Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

Loreena McKennitt - The Visit: The Definitive Edition
L'edizione in occasione del 30° anniversario del disco, rivisita una tappa di importanza fondamentale nella carriera dell'artista

Un'edizione deluxe limitata con quattro CD, audio Blu-ray e un libretto illustrato pieno di ricordi da rivivere

L'album vincitore del Juno Award che ha lanciato Loreena McKennitt nella scena internazionale 30 anni fa, uscirà il 24 settembre 2021 nella versione The Visit: The Definitive Edition. L'album nella sua versione originale, registrato nel 1991, ha venduto ad oggi più di due milioni di copie in oltre 40 Paesi ed è considerato come il momento di svolta nella carriera della cantautrice canadese. The Visit: The Definitive Edition sarà disponibile in due formati: un'edizione deluxe limitata, in formato libro cartonato con quattro CD e un disco Blu-ray audio, un book illustrato di 32 pagine con ore di contenuti inediti, compresi per la prima volta i primi mix in surround sound dei brani della McKennitt. L'altro formato consiste in un'edizione highlight con 15 tracce disponibile esclusivamente sulle piattaforme di streaming e download, che insieme all'album originale presenta sei brani classici da The Visit in versione live in concerto e alla radio. Il libretto stesso che accompagna questa edizione è un tesoro di contenuti memorabili: quattro saggi scritti dalla McKennitt, un ricordo della sua non convenzionale ascesa al successo scritta dall'ex dirigente della Warner Music Canada Dave Tollington, il tutto impreziosito da foto d'archivio di quel periodo mai pubblicate prima. In sostanza si tratta di una "rivisitazione di The Visit", un caleidoscopio di riflessioni sui tempi, i luoghi e le forze che hanno contribuito alla sua creazione originale. ”Trent'anni sembrano un tempo lungo, non importa come lo si misuri", riflette la McKennitt. "Guardando al passato come ad una immagine possiamo vedere com'è stato quel periodo nel suo contesto. Tante persone mi hanno detto come questo disco sia diventato una specie di colonna sonora per le loro vite nel periodo in cui è stato pubblicato nei primi anni '90.” ”Oltre a questa esperienza rivissuta da molti dei miei fan, abbia pensato di rivisitarla con l'aiuto dei collaboratori originali che hanno avuto ruoli creativi diversi e di supporto, come Jeri Heiden per il design grafico, Tollington con il suo saggio profondo e il nostro ingegnere originale Jeff Wolpert.” Tollington dice “In breve, il tempo trascorso con Loreena è stato come un viaggio glorioso attraverso l'arte, la geografia, il business e I vertici del successo che non credo che nessuno dei due avesse immaginato prima. Così tanta acqua ricca di nutrimento è passata sotto quel ponte, sia professionalmente che personalmente.” Oltre alla registrazione originale rimasterizzata, il pacchetto include due trasmissioni d'archivio su compact disc registrate all'Ontario Place di Toronto e per il radio show World Cafè della NPR. Inoltre un CD di spoken word con un'intervista del 1991 e una tavola rotonda del 2020 con i colleghi dell'epoca. Il quarto disco presenta le registrazioni dal mixer di sei performance del trio e un binaural mix per cuffie della registrazione originale. Questi binaural mix offrono agli ascoltatori un'esperienza simile al suono surround, quando si ascoltano con cuffie stereo. Il disco Blu-ray include la registrazione originale in Dolby Atmos e suono surround 5.1 e una versione stereo hi-res. La Dolby ha sviluppato il nuovo formato immersivo Atmos, per fornire all'ascoltatore un'esperienza musicale con suono tridimensionale proprio nei cinema moderni. Il mix 5.1 è presentato nel vecchio formato surround per cinque altoparlanti più subwoofer, con il quale la maggior parte degli appassionati di home cinema e di suono surround avrà maggiore familiarità. Il mix stereo hi-res è un formato audio non compresso che permette agli ascoltatori di godersi il mix stereo originale in una risoluzione che si avvicina di più ai master stereo originali in studio. Il pacchetto deluxe, in edizione limitata, include dei momenti salienti dei concerti della McKennitt, con I brani "Bonny Portmore", "The Lady of Shalott", "The Old Ways", "Greensleeves" e "Tango to Evora", che è stato eseguito da molti altri artisti internazionali. Nell'autunno del 2019 Loreena McKennitt ha deciso di prendere una pausa nella sua carriera musicale per poter dedicare più tempo e attenzione a tematiche civili e al cambiamento climatico, sostenendo anche leggi per la protezione dei diritti degli artisti e incoraggiando il pubblico a comprare la musica direttamente dall'artista quando possibile.
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JACKSON BROWNE - DOWNHILL FROM EVERYWHERE

Esce oggi, venerdì 23 Luglio, “Downhill from Everywhere”, il nuovo album del celebre cantautore statunitense Jackson Browne, il primo da sei anni a questa parte. Nonostante il suo successo, Browne non si è mai fermato, e come dimostra “Downhill From Everywhere”, sta ancora dandosi da fare dopo 15 dischi. Registrato con una band che include Greg Leisz (Eric Clapton, Bill Frisell), Val McCallum (Lucinda Williams, Sheryl Crow), il bassista Bob Glaub (Linda Ronstadt, CSNY, John Fogerty), il tastierista Jeff Young (Sting, Shawn Colvin), e il batterista Mauricio Lewak (Sugarland, Melissa Etheridge), questo disco nasce da una vero processo collaborativo, guidato da una forte chimica all’interno del gruppo e dall’apertura comune verso nuovi suoni e idee. Scritto prima della pandemia scoppiata nel 2020, “Downhill from Everywhere” sembra quasi presagire quello che sarebbe poi accaduto: tutte le canzoni del disco parlano di verità e giustizia, rispetto e dignità, dubbio e desiderio, mantenendo però uno sprezzante ottimismo che sembra fatto su misura per questo periodo così turbolento. Come la maggior parte del catalogo di Browne, “Downhill From Everywhere” è alimentato dalla ricerca - che sia di connessione, di uno scopo, di se stessi - ma vi è anche la necessità, ora più che mai, di riconoscere che il tempo passa, alzando così la posta in gioco.E mentre questo concetto potrebbe suggerire una sorta di riflessione sull’invecchiare e sulla mortalità fatta da un’icona rock nei suoi primi 70 anni di vita, la verità è che Browne non sta semplicemente guardandosi allo specchio: canta di noi, di un mondo che sta rapidamente avvicinandosi a un punto di non ritorno a livello sociale, politico e ambientale. Aria pulita, acqua fresca, equità razziale, democrazia: tutto è a rischio e niente è assicurato. “So che mi resta ancora del tempo da vivere” afferma Browne “ma ora che ho un fantastico nipote, sento ancora di più la responsabilità di lasciargli un mondo vivibile.”  Le tematiche affrontate nel disco sono spesso ampie ed esistenziali, ma Browne scrive in una scala più intima, tarandola sull’esperienza umana che è all’origine di tutto: sia che canti di un prete cattolico che attraversa i quartieri poveri di Haiti sulla sua motociclette o di una giovane donna messicana che ha rischiato tutto per inseguire una vita migliore al di là del confine, Browne riesce a farlo in una lingua emotivamente universale, una che riesca a far percepire il vecchio come nuovo, l’estraneo come familiare.  “C’è una profonda corrente di inclusione che scorre attraverso questo disco” spiega. “Penso che l’idea di aprire se stessi a persone diverse da noi, sia la chiave per comprendere questo mondo”. E sicuramente questa profonda empatia è stato il cuore di ogni lavoro di Browne da 50 anni a questa parte. Definito da Rolling Stone come uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi, ha iniziato scrivendo canzoni che sarebbero poi state portate alla ribalta da artisti del calibro di Nico, The Byrds e Tom Rush, per poi iniziare la sua carriera solista nel 1972 con il suo grande omonimo classico.  Conosciuto per le sue hit che hanno definito un’era “Running On Empty” e “The Pretender”, come anche per ballad più personali come “These Days” e “In the Shape of a Heart”, Browne ha venduto più di 18 milioni di dischi solo negli Stati Uniti ed è stato inserito sia nella Rock and Roll Hall of Fame che nella Songwriters Hall of Fame.  Nel corso di tutta la sua carriera Browne ha sempre fatto dell’attivismo un elemento importante della propria vita e delle proprie canzoni, raccogliendo fondi e portando consapevolezza su tematiche sociali, politiche e ambientali.  E anche in “Downhill from Everywhere” si parla di libertà, redenzione, discriminazione legata alle relazioni omosessuali, immigrazione, crisi ambientali e umanitarie, abuso della plastica e disastri naturali, tematiche esistenziali. “Io credo che la giustizia razziale, economica ed ambientale siano alla base di tutti gli altri problemi che stiamo affrontando oggi” spiega Browne. “Dignità e giustizia sono le fondamenta di tutto ciò che conta in questa vita”. In nessun punto del disco si ha l’impressione che il cantautore stia predicando, facendo la ramanzina, moralizzando o mettendoci gli uni contro gli altri. Piuttosto, la chiamata all’azione è qui implicita come anche gli avvertimenti delle conseguenze di una nostra continua apatia. Browne fa affidamento su di noi  nel trarre le nostre conclusioni a partire dalla sua musica, nel congiungere i puntini giustapponendo tutte le immagini figurate che ci fornisce e nel riconoscerci nelle dettagliatissime rappresentazioni della vita moderna illustrate in “Downhill From Everywhere”. “Da cantautore vuoi cogliere le persone mentre sognano” spiega. “Vuoi trovare un modo di entrare nella loro psiche quando non ti vedono arrivare”.  Con “Downhill From Everywhere” Browne non solo ci coglie mentre stiamo sognando, ma ci sfida a sognare ancora più in grande. Le sue canzoni sono essenzialmente ritratti di persone, di luoghi, di possibilità che fanno appello alla nostra essenziale umanità, alla gioia, al dolore, all’amore , alla tristezza, speranza e desiderio che legano noi tutti, non solo uno all’altro ma anche coloro che sono venuti prima di noi e le generazioni a venire.  Una curiosità: la bellissima immagine di copertina è una fotografia di Edward Burtynsky estratta dalla sua serie intitolata “Shipbreaking” e vede degli uomini lillipuziani impegnati nell’accurato processo di smantellare le loro enormi imbarcazioni arrugginite. “L’idea originale della serie fotografia nasce anni fa. Dopo il disastro della Exxon Valdez avvenuto nel 1989, diversi anni dopo vietarono la costruzione di petroliere a scafo singolo, poiché quelle a doppio scafo riducono la probabilità che si verifichino perdite.  Ho pensato: Non sarebbe interessante sapere dove vanno a finire queste enormi imbarcazioni una volta che è stato vietato il loro utilizzo? Sarebbe un interessante studio sull’umanità e sulla capacità di smantellare queste cose. Considero la demolizione di queste navi come il non plus ultra del riciclo. Si scoprì che la maggior parte del processo di smantellamento avveniva in India e in Bangladesh e così sono andato proprio lì.” racconta Burtynsky.
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ONE BLOOD FAMILY -  ELIXIR 
Accompagnato dal primo video del singolo Maria
IL PRIMO ALBUM DELL L’ENSEMBLE MULTIETNICO DI GIOVANI AFRICANI RICHIEDENTI ASILO

One Blood Family è un progetto di fratellanza che trova affermazione attraverso lo strumento della cultura e della musica. Ma OBF è soprattutto la trasformazione delle disperazioni in speranza, in felicità e partecipazione. La trasformazione della nostra utopia immaginaria in qualcosa di concreto: l’affermazione di quel principio base per cui tutti apparteniamo alla medesima comunità umana. Una polifonia che mescola R&B, beat elettronici, afrobeat, world music e dancehall in un percorso di condivisione dei diversi linguaggi artistici. Un viaggio emozionante tra le atmosfere, i colori, e i suoni di un’Africa amata, vissuta e poi abbandonata, che parla della ricerca di un futuro migliore e racconta una storia contemporanea d’integrazione.  Esce oggi, mercoledì 30 giugno, Elixir, il primo disco della One Blood Family, la talentuosa orchestra - unica in Italia - formata da sette musicisti torinesi e sette giovani richiedenti asilo, provenienti da diversi paesi dell’Africa: Seedy, Adama, Goodness, Ebraima, Sana, Keba, Gilbert. Musicisti non professionisti, con il ritmo nelle vene e tanta voglia di combattere, che i due producer torinesi, Gabriele Concas e Matteo Marini, insieme a Manuel Volpe e Simone Pozzi, hanno guidato sapientemente, orchestrando suoni, suggestioni e idee musicali per trasformarle in canzoni; dai laboratori musicali del centro gestito dalla Cooperativa Sociale Atypica, la casa di accoglienza che ha visto nascere il primo nucleo dell’ensemble, alle prime esibizioni dal vivo sui palchi dei festival italiani, fino all’album Elixir, prodotto dall'etichetta Black Seed Records/Egea Music con il contributo del bando Siae “Per chi crea”. Otto brani inediti, accompagnati dal primo video del singolo Maria, che sono un inno alla vita, e alla bellezza della diversità nel segno dell’integrazione sociale. Canzoni che parlano di amicizia, di amore ma anche testi di denuncia contro ogni discriminazione. Forget about these labels; let's just live in the moment. Memories are what we have yet. Dimentica le etichette, vivi nel presente ma consapevole del tuo passato. In queste poche parole che risuonano come un mantra in “Maria”, c’è tutto il racconto della One Blood Family. Ma soprattutto c’è la fotografia di un’Italia che esiste ma che rimane ancora nascosta nelle singole esperienze, carente di un racconto collettivo e complesso. Nel video non si vedono tutti i componenti della band, ma soltanto alcuni. Una scelta casuale, dettata dall'impossibilità di avere nello stesso giorno tutti i musicisti, ma che si è rivelata artisticamente vincente, come si legge nelle note del regista Nicolò Roberto Roccatello. Spicca la figura di Goodness Egwu, giovanissima cantante nigeriana e unica donna della band, un concentrato di grinta e determinazione con una voce sinuosa che ricorda Lauryn Hill. Quando è stata invitata per la prima volta in uno studio di registrazione ha detto: “sorry, ho cantato solo sotto la doccia!” Nella vita infatti Goodness è un’attivista per difesa dei diritti civili, con AfricaArcigay e con gli Invisibili in movimento, di Aboubakar Soumahoro. Gli altri protagonisti del video sono i tre altri cantanti dell’OBF: Seedy Badjie, arrivato in Italia dalla città di Serrekunda in Gambia, che qui in Italia studia e lavora come elettricista; Adama Ndow, che grazie all’esperienza nell’orchestra ha cominciato a lavorare come dj e ora sogna un futuro come musicista; e infine Ebraima Saidy che della One blood Family ama la bellezza della condivisione, di idee e di pensieri, e dell’apprendere ogni giorno qualcosa di nuovo insieme. Ama la bici, con la quale fa anche freestyle, e crede nella necessità di uno sviluppo sostenibile dove la ricchezza sia meglio distribuita. L’ensemble è anche composto da un vero e proprio talento del beatbox, Gilbert Dar, italiano di seconda generazione, nato a Torino da genitori ghanesi; mentre alle percussioni ci sono Sana Bayo (jembé), e Keba Ndiaje (kenkeni), che in Africa faceva il sarto e oggi realizza anche gli abiti per i live della One Blood Family. Chiudono la formazione le “quote italiane” della band: Manuel Volpe (basso, farfisa, synth bass) e Simone Pozzi (batteria e percussioni), che con l’esperienza della Rhabdomantic Orchestra, hanno fatto del mix di stili, generi e tradizioni musicali, la loro cifra stilistica. E Gabriele Concas (electronics) e Matteo Marini (electronics), conosciuti per il loro progetto The Sweet Life Society, con il quale hanno fatto il giro dei più noti festival in Italia e all’estero, che hanno curato gli arrangiamenti dell’album. Superando confini geografici e frontiere musicali Concas, Marini, Volpe e Pozzi, sono i timonieri di questo viaggio, marinai esperti nell’indicare le giuste rotte, raccogliendo le suggestioni dei ragazzi, i suoni e le voci che provengono dalla loro storia. La storia di chi ha trovato nella musica il linguaggio adatto ad esprimere speranza, per conquistarsi uno spazio in un “mondo nuovo”, non sempre pronto ad accogliere. "ELIXIR" è stato scritto e prodotto da Manuel Volpe, Simone Pozzi, Gabriele Concas e Matteo Marini  con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Per Chi Crea”. E’ stato registrato e mixato da Manuel Volpe presso lo studio Rubedo Recordings a Torino. Il mastering è stato effettuato da Simone Squillario (Africa Unite, Salmo, Linea 77).

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“Come staje”, il nuovo album dei Tarantula Garganica è un invito a prenderci cura di tutto quello che ci circonda 
È già disponibile in tutti gli store digitali il nuovo disco ispirato alla musica popolare del Gargano 

Armonia, empatia e attenzione per il prossimo, sono questi i tre elementi sui quali nasce “Come staje”, sesto album dei Tarantula Garganica al debutto il 10 giugno. La pubblicazione musicale, ispirata ai suoni popolari del Gargano, si apre alle contaminazioni in un percorso che parte da una domanda tanto semplice quanto importante: “come stai?”. Un’espressione spontanea per metterci in relazione ed entrare in empatia con gli altri, un invito a prenderci cura di noi stessi e degli altri, ma anche una domanda che poniamo al territorio in cui viviamo, alla nostra Terra che negli ultimi anni sta soffrendo sempre più. 
Una domanda, quella che dà il titolo al disco, che diviene condizione necessaria per vivere in sintonia con l’universo, prendersi cura delle storie della nostra terra e diventare custodi della bellezza che ci circonda.
Una bellezza che traspare anche dal singolo appena pubblicato con un videoclip: – Abbiamo voluto lanciare il nuovo disco con il video musicale “Musica e colore” già disponibile sui canali social (www.facebook.com/tarantula.garganica), – racconta Peppe Totaro, voce e anima dei Tarantula Garganica – un omaggio alla musica, alla libertà, alle bellezze del paesaggio, con l’auspicio della vittoria dell’essenza sull’indifferenza, insomma abbiamo cercato di evidenziare i colori e le bellezze della nostra terra per combattere il grigiore della paura che paralizza e fa diventare ciechi – . Tanti gli artisti che hanno collaborato all’album del gruppo, un lavoro composto da 9 brani ispirati alla tradizione popolare reinterpretati e innovati dal sound inconfondibile che caratterizza il gruppo. Prossimamente saranno presentate anche le date del live tour estivo che porterà i Tarantula Garganica in giro per l’Italia. Tutti gli aggiornamenti potranno essere seguiti sulle pagine Facebook e Instagram.
Il lavoro discografico è stato prodotto da Studio Uno supportato dalla “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021 - REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro”, un prezioso supporto che sostiene gli artisti e produzioni made in Puglia in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

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CLAUDIO PRIMA & SEME
ENJOY
IPE IPE MUSIC / GOODFELLAS - ARTIST FIRST

La musica tradizionale è in continuo movimento: venerdì 25 giugno esce Enjoy, disco d’esordio del progetto Claudio Prima & Seme prodotto da Domenico Coduto per Ipe Ipe Music nella programmazione “Puglia Sounds Record 2020/2021”, distribuito nei negozi da Goodfellas e negli store digitali da Artist First.  L'incontro fra l'organetto del musicista, cantante e compositore salentino Claudio Prima, il quartetto d'archi formato da Vera Longo (violino e voce), Paola Barone (violino), Cristian Musìo (viola) e Marco Schiavone (violoncello), già protagonisti di numerose collaborazioni (Giovane Orchestra del Salento, La Municipal, Orchestra della Magna Grecia), e le percussioni di Vito De Lorenzi, porta alla ricerca di una scrittura che esprima il contatto tra due stili, apparentemente lontani fra loro, ma legati da un'appartenenza geografica che negli anni ha prodotto numerose forme di reciproca influenza. Il rigore della musica classica incontra, infatti, l'istinto e la spontaneità della musica popolare, che rivive di una ritualità moderna, traslando la sua eterna ricerca di un richiamo ancestrale in una scrittura attuale. Il Mediterraneo si fonde con il mondo classico, giocando con le provenienze e favorendo la contaminazione di due mondi musicali che da sempre hanno segretamente dialogato, come si può evincere dalle composizioni di Béla Bartók e Igor Stravinskj, fra gli altri, profondamente intrise di echi tradizionali. Il repertorio scandaglia i fondali del Mediterraneo con una scrittura originale che condensa più di vent’anni di ricerca sulle musiche cosiddette “di confine” e sulle inaspettate connessioni fra le tradizioni del mare di mezzo e il mondo classico. Il disco - che propone dieci composizioni originali di Claudio Prima e una rilettura del brano tradizionale dell’isola di Cipro “To Ghiasemi” - sarà lanciato con il videoclip del primo singolo “Domenica” che racconta una storia semplice, al limite fra quotidianità e sogno. Sullo sfondo della band e del protagonista, le campagne di Otranto e la Torre di Sant'Emiliano, uno dei luoghi più suggestivi del Salento, terra d'origine di Claudio Prima, che firma le musiche e la regia di questo videoclip, impreziosito dalla fotografia di Stefano Tramacere. Il disco sarà presentato ufficialmente sabato 26 giugno (ore 21 - ingresso 5 euro - info e prenotazioni 0573774500) nel parco della Villa Medicea La Magia a Quarrata per la sesta edizione del Quarrata Folk Festival, e lunedì 28 giugno (ore 19:30 - ingresso libero - info e prenotazioni 3516480009) al Museo Castromediano di Lecce per la serata finale di Pratiche corporee a cura de La fabbrica dei gesti. Il tour proseguirà al Philia Festival di Squinzano, in provincia di Lecce (17 luglio - ore 20:30) e a Suoni della Murgia di Altamura, in provincia di Bari (30 luglio - ore 20:30). «Scrivere per quartetto d'archi non è impresa semplice, è uno strumento complesso con delle logiche interne quasi perfette, che si portano dietro secoli di storia della musica», spiega Claudio Prima. «Dopo quattro anni di prove e tentativi a volte non riusciti, ho iniziato a scrivere per quartetto cercando di sfruttarne al meglio la potenza evocativa, che viene dall'ascolto degli archi in ambito popolare, soprattutto nell'est Europa, in Albania, Romania, Armenia. In questo progetto io cerco principalmente l'emozione del gesto sonoro, la coesione e l'immediatezza. Ogni brano è un piccolo rito per me, ha i suoi richiami nella mia storia personale e nel mio percorso professionale, rappresenta per me il riferimento a un vissuto, a una relazione, a un'esperienza, che traduco volta per volta in musica. Ogni brano è completamente vissuto e concreto, questo mi aiuta a connettermi in prima persona con quello che scrivo e poi suono. Così posso trasportare con me dapprima i musicisti che condividono questo percorso, giovani talenti che hanno da subito sposato l'idea e che mi sostengono in tutto il processo e quindi il pubblico, a cui nei live racconto cosa c'è dietro ogni brano, per poterli aiutare a rivivere con me quell'emozione. A dirla tutta questo accade, a volte, anche senza dire una parola».
Claudio Prima è leader e ideatore di numerosi progetti di indagine sulle “musiche di confine” (BandAdriatica, Adria, La Repetitiòn - Orchestra senza confini, Tukrè, Manigold). Si esibisce in festival e rassegne internazionali in Europa, USA, Brasile Tunisia, Libano, Giordania, Kuwait. È organettista, cantante, compositore e autore di colonne sonore. È solista dell’opera contemporanea Oceanic Verses di Paola Prestini con cui si esibisce a New York, Washington e al Barbican Center di Londra con la BBC Symphony Orchestra. Dirige la “Giovane Orchestra del Salento” un ensemble di giovani musicisti salentini. È assistente di Goran Bregovic e Giovanni Sollima per la Notte della Taranta. Ha un'intensa attività discografica e ad oggi conta più di 80 presenze in pubblicazioni discografiche italiane ed internazionali. Scrive musiche per teatro (Verso Terra di Mario Perrotta 2016, Oltremundo, Arrivi e partenze di Marcelo Bulgarelli 2014, La grande cena di Camilla Cuparo 2009). «L’organetto per me è uno strumento di relazione, di incontro, è una lente d’ingrandimento, portata sempre in valigia e pronta ad esplorare. Ha il suono e il sapore della mia terra d’origine e lo sguardo rivolto al prossimo approdo», conclude.

