Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

ORCHESTRA POPOLARE DEL SALTARELLO
È DISPONIBILE IN DIGITALE
 “ABRUZZO”
L’ALBUM D’ESORDIO CHE DONA ALLA TRADIZIONE MUSICALE ABRUZZESE 
UNA VESTE INEDITA, MODERNA E INNOVATIVA!
L’album è inoltre disponibile in formato fisico al seguente link: www.orchestrapopolaredelsaltarello.com
 
È disponibile in digitale “ABRUZZO” (https://musics.link/abruzzo), l’album d’esordio dell’ORCHESTRA POPOLARE DEL SALTARELLO. È possibile acquistare l’album, già disponibile in formato fisico, al seguente link: www.orchestrapopolaredelsaltarello.com
 
Il progetto discografico dell’Orchestra Popolare del Saltarello si propone di donare alla tradizione musicale abruzzese una veste inedita, moderna e innovativa. “ABRUZZO” è un disco composto da otto brani facenti parte del repertorio tradizionale abruzzese, rielaborati in chiave inedita in maniera tale da potergli donare una veste fresca, capace di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più eterogeneo e vasto. I brani facenti parte del repertorio dell’ORCHESTRA POPOLARE DEL SALTARELLO sono caratterizzati da contaminazioni di genere che si riflettono in ciascuna esecuzione, dando così vita a tracce che presentano influenze provenienti dal mondo jazz, funk, rap, balkan, pop ed elettronico. I brani vengono eseguiti ed interpretati da un organico formato da undici musicisti d’eccezione e uno straordinario corpo di ballo che per l’ascoltatore fungono da compagni lungo il viaggio per le vie della tradizione musicale abruzzese. Gli arrangiamenti, realizzati ad opera di Danilo Di Paolonicola, personalità di spicco tra i migliori fisarmonicisti e organettisti del panorama internazionale, sono eseguiti da: Danilo Di Paolonicola (fisarmonica, organetto), Alessandro Tarquini (violino), Manuel D'Armi (zampogna, ciaramella), Gionni Di Clemente (chitarra, bouzouki), Marco Di Natale (basso), Alex Paolini (batteria), Armando Rotilio (voce, percussioni), Antonella Gentile (voce), Alessandra Ventura (voce), Anissa Gouizi(voce), Federica Di Stefano (voce) e Alpha Sall (voce). L’album è impreziosito dai contributi musicali di Mauro Baiocco (flauto in "Vola Vola Vola"), Alessandro Nosenzo (chitarra in "Addije, Addije Amore"), Emanuela Donati (voce in "Vola Vola Vola"). Questa la tracklist di “ABRUZZO”: “Vola Vola Vola” (Danilo Di Paolonicola), “Saltarello Rosetano -Spallata di Schiavi d'Abruzzo” (Popolare), “La Jerv'a lu Cannet” (Di Paolonicola), “Mare Maje” (Di Paolonicola), “Addije, Addije Amore” (Di Paolonicola), “Rama di Rose” (Di Paolonicola), “Diasill” (Di Paolonicola) e “Maria Nicola” (Di Paolonicola). L’Orchestra Popolare del Saltarello nasce da un’operazione di ricerca e rivalutazione della musica popolare abruzzese. Più nello specifico si occupa di tradurre in musica e suggestioni quello che fu il percorso degli antichi tratturi, lungo cui si è sviluppato e propagato il celebre “Saltarello". L’Orchestra Popolare del Saltarello propone un repertorio di brani popolari abruzzesi eseguito ed interpretato da un organico formato da undici musicisti e un coinvolgente corpo di ballo. L’organico è formato da una sezione Vocale, Organetto, Fisarmonica, Chitarre, Mandolino, Zampogna, Ciaramella, Flauti, Tamburelli, Basso elettrico, Batteria e Percussioni.
 
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GIULIO BIANCO
DAL 15 OTTOBRE DISPONIBILE IN DIGITALE
 “DELAYED”
IL NUOVO ALBUM DEL POLISTRUMENTISTA DEL CANZONIERE GRECANICO SALENTINO
EDIZIONE LIMITATA DEL DISCO FISICO SU AMAZON E SUL SITO UFFICIALE DI GIULIO BIANCO
  
Da venerdì 15 ottobre sarà disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download “DELAYED”, il nuovo album del polistrumentista GIULIO BIANCO. L’album sarà disponibile in formato fisico, in edizione limitata, su Amazon e sul sito web ufficiale di Giulio Bianco (www.giuliobianco.com). “DELAYED” è un disco di musica strumentale che si propone di raccontare la solitudine forzata a cui siamo stati costretti, con un particolare focus sulla difficile condizione degli artisti italiani: ogni brano si intitola come il nome di una città in cui Giulio Bianco avrebbe dovuto esibirsi, ma a causa della pandemia i concerti sono poi stati rinviati o annullati. L’album si propone di rappresentare un viaggio sonoro, guidato dalla forza dell’immaginazione, capace di colmare la mancanza dell’esperienza dei concerti che non hanno potuto avere luogo. La creazione di questo disco ha rappresentato per Giulio Bianco anche un esperimento sociale: in passato gli artisti cercavano e sceglievano la solitudine per potersi isolare e creare qualcosa di nuovo; Giulio Bianco ha voluto sperimentare in maniera tangibile come la produzione di un Artista cambi nel momento in cui la solitudine e l'isolamento gli vengono imposti. L’album “DELAYED”, con la produzione esecutiva del Canzoniere Grecanico Salentino, è stato realizzato grazie al sostegno di Puglia Sounds (Programmazione P.S.Record 2020/2021, regione Puglia – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) ed è edito da OYEZ! Questa la track-list dell’album: “Hamburg”, “Monterrey”, “Rome”, “Paris”, “New York” e “Delhi”. L’album è impreziosito dalla partecipazione di Giacomo Greco (sinth basses, addictional production), Luca Tarantino (chitarre), Emanuele Licci (bouzuky), Mauro Durante (percussioni), Maria Stella Buccolieri (electric piano), Fernado Toma (violino, viola), Rosa Andriulli (cello) e Andrea Parisi (violino). Gli archi sono stati diretti da Fernando Toma.
Giulio Bianco è polistrumentista eclettico e compositore con oltre 20 pubblicazioni all’attivo, virtuoso di flauti dolci, armonica a bocca e zampogne. Da giovanissimo è stato Fiato Solista dell'Orchestra de “La Notte della Taranta” per ben 8 edizioni, partecipando a tutti i tour internazionali ed in particolare alle edizioni dirette da Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Ludovico Einaudi e Goran Bregovic. Dal 2008 è polistrumentista del Canzoniere Grecanico Salentino, il più conosciuto ed importante gruppo musicale di world music al mondo, nel genere riconosciuto come “pizzica” o “taranta”. Nel 2011 è fiato solista di “Taranta Project” di Ludovico Einaudi, disco live registrato in occasione dell’omonimo tour. Nel 2018 esce il suo primo disco solista: “Di zampogne, partenze e poesia” che presenta con un tour tra Italia e USA. Il 1° ottobre 2021 pubblica “Hamburg”, brano che anticipa l’album “Delayed”, in uscita in digitale e in edizione limitata in fisico, su Amazon e sul sito ufficiale di Giulio Bianco, il 15 ottobre.
  
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GIOVANNI AMIGHETTI e LUCA NOBIS
DA OGGI DISPONIBILE IN DIGITALE 
“PLAY @ ESAGONO VOL.1” 
L’album che fotografa l’arte dell’interazione tra musicisti

Da oggi, mercoledì 6 ottobre, è disponibile in digitale il disco “PLAY @ ESAGONO VOL.1” (https://orcd.co/playatesagono), del produttore e compositore world music Giovanni Amighetti e di Luca Nobis, chitarrista, compositore, Direttore didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM Music Institute. L’album è accompagnato da video, realizzati dal regista Luca Fabbri, disponibili presso il canale Youtube di Esagono Dischi (https://bit.ly/3BPCFHF), in uscita ogni mercoledì. “PLAY @ ESAGONO VOL.1”, disco di musica strumentale contemporanea ad opera di Giovanni Amighetti e Luca Nobis, nasce sull’onda degli “Incontri sul palco” che hanno scandito l’Ahymè Festival e prosegue sulla scia di composizioni nate a partire dall’interazione spontanea e naturale tra i musicisti. Mediante la realizzazione dei video ad opera di Luca Fabbri, si è scelto di voler catturare e fissare nel tempo l’atto attraverso il quale i musicisti coinvolti danno vita a composizioni inedite senza spartiture o prove pregresse. I video dei brani che compongono il poliedrico progetto “PLAY @ ESAGONO VOL.1” verranno pubblicati con una cadenza di un video ogni mercoledì, a partire da oggi con il brano “Sunset river”, composto da Giovanni Amighetti, Luca Nobis e dal sassofonista della Dave Matthews Band  Jeff Coffin, vincitore di tre Grammys Awards e tra i più celebri suonatori di fiati contemporanei. Il video di “Sunset river” è disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=DMVqcvbwwQ8. «Considerando questa tecnica di registrazione e composizione immediata ho chiesto al regista Luca Fabbri se potesse documentare quanto stavamo in quel momento registrando – racconta Giovanni Amighetti –Sono stati pomeriggi di registrazione sia audio che video in contemporanea, con il risultato che ora abbiamo i video che fotografano l’istante della creazione di ogni singolo brano. Non c’è finzione, è tutto vero». “PLAY @ ESAGONO VOL.1” è un prodotto fruibile anche visivamente in quanto i video rappresentano uno strumento propedeutico alla comprensione di quel clima di interazione sociale che dà vita a composizioni figlie delle influenze portate da ciascun musicista. Il disco “PLAY @ ESAGONO VOL.1” vanta la partecipazione di: Jeff Coffin (Dave Matthews Band), Petit Solo Diabaté, Fiorenzo Tassinari, Moreno “il biondo” Conficconi (Extraliscio), Giulia Chiapponi, Valerio “Combass” Bruno e Angela Benelli. Questa la tracklist del disco: “Il primo respiro del giorno” (Amighetti, Nobis), “Snow Temple” (Amighetti, Nobis, Bruno), “Li Darà” (Amighetti, Diabaté, Bruno), “Fuoco dal profondo” (Amighetti, Nobis, Chiapponi), “Semiramide” (Amighetti, Tassinari), “Sunset river” (Amighetti, Coffin, Nobis),“Andantino con brio” (Amighetti, Benelli, Conficconi), “Una calma foresta autunnale” (Amighetti, Nobis), “Ialla la vendemmia” (Amighetti, Diabaté, Bruno), “Takeichi” (Amighetti, Nobis, Chiapponi), “Lynx” (Amighetti, Benelli), “Come una primavera” (Nobis, Amighetti), “Bluthner 1883” (Amighetti, Chiapponi), “Per Elsa” (Nobis) e “Drops” (Amighetti, Nobis). «Il progetto con Giovanni Amighetti è un’opportunità di sperimentazione creativa basata sull’estemporaneità del dialogo musicale tra due o più musicisti. Durante le sessioni di registrazione sbocciano temi musicali ai quali ci si affeziona, tramite la ripetizione li si alimenta e, arricchiti dall’eterogenee esperienze dei musicisti in campo, si lasciano germogliare – afferma Luca Nobis - Un’esperienza arricchente con lo sguardo aperto al nuovo, al conosciuto e all’inaspettato» “PLAY @ ESAGONO VOL.1” è un disco che nasce con lo scopo di rendere in maniera visiva, oltre che sonora, la sinergia che si crea in studio di registrazione una volta che i musicisti, a partire da un’improvvisazione, fanno scaturire composizioni inedite.
Giovanni Amighetti è un musicista e produttore emiliano. Inizia la sua carriera all’inizio degli anni ’90 con l’etichetta Realworld. Realizza produzioni live e in studio soprattutto con artisti internazionali come Mari Boine, Ayub Ogada, Terem Quartet, Fred Frith, Jeff Coffin della Dave Matthews Band, Wu Fei, David Rhodes. Nel 1998 suona con Ayub Ogada a Roma davanti a 500.000 persone per la FAO. Compone con Guo Yue e Shan Qi il brano “Avalon” che diviene sigla per la BBC4.
Luca Nobis è chitarrista, compositore, Direttore didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM Music Institute di Milano. La sua attività concertistica si svolge in Italia e all’estero, come solista, in duo ed in formazioni più ampie. Partecipa anche a trasmissioni televisive in RAI e a svariati eventi di carattere culturale. Ha collaborato alla realizzazione di diversi album di musica classica contemporanea e ha suonato con artisti appartenenti alla sfera pop come Antonella Ruggiero.
 
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TheRivati
in NAPOLI FOLK BLUES VOL.2
Secondo mini album acustico per la band di Paolo Maccaro e Marco Cassese

“Napoli folk blues vol.2” verrà pubblicato il 10 Dicembre 2021 ed è il secondo Ep che chiude il progetto NAPOLI FOLK BLUES. “Napoli folk blues vol.2” è il secondo progetto discografico interamente unplugged dei due fondatori del gruppo TheRivati. Paolo Maccaro e Marco Cassese sono rispettivamente cantante e chitarrista della band funk blues partenopea.Da sempre amanti delle sonorità folk per la prima volta pubblicano brani dal sound minimale, ma da un intenso pathos, utilizzando quasi esclusivamente la lingua napoletana e affrontando tematiche proprie del genere. L'idea di base è stata la loro voglia di creare qualcosa di originale ma allo stesso tempo classico. Con il Vol.2 chiudiamo il ciclo delle registrazioni fatte durante il lockdown, ma questa volta abbiamo voluto coinvolgere anche il resto dei TheRivati, inserendo contrabbasso, sassofono e percussioni in tracce diverse, e cercando di partire sempre dalla matrice folk blues ma cercando maggiormente la sperimentazione.” - dichiara il duo.
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FABIANA MARTONE 
omaggio a Joni Mitchell
Viene pubblicato oggi dalla label Inner Circle Music "Living in shadows and light" il disco-omaggio di Fabiana Martone a Joni Mitchell.

