Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...


DINAMITRI OPEN COMBO - Mappe per l'Eden
Esistono gruppi e lavori particolarmente rappresentativi della generazione a cui fanno riferimento e che segnano il passo. E' questo il caso di DINAMITRI OPEN COMBO che in una residenza organizzata da Pisa Jazz il 3 e 4 gennaio 2019 ha prodotto, a nostra opinione, una piccola perla che merita di essere conosciuta e condivisa con coloro che non hanno assistito alla sua genesi. Mappe per l'Eden è il risultato di una comunione di intenti, di una riflessione profonda sulla musica, sulle sue origini e sulle sue funzioni nella società, dedicato a tutti quelli che la casa se la portano nel cuore, ovunque vadano.
___________________________________________________________________________________

IL VIOLONCELLISTA ALBANESE FUGGITO IN ITALIA PER UNA NUOVA VITA
REDI HASA
ANNUNCIA L’USCITA DI
THE STOLEN CELLO DELUXE
UNA DELUXE EDITION DIGITALE DELL'APPREZZATISSIMO ALBUM DI DEBUTTO CON 5 NUOVE BONUS TRACKS CHE PROSEGUONO LA NARRAZIONE DELLA SUA INCREDIBILE STORIA DI SOPRAVVIVENZA DALLA GUERRA CIVILE  COMPRENDE IL NUOVO BRANO FINGER DANCE DISPONIBILE DA OGGI
 
Dopo il successo del suo album di debutto, The Stolen Cello, il violoncellista Redi Hasa annuncia una Deluxe Edition disponibile da venerdì 11 giugno sempre su Decca Records. Continua il suo viaggio ispirato alla sua storia, quella di un giovane coinvolto nel conflitto albanese nei primi anni '90, che naviga in Italia alla ricerca di una nuova vita portando con sé il bene più prezioso: un violoncello rubato. La tracklist originale dell’album sarà arricchita da 5 nuove tracce che mostrano lo stile unico di Hasa e rivelano nuovi elementi connessi alla sua commovente storia, Finger Dance guida attraverso le scale e la coreografia per padroneggiare il suo strumento, Play Time ricorda malinconicamente i  giochi d’infanzia, Not Far è un'esplorazione emotiva di sogni che non erano così lontani come si pensava una volta e Morning Breeze dipinge un'immagine del risveglio al mattino in montagna. L'ultimo inserimento dell'album deluxe è una cover inaspettata di With a Little Help My Friends dei The Beatles, il tributo di Hasa a una band che lo ha ispirato quando era un giovane musicista e sognava la libertà. Figlio minore di una insegnante di violoncello e di un coreografo del Teatro dell’Opera di Tirana, a 13 anni Redi Hasa aveva già appreso un vastissimo repertorio violoncellistico esibendosi grazie ad uno strumento di proprietà della scuola di musica che frequentava a Tirana. Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, l'Albania precipitò in una guerra civile sopraffatta dalla povertà e da problemi finanziari. All'età di 20 anni, Hasa entrò al Conservatorio di Tirana ma le nuvole del conflitto iniziarono ad addensarsi. “Avevo paura di uscire di casa. Avevamo tutti paura”, afferma, ricordando quel terribile periodo della sua vita. Il fratello maggiore di Hasa, 11 anni più grande di lui e residente in Italia, lo incoraggiò a raggiungerlo per sfuggire alla crescente ondata di violenza che stava attraversando il loro paese. Arrivato al porto di Bari, incapace di parlare il dialetto locale, Hasa inizio’ il secondo atto della sua vita, avendo con sé l'unico oggetto che avrebbe potuto essergli d’aiuto: il violoncello della scuola, non più in prestito, ma rubato. Redi Hasa ha pubblicato il suo primo album solista The Stolen Cello, dopo aver lavorato per molti anni come parte dell’ensemble di gruppo di Ludovico Einaudi, ed esibendosi nell'ambizioso progetto Seven Days Walking, che è stato scelto per le colonne sonore dei nuovi vincitori di Premi Oscar Nomadland (miglior film, migliore attrice, miglior regista) e The Father (miglior attore e miglior sceneggiatura non originale). L'album Seven Days Walking: Day One ha raggiunto il #1 della  UK Classical Chart totalizzando il maggior numero di streaming mai raggiunti da un compositore di musica classica nella sua prima settimana di uscita. Redi si è esibito al fianco di Einaudi e del violinista Federico Mecozzi nei teatri e nelle platee più prestigiose di tutto il mondo. Nel suo album e nei nuovi brani presenti nella deluxe, Redi Hasa mette in luce la natura "vocale" del violoncello, strumento che forse si avvicina più di tutti a quello della voce umana, con una storia profondamente personale di speranza e sopravvivenza.
____________________________________________________________________________________

SquiLibri 
presenta

Planetario
il nuovo cd-book di Peppe Voltarelli 
Un'immersione nella grande canzone d'autore da Jacques Brel a Bob Dylan, da Leo Ferré a Vysotskij, 
con alcuni duetti con altri giganti del dire in musica, da Joan Manuel Serrat ad Adriana Varela, da Silvio Rodrìguez ad Amancio Prada 

Nomade per vocazione e irrequieto per temperamento, Peppe Voltarelli¸ spostandosi di continuo da un continente all’altro, è diventato una sorta di ambasciatore della canzone d’autore nel mondo con numerose tournées all’estero, dall’America Latina al Canada, innumerevoli partecipazioni a festival internazionali e molteplici collaborazioni avviate nei luoghi in cui si è ritrovato, dalla Spagna a New York: i suoi dischi sono stati pubblicati in diversi paesi, dall’Argentina alla Francia, e spesso hanno scalato le classifiche di vendita, arrivando a volte anche ai primissimi posti. Non stupisce dunque che, per il suo nuovo disco, Planetario, in uscita per Squilibri, si misuri con i grandi della canzone internazionale, da Jacques Brel a Bob Dylan, da Leo Ferré a Vladimir Vysotskij, offrendo una superba prova delle sue impareggiabili doti di interprete, capace di modulare la forza espressiva della sua voce su diversi registri narrativi, dalla canzone intimista al canto di protesta. Ma ciò che rende unico questo suo nuovo cimento discografico, il quinto nella sua carriera da solista, è il fatto che altri giganti del dire in musica cantano assieme a lui, a due voci, i loro brani che acquistano così un sapore del tutto nuovo. Silvio Rodríguez, il trovatore più celebre e importante dell’America Latina, capace di riempire i grandi stadi delle capitali sudamericane e di esibirsi al Central Park di New York, canta con Voltarelli il brano d’apertura del disco, Piccola serenata diurna, già interpretata in Italia da Gigliola Cinquetti e Fiorella Mannoia. Allo stesso modo una star assoluta del mondo ispanofono come Joan Manuel Serrat, già ripreso in Italia da Mina e da Guccini e al quale Gino Paoli ha dedicato un intero disco, interviene in apertura di un suo celebre brano, La saeta, nel quale ha messo in musica un testo poetico di Antonio Machado. E lo stesso succede con Amancio Prada, già Premio Tenco nel 2010, noto in tutto il mondo per l’eleganza delle sue creazioni, Adriana Varela, da trent’anni regina indiscussa del tango, e Joan Isaac, che interpreta a due voci con Voltarelli il suo brano più famoso, Margalida, dedicata alla compagna di un giovane anarchico garrotato nel 1974 da Franco. Due gli italiani presenti in questo florilegio di grandi canzoni, vale a dire Sergio Endrigo con la sua coraggiosa, per l’epoca, La prima compagnia, e Domenico Modugno, con una canzone tutt’altro che frivola come Musetto: autori ai quali Voltarelli ha dedicato diversi spettacoli. Un caso a parte è quello di Luis Eduardo Aute che, assieme a Joan Manuel Serrat e Joaquín Sabina ha formato la grande Trinità della canzone d’autore spagnola. Intenzionato a partecipare al progetto, è venuto a mancare per covid durante le registrazioni per cui gli eredi, quasi a dare un seguito concreto alla sua volontà, hanno autorizzato all’uso della sua voce, ripresa da un live tenuto con Silvio Rodriguez poco tempo prima: un brano di straordinaria intensità, All’alba, che vale anche come commosso ricordo di questo grande della canzone internazionale al quale l’intero progetto è dedicato assieme a Gianni Mura, anche egli venuto a mancare in questo nefasto 2020, e al Grup Yorum, perseguitato e letteralmente decimato dalle persecuzioni del regime turco. Ritagliato su misura delle esperienze di vita e di arte del cantautore calabrese ma ideato e avviato in Spagna nel corso di alcuni suoi concerti, Planetario è un progetto ambizioso che, dalla Catalogna, si propone di rinnovare la lezione di Amilcare Rambaldi attorno alla fecondità di un incontro tra artisti di nazionalità diverse. Prodotto da Sergio Secondiano Sacchi e da Daniele Caldarini per Cose di Amilcare, muove pertanto in direzione contraria a sovranismi e colonizzazioni musicali e rimanda a una geografia dell’anima che si estende dalle distese di ulivi della Sibaritide ai porti del Nord Europa, supportando artisti e musicisti con traduzioni di grande raffinatezza come, ad esempio, Millenovecenoquarantasette, riuscita trasposizione nella Napoli del dopoguerra di un classico di Joaquín Sabina. A questo disegno Voltarelli fornisce voce e passione, ponendosi al centro di un’escursione collettiva come il suo protagonista ideale per cui si appropria di queste canzoni secondo un proprio codice sentimentale. Allo stesso tempo la versione in catalano di un suo brano, Marinai, ad opera di Rusó Sala, suggella la sua originalità anche come autore e si pone allo stesso modo sulla volta semisferica di questo “planetario” dove a muoversi sono le emozioni e i pensieri affidati a una canzone. Con i dipinti di Anna Corcione, scritti di Sergio Secondiano Sacchi e Laura Lombardi e un racconto dello stesso Voltarelli, Planetario, pubblicato da Squilibri nella collana Crinali, uscirà in formato CD nei negozi e negli store digitali il 7 maggio: fino al 30 aprile in preorder su www.squilibri.it

Dorso mondo di Gabriele Stera 
con Franziska Baur e Jérémy Zaouati 
poetry comics di Martina Stella 
In uscita il quarto volume con CD della collana di poesia con musica Canzoniere

Dopo l’esplosivo Santa Bronx, esordio postumo di un giovanissimo Alberto Dubito assieme ai Disturbati dalla CUiete; un mostro sacro della poesia internazionale come Raul Zurita, che con Gonzalez y los Asistentes ha firmato Desiertos de amor, e una stella della spoken music europea come Yolanda Castaño che, con Isaac Garabatos, ha realizzato Idioma da tinta; Canzoniere, la collana di poesia con musica dell’editore Squilibri, ritorna ad esplorare quanto si muove in quel magma ribollente della creatività giovanile con Dorso Mondo esito della collaborazione del poeta triestino, ma residente a Parigi, Gabriele Stera (1994) con l’artista visiva Martina Stella (1992), la violinista e drammaturga Franziska Baur (1993) e il musicista Jérémy Zaouati (1994): libri plurali quelli della collana Canzoniere che, facendo proprie le parole di Giacomo Leopardi, intende superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, in modo da riportare la poesia dove abitava prima del suo lungo esilio nei generi letterari, quando era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. Libri da leggere dunque con le orecchie, quelli di Canzoniere, perché “la poesia nasce musica, non già accompagnata dalla musica”, come si legge nel ‘manifesto’ che compare in apertura di ogni volume “e perché durata, ritmo, suono e lingua sono tutte le sue forme”. A queste caratteristiche risponde alla perfezione Dorso mondo di Gabriele Stera che, vincitore per ben due volte del Premio Dubito di poesia con musica, assieme ai suoi compagni di viaggio ha realizzato un libro per molti versi elettrico. Sono elettriche le sue parole, i suoi suoni, le sue voci, le sue musiche e le sue immagini. È dunque un’opera vibrante, che si espande e cortocircuita: in due lingue, italiano e francese, in tre codici (ma forse di più), testo, voce ed immagini, in quattro protagonisti, anche se l’autore infine, per quanto collettivo, avrà un nome e cognome. Un poema macchinato e dunque, oggi, naturalissimo e contemporaneo. Un’opera che, tra testo e musica, si fa interprete delle inquietudini di una generazione che rischia di essere ridotta all’impotenza e che in Gabriele Stera ha trovato “il più consapevole poeta lirico di questi anni”, come scrive Gabriele Frasca nella prefazione, capace “per intelligenza politica e per capacità febbrile, di intonarne il dramma ancora non del tutto consumato”. Un libro orchestrato collettivamente che dimostra come l’arte fatta insieme è spesso molto soddisfacente per chi la fa e per chi la fruisce. Che è anche la prima scommessa di uno dei migliori poeti europei delle giovani generazioni: Canzoniere è una collana che Lello Voce, iniziatore del poetry slam in Italia, dirige assieme a Gabriele Frasca e Frank Nemola e che ben si sposa con le attività di un editore come Squilibri, votato alle musiche di tradizione orale “perché durante il predominio della civiltà alfabetica, la poesia è sempre sopravvissuta altrove e quasi sempre tra le pieghe della cultura popolare”, come si legge ancora nel manifesto in apertura del volume. Coerentemente con la sua impostazione,Canzoniere è anche una rassegna che, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, presenta ogni anno alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. La terza edizione, in programma il 3 e il 4 marzo 2021, per le misure di contenimento del Covid 19 è stata spostata al 3 e 4 dicembre 2021. In questo video Gabriele Stera nell'edizione 2018 della rassegna. 

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
____________________________________________________________________________________

Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
__________________________________________________________________________________

il nuovo album di Franca Masu
Oltre il mare
verso altre sponde
 
Quando canto sento che le parole vengono al mondo, nascono dal profondo con dolore. Quando canto sento i miei piedi ben piantati a terra. E non temo nulla.
Quando scrivo, le mie percezioni sono rarefatte e le parole
nascono dal segreto.
Cordemar è figlio di un segreto
Franca Masu

Esce per WMusic Cordemar, il nuovo album di Franca Masu: cinque brani originali e cinque della grande tradizione musicale occidentale - tutti rigorosamente cantati in catalano - in cui questa straordinaria interprete, dalla voce viscerale appassionata e appassionante, si avvale degli arrangiamenti raffinati e modernissimi curati dal chitarrista Luca Falomi insieme al contrabbassista Salvatore Maltana e alla pianista Sade Mangiaracina. Il cd, che si fregia di una poetica quanto intensa presentazione di Paolo Fresu, è un vero e proprio caleidoscopio di suoni e di emozioni, di generi e di arrangiamenti, di armonie e di melodie. "Le Sirene esistono. A l’Alguer, città catalana di Sardegna che si affaccia al nord ovest del mondo conosciuto, si vedono scrutare l’infinito. Ingannano i navigatori con il loro canto e sono mutanti fanciulle dalla chioma fluente e dagli occhi profondi come la notte sarda e mediterranea. Come nella polena della prua di una nave guardano dove gli altri non vedono cogliendo i desideri e le passioni degli uomini. Franca Masu è una sirena che offre un canto di ringraziamento alla sua terra e al suo mare. La si può intravvedere nella bonaccia, tra Capo Caccia e le Baleari, intenta a declamare melodie che sanno di storie femminili tracciate in una onda lunga che porta fino agli oceani lambendo i confini del mondo latino. Il suo è un canto atavico. Nobile retaggio di ninne nanne e serenate. Canto intenso e melanconico dalla grana spessa come il mito delle dee madri e delle janas. E’ nel medesimo tempo “un vento di primavera che entra dalle finestre e perdona un altro inverno accarezzando l’estate” e un cuore di mare fatto di lacrime e preghiere. Di suoni antichi e nuovi, di partenze e di ritorni al Sud e a un’isola, la Sardegna, che non appartiene a nessuna geografia. Cordemar è una invocazione e un voto. Uno splendido e rarefatto ritratto al femminile che solo una sirena può dipingere." Paolo Fresu
Se Alghero continua ad essere per Franca Masu quel grande ventre che respira e la nutre al di là di ogni geografia, oggi il suo nuovo lavoro discografico Cordemar, pur partendo dal suo amato porto, grazie agli arrangiamenti di compagni di viaggio come Falomi, Maltana e Mangiaracina, segna una nuova rotta, come se il sestante del suo cuore le avesse indicato anche altri mari e nuove latitudini. Masu sceglie di fondere cinque brani originali (che  firma nel testo e nella melodia) con altrettanti brani d’autore di grande bellezza e ben noti ad un pubblico appassionatamente cultore di musica. Così conduce naturalmente l’ascoltatore ad entrare nelle pieghe di un racconto autentico, quasi ad immergersi nel profondo - sia fisico che metaforico - di uno stato liquido, in movimento, che muta, che cambia colore e temperatura. Ma brano dopo brano cambiano anche il registro vocale e i generi musicali perché in Cordemar sorprendono la varietà di linguaggio, le soluzioni armoniche, i controcanti e i contrappunti sempre eleganti ma efficaci.
La cifra stilistica di grande spessore che rivela Sade Mangiaracina al pianoforte (presente in quasi tutti i temi) si fonde a pieno non solo con l’arte del fraseggio raffinato, fresco e puntuale di Falomi e Maltana, ma anche con la straordinaria sensibilità di Fausto Beccalossi all’accordeon e con l’incantevole magia dell’armonica cromatica di Max De Aloe; mentre alla batteria Massimo Russino con grandissima efficacia tesse una vera e propria “ragnatela ritmica” sostenendo prestigiosamente le dinamiche di tutti i musicisti e creando continua fusione ed affiatamento senza mai incertezze e cali di tensione. Attraversando sentieri sonori di squisito sapore jazz si incontrano suggestioni pop ma anche atmosfere andaluse e tanguere. È con grande autenticità che attraverso la voce di Franca Masu, risuona attualissima un’antica ballata di Maria Carta rivisitata in catalano; ma con altrettanta naturalezza Bruno Lauzi incontra Roberto Carlos, così come Joan Manuel Serrat fa buon vicinato con Astor Piazzolla. Altri mari e altre latitudini ma che si fanno a noi più prossimi con nuovo gusto, nuovo vento e nuove emozioni.

