Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

ESCE MERCOLEDÌ 25 MAGGIO
“CIPRIA E CAFFÈ” IL NUOVO DOPPIO ALBUM DI PEPPE BARRA
(Marocco Music / Soundfly / Self)

Esce mercoledì 25 maggio CIPRIA E CAFFÈ, il nuovo doppio album di PEPPE BARRA. Attore, cantante, personaggio straordinario, da oltre cinquanta anni è una delle voci più autorevoli del teatro e della canzone popolare napoletana. È un artista rispettato nel mondo, ambasciatore di una cultura che grazie a figure come la sua, continua a essere conosciuta, diffusa e salvaguardata nel tempo. Ma Barra è anche uno sperimentatore, sin dai tempi della Nuova Compagnia di Canto Popolare, capace di conferire nuova linfa a testi musicali e teatrali antichi di centinaia di anni, così come stravolgere, facendole proprie, canzoni tradizionali e composizioni recenti. Questo doppio passo, questa sua capacità di confrontarsi con passato e presente con la stessa autorevolezza e creatività, è il cuore di “Cipria e Caffè”, un disco dal doppio volto: la “Cipria” è un omaggio personale ma anche universale al Teatro, luogo nel quale è nato, cresciuto e si è evoluto l’artista, compiuto con canzoni che in molti casi provengono dal barocco, epoca spesso presente nei suoi spettacoli. La voce e l’interpretazione di Barra le rendono moderne nello spirito. E dall’altro lato il “Caffè”, la vena di sana follia che alimenta da sempre l’attività di Barra, curioso e determinato nel rileggere in maniera provocatoria e “acida” alcune fra le canzoni tradizionali più note. In questa seconda parte due featuring diametralmente opposti. Quello con La Niña, nome d’arte di Carola Moccia, astro nascente da milioni di visualizzazioni e streaming di ogni suo brano pubblicato, che per Barra scrive “A Città d’e Sante” in cui due generazioni in apparenza distanti si uniscono in un eclettismo che sa di Medio Oriente e di vicoli napoletani. E poi Tosca, splendida voce assieme a Peppe in “Se ce stesse na parola” di Mario Tronco, un miracolo di soave intensità e classe. Il disco vede la produzione artistica di Mario Conte e Paolo Del Vecchio, preziosi collaboratori di Barra sia in studio che sul palco.
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Nidi d’Arac - Nanti li 90’s
Un tributo in versione unplugged alla voce degli esordi e alla maturità della band, tra le pioniere della world music italiana più sperimentale

Un disco live unplugged per celebrare i 25 anni di musica dei Nidi d’Arac. Esce il 15 giugno “Nanti li 90’s”, il nuovo lavoro della band di origine salentina fondata a Roma a fine anni Novanta da Alessandro Coppola, tra le pioniere della world music italiana. L’album è prodotto dall’etichetta francese Emme Records con il sostegno di Puglia Sounds Record, ed è disponibile in formato fisico e in tutti gli store online. Un’antologia di nove brani tra i più amati dei Nidi d’Arac, che celebra gli anni Novanta, il fermento che ha portato all’esplosione della cultura glocal, l’incontro in musica fra tradizioni ereditate dalle culture popolari e le nuove accelerazioni del mondo metropolitano. La trilogia video live unplugged che ha anticipato l’uscita del disco (“Se tuerni”, “Danza e onore”, “Ei”) prodotta da Emme/Puglia Sonds Record e realizzata da Valentina Pascarella, conduce nel vivo delle registrazioni in presa diretta. Domenica 19 giugno i Nidi d’Arac saranno a Torella dei Lombardi (Avellino) ospiti del Premio Sergio Leone Sapori antichi, per la data 0 del “Nanti li 90’s tour”. Mercoledì 13 luglio è in programma il la data ufficiale d’esordio del tour 2022 al Medimex di Bari. La prima data del tour europeo è invece l’8 settembre al Festival Nuits de la culture di Esch/Alzette (Lussemburgo).

Nono album, nove brani: Nanti li 90’s
A cavallo di fine millennio, “nanti li 90’s” («intorno agli anni Novanta» in dialetto salentino) il gruppo unisce il background salentino del leader Alessandro Coppola con la cultura dei centri sociali, luoghi di fermento e sperimentazione. Nell’incontro tra tradizione rurale e musica elettronica i Nidi d’Arac trovano il loro inconfondibile stile e la cifra del loro successo, affermandosi come una delle band più seguite della nuova scena world in Italia. Negli anni hanno calcato alcuni tra i più importanti palchi del mondo, tra cui il Womad Festival fondato da Peter Gabriel (Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Spagna). Molti sono i musicisti, produttori, dj che ruotano intorno al progetto, concepito come un gruppo “aperto”, contribuendo a creare un suono sempre differente ma allo stesso tempo filologico. Questa lunga storia di palchi e collaborazioni viene ora rievocata e ancora una volta trasformata. A quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro, il postmoderno ed eclettico “Face B”, il nono album dei Nidi d’Arac cambia decisamente rotta con la scelta di un sound acustico che racconta gli esordi e la maturità della band. “Sfidando” le sonorità elettroniche, la formula unplugged conferisce nuovi accenti e significati, uno stile intenso e poetico, dal carattere decisamente contemporaneo. I Nidi d’Arac sono oggi Alessandro Coppola (voce), Edoardo Targa (basso), Lucia Cremonesi (viola), Julian Bellisario (batteria). Al disco partecipano inoltre diversi artisti ospiti: la cantante pugliese Alessia Tondo (nel singolo “Osce” e in “N’autra parola”) i chitarristi Alberto Bassani (Roma) e Frank Cosentini (Parigi), il musicista, cantante e producer franco-algerino Meta (Parigi). I nove brani dell’album antologico, scritti intorno a millennio, sono tratti dagli album “Ronde noe” (1999), “Tarantulae” (2001), “Jentu” (2003) e sono “Se tuerni” (Jentu), “Danza e onore” (Tarantulae), “N’autra parola” (Ronde noe), “Jentu” (Jentu), “Osce” (Tarantulae), “Sule de iernu” (Ronde noe), “Camina ciucciu” (Jentu), “Mara la vita” (Jentu), “Ei” (Ronde noe). Le tracce sono state registrate presso Officina Musicale a Roma e EPJ Mahalia Jackson a Parigi, in larga parte in presa diretta: un momento importante per il lavoro sull’album, una modalità che è anche un “manifesto”, un ritorno ai valori della vicinanza e della condivisione dopo la distanza forzata imposta dalla pandemia. Una risposta “fisiologica” che recupera un modo “artigianale” di fare musica richiamando il tempo dell’analogico, dei suoni acustici, dello stare insieme e in presenza. «Gli anni Novanta sono anni di domande, di proposte, di nuove visioni – commenta Alessandro Coppola – dopo la caduta del Muro di Berlino si riusciva a guardare lontano, e nel guardare lontano si metteva a fuoco se stessi. Sono gli anni della cultura glocal: si riscoprono le proprie radici per portarle nel “villaggio globale”, nella metropoli dove sempre più le culture si uniscono. Noi eravamo studenti universitari assetati di esperienze e di sperimentazione, i centri sociali sono stati la nostra fucina. Gli studi di ricercatori come Georges Lapassade e Piero Fumarola ci ispiravano ad approfondire gli stati di transe, i riti legati alla possessione del tarantismo; il nostro mondo era però quello del trip hop, del drum and bass, del dub: abbiamo preso l’anima primordiale delle culture popolari, legandola al contemporaneo, e questo ha determinato il nostro modo di fare musica, un uso del dialetto e un dialogo con la tradizione molto diversi rispetto al passato».
“Nanti li 90’s” è prodotto con il sostegno di Puglia Sounds Plus, Programmazione Puglia Sounds Record 2022.
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E così tutto canta
Dialoghi e musiche per un futuro possibile
Il cd book dei MishMash per Finisterre
Suoni e voci al crocevia di quattro fedi. L’esperienza sonora di un viaggio in musica durato 25 anni tra Mediterraneo, Est e Medio Oriente

