Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

ALFIO ANTICO
Il 13 marzo esce
TREMA LA TERRA
QUANDO IL SUONO PRIMITIVO SI UNISCE AL CONTEMPORANEO

Alfio Antico non è soltanto l'ultimo aedo di una cultura popolare.
Alfio Antico è la cultura popolare.
È la "radica" di una cultura ancestrale, le cui origini si perdono nel tempo.
Giuseppe Attardi

Da venerdì 13 marzo sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e sulle migliori piattaforme streaming “Trema la Terra” (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), il nuovo disco del maestro italiano del tamburo Alfio Antico, con la produzione artistica di Cesare Basile. Il disco unisce le radici musicali di Alfio Antico ad elementi elettrici ed elettronici, inserti rumoristi e sonorità che guardano al grande panorama della world music contemporanea. Tutto al servizio della parola e delle storie raccontate dall'autore.  Come commenta il giornalista siciliano Giuseppe Attardi, questo disco è «Ancestrale e, nello stesso tempo, futurista. Selvaggio e poetico, acustico ed elettronico, tradizionale e sperimentale, colto e popolare, tragico e comico, teatrale e musicale, bucolico e spettrale, minimale e sontuoso. Così appare Alfio Antico in questo album, nel quale tammurriate e tarantelle s'intrecciano con Nick Cave, Battiato, Tom Waits, Quentin Tarantino, punk e bluegrass.» E continua: «il modo di cantare - una sorta di arcaico impasto metafonetico tra gergo pastorizio e lentinese, racconti mitologici, suoni e rumori della natura - è sicilian rap.» Alfio Antico è forse l'ultimo depositario di un sapere tradizionale, della cultura pastorale, che ha appreso con un rapporto diretto, e quindi non solo musicale. Allo stesso tempo è anche un innovatore, sia per le sue liriche originali sia per la tecnica strumentale, con l’invenzione del trillo (particolare utilizzo dell'attrito del dito sulla pelle per fare risuonare i sonagli), ancora oggi studiata e imitata. Alfio Antico nasce il 22 novembre del 1956 a Lentini, nell’entroterra siciliano della provincia di Siracusa. Vive facendo il pastore fra le montagne respirando le favole, le storie, i miti della cultura contadina. In quegli anni la nonna gli insegna, con il proprio magico tamburello, a suonare e lui porterà avanti quell’arte fino all'età di 18 anni, quando lascerà la Sicilia per andare a cercare fortuna altrove. Si stabilisce a Firenze dove, una sera del ’77 mentre suonava in Piazza della Signoria, viene scoperto da Eugenio Bennato. Da quel momento riprende la sua carriera musicale, entra nei Musicanova ed incide con loro cinque LP. Successivamente collabora con la compagnia di Peppe Barra e con Tullio De Piscopo, Edoardo Bennato, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Roberto Carnevale, Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana e di nuovo con Eugenio Bennato. Nel 1990 Fabrizio De André lo chiama per registrare il suo tamburo nel brano “Don Raffaè”, per il disco “Le nuvole”. Nel 1995 è ospite d'onore del Festival Internazionale di Sitges (Barcellona). Nel 1996 suona ne “Il ballo di San Vito” di Vinicio Capossela. Nel 2006 inizia la collaborazione con Carmen Consoli che pubblicherà con la sua Narciso Records l'album“Guten Morgen”, impreziosito da un duetto con Fiorella Mannoia nel brano “Cunta li jurnati”.  Lo stesso anno il maestro siciliano del tamburo compone la colonna sonora del film “Malavoglia” di Pasquale Scimeca e viene citato nel film francese "Tous les soleils" di Philippe Claudel (2011), dove Stefano Accorsi canta il suo brano “Silenziu D'Amuri”.  L’8 gennaio 2016 esce in digitale l'album “Antico”, prodotto da Colapesce e Mario Conte. Il disco riscuote ampio successo di critica proprio grazie alle sonorità in bilico tra passato ancestrale e visioni futuriste, melodie bucoliche e rumori industriali, testi poetici e fonemi  Il 26 novembre 2019 pubblica il nuovo video di “Pancali cucina”,  che anticipa l'album "Trema La Terra" in uscita il 13 marzo 2020.

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MASSIMO ZAMBONI
LA MACCHIA MONGOLICA
Il nuovo album esce il 31 gennaio per Universal
La Macchia Mongolica è anche un libro edito da Baldini e Castoldi e un film diretto da Piergiorgio Casotti

Dopo l’ideale ritorno nella Berlino dei primi anni ’80 del precedente Sonata a Kreuzberg, Massimo Zamboni compie un nuovo viaggio verso un luogo stavolta segnato da un tempo senza tempo, in cui passato ancestrale, passato recente, presente e futuro si ritrovano sullo stesso orizzonte. Esce il 31 gennaio per Universal La Macchia Mongolica, il nuovo album del musicista e scrittore, co-fondatore dei CCCP – fedeli alla linea prima e dei CSI dopo. A oltre venti anni di distanza, Zamboni torna in quella Mongolia che aveva visitato insieme alla moglie e a Giovanni Lindo Ferretti e che aveva ispirato il terzo e ultimo disco dei CSI, Tabula Rasa Elettrificata. In quella terra mitica – resa immortale dalle gesta di Gengis Khan, attraversata da Marco Polo, conquistata dalla Russia sovietica – Massimo aveva scoperto un’appartenenza ancestrale, pari solo a quella dei boschi emiliani. E aveva scoperto, per la prima volta nella sua vita, il desiderio di avere un figlio. Caterina nascerà due anni dopo, con una macchia inequivocabile: un piccolo livido destinato a scomparire nel tempo, la cosiddetta macchia mongolica, un segno che caratterizza oltre il 90% dei neonati mongoli e pochi altri al mondo. Questo segno sancirà in lei (e in Zamboni) l’appartenenza a due mondi spirituali e fisici, l’Emilia dei padri e la Mongolia del desiderio. Compiuti i diciotto anni, Caterina vuole andare in Mongolia, come se volesse tornare a casa. La Macchia Mongolica è l’anima musicale di questo nuovo viaggio (prima tutti insieme, poi Caterina da sola) che Zamboni plasma in 13 tracce quasi interamente strumentali, da lui composte e suonate insieme a Cristiano Roversi e a Simone Beneventi: le chitarre di Massimo a volte dolci e placide, altre volte taglienti e acide, a tratti con virate psichedeliche, incontrano le percussioni sciamaniche di Simone e i bassi avvolgenti di Cristiano in un disco che ha una natura cerimoniale e rituale. Fra animali mitologici, leggende antichissime, paesaggi che diventano luoghi dello spirito, il disco di Zamboni è la colonna sonora di un’immersione spirituale, di un’indagine sull’Altrove che è in noi, di un’esplorazione necessaria tra le stanze della memoria più intima. “Senza portarne i segni sulla pelle, mi sento punto anch’io da una macchia mongolica. Ed è come se ognuna delle due vite, quella reale di casa, quella irreale qua – o è viceversa? – fosse contaminata dalla presenza dell’altra” scrive Zamboni a proposito di Lunghe d’Ombra, l’unica traccia del disco con un testo cantato. La Macchia Mongolica è anche un libro, scritto insieme a Caterina Zamboni Russia e edito da Baldini e Castoldi, e un film diretto da Piergiorgio Casotti.
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"AMOREAMARO", ESCE OGGI IL NUOVO ALBUM DI MARIA MAZZOTTA
Una delle voci più apprezzate del panorama della world music internazionale
Il tour partirà il 13 da Napoli e il 15 da Malgrat (Barcellona, Spagna) e toccherà
più di 10 nazioni europee
L'8 MAGGIO A ROMA – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Un'intensa e appassionata riflessione, da un punto di vista femminile, sui vari volti dell'amore: da quello grande, disperato e tenerissimo a quello malato, possessivo e abusato. E' “Amoreamaro” (Agualoca Records), il nuovo album di Maria Mazzotta, una delle personalità musicali più emblematiche del Sud Italia, che esce oggi, 10 gennaio, nei negozi di dischi, sulle piattaforme di streaming e in digital download. Già nel “Canzoniere Grecanico Salentino”, la Mazzotta è arrivata ad essere una delle voci più apprezzate del panorama della world music europea. Dieci brani in tutto, di cui due inediti, per un disco - presentato in anteprima alla Fira Mediterrania de Manresa (Spagna) nell'ottobre scorso - che attraversa senza timore tutte le emozioni che l'amore può suscitare, trovando nel canto, come da tradizione popolare, la catarsi, la consolazione, la forza e la “cura”. Si va dagli stornelli ai brani di tradizione riarrangiati ed arricchiti con nuove sonorità e parole, sino alle pietre miliari che hanno lastricato la strada della grande canzone Italiana come “Lu pisci spada” di Domenico Modugno, “Tu non mi piaci più” portata al successo da Gabriella Ferri e “Rosa canta e cunta” della grande cantautrice siciliana Rosa Balistreri. Ma il cuore del disco alberga nei due inediti in lingua salentina: “Nu me lassare”, una dolorosa ballata d'amore, un'invocazione a chi non c'è più, e la title track “Amoreamaro”, una pizzica, tradizionalmente ritmo risanatore per le “tarantolate”, che idealmente si prefigge di guarire un mondo malato. “Amoreamaro” è il singolo che accompagna l'uscita dell'album e che ha ispirato anche un videoclip di visual art che sarà on line dal 15 gennaio.
A guidare musicalmente il tutto ci sono la fisarmonica ed il piano del malgascio Bruno Galeone, al quale talvolta si uniscono i tamburi etnici e le percussioni dell'iraniano Bijan Chemirani (in “Tore Tore Tore”) e il didgeridoo di Andrea Presa (in “Amoreamaro”). L'illustrazione in copertina è un lavoro esclusivo di Simone Lomartire. Grafica di Giulio Rugge. Maria Mazzotta, coadiuvata dall'agenzia di booking e management Zero Nove Nove, ha voluto legare a questo suo ultimo lavoro discografico anche l'apertura di una collaborazione con Save the Children per raccogliere fondi da destinare a operazioni umanitarie. L'uscita dell'album sarà accompagnata da un fitto tour nazionale e internazionale che partirà il 13 febbraio da Napoli e il 15 febbraio da Malgrat, in Spagna. Il tour farà inoltre tappa in alcune delle città più importanti d'Europa come Marsiglia (Francia, 5 marzo), Parigi (Francia, 9 marzo), Vienna (Austria, 10 marzo), Lubiana (Slovenia, 14 marzo), Saragozza (Spagna, 28 marzo), Monaco di Baveria (Germania, 17 aprile). Non mancheranno le tappe nello Stivale: Milano (15 marzo), Catania (2 maggio), Roma (Auditorium Parco della Musica, 8 maggio) e Trento (21 maggio).
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Rosa e fuoco
il nuovo album delle Nuove Tribù Zulu

Per il settimo album della band che ha anticipato in Italia i suoni e i ritmi del gypsy folk rock, un nuovo e scintillante invito al viaggio con musiche in movimento dedicate a instancabili camminanti, intenti a varcare ogni confine tra generi e culture. Oltrepassando barriere ormai vetuste si delinea così una fascinosa mappa sonora in cui confluiscono linguaggi e suggestioni diverse, dal new folk al pop, dalla canzone d’autore al rock, tra melodie struggenti e ritmi gitani di grande impatto emotivo. Viaggio e movimenti sono del resto inscritti nel DNA delle Nuove Tribù Zulu la cui storia inizia nel 1991 nelle piazze e nei vicoli di Roma per andare oltre i luoghi canonici della musica, cercare nuove ispirazioni e sperimentare altri spazi artistici. Né è un caso che il loro primo album, del 2000, si intitoli Sulla Strada o che il successivo, di due anni dopo, abbia un titolo altrettanto significativo della poetica del gruppo come L’Unione dei Mondi. Allo stesso modo non sorprende che, sommando esperienze e concerti, il loro viaggio sia approdato in India, con ripercussioni profonde sul percorso musicale della band: in quel continente carico di mistero e di una spiritualità gioiosa le Nuove Tribù Zulu hanno suonato al Kamani Auditorium, all’India Habitat Center e al Dilli Haat a New Delhi, al Blue Frog a Mumbai, al Chinmaya Heritage Center a Chennai e al Bharat Nivas Auditorium ad Auroville, la “Città dell’Aurora”. Ed è in India che nel 2007 nasce la NOW-Nomadic Orchestra of the World dove le Nuove Tribù Zulu incontrano la travolgente musica dei nomadi del Rajastan: un’esperienza di straordinario interesse e di eccezionale pregnanza al punto da ispirare al gruppo romano ben due album, nel 2012 e nel 2014, dai titoli al solito molto indicativi di Banjara! e Diario. Anche questo nuovo album, Rosa e fuoco, profuma un po’ di quell’esaltante esperienza indiana ma è un qualcosa che si è sedimentato sul fondo di un bagaglio artistico di portata molto più ampia dove il dialogo tra occidente ed oriente è solo una delle opzioni culturali che ravvivano il succedersi delle dodici tracce, tutte rigorosamente inedite. “Rosa e fuoco” in effetti segna un nuovo passo in avanti nella carriera della band romana che rinnova il proprio repertorio ravvivando le radici più antiche della sua ricerca musicale: un itinerario artistico sorretto dalla speranza in un’umanità senza frontiere né steccati, libera finalmente da pregiudizi ed egoismi: un modo per affermare in musica che nulla è possibile senza l’amore che muove i nostri passi sulla terra e senza il fuoco che accende le nostre vite. Con un’introduzione poetica di Andrea Camerini, le illustrazioni di Paolo Camerini, e numerosi ospiti tra i quali Andrea Satta dei Têtes de Bois, Enrico Capuano, MC Shark e la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, Rosa e fuoco, Squilibri editore, dal 25 ottobre nei migliori negozi e su tutti gli store digitali.

