporary music, classical music, chants, poetry and rituals. And so under the careful guidance of Moye and Roscoe, respecting each other and the individuality of the guest musicians, the music of the Art Ensemble of Chicago is constantly changing but its spirit remains the same.
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Esce il 13 Gennaio 2023 l' album PASTIS di Boz Trio.
Un tributo alle musiche balcaniche, riarrangiate per la linea di pubblicazioni Music Production di Tosky Records.

Il quarto disco del Boz Trio, Pastis, è un’esplosione di colori e suoni della mitteleuropa, interpretati in chiave moderna e personale per restituire alla musica quella spontaneità che è invito alla condivisione di un tempo gioioso. Il repertorio klezmer viene riletto con uno stile che si ispira alla tradizione come materiale di partenza cui guardare con sguardo nuovo e aperto alla contaminazione, valorizzando le diverse esperienze musicali di provenienza di ogni singolo componente del gruppo. La scelta di affiancare brani propriamente riconducibili alla tradizione ebraica ashkenazita ad altri delle culture geograficamente vicine richiama con forza il tema del viaggio, inteso come esperienza di incontro, scambio e scoperta di nuovi punti di vista sul materiale musicale così come sull’essere umano: dai ritmi delle danze alle melodie dei canti, ogni elemento si fa veicolo di un messaggio universale. L’interpretazione del Boz Trio è storicamente informata per gli aspetti formali e nel recupero dello stile pur aprendosi ad innesti inediti che trasportano nell’attualità le sonorità di un tempo; così si è costruito negli anni il timbro unico e sincero del gruppo, dopo un lungo percorso che è ancora lontano dall’essere concluso.  "La scelta di registrare l’album in un contesto informale, un appartamento, ed interamente in presa diretta, richiama alla semplicità ed alla estemporaneità come aspetti naturali dell’intendere il ruolo del musicista"  (cit. Davide Longoni). Sempre pronti a porsi in una relazione genuina e informale con il proprio pubblico, il Boz Trio ha negli anni dimostrato di vivere infatti la musica prima ancora che eseguirla, ricreando il contesto ideale di ascolto laddove esistesse un semplice spazio vuoto da riempire con i propri strumenti, le proprie storie e la propria sincera gioia di suonare. Tutto questo emerge dall’esecuzione del quintetto, che ancora una volta dimostra di avere un’energia fuori dal comune in grado di scaldare il cuore e l’immaginazione di tutti. Il Boz Trio è un ensemble di cinque musicisti specializzato nel repertorio della musica tradizionale Yiddish ed est-europea. Nasce nel dicembre del 2011 come formazione composta da tre persone di diversa estrazione musicale con in comune una grande passione per la musica popolare; negli anni di attività il trio di partenza ha assimilato altri componenti fino ad arrivare all’attuale compagine che dal 2016 porta il proprio messaggio musicale con un carisma deciso. Sin dagli esordi lo spirito del gruppo è stato quello di mantenere una forte eterogeneità, per poter ricreare musicalmente tradizioni musicali diverse ma da sempre in connessione: musica klezmer, tzigana, balcanica e greca si ritrovano a convivere come in un quartiere multietnico di una grande città, dando vita ad un vivace e colorato cosmo. I concerti del Boz Trio trovano spazio nei contesti più disparati: il carattere esuberante e iperbolico della musica popolare anima uno spettacolo adatto a diverse realtà: dai grandi palchi di un festival estivo, al palcoscenico di un teatro, a cascine e dimore storiche senza dimenticare le strade di tutta Europa nei busking tours.
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MANISCALCO BIGONI SOLBORG - CANTO
NUOVO ALBUM PUBBLICATO PER ILK

Col suono dello scroscio di un ruscello nelle orecchie, recitiamo un nuovo testo di poesie musicali, declamate, o sussurrate, in un paesaggio delineato da sintetizzatori, corde ed ance, pervaso di elettronica subliminale, processi analogici e microtonalità. Episodi cameristici e tableau sonori si intrecciano in un tappeto elettroacustico solenne ed intimo al contempo. Il trio Maniscalco/Bigoni/Solborg si muove con libertà attorno al nuovo materiale originale dell’album, senza timore di sfidare la concezione del singolo brano. Interagisce e costruisce musica basata su una forte presenza, votata al dialogo, capace di collegare melodismo ed astrazioni contemporanee, al riparo da una rigida catalogazione in generi o stili. Il gruppo italo-danese ha lavorato intensamente sulla propria poetica per oltre un lustro. I risultati si possono ascoltare nei due dischi precedenti, che hanno ottenuto un riscontro positivo di pubblico e di critica a livello internazionale. All’interno di CANTO i tre musicisti si muovono in territori precedentemente inesplorati come ensemble. Dal 2015, Maniscalco, Bigoni e Solborg hanno visitato club e festival a Berlino, Porto, Copenaghen, Londra (con Evan Parker come ospite), Brescia, Ferrara, Strasburgo. Nel 2022 sono attesi ai festival di Newcastle, Copenaghen e Aarhus, mentre un tour in Danimarca, Italia e Germania è attualmente previsto per i primi mesi del 2023. Solborg, Bigoni og Maniscalco hanno diviso il palco con musicisti ed ensemble del calibro di Enrico Rava, Evan Parker, Paul Lovens, Susana Santos Silva, Maria Faust, Lotte Anker, Copenhagen Clarinet Choir, Benoit Delbecq, Almut Kuhne, Steve Argüelles, Thomas Morgan, Greg Cohen, Jim Black, Stefano Battaglia, Gianluca Petrella.
CANTO è stato registrato, mixato e masterizzato da alcuni fra i migliori ingegneri del suono del nord Europa. È disponibile in streaming e CD; un’edizione limitata in vinile 180 g uscirà per ILK durante l’autunno.Francesco Bigoni – sax tenore, sax alto, clarinetto Mark Solborg − chitarra, elettronica Emanuele Maniscalco − pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori
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“Il favoloso mondo di Wayne lo strambo”
il nuovo disco di Roberto Bottalico
In uscita venerdì 11 novembre su CD e digitale
In concerto sabato 19 novembre alla Casa del Jazz di Roma
 
“Il Favoloso mondo di Wayne lo Strambo” è il nuovo disco di Roberto Bottalico, in uscita venerdì 11 novembre per la Filibusta Records. Un omaggio all’estro e ai principi compositivi del celebre sassofonista Wayne Shorter, che verrà presentato in concerto sabato 19 novembre alla Casa del Jazz di Roma. As weired as Wayne, strambo come Wayne. Così veniva soprannominato Shorter al liceo da giovane. Una sorta di Mr Bizzarro, un piccolo outsider sin da piccolo. È sulla sua figura leggendaria, che l’Alter&Go Project del sassofonista Roberto Bottalico ha immaginato e scritto questo nuovo album. Un pensiero musicale, quello di Shorter, che si muoveva in modo apparentemente simmetrico ma che in realtà dava luogo a idee musicali che cambiavano continuamente forma, connotazione emotiva, armonica e melodica. Un mondo, quindi, pieno di fantasie e improvvisazioni, dove Bottalico dà forma e contenuto, grazie a un gioco di rimandi e immedesimazioni. Il risultato è la creazione di un universo fantastico e immaginario, raccontato in otto episodi con personaggi e vicende ogni volta diversi. Otto brani originali di Roberto Bottalico, ad eccezione di Resolution di Coltrane. Ed ecco, quindi, che nel mondo favoloso di Wayne lo strambo prendono vita Kurkusa, il chicco di mais costretto a stare in equilibrio su un filo; il gigante che cammina facendo mezzo passo alla volta, cercando di arrivare al cospetto di John Coltrane; l’ispettore Porfirij Petrovic, nato dalla penna di Dostoevskij, e il suo tortuoso inseguimento per stanare Raskolnikov; Dedalus, l’alter ego di Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce, perso nel suo flusso di pensiero; e infine lo stesso Wayne Shorter, detto lo strambo, qui ritratto nella sua sfera più intima e personale. Ideato e argomentato dal sassofonista Roberto Bottalico, sostenuto dal chitarrista Augusto Creni, sospinto dal contrabbasso di Alessandro Del Signore e conturbato dalla batteria di Massimo di Cristofaro, “Il Favoloso mondo di Wayne lo Strambo” è la traduzione sonora di un’immagine mentale che cambia costantemente forma e prospettiva, fuggendo così da contorni fissi e delimitati. Roberto Bottalico, qui alla sua quarta fatica discografica con l’Alter&Go Project esprime un lavoro di ricerca verso il jazz moderno, strizzando l’occhio alle infinite possibilità del suono, con grande sensibilità artistica.
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Inner Core
Il nuovo album di Gaia Mattiuzzi
in uscita l’11 novembre su CD e digitale
(Aut Records)
 
Esce venerdì 11 novembre per l’etichetta berlinese Aut Records, Inner Core, il nuovo album della cantante Gaia Mattiuzzi. Anticipato dal singolo The Way of Memories, Inner Core è un album dal respiro europeo, che trascende i generi tradizionali e a cui hanno partecipato importanti musicisti e producer della scena musicale italiana e tedesca. Inner Core, lo strato più interno del pianeta, il cuore, il nucleo solido, composto principalmente da ferro, un luogo dell’anima che riporta all’essenza, al centro da cui ripartire. È in questa prospettiva intima che Gaia Mattiuzzi trova l’ispirazione per questo nuovo album (il secondo a suo nome), rappresentando appieno il suo personale mondo musicale, attraverso la forma canzone, il jazz, i linguaggi contemporanei, fino alle commistioni elettroniche.  In questo processo creativo, è in alcune liriche di James Joyce, tutte di ispirazione amorosa e contenute nella raccolta Chamber Music, che Gaia trova le parole per dare forma alla musica dell’album; una sorta di metalinguaggio per una voce che, in questo caso, non è solo al servizio della melodia e dei testi, ma diventa anche strumento, pura astrazione sonora, che scava nello spettro timbrico, alla ricerca di nuovi colori, dimensioni e possibilità espressive. L’album, che si articola in 7 brani originali, ad eccezione della prima traccia che riprende una composizione di Phil Miller e Robert Wyatt, ha attraversato due fasi distinte di lavorazione. La parte acustica, in quartetto, è stata registrata in Italia con Alessandro Lanzoni al pianoforte, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria, e con l’apporto creativo del pianista Alfonso Santimone che in tre brani (Calyx, the Way of Memories e Riding a Photon) ha elaborato la parte elettronica in post-produzione. La seconda fase, invece, si è svolta a Berlino, dove Gaia ha vissuto per diversi anni e dove ha avuto la fortuna di incontrare alcuni musicisti con cui è nato un sodalizio artistico che l’ha spinta ad ampliare la fase di post-produzione del disco. La musica ha preso, così, una direzione del tutto inaspettata: nasce The Last Flower in My Hair, prodotta dal batterista e producer Ludwig Wandinger, con la partecipazione del sassofonista Philipp Gropper e il contributo del pianista Elias Stemeseder; viene ideata la parte elettronica di About the End of Love, insieme al sassofonista Wanja Slavin; infine, per concludere il disco, viene prodotto il brano Winds of May, frutto dell’incontro con Grischa Lichtenberger, uno dei più interessanti producer di musica elettronica dell’attuale panorama europeo.  Prodotto e realizzato durante il biennio 2020/21, tra un lockdown e l’altro, Inner Core è un album che trova la sua identità tra i territori del jazz, delle vocalità classiche e contemporanee, fino all’elettronica. La forma canzone si amplia e si evolve con consapevolezza, trovando nuove trame espressive e nuovi spunti musicali da cui ripartire.
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MONICA NICA AGOSTI
“ORNETTIANA”

Il progetto “Ornettiana” prende vita dopo anni di studio della musica di Ornette Coleman (articoli, saggi, libri, trascrizioni, temi, dischi, analisi) e della pratica di musica improvvisata con tecniche anche non ortodosse. L’intero progetto consta di tre tracce di selezionata e rimaneggiata musica del grande sassofonista e sette composizioni originali/improvvisazioni pensate appositamente per quest’ensemble con l’intento sia di divulgare il lavoro del maestro sia di proporre musica originale permeata dei grandi valori su cui egli ha fondato la sua carriera con integrità e spirito di continua ricerca: democrazia, condivisione, rispetto per l’altro, libertà di esprimere la propria identità. La musica del quintetto trova le fondamenta nelle composizioni per costruire un paesaggio musicale in cui l’improvvisazione la fa da padrona, in cui ogni musicista ha spazio sia per esprimere la propria poetica sia per interagire con gli altri componenti, in tutte le combinazioni possibili, dal solo al quintetto; “Ornettiana” si basa sulla ricerca e l’urgenza di creare un unicum musicale in cui il contributo di ognuno mantiene anche una propria volontà espressiva. Il mondo sonoro del progetto è fortemente intriso di blues, swing, jazz moderno e contemporaneo, libera improvvisazione e sviluppa una narrativa che permette ai musicisti e all’ascoltatore di immergersi in piani acustici differenti e articolati, ma sempre molto intellegibili.
Il gruppo: Il quintetto è formato da musicisti con diversi background musicali - jazz, classica e ricerca sperimentale - e uniti dal profondo amore per Ornette Coleman e dalla pratica della composizione estemporanea nonché da anni di amicizia e fiducia reciproca. Medaglia d’argento ai Global Music Awards della California nelle categorie free improvisation e female vocalist dell’edizione Ottobre 2022.
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GABRIELE MIRABASSI – SIMONE ZANCHINI
IL GATTO E LA VOLPE
(EGEA RECORDS SCA183 – 2021/2022)

Primo lavoro discografico del duo Gabriele Mirabassi e Simone Zanchini. CD divertente, brillante, ricco di mille spunti e colori musicali. Otto brani, di cui la maggior parte scritti dagli stessi interpreti, dove il dialogo avvincente tra i due strumenti, alternando atmosfere di sapore popolare ad altre colte, raggiunge vette di puro lirismo. Un vero duo quello composto da Gabriele e Simone: assoluta padronanza del proprio strumento, forte impronta individuale, inesauribile creatività personale, ma grande intesa e senso dell’equilibrio generale. Un CD fortemente legato alla tradizione EGEA, ma che esplora, attraverso l’uso di un linguaggio assolutamente originale, nuove e stimolanti direzioni.  Uscito in CD nella primavera 2021, dal 17 giugno 2022 è finalmente disponibile anche in distribuzione digitale.
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CEDRIC HANRIOT -  TIME IS COLOR

“Cedric è uno dei pianisti di maggior talento con cui abbia mai suonato. Le sue numerose doti, dalla padronanza del pianoforte e delle tastiere, alla costruzione del suono, alla composizione e arrangiamento lo rendono n artista ed un musicista incredibile”
Terri Lyne Carrington

Il 9 settembre il pianista, multistrumentista compositore e produttore francese Cedric Hanriot pubblicherà il nuovo album Time is Color. Noto per le sue collaborazioni con grandi musicisti americani come Terri Lyne Carrington, John Patitucci, Herbie Hancock, Donny McCaslin, Alex Han e Melissa ALdana, Cedric Hanriot ha anche  lavorato a fianco di Robert Glasper, Gerard Clayton e George Duke per Beautiful Life, il disco di Dianne Reeves premiato con un Grammy nel 2015. Adesso Hanriot cambia postazione da arma segreta a frontman, con un disco che riflette in modo pieno e sincero il suo talento musicale unico ed avvincente. Time is color è un lavoro coinvolgente che sebbene sia radicato nel moderno idioma jazz, contiene elementi di svariati generei tra cui hip-hop, funk, soul, elettronica e tutte le varie sfumature contenute in essi. Il suono è il risultato dell’evoluzione della passione di Cedric per moltissimi stili musicali, passione che gli ha permesso di mettere la sua esperienza a disposizione di progetti di artisti di alto profilo al di fuori del campo strettamente jazz come Lulu Gainsbourg, Luis Salinas e Maria Mendes. Il risultato è una registrazione magnifica che sottolinea la natura innovativa e lo stile del suo creatore. Il titolo del disco è un’idea/concetto basata sulla percezione di Cedric del tempo e di come sia strettamente collegato al Colore, ‘Il tempo può essere visto come una cosa oggettiva’ spiega Cedric, ‘è qualcosa che tutti noi conosciamo - abbiamo orologi e calendari- ma c’è anche un lato soggettivo, perché ogni essere umano percepisce il tempo in modo diverso, a seconda delle situazioni nella vita. Percepiamo un momento come lungo o breve, per esempio, invece il tempo ‘oggettivo’ non è così astratto. Questo pensiero mi ha spinto a cercare di scrivere brani che traducessero in musica queste riflessioni e sensazioni.’ L’abile talento di Cedric sui vari strumenti, tra cui pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori analogici e sulla costruzione del suono risplende per tutto il disco mostrando un artista all’apice della sua carriera. Brani come Run proiettano una sensazione dilatata eppure urgente, mentre Souly combina un’atmosfera P-Funk con un dinamico ritmo jazz. Da notare il mashup di Come as you Are dei Nirvana con Teardrop dei Massive Attack, assieme alle tracce che presentano l’abilità vocale del rapper americano Days.
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MARCO LUPARIA -  masnä
masnä «bimbo». Di provenienza masnada «famiglia, prole» (dal latino medievale mansionata, derivato dal latino mansionem «dimora») 
Dizionario Etimologico del dialetto piemontese - D. Bisio 
San Martino di Rosignano è un piccolo borgo ai piedi delle Alpi tra il Piemonte italiano e la Savoia francese. Dopo diversi anni all'estero, durante la pandemia, il batterista piemontese ha finalmente trovato il tempo per tornarvi e in questo periodo di ritiro ha composto la musica del disco. Le immagini di questo luogo bucolico, immobile, desolato ma al tempo stesso adorno di memorie e manufatti che testimoniano un’infanzia altrimenti dimenticata si riversano in una ricerca del tempo proustiana. Questo sestetto ibrido, composto da tre musicisti italiani e tre francesi, si è incontrato per la prima volta in vista di questa sessione di registrazione. L’interesse per le tradizioni millenarie, in particolare il Gagaku Giapponese, il gamelan indonesiano, la musica carnatica indiana e la musica sacra europea, si riflette nella scrittura musicale che contrasta con l'attitudine improvvisativa radicale del gruppo. L’omonimo disco masnä viene pubblicato il 20 Gennaio 2023 da L’Autre Collectif Label. Tutti i brani sono stati composti da Marco Luparia tranne étude campanaire di Sol Léna--Schroll e wuh di Federico Calcagno. Progetto vincitore del bando Chantiers des Détours de Babel 2022
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VANESSA TAGLIABUE YORKE - The Princess Theatre

Vanessa Tagliabue Yorke pubblica il nuovo album The Princess Theatre  per Azzurra Music. Il disco è registrato principalmente dal vivo, con tre brani in studio, in duo col pianista Paolo Birro e vede la tromba di Fabrizio Bosso ospite in due brani. L’album si ispira alla collaborazione iniziata nel 1915 tra Jerome Kern con Guy Bolton e P.G.Woodehouse che portò ad una serie di musical noti anche come “The Princess Theatre Shows”, luogo in cui molti di questi furono prodotti. Si trattava di un piccolo edificio ad ovest della 39° strada che poteva contenere al massimo duecentocinquanta persone, creando così una dimensione intima, raccolta e raffinata che fu molto apprezzata sia dalla critica che dagli spettatori. “Avendo vissuto un momento sconvolgente della nostra storia tra gli anni 2019 e 2021,” racconta Vanessa Tagliabue Yorke, “mi sono trovata nel corso del tempo a scrivere delle musiche e dei testi originali che si sono rivelati particolarmente introspettivi e radicali sul mio personale piano estetico. Questa condizione di necessità che rinnovò il linguaggio musicale di jerome Kern nel 1915 ha toccato anche me in questi ultimi anni. Tornando in qualche modo ad un modello a me caro, quel perfetto equilibrio tra voce, pianoforte e tromba che avresti ascoltato nei dischi di Bessie Smith, Bertha Chippie Hill o Ida Cox, dove la narrazione è intima e potente allo stesso tempo, ho trovato una formula che ha permesso alla mia immaginazione musicale di abbracciare la forma canzone senza rinunciare al mio atteggiamento sperimentale. Da molto tempo desideravo rendere omaggio allo straordinario sodalizio artistico e all’amicizia che ho la fortuna di aver stretto con Paolo Birro, un artista fine, insostituibile, senza compromessi, un ricercatore che affina ogni giorno la sua personalissima traiettoria verso l’autenticità del linguaggio con eleganza e profondità e da cui non smetto mai di imparare. Come un’epifania magica ed imprevedibile, come quel bellissimo quadro di William Turner “The burning of the Houses of Parliament” si è accesa invece la presenza musicale di Fabrizio Bosso, che ha ricamato con la sua tromba diamantina il drappo del cielo proprio sulle mie composizioni originali. Questo disco è il mio Teatro della Principessa.”
 
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STONES IL NUOVO DISCO DI GABRIELE MIRABASSI, FABIO ZEPPETELLA e DARIO DEIDDA
In uscita il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label

Un progetto cameristico in cui lirismo e senso melodico si fondono con il suono della “swing era” e die grandi musicisti del passato. Questa l’essenza di Stones, nuovo disco del trio composto da Fabio Zeppetella, Dario Deidda e Gabriele Mirabassi che esce il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label. Un lavoro a cui hanno preso parte tre grandi artisti del jazz italiano e in cui i suoni di un’epoca importante come quella dello swing si sposano alla perfezione con un approccio compositivo moderno, contraddistinto da una notevole forza interpretativa. I brani originali sono scaturiti dalla penna di Zeppetella e ognuno di esso ha un approccio che mette in risalto la melodia, il lirismo e l’interplay fra tre grandi artisti. Le altre composizioni, completamente rivisitate, appartengono a grandi musicisti del passato che hanno lasciato una traccia indelebile durante il loro cammino. In questo progetto le possibilità armoniche e melodiche diventano infinite perché il ruolo dell’armonia è assegnato non soltanto alla chitarra, ma spesso al basso elettrico e all’incrocio di voci contrappuntistiche e polifoniche. In questo modo passato e presente si incontrano tra brani originali molto intensi, dove si evince un approccio tipicamente mediterraneo, e brani di grandi artisti che vengono rivisitati, spesso stravolti acquistando una luce nuova, che mette in risalto aspetti sconosciuti. Il brano che apre il disco si intitola Toots ed un omaggio al grande armonicista Toots Thielemans, caposcuola e innovatore del suo strumento. Questa composizione di Fabio Zeppetella è stata scritta sulla griglia armonica di Bluesette, grande successo di questo grande artista, ma è stata trasformata in un choro. In questo modo acquista una pulsazione ritmica tipica della musica brasiliana con il tema scandito sugli ottavi per essere pertinente a questa forma espressiva. Altro brano presente in questo disco è Nuages di Django Reinhardt in cui la presenza del clarinetto rievoca il sound degli anni ‘30 e di grandi compositori come Benny Goodman. Modinha è una composizione di Jobim, dal sound tipicamente brasiliano, suonato con un arrangiamento dalle tinte più vicine rock, con la linea melodica che tuttavia rimane fedele a quella originale. Tra i brani inediti, invece, citiamo Little Girl, sempre a firma di Fabio Zeppetella, una ballad caratterizzata da grande lirismo, in cui la linea melodica è disegnata prima del clarinetto e poi dalla chitarra. The Good Life, scritto per chitarra e basso, stringe la mano alla poetica Manouche con il basso che prima regge l’armonia, sostituendosi alla chitarra, poi diventa strumento solista. Lee è una composizione tipicamente in stile bebop dove l’interplay diventa l’assoluto protagonista della scena.
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“GONE”
Gianluca Lusi, Simone Zanchini e Luigi Masciari
firmano la nuova produzione targata Tosky Records
 