E' la label newyorkese Inner Circle Music a pubblicare "Living in shadows and light" terzo lavoro discografico da solista di Fabiana Martone la quale ci introduce nel magnifico mondo jazz-cantautorale.  Ad anticipare la pubblicazione di "Living in shadows and light" è stato il brano "In France they kiss on main street" supportato anche da un videoclip registrato live-in-studio. La voce dei Nu Genea ha sviluppato da anni una grande passione per Joni Mitchell tanto da poter dire che la sua formazione musicale passa attraverso le sue produzioni ricche di jazz, blues e folk. Così nasce l'idea di omaggiare la cantante canadese da molti considerata la cantautrice più importante e influente della storia del folk e rock. "Living in shadows and light" è un mini album di 7 brani interamente dedicato alle produzione di fine anni Settanta della Mitchell: in questo periodo si avvicina al jazz e suona con i migliori musicisti della scena americana. "Ho registrato una selezione di sette brani scegliendone alcuni tra più significativi del repertorio jazz di Joni - racconta Fabiana Martone. "E in modo fluido e naturale ho raccolto sensazioni e suggestioni attorno a queste canzoni fino a quando ho deciso di chiamare il mio album "Living in shadows and light" per sottolineare come ho vissuto negli ultimi mesi della mia vita, guidato dalle parole di Joni e dal suo inconfondibile suono. Ho anche provato a reinterpretare i brani attraverso arrangiamenti realizzati in collaborazione con i musicisti con i quali ho condiviso questi favolosi tre giorni di live recording". Ad accompagnare Fabiana in questo viaggio fatto di suoni e ricerca ci sono: Luigi Esposito al piano, Francesco Fabiani alle chitarre, Umberto Lepore al contrabasso e Marco Castaldo alla batteria. Il disco è stato registrato presso Le Nuvole Studio di Cardito (Napoli) dal sound engineer Paolo Alberta con i missaggi di Umberto Lepore e il mastering di Marco Lincetto di Velut Luna.
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BRAVE RAGAZZE
IL NUOVO ALBUM DI FLO
In uscita venerdì 14 gennaio 2022

‘Brave ragazze’ è il nuovo album della cantautrice partenopea Flo, in uscita il 14 gennaio per SoundFly.  Una raccolta di dieci brani, di cui sei sono rielaborazioni o traduzioni in lingua italiana e quattro originali.

«Brave Ragazze è il mio primo disco da interprete – racconta Flo. Quando canti ciò che scrivi sai già la verità, sai già come sono andati i fatti. Sai tutto. La sfida è prendere questo tutto e portarlo fuori perché possa appassionare le persone. Qui è stato diverso. Ho dovuto indagare le storie che hanno generato queste canzoni, immaginare traiettorie e motivazioni altrui. Ho dovuto scoprire il tutto di qualcun altro, riempirlo di un significato mio, di una mia verità. Spero di esserci riuscita».  Melodie emozionanti, testi profondi, ma soprattutto espressioni di un punto di vista femminile, quanto mai indomabile e coraggioso. Autrici e protagoniste di queste canzoni sono donne divise tra grandi successi e grandi solitudini, pietre miliari della nostra musica e della nostra cultura.  La prima tra le Brave Ragazze è Leda Valladares, cantante e ricercatrice del Tucuman, che con il suo registratore negli anni ‘40, raccoglieva per campagne e città, canzoni antiche, urla solitarie e riti che andavano via via scomparendo. L’ironia macabra della sorte la condannò a finire i suoi giorni in una clinica per malati di Alzheimer. Una vita spesa per la memoria che finisce senza più ricordi. Poi c’è Gilda Mignonette, la cantante napoletana più famosa d’America, la Regina degli emigranti. Morì in mare, durante la traversata da New York a Napoli, dopo aver espresso il desiderio di morire nella propria amata città natale. Sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense. Migrante per sempre. Non poteva mancare Gabriella Ferri, la giovane di Testaccio, ironica e sofferente, che diventa “Mamma Roma”. Una storia che va dal folklore, alle notti brave di New York, dalla televisione, ad un rapporto difficile con la musica e col pubblico. Aveva cantato in italiano Grazias a la vida di Violeta Parra, un’altra di queste Brave ragazze. Violeta è un’artista tutta sacrificio e passione, una passione feconda e dolorosa, che la porterà dalle strade di Santiago fino al Louvre di Parigi e oltre. Un’artista senza tempo, assolutamente indimenticabile.  Poi c’è La Lupe, l’artista cubana con el diablo en el cuerpo, amata da Hemingway, Tennessee Williams, Marlon Brando. Nella sua vita c’è l’esilio, qualcuno dice le droghe, l’alcol. Il suo successo in America fu enorme, poi l’oblio in la sedia a rotelle, la vita da senza tetto e una crociata evangelica. A completare la narrazione di questo caleidoscopico Femminile, quattro brani originali - Maddalena, Boccamara, Furtunata e Malemaritate – rispettivamente racconti della donna nata maschio, della femminilità selvaggia, della madre adottiva e della prostituta.  Ospiti speciali di questo disco sono Paolo Angeli, straordinario musicista e compositore d’avanguardia, che ha suonato in Maddalena e l’inimitabile e istrionico Peppe Servillo, che ha duettato con Flo in Boccamara.
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ALL OF US 
il nuovo album di
Petra Magoni e Ilaria Fantin

All Of Us è un viaggio che ripercorre la musica dall’antico 1500 ai giorni nostri, riadattando per arciliuto e voce note che hanno fatto la storia e che, grazie alle abili corde di Petra, riescono a rinascere sotto una nuova luce. Classica, rock, popolare, folk, leggera, la musica si allontana dalle etichette e si libera dal tempo, interpretando note e parole che, anche a distanza di secoli, parlano ancora di noi, di oggi. Petra Magoni, come si usa dire, non ha bisogno di grandi presentazioni: da anni in duo con Ferruccio Spinetti, storico contrabbassista degli Avion Travel, si esibisce sui più importanti palchi internazionali.  Tra le centinaia di concerti l’anno con Musica Nuda, riesce a dedicarsi anche al teatro e ad altri progetti paralleli, tra cui il duo con la liutista vicentina Ilaria Fantin. Ilaria dice di se: “Dall’età di 10 anni la musica è la protagonista della mia vita. Ascolto ed eseguo da sempre diversi generi musicali, spaziando tra sonorità provenienti da epoche lontane fino ai giorni nostri. All’attività di concertista affianco quella di organizzatrice e direttrice artistica di eventi (con l’Associazione Be Ancient Be Cool  è direttrice artistica del festival Musica delle Tradizioni) workshop, lezioni-concerto e progetti legati al sociale. Amo particolarmente portare il mio strumento e la mia musica nei luoghi più diversi, affrontando le situazioni inaspettate e sorprendenti che mi arricchiscono ad ogni concerto.” All Of Us sono Emozioni di passaggio, come le nuvole, attraverso le note di Sinéad O’Connor, Fabrizio De André, Joni Mitchell, Deep Purple  ma soprattutto in "Che cosa sono le nuvole" di Modugno/Pasolini.
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SquiLibri 
presenta

Dorso mondo di Gabriele Stera 
con Franziska Baur e Jérémy Zaouati 
poetry comics di Martina Stella 
In uscita il quarto volume con CD della collana di poesia con musica Canzoniere

Dopo l’esplosivo Santa Bronx, esordio postumo di un giovanissimo Alberto Dubito assieme ai Disturbati dalla CUiete; un mostro sacro della poesia internazionale come Raul Zurita, che con Gonzalez y los Asistentes ha firmato Desiertos de amor, e una stella della spoken music europea come Yolanda Castaño che, con Isaac Garabatos, ha realizzato Idioma da tinta; Canzoniere, la collana di poesia con musica dell’editore Squilibri, ritorna ad esplorare quanto si muove in quel magma ribollente della creatività giovanile con Dorso Mondo esito della collaborazione del poeta triestino, ma residente a Parigi, Gabriele Stera (1994) con l’artista visiva Martina Stella (1992), la violinista e drammaturga Franziska Baur (1993) e il musicista Jérémy Zaouati (1994): libri plurali quelli della collana Canzoniere che, facendo proprie le parole di Giacomo Leopardi, intende superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, in modo da riportare la poesia dove abitava prima del suo lungo esilio nei generi letterari, quando era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. Libri da leggere dunque con le orecchie, quelli di Canzoniere, perché “la poesia nasce musica, non già accompagnata dalla musica”, come si legge nel ‘manifesto’ che compare in apertura di ogni volume “e perché durata, ritmo, suono e lingua sono tutte le sue forme”. A queste caratteristiche risponde alla perfezione Dorso mondo di Gabriele Stera che, vincitore per ben due volte del Premio Dubito di poesia con musica, assieme ai suoi compagni di viaggio ha realizzato un libro per molti versi elettrico. Sono elettriche le sue parole, i suoi suoni, le sue voci, le sue musiche e le sue immagini. È dunque un’opera vibrante, che si espande e cortocircuita: in due lingue, italiano e francese, in tre codici (ma forse di più), testo, voce ed immagini, in quattro protagonisti, anche se l’autore infine, per quanto collettivo, avrà un nome e cognome. Un poema macchinato e dunque, oggi, naturalissimo e contemporaneo. Un’opera che, tra testo e musica, si fa interprete delle inquietudini di una generazione che rischia di essere ridotta all’impotenza e che in Gabriele Stera ha trovato “il più consapevole poeta lirico di questi anni”, come scrive Gabriele Frasca nella prefazione, capace “per intelligenza politica e per capacità febbrile, di intonarne il dramma ancora non del tutto consumato”. Un libro orchestrato collettivamente che dimostra come l’arte fatta insieme è spesso molto soddisfacente per chi la fa e per chi la fruisce. Che è anche la prima scommessa di uno dei migliori poeti europei delle giovani generazioni: Canzoniere è una collana che Lello Voce, iniziatore del poetry slam in Italia, dirige assieme a Gabriele Frasca e Frank Nemola e che ben si sposa con le attività di un editore come Squilibri, votato alle musiche di tradizione orale “perché durante il predominio della civiltà alfabetica, la poesia è sempre sopravvissuta altrove e quasi sempre tra le pieghe della cultura popolare”, come si legge ancora nel manifesto in apertura del volume. Coerentemente con la sua impostazione,Canzoniere è anche una rassegna che, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, presenta ogni anno alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. La terza edizione, in programma il 3 e il 4 marzo 2021, per le misure di contenimento del Covid 19 è stata spostata al 3 e 4 dicembre 2021. In questo video Gabriele Stera nell'edizione 2018 della rassegna. 

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
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"FADO ATTARANTADO" di Mimmo Epifani & Josè Barros
20 giugno 2021
Finisterre FT86/2021


In uscita il prossimo 20 giugno per l’etichetta Finisterre il disco “Fado Attarantado” realizzato con il contributo di Puglia Sounds “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021”. Nel disco la maestria compositiva e l’eccezionale tecnica esecutiva dell’inossidabile duo formato dal salentino Mimmo Epifani e dall’Estremadurense Josè Barros, si confronta con lo stile interpretativo di Josè Manuel David, Tonino Carotone a stringere ancora di più il legame tra le regioni portoghesi e il Salento. Il progetto “Fado Attarantado” oltre ad essere un funambolico incrocio di corde, di voci e di melodie, intende proporre un repertorio, allo stesso tempo originale e ispirato dalla tradizione dell’Estremadura e del Salento, che metta in luce i legami tra due fondamentali patrimoni di cultura musicale come il fado e la pizzica.  La produzione artistica è del pugliese Francesco Santalucia e del celebre Jorge Fernando.  Il disco inoltre vede la partecipazione di Patrizio Trampetti a chiudere l’eccezionale arco latino che permette di stringere ancora di più il legame tra varie regioni mediterranee. La produzione esecutiva è di Erasmo Treglia in collaborazione con l’associazione portoghese Sons Vadios.
MIMMO EPIFANI è considerato dalla critica uno tra i migliori musicisti e conoscitori di musica etnica per le innovazioni tecniche di improvvisazione applicate ai suoi strumenti, mandolino e mandola. 
Collabora con Eugenio Bennato nel gruppo Musicanova e fonda Epifani Barbers, progetto che riscuote ottimi consensi in Italia e all’estero. 
JOSE’ BARROS tra i più importanti musicisti della nuova musica portoghese e grande esperto di strumenti a corda come il cavaquinho, viola braguesa, bandolim, viola campaniça e la viola da terra. Dirige orchestre tradizionali e festival di musica.
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Materiali Sonori
Le novità

ALESSIA ARENA - CHIARA RIONDINO
Piero è passato di qui 
[un omaggio a Piero Ciampi]

presentazione in concerto:
mercoledì 19 gennaio . LIVORNO
Teatro delle Commedie – ore 21
PREMIO CIAMPI

Alessia Arena e Chiara Riondino presentano, fra musica e teatro, l'album “Piero è passato di qui”, che ripercorre la vita e la musica di Piero Ciampi lungo un itinerario che, accanto a brani noti, ne propone altri più oscuri ma non meno affascinanti.  Ecco come le due artiste toscane spiegano la nascita di questo lavoro: “Abbiamo cominciato per gioco a cantare alcune sue canzoni e ci siamo sorprese della loro attualità e di quanto, oggi più che mai, ci fosse bisogno di leggerezza intelligente, di un punto di vista opposto alla normalità e alla consuetudine. Di Ciampi insomma.” Il progetto, che riceverà il Premio Speciale dell’organizzazione del Premio Ciampi, è un CD, patrocinato dal Comune di Livorno, che esce per Materiali Sonori proprio in concomitanza dell’evento del 19 gennaio (anniversario della scomparsa del grande cantautore livornese).  La struttura dell'album ricalca quella di un libro, suddivisa in capitoli, in perfetto stile ciampiano. Un viaggio narrativo e musicale, realizzato in tappe, ognuna delle quali racconta temi a lui cari: il vino, il gioco, l’amore, il rapporto con gli affetti più stretti, il suo modo di stare al mondo. Il percorso narrativo-musicale che si compie insieme all’ascoltatore è circolare: ci si affaccia sull’universo ciampiano grazie alla prefazione Niente risolto per poi immergersi, senza soluzione di continuità, tra le canzoni e poesie di Ciampi, in un viaggio che partendo dal prologo Il vino, interpretato da Chiara, si chiude con l’epilogo aperto Il vino, interpretato da Alessia. E’ questo il primo omaggio musicale a Piero Ciampi realizzato da due voci femminili che sono distanti e complementari: mezzosoprano Alessia, contralto Chiara. L’ironia ciampiana è stata giocata dalle artiste nei contrasti dei loro colori vocali, passando dal chiaro allo scuro, dal morbido al ruvido e rafforzata dagli arrangiamenti realizzati dai musicisti che si sono uniti ad Alessia e Chiara: Franco Fabbrini, contrabbasso, basso acustico e elettrico, Valerio Perla percussioni, Diego Perugini chitarre e Luca Ravagni tastiere e sax soprano, collaborazioni che rendono onore al progetto e lo impreziosiscono di alte professionalità musicali.
Alessia Arena - voce. Interprete, affonda le proprie radici nella musica barocca e si avvicina al teatro grazie all’Atelier für physisches Theater di Berlino. Prosegue oggi il suo percorso nell’ambito della vocologia artistica. Dal 2015 si dedica al teatro canzone con progetti da lei ideati su: Alda Merini (Alda canta Ancora), la cantastorie siciliana Rosa Balistreri (A Piedi Nudi), Leo Ferré e Sergio Endrigo. Tra i riconoscimenti: Premio Speciale OFF - Roma Fringe Festival; Premio della critica - Concorso G. Bigazzi; I° classificato Premio Poggio Bustone; Premio Gozzano - Festival Biella.
Chiara Riondino - voce e chitarra. Cantautrice e interprete della canzone d'autore, Chiara Riondino tra le molteplici presenze di palco ama ricordare la Rassegna del Premio Tenco, il Festival della canzone d'autore di Roma, il Festival teatro canzone Giorgio Gaber, la tournée dal 2001 al 2018 con La Buona novella di Fabrizio De André su progetto di David Riondino, il Theater Berliner di Brecht, il Piccolo Teatro di Milano con Lo Stallo, spettacolo di teatro canzone scritto da Alessandro Luporini, per la regia di David Riondino, nell'ambito della rassegna Milano per Giorgio Gaber. 