Info: 06-44340148; info@squilibri.it; www.squilibri.it
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'Tarantismo: Odyssey of an Italian Ritual'
Libro e doppio vinile dal 27 novembre per Flee

FLEE è orgogliosa di presentare il suo nuovo progetto: ‘Tarantismo: Odissea di un rituale italiano’. Dedicato al tarantismo, il progetto è un tributo alla Pizzica e racconta la storia di un rituale coreografico e musicale secolare dell’Italia meridionale, composto da ritmi frenetici e danze utilizzati per esorcizzare le persone affette da un misterioso male causato dal morso di un ragno. Il vinile cattura registrazioni originali di musicisti-esorcisti registrati da Diego Carpitella, Ernesto de Martino e Alan Lomax alla fine degli anni ‘50 in Puglia, nonché sei rielaborazioni uniche di musicisti elettronici e produttori contemporanei d’avanguardia come: Bjorn Torske & Trym Søvdsnes (NO), LNS (CA), UFFE (DK), KMRU (KE), Bottin (IT) e Don’t DJ (DE).  Nel libro, scritto in italiano e inglese, hanno trovato spazio nove saggi dedicati al tarantismo curati da artisti, fotografi, sociologi, antropologi e sacerdoti cattolici. Il libro contiene i contributi e le fotografie esclusive di Chiara Samugheo, Edoardo Winspeare, Claudia Attimonelli, Pamela Diamante, Luigi Chiriatti, Salvatore Bevilacqua, Gino Di Mitri e Mattia Zappellaro. Transdisciplinare, questo lavoro di documentazione e reinterpretazione artistica di uno dei fenomeni di trance più misteriosi d’Europa è composto da un doppio LP e da un libro in italiano e inglese con tantissime foto.  FLEE è una piattaforma indipendente di ingegneria culturale dedicata alla documentazione e alla valorizzazione di culture ibride. Funzionando come un’etichetta discografica, casa editrice e commissaria di mostre, l’ente si concentra sul far luce sulle subculture, facendole interagire con gli approcci artistici contemporanei da un punto di vista critico. 
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ALMORAIMA - LUSÌA
ANIMA MUNDI/PUGLIA SOUNDS RECORD 2019

Prodotto dall'etichetta Anima Mundi con il sostegno di Puglia Sounds Record 2019 (Regione Puglia - Fsc 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro), venerdì 5 luglio esce "Lusìa", quinto disco di Almoraima. Il progetto nasce dalla collaborazione artistica tra il chitarrista e compositore salentino Massimiliano Almoraima e alcuni musicisti provenienti da Italia, Spagna, Albania e Brasile che condividono una mescolanza di suoni e colori ricchi di suggestioni. Un mosaico sonoro seducente e passionale dal forte appeal flamenco, che canta e avvolge con intenso lirismo dal profumo latin e jazz, schiudendo le braccia a movenze tanghere di raffinata freschezza compositiva. Il disco contiene otto brani originali di Almoraima (“Cerro de la silla”, “Lusìa”, “Hacia una tierra de nadie”, “Sambati”, “Mar de arena”, “Amanecer Zingarina”, “Vengo a regalarte un beso”), la rumba "Llamale amor" di El Pele & Vicente Amigo e "Donde quiere que estes" del chitarrista, percussionista, bassista e compositore brasiliano Conrado Vivian Gmainer, tra gli ospiti del disco, che lavora come direttore in varie attività legate alla cultura spagnola in Giappone, che ha collaborato con Daniel Caldeira, Fernando de la Rua, Gerardo Nunez, Josè Manuel Leon, Javier Conde e Dani Moron. Nei vari brani si alternano, infatti, le voci della salentina Rachele Andrioli e dell'andalusa Beatriz Salmeròn Martìn e i musicisti Matteo Resta (basso elettrico), Francesco Pellizzari (percussioni), Giovanni Ceresoli (class), il Premio Tenco 2017 Alessandro D'Alessandro (organetto diatonico), Redi Hasa (violoncello) e Alessandro Lorusso (percussioni e programmazione).  Il tour prenderà il via dal 6 luglio con sei date all'estero grazie al sostegno di "Puglia Sounds Export". Dopo due tappe in Grecia (sabato 6 luglio al Mediterranean Radio Festival di Sitia e domenica 7 luglio all'Auditorium Agios Nicolaos di Creta) Almoraima sarà in Finlandia dall'11 al 13 luglio per quattro concerti nell'ambito del Kaustinen Folk Music Festival (Kestikievari Hall, 11 luglio; Iholla Hall e Wiljami Hall 12 luglio; Mondo Big Tend 13 luglio). Dal 27 luglio il tour ripartirà in Puglia con concerti a Grottaglie per il Festival Vino & Musica (27 luglio), Mesagne per la Giornata internazionale del rifugiato (30 luglio), al Castello Volante di Corigliano d’Otranto (data da confermare) e al Barrio Verde di Alezio (15 settembre) per poi approdare in ottobre a Bologna (Mercato Sonato, 2 ottobre), Lugano (Foce, 3 ottobre), Como (Euroborgo, 4 ottobre) e Milano (La Sighera, 5 ottobre). I brani, multiformi e dall'ampio ventaglio timbrico, vedono spesso la chitarra di Almoraima al centro delle linee melodiche. Linee che si intrecciano con una serie infinita di suoni di varia derivazione stilistica, senza lasciare punti di riferimento certi, in un divenire continuo e avvolgente. Si va dalle tracce caratterizzate da un forte appeal di matrice latin ("Cerro de la silla" e  "Sambati" su testo di Rafael Alberti), a brani dove si alternano sterzate improvvise di flamenco e jazz con la chitarra brasiliana suonata da Conrado Gmeiner ("Donde quiere que estes"), per poi passare a momenti più inclini alle movenze tanghere ("Mar de Arena" o “Vengo a regalarte un beso") con l'organetto di Alessandro D'Alessandro in chiara evidenza. E poi ancora “Amanecer” con il violoncello di Redi Hasa a creare un insieme coloratissimo che trova i momenti di maggior splendore quando riesce a centrare il giusto equilibrio tra sperimentazione e concretezza ("Lusìa", “Zingarina”, "Hacia una tierra de nadie") dove le voci di Rachele Andrioli e Beatriz Salmeròn producono una notevole consistenza espressiva.
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Jon Hassell/Farafina - Flash of the Spirit

Dopo il grande successo delle ristampe di Jon Hassell 'Fourth World' vol.1 e 2, tak:til e Glitterbeat danno nuova vita al celebre disco collaborativo con gli africani Farafina 'Flash of the Spirit', in uscita il 7 Febbraio 2020. 'Flash of the Spirit' uscito nel 1988 come collaborazione tra il trombettista e compositore Jon Hassell e l'ensemble del Burkina Faso Farafina, ha cambiato il volto della world music contemporanea portando a compimento il percorso iniziato dall'artista americano con i precedenti lavori. 'Flash of the Spirit' è stato prodotto dai pesi massimi Brian Eno e Daniel Lanois ed è uno dei primi esempi jazz ambient con strumenti prodotti digitalmente. Jon Hassell, iconico ed elusivo compositore/trombettista americano, è stato pioniere e figura centrale di quel sound oggi noto come fourth world music (dal disco collaborativo realizzato da Jon Hassell e Brian Eno nel 1980) pubblicato, fondendo tecnologia moderna per il missaggio alla tradizione spirituale delle culture non occidentali. Pur essendo una naturale estensione del concetto di fourth world music di Jon Hassell, l'opera mantiene un sound distintivo e distante dalle tipiche sonorità di Jon Hassell e dei Farafina. 'Flash opf the Spirit' è un'irripetibile fusione di suoni la cui influenza riverbera ancora oggi. Quando fu pubblicato 32 anni fa, 'Flash of the Spirit' fu una rivelazione, un disco senza paralleli. L'album è un testamento della grande e silente influenza sulla musica contemporanea di Jon Hassell e dei Farafina, uno dei grandi gruppi ritmici africano.
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IVAN DELLA MEA, Ho male all'orologio, Istituto Ernesto de Martino, 2019
A 10 anni dalla sua scomparsa abbiamo realizzato una ristampa del disco realizzato da Ivan Della Mea nel 1997 per le edizioni musicali de "Il Manifesto". Un prezioso lavoro musicale che contiene brani memorabili come "Rosso un fiore" e "Canto di vita" e soprattutto: "L'Internazionale di Franco Fortini", "Cara moglie" incisa dalla Banda degli ottoni a scoppio, "A jatta", ovvero "El me gatt", in una splendida versione napoletana di Daniele Sepe, "Disperanza" con i Mau Mau e "Basta y hasta" con Alberto Cesa e i Cantovivo. Un disco realizzato da Ivan Della Mea con i preziosi e sodali compagni di una vita (Paolo Ciarchi e Claudio Cormio) e con la collaborazione di musicisti del calibro di Paolino Dalla Porta, Riccardo Luppi e Federico Sanesi.

PAOLO CIARCHI, Cent'anni di moltitudine, a cura di Alessio Lega, Claudio Cormio e Rocco Marchi, Archivi della Resistenza-Istituto Ernesto de Martino, 2019
Questo CD è un progetto pensato all’indomani della improvvisa scomparsa di Paolo Ciarchi, prodotto da due realtà culturali: Istituto Ernesto de Martino ed Archivi della Resistenza di Fosdinovo. Luoghi e realtà dove Ciarchi era profondamente radicato e animatore di tante serate importanti sia musicalmente sia per l’impegno sociale e artistico. “Il Ciarchi” era un compagno di vita per tante persone di queste comunità, ripercorrendo la sua lunga carriera ci si accorge della molteplicità delle situazioni che ha attraversato a partire dal Nuovo Canzoniere Italiano, La Comune di Dario Fo, il Cabaret milanese, l’ambiente jazz improvvisato, il leggendario gruppo degli Area. Lo si ricorda anche come attore in film e spettacoli teatrali. Nel libretto che accompagna il CD Stefano Arighetti, presidente dell’Istituto Ernesto de Martino, parla di lui in un contributo dal titolo "Paolo e Noi" in cui tra le altre cose cita il film di Davide Ferrario "Tutta colpa di Giuda" dove Paolo era lo” zingaro” e riporta moltissime sue partecipazioni, proprio perché sapeva inserirsi in modo straordinario in variegate esperienze artistiche che condivideva con la sua compagna Isabella Cagnardi. Insieme a Ivan Della Mea e Claudio Cormio  ha dato vita a spettacoli indimenticabili che riempiva di suoni, creatività e strumenti improvvisati sul momento estratti da una magica valigia. I suoi bagagli erano un bazar incredibile di oggetti di uso comune e le sue performance più celebri erano ad esempio le gambe delle sedie suonate come trombe o le canne da pesca lunghissime da cui riusciva ad estrarre suoni potenti.  Per lui tutto il mondo è avvolto dal suono e la musica, il ritmo la vibrazione di conseguenza ci avviluppa e circonda. Durante il suo spettacolo capolavoro, che chiamava "Microconferenza di musicologia applicata", sviluppava le sue teorie sulla musica e il suono partendo
sempre dal corpo che sapeva suonare ed usare come cassa di risonanza. Cominciava iniziando dalla testa e dalle guance che percuoteva ritmicamente, e poi trasformava in strumenti tutti gli oggetti di vita quotidiana che aveva a portata di mano: piatti, pentole, tubi, rotoli di nastro adesivo, lattine, mattoni, secchi di acqua ecc. Uno spettacolo nello spettacolo, sempre diverso, avvincente e unico nel suo genere. Nella nota che accompagna il CD intitolato “Circo Ciarchi: dieci anni di cene cantate” Alessio Lega racconta il personaggio con le sue idee granitiche e l’impegno di aver scelto un lato preciso della barricata, senza enfatizzazione. Parla della sua completa indifferenza al successo al punto che non ha mai pubblicato un disco proprio, ma ha preferito le collaborazioni con vari artisti. In apertura Alessio Giannanti e Simona Mussini degli Archivi della Resistenza ricordano la lunga collaborazione con Ciarchi, un maestro, uno di quelli più preziosi perché non si metteva mai in cattedra. Il CD pertanto è un prezioso strumento di conoscenza e divulgazione di questo grande personaggio. Si apre con uno scioglilingua a cui era particolarmente affezionato, contiene brani di autore come "Una cosa già detta" (Questo mio amore di F. Amodei), "Ho visto un R"e (Fo – Ciarchi), "Ora si che siam contenti" (S. Piccardi-Ciarchi), "Lenin’s rock" (Della Mea – Ciarchi), "Saltarelli" (Fo-Ciarchi), "Quella sera cascava Pinelli" (Fo-Ciarchi) "Il comandante della mia banda- La Gap" (Fo-Ciarchi), Piccolo uomo (Della Mea –Ciarchi) solo per citarne alcuni, ma che danno l’idea del suo vastissimo repertorio racchiuso qui in 26 tracce. I brani sono accompagnati da frammenti di una lunga intervista rilasciata  ad Alessio Lega. Il libretto include le sue note biografiche, alcune immagini dei suoi concerti, molti materiali rarissimi e inediti curati da Claudio Cormio, Alessio Lega e da Rocco Marchi gli stessi che nella vita lo hanno accompagnato fino alla sua scomparsa avvenuta il 16 maggio scorso. Il curioso titolo del CD nasce dall'affermazione di Paolo che se mai avesse dovuto scrivere la sua autobiografia: “altro che Cent’anni di solitudine... la intitolerei Cent’anni di moltitudine”.
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Il nuovo concept album dell'irpino ANTONIO PIGNATIELLO
SE CI CREDI (Salutami l'America)
DAL 29 NOVEMBRE NEI NEGOZI IN FORMATO DELUXE E NEI DIGITAL STORE

Venerdì 29 novembre uscirà “Se Ci Credi” (Goodfellas/Believe), terzo disco d'inediti di Antonio Pignatiello, disponibile nei negozi di dischi in formato deluxe 16x16 (un libro di 72 pagine con cd allegato) e in digital download sulle piattaforme on-line. Il nuovo concept album del cantautore irpino Antonio Pignatiello, diretto e prodotto da Taketo Gohara, racconta il sogno di una generazione precaria, quella degli anni '80: la crisi dei rapporti, la fuga dei cervelli, lo scricchiolare dei valori morali; un viaggio attraverso dieci canzoni, dieci vite, dieci immagini che si intrecciano su un sentiero di precarietà e insicurezza ma sempre in cerca di una vita migliore e di una “promised land”. Un viaggio nel profondo per provare a raccontare la complessità della vita “Con parole semplici”, per usare le parole di Bukowski. Dieci canzoni ridotte all'osso, pochi strumenti e qualche colore, come quelli della fisarmonica di Roberto Manuzzi, grande jazzista per anni al fianco di Francesco Guccini. Il sound di Pignatiello attinge dal rock americano e riporta ad artisti di riferimento come Bruce Springsteen e Tom Waits. «Inseguivo un'atmosfera, un paesaggio sonoro in grado di raccontare quel mondo che avevo vissuto durante la mia infanzia – racconta Pignatiello – e che ancora mi portavo addosso; un posto che conservava intatta una parte delle mie impronte... I fantasmi di Se ci credi li avevo frequentati in quelle vecchie strade affamate di sogni e di gioventù. La mia famiglia, i miei amici, Bruce Springsteen, Rolling Stones, Neil Young, Woody Guthrie... i romanzi di Jack Kerouac, H. C. Bukowski, Henry Miller, John Fante, Cesare Pavese, Italo Calvino, i racconti di Fernanda Pivano... i film western di Sergio Leone e quelli di fantascienza di Steven Spielberg».
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Giancarlo Frigieri - “I Ferri Del Mestiere” 
in uscita a settembre 2019
Vinile, CD & Digitale – New Model Label / Audioglobe