___________________________________________________________________________________

FORA TEMPU, ESCE L’ALBUM DEI LAUTARI
Dopo nove anni di silenzio ritorna il folk innovativo della band catanese

La musica può fare a meno dell’orologio e del passaporto. Così succede che si parta dalla Sicilia, si attraversi il Brasile e i luoghi più malfamati del mondo, per arrivare infine a raccontare l’uomo: della sua ricerca della libertà, del disagio di vivere una vita scandita da tempi veloci, della decadenza dell’umanità e della necessità di tornare a quello che era, aggrappandosi alla tradizione quasi come fosse salvifica. Tutto questo è FORA TEMPU (Italysona), il nuovo lavoro discografico dei Lautari, l’ottavo di questa band catanese di culto. Un disco che arriva a nove anni di distanza dal precedente e che è stato anticipato dal singolo e dal video del brano che dà il titolo all’album. FORA TEMPU è un invito a prendersi i propri tempi in un’era in cui tutto si misura con l’efficienza e il guadagno. “Ci piace pensare a quel che facciamo – dicono i membri del gruppo - come a un lavoro artigianale che sta scomparendo, come, per esempio, quello dei liutai di una volta (a Catania c’era una grande tradizione di liuteria) che per costruire una chitarra o un mandolino impiegavano anni, ma che alla fine potevano davvero garantire che il lavoro era fatto bene”. E per sottolineare la natura genuina della loro opera, alla fine del booklet scrivono: “In questo disco non sono stati usati strumenti finti o di natura elettronica. Tutti gli strumenti sono stati maltrattati tanto da farli suonare a dovere”. Formazione longeva e apprezzata da pubblico e critica, molto attiva sia in Italia che all’estero, i Lautari da trentacinque anni si muovono nel solco della tradizione popolare e del suo rinnovamento con un progetto che prevede non solo la ricerca e la rielaborazione di canti siciliani, ma anche la composizione di brani inediti nel rispetto dei motivi e delle forme tradizionali. Per anni al fianco di Carmen Consoli, il gruppo può vantare anche collaborazioni con artisti del calibro di Goran Bregovic e, in campo teatrale, Gabriele Lavia, Franco Zeffirelli, Giorgio Albertazzi e Peppe Barra. FORA TEMPU contiene undici brani, con testi firmati per la maggior parte da Gionni Allegra e Puccio Castrogiovanni e musiche composte dall’intera band, con due eccezioni: PEDDI NOVA che vede la firma di Cesare Basile e VOLARE, brano di chiusura con il testo di Nino Bellia. Il disco è prodotto da ItalySona (edizioni Marasco/MusicaLavica) in collaborazione con MusicaLavica. “L’album dei Lautari è un altro progetto che valorizza la musica del sud - spiega il CEO Giuseppe Marasco - ItalySona è l'etichetta discografica dedicata alla produzione, promozione e valorizzazione della musica popolare e world "made in Italy". Un progetto che vuole dare spazio alle produzioni ‘etno’ ma con uno sguardo al futuro. Musica che nasce dalle radici ma aperta alle contaminazioni”.
_____________________________________________________________________________________

CANIO LOGUERCIO
Ci stiamo preparando al meglio 
A tre anni di distanza da Canti, ballae e ipocondrie d'ammore 
(Targa Tenco Album in dialetto) il 20 novembre su tutti gli store digitali il singolo che anticipa il nuovo album in uscita a dicembre 
E il 20 novembre il video di Antonello Matarazzo sui social di una rete solidale ed estesa di enti, festival, teatri e associazioni 

A tre anni dal CD “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” (Targa Tenco 2017 come miglior album in dialetto), Canio Loguercio ritorna con un nuovo brano Ci stiamo preparando al meglio che anticipa l’omonimo album in uscita a dicembre per Squilibri editore. Cantato a tre voci con Andrea Satta e Sara Jane Ceccarelli, il brano è una sorta di inno collettivo dove la condivisione di paure e timori serve a proiettarsi in avanti, oltre il baratro che minaccia di inghiottirci, oltre l’assurda sospensione d’animo in cui tutti siamo precipitati: una canzone allegra e malinconica in cui ci si sporge oltre il disastro che ci circonda, cercando segnali diversi in un cielo sempre più nero per cui davvero non resta altro che prepararsi al meglio. Una canzone che, nelle parole del cantautore lucano, è anche "la dichiarazione di una speranza, quella che ognuno di noi possa avere davanti a sé qualcosa di meglio che accadrà domani o fra un minuto, magari con una bella canzone a fargli compagnia". E il video del videoartista Antonello Matarazzo, realizzato in pieno lockdown e pertanto obbligato a svilupparsi come un gioco di scatole cinesi, mette in risalto tanto il distanziamento quanto il bisogno di una vicinanza, la necessità di ritrovarsi assieme che diventa più acuta quando ci è imposto di stare lontani. Con la partecipazione di Luca De Carlo alla tromba, del sassofonista Pasquale Innarella e della Rustica X Band, il brano è stato arrangiato da Canio Loguercio e Rocco Petruzzi. Il video di Antonello Matarazzo il 20 novembre sarà on line, su You Tube, e condiviso in contemporanea sui social di associazioni, fondazioni, festival e teatri che ne condividono lo spirito, tra cui Fondazione Symbola, Forum Diseguaglianze Diversità, Laceno d’Oro Film Festival,  Museo MADRE, Cosa vuoi che sia una canzone,  Fondazione Premio Napoli, Club Tenco, Festival “Città delle cento scale”, Teatro Tor Bella Monaca, Casa della Paesologia, Cose di Amilcare, Molise Cinema, Teatro di Limosa, Compagnia Vera Stasi, Il cammino dei Campi Flegrei, Premio Dubito Poesia con musica, Simposio dell’ozio creativo, Officinae Efesti, Radio Contrabbanda-Barcellona, Wunderkammer, Teatro del Loto, Il sentiero dell’anima, Teatro Pubblico Pugliese,  Bandiera Bianca, Festival Popolare Italiano, Cortoons Festival, Strada Nuova Teatro di Genova, Tesori d’Italia Network, Feelmare, Gocce d’autore, Vulcanica Festival, Ass. Quartieri Spagnoli, Amore e Psiche, Mare dentro, Ipazia Immaginepensiero, Controsenso, I Viaggi di Gulliver, Blue Desk e tanti altri ... Musicista, poeta e performer, lucano di nascita ma napoletano d’adozione, Canio Loguercio è autore di progetti "crossover", all'incrocio tra canzone d'autore, poesia e teatro. Già finalista a diverse edizioni del Premio Recanati e, con Alessandro D'Alessandro, Targa Tenco Album in dialetto nel 2017, ha pubblicato sei album, ideato numerosi progetti musicali e promosso diverse iniziative interculturali.

_________________________________________________________________________________

VASCO BRONDI
PAESAGGIO DOPO LA BATTAGLIA
il nuovo album di inediti esce il 7 maggio
Da oggi in pre-order le edizioni limitate di CD+LIBRO e LP con vinile trasparente
 
Il 7 maggio esce il nuovo album di Vasco Brondi, il primo dopo la "fine" de LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA. È stato immaginato, pensato, scritto e costruito durante quest'ultimo, folle, anno e il suo annuncio è quasi una liberazione: proviamo a guardare avanti e ad immaginare quello che verrà. Che quella pandina all'orizzonte, immortalata dall'eterno Luigi Ghirri, ci traghetti presto dopo la battaglia, verso un cielo sereno con molta nuova musica.
"Il 7 maggio uscirà il mio nuovo disco PAESAGGIO DOPO LA BATTAGLIA - ha scritto lo stesso Brondi sui suoi social. Dopo un lungo periodo senza toccare una chitarra mi sono rimesso a scrivere mentre il mondo che conoscevamo cambiava radicalmente. Ne è uscito un disco di racconti per voce e cori, per orchestra e sintetizzatori. In ogni canzone c’è qualcuno che ricerca fiduciosamente anche in tempi difficili tra le leggi della città e quelle dell’universo. Dopo la battaglia c’è una pace incerta, piena di ferite e piena di sollievo. C'è qualcuno che chiama un nome tra le macerie, qualcuno che risponde. Nella prima tiratura limitata la versione LP avrà il vinile trasparente, mentre il CD sarà a forma di libro e conterrà “Note a margine e macerie” un diario on the road in un’Italia deserta. Un racconto dei tragitti che ho percorso tra uno studio di registrazione e l’altro, di notti silenziosissime tra Milano, Ferrara e i ricordi di un viaggio in India, di un inverno a Lampedusa o dei paesi disabitati dell’Italia interna. Sono entrambi in pre-order da oggi (tutti i link su https://www.vascobrondi.it/). La copertina è una foto inedita di Luigi Ghirri scattata dalle mie parti. C’è una Panda con i fanali accesi che emerge dalla tempesta, traballante e fiduciosa."
_____________________________________________________________________________________

"SeStoQui (è perché vi voglio bene)”
il nuovo album di MIRCO MENNA
L’alto artigianato della canzone del cantautore bolognese
Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio

L’intenzione era quella di suonarlo e registrarlo dal vivo in teatro, doveva essere “un disco-concerto di canzoni inedite, in tempi gremiti di cover. Invece no, è andata con lo sconcerto ai tempi del covid”. La pandemia ha sconvolto i programmi, ma “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”, il – come da titolo - sesto album del cantautore MIRCO MENNA, conserva fortemente l’intenzione live: “è registrato senza metronomi insopportabili in cuffia, in presa diretta e con poche sovraincisioni”. Il disco esce per l’etichetta Platonica Music (distribuzione Believe). In tutto nove brani originali e una cover, “Canzone per te” di Sergio Endrigo, dedicata al ricordo di Gianni Mura. Ma nell’album c’è anche un’altra dedica: un brano per l’amica Carla Nespolo, presidente dell'ANPI nazionale, recentemente scomparsa. Bolognese, di origini siculo-campane, Mirco Menna è cantautore dalla penna delicata, ironica e pungente. In questo album mette insieme un bouquet di canzoni di alto artigianato. Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio. Armonie suggestive, a volte dirette, a volte oblique, mai scontate. Ritmi geograficamente distanti, resi con la spontaneità di chi sta alla larga dalla purezza del linguaggio ma conosce bene la pronuncia. E infine il suono: acustico, eterno, impassibile. “Se non desse l'impressione di essere poco elegante – precisa Mirco Menna - diremmo che è un suono da balera. Balera antica, molto elegante”. Gli arrangiamenti sono “collettivi” - cioè costruiti insieme ai suo musicisti di sempre (Massimo Tagliata, Maurizio Piancastelli, Roberto Rossi, Max Turone) – seguendo una vecchia formula, ad esempio gucciniana. Un gruppo navigato, quindi, con una bussola decisamente acustica e i punti cardinali bene in evidenza. Da est a ovest, da mezzogiorno a settentrione, il tutto risuona schiettamente, tipicamente italiano (con la partecipazione straordinaria dell’ocarina di Budrio di Fabio Galliani, in due brani). “E’ un suono che abbiamo cercato e nello stesso tempo si è mostrato via via da sé. - continua il cantautore - Come un fiore che sboccia e si rivela nei suoi colori, nelle sfumature eccetera... ma non volevo essere così stucchevole, scusate. Del resto con i ragazzi (ragazzi, sì) ci conosciamo e suoniamo insieme da quando eravamo ancor più ragazzi: se si guardano i miei album precedenti li si ritrova. Ci siamo approfonditi negli anni, avevamo un carattere, una fisionomia e l’abbiamo sviluppata. Per esempio la tromba e la fisa (che sono strumenti ad aria) in sezione, insieme, fanno una bellissima voce: ma quella tromba e quella fisa, in più, si capiscono a meraviglia e sanno suonare bei discorsi”. Lo cantava anche Paolo Conte ne “La vera musica”: “ci va carattere e fisarmonica”, e questo album non difetta di nessuno dei due elementi. Lo stesso Conte che del primo lavoro di Mirco scrisse “...finalmente un disco saporito ed elegante”. Del classicismo Menna ha fatto la sua bandiera e, per quanto racconti l’oggi, ama definirsi un tipo musicale all’antica. E aggiunge: “non è detto che di questi tempi non sia una novità”.
_____________________________________________________________________________________

ESCE OGGI INDIFESI, L’ALBUM DI ESORDIO DI CHIARABLUE
Un viaggio interiore e musicale che trova le sue radici nella musica del Mediterraneo, del centro e sud-America e certamente nella canzone d’autore italiana, in un mix evocativo di mondi lontani

In un mondo che chiede di essere perfetti, forti, invincibili, sempre fieri, sempre felici, che pretende che si selezionino le nostre emozioni tra giuste e sbagliate, INDIFESI (Autoprotto/iMusician), l’album di esordio di CHIARABLUE, arriva per rivendicare il desiderio e il diritto di essere umani; imperfetti e vulnerabili, rotti e lesi, indecisi e persi, di sentirsi senza difese di fronte alla vita, di fronte all'amore, liberi finalmente di essere interi. Dieci brani che raccontano di un lungo viaggio interiore e musicale, che è ben lontano dall'essere finito, ma che aveva bisogno di celebrare la strada percorsa e che trova le sue radici nella musica del Mediterraneo, del centro e sud-America e certamente nella musica d’autore italiana. ChiaraBlue (al secolo Chiara Mariantoni), reatina nata a Losanna e che vive e lavora a Milano, ha alle spalle un lungo periodo di ricerca vocale e di scrittura, con un diploma in Storytelling preso alla Scuola Holden di Torino. Nel 2019 è stata finalista del “Premio Bianca d’Aponte” - concorso riservato alla canzone d’autrice, dove si aggiudica la produzione artistica di un brano curata da Ferruccio Spinetti e una collaborazione artistica con Mariella Nava e l’etichetta Suoni dall’Italia - e nel 2020 è tra i finalisti del Premio Bindi. L’ensemble che affianca la cantautrice, proveniente principalmente dalla musica etnica e dal jazz, crea un mix evocativo di mondi lontani: le percussioni flamenco di Francesco Perrotta, il contrabbasso di Francesco Carcano, la chitarra mediterranea di Matteo Iarlori e il violino gitano di Andrea Aloisi. A questo organico si aggiungono ospiti di eccezione come Daniele Moretto (tromba) e Marco Scipione (sax) in “Cecilia”, “Indifesi”, “E intanto piove”, “Il male condiviso”, “Notte preferita”, Angelo Pusceddu alle percussioni di “Dinosauri”, Livio Gianola (chitarra flamenca) e il Khora Quartet (archi) in “Due agosto” e Fabrizio Bosso (tromba) in un eccezionale duetto in “Solo un se”.
L’album si apre con "Alla fine non c’è”, una ballata messicana in cui un refrain di chitarra e violini introduce un canto e una melodia che trasportano l’ascoltatore in una nuova dimensione, accompagnandolo nel mondo di ChiaraBlue. Segue la title track, “Indifesi”, graffiante sin dalle prime battute; si sviluppa in un ritornello liberatorio con colori di violini e trombe muted anni ’30, per esprimere la necessità di aprirsi all’amore. “Senza nessuna paura affonda le mani e spostami il cuore”, canta Chiara prima di entrare negli ultimi ritornelli, che precedono il solo gitano di Andrea Aloisi. E’ la volta di “Cecilia”, un ambiente latin-jazz per una storia che attinge dalla tradizione popolare italiana; pare abbia ispirato la Tosca e, secondo lo storico Alessandro D’Ancona, trae origine da un fatto avvenuto in Piemonte nella prima metà del Cinquecento. Il brano cresce in un dialogo fra i personaggi che trova spazio e verità nelle sonorità del dialetto reatino. “DueAgostoMillenovecentottanta” è la traccia numero 4, pluripremiata al Premio Bianca D’Aponte 2019, una ballata struggente dedicata all’amore strappato via senza preavviso e ragione, saltato in aria quel 2 agosto nel 1980 a Bologna. La chitarra flamenca di Livio Gianola e la sezione d’archi del Khora Quartet descrivono potentemente il sentimento del brano, mentre un’onda percussiva rievoca gli “ottantacinque battiti da soli, fermati tutti in quest’istante qua”. Subito dopo l’atmosfera cambia con “Amore tossico”, una composizione energica di forte ispirazione andalusa, in cui il pathos del sound è affidato completamente all’ensemble di percussioni, chitarra, contrabbasso e violino, che danno luce ai movimenti enfatici della voce, culminanti in un finale prorompente. Segue “E intanto piove”, che grazie al sound mediterraneo, all’atmosfera soffusa e malinconica, alle parole dirette e profonde diventa uno dei brani che meglio sintetizzano l’intero progetto progetto musicale. La particolare struttura compositiva che esce dagli schemi classici della canzone gli dona un’identità ben riconoscibile, incorniciata da un riff che alla fine si trasforma in un emozionante dialogo tra la chitarra di Matteo Iarlori, la voce di ChiaraBlue e la tromba di Daniele Moretto. Una sterzata arriva da “Il male condiviso”, un pezzo sarcastico sulle improvvise amnesie che lascia la fine di un amore, con una atmosfera a metà tra ska e canzone d’autore guidata dalla sezione dei fiati e da un clavinet reggaeggiante. E’ la volta di “Notte preferita”, firmata insieme a Iarlori, una rumba spagnolo-cubana, aperta da una splendida frase di contrabbasso di Francesco Carcano; la sensazione malinconica della notte stellata si libera in un ritornello accattivante e coinvolgente, che esplode nella sezione di fiati di ispirazione salsa, mentre fa la sua comparsa un pianoforte vintage a cura di El Rubio. La penultima traccia è “Solo un se”, una ballad-bossa con un'armonia profonda e un magnifico arrangiamento slow time, elegante nella scrittura e nell’esecuzione. A caratterizzarla sono anche una melodia senza tempo e il dialogo emozionante e travolgente della voce con la tromba di Fabrizio Bosso, che regala alla composizione un solo incredibilmente ispirato. Le atmosfere messicane di “Dinosauri” chiudono il cerchio dell’album: sin dall’apertura i passi dei dinosauri simulati dal contrabbasso accompagnano con una continua cadenza il mood del brano, corredato dalle percussioni e le tavole di Angelo Pusceddu, uno dei migliori percussionisti italiani. Una particolare attenzione è stata rivolta anche all’aspetto grafico del progetto, a partire dall’immagine della copertina ideata da Cori Amenta e firmata da Karel Losenicky. Ispirata alla serie di ritratti di Robert Mapplethorpe, racconta una donna spogliata delle sue difese che si mostra offrendo la sua voce e il suo cuore, lasciando scoperto il collo e il petto custode dei sentimenti. Protesa in avanti solleva la testa fiera, sensuale e risoluta. Intera.
____________________________________________________________________________________