Tosky Records riprende la produzione e pubblicazione discografica con “GONE”, nuovo album di inediti. 
Il 23 Settembre esce "GONE", la nuova produzione discografica dell’etichetta romana Tosky Records: una produzione che vede la presenza di tre eccellenze del jazz nostrano come il sassofonista Gianluca Lusi, il fisarmonicista Simone Zanchini, e il chitarrista Luigi Masciari. Nuovo album di inediti di Gianluca Lusi, sassofonista abruzzese di spiccata sensibilità musicale e tecnica sopraffina, al suo fianco Simone Zanchini alla fisarmonica, musicista virtuoso e poliedrico, protagonista della scena internazionale ed il chitarrista napoletano Luigi Masciari, raffinato ed elegante arrangiatore e compositore. Un album intenso, passionale, a tratti lirico; tre strumenti musicali affascinanti e melodici per un trio anomalo senza sezione ritmica che trova il suo equilibrio in momenti muscolari di libera espressione. Un progetto sorprendente in cui la ricerca musicale è il tratto distintivo, in un percorso di sonorità pieno di scoperte e di emozioni. “Alcune tracce dell’ album hanno una spiccata propensione e sono delle ottime candidate per la sincronizzazione di musiche in ambito cinematografico”. (Giorgio Lovecchio (produttore). "Si va a cavallo tra jazz mainstream, free jazz e musica d’ autore, caratteristiche che a tratti dipingono dei paes aggi sonori interessanti, di ampio respiro. C’e’ eleganza, libertà’ e una buona dose di muscoli e di interplay, ingredienti musicali importanti, alle prese con un repertorio che spazia tra brani in 3, tempi dispari, musette francese". La prima delle 9 tracce dell’ album e’ Il singolo “Beregynia’s Waltz”, che anticipa il 9 Settembre, l’ usci ta dell’ album completo. Il titolo del brano e’ un omaggio alla popolazione ucraina, un auspicio di serenità’. Beregynia e’ una figura femminile della mitologia slava, rappresenta madre terra e la protezione della casa. Gli Ucraini si appassionarono molto a questa immagine che e’ divenuta simbolo della famiglia e protezione degli affetti.  Nel disco ci sono brani originali scritti in prevalenza da Gianluca Lusi, lo stesso Beregynia’s Waltz ma anche “Give Me Another Chance” ed altri, eccetto l’ arabeggiante e profonda “Red Sand” composta dal chitarrista Luigi Masciari, e la simpatica traccia “Smile please” composta da Simone Zanchini per l’ occasione, in perfetto stile mainstream jazz…impossibile non canticchiarla. “E’ stata una sfida…mettere insieme uno strumento come la fisarmonica in un contesto musicale molto distante dal suo…spiega il fisarmonicista Zanchini. Un album molto vario con tante idee.
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ZE IN THE CLOUDS - OPORTET 475

Ze in the Clouds è il nome d’arte di Giuseppe Vitale, pianista e produttore. Oportet 475 è il secondo album in uscita il 27 gennaio per la Tǔk Music. La necessità del titolo, che si ispira al quarto movimento dell’opera 135 di Beethoven, è declinata in vari modi, dalla necessità della musica di essere a quella interiore del farla, alla necessità di esprimersi in tempi frammentati e inquieti fino alla necessità di risoluzione proprio attraverso questa preziosa forma d’arte. È un percorso che parte da Gesualdo da Venosa, un innovatore le cui soluzioni armoniche hanno anticipato di secoli molta della musica del 900, e passa per Bach, attraversa il romanticismo arrivando alla classica contemporanea: il tutto filtrato e rielaborato da una visione futuristica e contemporanea che attraversa jazz, elettronica, folk e soul. Una materia incandescente plasmata con sapienza grazie anche al fondamentale contributo della producer LNDFK, che cesella beat spezzati, suoni, rumori. Un disco giocato su numerosi dualismi, classico e moderno, passato e presente, acustico e elettrico, luce ed ombra, apparentemente inconciliabili e che solo la creazione artistica può sintetizzare e riconciliare. Per la registrazione dei 13 brani originali Vitale si è avvalso della collaborazione di Edoardo Battaglia e Gianluca Pellerito alla batteria, Francesco Fabiani alla chitarra, Paolo Fresu alla tromba e Uri Caine al Fender Rhodes. Per quanto riguarda il suono, ovviamente fondamentale, Vitale è stato coadiuvato dal producer e fonico Suorcristona; il mix è opera di Dario Bassolino ed il mastering di Kelly Hibbert. L’opera in copertina è di Augusto Fabio Cerqua, architetto, graphic designer e ricercatore indisciplinato napoletano. Attualmente è iscritto al dottorato in architettura della Federico II, dove sta sviluppando una ricerca sull’urbanismo multispecie.
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Debora Petrina & Giovanni Mancuso
NUOVOMONDO SYMPHONIES
Symphonies From The New World

An Anarchist-Ludic ChildRepublic in the Rak Island World In Which Extremely Rare Handbooks Will Reveal Many Surprises. The record will be out on 1st September for zOaR Records by Elliott Sharp (NYC) ...We approach the Ra-Lerm region. A storm is accompanying us. Sirens in the distance. We feel a strange thickness in the air, brought by gusts of south wind. Then, rising out of nowhere, revolving slowly all around us, a vague, repeated, constant motif... - Terry Riley -
Debora Petrina and Giovanni Mancuso are the protagonists of an imaginary, ethnomusicological and pata-physical explorations in an unknown world, where they can discover landscapes, cities, and bizarre inhabitants. They record their music and songs, and tanslate them into miniatures for piano and voice, adding special instruments and environmental sounds; beside, they offer their written observations, as early explorers did with their diaries, and project images of their findings. From dances for velvet slides to music pieces for pressure cookers, from storm rituals for apartment blocks to chordal instruments to be used in the kitchen, the NuovoMondo Symphonies offer a survey of the surreal possibilities of a world in which sounds and music enter the most unforeseeable nuances of life and nature.  The record, which will be coming out on 1st September for zOar Records by Elliott Sharp (NYC), is thus described by Terry Riley: "What a fresh sounding landscape full of gems. You both are so gifted and such musically aware artists...it is a joy to hear what you have done together. I think it is brilliant that you came up with these fragments that somehow tie together in a unique way and unified way. Dwoworak... based on Chopin is a beautiful ballad up there with the best compositions of Miles and of Bill Evans. I love Debora singing too. Her voice is beautifully suited to the music she makes and really draws the listener in. Dove Va ... Wow...Wow GREAT!" Debora Petrina: voice, piano, added instruments; Giovanni Mancuso: piano, added instruments drawings and and visual materials by Alvise Guadagnino
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Federico Nuti - InFormal Setting
InFormal Setting, l’album di debutto del pianista e compositore aretino Federico Nuti, è in uscita per HORA Records il 23 Settembre 2022. A fianco del leader, quattro delle voci più interessanti della nuova generazione italiana: Francesco Panconesi al sax tenore, Jacopo Fagioli alla tromba, Amedeo Verniani al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria. Nuti, diplomato al New England Conservatory di Boston ed alla Siena Jazz University, ha fondato il gruppo con l’idea di esplorare i vari possibili intrecci, le trame e le sottigliezze che possono avvenire nel contesto di un quintetto acustico, alla ricerca di un equilibrio narrativo tra libertà e struttura. Se l’organico ricorda quello di un tradizionale quintetto Jazz, esso attinge tuttavia da molteplici linguaggi della contemporaneità, adottando forme compositive e creando sonorità spesso riconducibili alle avanguardie sia di matrice afroamericana che europea. Le 5 composizioni originali raccontano una storia a sé stante, in maniera simile alla musica programmatica, ma con ampi spazi per improvvisazione ed immaginazione. Il termine “formale” indica conformità a forme prestabilite e requisiti, mentre il suo opposto si riferisce a qualcosa di non cerimonioso e spontaneo: InFormal Setting è uno spazio dove questi aspetti coesistono in musica, una cornice aperta che unisce estremi e contrasti, che modella e supporta immagini che la attraversano in continuo mutamento. "InFormal Setting" sarà disponibile su CD, in formato digitale e streaming, ed è stato anticipato dal singolo "Remains of Human Connections".
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BIAGIO MARINO/ZENO DE ROSSI - BREAK SEAL GENTLY
(2022 FONTEROSSA RECORDS)

“Break Seal Gently” è il frutto della collaborazione tra Biagio Marino (chitarra elettrica, effetti) e Zeno De Rossi (batteria, percussioni), in uscita il 6 settembre per Fonterossa Records. Muovendosi tra jazz, rock e free improvisation, i due musicisti indagano le possibilità interpretative offerte da un repertorio di brani originali costruiti utilizzando particolari accordature della chitarra. La scelta stilistica del duo prevede un uso creativo, sia nelle fasi definite che nell’improvvisazione, di specifiche tecniche strumentali (fingerpicking, uso “esteso” dei rispettivi strumenti, ecc.) e di effetti elettrici ed acustici. Il progetto nasce nel 2021 e, dopo una prima fase di scambio d’idee e riflessioni, culmina in una serie di concerti e nella registrazione in studio del materiale selezionato. Biagio Marino, nato a Eboli nel 1972 e residente a Bologna,  consegue il diploma di I e II livello in Chitarra Jazz presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna con due tesi dal titolo “I tempi dispari nel Jazz- Rock Inglese” (Triennio) e “Ornette Coleman tra suono del futuro e tradizione” (Biennio). Si dedica nel contempo allo studio ed alla pratica di particolari tecniche chitarristiche basate sull’uso di accordature anomale. Tali tecniche saranno poi impiegate in progetti di vario genere, allo scopo di caratterizzare ogni collaborazione con un proprio “suono”. Chitarrista della Big Band del Conservatorio G.B. Martini di Bologna (2013). Chitarrista/compositore della B69 Jazz Orchestra (poi Bologna Jazz Collective), laboratorio di scrittura/orchestra democratica antigerarchica, band residente del Binario69 di Bologna. Si dedica alla composizione per il cinema elaborando la colonna sonora originale del cortometraggio “Il cerchio, la curva dolce, le ascese che suggeriscono la spirale” della regista Giulietta Mastroianni su commissione del Comune di Perugia.
In ambito teatrale è autore della colonna sonora originale del monologo “L’uomo che recitò se stesso” (Giulietta Mastroianni). E’ chitarrista e autore degli arrangiamenti dei “Calima”, band etno/jazz/sperimentale tra i gruppi premiati ed invitati ad esibirsi al Premio Ciampi 2017. E’ chitarrista e compositore della Bj Jazz Gag, trio chitarra/contrabbasso/batteria con Luca Bernard e Massimiliano Furia. Il primo disco della band, dal titolo “Somestring Else!”, è stato pubblicato nel Giugno 2020 dalla Fonterossa Records ed ha ottenuto una serie di ottime recensioni da parte della critica specializzata (Rockit, Jazzit, The New Noise, Freakout, Percorsi Musicali, ecc.). Recentemente ha iniziato una collaborazione con Zeno De Rossi (Marc Ribot, Chris Speed, Vinicio Capossela, Alexander Hawkins, Francesco Bearzatti, ecc.) registrando una serie di brani per chitarra elettrica e batteria di propria composizione. In tale progetto vengono impiegate alcune tecniche chitarristiche approfondite negli ultimi anni tra cui (in particolar modo) il già citato uso di accordature inusuali. Il primo disco del duo, dal titolo “Break Seal Gently”, verrà pubblicato a Settembre 2022 dalla Fonterossa Records. Con i suddetti progetti/collaborazioni ha avuto occasione di esibirsi in vari locali, rassegne e festival tra cui: Giornata Mondiale del Jazz, Bologna Jazz Festival, Jazzit Fest, Festival Internazionale Jazz Inn, Gubbio Film Fest, Hey Joe, Premio Ciampi, Concerto Primo Maggio (Bologna), Porto Met, Teatro Dehon, Cantina Bentivoglio, MOA Jazz and Wine, Sounds on Friday (Prato), Montagnola Republic, Natale con Swing (Vernio, PO), Fiorivano le viole (Perugia), Pisa Jazz, ecc. SI dedica parallelamente all’attività didattica in ambito pubblico e privato.

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Fabrizio Bosso rende omaggio a Stevie Wonder nel nuovo album “We Wonder”
concerto di presentazione 7 gennaio, Auditorium Parco della Musica, Roma

Il trombettista Fabrizio Bosso rende omaggio con il suo quartetto al genio musicale di Stevie Wonder nel nuovo album “We Wonder”, pubblicato dalla Warner Music e disponibile in cd, vinile e digitale. “We Wonder” verrà presentato per la prima volta dal vivo, sabato 7 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’energia e la vitalità che caratterizzano lo stile inconfondibile di Stevie Wonder, la forza espressiva delle sue più celebri ballad, insieme alla tecnica e al lirismo della tromba di Fabrizio Bosso, la cura degli arrangiamenti e la personalità musicale di ciascun musicista del quartetto, sono tutti elementi che rendono unico e prezioso questo progetto discografico. Non è stato facile per Bosso selezionare i brani da una discografia così ampia e che ha influenzato gran parte della musica del secolo scorso, contribuendo alla nascita di nuovi generi musicali. La tracklist dell’album contiene 9 canzoni tra le più significative di Stevie Wonder, scelte da un repertorio molto ampio che abbraccia un periodo che va dalla fine degli anni sessanta fino all’ultima pubblicazione discografica del 2004: Another star, Isn’t she Lovely, My Cherie Amour, ma anche Sir Duke, Moon Blue e altre. Non manca anche Overjoyed, già pubblicato il 13 maggio come singolo su tutte le piattaforme digitali, in occasione del compleanno di Stevie Wonder. Non è stata questa una scelta a caso, perché Overjoyed parla anche di sogni che si realizzano. È, infatti, un Fabrizio Bosso “felicissimo”, quello che non solo qui interpreta uno dei brani più famosi di Stevie Wonder, suo idolo sin da quando ha cominciato a suonare le prime note alla tromba, ma che rinnova con questo nuovo progetto anche la scelta fatta quando era poco più che adolescente, ovvero, diventare musicista. La tromba di Fabrizio Bosso, il pianoforte e le tastiere di Julian Oliver Mazzariello, il basso e il contrabbasso di Jacopo Ferrazza, la batteria di Nicola Angelucci, insieme al clarinetto di Nico Gori qui in veste di special guest, sono i protagonisti assoluti di un omaggio alla musica di uno degli artisti più iconici della musica internazionale.
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Tǔk Music
presenta

FRANCESCA GAZA LILAC FOR PEOPLE
SFIORIRE
Si intitola ‘sfiorire’ il secondo disco di ‘Lilac for People’, l’ottetto guidato dalla cantante e compositrice Francesca Gaza, in uscita il 10 giugno per la Tǔk Voice, sezione della Tǔk Music dedicata alle voci. L’ensemble, formato nel 2016 e composto Jacopo Fagioli tromba, Francesco Panconesi sassofono tenore, Federico D’Angelo sassofono baritono, Luca Sguera pianoforte, Lorenzo Pellegrini chitarra, Alessandro Mazzieri basso elettrico e Mattia Galeotti batteria, è una band non convenzionale, in cui i compiti di scrittura e arrangiamento sono di competenza di Francesca Gaza, ma le loro personalità, le loro abilità e il loro gusto ad ampio raggio per il jazz, l’art pop, il folk, e la classica si sono a lungo mescolati insieme per formare un suono coeso, sia sofisticato che giocoso, che combina influenze nostalgiche ad un atteggiamento contemporaneo. ‘Sfiorire' è un lavoro orchestrale che contempla lo sfiorire delle cose, delle persone, delle parole, della comunicazione, delle azioni, della natura e dell’età, così come il superamento della perdita dell'interezza e tenta di catturare e affrontare sia l'aggressione e la manipolazione così come la riscoperta dell'ingenuità e la pianificazione della bellezza. Ogni canzone, simile a una gemma, è distinta, dall'apertura anthemica "Flowers, Eyes, Lips, Tombs” alla rock-infusa e aggressiva "being tall”, fino a “sfiorire”, titolo che da il nome al disco e raffigura l’esordio anche in italiano della band. Le dieci tracce dell'album rivelano un'estensione della rigogliosa strumentazione del precedente lavoro di Lilac for People e si immergono in un territorio ancora più ricco e articolato, con voci corali, tromboni, basso tuba, clarinetto basso, corno e layers di synth. La scrittura di Francesca Gaza è emblematica di una generazione emergente e di una cerchia di compositori ed esecutori che hanno fatto del superamento delle distinzioni tradizionali di genere la loro caratteristica. L’opera della copertina è della grafica e illustratrice israeliana Noam Paul. Laureata in comunicazione visiva all’Accademia artistica Bezalel di Gerusalemme, ha frequentato l’Università dell’Arte di Berlino grazie ad un programma di interscambio culturale.

ALESSANDRO TEDESCO
MAGMA
L’esperienza del concerto con Dave Douglas la scorsa estate sul gran cono del Vesuvio in occasione di Pomigliano Jazz è stata così intensa che Alessandro Tedesco ne ha tratto ispirazione per il nuovo album “Magma”, il secondo per la Tǔk Music, in uscita il 6 maggio 2022. È dunque un concept album sul vulcano, luogo centrale nelle vicende che il musicista vive come uomo e artista nato in Campania e che si lega indissolubilmente alle storie di vita e di musica che lo attraversano e lo vedono protagonista. Lo stesso si può anche intendere come metafora dell’atto creativo, che sgorga irrefrenabile e prende direzioni imprevedibili. Con Tedesco al trombone e all’elettronica ci sono Federico Luongo alla chitarra elettrica, Mario Nappi alle tastiere, Angelo Funaro alla Tuba e Vittorio Riva alla batteria per un disco musicalmente variegato e dalle molteplici sfaccettature. Il sound caratteristico del gruppo di Tedesco questa volta vede l’utilizzo del tuba che sostituisce il basso elettrico, dando così un nuovo colore acustico che si miscela con gli strumenti elettrici. Il lavoro si sviluppa fluido tra brani con incastri ritmici e melodie avvincenti come “Atrio del cavallo” e “Eruzione”, soffermandosi a riflettere attraverso avvolgenti morbide come “Il golfo al tramonto”, per poi liberare tutta l’energia con composizioni come “Scappa Via” o “Terremoto”. La copertina è opera di Davide Bonazzi, illustratore freelance nato e cresciuto a Bologna e che ha studiato allo IED di Milano e all’Accademia di Belle Arti della sua città natale. Il suo lavoro unisce ricerca digitale e analogica ed è stato riconosciuto dalla Society of Illustrators di New York, American Illustration, Bologna Children’s Book Fair; ha lavorato per The New York Times, The Wall Street Journal, UNESCO, Wired per citarne solo alcuni.

TRIAPOLOGY
(SAETTA – FRANCESCA – BOLOGNINI)
IRIDESCENT
Iridescent è il secondo capitolo del progetto Triapology, gruppo composto da Vincenzo Saetta (sax alto ed effetti), Ernesto Bolognini (batteria) e Giovanni Francesca (chitarre ed effetti), quest’ultimo subentrato a Michele Penta. Si tratta di una singolare formazione che è caratterizzata dalla mancanza di basso e dal suono insolito, ibrido, che parte dall’acustico e sul quale vengono innestati elementi elettronici suonati live che permettono di ampliare le possibilità timbriche della musica. L’album è in uscita il 17 dicembre per la Tǔk Music su Cd e in una speciale versione digitale. Il nuovo album prosegue e sviluppa il discorso avviato dal precedente Rockinnerage; i 3 musicisti si confrontano con un’azzeccata scelta di alcuni classici del rock (da Neil Young agli U2 a Jeff Buckley per arrivare a ‘Holocene’ di Bon Iver; unica eccezione ‘Stoner Hill’ di Brian Blade che idealmente divide l’album in due parti) ma con un approccio jazzistico dove gli audaci arrangiamenti creano, in questa fusione di tradizione, elettronica e melodie conosciute, un amalgama innovativo e un sound contemporaneo, che parte dal passato per fondersi con il nostro presente. E sempre a proposito degli arrangiamenti, questi che un tempo erano più lineari e schematici adesso sono sempre più liberi sospesi e dilatati, in modo che alcune melodie quasi si dissolvono e si ricompongono nel tessuto sonoro. L’edizione digitale dell’album è invece doppia e riporta alla luce un vecchio progetto di Vincenzo Saetta, Ubik, originariamente pubblicato nel 2012. Il fulcro dell’album è stato registrato con Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso, Luigi del Prete alla batteria, con ospiti Alessandro Tedesco al trombone e un quartetto d’archi; due brani vedono una line up diversa, formata da Antonello Rapuano (piano), Peppe Timbro (contrabbasso), Giampiero Virtuoso (batteria) e Vittorio Silvestri (chitarra). L’immagine della copertina è opera della disegnatrice spagnola Cinta Vidal. Cinta ha iniziato a disegnare sin da piccola ed ha studiato all’Escola Massena a Barcellona.
Ha quindi compiuto l’apprendistato al workshop Castells Planas affinando l’arte della scenografia e del fondale per il teatro. Non ha mai smesso di sperimentare e le sue opere sono state esposte con mostre a Barcellona, Hong Kong, Los Angeles e Melbourne. 

DINO RUBINO - GESUE’ 
Gesuè è il sesto capitolo dell’incessante viaggio alla ricerca dell’essenza della musica di Dino Rubino, uno dei musicisti più rappresentativi della nuova generazione di jazzisti, in uscita il 18 marzo per la Tǔk Music. Il 19 marzo il disco verrà presentato dal vivo al Teatro delle Ali di Breno (Brescia) “Questo disco e questo progetto sono una dedica a mio padre” racconta Rubino. “Non è stata una cosa premedita, è capitato. Solitamente, dopo aver scritto un brano, vado in studio, lo registro e solo dopo, in un secondo momento, decido il nome da dargli. In questo caso è stato il contrario. Ero a casa e appena finito di scrivere il brano mi è venuto in mente mio padre. La sensazione è stata così forte e così chiara che non ho esitato un attimo nella scelta del nome. Da qui, la voglia di andare in studio e di metter su un progetto. Un omaggio involontario quindi, ma per me obbligatorio, che è una sentita dedica a mio padre: Gesuè. “ Dopo aver composto le musiche il pianista e trombettista siciliano ha quindi scelto con cura i musicisti con cui compiere questo percorso e in Marco Bardoscia al contrabbasso, Piero Delle Monache al sassofono e Daniele di Bonaventura al bandoneon ha trovato complici ideali in totale corrispondenza con la musica.
La cifra stilistica che da sempre contraddistingue la musica di Rubino è il gusto per la melodia cristallina e negli undici brani inediti che compongono Gesuè questa è avvolta da un lirismo delicato ed emozionante che proietta la musica in una nuova dimensione.
Dino Rubino è uno degli artisti coinvolti nel progetto panTǔk, una sinergia tra l’agenzia di management Pannonica e l’etichetta Tǔk Music di Paolo Fresu che hanno unito le forze al fine di moltiplicare le opportunità di crescita e sviluppo dei propri talenti emergenti. panTǔk una sezione all’interno di Pannonica che si occuperà di sviluppare e promuovere gli artisti mettendo in moto un circolo virtuoso che sfrutti al meglio le potenzialità offerte dalla pubblicazione del disco e dall’attività live di modo che possano beneficiarne reciprocamente. L’opera di copertina è opera di Vincenzo Pattusi, disegnatore nato a Nuoro nel 1978. Inizia a disegnare da autodidatta e poi si laurea in Storia dell’Arte a Pisa e successivamente ottiene un master in conservazione e restauro dei Beni Culturali. Dopo un inizio come street artist, si dedica alla pittura su tela e opere su muro. Le sue opere sono state esposte in diverse mostre in Italia e all’estero. La sua installazione Faraway So Close si trova nell’Aeroporto di Olbia Costa Smeralda. 