IKOQWE,The Beginning, The Medium, The End And The Infine
IKOQWE è un nuovo progetto di Batida (aka Pedro Coquenão, artista nato in Angola e cresciuto a Lisbona che si colloca tra i principali esponenti della nuova ondata di musica elettronica africana), e Luaty Beirão, (aka Ikonoklasta) rapper angolano diventato attivista iconico. IKOQWE viene dalla scuola Hip Hop tanto quanto dalla musica tradizionale angolana. L'album  include drum machine, voci in slang angolano, Umbundu, portoghese e inglese, discussioni su neocolonialismo, iniquità e storia falsificata, suoni radiofonici, soluzioni utopiche e molto altro.

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK 
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU, Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

JUANA MOLINA, Segundo
Per celebrare il 21° anniversario dell'album “Segundo" (2000) di Juana Molina, ecco una ristampa molto speciale, rimasterizzata dai nastri originali e arricchita da un ricco libretto che racconta il movimentato inizio della carriera musicale di Juana con numerose note, aneddoti, disegni originali e foto inedite. “Segundo" è l'album che ha iniziato la traiettoria internazionale di Juana Molina come musicista

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

POLYCHRON+, She’s Always Been There feat. ANNA DOMINO. BLAINE L. REININGER. LUC VAN LIESHOUT. ALEX SPALCK. NICONOTE. DANIELE BIAGINI. CARMEN D’ONOFRIO.
Polychron+ sono un duo italiano (Aurelio Menichi + Gabriele Gai). Con lebands Dubital, Lord Chapeau, Smoke Signals, Vinylistic… si ricordano le loro prestigiose collaborazioni con Steven Brown, Mad Professor, Gilles Martin, Ultramarine. "SHE'S ALWAYS BEEN THERE" è un lavoro con una propria originalità che lo inserisce all’interno del vasto scenario “wave” italiano, dall’età d’oro dei primi gruppi post punk fino ad oggi. “She’s Always Been There” affonda le radici nell’humus mitteleuropeo (già terreno fertile di etichette quali Crammed Discs, Les Disques Du Crepuscule, Materiali Sonori) per suggerne il necessario nutrimento e trasporlo in un’inedita esperienza sonora, sintesi eclatante di delicata eleganza e morbosa sensualità. Le illustri collaborazioni - con ANNA DOMINO, BLAINE L. REININGER (che in “Piano Astrale” esibisce il suo straordinario italiano), LUC VAN LIESHOUT (Tuxedomoon), ALEX SPALCK (Pankow), NICONOTE (performer e magnifica voce già con Violet Eves), DANIELE BIAGINI (eccellente pianista già con i Minox, con il “Tenco” di Steven Brown e nel “Cameristico” di Riccardo Tesi) e CARMEN D’ONOFRIO - lasciano intuire l’ articolazione del progetto: gli ospiti si sono calati nell’ordito come se la trama già appartenesse loro, lasciando il loro inconfondibile segno sul risultato che suona sempre intenso, piacevole e sincero al tempo stesso. 

AQUASERGE, The Possibility Of A New Work For Aquaserge/Made To Measure Vol. 46
Riconosciuti come uno dei gruppi avant-rock più innovativiin circolazione, Aquaserge cercano ancora una volta di allargare il loro raggio d'azione con questo progetto speciale. Affrontano adesso il campo della musica classica contemporanea della metà del XX secolo rendendo omaggio a quattro grandi figure atipiche: Giacinto Scelsi, György Ligeti, Edgar Varèse, Morton Feldman. Un misto di intuizione “grezza" e metodo rigoroso, e hanno creato pezzi per una formazione ibrida, semi-classica e semi-rock allargata a 9 elementi. Le composizioni originali della band sono completate dalle interpretazioni di tre rari brani scritti da Edgar Varèse (su una poesia di Verlaine) e Morton Feldman (su un testo di Rilke). Aquaserge si confermano quindi come una forza motrice sotterranea nella scena musicale internazionale, ispirando e influenzando innumerevoli musicisti. Hanno tessuto una rete estesa di connessioni collaborando con artisti del calibro di Tame Impala, Stereolab, Acid Mothers Temple, Aksak Maboul e altri.

MALIBRA, Ami
Malibra Trio è un progetto musicale nato nel 2010 e capitanato dal Griot del Burkina Faso, Brahima Dembelè; sua è infatti la musica, e suoi i testi, tutti In lingua africana Djoula, diffusa in Africa Occidentale. L'idea musicale attinge direttamente al bagaglio ritmico e melodico africano; possiamo ritrovare infatti l'eco dei cori dei piccoli villaggi, i ritmi delle danze tradizionali, i colori vivaci e malinconici al tempo stesso di paesaggi meravigliosi e lontani. Questo background afro, si incontra e si fonde però con diverse tipologie di musica Occidentale, che pure devono le proprie radici all'Africa : il reggae, il jazz. Anche gli strumenti tradizionali africani, quali djembe, balafon e Kora incontrano e si mescolano con tastiere, pianoforte e batteria. Insomma un viaggio d'autore che parte dall'Africa ed arriva fino a noi. Con Brahima Dembelè: voce, djembe, balafon, kora, tama; Manuela Iori: pianoforte, tastiere, cori; Ettore Bonafè: djembe, dundun, batteria.

SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ, Azax Attra / Made To Measure Vol. 8 
La sublime voce del cantante iraniano Deyhim e la magia elettronica del compositore statunitense Horowitz: quando apparve per la prima volta nel 1986, questo album fu accolto con entusiasmo, stupore e incredulità: nessuno aveva fatto qualcosa di simile prima, e questa vertiginosa e ispirata miscela di tradizione persiana, avanguardia newyorkese e musica elettronica rimane incomparabile, potente e ipnotica fino a oggi. 

BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN, Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol.15 
Fu un incontro casuale quello fra tra Benjamin Lew e Steven Brown nell'effervescente crogiolo creativo che era Bruxelles nei primi anni '80 e ha portato a uno di questi piccoli miracoli discreti ma indimenticabili che avvengono a volte. Poetico, magico ed evocativo, "Douzième Journée" porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi alieni, che ha suscitato paragoni con la musica di Jon Hassell e Can. Steven Brown è il frontman della band statunitense Tuxedomoon. Benjamin Lew è uno scrittore, un artista visivo e un poeta del synth analogico (ha continuato a registrare altri quattro album per la Crammed Discs). Il valore di questo album per la serie Made To Measure non sembra essere cambiata nel tempo...

SALE
 Oggi esce l’album 
"UN ETERNO INUTILE PRESENTE" 

Il 26 novembre 2021 esce “Un eterno inutile presente” secondo album di SALE il giovane cantautore romano vincitore di LAZIOsound, alla sua seconda prova discografica, dopo l'ottimo esordio dell'album “L’innocenza dentro me” (Materiali Sonori 2019) finalista come Opera Prima alle Targhe Tenco, al Premio Bindi e al Premio De André. Con “Un eterno inutile presente” SALE  - da poco diplomato all'Officina Pasolini - continua il suo percorso artistico che attinge alla tradizione della canzone d'autore italiana, unita alla passione per il rock inglese e a sonorità elettroniche.  La scrittura dell’album inizia durante il lockdown e parte dalle situazioni quotidiane e rapporti interpersonali vissuti. I testi contengono le sensazioni, le incertezze, la voglia di cambiamento di un'intera generazione; raccontano anche di un mondo immaginario dove rifugiarsi nei momenti più difficili, ma anche della voglia di voler credere in un futuro positivo, nonostante tutto.  Come recita il pezzo che dà il titolo all’album “Noi viviamo un eterno inutile presente, ci specchiamo in un vuoto che non sa di niente”… SALE a tale proposito riflette: “Viviamo un eterno presente perché non abbiamo quasi più memoria del passato e non riusciamo ad immaginare un futuro.  Inutile perché, se non abbiamo la memoria di quello che siamo stati e non riusciamo ad avere una proiezione futura di quello che potremmo essere, viviamo un eterno presente fatto spesso di cose futili, alle quali diamo troppa importanza, sprecando il nostro tempo: un eterno inutile presente”. Nell’album troviamo i musicisti che da anni lo affiancano in studio e nei concerti: la coppia ritmica formata dal basso di Martina Bertini e la batteria di Filippo Schininà, Seby Burgio al piano e tastiere, la violinista Erica Scherl, la violoncellista Giovanna Famulari,il percussionista Arnaldo Vacca, il trombettista Sergio Vitale e sul brano “Una Canzone” la cantautrice Alice Caronna con cui SALE ha scritto il pezzo. La produzione artistica è del multistrumentista e compositore Stefano Saletti. L’album è stato registrato e missato al Four Winds Studio di Roma e il mastering è stato realizzato da Fabrizio De Carolis al Reference Studio. Del singolo (che porta l’omonimo titolo) è stato prodotto anche il video realizzato dagli Artigiani Digitali Laura Di Pietro & Paolo Damiani, che vede accanto a SALE Matilde Biciocchi. “Un eterno inutile presente” è una produzione di Ikona Concerti e dell'etichetta discografica indipendente Materiali Sonori (che ne cura anche la distribuzione digitale e fisica), realizzata nell'ambito del programma LAZIOSound di GenerAzioni Giovani e finanziata dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la Gioventù. 

prossime uscite

GIUDITTA SCORCELLETTI, Gianni Rodari - Astronave terra  
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IMENOTTERI & COSMI, IL NUOVO ALBUM DI NICO MARAJA
Dieci brani inediti e un gioco: partire da canzoni storiche immaginandone una evoluzione
Il risultato: un lavoro delicatamente provocatorio che entra nelle pieghe più profonde dell'animo umano. Sonorità talvolta sperimentali con un gusto vintage e low fi

Partire da canzoni storiche e immaginarne una evoluzione. Come sarebbero certi brani oggi, alla luce di una nuova sensibilità e di un punto di vista che, negli anni, è necessariamente cambiato? E’ il gioco alla base di “Imenotteri & Cosmi”, il terzo album di Nico Maraja, musicista, cantautore e scrittore. Dieci inediti che prendono spunto da alcuni capisaldi della tradizione cantautorale italiana per poi essere ricostruiti e reinterpretati. Cosa che l’artista lecchese di origine e romano di adozione, fa con un tratto unico e distintivo, attraverso le sue tipiche atmosfere oniriche e rarefatte. “Uno scherzo infantile e irriverente – spiega l'autore – che vuole però diventare un cambio di prospettiva, un provare a vivere e sentire le cose (o le canzoni) a proprio modo”. Così, ad esempio, “Io che amo mille cose” ribalta il concetto del brano di Sergio Endrigo (Io che amo solo te); l’ “Acquarello” di Toquinho diventa un quadro “Ad olio”, non più spensierato, ma tormentato e fragile; “Imenotteri e Cosmi” insegue “Il mondo” di Jimmy Fontana” e “In un dipinto blu” il sogno di Modugno acquista colori più terreni per assomigliare a “La passeggiata” di Marc Chagall. Dieci brani inediti per un album che vuole essere delicatamente provocatorio fin da titolo: Imenotteri & Cosmi, un dialogo tra esseri piccoli come insetti e realtà grandi come cosmi, che entra nelle pieghe più profonde dell’animo umano. Il tutto vestito di sonorità talvolta sperimentali con un gusto vintage e low fi. Nico Maraja è uscito da poco con il suo secondo libro (Dell’amore e altre forature – Edizione Ediciclo) e scrive colonne sonore per spettacoli teatrali. “Imenotteri e cosmi” è disponibile da oggi su tutte le piattaforme di streaming e negli store digitali e, dal 10 dicembre, in vinile.
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VOCI OLTRE, il primo album di DJELEM DO MAR
Un viaggio "etno-linguistico" che parte dal Mediterraneo per spingersi oltre:
si tocca l’Africa, l’Asia, l’America meridionale, per poi tornare in Europa e finire in Italia
Dieci lingue per undici brani, di cui sette originali
Un progetto di Sara Marini e Fabia Salvucci con Lorenzo Cannelli, Paolo Ceccarelli, Franz Piombino e Michele Fondacci

Un viaggio "etno-linguistico" che parte dal Mediterraneo per spingersi oltre: si tocca l’Africa, l’Asia, l’America meridionale, per poi tornare in Europa e finire da dove si è partiti, in Italia. Undici brani, sette originali e quattro tradizionali. Un repertorio affrontato in dieci lingue: quelle di casa nostra - italiano, sardo, siciliano e calabrese grecanico (parlato nella provincia di Reggio Calabria) - e armeno, greco, bulgaro, iraniano, farsi (persiano) e portoghese. E’ “Voci oltre” il primo album di Djelem Do Mar, un progetto ideato nel 2016 da Sara Marini e Fabia Salvucci, due cantanti, autrici e ricercatrici che in quest’avventura sono affiancate da Lorenzo Cannelli (pianoforte, laouto cretese, symphonia medievale e voce), Paolo Ceccarelli (chitarra elettrica, chitarra classica e cavaquinho), Franz Piombino (basso elettrico e basso fretless) e Michele Fondacci (batteria e percussioni). In particolare, Lorenzo Cannelli è anche compositore della maggior parte dei brani originali con la preziosa collaborazione di Paolo Ceccarelli per alcuni. Importanti sono anche gli autori dei testi originali: Pietro Cernuto, a cui si deve il testo siciliano di "L'amuri di na matri", Theodoro Melissinopoulos, testo greco di " I zoi pali", Riccardo Tordoni, testi in italiano di “Se guardi qui” e “La vita oltre”, e Pietro Fadda, testo in sardo di “A Babbu Mannu”.
Il nome Djelem Do Mar nasce dalla fusione di parole provenienti da due diverse etnie: Djelem, o Gelem, che in lingua romanì significa camminare, andare, viaggiare, e Do Mar, che in portoghese si traduce in "del mare". L’album “Voci oltre” parte da un lungo lavoro di ricerca storica sul canto e sulla musica popolare e si contamina grazie all’uso di strumenti rock/pop. Un progetto che si propone come un percorso musicale dalle radici antiche ma dal suono contemporaneo. Troviamo, quindi, sonorità mediterranee, melodie greche, ritmi iraniani, africani e musica tradizionale del centro sud dell’Italia. L’album è prodotto artisticamente da Stefano Saletti - musicista e compositore, uno dei nomi più accreditati della world music italiana – ed esce per l’etichetta Maremmano Records, con distribuzione Ird.
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IL GRIDO DELLA FATA
IL NUOVO ALBUM DI MAX MANFREDI
Dodici brani tra poesia elettronica, archi, fiati, cordofoni e percussioni
"Un disco invernale e magico"