Esce l’8 ottobre per Finisterre "E così tutto canta: dialoghi e musiche per un futuro possibile", il primo cd book di MishMash, il racconto tra note e parole di un viaggio in musica lungo 25 anni che ha visto la band italiana incontrare suoni e voci da ogni angolo del mondo al crocevia di quattro fedi (buddismo, cristianesimo, ebraismo e islam).  Un punto di arrivo e al tempo stesso una nuova partenza per la storica formazione dei MishMash che, per i suoi 25 anni di carriera, pubblica un album ricco di approfondimenti, che avvicina paesaggi sonori geograficamente distanti e costruisce nuovi spazi di spiritualità attorno a suoni mediterranei, suoni dell’est e medio-orientali, con arrangiamenti che ricreano il sapore “vagabondo” tipico di questi repertori.  In pieno stile MishMash (termine che in varie lingue racchiude significati legati al concetto di “mescolanza”), il cd book "E così tutto canta: dialoghi e musiche per un futuro possibile”, attraverso 12 tracce e il libro di accompagnamento, restituisce alla musica la sua vera risorsa di dialogo, dove la contaminazione diventa un'esperienza sonora distintiva, in grado di superare ogni divisione geografica e culturale. Gruppo unico nel suo genere, MishMash, sin dalla sua fondazione, ha unito in un percorso tra tradizioni popolari e intercultura quattro musicisti appartenenti a 4 differenti fedi religiose - Buddismo, Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Sono Marco Valabrega al violino e viola, Nicola Pignatiello alla chitarra, Bruno Zoia al contrabbasso e Mohssen Kasirossafar alle percussioni persiane e, insieme a loro, la cantante italo-turca Yasemin Sannino. "E così tutto canta: dialoghi e musiche per un futuro possibile”, però, non è solo il racconto del viaggio visto attraverso gli occhi dei MishMash, ma anche parole, poesie e collaborazioni di chi in questo viaggio li ha accompagnati negli anni: Edith Bruck, scrittrice, poetessa, traduttrice, regista e testimone della Shoah; Don Matteo Zuppi, cardinale e arcivescovo cattolico italiano; il cantautore Max Manfredi; lo scrittore Pasquale Troìa. Nel cd book, ricco di contributi, anche una dedica speciale a Domenico “Mimmo” Ascione - membro fondatore del gruppo, prematuramente scomparso il 15 agosto 2017 - con un brano da lui registrato prima della morte. “Ci siamo diretti verso Oriente” dichiarano i MishMash, “fin dall’inizio, e siamo partiti da una melodia tradizionale greca che ci invitava ad andare avanti su quella strada di scoperta di suoni, parole e persone che abbiamo sempre cercato di percorrere, aprendo gli occhi, le orecchie e il cuore sugli angoli del mondo. A volte basta un suono e sei già insieme agli altri ad ascoltare”. Non solo cd book, ma anche esperienza dal vivo, l’uscita di "E così tutto canta: dialoghi e musiche per un futuro possibile” sarà accompagnata da un minitour autunnale dalla periferia al cuore di Roma, attraverso uno spettacolo di musica, danza, recitazione, poesia e talk - con il sostegno del Ministero della Cultura quale Ente sostenitore e di Roma Capitale, nell'ambito del ciclo di programmazione "Spettacoli dal vivo nei comuni della Città metropolitana di Roma Capitale”. Sul palco con i MishMash (Marco Valabrega al violino e viola, Nicola Pignatiello alla chitarra, Bruno Zoia al contrabbasso e Mohssen Kasirossafar alle percussioni persiane), artisti provenienti da diverse culture e etnie e che, utilizzando diversi linguaggi, uniscono le loro voci: le danzatrici Elisa Scapeccia ed Emanuela Vecchio, la cantante Yasemin Sannino, il violista Daniele Valabrega e gli attori Esper Russo e Tiziana Biscontini che daranno voce alle parole di Edith Bruck, Don Matteo Zuppi, Max Manfredi, Pasquale Troìa e degli stessi musicisti di MishMash.
I MishMash porteranno “E così tutto canta” il 1° ottobre, in occasione dell’uscita del primo singolo, a Capranica Prenestina (ore 18:00, Sala del Consiglio Comunale) e l’8 ottobre, data di uscita del cd book, a Canale Monterano (ore 21.00 Teatro Maurizio Fiorani; alle 20:30 ci sarà la premiazione del Concorso Fotografico "I luoghi del dialogo") per poi proseguire lunedì 17 ottobre a Roma al Logical Space (ore 18:30, via dei Santissimi Quattro 27) e per tutto l’autunno in luoghi e spazi di cultura in Italia. Mercoledì 2 novembre, invece, MishMash in concerto alle 20:30 presso il Centro di Cultura ebraica Pitigliani di Roma, che ha aperto la sua sala concerti completamente rinnovata, per ospitare eventi artistici e musicali aperti al pubblico esterno.
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SALVATORE VILLANI E "QIFTI - CANTI ARBËRESHË DI CHIEUTI": IL VIAGGIO MUSICALE CON ANGELA DELL'AQUILA

L'amore e la passione per la musica e la cultura popolare continuano a tracciare il percorso di Salvatore Villani, musicista, etnomusicologo ed artista a tutto tondo che non smette di arricchire l'offerta culturale della nostra terra con produzioni sempre nuove e cariche di fascino. Dopo il Gargano, il meridione e il centro America, è la volta della musica popolare in lingua albanese antica ai confini con la Puglia, progetto partito agli inizi del 2000, da una ricerca musicale in Capitanata riguardante le comunità con peculiarità linguistiche, come Chieuti e Casalvecchio di Puglia per l'arbëreshë, e Celle di San Vito per il francoprovenzale. E' infatti conclusa la registrazione di "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" un cd book realizzato con Angela Dell'Aquila, preziosa interprete  arbëreshë, tra le voci più belle e rappresentative di Chieuti e della Puglia. Brani d'amore, pastorali e contadini, che tra tradizione e nuove proposte cantano anche la diaspora albanese, come in Bella Morea, dedicata al Peloponneso. Un regalo di compleanno per Angela, che con Salvatore ha condiviso sin dal 2004 numerose iniziative e spettacoli, palchi di prestigiosi premi e rassegne, fino alla sala di registrazione, per dare vita ad una raccolta unica, dove la memoria e la storia diventano composizioni indelebili, con la purezza della voce che si appoggia alla chitarra, come nella migliore tradizione popolare  e cantautorale, all'insegna dell'autenticità e del valore intrinseco del linguaggio canzone.  Un codice estetico capace come pochi di custodire mondi ed epoche lontane e di rivelarli, in quell'intreccio magico di note, parole e canto che plana sui secoli, sulle civiltà e sul mondo che cambia. Una raccolta che fa memoria e insieme dispetto all'onda di globalizzazione che intende sommergere  e assorbire ogni identità, appiattendo lingue e culture, ma che trova nella canzone popolare una fortezza, come mura di antichi castelli.  Riecheggiano in "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" canti d' amore e sulla bellezza femminile, con particolare riferimento al matrimonio e alla danza con la fune (caratteristico ballo di gruppo) con  ritmi che possono ricordare le nostre tarantelle. Ritorna la chitarra battente, strumento indigeno acquisito dal repertorio arbëreshë (molto diffusa nell'arbëreshë calabrese anche la zampogna). In alcune canzoni assistiamo ai tempi misti, tipici del mondo balcanico. «Nel nostro primo incontro mi colpì la sua versatilità, l'amore profondo per la cultura del suo paese, la padronanza della sua tecnica vocale, acquisita empiricamente, eppure così vicina agli stilemi del canto ‘colto’ della scuola italiana» spiega Salvatore Villani, conquistato dalla tenacia di Angela che all'età di settantanove anni interpreta ancora magistralmente i canti della sua terra natia e quelli acquisiti nel corso degli anni, sotto la spinta del suo mentore Roberto Ruberto. Ospite illustre nel cd-book "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti", Giovanna Marini, che ha rielaborato il canto Rine, Rine, ti ku vajte? per il coro della Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma, con la partitura originale inedita riproposta nel libretto. Nell'album anche la registrazione di un brano dal vivo tratto dallo spettacolo La Montagna del Sole,  tenuto da Salvatore ed Angela a Roma nel 2015, presso il Parco della Musica.  Realizzata con il sostegno dell'Amministrazione Comunale di Chieuti e del Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS di Rignano Garganico, il progetto vede le presentazioni di Diego Iacono (sindaco di Chieuti) e di Gino Annolfi. Registrato in  San Marco in Lamis, presso l'AMP studio di Ciro Iannacone tra il 2021 e il 2022,  propone la foto di copertina  di Silvio Orlando. Il CD-book: "Qifti-Canti arbëreshë di Chieuti", prodotto da Valter Colle, sarà disponibile on line nelle diverse piattaforme, come sul sito dell'editore NOTA di Udine. Sarà possibile richiederlo anche presso il Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS diretto da Salvatore Villani. In calendario per fine marzo la presentazione live a Chieuti. Fondamentale per la realizzazione del cd book il supporto del Comune di Chieuti e l'apprezzamento del primo cittadino, che insieme a tutti i collaboratori si ringrazia. Un pensiero speciale a Roberto Ruberto. Ad Angela dell'Aquila la dedica più cara. 
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“NELLE CARNI DEL CANTASTORIE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE”
IL NUOVO LAVORO DISCOGRAFICO, IN USCITA IL 16 GIUGNO, DEDICATO ALLA MEMORIA DEL CANTASTORIE PUGLIESE.

