Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

MOVITI FERMA, ESCE IL NUOVO ALBUM DI ELEONORA BORDONARO
Dopo l’annullamento del live di Catania
CONCERTO DI PRESENTAZIONE QUESTA SERA SUL WEB – ORE 21,15
Prodotto da Puccio Castrogiovanni, MOVITI FERMA è un disco fortemente percussivo, intimo e dirompente. “Gioiosamente arrabbiato, con i piedi radicati al suolo, gli occhi al cielo e il coltello in mano”

Annullato, in seguito al decreto sull'emergenza Coronavirus, il concerto di presentazione del nuovo album previsto per questa sera a Catania al Cine Teatro Odeon, Eleonora Bordonaro non si ferma. Presenterà ugualmente il suo MOVITI FERMA, e lo farà, insieme ai suoi musicisti, con un live in studio trasmesso dai social, questa sera - 6 marzo - alle 21,15. Basterà collegarsi all’indirizzo https://www.facebook.com/EleonoraBordonaroMusic/ per ottenere tutte le istruzioni e godersi il concerto comodamente da casa. La cantautrice di Paternò sarà accompagnata da Puccio Castrogiovanni (marranzano, plettri, fisarmonica e percussioni); Marco Corbino (chitarra); Michele Musarra (basso), Salvo Farruggio (batteria), Denis Marino (chitarra) e Pierpaolo Latina (tastiere). Le riprese e il montaggio del concerto sono di Stefano Buda. MOVITI FERMA, prodotto da Puccio Castrogiovanni, è un album dedicato proprio a Catania, fortemente percussivo. Intimo e dirompente. Senza retorica, né desiderio di compiacere. Nervoso ed elettrico nel senso di pieno di linfa, “gioiosamente arrabbiato, con i piedi radicati al suolo, gli occhi al cielo e il coltello in mano”.È un disco che non parla di donne ma fa parlare le donne. Sul coraggio, la parità di trattamento, sulla maternità.Il titolo si riferisce ad un modo di dire tipico di Paternò, dove “muvirisi” non significa muoversi, ma restare. “Un ossimoro, della lingua e del pensiero - spiega la Bordonaro - che svela l’atavico dualismo tra evolversi o resistere, tra partire e restare. Tra il desiderio di andare e la condanna all’immobilità. Per fortuna. Di questo e di corpo e di desiderio parla Moviti ferma”. Nato in Sicilia, Moviti Ferma racconta la creatività di una terra che resiste, non si adagia sulle brutture di questi tempi incerti, ma pulsa di vita attraverso la musica: “È un disco corale, la cui ispirazione è condivisa. Generato dalla necessità si sentirsi parte di un mondo affettuoso. È un racconto individuale reso possibile dal sostegno di una collettività, che ne rappresenta forza e paesaggio. È un pensiero alla mia generazione che è andata via credendo di essere libera di scegliere il proprio mondo. Si è ritrovata spezzata per sempre. Perché chi è libero lo è anche di tornare”. Per questo Moviti Ferma ha voluto raccogliere e accogliere le migliori energie delle ultime generazioni per condividere un pezzo di percorso. Musicisti, poeti, autori, attori e scrittori. Cesare Basile, che più di tutti ha raccontato gli ultimi incrociando il blues, la musica africana e il cantautorato in un siciliano vero e raffinatissimo, ha arrangiato Tridici maneri ri farisi munnu un dolce inno alla vita e al mondo del poeta Biagio Guerrera; Marinella Fiume, couatrice di Sprajammu di la luna, un inno femminista naif e sgangherato, eccessivo e festoso con la tromba vulcanica e femminile dell’unica forestiera tra i musicisti, la lucana Marina Latorraca; Agostino Tilotta anima degli Uzeda storica noise band catanese, che ha accompagnato con la sua chitarra il racconto sognante dell’attore e drammaturgo Gaspare Balsamo che ha immaginato una processione di donne all’alba, e poi due orchestre mescolate insieme per I Dijevu di Vurchean . L’orchestra Sambazita e Jacaranda Piccola Orchestra dell’Etna fanno festa suonando s una melodia della tradizione del samba della comunità nera di Bahia con un testo in gallo italico di San Fratello; Fabrizio Puglisi che ha accarezzato e strapazzato il suo pianoforte dando vita, insieme al contrabbasso di Giovanni Arena a A Merca, una piccola storia biografica sul diverso modo di uomini e donne di intendere le sfide; I Lautari storico gruppo che da trent’anni rinnova la tradizione siciliana con inventiva, ironia e virtuosismo hanno cullato Omu a Mari di Gaspare Balsamo ispirato al romanzo Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo e all’incontro di un marinaio, un uomo semplice con la seduzione delle femminote; Carmelo Chiaramonte cuciniere errante. Chef inventivo, antropologo del gusto, conoscitore dell’animo umano attraverso i sapori, che ha scritto Picchio Pacchio che è una ricetta per le melenzane che sottende una gustosa allusione sessuale e Giovanni Calcagno coautore di Moviti ferma che si avvale del groove di Michele Musarra.
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MASSIMO ZAMBONI
LA MACCHIA MONGOLICA
Il nuovo album esce il 31 gennaio per Universal
La Macchia Mongolica è anche un libro edito da Baldini e Castoldi e un film diretto da Piergiorgio Casotti

Dopo l’ideale ritorno nella Berlino dei primi anni ’80 del precedente Sonata a Kreuzberg, Massimo Zamboni compie un nuovo viaggio verso un luogo stavolta segnato da un tempo senza tempo, in cui passato ancestrale, passato recente, presente e futuro si ritrovano sullo stesso orizzonte. Esce il 31 gennaio per Universal La Macchia Mongolica, il nuovo album del musicista e scrittore, co-fondatore dei CCCP – fedeli alla linea prima e dei CSI dopo. A oltre venti anni di distanza, Zamboni torna in quella Mongolia che aveva visitato insieme alla moglie e a Giovanni Lindo Ferretti e che aveva ispirato il terzo e ultimo disco dei CSI, Tabula Rasa Elettrificata. In quella terra mitica – resa immortale dalle gesta di Gengis Khan, attraversata da Marco Polo, conquistata dalla Russia sovietica – Massimo aveva scoperto un’appartenenza ancestrale, pari solo a quella dei boschi emiliani. E aveva scoperto, per la prima volta nella sua vita, il desiderio di avere un figlio. Caterina nascerà due anni dopo, con una macchia inequivocabile: un piccolo livido destinato a scomparire nel tempo, la cosiddetta macchia mongolica, un segno che caratterizza oltre il 90% dei neonati mongoli e pochi altri al mondo. Questo segno sancirà in lei (e in Zamboni) l’appartenenza a due mondi spirituali e fisici, l’Emilia dei padri e la Mongolia del desiderio. Compiuti i diciotto anni, Caterina vuole andare in Mongolia, come se volesse tornare a casa. La Macchia Mongolica è l’anima musicale di questo nuovo viaggio (prima tutti insieme, poi Caterina da sola) che Zamboni plasma in 13 tracce quasi interamente strumentali, da lui composte e suonate insieme a Cristiano Roversi e a Simone Beneventi: le chitarre di Massimo a volte dolci e placide, altre volte taglienti e acide, a tratti con virate psichedeliche, incontrano le percussioni sciamaniche di Simone e i bassi avvolgenti di Cristiano in un disco che ha una natura cerimoniale e rituale. Fra animali mitologici, leggende antichissime, paesaggi che diventano luoghi dello spirito, il disco di Zamboni è la colonna sonora di un’immersione spirituale, di un’indagine sull’Altrove che è in noi, di un’esplorazione necessaria tra le stanze della memoria più intima. “Senza portarne i segni sulla pelle, mi sento punto anch’io da una macchia mongolica. Ed è come se ognuna delle due vite, quella reale di casa, quella irreale qua – o è viceversa? – fosse contaminata dalla presenza dell’altra” scrive Zamboni a proposito di Lunghe d’Ombra, l’unica traccia del disco con un testo cantato. La Macchia Mongolica è anche un libro, scritto insieme a Caterina Zamboni Russia e edito da Baldini e Castoldi, e un film diretto da Piergiorgio Casotti.
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Portami al confine
di Marco Rovelli & l’Innominabile
in uscita il 14 febbraio

Intellettuale multiverso e poliedrico -poeta, scrittore, autore di fortunati reportages sociali e di memorabili spettacoli teatrali, musicista e cantante oltre che docente di filosofia- Marco Rovelli ripone il suo quarto album all’ombra tutt’altro che consolatoria di Samuel Beckett che dà il titolo al primo brano del CD, compare nell’immagine di copertina, opera dell’artista cileno Alfredo Jaar, e persino nel nome che l’autore si è dato, ossia Marco Rovelli & l’Innominabile.  I can’t go on, I’ll go on -nell’opera di Jaar-sono le ultime parole de L’innominabile, il romanzo che chiude la Trilogia di Beckett: la chiude, la riapre, la spalanca all’infinito. Nessuna fine corsa, mai. Se non possiamo andare avanti, allora andiamo avanti: suggestioni che emergono fortissime anche dal video realizzato da Francesco Bartoli in una cava dismessa delle Apuane in una mattina freddissima, in un luogo senza sole, per provare a raccontare l’inumano al cuore dell’umano, cercando, beckettianamente, di “distruggere l’immagine”. A differenza del precedente lavoro, Tutto inizia sempre, che era prevalentemente acustico, Portami al confine, pubblicato da Squilibri nella collana Crinali, è un album decisamente elettrico in cui risaltano le architetture spaziotemporali della chitarra drone di Paolo Monti (The Star Pillow) che dissemina svariati spettri sonici, il violoncello di Lara Vecoli con le sue ariose e profonde tessiture, il basso poderoso e le varie stanze sonore di Rocco Marchi (ex Mariposa), e, infine, la batteria avantjazz di Massimiliano Furia, con la sua incredibile presenza ritmica, che fa parlare i suoi strumenti percussivi, riuscendo a dare un nome e un volto a ogni sequenza ritmica. Ne viene fuori un sound potente che conferisce una trama unitaria a canzoni con strutture diverse, animando così una sorta di concept album dedicato al confine, che è il tema fondamentale del mondo quotidiano. Il confine, va da sé, è quello politico che separa gli “Stati” e che i cittadini del mondo, che hanno come patria il mondo intero, cercano a buon diritto di valicare senza posa. Ma il confine è anche quello dei rapporti personali, dei rapporti d’amore, dove il confine è mobile, dove è in perpetuo messo in questione; lì, anzi, non c’è che confine. Il confine, inoltre, è quello della morte, che non bisogna temere, maledicendo chi la infligge, e benedicendo la vita. E a chiudere il disco, ma per aprire altri mondi, il dono straordinario della voce di Claudio Lolli nella cover a due voci di una delle sue canzoni più potenti, La giacca, commovente lascito del cantautore bolognese in quella che è stata purtroppo la sua ultima incisione su disco.  L’uscita del cd-book Portami al confine di Marco Rovelli e & l’Innominabile, nei migliori negozi a partire dal 14 febbraio, sarà accompagnata da un tour di concerti e presentazioni che, dopo le anteprime a Pisa e Lucca (1 e 9 febbraio), toccherà Livorno (6 marzo), Parma (7 marzo), Roma (16 marzo all’Auditorium Parco della Musica), Bologna (25 aprile) e numerose altre città fino a Venezia (6 giugno).

Modo minore di Enzo Moscato 
Con la direzione artistica di Pasquale Scialò,  il nuovo cd del drammaturgo napoletano per un’immersione nelle canzoni della sua adolescenza nei Quartieri Spagnoli

Una delle figure più carismatiche del teatro partenopeo, Enzo Moscato, maestro riconosciuto di intere generazioni, in Modo minore, edito da Squilibri, rivisita con il suo “recitar cantando” la colonna sonora della sua adolescenza ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Da brani dimenticati della canzone napoletana fino a Giorgio Gaber e alcune hit internazionali, è la forma canzone, nelle sue multiformi fisionomie e derivazioni, a costituire l’elemento germinativo della composizione scenica: canzoni eseguite per esteso o a brandelli, spesso alternate o sovrapposte a materiali di diversa provenienza come per Nun t’aggia perdere, portato al successo da Pino Mauro ma introdotto ora da frammenti del Köln concert di Keith Jarrett. Grazie al progetto musicale e alle elaborazioni di Pasquale Scialò - che conferma il suo lungo sodalizio artistico con Moscato -, parola, musica, canto e gesto si fondono così in una drammaturgia sonora integrale dove l’espressione si tinge del colore dell’esperienza quotidiana, ripercorrendo gli aspetti meno conosciuti, a volte marginali, della storia musicale e sociale di metà Novecento. Alternate a brani originali di Moscato e Scialò, si ripropongono canzoni note o cadute nell’oblio, legate ai Festival della canzone napoletana (Serenata arraggiata, ’O giubox ’e Carmela, Mandolino d’’o Texas), si riprendono canzoni successive come ’O bar ’e ll’università, e si introducono a sprazzi temi musicali del night club come L’ammore mio è…frangese e Accarezzame. Un raffinato e coinvolgente progetto di teatro musicale affidato a un interprete che con la sua grana vocale trasforma in canto scenico gli umori, i suoni, le atmosfere di un intenso periodo storico, senza soluzione di continuità tra ambienti diversi: la voce del vicolo – con i suoi nullafacenti (’O sfaticato d’’o quartiere) e le avvenenti “russulelle” cantate da Mario Merola – dialoga infatti con le voci e i volti della televisione in cui una giovane Dalida canta Guaglione tradotta in francese e diffusa anche nel mondo arabo da Lili Boniche. Con un ensemble di straordinari musicisti, Modo minore è uno spettacolo di conturbante bellezza dove si attraversa, secondo un percorso a sbalzi nello spazio e nel tempo, una parte della produzione musicale compresa tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso.  Io non canto per mettere in luce un (improbabile, del resto) talento vocale, ma bensì per dare alla mia anima un’ulteriore ‘chance’ di esprimersi, a teatro e nella vita, con ‘altro’ e non solo con le parole, con le note, appunto. Che io penso siano parole con le ali, farfalle sonore, ‘sciusciateci’ da dio Enzo Moscato

Il 20 marzo concerto di presentazione all’Auditorium Parco della Musica di Roma
Info: 06-44340148; info@squilibri.it; www.squilibri.it
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TAMIKREST - Tamotaït

‘Tamotaït’ è il nuovo album dei TAMIKREST, tra le più celebrate realtà blues rock africane. ‘Tamotait’ uscirà il 27 marzo 2020 per Glitterbeat, anticipato dal brano ‘Timtarin’ feat. Hindi Zahra. Al nuovo album dei Tamikrest ha partecipato in veste di special guest la celebre cantante e attrice marocchina Hindi Zahra. Con Bombino e Tinariwen i Tamikrest sono i più importanti rappresentanti della scena blues rock sahariana, sicuramente tra le più interessanti realtà della world music contemporanea. ‘Tamotait’ è il disco più potente dei Tamikrest dai tempi dell’acclamato ‘Chatma’ del 2013, composto e registrato da una band in forma smagliante attenta a non dimenticare le atmosfere sahariane delle proprie terre. ‘Tamotaït’ non è un semplice album, è resistenza alla difficile vita delle terre del Sahara. “Il significato del disco è nel suo titolo – racconta il cantante e chitarrsita Ousmane Ag Mossa - Tamotaït significa speranza per un cambiamento positivo”. La musica dei Tamikrest è composta da pensieri, sogni e ispirazione, ma anche da una forte componente di sperimentazione collettiva, una sensazione che ha permesso alla band del Sahara di diventare una delle migliori rock ’n ’roll band al mondo. ‘Tamotait’ rappresenta quello che il rock’ n’ roll può essere, che la musica può essere. Musica come arma di speranza, canzoni come veicolo per arrivare alla verità.  

Info album: https://glitterbeat.com/artists/tamikrest/
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DUBIOZA KOLEKTIV 
Esce oggi #fakenews 
feat. Manu Chao, Earl Sixteen di Dreadzone, Toma Feterman dei Soviet Suprem, e il gruppo messicano Los de Abajo. 

Sarcasmo feroce e ispirata denuncia politica, zero lustrini e molta sostanza. Torna la band più politically scorrect d’Europa, e sempre fedele a sé stessa presenta un album dai ritmi scatenati: un’irresistibile miscela di ska e punk, un esplosivo cocktail di elettronica e rock. È #fakenews il nuovo disco dei bosniaci Dubioza Kolektiv targato etichetta MENART, fuori il 28 gennaio e disponibile gratuitamente in rete (scelta che li contraddistingue da sempre) sia in download che streaming (ascoltalo qui: https://backl.ink/102965970). Un album che è allo stesso tempo un grido di rabbia e un urlo di amore, per la vita e l’intero genere umano. Come suggerisce il titolo, ispirazione e tema del progetto sono le fake news, le cosiddette bufale della rete ormai fenomeno dilagante degli ultimi anni. Ospiti illustri affiancano il gruppo nella realizzazione del disco: accanto a un partner consolidato come Manu Chao, si aggiunge il giamaicano Earl Sixteen di Dreadzone, Toma Feterman dei Soviet Suprem, e il gruppo messicano Los de Abajo. Novità assoluta: l’esclusiva presenza di Robby Megabyte, il robot futura stella del web e non solo. È lui il protagonista di “Take my Job Away”, il nuovo video in uscita oggi (https://bit.ly/38K62fV). Robby Megabyte è il primo robot dall’aspetto umano nel campo dell’intrattenimento musicale. Una scelta obbligata per i Dubioza Kolektiv, che raccontano ironicamente di essere stati costretti a ricorrere ad avanzate soluzioni di robotica e intelligenza artistica artificiale per sopperire alla totale mancanza di talento nella band e i  tutti i Balcani.  "Negli ultimi due mesi - spiegano - abbiamo lavorato duramente alle nuove canzoni con Robby Megabyte e siamo davvero contenti del risultato: non solo è più affidabile ed efficiente degli umani, ma mostra anche un incredibile potenziale creativo grazie a processori e software all'avanguardia sviluppati nei laboratori dell'Istituto bosniaco per l'intelligenza Artificiale. “Take my Job Away” è preceduto dalla clip “Cross the line” (https://www.youtube.com/watch?v=JexrMbqFmao), con Manu Chao. Un inno alla libertà di movimento dei migranti, costretti a fuggire da confini e tempi insanguinati. “La libertà di muoversi, la libertà di attraversare, la libertà non è un crimine”: ribadiscono. “Nell'era delle bufale on line, del giornalismo "acchiappaclic", della propaganda e disinformazione, è difficile capire quale sia la verità. Questo è il motivo per cui le nostre canzoni cercano di ridimensionare e ridicolizzare il fenomeno delle fakenews: immigrati e rifugiati non fanno parte di una grande cospirazione, la marijuana non è una droga di ingresso verso sostanze più pesanti, i robot non ci porteranno via il lavoro e l’intelligenza artificiale non conquisterà il mondo a breve. Quello che invece è più probabile è che la letale combinazione di avidità politica e cambiamento climatico renderanno il mondo sempre più inospitale in un futuro non poi così distante”. Le canzoni sono in inglese, spagnolo e un ironico francese Google-Traslated, parole semplici e di immediata comprensione anche per chi non conosce la lingua. La band inizierà un lungo tour internazionale al via il 5 febbraio con le prime tre date già sold out in Repubblica Ceca per poi proseguire in Russia, Regno Unito, Francia, Spagna e Germania e molto altro (qui tutte le date confermate: https://dubioza.org/tour-dates/).
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Bongeziwe Mabandla punta i riflettori sull’ amore nel suo terzo album iimini
Il nuovo album dell’ African Soul dallo spirito enigmatico in uscita il 27 marzo per Platoon (Londra).