L’album è realizzato nella “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021” 
“REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro”.
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L’album è prodotto da AnimaMundi con il sostegno di Puglia Sounds Records
“Sea stories”, il Mediterraneo interiore di Antonio Alemanno Ensemble
«Un diario di bordo con le storie di una cittadinanza universale, quella segnata dal mare»

E' fuori l’album “Sea stories” di Antonio Alemanno Ensemble, prodotto da AnimaMundi e sostenuto da Puglia Sounds nell’ambito della programmazione Puglia Sounds Records 2020/2021 - Regione Puglia FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro. L’album è disponibile su tutte le piattaforme streaming e download, e su supporto fisico acquistabile dallo store di AnimaMundi. Un viaggio onirico attraverso un “Mediterraneo interiore”, quello per il quale salpa la formazione pugliese guidata dal musicista polistrumentista Antonio Alemanno (contrabbasso, oud, violoncello, charango) e composta da Emanuele Coluccia (clarinetto, sax soprano), Giovanni Chirico (sax baritono, alto e soprano), Rocco Nigro (fisarmonica), Vito De Lorenzi (percussioni), Gianpaolo Saracino (violino e viola), Claudia Fiore (violoncello) con la partecipazione di diversi ospiti speciali: Canberk Ulas (duduk), Peppe Frana (oud e tarhu), Alessandro Dell’Anna (tromba), Valerio Daniele (chitarra). L’uscita dell’album è stata anticipata dal videoclip del singolo “All I haven’t said” prodotto da AnimaMundi e Mad Dog Studio e realizzato in collaborazione con Arts Promotion Centre Finland. I dieci brani di “Sea Stories” rappresentano la sintesi del lungo viaggio del compositore Antonio Alemanno, che parte dalla Puglia, sua terra natia. Un viaggio dedito alla ricerca delle sonorità che contraddistinguono le diverse culture del bacino del Mediterraneo, le cui acque bagnano le coste di tre continenti: Europa, Africa e Asia. Riflettendo storia, tradizioni e attualità di queste culture così diverse tra loro, ma allo stesso tempo così vicine. Sea Stories racconta di quelle storie che provengono dal mare, di viaggi onirici a occhi aperti. Storie fatte di incontri singolari e luoghi antichi. Un'alternanza di suoni, stili, colori affascinanti ed ampiamente suggestivi.  Antonio Alemanno Ensemble è un’avventura attraverso atmosfere coinvolgenti e ricercate, attraverso sonorità, schemi ritmici e melodici dell'area Mediterranea. Una sperimentazione che rende omaggio alla tradizione, ma che a partire da questa crea melodie e arrangiamenti contemporanei, unendo strumenti tradizionali del mondo arabo e strumenti della tradizione occidentale. Un lavoro che parte dalle influenze della musica mondiale, araba, sudamericana, afro, folk, reinterpretate in infiniti crossover. «Il mare non ha appartenenza nazionale, né politica, non ha schieramenti, il mare è di tutti – commenta Antonio Alemanno - il mare è lo spazio di una cittadinanza universale, quella che io sento. Questo è il Paese ideale di Sea stories. Allo stesso tempo, il mare è inafferrabile, imprevedibile, ha una forza senza eguali, è libertà pura ma anche perdizione, il mare è imponderabile. Sea stories è un diario di viaggio, o meglio un diario di bordo. È tutte le storie che si portano dietro le persone e gli artisti che ho incontrato in questi anni, io che vengo da una terra di approdi e invasioni, e che, ne sono convinto, nel sangue devo avere un lontano antenato saraceno».
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Il nuovo video di Francesca Corrias anticipa l’uscita del nuovo disco in campidanese con i Sunflower: De Diora.
Francesca Corrias & Sunflower “De Diora” S’ardmusic/Egea 2021

Francesca Corrias, una delle più importanti voci del panorama jazz nazionale, ad undici anni esatti dall’uscita di “Frattale”, primo fortunato disco con lo storico quartetto dei Sunflower, incontra ancora una volta i suoi vecchi compagni di viaggio per una nuova affascinante produzione ricca di suoni, melodie, atmosfere e completamente in lingua sarda campidanese. Era solo una questione di tempo affinchè Francesca ritrovasse le sue origini scovando tra i ricordi della sua infanzia quei suoni e quella lingua che rimanevano custoditi nella memoria più recondita. Ricordi che riportano agli usi e alle storie di vita quotidiana delle nostre comunità. Immagini, consuetudini e parole riemerse dal tempo e trasformate in canzoni grazie alle composizioni dei Sunflower con le loro calde sonorità e le influenze tra il Brasile e il Mediterraneo, tipiche di questo ensemble capitanato da Filippo Mundula contrabbasso, Sandro Mura al pianoforte e Pierpaolo Frailis alla batteria. Canzoni in cui da una parte si schiudono le parole, le persone e i profumi di tanto tempo fa, vere radici di ciò che siamo, dall’altra vi è una riflessione sull’importanza di seguire, ripercorrendoli a ritroso, i fili preziosi che ci tengono legati alla nostra terra. Il video del singolo “Pepina”, che anticipa l’uscita del disco è infatti un’immersione in questo mondo di ricordi, è la perfetta sintesi del progetto. Le animazioni che caratterizzano il video scorrono tra parole che si schiudono, quelle del testo di Pepina, percorrendo avanti ed indietro gli ambienti di una tipica casa campidanese, dove tra le cornici delle foto e qualche porta aperta, Francesca Corrias ed i suoi compagni di viaggio suonano le note del singolo. Il video, prodotto da S’Ardmusic con le riprese e la post-produzione di Daniele Martini e Alessandro Salis, è disponibile su Youtube e rappresenta un nuovo punto di partenza per Francesca e i Sunflower che ritornano al passato con un nuovo bagaglio di esperienze ed un sound fresco e moderno.c“De Diora” è un progetto ambizioso nel quale nulla è lasciato al caso; a partire dalla fondamentale consulenza poetica e linguistica della scrittrice Maria Gabriela Ledda, che ha guidato Francesca nella ricerca delle forme più belle e profonde della lingua campidanese – gli arrangiamenti e le partiture per archi e fiati curate da Silvano Lobina – l’apporto di pochi ma preziosissimi ospiti (Marco Argiolas ai sax, Matteo Sedda alla tromba, Gianluca Pischedda al violoncello , Olesya Emelyanenko al violino, Luca Faraone alle chitarre e Massimo Ferra chitarra per una sola performance speciale). Dieci brani (nove originali più un omaggio a Djavan) e una sorta di “short movie” formato dalle singole videoclip in sequenza come episodi di un unico film , sono quindi gli elementi di questa nuova opera prodotta, registrata e mixata da Michele Palmas per S’ardmusic.
De Diora, in uscita per luglio 2021, è un progetto identitario e universale, tra il jazz e la canzone in lingua sarda.


Sito web:
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Mascarimirì in
ELETTRO MASCARIMIRI
Music For Dancing
 
Il 20 maggio 2021 esce un nuovo progetto targato Mascarimirì: Elettro Mascarimirì – Music For Dancing, dove la musica Salentina cambia il suo cammino.  Da musica per feste tradizionali si sposta in club ed eventi molto più innovativi, usando il Sound System come linguaggio per ballare, all’insegna della circolarità che lega “lu Tamburreddhu Salentino” (tamburo a cornice Salentino), il Vinile e oggi il digitale.  Il progetto nato durante la pandemia 2020 dalla nostalgia di far ballare:  Claudio “Cavallo“ Giagnotti decise di creare la propria musica per suonare durante i suoi live &  dj set e feste da lui organizzate, per sprigionare lo spirito libero del ballo – creando cosi semplicemente MUSIC FOR DANCING – un album intero di brani capaci di far ballare su tutte le longitudini.  ELETTRO MASCARIMIRI è un frutto di una ricerca sonora di Claudio “Cavallo“ Giagnotti basata su dei ritmi mediterranei sapientemente uniti ai suoni moderni per creare un album dal respiro internazionale, con la capacità di far ballare il pubblico in ogni angolo del mondo.
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LINO CANNAVACCIUOLO
“FORMAE”
L'album/opera del violinista sarà disponibile in tutti gli store digitali da venerdì 7 maggio
 
Esce domani, venerdì 7 maggio, “Formae”, il nuovo disco del violinista e compositore Lino Cannavacciuolo insieme al videoclip del brano di presentazione “Serenata”. L'opera autoprodotta, vero viaggio nella musica napoletana, dal Settecento ai giorni nostri, riletta ed interpretata dall'artista flegreo, sarà, infatti, disponibile in tutti gli store digitali. Suggestiva già la copertina con la fascinosa scultura “Sirena - 2021” del Maestro napoletano Lello Esposito, raffigurante proprio la sirena Partenope. Con dieci tracce Cannavacciuolo racconta alcune tra le pagine più importanti della tradizione e la direzione dei suoi stessi passi da essa ispirati. C'è la “Gagliarda napoletana” di Antonio Valente per il Cinquecento, la “Tarantella di Masaniello” come simbolo del Seicento e la settecentesca “Sinfonia dalla Partenope” a ricordare Leonardo Vinci, oltre ad altre perle preziose tra cui composizioni originali dello stesso Cannavacciuolo.  La veste musicale diviene ancora più particolare perché cucita con violino, pianoforte, mandoloncello, organetto e sax baritono in un'insolita formazione “da camera”. L'album, dal contenuto transculturale, com'è nella natura della città di Partenope, è influenzato dalla storia di fasce sociali differenti quanto lo sono i pianeti musicali attraversati e assorbiti nel corso del tempo dal tessuto culturale, molto “glocal”. Ancora una volta, il violinista flegreo, fedele alla sua instancabile natura esploratrice, scopre, sperimenta e supera gli orizzonti già noti. Abitante felice dei luoghi della tradizione, Cannavacciuolo li rivisita con uno sguardo personale ed un bagaglio di esperienze pluridecennali, “venendo in soccorso ad un Tempo che sembra aver smarrito le sue forme”, come dichiara egli stesso in riferimento al momento storico in cui nasce il suo lavoro.
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CALABRIA ORCHESTRA
Oggi esce il primo lavoro discografico dal titolo
“Calabria Orchestra Live”:
7 brani intrisi di tradizione (quattro propri di quella calabrese, uno di quella siciliana e due omaggi a grandi del panorama italiano, Fabrizio De Andrè e Rino Gaetano) e improvvisazione tra sonorità africane e arabe, jazz, rock, tarantelle, canti ad aria, canti di lavoro, canti d’amore.
Un ensemble che esalta la cultura e la musica del sud.

“Calabria Orchestra Live” (Italysona – Calabria Sona) è il titolo del primo lavoro discografico della Calabria Orchestra, in uscita oggi su tutti gli store digitali e su bandcamp in fullversion, (inoltre è disponibile in una edizione speciale e limitata di 300 copie in vinile su www.italysona.com o distribuito a livello nazionale da discotecalaziale.com): un disco che riassume tre anni di intensa storia musicale, che contiene i brani che più ne hanno caratterizzato il percorso artistico.  Nata nel 2017 e concretizzata nel 2018, lo spirito e l’idea fondante dell’ensemble è mettersi a servizio del territorio del sud esaltandone la cultura, un collettivo che lavora per la musica "made in Calabria" cercando di unire, coinvolgere e divulgare non solo la cultura del meridione ma gli artisti e le loro idee.  Delle sette tracce incise, infatti, quattro sono proprie della tradizione calabrese, una di quella siciliana e due sono omaggi a grandi del panorama italiano, Fabrizio De Andrè e Rino Gaetano. Molti dei brani sono introdotti da preludi originali di Checco Pallone. Nel disco, la cui uscita è stata posticipata di un anno a causa della pandemia e doveva essere presentato a maggio 2020 in un grande concerto all’Auditorium Parco della musica di Roma (evento rinviato a fine 2021), si è deciso di dare spazio a due aspetti fondamentali: tradizione ed improvvisazione. Sono queste le direttrici di questo primo lavoro.  Le tradizioni sono espresse in ogni brano presente sui solchi del vinile. Ogni esecuzione rimanda a sapori ancestrali e sonorità della tradizione. L’improvvisazione, presente in maniera imponente all’interno delle tracce, è da sempre parte fondamentale delle tradizioni, non solo calabrese, ma anche di quei mondi ospitati all’interno del lavoro discografico, sonorità africane e arabe, jazz, rock, tarantelle, canti ad aria, canti di lavoro, canti d’amore. Queste due direttrici confluiscono nell’idea principale che ha mosso tutto il lavoro della Calabria Orchestra, cioè l’integrazione di musicisti e linguaggi musicali diversi.  Diretta dal M° Checco Pallone, la Calabria Orchestra, nata dalla collaborazione tra il Conservatorio di Cosenza, il festival Radicamenti e Calabria Sona, è formata da 19 elementi fissi tutti selezionati tra le migliori realtà musicali della nostra regione tra professionisti, suonatori identitari e folk, giovani musicisti e ballerini, e strumenti jazz amalgamati a quelli della tradizione popolare, ritmi mediterranei fusi con la tarantella, voci calde e appassionate affiancate a chitarre di ogni genere. Ritmi travolgenti, suoni mediterranei e passione della musica calabrese. Ecco i musicisti che compongono la Calabria Orchestra, diretta dal M° Checco Pallone: Federica Greco (voce, bombo e tamburello), Moussa Ndao (voce, djambe, taman e ngoni), Fabio Nicoletti (voce), Bruno Tassone (voce), Angelo Pisani (fiati etnici), Alberto La Neve (sax), Piero Gallina (violino e lira calabrese), Emanuele Filella (violino e lira calabrese), Paolo Presta (fisarmonica), Antonio Grosso (organetto e fisarmonica), Massimo Garritano (chitarra elettrica), Valentina Balistreri (voce), Iacopo Schiavo (chitarra classica e oud), Andrea Principato (chitarra flamenka), Carlo Cimino (basso), Enrico Gallo (tamburelli e darabuka), Emy Vaccari (tamburello e danza) e Francesco Montebello (batteria e percussioni). Varie le esperienze che l’hanno vista già portare ad esibirsi anche con la presenza di molti ospiti (Morgan, Verdiana, Fabio Curto, Ciccio Nucera, Peppa Marriti Band, Cumelca, Anna Stratigò) in alcune delle più belle location e festival calabresi: Grotta del Romito di Papasidero, Arena dello Stretto di Reggio Calabria, Radicamenti Mendicino Festival, Kaulonia Tarantella Festival).  
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Dal 21 maggio disponibile sul sito: https://www.evocazionieinvocazioni.net 
 
Davide Ambrogio 
pubblica il primo album da solista 
Evocazioni e Invocazioni 
 
Davide Ambrogio, cantante e polistrumentista calabrese,  da poco vincitore del Premio Loano Giovani con Linguamadre, dopo essersi aggiudicato da solista i premi Musica contro le Mafie ed Ethnos Gener/Azioni 2020 presenta l’album d’esordio “Evocazioni e Invocazioni” composto da 9 brani. Anticipato dai videoclip “A Sant’Andrea” e “A San Michele”, il disco Evocazioni e Invocazioni è un racconto che risale alla radice del suono, cuore dell’intero progetto, per collegarlo al corpo sonoro che lo emette, al rito che lo evoca e lo invoca, perché si faccia presente.  Il risultato è un lavoro che recupera le molteplici funzioni del canto capace di tradurre un’espressione vocale legata alla tradizione orale Aspromontana calabrese in elementi sonori contemporanei. I 9 brani che compongono la tracklist descrivono un percorso intorno al Suono, inteso nel suo valore estetico ed estatico. Così come nella musica di tradizione orale ogni canto ed ogni suono si manifestano all’interno di un rito, ciascun brano del disco è legato a una specifica funzione - dalla ninna nanna al canto di protesta, dal lamento allo scongiuro. Diventa così possibile ristabilire un contatto ancestrale con le ragioni che ci inducono al canto, per celebrare la nascita del suono (A Sant’ Andrea), rievocare uno scongiuro che allenta la minaccia del male (A Santa Rusulia) o invocare il vento perché allontani il male (A San Rocco) e il sonno perché avvicini lo spazio libero, e dunque sacro, dell’onirico (Veniti Sonnu). O ancora, lamentare la perdita di un padre attraverso l’urlo di dolore e rabbia contro il sistema mafioso della ‘ndrangheta (A San Michele), interrogarsi sulle verità inaccessibili (Misteru), protestare contro le diseguaglianze sociali (La panza ciangi e lu cani ridi) o evocare l’altro per farsi ascoltare, forzando le barriere d’isolamento ed esclusione (Canto dal carcere). Infine, persino, accogliere la fine del viaggio, la chiusura, il ritorno al silenzio che genera il suo compimento (L’accordo). Le musiche di tutti i brani elencati sono originali ad eccezione del canto “Veniti Sonnu”, ninna nanna registrata da Lomax a Cardeto (RC) nel 1954. All’interno di esse, Davide Ambrogio si misura con linee vocali, chitarristiche, elettroniche e percussive cui si uniscono le intense sonorità di lira e zampogna, esprimendo al meglio la sua poliedricità musicale.  I testi dei brani sono legati alla tradizione orale Aspromontana, ad eccezione delle composizioni A San Rocco, A San Michele e Canto dal carcere (il cui autore è Gianvincenzo Pugliese) e Misteru, poesia di Ignazio Buttitta.  Nella pluralità delle intenzioni, ciascuna evocazione e invocazione veicola la centralità della voce, principio primordiale e comune a tutti e strumento privilegiato per indagare sé stessi e per comunicare con gli altri. In quest’ottica, le parole utilizzate (dal dialetto dell’Aspromonte meridionale e Cosentino) sono trattate, nella maggior parte dei brani, come elementi sonori, svestite del loro significato. Il dialetto diventa funzionale alla cadenza e al colore del canto, il timbro identitario ed il mezzo più sicuro con il quale esprimere una verità, intima, essenziale, ma messa a disposizione di emozioni e sentimenti collettivi. 
Davide Ambrogio (classe 1990) è un cantante e polistrumentista calabrese cresciuto a Cataforìo (RC) e poi trasferitosi a Roma. Ha partecipato come musicista a importanti rassegne e festival in Italia, Francia, Belgio e Polonia, tra i quali SponzFest, Musicultura, Premio Parodi, Mare e Miniere, Les Suds d’Arles, Le Plancher, Festival du Cinema Mediterraneé e Radio Krakow. Nel 2020 vince il Premio Ethnos Gener/Azioni 2020 e il Premio Musica contro le Mafie nel 2021 riceve Il Premio Giovani di Musica Tradizionale Loano insieme a Linguamadre. 
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SquiLibri 
presenta

Planetario
il nuovo cd-book di Peppe Voltarelli 
Un'immersione nella grande canzone d'autore da Jacques Brel a Bob Dylan, da Leo Ferré a Vysotskij, 
con alcuni duetti con altri giganti del dire in musica, da Joan Manuel Serrat ad Adriana Varela, da Silvio Rodrìguez ad Amancio Prada 