RAFFAELE CASARANO - ANI’
Anì è il settimo album solista di Raffaele Casarano e quinto pubblicato dalla Tǔk Music, in uscita il 2 dicembre in Cd e digitale. Anì è un’opera alla quale Casarano ha lavorato per 3 anni ed è dedicato alla figlia Anita Maria, nata all’inizio di quest’anno. Questa ispirazione rappresenta una svolta nel percorso artistico del sassofonista salentino e offre alla musica una inedita levità, come una festa, per proiettarla in una dimensione più spirituale/trascendentale.  Casarano si è cimentato con tutti gli strumenti in fase di registrazione, salvo aver chiamato alcuni fidati collaboratori per interventi specifici: Dhafer Youssef all’oud e alla voce, il rapper e attivista M1 componente del duo dead prez, il producer Bonnot all’elettronica (anche coproduttore del disco), oltre agli storici Mirko Signorile al piano e Alessandro Monteduro alle percussioni, e alla new entry Marco D’Orlando alla batteria. L’esperienza con Youssef si è rivelata di particolare rilievo per la realizzazione di Anì ed è nata dopo che esibitosi nel 2019 al Locomotive festival, di cui Casarano è direttore artistico, il musicista tunisino ha invitato Casarano ad unirsi al suo gruppo ed insieme hanno effettuato diversi tour internazionali.  Per tracciare le coordinate musicali degli 8 brani inediti che costituiscono il nuovo album il sassofonista è partito dalle proprie radici, il Salento, e ha quindi allargato i confini prima in direzione sud verso il calore mediterraneo del Nord Africa e della Tunisia, per poi risalire a nord fino ad arrivare ai suoni più rarefatti della Norvegia.
il 2 dicembre Casarano presenterà Anì dal vivo all'Auditorium Flaiano di Pescara per Adrimusic -  - Centro Adriatico Produzione Musica. L’immagine di copertina è opera di Marcello Moscara, fotografo e graphic designer. Dopo gli studi classici compiuti a Lecce, Moscara ha compiuto i suoi studi allo IED a Milano, corso di fotografia. Al salento, luogo dove è nato nel 1972, ha dedicato diverse pubblicazioni di successo., Al curriculum artistico che vede l’artista presente in numerose mostre e fiere d’arte anche all’estero, si affianca quello del fotografo professionista impegnato a creare immagini al servizio della comunicazione.
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GIOVANNI BENVENUTI - AN HOUR OF EXISTENCE
Giovanni Benvenuti pubblicherà il nuovo album il 2 dicembre per AMP Records. An hour of existence, un’ora di esistenza, prende l’idea del titolo da un racconto di fantascienza nel quale uno dei protagonisti, che per varie ragioni non esiste più come persona fisica, torna a materializzarsi per solamente un’ora all’anno. Cosa faremmo se avessimo a disposizione solamente così poco tempo? Lo utilizzeremmo per compiere azioni eccezionali o semplicemente per goderci la semplicità dei gesti quotidiani? In un incrocio tra storia e fantascienza, due delle principali fonti di ispirazione del sassofonista, i brani di questo disco prendono spunto e raccontano di personaggi straordinari di un passato storico o di un futuro immaginato che si trovano alle prese con episodi ordinari, che in qualche modo li rendono persone più vicine a noi e meno irraggiungibili. Episodi che in qualche modo ci mostrano come eroi della storia o della nostra fantasia siano persone come noi: così possiamo riuscire a comprenderli meglio e comprendere meglio noi stessi e il nostro presente. Da un re che vediamo in forma di statua in ogni città italiana che litiga per tutto un viaggio in treno con un suo ministro che trova i suoi baffi ridicoli (King’s mustache) a il più grande poeta della galassia che in un lontano futuro impara a esprimersi con le pochissime parole che un incidente al cervello gli ha lasciato facoltà di usare. Per la realizzazione di questo disco Giovanni Benvenuti ha scritto musiche dove le composizioni, dalle strutture molto articolate, lasciano ai musicisti piena facoltà di esprimere la loro personalità. Pur facendo utilizzo di materiali complessi, come armonie contemporanee e metri e ritmi dispari, la forte importanza data all’immediatezza della melodia vuol portare l’ascoltatore a dimenticare gli aspetti tecnici e ad abbandonarsi al flusso musicale ed al racconto in musica. I musicisti scelti sono persone con le quali Benvenuti ha una affinità musicale di lunga data: il pianista tedesco Christian Pabst, il contrabbassista Francesco Pierotti (con il quale ha registrato numerosi precedenti lavori) ed il batterista Dario Rossi, presente anche nel precedente disco Paolina and the android.
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Barber Mouse, Heretic Monk
Un approccio eretico come miglior modo di essere fedeli a Monk
L’album riporta alla luce una serie di registrazioni che prendono le mosse dalle composizioni del grande compositore afroamericano

Stefano Risso, che ha dato origine una quindicina d’anni fa al trio Barber Mouse (il nome è un piccolo divertissement che gioca sui cognomi del batterista Mattia Barbieri già al fianco di Richard Galliano per molti anni e del pianista Fabrizio Rat musicista incredibile a cavallo tra la techno e la musica contemporanea, molto conosciuto all'estero, soprattutto in Francia), lavora da tempo, come compositore e contrabbassista, sia sulla musica acustica che elettronica, in una costante ricerca fra avanguardia e tradizione, improvvisazione e canzone che tende a far confluire tutti questi differenti linguaggi in un singolare mondo sonoro. Perseguendo quest’idea di fondo, il gruppo esordisce con un primo disco (Auand, 2012) che omaggia i Subsonica, uno dei più noti gruppi elettro/pop italiani, e che vede ospite Samuel, il cantante stesso dei Subsonica. Senza abbandonare la sperimentazione costante, la ricerca timbrica, la presenza di strumenti acustici preparati fino a produrre sonorità che sembrano elettroniche, ossia ciò che da sempre costituisce la cifra stilistica del gruppo, arriva ora a dieci anni di distanza il secondo disco. A differenza dell’idea iniziale di fuoriuscire dai territori della musica jazz questo è un omaggio, caratterizzato da una ricerca armonica totalmente innovativa e sorprendente, al grande pianista Thelonious Monk, alle sue composizioni come pure agli standards che reinterpretava rendendoli suoi in modo indelebile. “Heretic Monk”, pubblicato da Auand Records, sarà disponibile da venerdì 11 marzo e singoli tratti dall’album usciranno su tutte le piattaforme streaming a partire da venerdì 25 febbraio. Registrato nel 2011, per molti anni è rimasto nel cassetto. «Non ne sappiamo bene il motivo, - racconta Stefano Risso - forse perché la produzione ci rapisce e nel frattempo ci siamo mossi su differenti territori. Ma a riascoltarlo ora è come se venisse a galla maggiormente la sua contemporaneità e modernità. Quando dai progetti prendi distanza è come se si mettessero a fuoco i lati essenziali dei lavori. A riascoltarlo oggi pare quasi più attuale di quando lo registrammo. Questo è quindi il motivo per cui oggi abbiamo voluto che venisse alla luce». L’aspetto peculiare dell’album, è il lavoro sull’armonia, che richiama per certi aspetti la geometria frattale. Alcuni accordi tipici dell’armonia di Monk e del suo modo di realizzare voicings sul pianoforte, vengono sintetizzati nel loro schema più semplice, ridotti a un tetracordo e utilizzati al posto delle griglie di scale e accordi tradizionalmente usate nell'improvvisazione. Ogni brano del disco viene riarmonizzato con questa logica e le improvvisazioni seguono questo principio, limitando il numero di note differenti utilizzabili. Da qui per l’ascoltatore la sensazione di un’armonia che si sviluppa da se stessa e si moltiplica su se stessa, un po’ come le strutture frattali che si osservano in natura, nei cristalli o nelle foglie. Come confida lo stesso Risso «Il lavoro di preparazione necessario a registrare l’album è stato particolarmente lungo. Era un po’ come essere costretti ad abbandonare tutti gli stereotipi di linguaggio per riuscire a suonare correttamente in questo approccio per noi nuovo e innovativo legato ai tetracordi. Impossibile usare un fraseggio che già si conoscesse perché il risultato musicale non sarebbe stato attinente, si sarebbe usciti da quei paletti che ci eravamo dati in partenza, che erano limitazioni ma allo stesso tempo grandi elementi di stimolo. Quindi abbiamo studiato e lavorato in sala prove duramente per riuscire a districarci in questa selva di armonie molto serrate e rigorose, che in fin dei conti, nonostante ne siano rispettose, si distanziano molto da quello dei brani originali». «Penso che la caratteristica principale di questo disco – conclude Rat – sia il processo di trasformazione di un materiale musicale preesistente. Un po’ come se ci si trovasse di fronte a una pagina scritta in una lingua conosciuta ma che, a causa di un’amnesia, la si fosse dimenticata. Ci si trova quindi nella necessità e nella condizione di interpretare quei segni con una logica nuova, caratterizzata da alcune regole armoniche che si allontanano notevolmente dai canoni abituali del linguaggio jazzistico e mossa, ovviamente, dall’amore per l’immensa musica di Monk». A proposito dei suoi due compagni di viaggio Risso racconta: «Fabrizio Rat è un musicista che ha fatto un lungo percorso su diversi tipi di territori. Ha iniziato come pianista classico per poi buttarsi sulla composizione nella musica contemporanea (alcuni suoi brani sono stati eseguiti dall’Ensemble Modern e dall’Ensemble Interconteporaine) per poi passare al jazz e persino alla techno. Mattia ha collaborato con tantissimi grandi musicisti e per anni ha fatto parte del gruppo di Richard Galliano, sperimentando anche lui con le drum machine e i synth».
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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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FRANCESCA NAIBO - SO MUCH TIME
“So much time”, seconda uscita discografica solista di Francesca Naibo, viene dato alle stampe due anni dopo l'album di esordio “Namatoulee” (Aut Records). Questo arco temporale che separa i due lavori ha coinciso con gli anni della pandemia e di conseguenza con un periodo di profonda riflessione personale e di evoluzione artistica della musicista. Uno sguardo al proprio passato e alla propria evoluzione negli anni hanno spinto Francesca Naibo a recuperare delle vecchie audiocassette registrate in casa con un registratore piuttosto economico quando aveva circa 8 anni, per poter riascoltare la propria voce, coglierne l'essenza sonora e personale e poterci entrare in dialogo a distanza di circa 25 anni. “So much time” diventa quindi un lavoro sul tempo: sul tempo impossibile che fa parlare la bambina con l'adulta, il tempo lontano di ricordi sbiaditi che emergono dalla memoria, il tempo che scorre a velocità diverse, il tempo compresso e dilatato delle nostre vite, il tempo che ritorna a fasi, il tempo stratificato di esperienze ed eventi. La presenza diffusa di questo tema è ben visibile nella tracklist: ogni pezzo infatti presenta un sottotitolo che specifica di quale tipologia di tempo è impregnata la musica. Musicalmente il lavoro si è basato su improvvisazioni realizzate in studio, ispirate dalle riflessioni sul tema scelto e fondate sulle caratteristiche sonore delle registrazioni su nastro. Queste ultime erano state pazientemente sezionate prima delle giornate di registrazione, con lo scopo di poter entrare in studio con molti frammenti di audiocassetta da poter giustapporre, sovrapporre o contrapporre alla musica. Ecco quindi che alcune di esse introducono i brani, quasi a commento verbale, altre compaiono nel bel mezzo di passaggi strumentali, altre ancora costituiscono un secondo strumento con il quale la chitarra entra in dialogo per l'intero brano. Dialogo, ascolto reciproco e contrasto mettono in relazione le tre voci presenti nell'intero album: la voce della bambina, la voce dell'adulta e la voce della chitarra. Queste tre entità non agiscono sempre contemporaneamente nelle tracce ma vengono alternate con la loro presenza nella durata del racconto di “So much time”. Addirittura nel lato A assistiamo a un dialogo solamente tra chitarra e bambina, talvolta i brani vedono protagonista la sola chitarra ma l'eco della presenza della voce del passato riecheggia, nonostante la sua assenza fisica. Nel lato B le tre voci si alternano tra le tracce, portando il dialogo al massimo della sua complessità. I segni non tangibili della presenza delle tre voci sono presenti ovunque, grazie ad un approccio al suono da parte di Francesca Naibo fortemente influenzato dai suoi recenti studi nel campo del Deep Listening (pratica di ascolto inventata e promossa dalla compositrice Pauline Oliveros). Il tempo si esprime anche nella scelta del formato di questo album, che sarà stampato su vinile. Al suo interno sono nascoste tracce di un passato su nastro mescolato ad audio digitali del presente, impresse su un oggetto mai posseduto dalla musicista nella sua infanzia ma dotato di un simbolismo nella sua forma e nel suo movimento strettamente connesso al trascorrere lento e continuo del tempo. Francesca Naibo utilizza una chitarra semiacustica, oggetti vari (le cosiddette “preparazioni”) ed effetti (delay, fuzz, sound retainer, ring modulator) e la voce. La musicista proviene dal mondo della musica classica e questo ha una forte eco nella ricerca intensa di una commistione tra il suono acustico e quello elettrico del suo strumento. Francesca indaga in profondità il suono con l'obiettivo di andare oltre i limiti dello strumento tradizionale (ecco quindi l'uso degli oggetti, dei rumori, ma anche di accordature inusuali, che permettono di ampliare il registro della sua voce), ma allo stesso tempo cercando di mantenere le dita salde su una qualità timbrica e di tocco prettamente chitarristica. L'album - con una intrigante grafica di Atharwa Deshingkar che include i testi delle tracce e foto dell'artista in età infantile ed adulta - sarà disponibile in formato vinile e digitale, acquistabile sulle pagine Bandcamp della musicista e dell'etichetta.
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Michele Sannelli & The Gonghers - Inner Tales

Inner Tales è il disco d’esordio di Michele Sannelli & The Gonghers, formazione nata nelle aule del conservatorio Verdi di Milano e proseguita fuori negli anni grazie alla passione e all’amicizia che lega i componenti della band. Si tratta di un album che trae la sua ispirazione dai concept album del prog rock degli anni ‘70 (il nome stesso deriva dai Gong di Pierre Moerlen, gruppo della scena di Canterbury al quale il quintetto si è ispirato nella prima parte della carriera ma che è sempre presente nella sua musica), in chiave più jazz, introspettiva e moderna. Sette brani originali di Sannelli, dal sound alle volte elettrico ed esplosivo ma anche acustico e più intimo, in cui sono racchiuse le esperienze e le emozioni di diversi periodi della sua vita, da cinque anni a questa parte: i viaggi ed i paesaggi che più lo hanno affascinato e ispirato (Green Light,  Hard Times), persone importanti (Song for Chiara, Run Mingo Run e Just in time to say Goodbye), influenze che certi musicisti hanno avuto sul suo percorso artistico (Uncle Dave, Circle) e ancora tanto altro. Ogni brano infatti è dedicato a qualcosa o a qualcuno che si è rivelato essere in qualche modo importante per il vibrafonista e compositore pugliese. Inner Tales è un viaggio attraverso brevi racconti musicali, di condivisione di ricordi, sentimenti e sogni, in un linguaggio che spazia e varia tra jazz, rock e  contemporanea.
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Roberto Occhipinti -  The Next Step    
Modica Music è lieta di annunciare l’uscita il 4 marzo del nuovo album di Roberto Occhipinti, The Next Step. Ad accompagnare Occhipinti in questa esplorazione ad ampio raggio delle molteplici influenze della sua storia musicale magistralmente sintetizzate ci sono due musicisti con salde radici nella scena di Toronto – il pianista Adrean Farrugia e il batterista due volte vincitore di GRAMMY Larnell Lewis. 
Il contrabbassista Occhipinti è una figura consolidata della scena jazzistica canadese ed internazionale. Vincitore di 5 Juno Award, Occhipinti è molto richiesto in contesti molto vari. L’ultima parte della sua carriera lo ha visto registrare con diversi musicisti cubani, in particolare nei progetti con Hilario Duran e Jane Bunnet, ma ci sono ben pochi formati in cui Occhipinti non è stato coinvolto, da suonare il basso nelle migliori orchestre del Canada alla musica d’avanguardia contemporanea, dalla musica Latino Americana al lavoro coi migliori musicisti di Africa e Asia. Le collaborazioni spaziano da John Cage e Terry Riley a Stevie Wonder, Tony Allen e Damon Albarn. Il sesto album di Occhipinti, The Next Step, offre una sintesi dei molteplici interessi musicali del leader attraverso una classica formazione jazz. Durante la pandemia Occhipinti è riuscito a continuare la propria attività in studio (infatti possiede uno studio di registrazione e dirige la Modica Music). Quel tempo prezioso è stato usato per consolidare i progetti in cui era coinvolto e per muoversi in un nuovo spazio creativo, quello del piano trio: “decisi di concentrarmi sulla realizzazione di un progetto in piano trio, una delle mie combinazioni musicali preferite”. Il progetto è il primo di Occhipinti per piano trio e trae ispirazione da una serie di grandi “la formazione è da sempre una delle mie preferite, dal momento in cui ho iniziato a suonare il basso dopo aver ascoltato Ray Brown nel trio di Oscar Peterson per arrivare al classico trio di Bill Evans con Scott LaFaro fino alla collaborazione con il trio di Hilario Duran.”. E’ un contributo importante al mondo dei trio guidati da un contrabbassista, al quale Occhipinti aggiunge i propri colori. “i miei altri progetti erano per formazioni allargate con fiati e archi. Per The Next Step io fungevo da sezione archi usando tecniche che ho appreso suonando musica classica e contemporanea.”
 
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FRANCESCO BAIGUERA - POST JAZZ CHAMBER MUSIC

ll chitarrista  Francesco Baiguera ha da poco pubblicato il nuovo album Post Jazz Chamber Music per la Aut Records. Il disco è una suite composta durante il lockdown che muove tra musica colta e jazz per un quartetto dal sapore cameristico. In Post Jazz Chamber Music si assiste a un gioco di chiaroscuri dai confini sottili, a tratti indefiniti, che alterna molteplici fascinazioni sonore: da canoni inversi a improvvisazioni free, contrappunti, ma anche intermezzi ritmici e melodie oniriche. Il progetto è stato ideato e scritto dal chitarrista Francesco Baiguera durante il confinamento domestico imposto dalla prima ondata pandemica e si avvale della presenza di Daniele Richiedei al violino, Massimiliano Milesi ai sassofoni e Giulio Corini al contrabbasso; i quali, forti di una personale visione estetico-musicale e sostenuti da grande solidità tecnica, vanno ad arricchire l’idea iniziale dell'autore sostenendo le sezioni corali quanto gli episodi solistici in un viaggio sonoro ispirato da un preciso momento storico. 
Francesco Baiguera. Dopo gli studi di chitarra classica e moderna, si diploma col massimo dei voti in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Brescia studiando con Sandro Gibellini e Peo Alfonsi. Si è specializzato partecipando a masterclass tenute da Joe Lovano, John Scofield, Kurt Rosenwinkel, John Suhrman, Ben Monder e altri. Ha avuto molteplici esperienze in ensemble jazz e orchestre, suonando con artisti di rilievo come Seamus Blake, Achille Succi, Giovanni Falzone, Giulio Visibelli, Alberto Mandarini, Marco Vaggi, Fausto Beccalossi, Fabio Morgera, Stefano D’Anna, Emanuele Maniscalco, Giulio Corini, Guido Bombardieri e altri. Attualmente si dedica alla didattica e all'attività concertistica muovendosi tra jazz e musiche improvvisate senza disdegnare contaminazioni con i generi più diversi. L’esordio discografico in veste di leader avviene con Prèludes: trio che vede Emanuele Maniscalco alla batteria e Giacomo Papetti al contrabbasso. Altri progetti all’attivo sono: Nùes, un’esplorazione sperimentale della pop music con Silvia Lovicario alla voce e viola da gamba e Haenur un duo di composizioni originali con Massimiliano Milesi al sassofono tenore. Degno di nota è Reithia, quartetto prodotto dal festival Jazz On The Road che vede la partecipazione di Massimiliano Milesi, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. L’impegno compositivo più recente riguarda una suite composta in Italia durante il primo lockdown intitolata Post Jazz Chamber Music uscita per l’etichetta AUT Records.
 
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

ARMAROLI - SCHIAFFINI 4tet - MONKISH (’ROUND ABOUT THELONIOUS)
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 gennaio esce “Monkish (’round about Thelonious)” di Armaroli - Schiaffini 4tet. Il trombonista romano Giancarlo Schiaffini e il percussionista lombardo Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021),  proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk). «Il programma è ampio ma colpisce tuttavia che, tra le composizioni scelte, ben tre (delle cinque che lo componevano) provengano da Brilliant Corners, lo storico album del 1957 nel quale il pianista illuminava “Pannonica” con gli sfavillanti suoni della celesta», sottolinea il filosofo e critico musicale Neri Pollastri nelle note di copertina. «Una scelta emblematica, perché la musica che viene qui sviluppata svela all’ascolto un continuo susseguirsi di “angoli brillanti”, evidenziati soprattutto da Armaroli ora con i suoni scintillanti del vibrafono, ora con quelli appena meno fulgidi, ma sempre luminosi del balafon cromatico - raro strumento burkinabè che qui funge quasi da alter ego del pianoforte - ai quali il contrabbasso di Maier fa costantemente da contrappunto, donando loro ancor più fulgore. Questo singolare gioco dialettico di chiari e scuri - che ha momenti esemplari, per esempio in “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie” e “Oska” - costituisce la cifra della lettura di Monk offerta dal quartetto, per colore del suono e struttura che fa da bussola all’interazione delle voci», prosegue. «In esso s’inserisce, commentando con il suo caratteristico stile parlante, il trombone di Schiaffini, muovendosi con libertà e grandissima misura quasi sempre attorno ai temi, che lascia invece agli altri illustrare. Oltre all’inventiva e all’appropriatezza degli interventi, colpisce come il trombone riesca a far timbricamente da tramite tra vibrafono/balafon e contrabbasso. Assai singolare il ruolo svolto da Kusar, anch’egli sovente coinvolto con finalità di commento - sia ritmico, sia timbrico - alla struttura costruita da Armaroli e Maier, ma che occasionalmente prende il posto del primo nel far “brillare angoli”, come accade per esempio nell’avvio di “Misterioso”, non a caso ritmicissima e nel prosieguo della quale è per una volta il trombone a esporre il tema. Non mancano comunque situazioni del tutto singolari, come in “Ba lue Bolivar Ba lues are” - con un lungo e suggestivo duetto tra trombone e contrabbasso, a cui fa seguito un secondo, più breve ma non meno intrigante, tra balafon e batteria - o in “Pannonica” - l’incipit della quale è un corale addensarsi di voci», continua Pollastri. «Un Monk in parte tradizionalmente rispettato - i temi a far da guida alle improvvisazioni, libere ma non caotiche - e in parte, giustamente, tradito e riletto alla luce della contemporaneità - il contrabbasso che disegna linee melodiche, l’unico fiato che commenta e divaga, la batteria che pennella timbricamente. Un Monk dai suoni splendidi, che rinnova ancora una volta il proprio fascino, così come rinnovano il loro i suoi eccellenti interpreti».

LOUIZE & THE RICKETY FAMILY - IN & OUT THE WILD SIDE
Prodotto dall'etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 25 gennaio esce “In & out the wild side”, esordio discografico del progetto “Louize & The Rickety Family”. Nei sette brani inediti (“Esperame”, “TèMaRocchino”, “Utopia”, “Molly”, “Progression”, “Two Little Child ren”, “In & Out the Wild Side”) e nella riproposizione di “What is This Thing Called Love?” di Cole Porter, la cantante, autrice e compositrice pugliese Luisa Tucciariello è affiancata dalla band formata da Nicolò Petrafesa (piano), Luca Tomasicchio (contrabbasso), Michele Ciccimarra (batteria) e arricchita, in alcune tracce, da Alessandro Corvaglia (sax alto, sax tenore), Vittorio Gallo (sax tenore), Francesco Massaro (sax baritono), Valerio Latartara (viola, violino) e Annalisa Di Leo (violoncello). «Che una band di giovani jazzisti italiani sappia esprimersi con tanta maturità stilistica, e con una simile personalità espressiva, è forse il segno di questo tempo fertile e ricco per il nostro stivale. Che una giovane e talentuosa personalità artistica come Luisa Tucciariello sia capace di pensare musica così speci ale e nuova con ingredienti così nuovi e antichi al tempo stesso è, invece, una rarissima circostanza, in Italia e non solo», sottolinea il critico e storico musicale Vincenzo Martorella nelle note di copertina del cd dedicato alla memoria del compianto pianista e compositore Gianni Lenoci. «Nella nostra lingua non abbiamo gli strumenti lessicali per poter tradurre in parole le emozioni che la musica suscita in chi l’ascolta; né per provare a descrivere un tipo di suono, una particolare sfumatura vocale, e così via. Per questo, il critico musicale fa largo ricorso all’uso di aggettivi, il che può essere la classica arma a doppio taglio», prosegue Martorella. «Spesso, se ne usano di mirabolanti, di fantasiosi; nulla di male, se non fosse che spesso, a leggerli è difficile capire in che relazio ne siano con la musica cui si attaccano. Pensate all’aggettivo “scintillante”. Abbiamo letto di assoli di chitarra scintillanti miliardi di volte, ma cos’è che rende un assolo più o meno scintillante? Quando un assolo non lo è? Da dove viene la luce, lo scintillìo? Definire il disco che avete tra le mani, o la musica che in esso è contenuta, usando un solo aggettivo è impresa disperata. Molte le variabili in gioco, molto lo stupore che si prova attraversandolo, traccia dopo traccia. Potrebbe essere “sorprendente”, certo. Ma non solo, perché ogni piccola traiettoria apre paesaggi nuovi, ogni singolo pensiero (e ce ne sono migliaia) sembra nascere per germinazione spontanea dal precedente, creando così un sapere caleidoscopico, una brillantezza luminescente che si spande dietro (e davanti) ogni nota», continua il critico. «Vuoi vedere, allora, che l’aggettivo adatto è proprio “scintillante”? Da dove viene, dunque, lo scintillìo? Innanzitutto, da un impian to sonoro dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto, del gesto – timido o spavaldo che sia –, del rischio. Louize e la sua sgangherata famiglia (il cui strumentario, per l’occasione, ospita anche strumenti ad arco) sono un collettivo vero, rodato, che vive e respira musica all’unisono, e proprio per questo ha saputo forgiare un suono proprio, riconoscibile e fresco, che allude a tutto e a niente, dentro il quale si agitano influenze molteplici che però vengono filtrate alla luce di una irriducibile originalità. Se proprio si dovesse rintracciare una derivazione, una discendenza, soprattutto in termini di orizzonti e consapevolezza, non potrebbe che essere quella di Gianni Lenoci, una delle menti più geniali, e compiante, del nostro tempo. Proprio ragionando sugli spazi, sui tempi, sulle sonorità, questa musica esplora un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza», va avanti nella sua disanima Martorelli. «Un affresco emozionale, nel quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali. Proprio questo intrecciarsi vorticoso dà sostanza e fascino a una scaletta frattale, a geometria variabile, fatta di brani intensi come diamanti, dall’iniziale, e bellissima, Esperame, a Two Little Children, una pagina di pura poesia. Per finire con In & Out The Wild Side, che nelle parole di Luisa Tucciariello si poggia, come l’intero progetto, “su quel limite delicato ed affascinante della contraddizione. E sulla voglia, mia ma anche dei miei compagni di viaggio, di contemplare tutto ciò che sta all’interno di determinati schemi, modelli, repertori e stili, ma con gli occhi di chi ha vissuto e sperimentato la zona selvaggia nella vita come nella musica”». Luisa Tucciariello, classe 1985, nata a San Giovanni Rotondo (Fg), ha studiato al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli dove, nel corso degli anni, ha conseguito prima il Diploma Accademico di Primo Livello di Canto Jazz nel 2013, sotto la guida di Gianna Montecalvo e Gianni Lenoci, poi il Bienno di Musica jazz nel 2015 e nel 2021 il corso di Primo livello in Composizione jazz concluso, dopo la prematura scomparsa di Lenoci, con Bruno Luise e Vincenzo Martorella. Dal 2012 lavora con Dionisia Cassiano al duo vocale “Black Fair Voices” con cui pubblica il loro primo disco di inediti, “Triks of Love”. Dal 2014 ha lavorato assieme al suo Maestro Gianni Lenoci ad un progetto di libera improvvisazione "Strictly Pink”. Tra il 2015 e il 2017 vive a Londra e lavora come insegnante di canto e pianoforte, collabora con il London Inte rnational Gospel Choir come small group leader e con Solid Harmony Choir come vocal coach e Choral Conducting assitant. Collabora con i musicisti della scena jazz londinese ed è attiva nella scena della Free Improvisation. Attualmente è attiva in Puglia con la sua attività concertistica, didattica e compositiva, fonda nel 2018 la “Rickety Family” con cui vince il premio “Migliore composizione originale” al Ladisa Jazz Contest, con il pezzo “Molly”, che rappresenta il punto di partenza del suo primo lavoro discografico per l’etichetta pugliese Dodicilune.