Materiali Sonori
Le novità

ARLO BIGAZZI - CHIARA CAPPELLI, Majakovskij! - il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo

Majakovskij! – il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo nasce con la musica e il testo elaborato da Arlo Bigazzi e l’interpretazione e le nuove traduzioni dell’attrice Chiara Cappelli. Un monologo dove narrazione, poesia e musica si rincorrono senza soluzione di continuità rievocando gli anni della gioventù del poeta fino allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Un Majakovskij non più icona, ma un ragazzo disposto a sfidare se stesso e il mondo che lo circonda, innamorato della vita, dell’arte, dell’utopia. Un inno alla ribellione insita nella giovinezza e apparentemente meno politico ma più universale di quello passato alla storia. I brani, che hanno avuto una lunga gestazione, hanno la produzione e gli arrangiamenti di Lorenzo Tommasini e Arlo Bigazzi e la collaborazione di Mirio Cosottini alla tromba e flicorno e del chitarrista Francesco Frank Cusumano. La musica e gli arrangiamenti si sono poi arricchiti della presenza di Mirko Guerrini (sax tenore e soprano) e Michele Marini (sax contralto), di Guido Guglielminetti (bassista e produttore di Francesco De Gregori, presente in “Per una signorina” al basso fretless) e di Blaine L. Reininger (co-fondatore della cult band Tuxedomoon, al violino in “Continuò a scrivere” e “Ne risponderete!”), oltre a Marco Furelli alla chitarra e Massimiliano Liverani al theremin. Il doppio album contiene la versione teatrale, con l’interpretazione di Chiara Cappelli, e le versioni strumentali di buona parte dei brani dello spettacolo, con interventi e arrangiamenti non sempre uguali alle versioni teatrali.

Prodotto da Lorenzo Moka Tommasini  & Arlo Bigazzi
Registrato e mix presso Macinarino Recordings (Loro Ciuffenna) da Lorenzo Tommasini.
Registrazioni aggiuntive di Lorenzo Boscucci
Masterizzato da Fabrizio De Carolis – Reference Mastering Studio. Roma.

ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI, Majakovskij! - Cantata per Vladimir Vladimirovic
Durante la produzione dei brani, “Majakovskij!” si è poi evoluto in un progetto transmediale, dando origine a numerosi video presenti sul web ed a un libro pubblicato per Editrice Zona che, oltre al copione e cinque poesie non incluse nello spettacolo, ha i contributi di Francesco Forlani, Mirco Salvadori, Daniele Corsi, Giampiero Bigazzi, Luciano Del Sette e Fausto Malcovati, oltre a due graphic novel realizzati da Riccardo Cecchetti e da Monica Zeoli, dai quali sono poi state pubblicate alcune stampe d’arte.

ZENOBIA -  Haklak Halak 
Emergenti dalla vibrante scena musicale elettronica palestinese, la musica degli ZENOBIA mescola ritmi potenti e melodie pop arabe. La band si ispira infatti alla musica pop & folk di tutta la regione (Egitto, Palestina, Libano, Siria) ed è formata da Nasser Halahlih (un pioniere della scena locale, probabilmente il primo produttore di musica elettronica palestinese alla fine degli anni Novanta) e Isam Elias (giovane tastierista con un background nella musica classica europea). Il quartier generale della band si trova ad Haifa, la terza città più grande di Israele, che ha una popolazione araba relativamente numerosa. 

LETIZIA FUOCHI - “Fuegos Y Chavela" il CD dedicato a Chavela Vargas!
Questo disco di Letizia Fuochi - il secondo prodotto da Materiali Sonori – è un atto di profonda gratitudine nei confronti di un'artista autentica, totale, completa, capace di  assomigliare il più possibile al sogno che aveva di se stessa: Chavela Vargas ha saputo rompere il silenzio della solitudine per trasformarlo nel più alto e supremo atto di libertà. Chavela Vargas, sciamana, cantora e grande artista latino-americana (messicana originaria del Costa Rica nata nel 1919 e scomparsa nel 2012), musa ispiratrice di passioni, leggende e umanità. Nei cento anni dalla sua nascita, Letizia Fuochi presenta lo spettacolo “Fuegos y Chavela – Storia di Chavela Vargas”: i pensieri, le parole e la musica di una grande “cantastorie”. Accompagnata da Francesco Frank Cusumano (chitarra) e Oretta Giunti (percussioni), la cantautrice fiorentina ripercorre la storia di questa donna fascinosa e ribelle capace di incantare nella sua lunga vita, alcuni dei protagonisti dell'arte contemporanea: da Frida Kahlo a Pedro Almodovar, Ava Gardner, Liz Tayor, Joaquin Sabina e molti altri. Adesso con le otto canzoni dell’album “ uegos Y Chavela”, Letizia racconta oscurità e luce di un'artista in Italia ancora non molto conosciuta, per farsi tramite di un linguaggio invisibile, potente e universale: la volontà di credere e sopravvivere ai propri sogni. "Scoprirsi attraverso le parole, le intenzioni, i suoni dell'anima della Cupaima, mi ha resa autrice, non solo interprete delle sue canzoni; ho raccolto e riconosciuto le intenzioni, l'oscurità e la luce, il coraggio, la sfrontatezza dell'amore, l'estasi e l'ebbrezza, il desiderio e la pena assoluta della perdita, della conquista e della gelosia. Un racconto al femminile, in cui ogni canzone è una dedica - proprio come direbbe Chavela - a tutte le donne del mondo: madri, figlie, sorelle, spose, amiche, amanti, così come alla Luna entità suprema che governa la notte e ci regala le stelle. La sua voce possiede una dimensione fisica, i silenzi nelle sue canzoni sono uno strappo, una lacerazione, rilasciano emozioni antiche, profonde e autentiche da togliere il fiato; alla fine di ogni ascolto se ne esce purificati: Chavela Vargas non è solo una cantante messicana, Chavela Vargas è il Messico".  Il CD include: Macorina, Adoro, La Nina Isabel, Paloma Negra, Las Simples Cosas, No Volveré, No Soy De Aqui Ni Soy De Alla, La Llorona.

USCITA DIGITALE E CD IL 16 APRILE 2021
FLAME PARADE - ECHOES
Il nuovo EP della band indie rock toscana che amplifica e ripropone, in una chiave inedita, gli echi dell’immaginario di Cosmic Gathering, l’album del 2020. ECHOES è il nuovo EP dei Flame Parade. Un EP che sviluppa e completa Cosmic Gathering, il secondo album della band, uscito nel febbraio 2020: una reunion cosmica della parata immaginaria in un luogo lontano dalla Terra, dove stare in silenzio, ascoltarsi, imparare e immagazzinare aria per riprendere il cammino. ECHOES ne dipinge il ritorno. Contiene quattro brani che descrivono gli echi della fine del raduno e il ritorno nel mondo: una nuova consapevolezza, un nuovo immaginario dove River (la prima traccia, l’unica inedita) diventa l’anello di congiunzione di quello che sarà il nuovo mondo creato dai Flame Parade. Gli altri tre brani - Cosmic Gathering, Kangaroo e Thunder Clap - sono riadattamenti dei tre singoli contenuti in Cosmic Gathering, arrangianti in modo minimale e dilatato, con l’intenzione di accentuare gli echi dell’immaginario che questa suite intende comunicare. La focus track, River, è un invito ad entrare nell’universo della band: il fiume rappresenta il loro concetto di parata, un continuo e costante cammino che li porta a esplorare nuovi mondi. Ma è anche un invito a ritornare a essere autentici, senza costruzioni e togliersi il “trucco” che la società in qualche modo ci impone, a «lasciar andare tutti i colori che siamo come un regalo al vento». Come afferma la band: «River è il nostro breve inno alla genuinità».    

A.M.Soundscapes . 8
Alessio Mosti (Massa 1988) è un compositore, musicista e cantante. Nel 2014 pubblica “Entronauta” col progetto “I viaggi di Jules” con cui riceve una nomination per la miglior opera prima al Premio Tenco dello stesso anno. Tre anni più tardi fa uscire “Si può vivere senza” per Phonarchia dischi col progetto “Il Veneno”. Si focalizza sulla composizione di musica elettronica dopo aver lavorato come assistente durante la pre-produzione del disco IRA di Iosonouncane (2018). Nello stesso anno lavora con la sound engineer/ designer Azzurra Fragale alle registrazioni del primo album sperimentale “8”, pubblicato da Materiali Sonori, a cui partecipano la violinista Marna Fumarola e l’artista Serena Locci. Durante lo stesso anno prende forma il progetto S.P.B- Tobees (sonic performances for biodiversity). Nell'estate 2020 fonda insieme all'attore e regista Matteo Ciucci “Duo ex machina” dove ricopre il ruolo di compositore e sound-designer. A.M. Soundscapes è il risultato di un anno di autoproduzione dove la sperimentazione ha incontrato il sound design: A.M è un lavoro in cui tecniche tipiche della musica elettroacustica, della sperimentazione con i sensori Arduino, della musica “gestuale” attraverso superfici di contatto/prossimità, vengono mescolate per dipingere scenari musicali che sfumano dalla Ambient alla forma canzone, dalla colonna sonora alla Glitch music. La ricerca del suono si snoda tra musica concreta e sintesi astratta ma sempre con l'obiettivo di comunicare emozioni assolutamente umane. Dopo una prima fase dove Alessio Mosti mette a punto il set-up che darà origine ai suoni, compone una serie di tracce tra le quali ne sceglie 8, ovvero il materiale costitutivo dell`album (2018-2019). Il progetto vede successivamente una fase di registrazione presso un antico podere nel sud-est della Toscana, assieme alla fonica Azzurra Fragale (esperta inoltre di paesaggi sonori e sound designer) e alla violinista Marna Fumarola durante il Maggio 2019. A.M condividerà una libreria con i suoni risultanti da tutto il periodo di sperimentazione cosicché possano essere fruiti da chiunque lo voglia. Il progetto integra anche la collaborazione con diversi artisti che rivisitano ,secondo la loro personale interpretazione, le sessioni delle tracce di “8” che ,a tutti gli effetti, si propone come progetto musicale open-source. Il progetto, vista la voluta mancanza di strutture tipiche della musica più tradizionale, e la possibilità di performare suoni ogni volta diversi tramite le periferiche hardware che interagiscono in stretta connessione con l'ambiente circostante, dialogherà con altre forme d`arte e d`espressione con lo scopo di fornire allo spettatore  un'esperienza estetica completa.

novità & uscite : aprile 2021

IKOQWE,The Beginning, The Medium, The End And The Infine
IKOQWE è un nuovo progetto di Batida (aka Pedro Coquenão, artista nato in Angola e cresciuto a Lisbona che si colloca tra i principali esponenti della nuova ondata di musica elettronica africana), e Luaty Beirão, (aka Ikonoklasta) rapper angolano diventato attivista iconico. IKOQWE viene dalla scuola Hip Hop tanto quanto dalla musica tradizionale angolana. L'album  include drum machine, voci in slang angolano, Umbundu, portoghese e inglese, discussioni su neocolonialismo, iniquità e storia falsificata, suoni radiofonici, soluzioni utopiche e molto altro.

KASAI ALLSTARS, Black Ants Always Fly Together, One Bangle Makes No Sound
Questo quarto album del leggendario collettivo congolese segna una nuova pietra miliare nella loro già ricca storia, radici africane e musica elettronica. Trance e rituale. Kasai Allstars sono nati dalla riunione di cinque gruppi, tutti della regione del Kasai, ma provenienti da cinque diversi gruppi etnici le cui diverse tradizioni musicali erano ritenute incompatibili fino a quando questi musicisti hanno deciso di unire le loro risorse e lavorare insieme, un esempio ispiratore di collaborazione che trascende le barriere etniche e linguistiche.

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

MATERIALI SONORI
reissues

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK Materiali Sonori
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HARMONIA ENSEMBLE feat. STEFANO BOLLANI, Fellini - L’uomo dei sogni 
Di nuovo disponibile uno dei dischi di maggiore successo della Materiali Sonori. Progettato e prodotto da Giampiero Bigazzi nel 2001 è l’omaggio all’arte di Federico Fellini attraverso le musiche dei suoi film. Da Nino Rota a Luis Bakalov. Harmonia Ensemble (Orio Odori, Damiano Puliti, Alessandra Garosi, Paolo Corsi) con un esclusivo Stefano Bollani alla fisarmonica e un largo ensemble di fiati e archi. Prefazione di Vincenzo Mollica.

ALEXANDER ROBOTNICK, Problemes D’Amour - All Versions
La Materiali Sonori si appresta a celebrare i quarant’anni della sua leggendaria serie Fuzz Dance e delle hit di Alexander Robotncik (la geniale invenzione del musicista fiorentino Maurizio Dami). In querto CD dieci versioni dell’evergreen “Problemes D’Amour, una pietra miliare dell’house, tecno e musica elettronica. Una differente faccia dell’Italo Disco. Prodotto da Arlo e Giampiero Bigazzi.

JUANA MOLINA, Anrmal (Live in Mexico)
Registrato al Festival Anrmal in Messico all'inizio del marzo 2020, pochi giorni prima che il mondo si fermasse in un massiccio blocco anti-Covid, questo live di Juana Molina porterà per sempre il ricordo del mondo "prima". La potente atmosfera rock-punk di tutto il set, oggi ci fa sperare in un mondo migliore. Quando ha iniziato, più di vent'anni fa, la musica di Juana era piuttosto riflessiva ed essenziale. Si esibiva per lo più in concerti da solista, con la sua chitarra, una tastiera ed effetti. Con il passare degli anni, la sua produzione è diventata gradualmente più selvaggia e più estroversa. Questo è il suo primo album dal vivo in assoluto e sarà senza dubbio una rivelazione per chiunque non abbia avuto la possibilità di assistere a un suo recente concerto. Il vinile del LP è rosso.