“Abbiamo registrato tra il 20 e il 24 Maggio 2019 al Bunker Recording Studio di Rubiera (RE) da Gabriele Riccioni e Lorenzo Iori. Lorenzo ha suonato anche il violino in due pezzi. Alcuni amici hanno fatto un coro in un pezzo. Il Dottor Manicardi ha fatto “plin plin plin” in una canzone con il pianoforte per una ventina di secondi. Cesare Anceschi ha suonato la batteria in tutto il disco. Io ho suonato tutto il resto, vale a dire chitarre elettriche, chitarra acustica, basso, Organo, Piano elettrico Fender Rhodes, tamburelli, cowbell, oltre naturalmente a cantare. Un disco prevalentemente chitarristico, non ci sono pezzi senza la batteria. Le chitarre sono soprattutto elettriche e sono suonate praticamente sempre senza nessun effetto, sfruttando solo la saturazione naturale del mio amplificatore, un Supro Thunderbolt 6420. Queste chitarre le riconoscete perché nel missaggio le abbiamo messe una tutta a sinistra e una tutta a destra. In genere si tratta delle mie due Fender Telecaster, una giapponese del 1986 che è praticamente un prolungamento naturale delle mie mani e una American Special più recente. Ogni tanto, soprattutto per gli assoli, abbiamo usato una mia Fender Toronado e una Fender Stratocaster di proprietà dello studio. L’acustica invece è la mia Sangirardi e Cavicchi Small Jumbo 017. Gli unici effetti per chitarra che abbiamo usato, li abbiamo usati in alcuni assoli. A parte un Crybaby, gli altri sono un overdrive valvolare Coffe Tube e un Echo Analogico Valvolare Rose, entrambi della Earthtone, una ditta che fa degli effetti che suonano benissimo. Il basso era uno Squier Precision che abbiamo messo in un cassa testata FTB Superbass 250. La batteria è stata accordata in maniera decisamente particolare visto che abbiamo tirato parecchio la pelle del rullante e poi abbiamo (questa è la vera stranezza) fatto in modo che il suono del tom fosse più grave di quello del timpano, che è una discreta follia. Per i piatti della batteria ci sarebbe da fare un discorso a parte per lo straordinario Ride della batteria di Cico ma lo dovrebbe fare lui, in quanto il discorso comincerebbe con lui che dice “Questo non è un ride, è un piatto” perché in effetti non è propriamente un ride ed è il piatto che usava come ride anche Ringo Starr. Voci: ci sono pochissimi raddoppi di voce, di solito ne facevo un sacco e invece questa volta no. Non credo ci sia un singolo raddoppio di acustica, forse solo in un pezzo e di solito ne facevo sempre. La voce, in generale, l’abbiamo tenuta un poco più bassa che in passato. Io la volevo ancora più bassa, ma poi mi sono lasciato convincere ad alzarla appena. Insomma, anche se per molti sarà “Il solito disco di Frigieri” per me è un disco piuttosto diverso dal solito e devo dire ne sono parecchio contento. Spero vi piaccia.”
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Materiali Sonori
Le novità

MATIAS AGUAYO - Support Alien Invasion 
Il sempre sorprendente e avventuroso Matias Aguayo fa un altro passo in territori sconosciuti con questo nuovo album solista (il suo primo in sei anni senza The Desdemonas). L'aspetto che colpisce subito è la duplice natura della musica: i brani traboccano di danza festosa attraverso groove ipermoderni, mentre trasuda un'impressione di architettura sonora quasi astratta. E il titolo ?... Più che riferirsi agli “stranieri" dello spazio, è un appello ad accogliere gli stranieri umani (il diverso, lo straniero, l'immigrato), una speranza di essere liberi dall'isolamento, dall'alienazione, dall'esclusione. "Support Alien Invasion" riflette questo su molti livelli, ad esempio attraverso l'uso di ritmi che vanno ben oltre le strutture dominanti dell'emisfero nord.

DE’ SODA SISTERS, Arriverà l’estate? 
Terzo album per questo sorprendente trio al femminile. Vengono dai dintorni di Livorno, raccontano le loro storie e affrontano l’antico reperorio del canto sociale e anarchico italiano. Con una sconcertante leggerezza e ironia. Ma anche con la voglia di non perdere la memoria di lotte di emancipazione e libertà.

STUBBLEMAN, Mountains And Plains 
Stubbleman è l'alter-ego del compositore e produttore Pascal Gabriel. Il suo album di debutto, 'Mountains and Plains', è ispirato da un viaggio attraverso gli Stati Uniti, e gli undici brani evocano le struggenti delizie di treni senza fine, città insonni, rovine nostalgiche, grandi cieli, alti deserti e incroci perduti, mantenendo in ogni momento un occhio affettuoso per l'umanità che popola questi diversi paesaggi. Un album non conformista.

SCOTT GILMORE, Two Roomed Motel
Dal cuore dello strano ambiente suburbano conosciuto come la San Fernando Valley, una vasta distesa ai margini di Los Angeles, Scott Gilmore produce la musica pop seducente e sognante. "Faccio musica usando sintetizzatori, drum machine, basso elettrico e chitarre acustiche ed elettriche. Cerco di scrivere musica che sia bella e coinvolgente. Mi piace scrivere molte melodie, armonie e controcanti nelle mie composizioni per sviluppare un senso di movimento in avanti. Le mie principali influenze includono Brian Eno, Cluster, Kraftwerk, Stereolab, Talking Heads, YMO, '70 e '80's Ethiopian Music, J.S. Bach, e gli out-takes delle Beach Boys' Smile Sessions". (da un'intervista su Titel - Kultur Magazine, DE).

OMA - ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO feat. DARIO BRUNORI. SHEL SHAPIRO. PAOLO BENVEGNU’. CISCO. ERRIQUEZ. FINAZ. DENTE. MONI OVADIA. GINEVRA DI MARCO. FRANCESCO MAGNELLI. RAIZ... - Culture contro la paura 
Uno straordinario lavoro che abbatte muri e mescola emozioni. Sonorità inedite e spontanee ibridazioni. Trentacinque musicisti provenienti da tutto il mondo ripercorrono il senso della world music più gioiosa e incontrano alcuni fra i più interessanti cantaurori della scena indipendente. Da “L’uomo nero” da “Cerchi d’acqua” a “Greta Scandalo” a “E’ la pioggia che va”: 19 brani fra tradizionali e canzoni rivisitate da una grande orchestra che ha i suoni del mondo con eccellenti ospiti. Direzione di Enrico Fink. Prodotto da Luca Roccia Baldini.

GIUDITTA SCORCELLETTI & MAURIZIO GERI, A Violeta - Tributo a Violeta Parra 
Un omaggio a Violeta Parra, la cantante e compositrice cilena (l’autrice di “Gracias a la vida", per esempio) attraverso il racconto musicale di due fra le più note e apprezzate voci del folk toscano. Testi bellissimi e affascinanti melodie. Giuditta Scorcelletti è una delle più abelle voci femminili del canto popolare toscano, candidata ai Grammy 2015 nella categoria folk per l’interpretazione di ballate scritte dall’inglese Michael Hoppé. Maurizio Geri, straordinario chitarrista jazz e popolare, è da oltre 20 anni una delle principali voci della musica folk italiana, dalla collaborazione con Caterina Bueno e Banditaliana di Riccardo Tesi allo swing manouche.

BOB CORN, Songs Of The Line
Tiziano Sgarbi aka Bob Corn… una specie di "padre spirituale" di buona parte della scena indipendente e alternativa, specialmente nell’area emiliana. Fondatore della band “grunge" Fooltribe (che poi è diventato il marchio delle sue produzioni) e organizzatore del festival “Musica nelle valli”. Interpreta la sua musica come interpreta la sua vita. Cantante folk-rock, minimalista. Un “hopo” che dalla valle Padana (da San Martino Spino, fra Reggio e Modena), con le sue canzoni scritte e cantate in inglese, parla di sentimenti e del mondo. Ha viaggiato e suonato per tutta Europa e per gli States con la sua piccola chitarra e le sue grandi storie. Un poeta. Dal 2009 (ma la sua attività discografica solista è iniziata nel 2004), il nuovo "Songs on the line” è il suo quinto album che lo ha fatto incontrare con la Materiali Sonori.

LETIZIA FUOCHI - Inchiostro 
Letizia Fuochi, dopo otto anni da interprete e autrice di teatro canzone, torna con un lavoro discografico di inediti pubblicato da Materiali Sonori. Inchiostro si presenta come uno sguardo nuovo, più consapevole, autoironico, appassionato, autobiografico: ogni canzone è una storia vissuta intensamente in un costante confronto con la realtà. Al suo fianco il chitarrista Francesco Frank Cusumano (Martinicca Boison, Hugolini, ecc.), con cui Letizia collabora dal 2011, autore degli arrangiamenti del progetto.

prossime uscite

WIM MERTENS, Inescapable 1980/2020
JUANA MOLINA, Forfun . 12”/EP Crammed Discs
ACID ARAB, Jdid
ZAP MAMA, Zap Mama
VARIOUS, Kinshasa 1978 (Originals and Reconstructions)
CINEMA DOMINGO OCHESTRA feat. STEVEN BROWN, Optical Sounds
REINHARD GAGEL & MIRIO COSOTTINI, Pieces Without Memory
MIRIO COSOTTINI & TONINO MIANO, The Inner Life Of Residue
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Prodotto da Palomar/Rai Com - Pubblicato da Warner Music Italia 
OLIVIA SELLERIO
Zara Zabara 12 canzoni per Montalbano


Esce il 22 febbraio 2019, prodotto da Palomar/Rai Com e pubblicato da Warner Music Italia l’album Zara Zabara - 12 canzoni per Montalbano - di Olivia Sellerio. Coi due nuovi inediti, ’U curaggiu di li pedi, che commenta la scena dei migranti ne “L’altro capo del filo”, e Comu aceddu finici, che chiude l’episodio “Un diario del ’43”, diventano 12 le canzoni da lei scritte interpretate e cantate per Il commissario Montalbano e Il giovane Montalbano II e finalmente potremo ascoltarle in cd e digital download. Succede che Olivia sia nata e cresciuta fra i libri, e venga da un’isola in cui ancora risuona il richiamo lasciato all'umanità dalla tragedia greca, e che in questo posto incantato, crudo e meticcio abbia deciso di vivere; succede che abbia una voce, e una voce in capitolo, nel suo specialissimo capitolo, e cuore di carta e sangue d'inchiostro per scrivere canzoni, come queste pagine di vita, che adesso chiama a raccolta e canta nel nuovissimo album. Dodici brani della cantautrice palermitana, ancora una volta capace di trasformare racconto e sentimento in musica, tra atmosfere mediterranee, sonorità dell’Atlantico, polvere d’Africa e folk americano, nella sua voce piena di reminiscenze e di parole attente a intrecciare storie al melos siciliano e a mille radici di altri modi e mondi, e fare spola tra la Sicilia e altrove. Storie d’amore, di spartenza e resistenza, di denuncia, di accoglienza cantate dalla sua voce magnetica, scura, viscerale, una voce matrioska che ne contiene tante. Ad affiancare il canto c’è il suono nobile del violoncello, la fisarmonica coi suoi bordoni avvolgenti, la pulsione del contrabbasso e delle percussioni con le chitarre - diverse a seconda dell’umore del brano - in una fitta rete di linee melodiche; c’è un impasto di corde e archi a dialogare coi sapienti effetti della chitarra elettrica, un accordo acustico-elettronico a favorire l’incontro di sonorità più attuali con quelle della tradizione colta o popolare, siano i temi di origine extraeuropea, il jazz o la musica d’autore del secondo Novecento. Olivia Sellerio nasce e vive a Palermo, da anni divisa tra i libri e la musica. Cresce nell’amore per le storie e il piacere di condividerle che diventa mestiere, eredita “cuore di carta e sangue d’inchiostro”, e sono questo battito, questo respiro, a muovere per primi la sua voce, il desiderio di farsi tramite di un racconto, testimone di canzoni che racconto sono due volte, di musica e parole. Un cammino che parte in Sicilia e presto la conduce attraverso altri generi e luoghi della musica, travalica i confini con nuovi incontri dirompenti, ma in Sicilia più che spesso la riporta. Da anni impegnata nel rinnovare la tradizione musicale della sua terra, il suo lavoro, oggi, è un mosaico nel quale convivono interpretazioni di riconoscibile impronta jazz con vocalità mediterranee e africane, latinoamericane e neolatine, che si fondono in un incontro inedito, un’opera di ricerca e sintesi che accorda linguaggi e generi musicali dei mondi diversi, interpretati da Olivia nel tempo, coniugandoli fra loro e al melos siciliano, dai successi internazionali di “Accabbanna”, che nel 2005 firma a quattro mani con Pietro Leveratto, affascinante e inedita commistione di melos popolare siciliano e jazz d’autore, che la porta sui grandi palchi della scena nazionale e internazionale, alle canzoni che dal 2014 canta e scrive per le serie del commissario di Vigàta raccolte e pubblicate da Warner Music in “Zara Zabara”. Per i suoi lavori in lingua siciliana Olivia ha ricevuto: Premio speciale “Donna di scena” 2006; Premio Donna nel Jazz 2006; Premio Rosa Balistreri - Alberto Favara 2013; Premio Efebo d’Oro per Nuovi Linguaggi per la Musica 2015; Premio Donna del Mediterraneo per le Arti dello Spettacolo 2018; Premio A.N.D.E. 2018.
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Daniele Sepe, Speaker Cenzou, Daniele Sanzone, Aldo Fedele e tanti altri nell'ultimo cd dei 'nomadi napoletani'. Contaminazioni dal jazz all'hip hop per una world music di impatto e di lotta a favore dell'inclusione sociale. Concerto di presentazione l'8 marzo all'Ex Asilo Filangieri 
Napulitan Gipsy Power: il nuovo album degli 'o Rom! 