MASSIMILIANO CIGNITTI feat. NGUYÊN LÊ, GRÉGOIRE MARET,  EDMAR CASTANEDA E MARK COLENBURG - BUIO IN SALA
Prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 febbraio esce “Buio in sala” di Massimiliano Cignitti featuring Nguyên Lê, Grégoire Maret, Edmar Castaneda e Mark Colenburg. Il bassista romano propone dieci composizioni originali, immaginate come ipotetiche colonne sonore dedicate e ispirate a personaggi della storia del cinema, e due brani dell’indimenticabile Nino Rota (“O Venezia, Venegia, Venusia” dal film “Il Casanova di Federico Fellini”) e del compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese Bela Bartok (“Music for Strings, Percussion and Celesta”, tema utilizzato dal regista Stanley Kubrick per il film cult “Shining”).  Nel progetto discografico il musicista è affiancato dalla band composta da Mauro Scardini (piano e tastiere, autore della conclusiva “Sentimento del tempo”), Giancarlo Ciminelli (tromba e flicorno), Marco Guidolotti (sax, flauto) e Marco Rovinelli (batteria) e impreziosita dalla presenza di Nguyên Lê. Il chitarrista franco-vietnamita, riconosciuto per la cifra stilistica che coniuga sapientemente i ritmi della musica rock, jazz e funk con quelli delle sonorità nordafricane, vietnamite e indiane, negli anni ha collaborato con Michel Portal, Dave Liebamn, Ray Charles, Trilok Gurtu, Renaud Garcia-Fons, Paolo Fresu e altri nomi del jazz internazionale.  Ospiti in alcuni brani anche l’armonicista svizzero Grégoire Maret, considerato da molti l’erede di Toots Thielemans, vincitore di un Grammy Award con il Pat Metheny Group e collaboratore, tra gli altri, di Herbie Hancock, Cassandra Wilson, Prince, Sting, Elton John, Jimmy Scott, Tito Puente, Steve Coleman, Kurt Elling, l’arpista colombiano Edmar Castaneda, che ha lavorato, solo per fare qualche nome, con Rickie Lee Jones, Sting, Paco de Lucía, John Scofield, John Patitucci, Ivan Lins, e il batterista statunitense Mark Colenburg, vincitore del Grammy Award con il progetto “Robert Glasper Experiment”, che ha suonato con Cecil McBee, Chico Freeman, Kenny Garrett, Stefon Harris, Mos Def, Lauryn Hill, Amel Larrieux, Kurt Rosenwinkel, Lalah Hathaway, Macy Gray e altri.  Completano la line up Paolo Alimonti (chitarra), Roberto Schiano (trombone), Valentina Petrossi, Federica Zavaleta, Susanna Stivali (voce) e il quartetto d'archi formato da Diego Matthey (1° violino), Aurianne Philippe (2° violino), Claire HÉlÈne Rignol (viola) e ThÉmis Bandini (violoncello). Dopo l’apertura riservata a Nino Rota il disco prosegue con i brani “Nostalgia del presente” (titolo tratto da una poesia di Jorge Luis Borges) dedicato al cinema visionario di Elio Petri e Gian Maria Volontè, “Un'eclisse”, che guarda al mondo di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, “Tanguedia 2020”, pensata per Fernando Solanas, regista argentino morto a causa del Covid-19 nel dicembre 2020, e Astor Piazzolla, autore di tante musiche dei suoi film, “Shaft is back”, ispirata al cinema blaxploitation degli anni '70. La title track, unica canzone del brano con testo di Cignitti affidato alla voce di Valentina Petrossi, evoca il cinema come “fabbrica dei sogni” per le generazioni degli anni '60, il mondo della Dolce Vita, il sogno di stelle irraggiungibili, lo schermo come possibile realtà dove rifugiarsi, immaginando una vita migliore. Dopo “Ennio’s dream”, omaggio a Ennio Morricone, il cd è completato da “Choro per Glauber”, che rimanda a Glauber Rocha, regista, scrittore, poeta, agitatore rivoluzionario del Cinema Novo brasiliano, “JLG”, iniziali del Maestro della Nouvelle Vague francese Jean Luc Godard, “Snaporaz”, nomignolo affibbiato a Marcello Mastroianni da Federico Fellini, e le già citate “Music for strings, celesta and percussion” di Bela Bartok e “Sentimento del tempo”, epilogo firmato da Mauro Scardini.
Romano, classe 1972, Massimiliano Cignitti intraprende lo studio del basso elettrico nel 1991 alla Città della musica di Tivoli sotto la guida di Claudio Zanghieri. Prosegue i suoi studi alla Scuola popolare di musica di Testaccio frequentando tra gli altri i corsi di Luca Pirozzi, Sandro Satta, Stefano Arduini, Carlo Mezzanotti, Giovanna Marini. È stato membro della Testaccio Jazz Orchestra diretta da Claudio Pradò con la quale si è esibito nel dicembre 1999 accompagnando un solista di fama internazionale come il trombettista Marvin Stamm. Ha studiato con Marco Siniscalco e Pietro Ciancaglini e ha partecipato a numerose clinics (Berklee school clinics at Umbria jazz 97-98, Siena Jazz 99), avendo la opportunità di studiare con Furio di Castri, Enrico Pieranunzi, Giancarlo Schiaffini, Giovanni Tommaso, Bruce Gertz, Jim Kelly, Larry Monroe). Ha preso parte a seminari di Alain Caron, Gary Willis, Bobby Mc Ferrin, Elvin Jones, Victor Bailey. Oltre a un intensa attività live con formazioni che spaziano dal jazz al pop, da ricordare la presenza nel cd "Electric city" pubblicato dagli Electric City per la Panastudio Productions, gruppo di cui è membro fondatore. Con il Thierry Valentini quartet (insieme a Thierry Valentini, Mauro Scardini, Alberto Delfini) ha ottenuto il primo premio nei concorsi Jazz di Mentana e Colleferro e si è esibito nei festival Along came jazz ’99 di Tivoli e Siena jazz ’99 con la partecipazione straordinaria di Paolo Fresu. Nel marzo 2000 è stato pubblicato per la MAP il cd "Ecch…!" del Fabrizio La Fauci 5tet . Nel 2002 ha pubblicato il secondo disco con la sua band Electric City dal titolo “Tambo” uscito per la Splasch records con la partecipazione di Gegè Telesforo, Giancarlo Ciminelli, Daniele Scannapieco, Mauro Scardini, Marco e Pietro Ciancaglini, Juan Carlos Albelo. Nel 2009 prende parte al progetto pop Nuvola9 con il disco “Ora” pubblicato da Terre Sommerse.

MALOO - FUZZLAND
Una miscela di jazz, crossover, rock, prog, groove, minimalismo ed elettronica: "Fuzzland” è il nuovo progetto discografico della band Maloo, prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, e distribuito da martedì 8 febbraio in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe. Nel disco , il quartetto marchigiano, nato nel 2014 dall’incontro tra il chitarrista e compositore Valeriano Ulissi, il bassista Carlo Bolognini, il batterista Giovanni Zannini e il percussionista Federico Zannini, propone nove composizioni originali firmate da Ulissi e una sorprendente cover di “In Bloom” dei Nirvana. «Quello che offriamo è il nostro punto di vista attuale e contemporaneo su tutta la musica che abbiamo ascoltato ed interiorizzato fino ad oggi», sottolinea Valeriano Ulissi. «I brani sono una fusione di vari generi con particolare attenzione alla ricerca timbrica che, a nostro parere, è uno degli aspetti e dei parametri musicali dove c’è più margine per la creatività. Quello che vogliamo trasmettere è la nostra “ idea” di musica, intesa come personalità musicale, che si forma, nel corso degli anni, attraverso lo studio e l’ascolto “interiore” delle sonorità che ci appartengono e ci caratterizzano. Un’idea di bellezza e di emozione che non può essere catalogata in uno specifico genere ma è ricca di contaminazioni». Nato a Jesi, in provincia di Ancona, nel 1972, Valeriano Ulissi inizia a studiare chitarra a 15 anni, circondato da una famiglia di musicisti. Dal 1988 al 1991 è allievo di Andrea Conti ( borsa di studio alla Berkley school di Boston ). Negli anni si perfeziona, studiando con dedizione tecnica, armonia ed ear training. Iscritto alla SIAE come compositore melodista dal 1998, dal 2002 al 2006 studia Jazz ed improvvisazione con Fabio Zeppetella. Partecipa a vari seminari di armonia jazz, musica d’insieme, t ecniche di improvvisazione, chitarra brasiliana, strumenti preparati, con numerosi artisti di livello internazionale (Augusto Mancinelli, Tommaso Lama, Garrison Fewell, Lello Molinari, Gregory Burk, Rick di Muzio, John Azilla, Lisa Thorson, Ramberto Ciammarughi, Umberto Fiorentino, Guinga, Roberto Taufic, Fabio Zeppetella, Massimo Moriconi, John Arnold, Michele Rabbia e altri). Fonda e suona in diverse formazioni acustiche ed elettriche, avvicinandosi così a molti generi musicali (rock, blues, funky, pop, jazz, brasil, fusion, elettronica). Dal 2007 è docente di chitarra e musica d’insieme in diverse scuole di musica. Dal 2016 al 2020 approfondisce gli studi di composizione e arrangiamento con il maestro Fabrizio Teodosi. Nel dicembre 2014, dal suo incontro con Carlo Bolognini, Giovanni Zannini e Federico Zannini prende il via l’avventura dei Maloo. Nel 2016 esce il primo cd autoprodotto “Everything needs time” (Rara Records). Nel corso di questi anni si sono esibiti in nu merosi festival, club e locali in giro per l’Italia.

CRISPINO - GALLO - PIGHI - ZORZI - LE QUATTRO VERITÀ
Una roboante allegoria del mito del la caverna, un’indagine sonora alla scoperta di ciò che è tangibile o illusorio, una discussione sulla natura stessa della realtà: prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 15 febbraio esce “Le Quattro Verità” del quartetto formato da Luca Crispino (contrabbasso elettrico), Danilo Gallo (basso elettrico), Luca Pighi (batteria) e Roberto Zorzi (chitarra elettrica). Nella sua spontaneità, il cd è un atto sovversivo che celebra un messaggio senza filtri libero da manipolazioni esterne. “Le Quattro Verità” nasce, infatti, da una ripresa in studio di una sessione di libera improvvisazione dalla quale emergono quattro ambientazioni sonore racchiuse in quattro tracce distinte: “La prima verità” (la caverna e le ombre), “La seconda verità” (via di fuga), “La terz a verità” (uscita), “La quarta verità” (la realtà non è ciò che sembra).
Chitarrista e compositore padovano, Luca Crispino si avvicina al jazz nel 1997 provenendo da esperienze rock, blues e prog. In questo periodo ha l'opportunità di partecipare ad interessanti progetti di fusione tra i generi coltivando sempre più la sua attenzione verso lo studio, la pratica e la natura dell'improvvisazione musicale. Dal 2000 esercita la professione artistica esibendosi dal vivo in varie formazioni e partecipando ad importanti rassegne musicali e festival nazionali. Sempre dallo stesso anno inizia a dedicarsi all' insegnamento e allo studio della musica sperimentale. Nel 2013 si trasferisce a Verona dove è tra i creatori del Centro di Formazione Musicale Moderna Artingegno. Collab ora attivamente con diversi artisti ed ensemble, operando in produzioni discografiche ed esibizioni live. Ad oggi Luca Crispino alterna la sua attività di musicista, sia sul palco che in studio, alla didattica ed alla ricerca musicale.
Musicista curioso, ecclettico, trasversale, Danilo Gallo partecipa a numerosi progetti che spaziano dal jazz alla musica etnica, all’improvvisazione radicale, all'avanguardia, dal pop al rock. Svolge attività concertistica da circa 25 anni. Suona regolarmente nei più importanti festival e club di tutto il mondo. È leader dei gruppi Dark dry tears, Gallo & the roosters, Midnight lilacs feat. Marc Ribot, Mickey Finn + Cuong Vu, Guano Padano e suona come sideman in molte formazioni. Tra i tanti musicisti con cui ha avuto il piacere di suonare si ricordano Uri Caine, Marc Ribot, Trilok Gurtu, Bill Frisell, Hamid Drake, Rob Mazurek, Gary Lucas, Mike Patton, Elliot Sharp, Chris Speed, Jim Black, Wayne Horvitz, Seamus Blake, Cuong Vu, Anthony Coleman, Ben Perowsky, Steven Bernstein, Don Moye, Ralph Alessi, Bob Mintzer, Benny Golson, John Tchicai, Steve Grossman, e gli italiani Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Roberto Ottaviano.
Nato a Verona nel 1964, Luca Pighi inizia a suonare la batteria giovanissimo. Nel 1978 si iscrive al Centro Istruzione Musicale Franco Bignotto di Verona poi successivamente all'Accademia di Musica Moderna di Milano. Negli anni collabora con varie formazioni e progetti musicali abbracciando più generi. Nel 1981 entra a far parte di una storica band rock-progressive veronese, i Francesco Baracca Pilota, successi vamente collabora con Martino Consoli nel gruppo Mallo's Band grazie al quale partecipa ad importanti festival quali Premio Ciampi e Premio Musica Triveneto. Con Ruggero Falziroli, Marcello Adami, Daniele Tanto e Stefano Castellani forma gli Shmir Hotel, gruppo rock psichedelico. Fondatore del gruppo Elicotteri, di impostazione grounge che, dopo aver aperto i concerti di band quali Disciplinatha, UK Subs, Yo-Yo Mundi, esce, per la Toast Records di Torino, l'omonimo cd Elicotteri. Il disco raccoglie critiche incoraggianti e suscita l'interesse di John Peel della BBC. Con Marcello Adami, Claudia Bidoli e Federico Mosconi, inizia la sperimentazione che darà vita al gruppo E102 realizza l album “Nudo” e “Piuma”. Suona con i Daniel Sous & Funky, Outsiders, Cheesy Orchestra,Federico Mahjong Conti, Kay Foster e Ginger Brew, James Thompson e Gianluca Tagliavini.
Nel mondo della musica dal 1979, Roberto Zorzi è stato tra i primi ideatori del festival “Verona Jazz”, in questo fervente contesto ha avuto modo di collaborare con molti musicisti, coinvolgendoli, dal 1988 ad oggi, in svariati progetti musicali, discografici e dal vivo. Membro fondatore della storica band New Abdominaux Dangereux, ha goduto del consenso di Elliott Sharp, Henry Kaiser, Fred Frith, Denardo Coleman, Joey Baron, Franco D'Andrea, Albert Mangelsdorff, Ernst Rejiseger, Scott Amendola, Roberto Ottaviano, Michael Manring, Chris Cutler, Charles Hayward e altri. Tutto documentato in circa 20 album.

 NICOLA PISANI - CYPRIANA
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 marzo esce “Cypriana”, concerto per voce solista, voce recitante, jazz/traditional ensemble e coro del sassofonista, compositore e direttore pugliese Nicola Pisani. In Italia si conosce poco del difficile e durissimo percorso intrapreso da Cipro per raggiungere lo statuto di Repubblica Democratica. Questo avvenne nel 1960 con l'Indipendenza conseguita dall'Inghilterra che, subentrata alla dominazione turca sull'isola, represse con violenza inaudita la ricerca di autonomia e libertà del popolo cipriota. Per celebrare il 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro è nata questa partitura originale: composta e diretta dal Nicola Pisani (compositore, sassofonista e  docente di Musica d’Insieme Jazz presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano) è basata su temi musicali selezionati dal repertorio tradizionale cipriota inseriti in un tessuto musicale contemporaneo che si avvale di momenti di composizione estemporanea in scena e include poesie e testi di poeti greci  e ciprioti selezionati ed elaborati in una drammaturgia vocale da Maria Luisa Bigai (regista, attrice, docente di Arte Scenica presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli). Il progetto nasce da un'idea di Yiannis Miralis, (docente del Dipartimento delle Arti/Musica dell’Università Europea di Cipro) ed è stato realizzato con la collaborazione, per la prima volta congiunta, di Ministero della Cultura e dell’Educazione di Cipro, Municipio di Strovolos, Progetto Erasmus,  Liceo Musicale di Cipro, Dipartimento delle Arti dell’Università Europea di Cipro con primo debutto assoluto nel marzo 2011 nel Teatro Municipale di Strovolos/Nicosia di Cipro, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro. In Italia viene presentato a Roma, nel 2012, in occasione del Semestre di Presidenza della Cultura Europea affidato alla Repubblica di Cipro, e nell'ambito della Settimana della Cultura Cipriota in Italia. Il concerto, eseguito nell’aula magna dell’Università "La Sapienza”, è registrato live e ora pubblicato nel cd “Nicola Pisani – Cypriana” grazie all’etichetta Dodicilune. «La drammaturgia di Cypriana nasce dall'intersecarsi e giustapporsi di materiali eterogenei raccolti con una ricerca estremamente personale», spiega Maria Luisa Bigai. «Già dal primo impatto avuto con l'Isola di Cipro nel 2009, durante il mio primo viaggio di scambio Erasmus, emerge nella mia esperienza la pluralità di accenti e la frammentazione. La Città è tuttora divisa in due per quella che è detta 'la questione turca'. E girando per le strade e ascoltando le persone parlare si sente un ottimo inglese e un greco fatto di accenti e ritmi differenti, frammenti diversi per uno stesso orgoglio di appartenenza. Questo t erritorio», prosegue, «ha prodotto una cultura frutto di influenze disparate (gli antichi popoli mesopotamici mischiati con la classicità greca, i francesi del medioevo, Riccardo Cuordileone, i Veneziani, i Turchi presenti sin dalla battaglia di Lepanto e poi rimasti per secoli, gli Inglesi e poi quei Turchi piombati nel 1974 in una vera e propria invasione militare ...) una ricchezza incredibile di immagini e suoni, ritmi e accenti diversi. Parlando con un avvocato greco addetto di questioni internazionali ho avuto informazioni sulle tensioni greco-turche, sul protettorato inglese, sul processo di indipendenza che portò nel 1960 a Cipro finalmente riconosciuta come repubblica indipendente, ma attraverso un processo non incruento. E visitando il celebre Liceo Musicale, ho visto immagini di musicisti poi celebri, insieme a strane foto storiche di ragazzi...che furono impiccati nel 1957 e 1958 perché lottarono per l'indipendenza di Cipro. Una tragedia nel cuore dell'Europa modern a, senza che apparentemente nessuno lo sapesse, mentre a Londra già suonavano i Beatles. Tutte queste voci echeggiano attraverso letture di articoli di giornale, frammenti di lettere private, versi di poeti greci e di poeti greco-ciprioti, traduzioni parziali e commentari, echi e deformazioni – anche personali- insieme a informazioni storiche. Il lavoro di ricerca e composizione-scomposizione-ricomposizione creato da Nicola Pisani per la parte musicale, a partire anch'egli dall'ascolto e ritrovamento di echi e melismi storici e tradizionali, insieme a gesti precisi di composizione anche improvvisativa, con la sua richiesta di gesti individuali e fortemente personali in veste di solista, da parte di ogni componente del gruppo, mi ha portata a costruire un percorso a monologo, in una forma che restituisse le molte voci e i molti suoni di una narrazione collettiva. Ho voluto costruire una voce di Corifea, interprete e veicolo tra la parola e il suono di quanto narrabile e di quanto inenarrabile di questa vicenda, sviluppando i sentori, le grida e I sussurri che le singole voci orchestrali, il coro e il canto solista esprimono prima e dopo la parola», continua. «Parole dette, in italiano, inglese, greco cipriota, fino alla dissoluzione in sillabe, lallazioni, grida, parole prese da didascalie, informazioni di giornale, note a margine, frammenti di epistola, righe di diario privato, riverberi poetici liberamente tradotti o echeggiati nel loro suono iniziale o in libere riletture, fino a deformarli in suono, ritmo canto, è il percorso che ho voluto produrre perchè l'insieme dei frammenti diventasse l'albero di una nave fatta di palcoscenico e strumenti orchestrali, e i respiri e I canti vela del grande racconto collettivo che è questo momento tragico della nostra Storia contemporanea europea, tragico non solo perché ha visto la morte terribile di ragazzi giovanissimi impiccati per un'opinione e lotta politica, ma anche per lo scarsissimo riconoscimento che tuttora ha questo capitolo della creazione della nostra Europa attuale».
Docente di Musica d’insieme jazz al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Nicola Pisani si è perfezionato in Jazz e direzione con Bruno Tommaso, in Musica Contemporanea con Vinko Globokar, in canto corale e direzione con Marcel Couraud. Primo premio assoluto al Concorso Internazionale di Stresa 1991, nel corso degli anni ha inciso per etichette italiane (Splasch, Dodicilune, Lieto Colle, Squilibri) e straniere (Ogun, Leo Record, Losen Record, Yvp ed Enja). Ha collaborato con John Surman, Pino Minafra, Andrea Centazzo, Michel Godard, Paolo Damiani, Sergey Kuryokhin, Steve Lacy, Keith Tippet, Louis Sclavis e con alcune produzioni Rai. Ha diretto e compos to per le orchestre Dolmen, MultiJazz, Minafric, Assemblage, Tromso University, ICO - Bari, Orchestra Nazionale dell’AMJ, Orchestra Nazionale Docenti di Conservatorio, M.A.O. Orchestra. Suona in tutta Europa, USA, Argentina, Marocco, Arabia Saudita. Ha tenuto stage su Improvvisazione e Conduction in Italia, Danimarca, Norvegia, Estonia e Cipro. Coordinatore scientifico del 1° I.P. Erasmus in U.E. sull’Improvvisazione per i Conservatori di Cosenza, Tromso (N), Esbjerg e Aahrus (DK), Tallin (ES), Nicosia (CY), Vienna (A). È stato Presidente dell’A.M.J, fondatore del sindacato musicisti SIAM-CGIL, coordinatore della Conferenza Nazionale Docenti Jazz – AFAM.