Si intitola “Nelle Carni del Cantastorie – Elogio a Matteo Salvatore”, il progetto musicale che, attraverso la rivisitazione di alcune tra le più belle ballate del cantastorie pugliese che meglio di tutti ha saputo raccontare la sofferenza della povertà e dello sfruttamento, vuole essere un omaggio al poeta-contadino di Apricena. L'uscita dell'album “NELLE CARNI DEL CANTASTORE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE” è prevista per il 16 giugno 2022, proprio nel 98esimo anniversario della nascita del cantautore Apricenese. Registrato e prodotto da Peppe Totaro, già leader del gruppo Tarantula Garganica, presso STUDIO UNO di Monte Sant’Angelo, il disco, composto da dieci tracce, rientra nella “Programmazione Puglia Sounds Record 2022” e sarà disponibile in molti punti d’interesse culturale pugliese e negli store digitali online. L'esecuzione dell'album è a cura della formazione "NCdC" composta da Peppe Totaro (voce, chitarre, basso e arrangiamenti) Antonello Iannotta (batteria, percussioni, pianoforte e voce), Claudio Salcuni (basso elettrico), Luciano Castelluccia (voce e cori) e Carmela Taronna (voce e cori) Le ballate prescelte sono state rivisitate e arricchite anche da importanti collaborazioni, tra cui quelle con il sassofonista e compositore partenopeo Daniele Sepe, la voce di origini nigeriane di Simona Boo e il fisarmonicista molisano Luca Casbarro. Inoltre, la prefazione del disco è stata curata da Franco Arminio, poeta, scrittore, regista italiano, paesologo. Di grande spessore artistico è il contributo fotografico di Pasquale D’Apolito che ha ideato e realizzato la foto di copertina dell’album. All’interno dell’album, sono presenti anche due tracce inedite, tratte da racconti paesani, realmente accaduti. “Il grande interprete di Apricena è l'autore più atipico e irregolare della musica popolare pugliese, sia per il suo particolare rapporto con la tradizione, sempre filtrato da una fortissima personalità, sia perché entrato precocemente in contatto, a metà degli anni '50, con l'industria discografica e il mondo dello spettacolo. Dotato di una voce estremamente duttile e di uno stile chitarristico sobrio ed elegante, di lui non si può parlare né come di un esponente della tradizione né come di un cantautore "colto". È stato, piuttosto, un singolarissimo poeta e cantastorie di vicende di miseria nera, amore e sopraffazione che affondano le radici nel Gargano della sua infanzia”. “Abbiamo sentito il bisogno di omaggiare il grande Cantastorie del sud – afferma Peppe Totaro – perché i suoi testi sono ancora attuali, sebbene il contesto storico-sociale sia cambiato. Un disco che vede al suo interno alcune delle canzoni più importanti di Matteo Salvatore rivisitate di una veste sonora nuova, aperta ai linguaggi e agli ascolti giovanili, pensato per coinvolgere e avvicinare le nuove generazioni che potranno imparare a conoscere e ad apprezzare il caratteristico, originale e singolare poeta e cantastorie della nostra Capitanata”. L’insieme di questi elementi rende “NELLE CARNI DEL CANTASTORIE” un progetto di grande rilievo musicale, dedicato ai numerosi e affezionati fan del cantastorie del tavoliere delle Puglie.
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Le Balentes "Inghirios"

Le Balentes "Inghirios" prodotto dalle Balentes e da Michele Palmas per S’ardmusic e distribuito da EgeaMusic,  in uscita ad aprile 2022. Un ritorno importante per le “nuove” Balentes con un progetto forte, raffinato, identitario e universale. Liriche che raccontano di antichi saperi e di antiche consuetudini, testi e musiche per non dimenticare e per guardare avanti. Una necessità, un desiderio estremo di custodire le leggende e le magie della Sardegna. È così che raccontiamo la storia della nostra terra: una storia viva, tangibile, che emerge ogni volta che ascoltiamo i racconti dei suoi abitanti, di certo più intensi di quelli dei libri di storia. Ogni brano è una narrazione, un’onda di voci e di gesti, un insieme coeso di suoni e armonie. Condividiamo storie popolari racchiuse in un unico grande racconto, che cambia voce e ambientazione intrecciando tradizioni e lingue diverse (tabarchino, barbaricino, campidanese...) che rivelano la magia dell’isola di Sardegna. Dieci brani originali e un’omaggio ad Andrea Parodi con la rivisitazione del brano Pandela, compongono questo intenso progetto ricco di sonorità mediterranee e raffinati arrangiamenti  che accompagnano la straordinaria vocalità delle tre Balentes.
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ALBA: IL RITORNO DEGLI INSINTESI È DEDICATO ALL'ALBANIA
Dedicato alla memoria di Andrea Mi e prodotto dalla label inglese Universal Egg, è in distribuzione digitale il nuovo Ep del duo leccese composto dai dj/producer Dubin (Francesco Andriani de Vito) e Don Dub (Alessandro Lorusso). Quattro brani per creare un ponte tra dub e sonorità tradizionali albanesi. Ospiti il trombettista Cesare Dell'Anna, il tastierista Marco Calabrese e la cantante Meli Hajderaj.