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

prossime uscite

prossimi vinili MATERIALI SONORI/SPITTLE RECORDS

ALEXANDER ROBOTNICK, Problemes D’Amour - 12” 
ALEXANDER ROBOTNICK, Ce N’est Q'un Début 
THE DURUTTI COLUMN, Dry
THE DURUTTI COLUMN, Red Shoes 

FLAME PARADE, Echoes
ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI [feat. Mirio Cosottini, Lorenzo Tommasini, Lorenzo Boscucci], Io canto il corpo elettrico 
HECTOR ZAZOU & BERNARD CAILLAUD, Quadri + Chromies . CD+DVD [ RE-ISSUE ]
HECTOR ZAZOU, Geographies
JUANA MOLINA, Segundo
GIUDITTA SCORCELLETTI, Gianni Rodari - Astronave terra
ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI, Solitarie Comunanze Digitali - Voci dalla rete 
____________________________________________________________________________________

GIANGILBERTO MONTI 
VENERDÌ 26 MARZO ESCE “TEMPI STRANI”
IL NUOVO ALBUM ANTOLOGICO CHE RIASSUME I 44 ANNI DI CARRIERA DELLO CHANSONNIER E AUTORE
 
Venerdì 26 marzo esce in versione cd e in digitale “TEMPI STRANI” (Sony Music Italy), il nuovo album antologico che riassume i 44 anni di carriera dello chansonnier e autore GIANGILBERTO MONTI. Da “La Mia Razza” (scritta per Mia Martini insieme a Mauro Pagani) a “La Forza dell’Amore” (scritta da Dario Fo ed Enzo Jannacci), da “Metrò” scritta con Flavio Premoli (tra i fondatori della PFM) a “Monsieur Dupont” composta con il genovese Federico Sirianni: “Tempi Strani” è un album contenente 10 tracce del repertorio artistico di Giangilberto Monti, completamente riregistrate alla “buona la prima”. Un viaggio tra i mondi musicali, teatrali e letterari che hanno sempre contraddistinto la lunga carriera del poliedrico artista. «Avrei voluto essere un grande compositore – racconta Giangilberto Monti – sono rimasto un superdilettante, però ho tante idee. È la mia razza, questa gente pazza, che vive come non avesse età... che in testa ha mille storie e storie non ne fa». Questa la tracklist di “Tempi Strani”: “Metrò”, “Il giardiniere”, “La mia razza”, “Hanno ammazzato il Mario”, “Stringimi forte i polsi”, “La forza dell’amore”, “Allo Chat Noir”, “Strani Tipi”, “Monsieur Dupont”, “Balthazar”. Giangilberto Monti, allievo di Dario Fo e dello storico regista televisivo Vito Molinari, è uno chansonnier, attore, scrittore e compositore, ma è stato anche autore di teatro, produttore discografico, studioso della canzone francese ed esperto della comicità musicale italiana, oltre che di storia del cabaret moderno. Ha pubblicato saggi e dizionari per Garzanti, ha scritto per comici e cabarettisti, ha ideato e interpretato spettacoli di teatro-canzone e ha curato rassegne sul cantautorato italiano, pubblicando 17 album come cantautore e interprete, di cui gli ultimi sono “Le Canzoni del signor Dario Fo” (Fort Alamo/Warner, 2018) e "Maledetti Francesi" (Freecom, 2019). Ha collaborato spesso con la Radio Svizzera Italiana (RSI), ideando radiodrammi musicali – come “La Belle Époque della banda Bonnot” (Prix Suisse 2004) – e programmi sulla storia dello spettacolo. Da esperto della chanson française ha pubblicato divertenti saggi storici, ha riassunto il suo mondo discografico in “Romanzo musicale di fine millennio” (Miraggi, 2016) e raccontato le canzoni di Dario Fo in “E sempre allegri bisogna stare” (Giunti, 2017), da cui è stato tratto uno spettacolo di narrazione musicale con la jazz band di Paolo Tomelleri.

_____________________________________________________________________________________

MARCO SONAGLIA
Il 9 aprile 2021 esce il terzo album
“BALLATE DALLA GRANDE RECESSIONE”
 
Anticipato dal singolo e videoclip di “Primavera a Lesbo”, il 9 aprile 2021 esce il nuovo album di Marco Sonaglia: “Ballate dalla grande recessione”. Il disco è disponibile su tutte le piattaforme digitali ed in formato CD su etichetta Vrec / Audioglobe distribuzione 

Il cantautore marchigiano originario di Fabriano, ma residente a Recanati da ormai dieci anni, dove insegna presso la locale Accademia dei cantautori, torna al suo pubblico con un terzo disco solista dal titolo "Ballate dalla grande recessione", con i testi del poeta Salvo Lo Galbo. L’album è stato anticipato dal brano “Primavera a Lesbo” che, in sintonia con gli altri, rappresenta un esempio degli argomenti politico-civili a cui Marco Sonaglia ci ha abituati. È il 2019 quando Marco Sonaglia, cantautore e docente di musica marchigiano, e Salvo Lo Galbo, giornalista, poeta, traduttore dagli chansonniers siciliano, si conoscono, scoprendo di condividere la stessa militanza e la passione per la musica d’autore. Dalla sorprendente affinità, nasce subito un promettente sodalizio. Nella struttura della ballata francese, resa leggendaria da François Villon, Lo Galbo trova la forma immediata, un richiamo quasi naturale per il lamento di un’umanità dannata che invoca inconcessa pietà nei convalescenti miasmi di un medioevo industrializzato. Questo dolente «ragionar per versi» che descrive un riferimento da Guittone a Fortini si innesta con le suggestive melodie e la rapsodica interpretazione di Marco Sonaglia, capace di trasformare la poesia in canzone e riaffermarne il legame atavico. Composte durante il primo lockdown 2020, nascono e si presentano come “canzoni emergenziali”. In qua dalle sbarre grafiche della più grande crisi recessiva dalla seconda guerra, “Ballate dalla grande recessione” è tuttavia un album che riesce a far tèpere ancora sulla pelle quel sol dell'avvenire che più si sente lontano e più si sa necessario.
_____________________________________________________________________________________

BALBEC
Il nuovo album del pianista Christian Pabst
in uscita venerdì 30 aprile
 
Si chiama Balbec il nuovo album in trio del pianista Christian Pabst, in uscita venerdì 30 aprile per l’etichetta Jazz Sick. Balbec è un luogo che non si trova in nessuna mappa una città costiera - e immaginaria - resa immortale da Marcel Proust nel romanzo monumentale “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, dove il protagonista trascorre le estati della sua giovinezza. L’album di Pabst, il quarto come leader, non è il frutto di una lettura illuminata, né ha la pretesa di essere un omaggio alla città di Proust.
Classe 1984, Christian Pabst è un pianista di origini tedesche ma italiano di adozione. Infatti, dopo 15 anni vissuti ad Amsterdam e una serie innumerevole di concerti in giro per il mondo, nella primavera del 2020 ha deciso di trasferirsi stabilmente a Perugia. Una scelta solo apparentemente inspiegabile che ha cambiato la sua vita. Tutti mi hanno detto che sono pazzo! Come mai - racconta Christian - un tedesco si trasferisce in Italia quando tutti gli altri fanno il contrario? A dire la verità, ogni volta che mi hanno detto che sono pazzo, dopo è venuto fuori che era la scelta giusta per me. L’hanno detto tutti anche quando ho deciso di diventare un pianista jazz. I sette brani originali che compongono l’album rispondono, quindi, a questa nuova consapevolezza e rappresentano l’idea – possibile – di un nuovo inizio, di un tempo desiderato e ritrovato. Quando un anno fa il ritmo della vita è cambiato drasticamente, un’ora, un giorno o un mese hanno assunto un significato diverso. In questo senso, l’idea della città immaginaria di Balbec non è più solo una visione ma assume qui un significato più ampio e personale. Mi sono trasferito in Italia nella primavera del 2020, durante la pandemia. Mi sento molto più sereno a Perugia. Ho l’impressione - continua Pabst - di avere più spazio, più contatto con la natura e, soprattutto, dei rapporti umani più semplici e profondi. È difficile trovare tutte queste cose nelle grandi città dove conta solo il business. Adesso sono contento perché invece di correre ogni giorno, posso concentrarmi al cento per cento sulla mia famiglia e sulla mia musica". Accanto al pianoforte di Christian Pabst, ci sono il ontrabbasso del tedesco André Nendza e la batteria dell’olandese Erik Kooger. Suoni netti, limpidi, sorretti da solide architetture armoniche, una ritmica serrata su cui possono muoversi ampie melodie. In Balbec c’è tutta la luce delle coste del Nord e la fascinazione per tutto ciò che è futuribile.
____________________________________________________________________________________

Freefolk è il nuovo album solista di Massimo Garritano in uscita venerdì 29 gennaio per la Manitù Records

Si può scrivere un manifesto anche senza usare le parole. E’ quello che ha fatto il chitarrista Massimo Garritano con il suo nuovo album solista “Freefolk”, in uscita per la Manitù Records il 29 gennaio 2021. Attraverso sedici composizioni strumentali, tredici nella versione in vinile, Massimo Garritano ci parla di integrazione musicale come metafora di quella sociale in quello che è a tutti gli effetti un concept album (anche) politico, una sorta di zibaldone musicale coltivato per anni e immaginato già nel titolo e nelle intenzioni, prima ancora che nella musica. Ma il processo che ha portato alla genesi di “Freefolk”, il secondo dopo l’esordio nel 2016 di “Present”, è il frutto di un lavoro artigianale, di una ricerca artistica e personale in cui niente è lasciato al caso. Massimo riprende in mano la chitarra acustica a 36 anni, in occasione del suo ritorno a San Fili, piccolissimo paese arroccato nella provincia cosentina, dove era cresciuto e dove cominciò a studiare in adolescenza i primi accordi musicali. Sono da sempre un appassionato di musica - ricorda Massimo - ma quando iniziai a suonare non fu per farne una professione. L’obiettivo era riuscire a suonare ai falò per conquistare le ragazze. Sorvolo sui fallimenti del mio primo repertorio, che era composto da brani come “My My, Hey Hey”, “The Road”, “Cocaine”. Tutta roba poco appetibile da far cantare a un falò ma buona per far limonare gli altri. È in questo ritorno, in qualche modo anche alle origini, che emerge una nuova anima musicale, spesso in conflitto con tutta la musica suonata fino ad allora. Dubbi, domande e insoddisfazioni non hanno però fermato la ricerca e lo studio dello strumento. Fin quando, alla volontà venne incontro anche il caso. “Mi piace molto quello che suoni, è freefolk?” la domanda di un entusiasta ascoltatore alla fine di un suo concerto risuonò nelle orecchie di Massimo come un’affermazione.  Nacque così sia l’idea di fare un disco con questo titolo: una nuova identità aveva finalmente trovato forma nella ricerca di accordature alternative, oltre a quella tradizionale, nella ricerca timbrica e nella consapevolezza che due anime - quella elettrica, più moderna, e quella acustica, più primordiale - potevano finalmente convivere insieme.  Tutto il bagaglio di vita prende forma in nuove composizioni. “Fu una epifania – ricorda ancora Garritano - percepivo vividamente che si era innescato un cambiamento.” Il disco è costituito da composizioni istantanee e canzoni. In apertura c’è Haiku #7, la prima di quattro schegge musicali, ispirate agli omonimi e brevissimi componimenti giapponesi di tre versi, che attraversano il disco come un sottile filo conduttore. In Magara, il chitarrista rievoca una figura femminile, fantastica, misteriosa e danzante, mentre, nel successivo Pitagora, l’improvvisazione modale apre a spazi e orizzonti più ampi. Ispirata all’anarchico calabrese giustiziato nel 1933 per il tentato omicidio del presidente americano Roosevelt, Joe Zangara è un brano per solo bouzouki con al suo interno tre temi, Maggiore-Minore-Maggiore e improvvisazioni ritmico-melodiche. Incastonato circa a metà album, troviamo il prezioso cammeo John Fahey, dedicato all’omonimo chitarrista e compositore statunitense. In Bottle Cup Blues, Garritano suona una chitarra classica fretless, “preparata” con un tappo di plastica inserito tra corde e tastiera, modificando sensibilmente il suono e le armonie. Attese Disattese doveva essere un altro Haiku, invece, il riff melodico e ritmico ha preso man mano una forma, fino a diventare brano a sé. Una danza nuova condivide non solo la stessa accordatura di Night Moon, ma anche un’importante natura evocativa. Custodito nell’archivio per vent’anni e riscoperto durante il lockdown, Life in a Box è il brano in cui Garritano ha trovato la motivazione necessaria per portare a compimento l’intero album. Il freefolk raggiunge anche l’India e si manifesta in PersuAsian e Marvaellous, due improvvisazioni basate sui raga, le tipiche successioni di intervalli modali della musica indiana. L’album si chiude con un’esortazione a uno sguardo dell’uomo più ampio e libero da pregiudizi. In Xenos, infatti, l’unione del suono dell’ellenico bouzouki con gli effetti digitali rappresenta l’incontro tra tradizione e contemporaneità. Questa seconda fatica discografica di Massimo Garritano è, in sintesi, una pacifica incursione nella musica di “altri mondi” raccontata con uno sguardo contemporaneo, con gli occhi e i suoni di chi è riuscito semplicemente a mettersi in ascolto.
_____________________________________________________________________________________

Wood Tales
il nuovo album in solo del contrabbassista Jacopo Ferrazza
in uscita venerdì 5 febbraio 2021
 
Si chiama Wood Tales, il nuovo album per solo contrabbasso di Jacopo Ferrazza, in uscita venerdì 5 febbraio 2021. Interamente registrato lo scorso autunno durante la seconda ondata di Covid, Wood Tales è un progetto che rivela il proprio quid nella ricerca di un’indipendenza sonora e di un’identità ritmica, armonica e melodica, nonché timbrica, unicamente supportata dall’uso della voce e dell’archetto. È un dialogo a due, intimo e riservato, senza filtri o artifici, dove la premeditazione lascia spazio all’intuizione, all’istinto di cercare e scoprire ogni singola nota, sfruttando tutte le venature dello strumento. Dodici brani, di cui sette composizioni originali e cinque arrangiamenti, tra canzoni e standard jazz, che spaziano da Fabio Zeppetella (Choro Pra Gianlu) a Enrico Pieranunzi (Les Amants),  passando per l’incipitaria Blackbird dei Beatles e la conclusiva A New World, unico brano, nota a margine, frutto di sovraincisioni. E in fede di questo personalissimo “stato dell’arte”, permangono puntuali le influenze di Charlie Haden, Ray Brown, Larry Grenadier, così come i riferimenti a John Patitucci e ad Ares Tavolazzi, non a caso autori delle note di copertina di questo disco. Avevo bisogno di tornare alle radici - sostiene Ferrazza - per non perdere il contatto con la terra e con la realtà, incarnata in questo caso dal suono vero, sincero e anche sporco del legno. Wood Tales risponde, quindi, a un richiamo, a un’esigenza di autenticità, dove quel che conta è anche la consapevolezza dell’imperfezione come valore di unicità. Lo strumento, viene messo completamente a nudo, regalando nuove gamme di colori e sfumature non più così nascoste. Ed è in questa nuova esperienza personale e artistica che il percorso musicale di Jacopo Ferrazza, già al lavoro per un nuovo album in quintetto che vedrà la luce in autunno, segna una nuova tappa fondamentale da cui è impossibile tornare indietro.
_____________________________________________________________________________________

EMANUELE FILIPPI - MUSICA FRAGILE
“Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, il secondo della sua produzione, un capitolo importante nella carriera di questo giovane pianista e compositore sempre più all’attenzione della scena nazionale e internazionale. È un disco che vince alla grande in partenza, selezionato dal programma “Per chi crea” promosso da Mibact e Siae che hanno votato “Musica fragile” quale miglior prodotto creativo. L’album è stato registrato e prodotto negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che da trent’anni intuisce e promuove le nuove realtà offrendo il massimo dell’audio editing. “Musica fraglie” è nato a New York durante la mia permanenza artistica nella grande mela» ci racconta Filippi, «ma l’ho sviluppato e registrato a casa, in Friuli, potendo contare sulla collaborazione di grandi professionisti. Oltre agli amici che lo hanno registrato con me: Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto e al flauto, Marco Bolfelli alla chitarra elettrica e Roberto Giaquinto alla batteria, un riconoscimento speciale lo devo ad Amerio per le sue straordinarie capacità in produzione e sound engineering, e a Glauco Venier che mi ha seguito firmando col suo genio la produzione artistica». Sono dodici le tracce di “Musica fragile”, un titolo che tradisce la forza di questo album che ha classe, carattere, raffinatezza ed energia. Un titolo che nasce da una riflessione del compositore intorno agli stati emotivi nei connubi con l’atto creativo. «Penso che la fragilità sia una condizione importante nella formazione della persona. Non è bene secondo me nasconderla o negarla. Riconoscerla aiuta a capire sé stessi e gli altri. La chiave della musica in questo senso, mi ha permesso attraverso la fragilità di entrare in mondi meravigliosi altrimenti preclusi». Padrini del disco sono due nomi di grido nel panorama contemporaneo internazionale: il trombettista Enrico Rava e il pianista americano Fred Hersch che hanno commentato l’album con pensieri dedicati nel booklet. Il primo, tra l’altro, scrive: «Un equilibrio raro, un grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie. Una bellissima sorpresa per me che conoscevo le notevolissime doti pianistiche di Emanuele ma ignoravo la sua capacità di comporre e di organizzare la musica». Hersch dal canto suo scrive: «Un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte. Si rivela come una serie di bellissimi brevi racconti musicali, suonati magistralmente con precisione e passione». Nulla di più vero per questo album sensibile e di squisito ascolto che mette certamente del nuovo nelle maglie del jazz contemporaneo, in virtù del talento di questo artista ventenne con già alle spalle una brillante carriera di studi, in pianoforte classico e jazz, premi e riconoscimenti internazionali, oltre che collaborazioni con le star del jazz, come recentemente con Fabrizio Bosso in un superlativo concerto a Udine. “Musica fragile” sarà disponibile in occasione della sua presentazione a Udine il 18 settembre, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deezer, I Tunes, mentre la distribuzione del cd fisico è affidata a IRD International.  Album realizzato con il sostegno del Mibact e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
_____________________________________________________________________________________