'O ROM
NAPULITAN GIPSY POWER
Drom Music Lab/Pizzicato Music
Disp. su Spotify, iTunes, Deezer etc.
[10 brani - 39 minuti]

«Il Mediterraneo è una fonte inesauribile in termini di civiltà, espressioni, modelli, tradizioni, elementi che garantiscono una continua ispirazione artistica e una immensa eredità culturale. Il Mediterraneo ha sempre rappresentato un crocevia dove le culture dei popoli si incontrano, si fondono, si contaminano, e non accettiamo che invece sia diventato, a causa delle politiche europee degli ultimi anni, luogo dove disperati trovano la morte». Mediterraneo come luogo di incontri e scambi musicali, artistici, umani. E' da sempre questo il punto di riferimento degli 'o Rom, artefici di una musica che abbraccia culture e storie diverse, sempre a favore dell'integrazione razziale e della multiculturalità. Era così nel 2012, quando la formazione napoletana debuttava con Vacanze Romanes, è così oggi, con l'atteso secondo album Napulitan Gipsy Power (Drom Music Lab/Pizzicato Music). In questi sette anni sono accadute molte cose a Carmine D'Aniello e Carmine Guarracino: dopo il successo di Vacanze Romanes gli 'o Rom hanno affrontato cambi di organico, tanti concerti e festival in giro per l'Italia (dal Forum delle Culture allo Sherwood), collaborazioni e progetti vari (Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, Terroni Uniti, Agusevi Djambo Orkestra e Jovica Jovic, il docufilm Scampia Felix), esperienze che hanno rafforzato lo spirito di contaminazione che da sempre caratterizza il gruppo, unico nell'unione tra musica napoletana ed est europea, tra tarantella, gipsy e manouche. Il titolo Napulitan Gipsy Power rilancia la connessione di diverse culture, con una novità: «Mentre in Vacanze Romanes abbiamo fatto un lavoro incentrato sulla tradizione gipsy e balcanica con suoni prettamente acustici, suonando insieme a musicisti di etnia rom e dell’area balcanica, in Napulitan Gipsy Power c’è un salto verso la world music intesa come contaminazione, con un ensemble strumentale più ampio e l’apporto di suoni elettronici. Abbiamo cercato un suono che rispecchiasse la nostra attuale identità e che fosse frutto del nostro lungo percorso come nella migliore tradizione zingara». Napulitan Gipsy Power non è solo un disco di fusione, che interpreta la world music come area di libero scambio tra culture ed esperienze, ma anche l'occasione per un dialogo con musicisti di estrazioni e storie diverse. Compaiono infatti nomi del calibro di Daniele Sepe, Aldo Fedele (Lucio Dalla, Edoardo Bennato, Stadio etc.), Speaker Cenzou, Daniele Sanzone ('A67), Charles Ferris (Fanfara Station) e Pino Ciccarelli (Concerto Musicale Speranza, Osanna etc.), «che hanno caratterizzato i brani con le loro personalità. Daniele Sepe ha sapientemente arricchito diversi brani con linee tematiche, assoli e colori; Aldo Fedele ha assicurato un impianto armonico di notevole fattura sia in chiave acustica che elettronica; Speaker Cenzou ha portato il suo hip-hop beat conferendo a Napulèngre un profilo più metropolitano; Daniele Sanzone dona vigore ed energia a Scampia Felix, che ricorda i contenuti di impatto utilizzati nel precedente album». I dieci brani di Napulitan Gipsy Power - a partire dal singolo Shukar Drom con il video realizzato a Scampia, dove risiede lo stesso Drom Music Lab nel quale è nato l'album - fotografano un gruppo aperto, viscerale nell'esecuzione, poliedrico nell'ispirazione, determinato nel sentirsi come un avamposto di lotta contro gli stereotipi e il razzismo: «Gli ‘o Rom sono orgogliosamente in prima fila a favore dell’inclusione sociale, è impensabile che le persone possano essere escluse dalla società per motivi quali “razza”, provenienza, colore della pelle, religione o orientamento sessuale. Per noi le persone dovrebbero essere come la musica che ha il potere e la capacità di oltrepassare ogni confine e arrivare ovunque». Napulitan Gipsy Power ha visto la luce anche grazie al sostegno di Funky Tomato, la prima filiera di produzione partecipata ad alto impatto culturale, non un semplice produttore di pomodoro ma un punto fondamentale per immaginare e sperimentare un nuovo modello di produzione. Hashtag: #alimentarelacultura. Napulitan Gipsy Power sarà il protagonista del tour promozionale che partirà venerdì 8 marzo con il primo concerto in uno dei luoghi chiave della musica e della cultura indipendenti a Napoli: l'Asilo (Ex Asilo Filangieri).
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«Siamo nipoti di Eduardo e di Totò, ma anche di John Lennon e Bob Dylan». SoundFly pubblica l'Ep d'esordio del quintetto partenopeo prodotto da Massimo De Vita, che fa dialogare rock, indie-folk, elettronica e vernacolo 
Majorana: tra rock e lingua napoletana il debutto dei Romito!

ROMITO
MAJORANA
SoundFly | Self distribuzione
5 tracce | 17' 23''

«Il Napoletano è una lingua vera e propria, con una grammatica complicatissima, piena zeppa di consonanti e parole tronche, questa è la caratteristica che si sposa meglio con la musica che facciamo. Esprimerci in Napoletano per noi è una vera e propria esigenza, è la lingua della pancia, la lingua dell’urgenza, è la lingua delle emozioni».  Emozioni, urgenza, espressività. Sono le parole chiave di Majorana, il disco d'esordio dei Romito, il quintetto partenopeo che punta a far incontrare diverse aree musicali, dall'indie-folk all'elettronica passando per il rock contemporaneo, con la peculiarità della lingua napoletana. In questo EP di debutto, anticipato dal singolo Cosa 'e niente (con video pubblicato in anteprima da Napoli Today), i Romito presentano cinque canzoni, con la produzione artistica di Massimo De Vita (Blindur), la partecipazione di un autorevole sound engineer come Paolo Alberta (Negrita, Ligabue, Jovanotti) e la produzione esecutiva di SoundFly (distribuzione Self). I brani di Majorana parlano napoletano, con un respiro internazionale spesso assente nella musica italiana attuale. Il segreto è generazionale, anagrafico ma anche dovuto ai diversi gusti dei cinque membri: «Abbiamo provato a fondere qualcosa di estremamente tradizionale come la lingua napoletana con delle sonorità nuove, contemporanee e all’occorrenza proiettate verso il futuro. Abbiamo tutti e cinque in media 30 anni, siamo nipoti di Eduardo e di Totò, ma anche di John Lennon e Bob Dylan, figli di Massimo Troisi e Luciano De Crescenzo, ma anche di Chris Martin, Kanye West e Justin Vernon. Mescolare questi nomi può suonare strano, ma non è così. Fanno tutti parte di noi, abbiamo semplicemente provato a farli incontrare». I Romito nascono nel 2017 per volontà del cantautore Vittorio Romito, dopo l'uscita del primo singolo Viern (prodotto da SoundFly) si tuffano nella lavorazione del disco, ispirato a una importante ed enigmatica figura del sud, proiettata verso il futuro, come Ettore Majorana: «Ci piaceva tanto l’idea di un personaggio, magari del Sud, che appartenesse al passato, ma che avesse idee proiettate ben oltre il nostro futuro, così abbiamo scelto Ettore Majorana. Siciliano, cattedra di Fisica Teorica all’Università di Napoli, scienziato pazzesco e inoltre attorno al lui c’è un giallo molto suggestivo, nel 1938 è scomparso senza lasciare traccia, c’è chi dice si sia suicidato, chi dice si sia fatto monaco, chi dice di averlo incontrato anni più tardi in Sud America. A noi piace pensare che sia scappato perché era troppo avanti per un paese che da sempre non fa nient’altro che guardare indietro». Con il primo singolo, il successivo Cosa 'e niente e gli altri brani, Vittorio Romito e compagni provano a «raccontare delle sensazioni più che delle storie, il senso di inadeguatezza della nostra generazione, la ciclicità degli eventi, la difficoltà a trovare una strada, il desiderio di pace, l’impotenza rispetto alla fine, la voglia di rivalsa». Lo fanno con un rock d'autore maturo, dal forte istinto melodico e dalle sonorità fresche, aggiornate, coinvolgenti grazie al lavoro realizzato con una figura importante quale Massimo De Vita: «Siamo entrati in studio la prima volta con le idee abbastanza chiare, ma Massimo è stato la ciliegina sulla torta, a Napoli è uno dei pochi ad avere i nostri stessi gusti musicali, ad avere il coraggio di osare e la voglia di sperimentare, ci ha indicato la strada, ci siamo scazzottati, ci siamo affidati. Lavorare con lui è stato assolutamente fantastico». ROMITO: Vittorio Romito: voce e chitarra; Andrea Pasqualini: chitarra; Carlo De Luca: chitarra; Nicola Papa: piano e sintetizzatori; Walter Marzocchella: batteria.
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Un omaggio al sud nel quarto album del musicista campano, pubblicato da Soundfly. Dieci canzoni che svelano un percorso notturno e misterioso all'insegna del blues, "per respirare a ritmo del respiro del mondo"  

RICCARDO CERES  
SPAGHETTI SOUTHERN 
SoundFly/distribuzione Self
10 tracce - 45 minuti

«Se i film sono degli spaghetti western, il mio disco è uno spaghetti southern. Spaghetti Southern racconta del mio sud e forse anche del vostro, perché il sud è di tutti. Sud del cuore, sud del basilico e dei pomodori, degli stereotipati luoghi comuni, del mare infinito, dello stringere i denti. Il sud del volersi bene, delle donne necessarie e del darsi una mano. Tutte queste cose a mio modo di vedere sono l’Italia migliore, quella che si vede nel momento dell’estrema difficoltà, quella ad un passo del punto di non ritorno. Qui al sud tutto questo è quotidianità, perciò consiglierei a tutti di partire da sud, anche perchè partendo dal basso non si può fare altro che salire in alto». Per il suo quarto album, quello che considera il più importante della sua vicenda artistica, Riccardo Ceres punta a sud. Al suo Sud, al sud di ogni ascoltatore, alla verità di un sud che lotta contro gli stereotipi, al sud in senso allegorico, ideale punto di ripartenza verso l'alto. Spaghetti Southern è il perfetto compendio di una storia significativa, quella di un eclettico e imprevedibile "cantautore pulp" - così è stato definito dalla stampa - attivo dal 1999, che si è scoperto anche prolifico compositore per il cinema. Spaghetti Southern è un lavoro di notevole maturazione, nel quale le storie in musica di Ceres trovano perfetta sintesi tra blues, jazz, roots, psichedelia, rock e canzone d'autore: «Quando scrivo canzoni immagino una storia, quando scrivo storie lo faccio ascoltando musica, in genere sempre lo stesso brano in genere jazz old school, Coltrane/Davis e i loro blues. Per dirla in maniera semplice “mi faccio i film” con la mia musica e le mie sceneggiature, i miei film». Devoto a Piero Ciampi, Paolo Conte e Tom Waits, all'epoca d'oro del jazz e del blues, alla Beat Generation, sin dal primo album Puro Stile Italiano (2001) Riccardo Ceres ha cercato un proprio stile musicale e letterario. Nel 2009 con il secondo Lp Riccardo Ceres in James Kunisada Carpante e nel 2012 con E il mondo non c’è più si è avvicinato a un obiettivo che finalmente ha raggiunto con Spaghetti Southern: un incontro tra motivazioni artistiche e individuali, storiche e private, dieci canzoni intorno alla misteriosa linea-guida del blues. Il blues è una scelta, ma anche un percorso inevitabile per Ceres, che sente, pensa, scrive e vive questa musica come una confessione, un rituale: «Credo che il blues sia la miglior colonna sonora per raccontare se stessi. Sono “solo” tre accordi, quelli indispensabili da raccontare e per raccontare. In varie forme lo si ritrova in tutti i sud del mondo. Per me è una sorta di cerimoniale religioso. In tutte le culture del sud del mondo le religioni più ortodosse sono costellate da riti pagani. Soprattutto nelle zone rurali la musica di queste cerimonie è composta dallo stesso giro armonico che si ripete ancora e ancora, fino allo sfinimento. Per raggiungere l’estasi mistica, per sentire e vedere quello che non si riesce a sentire e vedere nella vita reale. Per respirare a ritmo del respiro del mondo». E' in ottima compagnia Riccardo Ceres, che ha attraversato le note di Spaghetti Southern con un gruppo di eccellenti musicisti come Fabio Tommasone (Rhodes piano, Hammond), Raffaele Natale (batteria), Vincenzo Lamagna (contrabasso), Ciro Riccardi (tromba, flicorno), Andrea Russo (fisarmonica), Artan Tauzi (violoncello) e Rebecca Dos Santos (percussioni), con la fidata presenza di Giuseppe Polito in studio e la produzione di Bruno Savino per SoundFly, con un eccellente risultato anche dal punto di vista della ricerca dei suoni. Dalla sala si passerà al palco, con il primo concerto di presentazione di Spaghetti Southern, proprio la sera della sua uscita: venerdì 26 ottobre ai Magazzini Fermi di Aversa (CE).
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Un viaggio in undici canzoni tra momenti, ricordi, condivisioni e luoghi di Napoli: la brillante vocalist torna con un lavoro corale e sfaccettato, arricchito da un artbook che lo racconta visivamente con tavole realizzate da vari artisti
Memorandum: visioni, memorie e musica nel nuovo disco di Fabiana Martone