Si intitola IL GRIDO DELLA FATA ed è il nuovo album del cantautore genovese Max Manfredi, un vero e proprio artista della parola cantata e riconosciuto maestro di quell’alchimia che riesce a fondere la forza delle parole con il fascino della musica, facendone una cosa unica, preziosa, artigianale. Non si tratta di concept album, “non ne ho mai fatto uno”, spiega Max Manfredi, “ma tra queste canzoni si respira un'aria di buon vicinato, come tra i panni stesi dai dirimpettai. IL GRIDO DELLA FATA è un album invernale e magico”. Il titolo è un verso di un componimento del poeta francese Gerard De Nerval. “Ci ho riflettuto e poi, giunto in momento di scegliere – dice con la sua grande ironia – mi sono avvalso della metodologia suggerita da un regista italiano, Enzo G. Castellari, nella sua disamina della differenza tra le locuzioni "sti cazzi" e "me cojoni", spesso ignota a chi non conosca gli usi linguistici romani, riferita, in questo caso, alle possibili risposte ad un qualsiasi titolo. IL GRIDO DELLA FATA si merita un bel “me cojoni”, se non altro in omaggio al poeta francese”. Max Manfredi ha pubblicato sei dischi prima di questo nuovo e quattro libri, ha vinto numerosissimi premi (fra cui una targa Tenco per il miglior disco dell’anno, “Luna persa”, nel 2008) ma più che tutto questo, a presentarlo sono le sue canzoni. L’originalità indiscussa del suo linguaggio poetico e musicale lo ha reso oggetto di studi e tesi universitari. Dal punto di vista delle sonorità, IL GRIDO DELLA FATA, si contraddistingue per l’uso dell’elettronica (“ce n’è una presenza ampia e variegata”) che, in ogni caso, non ha limitato le collaborazione con musicisti presenti e vivi: archi, fiati, cordofoni e percussioni. Si passa quindi dal violino al koto elettrico, insomma, per dodici brani, caratterizzati dalla poetica distintiva dell’artista genovese che spiega: “datare i brani di questo disco è impossibile, da tanto hanno sopravvissuto e per quanto sono stati reinventati. Vengono in mente i fossili di insetti o impronte conservati nell'ambra. Cosa c'è di più nuovo di un fossile riscoperto? Ancora più difficile sarà, per l'ascoltatore, distinguere i brani vecchi da quelli nuovi.” L'album è stato registrato con e da Marcello Stefanelli e Gabriele Santucci. E' passato poi nelle mani sagaci di Fabrizio Ugas che lo ha setacciato togliendo ed aggiungendo strumentazioni a suo genio, “è stato riascoltato poi da noi per l'ennesima volta, e infine licenziato, sempre con il timore di aver tralasciato qualcosa, o messo mezza nota di troppo. Timore reverenziale, pari a quello di certi cuochi leggendari nei confronti delle loro vivande”.
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ESCE GARGARISMI, IL NUOVO ALBUM DI GIGI MARRAS
Tredici canzoni e otto “microcanzoni” per un album terapeutico come la pratica che ne dà il titolo, che è anche il perfetto anagramma del nome dell'autore

Si intitola “Gargarismi” ed è il nuovo lavoro discografico del cantaingegnere Gigi Marras (Storie di note/Egea Music). L’album esce oggi ed è disponibile, oltre che in formato cd, in streaming e nei digital stores. Un album terapeutico, come la pratica che ne dà il titolo, che è anche il perfetto anagramma del nome dell’autore. “La mia passione ormai incurabile per i giochi di parole – si schernisce Marras – mi ha praticamente costretto a produrre un nuovo lavoro”. Dopo “Dio mi ha fatto non credente”, il suo primo album, uscito nel 2002 per l’etichetta Storie di Note, e “Quando sarò più giovane”, pubblicato nel 2018 con Vandle99 (l’etichetta legata alle canzoni della inconfondibile voce di Andrea Parodi, con il quale Gigi ha collaborato dal 1999 al 2006), “Gargarismi” nasce durante il lockdown imposto dal Covid19. Per questo Marras, poli-strumentista, diplomato in flauto dolce al Royal College of Music di Londra, per fare i “Gargarismi”, durante l’isolamento ha potuto collaborare con il gruppo con cui suona ormai da diversi anni, i BuFoBaldi, solo in remoto. Il disco propone 13 canzoni e 8 “microcanzoni”. Riprendendo infatti l’idea del precedente album, troviamo, insieme ai brani dalla struttura più tradizionale, anche dei brevi frammenti (dai 18 ai 59 secondi) con testo e/o musica che aiutano l'ascoltatore a passare da una canzone alla successiva, a volte ammorbidendo la transizione, a volte esaltandone i contrasti. Tra i brani c'è la versione completa di “Non ho voglia di studiare”, una canzone nata per addolcire le fatiche di una seconda laurea, e che nella sua versione di “trailer” presente nel disco precedente ha incontrato il gradimento di molti utenti di TikTok, venendo utilizzata nei loro video da più di 240 giovanissimi. E ancora gli “straniamenti esistenziali” di chi ha come guida e riferimento una “Stella bipolare”, o il tentativo di mitigare con il cauto ottimismo di “Passano i giorni” l'assurdità dell'esistenza, ancora nel terzo millennio, di negazionisti, razzisti, omofobi, complottisti, ecc., ecc. Ed ancora, il racconto dei tragici giorni dei bombardamenti che distrussero nel 1943 più dei tre quarti della sua amata Cagliari in “Ultimi attimi di libertà”, la rabbia disarmata verso il potere corrotto e corruttore di “Una chitarra piccola piccola” e “Il passato sembrava passato”, ma anche l’allegria e la dolcezza della tenera storia d’amore in “Sette ettolitri di zenzero”, la struggente nostalgia di “Inviti superflui”, ispirata all’omonimo meraviglioso racconto di Dino Buzzati, e il desiderio di serenità e di un porto sicuro in “Vento di burrasca” dopo che, come disse il grande Faber, tanto “Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca”.
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FEDE 'N' MARLEN 
"Terra di Madonne" è il titolo del nuovo album pubblicato da Full Heads Records & AreaLive

Esce oggi il terzo capitolo discografico di Federica Ottombrino e Marilena Vitale. "Terre di Madonne", questo il titolo del nuovo album del duo Fede 'N' Marlen, è pubblicato dalle label FullHeads & AreaLive con distribuzione fisica di Audioglobe e digitale a cura di Believe. Animo gipsy e cosmopolita caratterizzano l'approccio artistico del duo che fa del cantautorato napoletano la propria cifra stilistica, substrato delle altre lingue utilizzate, italiano, spagnolo e francese. Le nove tracce che compongono la tracklist sono prodotte artisticamente da Massimo De Vita e mixate da Paolo Alberta (Negrita, Roy Paci, Edoardo Bennato, Ligabue) mentre la produzione esecutiva è a cura di Luciano Chirico. Ospite speciale al contrabbasso è Ferruccio Spinetti che suona agnificamente nel brano "Malafemmena" che in occasione del suo 70° anniversario viene rivisitata e cantata in spagnolo in un sentito omaggio al Principe De Curtis. "Terre di Madonne" verrà presentato dal vivo con due showcase a Napoli: presso la libreria SparkHub venerdi 17 dicembre (inizio ore 19.00) e presso Fonoteca lunedi 20 dicembre (dalle 18 alle 19:30) L'ingresso è consentito con green pass - Posti limitati. Il titolo "Terra di Madonne" è un esplicito riferimento alla loro città: Napoli. Oltre cento edicole votive, nicchie sacre, hanno per decenni illuminato le strade, i vicoli, avvicinando il divino alla terra. Il duo ha ricevuto innumerevoli stimoli dalla propria città sviluppando una spiccata sensibilità alla scrittura dei testi con la volontà di raccontarsi e raccontare. Le loro canzoni si fondano sul desiderio di dare visibilità a storie troppo spesso inascoltate. La responsabilità che si assumono in prima persona di non nascondersi, affermando attraverso le loro scelte da che parte stare, è la loro modalità per incoraggiare gli altri a fare lo stesso. Nei brani di Fede 'n' Marlen si parla di migranti, diritti LGBTQ+ e legami umani. Si parla della bellezza degli idiomi come contaminazione culturale; si racconta il Mediterraneo e la sua cultura millenaria che ci rende tutti fratelli e sorelle. Non ultima la tematica dell'identità sessuale, argomento alle quali sono sensibili, che non viene separata da quella delle discriminazioni verso i migranti. "Nei nostri brani" - dichiarano Fede 'n' Marlen - "si parla di migranti, diritti LGBTQ+ e legami umani. In 'Io sono confine' ci si domanda se il viaggio nel Mediterraneo, compiuto dai migranti per scappare dalle loro terre, non debba essere nel verso opposto, per riappropriarsi dell'umanità perduta nel progresso. In egual misura ci si domanda come possa la società, di cui le famiglie sono le fondamenta, condannare una persona solo perché manifesta la sua naturale inclinazione identitaria, come in 'Fantasma' e 'Calpestami' ". Ascolta anche "Intercostale" il primo singolo pubblicato l'estate scorsa.
 
official web:
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DEMIAN DORELLI 
PRESENTA
“NICK DRAKE'S PINK MOON” A JOURNEY ON PIANO
DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI CD E VINILE

Il mio sogno è suonare questo disco dal vivo, tutte le canzoni in una sola performance e riportare ancora in palcoscenico la musica di Nick Drake.  La prima luna piena d’aprile che annuncia la primavera è chiamata la Luna Rosa. Dedico questo disco a mia figlia Lily nata sotto la luce di questa luna. Demian Dorelli E’ uscito il 1 ottobre, per Ponderosa Music Records il primo disco di Demian Dorelli, Nick Drake's Pink Moon – A Journey on Piano. Pink Moon è l’ultimo dei tre album registrati dal cantautore inglese Nick Drake nella sua breve vita. Ne segna il ritorno allo stile più asciutto e frugale della registrazione in solitaria, senza ingombranti musicisti attorno e facendo coscienziosamente a meno delle elaborazioni sonore degli album precedenti. Il risultato è una seducente raccolta di canzoni nude e crude, tetre, profonde e allo stesso tempo illuminanti e incantevoli. Demian Dorelli nasce nel gennaio del 1972. Un mese dopo la Island Records fa uscire Pink Moon che viene registrato nei famosi studi della Sound Techniques, giusto a due passi dalla casa natale dove Demian impara a suonare sul piano verticale. Più tardi, mentre studia musica a Londra e grazie al compagno di classe e amico Alberto Fabris, Demian conosce l’opera di Nick Drake. Il misterioso fascino di River Man e di Five Leaves Left avvince Demian per sempre.  La carriera musicale di Nick Drake, se si eccettua lo studio del pianoforte da bambino, comincia all’università di Cambridge, dove scrive le canzoni del primo album registrato tra una lezione e l’altra. Un’ulteriore coincidenza vuole che Cambridge sia la città dove attualmente vive anche Demian. Ecco una questione rimasta aperta tra Demian e Alberto fin dai tempi del college: potrebbe un’opera perfetta come Pink Moon essere tradotta senza rovinarla dai tasti di un pianoforte? Sarebbe possibile immaginare l’etereo paesaggio sonoro di Drake in una forma diversa, capace di ricreare una tale opera maestra piuttosto che riprodurla? Non essendoci altro modo di risolvere la questione, Demian come pianista e Alberto come produttore, decidono di accettare la sfida e di provarci. Così, nelle undici tracce di solo pianoforte, Demian esplora e rende omaggio a Nick Drake, alla sua maniera inconfondibile di suonare la chitarra, alle sue accordature sperimentali, al suo lirismo, alle sue lucenti melodie, attraverso una meditata distillazione e un’accurata trascrizione da uno strumento all’altro, facendo nascere l’intero spettro dei colori dalla tastiera in bianco e nero.  La principale intenzione di Demian nel suonare questi pezzi è quella di instaurare un’appassionante conversazione tra musicisti, tra passato e presente. L’album è stato registrato agli studi della Real World di Peter Gabriel dal leggendario Tim Oliver, artefice di molti dischi fondamentali degli ultimi quaranta anni. La copertina è un’opera originale realizzata dall’artista e illustratore Franco Matticchio, autore della celebre copertina del New Yorker al passaggio del millennio. Così come la musica, il disegno è un omaggio a Pink Moon.
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NEXUS - The CALL: for A New Life
Nel 1981 TIZIANO TONONI e DANIELE CAVALLANTI fondavano NEXUS. Formazione jazz d’avanguardia in costante evoluzione, NEXUS (entrato nel suo quarantesimo anno di vita ) realizza oggi il suo undicesimo album con immutata e anzi rinnovata passione. Un album che invita ad una riflessione sulla contemporaneità grazie a una prospettiva sonora in cui l’ascoltatore è chiamato a scoprire i risvolti e le nuance di una musica caleidoscopica, che fa della multi-culturalità uno dei motivi di interesse.
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HERMON MEHARI ALESSANDRO LANZONI - ARC FICTION

Il 15 ottobre il duo composto dal trombettista Hermon Mehari e dal pianista Alessandro Lanzoni pubblicherà l’album ''Arc Fiction'', per l'etichetta francese ''MiRR''. Lo stesso giorno il disco verrà presentato dal vivo a Parigi al ''360 Music Factory'' per il festival ''MiRR Jazz Days''. Il disco contiene 11 brani in cui il confine tra musica scritta e non è alquanto sfumato. Per l’ascoltatore è spesso impossibile riconoscere la differenza tra le composizioni preesistenti e i momenti di impro libera. Ciò è certamente intenzionale ma non viene reso in maniera del tutto palese: gli elementi di scrittura servono come punti saldi in un terreno più stabile dal quale prendono vita strutture create in modo spontaneo e libero. La bellezza di questo lavoro è resa proprio dai momenti improvvisati che assomigliano a delle canzoni vere e proprie. Tali momenti sono estremamente dotati di grande carattere, melodie fruibili, continua attenzione verso la forma e il groove e la costruzione estemporanea di introduzioni e code. Lanzoni e Mehari seguono le stesse coordinate creative di bambini che stanno giocando: nessun limite, tutto è valido! Questo tipo di processo è permeato da un profondo ascolto reciproco, con continui scambi e sovrapposizioni, dando sempre l’opportunità all’altro di prendere l’iniziativa. L’ascoltatore partecipa all’avventura, seguendo il filo di ogni storia con la musica che va avanti per sempre, guadagnando slancio man mano che procede.