Nel suo terzo album, Bongeziwe Mabandla, offre una raccolta di canzoni che traccia l’evoluzione dell’amore, dal giorno del primo incontro alla fine straziante, con una pura bellezza sonora.
Intitolato iimini la proposta musicale di Mabandla presenta un ciclo di 12 canzoni, con un inizio, una metà e una fine, ed è realizzata per essere ascoltata tutta insieme. E’ l’ultima uscita di un artista il cui singolare repertorio gli è valso il titolo di “African Soul dallo spirito enigmatico”. E’ anche il primo album ad essere pubblicato da Platoon, una società di servizi per artisti con sede a Londra che supporta artisti africani e sudafricani a mostrare la loro creatività al mondo. I primi 2 singoli dell’album “Zange” e “Jikeleza (pubblicati da Universal SA) hanno già dato ai devoti di questo acclamato artista, un assaggio del mondo musicale e lirico che Mabandla ha creato qui: “Zange” (“mai”) distilla l’amore fino alla sua essenza ("Hai guarito / Tutto il mio cuore / Quando mi hai detto / Che anche tu mi ami") mentre “Jikeleza” (“andare in giro”) tratta il nostro bisogno universale di entrare in contatto. Ora arriva l'intero album piazzato per espandere il crescente pubblico globale di Mabandla. “Iimini comincia con l'incontro di una persona e come i sentimenti evolvono in amore, e infine il dolore e lo struggimento di stare con qualcuno", racconta Mabandla a proposito del tema ache sorregge l’intero album. "Le ultime canzoni riguardano la fine della relazione e il troncare dei legami, e fondamentalmente la separazione delle persone che erano un tempo incomplete l'una senza l'altra". Mabandla spiega che il suo attaccamento agli album a tema unico (l'idea dell’incanto e dei miracoli ha guidato l’album Mangaliso) nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che è importante nella sua vita. "Ma la difficoltà di creare un album su una cosa è che devi trovare delle storie multiple all'interno di quel singolo argomento", confida. Per la ricerca di questi temi, Mabandla si è ispirato alle sue radici: è cresciuto a Tsolo, una parte rurale del Capo Orientale del Sudafrica, e poi si è trasferito per studiare recitazione a Johannesburg. "Ho sempre amato ascoltare i testi delle canzoni. I sudafricani adorano la narrazione in una canzone ed io sono guidato dal desiderio di far parte di quella tradizione quando scrivo ”. Per dare vita alle sue canzoni, Mabandla ha portato la sua collaborazione col produttore Tiago Correia-Paulo in un nuovo regno di creatività - uno regno che si radica contemporaneamente nel terreno profondo e fertile degli istinti folk di Mabandla e negli occhi erratici di Correia-Paulo per gli aspetti più belli della musica elettronica. Collaborazione che si è rivelata perfetta, con Mangaliso - la loro prima collaborazione - vincitrice della categoria Best Alternative Music Album ai South African Music Awards 2018 e che ha aiutato a portare Mabandla verso un palcoscenico internazionale. Mabandla descrive la collaborzione con Correia-Paulo per la registrazione del suo secondo album come un "momento magico" che si è facilmente esteso ad iimini. “Fare un album di cui vai veramente orgoglioso è pieno di questi momenti e Tiago e io ne abbiamo avuti tanti durante la registrazione di iimini. È stata un'esperienza straordinaria e mi sono divertito molto. ” Iimini è stato registrato in soli 21 giorni, nel marzo 2019, sia a Johannesburg che a Maputo. "La registrazione è stata realizzata molto istintivamente", afferma Correia-Paulo sul processo di composizione. “Lavorare in questo modo ha davvero tratto il meglio da Bongeziwe. Abbiamo registrato molte idee compositive con voce e chitarra sul mio telefonino e abbiamo finito per usare oltre 10 di queste parti nell'album.” Questo approccio discografico conferisce a iimini un'intimità che riecheggia nel rapporto tra l'artista e il produttore. Si palesa nella coraggiosa sperimentazione che si immette nelle tracce dell'album: "Masiziyekelele", ad esempio, imposta morbide note di chitarra tradizionale in contrapposizione a suoni caldi e ritmi elettronici fino a quando quasi tutto si esaurisce, lasciando Mabandla dilungarsi nel territorio ascetico di Bon Iver, come in For Emma, Forever Ago per il resto della canzone; in "Ukwahlukana (# 027)" è presente una voce ospite dell'artista Son Little dell’etichetta ANTI-Records, assieme allo sfavillio del glockenspiel, il battito di mani e insistenti percussioni; l’ultimo brano dell’ album, "Ndiyakuthanda", riesce a combinare la chitarra indie con la venerazione di una preghiera in una delle tracce più brevi del disco. Mabandla sta costruendo il suo pubblico, sia in patria che a livello internazionale, con un repertorio che si focalizza sull’album Umlilo del 2012, su il pluripremiato Mangaliso e ora iimini. L'ultima parte del 2019 lo ha visto esibirsi al Reeperbahn Festival (Germania), Lake of Stars (Malawi), cinque date all'Afrovibes Festival (Paesi Bassi), Womex (Finlandia) e all'Oslo World Festival (Norvegia). Nel novembre 2019 si è esibito con un concerto sold-out al 100 Club di Londra, otto date in Francia (compresi spettacoli sold-out a Parigi e Strasburgo) e un primo spettacolo tutto esaurito a Zurigo, in Svizzera. Per l'artista esiste un’evoluzione naturale dai primi giorni che suonava le sue canzoni semplicemente su una chitarra acustica alla sua attuale posizione che lo vede uno degli artisti più avventurosi, coinvolgenti ed essenziali dell'Africa. "Ho iniziato come artista folk, ma la mia musica si sta evolvendo e cambiando e iimini sintetizza perfettamente dove sono", conclude Mabandla. iimini viene pubblicato da Platoon il 27 marzo 2020, e vede così Mabandla unirsi ad artisti del calibro di Princess Nokia, Victoria Monet, Maleek Berry, Mr Eazi, Santi, Odunsi the Engine, Kwesi Arthur, Samthing Soweto, Ami Faku, Sun-El Musician, Sino Solo, Msaki e The Word of Birds nella distribuzione attraverso quest’ impresa musicale provocatrice e incentrata sull'artista.

https://blackmajor.co.za/
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https://www.instagram.com/bongeziwemabandla/
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BEPPE DETTORI & RAOUL MORETTI
IL 27 MARZO 2020 ESCE IL DISCO
“(IN) CANTO RITUALE - Omaggio a Maria Carta”

LA STORICA VOCE DEI TAZENDA E L’ARPISTA ITALO-ELVETICO OMAGGIANO L’INDIMENTICATA CANTAUTRICE SARDA MARIA CARTA

In questo lavoro il duo ha cercato di mantenere una linea sonora personale, facendo coesistere diverse tradizioni culturali distanti geograficamente, ma vicine nello spirito.  Si snoda tra innovazione e la matrice identitaria tradizionale, l’omaggio che Beppe Dettori e Raoul Moretti rendono alla grande artista di Siligo.  Sette brani del repertorio tradizionale della Carta e un inedito: “Ombre”, tratto da una poesia meravigliosa che apre il libro “Canto Rituale” e che descrive una Maria, bimba di otto anni, che alle 5 del mattino andava al fiume a lavare i panni, distante 4 km dal paese. Nel tragitto intonava i canti a “voce delirante” per proteggersi e per scacciare le paure date dai rumori del crepuscolo, le ombre, gli spettri, i fantasmi della fantasia di una bimba che anziché rientrare in casa e cercare protezione, affrontava con coraggio da leonessa, col carattere che, poi, la accompagnerà in tutto il corso della sua esistenza come artista, donna e madre. La bibliografia, gli aneddoti, le testimonianze di affetto e stima sono tutelati, custoditi e pubblicati dalla Fondazione Maria Carta con sede in Siligo, suo paese natale, e che ha voluto fortemente la realizzazione di questo lavoro.  Il primo singolo estratto è stato “BALLU”, un ballo in lingua sarda ritmato e forsennato, capace di portare la mente lontano dal corpo e diventare quasi un atto meditativo, con cui le piccolezze terrene perdono significato e si fortifica la coscienza. Musicalmente un incedere quasi “progressive” che porta a un finale travolgente. 
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DENTE
VENERDÌ 28 FEBBRAIO ESCE IL NUOVO ALBUM DI INEDITI
“DENTE”
disponibile in versione digitale, cd e vinile
AL VIA IL 2 MARZO DA BOLOGNA L’INSTORE TOUR!

A 3 anni di distanza dal suo ultimo lavoro “Canzoni per metà”, venerdì 28 febbraio esce “DENTE”, l’omonimo disco di inediti del “piccolo principe” del nuovo cantautorato italiano, che in più di 10 anni di carriera ha conquistato un pubblico sempre più affezionato e numeroso, distinguendosi per la sua originalissima cifra pop. «Il mio nuovo disco si chiama “DENTE” come me e uscirà il giorno del mio compleanno, il 28 febbraio – afferma il cantautore emiliano – Ci sono dentro gli ultimi 3 anni della mia vita racchiusi in 11 canzoni. È un disco pieno di prime volte, tra cui la mia faccia in copertina». “DENTE” (INRI/Artist First) sarà disponibile in versione digitale, cd e vinile. Il pre-save del disco è attivo al seguente link: https://dente.lnk.to/Dente_Pre. È possibile pre-ordinare il cd autografato e il vinile ai seguenti link: cd https://bit.ly/2uHOBOL, vinile https://bit.ly/3bEtvBI. È attualmente in radio l’ultimo singolo “Cose dell’altro mondo” che, insieme ai precedenti “Anche se non voglio” e “Adieu”, ha anticipato l’album. Questa la tracklist di “DENTE”: “Anche se non voglio”, “Adieu”, “Tra 100 anni”, “Cose dell’altro mondo”, “Sarà la musica”, “Trasparente”, “L’ago della bussola”, “Non te lo dico”, “Paura di niente”, “La mia vita precedente”, “Non cambio mai”. Da lunedì 2 marzo Dente incontrerà i suoi fan in alcuni appuntamenti instore, presentando al pubblico il nuovo disco con un mini live: LUNEDÌ 2 MARZO – Feltrinelli Piazza Ravegnana – BOLOGNA (ore 18.00); MARTEDÌ 3 MARZO – Feltrinelli Via Appia – ROMA (ore 18.00); MERCOLEDÌ 4 MARZO – Feltrinelli Piazza dei Martiri – NAPOLI (ore 18.00); GIOVEDÌ 5 MARZO – Feltrinelli Piazza Piemonte – MILANO (ore 18.30); LUNEDÌ 9 MARZO – Feltrinelli Piazza CLN – TORINO (ore 18.00). Giuseppe Peveri detto DENTE, nasce a Fidenza (PR) nel 1976. Poco più che adolescente, intraprende la sua avventura musicale come chitarrista dei Quic, passando per la band La Spina, con cui pubblica due album alla fine del secolo scorso, per poi intraprendere la carriera solista nel 2006. DENTE è uno dei più apprezzati cantautori italiani, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numeroso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati. Ad oggi ha pubblicato 6 album in studio, un Ep digitale e un libro. Ha collaborato con numerosissimi artisti del panorama italiano come Perturbazione, Arisa, Marco Mengoni, Le Luci della centrale Elettrica, Manuel Agnelli, Coez, Brunori s.a.s., Enrico Ruggeri e Selton.

www.amodente.comwww.facebook.com/denteofficialwww.instagram.com/amodente/
www.twitter.com/Giuseppe_Peveriwww.youtube.com/user/denteVEVO
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Il nuovo concept album dell'irpino ANTONIO PIGNATIELLO
SE CI CREDI (Salutami l'America)
DAL 29 NOVEMBRE NEI NEGOZI IN FORMATO DELUXE E NEI DIGITAL STORE

Venerdì 29 novembre uscirà “Se Ci Credi” (Goodfellas/Believe), terzo disco d'inediti di Antonio Pignatiello, disponibile nei negozi di dischi in formato deluxe 16x16 (un libro di 72 pagine con cd allegato) e in digital download sulle piattaforme on-line. Il nuovo concept album del cantautore irpino Antonio Pignatiello, diretto e prodotto da Taketo Gohara, racconta il sogno di una generazione precaria, quella degli anni '80: la crisi dei rapporti, la fuga dei cervelli, lo scricchiolare dei valori morali; un viaggio attraverso dieci canzoni, dieci vite, dieci immagini che si intrecciano su un sentiero di precarietà e insicurezza ma sempre in cerca di una vita migliore e di una “promised land”. Un viaggio nel profondo per provare a raccontare la complessità della vita “Con parole semplici”, per usare le parole di Bukowski. Dieci canzoni ridotte all'osso, pochi strumenti e qualche colore, come quelli della fisarmonica di Roberto Manuzzi, grande jazzista per anni al fianco di Francesco Guccini. Il sound di Pignatiello attinge dal rock americano e riporta ad artisti di riferimento come Bruce Springsteen e Tom Waits. «Inseguivo un'atmosfera, un paesaggio sonoro in grado di raccontare quel mondo che avevo vissuto durante la mia infanzia – racconta Pignatiello – e che ancora mi portavo addosso; un posto che conservava intatta una parte delle mie impronte... I fantasmi di Se ci credi li avevo frequentati in quelle vecchie strade affamate di sogni e di gioventù. La mia famiglia, i miei amici, Bruce Springsteen, Rolling Stones, Neil Young, Woody Guthrie... i romanzi di Jack Kerouac, H. C. Bukowski, Henry Miller, John Fante, Cesare Pavese, Italo Calvino, i racconti di Fernanda Pivano... i film western di Sergio Leone e quelli di fantascienza di Steven Spielberg».
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Giancarlo Frigieri - “I Ferri Del Mestiere” 
in uscita a settembre 2019
Vinile, CD & Digitale – New Model Label / Audioglobe

“Abbiamo registrato tra il 20 e il 24 Maggio 2019 al Bunker Recording Studio di Rubiera (RE) da Gabriele Riccioni e Lorenzo Iori. Lorenzo ha suonato anche il violino in due pezzi. Alcuni amici hanno fatto un coro in un pezzo. Il Dottor Manicardi ha fatto “plin plin plin” in una canzone con il pianoforte per una ventina di secondi. Cesare Anceschi ha suonato la batteria in tutto il disco. Io ho suonato tutto il resto, vale a dire chitarre elettriche, chitarra acustica, basso, Organo, Piano elettrico Fender Rhodes, tamburelli, cowbell, oltre naturalmente a cantare. Un disco prevalentemente chitarristico, non ci sono pezzi senza la batteria. Le chitarre sono soprattutto elettriche e sono suonate praticamente sempre senza nessun effetto, sfruttando solo la saturazione naturale del mio amplificatore, un Supro Thunderbolt 6420. Queste chitarre le riconoscete perché nel missaggio le abbiamo messe una tutta a sinistra e una tutta a destra. In genere si tratta delle mie due Fender Telecaster, una giapponese del 1986 che è praticamente un prolungamento naturale delle mie mani e una American Special più recente. Ogni tanto, soprattutto per gli assoli, abbiamo usato una mia Fender Toronado e una Fender Stratocaster di proprietà dello studio. L’acustica invece è la mia Sangirardi e Cavicchi Small Jumbo 017. Gli unici effetti per chitarra che abbiamo usato, li abbiamo usati in alcuni assoli. A parte un Crybaby, gli altri sono un overdrive valvolare Coffe Tube e un Echo Analogico Valvolare Rose, entrambi della Earthtone, una ditta che fa degli effetti che suonano benissimo. Il basso era uno Squier Precision che abbiamo messo in un cassa testata FTB Superbass 250. La batteria è stata accordata in maniera decisamente particolare visto che abbiamo tirato parecchio la pelle del rullante e poi abbiamo (questa è la vera stranezza) fatto in modo che il suono del tom fosse più grave di quello del timpano, che è una discreta follia. Per i piatti della batteria ci sarebbe da fare un discorso a parte per lo straordinario Ride della batteria di Cico ma lo dovrebbe fare lui, in quanto il discorso comincerebbe con lui che dice “Questo non è un ride, è un piatto” perché in effetti non è propriamente un ride ed è il piatto che usava come ride anche Ringo Starr. Voci: ci sono pochissimi raddoppi di voce, di solito ne facevo un sacco e invece questa volta no. Non credo ci sia un singolo raddoppio di acustica, forse solo in un pezzo e di solito ne facevo sempre. La voce, in generale, l’abbiamo tenuta un poco più bassa che in passato. Io la volevo ancora più bassa, ma poi mi sono lasciato convincere ad alzarla appena. Insomma, anche se per molti sarà “Il solito disco di Frigieri” per me è un disco piuttosto diverso dal solito e devo dire ne sono parecchio contento. Spero vi piaccia.”
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Materiali Sonori
Le novità

FLAME PARADE, Cosmic Gathering
A tre anni dall'uscita del loro primo lavoro, tornano con il nuovo album Flame Parade con Cosmic Gathering, sempre per l'etichetta Materiali Sonori.  Flame Parade - Marco Zampoli (voce, chitarra) Mattia Calosci (basso, chitarra) Letizia Bonchi (voce, violino, synth) Niccolo' Failli (batteria, percussioni) Francesco Agozzino (chitarra) – sono una band toscana dedita ad un indie rock contemporaneo e raffinato, che attinge suoni e atmosfere dalle radici new folk mischiandole ad un'attitudine pop di respiro internazionale.  I riferimenti musicali della band vanno a pescare appunto nel new folk e nell'indie straniero, dagli Arcade Fire ai Foxygen, da Kevin Morby a Devendra Banhart o i Fleet Foxes.  Flame Parade sono musicisti con diverso background, diverse personalità artistiche che hanno come comune denominatore una forte idea di comunione e aggregazione. Questo è il punto saldo dell’universo tematico della Parata, un Raduno Cosmico che accoglie in maniera spontanea e creativa qualsiasi persona, senza distinzione di genere, razza, provenienza e orientamento sessuale.  L’album è stato preceduto da due singoli di grande successo: la title track e “Kangaroo”, proposti con due video clip, di notevole successo, diretti da Pierfrancesco Bigazzi.  La Parata porta con sé tutte le persone che vogliono “iniziare di nuovo”, che vengono svegliate da un frastuono mentre sognano in “bianco e nero” (Thunder Clap). Porta con sé chi non è ancora riuscito a conoscere e a star bene con se stesso prima di aggrapparsi a qualcuno come ancora di salvezza (Electric Lady). Cosmic Gathering è un percorso di distacco dalla realtà lungo il quale uccidere i propri demoni (Kill the demons), purificarsi, affrontare la tempesta, capire che senza paure e senza maschere siamo liberi (Kangaroo). La parata porta con sé chi ha voglia di vivere ogni situazione al massimo, senza limiti, con decisione (Moon on fire) e chi ha bisogno di visitare luoghi pieni di ispirazione, luoghi fantastici (Opium Town). Cercare intimità e amore, promesse e illusioni durante il viaggio (I am a mountain), raccontarsi storie davanti al fuoco durante un banchetto (Old Nick). Trovarsi così al raduno cosmico nel bel mezzo del deserto, bruciare la bandiera e non lasciarsi andare prima di aver imparato a ricominciare (Blue road behind the door).  Flame Parade si formano nel 2012 in una casa colonica nella campagna toscana, dove hanno modo di sperimentare tutte le loro attitudini new folk e affinare un sound sempre più contemporaneo. All’attivo un vinile 7” (BERLIN, 2015) e un LP (A NEW HOME, 2016) usciti entrambi per Materiali Sonori. Quest’ultimo lavoro, prodotto da Alberto Mariotti (Samuel Katarro, King of the Opera) e mixato/masterizzato presso Macinarino Recording studio di Lorenzo Tommasini, ha dato vita a un lungo tour che li ha visti impegnati moltissime date in Italia e in Europa ricevendo consensi sia dal pubblico e dalla critica. Flame Parade sono Marco Zampoli (voce, chitarra); Mattia Calosci (basso, chitarra); Letizia Bonchi (voce, violino, synth); Niccolò Failli (batteria, percussioni); Francesco Agozzino (chitarra). 