FABIANA MARTONE
MEMORANDUM
(SoundFly | distr. Self)
11 tracce - 54.31 minuti

«Ci sono dei momenti in cui sento il bisogno di segnare delle cose per poterle ricordare, anche perchè ho una cattiva memoria; c’è chi appunta i suoi pensieri sul suo diario, c’è chi non ne ha bisogno affatto... e io, molto timidamente in passato e con più decisione oggi, scrivo e poi musico quello che ho scritto. L’ho sempre fatto con timore perchè credo che sia una cosa molto importante il presentare a un pubblico delle canzoni. Le canzoni di questo disco le ho raccolte in due anni più o meno, a parte una che avevo nel cassetto da circa quindici anni. E quando le ho messe una accanto all’altra ho realizzato che potevano essere organizzate in questo modo, a descrivere un giorno fatto di momenti, di atmosfere, di luci, di luoghi e di strade in cui prendono vita queste suggestioni». Una confessione. Uno sguardo alla propria storia tra passato e presente. Un disco come laboratorio del futuro. Memorandum, il nuovo album di Fabiana Martone, è un'esperienza intima nata tra tempi e posti diversi: un disco in cui undici canzoni, ognuna figlia di un momento personale e scaturita da un contatto con un luogo di Napoli e della Campania, si sono naturalmente incasellate in una sequenza da vero e proprio concept. Un lavoro d'amore ma anche di profonda devozione artistica, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self. Fabiana Martone è una delle voci più amate e poliedriche di Napoli: esperienze importanti in campo jazz (da Famoudou Don Moye degli Art Ensemble of Chicago a Renato Sellani), nel teatro (Nino D'Angelo, Carlo Croccolo), protagonista di vari progetti come Big Band Bond, Soundflowers e Agave Blu, ultimamente nel quartetto SeséMamà e nel combo electro-funk Nu Guinea, Fabiana arriva a Memorandum con un curriculum di collaborazioni davvero significativo. «Memorandum è il primo album in cui al di là delle collaborazioni sono autrice, arrangiatrice, direttore artistico, produttrice artistica ed esecutiva, tecnico audio, grafico, sceneggiatrice, pittrice… Sono fiera di me, anche se so che non sono mai contenta. Non so cosa ne verrà, so che ho fatto Memorandum perché era un desiderio, un obiettivo». Memorandum è un album solista, ma ancora di più - come sottolinea orgogliosamente l'autrice - un lavoro corale, con il quale Fabiana ha messo insieme desideri, ambizioni, la propria esperienza di musicista e interprete e il proprio patrimonio di collaborazioni, sviluppate con generosità nel corso degli anni.  Memorandum è nato dall’esigenza artistica e personale dell’autrice di raccontare se stessa e la sua voglia di condividere la sfera della creatività musicale e immaginifica. Un lungo periodo di riflessione, di raccolta di energie, di chiacchierate con i suoi amici, musicisti e non, l’ha guidata lentamente al concepimento di un fitto reticolo di motivazioni, legami, ispirazioni, influenze e suoni che hanno pervaso il nuovo disco. Undici canzoni scritte con vari autori (Ciro Tuzzi degli Epo, Marco D’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio e Alessio Arena), realizzate grazie all’incontro con Luigi Esposito e Bruno Tomasello prima, con Umberto Lepore e Salvatore Rainone poi, infine con Bruno Savino di SoundFly, perfezionate con la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D'Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek Di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D'Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello). Le undici canzoni di Memorandum formano un ciclo tematico che descrive i momenti di una giornata fatta di emozioni e non di ore. Come per una giornata qualsiasi le emozioni sono caratterizzate da una propria luce, quindi si susseguono le canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), le canzoni del dopo pranzo (Me passa ‘o ggenio e L’albero di Carnevale), le canzoni della sera (Sospesi a Corso Malta, Era sulo ajere, Citofonare Martone), quella di una notte insonne (La quadratura della luna) e le canzoni dei sogni, di quelli belli e di quelli brutti (Il fuoco e Sirena). Ogni canzone inoltre è strettamente legata a un luogo, dagli ambienti natii di San Giorgio La Molara a vari luoghi di Napoli (Corso Malta, la tangenziale, Piazza Bellini, il Parco Nazionale del Vesuvio etc.). Ancora una volta Napoli è straordinaria fonte di ispirazione: «Quando a 18 anni venni a Napoli per l’università la vitalità di questo posto ebbe su di me un impatto sconvolgente, nel vero senso della parola, e non nascondo che passare dalla calma del paese alla “ammuina” di Napoli non è stato semplice nonostante la gioia di poterla finalmente vivere appieno questa “ammuina”. Molto lentamente e indissolubilmente mi sono legata a questa città, alle sue atmosfere e alla sua gente, e io mi sento appartenere a questa mistura di contraddizioni che la animano in ogni manifestazione». Per un lavoro così variegato e policromo, Fabiana Martone ha pensato di attingere alla sua esperienza nel mondo dell'arte: Memorandum esce infatti con un Artbook contenente undici tavole 18x18, una per canzone, realizzate da artisti come Martina Troise (illustratrice), Cyop e Kaf (writers), Nikkio (disegnatore/tatuatore), Clelia Leboeuf (illustratrice), Nando Sorgente (pittore), Nicola De Simone (pittore), Dario Protobotto (pittore/disegnatore), Vincenzo Aulitto (artista), Alexandr Sheludko (pittore), Alessandro Rak (disegnatore, illustratore), ognuno dei quali ha interpretato un brano alla luce della propria personalità, raccontando visivamente il disco.
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«Sono un cantautore e continuerò ad esserlo»: il disco d'esordio del napoletano Davide Esposito con il suo progetto tra canzone, rock contemporaneo e uno sguardo al passato. Presenta una cover de 'Le formiche' di Lucio Battisti
Canzoni di anime e animali: il debutto di Cicala!

CICALA
CANZONI DI ANIME E ANIMALI
11 tracce | 50 minuti
Disp. su Spotify, iTunes, YouTube,
Deezer, Amazon, GooglePlay

«Sono un cantautore e continuerò ad esserlo anche se non riuscissi a vivere di sola musica. Cercherò con i miei tempi e con la mia onestà intellettuale e artistica di far crescere il mio pubblico, non solo da un punto di vista numerico». Un cantautore giovane e deciso, fiducioso, maturo. Davide Esposito, in arte Cicala, debutta con Canzoni di anime e animali, un lavoro con il quale presenta le sue canzoni ma soprattutto rivela la consapevolezza di voler dialogare con il pubblico, immaginando di crescere insieme ai suoi ascoltatori. Dieci canzoni inedite e una cover di Lucio Battisti che hanno il compito di rivelare al pubblico l'orizzonte di musica e parole, l'immaginario narrativo, il mondo interiore del cantautore napoletano. Davide "Cicala" Esposito è nato a Napoli nel 1990. Cresciuto nella musica, ha mostrato immediatamente naturalezza nella composizione, nel creare melodie e giri armonici. L'esperienza nella band Onda33 gli è servita per migliorare sia la scrittura che la credibilità nella performance live, una significativa eredità portata nella lavorazione del suo primo album, al quale hanno partecipato Diego Arienzo (chitarrista), Mario Urciuoli(bassista), Riccardo Bottone (batteria), il cui contributo ha fatto nascere il progetto musicale Cicala. Alla fine del 2018 sono usciti i singoli Penso e Il saggio tiranno, che anticipano Canzoni di anime e animali. Il titolo allude a una narrazione, a un filo conduttore che Cicala ha inquadrato nel rapporto tra gli animali - in chiave simbolica - e l'animo umano. La canzone italiana ancora una volta è il luogo ideale e reale di un'introspezione, di un'analisi dell'essere umano. Nel caso di Cicala è una canzone che guarda tanto al classic rock britannico (da John Lennon agli Oasis) quanto al mondo del cantautorato nostrano, storico e recente. Dichiara Esposito: «Cicala è un esplicito riferimento alla Cicala e la formica di Esopo, che viene interpretata quasi sempre, a mio modo di vedere, in modo semplicistico. Quella di Esopo è una vera e propria rappresentazione di due differenti approcci tipici dell'animale uomo. Nella mia visione il mondo umano, che è parte integrante di quello animale, potrebbe essere diviso in due metà: da una parte quelli che definisco uomini "formica" e dall'altra i “cicala”. I primi, previdenti e dediti al lavoro, spendono il loro tempo e la loro vita facendo ciò che si sentono in dovere di fare ma non abitano mai nel presente, che è l'unico tempo esistente. I “cicala” invece vivono il momento, disinteressandosi dell'avvenire, rischiano di rimanere vittime dell'imprevedibile, ma colgono il senso più pieno della vita. Canzoni di anime e animali è il tentativo di rispondere alla domanda più importante, quella all'origine dell'umanità: "chi sono io?"». Davide Esposito ascolta Beatles, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, U2, Police, Alanis Morissette, Jeff Buckley, Verve, Incubus, Negrita, Oasis, Ryan Adams, Stereophonics, Foo Fighters, Carmen Consoli, Subsonica, Starsailor. Un ascolto speciale, divenuto amore, va a Lucio Battisti, al quale Cicala dedica anche uno spettacolo di tributo. E in Canzoni di anime e animali compare anche una rilettura di Le formiche, un misconosciuto pezzo battistiano del 1968, assegnato all'epoca a Wilma Goich: «Battisti è il padre di tutti i cantautori italiani e prima o poi, se scrivi canzoni, ci devi passare per forza. Io per fortuna ho sempre ascoltato Lucio, anche grazie alla mia famiglia, che mi ha trasmesso questa passione per la sua musica. La sua intera produzione è senza tempo, mai vincolata ad un periodo storico in particolare, a una moda passeggera. Lucio Battisti è eterno, così come la sua musica. Le formiche è una canzone bellissima e controcorrente, tra le meno note della sua produzione, che però si incastra perfettamente con il mio racconto». Davide Esposito è napoletano, proviene da una delle grandi città della musica e da Napoli avvia il suo percorso, cosciente non solo delle fonti di ispirazione e delle possibilità di fare rete ma anche delle difficoltà. «Napoli è piena di talenti musicali e questo da un certo punto di vista potrebbe rappresentare un ostacolo. Sta diventando davvero complicato farsi notare, nonostante poi tutta questa “competizione” sia più uno stimolo che altro. Adoro fare network con altri musicisti della mia città, condividere palchi, scambiare idee, farmi contaminare dal loro stile. Mi piace citare nomi come Daniele Montuori (in arte A Smile from Godzilla); Antonio Paduano; Le Fasi; Luigi De Crescenzo (Naea); Valerio Ruotolo (Diatriba), ma ci sono tanti altri emergenti che meriterebbero maggiore attenzione». Dopo due singoli e il video di Il saggio tiranno, uno degli episodi più rappresentativi del nuovo disco, Cicala è pronto con il percorso di promozione: presto Davide Esposito sarà protagonista di nuovi concerti e videoclip, con la stessa positiva e costruttiva urgenza con cui sono nati i brani di Canzoni di anime e animali. Davide "Cicala" Esposito: Voce/Chitarra; Diego Arienzo: Chitarra; Mario "Uryo" Urciuoli: Basso; Riccardo Bottone / Mauro D'Ambrosio: Batteria.

Info:
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Cicala YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCLUOqALOSRaXcqDBrRdBN5w
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NOVITA' DISCOGRAFICHE DI CARTADAMUSICA

LA STRANA STORIA DI STELIO GICCA PALLI & COMPAGNIA BELLA
DI CUI ANCHE SI RACCONTA NEL NUOVO DISCO
LE FRASI NON DETTE
(CD, 2019, FORWARD MUSIC ITALY/MATERIALI MUSICALI)

TORNA ALLO SCOPERTO UNO DEI DUE AUTORI DI LELLA A PARTIRE DALLE ORE 20:30
IL 4 DICEMBRE A ROMA, ALL’ASINO CHE VOLA IN OCCASIONE DI SO' STATO IO - LELLA 50 ANNI DOPO LA GRANDE FESTA LIVE PER LA CANZONE CHE VINSE LA CENSURA

Proprio come in un antica saga popolare uscita dalle penna di Charles Dickens….. Venuto al mondo in una comune di ragazzi  usciti dalla guerra e dal fascismo e vogliosi di libertà,  democrazia e – perché no ? – divertimento. Il suo nome venne scelto in libere votazioni imponendosi per poco  nei confronti di un nome anarchico ( Germinal : orrore! ) Padre canterino e suonatore (in casa  c’è ancora una chitarra artigianale Paralupi  del 1950). Zii scrittori, sceneggiatori, registi…. Impara a strimpellare la chitarra sfuggendo  alla didattica classica paterna (chitarra appoggiata alla coscia  sinistra: tipo Segovia, per intenderci). Incontra a Ponza alcuni  reduci  del “Ci ragiono e canto “ di Dario Fo e si interessa alla musica popolare. Coinvolge l’amico e compagno di scuola Edoardo De Angelis e insieme cominciano a cantare  nello storico  Folk Studio di Via Garibaldi   a Roma. E, dopo un po’, cominciano a comporre canzoni un po’ diverse dal mainstream allora vigente. Tra cui una ballad country in romanesco intitolata “Lella”. Apprezzata dai discografici, viene incisa e portata al Cantagiro del 1971 accolta in maniera insperatamente lusinghiera dalla critica  (e anche dal pubblico astante);  ma,  per oscuri motivi (o forse nemmeno tanto oscuri ), ne viene bloccata  la  diffusione radiotelevisiva. Stelio si incazza e si tira fuori dal giro; ha un possibile redditizio mestiere a portata di mano e non vuole  sottostare a ordini di scuderia discografica che ritiene poco dignitosi. Per molti anni coltiva il redditizio mestiere, ma sempre col rimpianto di non essere stato capace di trovare quel compromesso che allora serviva. Compra un pianoforte e comincia a zapparlo; dopo tanti anni ora è in condizioni di suonarlo in maniera decente (dicono i soliti amici piaggisti). Poi si stufa del mestiere redditizio e decide di entrare nuovamente nell’agone.  Incide  un album di canzoni e poi un altro, che si intitola "Le frasi non dette" ed esce il 4 dicembre 2019 insieme ad un 7" in edizione limitata che raccoglie su di un lato la registrazione originale di Lella e sul suo opposto la versione acustica 2019 con le voci dei due autori. Confida nell’entusiastica accoglienza del pubblico.  La Compagnia Bella? Ovviamente gli amici del precedente album: Primiano De Biase, a pianoforte, tastiere e fisarmonica,  Simone Talone  Federicuccio, alle percussioni, Renato Gattone, al contrabbasso. Novelliere urbano per natura, cantautore per incidente, Stelio torna a disegnare storie.  I testi sono tutti di Stelio Gicca Palli, voce di tutte le canzoni, così come le musiche, molte delle quali sono state scritte a quattro mani con Primiano De Biase. L’arrangiamento è di Primiano De Biase, Simone “Federicuccio” Talone e Stelio Gicca-Palli stesso. Lo scrittura di Stelio resta al centro con il suo tratto graffiante e il suo sguardo impietoso. Melodie e arrangiamenti, pur nella linea della più classica canzone d’autore italiana, non sono mai scontati. Le frasi non dette punta l’attenzione su rapporti esistenziali quanto meno irrisolti, se non anche conflittuali, che evidenziano la sostanziale solitudine dell’essere umano. Facendosi portavoce di un curioso ossimoro: l’uomo, in definitiva, è un  animale  sociale (e lo è per definizione scientifica) solitario.