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STONES IL NUOVO DISCO DI GABRIELE MIRABASSI, FABIO ZEPPETELLA e DARIO DEIDDA
In uscita il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label

Un progetto cameristico in cui lirismo e senso melodico si fondono con il suono della “swing era” e die grandi musicisti del passato. Questa l’essenza di Stones, nuovo disco del trio composto da Fabio Zeppetella, Dario Deidda e Gabriele Mirabassi che esce il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label. Un lavoro a cui hanno preso parte tre grandi artisti del jazz italiano e in cui i suoni di un’epoca importante come quella dello swing si sposano alla perfezione con un approccio compositivo moderno, contraddistinto da una notevole forza interpretativa. I brani originali sono scaturiti dalla penna di Zeppetella e ognuno di esso ha un approccio che mette in risalto la melodia, il lirismo e l’interplay fra tre grandi artisti. Le altre composizioni, completamente rivisitate, appartengono a grandi musicisti del passato che hanno lasciato una traccia indelebile durante il loro cammino. In questo progetto le possibilità armoniche e melodiche diventano infinite perché il ruolo dell’armonia è assegnato non soltanto alla chitarra, ma spesso al basso elettrico e all’incrocio di voci contrappuntistiche e polifoniche. In questo modo passato e presente si incontrano tra brani originali molto intensi, dove si evince un approccio tipicamente mediterraneo, e brani di grandi artisti che vengono rivisitati, spesso stravolti acquistando una luce nuova, che mette in risalto aspetti sconosciuti. Il brano che apre il disco si intitola Toots ed un omaggio al grande armonicista Toots Thielemans, caposcuola e innovatore del suo strumento. Questa composizione di Fabio Zeppetella è stata scritta sulla griglia armonica di Bluesette, grande successo di questo grande artista, ma è stata trasformata in un choro. In questo modo acquista una pulsazione ritmica tipica della musica brasiliana con il tema scandito sugli ottavi per essere pertinente a questa forma espressiva. Altro brano presente in questo disco è Nuages di Django Reinhardt in cui la presenza del clarinetto rievoca il sound degli anni ‘30 e di grandi compositori come Benny Goodman. Modinha è una composizione di Jobim, dal sound tipicamente brasiliano, suonato con un arrangiamento dalle tinte più vicine rock, con la linea melodica che tuttavia rimane fedele a quella originale. Tra i brani inediti, invece, citiamo Little Girl, sempre a firma di Fabio Zeppetella, una ballad caratterizzata da grande lirismo, in cui la linea melodica è disegnata prima del clarinetto e poi dalla chitarra. The Good Life, scritto per chitarra e basso, stringe la mano alla poetica Manouche con il basso che prima regge l’armonia, sostituendosi alla chitarra, poi diventa strumento solista. Lee è una composizione tipicamente in stile bebop dove l’interplay diventa l’assoluto protagonista della scena.
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Giulia Barba  
Sonoro 
Dopo il cinema muto viene il "Sonoro", un nome che è sembrato adatto al secondo progetto discografico della musicista e compositrice bolognese  Giulia Barba, L'album inizia ad essere concepito nel 2015, tuttavia la scelta dei musicisti è stata molto accurata, e ha prolungato i tempi di realizzazione. Il disco, pubblicato dall’editore BNC, è in uscita il 14 gennaio. Lo stesso giorno verrà presentato a Bologna ad Angelica,  Teatro San Leonardo. La scelta della formazione è motivata dalla ricerca timbrica, obiettivo principale dell'artista. L'ensemble di "Sonoro" offre innumerevoli combinazioni di registro, ed è possibile modificare i ruoli degli strumenti a piacimento. Nel processo di scrittura si è scelto di approfondire quest'indagine a discapito del virtuosismo improvvisativo tanto caro al mondo jazzistico. Per quanto riguarda l'uso della voce, l'estrema versatilità di Marta Raviglia le permette di assumere ruoli diversi a seconda delle circostanze, diventando ora veicolo del testo, ora del suono puro. L'album contiene 6 composizioni di Giulia Barba, tra cui due brani con testo di W.B. Yeats ("The Everlasting Voices" e "To an isle in the water"), e 8 quadri di improvvisazione totalmente libera. Il testo di "Bassorilievo" e "Game Over" è stato scritto dalla stessa compositrice.
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PIRANHA
(Federico Calcagno – Filippo Rinaldo – Stefano Grasso)

PIRANHA nasce nella primavera 2017 a Milano come un progetto più o meno espandibile, le cui dimensioni sono variate dal duo al quartetto, e che ugualmente tratta musica più o meno espansa, proponendo per lo più composizioni inedite. Dal 2019 la formazione prevalente è il trio, con Federico Calcagno ai clarinetti, Filippo Rinaldo al pianoforte o tastiere e Stefano Grasso alle percussioni, ovvero batteria e vibrafono. Il progetto offre una sonorità multiforme ma bilanciata attraverso una ricca miscela di jazz, musica da camera, sound extra europeo e minimalismo. L’intento è quello di invitare l’ascoltatore a entrare e partecipare nel “laboratorio sonoro” del gruppo, luogo in cui si possono sperimentare e vivere diversi tipi di propulsione: grida di elevata energia, danze ritmiche asimmetriche, melodie solenni, intime meditazioni, silenzi violati. Ogni membro del trio contribuisce all’arricchimento della gamma sonora attraverso l’utilizzo di più strumenti, valorizzando il poli-strumentismo; in questo caso clarinetto - clarinetto basso, pianoforte - octatrack, batteria - vibrafono. L’unione dei molteplici timbri sonori, le abilità improvvisative e il repertorio di brani inediti composti da ogni membro del gruppo permettono ai PIRANHA di offrire una rara gemma musicale. Brani che vanno a formare l’omonimo album d’esordio in uscita il 10 settembre per la neonata Habitable Records. L’etichetta è stata fondata nel marzo di quest’anno da 9 componenti del Composers and Improvisers Community Project, un progetto internazionale guidato dal chitarrista argentino Javier Subatin. La Habitable Records ospita una serie di artisti peculiari che si collocano in uno spazio al di fuori dai generi, musicisti che condividono una curiosità per il mondo del suono e per il bene sociale che ne può derivare. Il trio si è esibito a Parma Jazz Frontiere Festival 2020 come gruppo del vincitore del Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020. In aggiunta ai consueti sensi un piranha possiede una cosa chiamata linea laterale che gli permette di nuotare orientandosi attraverso acque buie. Questo ipercosciente meccanismo di movimento anima in modo analogo l’omonimo progetto PIRANHA –un gruppo espandibile che in questo caso si realizza nel trio composto Stefano Grasso, Filippo Rinaldo e Federico Calcagno. Ognuno mette a disposizione della filigrana onnivora la propria sensibilità compositiva. Densità e delicatezza si alternano lungo il percorso con influenze rispettose che sono assorbite ed adattate, inondate di adattabilità e multidimensionalità… un rovistare irrequieto attraverso flussi rarefatti di splendore. Questa espressione visiva è ampia come un fiume, spesso delicata ma pronta a spalancare le fauci quando necessario.
                                                                                                                                                                    Killick Hinds                        

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Tǔk Music
presenta

TRIAPOLOGY
(SAETTA – FRANCESCA – BOLOGNINI)
IRIDESCENT

Iridescent è il secondo capitolo del progetto Triapology, gruppo composto da Vincenzo Saetta (sax alto ed effetti), Ernesto Bolognini (batteria) e Giovanni Francesca (chitarre ed effetti), quest’ultimo subentrato a Michele Penta. Si tratta di una singolare formazione che è caratterizzata dalla mancanza di basso e dal suono insolito, ibrido, che parte dall’acustico e sul quale vengono innestati elementi elettronici suonati live che permettono di ampliare le possibilità timbriche della musica. L’album è in uscita il 17 dicembre per la Tǔk Music su Cd e in una speciale versione digitale. Il nuovo album prosegue e sviluppa il discorso avviato dal precedente Rockinnerage; i 3 musicisti si confrontano con un’azzeccata scelta di alcuni classici del rock (da Neil Young agli U2 a Jeff Buckley per arrivare a ‘Holocene’ di Bon Iver; unica eccezione ‘Stoner Hill’ di Brian Blade che idealmente divide l’album in due parti) ma con un approccio jazzistico dove gli audaci arrangiamenti creano, in questa fusione di tradizione, elettronica e melodie conosciute, un amalgama innovativo e un sound contemporaneo, che parte dal passato per fondersi con il nostro presente. E sempre a proposito degli arrangiamenti, questi che un tempo erano più lineari e schematici adesso sono sempre più liberi sospesi e dilatati, in modo che alcune melodie quasi si dissolvono e si ricompongono nel tessuto sonoro. L’edizione digitale dell’album è invece doppia e riporta alla luce un vecchio progetto di Vincenzo Saetta, Ubik, originariamente pubblicato nel 2012. Il fulcro dell’album è stato registrato con Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso, Luigi del Prete alla batteria, con ospiti Alessandro Tedesco al trombone e un quartetto d’archi; due brani vedono una line up diversa, formata da Antonello Rapuano (piano), Peppe Timbro (contrabbasso), Giampiero Virtuoso (batteria) e Vittorio Silvestri (chitarra). L’immagine della copertina è opera della disegnatrice spagnola Cinta Vidal. Cinta ha iniziato a disegnare sin da piccola ed ha studiato all’Escola Massena a Barcellona.
Ha quindi compiuto l’apprendistato al workshop Castells Planas affinando l’arte della scenografia e del fondale per il teatro. Non ha mai smesso di sperimentare e le sue opere sono state esposte con mostre a Barcellona, Hong Kong, Los Angeles e Melbourne. 

ZAVALLONI – FRESU – ARCELLI – RUBINO – BARDOSCIA – QUARTETTO ALBORADA
PopOFF!
popOFF! è un gioco di parole tra la famosa canzone del goffo cosacco dello Zar e l’idea di valicare le barriere di genere e di età. Ecco il punto di partenza della nuova sfida diretta da Paolo Fresu, ornata da un pizzico di follia: si tratta della rivisitazione in chiave jazz di alcune di alcune canzoni dello Zecchino D’Oro, la mitica manifestazione canora dedicata all’infanzia e famosa in tutto il mondo. Il progetto nasce dal desiderio del trombettista di rendere omaggio alla città che lo ha accolto fin dagli anni ’80, quella Bologna che nel 2017 gli ha conferito il prestigioso Nettuno D’Oro. Il pensiero è andato immediatamente allo Zecchino D’Oro: Bologna è infatti la città dell’Antoniano, sede storica della manifestazione. L’interesse di Fresu per i progetti dedicati all’infanzia dura da tempo: con la moglie Sonia Peana (violinista e fondatrice del quartetto d’archi presente in questo album nel nutrito cast di musicisti) cura il progetto Nidi di Note, nato nel 2010 sempre a Bologna, e volto a far scoccare fin dalla tenera età la scintilla per l’interesse e la passione verso la musica. E dove registrare tutto il materiale, se non nei mitici studi felsinei della Fonoprint, casa di Dalla, Vasco, Curreri, Carboni e Bersani, per citare solo alcuni tra i tanti che da lì sono passati a registrare la loro musica? Grazie ad un bando di Bologna UNESCO City of Music questo omaggio è diventato un disco in uscita il 1° ottobre per la Tǔk Kids, sezione della Tǔk Music dedicata all’infanzia e inaugurata proprio da popOFF! La sfida si presentava non semplice: coniugare il rigore musicale e le atmosfere contemporanee alla leggerezza, all’ingenuità e al gioco che si respira in brani che vanno da “Quarantaquattro Gatti” e “Il Valzer del Moscerino” al “Caffè della Peppina” e “Volevo un Gatto Nero”, canzoni che hanno accompagnato diverse generazioni da piccoli e anche da grandi e ormai entrate nell’immaginario collettivo. E altrettanto immediatamente il pensiero di Fresu su quale voce scegliere per interpretare questi brani è andato direttamente a Cristina Zavalloni, cantante bolognese completamente a suo agio sia col jazz che con la musica classica contemporanea, “figlia d’arte” dato che suo padre Paolo Zavalloni - alias Zavallone - è stato direttore musicale dell’Antoniano di Bologna dal 1989 al 2003.  Con questo disco, inoltre, la Zavalloni è riuscita anche a coronare un sogno di bambina: cantare allo Zecchino D’Oro! La formazione musicale è composta dal Quartetto d’archi Alborada (Anton Berovski al violino,  Sonia Peana al violino, Nico Ciricugno alla viola e  Piero Salvatori al cello), arrangiato per l’occasione da Cristiano Arcelli, che si cimenta anche al sax soprano, al clarinetto basso, al flauto e alla melodica, e accompagnato al pianoforte e al philicorda di Dino Rubino, e dal contrabbasso di Marco Bardoscia; fa il suo esordio musicale Luca Devito, factotum dell’etichetta Tǔk Music dalla solida preparazione musicale, che è presente al flauto nel brano ‘Il Valzer del Moscerino’.

La sfida è stata vinta?
E’ lo stesso Fresu che analizza il quesito nelle note del ricco booklet: “Non ci è dato saperlo né riteniamo sia importante. ciò che conta e il nostro esserci ritrovati bimbi a ripercorrere storie che ci appartengono.” La magnifica copertina e le immagini interne sono opera del disegnatore Lorenzo Mattotti, nato a Brescia e ora residente a Parigi; anche la sua straordinaria carriera è transitata da Bologna dove ha fondato il collettivo di fumettisti e illustratori Valvoline, insieme a Igort e Daniele Brolli. Il cerchio si chiude con un progetto di videoclip realizzati da Claudio Stanghellini, che parte proprio con La giostra del carillon, girato in alcuni luoghi storici della città felsinea e che saranno le immagini sul nostro YouTube ufficiale a svelare.
popOFF! è stato realizzato con il contributo di Bologna UNESCO City of Music

 video 'La Giostra del Carillon':

GIOVANNI GAIAS with GIUSEPPE SPANU - TOTB – Think Outside The Box
‘Think Outside the Box’ è il nuovo progetto del polistrumentista Giovanni Gaias insieme a Giuseppe Spanu, ed è anche il titolo dell’omonimo EP in uscita il 22 gennaio 2021 per la Tǔk Air, sottosezione della Tǔk Music di Paolo Fresu dedicata ai suoni dell’elettronica, del soul e del funk. I due sono stati protagonisti della scorsa edizione di Time in Jazz con le travolgenti esibizioni notturne all’interno della sezione Time After Time. TOTB è un duo perfettamente immerso nella sintesi tra jazz e chillout, frutto di una lunga amicizia che scaturisce da un percorso musicale comune e condiviso. Un sound che abbraccia le innumerevoli declinazioni della black music, per poi incontrare l’ambient e l’ethnobeat in un sommario di passione e seduzione. Nella loro musica c’è una forte necessità di presente e contemporaneità, che assimila tanti stimoli diversi per definire una propria identità e originalità. Un progetto che aspira ad una sintesi di tutte le esperienze maturate nel corso di questi anni, immerse nell’amore per la vita e per la musica.