Prodotto dall'etichetta inglese Universal Egg, label di riferimento del dub europeo che fa capo a Neil Perch, leader degli Zion Train, è disponibile su tutte le piattaforme digitali "Alba", il nuovo Ep degli Insintesi. Dopo sei anni il duo leccese composto dai dj/producer Dubin (Francesco Andriani de Vito) e Don Dub (Alessandro Lorusso) torna infatti con un progetto discografico dedicato all'Albania. Dalla costa adriatica del Salento la magia delle montagne albanesi che emergono all'alba è uno spettacolo unico che collega idealmente le due terre. Il duo crea un ponte tra dub e sonorità tradizionali albanesi rivisitando brani, melodie e utilizzando campioni. Nel brano "Alba" la tromba è suonata dal jazzista Cesare Dell'Anna, mentre in "Ninullë" il canto tradizionale è interpretato da Meli Hajderaj. Sempre in questo brano Marco Calabrese suona l'organo elettrico. "Skanderbeg" e "Korab" sono brani con sonorità elettroniche, dub e sperimentali, la prima con una ritmica stepper, la seconda invece ha influenze world & bass. L'Ep è dedicato alla memoria di Andrea Mi, dj, architetto, curatore di festival, conduttore radiofonico, esperto di nuovi media e di musica elettronica, prematuramente scomparso due anni fa.
Gli Insintesi nascono nel 1998 a Lecce, da subito la loro musica fa riferimento alle sonorità del  dub, del reggae e della jungle music. Dopo aver realizzato una serie di remix per svariati producer del circuito dub, elettronico e house, gli Insintesi pubblicano “Salento in dub” (AnimaMundi, 2010) che inaugura il world groove salentino, una moderna sintesi di jungle, dub e world music. Un linguaggio moderno e personale con cui Francesco Andriani de Vito e Alessandro Lorusso filtrano la musica del territorio (pizzica, reggae, balkan) attraverso le tecniche e i ritmi del dub, reinterpretando brani di artisti tra i più significativi del Salento come i Sud Sound System, Salentorkestra, Opa Cupa e Après la Classe, e producendone di nuovi con la partecipazione delle voci di Anna Cinzia Villani, Treble, Alessia Tondo e Papa Gianni. Il disco è oggi tra i più venduti e apprezzati della nuova scena musicale salentina. Del 2011 è la pubblicazione per la collana Dub Conference su Universal Egg/Deep Root del vinile "Intenser dub/The big wheel". Per gli Insintesi questa pubblicazione costituisce un grande riconoscimento che li catapulta nel circuito dub internazionale. Dal 2011 il duo inizia a suonare non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Ungheria, Austria. Nel 2012 con "Fimmene in dub" (AnimaMundi) gli Insintesi continuano sullo stesso solco dell'album precedente ma concentrando le sperimentazioni sulla vocalità popolare femminile. L'album è inoltre un collettore di musicisti salentini di alto spessore artistico che affiancano gli Insintesi in questo progetto: Enza Pagliara, Anna Cinzia Villani, Maria Mazzotta, Raffaella Aprile, Miss Mykela, Papet Jali (storico mc del gruppo francese Massilia Sound System). Nel febbraio 2014 arriva l'Ep "Roots'n'Culture" prodotto da Elastica Records. Qui Il duo leccese di dj/producer spinge la sperimentazione sul versante dance ed elettronico. Nel 2015, sempre su Elastica Records, esce Antitaranta. L’ep contiene due nuovi brani “Don’t get dub” e “Antitaranta” con sound originali in chiave bass music con riferimenti al roots reggae giamaicano e alle sonorità della pizzica salentina. Nel 2016, infine, online i brani autoprodotti “What about love”, cantato in inglese e dialetto salentino da Miss Mykela, storica voce degli insintesi, e “Quandu ni dai lu core”, versione interamente in dialetto salentino cantata da un’altra storica voce del tacco d’Italia, La Marina. Dopo sei anni di silenzio, costellati da altre produzioni e progetti dei due dj/producer, gli Insintesi tornano dunque con "Alba".

Insintesi
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Gnut annuncia il nuovo album Nun te ne fa'
prodotto da Piers Faccini

Nun te ne fa’ è il titolo del nuovo e quarto lavoro in studio di Gnut, e segna l'inizio della collaborazione con A Buzz Supreme. Il disco è stato prodotto dal cantautore anglo-italiano Piers Faccini e uscirà su Beating Drum con distribuzione Audioglobe, il 14 ottobre 2022. Gnut, cantautore napoletano, da anni calca le scene musicali seguendo il suo cammino, unico e personale; il suo songwriting traccia un percorso che fa incontrare Nick Drake e Elliot Smith con la tradizione cantautorale italiana e la canzone napoletana di Roberto Murolo. Nun te ne fa’, è il risultato di un lavoro di scrittura che ha preso il via nel 2014, grazie all’amicizia e ai forti legami artistici stretti con il poeta partenopeo Alessio Sollo e il singer songwriter inglese Piers Faccini. Quest’ultimo, già produttore del secondo album di Gnut “Il rumore della luce”, non solo é produttore e arrangiatore di questo disco ma accoglie Gnut nella sua etichetta Beating Drum dal 2018, con l’uscita del vinile in edizione limitata dell’EP “Hear My Voice”. In un contesto sociale e musicale sempre più “veloce” dedicare sette anni alla scrittura e alla realizzazione di un disco è qualcosa di profondamente anacronistico e forse, proprio per questo, rivoluzionario. Il titolo in napoletano significa “non dare troppo peso ai problemi”. Un modo di dire che rappresenta anche una filosofia di vita che contraddistingue tutto il sud Italia e in particolare Napoli. Mai come in questo momento, nun te ne fa’, ovvero don’t worry riassume la meravigliosa filosofia del carpe diem napoletano. Il sodalizio artistico con Alessio Sollo ha prodotto circa quaranta canzoni in napoletano nate da una costante ricerca dell’incastro migliore tra poesia, melodia e armonia, un approccio alla scrittura vicino all’artigianato di un tempo fatto di tradizioni e mestieri tramandati di padre in figlio. Successivamente Piers Faccini ha provveduto ad una attenta e minuziosa selezione delle canzoni proposte da Gnut e dopo un intenso lavoro di pre-produzione sulle strutture e le armonie, fatto durante viaggi tra le montagne delle Cevennes nel sud della Francia a casa di Faccini, le canzoni hanno preso vita e hanno raggiunto la loro forma definitiva. Le registrazioni del disco sono cominciate a Roma con la realizzazione delle batterie con Simone Prattico, strumentista jazz internazionale già al fianco di Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Hindi Zahra oltre che dello stesso Faccini. Nella fase successiva, durante il lockdown e lavorando a distanza a causa della pandemia, Piers ha creato un mondo sonoro specifico per ogni singola canzone. Con l’utilizzo di strumenti di diverse provenienze geografiche Faccini ha donato un sound unico senza frontiere agli arrangiamenti e una connotazione nomade all’intero album. Tornate a Napoli, le canzoni, hanno subito un’ulteriore evoluzione con agli interventi di Michele Signore al violino, viola, lira pontiaca, mandolino e mandoloncello. Le influenze d’oltreoceano si sono fuse perfettamente con le radici napoletane grazie all’esperienza di Signore, che membro della Nuova Compagnia di Canto popolare, negli anni ha anche collaborato con artisti del calibro di Roberto Murolo, Sergio Bruni, Nino Taranto, Pino Daniele e che da qualche anno accompagna Gnut anche dal vivo. Di questo connubio tra tradizione e modernità è un meraviglioso esempio il featuring sul brano “Colpa mia”, dove la voce eccezionale di Fausta Vetere (voce storica della “Nuova compagna di canto popolare”) e la tammorra di Luca Rossi incontrano atmosfere beatlesiane alla John Lennon. A chiusura del cerchio l’importante scelta produttiva di Piers di utilizzare un timbro femminile ad accompagnare la voce calda di Gnut. La scelta, azzeccatissima, ha portato alla collaborazione con Ilaria Graziano che ha donato alle canzoni una sonorità inedita grazie al suo carisma e al suo enorme talento. Nun te ne fa’ è l’album che testimonia la raggiunta maturità artistica di un musicista, che dopo vent’anni di esperienze e contaminazioni musicali, trova un’unica e personalissima strada per veicolare il suo emozionate songwriting e il suo inconfondibile timbro vocale. Scrivere per sopravvivere, vivere per scrivere. Comporre e cantare è, per Gnut, cibo per l’anima: Nun te ne fa’ è un coraggioso progetto d’insieme che conferma l’artista partenopeo come uno dei più raffinati esponenti del cantautorato italiano contemporaneo. 
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LONTANO: DAL 24 GIUGNO IN DISTRIBUZIONE IL NUOVO DISCO DEL CANTAUTORE MASSIMO DONNO PRODOTTO DA SQUILIBRI
SABATO 9 LUGLIO DAL PREMIO BINDI AL VIA IL TOUR SOSTENUTO DA PUGLIA SOUNDS.

UNA RIFLESSIONE IN MUSICA SUL TEMPO NELLE SUE VARIE DECLINAZIONI PER LA QUARTA PROVA DISCOGRAFICA DI UNA DELLE ESPRESSIONI PIÙ ORIGINALI DELLA SCENA SALENTINA, IN UN PROGETTO INTIMO E DISCRETO MA CON UN RESPIRO CORALE GRAZIE AI NUMEROSI OSPITI TRA I QUALI NABIL BEY, MARIELLA NAVA, REDI HASA, GABRIELE MIRABASSI, DANIELE SEPE E MUSICA NUDA.