Nomade per vocazione e irrequieto per temperamento, Peppe Voltarelli¸ spostandosi di continuo da un continente all’altro, è diventato una sorta di ambasciatore della canzone d’autore nel mondo con numerose tournées all’estero, dall’America Latina al Canada, innumerevoli partecipazioni a festival internazionali e molteplici collaborazioni avviate nei luoghi in cui si è ritrovato, dalla Spagna a New York: i suoi dischi sono stati pubblicati in diversi paesi, dall’Argentina alla Francia, e spesso hanno scalato le classifiche di vendita, arrivando a volte anche ai primissimi posti. Non stupisce dunque che, per il suo nuovo disco, Planetario, in uscita per Squilibri, si misuri con i grandi della canzone internazionale, da Jacques Brel a Bob Dylan, da Leo Ferré a Vladimir Vysotskij, offrendo una superba prova delle sue impareggiabili doti di interprete, capace di modulare la forza espressiva della sua voce su diversi registri narrativi, dalla canzone intimista al canto di protesta. Ma ciò che rende unico questo suo nuovo cimento discografico, il quinto nella sua carriera da solista, è il fatto che altri giganti del dire in musica cantano assieme a lui, a due voci, i loro brani che acquistano così un sapore del tutto nuovo. Silvio Rodríguez, il trovatore più celebre e importante dell’America Latina, capace di riempire i grandi stadi delle capitali sudamericane e di esibirsi al Central Park di New York, canta con Voltarelli il brano d’apertura del disco, Piccola serenata diurna, già interpretata in Italia da Gigliola Cinquetti e Fiorella Mannoia. Allo stesso modo una star assoluta del mondo ispanofono come Joan Manuel Serrat, già ripreso in Italia da Mina e da Guccini e al quale Gino Paoli ha dedicato un intero disco, interviene in apertura di un suo celebre brano, La saeta, nel quale ha messo in musica un testo poetico di Antonio Machado. E lo stesso succede con Amancio Prada, già Premio Tenco nel 2010, noto in tutto il mondo per l’eleganza delle sue creazioni, Adriana Varela, da trent’anni regina indiscussa del tango, e Joan Isaac, che interpreta a due voci con Voltarelli il suo brano più famoso, Margalida, dedicata alla compagna di un giovane anarchico garrotato nel 1974 da Franco. Due gli italiani presenti in questo florilegio di grandi canzoni, vale a dire Sergio Endrigo con la sua coraggiosa, per l’epoca, La prima compagnia, e Domenico Modugno, con una canzone tutt’altro che frivola come Musetto: autori ai quali Voltarelli ha dedicato diversi spettacoli. Un caso a parte è quello di Luis Eduardo Aute che, assieme a Joan Manuel Serrat e Joaquín Sabina ha formato la grande Trinità della canzone d’autore spagnola. Intenzionato a partecipare al progetto, è venuto a mancare per covid durante le registrazioni per cui gli eredi, quasi a dare un seguito concreto alla sua volontà, hanno autorizzato all’uso della sua voce, ripresa da un live tenuto con Silvio Rodriguez poco tempo prima: un brano di straordinaria intensità, All’alba, che vale anche come commosso ricordo di questo grande della canzone internazionale al quale l’intero progetto è dedicato assieme a Gianni Mura, anche egli venuto a mancare in questo nefasto 2020, e al Grup Yorum, perseguitato e letteralmente decimato dalle persecuzioni del regime turco. Ritagliato su misura delle esperienze di vita e di arte del cantautore calabrese ma ideato e avviato in Spagna nel corso di alcuni suoi concerti, Planetario è un progetto ambizioso che, dalla Catalogna, si propone di rinnovare la lezione di Amilcare Rambaldi attorno alla fecondità di un incontro tra artisti di nazionalità diverse. Prodotto da Sergio Secondiano Sacchi e da Daniele Caldarini per Cose di Amilcare, muove pertanto in direzione contraria a sovranismi e colonizzazioni musicali e rimanda a una geografia dell’anima che si estende dalle distese di ulivi della Sibaritide ai porti del Nord Europa, supportando artisti e musicisti con traduzioni di grande raffinatezza come, ad esempio, Millenovecenoquarantasette, riuscita trasposizione nella Napoli del dopoguerra di un classico di Joaquín Sabina. A questo disegno Voltarelli fornisce voce e passione, ponendosi al centro di un’escursione collettiva come il suo protagonista ideale per cui si appropria di queste canzoni secondo un proprio codice sentimentale. Allo stesso tempo la versione in catalano di un suo brano, Marinai, ad opera di Rusó Sala, suggella la sua originalità anche come autore e si pone allo stesso modo sulla volta semisferica di questo “planetario” dove a muoversi sono le emozioni e i pensieri affidati a una canzone. Con i dipinti di Anna Corcione, scritti di Sergio Secondiano Sacchi e Laura Lombardi e un racconto dello stesso Voltarelli, Planetario, pubblicato da Squilibri nella collana Crinali, uscirà in formato CD nei negozi e negli store digitali il 7 maggio: fino al 30 aprile in preorder su www.squilibri.it

 Respira di Erica Boschiero
Il nuovo album della cantautrice veneta, tra le voci più belle e intense della scena italiana,
come un periscopio in musica sul nostro presente con grandi musicisti e un ospite d’eccezione Neri Marcoré
   in uscita il 25 giugno, ora in pre-order su www.squilibri.it
 
“Il respiro è la chiave di lettura del nostro presente. il Covid-19 toglie il respiro, come anche la paura di perdere il lavoro, l’inquinamento delle nostre città, l’acqua del Mediterraneo, se il gommone sul quale viaggi si rovescia, il ginocchio di un poliziotto sul collo o la mano di un marito violento. Ma il respiro è anche la vita che ci abita dentro, l’avvio del nostro parlare e conoscerci, l’innesco e il motore del canto. Un mattino ho aperto la porta e sul mio taccuino si sono radunati lupi, balene e pesci, fiumi, venti e abissi, stelle, foreste e deserti, foglie, rami e alberi d’oro: sono stati loro a farmi strada, canzone dopo canzone. E tra bufere e naufragi ho raccolto storie preziose di persone che, caparbiamente, costruiscono bellezza, consapevolezza ed armonia”.  Così Erica Boschiero su questo suo nuovo lavoro, Respira, in uscita per Squilibri, ricolmo di grazia e incanto e terso ed essenziale come un soffio vitale. Un album in cui, a tre anni di distanza da E tornerem a baita, piccola perla per lo più nel dialetto delle montagne venete, Erica torna a cantare in italiano con dieci nuove composizioni che risuonano come uno spaccato sulla nostra contemporaneità.  Intrecciando storie di migranti che riposano sul fondo del mare (La memoria dell’acqua) o risplendono nei campi come rubini al sole (Un’ostrica e una perla), di donne abusate dalla stessa mano che incendia foreste e fa strage di animali (La città della gioia), di alberi spazzati via dalle loro montagne da venti eccezionali (Albero maestro) e che nonostante tutto cantano all’uomo canzoni d'amore (Respira), questo nostro frastagliato presente mostra anche crepe che lasciano intravvedere lampi e bagliori di luce: qualcosa a cui si approda solo attraversando il buio (E resta il grano), imparando a restare fermi (Sale), riscoprendo l'atto del respirare, per poi muoversi in una direzione nuova (Ascolta), con l'amore e la cura reclamati da un camminare (Per sempre proteggo), che si nutre di bellezza e di diversità (Monamour). Respira conferma le grandi doti vocali e compositive di un’artista rara e discreta che, di album in album, ha conquistato una propria identità musicale e poetica che le sono valsi numerosi riconoscimenti, dal Premio Bianca D’Aponte al miglior testo a Musicultura, fino a consacrarla come una delle migliori cantautrici della sua generazione.  Non poche le novità sul piano musicale in questo suo nuovo cimento discografico, il quarto della sua carriera, dove, grazie agli arrangiamenti di Sergio Marchesini e al coinvolgimento di straordinari musicisti, si colgono sonorità del tutto nuove, dettate anche dal tentativo di esaltare la connotazione cinematografica di gran parte dei brani coniugando una vena felicemente melodica, da sempre nelle corde e nell’inventiva della cantautrice trevigiana, con elementi di elettronica e efficaci campionamenti. E a chiudere e a suggellare la novità di questo nuovo intenso album si pone la partecipazione straordinaria di Neri Marcoré nel brano finale in cui due voci camminano insieme tra campi di grano a tempesta finita

Dorso mondo di Gabriele Stera 
con Franziska Baur e Jérémy Zaouati 
poetry comics di Martina Stella 
In uscita il quarto volume con CD della collana di poesia con musica Canzoniere

Dopo l’esplosivo Santa Bronx, esordio postumo di un giovanissimo Alberto Dubito assieme ai Disturbati dalla CUiete; un mostro sacro della poesia internazionale come Raul Zurita, che con Gonzalez y los Asistentes ha firmato Desiertos de amor, e una stella della spoken music europea come Yolanda Castaño che, con Isaac Garabatos, ha realizzato Idioma da tinta; Canzoniere, la collana di poesia con musica dell’editore Squilibri, ritorna ad esplorare quanto si muove in quel magma ribollente della creatività giovanile con Dorso Mondo esito della collaborazione del poeta triestino, ma residente a Parigi, Gabriele Stera (1994) con l’artista visiva Martina Stella (1992), la violinista e drammaturga Franziska Baur (1993) e il musicista Jérémy Zaouati (1994): libri plurali quelli della collana Canzoniere che, facendo proprie le parole di Giacomo Leopardi, intende superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, in modo da riportare la poesia dove abitava prima del suo lungo esilio nei generi letterari, quando era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. Libri da leggere dunque con le orecchie, quelli di Canzoniere, perché “la poesia nasce musica, non già accompagnata dalla musica”, come si legge nel ‘manifesto’ che compare in apertura di ogni volume “e perché durata, ritmo, suono e lingua sono tutte le sue forme”. A queste caratteristiche risponde alla perfezione Dorso mondo di Gabriele Stera che, vincitore per ben due volte del Premio Dubito di poesia con musica, assieme ai suoi compagni di viaggio ha realizzato un libro per molti versi elettrico. Sono elettriche le sue parole, i suoi suoni, le sue voci, le sue musiche e le sue immagini. È dunque un’opera vibrante, che si espande e cortocircuita: in due lingue, italiano e francese, in tre codici (ma forse di più), testo, voce ed immagini, in quattro protagonisti, anche se l’autore infine, per quanto collettivo, avrà un nome e cognome. Un poema macchinato e dunque, oggi, naturalissimo e contemporaneo. Un’opera che, tra testo e musica, si fa interprete delle inquietudini di una generazione che rischia di essere ridotta all’impotenza e che in Gabriele Stera ha trovato “il più consapevole poeta lirico di questi anni”, come scrive Gabriele Frasca nella prefazione, capace “per intelligenza politica e per capacità febbrile, di intonarne il dramma ancora non del tutto consumato”. Un libro orchestrato collettivamente che dimostra come l’arte fatta insieme è spesso molto soddisfacente per chi la fa e per chi la fruisce. Che è anche la prima scommessa di uno dei migliori poeti europei delle giovani generazioni: Canzoniere è una collana che Lello Voce, iniziatore del poetry slam in Italia, dirige assieme a Gabriele Frasca e Frank Nemola e che ben si sposa con le attività di un editore come Squilibri, votato alle musiche di tradizione orale “perché durante il predominio della civiltà alfabetica, la poesia è sempre sopravvissuta altrove e quasi sempre tra le pieghe della cultura popolare”, come si legge ancora nel manifesto in apertura del volume. Coerentemente con la sua impostazione,Canzoniere è anche una rassegna che, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, presenta ogni anno alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. La terza edizione, in programma il 3 e il 4 marzo 2021, per le misure di contenimento del Covid 19 è stata spostata al 3 e 4 dicembre 2021. In questo video Gabriele Stera nell'edizione 2018 della rassegna. 

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
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"FADO ATTARANTADO" di Mimmo Epifani & Josè Barros
20 giugno 2021
Finisterre FT86/2021


In uscita il prossimo 20 giugno per l’etichetta Finisterre il disco “Fado Attarantado” realizzato con il contributo di Puglia Sounds “Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021”. Nel disco la maestria compositiva e l’eccezionale tecnica esecutiva dell’inossidabile duo formato dal salentino Mimmo Epifani e dall’Estremadurense Josè Barros, si confronta con lo stile interpretativo di Josè Manuel David, Tonino Carotone a stringere ancora di più il legame tra le regioni portoghesi e il Salento. Il progetto “Fado Attarantado” oltre ad essere un funambolico incrocio di corde, di voci e di melodie, intende proporre un repertorio, allo stesso tempo originale e ispirato dalla tradizione dell’Estremadura e del Salento, che metta in luce i legami tra due fondamentali patrimoni di cultura musicale come il fado e la pizzica.  La produzione artistica è del pugliese Francesco Santalucia e del celebre Jorge Fernando.  Il disco inoltre vede la partecipazione di Patrizio Trampetti a chiudere l’eccezionale arco latino che permette di stringere ancora di più il legame tra varie regioni mediterranee. La produzione esecutiva è di Erasmo Treglia in collaborazione con l’associazione portoghese Sons Vadios.
MIMMO EPIFANI è considerato dalla critica uno tra i migliori musicisti e conoscitori di musica etnica per le innovazioni tecniche di improvvisazione applicate ai suoi strumenti, mandolino e mandola. 
Collabora con Eugenio Bennato nel gruppo Musicanova e fonda Epifani Barbers, progetto che riscuote ottimi consensi in Italia e all’estero. 
JOSE’ BARROS tra i più importanti musicisti della nuova musica portoghese e grande esperto di strumenti a corda come il cavaquinho, viola braguesa, bandolim, viola campaniça e la viola da terra. Dirige orchestre tradizionali e festival di musica.
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il nuovo album di Franca Masu
Oltre il mare
verso altre sponde
 
Quando canto sento che le parole vengono al mondo, nascono dal profondo con dolore. Quando canto sento i miei piedi ben piantati a terra. E non temo nulla.
Quando scrivo, le mie percezioni sono rarefatte e le parole
nascono dal segreto.
Cordemar è figlio di un segreto
Franca Masu

Esce per WMusic Cordemar, il nuovo album di Franca Masu: cinque brani originali e cinque della grande tradizione musicale occidentale - tutti rigorosamente cantati in catalano - in cui questa straordinaria interprete, dalla voce viscerale appassionata e appassionante, si avvale degli arrangiamenti raffinati e modernissimi curati dal chitarrista Luca Falomi insieme al contrabbassista Salvatore Maltana e alla pianista Sade Mangiaracina. Il cd, che si fregia di una poetica quanto intensa presentazione di Paolo Fresu, è un vero e proprio caleidoscopio di suoni e di emozioni, di generi e di arrangiamenti, di armonie e di melodie. "Le Sirene esistono. A l’Alguer, città catalana di Sardegna che si affaccia al nord ovest del mondo conosciuto, si vedono scrutare l’infinito. Ingannano i navigatori con il loro canto e sono mutanti fanciulle dalla chioma fluente e dagli occhi profondi come la notte sarda e mediterranea. Come nella polena della prua di una nave guardano dove gli altri non vedono cogliendo i desideri e le passioni degli uomini. Franca Masu è una sirena che offre un canto di ringraziamento alla sua terra e al suo mare. La si può intravvedere nella bonaccia, tra Capo Caccia e le Baleari, intenta a declamare melodie che sanno di storie femminili tracciate in una onda lunga che porta fino agli oceani lambendo i confini del mondo latino. Il suo è un canto atavico. Nobile retaggio di ninne nanne e serenate. Canto intenso e melanconico dalla grana spessa come il mito delle dee madri e delle janas. E’ nel medesimo tempo “un vento di primavera che entra dalle finestre e perdona un altro inverno accarezzando l’estate” e un cuore di mare fatto di lacrime e preghiere. Di suoni antichi e nuovi, di partenze e di ritorni al Sud e a un’isola, la Sardegna, che non appartiene a nessuna geografia. Cordemar è una invocazione e un voto. Uno splendido e rarefatto ritratto al femminile che solo una sirena può dipingere." Paolo Fresu
Se Alghero continua ad essere per Franca Masu quel grande ventre che respira e la nutre al di là di ogni geografia, oggi il suo nuovo lavoro discografico Cordemar, pur partendo dal suo amato porto, grazie agli arrangiamenti di compagni di viaggio come Falomi, Maltana e Mangiaracina, segna una nuova rotta, come se il sestante del suo cuore le avesse indicato anche altri mari e nuove latitudini. Masu sceglie di fondere cinque brani originali (che  firma nel testo e nella melodia) con altrettanti brani d’autore di grande bellezza e ben noti ad un pubblico appassionatamente cultore di musica. Così conduce naturalmente l’ascoltatore ad entrare nelle pieghe di un racconto autentico, quasi ad immergersi nel profondo - sia fisico che metaforico - di uno stato liquido, in movimento, che muta, che cambia colore e temperatura. Ma brano dopo brano cambiano anche il registro vocale e i generi musicali perché in Cordemar sorprendono la varietà di linguaggio, le soluzioni armoniche, i controcanti e i contrappunti sempre eleganti ma efficaci.
La cifra stilistica di grande spessore che rivela Sade Mangiaracina al pianoforte (presente in quasi tutti i temi) si fonde a pieno non solo con l’arte del fraseggio raffinato, fresco e puntuale di Falomi e Maltana, ma anche con la straordinaria sensibilità di Fausto Beccalossi all’accordeon e con l’incantevole magia dell’armonica cromatica di Max De Aloe; mentre alla batteria Massimo Russino con grandissima efficacia tesse una vera e propria “ragnatela ritmica” sostenendo prestigiosamente le dinamiche di tutti i musicisti e creando continua fusione ed affiatamento senza mai incertezze e cali di tensione. Attraversando sentieri sonori di squisito sapore jazz si incontrano suggestioni pop ma anche atmosfere andaluse e tanguere. È con grande autenticità che attraverso la voce di Franca Masu, risuona attualissima un’antica ballata di Maria Carta rivisitata in catalano; ma con altrettanta naturalezza Bruno Lauzi incontra Roberto Carlos, così come Joan Manuel Serrat fa buon vicinato con Astor Piazzolla. Altri mari e altre latitudini ma che si fanno a noi più prossimi con nuovo gusto, nuovo vento e nuove emozioni.

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ESCE ALESTALE’ IL NUOVO ALBUM DI SETAK
etichetta: Cazzimma Dischi – distribuzione: Believe Digital

E’ online il videoclip di Jù 'nderre, nuovo brano estratto da Alestalé, il secondo album del cantautore abruzzese Setak, in uscita oggi, giovedì 13 maggio. «Questa canzone racconta di un padre che parla ad un figlio appena nato - racconta Setak. La dedico a mio nipote, all'imprevedibile botta emotiva che mi ha dato la sua nascita».

Anticipato dai brani Quanda sj ‘fforte (link al videoclip: https://youtu.be/YA01KSc1sic) e Coramare (link al videoclip: https://youtu.be/HH9S304jVvk), Alestalé unisce il dialetto abruzzese a sonorità internazionali, punto fermo del sodalizio creato tra Nicola Pomponi e Fabrizio Cesare, che cura la produzione artistica anche di questo nuovo lavoro come era stato per l’album d’esordio di Setak, Blusanza, uscito nel maggio 2019. 12 brani scritti e composti da Setak e Fabrizio Cesare che ci riportano uno spaccato dei nostri giorni: ci sono cose che non si possono cambiare in “E indande pjove”, e altre che invece hanno bisogno del nostro impegno per essere affrontate con forza, come in “Alestalé”, il brano che dà il titolo all’album.  C’è la violenza, inutile e arrogante di “Quanda sj ‘fforte”, e il voler rifuggire da persone e comportamenti ambigui (“Ninn’è ‘cchjiù" e “Ma tu mó chj vvu' da me”). Si canta dell’amore “Aspitte aspitte”, dell’amore del padre per il figlio appena nato (“Jù ‘nderre”), della complicità che passa attraverso gli sguardi in “Facile” e delle tradizioni che possono essere tramandate, come in “Lu juste arvè”, il brano cantato insieme al compaesano Mimmo Locasciulli.  Ospiti dell’album anche Francesco Di Bella e la tromba di Fabrizio Bosso, che duettano con Setak in “Coramare”, per raccontare la condizione interiore di chi sopravvive ad un’esperienza drammatica. “Camillo” invece è un brano ibrido, mezzo in dialetto mezzo in italiano che parla della tendenza a trovare sempre un capro espiatorio che ci faccia scappare dalle nostre responsabilità’ soggettive. Ballate romantiche e intense che Setak riempie con la sua voce piena e riconoscibile, quasi sussurrata «Alestalé è nato con lo stesso spirito del mio album precedente, Blusanza - racconta Setak - ma è più immediato, più muscolare, e per certi aspetti anche più politico. L’album prende il nome dal brano “Alestalé”, che in abruzzese vuol dire ‘in fretta’. In realtà il disco sarebbe dovuto uscire lo scorso maggio, ad un solo anno di distanza da Blusanza, ma abbiamo deciso di soprassedere un attimo per capire che cosa stava succedendo. Nonostante il periodo disarmante che stiamo ancora vivendo, ho pensato che non avesse più senso aspettare. Non è facile vivere serenamente sapendo che hai un disco pronto da un anno nel cassetto, e il 13 maggio finalmente potrò farvelo ascoltare, sperando di poterlo presto suonare sui palchi di tutta Italia ». 
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TOMMASO PRIMO
"Favola Nera"
Da domani è disponibile sulle piattaforme streaming, download e in formato fisico CD "Favola Nera". 
Il terzo album del tropicalista partenopeo è accompagnato dal nuovo video-singolo "Cavalleggeri è New York nella testa di Laura".
L'album è pubblicato dalle label FullHeads records/Arealive con distribuzione Believe Digital.


"Favola Nera", la quarta release di Tommaso Primo dopo l'Ep "Posillipo interno 3" (2013) e gli album "Fate, sirene e samurai" (2015-Full Heads/Arealive, distr. da ICompany/Believe) e "3103" (2018-Full Heads/Arealive distr. Warner Music Italy), è composto da nove tracce ricche di collaborazioni e featuring. 
Dopo la pubblicazione del singolo "Madonna Nera" feat. Roberto Colella del gruppo La Maschera (guarda il video) in tracklist troviamo il cantautore toscano Il Cile, Dario Sansone del gruppo Foja che firma il testo di "E allora arrivederci ciao", l'attrice Denise Capezza, JRM dei 99 Posse e il Maestro Peppe Barra che duetta in "Vico Pace". Cantautore dai grandi numeri, sia in rete che live, Tommaso Primo continua coerentemente il suo percorso da tropicalista-napoletano. Affiancato dal produttore artistico Giuseppe Spinelli confeziona un lavoro fortemente concettuale e tesse una tela fatta di canzoni che toccano l'anima. I suoi brani sono opere dal colore e calore folkloristico intriso di filosofia cara al neorealismo cinematografico e televisivo. Non è un caso che anche il secondo videoclip, che accompagna la pubblicazione dell'album, ha un valore sociale molto forte (come per il video di "Madonna Nera") e si avvale della co-produzione del marchio solidale Gioia Concept vicina agli ultimi e capitanata da Don Carmine Schiavone, direttore della Caritas diocesana di Aversa impegnato in battaglie contro l'emarginazione e la schiavitù urbana. "Cavalleggeri è New York nella testa di Laura" è la storia di una ragazza di periferia, cresciuta nelle case popolari, succube della monotonia di un quartiere dormitorio che vive giornate sempre uguali e strutture aggregative assenti. Laura, la protagonista, sogna di scappare e trovare un'alternativa all'eterno deja vu della sua quotidianità trascorsa fra zapping televisivo, amiche, ragazzi, sigarette e una cultura media in cui non si rispecchia. Dal balcone di casa sua vede il mare ma i chilometri di cemento fatiscente, quelli dell'ex Italsider di Bagnoli, la separano dal rumore delle onde.
Il video è una rivisitazione della storia di una mamma in difficoltà costretta a prostituirsi per sopravvivere. Protagonista è l'attrice Elisabetta Mirra. Il videoclip è vincitore al festival "Tulipani di seta nera" nella categoria miglior regia, premiato da Bungaro, Grazia Di Michele e Vince Tempera, ed è stato diretto e scritto da Matteo Florio, già a lavoro con The Jackal e per la società CiaoPeople.  "Favola Nera" è prodotto da AreaLive e Graf srl ed è stato missato da Andrea Cutillo ai TP Studio di Napoli nei mesi di Marzo e Aprile 2021 e masterizzato da Bob Fix. "Faccio parte di una scena musicale operaia e gli operai, in questo Paese, non piacciono a nessuno soprattutto se sono dei Terroni di merda come me, soprattutto se hanno qualcosa di spinoso da dire." DICHIARA TOMMASO PRIMO "Ho incontrato tanta gente, durante il mio percorso, che mi ha detto come dover fare l'arte. Mi hanno consigliato di abbandonare la lingua Napoletana, <<in Italia non ti capiscono e a Sanremo non ti prendono>>, oppure di recitarne il ruolo che va per la maggiore rifiutando i talent e i sentieri privilegiati per entrarci. Non ho mai fatto la musica che va di moda ma quella che il mio cuore ha partorito. Ma non è facile sfidare la corrente, sono crollato tante volte ma la bellezza sincera che mi ha dato la musica io l'ho trovata raramente nelle altre sfere della vita. Ringrazio i miei fans e rivolgendomi a loro dico: <<non smetterò mai di comporre e pubblicare canzoni. Scrivere è vitale per me, come bere, dormire, mangiare>>. Favola Nera è composto da nove storie provenienti dal ventre della mia anima e della mia città, sono unite da un filo conduttore: la sessualità. È un album che dice cose importanti, figlio di una ricerca lessicale, musicale e umana. Tutti quelli che ci hanno lavorato ci hanno messo il massimo impegno come Giuseppe Spinelli che lo ha minuziosamente arrangiato. Dentro ci sono gli archi, le chitarre classiche, i fiati, gli strumenti a percussione... e tanti amici che mi sono stati vicini. C'è un modo di fare musica e ricerca appartenente ad uno stile di vita che il grande supermercato della discografia e i media con il "complesso di Milano" snobbano, considerandolo di serie B. Ma io so che rispecchia il mio pubblico e che vi fa emozionare, perché come me siete dei fottuti operai che ogni giorno lottano per andare avanti".