GIANLUCA PETRELLA – PASQUALE MIRRA - CORRESPONDENCE
Gianluca Petrella e Pasquale Mirra, due tra i più creativi e apprezzati musicisti della scena musicale italiana ed internazionale, pubblicheranno il frutto della loro collaborazione ‘Correspondence’ l’11 giugno per la Tǔk Air, sezione della Tǔk Music inaugurata a gennaio di quest’anno col disco di Nanni Gaias e dedicata ai suoni elettronici, soul e funk, su cd slim, digitale e vinile silver 140gr. ognuno con specifica tracklist. Il disco è in preordine dal 30 aprile su bandcamp e lo sarà sui principali store digitali. Il progetto nasce poco più di tre anni fa in versione prevalentemente acustica, trombone e vibrafono con qualche incursione nell’elettronica, ma ben presto la voglia di sperimentare e di spostare la linea di confine sempre più avanti ha spinto i due ad ampliare l’orizzonte con l’utilizzo dell’elettronica e l’aggiunta di alcuni strumenti, come synth, rhodes, balaphone e midi vibes. Nel disco convergono le numerose influenze e collaborazioni di Petrella e Mirra (da Cosmic Renaissance, a quelle con Nicola Conte e Dj Gruff a C’Mon Tigre e Mop Mop solo per citare le principali) ed i brani, tutti composti arrangiati e prodotti dai due, sono un caleidoscopio variegato di suoni ethno, afrobeat, ethio-jazz, spiritual jazz, elettronica, un susseguirsi sempre mutante dove la ricerca ritmica e l’attenzione al suono giocano un ruolo fondamentale. Due musicisti in totale sintonia che spinti da una curiosità inesauribile esplorano le innumerevoli possibilità della musica e della tecnologia. Per la realizzazione dell’album Petrella e Mirra hanno chiamato alcuni ospiti, Giulietta Passera alla voce e autrice del testo di Night Shift a cui dona toni wave, Kalifa Kone al talking drums e n’goni e calabash, Blake Franchetto al basso elettrico, Danilo Mineo alle congas, bongos, krakabs ed effetti, Simone Padovani alle percussioni e Primo Zanasi al drum beat, tutti musicisti con i quali c’è un percorso comune e che sono stati scelti perché perfettamente funzionali all’architettura musicale di Correspondence. Per Petrella si tratta della quarta uscita discografica su Tǔk Music dopo i dischi di Brass Bang (con Fresu, Bernstein e Rojas), Magister Giotto di Fresu e del recentissimo omaggio a David Bowie Heroes, contenuto nel cofanetto P6OLO FR3SU uscito per i 60 anni del trombettista, mentre per Mirra è l’esordio con l’etichetta. La copertina è opera del grafico e illustratore Oscar Diodoro che ha raccolto il testimone di Benno Simma entrando a tempo pieno nello staff della nostra etichetta come designer. Oscar è anche autore delle opere in copertina della Tuk Air, basate su una serialità industriale che si mescola ai neon tipici della pop art.

MARIA CEFALA’ - DISCOVERING BACH
Il rapporto tra Paolo Fresu e la musica classica è da sempre intenso e proficuo: è un rapporto che si è sviluppato negli anni con riletture del repertorio di Bach, Haendel, Monteverdi, Rossini e Bellini e con le collaborazioni con Mario Brunello, Giovanni Sollima, Virtuosi Italiani, i Solisti Veneti e l’Orchestra da Camera di Perugia, a sottolineare le affinità che esistono tra classica e jazz. Spinto com’è da una inesauribile curiosità e attratto dalle sfide inconsuete, con la pubblicazione di “Discovering Bach” della pianista Maria Cefalà in uscita il 28 gennaio su Cd e in digitale, Fresu inaugura la Tǔk Classic, sezione della Tǔk Music, l’etichetta da lui fondata nel 2010 e dedicata ai suoni della classica. E’ nota la passione del trombettista per il periodo barocco e appare quindi naturale che ad inaugurare la nuova sezione dell’etichetta ci sia una rilettura di Bach; ma è anche significativo e coerente col percorso artistico di Fresu che l’artista prescelta abbia un approccio singolare e per niente ortodosso. Quella della trentenne pianista pavese Maria Cefalà è una storia di rinascita: diplomatasi in pianoforte a 20 anni, nel momento in cui avrebbe dovuto spiccare il volo subisce l’infiammazione di un nervo e per tre anni non riesce più a suonare. La fine? No, l’inizio. Perché quando tutto sembra normalizzarsi nella rinuncia definitiva alla tastiera sarà l’ucraina Anna Kravtchenko, icona del pianismo mondiale, a valorizzare il suo lavoro definendo il Bach di Maria ‘all’italiana’. E’ nel loro rapporto che prende forma il progetto “Discovering Bach” i cui primi passi di vita ripercorrono l’irritualità di tutto il percorso della Cefalà: in un tour di cinque carceri italiane (San Vittore a Milano, Torre del Gallo a Pavia, Canton Mombello a Brescia,  Poggioreale a Napoli, Carcere dei Piccolini a Vigevano) Maria trova il primo pubblico a cui raccontare con ironia la parabola di rinuncia e rinascita di un’amante della musica che non si riconosce nel sistema, ma anche la vita di Bach, in un percorso di umanizzazione del monumento che sembra sempre più necessario a qualsiasi percorso divulgativo. Il progetto discografico si concretizza quindi con la registrazione presso il teatro Besostri di Mede (Pv). La copertina del disco è un’opera realizzata ad hoc dall’artista americano Neal Peterson, ed è la rielaborazione grafica di uno spartito autografo di Bach. Le opere successive della Tǔk Classic, come avvenuto con la Tǔk Air, seguiranno la medesima serialità utilizzando i “mandala urbani” della serie Cities dello stesso Peterson: dal 2015, infatti, l’artista visita diversi luoghi e ne fotografa i dettagli (architettura, arte pubblica, vegetazione), poi li combina digitalmente fino a comporre queste splendide texture circolari.

J.S. BACH
Invenzioni a due voci BWV 772 – 786
Concerto Italiano BWV 971
Partita in mi minore BWV 830
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NAZARENO CAPUTO - PHYLUM
Phylum è l’album d’esordio del vibrafonista Nazareno Caputo. Il disco, in uscita il 22 febbraio per AUT Records, è stato registrato con Ferdinando Romano al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria ed è una ricerca musicale focalizzata sugli elementi strutturali di un organismo musicale. La parola "Phylum" è utilizzata in zoologia e botanica per indicare un preciso gruppo tassonomico. Organismi facenti parte di un determinato phylum condividono lo stesso piano strutturale ma il loro sviluppo morfologico non li conduce necessariamente nelle stesse direzioni. La musica del trio parte da concetti simili, prendendo le mosse dallo sviluppo di una struttura musicale ed elabora la propria idea seguendo percorsi differenti e complementari. Il risultato sono brani che contengono elementi morfologici molto diversi tra loro e risultati estetico-stilistici riconducibili ai più variegati linguaggi, muovendosi in particolare tra jazz e musica colta contemporanea. Tutto è unito indissolubilmente dalla comune origine e appartenenza alla stessa idea musicale, allo stesso phylum. Il disco si sviluppa a partire dalle riflessioni sui concetti di struttura e di complessità, cari al musicista fin dai tempi dei suoi studi di architettura. PHYLUM è un atto di amore verso la complessità, verso tutto ciò che è nascosto, che non appare subito, che va scovato, verso tutto ciò che non è sempre facilmente intellegibile, verso ciò che procede lentamente, verso l’anomalia, verso l’eccezione, “l’anello che non tiene”. La complessità fa parte del mondo che ci circonda e confrontarsi con essa è una delle attività più belle che la nostra mente possa compiere.
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Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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Andrea Rea - “El Viajero”

El Viajero è il quarto Album in uscita per Andrea Rea, musicista campano d’origine e romano d’adozione, in uscita il 2 luglio per Filibusta Records. Pianista tra i più richiesti della scena jazzistica collabora da anni al fianco di numerosi musicisti tra cui: Stefano Di Battista, Dianne Reeves e John Patitucci. Il suo approccio e la sua musica si rifanno ad innumerevoli colori ispirati sicuramente dalla tradizione jazzistica la quale funge da supporto ad un linguaggio personale influenzato da un’ampia gamma di suoni e musiche. In questo lavoro intitolato “El Viajero” il filo conduttore che attraversa la diversità dei brani è il viaggiatore che spazia tra i diversi generi e luoghi che il pianista partenopeo ha deciso di raccontare. In questo lavoro Andrea si fa aiutare da personalità musicali intelligenti e sensibili in grado di sviluppare al meglio le sue idee di partenze. Come il contrabbassista Daniele Sorrentino (Stefano Di Battista, Joe Barbieri) già presente nel suo apprezzato lavoro d’esordio “Arioso” ed “Impasse” ed il batterista Lorenzo Tucci considerato uno dei nomi di spicco della batteria jazz in Italia. In “El Viajero” ognuna delle otto tracce (tra cui tre composizioni originali a firma del leader) si riallaccia ed evoca esperienze, avvenimenti e ricordi. Dall’omaggio alla musica Sud Americana (Carlos Aguirre, Martin Rojas, Hamilton De Hollanda), che non a caso rappresenta un influenza costante nella musica di Rea, al ricordo di David Bowie a Prezioso il contributo di Giacomo Tantillo alla Tromba nel brano “En la Orilla del Mundo”.
El Viajero (Il Viaggiatore) è quindi un viaggio, il viaggio, quello personale, realizzato attraverso culture e luoghi di diversi paesi, che in qualche modo hanno influenzato la musica di Rea, con il suono personale del trio che dona omogeneità al progetto.
 
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Danilo Blaiotta Trio
THE WHITE NIGHTS SUITE
Featuring Fabrizio Bosso, Achille Succi, Stefano Carbonelli

Il secondo capitolo discografico del Danilo Blaiotta Trio (Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria) si intitola THE WHITE NIGHTS SUITE: si tratta di una composizione originale suddivisa in 11 movimenti, tutti a firma del leader, ispirata al romanzo Le notti bianche di Fedor Dostoevsky,  in uscita il 1 ottobre per Filibusta Records. Per l’occasione, la formazione del trio base si estende al sestetto, ospitando tre importanti musicisti della scena jazzistica italiana: Fabrizio Bosso alla tromba, Achille Succi al sax alto e al clarinetto basso, Stefano Carbonelli alla chitarra elettrica. Le composizioni abbracciano certamente il retaggio musicale di Blaiotta nella musica classica, in particolare quella del primo novecento russo. L’impianto e la natura del progetto però sono prevalentemente jazz, tanto nella forma quanto nello sviluppo di ogni brano.
Guida all’ascolto:
La suite si apre con una sorta di Ouverture in trio: First Night / St. Petersburg , che descrive la passeggiata del protagonista -il sognatore- per San Pietroburgo, incantato dalla bellezza della sua città.
In The Man In Tails, il protagonista scorge una donna sola, che viene inseguita da un tetro uomo in frac. Il sognatore si lancia all’inseguimento dei due, riuscendo a mettere in salvo la ragazza allontanando il losco figuro. I due protagonisti della colluttazione sono impersonificati da pianoforte e chitarra (Stefano Carbonelli) che dopo l’esposizione del tema “si rispondono” improvvisando su un pedale della ritmica.
The meeting è un brano dal tema sognante, che descrive l’incontro tra il sognatore e la ragazza, che si presenta con il nome Nasten’ka. La voce principale è affidata alla tromba di Fabrizio Bosso.                    
Second Night – The Dreamer è il brano affidato al trio senza ospiti. Secondo appuntamento dei due protagonisti, che si ritrovano a raccontarsi vicendevolmente le proprie esistenze. In questo brano il sognatore (The Dreamer) narra a Nasten’ka la storia della sua vita. Egli è dunque un sognatore, ma è bloccato nella sua utopia. Brano dal tema sognante (l’utopia) ma dall’andamento -even eight-, per descriverne un’esistenza, in fondo, pù media che esaltante.
Nel quinto brano -Nasten’ka-, la fanciulla racconta la sua storia al sognatore. Ragazza tipicamente russa, che vive soggiogata dalla pressione di una nonna anziana. Ella racconta anche di un uomo al quale è promessa sposa, sparito per lungo tempo. Nasten’ka vive la sua esistenza attendendo quest’ultimo. Brano buio, ispirato da molta musica del primo novecento russo, sia melodicamente/armonicamente, sia ritmicamente (la melodia iniziale si risolve con un tipico 7/4 “trans-balcanico”). Ospite del trio il clarinetto basso di Achille Succi.
The Letter (Danilo Blaiotta, Stefano Carbonelli, Achille Succi). Il sognatore convince Nasten’ka a scrivere una lettera da recapitare a casa dell’uomo al quale è promessa sposa, che potrebbe anche essere tornato dal suo lungo viaggio. Nasten’ka è combattuta, perché una parte di lei è convinta che l’uomo si trovi in città ma che ormai abbia una sua vita senza di lei. Il sognatore è incaricato di consegnarla a casa della famiglia del promesso sposo. Brano all’unisono molto concitato, che fa da intro alla third night.
Third Night (Sestetto) Durante la terza notte l’attesa per la risposta della lettera cresce, così come cresce l’ansia di avere una risposta. Il sognatore è felice ma inquieto, perché i sentimenti che nutre per Nasten’ka sono ormai troppo importanti. Tuttavia riesce a nasconderli alla ragazza. Brano tipicamente fast-swing, che descrive uno stato d’ansia, con diverse motivazioni, di entrambi i protagonisti della storia. I due fiati (Bosso e Succi) dialogano nell’esposizione tematica scambiandosi la voce principale, come a descrivere il concitato dialogo tra i due protagonisti. Soli affidati a tutti i solisti.
The Answer (Sestetto) Il brano riprende il tema di The Letter ma ospita pesanti colpi della sezione ritmica e della mano sx del pianoforte, come a descrivere la non-risposta alla lettera.
Intro è un’introduzione alla quarta notte. Descrive la disperazione di Nasten’ka per la mancata risposta del promesso sposo.
Fourth Night – The Idyll (Sestetto) Brano intensissimo e in crescendo, a cui partecipa tutto il sestetto. Il sognatore rivela i suoi sentimenti a Nasten’ka la quale, messa da parte la tristezza del suo amore spezzato, comincia a nutrire interesse per il protagonista. Il grande tema d’amore sognante esposto nella prima parte viene quindi ritornellato in fortissimo, raggiungendo spesso culmini di passione emotiva irrefrenabili. I due vagano felici per San Pietroburgo sognando e progettando un futuro insieme. Il sognatore è all’apice della gioia, i due si abbracciano, si commuovono, progettano la loro esistenza comune vagando nella bellezza di una notte incantata. Al culmine di tanta poesia succede però l’imprevisto. Un giovane nella nebbia riconosce Nasten’ka. E’ il promesso sposo. Lei lo guarda, si allontana dal sognatore per corrergli incontro, lui se la porta via.. Questa scena è descritta nella parte “free” finale che spezza rovinosamente l’idillio.
The Morning. Al mattino, il sognatore si ritrova nuovamente solo con la sua triste esistenza. Brano affidato al pianoforte. Tema tipicamente ottocentesco, che descrive un uomo legato alla tristezza del suo passato. L’accordo finale del brano, come della suite, apre una porta verso la speranza.
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Nuovo album per la grande Maria Pia de Vito: esce il live del disco Dreamers
In uscita il 10 dicembre, il disco live registrato al Festival Pomigliano Jazz presenta le affascinanti reinterpretazioni della poetica di Joni Mitchell, Bob Dylan, Tom Waits, Paul Simon, David Crosby, Billy Joel.  Insieme a Maria Pia De Vito: Julian Oliver Mazzariello, Enzo Pietropaoli, Alessandro Paternesi. 
La copia fisica è disponibile in edicola sul numero di novembre della rivista Musica Jazz.