UNSCIENTIFIC ITALIANS
‘Play the music of Bill Frisell’ Volume 1
 
Il 21 maggio 2021 segna l’inizio delle operazioni della neonata Hora Records con l’uscita di Unscientific Italians Play The Music of Bill Frisell – Volume 1. L’ensemble Unscientific Italians, diretto da Alfonso Santimone, vanta la presenza di alcuni fra i più dotati musicisti e bandleaders sulla scena italiana. Nato nel 2008 in occasione di una mini-rassegna dedicata dal Centro D'Arte di Padova alle attività del collettivo El Gallo Rojo, il progetto è finito nel cassetto per restarci oltre dieci anni e ritornare alla luce nel 2020, con un organico ed un repertorio rinnovati, in occasione di una fortunata due giorni di prove, concerti (al Jazz Club Torrione di Ferrara) e registrazioni (al Teatro Asioli di Correggio). Bill Frisell è senza dubbio uno dei musicisti più influenti nel panorama jazzistico odierno e il 18 marzo di quest’anno festeggia il suo settantesimo compleanno. Le sue composizioni sono, tuttavia, poco esplorate: vuoi per via della mancanza della necessaria distanza critica, vuoi perchè il loro piglio apparentemente semplice nasconde pieghe difficili da penetrare a chi non vi si accosti con la dovuta attenzione. Dal punto di vista musicale, Unscientific Italians non è tanto un omaggio o una rielaborazione orchestrale del repertorio di Frisell, quanto piuttosto una riscrittura ed orchestrazione idiosincratica che mutua il linguaggio compositivo e strumentale del chitarrista statunitense. È un lavoro che ha anche un valore documentaristico, poiché dà ampio spazio a quella fase seminale della produzione discografica di Frisell – i primi anni Novanta – che oggi sembra essere dimenticata nonostante la sua definitiva consacrazione da parte del pubblico e della critica. Questa uscita discografica, la prima di due volumi, viene pubblicata in formato digitale ed in vinile, col beneplacito dello stesso Frisell, che ha generosamente donato alcuni dei suoi schizzi per la grafica di copertina. L’album sarà anticipato dall’uscita di due tracce in anteprima: “Rob Roy” (il 9 aprile 2021) e “Hangdog” (il 7 maggio 2021). Sarà seguito da un secondo volume, in uscita prevista per la fine del 2021. Hora Records è un’etichetta discografica e collettivo creativo che produce e pubblica musiche d’avanguardia e di ricerca. Uno spazio creativo aperto e indipendente, creato da musicisti per i musicisti con l'intento di sostenere ed amplificare le voci più peculiari e significative della scena jazz italiana ed europea.
_____________________________________________________________________________________

Tǔk Music
presenta

ROBERTO CIPELLI con PAOLO FRESU - L‘EQUILIBRIO DI NASH
“L’Equilibrio di Nash” è una serie di strategie nella teoria dei giochi per il quale in una situazione di equilibrio un giocatore effettua una mossa ardita ed improvvisa alla quale l’altro risponde con una altrettanto coraggiosa, allo scopo di mantenere l’equilibrio: una accurata metafora dell’interplay tra musicisti che improvvisano su un palco. E “L’Equilibrio di Nash” è il titolo del disco di Roberto Cipelli con Paolo Fresu in uscita il 16 ottobre per la Tǔk Music. L’album è il coronamento di un rapporto che dura da 36 anni all’interno dello storico quintetto di Fresu, collaborazione impregnata di profonda e duratura amicizia e che li ha portati finalmente ad incidere un album a due voci. L’idea del lavoro prende spunto dall’ascolto di “Diane” di Chet Baker con Paul Bley, disco del 1986 con cui il duo condivide la presenza di “Little Girl Blue” e una propensione per la melodia ed il lirismo, ma da cui allo stesso tempo il progetto diverge sensibilmente. Agli originali a firma del pianista cremonese si aggiungono tre improvvisazioni diversamente numerate ma contraddistinte dalla parola “strategia”, dove al gusto melodico si affianca una ricerca più votata all’astrazione. Cesella il tutto una eterogenea scelta di brani di vari autori che abbracciano gli interessi ed ascolti del leader, spaziando tra standard, Sting, Mercedes Sosa e Caetano Veloso, colonne sonore, la canzone italiana, Chopin e Monteverdi, quest’ultimo da anni oggetto di studi approfonditi da parte di Cipelli e presente con due episodi. L’immagine di copertina è dell’artista bresciana Paola Pezzi che prosegue la sua preziosa collaborazione con la Tǔk Music: si tratta della terza opera, dopo quelle apparse sui dischi The Future is a Tree di Marco Bardoscia e reWanderlust del Paolo Fresu Quintet.

GIOVANNI GAIAS with GIUSEPPE SPANU - TOTB – Think Outside The Box
‘Think Outside the Box’ è il nuovo progetto del polistrumentista Giovanni Gaias insieme a Giuseppe Spanu, ed è anche il titolo dell’omonimo EP in uscita il 22 gennaio 2021 per la Tǔk Air, sottosezione della Tǔk Music di Paolo Fresu dedicata ai suoni dell’elettronica, del soul e del funk. I due sono stati protagonisti della scorsa edizione di Time in Jazz con le travolgenti esibizioni notturne all’interno della sezione Time After Time. TOTB è un duo perfettamente immerso nella sintesi tra jazz e chillout, frutto di una lunga amicizia che scaturisce da un percorso musicale comune e condiviso. Un sound che abbraccia le innumerevoli declinazioni della black music, per poi incontrare l’ambient e l’ethnobeat in un sommario di passione e seduzione. Nella loro musica c’è una forte necessità di presente e contemporaneità, che assimila tanti stimoli diversi per definire una propria identità e originalità. Un progetto che aspira ad una sintesi di tutte le esperienze maturate nel corso di questi anni, immerse nell’amore per la vita e per la musica.

SADE MANGIARACINA - MADIBA
Madiba è il nuovo album di Sade Mangiaracina, in uscita il 2 marzo per l’etichetta Tǔk Music. Come il disco precedente Sade è alla guida di un trio composto da Marco Bardoscia al contrabbasso e Gianluca Brugnano alla batteria, con Ziad Trabelsi all’oud ospite in tre brani. Se Le mie Donne del 2018 era dedicato ad alcune figure importanti femminili che si erano affermate contro discriminazioni e pregiudizi, ed era valso alla pianista siciliana un piazzamento nel Top Jazz 2018 nella categoria Nuovo Talento, il nuovo album è dedicato ad un simbolo della lotta per i dei diritti umani: Nelson Mandela. La data di uscita del 2 marzo non è casuale: il 2 marzo del 1990, infatti, Mandela venne eletto vice presidente dell’African National Congress, primo passo verso la Presidenza del Sudafrica del 1994. Madiba è un racconto in musica del grande attivista attraverso i principali vicende della sua vita, il coraggio, la determinazione, la lucidità, i suoi amori, la prigionia e la forza del perdono. “Raccontare la sua vita attraverso la musica non è solo una grande responsabilità,” afferma Sade Mangiaracina, “ma anche un pretesto per parlare di coraggio, di umanità, di quello che queste generazioni stanno lasciando ai giovani di oggi e di domani, la difesa estrema della propria dignità e della libertà.” “Devo molto a Mandela,” aggiunge Sade, “e tutti noi dobbiamo molto all'Africa, una terra che della speranza ne ha fatto una ragione. Questi sono i pilastri di Madiba, ma sono anche due sentimenti che in questo momento storico, devono attraversare l’umanità intera.” Gli 8 brani originali fanno risaltare le origini mediterranee della leader sempre filtrate attraverso la lente della musica improvvisata. Il gruppo di Sade è stato selezionato dal progetto Nuova Generazione Jazz 2021 (I-Jazz) per la promozione della nuova scena jazz italiana. La copertina è opera di Emanuela Cau, fotografa e regista sarda. Dopo il cinema ed il teatro si dedica sempre di più alla fotografia come mezzo di espressione artistica specializzandosi in ritratti e autoritratti dalle profonde qualità oniriche ed evocative.

MAT (Allulli Diodati Baron) - In Front Of
In front of è il nuovo progetto del MAT in uscita il 30 aprile per la Tǔk Music, sul mercato digitale ma anche nei formati del cd e del vinile (in questo caso di colore giallo per continuare la tradizione dei solchi colorati tipica dell’etichetta). Una storia di 8 capitoli dove tutti i musicisti, Marcello Allulli al sax, Francesco Diodati alla chitarra e Ermanno Baron alla batteria, sono autori, interpreti ed arrangiatori. Se quella di Diodati non è una presenza nuova nel roster della Tǔk Music, (è presente infatti nei dischi di Ponticelli, Partipilo, Clorofilla e nel recentissimo Heroes con Paolo Fresu) per Allulli e Baron si tratta dell’esordio. Il lavoro è la sintesi di un pensiero sempre in movimento che ha portato il MAT ad essere un gruppo dove ogni componente è parte attiva e pensante di ogni dettaglio; il risultato della ricerca di tre persone che hanno la necessità di mettersi continuamente in discussione musicalmente e di lavorare insieme sul mistero che la musica e l’arte portano con sé. Tutti i brani sono stati registrati in presa diretta senza editing nella stanza principale del Cicaleto Studio Recording come se fosse un live immaginario e sono frutto dell’interpretazione spontanea del gruppo, nella forma e nei contenuti musicali di ogni pièce. Il suono del trio come un unicum organico è infatti il filo conduttore attraverso il quale seguire un racconto musicale fatto di ballate struggenti, ritmi serrati, astrazioni oniriche: In front of è la title track composta da Baron; River, Brothers e Song for Migrants sono di Diodati, Ornette, Perché ed Edele sono composte da Allulli. Impro River è l’ultimo brano del cd, un momento di composizione spontanea libero e immaginifico. Una produzione artistica che guarda anche all’arte visiva attraverso l’incontro con Bankeri, autore dell’opera in copertina - King Kong R'n'R della serie Panem et Circenses del 2016 e Stardust dalla serie Supenova 2017 - quest’ultima utile a realizzare dei particolari all’interno del disco.  Diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma e attivo sulla scena artistica italiana da più di quindici anni, Bankeri (Roma, 1978) ha partecipato a diverse mostre – collettive e personali – in gallerie e musei, residenze d’artista e progetti multidisciplinari. Nel corso degli anni, il suo lavoro ha attraversato tecniche e supporti differenti senza soluzione di continuità: muri, tele, stampe fotografiche, installazioni e performance.
_____________________________________________________________________________________

Esce l’album “Pinwheel” del pianista Marco Rollo
Rainbow Score Recordings/ Believe Digital distributions
In uscita il 2 aprile il disco in piano solo “Pinwheel”, anticipato dal singolo Light Blue, che ha conquistato le playlist di Deezer (100 Top Italy) e Apple Music. Scritto di getto in una notte durante il lockdown 2020, su un pianoforte Steinway gran coda del 1918, un album che racconta i diversi “colori” dell’anima.

Anticipato dal singolo Light Blue che ha conquistato le playlist di Deezer (100 Top Italy) e Apple Music (Classical Motivation https://apple.co/3rXlsHGe e Classical Edge https://apple.co/3eO3LXv), esce venerdì 2 aprile Pinwheel, il nuovo album del compositore e pianista Marco Rollo, dalla carriera musicale costellata da esperienze multiformi, alla ricerca costante di nuovi suoni e sperimentazioni. Tra le sue collaborazioni importanti, quelle con il sassofonista Raffaele Casarano e Paolo Fresu nel disco Argento, e con Roy Paci per Emergency. Dopo molteplici esperienze tra balkan e funk, Marco Rollo si avvicina al mondo della musica elettronica con un sound neo-classical tra jazz e modernità dove il punto di forza sono le sonorità del pianoforte acustico con elettronica, synth analogici e pedaliere. È qui che trova la sua connotazione, la sua confort zone. La sua ricerca ha tracciato percorsi nel jazz con incursioni nel dub step, per poi passare alle sonorità progressive, fino ad arrivare ai suoni elettronici del nord Europa uniti alle melodie morbide di pianisti come Esbjorn Svensson e Tord Gustavsen. Morcuf, Erik Truffaz, Cinematic Orchestra e Zero 7 sono alcuni degli artisti che hanno ispirato il suo modo di comporre, proponendo un nuovo stile cui perno assoluto è il pianoforte. In uscita con l'etichetta Rainbow Score Recordings (distr. digit. Believe) e disponibile in pre-order e pre-save fino al 2 aprile al link https://backl.ink/145528164, il disco Pinwheel è stato scritto di getto, una “one take” dal cuore direttamente ai tasti di uno Steinway & Sons gran coda del 1918. Il suo sound minimalista esprime le emozioni più intime e sincere: la solitudine di questo tempo accanto alla voglia sfrenata di condividere e abbracciare l'ascoltatore attraverso atmosfere dolci e accattivanti, melodie intense e struggenti appoggiate su tappeti sonori caldi e avvolgenti. "Il pianoforte nelle mie composizioni è sempre stato punto centrale. E durante il lockdown è stato la mia salvezza. In una notte di quel marzo 2020 ho iniziato a comporre. Solo. Anzi, accompagnato dal pianoforte. Io e Lui. Una danza in due, appassionata. I ricordi dell’infanzia, gli studi di Chopin, Rachmaninoff, Schumann sono riecheggiati nella mia mente, come se volessero ritornare più forte che mai. Un brano dopo l’altro, one take. Questa volta niente melodie a loop, vere e proprie songs, un tema melodico che si sviluppa e ritorna. Un brano legato all’altro in una forma di continuità, sinuoso, avvolgente, quasi infinito." Tutto questo è Pinwheel e tutto quello che ci vorrà trovare l’ascoltatore.” In ognuno dei brani di Pinwheel ha preso forma un colore, come nel singolo Light Blue “il suono del colore del cielo di una nuova primavera che non vediamo l’ora arrivi”. Ad ogni colore corrisponde un’emozione diversa: il disco è una girandola, Pinwheel, la stessa girandola di stati d’animo che l’umanità affronta in questo momento di difficoltà globale, dove voglia di riscatto e speranza si alternano a spaesamento e timore. La girandola, è un simbolo ricorrente nella vita e nella musica di Marco Rollo: “Quando ero alle prime armi con lo studio del pianoforte, da bambino, sulla finestra di fronte a me ce ne era una, variopinta, sembrava ballasse sulle mie note. Ogni colore rappresentava una diversa emozione. 
Nel disco sono 10 i brani e i “colori” - tra cui una ninna nanna, presente in ogni album di Marco Rollo: 1.Violet  2.Yellow  3.Light Blue  4.Blue  5.Orange  6.Red  7.Lulluby 8.Green  9.White  10.Black. 
Classe 1977, Marco Rollo è originario di Lecce. Fluid (2017 – Three Hands Records) è il suo disco d'esordio in solo (più di 250 mila play). Il secondo EP “Drops” (Irma Records) ha registrato oltre 160mila ascolti, mentre il suo brano Enchantment è stato inserito nella compilation "Côte D'Azur" - Exclusive Party by PAPA DJ di Radio Monte Carlo. Tra le altre collaborazioni: Neffa nel disco “Balkan Trip” (Irma Records) dei Vudz, il progetto “Triace” (terzo nel 2010 al Premio Andrea Parodi) prodotto da Elena Ledda e da Michele Palmas, e “Opa Cupa” di Cesare Dell’Anna.
_____________________________________________________________________________________