MATIAS AGUAYO - Support Alien Invasion 
Il sempre sorprendente e avventuroso Matias Aguayo fa un altro passo in territori sconosciuti con questo nuovo album solista (il suo primo in sei anni senza The Desdemonas). L'aspetto che colpisce subito è la duplice natura della musica: i brani traboccano di danza festosa attraverso groove ipermoderni, mentre trasuda un'impressione di architettura sonora quasi astratta. E il titolo ?... Più che riferirsi agli “stranieri" dello spazio, è un appello ad accogliere gli stranieri umani (il diverso, lo straniero, l'immigrato), una speranza di essere liberi dall'isolamento, dall'alienazione, dall'esclusione. "Support Alien Invasion" riflette questo su molti livelli, ad esempio attraverso l'uso di ritmi che vanno ben oltre le strutture dominanti dell'emisfero nord.

STUBBLEMAN, Mountains And Plains 
Stubbleman è l'alter-ego del compositore e produttore Pascal Gabriel. Il suo album di debutto, 'Mountains and Plains', è ispirato da un viaggio attraverso gli Stati Uniti, e gli undici brani evocano le struggenti delizie di treni senza fine, città insonni, rovine nostalgiche, grandi cieli, alti deserti e incroci perduti, mantenendo in ogni momento un occhio affettuoso per l'umanità che popola questi diversi paesaggi. Un album non conformista.

SCOTT GILMORE, Two Roomed Motel
Dal cuore dello strano ambiente suburbano conosciuto come la San Fernando Valley, una vasta distesa ai margini di Los Angeles, Scott Gilmore produce la musica pop seducente e sognante. "Faccio musica usando sintetizzatori, drum machine, basso elettrico e chitarre acustiche ed elettriche. Cerco di scrivere musica che sia bella e coinvolgente. Mi piace scrivere molte melodie, armonie e controcanti nelle mie composizioni per sviluppare un senso di movimento in avanti. Le mie principali influenze includono Brian Eno, Cluster, Kraftwerk, Stereolab, Talking Heads, YMO, '70 e '80's Ethiopian Music, J.S. Bach, e gli out-takes delle Beach Boys' Smile Sessions". (da un'intervista su Titel - Kultur Magazine, DE).

OMA - ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO feat. DARIO BRUNORI. SHEL SHAPIRO. PAOLO BENVEGNU’. CISCO. ERRIQUEZ. FINAZ. DENTE. MONI OVADIA. GINEVRA DI MARCO. FRANCESCO MAGNELLI. RAIZ... - Culture contro la paura 
Uno straordinario lavoro che abbatte muri e mescola emozioni. Sonorità inedite e spontanee ibridazioni. Trentacinque musicisti provenienti da tutto il mondo ripercorrono il senso della world music più gioiosa e incontrano alcuni fra i più interessanti cantaurori della scena indipendente. Da “L’uomo nero” da “Cerchi d’acqua” a “Greta Scandalo” a “E’ la pioggia che va”: 19 brani fra tradizionali e canzoni rivisitate da una grande orchestra che ha i suoni del mondo con eccellenti ospiti. Direzione di Enrico Fink. Prodotto da Luca Roccia Baldini.

GIUDITTA SCORCELLETTI & MAURIZIO GERI, A Violeta - Tributo a Violeta Parra 
Un omaggio a Violeta Parra, la cantante e compositrice cilena (l’autrice di “Gracias a la vida", per esempio) attraverso il racconto musicale di due fra le più note e apprezzate voci del folk toscano. Testi bellissimi e affascinanti melodie. Giuditta Scorcelletti è una delle più abelle voci femminili del canto popolare toscano, candidata ai Grammy 2015 nella categoria folk per l’interpretazione di ballate scritte dall’inglese Michael Hoppé. Maurizio Geri, straordinario chitarrista jazz e popolare, è da oltre 20 anni una delle principali voci della musica folk italiana, dalla collaborazione con Caterina Bueno e Banditaliana di Riccardo Tesi allo swing manouche.

BOB CORN, Songs Of The Line
Tiziano Sgarbi aka Bob Corn… una specie di "padre spirituale" di buona parte della scena indipendente e alternativa, specialmente nell’area emiliana. Fondatore della band “grunge" Fooltribe (che poi è diventato il marchio delle sue produzioni) e organizzatore del festival “Musica nelle valli”. Interpreta la sua musica come interpreta la sua vita. Cantante folk-rock, minimalista. Un “hopo” che dalla valle Padana (da San Martino Spino, fra Reggio e Modena), con le sue canzoni scritte e cantate in inglese, parla di sentimenti e del mondo. Ha viaggiato e suonato per tutta Europa e per gli States con la sua piccola chitarra e le sue grandi storie. Un poeta. Dal 2009 (ma la sua attività discografica solista è iniziata nel 2004), il nuovo "Songs on the line” è il suo quinto album che lo ha fatto incontrare con la Materiali Sonori.

LETIZIA FUOCHI - Inchiostro 
Letizia Fuochi, dopo otto anni da interprete e autrice di teatro canzone, torna con un lavoro discografico di inediti pubblicato da Materiali Sonori. Inchiostro si presenta come uno sguardo nuovo, più consapevole, autoironico, appassionato, autobiografico: ogni canzone è una storia vissuta intensamente in un costante confronto con la realtà. Al suo fianco il chitarrista Francesco Frank Cusumano (Martinicca Boison, Hugolini, ecc.), con cui Letizia collabora dal 2011, autore degli arrangiamenti del progetto.

prossime uscite

WIM MERTENS, Inescapable 1980/2020
JUANA MOLINA, Forfun . 12”/EP Crammed Discs
ACID ARAB, Jdid
ZAP MAMA, Zap Mama
VARIOUS, Kinshasa 1978 (Originals and Reconstructions)
CINEMA DOMINGO OCHESTRA feat. STEVEN BROWN, Optical Sounds
REINHARD GAGEL & MIRIO COSOTTINI, Pieces Without Memory
MIRIO COSOTTINI & TONINO MIANO, The Inner Life Of Residue
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Prodotto da Palomar/Rai Com - Pubblicato da Warner Music Italia 
OLIVIA SELLERIO
Zara Zabara 12 canzoni per Montalbano


Esce il 22 febbraio 2019, prodotto da Palomar/Rai Com e pubblicato da Warner Music Italia l’album Zara Zabara - 12 canzoni per Montalbano - di Olivia Sellerio. Coi due nuovi inediti, ’U curaggiu di li pedi, che commenta la scena dei migranti ne “L’altro capo del filo”, e Comu aceddu finici, che chiude l’episodio “Un diario del ’43”, diventano 12 le canzoni da lei scritte interpretate e cantate per Il commissario Montalbano e Il giovane Montalbano II e finalmente potremo ascoltarle in cd e digital download. Succede che Olivia sia nata e cresciuta fra i libri, e venga da un’isola in cui ancora risuona il richiamo lasciato all'umanità dalla tragedia greca, e che in questo posto incantato, crudo e meticcio abbia deciso di vivere; succede che abbia una voce, e una voce in capitolo, nel suo specialissimo capitolo, e cuore di carta e sangue d'inchiostro per scrivere canzoni, come queste pagine di vita, che adesso chiama a raccolta e canta nel nuovissimo album. Dodici brani della cantautrice palermitana, ancora una volta capace di trasformare racconto e sentimento in musica, tra atmosfere mediterranee, sonorità dell’Atlantico, polvere d’Africa e folk americano, nella sua voce piena di reminiscenze e di parole attente a intrecciare storie al melos siciliano e a mille radici di altri modi e mondi, e fare spola tra la Sicilia e altrove. Storie d’amore, di spartenza e resistenza, di denuncia, di accoglienza cantate dalla sua voce magnetica, scura, viscerale, una voce matrioska che ne contiene tante. Ad affiancare il canto c’è il suono nobile del violoncello, la fisarmonica coi suoi bordoni avvolgenti, la pulsione del contrabbasso e delle percussioni con le chitarre - diverse a seconda dell’umore del brano - in una fitta rete di linee melodiche; c’è un impasto di corde e archi a dialogare coi sapienti effetti della chitarra elettrica, un accordo acustico-elettronico a favorire l’incontro di sonorità più attuali con quelle della tradizione colta o popolare, siano i temi di origine extraeuropea, il jazz o la musica d’autore del secondo Novecento. Olivia Sellerio nasce e vive a Palermo, da anni divisa tra i libri e la musica. Cresce nell’amore per le storie e il piacere di condividerle che diventa mestiere, eredita “cuore di carta e sangue d’inchiostro”, e sono questo battito, questo respiro, a muovere per primi la sua voce, il desiderio di farsi tramite di un racconto, testimone di canzoni che racconto sono due volte, di musica e parole. Un cammino che parte in Sicilia e presto la conduce attraverso altri generi e luoghi della musica, travalica i confini con nuovi incontri dirompenti, ma in Sicilia più che spesso la riporta. Da anni impegnata nel rinnovare la tradizione musicale della sua terra, il suo lavoro, oggi, è un mosaico nel quale convivono interpretazioni di riconoscibile impronta jazz con vocalità mediterranee e africane, latinoamericane e neolatine, che si fondono in un incontro inedito, un’opera di ricerca e sintesi che accorda linguaggi e generi musicali dei mondi diversi, interpretati da Olivia nel tempo, coniugandoli fra loro e al melos siciliano, dai successi internazionali di “Accabbanna”, che nel 2005 firma a quattro mani con Pietro Leveratto, affascinante e inedita commistione di melos popolare siciliano e jazz d’autore, che la porta sui grandi palchi della scena nazionale e internazionale, alle canzoni che dal 2014 canta e scrive per le serie del commissario di Vigàta raccolte e pubblicate da Warner Music in “Zara Zabara”. Per i suoi lavori in lingua siciliana Olivia ha ricevuto: Premio speciale “Donna di scena” 2006; Premio Donna nel Jazz 2006; Premio Rosa Balistreri - Alberto Favara 2013; Premio Efebo d’Oro per Nuovi Linguaggi per la Musica 2015; Premio Donna del Mediterraneo per le Arti dello Spettacolo 2018; Premio A.N.D.E. 2018.
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SoundFly pubblica il dodicesimo album della storica band napoletana: potenza di fuoco, sonorità non convenzionali e temi critici. Disponibile in digitale, vinile e cd, con 'Cildren Ov Babilon' comparsa nella colonna sonora dell'Immortale 
Stato di grazia: il ritorno dei Bisca!

BISCA
STATO DI GRAZIA
(SoundFly 2020 - distr. Self)
12 tracce | 58.25 minuti

Videoclip Nero

"Io le allevo le mie parole ribelli. Così come ho imparato a coltivare la mia rabbia, a prenderla in consegna, a gustarla come si gusta una ciliegia, come fosse una cicogna con in bocca un bimbo grande. È odio. Io amo odiare. Odio il capitale e le sue puttane macho armate fino ai denti cariati, marci, che lo zucchero abbonda sul sorriso degli stolti. Il mio è odio di qualità. Come olio biologico d’oliva spremuto a freddo in un frantoio di pietra ruvida. Con la potenza della roccia. Una cosa Rock, potremmo dire. Allora. Inaudita. La mia musica lo è. Inaudita. La nostra musica lo fa. E non siamo in troppi. Ahimè. Di questi tempi". Non possono che essere i Bisca. Inauditi, potenti, una forza della natura, come la loro musica a quarant'anni dal debutto in una Napoli che salutava l'esperienza del Naples Power e si affacciava alle dirompenti novità no wave, interpretate dai Bisca con furia e intelligenza tra funk, jazz, punk e improvvisazione libera. La stessa dinamitarda formula del 2020: l'anno del ritorno con il nuovo album Stato di grazia. Lo pubblica SoundFly in versione 33 giri (doppio vinile rosso, gatefold verticale con foto di Riccardo Piccirillo) e cd, dopo il singolo Nero e le uscite solo digitali dei lati A e B. "Lo Stato di grazia cui allude il titolo è una condizione eccezionale di estrema armonia e facilità. Quando tutto ti viene bene e senza sforzo. Come il ritmo geometrico di un alieno che spacciato balla e suona anche dentro una tempesta, ostinato e senza intoppo". Sono le parole di Sergio "Serio" Maglietta, che insieme a Elio "100 gr." Manzo e uno stuolo di nuovi musicisti (Salvatore Rainone, Michele Iaccarino, Mauro Romano, Ciro Riccardi e Fulvio di Nocera) presenta questo dodicesimo album sottolineando con vigore lo spirito iconoclasta e non convenzionale della band. Stato di grazia arriva a dieci anni di distanza dal singolo Tartaglia e il Cavaliere fellone e dal disco Evoluzioni, a tre anni dalla scomparsa del fondatore Giancarlo Coretti. Degna di nota la nuova collaborazione con la Soundfly di Bruno Savino, che dopo il recente lavoro per Flo, Marcello Giannini, Romito, Fabiana Martone e il recente album delle Ebbanesis, si conferma un eccezionale laboratorio musicale. Il sound travolgente del singolo apripista Nero marchia a fuoco l'intero album, che contiene anche brani storici (ad esempio Sottattacco dell'idiozia e Lo sperma del diavolo) riletti dalla nuova formazione, corrosiva e compatta come non mai. Tra i pezzi compare anche Cildren Ov Babilon (bonus track su cd e 33 giri), che è stato inserito nella colonna sonora del film L'immortale, lo spin-off di Gomorra - La serie diretto e interpretato da Marco D'Amore: è un brano risalente a Guai a chi ci tocca, l'album del 1994 del supergruppo Bisca 99 Posse, la cui rivisitazione fa risaltare l'intensità e l'impatto del gruppo.  A marzo, con un concerto allo Scugnizzo Liberato di Napoli, partirà il nuovo tour. Confermate le seguenti date per ora: 14 febbraio Guyot (Napoli); 14 febbraio Manhattan (Vitulazio); 29 febbraio Casa del Popolo Spartaco (Santa Maria Capua Vetere). 
Bisca - Soundfly
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Dall'acclamata 'Bohemian Rhapsody' a 'Attenti al lupo', Viviana Cangiano e Serena Pisa tornano con le loro brillanti rivisitazioni per voce e chitarra di classici rock, pop e swing, all'insegna della lingua napoletana 
Transleit: il nuovo disco delle EbbaneSis!

EBBANESIS
TRANSLEIT
(Soundfly | Self Distr.)
10 tracce | 27 minuti

"Transleit è una raccolta di dieci traduzioni in napoletano fatte da noi, con l’obiettivo di valorizzare un dialetto già di per sè riconosciuto in tutto il mondo. Si può parlare infatti di una vera e propria lingua che ha dato vita ad un prezioso repertorio musicale. Promuoverlo anche attraverso le traduzioni è una grande responsabilità per noi. E se lo facciamo è solo per il piacere di donare a quelle canzoni che amiamo un sapore partenopeo. È un esercizio che ci porta ad amare ancora di più la nostra città e la nostra cultura". Lingua, cultura, musica, Napoli e amore. Parole chiave appassionate e coinvolgenti, ancora una volta, per le Ebbanesis, il duo partenopeo che pubblica il nuovo album Transleit con SoundFly (Self distr.). Un appuntamento importante per la musica italiana, vista la popolarità mediatica che il duo ha raccolto senza trucchi e artifici, ma solo grazie alla preparazione, al brio, alla abilità nella rivisitazione di grandi classici napoletani e non. Dopo il successo del disco e spettacolo Serenvivity, Transleit le porta altrove: dal classico napoletano al grande rock, al pop, allo swing. Un fenomeno web, ma con tanta sostanza musicale: nel giugno del 2007 nacque in rete il duo EbbaneSis, composto da Viviana Cangiano e Serena Pisa. Due voci e una chitarra, che cominciano ad apparire su Facebook con intriganti rivisitazioni di classici della canzone napoletana ma anche celebri pezzi rock cantati in dialetto: è il caso di Carmela, che ha superato le 400.000 visualizzazioni e soprattutto Bohemian Rhapsody dei Queen, che ne ha registrato oltre 2.000.000, diventando un autentico caso mediatico. La stessa pagina delle EbbaneSis è seguita da oltre 150.000 follower da ogni parte del mondo. Il segreto sta tutto nella capacità di Viviana e Serena di rivisitare tante canzoni unendo la promozione culturale della lingua napoletana a un approccio teatrale e passionale che le ha premiate non solo con numeri straordinari, ma anche con consensi inaspettati, ad esempio quello di Maurizio De Giovanni, che ha proposto al duo una rilettura di Rundinella. Transleit è nato in un luogo di musica magico, l'Auditorium Novecento di Napoli, uno degli studi di registrazione più antichi d'Europa, con un repertorio eccezionale: da Bohemian rhapsody dei Queen a Volevo un gatto nero, da Attenti al lupo a Billie Jean di Michael Jackson, passando per la beatlesiana Michelle e la morriconiana Nuovo Cinema Paradiso. Sottolineano Viviana e Serena: "La scelta dei brani è avvenuta in taluni casi per gioco, in altri per puro fato, in altri per il significato del brano in sè, in altri ancora grazie ai nostri gusti musicali che si somigliano sempre di più. Ridurre tutto a due voci e una chitarra è per entrambe una sfida, come nel caso della nostra personale versione di Bohemian Rhapsody che, grazie al suo successo inaspettato, è stata un po’ il motore che ci ha spinto all’idea di voler incidere il disco. Nell'Auditorium Novecento è stata incisa la prima versione di Gatta cenerentola, ci sono passati personaggi come Sergio Bruni e Roberto Murolo. Una sensazione meravigliosa!". Dopo la presentazione dal vivo dello scorso venerdì 24 gennaio proprio all'Auditorium Novecento, le EbbaneSis proporrano il nuovo show Transleit... e non solo: "Sarà probabilmente un'evoluzione del precedente spettacolo, che non viene cancellato ma integrato al nuovo repertorio. SerenVivity resterà sempre con noi, in minima parte. Siamo legate molto ad alcuni brani di cui non possiamo fare a meno. Sperando di mettere in campo anche le nostre capacità attoriali con una nuova penna, nuovi personaggi, una regia, dei costumi e altro ancora. Un vero e proprio spettacolo".
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Daniele Sepe, Speaker Cenzou, Daniele Sanzone, Aldo Fedele e tanti altri nell'ultimo cd dei 'nomadi napoletani'. Contaminazioni dal jazz all'hip hop per una world music di impatto e di lotta a favore dell'inclusione sociale. Concerto di presentazione l'8 marzo all'Ex Asilo Filangieri 
Napulitan Gipsy Power: il nuovo album degli 'o Rom! 