Link web:
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"SeStoQui (è perché vi voglio bene)”
il nuovo album di MIRCO MENNA
L’alto artigianato della canzone del cantautore bolognese
Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio

L’intenzione era quella di suonarlo e registrarlo dal vivo in teatro, doveva essere “un disco-concerto di canzoni inedite, in tempi gremiti di cover. Invece no, è andata con lo sconcerto ai tempi del covid”. La pandemia ha sconvolto i programmi, ma “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”, il – come da titolo - sesto album del cantautore MIRCO MENNA, conserva fortemente l’intenzione live: “è registrato senza metronomi insopportabili in cuffia, in presa diretta e con poche sovraincisioni”. Il disco esce per l’etichetta Platonica Music (distribuzione Believe). In tutto nove brani originali e una cover, “Canzone per te” di Sergio Endrigo, dedicata al ricordo di Gianni Mura. Ma nell’album c’è anche un’altra dedica: un brano per l’amica Carla Nespolo, presidente dell'ANPI nazionale, recentemente scomparsa. Bolognese, di origini siculo-campane, Mirco Menna è cantautore dalla penna delicata, ironica e pungente. In questo album mette insieme un bouquet di canzoni di alto artigianato. Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio. Armonie suggestive, a volte dirette, a volte oblique, mai scontate. Ritmi geograficamente distanti, resi con la spontaneità di chi sta alla larga dalla purezza del linguaggio ma conosce bene la pronuncia. E infine il suono: acustico, eterno, impassibile. “Se non desse l'impressione di essere poco elegante – precisa Mirco Menna - diremmo che è un suono da balera. Balera antica, molto elegante”. Gli arrangiamenti sono “collettivi” - cioè costruiti insieme ai suo musicisti di sempre (Massimo Tagliata, Maurizio Piancastelli, Roberto Rossi, Max Turone) – seguendo una vecchia formula, ad esempio gucciniana. Un gruppo navigato, quindi, con una bussola decisamente acustica e i punti cardinali bene in evidenza. Da est a ovest, da mezzogiorno a settentrione, il tutto risuona schiettamente, tipicamente italiano (con la partecipazione straordinaria dell’ocarina di Budrio di Fabio Galliani, in due brani). “E’ un suono che abbiamo cercato e nello stesso tempo si è mostrato via via da sé. - continua il cantautore - Come un fiore che sboccia e si rivela nei suoi colori, nelle sfumature eccetera... ma non volevo essere così stucchevole, scusate. Del resto con i ragazzi (ragazzi, sì) ci conosciamo e suoniamo insieme da quando eravamo ancor più ragazzi: se si guardano i miei album precedenti li si ritrova. Ci siamo approfonditi negli anni, avevamo un carattere, una fisionomia e l’abbiamo sviluppata. Per esempio la tromba e la fisa (che sono strumenti ad aria) in sezione, insieme, fanno una bellissima voce: ma quella tromba e quella fisa, in più, si capiscono a meraviglia e sanno suonare bei discorsi”. Lo cantava anche Paolo Conte ne “La vera musica”: “ci va carattere e fisarmonica”, e questo album non difetta di nessuno dei due elementi. Lo stesso Conte che del primo lavoro di Mirco scrisse “...finalmente un disco saporito ed elegante”. Del classicismo Menna ha fatto la sua bandiera e, per quanto racconti l’oggi, ama definirsi un tipo musicale all’antica. E aggiunge: “non è detto che di questi tempi non sia una novità”.
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LUIGI “GRECHI” DE GREGORI
DA OGGI IN DIGITALE IL NUOVO ALBUM “SINARRA”
EDIZIONE LIMITATA DEL DISCO FISICO SOLO SU EBAY

"E c’era uno con la chitarra/che poi ne fece tante canzoni/che finirono dentro ad un libro/Che ancora oggi dà tante emozioni…"
Da "Si Narra (Distopica odissea)"
  
Da oggi, 25 giugno 2021, è disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download "SINARRA" (Caravan), il nuovo album del cantautore LUIGI "GRECHI" DE GREGORI. È possibile acquistare il disco anche in formato fisico esclusivamente su eBay, in edizione limitata, al seguente link: https://bit.ly/SinarraCD. L'album, prodotto da Paolo Giovenchi, contiene l’inedito “Bastava un fiore” e alcuni brani del precedente progetto "Una canzone al mese" (2018). I brani precedentemente pubblicati, sul sito web dell’artista, sono stati poi rimixati e rimasterizzati, oltre che arricchiti di nuovi suoni, parti, voci e strumenti, capaci di dipingere al meglio l'immaginario di Luigi “Grechi” De Gregori e da oggi sono disponibili unicamente in questa raccolta. «Ho cominciato quasi per scherzo insieme a Paolo Giovenchi e ci siamo ritrovati in mano con un disco che è senz’altro il migliore che io abbia mai fatto – racconta Luigi “Grechi” De Gregori – È quello, nel bene e nel male, che più mi rappresenta, col mio amore per la musica acustica e per gli arrangiamenti minimali ma con un suono moderno e convincente…» Questa la track-list dell'album: "Un tipo strano", "Si Narra (Distopica odissea)", "Barry", "Rock della Crostata", "Sangue e carbone", “Tangos e Mangos” e "Bastava un fiore". Luigi “Grechi” De Gregori nasce musicalmente alla fine degli anni sessanta al Folkstudio di Roma, il mitico locale di Trastevere, che fu in quel periodo l’approdo di tutta una generazione musicale d’avanguardia (ci capitarono, fra gli altri, Odetta e Bob Dylan). Del tutto disinteressato alle mode e inguaribilmente attratto dalla musica dal vivo più che dalle sale di registrazione, pubblica dopo qualche anno il suo primo album “Accusato di libertà” (PDU 1975). Negli anni Novanta scrive “Il Bandito e il Campione”, brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori (Grechi, per chi non lo sapesse, è un “nom de plume”), grazie al quale Luigi Grechi si aggiudica a Sanremo la Targa Tenco nel 1993 come miglior canzone dell’anno. Sull’onda di questo successo si snodano "Girardengo e altre storie", "Cosivalavita", "Pastore di Nuvole" ed infine "Angeli e Fantasmi". Ha pubblicato nel 2015 una compilation delle sue canzoni, “Tutto quel che ho 2003-2013”. Nel 2017 ha tradotto “La ballata di Woody Guthrie”, un graphic novel di Nick Hayes dedicato alla vita del grande folksinger. L’anno seguente dà vita al progetto "Una canzone al mese", che prevedeva la pubblicazione di un inedito, il 21 di ogni mese, sul suo sito web e sul suo canale Youtube. Alcuni di questi brani, rimossi dal sito e rivisitati, fanno parte del suo nuovo progetto discografico “Sinarra”.
 
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Materiali Sonori
Le novità

LETIZIA FUOCHI - “Fuegos Y Chavela" il CD dedicato a Chavela Vargas!
Questo disco di Letizia Fuochi - il secondo prodotto da Materiali Sonori – è un atto di profonda gratitudine nei confronti di un'artista autentica, totale, completa, capace di  assomigliare il più possibile al sogno che aveva di se stessa: Chavela Vargas ha saputo rompere il silenzio della solitudine per trasformarlo nel più alto e supremo atto di libertà. Chavela Vargas, sciamana, cantora e grande artista latino-americana (messicana originaria del Costa Rica nata nel 1919 e scomparsa nel 2012), musa ispiratrice di passioni, leggende e umanità. Nei cento anni dalla sua nascita, Letizia Fuochi presenta lo spettacolo “Fuegos y Chavela – Storia di Chavela Vargas”: i pensieri, le parole e la musica di una grande “cantastorie”. Accompagnata da Francesco Frank Cusumano (chitarra) e Oretta Giunti (percussioni), la cantautrice fiorentina ripercorre la storia di questa donna fascinosa e ribelle capace di incantare nella sua lunga vita, alcuni dei protagonisti dell'arte contemporanea: da Frida Kahlo a Pedro Almodovar, Ava Gardner, Liz Tayor, Joaquin Sabina e molti altri. Adesso con le otto canzoni dell’album “ uegos Y Chavela”, Letizia racconta oscurità e luce di un'artista in Italia ancora non molto conosciuta, per farsi tramite di un linguaggio invisibile, potente e universale: la volontà di credere e sopravvivere ai propri sogni. "Scoprirsi attraverso le parole, le intenzioni, i suoni dell'anima della Cupaima, mi ha resa autrice, non solo interprete delle sue canzoni; ho raccolto e riconosciuto le intenzioni, l'oscurità e la luce, il coraggio, la sfrontatezza dell'amore, l'estasi e l'ebbrezza, il desiderio e la pena assoluta della perdita, della conquista e della gelosia. Un racconto al femminile, in cui ogni canzone è una dedica - proprio come direbbe Chavela - a tutte le donne del mondo: madri, figlie, sorelle, spose, amiche, amanti, così come alla Luna entità suprema che governa la notte e ci regala le stelle. La sua voce possiede una dimensione fisica, i silenzi nelle sue canzoni sono uno strappo, una lacerazione, rilasciano emozioni antiche, profonde e autentiche da togliere il fiato; alla fine di ogni ascolto se ne esce purificati: Chavela Vargas non è solo una cantante messicana, Chavela Vargas è il Messico".  Il CD include: Macorina, Adoro, La Nina Isabel, Paloma Negra, Las Simples Cosas, No Volveré, No Soy De Aqui Ni Soy De Alla, La Llorona.

FLAME PARADE - ECHOES
Il nuovo EP della band indie rock toscana che amplifica e ripropone, in una chiave inedita, gli echi dell’immaginario di Cosmic Gathering, l’album del 2020. ECHOES è il nuovo EP dei Flame Parade. Un EP che sviluppa e completa Cosmic Gathering, il secondo album della band, uscito nel febbraio 2020: una reunion cosmica della parata immaginaria in un luogo lontano dalla Terra, dove stare in silenzio, ascoltarsi, imparare e immagazzinare aria per riprendere il cammino. ECHOES ne dipinge il ritorno. Contiene quattro brani che descrivono gli echi della fine del raduno e il ritorno nel mondo: una nuova consapevolezza, un nuovo immaginario dove River (la prima traccia, l’unica inedita) diventa l’anello di congiunzione di quello che sarà il nuovo mondo creato dai Flame Parade. Gli altri tre brani - Cosmic Gathering, Kangaroo e Thunder Clap - sono riadattamenti dei tre singoli contenuti in Cosmic Gathering, arrangianti in modo minimale e dilatato, con l’intenzione di accentuare gli echi dell’immaginario che questa suite intende comunicare. La focus track, River, è un invito ad entrare nell’universo della band: il fiume rappresenta il loro concetto di parata, un continuo e costante cammino che li porta a esplorare nuovi mondi. Ma è anche un invito a ritornare a essere autentici, senza costruzioni e togliersi il “trucco” che la società in qualche modo ci impone, a «lasciar andare tutti i colori che siamo come un regalo al vento». Come afferma la band: «River è il nostro breve inno alla genuinità».    

A.M.Soundscapes . 8
Alessio Mosti (Massa 1988) è un compositore, musicista e cantante. Nel 2014 pubblica “Entronauta” col progetto “I viaggi di Jules” con cui riceve una nomination per la miglior opera prima al Premio Tenco dello stesso anno. Tre anni più tardi fa uscire “Si può vivere senza” per Phonarchia dischi col progetto “Il Veneno”. Si focalizza sulla composizione di musica elettronica dopo aver lavorato come assistente durante la pre-produzione del disco IRA di Iosonouncane (2018). Nello stesso anno lavora con la sound engineer/ designer Azzurra Fragale alle registrazioni del primo album sperimentale “8”, pubblicato da Materiali Sonori, a cui partecipano la violinista Marna Fumarola e l’artista Serena Locci. Durante lo stesso anno prende forma il progetto S.P.B- Tobees (sonic performances for biodiversity). Nell'estate 2020 fonda insieme all'attore e regista Matteo Ciucci “Duo ex machina” dove ricopre il ruolo di compositore e sound-designer. A.M. Soundscapes è il risultato di un anno di autoproduzione dove la sperimentazione ha incontrato il sound design: A.M è un lavoro in cui tecniche tipiche della musica elettroacustica, della sperimentazione con i sensori Arduino, della musica “gestuale” attraverso superfici di contatto/prossimità, vengono mescolate per dipingere scenari musicali che sfumano dalla Ambient alla forma canzone, dalla colonna sonora alla Glitch music. La ricerca del suono si snoda tra musica concreta e sintesi astratta ma sempre con l'obiettivo di comunicare emozioni assolutamente umane. Dopo una prima fase dove Alessio Mosti mette a punto il set-up che darà origine ai suoni, compone una serie di tracce tra le quali ne sceglie 8, ovvero il materiale costitutivo dell`album (2018-2019). Il progetto vede successivamente una fase di registrazione presso un antico podere nel sud-est della Toscana, assieme alla fonica Azzurra Fragale (esperta inoltre di paesaggi sonori e sound designer) e alla violinista Marna Fumarola durante il Maggio 2019. A.M condividerà una libreria con i suoni risultanti da tutto il periodo di sperimentazione cosicché possano essere fruiti da chiunque lo voglia. Il progetto integra anche la collaborazione con diversi artisti che rivisitano ,secondo la loro personale interpretazione, le sessioni delle tracce di “8” che ,a tutti gli effetti, si propone come progetto musicale open-source. Il progetto, vista la voluta mancanza di strutture tipiche della musica più tradizionale, e la possibilità di performare suoni ogni volta diversi tramite le periferiche hardware che interagiscono in stretta connessione con l'ambiente circostante, dialogherà con altre forme d`arte e d`espressione con lo scopo di fornire allo spettatore  un'esperienza estetica completa.

novità & uscite : aprile 2021

IKOQWE,The Beginning, The Medium, The End And The Infine
IKOQWE è un nuovo progetto di Batida (aka Pedro Coquenão, artista nato in Angola e cresciuto a Lisbona che si colloca tra i principali esponenti della nuova ondata di musica elettronica africana), e Luaty Beirão, (aka Ikonoklasta) rapper angolano diventato attivista iconico. IKOQWE viene dalla scuola Hip Hop tanto quanto dalla musica tradizionale angolana. L'album  include drum machine, voci in slang angolano, Umbundu, portoghese e inglese, discussioni su neocolonialismo, iniquità e storia falsificata, suoni radiofonici, soluzioni utopiche e molto altro.

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

MATERIALI SONORI
reissues

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK Materiali Sonori
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HARMONIA ENSEMBLE feat. STEFANO BOLLANI, Fellini - L’uomo dei sogni 
Di nuovo disponibile uno dei dischi di maggiore successo della Materiali Sonori. Progettato e prodotto da Giampiero Bigazzi nel 2001 è l’omaggio all’arte di Federico Fellini attraverso le musiche dei suoi film. Da Nino Rota a Luis Bakalov. Harmonia Ensemble (Orio Odori, Damiano Puliti, Alessandra Garosi, Paolo Corsi) con un esclusivo Stefano Bollani alla fisarmonica e un largo ensemble di fiati e archi. Prefazione di Vincenzo Mollica.

JUANA MOLINA, Anrmal (Live in Mexico)
Registrato al Festival Anrmal in Messico all'inizio del marzo 2020, pochi giorni prima che il mondo si fermasse in un massiccio blocco anti-Covid, questo live di Juana Molina porterà per sempre il ricordo del mondo "prima". La potente atmosfera rock-punk di tutto il set, oggi ci fa sperare in un mondo migliore. Quando ha iniziato, più di vent'anni fa, la musica di Juana era piuttosto riflessiva ed essenziale. Si esibiva per lo più in concerti da solista, con la sua chitarra, una tastiera ed effetti. Con il passare degli anni, la sua produzione è diventata gradualmente più selvaggia e più estroversa. Questo è il suo primo album dal vivo in assoluto e sarà senza dubbio una rivelazione per chiunque non abbia avuto la possibilità di assistere a un suo recente concerto. Il vinile del LP è rosso.

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

ALEXANDER ROBOTNICK, Problemes D’Amour
ALEXANDER ROBOTNICK, Ce N’est Q'un Début
Progetto nato dalla new wave degli anni Ottanta (quando la Materiali Sonori inaugurò la serie Fuzz Dance), ma che è andato oltre quel decennio per diventare un classico della musica da discoteca e della musica elettronica. Il musicista fiorentino Maurizio Dami, con la complicità di Giampiero Bigazzi, Arlo Bigazzi e Marzio Benelli, si inventò questo personaggio misterioso - una “struttura modulare nata da un calcolatore sovietico e subito fuggito - cantava in francese e veniva accompagnato da macchine digitali primordiali, usando però anche strumenti come chitarra e sax e intriganti coriste. Un pugno di canzoni evergreen contenute nel mini-LP che sono ancora oggi sonatissime in tutte le discoteche e radio del mondo. “Problemes d’Amour” si presentò sulla scia del successo internazionale dell’Italo Disco, ma aveva una originalità inconfondibile. Maurizio inventò meccaismi musicali mai banali che gli hanno permesso di reggere nel tempo e di fare scuola (house e tecno gli devono molto…). Leggerezza e autoironia vincenti. 
Tutto prese vita da un 12” con una inconsueta label gigante (inventata da Arlo) e un approccio “naif”: fu un successo strepitoso. Soprattutto in USA, ma ovunque è diventato un classico, remixato dai DJs più importanti, stampato in un EP dedicato a Fuzz Dance dalla Sire Records di New York (all’epoca etichetta dei Talking Heads e della prima Madonna) e distribuito in tutto il mondo dalla Warner. Il successo continua ancora, tanto che Maurizio Dami è diventato un richiestissimo DJ di fama mondiale. E ha continuato a comporre musica, permettendo a Robotnick di entrare nel nuovo secolo... Dopo quasi quarant’anni, grazie alla Spittle Records, Materiali Sonori ripropone l’album “Ce N’est Q’un Début” (che contiene i classici “Computer Sourire”, “Dance Boy Dance”, "Afrikan Cola”, "Hola Macci Kola”, “Problemes D’Amour”, "Ce N'est Q'un Début”) e il 12” nella versione (anche grafica) orginale dell’evergreen “Problemes D’Amour". "Una volta ero a Chicago, verso il 2010, avevo appena finito di suonare ed ero andato a fumarmi una sigaretta fuori dal locale. Improvvisamente una volante della polizia inchioda davanti a me, scende un poliziotto e io penso voglia farmi il culo perchè non ero a 20 metri dall'entrata, come vuole la legge. Ma lui mi porge un poster di Robotnick e mi chiede di firmarglielo. Mi hanno poi spiegato che "Problèmes d’Amour" è stata per tanti anni la sigla di una trasmissione radio molto popolare frai neri di Chicago (questo poliziotto era nero, infatti)”. Maurizio Dami

prossime uscite

prossimi vinili MATERIALI SONORI/SPITTLE RECORDS
THE DURUTTI COLUMN, Dry
THE DURUTTI COLUMN, Red Shoes 
FLAME PARADE, Echoes
ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI [feat. Mirio Cosottini, Lorenzo Tommasini, Lorenzo Boscucci], Io canto il corpo elettrico 
HECTOR ZAZOU & BERNARD CAILLAUD, Quadri + Chromies . CD+DVD [ RE-ISSUE ]
HECTOR ZAZOU, Geographies
JUANA MOLINA, Segundo
GIUDITTA SCORCELLETTI, Gianni Rodari - Astronave terra
ARLO BIGAZZI & CHIARA CAPPELLI, Solitarie Comunanze Digitali - Voci dalla rete 
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FEDERICO SIRIANNI
MAQROLL 
Il disco, il libro, lo spettacolo

“Maqroll” è il nuovo “concept album” di Federico Sirianni, con il mare come rumore di fondo, ispirato alle avventure dell’omonimo e celebre gabbiere, raccontate nei romanzi dello scrittore colombiano Alvaro Mutis. Cos’è un gabbiere? Un gabbiere è il marinaio che si occupa di tutto il sistema delle vele di una nave, è quello che passa la maggior parte del tempo di navigazione sull’albero più alto, è quello che vede le cose, la terra, i banchi di pesce, i capodogli, i naufraghi, prima degli altri. Il gabbiere Maqroll è il testimone dell’incollocabilità, è l’Ulisse che, arrivato a Itaca, decide comunque di imbarcarsi di nuovo e riprendere il viaggio, “per la sola ragione del viaggio” come cantava Fabrizio De Andrè, che, per primo, ha utilizzato le parole di Alvaro Mutis in una canzone (la bellissima “Smisurata preghiera”) e a cui questo progetto si riallaccia in un immaginario filo rosso che attraversa Genova e la sua grande canzone d’autore.