KOINE SOUND COLLECTIVE - LANDINGS AND DEPARTURES
Koine Sound Collective è un progetto musicale composto e ideato da Fabrizio Fogagnolo (contrabbasso & elettronica) Riccardo Tosi (batteria & live elettronics) Achille Succi (clarinetto basso e sax) Alessia Turcato (voce & vocoder) Cristiano Pomante (vibrafono e marimba). Non è un organico fisso, piuttosto un laboratorio di ricerca su nuovi orizzonti sonori della musica di matrice improvvisata, elettroacustica e contemporanea. Difficilmente si possono identificare elementi univoci di genere o stile cui associare il progetto, se non nei singoli elementi che lo compongono. “Koinè” significa linguaggio comune. Fu l’esperanto della Grecia antica, una lingua comune che si generò prendendo in prestito parole, strutture e ritmi dalle molteplici e variegate popolazioni e culture che abitavano il Mediterraneo: l’unione di popoli diversi in un’unica comunità linguistica e culturale. Il progetto Koinè nasce nel 2006 dall’incontro di Fogagnolo e Penazzi al seminario jazz di Ronciglione (VT). Dopo circa un anno e una serie di concerti è emersa l’esigenza di proporre un proprio elaborato musicale, ormai maturo. Dal 2008 quindi un susseguirsi di richieste e collaborazioni hanno fatto sì che l’allora Koinè trio diventasse un vero e proprio gruppo di lavoro. In maggio il trio vinse il premio Bordighera Jazz ‘08, in giugno fu invitato alla FNAC di Milano per la presentazione del “Dizionario del jazz” a cura di Luca Conti (Mondadori), sempre in giugno furono ospiti di Fabio Treves a Lifegate Radio e in settembre, ritirando il premio a Bordighera, aprirono il concerto degli Earth Wind & Fire nella loro unica data italiana. Nel 2009 parteciparono al concorso jazz “Chicco Bettinardi” di Piacenza e si classificarono tra i 4 finalisti. Nel 2010 esce il loro disco “Everything’s in the roots” (Music Center / I.R.D.) che contiene molti di quegli elementi che sono fonte di interesse per la ricerca del trio: aspetto ritmico, contrasto tra innovazione e tradizione, fusione di nuovi stili. Il progetto si vanta della preziosa collaborazione di Mattia Cigalini al sax alto nello standard Out of Nowhere e nel brano Astrea di Penazzi. 2016 il trio si trasforma in quartetto, introducendo il vibrafono e il clarinetto basso (magistralmente suonato da Achille Succi, che alterna l’uso del sax contralto) e prosegue il percorso con l’esecuzione dei nuovi brani originali del contrabbassista Fabrizio Fogagnolo. La ricerca ritmica e le contaminazioni sono tutt’ora gli elementi approfonditi nella musica proposta dai Koinè con particolare riferimento al jazz contemporaneo in cui timbri e stilemi della musica elettronica e improvvisata sono fondamenti imprescindibili: il risultato è una proposta attuale, fatta di composizioni originali e standard creativamente rivisitati, tali da assumere connotati nuovi e imprevedibili. Il nuovo album si intitola  “Landings and Departures” ed è in uscita in questi giorni. “Landings” non è solo un termine aeronautico: viene usato anche per descrivere quando si raggiunge un luogo o un obiettivo o una conquista. O potrebbe essere una nascita, qualcosa che procede dall'alto verso il basso senza significati gerarchici. Al contrario, "departures" è qualcosa che può ricordarci un nuovo inizio così come la fine di una fase della vita. Tutti questi concetti hanno ispirato il modo di comporre e suonare queste canzoni.   Si tratta di un piccolo concept album, in cui ogni brano è un capitolo di vita vissuta a cui il gruppo è particolarmente legato: dalle nascite alle morti, questo disco racconta il viaggio della vita stessa, raccontando episodi ed emozioni vissute dagli stessi interpreti. Un lavoro che dal punto di vista compositivo unisce scrittura e improvvisazione, oltre a sonorità acustiche e sintetiche.
 
_____________________________________________________________________________________

 FRANCESCO MACCIANTI - ATTESE: LIVE AT LYCEUM 
“C’è una ragione per cui mi sia stato necessario ascoltarlo in solo per scoprire tutta la qualità che questo musicista porta con sé: perché niente nel suo stile è appariscente, così come il suo approccio alla musica nulla concede al virtuosismo, agli effetti speciali, ai facili ammiccamenti verso il pubblico”. Neri Pollastri. Il pianista Francesco Maccianti, dopo una carriera che lo ha visto per anni affiancare alcuni giganti della scena nazionale ed internazionale, ha intrapreso da alcuni anni un percorso artistico personale di pregevole qualità. Abeat, ha proposto nel 2018 “Path”, con il suo più recente trio, completato da Ares Tavolazzi e Roberto Gatto. Ora si rinnova la collaborazione e con questo nuovo lavoro, dal titolo ”Attese”, in uscita il 4 dicembre, Maccianti assolve al sempre delicato compito di proporsi nuovamente come leader solitario grazie ad una registrazione di superba qualità di un  eccellente concerto tenutosi presso il Lyceum club internazionale di Firenze. E’ proprio nella dimensione piano-solo che si confermano le sue doti non comuni di ottimo compositore e di pianista dal tratto lirico e melodico, con una intensità espressiva suadente e delicata. Ne consegue un tratto complessivo assai originale e di carattere impattante, pur nella sua connaturata delicatezza.
____________________________________________________________________________________

NAZARENO CAPUTO - PHYLUM
Phylum è l’album d’esordio del vibrafonista Nazareno Caputo. Il disco, in uscita il 22 febbraio per AUT Records, è stato registrato con Ferdinando Romano al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria ed è una ricerca musicale focalizzata sugli elementi strutturali di un organismo musicale. La parola "Phylum" è utilizzata in zoologia e botanica per indicare un preciso gruppo tassonomico. Organismi facenti parte di un determinato phylum condividono lo stesso piano strutturale ma il loro sviluppo morfologico non li conduce necessariamente nelle stesse direzioni. La musica del trio parte da concetti simili, prendendo le mosse dallo sviluppo di una struttura musicale ed elabora la propria idea seguendo percorsi differenti e complementari. Il risultato sono brani che contengono elementi morfologici molto diversi tra loro e risultati estetico-stilistici riconducibili ai più variegati linguaggi, muovendosi in particolare tra jazz e musica colta contemporanea. Tutto è unito indissolubilmente dalla comune origine e appartenenza alla stessa idea musicale, allo stesso phylum. Il disco si sviluppa a partire dalle riflessioni sui concetti di struttura e di complessità, cari al musicista fin dai tempi dei suoi studi di architettura. PHYLUM è un atto di amore verso la complessità, verso tutto ciò che è nascosto, che non appare subito, che va scovato, verso tutto ciò che non è sempre facilmente intellegibile, verso ciò che procede lentamente, verso l’anomalia, verso l’eccezione, “l’anello che non tiene”. La complessità fa parte del mondo che ci circonda e confrontarsi con essa è una delle attività più belle che la nostra mente possa compiere.
___________________________________________________________________________________

EMILIANO D’AURIA QUARTET feat. LUCA AQUINO - IN-EQUILIBRIO 
A distanza di tre anni dall’uscita di “The Place Between Things” con la formazione Jano, Emiliano D’Auria torna a registrare un nuovo album in veste di leader con l’Emiliano D’Auria Quartet feat. Luca Aquino: “In-Equilibrio”. L’impatto sonoro generato dall’incontro di questi musicisti esploratori di sonorità nascoste al confine tra ricerca melodica e avant-garde, inserisce la formazione in una posizione di rilievo nel panorama del jazz che sa vedere oltre i propri confini e nutrirsi di evocativi linguaggi sperimentali. L’equilibrio tra melòs mediterraneo e sonorità rarefatte è perfettamente allineato all’idea di apertura e visionarietà che la formazione porta con sé. Un progetto che riesce ad inserire l’ascoltatore in una dimensione fortemente ancorata alla melodia ma allo stesso tempo carica di sferzate dal sapore onirico. In-Equilibrio è una dichiarazione di intenti, più che la constatazione di uno stato. Un in-equilibrio in continuo divenire e perciò perenne dis-equilibrio, in cui coesistono materia, sentimenti, eventi. La pietra di travertino è essa stessa dicotomia fra l’essere della pietra sedimentaria e il non-essere vuoto della cavità: cavità immateriale e insieme sostanziale per comporre il tutto. Materia e assenza di materia, bianchi e neri che vibrano in una tensione verso il colore, pieni e vuoti che vibrano suoni, timbri e toni diversi. Questi i fulcri concettuali che Emiliano D’Auria continua ad indagare dopo i precedenti progetti realizzati con lo Jano, che non si identificava con l’essere ambiguo ma al contrario con la tensione continua verso l’armonia fra due condizioni apparentemente antitetiche. Un percorso che ci porta a comprendere come ogni condizione di equilibrio raggiunto è l’arrivo in un solo punto di molteplici e infinite condizioni di non equilibrio precedenti. 
Pierluigi Giorgi

Luca Aquino - trumpet, flugehorn, trombone; Emiliano D’Auria - piano, rhodes, synth, composition; Giacomo Ancillotto - electric guitar; Dario Miranda - double bass; Ermanno Baron - drums.
___________________________________________________________________________________

Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

___________________________________________________________________________________

Enzo Carniel e Filippo Vignato as "Silent Room" - Aria 
Il talento italiano del trombone e la giovane stella del pianoforte francese, tra i musicisti più apprezzati della nuova generazione del jazz europeo, collaboratori di lunga data e fortemente legati dalla loro sensibilità musicale e creativa, dispiegano per la prima volta il loro linguaggio comune. Silent Room è infatti prima di tutto un dialogo. Tra il pianoforte del primo e il trombone del secondo, due forze vive della scena jazz europea; tra Francia e Italia; tra acustica ed elettronica; tra espressione e contemplazione; tra lirisimo e minimalismo. L’intero album poggia su una trama di melodie semplici, le ‘arie’ intorno alle quali si incrociano i due improvvisatori che pian piano lasciano esprimere le loro voci. Ma un’Aria non è soltanto una melodia espressiva che sviluppa l’immaginazione: è l’aria che respiriamo, che riempie una stanza silenziosa. E’ l’aria che vibra e che finalmente si trasforma in suono. E’ un suono che incarna l’attitudine del jazz - quella dell’improvvisazione, del dialogo, della libertà e del virtuosismo - ma allo stesso tempo esplora anche i colori della musica elettronica, l'ambient e il minimalismo giapponese. L’uso del pianoforte preparato, del Fender Rhodes e dei sintetizzatori aggiunge nuove tessiture e prospettive alle frequenze pure del piano acustico e del trombone: Aria, l’omonima composizione che apre l’album in versione acustica, lo chiude in versione elettrica, mettendo in luce il viaggio dei due musicisti tra questi due mondi. In ‘In All Nilautpaula', Enzo Carniel evoca la ninfea (in sanscrito) che viene a purificare l'acqua che la circonda; ‘Earth Eacho’ a firma di Filippo Vignato, ci porta a riflettere sull’affinità tra musica e natura. "Babele" invece invoca la grande questione del linguaggio che attraverso la musica diventa universale: non abbiamo più bisogno della comprensione razionale e possiamo abbandonarci all'esperienza sensoriale. Nato dal desiderio di Carniel e Vignato di creare uno spazio sonoro che si riempisse tanto di melodie quanto di silenzio, ‘Aria’ è un luogo di ascolto, dialogo, contemplazione ed emozione, uno di quei rari dischi che racchiudono - e schiudono - mondi interi.
L’album è in uscita il prossimo 16 aprile 2021 per l’etichetta franco-giapponese Menace ed è anticipato da due singoli: la title-track Aria uscito il 5 febbraio e Babele in uscita il 10 marzo. 
___________________________________________________________________________________

GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
____________________________________________________________________________________


MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». Contrabbassista, bassista elettrico e arrangiatore, Manuele Montanari si diploma nel 2008 in contrabbasso al Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro. Parallelamente frequenta corsi di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Massimo Morganti. Nel mese di luglio 2006 partecipa ai seminari di “Umbria Jazz” e ottiene una borsa di studio per il “Berklee College of Music“  di Boston, qui studia con Dave Clark, Dave Weigert, Esperanza Spalding, Barry Smith, Mitch Haupers, Paul Elmen. Nel mese di ottobre 2008 è in finale nella Categoria Jazz al concorso di contrabbasso “Enfly Bass ‘08” tenutasi a Parigi. Partecipa a seminari di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Kenny Wheeler, Fabio Zeppetella, Maurizio Giammarco e Larry Grenadier. Nel 2010/11 entra nella band di Raphael Gualazzi per il “Reality and Fantasy Tour”, tenendo importanti concerti in Italia, Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Nel 2012 frequenta la Masterclass in Arrangiamento e Orchestrazione tenuta dal M° Gian Marco Gualandi, nell'ambito dei "Corsi Estivi di Alto Perfezionamento", organizzati dalla scuola Dante Alighieri di Bertinoro (FC). Nel 2012 si diploma in "Arrangiamento Jazz" al Conservatorio “G. Rossini “ di Pesaro sotto la guida dei Maestri Bruno Tommaso, Gianmarco Gualandi e Stefania Tallini. Nel 2013 incide l’album “On The A Train”, con l’orchestra jazz "Bad Gang Big Band", interamente dedicato alla musica di Duke Ellington. L’album è edito dall' etichetta “Notami Jazz”. Con la stessa formazione tiene anche alcuni concerti in Portogallo. Nel 2014 incide l’album “Going Nowhere”, del giovane sassofonista e compositore Milo Lombardi (www.milolombardi.com). Nel 2017 esce "In a Few Minutes", l'album che lo vede coinvolto nei ruoli di contrabbassista, compositore e arrangiatore, insieme al chitarrista Diego Donati. L'album è edito per l'etichetta "Notami Jazz". Nel 2019 incide l’album “Jazzy Mike Around the World” del trombettista Michele Samory, edito da “Alman Music/Cose Sonore”.  Ha suonato con Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Raphael Gualazzi, Massimo Manzi, Massimo Morganti, Fabio Petretti, Stefano Paolini, Andrea Marcelli, Rossano Emili, Simone La Maida, Samuele Garofoli, Massimiliano Rocchetta, Emilio Marinelli.

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano». Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composi zione Corale, Vincenzo Caruso vanta una lunga collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro interagendo con Direttori di Orchestra di fama internazionale. Parallelamente alla sua carriera di stampo "accademico" coltiva la sua passione per la forma canzone, cercando sempre un linguaggio musicale libero dalle mode.  La scrittrice Pina Varriale ha pubblicato numerosi romanzi per diverse case editrici tra cui Piemme, Mondadori, Einaudi, Giunti. Con “Ragazzi di camorra” ha vinto moltissimi premi, tra cui il Bancarellino 2008, il Premio Paolo Ungari Unicef 2007, il Premio Cento 2008 e il Premio Unesco 2008 ex-aequo con ‘Gomorra’ di Roberto Saviano. Nel 2018 ha pubblicato il saggio “Salvador Dalì, Dalì alchimie di un genio” edito da Ciesse. Annalisa Madonna fin da bambina studia pianoforte e canto. Firma il primo contratto discografico a 19 anni per la C.N.I Music come vocalist della band Vox Populi. Nel 2003 il singolo "Bailando Bailando" è in vetta alle classifiche italiane rientrando nella compilation del FestivalBar Blu e come spot tv ufficiale della patatine Pringles. E ancora nel 2003 duetta al Teatro Augusteo con l'artista israeliana Noa. Nel 2009 diventa vocalist trasformista della band Katangoo per l'album “Ida y vuelta”. Nel 2013 debutta a Broadway al teatro New York city center con lo spettacolo T'Ammore di cui è coautrice di testi e musiche. Nel 2015 forma i “Gatos do mar”, in duo con Gianluca Rovinello e pubblica l’album "La Zattera" per arpa e voce. Nel 2017 forma le “Sesèmamà”, quartetto al femminile e pubblicano il loro primo album omonimo nel Marzo 2018.

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

RINO ARBORE - TEMPORARY LIFE?
Dopo “Après la nuit” (2009) e “The roots of unity” (2015), Rino Arbore, chitarrista e compositore pugliese, molto attivo in varie formazioni sin dalla fine degli anni ‘70, torna a collaborare con l'etichetta leccese Dodicilune. Distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 4 maggio esce infatti "temporary life?". In questo nuovo progetto discografico Rino Arbore propone dieci composizioni originali nelle quali è affiancato da Giorgio Distante (tromba), Mike Rubini (sax alto), Giorgio Vendola (contrabbasso) e Pippo D’Ambrosio (batteria). «Dopo aver esplorato le dimensioni del rito e del dolore con l’album “The Roots of Unity”, in questo disco “temporary life?” Rino Arbore affronta una serie di questioni etiche spinose: la capacità di resistere al male, l’indifferenza o l’empatia al dolore altrui, il valore della vita», sottolinea il giornalista e critico musicale Fabrizio Versienti nelle note di copertina. «Punto di partenza sono tre foto segnaletiche di una ragazzina polacca internata ad Auschwitz: Czeslawa Koka, morta nel 1943, a 14 anni, dopo solo tre mesi di prigionia, ammazzata forse con un’iniezione di fenolo. Il fotografo del campo, Wilhelm Brasse, la ritrae nelle tre pose nelle quali i nazisti “identificavano” i loro prigionieri: un frontale e i due profili. Nei suoi scatti c’è una ragazzina terrorizzata, con la testa mal rasata e una ferita sul labbro: lo stesso Brasse ha raccontato che quella ragazza, che non capiva una parola di tedesco e quindi si trovava scaraventata insieme a sua madre in un orrore per lei incomprensibile, era stata appena colpita con una bastonata da un kapò. E nelle foto appare irrigidita dallo stupore e dalla paura. A Czeslawa Koka, e a Brasse, è dedicato l’album “temporary life?”, e infatti i titoli dei brani sembrano suggerire una qualche forma di narrazione legata alle loro vicende», continua Versienti. «La musica, potente e tesa, è affidata a un quintetto dalla geometria jazzistica classica, ma solo sulla carta; qui non ascolterete temi all’unisono e lunghi soli accompagnati dalla ritmica. La struttura della musica è più libera e più complessa, segue un’estetica cameristica che continuamente scompone il gruppo in unità più piccole, fino a vere e proprie cadenze affidate ai singoli musicisti. A situazioni più compatte all’insegna del free-bop, come in “Czeslawa Cries”, “The Train at Dawn” o “Dance of Pigs”, si alternano episodi più articolati come “Temporary” o la conclusiva “Corpi inutili”. Non manca la melodia, allusiva e straniante (“L’amore in fondo”), una tipica ballad obliqua di cui Arbore sembra conoscere il segreto», prosegue il giornalista. «Tutti i musicisti impegnati suonano in modo splendido: le linee zigzaganti di Rubini, il pathos lirico di Distante, la calda presenza di Vendola e il contributo sempre drammaticamente pertinente di D’Ambrosio, oltre alla chitarra di Arbore che dà il tono e il colore alla musica, contribuiscono a caratterizzare un lavoro la cui bellezza e la cui bruciante intensità ci accompagneranno a lungo».