FRANCESCO GIUNTA
TROPPU VERY WELL
Non si arresta l’attività della sua nuova etichetta IL CANTAUTORE NECESSARIO etichetta che sta per pubblicare il primo disco live di FRANCESCO GIUNTA, cantastorie e narratore siciliano, drammaturgo di razza, da oltre trent’anni nel campo del recupero del patrimonio linguistico e musicale della sua regione. Disco allegro già nel titolo: TROPPU VERY WELL, che si avvale della produzione artistica dello stesso Edoardo De Angelis e che in copertina si arricchisce della sapienza di MARCO DE ANGELIS, disegnatore, illustratore e grafico italiano tra i più importanti (Repubblica, Espresso, Il Popolo, Le monde, New York Times, The Washington Post, per citare alcune delle sue collaborazioni).

LUCA MADONIA 
LA PIRAMIDE
(Viceversa Records/ Audioglobe / Believe – 29 Novembre 2019)
“Per la scrittura e il titolo del disco mi sono ispirato alla “Piramide dei bisogni” di Maslow. Questi, con uno dei modelli più interessanti e dibattuti degli ultimi decenni, crea una gerarchia dei bisogni che determinano la crescita e la formazione dell’uomo durante tutta la sua esistenza. La musica e tutto ciò che vi ruota intorno, ma anche la vita, la conoscenza, la salvezza, la maturità, la realizzazione personale nei rapporti umani fanno parte dei miei bisogni e tutto questo si ritrova nelle canzoni del mio nuovo lavoro. Ma “ La Piramide” è intesa anche come simbolo di elevazione, come speranza di illuminazione per raggiungere vette più alte e così capire meglio la nostra condizione terrena.” Una macchina del tempo “La Piramide”, che ci fa viaggiare dalle sonorità più attuali a ritroso fino a quegli anni meravigliosi dei dischi registrati con lentezza e ispirazione, delle grandi orchestrazioni, archi e ottoni che provano le accordature in una grande sala in penombra illuminata solo dalle lucine sugli spartiti. Un disco che pone in cima alla “piramide dei bisogni” quella voglia di fare le cose, la Musica, insieme, con gli amici di una vita, chiamati a partecipare a questa elegante e divertente festa senza l’assillo del marketing e il sensazionalismo di accoppiate improbabili. Il lavoro di un artista maturo, attento e pacificato che ben lungi dal chiacchiericcio polemico sul panorama musicale odierno, indica semplicemente una via “altra” restando coerente con la sua personalissima narrazione del mondo, degli uomini, dell’Amore.

GERARDO BALESTRIERI
omaggia Corto Maltese nel nuovo concept album intitolato
CANZONI DEL MARE SALATO
(Dal 22 novembre 2019 - Egea distribuzione)

“ Il 26 luglio 1864, sotto un forte vento da nord est
un magnifico yacht stava solcando a tutto vapore le acque del Canale del Nord.”
Jules Verne

L'idea di pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese, senza che nell'album Corto sia mai menzionato, di attraversare con la musica i testi e le storie del marinaio gentiluomo di fortuna creato da Hugo Pratt, è acquatica-mente balenata a Balestrieri un po' di tempo fa. Il risultato è questo concept album che percorre cronologicamente dieci anni di avventure di Corto a partire dal 1913 anno in cui è ambientata Una ballata del mare salato. Un disco che canta personaggi e caratteri reali e immaginari. Da Pandora a Rasputin, Tiro Fisso e Bocca Dorata, Tristan Bantam, Banshee, Cush, Morgana, Butch Cassidy, Enver Pasha e molti altri. Balestrieri è partito dalla stesura dei testi per poi arrivare alle musiche cercando il gusto esotico dello stesso Pratt che di musica ne sapeva. Una circumnavigazione onirica tra buffo ed esotico, oscurità, abbandono e meraviglia che parte dalla Melanesia, attraversa Sud America, Africa, Europa, il medio e l'estremo oriente per concludersi in Argentina. Un disco che ha come intermezzo una filastrocca dedicata alla laguna di Venezia, alla città e ai suoi pesci; canzone non prevista arrivata da sola con la fine pronta prima del suo inizio, quasi a non voler contraddire lo stesso Pratt quando sosteneva che per scrivere una buona storia occorre avere ben chiaro il finale.

CHIARA MINALDI - LE PAROLE HANNO UN'ANIMA
DAL VIVO IL 20 NOVEMBRE AL TEATRO JOLLY DI PALERMO
Dopo la vittoria al Premio Bianca d’Aponte nel 2016, CHIARA MINALDI per il suo secondo album “Le parole hanno un’anima” (autoprodotto in distribuzione digitale dal 4 novembre 2019), il primo con brani inediti, ha scelto di cantare in italiano. Un disco che attraversa i territori del jazz, del pop e della canzone d’autore, un vero e proprio nuovo debutto, dopo che per il precedente "Intimate" aveva scelto un repertorio in inglese di tutti brani cult-pop che andavano da Joni Mitchell ai Massive Attack, dai Beatles a Sting, passando per Air e James Taylor. Un disco fortunato con cui aveva anche conquistato la prima posizione della chart–list Pop/Jazz della Corea del Sud, precedente questo che l'ha convinta  a produrre parallelamente all'album anche un EP per la RNC Music con quattro brani riadattati in inglese. Il primo singolo “L’estate non è” intanto è già fuori, accompagnato da un vero e proprio instant-video fatto d'immagini “rubate” dall’archivio dei ricordi di famiglia che lei stessa ha montato e che la ritraggono bambina cresciuta in mezzo al mare tra Palermo e Agrigento. Guarda il video: http://bit.ly/lestatevideo. Chiara Minaldi nasce ad Agrigento e da giovanissima intraprende lo studio del pianoforte e consegue il Diploma di Teoria e Solfeggio. Si trasferisce a Palermo dove tutt'ora vive e frequenta i corsi di canto e piano jazz del Brass Group con insegnanti come Maria Pia De Vito, Lucy Tarsia, Flora Faja, Diego Spitaleri e Giovanni Mazzarino. Inizia a collaborare con Mauro Schiavone, che riveste un ruolo fondamentale anche nei suoi dischi insieme al paroliere Francesco Cusumano (Musica Nuda, Mauro Ermanno Giovanardi), oltre alle collaborazioni con Riccardo Lo Bue, Giuseppe Urso, Luca Lo Bianco, Giuseppe Milici, Sebastiano Alioto, Orazio Maugeri e tanti altri. Ha un curriculum di tutto rispetto e ovunque si evidenziano le sue spiccate doti vocali e pianistiche: a Graz per “Il Ballo di Casanova” nel 2007 e nel 2010, a “Piazza Jazz 2010”, a Piacenza per  il “Premio Chicco Bettinardi” e a “Lucca Donna Jazz” nel 2011,  premiata “Venere del Mediterraneo 2015” e doppiamente premiata al “Bianca d'Aponte” nel 2016. Ha duettato con Rossana Casale, Fabio Concato, Pippo Matino, ha aperto concerti di Teresa Salgueiro, Mario Venuti, Antonella Ruggero, ha fatto parte del progetto discografico e live della grande orchestra jazz Made in Sicily, è stata invitata all'International Jazz Day a Siracusa 2016 e 2018 in quest'ultimo a fianco di Nicky Nicolai e alla Catania Jazz Marathon 2015 organizzata da Catania Jazz oltre che sul palco di Piazza Castelnuovo a Palermo per la notte di Capodanno 2016.
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Esce FERITE & FERITOIE di Paolo Capodacqua
Dopo trent’anni dal suo primo album (Memorabilia) e tanta, tantissima musica condivisa con Claudio Lolli e firmando delicatissime canzoni per bambini, Paolo Capodacqua torna alla discografia firmando ferite&feritoie che esce per Storiedinote.fr, nei doppi panni di editore e label. Una vita spesa per e attorno alla canzone d’autore, Capodacqua ci apre la sua personalissima finestra sulla poesia civile intessendo canzoni ricche di potenti riferimenti letterari (da Riccarelli a Saint-Exupery) e di note intime ed appassionate. L’album è anticipato dall'emozionante singolo Gli occhi neri di Julia Cortez dedicato alla tenerissima figura della maestrina, l’ultima con cui ha comunicato Che Guevara prima della sua esecuzione. Il singolo è accompagnato da un piccolo gioiello in video firmato da Enzo De Giorgi.  Numerose le collaborazioni che affastellano di preziosismi questo album. Dalla presentazione di Angelo Ferracuti ai contributi di vecchi e nuovi compagni di strada di Paolo: da Roberto Piumini, in voce e testo, a Kay Mc Karthy, passando per Pippo Pollina, Michele Gazich, Flaco Biondini, Nicola Alesini, Roberto Soldati, Giacomo Lelli, fino all’attrice Naira Gonzalez. ferite&feritoie: un taglio nella tela, un unico taglio nell’anima inteso come punto di vista ambivalente ed empatico per tracciare una humanae historiae che, con lucidità e commovente poesia, ci narra dell’Olocausto e di Giovanni Falcone, di naufraghi della vita e di passaggi esistenziali, di aviatori, segreti amanti e ladri improbabili, ma anche di Julia Cortez, la maestrina de La Higuera che parlò con il Che nei giorni della sua detenzione. Un disco percorso da invenzioni melodiche accattivanti sulle quali si innesta una lingua raffinata e colta, degna della migliore tradizione della Canzone d’autore italiana. Il tutto cucito dai sapienti arrangiamenti del M° Giuseppe Morgante. Dieci brani originali e una cover in bonus-track, una interpretazione intimista ed originale di un vecchio brano di Francesco Guccini, L’albero ed io, impreziosito dalla chitarra di Flaco Biondini che del cantautore emiliano è stato lo storico chitarrista. Un disco denso, insomma, controfirmato da un altro ritorno, quello dell’ Etichetta Storie di Note, che da anni opera in Francia e che ha deciso di riaffacciarsi sulla scena musicale italiana proprio con Paolo Capodacqua ed il suo ferite&feritoie.
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ROSARIO GIULIANI - LOVE IN TRANSLATION


Dopo i concerti in anteprima a Umbria Jazz Winter e ad Artusi Jazz, Rosario Giuliani il 24 gennaio pubblica l’album “Love in Translation” (Jando Music/Via Veneto Jazz) che celebra il ventennale della splendida collaborazione, nata proprio a Umbria Jazz, con Joe Locke..  Si tratta di due musicisti di diversa nazionalità, e magari di diverso carattere, ma che sono diventati nel tempo protagonisti indiscussi della scena jazzistica internazionale: il sassofonista italiano Rosario Giuliani e il vibrafonista americano Joe Locke. Coadiuvati da altri due maestri assoluti nei loro strumenti, il bassista Dario Deidda e il batterista Roberto Gatto, Rosario e Joe si ritrovano così a suggellare il ventennale di questa loro sfavillante interazione reciproca, diventata ben presto amicizia, con un disco intenso, passionale, forgiato dai loro ineguagliabili talenti musicali. Come dice lo stesso titolo, “Love in Translation” è un disco imperniato sul sentimento più forte e indecifrabile: l’amore. Fra standard famosi, come “Duke Ellington’s Sound of Love” del grande Charles Mingus, “Love Letters” di Victor Young e Edward Heyman e persino una “Can’t Help Falling in Love” che fu nel repertorio di Elvis Presley, brillano anche dei brani originali, con due sentiti omaggi a due grandi musicisti che purtroppo non sono più fra noi: “Raise Heaven” che Joe Locke ha voluto dedicare a Roy Hargrove e “Tamburo” di Rosario Giuliani per Marco Tamburini. Ecco che un disco così forte nei sentimenti, ma mai “sentimentale”, si prospetta come una delle novità discografiche fondamentali del 2020.
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Fabrizio Bosso Spiritual Trio
Il nuovo album“Someday”
In uscita il 6 dicembre 2019