Dodici canzoni incentrate sul tema del tempo, che si declina sotto forma di distanza ed attesa: anticipato dal videoclip del singolo Undici, venerdì 24 giugno per Squilibri esce “Lontano”, quarto lavoro discografico del cantautore Massimo Donno, tra le espressioni più originali della scena musicale salentina. Nel contesto di un frastagliato paesaggio meridiano, tra smaglianti pieghe di colore e più sommesse piaghe di un atavico dolore, piccole storie narrano di lavoro e solitudine, di separazioni anche forzate e di un difficile rapporto tra generazioni che vivono in modo differente il senso d’appartenenza. Le sonorità sono figlie di queste storie e di questi territori. “Lontano” evoca così sapori mediterranei senza mai ostentarli, combinandoli con profumi che arrivano dal nord dell’Africa come dalle sponde balcaniche, sulle note di un violino o anche sul soffio del vento di libeccio. Un disco intimo e raccolto che acquista un respiro corale grazie ai numerosi ospiti che hanno accolto con entusiasmo la “chiamata” di un musicista del quale apprezzano la discrezione e il garbo di altri tempi che custodiscono un’ispirazione poetica e musicale di grande originalità e di rara forza espressiva. Come opportunamente scrive Mariella Nava nelle pagine introduttive dell’elegante booklet  «la riservatezza della penna delinea piano ogni curva e la voglia di penetrare l’animo graffia in un crescendo lo spartito»: in questo modo, di brano in brano, si evidenzia come si possa «fare musica con i colori», «cantare con i silenzi, le pause e i respiri dilatati», fino a «volare con ali fatte di parole» ma intrecciate a ritmi ed armonie di grande eleganza.  Un balsamo per questi tempi di grande travaglio e non poco affanno realizzato con la collaborazione di Nabil Bey, Alessia Tondo, Mariella Nava, Rachele Andrioli, Redi Hasa, Gabriele Mirabassi, Ferruccio Spinetti e Petra Magoni (Musica nuda), Alessandro D’Alessandro, Marco Bardoscia, Daniele Sepe e Juan Carlos “Flaco” Biondini che, nella bonus track, canta con Donno la “Primavera di Praga” di Francesco Guccini. Completano la line up i salentini Valerio Daniele (che cura anche editing, missaggio e mastering), Giovanni Martella, Matteo Resta, Francesco Pellizzari e il quintetto d’archi formato da Luca Gorgoni, Elisa Caricato, Claudia Russo, Marco Schiavone e Davide Codazzo. Il tour di presentazione del disco partirà con cinque tappe sostenute nella Programmazione Puglia Sounds Tour Italia 2022 della Regione Puglia (POC Puglia 2007/2013 - Azione "Sviluppo di attività culturali e dello spettacolo). Donno si esibirà sabato 9 luglio al Premio Bindi di Santa Margherita Ligure (Ge) con Luca Barrotta (fisarmonica), sabato 16 luglio a Pietralunga (Pg) e domenica 17 luglio a Valsamoggia  (Bo) per il Festival Crinali con Redi Hasa (violoncello), martedì 26 luglio a Castrovillari (Cs) per il Premio Castrovillari d'autore e mercoledì 27 luglio a Sila Lorica (Cs) per JazzinSila - Peperoncino Jazz Festival con Emanuele Coluccia (fiati).
Cantautore e musicista, Massimo Donno si divide tra canzone, teatro e scrittura. Dopo “Amore e Marchette” (Ululati/Lupo Editore, 2013) e “Partenze” (Visage Music, 2015), prodotto dall’organettista Riccardo Tesi, che i giurati del Premio Tenco inseriscono nella rosa dei migliori 50 album italiani dell’anno, Donno nel giugno 2017 pubblica “Viva il Re!” (Squilibri Editore/Visage Music 2017). Il disco – che ospita Gabriele Mirabassi e la cantante Lucilla Galeazzi – contiene brani tratti dai due album precedenti e alcuni inediti, riarrangiati da Emanuele Coluccia per La Banda de Lu Mbroia, un’orchestra di venti elementi. Donno – che nel 2019 ha conquistato la seconda edizione del “Premio Castrovillari d’Autore” – è tra i trentanove interpreti di “Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero” (Squilibri Editore), omaggio a uno dei più originali cantautori italiani, che ha conquistato la Targa Tenco 2020 come miglior progetto collettivo (ex aequo con “Note di viaggio – Capitolo 1: Venite avanti…” dedicato a Francesco Guccini). "Lontano" è il suo quarto disco da solista.
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SquiLibri 
presenta

’A67, Jastemma
In uscita il 6 maggio 2022

Interamente dedicato all’amore, ripercorso in tutte le sue manifestazioni, il nuovo album della band di Scampia che, nell’alternarsi di diversi registri espressivi, si leva come un ostinato inno alla vita il cui significato si svela nei racconti che i brani hanno ispirato a quindici scrittori, da Nicola Lagioia a Loredana Lipperini, da Viola Ardone ad Alberto Rollo. 
Dipinti e disegni di Mimmo Paladino, prefazione di Stefano De Matteis

Nati a Scampia come reazione a una condizione di grande disagio, gli ‘A67 hanno espresso negli anni la volontà di riscatto e la ricchezza di tensioni che accomuna tutte le periferie del mondo, elaborando proposte musicali caratterizzate da una straordinaria tensione civile. Declinando in un’accezione più intima e carnale la loro vocazione ad esplorare i panorami della condizione umana, nel loro nuovo album, Jastemma (Squilibri editore), si rivolgono ora all’amore, ripercorso in tutte le sue possibili manifestazioni, in un disco crudo e spietato, essenziale nel suono e nella parola che, per la band partenopea, non poteva che essere in napoletano. Nell’alternarsi di diversi registri musicali, dal rock al reggae, si passano in rassegna le diverse espressioni di un sentimento fondamentale nella vita di tutti ma senza mai dimenticare le scelte di campo che da sempre contraddistinguono il gruppo. Come in una dolentissima litania, si parte così dal mondo degli ultimi, agli occhi dei quali l’amore appare come un imbroglio che non può lenire le sofferenze di una vita ai margini, per poi inerpicarsi lungo affetti corrosi dall’abitudine e, infine, precipitare negli abissi di passioni che non concedono tregua: dal fondo di tutto si leva però un ostinato inno alla vita che assume le cadenze di un seducente blues dell’anima. Parole e musica dischiudono così paesaggi inattesi che si rivelano appieno nei racconti che le canzoni hanno ispirato a quindici scrittori Viola Ardone, Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Giuseppe Catozzella, Marco Ciriello, Amleto De Silva, Luca Delgado, Gennaro Della Volpe (Raiz), Raffaella R. Ferré, Nicola Lagioia, Loredana Lipperini, Carmen Pellegrino, Angelo Petrella, Alberto Rollo e Gianni Solla. Delineando un potente affresco sui sentimenti umani, racconti e poesie disvelano la novità di un progetto concepito come un sistema performativo in cui le storie cantate germogliano in altri racconti, in una proliferazione di senso accentuata dai dipinti realizzati per l’album da Mimmo Paladino. E, come scrive Stefano De Matteis nella prefazione al cd-book, “il tutto regge alla perfezione, come la geometria perfetta di un uovo simile a quello di Virgilio che dà ordine al caos”. Dal 6 maggio nei punti vendita e negli store digitali il cd-book Jastemma e, nello stesso giorno, su tutte le piattaforme digitali il primo singolo dell'album, Sempe cu’ tte
Sempe cu’ tte è un blues caraibico, una dichiarazione d'amore cantata su un tempo in levare, dove si canta il carattere gratuito e disinteressato del vero amore: "Sto sempre con te perché non mi servi a niente, perché quando sto con te niente più mi serve". Un sentimento che cerca di risalire la corrente sociale ed etica di una società in cui tutto, comprese le relazioni, sembra fondato sullo scambio tra dare e avere, in una logica di profitto e di utilità. Ma l'amore vero non ha un fine e deve bastare a se stesso. Un sentimento gioioso, dunque, di fiducia nella vita, realizzato a tempo di reggae, accompagnato dal sax di Daniele Sepe.