MILA OGLIASTRO - THE WISTERIA SUITES
KOINÈ by DODICILUNE / IRD
Prodotto nella collana Koinè dall'etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 20 aprile esce "The Wisteria Suites" di Mila Ogliastro feat. Andrea Pozza. Nel suo esordio discografico, la cantante, compositrice e arrangiatrice ligure propone alcuni brani originali che guardano nella direzione del jazz contemporaneo ("7 Meters Tall", "Waltz Me To The Moon", "Wisteria", "Prima" e "The Consequences of Love"), alcuni "grandi classici" del repertorio del rock internazionale ("Message In A Bottle" dei Police, "Move Over" di Janis Joplin, "Come Together" dei Beatles e "We Will Rock You" dei Queen) e un'intensa versione di "‘Na Stella" di Fausto Mesolella, compianto chitarrista degli Avion Travel. In questo viaggio sonoro l'artista sceglie come compagni di strada il batterista Giorgio Griffa, il bassista elettrico Nicola Bruno e il pianista Andrea Pozza, «il cui profondo rapporto con la storia del jazz non solo italiano è un dato di fatto testimoniato dalla sua biografia artistica», scrive nelle note di copertina Pietro Leveratto. «Registrare un disco significa anche decidere cosa si vuole fermare nel tempo e mai come in questi anni la scelta del repertorio, inteso come il veicolo che rende esplicita la propria poetica musicale, rappresenta una sfida», prosegue il musicista e scrittore. «Se il giacimento della canzone americana storica pare sfruttato fino all’ultima pepita, è altrettanto vero che molto del catalogo del song moderno e contemporaneo non sembra sempre adatto a contenere le peculiarità del linguaggio del jazz, vuoi per la forma, vuoi per l’evidente modestia del substrato armonico, vuoi per la difficoltà di scindere l’interprete - la pop star - da quello che esegue. Occorre quindi avere coraggio per mettere le mani su materiale che proviene da altre derive, magari estraneo al songbook tipicamente jazzistico e ancora più ne occorre per scrivere la musica che si vuole cantare e suonare».

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
_____________________________________________________________________________________

Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini
Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
____________________________________________________________________________________

MARCO LIUZZI
“EARTHRISE”
L’album d’esordio del pianista Jazz contemporaneo 
(disponibile in digital download e in tutte le piattaforme streaming)

Esce venerdì 19 febbraio “Earthrise” (Verterecords/Believe Digital), l’album d’esordio di Marco Liuzzi, il pianista Jazz contemporaneo siciliano e brindisino d’adozione. Il titolo e l’artwork dell’album riportano alla memoria la famosa fotografia della NASA del 1968 scattata dalla Luna al sorgere della Terra. È in questo contesto che nasce un disco ricolmo di simbolismo ed interrogativi metafisici. Prodotto da Sorriso Edizioni Musicali, “Earthrise” trasforma in musica ricordi, istantanee di viaggi, sensazioni dell’intero mondo artistico di Marco Liuzzi. Le nove tracce sono organizzate in tre gruppi: tre brani omaggiano Debussy con contaminazioni di standard jazz, tre citano, in modo inusuale, brani di Herbie Hancock, GoGo Penguin e E.S.T., mentre le ultime tre composizioni esplorano le sonorità di Satie. Il tutto in un delicato gioco di prospettive: si alternano, infatti, vividi paesaggi siciliani, viaggi in macchina lungo la litoranea adriatica e suggestive piano-sequenze proiettate sull’immensitá dello spazio. Liuzzi - nell’occasione affiancato dai musicisti pugliesi Roberto Cati alla batteria e Cosimo Romano al basso - cambia accordi, melodie note, propone riff diversi, presentando brani già conosciuti dal grande pubblico, in una chiave del tutto nuova accompagnandoci, così, attraverso la sua personale visione sul futuro dell’uomo, in bilico tra spaventosi dubbi e immagini nostalgiche di bellezza mozzafiato. “Questo album nasce da un desiderio semplice e, credo, umano. - racconta Liuzzi -  Il desiderio di un artigiano che vuole creare e lasciare qualcosa di sé agli altri. Cos'è che vorrei lasciare? Il mio amore per alcuni autori di musica classica e jazz che sono stati meravigliosi compagni e, senza saperlo, hanno donato a me (e al mondo) della splendida musica.” Questa la tracklist di “Earthrise”: 1. Blue in Green (Miles Davis), 2. Crystal Silence (Chick Corea), 3. Round Midnight (Thelonious Monk), 4. From Gagarin’s point of view (E.S.T), 5. Hopopono (GoGo Penguin), 6. Cantaloupe Island (Herbie Hancock), 7. Gymnopedie n.66 (Marco Liuzzi), 8. Gnossiene n.66 - Il Libro Celato (Marco Liuzzi), 9. No Way Out (Marco Liuzzi). Marco Liuzzi nasce a Gela il 23 maggio 1972 e da ormai venticinque anni vive a Brindisi. Ingegnere informatico, ha studiato musica classica con la prof.ssa Margherita Vullo ed il Maestro Salvatore Grimaldi. Nel 1990 inizia a suonare in vari contesti, esibendosi in band in Italia, Francia, Ex-Jugoslavia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. Negli anni seguenti, pur perseguendo altrettanto ispiranti impegni professionali al di fuori della musica, riesce ad alternare studio (musica classica con la Prof.ssa Silvia Stella e Jazz con Fabio Rogoli), a partecipazioni a concerti e progetti musicali.
_____________________________________________________________________________________

GIOVANNI DELL’OLIVO - MEMORIE DI ATLANTIDE

“Memorie di Atlantide” nasce nel 2019 come spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, accompagnato sul palco dal suo storico. gruppo, il Collettivo di Lagunaria, (Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Serena Catullo) e dall’attrice e cantante Arianna Moro, per la regia di Vito Lupo. La stessa formazione dello spettacolo è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo. L’intreccio di prosa e canzoni, di cui rimane traccia anche nel lavoro discografico, conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato più che dalle alluvioni dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, nel racconto di uno dei tritoni sopravvissuti alla sommersione della città mitologica. In questo disco sono raccolti tredici brani dello spettacolo, registrati fra il 4, il 5 e il 9 luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion. Il brano “La peste è ritornata” ha vinto l’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri dedicato a Gianmaria Testa. Memorie di Atlantide, infine, è dedicato alla memoria di due straordinari ”meticci del mare” Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019, per il quale è stata scritta la canzone Eterno Villeggiante, e Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata la canzone La peste è ritornata. Il disco è dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019. Il Collettivo di Lagunaria:  Serena Catullo voce; Giovanni Dell’Olivo voce, chitarra, bouzouki; Walter Lucherini fisarmonica; Arianna Moro voce; Stefano Ottogalli chitarra; Alvise Seggi contrabbasso, sansula.
 ___________________________________________________________________________________ 
 
L'argentina Acqua Records pubblica il felice esordio del duo siciliano, che omaggia Astor Piazzolla e Aníbal Troilo all'insegna dell'inedita coppia pianoforte e fagotto, con brani in prima assoluta per questi strumenti 
FagotTango: il tango atipico di Cicero e Mocata! 

ANTONINO CICERO & FABRIZIO MOCATA
FagotTango!
Acqua Records 2021

"Il tango danzato non si vive al tempo del Covid. Non si può vivere perché il tango milonguero, il tango sociale, ha bisogno dell’incontro, di socialità, di vicinanza fisica. Se manca questo non ci può essere tango danzato. Ma il tango vive nella musica, al tempo del covid il tango si vive ascoltando la musica. Nel nostro caso anche suonando e registrando dischi. Proprio come FagotTango". Sono le parole di Antonino Cicero e Fabrizio Mocata, che hanno reagito alle costrizioni del lockdown non solo suonando, ma soprattutto inventando, investendo sulla creatività di un sensazionale progetto che affronta il tango in una chiave inedita e, come dicono i due musicisti, atipica: quella della coppia fagotto e pianoforte. Il fagottista Antonino Cicero non è nuovo a operazioni del genere, lo ha dimostrato l'album An Italian Tale con Luciano Troja, ma se in quel disco trionfava la canzone swing italiana, FagotTango è una reinvenzione del tango argentino, affrontato con una combinazione strumentale del tutto inedita. Un'operazione del genere non poteva che nascere con Fabrizio Mocata, pianista già autore di significativi album con la Acqua Records di Buenos Aires, prestigiosa etichetta che pubblica anche questo esordio del duo siciliano intitolato in modo esplicito FagotTango. L'idea originaria è quella di un omaggio alla gigantesca figura di Astor Piazzolla in vista del centenario della nascita (11 marzo 2021), un tributo da condividere con la personalità determinante di Aníbal Troilo, musicista, direttore e maestro di Piazzolla. La novità principale è nella scelta di fagotto e pianoforte, che interpretano in prima assoluta quasi tutti i brani, una chiave sperimentale - "mi piace pensare che anche a Piazzolla sarebbe piaciuto questo sperimentalismo", sottolinea orgoglioso Cicero - che attraversa brani famosissimi del repertorio milonguero come Trampera (la milonga per antonomasia composta da Troilo, mai registrata per fagotto), Valsecito amigo, Quejas de Bandoneon, Escolaso tratto dalla suite Troileana, Street tango (anche questa mai suonata per fagotto), Vuelvo al Sur e l'inedita FagotTango, scritta da Mocata. "È assolutamente inusuale l’uso del fagotto non solo nel repertorio di Piazzolla, ma anche nell’enorme repertorio tradizionale rioplatese, quello delle orchestre, non a caso definite “tipiche”, come quella di Troilo", segnala Cicero, e aggiunge Mocata: "Ho costruito uno stile profondamente atipico ma rispettoso della tradizione. Il mio congiunto si chiama “L'Atipica Mocata” e sicuramente trovo più produttivo, una volta conosciuto il repertorio e lo stile tradizionale, cercare delle vie nuove e alternative. Quello che spesso vedo in Europa sono gruppi di musicisti che, entrati in possesso degli arrangiamenti delle grandi orchestre di Buenos Aires, li eseguono magari con competenza tecnica, ma senza nessuna concezione stilistica. Questo mi sembra molto più atipico, e profondamente dannoso per il tango". Una delle peculiarità di FagotTango è stata la rapidità nell'incisione a Messina, un vero e proprio live in studio, liberatorio poichè effettuato dopo il primo lockdown, come ricorda Mocata: "In una estate, quella appena trascorsa, in cui ho deciso di risalire l'Italia da Mazara del Vallo a Firenze, Messina è stata una delle tappe musicali. Antonino ed io ci siamo incontrati per la prima volta a pranzo subito dopo siamo entrati in sala. Abbiamo registrato in un pomeriggio, guardando dall'alto lo stretto che separa la nostra Sicilia dal continente. Per ora di cena il disco era finito. Quando hai le idee chiare su cosa vuoi fare non c'è bisogno di passare giornate in sala di incisione". 

_____________________________________________________________________________________

La morte, la malattia e la memoria nell'opera di Stefano Giannotti, undici musicisti tra avant-rock, musica da camera e canzone d'autore. Special guest Antonio Caggiano e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon  
Un saluto alle nuvole: il nuovo album di OTEME

UN SALUTO ALLE NUVOLE
OTEME
10 tracce | 57.22
Ma.Ra.Cash Records | Self Distribuzione 

"A OTEME non interessavano l'aspetto socio-politico, nè quello ideologico, nè quello rituale e celebrativo della morte: ci interessava l'aspetto umano, della consapevolezza, di come chi lavora con la morte ogni giorno reagisce ad essa. Ho a che fare con quest'ultimo tema quotidianamente poiché mia moglie lavora come OSS all'Hospice di San Cataldo a Maggiano, il piccolo paese in provincia di Lucca reso celebre da Mario Tobino. Personalmente mi interessava anche essere il più esterno possibile, se mai sia possibile, e concentrarmi essenzialmente sui testi dei degenti, senza dare punti di vista marcatamente miei. In altre parole forse parlerei, accanto all'aspetto umano, di quello antropologico". Così Stefano Giannotti introduce uno dei temi più delicati e controversi, quello della morte, della malattia, della degenza, che sono alla base del nuovo album di OTEME - Osservatorio delle Terre Emerse intitolato Un saluto alle nuvole (Ma.Ra.Cash Records/Self. distribuzione). E' il quarto album dell'ensemble guidato dal compositore lucchese, deus ex machina di un collettivo tra i più originali in circolazione, multiforme progetto composto da undici musicisti che lascia dialogare materiali popolari e colti con un approccio narrativo che questa volta incontra un argomento che tocca ogni ascoltatore. Un saluto alle nuvole non è un semplice disco, è un percorso partito nel 2012. Il primo passo fu il cortometraggio Un saluto alle nuvole, commissionato a Giannotti dall'Hospice di San Cataldo: fu un documentario sull'ambiente socio-sanitario dell'Hospice, dal Libro di Bordo alle interviste al personale, stimolato sui temi della morte, della memoria, della felicità, della consapevolezza. Nel 2018 OTEME aderì al bando dell'Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno (LU) intitolato Della Morte e Del Morire, trasformando il video originale in un concerto teatrale, con un organico più ampio e una decisiva rivisitazione: "Ho creato una serie di canzoni basate su frasi estrapolate dalle interviste e dal Libro di Bordo, più alcuni brani strumentali; dalla colonna sonora del video ho ripreso solo alcuni pattern musicali, originariamente affidati all'arpa sola, il resto, l'80%, è tutto materiale nuovo. Per creare continuità con il video ho pensato di inserire l'audio delle frasi originali su cui si basano le canzoni, in modo da avere un confronto fra testi vecchi e nuovi".  Il risultato esce a distanza di un anno dal concerto ed è una delle operazioni più intriganti e peculiari degli ultimi tempi, per esiti compositivi e per intensità argomentativa, per spunti tematici e densità nei riferimenti: "De Andrè è stato un punto di riferimento importante. Ma direi anche il contrappunto cinquecentesco, la musica di Steve Reich, Bach, Battisti/Panella, Morton Feldman, Ornette Coleman... L'idea era quella di creare una canzone d'autore ibrida, moderna, che in alcuni casi sdrucciola su altri generi ed addirittura discipline diverse. Mi interessava anche il racconto, appunto, come forma antropologica, un'opera indefinita a metà fra radio sperimentale/documentario/canzone d'autore, musica da camera contemporanea...". Per l'occasione Giannotti ha potuto contare - inserendoli nelle ampie tessiture del suo vasto e mobile organico - su due ospiti straordinari, Antonio Caggiano al vibrafono e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon al violino, un nome autorevole dalla scena classica contemporanea e uno dall'ambito opposto: "Con Antonio è nata una grande amicizia già dal 2012 quando ci coinvolse nell'inaugurazione dello SPE allo Scompiglio con un programma su Cage; lui è stato già ospite in Il corpo nel sogno e ha accettato con entusiasmo di partecipare anche a questo nuovo lavoro. Blaine è stato il fondatore di uno dei miei gruppi preferiti, i Tuxedomoon, mi è sempre piaciuto il suo modo di suonare, ha un grande cuore musicale e ho sempre pensato che il suo lavoro sia sottilmente collegato con la morte, magari in maniera indiretta". Inevitabile provare a inquadrare quella anomala e sfuggente creatura che è OTEME, un ensemble a geometria variabile nel quale il parlato versificato, la narrazione ai confini del concept e la connessione tra diversi linguaggi musicali diventano centrali: "La filosofia che sta dietro OTEME è molto vicina a quella di John Cage e Frank Zappa, anche se suona totalmente diversa; ovvero creare musica contemporanea utilizzando materiale popolare assieme a musica colta, rumore assieme a suono determinato, performance e video assieme a letteratura. Una forma d'arte totale guidata dalla canzone. Noi utilizziamo gli stilemi della canzone d'autore e a volte del progressive, o meglio la modalità potrebbe somigliare al progressive, in realtà non sono lavori pensati come prog, ma come opere di musica contemporanea che impiega materiali popolari in contesti di musica contemporanea colta e sperimentale. Inoltre posso contare su di un gruppo di musicisti abbastanza ampio che si alterna da una produzione all'altra e ha così la possibilità di mandare avanti il lavoro. Un po' come Steve Reich and Musicians, o i Penguin Cafe Orchestra, dove c'è un nucleo abbastanza stabile e gli altri che ruotano attorno".