'O ROM
NAPULITAN GIPSY POWER
Drom Music Lab/Pizzicato Music
Disp. su Spotify, iTunes, Deezer etc.
[10 brani - 39 minuti]

«Il Mediterraneo è una fonte inesauribile in termini di civiltà, espressioni, modelli, tradizioni, elementi che garantiscono una continua ispirazione artistica e una immensa eredità culturale. Il Mediterraneo ha sempre rappresentato un crocevia dove le culture dei popoli si incontrano, si fondono, si contaminano, e non accettiamo che invece sia diventato, a causa delle politiche europee degli ultimi anni, luogo dove disperati trovano la morte». Mediterraneo come luogo di incontri e scambi musicali, artistici, umani. E' da sempre questo il punto di riferimento degli 'o Rom, artefici di una musica che abbraccia culture e storie diverse, sempre a favore dell'integrazione razziale e della multiculturalità. Era così nel 2012, quando la formazione napoletana debuttava con Vacanze Romanes, è così oggi, con l'atteso secondo album Napulitan Gipsy Power (Drom Music Lab/Pizzicato Music). In questi sette anni sono accadute molte cose a Carmine D'Aniello e Carmine Guarracino: dopo il successo di Vacanze Romanes gli 'o Rom hanno affrontato cambi di organico, tanti concerti e festival in giro per l'Italia (dal Forum delle Culture allo Sherwood), collaborazioni e progetti vari (Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, Terroni Uniti, Agusevi Djambo Orkestra e Jovica Jovic, il docufilm Scampia Felix), esperienze che hanno rafforzato lo spirito di contaminazione che da sempre caratterizza il gruppo, unico nell'unione tra musica napoletana ed est europea, tra tarantella, gipsy e manouche. Il titolo Napulitan Gipsy Power rilancia la connessione di diverse culture, con una novità: «Mentre in Vacanze Romanes abbiamo fatto un lavoro incentrato sulla tradizione gipsy e balcanica con suoni prettamente acustici, suonando insieme a musicisti di etnia rom e dell’area balcanica, in Napulitan Gipsy Power c’è un salto verso la world music intesa come contaminazione, con un ensemble strumentale più ampio e l’apporto di suoni elettronici. Abbiamo cercato un suono che rispecchiasse la nostra attuale identità e che fosse frutto del nostro lungo percorso come nella migliore tradizione zingara». Napulitan Gipsy Power non è solo un disco di fusione, che interpreta la world music come area di libero scambio tra culture ed esperienze, ma anche l'occasione per un dialogo con musicisti di estrazioni e storie diverse. Compaiono infatti nomi del calibro di Daniele Sepe, Aldo Fedele (Lucio Dalla, Edoardo Bennato, Stadio etc.), Speaker Cenzou, Daniele Sanzone ('A67), Charles Ferris (Fanfara Station) e Pino Ciccarelli (Concerto Musicale Speranza, Osanna etc.), «che hanno caratterizzato i brani con le loro personalità. Daniele Sepe ha sapientemente arricchito diversi brani con linee tematiche, assoli e colori; Aldo Fedele ha assicurato un impianto armonico di notevole fattura sia in chiave acustica che elettronica; Speaker Cenzou ha portato il suo hip-hop beat conferendo a Napulèngre un profilo più metropolitano; Daniele Sanzone dona vigore ed energia a Scampia Felix, che ricorda i contenuti di impatto utilizzati nel precedente album». I dieci brani di Napulitan Gipsy Power - a partire dal singolo Shukar Drom con il video realizzato a Scampia, dove risiede lo stesso Drom Music Lab nel quale è nato l'album - fotografano un gruppo aperto, viscerale nell'esecuzione, poliedrico nell'ispirazione, determinato nel sentirsi come un avamposto di lotta contro gli stereotipi e il razzismo: «Gli ‘o Rom sono orgogliosamente in prima fila a favore dell’inclusione sociale, è impensabile che le persone possano essere escluse dalla società per motivi quali “razza”, provenienza, colore della pelle, religione o orientamento sessuale. Per noi le persone dovrebbero essere come la musica che ha il potere e la capacità di oltrepassare ogni confine e arrivare ovunque». Napulitan Gipsy Power ha visto la luce anche grazie al sostegno di Funky Tomato, la prima filiera di produzione partecipata ad alto impatto culturale, non un semplice produttore di pomodoro ma un punto fondamentale per immaginare e sperimentare un nuovo modello di produzione. Hashtag: #alimentarelacultura. Napulitan Gipsy Power sarà il protagonista del tour promozionale che partirà venerdì 8 marzo con il primo concerto in uno dei luoghi chiave della musica e della cultura indipendenti a Napoli: l'Asilo (Ex Asilo Filangieri).
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«Siamo nipoti di Eduardo e di Totò, ma anche di John Lennon e Bob Dylan». SoundFly pubblica l'Ep d'esordio del quintetto partenopeo prodotto da Massimo De Vita, che fa dialogare rock, indie-folk, elettronica e vernacolo 
Majorana: tra rock e lingua napoletana il debutto dei Romito!

ROMITO
MAJORANA
SoundFly | Self distribuzione
5 tracce | 17' 23''

«Il Napoletano è una lingua vera e propria, con una grammatica complicatissima, piena zeppa di consonanti e parole tronche, questa è la caratteristica che si sposa meglio con la musica che facciamo. Esprimerci in Napoletano per noi è una vera e propria esigenza, è la lingua della pancia, la lingua dell’urgenza, è la lingua delle emozioni».  Emozioni, urgenza, espressività. Sono le parole chiave di Majorana, il disco d'esordio dei Romito, il quintetto partenopeo che punta a far incontrare diverse aree musicali, dall'indie-folk all'elettronica passando per il rock contemporaneo, con la peculiarità della lingua napoletana. In questo EP di debutto, anticipato dal singolo Cosa 'e niente (con video pubblicato in anteprima da Napoli Today), i Romito presentano cinque canzoni, con la produzione artistica di Massimo De Vita (Blindur), la partecipazione di un autorevole sound engineer come Paolo Alberta (Negrita, Ligabue, Jovanotti) e la produzione esecutiva di SoundFly (distribuzione Self). I brani di Majorana parlano napoletano, con un respiro internazionale spesso assente nella musica italiana attuale. Il segreto è generazionale, anagrafico ma anche dovuto ai diversi gusti dei cinque membri: «Abbiamo provato a fondere qualcosa di estremamente tradizionale come la lingua napoletana con delle sonorità nuove, contemporanee e all’occorrenza proiettate verso il futuro. Abbiamo tutti e cinque in media 30 anni, siamo nipoti di Eduardo e di Totò, ma anche di John Lennon e Bob Dylan, figli di Massimo Troisi e Luciano De Crescenzo, ma anche di Chris Martin, Kanye West e Justin Vernon. Mescolare questi nomi può suonare strano, ma non è così. Fanno tutti parte di noi, abbiamo semplicemente provato a farli incontrare». I Romito nascono nel 2017 per volontà del cantautore Vittorio Romito, dopo l'uscita del primo singolo Viern (prodotto da SoundFly) si tuffano nella lavorazione del disco, ispirato a una importante ed enigmatica figura del sud, proiettata verso il futuro, come Ettore Majorana: «Ci piaceva tanto l’idea di un personaggio, magari del Sud, che appartenesse al passato, ma che avesse idee proiettate ben oltre il nostro futuro, così abbiamo scelto Ettore Majorana. Siciliano, cattedra di Fisica Teorica all’Università di Napoli, scienziato pazzesco e inoltre attorno al lui c’è un giallo molto suggestivo, nel 1938 è scomparso senza lasciare traccia, c’è chi dice si sia suicidato, chi dice si sia fatto monaco, chi dice di averlo incontrato anni più tardi in Sud America. A noi piace pensare che sia scappato perché era troppo avanti per un paese che da sempre non fa nient’altro che guardare indietro». Con il primo singolo, il successivo Cosa 'e niente e gli altri brani, Vittorio Romito e compagni provano a «raccontare delle sensazioni più che delle storie, il senso di inadeguatezza della nostra generazione, la ciclicità degli eventi, la difficoltà a trovare una strada, il desiderio di pace, l’impotenza rispetto alla fine, la voglia di rivalsa». Lo fanno con un rock d'autore maturo, dal forte istinto melodico e dalle sonorità fresche, aggiornate, coinvolgenti grazie al lavoro realizzato con una figura importante quale Massimo De Vita: «Siamo entrati in studio la prima volta con le idee abbastanza chiare, ma Massimo è stato la ciliegina sulla torta, a Napoli è uno dei pochi ad avere i nostri stessi gusti musicali, ad avere il coraggio di osare e la voglia di sperimentare, ci ha indicato la strada, ci siamo scazzottati, ci siamo affidati. Lavorare con lui è stato assolutamente fantastico». ROMITO: Vittorio Romito: voce e chitarra; Andrea Pasqualini: chitarra; Carlo De Luca: chitarra; Nicola Papa: piano e sintetizzatori; Walter Marzocchella: batteria.
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Un omaggio al sud nel quarto album del musicista campano, pubblicato da Soundfly. Dieci canzoni che svelano un percorso notturno e misterioso all'insegna del blues, "per respirare a ritmo del respiro del mondo"  

RICCARDO CERES  
SPAGHETTI SOUTHERN 
SoundFly/distribuzione Self
10 tracce - 45 minuti

«Se i film sono degli spaghetti western, il mio disco è uno spaghetti southern. Spaghetti Southern racconta del mio sud e forse anche del vostro, perché il sud è di tutti. Sud del cuore, sud del basilico e dei pomodori, degli stereotipati luoghi comuni, del mare infinito, dello stringere i denti. Il sud del volersi bene, delle donne necessarie e del darsi una mano. Tutte queste cose a mio modo di vedere sono l’Italia migliore, quella che si vede nel momento dell’estrema difficoltà, quella ad un passo del punto di non ritorno. Qui al sud tutto questo è quotidianità, perciò consiglierei a tutti di partire da sud, anche perchè partendo dal basso non si può fare altro che salire in alto». Per il suo quarto album, quello che considera il più importante della sua vicenda artistica, Riccardo Ceres punta a sud. Al suo Sud, al sud di ogni ascoltatore, alla verità di un sud che lotta contro gli stereotipi, al sud in senso allegorico, ideale punto di ripartenza verso l'alto. Spaghetti Southern è il perfetto compendio di una storia significativa, quella di un eclettico e imprevedibile "cantautore pulp" - così è stato definito dalla stampa - attivo dal 1999, che si è scoperto anche prolifico compositore per il cinema. Spaghetti Southern è un lavoro di notevole maturazione, nel quale le storie in musica di Ceres trovano perfetta sintesi tra blues, jazz, roots, psichedelia, rock e canzone d'autore: «Quando scrivo canzoni immagino una storia, quando scrivo storie lo faccio ascoltando musica, in genere sempre lo stesso brano in genere jazz old school, Coltrane/Davis e i loro blues. Per dirla in maniera semplice “mi faccio i film” con la mia musica e le mie sceneggiature, i miei film». Devoto a Piero Ciampi, Paolo Conte e Tom Waits, all'epoca d'oro del jazz e del blues, alla Beat Generation, sin dal primo album Puro Stile Italiano (2001) Riccardo Ceres ha cercato un proprio stile musicale e letterario. Nel 2009 con il secondo Lp Riccardo Ceres in James Kunisada Carpante e nel 2012 con E il mondo non c’è più si è avvicinato a un obiettivo che finalmente ha raggiunto con Spaghetti Southern: un incontro tra motivazioni artistiche e individuali, storiche e private, dieci canzoni intorno alla misteriosa linea-guida del blues. Il blues è una scelta, ma anche un percorso inevitabile per Ceres, che sente, pensa, scrive e vive questa musica come una confessione, un rituale: «Credo che il blues sia la miglior colonna sonora per raccontare se stessi. Sono “solo” tre accordi, quelli indispensabili da raccontare e per raccontare. In varie forme lo si ritrova in tutti i sud del mondo. Per me è una sorta di cerimoniale religioso. In tutte le culture del sud del mondo le religioni più ortodosse sono costellate da riti pagani. Soprattutto nelle zone rurali la musica di queste cerimonie è composta dallo stesso giro armonico che si ripete ancora e ancora, fino allo sfinimento. Per raggiungere l’estasi mistica, per sentire e vedere quello che non si riesce a sentire e vedere nella vita reale. Per respirare a ritmo del respiro del mondo». E' in ottima compagnia Riccardo Ceres, che ha attraversato le note di Spaghetti Southern con un gruppo di eccellenti musicisti come Fabio Tommasone (Rhodes piano, Hammond), Raffaele Natale (batteria), Vincenzo Lamagna (contrabasso), Ciro Riccardi (tromba, flicorno), Andrea Russo (fisarmonica), Artan Tauzi (violoncello) e Rebecca Dos Santos (percussioni), con la fidata presenza di Giuseppe Polito in studio e la produzione di Bruno Savino per SoundFly, con un eccellente risultato anche dal punto di vista della ricerca dei suoni. Dalla sala si passerà al palco, con il primo concerto di presentazione di Spaghetti Southern, proprio la sera della sua uscita: venerdì 26 ottobre ai Magazzini Fermi di Aversa (CE).
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Un viaggio in undici canzoni tra momenti, ricordi, condivisioni e luoghi di Napoli: la brillante vocalist torna con un lavoro corale e sfaccettato, arricchito da un artbook che lo racconta visivamente con tavole realizzate da vari artisti
Memorandum: visioni, memorie e musica nel nuovo disco di Fabiana Martone

FABIANA MARTONE
MEMORANDUM
(SoundFly | distr. Self)
11 tracce - 54.31 minuti

«Ci sono dei momenti in cui sento il bisogno di segnare delle cose per poterle ricordare, anche perchè ho una cattiva memoria; c’è chi appunta i suoi pensieri sul suo diario, c’è chi non ne ha bisogno affatto... e io, molto timidamente in passato e con più decisione oggi, scrivo e poi musico quello che ho scritto. L’ho sempre fatto con timore perchè credo che sia una cosa molto importante il presentare a un pubblico delle canzoni. Le canzoni di questo disco le ho raccolte in due anni più o meno, a parte una che avevo nel cassetto da circa quindici anni. E quando le ho messe una accanto all’altra ho realizzato che potevano essere organizzate in questo modo, a descrivere un giorno fatto di momenti, di atmosfere, di luci, di luoghi e di strade in cui prendono vita queste suggestioni». Una confessione. Uno sguardo alla propria storia tra passato e presente. Un disco come laboratorio del futuro. Memorandum, il nuovo album di Fabiana Martone, è un'esperienza intima nata tra tempi e posti diversi: un disco in cui undici canzoni, ognuna figlia di un momento personale e scaturita da un contatto con un luogo di Napoli e della Campania, si sono naturalmente incasellate in una sequenza da vero e proprio concept. Un lavoro d'amore ma anche di profonda devozione artistica, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self. Fabiana Martone è una delle voci più amate e poliedriche di Napoli: esperienze importanti in campo jazz (da Famoudou Don Moye degli Art Ensemble of Chicago a Renato Sellani), nel teatro (Nino D'Angelo, Carlo Croccolo), protagonista di vari progetti come Big Band Bond, Soundflowers e Agave Blu, ultimamente nel quartetto SeséMamà e nel combo electro-funk Nu Guinea, Fabiana arriva a Memorandum con un curriculum di collaborazioni davvero significativo. «Memorandum è il primo album in cui al di là delle collaborazioni sono autrice, arrangiatrice, direttore artistico, produttrice artistica ed esecutiva, tecnico audio, grafico, sceneggiatrice, pittrice… Sono fiera di me, anche se so che non sono mai contenta. Non so cosa ne verrà, so che ho fatto Memorandum perché era un desiderio, un obiettivo». Memorandum è un album solista, ma ancora di più - come sottolinea orgogliosamente l'autrice - un lavoro corale, con il quale Fabiana ha messo insieme desideri, ambizioni, la propria esperienza di musicista e interprete e il proprio patrimonio di collaborazioni, sviluppate con generosità nel corso degli anni.  Memorandum è nato dall’esigenza artistica e personale dell’autrice di raccontare se stessa e la sua voglia di condividere la sfera della creatività musicale e immaginifica. Un lungo periodo di riflessione, di raccolta di energie, di chiacchierate con i suoi amici, musicisti e non, l’ha guidata lentamente al concepimento di un fitto reticolo di motivazioni, legami, ispirazioni, influenze e suoni che hanno pervaso il nuovo disco. Undici canzoni scritte con vari autori (Ciro Tuzzi degli Epo, Marco D’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio e Alessio Arena), realizzate grazie all’incontro con Luigi Esposito e Bruno Tomasello prima, con Umberto Lepore e Salvatore Rainone poi, infine con Bruno Savino di SoundFly, perfezionate con la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D'Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek Di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D'Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello). Le undici canzoni di Memorandum formano un ciclo tematico che descrive i momenti di una giornata fatta di emozioni e non di ore. Come per una giornata qualsiasi le emozioni sono caratterizzate da una propria luce, quindi si susseguono le canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), le canzoni del dopo pranzo (Me passa ‘o ggenio e L’albero di Carnevale), le canzoni della sera (Sospesi a Corso Malta, Era sulo ajere, Citofonare Martone), quella di una notte insonne (La quadratura della luna) e le canzoni dei sogni, di quelli belli e di quelli brutti (Il fuoco e Sirena). Ogni canzone inoltre è strettamente legata a un luogo, dagli ambienti natii di San Giorgio La Molara a vari luoghi di Napoli (Corso Malta, la tangenziale, Piazza Bellini, il Parco Nazionale del Vesuvio etc.). Ancora una volta Napoli è straordinaria fonte di ispirazione: «Quando a 18 anni venni a Napoli per l’università la vitalità di questo posto ebbe su di me un impatto sconvolgente, nel vero senso della parola, e non nascondo che passare dalla calma del paese alla “ammuina” di Napoli non è stato semplice nonostante la gioia di poterla finalmente vivere appieno questa “ammuina”. Molto lentamente e indissolubilmente mi sono legata a questa città, alle sue atmosfere e alla sua gente, e io mi sento appartenere a questa mistura di contraddizioni che la animano in ogni manifestazione». Per un lavoro così variegato e policromo, Fabiana Martone ha pensato di attingere alla sua esperienza nel mondo dell'arte: Memorandum esce infatti con un Artbook contenente undici tavole 18x18, una per canzone, realizzate da artisti come Martina Troise (illustratrice), Cyop e Kaf (writers), Nikkio (disegnatore/tatuatore), Clelia Leboeuf (illustratrice), Nando Sorgente (pittore), Nicola De Simone (pittore), Dario Protobotto (pittore/disegnatore), Vincenzo Aulitto (artista), Alexandr Sheludko (pittore), Alessandro Rak (disegnatore, illustratore), ognuno dei quali ha interpretato un brano alla luce della propria personalità, raccontando visivamente il disco.
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«Sono un cantautore e continuerò ad esserlo»: il disco d'esordio del napoletano Davide Esposito con il suo progetto tra canzone, rock contemporaneo e uno sguardo al passato. Presenta una cover de 'Le formiche' di Lucio Battisti
Canzoni di anime e animali: il debutto di Cicala!