in uscita, in formato cd-book, nei punti vendita e negli store digitale il 25 febbraio 
Info: www.squilibri.it, info@squilibri.it
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Mimmo Locasciulli
"INTORNO A TRENTANNI REVISITED"
Venerdì 6 Maggio è stato pubblicato il nuovo album di MIMMO LOCASCIULLI dal titolo INTORNO A TRENTANNI REVISITED. Disponibile in digitale e nei negozi di dischi in formato CD, distribuito da EGEA MUSIC
 
"Era il 1982. Ero poco più che trentenne. Il mio successo cominciò con l’album INTORNO A TRENTANNI. Ma ho voluto rileggere quel tempo, con le lenti tarate nell’oggi. E le canzoni originali sono state rivisitate, ri coniugate e messe a confronto con le riverberazioni e le emozioni del passato.  In questo percorso non sono stato solo, mi onora la presenza di Artisti verso i quali provo e manifesto un profondo senso di stima e gratitudine. Essi rappresentano un punto di partenza e di arrivo del mio intendere e vivere la musica", racconta Locasciulli. Il nuovo album contiene featuring con Eugenio Finardi, Brunori sas, Stefano Di Battista e Setak. "Intorno a Trentanni Revisited non è solo un disco di canzoni rivisitate, ma un mix di sensazioni e vibrazioni che ne fanno un lungo racconto del tempo che ho incontrato, raccontato e ritrovato. Nell’album c’è una canzone inedita nuova, Buonanotte dalla luna, il cui videoclip è stato scritto e diretto da Riccardo Rinetti. Con essa ho provato a tirare le somme della rilettura del mio e del nostro tempo. Non ho tratto una conclusione definitiva, ma mi conforta immaginare che tra le righe della canzone affiora la consapevolezza piena che le stagioni passano e a volte, in qualche fantastico modo, tornano”, dice Mimmo. Questa la tracklist completa del nuovo disco: Svegliami Domattina, Due Ore, Gli Occhi, Buoni Propositi (Feat. Brunori Sas), Intorno a Trentanni (Feat. Eugenio Finardi), Cala La Luna (Special Guest Stefano Di Battista), Lo Zingaro, Natalina, Svegliami Domattina (Live 1985), Gli Occhi (Live 1985), Intorno a Trentanni (Versione Alternativa 1992), Buonanotte Dalla Luna (Special Guest Setak). Mimmo Locasciulli fa il suo esordio al Folkstudio di Roma, nel 1975. Viene considerato uno dei più autorevoli esponenti della canzone d’autore italiana. Ha scritto e cantato con De Gregori, Ruggeri, Ligabue, Alex Britti, Frankie Hi Nrg, Paola Turci, Patent Ochsner e altri prestigiosi artisti. Ha partecipato, in qualità di big, al Festival di Sanremo nel 1985. Ha già all’attivo diciannove album e in molti di essi sono presenti alcune delle stelle più luminose del firmamento musicale italiano ed internazionale: Greg Cohen, Marc Ribot, Joey Baron, Paolo Fresu, Lenny Pickett, Stefano Di Battista, The Uptown Horns, Fabrizio Bosso, Willie Schwarz, Charlie Giordano, Enrico Pierannunzi,  Roberto Gatto, Ambrogio Sparagna, Enzo Pietropaoli ed altri ancora.
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IL PRIMO ALBUM DI INEDITI DI ORIANA CIVILE
Tredici racconti in lingua siciliana: dalle leggende alla denuncia sociale

Si intitola “Storii (tra il serio e il faceto)” il nuovo album di Oriana Civile, artista, studiosa delle tradizioni musicali siciliane e interprete del repertorio di tradizione orale della sua terra. Si tratta del suo primo disco di inediti: tredici brani, tredici racconti in lingua siciliana dalle sonorità minimaliste e di grande impatto. Registrato in presa diretta, come un live in studio insieme al chitarrista Nino Milia, sorprende per il carisma e la grande genuinità interpretativa della Civile. “Ho voluto un disco – dice l’artista – che fosse più vicino possibile a quello che si ascolta in un mio concerto. Per questo ho ricercato un suono reale e senza artifizi”. A comporlo, come indica il titolo, una manciata di storie. Storie personali e storie collettive. Storie individuali e storie universali. Tredici brani che si aprono con una canzone il cui testo è una poesia dell’avvocato Pippo Mancuso, tratta dal libro “Malu Tempu – strofe strofacce aneddoti”. Tra le tracce del disco incontriamo poi paesaggi, leggende, denunce, provocazioni e strambi interrogativi ai quali dare finalmente una risposta definitiva, come il sesso dell’arancin*. Ma anche personaggi come Attilio Manca (la cui morte è uno dei misteri italiani legati a Cosa Nostra), Claudio (agente di scorta di Paolo Borsellino) e Luciano Traina e addirittura Lady Gaga, la pop-star americana originaria di Naso, il paese in provincia di Messina da cui viene anche Oriana Civile. “Questi brani – scrive la Civile nell’introduzione all’album - sono un esplicito invito ad approfondire la conoscenza di queste storie che sembrano lontane da noi ma non lo sono affatto”. Nel booklet ogni canzone è accompagnata da una fotografia estratta dal progetto “Life (serie Faces and Hands)” di Raffaele Montepaone, fotografo calabrese, instancabile ricercatore di espressioni ed atmosfere senza tempo, “lo ringrazio sentitamente di vero cuore per aver abbracciato la mia idea; queste fotografie sono la testimonianza di un mondo pieno di dignità e bellezza che ci appartiene nel profondo, il mondo che io canto, e io le trovo semplicemente meravigliose”. “Storii”, che è stato preceduto da una fortunata campagna di crowdfunding, esce per l’etichetta Suoni Indelebili ed è distribuito da Ird.
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RENANERA – L’ uomo torna mare
il nuovo album dei Renanera, negli stores dal 6 Maggio 2022
 
Il nuovo lavoro discografico si intitola «L’uomo torna mare» ed è l'album che i Renanera lanciano per festeggiare i primi dieci anni del loro progetto artistico. La copertina del disco è stata realizzata con un dipinto del poeta-pittore potentino Alberto Barra. L’opera è una vera e propria sinossi figurativa dell’intero album. L’artista infatti, dopo un accurato ascolto dell’album, ha assorbito le sensazioni dei Renanera, rappresentando, attraverso un pesce spada, l’urgenza di difendersi in maniera prepotente e primitiva da una società in cui è sempre più difficile discernere il giusto e in cui ogni individuo, concentrato solo sul suo “io”, pare voler divorare persino il suo simile pur di primeggiare.  I Renanera sono molto legati alle loro origini e si sono spesso dedicati alla ricerca delle tradizioni e delle numerose storie che appartengono al Sud Italia, così come hanno sempre cercato il suono adatto per rendere ogni brano coerente e estremamente empatico; ma adesso, dicono, è il momento di combattere, di far sentire la loro sofferenza e la sensazione di inadeguatezza che la società attuale fa pesare quotidianamente su ogni singolo individuo sensibile alle ingiustizie.  Nelle 10 canzoni della tracklist c’è anche spazio per una rilettura della canzone degli Almamegretta «Fatmah» e di un remix di «Ballatarantella», canzone composta dai Renanera con Eugenio Bennato. Prodotto e arrangiato da Antonio Deodati e Unaderosa, il suono in questo album calca la mano verso l’elettronica, la dub e l’hip hop sempre contaminato da nuances etniche. Proprio per questo, alcune delle tracce compongono la colonna sonora del film di Simone Aleandri  «La notte più lunga dell’anno» (nel cast, tra gli altri, Ambra Angiolini, Alessandro Haber, Massimo Popolizio, Mimmo Mignemi). Alle registrazioni hanno partecipato Unaderosa (voce e cori), Antonio Deodati (synths e cori), Marco Deodati (saz e chitarre), Pierpaolo Grezzi (darbouka e tammorre), Alberto Oriolo (violino e cori), Gaetano Stigliano (mandolino).  I Renanera vantano altre prestigiose collaborazioni artistiche come quelle con Vittorio De Scalzi, Marcello Coleman, Lino Vairetti, Michele Placido, Ciccio Merolla, Alessandro D’Alessandro, Pasquale Laino, Felice Del Gaudio.  «L’ uomo torna mare» è negli stores digitali da venerdì 6 Maggio 2022 su etichetta T.S.A. Total Sounding Area.  
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Dal 28 aprile disponibile in digitale, in streaming e download