“Maqroll” non è solo un disco di canzoni. L’album, infatti, è contenuto in un libro (ed. NotaMusic) che raccoglie un’antologia di scrittori, poeti, illustratori e fotografi (da Enrico Remmert a Remo Rapino, da Anna Lamberti-Bocconi  a Bruno Morchio, da Vincenzo Costantino Cinaski a Guido Catalano, da Roberto Mercadini a Martha Canfield, traduttrice e amica di Alvaro Mutis) i quali, ognuno nella propria forma espressiva, hanno contribuito a questo racconto di viaggio, definito “La ballata dell’incollocabilità”. In ultimo, “Maqroll,  gabbiere” è uno spettacolo di narrazione e canzoni diretto da Sergio Maifredi e prodotto da Teatro Pubblico Ligure, di cui è protagonista Federico Sirianni con Raffaele Rebaudengo e Filippo “FiloQ” Quaglia. Il gabbiere è al timone di un vecchio cargo mercantile (il cosiddetto “tramp steamer”) per raccontare la condizione esistenziale dell’uomo, vista come un lungo viaggio per mare; un viaggio in cui i grandi personaggi della letteratura marina (il capitano Achab di Melville, il pescatore Santiago di Hemingway, gli ammutinati del Bounty, l’albatro ucciso dal vecchio marinaio di Coleridge) s’incrociano sulle rotte più pericolose, tra tempesta e bonaccia, tra venti avversi e mostri marini. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Pubblico Ligure e rientra nella Stagione Soriteatro 2020/2021, ideata e diretta da Sergio Maifredi. 
Lo spettacolo esordirà il 24 giugno nell’ambito degli eventi estivi del comune di Celle Ligure, sarà in scena il 7 luglio a Sant’Apollinare per la stagione di Sori Teatro e farà parte del progetto Piemonte dal Vivo con le prime date programmate il 19 luglio a Ciriè, il 20 luglio ad Asti e il 1 settembre a Saluzzo.
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Roberto Kunstler - Davanti alla fine del mondo#1
Dal 4 giugno disponibile in versione digitale

Davanti Alla Fine Del Mondo #1 segna un punto di svolta nella produzione discografica di Roberto Kunstler, cantautore romano al 100%, seppure con un cognome di origine mitteleuropea. E  pare lanciare come l’idea di una serie di canzoni per film immaginari. Il primo capitolo di una saga iniziata tanto tempo prima, come nel mito di Guerre Stellari. E che uscirà poi nel tempo, in ordine sparso, come una pioggia di meteoriti che atterreranno sulla terra solo quando troveranno la giusta precipitazione gravitazionale. Si tratta di un nuovo lavoro nato nella scorsa primavera, in pieno lockdown, dall’incontro di Roberto Kunstler con la filosofia. Ovvero con il filosofo Mauro Cascio, allievo di Cacciari e autore di un omonimo libro di racconti filosofici e che chiede a Kunstler se vuole ispirarsi liberamente ad alcuni di questi racconti per scrivere delle nuove canzoni. Un'incontro voluto da Masimo Ricciuti, giornalista e scrittore, che ha avuto questa originale e brillante idea. Così in pochi giorni, come per magia, vengono fuori le prime tre canzoni. La title track “Davanti alla fine del mondo”; e poi “L'ultimo viaggio di Ulisse” e “Canzone di Abelardo”. Tre canzoni che prendono spunto da altrettanti racconti contenuti nel libro. Ne arrivano poi altre tre, che hanno un'origine autonoma che ci riconduce all'universo poetico di Kunstler. “Echi del Tempo”, “Getterò alle spalle” e infine la bellissima “Acqua nell'acqua”. Nell’arco di un mese Davanti alla fine del mondo #1 è pronto. Un EP per dare voce all’attuale difficile momento storico che stiamo attraversando. Siamo Davanti alla fine del mondo, ma non si tratta di una catastrofe come quelle che siamo abituati a vedere nei film americani. Non ci sono asteroidi che si abbattono sulla terra, né alieni che ci invadono. Il nemico è peggiore. È più subdolo. Perché si nasconde dentro di noi. Dentro tutti noi. E si manifesta con una graduale, ma irreversibile perdita di valori e di ideali. È tutto il sistema della comunicazione ad essere messo in crisi. Ci troviamo davanti ad una specie di Babele al contrario. Dove non sono più gli uomini a non capirsi, ma le parole stesse a sgretolarsi fino a perdere senso e credibilità. Questa “la fine del mondo” che ci minaccia. Sei brani per mettere a nudo quegli aspetti cruciali di un mondo ormai condannato all’auto-distruzione, ma per suggerire anche una via salvifica, un rimedio contro i mali che affliggono la nostra civiltà che da un lato si evolve, ma dall’altro si involve drammaticamente sempre più. E questo rimedio non può che stare nella presa di coscienza, nella consapevolezza e nell’Amore. Quello con la A maiuscola, che nega ogni separazione, ma rivendica l’unità di tutte le cose. Solo così ci potremo salvare. Solo imparando ad ascoltare quel silenzio che viene da dentro e ci riconnette all’intero Universo di cui siamo abitanti e fatti della stessa sostanza. Questi i messaggi, se così li vogliamo chiamare, che ci porta il menestrello romano: “Abbattere ogni barriera, ogni confine. Proiettarsi verso un’umanità che sia unita da un senso di appartenenza ad un destino più grande che travalica ogni senso di razza, nazione o religione.” Solo così potremo evitare di trovarci spalle al muro Davanti alla fine del mondo.  La produzione artistica e gli arrangiamenti sono a cura di Francesco Musacco, amico e produttore dei suoi dischi da più di dieci anni. I due si intendono anche questa volta e iniziano a lavorare ad un disco che tra tutti quelli prodotti fin qui è quello che più si avvicina al suono del mainstream, senza per questo tradire l’inconfondibile cifra stilistica ed autorale di Kunstler. Produzioni eleganti ed impeccabili quelle di Francesco Musacco, che gli ascoltatori più attenti hanno paragonato a quelle del grande Daniel Lanois, produttore dei più bei dischi di Bob Dylan, dalla fine degli anni ottanta in poi, ma non solo. Anche degli U2 o di Peter Gabriel, tanto per fare degli esempi.  Roberto Kunstler approda nel vivaio della RCA di Roma quando il presidente era Ennio Melis, “padre” dei cantautori italiani, con direttori artistici del calibro di Vincenzo Micocci e Lilli Greco. L’esordio avviene al Folk Studio, il mitico locale di Giancarlo Cesaroni nel cuore di Trastevere. Siamo alla fine degli anni settanta. Roberto frequenta ancora il liceo e, di tanto, in tanto deve chiedere a sua madre una giustificazione per poter saltare due o tre giorni di scuola e recarsi al Cenacolo, i mitici studi della RCA dove registrò i suoi primi provini. E poi le tante audizioni, le selezioni, per arrivare nel 1985, dopo una gavetta fatta anche di molti concerti, a Gente Comune, il suo primo disco. E nello stesso anno al Festival di Sanremo. Da allora Kunstler ha pubblicato sette album e diversi singoli e ha scritto anche tutti i testi e parte delle musiche delle canzoni di Cammariere. Come potete a questo punto immaginare, quella di Roberto Kunstler è una lunga storia, senza microfoni, in una dimensione teatrale, seduto sul famoso seggiolone rosso. Quello del folk-studio (ndr). In questo stesso periodo la Sony Music ha deciso di ripubblicare, per la prima volta in digitale, anche lo storico album I ricordi e le persone, del 1993, il primo disco di Roberto Kunstler  e Sergio Cammariere, album che si apre con la celebre Dalla pace del mare lontano, album da riscoprire forse proprio adesso… che siamo Davanti alla fine del mondo.
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Freefolk è il nuovo album solista di Massimo Garritano in uscita venerdì 29 gennaio per la Manitù Records

Si può scrivere un manifesto anche senza usare le parole. E’ quello che ha fatto il chitarrista Massimo Garritano con il suo nuovo album solista “Freefolk”, in uscita per la Manitù Records il 29 gennaio 2021. Attraverso sedici composizioni strumentali, tredici nella versione in vinile, Massimo Garritano ci parla di integrazione musicale come metafora di quella sociale in quello che è a tutti gli effetti un concept album (anche) politico, una sorta di zibaldone musicale coltivato per anni e immaginato già nel titolo e nelle intenzioni, prima ancora che nella musica. Ma il processo che ha portato alla genesi di “Freefolk”, il secondo dopo l’esordio nel 2016 di “Present”, è il frutto di un lavoro artigianale, di una ricerca artistica e personale in cui niente è lasciato al caso. Massimo riprende in mano la chitarra acustica a 36 anni, in occasione del suo ritorno a San Fili, piccolissimo paese arroccato nella provincia cosentina, dove era cresciuto e dove cominciò a studiare in adolescenza i primi accordi musicali. Sono da sempre un appassionato di musica - ricorda Massimo - ma quando iniziai a suonare non fu per farne una professione. L’obiettivo era riuscire a suonare ai falò per conquistare le ragazze. Sorvolo sui fallimenti del mio primo repertorio, che era composto da brani come “My My, Hey Hey”, “The Road”, “Cocaine”. Tutta roba poco appetibile da far cantare a un falò ma buona per far limonare gli altri. È in questo ritorno, in qualche modo anche alle origini, che emerge una nuova anima musicale, spesso in conflitto con tutta la musica suonata fino ad allora. Dubbi, domande e insoddisfazioni non hanno però fermato la ricerca e lo studio dello strumento. Fin quando, alla volontà venne incontro anche il caso. “Mi piace molto quello che suoni, è freefolk?” la domanda di un entusiasta ascoltatore alla fine di un suo concerto risuonò nelle orecchie di Massimo come un’affermazione.  Nacque così sia l’idea di fare un disco con questo titolo: una nuova identità aveva finalmente trovato forma nella ricerca di accordature alternative, oltre a quella tradizionale, nella ricerca timbrica e nella consapevolezza che due anime - quella elettrica, più moderna, e quella acustica, più primordiale - potevano finalmente convivere insieme.  Tutto il bagaglio di vita prende forma in nuove composizioni. “Fu una epifania – ricorda ancora Garritano - percepivo vividamente che si era innescato un cambiamento.” Il disco è costituito da composizioni istantanee e canzoni. In apertura c’è Haiku #7, la prima di quattro schegge musicali, ispirate agli omonimi e brevissimi componimenti giapponesi di tre versi, che attraversano il disco come un sottile filo conduttore. In Magara, il chitarrista rievoca una figura femminile, fantastica, misteriosa e danzante, mentre, nel successivo Pitagora, l’improvvisazione modale apre a spazi e orizzonti più ampi. Ispirata all’anarchico calabrese giustiziato nel 1933 per il tentato omicidio del presidente americano Roosevelt, Joe Zangara è un brano per solo bouzouki con al suo interno tre temi, Maggiore-Minore-Maggiore e improvvisazioni ritmico-melodiche. Incastonato circa a metà album, troviamo il prezioso cammeo John Fahey, dedicato all’omonimo chitarrista e compositore statunitense. In Bottle Cup Blues, Garritano suona una chitarra classica fretless, “preparata” con un tappo di plastica inserito tra corde e tastiera, modificando sensibilmente il suono e le armonie. Attese Disattese doveva essere un altro Haiku, invece, il riff melodico e ritmico ha preso man mano una forma, fino a diventare brano a sé. Una danza nuova condivide non solo la stessa accordatura di Night Moon, ma anche un’importante natura evocativa. Custodito nell’archivio per vent’anni e riscoperto durante il lockdown, Life in a Box è il brano in cui Garritano ha trovato la motivazione necessaria per portare a compimento l’intero album. Il freefolk raggiunge anche l’India e si manifesta in PersuAsian e Marvaellous, due improvvisazioni basate sui raga, le tipiche successioni di intervalli modali della musica indiana. L’album si chiude con un’esortazione a uno sguardo dell’uomo più ampio e libero da pregiudizi. In Xenos, infatti, l’unione del suono dell’ellenico bouzouki con gli effetti digitali rappresenta l’incontro tra tradizione e contemporaneità. Questa seconda fatica discografica di Massimo Garritano è, in sintesi, una pacifica incursione nella musica di “altri mondi” raccontata con uno sguardo contemporaneo, con gli occhi e i suoni di chi è riuscito semplicemente a mettersi in ascolto.
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DINAMITRI OPEN COMBO - Mappe per l'Eden

Esistono gruppi e lavori particolarmente rappresentativi della generazione a cui fanno riferimento e che segnano il passo. E' questo il caso di DINAMITRI OPEN COMBO che in una residenza organizzata da Pisa Jazz il 3 e 4 gennaio 2019 ha prodotto, a nostra opinione, una piccola perla che merita di essere conosciuta e condivisa con coloro che non hanno assistito alla sua genesi. Mappe per l'Eden è il risultato di una comunione di intenti, di una riflessione profonda sulla musica, sulle sue origini e sulle sue funzioni nella società, dedicato a tutti quelli che la casa se la portano nel cuore, ovunque vadano.
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NICOLA ANGELUCCI  featuring Olivia Trummer, Gabriele Mirabassi, Luca Bulgarelli - CHANGES
Flying Sparks Records distr. Warner
 
“Changes” non è solo un titolo ma rappresenta un cambio, una evoluzione nella composizione di Nicola Angelucci Il batterista abruzzese, che ci aveva abituato nei dischi precedenti alla predominanza del ritmo e della matrice afro-americana, in “Changes” dedica una attenzione più marcata all’elemento melodico, alla cantabilità. Ed è proprio l'elemento più lirico che lo ha guidato nella scelta dei compagni di viaggio per questo lavoro, che vede coinvolti Olivia Trummer, Luca Bulgarelli e Gabriele Mirabassi. Altra particolarità inconsueta di “Changes”, rispetto alla normalità nell’ambito jazzistico, è che l’album include solo brani originali e inediti, alcuni dei quali cantati da Olivia Trummer, autrice anche dei testi oltre che incantevole interprete e pianista. Angelucci, con “Changes”, ci offre una fotografia di un presente dai colori vividi, un suo paesaggio interiore intenso e limpido.  Nicola Angelucci è un musicista di riconosciuto talento, basti dire che è stato scelto come sideman di molti tra i più interessanti e celebri leader del Jazz internazionale come Benny Golson, Wynton Marsalis, Joey DeFrancesco, Dee Dee Bridgewater, Mike Stern, Bob James. Da diversi anni è parte del quartetto di Fabrizio Bosso e collabora stabilmente con Dado Moroni, Rosario Bonaccorso, Max Ionata, Bebo Ferra, Paolo Recchia. Ha al suo attivo una settantina di dischi, dei quali 7 come leader e co/ leader. Olivia Trummer è una fuoriclasse, talentuosa pianista, singer-songwriter tedesca. Proveniente da una famiglia di musicisti, si è formata come pianista classica e successivamente ha proseguito gli studi volando oltreoceano per diplomarsi in jazz alla Manhattan School di New York.  Il talento e la classe di Gabriele Mirabassi ne hanno fatto uno dei clarinettisti più apprezzati al mondo. L’artista perugino si muove con uguale disinvoltura sia nella musica classica che nel jazz e da diversi anni svolge una interessante e approfondita ricerca sulla musica popolare brasiliana e sudamericana in genere. Luca Bulgarelli è il bassista che tutti vorrebbero avere, solido e versatile, dotato di un gusto raffinato, mai scontato e sempre in grado di sostenere anche gli sviluppi più imprevedibili nell’esecuzione di un brano.
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EMANUELE FILIPPI - MUSICA FRAGILE
“Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, il secondo della sua produzione, un capitolo importante nella carriera di questo giovane pianista e compositore sempre più all’attenzione della scena nazionale e internazionale. È un disco che vince alla grande in partenza, selezionato dal programma “Per chi crea” promosso da Mibact e Siae che hanno votato “Musica fragile” quale miglior prodotto creativo. L’album è stato registrato e prodotto negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che da trent’anni intuisce e promuove le nuove realtà offrendo il massimo dell’audio editing. “Musica fraglie” è nato a New York durante la mia permanenza artistica nella grande mela» ci racconta Filippi, «ma l’ho sviluppato e registrato a casa, in Friuli, potendo contare sulla collaborazione di grandi professionisti. Oltre agli amici che lo hanno registrato con me: Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto e al flauto, Marco Bolfelli alla chitarra elettrica e Roberto Giaquinto alla batteria, un riconoscimento speciale lo devo ad Amerio per le sue straordinarie capacità in produzione e sound engineering, e a Glauco Venier che mi ha seguito firmando col suo genio la produzione artistica». Sono dodici le tracce di “Musica fragile”, un titolo che tradisce la forza di questo album che ha classe, carattere, raffinatezza ed energia. Un titolo che nasce da una riflessione del compositore intorno agli stati emotivi nei connubi con l’atto creativo. «Penso che la fragilità sia una condizione importante nella formazione della persona. Non è bene secondo me nasconderla o negarla. Riconoscerla aiuta a capire sé stessi e gli altri. La chiave della musica in questo senso, mi ha permesso attraverso la fragilità di entrare in mondi meravigliosi altrimenti preclusi». Padrini del disco sono due nomi di grido nel panorama contemporaneo internazionale: il trombettista Enrico Rava e il pianista americano Fred Hersch che hanno commentato l’album con pensieri dedicati nel booklet. Il primo, tra l’altro, scrive: «Un equilibrio raro, un grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie. Una bellissima sorpresa per me che conoscevo le notevolissime doti pianistiche di Emanuele ma ignoravo la sua capacità di comporre e di organizzare la musica». Hersch dal canto suo scrive: «Un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte. Si rivela come una serie di bellissimi brevi racconti musicali, suonati magistralmente con precisione e passione». Nulla di più vero per questo album sensibile e di squisito ascolto che mette certamente del nuovo nelle maglie del jazz contemporaneo, in virtù del talento di questo artista ventenne con già alle spalle una brillante carriera di studi, in pianoforte classico e jazz, premi e riconoscimenti internazionali, oltre che collaborazioni con le star del jazz, come recentemente con Fabrizio Bosso in un superlativo concerto a Udine. “Musica fragile” sarà disponibile in occasione della sua presentazione a Udine il 18 settembre, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deezer, I Tunes, mentre la distribuzione del cd fisico è affidata a IRD International.  Album realizzato con il sostegno del Mibact e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
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EMANUELE SARTORIS & DANIELE DI BONAVENTURA
"NOTTURNI"
In uscita il prossimo 25 giugno il nuovo lavoro discografico di Emanuele Sartoris e Daniele di Bonaventura, il titolo del disco è "Notturni".

Prodotto e distribuito in Italia e all'estero dalla storica etichetta veneta Caligola Records, e in formato digitale, sui maggiori store, da o2digitale.com, il disco è interamente dedicato ai notturni e alle sue atmosfere rarefatte, brani originali firmati da Sartoris e di Bonaventura e l'omaggio, con una lettura assolutamente personale e moderna del celebre notturno Op. 9 n° 1 e 2, al grande compositore polacco Frèdéric Chopin.  Un pregevole lavoro a cavallo fra la musica classica e l’improvvisazione che nasce dall'incontro del suono colto ed elegante del pianoforte di Emanuele Sartoris, esponente di spicco del cosiddetto “Third Stream”, unito al lirismo raffinato e sapiente del bandoneon di Daniele di Bonaventura, uno dei maggiori interpreti europei dello strumento. Il violoncellista di fama internazionale Mario Brunello scrive nelle note di copertina: "Notturni, come non andare immediatamente a Chopin e a un Pianoforte che canta malinconicamente accettando la sua natura di un suono che ad ogni nota è destinato a spegnersi come un lume di candela. La magia di questo canto sta proprio nell’attesa, nel tempo impiegato dalle vibrazioni di ogni nota per arrivare al silenzio. Note che in questo senso palpitano, si riaccendono, a ogni percussione del tasto risvegliando il desiderio di melodia, di canto appunto. E poi un andamento sospeso, che galleggia su armonie che amano perdersi e ritrovarsi ripetutamente, senza fretta di risolvere domande sorte inavvertitamente a chi si lascia andare nell’ascolto di questa musica. Il respiro del suono del Bandoneon insieme a quello del Pianoforte porta questa musica in una dimensione più umana, reale, vissuta, lasciando il mondo del sogno romantico ottocentesco a qualche momento introduttivo. Le melodie sono sostenute dal fiato, dalla tensione del mantice, dal suono prolungato del tasto, che arriva all’anima. Un viaggio slow, un cammino nel vissuto della musica, a cui si aggiungono le improvvisazioni e l’ispirazione di due formidabili e coraggiosi musicisti che hanno il talento sincero per avvicinarsi ed addentrarsi nella magica atmosfera dei Notturni."
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Tǔk Music
presenta

PAOLO FRESU - PETRA MAGONI - GIANLUCA PETRELLA - FRANCESCO DIODATI - FRANCESCO PONTICELLI - CHRISTIAN MEYER - “HEROES EXPANDED”
L’omaggio al genio di David Bowie da parte di Paolo Fresu con Petra Magoni (voce), Gianluca Petrella (trombone ed elettronica), Francesco Diodati (chitarra elettrica), Francesco Ponticelli (contrabbasso e basso elettrico), e Christian Meyer (batteria), contenuto nel cofanetto P60LO FR3SU uscito il 10 febbraio per i 60 anni del trombettista, viene pubblicato sul digitale in una versione ampliata il 4 giugno 2021 per la Tǔk Voice, sezione dedicata alle voci della Tuk Music. Questa versione contiene l’intera sessione di registrazione del disco, e vede aggiunte alla tracklist originale le versioni di Starman, Blackstar (con una splendida intro di Francesco Ponticelli), la versione estesa di Heroes, e soprattutto le due bonus track Warszawa e Cat People, per un viaggio attraverso le molteplici fasi della discografia di Bowie. Heroes Expanded esce anche in una speciale versione CD slim (con tracklist leggermente ridotta) sarà venduta esclusivamente ai live del gruppo. La scintilla da cui tutto è partito fu la commissione artistica da parte del Comune di Monsummano Terme, cittadina toscana teatro della prima apparizione in Italia di Bowie nel 1969 in occasione di un concorso canoro. Fresu ha assemblato un gruppo di grandi ed eclettici musicisti con diverse provenienze musicali per un omaggio si rispettoso ma che guarda al futuro; ogni musicista ha dato il proprio contribuito anche in fase di arrangiamento dei brani in scaletta, conferendo ulteriore dinamismo al progetto. Questa nuova versione ha un diverso artwork originale realizzato da Oscar Diodoro, grafico in-house dell’etichetta.