ANTONIO BARBAGALLO - CLOUDS IN A HURRY
Prodotto da Dodicilune, nella collana editoriale Koinè, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 19 aprile esce “Clouds in a Hurry” di Antonio Barbagallo. Il progetto discografico del cantante, chitarrista, compositore e autore s iciliano è dedicato a New York, alla sua mutevolezza climatica che diventa anche umorale e che sfocia in una plasticità di contorsionismi in grado di accogliere un mondo eterogeneo che ha lo sguardo proteso al cielo e alle grandi aspirazioni che esso sottende. Un paradigma "accelerato" dei nostri pensieri che sono nuvole di illusioni, di speranze e di sogni. I circa 25 anni trascorsi nella Grande Mela da Barbagallo hanno sicuramente impresso nel suo sound i colori variegati della trasversalità culturale di questa metropoli straordinaria. Tradotto in note musicali tutto ciò corrisponde ad una grande versatilità che si manifesta sia nel repertorio che nel suo linguaggio improvvisativo sempre teso alla ricerca di un filo conduttore che amalgami in scioltezza le diverse componenti stilistiche del mondo del jazz. In “Clouds in a Hurry" si va dallo standard classico di Dizzy Gillespie alla musica di Ornette Coleman, Thelonious Monk e Chick Corea, passando per la tradizione della "bossa nova" di Antonio Carlos Jobim a quella successiva di Milton Nascimento, il tutto infarcito dai "coloriti" brani originali e dal contributo di grandissimi improvvisatori come Leo Genovese (piano), Sean Conley (contrabbasso), Francisco Mela (batteria), Heri Paz (clarinetto) e Stacy Dillard (sax soprano/tenore). «"Se vuoi diventare un cantante jazz devi andare a New York": ancora mi risuona in testa questa frase pronunciata dal bassista neozelandese Jonathan Zwartz che ebbi modo di conoscere a Catania durante l'ormai lontana estate del 1990 e col quale formai un Trio jazz assieme all'amico pianista Alfio Bonanno», racconta Antonio Barbagallo. «Jonathan aveva fatto un'esperienza newyorkese di un anno assieme alla moglie, una cantante di blues, e ritornava in Australia come fa quasi sempre chi vive da quelle parti, dopo un'esperienza in Europa o negli Stati Uniti. Oggi è uno dei musicisti più apprezzati a livello internazionale. Quindi se non vai a New York non puoi diventare un cantante jazz? Ovviamente non è così, ma avere l'opportunità di vivere nella Grande Mela a stretto contatto con musicisti tra i più grandi, fra centinaia di jam session, di ritrovarsi in questo "mondo a parte" che è il “jazz in New York” può offrire qualcosa di veramente speciale in un percorso di crescita artistica», prosegue. «Forse ancora più rilevanti di tutto ciò sono alcuni aspetti della stessa città, il suo ritmo frenetico, la varietà culturale delle genti che ci vivono, la maturità di una comunità che nel corso degli anni si è educata ed educa all'accoglienza, quella sensazione di potersi quasi sempre aggrappare a qualcosa per resistere ai venti contrari. Credo siano questi i più grandi regali ricevuti dalla mia esperienza newyorkese: la forza di rimanere legato ai miei sogni nonostante le infinite risorse necessarie a tenerli vivi e le immancabili difficoltà. Quel fuoco interiore che, insieme ad una grande passione ed abnegazione, ha contribuito a rendermi un’artista e una persona migliore. Dedico questo disco a mio padre Rosario».
Leo Genovese, pianista di notevole spessore tecnico, riesce ad esprimersi indifferentemente sia in acustico che in chiave elettrica con una straordinaria versatilità stilistica. Ha suonato e registrato con musicisti del calibro di Joe Lovano, Jack De Jonette, George Garzone, Esperanza Spalding tra gli altri. «Rifiutandosi di privilegiare uno stile storico del jazz piuttosto che un altro riafferma la sua aspirazione ad essere davvero un musicista "poliglotta"»,  ha scritto di lui “The New York Times”.
Francisco Mela è un batterista e percussionista cubano dal sound profondamente caraibico e dalla grande esperienza. Nel corso degli anni ha suonato nelle ultime formazioni del grande pianista Mc Coy Tyner e con Gary Bartz, Kenny Barron, Bill Frisell, Joe Lovano, John Scofield. «Una sonorità percussiva e rudimentalmente perfetta produce un linguaggio musicale ricco e pieno di sfumature che si sciolgono nel sound collettivo senza invasioni di campo», secondo la prestigiosa rivista All About Jazz.
Sean Conley è un contrabbassista e bassista elettrico, oltre che compositore ed educatore. La sua n otevole versatilità lo porta ad esprimersi con maggiore naturalezza in contesti più "aperti" come nel "free jazz". Sean ha accompagnato uno stuolo di musicisti tra i grandi dell'ultima generazione come Freddie Hubbard, Regina Carter, Randy Brecker e molti altri. È inoltre cofondatore di "The Collective School of Music" una scuola di musica tra le più originali per programmi e metodi di insegnamento negli Stati Uniti.
Stacy Dillard è un sassofonista originario dell'Ohio. Ha uno stile perfettamente individuale che si sforza di mettere in pratica con idee musicali che giungono dal profondo del cuore piuttosto che produrre valanghe di pattern. Un vero improvvisatore che ha collaborato col gotha del jazz newyorkese (Frank Wess, Roy Hargrove, Johnny O' Neal, Peter Bernstein solo per fare qualche nome). Henry (Heri) Paz è un clarinettista e sassofonista cubano trapiantato a New York. Ha suonato in quasi tutte le formazioni di Francisco Mela. Presenta un articolato stile improvvisativo che risulta essere un’affascinante combinazione di sonorità caraibiche con le atmosfere fortemente urbane del " free jazz".

GIORGIO PANICO - I CHING 
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 26 aprile esce “I Ching” di Giorgio Panico. Nelle dodici composizioni originali, basate sull’antico testo divinatorio cinese che dà il titolo al progetto discografico, il bassista umbro, impegnato anche con la pipa (un liuto cinese a quattro corde), è affiancato da Carlo Cantini (violino), Luca Maria Burocchi (chitarra, banjo) ed Emanuele Pellegrini (batteria, percussioni). «Il metodo dell’I Ching tiene conto della qualità individuale nascosta nelle cose e negli uomini, come anche nel nostro inconscio» sottolineava Carl Gustav Jung, il padre della psicologia analitica. Tutti i brani sono stati composti elaborando i concetti filosofici e matematici che sono alla base dell’I Ching e le scelte fatte sono state confermate consultando l’oracolo stesso.
Giorgio Panico inizia a studiare basso elettrico nel 1997, seguendo negli anni lezioni, seminari e corsi con (tra gli altri), Riccardo Chiavarini, Giovanni Tarquini, Mirco Bonucci, Ramberto Ciammarughi, Ares Tavolazzi. Dal 2002 suona in formazioni di vario genere spaziando dal funk al blues dal jazz all’afro-cuban e al latin e collabora con numerosi artisti a concerti, produzioni discografiche, spettacoli teatrali, colonne sonore e clinic. Dal 2010 è membro e fondatore del progetto UADG insieme a Luca Burocchi. Nel 2019 pubblica il suo primo album da solista, “Necronomicon”, ispirato all’opera letteraria di H. P. Lovecraft, con la collaborazione di Carlo Cantini, Emanuele Pellegrini e Claudio De Angelis. È anche produttore di musica elettronica per meditazione, arti marziali e altre pratiche olistiche.
Violinista, compositore, arrangiatore, produttore, Carlo Cantini ha collaborato con, tra gli altri, Mstislav Rostropovich, Nikita Magalov, Andrea Bocelli, Antonella Ruggiero, Stevie Wonder, Astor Piazzolla, Jan Garbarek, Marcus Miller, Arkè String Quartet, London Symphony Orchestra. Da segnalare anche il suo prolifico sodalizio  artistico con il percussionista indiano Trilok Gurtu. Nel corso di questi anni si è esibito in giro per il mondo, calcando prestigiosi palchi (Royal Albert Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra, Olimpia Stadium di Monaco, New Morning di Parigi, Birdland di Vienna, Blue Note di Milano), solo per citarne alcuni.
Classe 1986, il chitarrista Luca Maria Burocchi inizia nel 2002 a specializzarsi in musica classica e jazz frequentando il Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia, i corsi estivi del Berklee College of Music di Boston e l’Accademia di chitarra classica del M° Enea Leone a Gessate (MI). Parallelamente all’attività chitarristica, si dedica alla produzione musicale come tecnico del suono e direttore artistico lavorando per Cd editi da etichette internazionali (ECM, Brilliant Classics, Stradivarius, Wergo e Passacaille). Attualmente lavora come insegnante di chitarra classica ed elettrica e come tecnico del suono nello Studio Teclas di Perugia. È membro e fondatore della band sperimentale UADG con cui ha realizzato sei album e del gruppo jazz/lounge “Nu Smooth Affair” con cui ha realizzato un album.
Diplomato in Percussioni classiche al Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia sotto la guida del M° Domenico Fontana, Emanuele Pellegrini ha seguito numerosi seminari e corsi di perfezionamento jazz (Ramberto Ciammarughi) e classici (Carlo Boccadoro). Nel corso degli anni si è esibito con varie orchestre ed ensemble di musica classica (Orchestra del Teatro Regio di Parma, Orchestra Arturo Toscanini di Parma, I Solisti di Perugia, l’Orchestra d’Arezzo, Orchestra Città di Grosseto, Tetraktis Percussioni), in festival nazionali e internazionali di musica leggera/pop, in spettacoli a teatro (Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Ugo Dighero, Paolo Sassanelli, Mariangela d’Abbraccio), accumulando anche numerose esperienze in tv e in produzioni discografiche. Attualmente insegna percussioni al Liceo Musicale Bianciardi di Grosseto e in altri corsi e istituti.

KRISHNA BISWAS | GIOVANNI VANNONI - PICCOLA IMPRESA IRREGOLARE
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Piccola impresa irregolare” è il nuovo progetto discografico del chitarrista Krishna Biswas e del pianista Giovanni Vannoni. Un titolo scelto con cura dai due musicisti toscani che propongono un doppio cd di dieci composizioni originali scritte a quattro mani (Foresta dorata, Inno all'autunno, Torroncino, Bracere bronzeo, Capogatto, Amarena, Basilico, Patate novelle, Antiriciclaggio Natalizio, Pimpinella). L’obiettivo era quello di cercare un’espressione sintetica e vicina alla proposta musicale. Piccola perché in duo - chitarra acustica e pianoforte - vengono toccate e rimodellate forme appartenenti a stili figli della musica popolare, con attenzione a non alterare la libertà naive nei momenti di composizione ed arrangiamento dell’opera. L’impresa suggerisce un’operazione di movimento alla ricerca di un risultato, che benché poggi su pilastri di musica riconosciuta come di genere, risulti un organismo quanto più possibile ignoto. L’irregolarità è sia risultato che strumento di realizzazione di un lavoro delicato nella scelta degli ingredienti musicali e delle voci acustiche della chitarra e del pianoforte, storicamente di non immediato dialogo. Il materiale del disco, registrato interamente in diretta, si articola tra parti scritte, unisoni, obbligati, intrecci arrangiati e territori destinati alla libera improvvisazione.
Krishna Biswas è nato a Firenze l’8 luglio 1977 da madre americana e padre indiano. Fin dall’infanzia ha sempre amato la musica ed ha iniziato gli studi di pianoforte a 5 anni sotto la guida del M° Gabriella Barsotti del Conservatorio L. Cherubini di Firenze. A 7 anni ha scoperto la chitarra classica grazie ad un amico di famiglia, il chitarrista compositore M° Ganesh Del Vescovo, con il quale ha studiato otto anni. A 15 anni Krishna è passato alla chitarra elettrica, suonando con vari gruppi, ed una volta conseguito il diploma al Liceo classico Michelangelo a Firenze si dedica a tempo pieno allo studio della musica ed alla ricerca e sviluppo di uno stile suo proprio. Oltre che nell’insegnamento privato è impegnato in diverse scuole attive sul territorio fiorentino e toscano, affiancando all’attività professionale quella di collaborazione con gruppi musicali di vario stile, dal rock al jazz. Dal 2007 Krishna Biswas ha approfondito una ricerca musicale originale che si è concretizzata con l’incisione di diversi dischi che contengono le registrazioni di sue composizioni per solo chitarra acustica. Dalla fine del 2016 pubblica con l’etichetta RadiciMusic Records, sia i suoi lavori successici che quelli precedenti a questa data. Affianca all’attività live di concerti per solo chitarra o formazioni dedite prevalentemente alla musica jazz, la collaborazione artistica con il Maestro Jazz M° Franco Santarnecchi. Nel 2020 esce il suo primo disco in solo acustico “Maggese” (Dodicilune).
Giovanni Vannoni nasce a Greve in Chianti nel 1992. Fin da piccolo nutre la passione per la musica: a sei anni intraprende lo studio del pianoforte. Nel 2008 partecipa ai seminari estivi di Siena Jazz e nell’anno seguente si classifica al terzo posto nel concorso internazionale “Musica nel Chianti”. Nel 2014 partecipa al workshop “The Sound Identity of Place” con Dick Rijken e Tijs Ham. Nel 2015 si laurea in pianoforte jazz alla Siena Jazz University sotto la guida di Stefano Onorati, Paolo Birro e di altri insegnanti del calibro di Stefano Battaglia, Maurizio Giammarco, Mauro Beggio e Fabrizio Sferra. Nel 2018 partecipa ad un workshop al Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano sotto la guida dei maestri Mauro Montalbetti, Fabrizio Festa e Detlev Glanert. In tale occasione è stato eseguito il brano Adiaforia per soprano ed ensemble. Il brano, trascritto dall’autore stesso, è stato eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini e diretto dal maestro Alessandro Cadario, in apertura del concerto del Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto” di Bologna trasmesso su Rai 5 e RadioRai 3. Nel 2019 riceve una commissione dalla pianista Agnese Toniutti, per la quale scrive il brano Preludio e danza, eseguito in occasione del festival Camino deGenere e del Salotto Musicale del Friuli Venezia Giulia. Nello stesso anno partecipa al progetto 8x8 di Fabrizio Festa per il Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano con Santa Maria dei Servi per flauto e live electronics. Nel 2020 scrive, in collaborazione con il compositore Enea Chisci, la Sonata sopra la sonata per violoncello e pianoforte, il brano è stato commissionato dal festival di musica contemporanea Echi-sguardi murati. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Roland Böer le musiche per lo spettacolo teatrale Meta(A’) scritto e diretto da Laura Fatini. Nell’anno accademico 2019/2020 si laurea in composizione con il massimo dei voti presso l’ISSM Rinaldo Franci di Siena sotto la guida del Maestro Antonio Anichini. Nel 2021 vince insieme a Riccardo Tonello ed Enea Chisci il secondo premio del concorso Riarrangia Riz. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Mauro Montalbetti le musiche per lo spettacolo teatrale Centanni scritto da Laura Fatini e diretto da Laura Fatini e Gabriele Valentini. Dal 2015 collabora con il chitarrista Krishna Biswas.
FABRIZIO BAI - ALTO MATE
Prosegue la collaborazione tra l’etichetta pugliese Dodicilune e il chitarrista toscano Fabrizio Bai. Dopo “Etruscology” (2013) e “Comunque sia…” (2019), martedì 10 maggio esce “Alto mate”, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe.  l musicista e compositore, qui anche nell’inedita veste di cantautore, affiancato da Andrea Libero Cito al violino e Raffaele Toninelli al contrabbasso, continua a raccontare i suoi incontri di vita e le sue esperienze musicali. Le sette composizioni originali si muovono tra sonorità latine, contaminazioni mediterranee, melodia italiana e jazz moderno. Le immagini dolci e calde del Sud America convivono, dunque, con quelle ruvide e pacate della Toscana, terra d’origine dei tre musicisti. La title track “Alto mate” mescola alcune idee ritmiche della tradizione argentina con la forma choro della musica brasiliana, della quale sfru tta anche il ritmo di Samba-Choro nelle strofe, con uno spunto del ritornello tipicamente mediterraneo. “Tocando Gisela” ha la forma tipica dello standard americano e richiama molto le sonorità della musica manouche francese. La struttura armonica è comunque di ispirazione più moderna e regala al brano un “sapore” inaspettato e trasognante. La milonga “Pellicano Moonlight” è  una delle composizione più vecchie scritte dal chitarrista per questo disco. Si ascoltano infatti alcuni colori tipici del lavoro precedente “Comunque sia…”. Il violino però ispira sia la chitarra che il contrabbasso a trovare soluzioni più “liriche”  tipiche delle colonne sonore dei film con un tono drammatico e romantico. “Tra te e me” è un brano scritto nella forma tipica dello choro brasiliano AABACA accompagnato del ritmo di samba. È un omaggio dell’autore ai grandi artisti della musica popolare carioca che lo hanno ispirato in questi anni come Guinga, Pixinguinha, Ba den Powell per citarne alcuni. La forma armonica è quella tipica della musica tonale mentre la melodia, in principio pensata per mandolino, è reinterpretata dal violino. “Blue Even no Heaven” è il brano più “jazz” del disco. Sia per la sua forma che per la struttura armonica e melodica. È una composizione modale complessa su un tempo di ballad even eights. Il tema resta comunque molto morbido usando pochi salti di corda per tenere unite le tensioni degli accordi. Lo dimostra anche l’interpretazione del solo del contrabbasso rarefatto e suggestivo per dipingere al meglio la tela di questa struttura armonica. “Walzer senza nome” si sviluppa in strofa e ritornello che si ripetono tra un lungo solo di violino e una improvvisazione “aperta” di chitarra. Nella conclusiva “Nina”, Fabrizio Bai esordisce nella veste di cantautore. La canzone è la parafrasi di un viaggio di “vita” nel quale un padre dà consigli a una figlia, senza volerne interrompere il perco rso. Si limita solo a starle vicino nelle sue scelte. Con una melodia tipicamente italiana, la musica è ispirata dal ritmo di Chacarera, giocando con delle poliritmie per richiamare lo swing tradizionale americano.
Fabrizio Bai inizia a suonare la chitarra a 11 anni. A 18 segue i seminari di Giovanni Unterberger all'Accademia Musicale Lizard. Si laurea alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Siena, indirizzo musica e spettacolo. Nel 1996 si iscrive ai corsi di Siena Jazz. Nel 2001 frequenta i seminari estivi di Nuoro Jazz con Tomaso Lama e Bruno Tommaso. Nel 2002 frequenta i corsi di armonia ed arrangiamento con Stefano Zenni e Bruno Tommaso. Insegnante di chitarra presso la scuola comunale di musica di Monteroni d'Arbia, di Sinalunga e all'Accademia d'Arte di Sinalunga. Nel 2006 entra a far parte del gruppo docenti della Peter Pan orchestra della fondazione Siena Jazz insieme a Marcello Faneschi, Ines Garbi, Martina Guideri. E dal 2009 passa alla direzione del progetto. Nel 2006 comincia la collaborazione con Giorgio Zorcù e Sara Donzelli realizzando musiche in scena per lo spettacolo teatrale "Il segreto di Shahraz". Nell'inverno 2001 comincia una collaborazione, tuttora attiva, con il museo per bambini di Siena, musicando i quadri di un'esposizione effettuata nei Magazzini del Sale del Palazzo Comunale Senese. Ha composto le musiche per il teatro Laboratorio Teatrale Senese L.U.T. e la colonna sonora per un film di Riccardo Bellucci. Oltre agli studi, all'insegnamento e alla composizione è sempre stato impegnato anche in un'intensa attività dal vivo con svariate formazioni spaziando tutti i generi musicali, dal rock al jazz, dal blues alla musica popolare. Ha suonato con la G.O.P.. diretta dal M° K. Lessman. Nel 2004 assieme ad E. Bocci (voce) e M. Campanini (testi) dà vita alla "Compagnia Musicale le Voci del Vicolo" band che propone materiale originale miscelando sonorità etniche e popolari al jazz e allo swing, proponendo il tutto sotto a una forma che si rifà al teatro-canzone Nel 2006 con G. De Michele alla voce, M. Chianucci al contrabbasso, e E. Pellegrini alla batteria fonda i "Whiskey & Gessato" quartetto di musica swing. Nel 2007 crea il progetto "Etruscology" con musiche originali ispirate agli strumenti etruschi e avvalendosi della collaborazione di Mirco Mariottini al clarinetto, Maurizio Costatantini al contrabbasso Ronhi Behara al violoncello poi seguiti da Massimo Guerri al sax e Andrea Beninati al violoncello e percussioni. Nel 2008 inizia la collaborazione come chitarrista con Marcello Faneschi (storico arrangiatore della RCA e direttore d'orchestra di Domenico Modugno) nel progetto "Penso che un sogno così" dedicato a Domenico Modugno. Dal 2005 fa parte del progetto Labirinto, diretto da Roberto Nannetti con il qu ale approfondisce lo studio della musica brasiliana. Dal 2007 studia con il chitarrista compositore Marco Pereira e dal 2008 studia e collabora con il compositore Guinga. Nel 2009 fonda il gruppo Latino F.E.R. con Emanuele Pellegrini e Raffaele Toninelli. Nel 2010 inizia la collaborazione con la cantante Anna Granata dedicando un progetto all'immigrazione. Dal 2008 fa parte anche del gruppo "Dixie Band Street Parade" diretto dal maestro Massimo Guerri. Dal 2013 al 2016 insegna chitarra jazz ai corsi preaccademici presso il conservatorio A. Morlacchi di Perugia. Nel 2016 fa parte come chitarrista  dell’ orchestra di jazz del conservatorio di Perugia diretta dal maestro Mario Raja. Fabrizio Bai ha collaborato inoltre con Marcello Faneschi, Roberto Nannetti, Piero Bronzi, Rino Bruciaferri, Tristan Ohsinger, Gilson Silveira, Franco Fabbrini, Ettore Bonafè, Anna Granata, Francesco Petreni ,Guinga, Brahima Dembelè, Mirco Mariottini, Roni Bheara, Emanuele Bocci, Cristiano Bocci, Giorg io Zorcù, Sara Donzelli.
Raffaele Toninelli, diplomato in contrabbasso all’Istituto da Alta Formazione Musicale Rinaldo Franci di Siena con il M° Andrea Granai, nel corso degli anni frequenta seminari e lezioni. Dal 2007 collabora con l’orchestra sinfonica Orchestra Città di Grosseto. Dal 2009 è contrabbassista del gruppo Musica da ripostiglio, con cui produce ben cinque cd e un audiolibro per bambini. Nel 2010 fonda insieme a Fabrizio Bai ed Emanuele Pellegrini I Latino FER. A teatro ha lavorato in numerosi spettacoli con, tra gli altri, Mariangela D’Abbraccio, Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Giorgio Albertazzi, Marco Balsamo, Fabrizio Arcuri, Giovanni Veronesi, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Emilio Russo componendo anche le musiche per il monologo teatrale “Una Luce I n Una Selva Oscura” interpretato e diretto da Roberto Zibetti e per il cortometraggio “Fog at Sea” diretto da Donato Rossi, finalista al festival Lisbon Films Rendezvous. Ha collaborato inoltre con Andrea Mirò, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Isabella Ferrari, Claudio Santamaria,  Giuliana De Sio, Margherita Vicario.
Andrea Libero Cito, diplomato in violino al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze, nel corso degli anni, prima di diventare un insegnante di violino e musica d’insieme, ha partecipato a diverse master class, studiando con Andreas Neufeld, primo violino di Berliner Philharmoniker. Si è esibito dal vivo e ha inciso vari cd con Renzo Rubino, Paola Turci, Margherita Vicario, Roberto Kunstler, ha suonato in diversi gruppi orchestrali e da camera e ha collaborato con i compositori Leonard.

VINCENZO CARUSO - CHANSONS SOUS LES DOIGTS 
Prosegue la collaborazione tra il pianista campano Vincenzo Caruso e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo “Sirene a Cadaques” (2020), domenica 22 maggio, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, arriva “Chansons sous les doigts”. Se il precedente disco era nato dall’incontro tra le composizioni del pianist a, la poesia di Pina Varriale e l’interpretazione vocale di Annalisa Madonna, qui il musicista propone diciannove canzoni francesi riarrangiate per pianoforte solo. 
Proprio nel giorno della pubblicazione alle 18, nel Castello della Musica di Rocca Sanvitale a Noceto, in provincia di Parma, per la rassegna Gnosis, Vincenzo Caruso presenterà il disco affiancato dall’attrice Leda Conti. «Fin da bambino gli spartiti che mi inviava da Parigi "mon grand oncle" Antonio Di Domenico (1920-1985) chansonnier italo-francese e fondatore della casa editrice musicale "Club des auteurs", hanno portato il fascino della canzone francese sul leggio del mio pianoforte», racconta Caruso. «Più tardi, oltre allo studio dei capolavori pianistici degli impressionisti Francesi, un altro evento ha determinato il mio "debole" per la Chanson française, ovvero la collaborazione come pianista alla commedia musicale "Irma la douce" con le musiche di Marguerite Monnot arrangiate da Gérard Daguerre per il Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi. Il risultato di queste esperienze si concretizza oggi in “Chansons sous les doigts”, un omaggio pianistico alla canzone francese del 900. L'idea di realizzare questo disco mi si è palesata nell'aprile 2021 come un vero colpo di fulmine durante l'ascolto casuale di Syracuse di Henri Salvador», prosegue. «Rapito dall'eleganza di questa canzone ho cercato subito di riprodurne la grazia sui tasti del mio pianoforte e, incuriosito dall'esperimento, mi sono ripromesso di selezionare una canzone per ciascuno dei 20 giorni seguenti, nella sfida personale di rendere indipendenti dal testo queste Chansons e trasformarle in moderne "romanze senza parole" per piano solo. Scelti secondo il criterio della rarità, i brani propo sti risalgono al periodo compreso tra gli anni ‘30/’70. Spero che questa scelta possa tracciare per gli ascoltatori un sentiero che li conduca con garbo alla riscoperta delle versioni originali di queste Chansons».
«“Vi era un tempo…” sembrano essere le parole che esordiscono all’ascolto di “Chansons sous les doigts”. Un’incantevole raccolta di parafrasi pianistiche sulla canzone francese del ’900 che l’autore tratta con l’introspezione ora di un saggio letterario ora stimolando suggestioni figurative e da Comèdie de l’art», scrive Ciro Ferrigno. «Il tempo ritorna alla sua lentezza ove la tecnologia non ha ancora travolto irrimediabilmente gli uomini nelle spirali della sua insostituibile necessità. Tutti gli interrogativi sulla scrittura musicale, le sue tecniche, i linguaggi e su i destina tari di un’opera crollano: “Chansons sous les doigts” è pura narrativa. Ogni brano conserva intatto il suo testo che se pur muto, per assenza del cantante, è mirabilmente sostituito dall’architettura delle suggestioni evocate, nate con sorprendente naturalezza “sous les doigts”. Il racconto pianistico ci giunge in punta di piedi dopo aver attraversato le nebbie del passato eppure il virtuosismo, composto ed elegante, è ora turbine impetuoso ora brezza leggera che scorre attraverso un “jeu perlé” che allude a magie di prestigiatore di fine secolo. Nonostante la grazia descrittiva, questi arrangiamenti possiedono una forza espressiva che ingrandisce i temi quasi a renderli visivi, mentre passaggi alati rimescolano il tutto in un fantasioso contrasto di luci». 
Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composizione corale presso il conservatorio di Napoli, dal 1990 Vincenzo Caruso collabora con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro, ruolo che lo porta a interagire come pianista con direttori d’orchestra di fama internazionale quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Fabio Luisi, Juraj Valchua, Nello Santi, Daniele Gatti e molti altri.  Si esibisce al pianoforte accompagnando il coro del Teatro San Carlo in numerosi concerti. Nel 2003 viene scelto come pianista per “Irma la douce” con regia di Gerome Savary, coproduzione tra l’Operà comique di Parigi e la Compagnia “Gli ipocriti”, in tournée nei più importanti teatri Italiani. Collabora inoltre come pianista allo spettacolo “Sguardi” con Isa Danieli e regia di Giuseppe Bertolucci, per diverse repliche al teatro Trianon di Napoli.  Nel 2009, viene invitato dall’etoile Roberto Bolle per il galà per “Unicef” Bolle & friends all’Arena Flegrea di Napoli, dove accompagna al piano con musiche di F. Chopin la sua esibizione con l’etoile Isabel Ciaravola. Nel 2018 scrive le musiche per lo spettacolo “Ignazio e Maria” con la regia di Carmine Borrino per il Napoli Teatro Festival.