 Walter Laureti
 pubblica il suo primo EP
Ode

Walter Laureti, producer e sound engineer romano, dopo aver composto e arrangiato per Jan Bang, Arve Henriksen e aver prodotto Evocazioni e Invocazioni di Davide Ambrogio, debutta con il suo primo EP, Ode (Studio  Catalea). Ode è un inno al mare che vuole esprimere il profondo bisogno di celebrare il fascino e la peculiarità del meridione attraverso l’elemento che più profondamente lo connota: il volto ipnotico del Mediterraneo. L’immersione contemplativa diventa allora l’unica possibilità di rendere grazie a un elemento naturale contraddittorio, capace di ispirare e fuorviare, di attirare e respingere, di nutrire e uccidere. Ciò che questo abbandono restituisce è un percorso sonoro altrettanto duplice, che trova nell’incontro tra il minimalismo dell’elettronica e la carica timbrica dei repertori tradizionali la possibilità di esprimersi. Fortemente ispirato a Il pensiero meridiano del sociologo Franco Cassano, il lavoro trova nella musica tradizionale pugliese l’orizzonte sonoro cui affidarsi. A questa dimensione culturale appartiene l’idea che il mare rappresenti «un primo luogo di meditazione, (...), un cielo raddoppiato e diventato terrestre, una parete sfondata, un confine libero, un orizzonte che richiama proprio perché sfugge». In quest’Ode dedicata al fascino e alle peculiarità del meridione (su tutte, la lentezza), il mare è rappresentato nella sua fragilità. È un mare desolato, vuoto e pericoloso. Non è il mare estivo e piacevole, ma il mare di tutto l’anno. È un mare che uccide chi lo attraversa eppure cura e culla l’uomo; il mare che stiamo distruggendo dal punto di vista ambientale. È il mare di tutti ma allo stesso tempo di nessuno.  Il canto liberatorio de La ninna (il sogno), la danza di 81 (il vento) e la preghiera de La Madonna del mare rappresentano un modo di rispondere ai diversi richiami emotivi che il mare suscita. Percorrere musicalmente la Puglia, risalendo dal Salento fino al Gargano, significa quindi riscoprire il rapporto che lega l’uomo al mare, avvicinandosi alle parole sempre attuali di Cassano.   «Il nostro corpo scopre un mondo quando accetta di affidarsi senza paura al moto della risacca, quando contemplando il cielo stesi sul mare immergiamo le orecchie nel suo ventre sonoro, accettando di appartenergli con fiducia filiale. In questo esercizio, nella confidenza con la grammatica dell’acqua c’è un’antica saggezza, il suggerimento della possibilità di un altro tempo. Senza l’infinito del mare si va a fondo, risucchiati dal vortice del nostro antropomorfismo». Le musiche di tutti i brani elencati sono originali ad eccezione del canto presente ne La ninna (il sogno), registrato da Massimiliano Morabito con Anna Palmisano a Locorotondo (BA) e pubblicato nella raccolta Tomma Tommë (2004 - Ethnica). Il testo de La ninna (il sogno) proviene dalla tradizione orale; quello de La Madonna del mare, dal canto Matonna te lu mare di M. Marangio. 
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Materiali Sonori
Le novità

PAOLO BENVEGNU'
Delle inutili premonizioni – Vent’anni di Misconosciuto Tascabile Vol. 2
Paolo Benvegnù “Delle Inutili Premonizioni - Venti anni di misconosciuto tascabile vol. 2” è un disco eclettico, originale, nato dal lungo percorso di studio del cantautore gardesano realizzato in compagnia del Collettivo Paolo Benvegnù, che si presenta al pubblico con un omaggio appassionato, riletto con l’inconfondibile stile di Benvegnù, a brani tratti dalla New Wave anni 80: New Order, Joy Division, Roxy Music, Tears for Fears e tanti altri. Alla base della scelta dei titoli di questo progetto c’è l’idea di ridare voce a dei brani iconici c’è la necessità di creare uno spazio dove ricercare una propria identità, dove scrivere, suonare e dare una risposta fuori tempo e fuori luogo al presente così da immaginare un nuovo futuro.

I SOLISTI  DELL’ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO -  IN ARTE SON CHISCIOTTƏ
musiche originali per lo spettacolo scritto da Samuele Boncompagni
(ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes)
con Elena Ferri, Luisa Bosi e I Solisti dell’OMA
Non poteva che essere attraversata dalla musica la nuova prova teatrale a firma Officine della Cultura del fantasioso nobiluomo della Mancia, cavaliere errante, disfacitore di offese, raddrizzatore di torti Don Chisciottə. In otto quadri di una contemporanea “ensalada” spagnola, contemporanea come la ə che porta nel titolo, come i piani di lettura offerti dalla ricerca della compagnia di attori e musicisti, I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo errano tra le pagine fattesi pentagramma del Capolavoro di Cervantes vibrando in un intreccio di melodie libere di rincorrersi e di sovrapporsi tra mulini a vento e giganti. All’immaginazione dell’ascoltatore viene lasciato il compito di ricomporre in una trama coerente i quadri del racconto. Meglio se a pancia vuota o col vento nella testa. I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo: Luca Roccia Baldini basso, cajon, voce; Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino; Gianni Micheli clarinetti, fisarmonica; Mariel Tahiraj violino;  Daniele Berioli percussione; voci di scena di Elena Ferri e Luisa Bosi

LA NUOVA PIPPOLESE, Canzoni per Grilli e Rificolone
Si intitola “Canzoni per grilli e Rificolone” l'album di debutto dell'orchestrina popolare fiorentina di strumenti a plettro “La Nuova Pippolese” nata nel 2015 dall'associazione culturale “La Scena Muta” e diretta da Francesco Frank Cusumano. Il disco nasce dopo 5 anni di intensa attività concertistica e dopo un'accurata selezione dei brani della tradizione fiorentina, brani di Spadaro, Parigi, Cesarini, Nelli e D'Onofrio, due estratti dall'operetta “L'Acqua Cheta” e un brano inedito scritto da Cusumano e David Bargiacchi, “FI PI LI”. Numerosi gli ospiti che impreziosiscono le tracce, scelti al di fuori del classico circuito della canzone fiorentina: da Irene Grandi ad Alessandro Benvenuti, da Gaia Nanni a Saverio Lanza, da membri di band di musica contemporanea come Street Clerks e Fanfara Station fino ai milanesi Gerry Bruno dei Brutos e Bebo Storti, alias il Conte Uguccione. 

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK 
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU, Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

POLYCHRON+, She’s Always Been There feat. ANNA DOMINO. BLAINE L. REININGER. LUC VAN LIESHOUT. ALEX SPALCK. NICONOTE. DANIELE BIAGINI. CARMEN D’ONOFRIO.
Polychron+ sono un duo italiano (Aurelio Menichi + Gabriele Gai). Con lebands Dubital, Lord Chapeau, Smoke Signals, Vinylistic… si ricordano le loro prestigiose collaborazioni con Steven Brown, Mad Professor, Gilles Martin, Ultramarine. "SHE'S ALWAYS BEEN THERE" è un lavoro con una propria originalità che lo inserisce all’interno del vasto scenario “wave” italiano, dall’età d’oro dei primi gruppi post punk fino ad oggi. “She’s Always Been There” affonda le radici nell’humus mitteleuropeo (già terreno fertile di etichette quali Crammed Discs, Les Disques Du Crepuscule, Materiali Sonori) per suggerne il necessario nutrimento e trasporlo in un’inedita esperienza sonora, sintesi eclatante di delicata eleganza e morbosa sensualità. Le illustri collaborazioni - con ANNA DOMINO, BLAINE L. REININGER (che in “Piano Astrale” esibisce il suo straordinario italiano), LUC VAN LIESHOUT (Tuxedomoon), ALEX SPALCK (Pankow), NICONOTE (performer e magnifica voce già con Violet Eves), DANIELE BIAGINI (eccellente pianista già con i Minox, con il “Tenco” di Steven Brown e nel “Cameristico” di Riccardo Tesi) e CARMEN D’ONOFRIO - lasciano intuire l’ articolazione del progetto: gli ospiti si sono calati nell’ordito come se la trama già appartenesse loro, lasciando il loro inconfondibile segno sul risultato che suona sempre intenso, piacevole e sincero al tempo stesso. 