ROBERTO CIPELLI con PAOLO FRESU - L‘EQUILIBRIO DI NASH
“L’Equilibrio di Nash” è una serie di strategie nella teoria dei giochi per il quale in una situazione di equilibrio un giocatore effettua una mossa ardita ed improvvisa alla quale l’altro risponde con una altrettanto coraggiosa, allo scopo di mantenere l’equilibrio: una accurata metafora dell’interplay tra musicisti che improvvisano su un palco. E “L’Equilibrio di Nash” è il titolo del disco di Roberto Cipelli con Paolo Fresu in uscita il 16 ottobre per la Tǔk Music. L’album è il coronamento di un rapporto che dura da 36 anni all’interno dello storico quintetto di Fresu, collaborazione impregnata di profonda e duratura amicizia e che li ha portati finalmente ad incidere un album a due voci. L’idea del lavoro prende spunto dall’ascolto di “Diane” di Chet Baker con Paul Bley, disco del 1986 con cui il duo condivide la presenza di “Little Girl Blue” e una propensione per la melodia ed il lirismo, ma da cui allo stesso tempo il progetto diverge sensibilmente. Agli originali a firma del pianista cremonese si aggiungono tre improvvisazioni diversamente numerate ma contraddistinte dalla parola “strategia”, dove al gusto melodico si affianca una ricerca più votata all’astrazione. Cesella il tutto una eterogenea scelta di brani di vari autori che abbracciano gli interessi ed ascolti del leader, spaziando tra standard, Sting, Mercedes Sosa e Caetano Veloso, colonne sonore, la canzone italiana, Chopin e Monteverdi, quest’ultimo da anni oggetto di studi approfonditi da parte di Cipelli e presente con due episodi. L’immagine di copertina è dell’artista bresciana Paola Pezzi che prosegue la sua preziosa collaborazione con la Tǔk Music: si tratta della terza opera, dopo quelle apparse sui dischi The Future is a Tree di Marco Bardoscia e reWanderlust del Paolo Fresu Quintet.

GIOVANNI GAIAS with GIUSEPPE SPANU - TOTB – Think Outside The Box
‘Think Outside the Box’ è il nuovo progetto del polistrumentista Giovanni Gaias insieme a Giuseppe Spanu, ed è anche il titolo dell’omonimo EP in uscita il 22 gennaio 2021 per la Tǔk Air, sottosezione della Tǔk Music di Paolo Fresu dedicata ai suoni dell’elettronica, del soul e del funk. I due sono stati protagonisti della scorsa edizione di Time in Jazz con le travolgenti esibizioni notturne all’interno della sezione Time After Time. TOTB è un duo perfettamente immerso nella sintesi tra jazz e chillout, frutto di una lunga amicizia che scaturisce da un percorso musicale comune e condiviso. Un sound che abbraccia le innumerevoli declinazioni della black music, per poi incontrare l’ambient e l’ethnobeat in un sommario di passione e seduzione. Nella loro musica c’è una forte necessità di presente e contemporaneità, che assimila tanti stimoli diversi per definire una propria identità e originalità. Un progetto che aspira ad una sintesi di tutte le esperienze maturate nel corso di questi anni, immerse nell’amore per la vita e per la musica.

SADE MANGIARACINA - MADIBA
Madiba è il nuovo album di Sade Mangiaracina, in uscita il 2 marzo per l’etichetta Tǔk Music. Come il disco precedente Sade è alla guida di un trio composto da Marco Bardoscia al contrabbasso e Gianluca Brugnano alla batteria, con Ziad Trabelsi all’oud ospite in tre brani. Se Le mie Donne del 2018 era dedicato ad alcune figure importanti femminili che si erano affermate contro discriminazioni e pregiudizi, ed era valso alla pianista siciliana un piazzamento nel Top Jazz 2018 nella categoria Nuovo Talento, il nuovo album è dedicato ad un simbolo della lotta per i dei diritti umani: Nelson Mandela. La data di uscita del 2 marzo non è casuale: il 2 marzo del 1990, infatti, Mandela venne eletto vice presidente dell’African National Congress, primo passo verso la Presidenza del Sudafrica del 1994. Madiba è un racconto in musica del grande attivista attraverso i principali vicende della sua vita, il coraggio, la determinazione, la lucidità, i suoi amori, la prigionia e la forza del perdono. “Raccontare la sua vita attraverso la musica non è solo una grande responsabilità,” afferma Sade Mangiaracina, “ma anche un pretesto per parlare di coraggio, di umanità, di quello che queste generazioni stanno lasciando ai giovani di oggi e di domani, la difesa estrema della propria dignità e della libertà.” “Devo molto a Mandela,” aggiunge Sade, “e tutti noi dobbiamo molto all'Africa, una terra che della speranza ne ha fatto una ragione. Questi sono i pilastri di Madiba, ma sono anche due sentimenti che in questo momento storico, devono attraversare l’umanità intera.” Gli 8 brani originali fanno risaltare le origini mediterranee della leader sempre filtrate attraverso la lente della musica improvvisata. Il gruppo di Sade è stato selezionato dal progetto Nuova Generazione Jazz 2021 (I-Jazz) per la promozione della nuova scena jazz italiana. La copertina è opera di Emanuela Cau, fotografa e regista sarda. Dopo il cinema ed il teatro si dedica sempre di più alla fotografia come mezzo di espressione artistica specializzandosi in ritratti e autoritratti dalle profonde qualità oniriche ed evocative.

MAT (Allulli Diodati Baron) - In Front Of
In front of è il nuovo progetto del MAT in uscita il 30 aprile per la Tǔk Music, sul mercato digitale ma anche nei formati del cd e del vinile (in questo caso di colore giallo per continuare la tradizione dei solchi colorati tipica dell’etichetta). Una storia di 8 capitoli dove tutti i musicisti, Marcello Allulli al sax, Francesco Diodati alla chitarra e Ermanno Baron alla batteria, sono autori, interpreti ed arrangiatori. Se quella di Diodati non è una presenza nuova nel roster della Tǔk Music, (è presente infatti nei dischi di Ponticelli, Partipilo, Clorofilla e nel recentissimo Heroes con Paolo Fresu) per Allulli e Baron si tratta dell’esordio. Il lavoro è la sintesi di un pensiero sempre in movimento che ha portato il MAT ad essere un gruppo dove ogni componente è parte attiva e pensante di ogni dettaglio; il risultato della ricerca di tre persone che hanno la necessità di mettersi continuamente in discussione musicalmente e di lavorare insieme sul mistero che la musica e l’arte portano con sé. Tutti i brani sono stati registrati in presa diretta senza editing nella stanza principale del Cicaleto Studio Recording come se fosse un live immaginario e sono frutto dell’interpretazione spontanea del gruppo, nella forma e nei contenuti musicali di ogni pièce. Il suono del trio come un unicum organico è infatti il filo conduttore attraverso il quale seguire un racconto musicale fatto di ballate struggenti, ritmi serrati, astrazioni oniriche: In front of è la title track composta da Baron; River, Brothers e Song for Migrants sono di Diodati, Ornette, Perché ed Edele sono composte da Allulli. Impro River è l’ultimo brano del cd, un momento di composizione spontanea libero e immaginifico. Una produzione artistica che guarda anche all’arte visiva attraverso l’incontro con Bankeri, autore dell’opera in copertina - King Kong R'n'R della serie Panem et Circenses del 2016 e Stardust dalla serie Supenova 2017 - quest’ultima utile a realizzare dei particolari all’interno del disco.  Diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma e attivo sulla scena artistica italiana da più di quindici anni, Bankeri (Roma, 1978) ha partecipato a diverse mostre – collettive e personali – in gallerie e musei, residenze d’artista e progetti multidisciplinari. Nel corso degli anni, il suo lavoro ha attraversato tecniche e supporti differenti senza soluzione di continuità: muri, tele, stampe fotografiche, installazioni e performance.

GIANLUCA PETRELLA – PASQUALE MIRRA - CORRESPONDENCE
Gianluca Petrella e Pasquale Mirra, due tra i più creativi e apprezzati musicisti della scena musicale italiana ed internazionale, pubblicheranno il frutto della loro collaborazione ‘Correspondence’ l’11 giugno per la Tǔk Air, sezione della Tǔk Music inaugurata a gennaio di quest’anno col disco di Nanni Gaias e dedicata ai suoni elettronici, soul e funk, su cd slim, digitale e vinile silver 140gr. ognuno con specifica tracklist. Il disco è in preordine dal 30 aprile su bandcamp e lo sarà sui principali store digitali. Il progetto nasce poco più di tre anni fa in versione prevalentemente acustica, trombone e vibrafono con qualche incursione nell’elettronica, ma ben presto la voglia di sperimentare e di spostare la linea di confine sempre più avanti ha spinto i due ad ampliare l’orizzonte con l’utilizzo dell’elettronica e l’aggiunta di alcuni strumenti, come synth, rhodes, balaphone e midi vibes. Nel disco convergono le numerose influenze e collaborazioni di Petrella e Mirra (da Cosmic Renaissance, a quelle con Nicola Conte e Dj Gruff a C’Mon Tigre e Mop Mop solo per citare le principali) ed i brani, tutti composti arrangiati e prodotti dai due, sono un caleidoscopio variegato di suoni ethno, afrobeat, ethio-jazz, spiritual jazz, elettronica, un susseguirsi sempre mutante dove la ricerca ritmica e l’attenzione al suono giocano un ruolo fondamentale. Due musicisti in totale sintonia che spinti da una curiosità inesauribile esplorano le innumerevoli possibilità della musica e della tecnologia. Per la realizzazione dell’album Petrella e Mirra hanno chiamato alcuni ospiti, Giulietta Passera alla voce e autrice del testo di Night Shift a cui dona toni wave, Kalifa Kone al talking drums e n’goni e calabash, Blake Franchetto al basso elettrico, Danilo Mineo alle congas, bongos, krakabs ed effetti, Simone Padovani alle percussioni e Primo Zanasi al drum beat, tutti musicisti con i quali c’è un percorso comune e che sono stati scelti perché perfettamente funzionali all’architettura musicale di Correspondence. Per Petrella si tratta della quarta uscita discografica su Tǔk Music dopo i dischi di Brass Bang (con Fresu, Bernstein e Rojas), Magister Giotto di Fresu e del recentissimo omaggio a David Bowie Heroes, contenuto nel cofanetto P6OLO FR3SU uscito per i 60 anni del trombettista, mentre per Mirra è l’esordio con l’etichetta. La copertina è opera del grafico e illustratore Oscar Diodoro che ha raccolto il testimone di Benno Simma entrando a tempo pieno nello staff della nostra etichetta come designer.
Oscar è anche autore delle opere in copertina della Tuk Air, basate su una serialità industriale che si mescola ai neon tipici della pop art.
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NAZARENO CAPUTO - PHYLUM
Phylum è l’album d’esordio del vibrafonista Nazareno Caputo. Il disco, in uscita il 22 febbraio per AUT Records, è stato registrato con Ferdinando Romano al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria ed è una ricerca musicale focalizzata sugli elementi strutturali di un organismo musicale. La parola "Phylum" è utilizzata in zoologia e botanica per indicare un preciso gruppo tassonomico. Organismi facenti parte di un determinato phylum condividono lo stesso piano strutturale ma il loro sviluppo morfologico non li conduce necessariamente nelle stesse direzioni. La musica del trio parte da concetti simili, prendendo le mosse dallo sviluppo di una struttura musicale ed elabora la propria idea seguendo percorsi differenti e complementari. Il risultato sono brani che contengono elementi morfologici molto diversi tra loro e risultati estetico-stilistici riconducibili ai più variegati linguaggi, muovendosi in particolare tra jazz e musica colta contemporanea. Tutto è unito indissolubilmente dalla comune origine e appartenenza alla stessa idea musicale, allo stesso phylum. Il disco si sviluppa a partire dalle riflessioni sui concetti di struttura e di complessità, cari al musicista fin dai tempi dei suoi studi di architettura. PHYLUM è un atto di amore verso la complessità, verso tutto ciò che è nascosto, che non appare subito, che va scovato, verso tutto ciò che non è sempre facilmente intellegibile, verso ciò che procede lentamente, verso l’anomalia, verso l’eccezione, “l’anello che non tiene”. La complessità fa parte del mondo che ci circonda e confrontarsi con essa è una delle attività più belle che la nostra mente possa compiere.
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EMILIANO D’AURIA QUARTET feat. LUCA AQUINO - IN-EQUILIBRIO 
A distanza di tre anni dall’uscita di “The Place Between Things” con la formazione Jano, Emiliano D’Auria torna a registrare un nuovo album in veste di leader con l’Emiliano D’Auria Quartet feat. Luca Aquino: “In-Equilibrio”. L’impatto sonoro generato dall’incontro di questi musicisti esploratori di sonorità nascoste al confine tra ricerca melodica e avant-garde, inserisce la formazione in una posizione di rilievo nel panorama del jazz che sa vedere oltre i propri confini e nutrirsi di evocativi linguaggi sperimentali. L’equilibrio tra melòs mediterraneo e sonorità rarefatte è perfettamente allineato all’idea di apertura e visionarietà che la formazione porta con sé. Un progetto che riesce ad inserire l’ascoltatore in una dimensione fortemente ancorata alla melodia ma allo stesso tempo carica di sferzate dal sapore onirico. In-Equilibrio è una dichiarazione di intenti, più che la constatazione di uno stato. Un in-equilibrio in continuo divenire e perciò perenne dis-equilibrio, in cui coesistono materia, sentimenti, eventi. La pietra di travertino è essa stessa dicotomia fra l’essere della pietra sedimentaria e il non-essere vuoto della cavità: cavità immateriale e insieme sostanziale per comporre il tutto. Materia e assenza di materia, bianchi e neri che vibrano in una tensione verso il colore, pieni e vuoti che vibrano suoni, timbri e toni diversi. Questi i fulcri concettuali che Emiliano D’Auria continua ad indagare dopo i precedenti progetti realizzati con lo Jano, che non si identificava con l’essere ambiguo ma al contrario con la tensione continua verso l’armonia fra due condizioni apparentemente antitetiche. Un percorso che ci porta a comprendere come ogni condizione di equilibrio raggiunto è l’arrivo in un solo punto di molteplici e infinite condizioni di non equilibrio precedenti. 
Pierluigi Giorgi

Luca Aquino - trumpet, flugehorn, trombone; Emiliano D’Auria - piano, rhodes, synth, composition; Giacomo Ancillotto - electric guitar; Dario Miranda - double bass; Ermanno Baron - drums.
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Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

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Enzo Carniel e Filippo Vignato as "Silent Room" - Aria 
Il talento italiano del trombone e la giovane stella del pianoforte francese, tra i musicisti più apprezzati della nuova generazione del jazz europeo, collaboratori di lunga data e fortemente legati dalla loro sensibilità musicale e creativa, dispiegano per la prima volta il loro linguaggio comune. Silent Room è infatti prima di tutto un dialogo. Tra il pianoforte del primo e il trombone del secondo, due forze vive della scena jazz europea; tra Francia e Italia; tra acustica ed elettronica; tra espressione e contemplazione; tra lirisimo e minimalismo. L’intero album poggia su una trama di melodie semplici, le ‘arie’ intorno alle quali si incrociano i due improvvisatori che pian piano lasciano esprimere le loro voci. Ma un’Aria non è soltanto una melodia espressiva che sviluppa l’immaginazione: è l’aria che respiriamo, che riempie una stanza silenziosa. E’ l’aria che vibra e che finalmente si trasforma in suono. E’ un suono che incarna l’attitudine del jazz - quella dell’improvvisazione, del dialogo, della libertà e del virtuosismo - ma allo stesso tempo esplora anche i colori della musica elettronica, l'ambient e il minimalismo giapponese. L’uso del pianoforte preparato, del Fender Rhodes e dei sintetizzatori aggiunge nuove tessiture e prospettive alle frequenze pure del piano acustico e del trombone: Aria, l’omonima composizione che apre l’album in versione acustica, lo chiude in versione elettrica, mettendo in luce il viaggio dei due musicisti tra questi due mondi. In ‘In All Nilautpaula', Enzo Carniel evoca la ninfea (in sanscrito) che viene a purificare l'acqua che la circonda; ‘Earth Eacho’ a firma di Filippo Vignato, ci porta a riflettere sull’affinità tra musica e natura. "Babele" invece invoca la grande questione del linguaggio che attraverso la musica diventa universale: non abbiamo più bisogno della comprensione razionale e possiamo abbandonarci all'esperienza sensoriale. Nato dal desiderio di Carniel e Vignato di creare uno spazio sonoro che si riempisse tanto di melodie quanto di silenzio, ‘Aria’ è un luogo di ascolto, dialogo, contemplazione ed emozione, uno di quei rari dischi che racchiudono - e schiudono - mondi interi.
L’album è in uscita il prossimo 16 aprile 2021 per l’etichetta franco-giapponese Menace ed è anticipato da due singoli: la title-track Aria uscito il 5 febbraio e Babele in uscita il 10 marzo. 
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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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MICHELE TINO - BELLE EPOQUE
Belle Epoque è il titolo dell’album d’esordio di Michele Tino, in uscita il 4 giugno per Auand. Il sassofonista di origine campana, ma a tutti gli effetti fiorentino (risiede a Firenze ormai da circa 20 anni) giunge alla sua prima opera da leader dopo aver maturato preziose esperienze nelle formazioni di Camilla Battaglia, Michelangelo Scandroglio, Alessandro Lanzoni, The Auanders, Purple Whales e Federica Colangelo” Acquaphonica”. Le composizioni dell’album, tutte a firma di Tino, coprono un vasto arco temporale e abbracciano stili, influenze e stati d’animo molto diversi tra loro, coniugando tradizione e momenti più contemporanei, con un lirismo avvolgente che le percorre e che funge da trait d’union. Il disco si gioca su un calibrato equilibrio tra le dinamiche dei vari strumenti, con un preciso senso della misura. Michele ha formato il quartetto nel 2018, al rientro a Firenze dopo aver concluso gli studi ad Amsterdam, con Simone Graziano al piano, Fender Rhodes e synth, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. Con i musicisti c’era una frequentazione di lunga data ed è sembrato naturale chiamarli per formare il suo primo gruppo; questo ha contribuito ad instaurare una forte intesa e a rafforzare la comprensione reciproca.   Le composizioni sono state provate e suonate a lungo, ed in questo modo il suono si è plasmato fino ad acquisire la dimensione di compattezza che caratterizza il disco. Prezioso anche il contributo di Francesco Ponticelli, dello studio Cicaleto dove l’album è stato registrato.

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Andrea Rea - “El Viajero”

El Viajero è il quarto Album in uscita per Andrea Rea, musicista campano d’origine e romano d’adozione, in uscita il 2 luglio per Filibusta Records. Pianista tra i più richiesti della scena jazzistica collabora da anni al fianco di numerosi musicisti tra cui: Stefano Di Battista, Dianne Reeves e John Patitucci. Il suo approccio e la sua musica si rifanno ad innumerevoli colori ispirati sicuramente dalla tradizione jazzistica la quale funge da supporto ad un linguaggio personale influenzato da un’ampia gamma di suoni e musiche. In questo lavoro intitolato “El Viajero” il filo conduttore che attraversa la diversità dei brani è il viaggiatore che spazia tra i diversi generi e luoghi che il pianista partenopeo ha deciso di raccontare. In questo lavoro Andrea si fa aiutare da personalità musicali intelligenti e sensibili in grado di sviluppare al meglio le sue idee di partenze. Come il contrabbassista Daniele Sorrentino (Stefano Di Battista, Joe Barbieri) già presente nel suo apprezzato lavoro d’esordio “Arioso” ed “Impasse” ed il batterista Lorenzo Tucci considerato uno dei nomi di spicco della batteria jazz in Italia. In “El Viajero” ognuna delle otto tracce (tra cui tre composizioni originali a firma del leader) si riallaccia ed evoca esperienze, avvenimenti e ricordi. Dall’omaggio alla musica Sud Americana (Carlos Aguirre, Martin Rojas, Hamilton De Hollanda), che non a caso rappresenta un influenza costante nella musica di Rea, al ricordo di David Bowie a Prezioso il contributo di Giacomo Tantillo alla Tromba nel brano “En la Orilla del Mundo”.
El Viajero (Il Viaggiatore) è quindi un viaggio, il viaggio, quello personale, realizzato attraverso culture e luoghi di diversi paesi, che in qualche modo hanno influenzato la musica di Rea, con il suono personale del trio che dona omogeneità al progetto.
 