THEO ALLEGRETTI - IN SEARCH OF LIGHT
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 31 maggio esce “In Search of Light” di Theo Allegretti. Il pianista e compositore è affiancato da Nicola Alesini (sax soprano), Paolo Camerini (contrabbasso), Andrea Ceccomori (flauto), Mario Pio Mancini (bouzouki) e Simone Pulvano (percussioni). Le undici composizioni originali rappresentano l’epopea di un viaggio alla ricerca della luce. Attraverso una serie di ancestrali invocazioni, danze e rituali propiziatori e iniziatici, momenti di meditazione e riflessione, si percorre un cammino alla ricerca di una chiave dell'esistenza umana su questa terra, verso un’agognata armonia cosmica superiore. Partendo dal Tartaro, ultimo cielo dell'inferno in cui l’umanità è precipitata, si ascende a livelli sempre più elevati fino a scorgere appena quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente, oltre l’esperienza t errena.
«Un viaggio è sempre viaggio dentro sé stessi. Cammino, camminante e strada: altro non è l’io verso sé stesso, diceva un mistico sufi. Così, chi torna non è mai lo stesso di quando partiva», sottolinea Lucio Saviani nelle note di copertina del disco. «Viaggio è l’altro nome di esperienza: è transito, trasformazione, ma anche ciò che ci si porta e resterà addosso, come viaticum, il carico del farsi pellegrino per divenire ciò che si è. Questa opera di Theo Allegretti è trasformazione, via per la nuova condizione, ma anche viaggio che ha per destinazione un Ritorno. Ritornare alla luce è ritorno del Principio. Theo Allegretti pensa il principio, nella sua opera maieutica, come i filosofi arcaici a lui cari: il principio è incipienza continua, inizio che resta, governa e sorregge l'iniziato. Come la morte a cui la vita torna e da dove sempre rinasce, come il silenzio da dove la musica emerge, da cui è attraversata e verso cui è destinata. “Dia pas On”: bisogna passare attraverso ogni cosa, la Luce è il ritorno del Principio. Il viaggio della musica di Theo Allegretti verso la luce è tutto questo».
Nel booklet il musicista racconta all’ascoltatore le tappe del suo viaggio immaginario alla ricerca della luce. «“Lost in Abyss” la caduta dell’umanità nel Tartaro (ultimo cielo dell'inferno), invocando misericordia per tale condizione; “Ritual” rito atavico di esorcizzazione, atto a favorire il superamento della nostra situazione, per una trasformazione verso un nuovo stato; “Saling with Dolphins” la traversata dell’imbarcazione, con cui l'umanità è naufragata, che viene salvata da alcuni delfini e condotta verso lidi più sicuri; “Ancient Memories” i momenti della storia in cui si è conosciuto una condizione di maggiore dignità e luminosità d'animo e di pensiero; “Pythagoras Dance” danza propiziatrice e di iniziazione, via di ascesi, in onore di una delle menti più fulgide del passato e pietra miliare del nostro sviluppo; “Thoughts” momento di meditazione e riflessione sulla condizione umana imperfetta e di anelito verso una serenità trascendente; “In Search of Light” l'intera epopea del viaggio delle menti più sagge alla scoperta di una chiave dell'esistenza umana in questa terra; “Waves” l'incognita e le difficoltà da superare per chiunque si metta in viaggio, ma allo stesso tempo la bellezza dello stesso per chi decida di salpare dalla terra ferma verso lidi sconosciuti; “7th Path” il percorso che i viaggiatori decidono di imboccare alla ricerca del settimo cielo, per elevarsi a livelli superiori e raggiungere l'acme; “Light Rays" quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente appena intravisti, la vita nell'al di là, oltre l’esperienza terrena; “Epilogue” il passaggio dalla nostra condizione a un’altra, una serenità d'animo che tuttavia convoglia tutte le variopinte emozioni del trapasso verso una situazione ignota, pur se di beatitudine».
Pianista, impro/compositore, Theo Allegretti ricerca un linguaggio personale tramite sonorità evocative e la rilettura di generi, rivelandosi in un espressionismo spirituale. Intraprende studi classici e jazz, perfezionandosi con Giorgio Gaslini, Gianni Lenoci, Enrico Pieranunzi. Suona in piano solo già dal 1990. Realizza jingles, arrangiamenti, musiche per radio-tv, si esibisce in recital di poesia, teatro, danza, performance con la confluenza di varie arti. Il suo rea ding-concerto “Memorie del Principio”, su testi dei presocratici, viene presentato in diverse rassegne, diviene spettacolo di teatro-danza e disco in piano solo (Dodicilune, 2016), ottenendo unanimi consensi (JAZZIT likes it, Pianosolo). Sue peculiarità sono la composizione istantanea e la coniugazione con parola, azione scenica e arti visive.
Con trenta album all’attivo, Nicola Alesini è un artista prolifico e sempre intento a spingere più in là i limiti dell’espressione. Il suo suono nasce dall’introspezione ed evoca suggestioni oniriche, radicandosi in parte nella tradizione e in parte nell’improvvisazione. Da sempre dedito all’ibridazione di linguaggi diversi, ha collaborato con numerosissimi artisti nazionali ed internazionali. Tra questi, David Sylvian, J. H. Roedelius, Claudio Lolli. Da sempre partecipa ad iniziative di tipo sociale e civile. Tra queste spicca la collaborazione con la sorella di Paolo Borsellino, Rita, per le commemorazioni di quest’ultimo.
Contrabbassista, bassista e compositore romano, Paolo Camerini inizia la sua attività con i Cyclone, formazione psychobilly-rock. Co-fondatore del gruppo etno rock Nuove Tribù Zulu, suona attualmente nel duo etno folk Traindeville, nel progetto Il Sogno, viaggio tra poesia e musica, con Musicians for Human Rights e altre formazioni. Ha collaborato al progetto NOW Nomadic Orchestra of the World con cui ha partecipato a diversi tour in India e Italia. Ha realizzato laboratori musicali con i bambini in diversi paesi dal Sudafrica all'India e nelle scuole italiane. Ha inciso e prodotto numerosi dischi, composto colonne sonore per programmi TV, film e documentari.
Andrea Ceccomori è un flautista eclettico, musicista del Memorial 9/11 in NYC. Alle spalle 300 prime esecuzioni, solista presso: Lincoln Center New York, Teatro San Pedro Porto Alegre, Gestaig Monaco, Roy Thomson Hall Toronto, Kings Place Londra, Fondazione Menhuin Madrid, UCAS Pechino, Sala Scriabin Mosca, Museo Tolstoj San Pietroburgo, Louvre Parigi, Sala Paolo VI in Vaticano e Castel Gandolfo, Università americane, in tutta Italia, Europa, Canada e Stati Uniti, Sudamerica e Africa. 20 titoli di cd a suo nome, trasmissioni TV e radio (RAI1, RAI5, Radio3, Radio Vaticana, Radio Popolare, Radio New York, Radio Sofia), 3 libri (Flauto Oggi, Di magici flauti, Il musicista Ispirato e Illuminato). Docente di Masterclasses in Università brasiliane, americane, russe, rumene, bulgare.
Polistrumentista, Mario Pio Mancini fonda gli Indaco con Rodolfo Maltese, storico chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, insieme ad Arnaldo Vacca, ormai 30 anni fa. Il gruppo è considerato un punto di riferimento della world music italiana. Intorno a questa formazione a geometria variabile, Mancini collabora negli anni con Lester Bowie (AEoC), Mauro Pagani (PFM, De André), Francesco di Giacomo (BMS), Eugenio Bennato, Toni Esposito, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Snowy White (Pink Floyd, Thin Lizzy) e tanti altri. Attualmente, con un organico completamente rinnovato, Mancini sta lavorando al tredicesimo cd in studio.
Percussionista e aut ore, è nell’ambito della musica mediterranea e dell’ethno-jazz che Simone Pulvano realizza le sue collaborazioni più importanti, sia in studio che sul palco, in Italia e all’estero. Ha suonato nella sua carriera con: Ziad Trabelsi, Pejman Tadayon, Jamal Ouassini, Mondocane, Handala, I Circolabili e molti altri. Attualmente è impegnato come percussionista in numerosi progetti che spaziano dalla musica araba classica alla world music, dal repertorio popolare italiano all’electronic live set. E’ ideatore e direttore della “Takadum Orchestra”, formazione con tre dischi all’attivo, e cofondatore del progetto Mesudì, ensemble di sole voci e percussioni. Svolge attività didattica.

OPERA!
LA CANTANTE PAOLA ARNESANO E IL FISARMONICISTA VINCE ABBRACCIANTE CELEBRANO LA GRANDE TRADIZIONE OPERISTICA ITALIANA NEL NUOVO DISCO DELL'ETICHETTA DODICILUNE.

Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Opera!” è il terzo progetto discografico del duo formato dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante. Se nei precedenti dischi i due artisti pugliesi avevano celebrato la musica popolare argentina (“Tango” - Four Records, 2012) e brasiliana (“MPB!” - Dodicilune, 2017), in “Opera!” concentrano la loro attenzione sul repertorio della grande tradizione operistica italiana.  «L’arte dell’arrangiamento, che è anche adattamento della partitura originale a diversi organici strumentali, dovrebbe appartenere a qualsiasi musicista perché aiuta la comprensione di sé stessi proiettandosi negli altri. E così accade in “Opera!”, nel quale la musica si vive “dal di dentro” nell’intimità più sofferta e più oscura e supera quel confine tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo», sottolinea il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini nelle note di copertina. «Il secondo, in questa collaborazione fascinosa tra la vocalist barese Paola Arnesano e il fisarmonicista ostunese Vince Abbracciante, riesce nell’impresa di contenere il primo senza alcuna simulazione artistica. Il microcosmo del duo, qui di stampo cameristico, è provvidenziale: perché esplora senza alcune paratie, interne od esterne, un mondo in continua evoluzione dove le sequenze accordali degli scritti originali, la grana compositiva e il forte contenuto emozionale assumono un grande valore intrinseco», prosegue Ielmini. «“Ieri son salita tutta sola”, da Madama Butterfly, ne è uno fra gli esempi più compiuti: basta quella parola “salita”, alla quale corrisponde - come se fosse un incoraggiamento - l’ascesa dell’accordo, per convincersi di quanto la chiarezza vocale, in questo disco, sappia assumere anche i toni di una preghiera dolce e dolente nello stesso tempo. Delicata nel gestire respiro, pause e accentazioni tra teatro e recitazione. Cosa non semplice, soprattutto quando si decide di affrontare un repertorio nel quale ampie e sottili sono le gradazioni di colori e dinamiche. Da Gioachino Rossini in su il canto – in tutte le sue modulazioni, sfumature e sviluppi espressivi – ha definito gusti musicali nei quali Verdi, Cilea, Bellini, Donizetti, Puccini e Leoncavallo hanno giocato il ruolo di primattori attraverso opere nelle quali la sperimentazione, e il confronto con altre culture, hanno divelto antichi codici e vecchi pregiudizi», continua l’autore delle note. «Ecco perché qui la tradizione va di pari passo con la provocazione: questo duo può occupare, con la stessa duttilità, tanto la platea di un teatro quanto la piazza di un concerto folk. Perché la voce, che sale e scende tra gli intervalli calibrando in pochi secondi forte e pianissimo, si sposta lateralmente tra le note trasformando le arie in canzoni. Ci sono frivolezza e tragicità, ironia e sconforto, ribellione ma anche la sconfinata seduzione della speranza (“Vesti la Giubba”). E c’è Abbracciante, che mette sullo stesso piano swing e verve danzante, saggezza popolare e ampia musicalità in veri e propri “caroselli”, dove tutto si ancora ad una perpetua stabilità».
“Chi più mi ha impressionato è un giovane italiano, originario della Puglia: si chiama Vincenzo Abbracciante. In ogni brano mi ha imbarcato in una storia e commosso”, disse di lui Richard Galliano (Jazzman, 2005). Ostunese, classe 1983, Vince Abbracciante a otto anni intraprende gli studi musicali con il padre Franco. Diplomato in musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida di Gianni Lenoci e laureato in fisarmonica classica con lode e menzione speciale al Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera con Gian Vito Tannoia, ha frequentato master class, seminari, corsi. Si è esibito in festival e jazz club in tutto il mondo suonando con numerosi musicisti (Juini Booth, John Medeski, Richard Galliano, Marc Ribot, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Heidi Vogel). Nel 2006 si avvicina anche alle tastiere vintage. Nel 2009 progetta insieme a Carlo Borsini un nuovo sistema per il cambio dei registri della fisarmonica, che permette di ampliare la gamma sonora del suo strumento. Ha scritto colonne sonore per i film del regista Gianni Torres e ha pubblicato vari cd con The Bumps (trio completato da Davide Penta e Antonio Di Lorenzo) e con Paola Arnesano (Tango! - 2012 , MPB - 2017, Opera! - 2022). Dopo “Introducing”, nel quale è affiancato dal leggendario bassista newyorkese Juini Booth (2012, Bumps Records) ha pubblicato per l’etichetta Dodicilune i due cd “Sincretico” (2017) e “Terranima” feat. Gabriele Mirabassi (2019). Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi nazionali e internazionali. Dal 2000 è testimonial delle fisarmoniche Borsini di Castelfidardo. Dal 2017 il calco della sua mano destra viene conservato presso il “Museo Internazionale delle Impronte dei Fisarmonicisti” di Recoaro Terme (VI). Nel 2021 (ex aequo con Simone Zanchini) e 2002 (grazie al cd "Santuario", in coppia con Javier Girotto – Dodicilune 2021) ha vinto  l'Orpheus Award nella categoria jazz. Nel 2022 è uscito anche il libro/cd "Io che amo solo te. Le Voci di Genova", produzione firmata da Dodicilune, Eskape e Coolclub, tratto dal concerto/spettacolo di Serena Spedicato (canto, voce recitante), Osvaldo Piliego (testi originali) con arrangiamenti firmati da Abbracciante affiancato da Nando Di Modugno (chitarra classica) e Giorgio Vendola (contrabbasso) e la regia di Riccardo Lanzarone.
Paola Arnesano nasce a Bari. Studia canto con il soprano Maria Grazia Pani e contemporaneamente recitazione con Antonella Porfido e Franco Damascelli. Il suo esordio come jazz singer risale alla fine degli anni '80, con il quintetto a suo nome con cui occasionalmente ancora collabora, formato tra gli altri da Mario Rosini al piano. Studia pianoforte con Nico Marziliano e arrangiamento per big band con il m° Luigi Giannatempo. Innamorata del jazz samba e della bossanova, ne studia lingua e repertorio, che sfocierà nella costituzione di gruppi stabili agli inizi degli anni '90 come Abrasileirado e Trio de Janeiro, di cui è coleader Guido Di Leone. Fondamentalmente attratta dalle cantanti cool degli anni '50, inizia ad affrontare progetti originali, come canzoni italiane degli anni '40 in chiave jazz, o brani più moderni mai cantati, ai quali aggiunge testi. Inizia nello stesso periodo anche a comporre, ed il tutto sfocierà nei suoi due primi dischi. Nel frattempo viene chiamata a far parte stabilmente del quartetto del contrabbassista Attilio Zanchi, con Guido Di Leone e Gilson Silveira. Ha collaborazioni stabili, inoltre, con Davide Santorsola, Mimmo Campanale e Maurizio Quintavalle. In quel periodo arriva al secondo posto al Premio Urbani. Collabora con grossi nomi del panorama jazzistico italiano, come Stefano Bollani, Roberto Ottaviano, Angelo Adamo, Gianni Cazzola, Ettore Fioravanti, Franco Cerri, Gianni Basso, Luigi Bonafede, Tiziana Ghiglioni, Marco Micheli, Massimo Manzi, Tomaso Lama, Gianluca Petrella, Daniele Scannapieco, Aldo Vigorito, Fabrizio Bosso, Pietro Ciancaglini, Enzo Zirilli, Nicola Stilo, Renato Sellani, Ares Tavolazzi, Dado Moroni, con il quale ha tuttora una collaborazione stabile sfociata in un disco in duo, Attilio Zanchi, Gabriele Mirabassi e Walter Paoli. La sua attività concertistica l'ha portata in Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera e Austria. Ha tenuto diversi seminari in scuole ed università italiane. Da qualche anno è anche stabilmente nel quartetto vocale Faraualla, collaborando con musicisti di grosso calibro come Noa, Maria Pia De Vito, Paolino Dalla Porta, Francesco Sotgiu, Andrea Parodi, Pino Minafra, Rita Marcotulli, Bebo Ferra, Paolo Pietrangeli, Carmen Consoli, Antonella Ruggiero. E' docente presso la scuola Il Pentagramma di Bari dal 1993, ove insegna canto, armonia e tecnica d'improvvisazione. È docente di Canto jazz presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Ha vinto l'Italian Jazz Awards "Luca Flores" 2009 nella categoria "Best Jazz Singer".

FRANCESCO CUSA | GIORGIA SANTORO
THE BLACK SHOES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 18 giugno esce “The black shoes”, progetto discografico del duo formato dalla salentina Giorgia Santoro (flauto, flauto basso, flauto contrabbasso, ottavino, ban suri, xiao, voce, cimbali, live electronic) e dal siciliano Francesco Cusa (batteria). Entrambi si dedicano da anni alla musica improvvisata, alla continua ricerca di un linguaggio nuovo, puro e irriverente al tempo stesso. Nell’armonica alternanza dello Yin e dello Yang, la musica svela i suoi lati opposti, contraddittori, plasmando un linguaggio sempre nuovo, profondo come le radici ma con lo sguardo verso il cielo. Le diciassette composizioni del disco – sedici originali più la conclusiva “Un Joueur de flûte berce les ruines” del pianista francese Francis Poulenc – saranno presentate ufficialmente sabato 18 giugno (ore 21 – contributo associativo 7 euro) all'Art&Lab Lu Mbroia di Corigliano d'Otranto.
«“The Black Shoes” sono le scarp e del musicista, nere e consumate. Ma nell’idea di Giorgia Santoro e Francesco Cusa, in queste si ritrovano le radici dell’uomo che, attraverso la musica, tende verso il cielo», scrive nelle note di copertina il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini. «Seguendo i passi che portano alla lotta per la conquista, in questo disco tutto si muove tra l’alto e il basso, tra le superfici e le profondità. Così, se la batteria rappresenta la gravità della Terra (con tutte le sfumature che Cusa raccoglie e distribuisce con sapienza coloristica sulle percussioni), i flauti (la famiglia al completo con l’aggiunta del bansuri indiano e del cinese xiao) sono i germogli la cui linfa scorre fluidamente su rivoli di sedicesimi approdando ora a misteriosa leggerezza (“Whisper” e “Reed”), ora a tenebrosa descrizione dei fondali (“Abyss” e “Whale”), ora alla celebrazione di antichi rituali (“Pin” e ”Sand”). Diciassette, stuzzichevoli miniature ispirat e, forse, dalla stessa fonte poetica a cui si rivolse Sergej Prokofiev per la scrittura della raccolta “Vision Fugitives”. “In ogni visione fuggitiva io vedo dei mondi/Pieni di giochi mutevoli e iridati”, scriveva il simbolista Konstatin Bal’mont. E di visioni fuggitive tratta questo disco dai risvolti naturalistici, dove gli schizzi sonori somigliano a cristalli, a foglie, a sassi o a nuvole», prosegue Ielmini. «Quell’esistente nel quale Santoro e Cusa racchiudono l’eternità dell’ignoto e la bellezza vergine di ciò che non si può dominare: gli abissi, la sabbia, la tempesta. Ma anche l’umanità che si confronta con il suo doppio (il gabrielismo di “Echo”), con i suoi dubbi sull’eternità e le paure futuriste (“Machine”) e il suo bisogno di recuperare i segni di arcaiche civiltà. Con una musica che, per raggiungere le vette della beatitudine, non dimentica la fisicità dei gesti: da una parte i respiri e i soffi calibrati ed effettistici di Giorgia (impressionista nell’anima), dall’altra le carezze e i colpi secchi (con i sincopati che in “Echo” sono su ritmo di marcia) di Francesco. Improvvisazioni totali, che si affidano al gioco della brevità, per generare una tensione magnetica nella quale si riscopre anche il gusto dell’apparizione tematica: qualcosa che sembra accadere senza premeditazione, ma che lascia una lunga traccia di complicità. È l’idea sempre viva dell’improvvisazione come composizione istantanea e, secondo Arnold Schoenberg, della composizione come «improvvisazione rallentata». Nella quale Giorgia e Francesco immergono anche “Un joueur de flute berce les ruines” di Francis Poulenc: suonata, forse, con gli occhi rivolti al cielo».
Batterista, compositore, scrittore, Francesco Cusa è nato a Catania nel 1966. In traprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria seguendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Nel 1994 si laurea al Dams di Bologna. Qui collabora con Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu e fonda prima il collettivo “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni, successivamente con Paolo Sorge e Carlo Natoli dà via al progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologia e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performer. Il suo percorso artistico lo ha portato a suonare in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Tra i suoi progetti da segnalare FCT Trio (Gianni Lenoci e Ferdinando Romano), Francesco Cusa & The Assassins (Valeria Sturba, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano), Naked Musicians, Solomovie (sonorizzazione di film d'epoca), Wet Cats (con Gianni Lenoci), Mancusa (con Giovanni Mancuso), Frank Sinapsi, The Machine e lo spettacolo musical-teatrale "K & Spada", in duo batteria e voce insieme all'attore e regista Giuseppe Carbone. Il suo Naked Musicians è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti , Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Reggio Calabria. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
La flautista salentina Giorgia Santoro si è diplomata in Flauto Traverso al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e in Musica Jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Si è inoltre specializzata in Ottavino al Conservatorio "Francesco Morlacchi" di Perugia e, sempre a Monopoli, in Didattica dello strumento. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento di strumento e composizione jazz in Italia e all'estero con, tra gli altri, Angelo Persichilli, Monica Berni, Antonio Amenduni, Gabriele Gallotta, Nicola Mazzanti, Giuseppe Contaldo, Giorgio Gaslini, Nicola Stilo, Sante Palumbo, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Maurizio Giammarco, Butch Morris, Joelle Leandre, Marcus Stockhausen, Eugenio Colombo, William Parker, Kent Carter, Steve Potts, Greg Burk. Ha vinto numerosi prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Ha ricevuto le borse di studio per il Berklee College of Music, il Master Jazz tenuto dal M° Giorgio Gaslini e per il corso di Improvvisazione guidato dal M° Butch Morris al Roccella Jonica Jazz Festival. Ha lavorato con molti compositori italiani e internazionali come Giorgio Gaslini, Alessandro Solbiati,  Marco Betta, Michele Dall’ongaro, Raffaele Bellafronte, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo, Kaija Saariaho, Emanuele Casale, Francesco Filidei, Sylvano Bussotti, Karola Oberműller, Curt Cacioppo, Ivan Fedele, David Lang, Gianni Francia, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino (che le ha dedicato due sue composizioni). È stata scelta dal regista Ferzan Ozpetek per girare alcune scene del film “Mine vaganti”; ha registrato la colonna sonora del film “Nu ovomondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina. Si esibisce spesso in concerti in Italia e all'estero come solista, in orchestre e in vari gruppi da camera. È promotrice dei progetti “Tran(ce)formation Quartet”, “Déjà vu”, “Flatus Vocis”, “Dream Notes” (con Pat Battstone e Daniela Chionna) e “Cometogether” (con Stefano Luigi Mangia e Pierpaolo Martino), “La Cantiga de la Serena” (tre dischi all’attivo con Dodicilune). Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e direttrice artistica dei festival “Il Cammino Celeste” e “Strade di sabbia” e della rassegna “Tutti solo”. www.giorgiasantoro.com