CICALA
CANZONI DI ANIME E ANIMALI
11 tracce | 50 minuti
Disp. su Spotify, iTunes, YouTube,
Deezer, Amazon, GooglePlay

«Sono un cantautore e continuerò ad esserlo anche se non riuscissi a vivere di sola musica. Cercherò con i miei tempi e con la mia onestà intellettuale e artistica di far crescere il mio pubblico, non solo da un punto di vista numerico». Un cantautore giovane e deciso, fiducioso, maturo. Davide Esposito, in arte Cicala, debutta con Canzoni di anime e animali, un lavoro con il quale presenta le sue canzoni ma soprattutto rivela la consapevolezza di voler dialogare con il pubblico, immaginando di crescere insieme ai suoi ascoltatori. Dieci canzoni inedite e una cover di Lucio Battisti che hanno il compito di rivelare al pubblico l'orizzonte di musica e parole, l'immaginario narrativo, il mondo interiore del cantautore napoletano. Davide "Cicala" Esposito è nato a Napoli nel 1990. Cresciuto nella musica, ha mostrato immediatamente naturalezza nella composizione, nel creare melodie e giri armonici. L'esperienza nella band Onda33 gli è servita per migliorare sia la scrittura che la credibilità nella performance live, una significativa eredità portata nella lavorazione del suo primo album, al quale hanno partecipato Diego Arienzo (chitarrista), Mario Urciuoli(bassista), Riccardo Bottone (batteria), il cui contributo ha fatto nascere il progetto musicale Cicala. Alla fine del 2018 sono usciti i singoli Penso e Il saggio tiranno, che anticipano Canzoni di anime e animali. Il titolo allude a una narrazione, a un filo conduttore che Cicala ha inquadrato nel rapporto tra gli animali - in chiave simbolica - e l'animo umano. La canzone italiana ancora una volta è il luogo ideale e reale di un'introspezione, di un'analisi dell'essere umano. Nel caso di Cicala è una canzone che guarda tanto al classic rock britannico (da John Lennon agli Oasis) quanto al mondo del cantautorato nostrano, storico e recente. Dichiara Esposito: «Cicala è un esplicito riferimento alla Cicala e la formica di Esopo, che viene interpretata quasi sempre, a mio modo di vedere, in modo semplicistico. Quella di Esopo è una vera e propria rappresentazione di due differenti approcci tipici dell'animale uomo. Nella mia visione il mondo umano, che è parte integrante di quello animale, potrebbe essere diviso in due metà: da una parte quelli che definisco uomini "formica" e dall'altra i “cicala”. I primi, previdenti e dediti al lavoro, spendono il loro tempo e la loro vita facendo ciò che si sentono in dovere di fare ma non abitano mai nel presente, che è l'unico tempo esistente. I “cicala” invece vivono il momento, disinteressandosi dell'avvenire, rischiano di rimanere vittime dell'imprevedibile, ma colgono il senso più pieno della vita. Canzoni di anime e animali è il tentativo di rispondere alla domanda più importante, quella all'origine dell'umanità: "chi sono io?"». Davide Esposito ascolta Beatles, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, U2, Police, Alanis Morissette, Jeff Buckley, Verve, Incubus, Negrita, Oasis, Ryan Adams, Stereophonics, Foo Fighters, Carmen Consoli, Subsonica, Starsailor. Un ascolto speciale, divenuto amore, va a Lucio Battisti, al quale Cicala dedica anche uno spettacolo di tributo. E in Canzoni di anime e animali compare anche una rilettura di Le formiche, un misconosciuto pezzo battistiano del 1968, assegnato all'epoca a Wilma Goich: «Battisti è il padre di tutti i cantautori italiani e prima o poi, se scrivi canzoni, ci devi passare per forza. Io per fortuna ho sempre ascoltato Lucio, anche grazie alla mia famiglia, che mi ha trasmesso questa passione per la sua musica. La sua intera produzione è senza tempo, mai vincolata ad un periodo storico in particolare, a una moda passeggera. Lucio Battisti è eterno, così come la sua musica. Le formiche è una canzone bellissima e controcorrente, tra le meno note della sua produzione, che però si incastra perfettamente con il mio racconto». Davide Esposito è napoletano, proviene da una delle grandi città della musica e da Napoli avvia il suo percorso, cosciente non solo delle fonti di ispirazione e delle possibilità di fare rete ma anche delle difficoltà. «Napoli è piena di talenti musicali e questo da un certo punto di vista potrebbe rappresentare un ostacolo. Sta diventando davvero complicato farsi notare, nonostante poi tutta questa “competizione” sia più uno stimolo che altro. Adoro fare network con altri musicisti della mia città, condividere palchi, scambiare idee, farmi contaminare dal loro stile. Mi piace citare nomi come Daniele Montuori (in arte A Smile from Godzilla); Antonio Paduano; Le Fasi; Luigi De Crescenzo (Naea); Valerio Ruotolo (Diatriba), ma ci sono tanti altri emergenti che meriterebbero maggiore attenzione». Dopo due singoli e il video di Il saggio tiranno, uno degli episodi più rappresentativi del nuovo disco, Cicala è pronto con il percorso di promozione: presto Davide Esposito sarà protagonista di nuovi concerti e videoclip, con la stessa positiva e costruttiva urgenza con cui sono nati i brani di Canzoni di anime e animali. Davide "Cicala" Esposito: Voce/Chitarra; Diego Arienzo: Chitarra; Mario "Uryo" Urciuoli: Basso; Riccardo Bottone / Mauro D'Ambrosio: Batteria.

Info:
Cicala Facebook: https://www.facebook.com/cicalapage/
Cicala YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCLUOqALOSRaXcqDBrRdBN5w
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NOVITA' DISCOGRAFICHE DI CARTADAMUSICA

LA STRANA STORIA DI STELIO GICCA PALLI & COMPAGNIA BELLA
DI CUI ANCHE SI RACCONTA NEL NUOVO DISCO
LE FRASI NON DETTE
(CD, 2019, FORWARD MUSIC ITALY/MATERIALI MUSICALI)

TORNA ALLO SCOPERTO UNO DEI DUE AUTORI DI LELLA A PARTIRE DALLE ORE 20:30
IL 4 DICEMBRE A ROMA, ALL’ASINO CHE VOLA IN OCCASIONE DI SO' STATO IO - LELLA 50 ANNI DOPO LA GRANDE FESTA LIVE PER LA CANZONE CHE VINSE LA CENSURA

Proprio come in un antica saga popolare uscita dalle penna di Charles Dickens….. Venuto al mondo in una comune di ragazzi  usciti dalla guerra e dal fascismo e vogliosi di libertà,  democrazia e – perché no ? – divertimento. Il suo nome venne scelto in libere votazioni imponendosi per poco  nei confronti di un nome anarchico ( Germinal : orrore! ) Padre canterino e suonatore (in casa  c’è ancora una chitarra artigianale Paralupi  del 1950). Zii scrittori, sceneggiatori, registi…. Impara a strimpellare la chitarra sfuggendo  alla didattica classica paterna (chitarra appoggiata alla coscia  sinistra: tipo Segovia, per intenderci). Incontra a Ponza alcuni  reduci  del “Ci ragiono e canto “ di Dario Fo e si interessa alla musica popolare. Coinvolge l’amico e compagno di scuola Edoardo De Angelis e insieme cominciano a cantare  nello storico  Folk Studio di Via Garibaldi   a Roma. E, dopo un po’, cominciano a comporre canzoni un po’ diverse dal mainstream allora vigente. Tra cui una ballad country in romanesco intitolata “Lella”. Apprezzata dai discografici, viene incisa e portata al Cantagiro del 1971 accolta in maniera insperatamente lusinghiera dalla critica  (e anche dal pubblico astante);  ma,  per oscuri motivi (o forse nemmeno tanto oscuri ), ne viene bloccata  la  diffusione radiotelevisiva. Stelio si incazza e si tira fuori dal giro; ha un possibile redditizio mestiere a portata di mano e non vuole  sottostare a ordini di scuderia discografica che ritiene poco dignitosi. Per molti anni coltiva il redditizio mestiere, ma sempre col rimpianto di non essere stato capace di trovare quel compromesso che allora serviva. Compra un pianoforte e comincia a zapparlo; dopo tanti anni ora è in condizioni di suonarlo in maniera decente (dicono i soliti amici piaggisti). Poi si stufa del mestiere redditizio e decide di entrare nuovamente nell’agone.  Incide  un album di canzoni e poi un altro, che si intitola "Le frasi non dette" ed esce il 4 dicembre 2019 insieme ad un 7" in edizione limitata che raccoglie su di un lato la registrazione originale di Lella e sul suo opposto la versione acustica 2019 con le voci dei due autori. Confida nell’entusiastica accoglienza del pubblico.  La Compagnia Bella? Ovviamente gli amici del precedente album: Primiano De Biase, a pianoforte, tastiere e fisarmonica,  Simone Talone  Federicuccio, alle percussioni, Renato Gattone, al contrabbasso. Novelliere urbano per natura, cantautore per incidente, Stelio torna a disegnare storie.  I testi sono tutti di Stelio Gicca Palli, voce di tutte le canzoni, così come le musiche, molte delle quali sono state scritte a quattro mani con Primiano De Biase. L’arrangiamento è di Primiano De Biase, Simone “Federicuccio” Talone e Stelio Gicca-Palli stesso. Lo scrittura di Stelio resta al centro con il suo tratto graffiante e il suo sguardo impietoso. Melodie e arrangiamenti, pur nella linea della più classica canzone d’autore italiana, non sono mai scontati. Le frasi non dette punta l’attenzione su rapporti esistenziali quanto meno irrisolti, se non anche conflittuali, che evidenziano la sostanziale solitudine dell’essere umano. Facendosi portavoce di un curioso ossimoro: l’uomo, in definitiva, è un  animale  sociale (e lo è per definizione scientifica) solitario.

FRANCESCO GIUNTA
TROPPU VERY WELL
Non si arresta l’attività della sua nuova etichetta IL CANTAUTORE NECESSARIO etichetta che sta per pubblicare il primo disco live di FRANCESCO GIUNTA, cantastorie e narratore siciliano, drammaturgo di razza, da oltre trent’anni nel campo del recupero del patrimonio linguistico e musicale della sua regione. Disco allegro già nel titolo: TROPPU VERY WELL, che si avvale della produzione artistica dello stesso Edoardo De Angelis e che in copertina si arricchisce della sapienza di MARCO DE ANGELIS, disegnatore, illustratore e grafico italiano tra i più importanti (Repubblica, Espresso, Il Popolo, Le monde, New York Times, The Washington Post, per citare alcune delle sue collaborazioni).

LUCA MADONIA 
LA PIRAMIDE
(Viceversa Records/ Audioglobe / Believe – 29 Novembre 2019)
“Per la scrittura e il titolo del disco mi sono ispirato alla “Piramide dei bisogni” di Maslow. Questi, con uno dei modelli più interessanti e dibattuti degli ultimi decenni, crea una gerarchia dei bisogni che determinano la crescita e la formazione dell’uomo durante tutta la sua esistenza. La musica e tutto ciò che vi ruota intorno, ma anche la vita, la conoscenza, la salvezza, la maturità, la realizzazione personale nei rapporti umani fanno parte dei miei bisogni e tutto questo si ritrova nelle canzoni del mio nuovo lavoro. Ma “ La Piramide” è intesa anche come simbolo di elevazione, come speranza di illuminazione per raggiungere vette più alte e così capire meglio la nostra condizione terrena.” Una macchina del tempo “La Piramide”, che ci fa viaggiare dalle sonorità più attuali a ritroso fino a quegli anni meravigliosi dei dischi registrati con lentezza e ispirazione, delle grandi orchestrazioni, archi e ottoni che provano le accordature in una grande sala in penombra illuminata solo dalle lucine sugli spartiti. Un disco che pone in cima alla “piramide dei bisogni” quella voglia di fare le cose, la Musica, insieme, con gli amici di una vita, chiamati a partecipare a questa elegante e divertente festa senza l’assillo del marketing e il sensazionalismo di accoppiate improbabili. Il lavoro di un artista maturo, attento e pacificato che ben lungi dal chiacchiericcio polemico sul panorama musicale odierno, indica semplicemente una via “altra” restando coerente con la sua personalissima narrazione del mondo, degli uomini, dell’Amore.

GERARDO BALESTRIERI
omaggia Corto Maltese nel nuovo concept album intitolato
CANZONI DEL MARE SALATO
(Dal 22 novembre 2019 - Egea distribuzione)

“ Il 26 luglio 1864, sotto un forte vento da nord est
un magnifico yacht stava solcando a tutto vapore le acque del Canale del Nord.”
Jules Verne

L'idea di pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese, senza che nell'album Corto sia mai menzionato, di attraversare con la musica i testi e le storie del marinaio gentiluomo di fortuna creato da Hugo Pratt, è acquatica-mente balenata a Balestrieri un po' di tempo fa. Il risultato è questo concept album che percorre cronologicamente dieci anni di avventure di Corto a partire dal 1913 anno in cui è ambientata Una ballata del mare salato. Un disco che canta personaggi e caratteri reali e immaginari. Da Pandora a Rasputin, Tiro Fisso e Bocca Dorata, Tristan Bantam, Banshee, Cush, Morgana, Butch Cassidy, Enver Pasha e molti altri. Balestrieri è partito dalla stesura dei testi per poi arrivare alle musiche cercando il gusto esotico dello stesso Pratt che di musica ne sapeva. Una circumnavigazione onirica tra buffo ed esotico, oscurità, abbandono e meraviglia che parte dalla Melanesia, attraversa Sud America, Africa, Europa, il medio e l'estremo oriente per concludersi in Argentina. Un disco che ha come intermezzo una filastrocca dedicata alla laguna di Venezia, alla città e ai suoi pesci; canzone non prevista arrivata da sola con la fine pronta prima del suo inizio, quasi a non voler contraddire lo stesso Pratt quando sosteneva che per scrivere una buona storia occorre avere ben chiaro il finale.

CHIARA MINALDI - LE PAROLE HANNO UN'ANIMA
DAL VIVO IL 20 NOVEMBRE AL TEATRO JOLLY DI PALERMO
Dopo la vittoria al Premio Bianca d’Aponte nel 2016, CHIARA MINALDI per il suo secondo album “Le parole hanno un’anima” (autoprodotto in distribuzione digitale dal 4 novembre 2019), il primo con brani inediti, ha scelto di cantare in italiano. Un disco che attraversa i territori del jazz, del pop e della canzone d’autore, un vero e proprio nuovo debutto, dopo che per il precedente "Intimate" aveva scelto un repertorio in inglese di tutti brani cult-pop che andavano da Joni Mitchell ai Massive Attack, dai Beatles a Sting, passando per Air e James Taylor. Un disco fortunato con cui aveva anche conquistato la prima posizione della chart–list Pop/Jazz della Corea del Sud, precedente questo che l'ha convinta  a produrre parallelamente all'album anche un EP per la RNC Music con quattro brani riadattati in inglese. Il primo singolo “L’estate non è” intanto è già fuori, accompagnato da un vero e proprio instant-video fatto d'immagini “rubate” dall’archivio dei ricordi di famiglia che lei stessa ha montato e che la ritraggono bambina cresciuta in mezzo al mare tra Palermo e Agrigento. Guarda il video: http://bit.ly/lestatevideo. Chiara Minaldi nasce ad Agrigento e da giovanissima intraprende lo studio del pianoforte e consegue il Diploma di Teoria e Solfeggio. Si trasferisce a Palermo dove tutt'ora vive e frequenta i corsi di canto e piano jazz del Brass Group con insegnanti come Maria Pia De Vito, Lucy Tarsia, Flora Faja, Diego Spitaleri e Giovanni Mazzarino. Inizia a collaborare con Mauro Schiavone, che riveste un ruolo fondamentale anche nei suoi dischi insieme al paroliere Francesco Cusumano (Musica Nuda, Mauro Ermanno Giovanardi), oltre alle collaborazioni con Riccardo Lo Bue, Giuseppe Urso, Luca Lo Bianco, Giuseppe Milici, Sebastiano Alioto, Orazio Maugeri e tanti altri. Ha un curriculum di tutto rispetto e ovunque si evidenziano le sue spiccate doti vocali e pianistiche: a Graz per “Il Ballo di Casanova” nel 2007 e nel 2010, a “Piazza Jazz 2010”, a Piacenza per  il “Premio Chicco Bettinardi” e a “Lucca Donna Jazz” nel 2011,  premiata “Venere del Mediterraneo 2015” e doppiamente premiata al “Bianca d'Aponte” nel 2016. Ha duettato con Rossana Casale, Fabio Concato, Pippo Matino, ha aperto concerti di Teresa Salgueiro, Mario Venuti, Antonella Ruggero, ha fatto parte del progetto discografico e live della grande orchestra jazz Made in Sicily, è stata invitata all'International Jazz Day a Siracusa 2016 e 2018 in quest'ultimo a fianco di Nicky Nicolai e alla Catania Jazz Marathon 2015 organizzata da Catania Jazz oltre che sul palco di Piazza Castelnuovo a Palermo per la notte di Capodanno 2016.
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Esce FERITE & FERITOIE di Paolo Capodacqua
Dopo trent’anni dal suo primo album (Memorabilia) e tanta, tantissima musica condivisa con Claudio Lolli e firmando delicatissime canzoni per bambini, Paolo Capodacqua torna alla discografia firmando ferite&feritoie che esce per Storiedinote.fr, nei doppi panni di editore e label. Una vita spesa per e attorno alla canzone d’autore, Capodacqua ci apre la sua personalissima finestra sulla poesia civile intessendo canzoni ricche di potenti riferimenti letterari (da Riccarelli a Saint-Exupery) e di note intime ed appassionate. L’album è anticipato dall'emozionante singolo Gli occhi neri di Julia Cortez dedicato alla tenerissima figura della maestrina, l’ultima con cui ha comunicato Che Guevara prima della sua esecuzione. Il singolo è accompagnato da un piccolo gioiello in video firmato da Enzo De Giorgi.  Numerose le collaborazioni che affastellano di preziosismi questo album. Dalla presentazione di Angelo Ferracuti ai contributi di vecchi e nuovi compagni di strada di Paolo: da Roberto Piumini, in voce e testo, a Kay Mc Karthy, passando per Pippo Pollina, Michele Gazich, Flaco Biondini, Nicola Alesini, Roberto Soldati, Giacomo Lelli, fino all’attrice Naira Gonzalez. ferite&feritoie: un taglio nella tela, un unico taglio nell’anima inteso come punto di vista ambivalente ed empatico per tracciare una humanae historiae che, con lucidità e commovente poesia, ci narra dell’Olocausto e di Giovanni Falcone, di naufraghi della vita e di passaggi esistenziali, di aviatori, segreti amanti e ladri improbabili, ma anche di Julia Cortez, la maestrina de La Higuera che parlò con il Che nei giorni della sua detenzione. Un disco percorso da invenzioni melodiche accattivanti sulle quali si innesta una lingua raffinata e colta, degna della migliore tradizione della Canzone d’autore italiana. Il tutto cucito dai sapienti arrangiamenti del M° Giuseppe Morgante. Dieci brani originali e una cover in bonus-track, una interpretazione intimista ed originale di un vecchio brano di Francesco Guccini, L’albero ed io, impreziosito dalla chitarra di Flaco Biondini che del cantautore emiliano è stato lo storico chitarrista. Un disco denso, insomma, controfirmato da un altro ritorno, quello dell’ Etichetta Storie di Note, che da anni opera in Francia e che ha deciso di riaffacciarsi sulla scena musicale italiana proprio con Paolo Capodacqua ed il suo ferite&feritoie.
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YOSONU
esce in digitale
“Namastereo”
Il terzo album dell’“one man orchestra” Giuseppe Costa, in arte YOSONU.