Lo Spiritual Trio di Fabrizio Bosso festeggia 10 anni di musica con un nuovo album dal titolo “Someday”, in uscita venerdì 6 dicembre per la Warner e un tour di otto concerti in Italia. Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto sugellano il loro decennale sodalizio con un terzo album che rende nuovamente omaggio alla musica nera, declinata nella sua variante Gospel e Spiritual. Prima data del tour, domenica 15 dicembre dal Blue Note di Milano, poi lunedì 16 alla Piazza Salotto/Skydome di Pescara, martedì 17 al Per Bacco di Taranto, mercoledì 18 all’Officina 72 di Agropoli (SA), giovedì 19 al Mercato Sonato di Bologna, venerdì 20 al Moro di Cava de’ Tirreni (SA), sabato 21 al Teatro Comunale di Gonzaga (MN) per finire domenica 22 al Teatro del Pane di Treviso. Il primo album del Trio, “Spiritual“ (2011), pubblicato dopo due anni di concerti, affrontava un repertorio radicato nella tradizione popolare nera (Nobody Knows the Trouble I’ve Seen, Down By The Riverside, When the Saint go Marchin’ in). In “Purple” (2013), il trio ha invece scelto di esplorare più a fondo quel mondo, alla ricerca di un repertorio – tanto tradizionale che moderno – in cui potersi esprimere al meglio (A Change is Gonna Come, Wide in the Water, Go Down Moses). Con “Someday", il passaggio ulteriore è quello di ampliare ulteriormente la ricerca fra brani che, pur non provenendo dalla tradizione Spiritual, possano essere reinterpretati in quella chiave e, soprattutto, essere apprezzati nella sonorità ormai inconfondibile del trio. In questo ultimo lavoro, lo Spiritual Trio partecipa a “Music For Love”, progetto di solidarietà attraverso la musica di cui Fabrizio Bosso è testimonial. In “Someday”, Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto mettono subito le cose in chiaro sin dalle primissime tracce: Cold Duck Time del pianista e vocalist americano Les McCann e la ballad Lawns di Carla Bley introducono immediatamente l’ascoltatore nel mood dell’album. Ma è nel terzo brano che si svela l’ospite d’eccezione Mario Biondi, che interpreta con grande pathos Someday We All Be free di Donnie Hathaway ed Eddy Howard, suonato anche in versione strumentale a chiusura dell’album. Non mancano i brani originali, come Forward di Minetto e Marsico, Bernie’s Toon di Bosso, Say it Loud di Marsico che firma anche, insieme a Bosso, A Lullaby. Infine, a impreziosire Someday, il brano di tradizione gospel I Shall Wear A Crown, l’omaggio ai fratelliAdderly in Sermonette e Bridge Over Troubled Water di Paul Simon, uno spiritual laico con al centro una licenza blues del Trio. Fabrizio Bosso, tromba; Alberto Marsico, organo; Alessandro Minetto, batteria.
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SERGIO ARMAROLI TRIO PLUS CARTOON - TRIOPLUSTRIO
Prosegue la collaborazione tra il compositore e vibrafonista Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Giovedì 31 ottobre esce infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe D igital, "TrioPlusTrio".  Nei sei brani originali si alternano e si confrontano due formazioni in trio. Nella sua formazione, Sergio Armaroli è affiancato dal trombonista Giancarlo Schiaffini, musicista e compositore che ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60, membro dell’Italian Instabile Orchestra e collaboratore, tra gli altri, di John Cage, Dennis Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi, e dal violoncellista Walter Prati, compositore ed esecutore da sempre orientato verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, che ha collaborato con, spaziando tra i generi, Evan Parker, Thurston Moore (Sonic Youth), Robert Wyatt. Il trio Cartoon è formato, inve ce, dal batterista e percussionista Roger Turner, una delle voci storiche più autorevoli della libera improvvisazione inglese, che ha lavorato con Annette Peacock, Phil Minton, Cecil Taylor,  Masahiko Satoh, Charles Gayle, Lol Coxhill suonando in giro per il mondo da Sydney a New York, da Tokyo all'Artico, dal sassofonista e clarinettista Chris Biscoe, che si divide tra Inghilterra e USA e ha collaborato con George Russell, Mike Westbrook, Chris McGregor, Kenny Wheeler, Han Bennink, Evan Parker e molti altri, e dal contrabbassista John Pope, improvvisatore e compositore che spazia tra jazz, funk, rock e pop e ha suonato con Mick Beck, Rhodri Davies, Greg Spero, Field Music, Anton Hunter, Mariam Rezai, Ed Carter e tanti altri. Da sempre la poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Per la prima volta utilizza il "vibrafono preparato", una novità nel suo percorso di ricerca con un approccio musique concrète, nel tentativo di uscire dall'accordatura temperata dello strumento e dal suo timbro "troppo" puro verso per una trasformazione spettrale e verso modelli sonori divergenti. Il disco si apre con un brano dei tre jazzisti britannici e si chiude con il trio italiano. Nel mezzo quattro pezzi nel quale i sei musicisti si confrontano, per la prima volta insieme, improvvisando negli studi "Il pollaio" di Ronco Biellese con la supervisione del sound engineer Piergiorgio Miotto. Da sottolineare l'apporto anche poetico di Roberto Masotti, celebrato fotografo di musiche, ideatore del libretto dedicato agli oggetti di questa musica preparata: "oggetti d'affezione per una musica preparata e altra." Sergio Armaroli si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Con l’etichetta Dodicilune ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il qu artetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati e "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018).

CLAUDIA FOFI - TEORIA DEGLI AFFETTI
Prodotto da Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, lunedì 25 novembre esce "T eoria degli affetti" di Claudia Fofi. Nel nuovo progetto discografico, affiancata da Ares Tavolazzi (contrabbasso), Alessandro Gwis (piano), Alessandro Paternesi (batteria) e Paolo Ceccarelli (chitarre), la cantautrice propone undici brani, frutto di una sintesi ventennale di scrittura di testi, poesie e composizione di musiche e canzoni.  Un album che racconta una storia lunga fatta di poesia, musica, canzoni, esplorazione vocale, lunghi periodi di sosta, allontanamenti e riavvicinamenti. Canzoni senza tempo, scritte nell'arco di oltre vent'anni e che si incontrano qui, cesellate dalla sensibilità di musicisti che hanno saputo cogliere la complessità del progetto e al tempo stesso la naturalezza di queste canzoni, che non risp ondono a esigenze di struttura o di genere. L'intero lavoro regala il piacere di un continuo naturale interplay. La scelta della produzione artistica, curata dalla stessa autrice, è stata quella di arrangiare al minimo le canzoni, affidando ai musicisti la libertà di interpretare a proprio modo queste composizioni a tratti spiazzanti, sempre non etichettabili. Con i toni più dolci e un'apparente semplicità la Fofi racconta nei suoi testi una visione del mondo che arriva dritta al cuore, dove a ogni parola corrisponde un senso dato dalla voce, dove ogni respiro è messo lì perché serve. Non c'è mai un “di più” in Teoria degli affetti, nessuna nota di troppo. E non c'è niente di scontato. Omaggio ai tanti mondi musicali che hanno attraversato la vita di questa cantautrice, dal blues al jazz alla musica classica al rock fino al pop, il disco si apre con una power ballad con riverberi quasi soul, “Se tu”, per passare al blues di “Figlia di un Dio minore” e approdare a “Basso albertino”, dove un accompagnamento settecentesco fa da contrappunto all'impianto destrutturato del pezzo, che va nella direzione di una sperimentazione amorfica. Una riflessione sul migrare umano come esperienza che ci riguarda tutti è il tema centrale de “La valigia dello straniero”, composta per uno spettacolo teatrale - filo conduttore una famosa poesia di Antonio Machado (Caminante) con una musica che fa pensare a Mozart che suona il flamenco. Di nuovo poesia musicata in “Canto”, una  dichiarazione d'amore per la propria arte in cui emerge anche tutta l'inquietudine legata al ruolo dell'artista e al suo limite. "La mente vuole amore" brano centrale dell'album, con un testo dagli accenti ironici, è stata in parte arrangiata da Ramberto Ciammarughi. L'effetto carillon iniziale di "Ancella del so rriso" serve a introdurre una canzone rivolta e dedicata alla figlia della Fofi, un'esortazione e non cedere alle lusinghe e alle illusioni di una società basata sul conformismo e sul consumismo. Il testo di "Travolto dalla piena di te stesso", quasi un tango, è una rielaborazione di alcuni dialoghi tratti dal Cimbelino di Shakespeare, usati per costruire una canzone con un testo assolutamente letterario sul tradimento. Scritta nel 2018, "Italia" è la canzone più recente dell'album. Una specie di marcia funebre con un testo che non fa sconti. "Lasciamo che il vento lavori" è un brano strumentale (con l'inserimento in fase di registrazione di un breve testo) nato durante la gravidanza dell'autrice. «Suonavo e risuonavo questa musica, giorno dopo giorno, aspettando la nascita di mia figlia. La struttura formale, con l'esposizione, le variazioni, la ripresa finale, mi ha sempre fatto desiderare di provare a orchestrarla. Chissà, magari un giorno lo farò», sottolinea Claudia. I l disco si conclude con "Avessi", brano nato  da un'improvvisazione con Paolo Ceccarelli. «Volevo inserire in questo album, che è una dichiarazione d'amore per la canzone così come l'ho saputa scrivere nella mia vita, una poesia, un testo non cantato e al tempo stesso un vocalizzo senza parole, che credo costituisca il prossimo passo della mia ricerca», sottolinea la cantautrice. «E questo è il termine dell'album, forse un modo per salutare la forma-canzone, forse per omaggiare la poesia e lo stretto legame che vincola questi due modi dell'espressione umana universale». Cantautrice, autrice, poetessa, scrittrice ed educatrice vocale, Claudia Fofi inizia a comporre canzoni nel 1995. Nel corso della sua carriera ha conquistato numerosi Premi (Grinzane Cavour, Ciampi, più volte finalista al Premio Ci ttà di Recanati-Musicultura, Canzone di Pace, Premio Logic al Mantova Musica Festival con il progetto Le Core, finale di Arezzo Wave), si è esibita in giro per l'Italia e all'estero tra club, festival e rassegne, ha composto musiche per cinema e teatro, ha pubblicato cd e libri, proponendo anche numerosi concerti&reading poetici. Ha collaborato come autrice negli album della Med Free Orkestra, con Sara Jane Ceccarelli e Sara Marini (con la quale ha conquistato la finale al Premio Parodi nel 2014). Con la poesia ha esordito nel 2016 con la silloge "Odio le ragioniere", da cui ha tratto uno spettacolo. Nel 2019 ha pubblicato il suo nuovo libro, "Post-Post", una raccolta di post di facebook. Tiene seminari sulla voce e sulla scrittura della canzone ed è direttrice artistica del Festival Umbria in voce. Trainer olistico della voce e del suono, musicoterapista, ha messo a punto un proprio approccio di lavoro, Voce Creativa™. "Teoria degli affetti" è il suo terzo album, e nasce a di stanza di sedici anni dalla sua ultima autoproduzione.

LA RIVE GAUCHE - ONE!
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, lunedì 2 dicembre esce "One!", progetto discografico de La Rive Gauche. Il quartetto ligure - composto da Luca Cresta (piano acustico/elettrico e synth), Fabio Lanzi (sax tenore/soprano), Roberto Costa (basso elettrico), Massimo “Max” Grecchi (batteria) - affiancato nel disco da Giovanni Acquili no (flauto), propone un repertorio di otto composizioni originali, firmate da Cresta, e le riletture di "Bebe" del polistrumentista brasiliano Hermeto Pascoal e "Tell me a bedtime story", uno dei brani del compositore e musicista statunitense Herbie Hancock meno praticati ma non meno suggestivi. La musica del quartetto attinge al linguaggio jazzistico, anche se la scrittura risente di diverse altre influenze esterne. «One! è quel particolare suono che ci fa scattare tutti insieme quando viene staccato il tempo di un brano», sottolineano i musicisti. «È come "andiamo!" per i cani o "pappa!" per i bambini. È il segnale che un concerto sta per iniziare. Segna il confine tra la fine delle chiacchiere e l’inizio della musica. È il suono dell’adrenalina che va in circolo, ancora una volta». Il disco si apre con otto composizioni originali di Luca Cresta: "Anubi", una delle più spaventose rappresentazioni di antichi Dei che colpisce la fantasia e ispira tensione musicale; "Totani attoniti", un brano dalla metrica subacquea che nasce dal ricordo di un incubo ambientato sul fondo del mare; "Musette da viaggio (Long time ago)", composta con Aldo De Scalzi e Roberto Pischiutta, pensata per la colonna sonora del film “Un Natale per 2" con Alessandro Gassman ed Enrico Brignano e successivamente sviluppata per entrare a far parte del repertorio; "Minha sambinha", un omaggio al jazz nella musica latina; "Touki", che sembra un nome giapponese ma è l'equivalente in genovese della frase “eccolo qua” pronunciata dopo una settimana di ricerca dell'accordo giusto per proseguire la scrittura del brano; "Argentina" che attinge al ricordo di un viaggio durante l'adolescenza; "Direttore", il canto della nostalgia  e dell'an goscia per qualcuno che non c'è più; "Just in time", un pezzo gioioso che ha anche il sapore del gospel. Chiudono la tracklist "Bebe" di Hermeto Pascoal (in una versione influenzata dell'esecuzione di Richard Galliano) e "Tell me a bedtime story" di Herbie Hancock.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Almendra Music pubblica il debutto da solista del membro di Utveggi, Forsqueak e Aps. Un album suggestivo, ispirato alla sua attività di istruttore subacqueo, per chitarra classica, acustica, elettrica e 12 corde 
Spawning: il mare e una chitarra "altra" con Bruno 

BRUNO
SPAWNING 
[Almendra Music 2019]
11 tracce - 27' 53''