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Nel Canto Presente
Beatrice Arrigoni | voce, effetti, percussioni
Fabrizio Carriero | batteria, percussioni, zither
 
Otto testi italiani per un mistico viaggio nel suono, che si propone come un omaggio alla poesia “originaria” nei suoi aspetti evocativi e di sperimentazione, in uscita il 4 giugno per Honolulu Records. Milo De Angelis, Paola Loreto, e Silvia Bre sono alcuni degli autori protagonisti di questo lavoro di ricerca dedicato alla poesia italiana, che riflette sul rapporto tra improvvisazione e composizione e tra linguaggio e metalinguaggio, senza porsi limiti di “genere” sul fronte dell’esplorazione musicale. È un canto “presente” perché vivo fisicamente intorno a noi nella forma della preghiera, della canzone e del suono puro, ma anche perché ci riguarda da vicino e racconta del nostro tempo, nel nome di un universale che è sempre contemporaneo. Il duo formato da Beatrice Arrigoni e Fabrizio Carriero nasce nel 2015 con l’obiettivo di fare degli esperimenti di improvvisazione su testi poetici. La scelta ricade inizialmente su Emily Dickinson, e il lavoro di ricerca porta alla nascita di un vero e proprio progetto intitolato My River
runs to thee (pubblicato nel 2018 dall’etichetta TRJ di Mantova), nel quale vengono “musicate” otto liriche della celebre poetessa angloamericana. La ricerca prosegue nella direzione dell’utilizzo dell’italiano e dell’aggiunta di nuove componenti timbriche all’interno dell’organico (percussioni di vario tipo, pedaliera multi effetto, loop station, zither): nasce dunque un progetto dedicato alla poesia italiana contemporanea intitolato Nel Canto Presente, che include testi di poeti italiani quasi tutti viventi – Milo De Angelis, Mario Benedetti, Silvia Bre, Paola Loreto, Giuseppe Goffredo, Liliana Zinetti, Bruno Lugano –, oltre ad una poesia inedita di Beatrice Arrigoni. Nell’approccio musicale del duo, l’improvvisazione rappresenta sia un metodo “compositivo” di ricerca – attraverso cui si realizza il processo di costruzione della musica intorno al testo –, sia un concreto elemento musicale all’interno di ogni singolo brano, dal momento che alcune parti prevedono delle improvvisazioni vere e proprie; se da un lato le poesie vengono però “strutturate” in sezioni basate su parametri musicali molto semplici, dall’altro lato il gesto musicale è sempre legato al “qui ed ora”, e il materiale “prestabilito” dalla partitura testuale/visuale si manifesta in maniera sempre diversa come fosse in continua evoluzione. L’incontro tra i due musicisti avviene in ambito jazzistico, ma entrambi coltivano nel tempo generi diversi e accolgono nel proprio linguaggio disparate influenze musicali. Dalla musica del duo emergono echi che vanno dal Pop al Jazz, alla musica etnica, al barocco, alla musica contemporanea, al Progressive/Rock, ma non emerge nessun linguaggio specifico dominante. In questo senso la prassi improvvisativa, proprio in virtù dei suoi spazi di libertà, favorisce un dialogo spontaneo e una compenetrazione naturale ed organica tra i diversi elementi di stile assimilati dai singoli musicisti. Quanto al lavoro sulle poesie, ogni brano trae ispirazione dalle parole specifiche presenti nel testo e dal loro significato, dal senso complessivo del componimento, dalla sua struttura formale; il lavoro di ricerca consiste anche nella sperimentazione timbrica e nel tentativo di diversificare timbricamente i brani l’uno dall’altro, non solo per creare un repertorio differenziato in cui ogni brano abbia un’identità peculiare, ma anche per trovare situazioni sempre nuove e stimolanti dal punto di vista degli equilibri strumentali. Il duo si esibisce stabilmente dal 2016 in svariate realtà del jazz e non, soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, attirando l’attenzione anche del mondo del teatro proprio per il suo carattere performativo. Il brano “Blazing in Gold” tratto dal disco My River runs to thee viene utilizzato come colonna sonora del video su Emily Dickinson “Her Room”, diretto da Giuseppe Gagliardi e Federico Salsano e interpretato dall’attrice Alessandra Roca e Gaby Ford (produzione Movie and Sound).
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ROSARIO GIULIANI E PIETRO LUSSU - TRIBUTE TO BIRD
Pubblicato il 6 maggio 2021 dall’etichetta Emme Record Label
 
Un viaggio nell’immaginario e nella poetica di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Tribute to Bird è l’ultimo lavoro discografico del sassofonista Rosario Giuliani e del pianista Pietro Lussu che esce il 6 maggio 2021 per l’etichetta Emme Record Label. Non un semplice omaggio al genio di Charlie Parker, bensì un tuffo nell’intelletto di un grande artista che parte dal rispetto per la tradizione. Ogni brano, ogni singola nota è frutto di uno studio, di una riflessione che riporta in vita alcuni degli aspetti più nascosti di Parker, artista che ha lasciato un retaggio fondamentale non soltanto per la musica jazz. Un progetto coraggioso, visionario, che rappresenta una vera e propria sfida, quella di cimentarsi in duo nel territorio di uno dei più grandi sassofonisti della storia. All’interno del progetto Rosario Giuliani presenta due brani di sua composizione, brillanti, singolari come sempre e facilmente accostabili alla musica di Charlie Parker. Un parallelismo, un ponte tra passato e presente dove vecchi e nuovi linguaggi si incontrano. Questo progetto, dunque, non propone soltanto brani di Bird ma una visione nuova di quello che è stato il suo grande universo musicale. Il disco si apre con Ah-Leu-Cha, brano in cui Giuliani e Lussu, pur rispettandone l’idea, lo ridisegnano marcando ancora di più gli aspetti improvvisativi e sottolineando il tema che in duo viene messo in risalto. Quasimodo, altro grande successo di Bird, scritto sulle armonie di Embraceable You di George Gershwin, acquista una luce diversa, elegante, attraverso quelle pause e quei respiri che in duo sono uno degli elementi più preponderanti. In Be-Bop viene ancora di più accentuato il carattere sinuoso del sassofono che in perfetta simbiosi con il pianoforte ne stravolge la dinamica con una rilettura moderna e aggraziata. Lover Man mantiene le sue caratteristiche di ballad riproposta in 5/4 mettendo in risalto gli aspetti armonici grazie a un pianoforte essenziale e raffinato con il sax sempre elegante e mai invadente.  In questo progetto i brani scritti da Rosario Giuliani sono due, Suite et Poursuite I II III, che si divide in tre parti, e Dream House che, riproposti per questa formazione minimale, ne esaltano il potenziale e la versatilità. Il disco non poteva che chiudersi cono uno dei brani più significativi di Bird, Donna Lee, riproposto in una chiave diretta mantenendo vivo il ricordo di Parker evidenziando le pause e gli spazi da lui stesso lasciati.
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

RINO ARBORE - TEMPORARY LIFE?
Dopo “Après la nuit” (2009) e “The roots of unity” (2015), Rino Arbore, chitarrista e compositore pugliese, molto attivo in varie formazioni sin dalla fine degli anni ‘70, torna a collaborare con l'etichetta leccese Dodicilune. Distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 4 maggio esce infatti "temporary life?". In questo nuovo progetto discografico Rino Arbore propone dieci composizioni originali nelle quali è affiancato da Giorgio Distante (tromba), Mike Rubini (sax alto), Giorgio Vendola (contrabbasso) e Pippo D’Ambrosio (batteria). «Dopo aver esplorato le dimensioni del rito e del dolore con l’album “The Roots of Unity”, in questo disco “temporary life?” Rino Arbore affronta una serie di questioni etiche spinose: la capacità di resistere al male, l’indifferenza o l’empatia al dolore altrui, il valore della vita», sottolinea il giornalista e critico musicale Fabrizio Versienti nelle note di copertina. «Punto di partenza sono tre foto segnaletiche di una ragazzina polacca internata ad Auschwitz: Czeslawa Koka, morta nel 1943, a 14 anni, dopo solo tre mesi di prigionia, ammazzata forse con un’iniezione di fenolo. Il fotografo del campo, Wilhelm Brasse, la ritrae nelle tre pose nelle quali i nazisti “identificavano” i loro prigionieri: un frontale e i due profili. Nei suoi scatti c’è una ragazzina terrorizzata, con la testa mal rasata e una ferita sul labbro: lo stesso Brasse ha raccontato che quella ragazza, che non capiva una parola di tedesco e quindi si trovava scaraventata insieme a sua madre in un orrore per lei incomprensibile, era stata appena colpita con una bastonata da un kapò. E nelle foto appare irrigidita dallo stupore e dalla paura. A Czeslawa Koka, e a Brasse, è dedicato l’album “temporary life?”, e infatti i titoli dei brani sembrano suggerire una qualche forma di narrazione legata alle loro vicende», continua Versienti. «La musica, potente e tesa, è affidata a un quintetto dalla geometria jazzistica classica, ma solo sulla carta; qui non ascolterete temi all’unisono e lunghi soli accompagnati dalla ritmica. La struttura della musica è più libera e più complessa, segue un’estetica cameristica che continuamente scompone il gruppo in unità più piccole, fino a vere e proprie cadenze affidate ai singoli musicisti. A situazioni più compatte all’insegna del free-bop, come in “Czeslawa Cries”, “The Train at Dawn” o “Dance of Pigs”, si alternano episodi più articolati come “Temporary” o la conclusiva “Corpi inutili”. Non manca la melodia, allusiva e straniante (“L’amore in fondo”), una tipica ballad obliqua di cui Arbore sembra conoscere il segreto», prosegue il giornalista. «Tutti i musicisti impegnati suonano in modo splendido: le linee zigzaganti di Rubini, il pathos lirico di Distante, la calda presenza di Vendola e il contributo sempre drammaticamente pertinente di D’Ambrosio, oltre alla chitarra di Arbore che dà il tono e il colore alla musica, contribuiscono a caratterizzare un lavoro la cui bellezza e la cui bruciante intensità ci accompagneranno a lungo».

MILA OGLIASTRO - THE WISTERIA SUITES
KOINÈ by DODICILUNE / IRD
Prodotto nella collana Koinè dall'etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 20 aprile esce "The Wisteria Suites" di Mila Ogliastro feat. Andrea Pozza. Nel suo esordio discografico, la cantante, compositrice e arrangiatrice ligure propone alcuni brani originali che guardano nella direzione del jazz contemporaneo ("7 Meters Tall", "Waltz Me To The Moon", "Wisteria", "Prima" e "The Consequences of Love"), alcuni "grandi classici" del repertorio del rock internazionale ("Message In A Bottle" dei Police, "Move Over" di Janis Joplin, "Come Together" dei Beatles e "We Will Rock You" dei Queen) e un'intensa versione di "‘Na Stella" di Fausto Mesolella, compianto chitarrista degli Avion Travel. In questo viaggio sonoro l'artista sceglie come compagni di strada il batterista Giorgio Griffa, il bassista elettrico Nicola Bruno e il pianista Andrea Pozza, «il cui profondo rapporto con la storia del jazz non solo italiano è un dato di fatto testimoniato dalla sua biografia artistica», scrive nelle note di copertina Pietro Leveratto. «Registrare un disco significa anche decidere cosa si vuole fermare nel tempo e mai come in questi anni la scelta del repertorio, inteso come il veicolo che rende esplicita la propria poetica musicale, rappresenta una sfida», prosegue il musicista e scrittore. «Se il giacimento della canzone americana storica pare sfruttato fino all’ultima pepita, è altrettanto vero che molto del catalogo del song moderno e contemporaneo non sembra sempre adatto a contenere le peculiarità del linguaggio del jazz, vuoi per la forma, vuoi per l’evidente modestia del substrato armonico, vuoi per la difficoltà di scindere l’interprete - la pop star - da quello che esegue. Occorre quindi avere coraggio per mettere le mani su materiale che proviene da altre derive, magari estraneo al songbook tipicamente jazzistico e ancora più ne occorre per scrivere la musica che si vuole cantare e suonare».

CLAUDIO ANGELERI - MUSIC FROM THE CASTLE OF CROSSED DESTINIES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 11 maggio esce “Music from the castle of crossed destinies” di Claudio Angeleri. Negli otto brani originali, liberamente ispirati al breve romanzo fantastico “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino, e nella rilettura di “Round a bout midnight” di Thelonious Monk e Cootie Williams, il pianista e compositore lombardo – al secondo disco con la Dodicilune dopo “Blues is more” nel 2019 - è affiancato da Giulio Visibelli (sax soprano, flauto), Paola Milzani (voce), Virginia Sutera (violino), Michele Gentilini (chitarra elettrica), Marco Esposito (basso elettrico), Luca Bongiovanni (batteria, percussioni) e, nel brano “Two or three stories”, Gabriele Comeglio (sax alto).
Dopo la precedente esperienza con lo spettacolo ispirato a “Le città invisibili”, uno dei libri cult della letteratura del XX secolo, Claudio Angeleri torna a confrontarsi con Italo Calvino e in particolare con il suo periodo della scrittura combinatoria. «Ne “Il castello dei destini in crociati”, prima opera di Calvino scritta completamente con questa tecnica, i racconti dei diversi personaggi che si incontrano casualmente in un castello dopo varie peripezie, sono determinati dalla combinazione delle carte dei tarocchi miniati quattrocenteschi», spiega il musicista nel corposo booklet del cd. «Nella nota conclusiva del romanzo lo scrittore rivela la natura aperta e in divenire del libro che rimane, per certi versi, sospeso e incompiuto. Il testo doveva contenere infatti una terza parte contemporanea basata sulla medesima macchina narrativa. L’idea è stata quindi quella di raccogliere la sfida per elaborare nuove storie attraverso il linguaggio dei suoni e realizzare quella parte terza incompiuta, attraverso il racconto musicale. I personaggi e i luoghi raccontati da Calvino qui si trasformano attraverso la combinazione dei 12 suoni sia nella parte composta a tavolino sia in quella improvvisata dai sette musicisti coinvolti – otto con l’aggiunta di Gabri ele Comeglio in un brano», prosegue. «Oltre ai sedici racconti che compongono il Castello, otto per ogni parte, ne ho composti ancora otto secondo un criterio assolutamente soggettivo lasciando spazio agli stimoli creativi del libro, come dice Calvino: “Mi sono applicato soprattutto a guardare i tarocchi con attenzione, con l'occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo un'iconologia immaginaria”. Ho quindi composto un contrappunto affidandolo ai diversi strumenti che rappresentano, per il loro carattere sonoro specifici personaggi: il violino, il flauto, la chitarra elettrica (distorta), la voce, il piano, il basso (elettrico), le percussioni».

LORIS LEO PARI - LA LUCE DI ALGERI
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 25 maggio esce “La luce di Algeri” del contrabbassista e compositore Loris Leo Lari. Il disco propone sette composizioni originali del musicista lombardo e la rilettura di “A thousand kisses deep” di Leonard Cohen e Sharon Robinson, eseguite con Stefano Bru ni (chitarra elettrica), Francesco Orio (piano) e Davide Bussoleni (batteria) con la partecipazione in quattro brani di Achille Succi (sax alto e clarinetto basso).  L’affiatato quartetto guidato da Lari, attivo sin dal 2019 e composto da compagni di studi al Conservatorio Giuseppe Nicolini di Piacenza, si è esibito in alcuni festival e ha conquisto il bando “EsplorAzioni” di MIDJ in collaborazione con I-Jazz. “La luce di Algeri” è uno sfondo luminoso di colori musicali, che si mischiano tra loro come in un quadro espressionista. È la luce calda del primo mattino che penetra da una finestra di un hotel algerino, portando con sé i melismi dei muezzin ed allo stesso tempo è la luce fredda di un paesaggio baltico, cullato dal vento. È l’energia vitale di una musica sempre viva ed inclusiva, che alimenta sé stessa con il viaggio. Il disco si apre con “Leah”, un brano in 6/8 scritto dopo un viaggio a Dublino con un tema che contiene luci e ombre di un popolo forte e amante della vita e lontane evocazioni di melodie irlandesi; il titolo del secondo brano “La folie de l’hirondelle” allude alle impegnative giornate di spostamenti via cielo che il musicista spesso è costretto ad affrontare. La composizione nasce dopo un viaggio al Cairo in Egitto, dove Lari incontra musicisti tradizionali e apprezza il sistema musicale arabo maqam. La parte centrale del brano richiama queste atmosfere con un’improvvisazione collettiva, dove si inserisce magistralmente il clarinetto basso di Achille Succi. La ballad, pacata ma tragica, “The killing of a sacred deer” è ispirata dal mito greco di Ifigenia, figlia primogenita di Agamennone, che viene sacrificata dal padre per calmare le ire della dea Artemide dopo l’uccisione di un suo cervo sacro, e permettere la partenza della flotta greca verso Troia. “Avventurosa”, brano latino introdotto da un vamp di contrabbasso che lo guida attraverso diversi episodi sonori, racconta il carattere avventuroso della vita del musicista. “La sindrome di Ulisse”, ballad in 6/8 suonata da Francesco Orio in piano solo, è il nome di una patologia che negli ultimi anni colpisce una grande percentuale di migranti nel nostro Paese, così come in Spagna e Francia. «Alla base di un’emigrazione vi è quasi sempre l’insoddisfazione per le condizioni e le opportunità offerte dal paese natio, unitamente alla speranza di trovare una vita migliore», sottolinea Lari. «Tuttavia, una volta arrivati nel paese ospitante molti stranieri sono costretti ad affrontare situazioni di disagio e svantaggio sociale, terrore del fallimento, sfruttamenti di varia natura, disillusione, solitudine, paura, oltre all’ansia di essere arrestati nel caso di immigrazione irregolare. Un quadro di questo tipo può mettere a dura prova le risorse psicologiche dello straniero». “Wendigo” nasce  dopo un viaggio in Algeria, dove «ho avuto la fortuna di poter ascoltare musica tradizionale suonata da musicisti locali», racconta il compositore e musicista. «Il Wendigo è una figura demoniaca della mitologia dei Nativi Americani Algonchini, stanziati lungo la costa orientale e la regione dei Grandi Laghi tra gli attuali Stati Uniti d'America e il Canada. Si tratta di uno spirito che può assumere sia caratteristiche prettamente umane che quelle di un mostro umanoide, trasformatosi da quella che una volta era una persona normale che aveva praticato il cannibalismo». Il brano è introdotto da un vamp di contrabbasso in 7/4 che lo conduce attraverso un climax ascendente che tocca anche elementi di rock alternativo. Il disco propone poi “A thousand kisses deep”< /strong>, arrangiamento di un famoso brano di Leonard Cohen, contenuto nel suo disco “Ten new songs” del 2001, scritto e prodotto insieme a Sharon Robinson, dopo un suo lungo ritiro in un monastero zen. Il carattere riflessivo del brano è sottolineato dal suono profondo del clarinetto basso di Succi». “La luce di Algeri” si chiude con “Orizzonti”, brano in stile latino dal carattere nostalgico.

"LA MAR" È IL NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO DELL'ENSEMBLE PUGLIESE LA CANTIGA DE LA SERENA IN USCITA MARTEDÌ 1 GIUGNO PER L’ETICHETTA DODICILUNE.
GIOVEDÌ 27 MAGGIO A NAPOLI, PER LA SECONDA EDIZIONE DELLA RASSEGNA "I ZIMBRA MUSIC FEST", LA PRIMA TAPPA DEL TOUR A CURA DI ZERO NOVE NOVE CHE RIENTRA NELLA PROGRAMMAZIONE PUGLIA SOUNDS TOUR ITALIA.
Prodotto da Dodicilune nella collana Fonosfere, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 1 giugno esce “La Mar”, nuovo progetto discografico del trio La Cantiga de la Serena. L’ensemble, composto da musicisti e ricercatori pugliesi, da anni si dedica al recupero e alla rielaborazione della musica antica e tradizionale del bacino del Mediterraneo, promuovendo il dialogo culturale tra Occidente e Oriente. Fabrizio Piepoli (voce, chitarra battente, daff), Giorgia Santoro (flauto, ottavino, flauto basso, flauto contrabbasso, bansuri, tin whistle, arpa celtica, banjo indiano, cimbali), Adolfo La Volpe (oud, chitarra classica, chitarra portoghese, bouzouki irlandese) affiancati in alcuni brani da Francesco D’Orazio (violino) e Roberto Chiga (riqq, pandeiro quadrado e tamburello) propongono una raccolta di dieci canti appartenenti a diverse tradizioni musicali che hanno come motivo conduttore il mare, “la mar” in ladino. Grazie al tour a cura di Zero Nove Nove che rientra nella Programmazione Puglia Sounds Tour Italia 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro), il disco sarà presentato giovedì 27 maggio (ore 19 - ingresso 10 euro – info e prenotazioni 3392558773), in anteprima per la seconda edizione della rassegna "I Zimbra Music Fest", nel Domus Ars – Centro di Cultura (Chiesa di San Francesco delle Monache) a Napoli, sabato 5 giugno (ore 20:30 - ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria WApp 0832373576) nel Chiostro del Convitto Palmieri di Lecce Nell’ambito delle iniziative di ExtraConvitto - PoloBiblioMuseale della Regione Puglia., e domenica 13 giugno (ore 21 - ingresso gratuito - info e prenotazioni 3348655865 - prenotazioni@evergreenfest.it), per l’Evergreen Fest nel Parco della Tesoreria a Torino. Questo terzo lavoro discografico insieme ai precedenti - “La serena” (Workin’ Label – 2016) e “La Fortuna” (Dodicilune – 2019) - forma una trilogia del mare e delinea un viaggio immaginario lungo il quale antiche cantighe sefardite (espressione della cultura degli ebrei spagnoli) si intrecciano a canti tradizionali pugliesi (canti narrativi, tarantelle), un syrto greco si fonde con un canto della Grecìa salentina, le sonorità ammalianti di una melodia siriana incrociano il vigore solenne di una villanella napoletana, fino a sciogliersi nel ritmo travolgente di un horo macedone. Un dialogo d’amore sospirato tra il mare e il femminile, il canto della sirena che continua ad ammaliare i viandanti di ogni tempo. La Cantiga de la Serena esegue questo repertorio utilizzando strumenti che appartengono a diverse culture musicali, lasciando ampio spazio alla libera espressione del proprio modo di sentire e filtrare questi antichi canti di amore, preghiera e gioia. Prodotto da Zero Nove Nove nella Programmazione Puglia Sounds Producers 2020/2021, su YouTube è ancora disponibile il breve documentario La mar, diretto dal videomaker Giuseppe Rutigliano e girato a Lecce, tra il Fondo Verri e alcune vie del centro storico, che racconta la genesi di questo nuovo progetto discografico. Nel video la musica del trio (con la presenza del percussionista Roberto Chiga) è arricchita dalle coreografie del danzatore Andrea De Siena.

VINCENZO DI GIOIA - I GOT MINOR (THE RED THREAD OF MARCH 12TH)
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe, martedì 8 giugno esce “I Got Minor (The red thread of March 12th)” di Vincenzo Di Gioia. Nei nove br ani del disco il diciottenne sassofonista pugliese è affiancato da Francesco Schepisi (piano), Pasquale Gadaleta (contrabbasso) e Vincenzo Mazzone (batteria).   «La tonalità minore, o meglio, le "sonorità minori", e quindi in generale l'atmosfera nostalgica, riflessiva e da un lato anche speranzosa che generano, rispecchiano la mia personalità, lo stato emotivo in cui mi trovo per la gran parte del tempo, il mio essere», sottolinea Di Gioia nel booklet impreziosito dalle fotografie di Natalia Riabchenko, Nicola Martinelli e Gianni Castellana (artephoto.info). «Da qui il titolo "I Got Minor", anche in analogia con il primo anatole della storia "I Got Rhythm". Il sottotitolo "The red thread of March 12th" si riferisce alla data di morte di Charlie Parker (12 marzo 1 955) che coincide, nel giorno, alla mia data di nascita (12 marzo 2003). Una coincidenza, una sorta di legame spirituale ulteriore, oltre alla sua musica, per il quale mi piace pensare di essere legato a Bird, mio punto di riferimento e fonte di ispirazione assoluta». Il disco si apre con “I Got Minor”, composizione originale di Di Gioia, senza dubbio il brano di spicco dell'intero progetto. Nasce dall'idea di affiancare alle celebri strutture del blues e del rhythm changes quella del rhythm changes minore. Caratterizzato dalla velocità molto sostenuta, contribuisce assieme alle due take di Bebop di Dizzy Gillespie a fornire brio e adrenalina, equilibrata dalle dolci ballade “Laura” di David Raksin e “Body and soul” di Johnny Green. “Back home blues” e “Dexterity” sono le due composizioni di Charlie P arker che attestano la scuola di provenienza di Di Gioia. Si viaggia anche nel modale con “So What” di Miles Davis, per concludere con “Bean and the Boys” un contrafact del maestro Coleman Hawkins.