Mercoledì 1 aprile esce in digitale “Namastereo” (La Lumaca Dischi / Audioglobe), il terzo album di Giuseppe Costa, in arte YOSONU. All’interno del disco la collaborazione eccezionale di Enrico Gabrielli che arriva “a sorpresa” con ben 6 clarinetti bassi nel brano “Cucumanda”, primo estratto uscito con videoclip: un brano dall’incedere potente e articolato, con la voce che alterna sussurri e “mantra dialettali” a ritmiche scomposte. Ecco il video. Un album in cui YOSONU ha suonato batterie elettroniche, percussioni, voci, kalimba, beatbox, marranzano vietnamita, body percussion, bidoni e oggetti e che rappresenta per la “one man orchestra” il manifesto del suo nuovo sound, il “free-pop”: “libero, psichedelico, articolato, evocativo, ossessivo, politico, elettronico, industriale, popolare -  racconta il polistrumentista calabrese - L’utilizzo del suono degli oggetti e lo studio delle possibilità della voce passano da una massiccia effettistica, che rende il lavoro più vicino a sonorità sintetiche/industriali e spesso psichedeliche. Complesse poliritmie, riff in loop che divengono "mantra", uso di oggetti quotidiani, voci filtrate e diplofonie sono il trademark di questo esperimento dalle influenze molteplici e singolari: dagli Area a Bobby Mc Ferrin, dai Justice agli Einstürzende Neubauten”. “Namastereo” è composto da nove brani: il primo è “38.515712”, prima composizione di Yosonu scritta per ensemble: fagotto, violoncello, violino, flauto traverso, basso, chitarra e percussioni per un brano registrato in presa diretta che spiazza e crea la tensione perfetta per entrare nel disco. Il secondo è “Cucumanda” con la partecipazione dell’ispiratissimo Enrico Gabrielli.  Poi “Tristi per caso”: una scura pulsazione fa da impalcatura all’ingresso progressivo di suoni e di voci malinconiche che somigliano a un rito, che sembra tenersi nel riverbero di un’industria abbandonata. Il brano “Mono Moon” è il momento più “heavy” dell’album: fra le batterie spezzate si affacciano voci così filtrate che fanno sembrare senza peso i corpi che le emettono: niente fantasmi, è solo assenza di gravità. In “Silence”, la voce mediterranea di Lavinia Mancusi si muove con leggerezza sulle frequenze elettroniche e tra i rumori acustici di questa “colonna sonora senza film”. “This journey” è una traccia sospesa, come la condizione del protagonista (delle migliaia di protagonisti) di cui racconta. Inusuale per Yosonu: pochi elementi e voce delicatissima, bano Intenso con un epilogo coinvolgente e inaspettato. Dopo la parentei elettro-rock di “?”, il disco si avvia al termine con “See more” in cui Yosonu si ispira a “Brigante se more”, ma sceglie di non farne la rilettura: la voce è l’unica protagonista e si fa carico sia di trasferire il messaggio sia di tenere in piedi l’intero brano e “16.164102”: l’ensemble (+1) che ha aperto le porte dell’album suona per condurre il visitatore verso l’uscita. Forse però sta già ricominciando il giro, il viaggio.  L’album è composto, arrangiato (il brano “See More” arrangiato insieme a Valeria Cardullo) e prodotto da Giuseppe Costa. Tutte le voci sono state riprese da Alessio "Lex" Mauro nella cave degli AllmyfriendzareDEAD, a Reggio Calabria. Enrico Gabrielli ha suonato i clarinetti bassi su "Cucumanda" (ripresi da Fabrizio Chiapello, al Transeuropa Recording Studio, Torino) e Lavinia Mancusi ha cantato su "Silence" (ripresa da Mauro Menegazzi, a Manziana - Roma). "38.515712" e "16.164102" sono stati registrati dal vivo al LM Recording Studio di Reggio Calabria da Alessio "Lex" Mauro con: Giuseppe Federico al fagotto, Mario Licciardello al violoncello, Domenico Modafferi al violino, Eliana Moscato al flauto traverso, Valeria Caudullo al basso elettrico, Davide Mezzatesta alla chitarra elettrica, Yosonu alle percussioni. Mixato da Carmelo Scarfò e Giuseppe Costa. Masterizzato da Carmelo Scarfò e Alessio Mauro al Nunu Lab, Mammola (RC). Illustrazioni e grafiche di Massimo Sirelli, che ha operato come freelance su progetti riguardanti grandi marchi (Ferrero, Seven, Fiat, Rai, etc) e i cui lavori sono stati pubblicati su importanti libri di graphic design. Yosonu è il progetto di Giuseppe "drumz" Costa, batterista (dal 1997) ha suonato in diverse formazioni (Adriano Modica, Carmine Torchia, Marvanza, Teresa Mascianà e altri), docente di body percussion e propedeutica musicale per bambini e adulti, anche architetto. La “one man orchestra” conta 300 concerti in 4 anni tra club, caffè letterari, raduni buskers e festival (con Alborosie, Uzeda, Afterhours, Gogol Bordello, Wrongonyou e altri). È stato in classifica KeepOn tra i migliori live di marzo 2018 in Italia. Nel disco Happy Loser (CNI Unite, 2017) ha ospitato John Egan - eccentrico flautista degli Ozric Tentacles e dei Dream Machine - e il grande Paolo Tofani, chitarrista storico degli Area e ricercatore instancabile, che proprio con Yosonu forma il duo "Battiti Alti". Ha portato in tour anche la sonorizzazione di Wall-E, ormai tra i classici dell'animazione Pixar. Con l’album GiùBOX (CNI Unite, 2016) ha ottenuto il patrocinio di Legambiente e il marchio di progetto “green” per la sua attenzione al tema del riuso e riciclo in composizioni e concerti suonati senza strumenti convenzionali (è stato invitato al TEDx come speaker e performer per approfondire).

www.lalumacadischi.com - www.yosonu.com
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BRIAN FALLON - LOCAL HONEY

Brian Fallon, cantante, chitarrista e leader dei The Gaslight Anthem, torna con 'Local Honey', nuovo album solista per la sua Lesser Known Records. Il disco in uscita il 27 marzo è stato anticipato dai due singoli '21 Days' e 'You Have Stolen My Heart'. Brian Fallon presenterà il nuovo album dal vivo anche in Italia, atteso il 5 maggio al Magnolia di Milano, accompagnato dalla sua live band, The Howling Weather. LOCAL HONEY segna il ritorno discografico solista di Brian Fallon, terzo album per la celebre voce dei the Gaslight Anthem. Il nuovo album arriva a due anni dall’ottimo ‘Sleepwalkers’, ed è stato prodotto dal vincitore di un Grammy Peter Katis (già al lavoro con The National, Death Cab for Cutie, Interpol, Frightened Rabbit). Per ‘Local Honey’ l’artista del New Jersey ha scritto dei testi intimisti e personali e si è ispirato all'Americana cercando una via contemporanea al classico sound statunitense. Brani come ’21 Days’, Horses’ e ‘Hard Feelings’ offrono uno spiraqlio nel quotidiano di Brian Fallon. “Ogni singola canzone parla del presente – dice Fallon – Non c’è niente in queasto disco che abbia a che fare con il passato o anche con il futuro. Non parla di sogni gloriosi o fallimenti, ma solo della vita e di come la vedo io”.'Local Honey' è il primo lavoro di Brian Fallon per la sua label, la Lesser Known Records, lanciata in partnership con il sempre più importante distributore di Nashville Thirty Tigers (Santana, Jason Isbell, Sturgill Simpson, John Prine) e riflette lo spirito DIY che il cantante dei Gaslight Anthem ha sempre condiviso durante la sua carriera. Fallon presenterà ‘Local Honey’ con un tour mondiale che lo porterà anche in Italia, atteso il 5 maggio al Magnolia di Milano. Per il lungo tour sarà accompagnato dai The Howling Weather, ovvero la band con cui è si esibisce dal vivo per presentare il suo materiale solista.
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DIMITRI GRECHI ESPINOZA
“The Spiritual Way”

The Spiritual Way è il terzo capitolo del progetto Oreb di Dimitri Grechi Espinoza, in uscita il 20 Marzo (al momento soltanto in digitale) per Ponderosa Music Records. Oreb è un altro nome per indicare il monte Sinai, teatro dell’incontro di Mosè con Dio, nome scelto per sottolineare il desiderio dell’artista di riportare con questo progetto, che ha avuto inizio nel 2014, la musica alla funzione primigenia di dialogo con il sacro. Il disco è stato registrato nel Battistero di Pisa in sassofono solo e riverbero naturale senza compressioni per non alterare il suono e le dinamiche naturali sviluppate dall’edificio, ed è frutto dello studio che l’artista sta portando avanti da molti anni sul rapporto fra suono e spazio-sonoro e sul suo significato spirituale. Le note profonde e dilatate di The Spiritual Way risuonano di suggestioni che rimandano al duduk armeno di Djivan Gasparyan, la spiritualità free di John Coltrane, le tradizioni nomadi del Sahara e la ripetitività di John Surman. In questo terzo album Dimitri affronta il tema delle virtù spirituali, ritenendo importante riproporlo in tempi come questi, apparentemente così poco spirituali. Attraverso la sua musica, ha cercato di dare eco e risonanza a uno scritto della tradizione cinese che delinea un percorso di ascesi interiore e ne esprime sinteticamente i principi chiave. “Per sviluppare le virtù naturali un uomo lavora prima di tutto a perfezionare se stesso. Per perfezionare se stesso, prima di tutto regola i battiti del proprio cuore. Per regolare i battiti del cuore regola il respiro, per regolare il respiro concentra la mente. Per concentrare la mente rende perfetta la volontà, sviluppando il più possibile le conoscenze. Le conoscenze si sviluppano penetrando l'essenza delle cose. Penetrata l'essenza delle cose la conoscenza raggiunge il suo grado più elevato. Quando la conoscenza è arrivata al suo grado più elevato, la volontà diventa perfetta. Perfetta la volontà la mente diviene stabile. La mente stabile calma il respiro così che anche i battiti del cuore diventano regolari. Regolati i battiti del cuore l'uomo è privo di difetti. L'uomo privo di difetti è in equilibrio e opera con equanimità, compassione, giustizia e rettitudine nel Mondo.” Dimitri Grechi Espinoza è nato a Mosca nel 1965. Ha frequentato il Jazz Mobile di New York e completato i corsi di alta qualificazione professionale presso Siena jazz con P. Tonolo. Nel 2000 ha fondato il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore che nel 2014 ha ottenuto il 2 posto nella classifica della rivista Musica Jazz come miglior gruppo italiano. Nell'agosto del 2001 è stato invitato a suonare al festival Panafricano a Brazzaville (Congo). Dal marzo 2002 al 2003 ha collaborato con Goma Parfait Ludovic, direttore della compagnia congolese Yela wa, nell'ambito della ricerca sulla tradizione della musica di guarigione africana con seminari e spettacoli. Dal 2004 svolge la sua attività principalmente in due direzioni: l’applicazione dei risultati delle ricerche nelle culture tradizionali alla musica del gruppo Dinamitri Jazz Folklore e al concerto in solo “Oreb” e all’attività didattica. Dal 2012 al 2014 è stato direttore musicale del progetto europeo “Azalai-carovana nomade”.
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CHIARA PANCALDI - PRECIOUS

Dopo i concerti in anteprima a Parigi, Londra, ed Essinglen, Chiara Pancaldi pubblica il nuovo album Precious, il terzo per l’etichetta olandese Challenge Intl. L’album è il frutto di un lungo percorso intrapreso alcuni anni fa dalla cantante con la scrittura. Dopo anni di lavoro come interprete Chiara ha maturato l’esigenza di cimentarsi con la composizione nel tentativo di produrre qualcosa che la rispecchiasse, dove poter fare confluire tutta la musica che ha ascoltato e ama. Questo repertorio ha svariate influenze, dal jazz alla musica brasiliana alla folk song d’autore. Le canzoni sono tutte scritte in inglese o in portoghese, due lingue che si prestano in maniera ideale alle melodie e alle atmosfere che questi brani delineano. Le musiche sono interamente composte dalla Pancaldi, ad eccezione di un brano di Stevie Wonder (You and I) e un brano di Darryl Hall (Urban Folk Song) mentre i testi sono in alcuni casi della cantante, in altri sono in collaborazione con Julia Hart, una giovane e promettente cantante e film-maker canadese che vive a Londra. Ogni canzone è come una porta che si apre verso mondi inesplorati e rivela intime prospettive nella musica, nei sentimenti, nelle esperienze, nella vita. Le sue canzoni parlano della propria vita, dei problemi, delle gioie e i dolori, dell’amore che ha ricevuto, parlano della famiglia, della sua storia, della maternità e infine parlano anche della musica, che è stata ed è centrale nel suo percorso. CHIARA PANCALDI voce; ROBERTO TARENZI pianoforte; DARRYL HALL contrabbasso; ROBERTO PISTOLESI batteria; Feat. GIANCARLO BIANCHETTI chitarra; DIEGO FRABETTI tromba.

video “Nothing but Smiles
www.chiarapancaldi.com - www.challengerecords.com
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RICERCARE
Daniele Di Bonaventura
clavicordo

UR Records è orgogliosa di presentare “Ricercare”, il nuovo disco di Daniele Di Bonaventura. Un album che vede il grande bandoneonista jazz marchigiano (collaboratore di artisti del calibro di Paolo Fresu, Miroslav Vitous e Uri Caine tra gli altri) alle prese con il Clavicordo, strumento pre-barocco risalente al XIV secolo. L’opera è costituita da una serie di “ricerche” musicali nelle quali Di Bonaventura esplora le inconsuete caratteristiche sonore di uno strumento il cui utilizzo ha pochissimi precedenti nell’ambito della musica jazz: il più importante è indubbiamente quello di Keith Jarrett coni lo suo “Book of Ways” album pubblicato nel 1987 per ECM. Di Bonaventura con le sue composizioni crea un piccolo mondo antico che, attraverso il linguaggio dell’ improvvisazione jazzistica, si sviluppa attraverso sentieri musicali ispirati da un lato al minimalismo novecentesco e dall’altro alla commistione della tradizione afroamericana con il bel canto della musica colta europea. In uscita il prossimo 26 gennaio su tutti gli store digitali e in distribuzione su www.urrecords.com e www.jazzos.com 
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Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio
È il nuovo album di Teho Teardo in uscita venerdì 6 marzo 2020
videoclip del brano Systehme de Mr. Kirngerger

Esce venerdì 6 marzo il nuovo album di Teho Teardo dal titolo Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio, a cui seguirà anche un tour che è stato rinviato ad aprile a causa dei provvedimenti restrittivi del decreto ministeriale. Le nuove date sono: 14 aprile allo Spazio Alfieri di Firenze, 15 aprile al Circolo della Musica di Rivoli (Torino), 16 aprile al Bronson di Ravenna, 17 aprile all’Argo 16 di Mestre (Ve) e il 18 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Prossimamente, verranno comunicate anche le date di Roma e Genova. Questo nuovo lavoro di Teardo è interamente ispirato alla musica contenuta nelle pagine di uno dei testi iconici del ‘700, l'Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, la cui copia originale è custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha prodotto e commissionato l’album. E’ la prima volta che la Fondazione produce un’opera musicale. In Ellipses dans l’harmonie non c’è solo un omaggio all’Encyclopédie, ma anche una connessione politica con lo spirito dell’Illuminismo che ha guidato la genesi dell’opera e l’attuale necessità di luce davanti ai nuovi oscurantismi. Nella metà del 1700 - dichiara Teho Teardo - quando l’Encyclopèdie venne pubblicata divenne il testo cardine dell’Illuminismo, dovette lottare contro la chiesa e la sua censura, ma ebbe un impatto tale sulla società fino a contribuire alla Rivoluzione Francese. La mia connessione con questo testo, quindi, non è solamente artistica, c’è anche un aspetto politico: dopo circa tre secoli questa pubblicazione è ancora qui. Mi domando se anche noi saremo qui fra trecento anni perché la nostra è un’epoca caratterizzata da nuovi oscurantismi. L’Encyclopedie non rappresenta, quindi, un documento da museo ma il testimone che necessariamente deve passare da una generazione alla successiva, per continuare a immaginare mondi migliori. In questo progetto, l’archivio della Fondazione diventa protagonista del processo creativo, esempio di come si possa generare novità partendo dal passato. Teho Teardo narra qui in musica i percorsi e le storie che attraversano le pagine dell’Encyclopédie, riscoprendone il significato politico e il racconto segreto. Necessitiamo di più luce in questo momento - continua Teardo -, vorrei potessimo recuperare una parte dello spirito illuminista  per affrontare la nostra contemporaneità. Sarebbe un atto politico e sarebbe rivoluzionario. Alle origini dell’impresa culturale dell’Encyclopédie vi sono tre radici: la memoria, la ragione e l’immaginazione. Sono tre dimensioni che richiamano l’attenzione su altrettante necessità che ci interrogano ancora oggi: conoscere il passato per capire le origini dei problemi con cui oggi ci confrontiamo; esercitare la critica razionale per orientarci nella realtà senza rifugiarsi nello smarrimento di fronte alle sfide complesse che ci pone; continuare a pensare equilibri differenti per voler progettare un mondo diverso. Edito da Specula Records, Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio è una produzione originale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli con la collaborazione di CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli-Venezia Giulia. Attualmente Teho Teardo è nuovamente impegnato al fianco di Enda Walsh nella scrittura delle musiche per Medicine, il nuovo spettacolo del drammaturgo irlandese (già noto per aver scritto “Lazarus” con David Bowie ma anche il film “Hunger” di Steve Mc Queen), e sta scrivendo le musiche per un film della regista Ildikó Enyedi, Orso d’Oro a Berlino 2017.
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 MARCO BARDOSCIA - THE FUTURE IS A TREE

Il contrabbassista Marco Bardoscia pubblicherà il nuovo album “The Future is a Tree” per la Tǔk Music il 14 febbraio. L’artista salentino è ormai una presenza sempre più assidua nella storia dell’etichetta; da sideman è infatti coinvolto in 7 registrazioni, ed è inoltre tra i titolari dei cd Lumina e B.A.M., nati in seno all’etichetta stessa e poi confluiti in progetti musicali veri e propri che oggi sono parte integrante della vita musicale del nostro. “The Future is a Tree” è il suo esordio da leader vero e proprio, con un classico trio jazz, per la Tǔk Music. I due musicisti che lo accompagnano, e con cui la affiatata collaborazione dura già da diversi anni, sono pugliesi come lui: si tratta del pianista William Greco e del batterista Dario Congedo. I 9 brani originali nascono tutti dalla penna di Bardoscia e confermano la felice vena creativa che il musicista ha messo in luce fin dalle sue prime opere, contraddistinte da melodie incisive e da un lirismo intimo e rarefatto. Il lavoro è incentrato sul tema del tempo, sia cronologico, come nella suite iniziale dedicata alle quattro stagioni, che meteorologico, nei brani della seconda parte che rappresentano una riflessione sui danni causati dal cambiamento climatico. Un aspetto che sta particolarmente a cuore al suo autore, che è diventato padre da due anni e sente ancora di più la responsabilità di essere umano sullo stato del pianeta da lasciare ai nostri figli. La copertina raffigura un’opera della scultrice bresciana Paola Pezzi dal titolo “Rami-Matite”, che apre così un ciclo di collaborazioni con la Tǔk Music, e che durerà anche in alcune delle future copertine dell’etichetta. Le sue sculture sono realizzate con materiali tra i più vari, come matite, gessetti, cannucce e carta. Le sue opere sono state protagoniste di mostre presso importanti gallerie e musei tra cui la Galleria D’Arte Moderna di Roma, la Triennale di Milano e Palazzo Ducale a Mantova.
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Il Viaggio. L’omaggio per pianoforte di Francesco Di Giovanni all’eterno tema dell’errare

Dopo una prima fortunata uscita a tiratura limitata a maggio scorso, approda sui tutti i principali shop digitali (Spotify, Apple Music, Youtube) e in un numero selezionato di shop fisici (compreso Amazon) per Musitalia Il Viaggio, l’omaggio per pianoforte di Francesco Di Giovanni all’eterno tema dell’errare. Al pianoforte la compagna di vita e di musica Gabriella De Nardo. “Il Viaggio è la condizione in cui vivo e sono vissuto, e forse è la condizione in cui spesso inconsapevolmente vive ciascuno di noi. Poche valigie, sempre pronte, cuore in tumulto, e sogni, tanti sogni, soprattutto quello di dare un senso a qualcosa che non sei stato tu a stabilire, ovvero il semplice fatto di esistere.” Dopo il successo di Rock in Jazz, Francesco Di Giovanni torna alla sua formazione storica, quella classica, e lo fa contagiando il pianismo rigoroso di Gabriella De Nardo del suo linguaggio per chitarra, altrettanto rigoroso eppure pieno di incursioni nei linguaggi delle sue passioni di ieri e di oggi: il jazz e il rock. Ne esce un album delicato e assieme pieno di sorprese, composto eppure totalmente fuori dalle convenzioni. Oltre a Gabriella De Nardo, che ha contribuito su una traccia anche in veste di soprano, il cd vanta la collaborazione con la chitarra di Fabio Fasano e il pianoforte di Carlo Maria Cordio che duetta in Mari lontani, brano a quattro mani.
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Wood(Winds) at Work
I Novotono cantano il Legno
Autrecords - 2020