MAG COLLECTIVE - BIRTH, DEATH AND BIRTH 
Prosegue la collaborazione tra MAG Collective e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo l’esordio del 2 018 con “Song For Joni”, disco che rileggeva in chiave jazz alcuni fra gli episodi più incisivi del songbook della cantautrice canadese Joni Mitchell, domenica 26 giugno - distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe - esce Birth, Death and Birth. Il nuovo progetto discografico parla di condivisione della vita, morte e rinascita: un percorso ciclico in continua evoluzione, senza inizio e senza fine. Il collettivo toscano formato da Giulia Galliani (voce), Giovanni Benvenuti (sax), Andrea Mucciarelli (chitarra elettrica), Marco Benedetti (basso, contrabbasso) e Andrea Beninati (batteria, violoncello) e ampliato dalla partecipazione di Alessandro Lanzoni (piano), Tommaso Rosati (electronics), Anete Ainsaar (violino), Valentina Gasperetti (viola), Lorenzo Cavallini (arrangiamento archi) e, in un brano, arricchito ulteriormente dall’hammond di Matteo Addabbo propone undici composizioni originali frutto del lavoro di questi anni. Dopo l’ottima accoglienza di “Song For Joni” e numerosi concerti in festival e club, i musicisti del collettivo decidono, infatti, di collaborare alla composizione originale di nuove canzoni, scrivendo musiche e testi, lavorando agli arrangiamenti tra jazz e sperimentazione, ampliando il proprio organico e collaborando con Music Pool, associazione attiva in tutta la Toscana da oltre 35 anni nella produzione, organizzazione e gestione di eventi. Il disco sarà presentato ufficialmente domenica 26 giugno (ore 21:30 – info e biglietti bit.ly/YJazz_EF22) al Teatro Romano di Fiesole nella settantacinquesima edizione dell'Estate Fiesolana, in un concerto organizzato proprio da Music Pool che ospiterà anche LAD Jazz Ensemble, gruppo formato dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alberti-Dante”. «Una piacevole ossessione, perché non c’è bellezza senza mistero: questo sarà per voi “Birth, Death and Birth”. Quattro anni lo separano dal precedente disco “Song for Joni” (Dodicilune)», sottolinea nelle note di copertina Davide Ielmini. «E gli anni hanno portato ancora più forza, chiarezza e vigore. Perché per questo gruppo non conta ciò che si consuma in fretta (must della società contemporanea) ma ciò che resta. Da qui una musica che nasce, rinasce e si prende cura del tempo. E alla quale non interessa consacrare l’esistente, ma svelare una mappa dei suoni nascosti. Anche quelli di una morte che è un sipario tra le parole nascita e rinascita. Un mood che Giulia Galliani usa per detonare l’angoscia e far brillare quella lucentezza che ondeggia, o palpita, a seconda delle necessità narrative. Allora la vocalità diventa richiamo fonetico, sasso o piuma, dove l’altalena intervallare dell’armonia si presta ad una pungente teatralizzazione del vissuto interiore», proseguono le note. «Una compiutezza che racconta, in modo flessibile e dinamico, l’approccio serio e divertito del MAG al continuo gioco di incontri/scontri tra timbriche e dinamiche, modernismo e tradizione, presa tematica e sperimentazione, virtuosismo solistico e suono d’insieme. Digeriti i diversi linguaggi jazz - i fraseggi agli strumenti rivelano un’ampia padronanza tecnica – il gruppo definisce un mondo fatto di nuovi mondi»,  spiega il pianista, giornalista e critico musicale. «Con una musica che sembra dividersi tra acqua e aria: da un lato si immerge (la suite “How to Breathe Underwater”) nei colori di un Crepuscolo accarezzato dalle meccaniche dei circuiti el ettronici (come battiti d’ala) e, dall’altro, si alza mettendo d’accordo evanescenza e solidità della forma. È una verticalità che procede per combustione – l’iterazione di quattro note, tra voce e sax, nelle prime battute di “Lucid”; la ballad a fil di pelle “Marlh”; la marcetta che apre “Tombeau for a young eagle” – per poi esplodere in una vivacità corroborante fatta di assoli vertiginosi (le frasi che si allungano alla ricerca dell’infinitezza sul sax di Giovanni Benvenuti in “The time we were together”); le fughe in avanti del basso di Marco Benedetti in “Happiness”, la sintesi stilistica al piano di Alessandro Lanzoni e all’organo di Matteo Addabbo in “Write your name in the sand”. Musica trasformativa e dialogante che riserva momenti inaspettati, come accade in “Lullaby”, dove il solo quartetto d’archi sembra deambulare su una melodia da requiem. Ma la morte può attendere. Ancora».

MASSIMO PINCA - SINGING RHYTHMS, PULSING VOICES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, mercoledì 29 giugno esce “Singing Rhythms, Pulsing Voices” di Massimo Pinca. Il nuovo progetto discografico del bassista e contrabbassista, nato a Napoli, cresciuto a Lecce (dove si è laureato in Giurisprudenza, ha avviato gli studi al Conservatorio Tito Schipa e ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia), formatosi in Toscana al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze e da quasi quindici anni residente a Ginevra, propone nove composizioni originali scritte tra il 2015 e il 2020 per diverse occasioni e formazioni. «Nel mezzo della pandemia, l'impossibilità di salire su un palco per suonare dal vivo ha reso il lavoro discografico una necessità di sopravvivenza creativa, che per me si è materializzata nelle due forme antitetiche del “solo” completamente improvvisato (Fragments – NBB Records 2021) e, con questo cd, della scrittura per grande ensemble», racconta Massimo Pinca. «Inusuale per un disco di jazz è stata la scelta di registrare in sovra-incisione, ad eccezione del quintetto di ottoni Geneva Brass che ha suonato insieme in studio. Una scelta tanto simbolica quanto pragmatica, in tempi di lockdown ripetuti e di incertezza relativa alle regole di lavoro collettivo per prove e registrazione. I musicisti si sono fidati un po’ alla cieca della mia concezion e musicale e hanno inserito le loro meravigliose tessere in un mosaico ad essi invisibile». Nel disco Pinca (che suona anche il rhodes) è affiancato da Nicolas Masson (sax tenore e soprano), Gregor Fticar (rhodes), Paolo Orlandi (batteria) e, come anticipato, dal quintetto Geneva Brass composto da Baptiste Berlaud (tromba e flicorno), Lionel Walter (tromba e flicorno), Christophe Sturzenegger (corno), David Rey (trombone) ed Eric Rey (tuba). «La realizzazione di questo disco è stata possibile grazie al sostegno economico del dipartimento della cultura di Ginevra, mia città adottiva. L’incontro con l’etichetta Dodicilune mi ha permesso invece di riannodare una relazione con Lecce, città nella quale sono cresciuto e ho mosso i primi passi da musicista». Il disco sarà presentato, nel giorno dell’uscita ufficiale, mercoledì 29 giugno alle 20:30 nel Parc des Cropettes di Ginevra per il Festival promosso dall’AMR - Association pour l’encouragement de la Musique impRovisée. 
Massimo Pinca è un musicista eclettico con una vasta esperienza concertistica, che spazia dalla musica barocca su strumenti d'epoca all'improvvisazione libera. Dal 2015, oltre all’insegnamento al “Conservatoire Populaire de Musique Danse et Théâtre” di Ginevra e alla sua carriera di musicista jazz, orchestrale e da camera, si è concentrato sempre di più sulla composizione di musica originale per i suoi progetti. Tra le sue esperienze più significative da segnalare la sua partecipazione alla Fanfareduloup Orchestra (dal 2012), all'Ensemble Cristofori (dal 2017), all'Académie des Cosmopolites (dal 2016), alla Ca merata di Ginevra (2013-2017) e il suo lavoro di ricercatore alla “Haute école de musique” di Ginevra (2011-2013). Nato a Napoli nel 1978 e cresciuto a Lecce, bassista elettrico autodidatta in gioventù, ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia. Laureato in Giurisprudenza all'Università del Salento (2001), si  avvicina al contrabbasso a vent'anni prima studiando al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, poi diplomandosi al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze (2004) e ottenendo infine due Master all'Haute école de musique di Ginevra (2011 e 2013).

VITO LITURRI TRIO - DESIRES AND FEARS
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 20 agosto esce “Desires and Fears” del Vito Liturri Trio. Dopo “After The Storm" (2014) e “From Beyond” (2017), si tratta del terzo lavoro discografico del pianista e compositore barese - affiancato da Marco Boccia al contrabbasso e Lello Patruno alla batteria - per l’etichetta salentina. Le nove composizioni originali (Zenobia, Valdrada, Marozia, Smeraldina, Armilla, Pentesilea, Zobeide, Teodora, Invenzione a due), ispirate a “Le città invisibili” di Italo Calvino, saranno presentate proprio sabato 20 agosto (ore 21   ingresso 5 euro + dp) nell'Ipogeo Madonna della Rosa a Molfetta per la serata conclusiva della rassegna "Concerti d'estate" della Fondazione Musicale Vincenzo Maria Valente. «Questo lavoro proietta il trio in una dimensione nuova che le suggesti oni delle Città Invisibili di Calvino trasformano in immaginifici percorsi sonori attraverso i quali si ha l'impressione di addentrarsi in uno spazio ignoto; il testo letterario diventa opportunità e metafora di viaggi fisici e introspettivi in luoghi che sono proiezioni e rappresentazioni caleidoscopiche, in cui ciascuno di noi può trovare una sua intima collocazione», scrive Clelia Sguera nelle note di copertina. «L'uso dell’elettronica si fa più incisivo che nel passato, il sound scopre paesaggi acustici di grande impatto emotivo, la ricerca timbrica amplifica la gamma sonora dei tre solisti, come se per ciascuno ci fosse un alter ego elettronico; l'ispirazione jazzistica emerge nella complessità e varietà dei soli, composizioni nelle composizioni, caratterizzate da lucida invenzione. Tuttavia la ricchezza non è mai disordine, tutto va nella direzione di un accompagnamento graduale dell'ascoltatore fino a farlo diventare parte del gruppo, lo spazio son oro si fa luogo dell'anima, le città diventano labirinti al cui interno anche a noi viene data la possibilità di trovare la nostra via e la musica che ci accompagna, non volendone descrivere gli angoli, né i vicoli, né i palazzi, ci fa assaporare lo spazio emotivo che le abita. Un viaggio all'interno, ossimoro del viaggio stesso, che anziché allontanare, avvicina; è un percorso nelle profondità, a cui la musica fornisce intime e visionarie suggestioni, piuttosto che punti di arrivo».
Vito Liturri è titolare della cattedra di Composizione al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Sue composizioni sono state incise per le etichette Dodicilune (Lecce),“Rugginenti (Milano) e CM Classic (Bari) e pubblicate dalle edizioni musicali Carrara (Bergamo) e Florestano (Bari). Si è a ccostato al jazz sotto la guida di Nico Marziliano e ha frequentato, successivamente, i corsi di perfezionamento di Siena Jazz. Interessato al teatro e all'interazione della musica con altre forme espressive, ha collaborato, tra gli altri, con gli attori Leopoldo Mastelloni, Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo, Edoardo Siravo e Marco Paoli; è, inoltre, uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma.
Marco Boccia si è diplomato in contrabbasso al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Dalle sue collaborazioni emerge la trasversalità delle esperienze, passando da Uto Ughi a Franco Cerri, da Riccardo Muti a Tiziana Ghiglioni, dalle Orchestre sinfoniche della Provincia di Bari e Lecce a gruppi jazz di cui è fondatore o sideman, fino ai suoi progetti in diverse formazioni. È, inoltre, uno dei fon datori della Compagnia Teatro Prisma. È endorser Cort e suona un GB74. Nel 2010 pubblica: “Il basso, teoria e prassi” per la Florestano editore. Ha pubblicato, a suo nome, i cd “In the Park” per l’etichetta Alfa Music e “Gravity” per l’etichetta Eskape Music.
Lello Patruno ha studiato Strumenti a Percussione al Conservatorio di musica Nino Rota di Monopoli sotto la guida del M° Vincenzo Mazzone, diplomandosi poi al Conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia. Ha studiato batteria, musica jazz, percussioni e computer music con Maurizio Dei Lazzaretti, Roberto Gatto, Walter Calloni e Stefano Cerri, Christian Meyer, Pino e Pietro Iodice, Peter Erskine, Israel Varela ecc. È docente di ruolo presso la Scuola media a indirizzo musicale. Ha suonato e inciso con artisti di fama internazionale, tr a i quali Marcos Vinicius, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov, Michele Lomuto, Emanuele Cisi, Gaetano Partipilo, Franco Cerri, Lino Patruno, Marco Tamburini, Luca Alemanno, Kekko Fornarelli, Tony Esposito, Mario Rosini, Tosca ecc.

MARGHERITA ROTONDI | VINCENZO CICCHELLI - CANZONI DI UN LUNGO VIAGGIO
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, nella collana editoriale Confini, distribuito da distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 13 settembre esce “Canzoni di un lungo viaggio” della mezzo-soprano Margherita Rotondi e del pianista Vincenzo Cicchelli. «Alcune canzoni hanno il potere di restare impresse nella nostra memoria e riportarci alla mente ricordi indelebili. Luoghi, situazioni, persone, sentimenti… basta riascoltare un verso o qualche nota e il nostro vissuto ritorna nitido a farci compagnia», raccontano i due artisti pugliesi nelle note di copertina. «Il nostro viaggio parte da Parigi, con le affascinanti e malinconiche melodie degli chansonniers, fa poi scalo in Sud America, per muoversi lentamente ai ritmi latini di rumba o tango e atterrare infine a Broadway, con le sue commedie musicali dal carattere brillante, ma non prive di venature sentimentali». In scaletta “La vie en rose” (Louis Guglielmi/Edith Piaf), “Douce France” (Charles Trenet), “Les feuilles mortes” (J oseph Kosma/Jacques Prevert), “Youkali” (Kurt Weill/Roger Farnay), “Besame Mucho” (Consuelo Velázquez), “Amapola” (Joseph Lacalle), “Volver” (Carlos Gardel/Alfredo Le Pera), “Milonga del Angel” (Astor Piazzolla), “Los Pajaros Perdidos” (Astor Piazzolla/Mario Trejo), “Summertime” (George Gershwin/Dubose Heyward, Ira Gershwin), “The Man I Love” (George Gershwin/Ira Gershwin), “Memory”  (Andrew Lloyd Webber/Trevor Nunn), “I Feel Pretty” e “Tonight” (Leonard Bernstein/Stephen Sondheim), “Over the Rainbow” (Arold Harlen/Edgar Yipsel Harburg). «Ognuno dei brani proposti è stato inserito in qualche classico del cinema internazionale e l’intera selezione può essere considerata una vera e propria colonna sonora, l’ascolto ideale per un lungo viaggio che ci riporta a noi stessi e alla nostra vita». 
Nata a Bari, Margherita Rotondi si diploma in canto con il massimo dei voti al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e si specializza in Canto Barocco al Conservatorio di Musica Girolamo Frescobaldi di Ferrara, conseguendo la laurea di secondo livello (110 e lode e menzione). Ha cantato nei teatri Petruzzelli di Bari, Carlo Felice di Genova, Tokyo Concert Hall, Festival della Valle D'Itria, Sassari, Opera de Chambre de Geneve, Olimpico di Vicenza, Teatro dell'Opera di Roma. Ha interpretato i ruoli di Arnalta e Nerone dell'Incoronazione di Poppea, Cherubino nelle Nozze di Figaro, Dimitri nella Fedora, Mercedes nella Carmen, Suor Zelatrice nella Suora Angelica, Dorabella nel Così Fan Tutte, Romeo ne I Capuleti e i Montecchi. Ha vinto il primo premio al I Concorso Internazionale di Canto Lirico Federico II presieduto da Maurizio Arena, il Premio Rotary alla 31° Concorso Internazionale Maria Caniglia di Sulmona ed il premio di Eccellenza co me allievo dell’Accademia “Rodolfo Celletti” di Martina Franca.
Vincenzo Cicchelli ha conseguito con il massimo dei voti e la lode il diploma in Pianoforte, la laurea specialistica in Musica vocale da camera e un master per Maestro collaboratore al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Da oltre vent’anni si dedica all’accompagnamento del canto: si è formato nel repertorio liederistico con Erik Battaglia ed Helmut Deutsch e nel repertorio operistico con Donato Renzetti, Leone Magiera, Vincent Scalera e Richard Barker. È stato pianista accompagnatore in masterclass di canto di Bruna Baglioni, Francesco Meli, Nicola Alaimo, Manuela Custer e Francesca Sassu e lavora come ripassatore di spartito. Si è esibito nei principali teatri e sale da concerto di Puglia nonché in prestigiosi contesti musi cali come “Suona Italiano” a Parigi, Fondazione “Casa Houck” a Riva San Vitale (Svizzera), “MiTo” a Torino e “Museo Bagatti Valsecchi” a Milano. Ha inciso il disco “Myrízon - Storie del Santo Nicola” per l’etichetta Digressione Music e si dedica con passione alla ricerca e alla divulgazione del repertorio per voce e pianoforte, attraverso l’ideazione di programmi a tema in cui intreccia brani provenienti da tutte le epoche, aree linguistiche e generi musicali.

CESI MARCIANO ENSEMBLE - ARKAN E I PALLONCINI
Prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune, distribuito da distribuito in Italia e all’ estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 4 ottobre esce “Arkan e i palloncini” del Cesi Marciano Ensemble. Un progetto originale del chitarrista, compositore, autore e scrittore napoletano Ciro Gentile che propone quindici brani d’ispirazione jazzistica ed etnica arricchiti da alcuni passi del libro che accompagna l’uscita del disco (disponibile qui), recitati dalla voce di Paolo Cresta. «Si può imparare a vivere in armonia con il mondo senza doverne distruggere un po’? Difficile a dirsi. Ci si può rifugiare nei sogni dove tutto è possibile ma occorrerebbe non svegliarsi mai. Un viaggio dunque attraverso le porte della solitudine umana che conducono all’essenziale. Pochi sono gli eletti che si accorgono e sanno del miracolo che per un attimo ci tocca tutti e se ci lascia uguali o ci rende migliori è tutto là il mistero», riflette l’autore. Dal 2002, con il suo ensemble, attraverso la fusione di linguaggi diversi, Ciro Gentile spinge la chitarra classica, strumento tipicamente solistico, in un ambito meno usuale: cameristico e jazzistico. Attraverso le orchestrazioni jazzistiche, infatti, si crea un’interazione costruttiva tra il mondo della chitarra e quello degli altri strumenti che completano l’organico. Nel disco il chitarrista è affiancato da Marco Gaudino (flauto), Vincenzo Leurini (tromba), Ivo Nilsson (trombone), Giovanni Sanarico (violoncello), Luca Urciuolo (fisarmonica), Antonio Palumbo, Giuseppe Bocchino, Simone Giuntoli, Ivan Catino, Sergio Gentile, Elia Neri, Ernesto Borruto (chitarra acustica), Dario Mennella (vibrafono), Valerio Mola (contrabbasso), Paolo Gaballo (basso elettrico nel brano “Il soldato”), Gabriele Borrelli (percussioni) e Gianluca Mirra (batteria) e dal Campet Singers ensemble format o da Francesca Zurzolo (soprano), Alessandra Lanzetta (alto), Guido Ferretti, Andrea Campese (tenore), Sergio Petrarca e Carlo Forni (basso). In questi venti anni di attività il Cesi Marciano Ensemble ha conquistato importanti concorsi e partecipato a numerose manifestazioni culturali. Ciro Gentile è nato a Napoli il 14 marzo del 1959. Dopo aver studiato chitarra classica con i maestri G. Lattanzi, G. Zaccari, M. Villa si è diplomato al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli sotto la guida di F. De Sanctis. Ha inoltre partecipato a numerosi corsi perfezionamento di Chitarra Classica tra cui quelli tenuti dai maestri G. Balestra e A. Gilardino. Ha portato avanti contemporaneamente anche lo studio della chitarra Jazz con i maestri A. Scarano, A. Farias e U. Fiorentino. Consecutivamente si è specializzato nello stud io dell’orchestrazione jazzistica con il maestro Piero Leveratto e Bruno Tommaso conseguendo il diploma di Musica Jazz presso lo stesso conservatorio di Napoli e svolgendo un intensa attività concertistica con l’orchestra di jazz del conservatorio. In seguito è stato uno dei soci fondatori della Big-Band Jazz a Majella “JAM” diretta dal maestro Bruno Tommaso stesso. Si è anche interessato a buoni livelli di musica etnica formando il gruppo Ghiamas che fondeva il linguaggio tipico della musica dei popoli del mediterraneo con quello Jazzistico. Nel 2005 ha partecipato al progetto “Valsa d’Euridice” di Patrizia Del Vasco in occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita del film “Orfeo negro” di Vinicius De Moraes, collaborando con “San Carlo Sinfonietta” sia nella registrazione del cd che nei concerti dal vivo, il primo dei quali nell’auditorium della sede Rai di Napoli. Ha inoltre collaborato con l’orchestra di musica leggera della Rai di Napoli. Ha anche ottenuto il secondo posto al primo concorso di composizione per chitarra “Città di Acerra” nel 2012 con il brano Ciociosan di ispirazione Pucciniana. Attualmente svolge anche un intensa attività di insegnamento presso il Liceo Musicale di Napoli Cesi-Marciano fondato nel 1898.

LIVIO BARTOLO VARIABLE UNIT - START FROM SCRATCH
Prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 ottobre esce “Start from scratch” di Livio Bartolo Variable Unit. Nelle cinque composizioni originali, il chitarrista tarantino è affiancato da Anais Drago (violino), Francesca Remigi (batteria), Andrea Campanella (clarinetto, clarinetto basso), Aldo Davide Di Caterino (flauti), Pietro Corbascio (tromba). «Le rivoluzioni, intese come movimenti radicali, si accompagnano sempre all’azione. Ma c’è un “post” per tutto: un “dopo” che, lapalissianamente, segna i percorsi artistici (e non solo questi) se c’è stato anche un “prima”. Livio Bartolo, trentunenne diplomato a l Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli con una tesi sulle tecniche compositive di Henry Threadgill (che sembra ispirarlo in questa trasfigurazione dove convivono romanticismo, tradizione e complessità scientifica), pensa la sua musica in modo atemporale e in divenire», sottolinea il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini nelle note di copertina. «Ma il “prima” e il “dopo”, in lui, sono come le oscillazioni di un pendolo: da Arnold Schoenberg a Terje Rypdal (con l’eco distorto di altri mondi in Part Five), da Igor Stravinsky (la capricciosa botta e risposta tra la tromba militaresca, la setosità del flauto e le rotondità del clarinetto basso in Par Two) a Robert Fripp (la follia creativa, su un accenno di tango e marcia, in Part One). E poi, da Eric Dolphy a Marc Ducret. Immerso nel plurilinguismo dei nostri giorni, Bartolo si chiede allora cosa è o dovrebbe essere la musica contemporanea. La risposta sta nell’uso dell’accentazione, che il chitarrista non pone sullo slittamento del senso delle parole (dodecafonica, seriale, atonale o rumorista) ma sullo slittamento – armonico e ritmico - della composizione musicale. E sta, anche, nelle proprietà fisiche degli strumenti dove il legno, i metalli, le pelli vibrano, gracchiano, grattano, soffiano e scoppiano. Il discorso, che si coagula e si scioglie in modo alternato, è la severa espressione di una struttura musicale che, nella sua puntuta geometria, allunga e accorcia le frasi in una sintassi a tratti stenografica. La visione onirica e sfibrante che se ne ottiene, genera così un “collage sistemico” per un neocamerismo futurista. Dove i linguaggi intervallari, e la tenuta della tensione timbrica, da orgiastici e liberatori sanno farsi, di contrasto, elegiaci e pastorali». Livio Bartolo è diplomato col massimo dei voti in Chitarra Jazz al Conservatorio Nino Rota di Monopoli. Il suo stile chitarristico e compositivo affonda le sue radici nella tradizione jazzistica, spingendosi fino all'improvvisazione radicale, la dodecafonia e il serialismo. Negli anni ha avuto la possibilità di formarsi con Domenico Caliri, Gianni Lenoci, Francesco Angiuli, Giovanni Tommaso, Walter Donatiello, Marc Ducret, Vinny Golia, Steve Potts e tanti altri. Ha preso parte al "feral choir" di Phil Minton, cantante d'avant garde britannico. Si è esibito al Blue Note di Milano. Ha collaborato alle musiche di un film pluripremiato al Terra di Siena Film Festival, "La strada verso casa" di Samuele Rossi, musiche di Giuseppe Cassaro. Si è esibito alla Casa del Jazz di Roma con l'Hocus Pocus Explab di Gianni Lenoci, assieme a Eugenio Colombo, Tiziana Felle e Angela Tursi. È leader di due formazioni, il Livio Bartolo Soundscapes Trio con Andrea Esperti e Marco Calabretti e la Variable Unit. Oltre a numerosi collaborazioni, ha al suo atti vo altri otto dischi con varie formazioni a suo nome: Livio Bartolo group - Dall'altra parte del muro (2010), Livio Bartolo – Rewind (Angapp Music, 2014), Livio Bartolo - Appunti di un viaggi (Angapp Music, 2016), Livio Bartolo - Altre storie (Angapp Music, 2017), Livio Bartolo Variable Unit – Meanwhile (Angapp Music, 2017), Livio Bartolo Variable Unit - Ugliness is a Beautiful Thing (Angapp Music, 2018), Livio Bartolo, Andrea Esperti, Marco Calabretti - South Iceland (Angapp Music, 2019), Andrea Musci, Livio Bartolo - 34:43 (2020), Livio Bartolo Variable Unit – Don’t beat a dead horse (Dodicilune, 2020).