_____________________________________________________________________________________

Un affascinante mix di blues, folk, rock e country nel quarto disco del musicista toscano trapiantato in USA. Strumenti della tradizione americana e musicisti della Tidewater in un lavoro realizzato durante il lockdown
Come To My World: il nuovo album di Luca Burgalassi! 

LUCA BURGALASSI 
Come To My World
Burgalassi Music | iTunes, Amazon Music, Spotify etc. 
(12 tracce | 39.35)

«Come To My World è un invito a seguirmi nel mio percorso musicale ed emotivo. Un mondo fatto di tante sfaccettature e colori diversi, un viaggio interiore, non solo attraverso vari generi ed atmosfere musicali, ma anche tra emozioni e sensazioni contraddittorie e contrastanti: un percorso introspettivo, in parte dettato anche dal downtime del lockdown».  Arriva al quarto album Luca Burgalassi, un lavoro importante e significativo che apre un nuovo spiraglio sul mondo musicale del chitarrista e compositore toscano, trapiantato in USA dal 2016. Ancora una volta la musica americana è al centro della sua opera, Come To My World è un invito alla scoperta, una sorta di diario di viaggio nell'interiorità di un musicista tra le difficoltà della pandemia e la ricerca di un dialogo tra cultura italiana e mediterranea e le grandi opportunità del Nuovo Mondo. Come To My World è il quarto lavoro di Luca Burgalassi, artefice di un percorso coerente e ricco di sfumature, spunti e risvolti sin dal disco d'esordio del 2015, con il quale rivelò il suo bagaglio musicale. Al crocevia tra acustico ed elettrico, tra folk, blues, rock e country, Come To My World è stato composto, registrato e mixato in Virginia nella primavera del 2020, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio di Yorktown, con la partecipazione di musicisti della Tidewater Scene come Bobby BlackHat, Michael Glass e Pamela Joe Sward. «Il legante tra le varie anime del disco è il mio background musicale, non sono un purista di nessuno stile in particolare e quando compongo non penso mai ad un genere preciso, piuttosto a un’atmosfera che un certo sound mi evoca e da lì poi si sviluppano la composizione e il testo. Immagino sempre i miei pezzi come se fossero suonati dal vivo, magari da una band numerosa e libera di improvvisare e di muoversi sulla struttura del brano., ognuno aggiungendo un colore diverso. L’ossatura principale della mia musica e generalmente la chitarra acustica, strumento che uso di più per comporre, anche se sempre di più mi piace avventurarmi componendo su altri strumenti, dal pianoforte ad altri strumenti a corda». Chitarrista, polistrumentista e cantautore livornese, trasferitosi in Virginia nel 2016, Luca Burgalassi inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici, in seguito si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Stern e Franco Mussida. Dopo il suo disco d'esordio nel 2015 è finalista al BluesIn 2016, nel 2017 si esibisce al Pistoia Blues aprendo il concerto di Little Steven. Questo quarto album è «il proseguimento, forse più maturo, del mio cammino musicale iniziato con Shadows and Fragments, una raccolta quasi completamente acustica di composizioni che avevo scritto poco più che adolescente, seguito da Windward (2016), che esprimeva la voglia di guardare avanti, verso il futuro, in cerca di un cambiamento. Nel terzo album On The Other Side Of the Water (2016), il primo registrato e pubblicato negli USA con musicisti americani, il cambio era fresco e il territorio tutto da esplorare, in Come to My World l’esperienza americana è certamente più consolidata, le collaborazioni coi musicisti più mature e l’intreccio di sonorità, strumenti e generi più organico». Accanto a chitarre acustiche ed elettriche, tra armonie vocali e brani strumentali, Burgalassi rinnova la sua devozione per mandolino, banjo, dobro, lap steel guitar e armonica in dodici brani ricchi di vitalità, pathos e fantasia, ma soprattutto di una cultura e una musicalità americana vissute da dentro. «L’ambiente musicale che ho trovato si è dimostrato molto coeso e unito. Sono i musicisti stessi a creare il pubblico in primis, sostenendosi a vicenda, ad alimentare l’intreccio di locali, festival, radio, tv. Attraverso il passaparola e le collaborazioni. Molto raramente ho trovato gelosie, chiusure o ostacoli. Alla fine ho sempre cercato di essere me stesso, con molta umiltà e voglia di imparare, cercando sempre collaborazioni e dando ai musicisti con cui ho suonato libertà totale di essere se stessi. Le differenze linguistiche e culturali non sono mai state un problema, semmai una scusa per farsi due risate in più». 

_____________________________________________________________________________________

Filibusta Records pubblica il settimo album del progetto di Salvo Lazzara. Un'opera suggestiva all'insegna del nomadismo musicale, tra passato e futuro, dall'art rock alla world music
Un cerchio perfetto: il ritorno alle origini di Pensiero Nomade!

PENSIERO NOMADE
UN CERCHIO PERFETTO
Filibusta Records | Goodfellas
(13 tracce | 55 minuti)

«Questo disco è un ritorno alle mie proprie origini diciamo culturali, quindi alla Sicilia, ai suoi colori, alla bellezza terribile e inevitabile della mia isola. Poi alle origini della mia musica, quella suonata in maniera naturale, senza troppa elettronica, e anche alle origini stilistiche, certamente; quindi il progressive, il jazz, la musica classica contemporanea». Arriva al settimo album Salvo Lazzara con il suo Pensiero Nomade, un laboratorio di nomadismo musicale che il polistrumentista ha fondato con l'obiettivo di coinvolgere temi, provenienze, ispirazioni e culture diverse, sin dal debutto del 2008. Un cerchio perfetto, come dichiarato dallo stesso autore, è un ritorno al passato – geografico, culturale, compositivo – ma anche l'inizio di un nuovo cammino. È un'operazione di cui Lazzara è orgoglioso per il senso di compiutezza e di rappresentatività che esprime: «La sensazione che ho avuto appena terminate le registrazioni, e ancora di più durante il mastering, è che questa volta non mancasse nulla, nulla di quello che in passato c’era stato nei miei lavori; questo però non mi dava la sensazione di eccessiva ricchezza, di ridondanza, piuttosto di completezza. Sentivo insomma che era tutto al posto giusto. Che ero arrivato finalmente nel posto giusto». Siciliano di origine, romano di adozione, Salvo Lazzara ha immaginato e diretto Pensiero Nomade come un progetto caratterizzato dall'approccio nomade alla ricerca musicale, sia dal punto di vista timbrico, sia da quello del ritmo e delle derive sonore. I punti di riferimento sono le ispirazioni tradizionali ed etniche – una matrice quindi acustica – ma con forte contaminazione elettronica (sullo stile di Sakamoto, l’ultimo David Sylvian e Fennesz). I riferimenti in ambito jazz spaziano dagli Oregon di Ralph Towner a Steve Tibbetts a Terje Rypdal. Album dopo album Pensiero Nomade ha spaziato tra vari territori – jazz, ambient, minimal, world, rock – fino al ritorno alle origini di Un cerchio perfetto. Tredici tracce che sprigionano fascino, mistero, ma anche familiarità e serenità, complice il coinvolgimento di figure autorevoli del nuovo progressive italiano come Andrea Pavoni, e musicisti attivi tra jazz e world music come Edmondo Romano e Luca Pietropaoli: «Nel mio disco Da nessun luogo già avevo avuto modo di apprezzare il talento, l'inventiva e la tecnica di arrangiamento di Andrea Pavoni, che stavolta ha avuto molto più spazio, con un risultato che mi lascia del tutto soddisfatto. I musicisti coinvolti sono stati assolutamente liberi, non c’era nessuna partitura prima del loro intervento, se non le parti di chitarra. Quello che si sente è frutto del loro talento e della loro sensibilità». Un filo sottile di malinconia lega gli episodi di Un cerchio perfetto, accomunati da un desiderio di felicità, dal piacere del ricordo. Tra viaggi nel tempo, inni alla vita, nostalgia della terra e riflessioni disincantate sul presente, l'album si rivela un diario intimo ma universale, tra splendori primaverili e crepuscoli autunnali. Ancora una volta Pensiero Nomade brilla per equilibrio, rifiniture, eleganza, in un lavoro che abbraccia ballate, rock di frontiera, jazz contemporaneo e oasi acustiche.
_____________________________________________________________________________________

Apprezzato da Angelo Badalamenti, il nuovo album elettrico del compositore di stanza a New York. Dalla classica al rock di confine, dal cinema alla riflessione corale su working class e gentrificazione
Tell Uric: l'America elettrica e proletaria di Luigi Porto

LUIGI PORTO
TELL URIC
(8 tracce | 38.18)
Respirano Records | La Lumaca Dischi |
Distr. Audioglobe

«New York, come l'America intera, è fondata sulla schiavitù. Quando facemmo le manifestazioni per Black Lives Matter, ci davamo il pugno con tutti i camionisti, postini, spazzini, trasportatori, delivery, nessuno di loro era bianco, e tutti lavoravano per i bianchi. Quando ebbi modo di scoprire che alcuni pensatori "tradizionalisti" usavano il termine tellurico per civiltà considerate inferiori, pensai che era proprio questa l'umanità che mi interessava, quella dei numeri dopo la virgola, fatta da chi per quanto si sforzi non tocca mai il cielo. Vivo a Washington Heights, che insieme a East Harlem è l'unica parte ancora pienamente working class dell'isola di Manhattan: vivo nei luoghi della classe lavoratrice composta da afroamericani e ispanici. Il loro stile di vita è ormai una bolla, contro la quale preme giornalmente da ogni lato lo spettro della gentrificazione. Così è nata una raccolta di storie, pensieri e frammenti che per me rappresentano la sovrapposizione del concetto di casta e classe, una sorta di inevitabilità, predestinazione sia a livello sociale che – tra parecchie virgolette – spirituale». Un diario personale. Un disco corale. Una freccia puntata verso il basso, l'attrazione gravitazionale declinata in riflessione sociale e politica. Un sound elettrico, visionario, da band. Otto canzoni che lasciano il segno, figlie di un compositore colto e curioso, frutto di una riflessione individuale e collettiva tra Italia e New York, nella quale Luigi Porto vive e lavora. Tell Uric (distribuito in Italia da Audioglobe per La Lumaca Dischi) è il suo quinto album, un disco significativo per la combinazione tra un'idea di rock di frontiera intenso e sofisticato e un concept stringente, legato alle contraddizioni e ai drammi della contemporaneità. Tell Uric è un punto d'arrivo importante per Luigi Porto, una sintesi umana, quindi artistica, dopo un periodo di notevole attività internazionale. Figura eclettica e multiforme, Porto vive a New York e ha una ricca produzione che varia dalla classica contemporanea all'alt rock, dall'elettronica alla musica per film, installazioni e sound design cinematografico. I suoi lavori sono stati presentati dalla Carnegie Hall ai festival di Cannes e Venezia, nel 2020 ha fondato la propria etichetta Respirano Records, con cui ha pubblicato Tell Uric. Porto lo considera un «disco molto personale, un ritorno alla forma canzone in inglese, dove ho cercato di coagulare varie esperienze mettendole al servizio di un formato meno astratto, o diluendo l'astrazione dentro territori apparentemente familiari. Quando si tratta di musica, ho un'organizzazione di pensiero di tipo magico. Volevo prendermi una pausa di distanza dalla musica cosiddetta “classica” e dall'elettronica a cui mi sono dedicato pure parecchio negli ultimi anni. Per quanto sia un lavoro ambizioso e dalla lunga gestazione, volevo che Tell Uric fosse un disco prettamente elettrico, da suonare con una band, senza né troppi cavi e bottoni né partiture». Caratterizzato graficamente da una freccia che punta verso il basso, Tell Uric si regge proprio sul concetto di direzione, elemento al quale Porto tiene particolarmente: «L'immagine della freccia è una cosa che mi si è presentata davanti per anni sotto diverse forme, ed è naturalmente diventata il simbolo di tutto. La direzione è proprio la cosa che mi interessa di più nella ricerca musicale – che non deve essere per forza sperimentazione palese. Non mi è mai interessato avere un suono riconoscibile, quando l'ho trovato ne sono sempre poi fuggito, perché non mi andava e non mi va di brandizzare la musica, lo trovo un trucco più adatto alla comunicazione che all'arte. Mi è interessato semmai, da autore e compositore, dare una direzione univoca utilizzando diversi strumenti stilistici».  La coralità di Tell Uric, non solo nei temi trattati, si evince anche dalla partecipazione di numerosi musicisti italiani e stranieri, provenienti dal mondo della musica sinfonica, della lirica, del rock e del jazz. Nefer Alexandra Linde, Mirko Onofrio, James Waldo, Al The Coordinator, Ray Lustig, Carmine Cipolla, Meredith Moore e molti altri hanno arricchito e caratterizzato le sonorità dell'album, pubblicato in vinile, cd e digitale. La sua singolarità ha catturato l'attenzione di un certo Angelo Badalamenti: «Con lui ho lavorato qualche volta nel suo studio per diversi progetti. Il disco gli è piaciuto molto, sono atmosfere che gli vanno a genio, ne fu colpito. Mi ha detto: «Man, oh man! I've never heard anything like that before. You're doing your thing! It's abstract, hypnotizing, totally unique!». Il che per me, cresciuto con la cassetta di Twin Peaks nel walkman, è stata una grande soddisfazione».  Il disco contiene anche il tema del film indiano Uljhan - The Knot, presentato il mese scorso al Santa Barbara Film Festival, «un thriller che affronta i concetti di classe sociale e casta religiosa nella società indiana, praticamente gli stessi temi di Tell Uric». L'uscita è stata anticipata in ottobre da videoclip di Morningside, a cui seguirà, in contemporanea con l'uscita del disco, quello del nuovo singolo Family, entrambi girati tra l'Italia e i quartieri di Upper Manhattan.
_____________________________________________________________________________________

Capitoli pugliesi
Una cartolina musicale della Puglia cameristica del '900
di Stefania Argentieri, Matteo Mastromarino e Ludovica Rana

1945 - 1995 La Puglia del ‘900, una terra apparentemente lontana dalle grandi tempeste culturali ma che invece ha giocato un ruolo da protagonista nel Novecento italiano. 50 anni di ricerca musicale in cui Teresa Procaccini, Nino Rota e Raffaele Gervasio, tre figure pugliesi (due di nascita e uno di adozione), tre prestigiosi Direttori di Conservatorio, dedicano la loro attenzione verso il non convenzionale repertorio per clarinetto, violoncello e pianoforte. Sonata Rapsodica per violoncello e pianoforte e Trio Op. 36 per clarinetto, violoncello e pianoforte di Teresa Procaccini: due brani caratterizzati da equilibrio formale fedele ai valori formali classici,  modernità del linguaggio musicale e  ricerca di sonorità inusitate sono la sintesi degli elementi strutturali dei brani proposti. Sonata in Re per clarinetto e pianoforte e il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte sono splendidi esempi della felice vena compositiva di Nino Rota, ricca di invenzioni ritmiche e melodiche, mai banali, che nascondono il Rota più intimo e spontaneo, costantemente teso tra eleganza, sommessa malinconia e sorridente cordialità. Capitoli per clarinetto, violoncello e pianoforte di Raffaele Gervasio è un brano composto da 7 pezzi eseguiti senza soluzione di continuità, estremamente raffinato e uno dei più impegnati dell’autore alla scoperta dei nuovi rapporti tra i suoni. Protagonisti di questa incisione tre giovani e straordinari interpreti: Stefania Argentieri, Matteo Mastromarino e Ludovica Rana.
Matteo Mastromarino, clarinettista, si è formato nelle Scuole più prestigiose come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Haute École de Musique di Ginevra. Si è esibito come solista con varie orchestre tra cui l’Orquestra Metropolitana de Lisbõa e l’Orchestra della Magna Grecia. Ha vinto numerosi concorsi  come Malta Woodwind Competition e Lisbon International Clarinet Competition. Dal 2020 ricopre il posto di primo clarinetto nella Turku Philharmonic Orchestra.
Ludovica Rana, violoncellista tra le più dotate del panorama musicale italiano, si è imposta al pubblico vincendo importanti competizioni musicali come il Vittorio Veneto, il Geminiani,  il Premio “The Note Zagreb” al Concorso A. Janigro. Si è formata con prestigiosi maestri come E. Dindo, G. Sollima, F. Helmerson, A. Polo e si è esibita in importanti sale prestigiose Società concertistiche in Italia e all’estero. Ha al suo attivo numerose registrazioni solistiche e cameristiche per Sony, Amadeus, MVC e per RAI Radio 3.
Stefania Argentieri, pianista, medaglia d’Oro al Premio Maison Des Artistes, suona regolarmente in tutto il mondo per gli enti più prestigiosi; ha registrato per Radio Vaticana, per EuroClassicPlanet e per l’Istituto Culturale Italiano di Los Angeles. Ha inoltre ottenuto il primo premio assoluto in numerosi concorsi sia internazionali che nazionali.