Esce il 17 febbraio per la  Autrecords Wood(Wind) at Work (per tutti i materiali cliccare sul Link), il nuovo viaggio nella dimensione del duo dei Novotono, il progetto dei fratelli Adalberto ed Andrea Ferrari. Al centro il legno nella doppia veste di elemento della Natura e di materiale di lavoro, di materia risonante e di oggetto da plasmare. Musicisti con alle spalle una famiglia di falegnami artigiani, Adalberto e Andrea abbracciano con il loro lavoro sul suono di strumenti della famiglia dei legni sulla poesia musicale il loro passato e il loro presente, la tradizione e la sperimentazione, il ricordo dei nonni e degli avi e la loro proiezione sull’oggi. Una ricerca raffinata che sceglie, con questo album, di mettersi a confronto anche con i tanti fabbricatori di ruote di carri, di mobili d’arte e di serramenti, inventori di oggetti d’uso quotidiani. Artisti del fare ieri, artisti del suono oggi. In una continuità gonfia di tenerezza, pregna del coraggio di un osare mai presuntuoso, ma soprattutto densa del desiderio di non dimenticare la propria storia e le proprie radici. Mai. Nel salto dall’artigianato alla musica, i Novotono, proprio perché i loro compagni di viaggio sono strumenti della famiglia dei legni, idealmente proseguono una tradizione, la stessa voglia di manipolare il materiale, di dargli una dimensione originale, personale, di trovare soluzioni belle ma soprattutto funzionali all’obiettivo,  la cura del dettaglio. 
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Fabrizio Bosso Spiritual Trio
Il nuovo album“Someday”
In uscita il 6 dicembre 2019

Lo Spiritual Trio di Fabrizio Bosso festeggia 10 anni di musica con un nuovo album dal titolo “Someday”, in uscita venerdì 6 dicembre per la Warner e un tour di otto concerti in Italia. Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto sugellano il loro decennale sodalizio con un terzo album che rende nuovamente omaggio alla musica nera, declinata nella sua variante Gospel e Spiritual. Prima data del tour, domenica 15 dicembre dal Blue Note di Milano, poi lunedì 16 alla Piazza Salotto/Skydome di Pescara, martedì 17 al Per Bacco di Taranto, mercoledì 18 all’Officina 72 di Agropoli (SA), giovedì 19 al Mercato Sonato di Bologna, venerdì 20 al Moro di Cava de’ Tirreni (SA), sabato 21 al Teatro Comunale di Gonzaga (MN) per finire domenica 22 al Teatro del Pane di Treviso. Il primo album del Trio, “Spiritual“ (2011), pubblicato dopo due anni di concerti, affrontava un repertorio radicato nella tradizione popolare nera (Nobody Knows the Trouble I’ve Seen, Down By The Riverside, When the Saint go Marchin’ in). In “Purple” (2013), il trio ha invece scelto di esplorare più a fondo quel mondo, alla ricerca di un repertorio – tanto tradizionale che moderno – in cui potersi esprimere al meglio (A Change is Gonna Come, Wide in the Water, Go Down Moses). Con “Someday", il passaggio ulteriore è quello di ampliare ulteriormente la ricerca fra brani che, pur non provenendo dalla tradizione Spiritual, possano essere reinterpretati in quella chiave e, soprattutto, essere apprezzati nella sonorità ormai inconfondibile del trio. In questo ultimo lavoro, lo Spiritual Trio partecipa a “Music For Love”, progetto di solidarietà attraverso la musica di cui Fabrizio Bosso è testimonial. In “Someday”, Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto mettono subito le cose in chiaro sin dalle primissime tracce: Cold Duck Time del pianista e vocalist americano Les McCann e la ballad Lawns di Carla Bley introducono immediatamente l’ascoltatore nel mood dell’album. Ma è nel terzo brano che si svela l’ospite d’eccezione Mario Biondi, che interpreta con grande pathos Someday We All Be free di Donnie Hathaway ed Eddy Howard, suonato anche in versione strumentale a chiusura dell’album. Non mancano i brani originali, come Forward di Minetto e Marsico, Bernie’s Toon di Bosso, Say it Loud di Marsico che firma anche, insieme a Bosso, A Lullaby. Infine, a impreziosire Someday, il brano di tradizione gospel I Shall Wear A Crown, l’omaggio ai fratelliAdderly in Sermonette e Bridge Over Troubled Water di Paul Simon, uno spiritual laico con al centro una licenza blues del Trio. Fabrizio Bosso, tromba; Alberto Marsico, organo; Alessandro Minetto, batteria.
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SERGIO ARMAROLI TRIO PLUS CARTOON - TRIOPLUSTRIO
Prosegue la collaborazione tra il compositore e vibrafonista Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Giovedì 31 ottobre esce infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe D igital, "TrioPlusTrio".  Nei sei brani originali si alternano e si confrontano due formazioni in trio. Nella sua formazione, Sergio Armaroli è affiancato dal trombonista Giancarlo Schiaffini, musicista e compositore che ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60, membro dell’Italian Instabile Orchestra e collaboratore, tra gli altri, di John Cage, Dennis Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi, e dal violoncellista Walter Prati, compositore ed esecutore da sempre orientato verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, che ha collaborato con, spaziando tra i generi, Evan Parker, Thurston Moore (Sonic Youth), Robert Wyatt. Il trio Cartoon è formato, inve ce, dal batterista e percussionista Roger Turner, una delle voci storiche più autorevoli della libera improvvisazione inglese, che ha lavorato con Annette Peacock, Phil Minton, Cecil Taylor,  Masahiko Satoh, Charles Gayle, Lol Coxhill suonando in giro per il mondo da Sydney a New York, da Tokyo all'Artico, dal sassofonista e clarinettista Chris Biscoe, che si divide tra Inghilterra e USA e ha collaborato con George Russell, Mike Westbrook, Chris McGregor, Kenny Wheeler, Han Bennink, Evan Parker e molti altri, e dal contrabbassista John Pope, improvvisatore e compositore che spazia tra jazz, funk, rock e pop e ha suonato con Mick Beck, Rhodri Davies, Greg Spero, Field Music, Anton Hunter, Mariam Rezai, Ed Carter e tanti altri. Da sempre la poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Per la prima volta utilizza il "vibrafono preparato", una novità nel suo percorso di ricerca con un approccio musique concrète, nel tentativo di uscire dall'accordatura temperata dello strumento e dal suo timbro "troppo" puro verso per una trasformazione spettrale e verso modelli sonori divergenti. Il disco si apre con un brano dei tre jazzisti britannici e si chiude con il trio italiano. Nel mezzo quattro pezzi nel quale i sei musicisti si confrontano, per la prima volta insieme, improvvisando negli studi "Il pollaio" di Ronco Biellese con la supervisione del sound engineer Piergiorgio Miotto. Da sottolineare l'apporto anche poetico di Roberto Masotti, celebrato fotografo di musiche, ideatore del libretto dedicato agli oggetti di questa musica preparata: "oggetti d'affezione per una musica preparata e altra." Sergio Armaroli si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Con l’etichetta Dodicilune ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il qu artetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati e "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018).

CLAUDIA FOFI - TEORIA DEGLI AFFETTI
Prodotto da Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, lunedì 25 novembre esce "T eoria degli affetti" di Claudia Fofi. Nel nuovo progetto discografico, affiancata da Ares Tavolazzi (contrabbasso), Alessandro Gwis (piano), Alessandro Paternesi (batteria) e Paolo Ceccarelli (chitarre), la cantautrice propone undici brani, frutto di una sintesi ventennale di scrittura di testi, poesie e composizione di musiche e canzoni.  Un album che racconta una storia lunga fatta di poesia, musica, canzoni, esplorazione vocale, lunghi periodi di sosta, allontanamenti e riavvicinamenti. Canzoni senza tempo, scritte nell'arco di oltre vent'anni e che si incontrano qui, cesellate dalla sensibilità di musicisti che hanno saputo cogliere la complessità del progetto e al tempo stesso la naturalezza di queste canzoni, che non risp ondono a esigenze di struttura o di genere. L'intero lavoro regala il piacere di un continuo naturale interplay. La scelta della produzione artistica, curata dalla stessa autrice, è stata quella di arrangiare al minimo le canzoni, affidando ai musicisti la libertà di interpretare a proprio modo queste composizioni a tratti spiazzanti, sempre non etichettabili. Con i toni più dolci e un'apparente semplicità la Fofi racconta nei suoi testi una visione del mondo che arriva dritta al cuore, dove a ogni parola corrisponde un senso dato dalla voce, dove ogni respiro è messo lì perché serve. Non c'è mai un “di più” in Teoria degli affetti, nessuna nota di troppo. E non c'è niente di scontato. Omaggio ai tanti mondi musicali che hanno attraversato la vita di questa cantautrice, dal blues al jazz alla musica classica al rock fino al pop, il disco si apre con una power ballad con riverberi quasi soul, “Se tu”, per passare al blues di “Figlia di un Dio minore” e approdare a “Basso albertino”, dove un accompagnamento settecentesco fa da contrappunto all'impianto destrutturato del pezzo, che va nella direzione di una sperimentazione amorfica. Una riflessione sul migrare umano come esperienza che ci riguarda tutti è il tema centrale de “La valigia dello straniero”, composta per uno spettacolo teatrale - filo conduttore una famosa poesia di Antonio Machado (Caminante) con una musica che fa pensare a Mozart che suona il flamenco. Di nuovo poesia musicata in “Canto”, una  dichiarazione d'amore per la propria arte in cui emerge anche tutta l'inquietudine legata al ruolo dell'artista e al suo limite. "La mente vuole amore" brano centrale dell'album, con un testo dagli accenti ironici, è stata in parte arrangiata da Ramberto Ciammarughi. L'effetto carillon iniziale di "Ancella del so rriso" serve a introdurre una canzone rivolta e dedicata alla figlia della Fofi, un'esortazione e non cedere alle lusinghe e alle illusioni di una società basata sul conformismo e sul consumismo. Il testo di "Travolto dalla piena di te stesso", quasi un tango, è una rielaborazione di alcuni dialoghi tratti dal Cimbelino di Shakespeare, usati per costruire una canzone con un testo assolutamente letterario sul tradimento. Scritta nel 2018, "Italia" è la canzone più recente dell'album. Una specie di marcia funebre con un testo che non fa sconti. "Lasciamo che il vento lavori" è un brano strumentale (con l'inserimento in fase di registrazione di un breve testo) nato durante la gravidanza dell'autrice. «Suonavo e risuonavo questa musica, giorno dopo giorno, aspettando la nascita di mia figlia. La struttura formale, con l'esposizione, le variazioni, la ripresa finale, mi ha sempre fatto desiderare di provare a orchestrarla. Chissà, magari un giorno lo farò», sottolinea Claudia. I l disco si conclude con "Avessi", brano nato  da un'improvvisazione con Paolo Ceccarelli. «Volevo inserire in questo album, che è una dichiarazione d'amore per la canzone così come l'ho saputa scrivere nella mia vita, una poesia, un testo non cantato e al tempo stesso un vocalizzo senza parole, che credo costituisca il prossimo passo della mia ricerca», sottolinea la cantautrice. «E questo è il termine dell'album, forse un modo per salutare la forma-canzone, forse per omaggiare la poesia e lo stretto legame che vincola questi due modi dell'espressione umana universale». Cantautrice, autrice, poetessa, scrittrice ed educatrice vocale, Claudia Fofi inizia a comporre canzoni nel 1995. Nel corso della sua carriera ha conquistato numerosi Premi (Grinzane Cavour, Ciampi, più volte finalista al Premio Ci ttà di Recanati-Musicultura, Canzone di Pace, Premio Logic al Mantova Musica Festival con il progetto Le Core, finale di Arezzo Wave), si è esibita in giro per l'Italia e all'estero tra club, festival e rassegne, ha composto musiche per cinema e teatro, ha pubblicato cd e libri, proponendo anche numerosi concerti&reading poetici. Ha collaborato come autrice negli album della Med Free Orkestra, con Sara Jane Ceccarelli e Sara Marini (con la quale ha conquistato la finale al Premio Parodi nel 2014). Con la poesia ha esordito nel 2016 con la silloge "Odio le ragioniere", da cui ha tratto uno spettacolo. Nel 2019 ha pubblicato il suo nuovo libro, "Post-Post", una raccolta di post di facebook. Tiene seminari sulla voce e sulla scrittura della canzone ed è direttrice artistica del Festival Umbria in voce. Trainer olistico della voce e del suono, musicoterapista, ha messo a punto un proprio approccio di lavoro, Voce Creativa™. "Teoria degli affetti" è il suo terzo album, e nasce a di stanza di sedici anni dalla sua ultima autoproduzione.

LA RIVE GAUCHE - ONE!
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, lunedì 2 dicembre esce "One!", progetto discografico de La Rive Gauche. Il quartetto ligure - composto da Luca Cresta (piano acustico/elettrico e synth), Fabio Lanzi (sax tenore/soprano), Roberto Costa (basso elettrico), Massimo “Max” Grecchi (batteria) - affiancato nel disco da Giovanni Acquili no (flauto), propone un repertorio di otto composizioni originali, firmate da Cresta, e le riletture di "Bebe" del polistrumentista brasiliano Hermeto Pascoal e "Tell me a bedtime story", uno dei brani del compositore e musicista statunitense Herbie Hancock meno praticati ma non meno suggestivi. La musica del quartetto attinge al linguaggio jazzistico, anche se la scrittura risente di diverse altre influenze esterne. «One! è quel particolare suono che ci fa scattare tutti insieme quando viene staccato il tempo di un brano», sottolineano i musicisti. «È come "andiamo!" per i cani o "pappa!" per i bambini. È il segnale che un concerto sta per iniziare. Segna il confine tra la fine delle chiacchiere e l’inizio della musica. È il suono dell’adrenalina che va in circolo, ancora una volta». Il disco si apre con otto composizioni originali di Luca Cresta: "Anubi", una delle più spaventose rappresentazioni di antichi Dei che colpisce la fantasia e ispira tensione musicale; "Totani attoniti", un brano dalla metrica subacquea che nasce dal ricordo di un incubo ambientato sul fondo del mare; "Musette da viaggio (Long time ago)", composta con Aldo De Scalzi e Roberto Pischiutta, pensata per la colonna sonora del film “Un Natale per 2" con Alessandro Gassman ed Enrico Brignano e successivamente sviluppata per entrare a far parte del repertorio; "Minha sambinha", un omaggio al jazz nella musica latina; "Touki", che sembra un nome giapponese ma è l'equivalente in genovese della frase “eccolo qua” pronunciata dopo una settimana di ricerca dell'accordo giusto per proseguire la scrittura del brano; "Argentina" che attinge al ricordo di un viaggio durante l'adolescenza; "Direttore", il canto della nostalgia  e dell'an goscia per qualcuno che non c'è più; "Just in time", un pezzo gioioso che ha anche il sapore del gospel. Chiudono la tracklist "Bebe" di Hermeto Pascoal (in una versione influenzata dell'esecuzione di Richard Galliano) e "Tell me a bedtime story" di Herbie Hancock.

CIKI FORCHETTI - NITECITY - DREAM
CONTROVENTO by DODICILUNE
Domenica 26 gennaio (ore 18 - ingresso libero) la Feltrinelli di Lecce ospita lo showcase di presentazione di Dream, primo album dei Nitecity, storico gruppo della scena pugliese guidato dal cantante e chitarrista Ciki Forchetti affiancato da Raffaello Liguori (pianoforte e arrangiamenti), Marco Tuma (fiati) e Alessio Borgia (batteria). Il disco - prodotto da Controvento by Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe - contiene nove pezzi inediti più due cover ("Baby Come Back" e "Let Us Be Always") ispirati al sogno, a quel grande misterioso viaggio dell'inconscio, contrapposto alle emozioni quotidiane della vita reale. Undici brani per raccontare undici anni di poesia in note, spettacoli, gratificazioni di un gruppo nato nel 2008 e ancora oggi unito dalla forza della musica. Ospiti del disco i musicisti Antonio Bruno, Simone Borgia e Marcello Zappatore (chitarre), Antonio Valzano (percussioni), Pasquale Paco Carrieri (tastiere), Vincenzo Presta (sax tenore), Marco Puzzello (flicorno) e le voci - arrangiate da Alessandro Caione - di Serena Spedicato, Eleonora Pascarelli, Valentina Ricchiuto, Agnese Cotardo,  Anita Tarantino. Cantante e sognatore per necessità, Ciki Forchetti è stato speaker e storica voce della radiofonia salentina dagli anni '80 in poi. Ha collaborato con le migliori Radio del Sud Italia e ha condotto per molti anni un fortunato programma notturno "Nitecity", proprio come la sua storica band, in cui cantava dal vivo accompagnandosi con la chitarra. Raffaello Liguori, pianista, arrangiatore e compositore, ha lavorato in divers e trasmissioni Rai, con l'orchestra di Bari e della Magna Grecia e ha inoltre collaborato con, tra gli altri, Ron, Fabio Concato, Samuele Bersani, Enrico Ruggeri, Karima, Silvia Salemi e Franco Simone. Marco Tuma, armonicista e fiatista salentino, da sempre in viaggio tra etno, world, jazz, latino americana, pop, vanta collaborazioni con i Gabin di Max Bottini e Mia Cooper, con il produttore e cantante newyorkese Osunlade, con il cantautore partenopeo Enzo Avitabile e, in teatro, con Pamela Villoresi e Sonia Bergamasco. Ha collaborato alla colonna sonora del film “Il Miracolo” di Edoardo Winspeare e del pluripremiato cortometraggio "Jetoj - Vivo" di Ervis Eshja e Mattia Soranzo. Alessio Borgia inizia giovanissimo lo studio della batteria grazie all'insegnamento dei maestri Tony Arco, Maurizio Lazzaretti e Cristiano Micalizzi. Nel corso degli anni ha suonato con artisti e band locali, collaborando con Gegè Telesforo, Ricky Portera e i Gabin.

ANTONIO COLANGELO - TABACO Y AZÚCAR
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, giovedì 30 gennaio esce "Tabaco y Azúcar", progetto discografico di Antonio Colangelo. Il disco propone nove composizioni originali del chitarrista lucano, che da oltre dieci anni vive e lavora in Brasile, affiancato dal bassista Vincenzo Maurogiovanni, dal pianista Mirko Maria Matera, dal batterista Pierluigi Villani e, in alcuni brani, dagli ospiti Cesare Pastanella alle percussioni, Rafael Calegari al basso, Neto Fernandes alla batteria, Cristian Faig al flauto traverso e Fabio Mello al sax tenore. La ricerca che muove tutte le musiche percorre le rotte di alcuni popoli dell’Atlantico e del Mediterraneo, spingendosi in diverse e imprevedibili direzioni attraverso la libertà creativa del Jazz. «Alle immagini della terra e delle radici, i paesaggi sonori dipinti in Tabaco y Azúcar oppongono l’immagine del mare: un sistema vivo e in movimento», sottolinea il chitarrista e compositore nelle note di copertina. «Ho voluto esplorare le possibilità e le sonorità di una musica ibrida e sincretica, che vuol dissolvere nei suoi scivolosi spazi marittimi la dittatura simbolica del sangue e della memoria, portatrici tanto del mito de lla purezza e della perfezione, quanto del loro opposto, riflesso nella corruzione e nella decadenza. In questo clima di odio che si è diffuso negli ultimi anni in Europa e nelle Americhe», continua «credo nella necessità di nuove elaborazioni identitarie, più umaniste, pacifiste e cosmopolite, che nella musica possano incontrare una delle più belle ed efficaci forme di concretizzazione». Antonio Colangelo, nato nel 1978 a Stigliano, in provincia di Matera, ha studiato pianoforte classico dai 7 ai 12 anni. A 15 anni ha iniziato a suonare la chitarra, inizialmente come autodidatta. Successivamente ha studiato chitarra jazz all'Accademia dei Musicisti Associati di Napoli. Vive e lavora in Brasile dal 2007, dove si è specializzato in Jazz e Musica Brasiliana, studiando e suonando con musicisti nazionali ed internazionali. Ha coordinato e insegnato in Corsi di chitarra, Workshop e Mastercla ss in importanti Scuole di Musica ed Universitè. Ha ottenuto un Master di Ricerca presso l'Università Federale di Santa Catarina (Brasile) - tesi su ”Samba-Jazz: un viaggio transculturale negli interstizi della Musica Contemporanea" - e un Master in "Processi Creativi nella Musica Popolare: Jazz e Musica Brasiliana" presso l’Università Internazionale Berklee - Souza Lima (San Paolo, Brasile) - tesi su "Pat Martino e la Musica Post-Tonale: Simmetria applicata all'Improvvisazione Jazzistica". Ha lavorato per istituzioni nazionali ed internazionali in Europa, Medio Oriente e America Latina. Ha studiato e suonato con importanti musicisti nazionali ed internazionali. Negli ultimi anni ha suonato in diversi progetti musicali di Jazz e Musica Brasiliana in festival ed eventi in Italia e in Brasile ed ha prodotto il suo primo album da solista, Tabaco y Azucar, che esplora sonorità jazzistiche, mediterranee, latine e brasiliane, edito da DodiciLune Edizioni Discografiche e che sarà presto disponibile su tutte le piattaforme digitali e nei migliori negozi di dischi. Dal 2016 è endorser Marvit Guitars, con la quale nel 2017 ha elaborato il suo primo modello di chitarra semi-acustica signature, battezzato Naima. Attualmente vive in Brasile ed insegna nella Scuola di Musica Rafael Bastos, una delle più grandi e premiate scuole brasiliane, dove coordina i corsi di Musica di Insieme ed insegna chitarra jazz, blues, fusion e musica popolare latina e brasiliana.