FRANCESCO NEGRO TRIO - SOSPESE VISIONI
Prodotto dall'etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, venerdì 18 novembre esce "Sospese visioni", nuovo progetto discografico del Francesco Negro Trio. Originario di Maglie, classe 1986, form atosi sul doppio binario della musica classica e del jazz, il pianista e compositore salentino dà alla luce il suo sesto album, il terzo in trio con il contrabbassista Igor Legari e il batterista Ermanno Baron. Un lavoro che chiude un percorso stilistico, iniziato con "Silentium" (2011) e proseguito con "Aspettando il tempo" (2015). Ed è proprio il tempo, e con esso la ricerca del suono e del silenzio, il filo conduttore di questa trilogia. Il disco sarà presentato ufficialmente venerdì 18 e sabato 19 novembre (ore 21 - ingresso 10 euro - prenotazioni info@magliejazz.it) nell’associazione culturale jazz "Bud Powell" in Piazzetta Stazione 5 a Maglie, in provincia di Lecce. Anticipato dal singolo "Rifugio nel tempo", “Sospese Visioni” è la fotografia di un percorso che si articola in otto tracce. I frammenti (IV e V) seguono la numerazione fin dal primo album del trio, invece, i titoli degli altri brani fanno riferimento a ispirazioni estemporanee, momenti e visioni - appunto - “sospese” in cui Francesco Negro è riuscito a cogliere una melodia, un sentiero musicale che è stato poi esplorato in studio con Legari e Baron. Una formazione solida e tenace, un trio capace di produrre trame fittissime, pulsazioni perpetue e ritmi incalzanti, alternando momenti di improvvisazione totale a situazioni solitarie e più riflessive. Le visioni del musicista e compositore salentino sono indipendenti ma legate dallo stesso principio creativo che le ha ispirate. Il tempo, appunto, che non è mai ingannato, illuso o frainteso, ma piuttosto un rifugio in cui abbandonarsi e accettarsi. Nella casa dei suoni di Francesco, il fiato e il suono si rigenerano, il tempo e le visioni ve ngono condivise, generando nuovi dialoghi a tre. L’album contiene anche un brano della pianista Carla Bley, frutto più di una folgorazione che di una visione. Ida Lupino, infatti, è una dedica che riporta Negro indietro nel tempo, al 2002, quando un pianista adolescente di origini salentine ascolta per la prima volta a Perugia Carla Bley in concerto, a Umbria Jazz. Un cerchio che oggi si chiude e risonanze che, alla fine, arrivano.   Francesco Negro inizia a suonare il pianoforte all'età di sei anni, diplomandosi nel 2007 presso il Conservatorio "Tito Schipa" di Lecce. Si avvicina al jazz e all'improvvisazione di matrice afroamericana intorno ai 12 anni. La sua formazione continua sul doppio binario della musica classica e del jazz. Frequenta per due edizioni i seminari estivi del Berklee College a Perugia e dal 2008 al 2010 partecipa al master sperimentale "InJaM" presso la Fondazione Siena Jazz (John Taylor, Kenny Werner, Stefano Battaglia, Steve Kuhn, Danilo Perez). Nel 2009 consegue anche il Biennio Specialistico in Musica del '900 presso il Conservatorio "Licinio Refice" di Frosinone, approfondendo così la sua passione per il pianismo contemporaneo. Nello stesso anno è vincitore dell’Italian Jazz Awards nella categoria Brand New Jazz Act. Nel 2020 consegue il Triennio in Composizione presso il Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli. Guidato dalla sua sensibilità artistica e dagli studi accademici, Francesco costruisce il suo personale percorso di ricerca artistica seguendo una linea ideale che parte dalla lezione di Thelonious Monk, Bud Powell e Lennie Tristano e passando da Abdullah Ibrahim, Bill Evans e Keith Jarrett arriva al pianismo lirico e meditativo di musicisti contemporanei come John Taylor, Enrico Pieranunzi, Stefano Battaglia e Craig Taborn. Ha un intensa attività concertistica in Italia e all'estero. Ha suonato in Cina, Francia, Germania, Belgio, Albania, Macedonia. Nel 2010 fonda la Scuola di Pianoforte Silence di cui è direttore didattico e insegnante. È attivo nella promozione della cultura musicale nel territorio salentino tramite l'Associazione Culturale "Bud Powell" di Maglie. 
ELGA PAOLI - UNA VITA FATTA A MANO
KOINÈ by DODICILUNE / IRD
Dopo "Profumo di jazz" (2010) e “Il lato vulnerabile” (2016), prosegue la collaborazione tra la cantautrice ligure Elga Paoli e l’etichetta pugliese Dodicilune. Martedì 17 gennaio esce, distribuito in Italia e all’estero da IRD, “Una vita fatta a mano”. L'inquietudine, la bellezza, lo scorrere del tempo, la guerra sono alcuni dei temi affrontati nel nuovo progetto discografico della cantante e pianista affiancata dal contrabbassista Francesco Puglisi e dal batterista Alessandro Marzi. Nove brani originali – con riferimenti al poeta portoghese Fernando Pessoa e al Mahatma Gandhi - che propongono sonorità acustiche, arrangiamenti di archi, legni e commistioni di jazz e musica d'autore. Gli arrangiamenti sono impreziositi dalla presenza di eccellenti solisti come Fabrizio Bosso (tromba), Giovanna F amulari (violoncello), Vince Abbracciante (fisarmonica), Eric Daniel (clarinetto e flauto), Umberto Vitiello (voci e percussioni), Marina Acerra (flauto), Massimo Lamarra (oboe), Silvia Linciotti (violino), Francesco Marquez (violoncello), Andrea Colella (contrabbasso). Il disco, già anticipato dai singoli “Settembre” e “In Sogno”, sarà disponibile dal 24 gennaio anche nei migliori store on line grazie a Believe Digital e sarà presentato ufficialmente con un concerto lunedì 6 febbraio all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma.
Nata a La Spezia, figlia d’arte (padre pianista e madre cantante), Elga Paoli respira musica fin dall’infanzia iniziando giovanissima a studiare pianoforte e a scrivere canzoni. Sviluppa la passione per il jazz ascoltando i dischi del padre. Si trasferisce a Roma poco più che adolescente e, frequentando l’ambiente del jazz romano, incontra musicisti come Roberto Gatto, Michele Ascolese, Danilo Rea, Maurizio Giammarco con cui realizza la sua prima incisione (mai pubblicata) negli studi della B.M.G. Fa parte del laboratorio Pandemonium dell’etichetta RCA con cui partecipa al Festival di Sanremo nel 1979 e a spettacoli teatrali con Gigi Proietti, Gabriella Ferri, Renato Rascel. Come tastierista e vocalist va in tournée con Gianni Morandi, Sammy Barbot, Tony Esposito con il quale partecipa al festival del jazz di Montreux. S esibisce al Club Tenco per due volte e in numerosi festival e locali italiani e internazionali incrociando la propria strada, tra gli altri, con Enrico Pierannunzi, John Taylor, Kenny Werner (in occasione dello stage a Siena Jazz), Stefano Battaglia. È ospite del Maurizio Costanzo Show e di varie trasmissioni televisive e radiofoniche. Nel 1994 esce il disco d’esordio “Colpi di gonna” (Ala Bianca/CGD), con la partecipazione di Simone Sello alla chitarra, Fio Zanotti alla fisarmonica, Eric Daniel al sax soprano e Lele Melotti alla batteria, dal quale Vincenzo Mollica seleziona “Ultimo ballo” come sigla della trasmissione Prisma in onda su Rai1. Dal 2010 avvia una collaborazione con l’etichetta pugliese Dodicilune con la quale produce due cd di inediti "Profumo di jazz" (2010) e “Il Lato Vulnerabile” (2016) e propone “You don’t know what love is”, brano eseguito in duetto con il sassofonista Gian Piero Lo Piccolo, inserito in “Hunger and love”, doppio cd tributo per i cento anni dalla nascita di Billie Holiday (2015). Diplomata in Piano jazz alla “Saint Louis College of music” e al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, ha nel cuore la musica di Coltrane, Baker, Evans, Jarrett. 

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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A CHI ESITA
Il nuovo album della cantante Valentina Fin
Disponibile su cd e digitale – Giotto Music
  
“A chi esita” è il titolo del nuovo album della cantante e compositrice Valentina Fin. Anticipato dal singolo QQ, uscito lo scorso 15 dicembre, il nuovo album è distribuito da Egea per l’etichetta Giotto Music e disponibile da sabato 13 gennaio su cd e digitale. Vicentina, laureata in Storia dell’Arte e diplomata al Conservatorio in canto Jazz, Valentina Fin dà alla luce il terzo album a suo nome, guidando un quintetto composto da Manuel Caliumi al sax, Luca Zennaro alla chitarra, Marco Centasso al contrabbasso e Marco Soldà alla batteria. L’album è composto da brani originali, con testi ispirati anche a poesie della letteratura internazionale. Otto tracce divise tra brani più brevi, quasi degli intermezzi, ad altri più lunghi e strutturati, con più spazio all’improvvisazione. E in questo tendere e spiegare, la voce della Fin si muove con estrema leggerezza e disinvoltura, creando giochi d’aria e sospensioni, tessendo trame larghissime in cui si intrecciano, grazie al solido interplay, i dialoghi degli altri strumenti. “A chi esita” è un invito all’ascolto, soprattutto di noi stessi, un desiderio a sentirsi più partecipi con il mondo che ci circonda, ritrovando quelle risposte che spesso tendiamo a smarrire a causa dell’instabilità della nostra esistenza. In questo procedere, a tratti liturgico e sicuramente evocativo, prende vita A chi esita, il brano che dà il nome all’album, una rielaborazione in musica dell’omonima poesia di Bertolt Brecht, un invito alla meditazione e all’intimità. Non a caso, il brano inizia con un solo di voce su campana tibetana, per poi aprirsi in una danza quasi rituale e ostinata. “QQ”, invece, è una piccola miniatura con sonorità̀ vicine al rock progressive; come anche Indefinitely, brano vocalizzato con un inizio in contrabbasso e voce ritmico, che si sviluppa acquisendo sempre più un’identità jazz-rock. Sempre sotto forma di intermezzo-miniatura, troviamo Quasi un madrigale, eseguita in trio voce alto sax e chitarra, il cui titolo e il testo rielaborano una poesia di Salvatore Quasimodo. Compaiono poi altri brani come Dreams are Dangerous, un mantra di 12 misure, ispirato a un passaggio degli audio diari del neurologo Oliver Sacks, dedicati alla fascinazione, a volte pericolosa, dei nostri sogni, e Piccola Ode al Cambiamento, nata come un vero e proprio inno al cambiamento, dedicata a tutti quelli che hanno il coraggio di infrangere l’abitudinarietà. Altro breve interludio è Langsamer, di Luca Zennaro, che fa riferimento a un termine tedesco che significa “Più lentamente” e che qui è anche il manifesto del profondo interplay del trio voce, contrabbasso, chitarra. Infine, troviamo Marina cade dal muro: an artis’s relation to inspiration che va a musicare, sempre in trio e con atmosfere sognanti e rarefatte, uno dei 18 aforismi del manifesto d’artista scritto dalla performer serba Marina Abramovich. Con questo nuovo album, Valentina Fin celebra una forma di spiritualità e invita l’ascoltatore a osare, a sentirsi parte di un “uno” più grande, di qualcosa che è totale e che avvolge, nel suono, la propria esistenza. Valentina Fin ha vinto a fine 2021 il premio Tomorrow’s Jazz di Veneto Jazz e ha ottenuto il secondo premio a Riga Jazz Stage 2022. Grazie ai due premi, ha potuto organizzare un tour europeo con la sua musica nell’estate 2022 esibendosi a Tallinn (XX Festival Visioon) con Marco Centasso al contrabbasso e 3 musicisti estoni, a Riga (Rigas Ritmi Festival) in trio con Marco Centasso e Luca Zennaro e in quartetto con il batterista americano Domo Branch, a Venezia (Women for freedom in jazz) e all’Aquila (Il Jazz Italiano per le terre del sisma).
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Dario Cellamaro Swingsuite 5et - Clark & Dizzy
“CLARK & DIZZY”, il brano originale composto da Dario Cellamaro che dà il titolo all’intero album, rende da solo l’idea di chi possano essere i protagonisti principali di questo lavoro ai quali l'autore si è ispirato: Clark Terry & Dizzy Gillespie; lavoro che è rappresentato da un concerto “live” successivamente pubblicato su questo disco fermamente voluto e ideato dal band leader di questa formazione: Dario Cellamaro Swingsuite 5et che già dall’anno della sua fondazione (1994) è stato descritto da lui stesso come fortemente improntato allo swing più energico, stile “mainstream/be bop/hard bop” che sono le epoche jazzistiche più amate da Dario Cellamaro. CLARK & DIZZY, incontro musicale di due personaggi che grande hanno fatto quell’epoca, è anche un rispettoso omaggio a due immensi musicisti che ancora oggi, se in vita, potrebbero insegnarci molto di più di ciò che già sappiamo… aggiungendo un numero spropositato di nozioni che ancora non conosciamo di questa musica, di cos’è questa musica e soprattutto di come si suona. Freschezza, modernità, intensità emotiva e creatività jazzistica. Ecco, in loro c’era tutto questo. Dario Cellamaro scrive nelle note di copertina del disco: "Godetevi queste note e questo disco che ho creato ispirandomi ad una delle tante celebri frasi di Dizzy Gillespie": Non mi importa troppo della musica. Cio’ che mi piace sono i suoni.
“CLARK & DIZZY” Dario Cellamaro Swingsuite 5et - La storia di “CLARK & DIZZY” comincia da lontano. Da quando, appena trentenne, cominciai ad assistere, sia in televisione che dal vivo, a diversi concerti della “UNITED ORCHESTRA ALL STARS BIG BAND” di Dizzy Gillespie. Uno dei trombettisti, insieme a Clark Terry, che io ho adorato sin da bambino. Nell’estate del 1992 Dizzy Gillespie arriva nella città dove vivo da quasi 50 anni… a Varese. E su un immenso palco allestito ai Giardini Estensi si esibisce con questa orchestra. Era il mese di luglio … una stupenda sera di luglio! Approfittando della conoscenza di alcuni responsabili dell’evento riesco a partecipare al rinfresco organizzato nel pomeriggio. In quella occasione incontro e conosco: James Moody, Paquito D’Rivera, John Lee, Ignacio Berroa, l’indimenticabile Claudio Roditi e, dopo un po’ di attesa, in un colpo solo incontro e parlo con un giovane Arturo Sandoval e con il Maestro: Dizzy Gillespie! Fu un’esperienza indimenticabile e rimane per me un ricordo indelebile il suo invito, dopo avermi fornito indirizzo e numero di telefono, a contattarlo caso mai mi fossi recato negli USA. Non successe mai ma l’emozione di questo episodio la vivo ogni giorno in cui ascolto o suono la sua musica. Con Clark la storia fu totalmente diversa. Nell’agosto 1996 ricevette da me una copia del mio primo disco con questo quintetto. Mi scrisse rendendosi disponibile a venire in Italia e registrare e suonare con me. Mi sembrava uno scherzo e invece era tutto vero! Due CD registrati insieme nel 1996 e nel 1998, diversi jazz festival in Italia per tre estati consecutive ed un’amicizia che mi è rimasta nel cuore. Quando seppi della sua morte piansi tutto il giorno come se mio padre fosse morto per la seconda volta. Tutto quanto sopra descritto poteva non tradursi in questo omaggio alla loro grande musica? No, per me sarebbe stato impossibile non farlo. Ho scelto i loro brani insieme ad altri, li ho arrangiati, ritrascritti e per uno in particolare (FUNKY CHA-CHA di Arturo Sandoval con il quale tenterò di ripetere l’esperienza avuta con Clark Terry inviandogli una copia di questo lavoro) ho “ridotto” un arrangiamento da big band (18elementi) a soli cinque strumenti. Un lavoro stressante ed impegnativo ma che poi mi ha reso immensamente felice quella sera del 13 agosto 2022 su quel bellissimo palco di Villa Cagnola a Gazzada. Oltre a Clark & Dizzy (che ho voluto omaggiare componendo un brano originale che porta lo stesso titolo), ho esteso l’omaggio ad altri grandi interpreti come il mìtico Duke Ellington, Roy Hargrove, e Kay Winding. Buon ascolto!                                                                            
Dario Cellamaro drums, percussion;  Carlo Uboldi piano; Antonio Cervellino double bass; Emilio Soana trumpet, flugelhorn; Danilo Moccia trombone
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LUCA ZENNARO - ALTERA LIMES
“E’ un grande piacere sedersi e ascoltare il nuovo magico album di Luca Zennaro - risonante, ricco di dettagli, unico e meravigliosamente melodico”. Il chitarrista Luca Zennaro pubblicherà il nuovo album “Altera Limes” il 20 gennaio. Si tratta del terzo album uscito per Caligola Records. Il disco è stato registrato dal vivo con Francesco Bordignon (contrabbasso) e Phelan Bourgoyne (batteria) nella splendida chiesa di Santa Caterina a Chioggia (Ve), edificio che risale al 15° secolo la cui acustica riveste un ruolo fondamentale nella riuscita di questo progetto. “Altera Limes” rappresenta un passo ambizioso per il chitarrista di Chioggia e suggerisce un’espansione oltre i nostri comuni modi di vedere e sentire. La maggior parte dei brani non ha uno sviluppo convenzionale, a differenza di quelli che siamo soliti ascoltare. Qui le idee musicali si avvicendano secondo dinamiche interne che risentono di vari elementi, dall’interplay dei musicisti alla loro capacità di sottintendere il ritmo, dal rincorrersi di cellule tematiche all’ambiguità armonica delle composizioni.
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Antonio Apuzzo e i The NewStrikers ci regalano The Songs Album
Antonio Apuzzo e i NewStrikers escono per AlfaMusic con The Songs Album: disponibile in digitale, uscirà a settembre in Vinile con la prestigiosa cover art di Whitehead: una raccolta di sette brani originali su liriche di Antonio Apuzzo, Marta Colombo e di quattro grandi poeti e scrittori moderni e contemporanei, da James Joyce a Dylan Thomas, da Cesare Pavese a Jolanda Insana. L’album mette insieme il meglio di Musiche Insane ed una serie di arrangiamenti di Antonio Apuzzo, Michele Villetti e Valerio Apuzzo, di pezzi di Ornette Coleman, Fred Hersch & Norma Winstone, Gentle Giant, Nina Simone. NewStrikers è una formazione jazz formata da: Marta Colombo (vocals, percussions), Antonio Apuzzo (alto sax, tenor sax, bass sax, clarinet, bass clarinet), Valerio Apuzzo (trumpet, cornet, flugelhorn), Luca Bloise (marimba, percussions), Sandro Lalla (double bass) e Michele Villetti (drums, duduk). Una band nata nel 2018 sulle ceneri e sulle orme dell’Antonio Apuzzo Strike!, gruppo che ha pubblicato nel 2016 Songs of yesterday, today and tomorrow (Dodicilune). Nel 2019 ha realizzato su You Tube una riduzione live in 6 video di Music for vocals, reeds, brass, marimba, bass, drums & percussion.
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RICOMINCIARE DALLE PAROLE
Il nuovo album di
GIOVANNI BATTAGLINO

Perché RICOMINCIARE DALLE PAROLE? Dalla parola può nascere una strada, una storia, la parola è incontro, è il futuro, è aprirsi alla comunicazione dopo il silenzio e la chiusura della Pandemia. La parola è l'urgenza di dire qualcosa che non può più essere taciuto, ci stimola ad uscire da noi stessi per esprimere ed inventare, è il viatico di un'idea. Dalle parole può nascere anche un progetto come un disco. L’album contiene 10 canzoni quasi tutte scritte durante la pandemia scritte da Battaglino di suo pugno su un Taccuino che lo ha accompagnato in questo viaggio fatto di incontri con i musicisti, gli autori e i collaboratori del progetto. Alcuni titoli sono direttamente collegati al tema che da il titolo all’album come "Ricominci", "Dire", "Strada per dove vorrai", "Il peso delle cose", altre canzoni parlano di incontri diretti o indiretti come "Isola pedonale", "Il signore dei labirinti", "Valzer per uno spirito", "Mancato amore" e una, "La giostra", è sul tema della guerra ritornato pericolosamente attuale. L’album contiene il singolo “Non ho occhi" (AlfaMusic 2022), canzone-progetto sul tema della cecità realizzata con l'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti sezione di Torino.
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Esce Guarda da qui
Il nuovo progetto di Claudio Felici

Esce l’8 luglio in digitale per AlfaMusic (Pop&Roll) Guarda da qui, il nuovo progetto del cantautore romano Claudio Felici che ci regala un album denso della migliore tradizione cantautorale italiana e di un maturo sguardo sulle persone e sul mondo. Capace di dare alla sua prima opera un’originale impronta personale. Schivo da intellettualismi, spoglia i sentimenti e li fa vivere, come un grande attore di teatro, sintetizzandoli in perfette geometrie di musiche e liriche e dimostrando una autentica carica di umanità. Definito architetto dell’anima, Claudio Felici è compositore e autore di tutti i brani, nonché dei bozzetti originali realizzati in acquerello che accompagnano graficamente ogni brano dell’album arricchendone la proposta. Francesco Bruno, chitarrista jazz e compositore, autore negli ‘80 di brani per la cantante Teresa De Sio divenuti evergreen, ha curato gli arrangiamenti e la direzione artistica del progetto, riuscendo ad imprimere a questa prima opera una sonorità raffinata e scegliendo di arricchire le otto composizioni con degli interventi solistici, concepiti come una vera e propria estensione del brano.
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“Early 17” è l’album d’esordio del pianista Francesco Cavestri
in uscita venerdì 18 marzo 2022                                                          
 
Esce venerdì 18 marzo “Early 17”, l’album d’esordio del giovane pianista bolognese Francesco Cavestri. Due sono i concerti di presentazione al Bravo Caffè di Bologna, venerdì 18 e domenica 20 marzo, con il trombettista Fabrizio Bosso, guest anche in due brani dell’album. Anticipato dal singolo In The Way of Silence, uscito lo scorso 28 febbraio insieme al videoclip, “Early 17” nasce dalla combinazione tra hip-hop, soul e R&B, con elementi anche del jazz-fusion contemporaneo, il cui stile è caratterizzato dalla giustapposizione di groove e virtuosismo. Classe 2003, in questo debutto discografico Cavestri porge i propri omaggi alle sue più influenti fonti di ispirazione, raccolte anche durante la permanenza negli Stati Uniti presso il Berklee College of Music. Tra le nove tracce originali che compongono l’album sono presenti, infatti, diversi riferimenti alla musica di J Dilla, producer e pioniere indiscusso dell’hip-hop, o quella di Herbie Hancock, Chick Corea e Robert Glasper, o ancora del rapper MF Doom. L’album combina figure ritmiche incalzanti insieme a passaggi rarefatti ed evanescenti, mentre i toni delle tracce sono freschi ed energici, forti della gioventù e della vitalità che caratterizzano il pianista bolognese come in Figaro MF Doom Tribute e Daydreaming, anche se non mancano momenti più introspettivi e romantici come in Letter To A Lover, interpretata da Silvia Donati, altra guest nel disco. Invece, Finally Got Something (finalmente ho trovato qualcosa), estremamente ritmato e dinamico, rappresenta per Francesco Cavestri l’inizio del suo flusso creativo: dopo la composizione di questo brano, infatti, ha preso inizio una prolifica produzione musicale che ha dato poi origine al disco. Entrato a soli 13 anni al corso jazz del Conservatorio di Bologna, dopo anni di studio e dedizione allo strumento, Francesco Cavestri sbarca giovanissimo negli Stati Uniti dove ha modo di frequentare la scena musicale newyorkese e ottenere importanti risultati, tra cui l’iscrizione alla Summer School del Berklee College of Music di Boston, dove nel 2021 otterrà anche una borsa di studio. Il 18 marzo torna al Bravo Caffè, lì dove ha mosso i primi passi dal vivo, per presentare il suo album d’esordio.