Nuova avventura discografica per la grande Maria Pia De Vito, cantante e compositrice pluripremiata a livello internazionale, cui ricerca stilistica da sempre abbraccia diversi campi d'azione. Il 10 dicembre esce sulle piattaforme digitali (link diretto: https://tag.lnk.to/dreamers-live), con la sua etichetta MPDV records, l'album Dreamers Live: versione dal vivo dell'acclamato e omonimo disco Dreamers uscito nel 2020 con Jando Music/Via Veneto Jazz, che ha riscosso grandi consensi di critica e di pubblico, segnando una tappa importante nella carriera di Maria Pia De Vito. Registrato il 30 settembre 2020 durante il concerto al Festival Pomigliano Jazz, Dreamers Live presenta le intense reinterpretazione della poetica musicale di Joni Mitchell, Bob Dylan, Tom Waits, Paul Simon, David Crosby e Billy Joel, attraverso brani come “Chinese Cafè”, “Rainbow Sleeves”, “Times are a changing”, “Questions for the angels”. Maria Pia De Vito: “Trovo questi brani ancora attualissimi, esprimono riflessioni sul privato o una critica feroce della società e della politica che risuonano nel nostro presente. Mi è piaciuto parlare attraverso la voce di questi autori che per la mia generazione sono stati così importanti, avendo indicato dei modi diversi di vivere, meno borghesi e più «giusti». Oltre al disco in uscita il 10 dicembre, una speciale edizione fisica è disponibile in allegato al numero di novembre del magazine Musica Jazz. Compagni di questo incantevole viaggio musicale, gli eccellenti artisti che hanno impreziosito già il disco in studio: il pianista Julian Oliver Mazzariello, il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Alessandro Paternesi. Dreamers si presenta come un concept album, così come nel 2014 lo fu Mind the Gap. Maria Pia De Vito: “Quando lavoro ad un progetto musicale e seleziono brani altrui, di solito i parametri base sono due: fascinazione musicale che mi faccia partire una ispirazione elaborativa, e testo nel quale possa credere. In Dreamers non ho tradito questi principi, ma mi interessava anche che i testi descrivessero un arco narrativo, consentendomi una riflessione asciutta su temi importanti, e i songwriter nati artisticamente negli anni 60/70 sono stati la scelta più naturale.” L’album si apre con Chinese Cafè, uno dei tre brani di Joni Mitchell che la De Vito ha scelto: “Joni Mitchell è stata indubbiamente una musa per me. Parte dal folk stabilendo un suono personale, con le sue accordature aperte alla chitarra. Indipendenza, vicinanza al jazz ed incessante desiderio di cambiamento.” Insieme agli altri due brani, Carey e Be Cool, Chinese Cafè rappresenta tre istantanee della sua storia: “Carey, piuttosto semplice ed allegro, decisamente della sua prima fase artistica folk e hippy, su cui abbiamo giocato in maniera un po' “psichedelica”, creando un inciso “spaesante”, che va in  una tonalità indefinita, e spazi per un improvvisazione gioiosa.” Poi arriva Be Cool: un capolavoro di ironia lessicale e sintesi musicale. “Non a caso nella versione originale di quel brano c’è un solo di Wayne Shorter che è un haiku incantevole, essenzialissimo. Un brano bluesy e con un suo particolare swing, che abbiamo ridefinito ritmicamente creando un  sostrato in 12/8, un po' afro.” Tutto il lavoro di Bob Dylan è pieno di racconti ed inni. “Times are a changing” è l’inno per antonomasia, lo abbiamo eseguito come fosse un reading poetico scegliendo la forma “aperta”, su  una pulsazione ritmica che cresce con l’intensità del discorso. “Simple twist of fate” invece, con la ritmica bellissima improntata da Alessandro Paternesi, rende alla perfezione il clima emotivo, il senso di osservazione delle piccole “catastrofi” che si succedono nella canzone, triste ma autoironica.” Dalla genialità di Paul Simon, Maria Pia De Vito trae le illuminazioni testuali e le intuizioni musicali: “Gli “incisi “delle canzoni di Paul Simon sono sempre dei piccoli miracoli, delle sorprese. “Pig sheep and wolves” è in origine un parlato-cantato che ho voluto conservare, per raccontare di quanto può essere sordida la politica, per rendere sonoramente quanto assurdi possono essere i meccanismi del potere. “Questions for the angels” è una canzone che pone una serie di domande esistenziali, in una forma musicale molto libera ed inusuale, una melodia sparsa che è un incanto da cantare “freely”, in duo con Julian Oliver Mazzariello. David Crosby è il piacere della voce, la bellezza, la poesia delle polifonie angeliche tra lui e Graham Nash: “The Lee shore” è la quintessenza del folk, ed espressione di un momento pacifista, anteguerra per antonomasia. Ne abbiamo mutato l’andamento in 3/4, creato ulteriore spazio…e ci ha fatto sognare.” Tom Waits è un grande che canta gli ultimi…stando in mezzo a loro: “Ubriaco tra gli ubriachi, perso tra i persi. Unico. E qui parla di tenerezza (come sempre in effetti) ed aiuto, con “Rainbow sleeves”. Un brano che amo da anni.” Il disco finisce con And so it goes di Billy Joel, che Maria Pia De Vito ha scoperto tramite un ”live from home“ di Fred Hersch in periodo pandemico. Sembra un inno sacro. Lo è: “E’ una celebrazione del mettere il cuore a disposizione del rischio, ancora, ed ancora, dopo aver avuto il cuore spezzato. L’ho voluto cantare in forma molto essenziale, asciugato anche di alcune pause, perché assomigliasse più ad un madrigale che ad una canzone moderna.” La carriera di Maria Pia De Vito è densa di importanti collaborazioni e incontri musicali: John Taylor, Ralph Towner, Chico Buarque, Guinga, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Paolo Fresu, Paolo Damiani, Cameron Brown, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels, Area, Joe Zawinul, Michael Brecker, Peter Erskine, Kenny Wheeler, Miroslav Vitous, Nguyen-Le, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Steve Turre, Maria Joao, Monica Salmaso, Art Ensemble of Chicago. Attuale direttore artistico del Festival Bergamo Jazz, è stata per tre anni direttore della sezione jazz del Ravello Festival.
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Simone Alessandrini il nuovo album “Mania Hotel” un concept album sul tema della follia
in uscita venerdì 24 settembre
domenica 26 in concerto alla Casa del Jazz di Roma
 
Si chiama Mania Hotel il nuovo album del sassofonista Simone Alessandrini con la formazione Storytellers, in uscita venerdì 24 settembre per la Parco della Musica Records. Mania Hotel, un concept album interamente dedicato al tema della follia, sarà presentato per la prima volta in concerto domenica 26 settembre alla Casa del Jazz di Roma. Simone Alessandrini ha raccolto 5 storie realmente accadute, alcune già note e altre che ha vissuto personalmente: la storia di Marina Luz, la bambina abbandonata nella jungla e cresciuta dalle scimmie, il Dr. Semmelweis “il salvatore delle madri”, il lamento d’amore di Attilio, la vicenda delle “libertine, snaturate, irose” rinchiuse nei manicomi durante il ventennio fascista e il giorno di ordinaria follia in un bar, in cui viene scagliata la ferocia contro un nemico invisibile. Storie accadute in epoche diverse ma che hanno in comune la fragilità dell’identità dell’essere umano e di come questa possa essere cancellata dalla società stessa.  Mania Hotel è un luogo indefinito, contenitore di 5 stanze che ospitano identità inespresse. Ma c’è una presenza che le attraversa, che parla con loro e che può decidere la loro permanenza in quel luogo. Questa presenza non è altro che il tempo stesso. Il tempo che stabilisce la linea sottile tra normalità e follia. Il tempo che fa da giudice e da guaritore. Mentre nel primo album (Storytellers, 2017), tra mito e storia, aveva rievocato alcuni personaggi comuni ma allo stesso tempo leggendari, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, in questo secondo lavoro Simone Alessandrini diventa prima osservatore, poi narratore e infine erede di un’umanità che ha cercato per tutta la vita la propria libertà. Musicalmente accade molto. Si aprono degli scenari che tendono verso il rock ma allo stesso tempo è evidente l’influenza della musica colta di inizio ‘900. C’è l’eco della fanfara popolare ma anche l’influenza di Tom Waits. La scrittura dei brani è molto rigorosa anche se più volte si libera a momenti di impro totale. “Mania Hotel” è un contenitore sonoro, il cui sound dinamico riesce ad oscillare tra il mondo acustico e quello elettrico, dove i tre fiati in prima linea portano New Orleans in Europa, alternando momenti acidi a un sound melanconico ed evocativo.
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SOLITUDO
il nuovo album di Anais Drago
(Cam Jazz, ottobre 2021)
 
Solitudo è il nome del nuovo album della violinista Anais Drago, pubblicato dalla Cam Jazz. Un disco in solo che sorprende per la pluralità di voci, un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. Violinista sin dalla tenera età di 3 anni, Anais nutre per lo strumento, e per la musica, un amore assoluto. Per mia natura - dichiara - non nutro certezze quasi su nulla, tranne che su una cosa: quando suono, sto bene davvero”. Solitudo il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, sola non lo è mai veramente. Neanche sul palco, durante i numerosi concerti che hanno preceduto l’album e che continuano ad aggiungersi al calendario. Solitudo, infatti, è tutt’altro che un album monocolore, ma stupisce, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita sacerdotessa, Anais Drago sembra essere intenta a estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino, come a volerne esaurire il repertorio antico, inventando poi nuove e ardite conformazioni, persino aliene alle nostre orecchie. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino (sia elettrico che acustico) si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. Solitudo non è un disco sulla solitudine. Quella evocata, ed esaltata, da Anais è piuttosto una sensazione di completezza interiore, sia nel raccoglimento intimo, che nel rapporto con gli altri. In questo secondo album, Anais Drago celebra, quindi, la continua scoperta dell’essere, in un processo che evolve quotidianamente fino a raggiungere una pienezza. Ma se la solitudine non è intesa come una condizione negativa, non mancano tuttavia sfumature più scure del termine, come nella rilettura in musica del mito del Minotauro, raccontato dallo scrittore Friedrich Durenmatt. Rinchiuso in un labirinto a causa del suo aspetto, il Minotauro soffre di un'enorme solitudine mitigata solamente dai giovani inviatigli a sua insaputa in sacrificio. Colmo di gioia e ignaro della propria forza, il mostro finisce però per stritolarli in una danza mortale. Le 12 tracce, una reinterpretazione di Satie, otto originali e tre intermezzi, intitolate per suggestione in latino e in greco, prendono spunti da testi letterari, ricordi o riflessioni sulla vita contemporanea. Legati saldamente uno all’altro, per quanto diversi tra loro, i brani rivelano anche le numerosissime influenze musicali di Anais, la quale annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz. Anche la natura delle composizioni dell'album riflette la curiosità e la generosità degli stimoli offerti dal tema del disco: la ripetizione di figure ritmiche lascia spazio all'improvvisazione più libera o debitrice alla tradizione jazzistica, la frammentazione dei motivi si accompagna a composizioni più rarefatte, la spontaneità cede il passo al rigore matematico, mentre timbri e suoni vanno a disegnare un arcobaleno di sensazioni, grazie all'uso dell'elettronica e di svariate tecniche esecutive. Il risultato è un disco che mostra “il suono di un'artista intenta a creare il proprio mondo musicale”, come ha scritto Brian Morton, ma forse l'immagine che prevale è quella di una donna che si diverte a dialogare senza sosta con il proprio strumento. Sola ma mai sola per davvero.
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

ARMAROLI - SCHIAFFINI 4tet - MONKISH (’ROUND ABOUT THELONIOUS)
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 gennaio esce “Monkish (’round about Thelonious)” di Armaroli - Schiaffini 4tet. Il trombonista romano Giancarlo Schiaffini e il percussionista lombardo Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021),  proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk). «Il programma è ampio ma colpisce tuttavia che, tra le composizioni scelte, ben tre (delle cinque che lo componevano) provengano da Brilliant Corners, lo storico album del 1957 nel quale il pianista illuminava “Pannonica” con gli sfavillanti suoni della celesta», sottolinea il filosofo e critico musicale Neri Pollastri nelle note di copertina. «Una scelta emblematica, perché la musica che viene qui sviluppata svela all’ascolto un continuo susseguirsi di “angoli brillanti”, evidenziati soprattutto da Armaroli ora con i suoni scintillanti del vibrafono, ora con quelli appena meno fulgidi, ma sempre luminosi del balafon cromatico - raro strumento burkinabè che qui funge quasi da alter ego del pianoforte - ai quali il contrabbasso di Maier fa costantemente da contrappunto, donando loro ancor più fulgore. Questo singolare gioco dialettico di chiari e scuri - che ha momenti esemplari, per esempio in “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie” e “Oska” - costituisce la cifra della lettura di Monk offerta dal quartetto, per colore del suono e struttura che fa da bussola all’interazione delle voci», prosegue. «In esso s’inserisce, commentando con il suo caratteristico stile parlante, il trombone di Schiaffini, muovendosi con libertà e grandissima misura quasi sempre attorno ai temi, che lascia invece agli altri illustrare. Oltre all’inventiva e all’appropriatezza degli interventi, colpisce come il trombone riesca a far timbricamente da tramite tra vibrafono/balafon e contrabbasso. Assai singolare il ruolo svolto da Kusar, anch’egli sovente coinvolto con finalità di commento - sia ritmico, sia timbrico - alla struttura costruita da Armaroli e Maier, ma che occasionalmente prende il posto del primo nel far “brillare angoli”, come accade per esempio nell’avvio di “Misterioso”, non a caso ritmicissima e nel prosieguo della quale è per una volta il trombone a esporre il tema. Non mancano comunque situazioni del tutto singolari, come in “Ba lue Bolivar Ba lues are” - con un lungo e suggestivo duetto tra trombone e contrabbasso, a cui fa seguito un secondo, più breve ma non meno intrigante, tra balafon e batteria - o in “Pannonica” - l’incipit della quale è un corale addensarsi di voci», continua Pollastri. «Un Monk in parte tradizionalmente rispettato - i temi a far da guida alle improvvisazioni, libere ma non caotiche - e in parte, giustamente, tradito e riletto alla luce della contemporaneità - il contrabbasso che disegna linee melodiche, l’unico fiato che commenta e divaga, la batteria che pennella timbricamente. Un Monk dai suoni splendidi, che rinnova ancora una volta il proprio fascino, così come rinnovano il loro i suoi eccellenti interpreti».