GABRIELE FAVA GROUP - I CAN SEE THE DARKNESS FALL
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 15 febbraio esce “I Can see the darkness fall” nuovo lavoro disco grafico del progetto Gabriele Fava Group. Una suite di otto brani legati da un filo conduttore eseguiti dal quartetto guidato dal compositore e sassofonista affiancato da Tommaso Parmigiani (chitarra elettrica), Giancarlo Patris (contrabbasso) e Marcello Canuti (batteria). Il titolo evocativo allude a un'immagine che richiama antichi culti ancestrali con i quali i contadini, che rientravano dal lavoro alla sera, esorcizzavano la paura del buio (una delle paure archetipiche dell'uomo fin dalla notte dei tempi) e dei demoni che con esso si manifestavano. Il progetto nasce, infatti, da suggestioni inizialmente culturali e antropologiche dal mondo folkloristico contadino dell'Italia del Nord, che hanno trovato una espressione musicale del tutto originale, mescolando influenze folk con la musica colta e il jazz di matrice europea. Classe 1991, Gabriele Fava si laurea al Conservatorio di Parma Arrigo Boito nel 2017 sotto la guida di Roberto Bonati, Alberto Tacchini, Vincenzo Mingiardi, Roberto Dani, Emiliano Vernizzi e Riccardo Luppi. Prende parte negli anni a progetti e situazioni musicali, dal vivo e in studio, che variano tra jazz, musica leggera e molto altro. Si esibisce come leader e session-man in svariate situazioni, festival, luoghi ed eventi prestigiosi come Umbria Jazz, Umbria Jazz Winter, Novara Jazz, Jazz For Italy (Parma), Parma Jazz Frontiere, Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, Festival Verdi, Teatro Regio di Parma, Auditorium Paganini. Nel 2014 vince il prestigioso concorso di Umbria Jazz, il Conad Jazz Contest con uno dei suoi progetti; con questi si esibisce sul palco di Umbria Jazz - 2014 a Perugia e nella rassegna di Umbria Jazz Winter - 2014 ad Orvieto introdotti dal direttore artistico Carlo Pagnotta e dal contra bbassista Giovanni Tommaso. Frequenta per due anni di seguito, grazie ad una borsa di studio, i seminari estivi di Siena Jazz, dove ha modo di studiare e perfezionarsi con musicisti del calibro di Ben Wendel, Miguel Zenon, Walter Smith III, Avishai Choen, Jeff Ballard, Furio di Castri, Ettore Fioravanti, Achille Succi, Chris Tordini, Matt Brewer, Harish Raghavan, Maurizio Giammarco, Ben Monder, David Binney. Ha avuto modo di collaborare ed esibirsi, inoltre, con artisti del calibro di Barre Phillips, Anthony Moreno, Roberto Dani, Vincenzo Mingiardi, Roberto Bonati, Civica Jazz Band, Tor Yttredal, Morten Halle ed altri.

DONATELLO D'ATTOMA - ONENESS
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, venerdì 6 marzo esce "Oneness" di Donatello D’Attoma. Affiancato da Alberto Fidone al contrabbasso e da Enrico Morello alla batteria, il pianista pugliese propone sette composizioni originali - "Fluorescent Light", "Oneness", "Crazy Elevator (Collision Point)", "VortexOf Light Particles", "Mare Bianco", "Clarity" e "Purple Sunset" - e "Coming On The Hudson" di Thelonious Monk. Dopo la presentazione ufficiale nel giorno dell'uscita alla Casa del Jazz di Roma (6 marzo) il tour proseguirà tra Torino Jazz Club (11 marzo), Moulinsky di Milano (12 marzo), Duke Jazz Club di Bari (13 marzo), Andria Jazz (14 marzo), Associazione Bud Powell di Maglie, in provincia di Lecce (15 marzo), Galleria d’Arte “Quam" di Scicli (18 aprile)  e Art Tatum Jazz Club di Palermo (19 aprile).  «Donatello D’Attoma fa parte di quel gruppo di giovani jazzisti europei per i quali la tradizione americana deve, oggi, necessariamente incontrarsi con il retaggio culturale del vecchio continente che, per lui, significa la musica eurocolta,  studiata al pari di quella jazzistica», sottolinea nelle note di copertina Maurizio Franco, musicologo, saggista, responsabile didattico dei Civici Corsi di Jazz di Milano e docente ai Conservatori di Parma e Como. «L’ascolto dell’album, realizzato con altri due affermati talenti della scena nazionale contemporanea, evidenzia la linea scelta dal pianista, nella quale la dimensione cameristica fa capolino in tutte le composizioni, che sono il frutto di un modo di scrivere comunque proiettato nella performance, pensato quindi per essere sviluppato dai tre componenti di un gruppo che agisce in perfetta unità, facendo circolare la musica tra gli strumenti con un equilibrio che è il prodotto attuale del processo messo in moto da Bill Evans e Scott La Faro alla fine degli anni cinquanta», prosegue. «Una corali tà d’intenti che richiede anche un pensiero comune svincolato dalla logica individualistica, quando non addirittura agonistica, che ancora permane nell’universo del Jazz. E se Evans è indubbiamente un artista studiato da D’Attoma, il suo rigoroso controllo di tutti i parametri musicali, la sobrietà del linguaggio, assolutamente essenziale, ci fanno avvertire l’ombra di Satie,  le sue melodie scolpite nel marmo, unitamente al minimalismo, anzi, a quella dimensione minimale che ritroviamo nell’uso di moduli costruiti su cellule tematico-ritmiche, divisi in sezioni dall’armonia senza sviluppo. Armonia che, contrariamente al determinismo di scuola Bop, assume una funzione prettamente coloristica, svincolandosi dal ruolo  di alveo nel quale far scorrere le linee melodiche. Nel percorso della musica, questo modello compositivo non è l’unico presente perché si lascia spazio anche a un’altra maniera di pensare i brani, decisamente più aperta e timbricamente  evanesc ente, fatta di rifrazioni sonore, di sottili risposte collettive che interessano anche  le dinamiche, i pieni e i vuoti, lo spazio sonoro nel suo complesso e ricordano l’arte del preludio a cui, parafrasando Jankelevitch quando scrive di Debussy, non seguirà alcun discorso», continua Franco. «La costruzione dell’album pone questi pezzi in costante dialogo con gli altri, in una progressione che assume un preciso senso narrativo, coniugando l’affermazione precisa alla sua astrazione filosofica, sempre ponendo al centro l’importanza del fare musica insieme, inscindibilmente legata all’estetica del jazz. Quanto alla presenza in repertorio di Monk, assume un significativo valore poiché trasforma una pagina estremamente caratterizzata in qualcosa di differente, nella quale si utilizzano gli stessi canoni poetici che ritroviamo nei brani originali, che dimostrano come si possa guardare da un’angolazione europea il mondo assolutamente africano americano del grande artista. Anche questo dimostra che con D’Attoma ci troviamo di fronte a un artista coerente e dalla precisa visione estetica, perfettamente illustrata in questa preziosa opera».

SERGIO ARMAROLI - BILLY LESTER - MEETING FOR TWO
Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digi tal, "Meeting for two", nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen.  Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha s viluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suonare il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Que llo del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente sperimentale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perfezionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. E' fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola St ranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, "Early Alchemy", un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, "Meeting for two" nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen. Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha sviluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suona re il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Quello del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente speriment ale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio G.Verdi di Milano. Si è perferzionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro Alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. È fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola Stranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, Early Alchemy, un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Con l’etichetta Dodicilune, Armaroli ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed e lettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati, "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018), "TrioPlusTrio" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Roger Turner, Chris Biscoe e John Pope.

KRISHNA BISWAS - MAGGESE
FONOSFERE by DODICILUNE / IRD
Prodotto da Dodicilune, nella collana Fonosfere, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, mercoledì 11 marzo esce "Maggese" di Krishna Biswas. Classe 1977, nato a Firenze da madre americana e padre indiano, il musicista e compositore propone quindici brani originali eseguiti in solo con la sua chitarra acustica. Si parte con la title track "Maggese", un brano improvvisato che si districa tra momenti di quiete ed altri vivaci in una forma libera da strutture formali. La scaletta prosegue con "Foresta", che richiama un ipotetico ritmo di comunicazione vegetale con il colore verde abbinato alla nota re sottolineato dall’incedere rarefatto del ritmo; "Ungart", ritmicamente acceso evoca progressioni armoniche moderne su ritmiche con tempi irregolari incalzanti; "Radura", il brano più articolato formalmente del disco che si appoggia sull’accordatura grave dello strumento; "Ottobre" che si muove attraverso la ricerca di ricchezza timbrica e lentezza meditativa; "Inverno" con un andamento ritmico frammentario, incalzante e teso; "Kevo", un episodio di natura meditativa; "Dicembre" in cui la melodia e gli accordi si dipanano su un ostinato di u na sola nota eseguita in ottavi. E se "Padre" ha l'incedere rassicurante di una linea melodica cantabile, intervallato da momenti ritmici interlocutori, "Madre" è più malinconico nella melodia e nelle progressioni accordali. E se "Nepal" è vivace e spontaneo, "Ch’i’fossi" è riflessivo e lento. Il cd si conclude con il tapping di "Baliset", il ritmo incalzante e frenetico di "Helsinki" e l'accordatura bassa e l'andamento lento di "Novembre". Krishna Biswas ama la musica sin dall’infanzia iniziando gli studi di pianoforte a 5 anni sotto la guida del M° Gabriella Barsotti del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. A 7 anni scopre la chitarra classica grazie ad un amico di famiglia, il chitarrista compositore M° Ganesh Del Vescovo, con il quale studia per circa otto anni. A 15 anni passa alla chitarra elettrica, suonando con vari gruppi, e una volta conseguito il diploma al Liceo Classico Michelangiolo di Firenze si dedica a tempo pieno allo studio della musica ed alla ricerca e allo sviluppo di uno stile proprio. Dal 2007 approfondisce una ricerca musicale originale che si concretizza con la registrazione di diversi dischi (dal 2016 pubblicati o ripubblicati per RadiciMusic Records) con le sue composizioni per chitarra acustica. Oltre che nell’insegnamento privato è impegnato in diverse scuole attive sul territorio fiorentino e toscano. Collabora con il Maestro Jazz M° Franco Santarnecchi e con gruppi musicali rock e jazz. Inoltre registra in studio per colonne sonore e pubblicità.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini

Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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Inconfondibile e travolgente il rock-blues in bisiacco della band goriziana: uno spaccato dissacrante di vita di provincia tra satira, AC/DC e il dialetto come 'faro sull'identità'. Produce Antonio Gramentieri
Mulo de paese: tornano Marongiu & I Sporcaccioni!

MULO DE PAESE
Marongiu & I Sporcaccioni
Boogie Records 2020

«Non credo affatto che il dialetto sia un limite ma anzi, un prezioso faro sull’identità». Affermazione lapidaria ma più che condivisibile, quella di Claudio Marongiu, fondatore e leader di Marongiu & I Sporcaccioni, che combinando ancora una volta rock-blues e dialetto "bisiacco" pubblicano con Boogie Records il terzo disco, l'atteso Mulo de paese. Atteso perchè giunto al culmine di un percorso di notevole attività in studio e dal vivo, di crescita musicale e di apprezzamenti da parte di pubblico e critica dopo i primi due dischi Una vita in panchina (2017) e Austria e puttane (2018). Anticipato dal singolo Isons, in anteprima su RadioCoop, Mulo de paese conferma l'originalità del quintetto goriziano, che unisce humour e serietà, approccio dissacrante e consapevolezza musicale. La peculiarità del rock di Marongiu & I Sporcaccioni è la scelta vernacolare. La band proviene dalla provincia di Gorizia, dall'insieme dei paesi costituenti la "bisiacaria", e la motivazione di Marongiu nell'unire rock e dialettoparte da lontano: «Sono stato un pessimo studente e i genitori mi hanno forzato ad accettare lavori di fatica che spesso non ero in grado di svolgere. Turnazioni notturne in una fabbrica di valvole, un’ altra di bulloni, brevi e disastrose parentesi nel mondo delle Poste, un po’ di tutto e molto male. Da questo marasma di esperienze però è nata un’ esigenza sincera di scrivere canzoni che non fossero né il solito diarietto da universitario al primo anno, né un’adesione faziosa al terribile mondo delle Pro Loco. In sostanza, avevo intuito di poter essere più credibile – e felice – urlando nel mio dialetto che in modalità espressive trite e alienate». Mulo de paese rilancia dunque le canzoni apparentemente demenziali e sgangherate, in realtà efficaci nel fotografare la vita di provincia sulle rive dell'Isonzo e i personaggi che la animano, con una scelta di fondo: sonorità che partono dagli AC/DC e arrivano agli Skiantos, senza dimenticare la comunicazione più diretta. Ricorda Marongiu: «Scartabellando fra i cd in offerta al fu Mercatone Zeta, a quindici anni portai a casa Powerage degli AC/DC e tutto iniziò. Ero completamente estraneo a un certo senso di tragressione, a casa si ascoltava Radio Birikina, ma quel suono di chitarre grandissimo – nel senso di una vastità psicoacustica – che arrivava dall’Australia mi colpì al cuore. Ora però sto cercando di unire Radio Birikina con gli AC/DC, dire pop non è spregiativo ed apprendere che quel pop Italiano era confezionato benissimo e beneficiava di interpreti di altissima levatura è una piacevole riscoperta». In studio di registrazione I Sporcaccioni hanno avuto collaborazioni importanti, da Franco Beat a Joe Perrino, e in particolare Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio. Il chitarrista, noto anche all'estero per il suo lavoro con Hugo Race, Howe Gelb, Alejandro Escovedo e Cesare Basile, ha prodotto anche i quattordici brani di questo terzo album: «Antonio è un generoso e gli piacciono le sfide, sicché penso che l’idea di prendere (nel caso nostro) un gruppo incompiuto – ma con una poetica e un potenziale a lui congeniali – e mettere le proprie conoscenze a disposizione del progetto, l’abbia in una certa misura divertito. Serba anche una visione pura della musica e dell’arte, sicché se ha detto di “sì” agli Sporcaccioni non l’ha fatto per questioni venali, così come da parte nostra non c’è stato alcun calcolo di sfruttamento della sua rotonda immagine. Ha riscattato la nostra piccola carriera e rilanciato un gruppo che nonostante si esibisse regolarmente da decenni, non era ancora riuscito a registrare un buon disco». Claudio Marongiu – voce; Andrea Farnè – basso; Gioppi Bertossi – chitarra; Enrico Granzotto - tastiere; Michele Cuzziol – batteria


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Dopo Rossini e Puccini tocca a Vincenzo Bellini la reinvenzione da parte di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori, la formidabile coppia di chitarre gemelle nota in tutto il mondo. Showcase a partire dalla Feltrinelli di Messina sabato 14 dicembre
Hacked Arias Vol. 2: il Duo Blanco Sinacori con Marco Betta 

Duo Blanco Sinacori
Hacked Arias (Vol. 2: Vincenzo Bellini)
Almendra Music
5 tracce | 21 minuti

«Posso vedere il perimetro della Sicilia come linea di canto tra mare e terra, una linea intensa, continua, non frastagliata ma vibrante in movimento continuo, dai canti dei carrettieri arrivando a Vincenzo Bellini, melodie sospese che fioriscono e generano rami, foglie, gemme, radici, eredità di suoni dalla quale sono nati due frammenti ritrovati, ripensati e ricomposti da una mia opera: Bellini ultime luci. Due frammenti a forma di arie come segmenti di un viaggio dedicato al Duo Blanco Sinacori per Almendra Music, linee di canto, variazioni e melodie sospese che rimbalzano nel labirinto di corde delle due chitarre. Il perimetro lascia intravedere la forma man mano che il disegno procede. Ah non credea mirarti, Son vergine vezzosa e Casta diva mi hanno dato luce per immaginare le mie Sono luci lontane e Nell’ombra che dilegua. Due arie notturne dedicate alle linee belliniane, piccole tracce d'oggi come graffiti, segni che vogliono essere un omaggio alla visione sonora del grande compositore». Sono le parole affettuose e precise di Marco Betta a introdurre il nuovo volume di Hacked Arias, il progetto del Duo Blanco Sinacori, che dopo il primo tassello dedicato a Giacomo Puccini offre la propria maestria chitarristica a un’altra figura monumentale, quella di Vincenzo Bellini. Dopo i dialoghi con Puccini della compositrice Valentina Casesa nel precedente volume, completano questo nuovo Hacked Arias Vol. 2 due arie notturne di Marco Betta, in risposta a tre celeberrimi brani del compositore catanese (1801 – 1835), reinventato dalle chitarre gemelle di Alessandro Blanco e Giuseppe Sinacori. È una scaletta importante quella di Hacked Arias Vol. 2, ancora una volta prodotto e pubblicato dal laboratorio artistico di Almendra Music, ormai punto di riferimento ineludibile per le connessioni tra modern-classical, colta contemporanea e popular music pensante e non convenzionale. Ah!, non credea mirarti (da La sonnambula del 1831), Son vergin vezzosa (da I puritani del 1835), infine Casta diva (dalla Norma, 1831) sono ricreate per due chitarre dalle partiture originali, e offerte all’ascoltatore attuale con eleganza, passione e misura, restituendo l’equilibrio tra classicismo e romanticismo, la cantabilità e lo slancio, tipici dell’operista siciliano. Il secondo volume di Hacked Arias si nutre anche di un ulteriore elemento: negli ultimi due anni il Duo Blanco Sinacori ha nuovamente girato il mondo portando all’estero la cultura musicale, melodica e chitarristica italiana, e la rilettura di e da Bellini ha attinto proprio a questo confronto tra l’italianità musicale e l’apprezzamento al di fuori dei nostri confini. Duo chitarristico nato nel 2009 con la guida di Antonello Farulli all'Accademia “Incontri col Maestro” di Imola, il Duo Blanco Sinacori ha bruciato le tappe affermandosi subito a livello internazionale con un'attività concertistica che dall'Italia ha incontrato il pubblico di quattro continenti, grazie a una proposta musicale che fa tesoro della grande cultura musicale italiana col preciso intento di rivitalizzare, senza populismi né banalizzazioni, l'immagine irrigidita della chitarra classica nella musica d'oggi. Il loro debutto Hacked Overtures (2015) era incentrato sulle sinfonie d'opera di Rossini e Bellini; il primo Hacked Arias ha esteso la ricerca alle arie di Puccini, il secondo Hacked Arias torna a Bellini, incrociando il percorso di una figura cruciale per gli snodi della musica contemporanea italiana come Marco Betta. 

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