ANDREA SICURELLA - SWING BREATH
Aria che diventa musica, musica che diventa swing sulle tracce gitane di Django Reinhardt (1910 -1953), il primo musicista europeo che accolse e trasformò il jazz americano: “Swing Breath” è il nuovo progetto discografico del chitarrista, clarinettista e saxofonista torinese Andrea Sicurella, prodotto da Dodicilune nella collana editoriale Wysiwyg e distribuito dal 15 giugno in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe. Accompagnato dal trombettista Eugenio Pane, dal chitarrista Federico Fiore e da Ivan Appino e Jino Touche, che si alternano al contrabbasso, Sicurella propone nove brani. Otto sono composizioni del repertorio di Django Reinhardt: cinque scritte direttamente dal musicista francese (“Swing guitars”, “Django’s dream”, “Dinette”, “Anouman” e “Minor swing”, composta con Stéphane Grappelli) e tre opera di Josef Myrow (“Blue drag”), Isham Jones (“I’ll see you in my dreams”), Paul Durand (“Seul ce soir”) ma proposte nella lettura reinhardtiana. Il disco si conclude con il celebre tema “Swing valse” di Gus V iseur e Pierre Ferret. “Swing Breath” sarà presentato ufficialmente giovedì 17 giugno (ore 21:15 - ingresso libero  info e prenotazioni 3271126230) con un concerto al Lambìc di Torino (Via Tommaso Agudio). «Da qualche anno suono il clarinetto con diversi gruppi che propongono la musica di Django Reinhardt, un musicista straordinario di cui ho approfondito la conoscenza anche grazie ad un festival dedicato al jazz manouche organizzato anni fa a Torino, che ha permesso a molti appassionati musicisti e non, di incontrarsi», sottolinea Sicurella. «Con questo lavoro ho semplicemente provato a dare un’ altra voce alla sua musica reinterpretando con il clarinetto alcune sue celebri improvvisazioni e quelle dei musicisti (Stéphane Grappelli al violino; Hubert Rostaing, Gérard Lévêque e Maurice Meuniere al clarinetto) con cui ha collaborato nel Quintette du Hot Club de France. Un modo diverso per sentire la musicalità e l’originalità di questo grande musicista, considerando anche l’ambiente musicale che lo circondava, curiosando e divagando oltre le corde e il virtuosismo chitarristico». 

TERRENI KAPPA - PEQUOD
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe, domenica 18 luglio esce Pequod del progetto Terreni Kappa. Il quartetto composto da Francesco Caliari (sax tenore), Luca Crispino (chitarra elettrica), Fabio Basile (basso) e Luca Pighi (batteria) propone sette composizioni originali firmate da Basile (“Ara Kel Serabia”, “Pain Bleau” e “Dr. Koprotszky” ) e Crispino (“Bela Lugosi”, “Radio Bonobo”, “Pequod”, “Al Azif”). Pequod è l'immaginaria nave baleniera Nantucket del XIX secolo che appare in Moby Dick, celebre romanzo di Herman Melville uscito nel 1851. Quello stesso desiderio di esplorazione e ricerca muove i Terreni Kappa verso luoghi inconsueti, a volte del tutto inesplorati, territori crepuscolari e atmosfere esotiche. Alle porte del jazz, con un suono proprio che emana calore ed un linguaggio fine, leggero, ma penetrante. Con un po' di cantabilità e di sfuggente mistero. Il disco sarà presentato ufficialmente nel giorno dell’uscita, domenica 18 luglio alle 19:30 (ingresso gratuito) al Birrificio La Ribalta di Milano (birrificiolaribalta.com/ribalta-bovisa). 

MASSARIA - BARBINI - FABRIS - ATELIER
Frutto di un lavoro di ricerca consolidato in più di due anni, con un linguaggio che trova le sue radici nell'improvvisazione ma che sconfina nella semiotica, nella psicologia della percezione e nell’estetica, “Atelier” è il primo album del trio formato dai chitarristi Andrea Massaria e Davide Barbini e dal batterista e percussionista Andrea Fabris. Prodotto da Dodicilune, da martedì 20 luglio il disco è distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe. Il titolo del disco prende s punto dal mondo delle arti figurative, richiamando l’ambiente di collaborazione, ricerca e studio proprio degli “Atelier”. I tre musicisti e compositori si astengono dall’etichettare la loro musica, in quanto vogliono sentirsi liberi di entrare in comunicazione con chiunque si accosti a questo mondo sonoro all’apparenza ermetico e distopico. Le otto composizioni originali (“Atlanta”, “Realgar”, “Orpelli”, “Cu2  (Co3) (Oh2)”, “Gallipot”, “Clara”, “Barras” e “Diluvi”), infatti, si distaccano dalle forme di narrazione più istintive e tradizionali creando una realtà alternativa nella quale viene decostruita la storia della musica e riassemblata al di fuori delle trame del tempo e dello spazio.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini
Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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GIOVANNI DELL’OLIVO - MEMORIE DI ATLANTIDE

“Memorie di Atlantide” nasce nel 2019 come spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, accompagnato sul palco dal suo storico. gruppo, il Collettivo di Lagunaria, (Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Serena Catullo) e dall’attrice e cantante Arianna Moro, per la regia di Vito Lupo. La stessa formazione dello spettacolo è presente in questo lavoro in studio di registrazione, nel quale l’autore ha voluto mantenere il più possibile intatta la fragranza del sound dell’esibizione dal vivo. L’intreccio di prosa e canzoni, di cui rimane traccia anche nel lavoro discografico, conduce lo spettatore a ripercorrere, in chiave metaforica, la storia di Atlantide sommersa, intesa come una distopia sia dell’anima propria dell’autore che dell’anima collettiva di una generazione e dei suoi sogni infranti di giustizia ed uguaglianza sociale, perduti in fondo al mare come a seguito di un naufragio. E di naufraghi, migranti e respingimenti di migranti si parla ancora nella metafora narrativa dell’autore, ove la fine di Atlantide rappresenta la fine dell’idea stessa di società aperta ed inclusiva. Ma Atlantide è anche la Venezia dell’infanzia di Giovanni Dell’Olivo, luogo che è stato sommerso e dimenticato più che dalle alluvioni dall’egoismo di ciascuno dei suoi abitanti, così come è accaduto ad Atlantide, nel racconto di uno dei tritoni sopravvissuti alla sommersione della città mitologica. In questo disco sono raccolti tredici brani dello spettacolo, registrati fra il 4, il 5 e il 9 luglio 2020 a Noale, nello studio ZVUK di Davide Michieletto e Stefano Gaion. Il brano “La peste è ritornata” ha vinto l’edizione 2019 del Premio letterario internazionale Città di Moncalieri dedicato a Gianmaria Testa. Memorie di Atlantide, infine, è dedicato alla memoria di due straordinari ”meticci del mare” Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019, per il quale è stata scritta la canzone Eterno Villeggiante, e Alberto D’Amico, insuperato aedo della venezianità oggi sommersa, scomparso nell’estate del 2020, cui è dedicata la canzone La peste è ritornata. Il disco è dedicato alla memoria di Bernardo Cinquetti, cantautore parmigiano e caro amico dell’autore, scomparso nel 2019. Il Collettivo di Lagunaria:  Serena Catullo voce; Giovanni Dell’Olivo voce, chitarra, bouzouki; Walter Lucherini fisarmonica; Arianna Moro voce; Stefano Ottogalli chitarra; Alvise Seggi contrabbasso, sansula.
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Le origini del jazz, l'amore per l'Africa, un omaggio a figure femminili come Rosa Parks, Katherine Johnson, Nina Simone. Scritto durante il lockdown, il settimo disco del compositore e pianista veneto è un abbraccio all'umanità. Ottimi musicisti e un tour di presentazione che parte dalla Sicilia 
Mother Afrika: il nuovo album di Roberto Zanetti 4Tet

Mother Afrika
Roberto Zanetti 4Tet
Comar23 Edizioni Musicali
62,11 minuti

"Da una vita pensavo di realizzare un disco sull’Africa e le origini della musica jazz. Il tempo avuto a disposizione durante il Lockdown mi ha consentito di realizzarlo. Ho sempre suonato blues, lo ritengo la musica dell’anima. La prima volta che l’ho ascoltato, ho capito che era la mia musica."  Un sogno, una dedica, un impegno artistico e quindi umano quello di Roberto Zanetti, compositore e pianista veneto, che presenta il suo settimo album Mother Africa. "Sono convinto che la cultura afroamericana sia la radice della musica del XX e XXI secolo. Ho cercato di renderle omaggio attraverso la forma del call and response, che era all’origine dei primi canti africani, che si sono poi sviluppati attraverso i gospels, gli spirituals, il blues, il funk fino ad arrivare alle nuove forme espressive contemporanee. Ho elaborato per Mother Afrika una scrittura e una pronuncia attuale ed orecchiabile". Un concept con una forte vena civile, un racconto musicale di storie afro-americane al femminile: la forza di Wilma Rudolph, il coraggio di Rosa Parks, la genialità di Katherine Johnson, lo straordinario talento di Nina Simone. “Mi sono appassionato alle loro storie e alle loro azioni, che hanno reso il mondo un posto migliore e la musica diventa uno strumento per abbattere barriere e portare a riflettere sui diritti umani ancora violati ai nostri giorni”. La ricca attività artistica del compositore e performer Roberto Zanetti si contraddistingue per la coesistenza delle culture sia classica che jazz, dalle quali scaturiscono sia una contrastante corrispondenza, sia una pacifica discordanza. Anche per questo settimo album i suoi compagni di viaggio sono Massimo Chiarella, Luca Pisani e Valerio Pontrandolfo. “Oltre ad essere dei grandi professionisti, conoscono la mia personalità e il mio stile musicale. Nonostante la vita dei jazzisti sia fatta di strade parallele, quando ci incontriamo abbiamo un’intesa immediata e un interplay che ci consente di sviluppare i temi lavorando insieme all’arrangiamento in maniera spontanea.” Mother Afrika si arricchisce anche della partecipazione di Nicolò Sordo, voce recitante del primo e ultimo brano. “Abbiamo scelto la poesia Africa di David Mandessi Diop, poeta di madre camerunense e padre senegalese, personalità di spicco nel movimento filosofico letterario Nègritude, perché ci offre uno sguardo dell'Africa vista da lontano".  Mother Afrika sarà presentato in concerto per tutta la penisola partendo dalla Sicilia grazie all'impegno di Comar23 Edizioni. Otto date per un imperdibile appuntamento all'insegna del jazz dall'impegno civile. 
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L'argentina Acqua Records pubblica il felice esordio del duo siciliano, che omaggia Astor Piazzolla e Aníbal Troilo all'insegna dell'inedita coppia pianoforte e fagotto, con brani in prima assoluta per questi strumenti 
FagotTango: il tango atipico di Cicero e Mocata! 

ANTONINO CICERO & FABRIZIO MOCATA
FagotTango!
Acqua Records 2021

"Il tango danzato non si vive al tempo del Covid. Non si può vivere perché il tango milonguero, il tango sociale, ha bisogno dell’incontro, di socialità, di vicinanza fisica. Se manca questo non ci può essere tango danzato. Ma il tango vive nella musica, al tempo del covid il tango si vive ascoltando la musica. Nel nostro caso anche suonando e registrando dischi. Proprio come FagotTango". Sono le parole di Antonino Cicero e Fabrizio Mocata, che hanno reagito alle costrizioni del lockdown non solo suonando, ma soprattutto inventando, investendo sulla creatività di un sensazionale progetto che affronta il tango in una chiave inedita e, come dicono i due musicisti, atipica: quella della coppia fagotto e pianoforte. Il fagottista Antonino Cicero non è nuovo a operazioni del genere, lo ha dimostrato l'album An Italian Tale con Luciano Troja, ma se in quel disco trionfava la canzone swing italiana, FagotTango è una reinvenzione del tango argentino, affrontato con una combinazione strumentale del tutto inedita. Un'operazione del genere non poteva che nascere con Fabrizio Mocata, pianista già autore di significativi album con la Acqua Records di Buenos Aires, prestigiosa etichetta che pubblica anche questo esordio del duo siciliano intitolato in modo esplicito FagotTango. L'idea originaria è quella di un omaggio alla gigantesca figura di Astor Piazzolla in vista del centenario della nascita (11 marzo 2021), un tributo da condividere con la personalità determinante di Aníbal Troilo, musicista, direttore e maestro di Piazzolla. La novità principale è nella scelta di fagotto e pianoforte, che interpretano in prima assoluta quasi tutti i brani, una chiave sperimentale - "mi piace pensare che anche a Piazzolla sarebbe piaciuto questo sperimentalismo", sottolinea orgoglioso Cicero - che attraversa brani famosissimi del repertorio milonguero come Trampera (la milonga per antonomasia composta da Troilo, mai registrata per fagotto), Valsecito amigo, Quejas de Bandoneon, Escolaso tratto dalla suite Troileana, Street tango (anche questa mai suonata per fagotto), Vuelvo al Sur e l'inedita FagotTango, scritta da Mocata. "È assolutamente inusuale l’uso del fagotto non solo nel repertorio di Piazzolla, ma anche nell’enorme repertorio tradizionale rioplatese, quello delle orchestre, non a caso definite “tipiche”, come quella di Troilo", segnala Cicero, e aggiunge Mocata: "Ho costruito uno stile profondamente atipico ma rispettoso della tradizione. Il mio congiunto si chiama “L'Atipica Mocata” e sicuramente trovo più produttivo, una volta conosciuto il repertorio e lo stile tradizionale, cercare delle vie nuove e alternative. Quello che spesso vedo in Europa sono gruppi di musicisti che, entrati in possesso degli arrangiamenti delle grandi orchestre di Buenos Aires, li eseguono magari con competenza tecnica, ma senza nessuna concezione stilistica. Questo mi sembra molto più atipico, e profondamente dannoso per il tango". Una delle peculiarità di FagotTango è stata la rapidità nell'incisione a Messina, un vero e proprio live in studio, liberatorio poichè effettuato dopo il primo lockdown, come ricorda Mocata: "In una estate, quella appena trascorsa, in cui ho deciso di risalire l'Italia da Mazara del Vallo a Firenze, Messina è stata una delle tappe musicali. Antonino ed io ci siamo incontrati per la prima volta a pranzo subito dopo siamo entrati in sala. Abbiamo registrato in un pomeriggio, guardando dall'alto lo stretto che separa la nostra Sicilia dal continente. Per ora di cena il disco era finito. Quando hai le idee chiare su cosa vuoi fare non c'è bisogno di passare giornate in sala di incisione". 

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Un affascinante mix di blues, folk, rock e country nel quarto disco del musicista toscano trapiantato in USA. Strumenti della tradizione americana e musicisti della Tidewater in un lavoro realizzato durante il lockdown
Come To My World: il nuovo album di Luca Burgalassi! 

LUCA BURGALASSI 
Come To My World
Burgalassi Music | iTunes, Amazon Music, Spotify etc. 
(12 tracce | 39.35)

«Come To My World è un invito a seguirmi nel mio percorso musicale ed emotivo. Un mondo fatto di tante sfaccettature e colori diversi, un viaggio interiore, non solo attraverso vari generi ed atmosfere musicali, ma anche tra emozioni e sensazioni contraddittorie e contrastanti: un percorso introspettivo, in parte dettato anche dal downtime del lockdown».  Arriva al quarto album Luca Burgalassi, un lavoro importante e significativo che apre un nuovo spiraglio sul mondo musicale del chitarrista e compositore toscano, trapiantato in USA dal 2016. Ancora una volta la musica americana è al centro della sua opera, Come To My World è un invito alla scoperta, una sorta di diario di viaggio nell'interiorità di un musicista tra le difficoltà della pandemia e la ricerca di un dialogo tra cultura italiana e mediterranea e le grandi opportunità del Nuovo Mondo. Come To My World è il quarto lavoro di Luca Burgalassi, artefice di un percorso coerente e ricco di sfumature, spunti e risvolti sin dal disco d'esordio del 2015, con il quale rivelò il suo bagaglio musicale. Al crocevia tra acustico ed elettrico, tra folk, blues, rock e country, Come To My World è stato composto, registrato e mixato in Virginia nella primavera del 2020, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio di Yorktown, con la partecipazione di musicisti della Tidewater Scene come Bobby BlackHat, Michael Glass e Pamela Joe Sward. «Il legante tra le varie anime del disco è il mio background musicale, non sono un purista di nessuno stile in particolare e quando compongo non penso mai ad un genere preciso, piuttosto a un’atmosfera che un certo sound mi evoca e da lì poi si sviluppano la composizione e il testo. Immagino sempre i miei pezzi come se fossero suonati dal vivo, magari da una band numerosa e libera di improvvisare e di muoversi sulla struttura del brano., ognuno aggiungendo un colore diverso. L’ossatura principale della mia musica e generalmente la chitarra acustica, strumento che uso di più per comporre, anche se sempre di più mi piace avventurarmi componendo su altri strumenti, dal pianoforte ad altri strumenti a corda». Chitarrista, polistrumentista e cantautore livornese, trasferitosi in Virginia nel 2016, Luca Burgalassi inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici, in seguito si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Stern e Franco Mussida. Dopo il suo disco d'esordio nel 2015 è finalista al BluesIn 2016, nel 2017 si esibisce al Pistoia Blues aprendo il concerto di Little Steven. Questo quarto album è «il proseguimento, forse più maturo, del mio cammino musicale iniziato con Shadows and Fragments, una raccolta quasi completamente acustica di composizioni che avevo scritto poco più che adolescente, seguito da Windward (2016), che esprimeva la voglia di guardare avanti, verso il futuro, in cerca di un cambiamento. Nel terzo album On The Other Side Of the Water (2016), il primo registrato e pubblicato negli USA con musicisti americani, il cambio era fresco e il territorio tutto da esplorare, in Come to My World l’esperienza americana è certamente più consolidata, le collaborazioni coi musicisti più mature e l’intreccio di sonorità, strumenti e generi più organico». Accanto a chitarre acustiche ed elettriche, tra armonie vocali e brani strumentali, Burgalassi rinnova la sua devozione per mandolino, banjo, dobro, lap steel guitar e armonica in dodici brani ricchi di vitalità, pathos e fantasia, ma soprattutto di una cultura e una musicalità americana vissute da dentro. «L’ambiente musicale che ho trovato si è dimostrato molto coeso e unito. Sono i musicisti stessi a creare il pubblico in primis, sostenendosi a vicenda, ad alimentare l’intreccio di locali, festival, radio, tv. Attraverso il passaparola e le collaborazioni. Molto raramente ho trovato gelosie, chiusure o ostacoli. Alla fine ho sempre cercato di essere me stesso, con molta umiltà e voglia di imparare, cercando sempre collaborazioni e dando ai musicisti con cui ho suonato libertà totale di essere se stessi. Le differenze linguistiche e culturali non sono mai state un problema, semmai una scusa per farsi due risate in più». 

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Filibusta Records pubblica il settimo album del progetto di Salvo Lazzara. Un'opera suggestiva all'insegna del nomadismo musicale, tra passato e futuro, dall'art rock alla world music
Un cerchio perfetto: il ritorno alle origini di Pensiero Nomade!

PENSIERO NOMADE
UN CERCHIO PERFETTO
Filibusta Records | Goodfellas
(13 tracce | 55 minuti)

«Questo disco è un ritorno alle mie proprie origini diciamo culturali, quindi alla Sicilia, ai suoi colori, alla bellezza terribile e inevitabile della mia isola. Poi alle origini della mia musica, quella suonata in maniera naturale, senza troppa elettronica, e anche alle origini stilistiche, certamente; quindi il progressive, il jazz, la musica classica contemporanea». Arriva al settimo album Salvo Lazzara con il suo Pensiero Nomade, un laboratorio di nomadismo musicale che il polistrumentista ha fondato con l'obiettivo di coinvolgere temi, provenienze, ispirazioni e culture diverse, sin dal debutto del 2008. Un cerchio perfetto, come dichiarato dallo stesso autore, è un ritorno al passato – geografico, culturale, compositivo – ma anche l'inizio di un nuovo cammino. È un'operazione di cui Lazzara è orgoglioso per il senso di compiutezza e di rappresentatività che esprime: «La sensazione che ho avuto appena terminate le registrazioni, e ancora di più durante il mastering, è che questa volta non mancasse nulla, nulla di quello che in passato c’era stato nei miei lavori; questo però non mi dava la sensazione di eccessiva ricchezza, di ridondanza, piuttosto di completezza. Sentivo insomma che era tutto al posto giusto. Che ero arrivato finalmente nel posto giusto». Siciliano di origine, romano di adozione, Salvo Lazzara ha immaginato e diretto Pensiero Nomade come un progetto caratterizzato dall'approccio nomade alla ricerca musicale, sia dal punto di vista timbrico, sia da quello del ritmo e delle derive sonore. I punti di riferimento sono le ispirazioni tradizionali ed etniche – una matrice quindi acustica – ma con forte contaminazione elettronica (sullo stile di Sakamoto, l’ultimo David Sylvian e Fennesz). I riferimenti in ambito jazz spaziano dagli Oregon di Ralph Towner a Steve Tibbetts a Terje Rypdal. Album dopo album Pensiero Nomade ha spaziato tra vari territori – jazz, ambient, minimal, world, rock – fino al ritorno alle origini di Un cerchio perfetto. Tredici tracce che sprigionano fascino, mistero, ma anche familiarità e serenità, complice il coinvolgimento di figure autorevoli del nuovo progressive italiano come Andrea Pavoni, e musicisti attivi tra jazz e world music come Edmondo Romano e Luca Pietropaoli: «Nel mio disco Da nessun luogo già avevo avuto modo di apprezzare il talento, l'inventiva e la tecnica di arrangiamento di Andrea Pavoni, che stavolta ha avuto molto più spazio, con un risultato che mi lascia del tutto soddisfatto. I musicisti coinvolti sono stati assolutamente liberi, non c’era nessuna partitura prima del loro intervento, se non le parti di chitarra. Quello che si sente è frutto del loro talento e della loro sensibilità». Un filo sottile di malinconia lega gli episodi di Un cerchio perfetto, accomunati da un desiderio di felicità, dal piacere del ricordo. Tra viaggi nel tempo, inni alla vita, nostalgia della terra e riflessioni disincantate sul presente, l'album si rivela un diario intimo ma universale, tra splendori primaverili e crepuscoli autunnali. Ancora una volta Pensiero Nomade brilla per equilibrio, rifiniture, eleganza, in un lavoro che abbraccia ballate, rock di frontiera, jazz contemporaneo e oasi acustiche.