"Spawning significa germinare, fare le uova, gettare le spore, con specifico riferimento alla zoologia subacquea. Tutta la musica che facciamo è sempre fortemente influenzata da “altro”, quando non proprio ispirata da o composta per ragioni espressive extra-musicali. Per me questo “altro” è il mare, la natura, la subacquea e gli incontri da essa generati, insomma l'altra metà fondamentale della mia vita (nonostante abbia studiato musica per tutta la vita, faccio l'istruttore subacqueo). Trattandosi poi del primo lavoro per chitarre sole, vista la forma variegata dell'album, il concetto di germinare si sposa correttamente". Chitarra sola ma non isolata, quella di Bruno Pitruzzella, che debutta da solista con Spawning: un lavoro che nasce dall'esigenza di un percorso in proprio, ma soprattutto da riflessioni e meditazioni su tutto ciò che circonda la musica, a partire dalla sua attività di istruttore subacqueo, che ha dato anche il titolo all'album. Per l'occasione Bruno Pitruzzella si mette a nudo, tanto da rinunciare anche al cognome per ribadire questo cammino di rinnovamento. E' un debutto anche per Almendra Music, che con Spawning pubblica il suo primo album per sola chitarra, dopo i lavori delle "chitarre gemelle" del duo Blanco Sinacori: se questi ultimi sono ben centrati in area modern-classical, Bruno opera invece all'insegna di un chitarrismo contemporaneo che prende spunto dalle sue aree di influenza, in particolare l'improvvisazione: "Si tratta di un lavoro fin troppo variegato ma rispecchia il percorso che ho avuto, spesso non troppo coerente se non fosse per l'ostinazione e la necessità di cercare una propria via personale nella musica, spesso trovata nell'improvvisazione. Questo può essere il vero filo conduttore: Spawning ha trovato la sua forma definitiva partendo sempre da improvvisazioni, che poi sono diventate composizioni, quindi scrittura. Ma l'improvvisazione è la matrice di base. Per improvvisazione non si intende solo quella melodica di matrice jazzistica, a volte è proprio totale, anche se non posso dire sia “radicale” in senso specifico, c'è sempre qualcosa di pre-esistente, si viene sempre da una direzione". Palermitano classe 1987, diplomato nel 2011 al Conservatorio Bellini della sua città, allievo di Antonello Ghidoni e soprattutto Marco Cappelli, Bruno Pitruzzella ha approfondito la pratica del jazz e dell'improvvisazione con Francesco Guaiana e ha suonato con tanti musicisti come Mimmo Cafiero, Umberto Fiorentino, Fabio Zeppetella, Antonio Forcione, Lelio Giannetto, l’Orchestra Instabile Disaccordo di Palermo. Attento sia alla composizione che all’improvvisazione, Bruno "scrive" la propria musica, che è quasi sempre strumentale, un mix di post rock, jazz, punk e improvvisazione. E' membro storico di Forsqueak, Utveggi e Aps, tre straordinarie band della scuderia Almendra Music. Rispetto alla musica di Spawning, secondo Bruno "Utveggi è più rock, forma canzone e scrittura, Forsqueak ha più un'attitudine jazzistica (non nel senso di “genere” ma di approccio). Spawning è un mix di tutto quanto, c'è la forma canzone, c'è l'improvvisazione, c'è la scrittura di carattere più “classico”. Ovviamente il solo chitarre è pieno di suggestioni derivanti dagli altri due progetti. Ad esempio il pezzo Salpa è stato scritto originariamente per i Forsqueak, coi quali lo eseguiamo regolarmente da anni. Qui si trova in forma primitiva con arrangiamento per chitarra sola". Undici brani per chitarra classica, acustica, elettrica e 12 corde, tutti composti da Bruno Pitruzzella fatta eccezione per Pando di Giancarlo Romeo, con la presenza di due rifacimenti che lanciano un'ulteriore luce sul mondo musicale frequentato e amato dall'autore. Parliamo di Footprints di Wayne Shorter e del Saltarello: "Footprints mi ha stregato dalla prima volta che l'ho suonata (l'ho prima suonata e poi ascoltato la versione originale). Avevo scoperto un accordatura alternativa grazie al mio grande amico Giancarlo Romeo (a cui è dedicato l'album) e provandone le varie combinazioni mi sono ritrovato in mezzo al tema senza neanche accorgermene. Il saltarello invece è un pezzo attribuito a Vincenzo Galilei (padre di Galileo e di Michelangelo, valente liutista) che ti fanno studiare al conservatorio con la chitarra classica. L'ho registrata con la 12 corde perchè mi piaceva di più il suono. So già che i puristi della classica non apprezzeranno, ma mi piaceva dare al pezzo la connotazione originaria di danza vera e propria e la 12 corde si prestava bene allo scopo".
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Il debutto dei due musicisti per Radici Music tra rock, jazz, improvvisazione, libertà creativa e anni '70. Partecipano grandi ospiti come Pippo Guarnera, Ivano Zanotti, Massimo Tagliata e molti altri
Gettare le basi: Alex Savelli e Massimo Manzi insieme!

GETTARE LE BASI
Savelli/Manzi
Radici Music Records 
(11 tracce, 45.41)

"In Gettare le basi non abbiamo mai avuto né il problema di cosa suonare, né il problema di cosa parlare. È stato sempre facile fare arte insieme". Vale più di mille aneddoti la dichiarazione di Alex Savelli, che insieme a Massimo Manzi ha realizzato all'insegna della libertà un disco prezioso come Gettare le basi, album d'esordio della coppia Savelli/Manzi, pubblicato da Radici Music Records. Esordio vero e proprio non è, Alex Savelli e Massimo Manzi sono due personalità storiche della musica italiana che hanno già avuto modo di lavorare insieme, a partire dall'esperienza dei Pelican Milk. Gettare le basi è tuttavia il debutto di un duo anomalo, che immediatamente si propone come artefice di una proposta multistilistica, che attraversa i generi e si nutre di improvvisazione, libertà, istinto ed esperienza. Il titolo Gettare le basi allude a un ritorno alle radici, alla semplicità, alle basi del fare musica: non a caso l'album è nato in duo, basso e batteria, e solo in un secondo momento Savelli e Manzi hanno deciso di partire da quelle basi per allargarle a ospiti. Amici e colleghi sono intervenuti su canovacci imbastiti con grande freschezza e felling, e Gettare le basi è diventato un disco corale, ampio, con la partecipazione di fior di musicisti come Pippo Guarnera,  Ivano Zanotti, Massimo Tagliata, Antonio Stragapede, Carlo Maver, Luca Fattori, Guglielmo Pagnozzi. Come sottolinea Savelli, il tempo è stato dalla loro parte: "abbiamo lasciato decantare e maturare gli eventi senza forzare, aspettando il momento opportuno. Gli ospiti da coinvolgere sono arrivati tutti in maniera fluida, dal momento esatto in cui abbiamo deciso di cominciare a cercare; solo perché avevamo capito, col tempo, che era giusto percorrere quella strada". Polistrumentista, produttore e artista, attivo da un trentennio, Alex Savelli ha fondato i Pelican Milk nel 1999, ha lavorato con nomi quali Eddie Kramer, Simon Painter, Paul Chain, David Eserin, Ares Tavolazzi e tanti altri. Negli ultimi anni ha riscosso particolare interesse il progetto prodotto insieme a Danilo Malferrari L’onda, storie italiane di uomini e chitarre (cofanetto libro+cd con prefazione di Francesco Guccini). Massimo Manzi è uno dei più affermati batteristi della scena jazz italiana ed europea: da oltre trent’anni è una delle figure più presenti nelle rassegne musicali, con molte importanti formazioni anche di respiro internazionale. Ha collaborato con grandi solisti del jazz come Kenny Wheeler, Pat Metheny,  Phil Woods, Massimo Urbani, Gianni Basso, ma anche Antonella Ruggiero, Ian Anderson, Stefano Bollani, Gino Paoli. Gettare le basi nasce dal comune amore per il grande rock anni '60 e '70, un imprinting di gioventù per Manzi (non a caso batterista della storica formazione rock-jazz degli Agorà), un linguaggio praticato senza schemi per Savelli: il risultato è un lavoro che si dirige in aree come il jazz-rock e il progressive ma anche il funk e il doom, l'elettronica, senza prevedibili adesioni a canoni ma con grande libertà artistica. Come sostengono i due, "un terzo composizione e due terzi improvvisazione, riff scritti mesi prima della session di registrazione poi abbandonati e ripresi senza metronomo proprio per gettare basi il più vere e live possibile, dopodiché molto spazio ha avuto l'improvvisazione per non perdere in verità e freschezza". Arricchito l'album con l'intervento degli ospiti - da una delle massime autorità dell'organo Hammond, Pippo Guarnera, a Ivano Zanotti, nuovo batterista di Ligabue, passando per Massimo Tagliata, notissimo fisarmonicista e pianista jazz - Gettare le basi è diventato un'esperienza d'ascolto, più che un semplice disco. La riprova è nell'assenza di titoli dei brani, allo scopo di invitare l'ascoltatore a rispondere con la stessa libertà: "è stata una scelta di produzione importante nata dalla riflessione che troppo spesso i titoli sono inutili, inappropriati o fuorvianti.Sono qualcosa di superfluo per un lavoro che vuole dare spazio all'istinto ed alla libertà espressiva… di qui la parola all'ascoltatore che forse meglio di noi potrà trovare un titolo giusto".
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Dopo Rossini e Puccini tocca a Vincenzo Bellini la reinvenzione da parte di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori, la formidabile coppia di chitarre gemelle nota in tutto il mondo. Showcase a partire dalla Feltrinelli di Messina sabato 14 dicembre
Hacked Arias Vol. 2: il Duo Blanco Sinacori con Marco Betta 

Duo Blanco Sinacori
Hacked Arias (Vol. 2: Vincenzo Bellini)
Almendra Music
5 tracce | 21 minuti

«Posso vedere il perimetro della Sicilia come linea di canto tra mare e terra, una linea intensa, continua, non frastagliata ma vibrante in movimento continuo, dai canti dei carrettieri arrivando a Vincenzo Bellini, melodie sospese che fioriscono e generano rami, foglie, gemme, radici, eredità di suoni dalla quale sono nati due frammenti ritrovati, ripensati e ricomposti da una mia opera: Bellini ultime luci. Due frammenti a forma di arie come segmenti di un viaggio dedicato al Duo Blanco Sinacori per Almendra Music, linee di canto, variazioni e melodie sospese che rimbalzano nel labirinto di corde delle due chitarre. Il perimetro lascia intravedere la forma man mano che il disegno procede. Ah non credea mirarti, Son vergine vezzosa e Casta diva mi hanno dato luce per immaginare le mie Sono luci lontane e Nell’ombra che dilegua. Due arie notturne dedicate alle linee belliniane, piccole tracce d'oggi come graffiti, segni che vogliono essere un omaggio alla visione sonora del grande compositore». Sono le parole affettuose e precise di Marco Betta a introdurre il nuovo volume di Hacked Arias, il progetto del Duo Blanco Sinacori, che dopo il primo tassello dedicato a Giacomo Puccini offre la propria maestria chitarristica a un’altra figura monumentale, quella di Vincenzo Bellini. Dopo i dialoghi con Puccini della compositrice Valentina Casesa nel precedente volume, completano questo nuovo Hacked Arias Vol. 2 due arie notturne di Marco Betta, in risposta a tre celeberrimi brani del compositore catanese (1801 – 1835), reinventato dalle chitarre gemelle di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori. È una scaletta importante quella di Hacked Arias Vol. 2, ancora una volta prodotto e pubblicato dal laboratorio artistico di Almendra Music, ormai punto di riferimento ineludibile per le connessioni tra modern-classical, colta contemporanea e popular music pensante e non convenzionale. Ah!, non credea mirarti (da La sonnambula del 1831), Son vergin vezzosa (da I puritani del 1835), infine Casta diva (dalla Norma, 1831) sono ricreate per due chitarre dalle partiture originali, e offerte all’ascoltatore attuale con eleganza, passione e misura, restituendo l’equilibrio tra classicismo e romanticismo, la cantabilità e lo slancio, tipici dell’operista siciliano. Il secondo volume di Hacked Arias si nutre anche di un ulteriore elemento: negli ultimi due anni il Duo Blanco Sinacori ha nuovamente girato il mondo portando all’estero la cultura musicale, melodica e chitarristica italiana, e la rilettura di e da Bellini ha attinto proprio a questo confronto tra l’italianità musicale e l’apprezzamento al di fuori dei nostri confini. Duo chitarristico nato nel 2009 con la guida di Antonello Farulli all'Accademia “Incontri col Maestro” di Imola, il Duo Blanco Sinacori ha bruciato le tappe affermandosi subito a livello internazionale con un'attività concertistica che dall'Italia ha incontrato il pubblico di quattro continenti, grazie a una proposta musicale che fa tesoro della grande cultura musicale italiana col preciso intento di rivitalizzare, senza populismi né banalizzazioni, l'immagine irrigidita della chitarra classica nella musica d'oggi. Il loro debutto Hacked Overtures (2015) era incentrato sulle sinfonie d'opera di Rossini e Bellini; il primo Hacked Arias ha esteso la ricerca alle arie di Puccini, il secondo Hacked Arias torna a Bellini, incrociando il percorso di una figura cruciale per gli snodi della musica contemporanea italiana come Marco Betta. 

Info & streaming: 
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NoWords pubblica in digitale il nuovo lavoro del poliedrico chitarrista, fondatore degli Slivovitz, ora con Nu Guinea. Jazz, rock, elettronica e improvvisazione in un esperimento senza parole da Napoli al futuro 
Delirium Tremens: il terzo album di Marcello Giannini

DELIRIUM TREMENS
Marcello Giannini 
[10 tracce | 35 minuti]
NoWords

"Non mi sono preoccupato di fare un disco solo di elettronica o solo suonato, ho messo entrambe le cose: brani di matrice jazz e progressive, altri prettamente elettronici, improvvisazioni rock e freejazz, composizioni per archi e chitarra. I miei brani sono strumentali, riflettono sull'accettazione della morte, sull'ineluttabilità del tempo che passa, del mal dell'anima che schiaccia gli uomini in questo periodo storico: la musica senza parole ha spesso un modo di raccontare con più sfumature". Musica senza parole. Non è un caso che il nome dell'etichetta che lancia Delirium Tremens, il terzo album di Marcello Giannini, coincida con la scelta prettamente strumentale del lavoro del chitarrista napoletano. Senza parole, ma con molte cose da raccontare in musica, al crocevia tra jazz, elettronica, rock, improvvisazione e composizione. A due anni di distanza da Digital Desert, Marcello Giannini torna con un lavoro pregevole e originale, che parte dal passato glorioso degli Slivovitz - da lui fondati nel 2001 - e arriva all'attuale militanza con i lanciatissimi Nu Guinea, attraversando tutta l'esperienza accumulata in anni di lavoro, dalla partnership con Enrico Rava a quella con Flo. Come sottolinea lo stesso chitarrista, "Delirium Tremens è esattamente una sintesi tra i precedenti album Frammenti e Digital Desert. A differenza dei precedenti, racchiude tutte le diverse ricerche musicali accumulate in questi anni. Tra composizione e improvvisazione, Delirium Tremens è assolutamente in mezzo. Forse, rispetto a Frammenti, c'è meno improvvisazione radicale, meno impro se vogliamo chiamarlo così". In questo album che NoWords pubblica solo in digitale, disponibile in streaming e download su tutte le piattaforme (Spotify, YouTube Music, iTunes, Amazon etc.), Marcello Giannini chiama a raccolta tanti musicisti a lui cari, da Dario Deidda a Stefano Costanzo, passando a Pietro Santangelo e Salvatore Rainone, che con lui hanno condiviso gli anni negli Slitovitz: "Il brano Jakko è assolutamente in linea con quanto fatto con gli Slivovitz. L'esperienza Slivovitz continua a riverberare nel mio percorso attuale. Tutte le sperimentazioni che ho fatto in 17 anni con Slivovitz mi rendono il musicista che sono adesso. È stata una grande scuola". Marcello Giannini è il fondatore dello storico gruppo Slivovitz con cui ha inciso cinque dischi editi per la newyorkese Moonjune. È stata una delle formazioni nostrane più in vista all’estero. Ha suonato con artisti del calibro di Enrico Rava, 99 Posse, Daniele Sepe, Nu Guinea e Flo. Con Auand ha inciso i due album solisti Frammenti (2015) e Digital Desert (2017). Attualmente è anche chitarrista dei Nu Guinea e della Guru.