LOUIZE & THE RICKETY FAMILY - IN & OUT THE WILD SIDE

Prodotto dall'etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 25 gennaio esce “In & out the wild side”, esordio discografico del progetto “Louize & The Rickety Family”. Nei sette brani inediti (“Esperame”, “TèMaRocchino”, “Utopia”, “Molly”, “Progression”, “Two Little Child ren”, “In & Out the Wild Side”) e nella riproposizione di “What is This Thing Called Love?” di Cole Porter, la cantante, autrice e compositrice pugliese Luisa Tucciariello è affiancata dalla band formata da Nicolò Petrafesa (piano), Luca Tomasicchio (contrabbasso), Michele Ciccimarra (batteria) e arricchita, in alcune tracce, da Alessandro Corvaglia (sax alto, sax tenore), Vittorio Gallo (sax tenore), Francesco Massaro (sax baritono), Valerio Latartara (viola, violino) e Annalisa Di Leo (violoncello). «Che una band di giovani jazzisti italiani sappia esprimersi con tanta maturità stilistica, e con una simile personalità espressiva, è forse il segno di questo tempo fertile e ricco per il nostro stivale. Che una giovane e talentuosa personalità artistica come Luisa Tucciariello sia capace di pensare musica così speci ale e nuova con ingredienti così nuovi e antichi al tempo stesso è, invece, una rarissima circostanza, in Italia e non solo», sottolinea il critico e storico musicale Vincenzo Martorella nelle note di copertina del cd dedicato alla memoria del compianto pianista e compositore Gianni Lenoci. «Nella nostra lingua non abbiamo gli strumenti lessicali per poter tradurre in parole le emozioni che la musica suscita in chi l’ascolta; né per provare a descrivere un tipo di suono, una particolare sfumatura vocale, e così via. Per questo, il critico musicale fa largo ricorso all’uso di aggettivi, il che può essere la classica arma a doppio taglio», prosegue Martorella. «Spesso, se ne usano di mirabolanti, di fantasiosi; nulla di male, se non fosse che spesso, a leggerli è difficile capire in che relazio ne siano con la musica cui si attaccano. Pensate all’aggettivo “scintillante”. Abbiamo letto di assoli di chitarra scintillanti miliardi di volte, ma cos’è che rende un assolo più o meno scintillante? Quando un assolo non lo è? Da dove viene la luce, lo scintillìo? Definire il disco che avete tra le mani, o la musica che in esso è contenuta, usando un solo aggettivo è impresa disperata. Molte le variabili in gioco, molto lo stupore che si prova attraversandolo, traccia dopo traccia. Potrebbe essere “sorprendente”, certo. Ma non solo, perché ogni piccola traiettoria apre paesaggi nuovi, ogni singolo pensiero (e ce ne sono migliaia) sembra nascere per germinazione spontanea dal precedente, creando così un sapere caleidoscopico, una brillantezza luminescente che si spande dietro (e davanti) ogni nota», continua il critico. «Vuoi vedere, allora, che l’aggettivo adatto è proprio “scintillante”? Da dove viene, dunque, lo scintillìo? Innanzitutto, da un impian to sonoro dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto, del gesto – timido o spavaldo che sia –, del rischio. Louize e la sua sgangherata famiglia (il cui strumentario, per l’occasione, ospita anche strumenti ad arco) sono un collettivo vero, rodato, che vive e respira musica all’unisono, e proprio per questo ha saputo forgiare un suono proprio, riconoscibile e fresco, che allude a tutto e a niente, dentro il quale si agitano influenze molteplici che però vengono filtrate alla luce di una irriducibile originalità. Se proprio si dovesse rintracciare una derivazione, una discendenza, soprattutto in termini di orizzonti e consapevolezza, non potrebbe che essere quella di Gianni Lenoci, una delle menti più geniali, e compiante, del nostro tempo. Proprio ragionando sugli spazi, sui tempi, sulle sonorità, questa musica esplora un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza», va avanti nella sua disanima Martorelli. «Un affresco emozionale, nel quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali. Proprio questo intrecciarsi vorticoso dà sostanza e fascino a una scaletta frattale, a geometria variabile, fatta di brani intensi come diamanti, dall’iniziale, e bellissima, Esperame, a Two Little Children, una pagina di pura poesia. Per finire con In & Out The Wild Side, che nelle parole di Luisa Tucciariello si poggia, come l’intero progetto, “su quel limite delicato ed affascinante della contraddizione. E sulla voglia, mia ma anche dei miei compagni di viaggio, di contemplare tutto ciò che sta all’interno di determinati schemi, modelli, repertori e stili, ma con gli occhi di chi ha vissuto e sperimentato la zona selvaggia nella vita come nella musica”». Luisa Tucciariello, classe 1985, nata a San Giovanni Rotondo (Fg), ha studiato al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli dove, nel corso degli anni, ha conseguito prima il Diploma Accademico di Primo Livello di Canto Jazz nel 2013, sotto la guida di Gianna Montecalvo e Gianni Lenoci, poi il Bienno di Musica jazz nel 2015 e nel 2021 il corso di Primo livello in Composizione jazz concluso, dopo la prematura scomparsa di Lenoci, con Bruno Luise e Vincenzo Martorella. Dal 2012 lavora con Dionisia Cassiano al duo vocale “Black Fair Voices” con cui pubblica il loro primo disco di inediti, “Triks of Love”. Dal 2014 ha lavorato assieme al suo Maestro Gianni Lenoci ad un progetto di libera improvvisazione "Strictly Pink”. Tra il 2015 e il 2017 vive a Londra e lavora come insegnante di canto e pianoforte, collabora con il London Inte rnational Gospel Choir come small group leader e con Solid Harmony Choir come vocal coach e Choral Conducting assitant. Collabora con i musicisti della scena jazz londinese ed è attiva nella scena della Free Improvisation. Attualmente è attiva in Puglia con la sua attività concertistica, didattica e compositiva, fonda nel 2018 la “Rickety Family” con cui vince il premio “Migliore composizione originale” al Ladisa Jazz Contest, con il pezzo “Molly”, che rappresenta il punto di partenza del suo primo lavoro discografico per l’etichetta pugliese Dodicilune.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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SARA JANE
NON SIAMO TUTTI EROI

La cantante e arrangiatrice riminese Sara Jane Ghiotti pubblicherà il secondo album ‘Non Siamo tutti Eroi’ il 7 gennaio in digitale ed il 21 gennaio in cd (una edizione in vinile sarà pubblicata successivamente) per AlfaMusic. il 22 gennaio l'album verrà presentato dal vivo al Teatro Petrella a Longiano (FC) Si tratta di un progetto che indaga l’universo poetico di Piero Ciampi, dopo uno studio approfondito che ne ha rivelato il lato umano, fatto di debolezze, fedi e cadute. Per il disco Sara Jane ha selezionato alcuni brani in modo da far rivivere catarticamente  il suo difficile e controverso rapporto con la donna, attraverso l’esecuzione da parte di organici interamente femminili dei suoi arrangiamenti (Vanessa Cremaschi, violini e viola, Giovanna Famulari, cello, Ornella D’Urbano, pianoforte, Elisabetta Rossi, arpa, Marcella Carboni, arpa, Samantha Binotti, vibrafono, Veronica Perego, contrabbasso, Laura Klain, batteria, Laura Rocchegiani, sassofoni, Valeria Sturba, theremin, Laura Avanzolini, voce, Barbara Piperno, voce e Lorena Chiarelli, voce), una sorta di riconciliazione, prima di tutto personale che finisce per assumere una dimensione più universale. A proposito di Non Siamo Tutti Eroi Sara Jane afferma “La mia scrittura si è concentrata sul quartetto d’archi, come continuum del mio mezzo espressivo, in accompagnamento alla mia voce. Da solo ed abbinato ai diversi strumenti armonici come pianoforte, arpa, vibrafono ma anche coro e ritmica. La rilettura asciutta del contrappunto orchestrale degli anni ’60 si è trasformata man mano nella parafrasi del fraseggio pianistico di Gianni Marchetti, storico collaboratore e autore di molte delle musiche di Ciampi. In “Confesso””, prosegue la cantante a proposito dei brani, ” ho sentito l’esigenza di rendere più violento il suono, introducendo un quintetto di sax, fino ad abbandonare l’armonia nel ballo e duello con la batteria di “Andare Camminare Lavorare”, premiando il ritmo linguistico della scrittura di Ciampi. Ho voluto giocare coi significati, sovrapponendo i testi di “Tento Tanto” e “Te lo faccio vedere chi sono io” ed ho scelto di rispettare l’irregolarità della metrica di alcuni brani, privi delle comuni quadrature, liberando la spontaneità ritmica della poesia. Ho decodificato la complessità delle melodie, levigate, ma non cancellate, dall’ingravescente fraseggio gridato di Ciampi. Il disco si chiude tornando all’atmosfera alleggerita di “L’amore è tutto qui”,” conclude Sara Jane,” in cui la sonorità eterea del Theremin asciuga il suono dell’orchestra, fino a diventarne lo spettro.”
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini
Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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GIOVANNI DELL’OLIVO - MEMORIE DI ATLANTIDE

“Memorie di Atlantide” nasce nel 2019 come spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, accompagnato sul palco dal suo storico. gruppo, il Collettivo di Lagunaria, (Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Serena Catullo) e dall’attrice e cantante Arianna Moro, per la regia di Vito Lupo. La stessa formazione dello spettacolo è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo. L’intreccio di prosa e canzoni, di cui rimane traccia anche nel lavoro discografico, conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato più che dalle alluvioni dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, nel racconto di uno dei tritoni sopravvissuti alla sommersione della città mitologica. In questo disco sono raccolti tredici brani dello spettacolo, registrati fra il 4, il 5 e il 9 luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion. Il brano “La peste è ritornata” ha vinto l’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri dedicato a Gianmaria Testa. Memorie di Atlantide, infine, è dedicato alla memoria di due straordinari ”meticci del mare” Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019, per il quale è stata scritta la canzone Eterno Villeggiante, e Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata la canzone La peste è ritornata. Il disco è dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019. Il Collettivo di Lagunaria:  Serena Catullo voce; Giovanni Dell’Olivo voce, chitarra, bouzouki; Walter Lucherini fisarmonica; Arianna Moro voce; Stefano Ottogalli chitarra; Alvise Seggi contrabbasso, sansula.
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Un affascinante mix di blues, folk, rock e country nel quarto disco del musicista toscano trapiantato in USA. Strumenti della tradizione americana e musicisti della Tidewater in un lavoro realizzato durante il lockdown
Come To My World: il nuovo album di Luca Burgalassi! 

LUCA BURGALASSI 
Come To My World
Burgalassi Music | iTunes, Amazon Music, Spotify etc. 
(12 tracce | 39.35)

«Come To My World è un invito a seguirmi nel mio percorso musicale ed emotivo. Un mondo fatto di tante sfaccettature e colori diversi, un viaggio interiore, non solo attraverso vari generi ed atmosfere musicali, ma anche tra emozioni e sensazioni contraddittorie e contrastanti: un percorso introspettivo, in parte dettato anche dal downtime del lockdown».  Arriva al quarto album Luca Burgalassi, un lavoro importante e significativo che apre un nuovo spiraglio sul mondo musicale del chitarrista e compositore toscano, trapiantato in USA dal 2016. Ancora una volta la musica americana è al centro della sua opera, Come To My World è un invito alla scoperta, una sorta di diario di viaggio nell'interiorità di un musicista tra le difficoltà della pandemia e la ricerca di un dialogo tra cultura italiana e mediterranea e le grandi opportunità del Nuovo Mondo. Come To My World è il quarto lavoro di Luca Burgalassi, artefice di un percorso coerente e ricco di sfumature, spunti e risvolti sin dal disco d'esordio del 2015, con il quale rivelò il suo bagaglio musicale. Al crocevia tra acustico ed elettrico, tra folk, blues, rock e country, Come To My World è stato composto, registrato e mixato in Virginia nella primavera del 2020, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio di Yorktown, con la partecipazione di musicisti della Tidewater Scene come Bobby BlackHat, Michael Glass e Pamela Joe Sward. «Il legante tra le varie anime del disco è il mio background musicale, non sono un purista di nessuno stile in particolare e quando compongo non penso mai ad un genere preciso, piuttosto a un’atmosfera che un certo sound mi evoca e da lì poi si sviluppano la composizione e il testo. Immagino sempre i miei pezzi come se fossero suonati dal vivo, magari da una band numerosa e libera di improvvisare e di muoversi sulla struttura del brano., ognuno aggiungendo un colore diverso. L’ossatura principale della mia musica e generalmente la chitarra acustica, strumento che uso di più per comporre, anche se sempre di più mi piace avventurarmi componendo su altri strumenti, dal pianoforte ad altri strumenti a corda». Chitarrista, polistrumentista e cantautore livornese, trasferitosi in Virginia nel 2016, Luca Burgalassi inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici, in seguito si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Stern e Franco Mussida. Dopo il suo disco d'esordio nel 2015 è finalista al BluesIn 2016, nel 2017 si esibisce al Pistoia Blues aprendo il concerto di Little Steven. Questo quarto album è «il proseguimento, forse più maturo, del mio cammino musicale iniziato con Shadows and Fragments, una raccolta quasi completamente acustica di composizioni che avevo scritto poco più che adolescente, seguito da Windward (2016), che esprimeva la voglia di guardare avanti, verso il futuro, in cerca di un cambiamento. Nel terzo album On The Other Side Of the Water (2016), il primo registrato e pubblicato negli USA con musicisti americani, il cambio era fresco e il territorio tutto da esplorare, in Come to My World l’esperienza americana è certamente più consolidata, le collaborazioni coi musicisti più mature e l’intreccio di sonorità, strumenti e generi più organico». Accanto a chitarre acustiche ed elettriche, tra armonie vocali e brani strumentali, Burgalassi rinnova la sua devozione per mandolino, banjo, dobro, lap steel guitar e armonica in dodici brani ricchi di vitalità, pathos e fantasia, ma soprattutto di una cultura e una musicalità americana vissute da dentro. «L’ambiente musicale che ho trovato si è dimostrato molto coeso e unito. Sono i musicisti stessi a creare il pubblico in primis, sostenendosi a vicenda, ad alimentare l’intreccio di locali, festival, radio, tv. Attraverso il passaparola e le collaborazioni. Molto raramente ho trovato gelosie, chiusure o ostacoli. Alla fine ho sempre cercato di essere me stesso, con molta umiltà e voglia di imparare, cercando sempre collaborazioni e dando ai musicisti con cui ho suonato libertà totale di essere se stessi. Le differenze linguistiche e culturali non sono mai state un problema, semmai una scusa per farsi due risate in più».