MALIBRA, Ami
Malibra Trio è un progetto musicale nato nel 2010 e capitanato dal Griot del Burkina Faso, Brahima Dembelè; sua è infatti la musica, e suoi i testi, tutti In lingua africana Djoula, diffusa in Africa Occidentale. L'idea musicale attinge direttamente al bagaglio ritmico e melodico africano; possiamo ritrovare infatti l'eco dei cori dei piccoli villaggi, i ritmi delle danze tradizionali, i colori vivaci e malinconici al tempo stesso di paesaggi meravigliosi e lontani. Questo background afro, si incontra e si fonde però con diverse tipologie di musica Occidentale, che pure devono le proprie radici all'Africa : il reggae, il jazz. Anche gli strumenti tradizionali africani, quali djembe, balafon e Kora incontrano e si mescolano con tastiere, pianoforte e batteria. Insomma un viaggio d'autore che parte dall'Africa ed arriva fino a noi. Con Brahima Dembelè: voce, djembe, balafon, kora, tama; Manuela Iori: pianoforte, tastiere, cori; Ettore Bonafè: djembe, dundun, batteria.

SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ, Azax Attra / Made To Measure Vol. 8 
La sublime voce del cantante iraniano Deyhim e la magia elettronica del compositore statunitense Horowitz: quando apparve per la prima volta nel 1986, questo album fu accolto con entusiasmo, stupore e incredulità: nessuno aveva fatto qualcosa di simile prima, e questa vertiginosa e ispirata miscela di tradizione persiana, avanguardia newyorkese e musica elettronica rimane incomparabile, potente e ipnotica fino a oggi. 

BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN, Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol.15 
Fu un incontro casuale quello fra tra Benjamin Lew e Steven Brown nell'effervescente crogiolo creativo che era Bruxelles nei primi anni '80 e ha portato a uno di questi piccoli miracoli discreti ma indimenticabili che avvengono a volte. Poetico, magico ed evocativo, "Douzième Journée" porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi alieni, che ha suscitato paragoni con la musica di Jon Hassell e Can. Steven Brown è il frontman della band statunitense Tuxedomoon. Benjamin Lew è uno scrittore, un artista visivo e un poeta del synth analogico (ha continuato a registrare altri quattro album per la Crammed Discs). Il valore di questo album per la serie Made To Measure non sembra essere cambiata nel tempo...

CONGOTRONICS INTERNATIONAL, Where’s The One? 
Registrato e prodotto prima, durante e dopo il mitico Congotronics vs Rockers Tour, con la partecipazione di Deerhoof, Juana Molina, Kasai Allstars, Konono No.1, Skeletons, Wildbirds & Peacedrums. Un trionfo di musiche del mondo e contaminazioni culturali!

FRANKIE CHAVEZ & PEIXE, Miramar II 
Anche se provengono da diverse esperienze musicali, i portoghesi Frankie Chavez e Peixe sono uniti dal loro originale approccio con la chitarra. Peixe da più di venti anni sulla scena innovativa del rock portoghese con molteplici collaborazioni, e due sorprendenti dischi da solista “Apneia” e “Motor” nei quali esplora le innumerevoli possibilità del suo strumento musicale preferito. Sin dal suo debutto nel 2010, Frankie Chavez ha costantemente dimostrato di essere uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Ispirato dal folk, dal blues, così come dal classic rock, ha portato la sua musica sempre più lontano, sia con la band che come one-man-band, in completa simbiosi con lo strumento che c’è stato fin dall’inizio: una chitarra.

DAVIDE GIROMINI, ”Manifesto Post-Pop”
“Manifesto Post-Pop” è il decimo concept album del musicista carrarese Davide Giromini. Riassume le tematiche di una vita dedicata alla canzone storica, politica e filosofica. Nel titolo la fine annunciata delle narrazioni pop del XX Secolo e l’inizio di una nuova epoca, sulla quale il passato si aggrappa pesantemente. Le tre forme descritte di fuga dalla realtà sono l’ideologia, le droghe e il visionarismo alieno. Tre narrazioni proposte da imponenti masse, ma tutti sconfitti da una realtà che li relega a danni collaterali dell’immaginazione umana. Il cuore dell’autore sta con tutti loro, ma si esprime letterariamente in una forma volutamente aderente alla narrazione della rete, lasciando trasparire l’abisso culturale che si dipana verso il futuro.

LETIZIA FUOCHI - ”Zing”
Effetto Zing o sull’inevitabile… Il progetto 2022 di Letizia Fuochi segna un cambio di passo nella scrittura musicale e nell'interpretazione vocale della cantautrice fiorentina. Il titolo curioso e inusuale, emblematico e bizzarro, nasce da una suggestione metasemantica, onomatopeica: ZING. ZING è un suono, è il suggerimento acustico di un evento stravolgente capace di trasformare noi stessi nel giro infinito di un attimo. Energia pura e incontrollabile che ci lascia senza parole, ZING rappresenta il cambiamento, il fatto (o il Fato) inevitabile in grado di illuminarci, contaminarci, di renderci consapevoli e fragili, meravigliosamente arresi di fronte alla nostra personale verità. ZING è anche il rumore di un solenne e maestoso colpo di fulmine che spiega in un istante tutto quello che fino a quel momento non eravamo riusciti a comprendere.  Dieci canzoni improntante sull'inevitabilità dei sentimenti, dei ricordi e delle occasioni; dieci canzoni crepuscolari scritte e abitate nel passaggio serale dalla luce del giorno al buio della notte, verso un risveglio completo del cuore. Dieci canzoni eteree e carnali fatte di suoni puri, caldi, ritmati, tersi e profondi, scuri e limpidi, intrecciati con le parole, quelle antiche che trovano in questo disco il loro significato più autentico. “Non solo canzoni, non solo un disco, ma un contenitore di idee rivolte ad un presupposto fondamentale: a questo servono libri e canzoni, prima ci spiegano il mondo e poi ci consolano. La cultura come strumento di consapevolezza, come possibilità di passare dalle emozioni alla curiosità di conoscere, come inevitabile passaggio per scoprire chi siamo e quanto possiamo trasformarci nell'incontro e nel confronto. La musica d'autore possiede una forza evocativa sempre attuale capace di fornire sguardi e intuizioni che hanno fatto crescere e sognare intere generazioni e che ancora oggi può parlare ai giovani con la stessa forza illuminante”.

prossime uscite

PAOLO BENVENGNU’, "Delle inutili premonizioni Vol. 2, A Collection of Oldies”
MUSICASIÓN 4 ½, 50th Anniversary Remastered Reissue 
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MUSICHE DEL RITORNO, IL PRIMO ALBUM DI SARA FRANCESCHINI
Un viaggio verso se stessi attraverso la nostalgia
Dodici tracce tra cui due inediti: uno firmato da Pino Marino, “Avere niente o avere te” e l’altro da Andrea Caligiuri, “La tempesta è un piatto che va servito freddo”

Un concept album che racconta un ricongiungimento a se stessi attraverso la nostalgia. Lo racconta cantando in prima persona, in una navigazione fisica e interiore. È “MUSICHE DEL RITORNO” (WoW Records/Ird), il primo album di SARA FRANCESCHINI, interprete con alle spalle un lungo percorso di formazione: dal Conservatorio di Napoli a quello di Roma, fino al diploma all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Dodici tracce in tutto, nove brani e tre intermezzi. Una scaletta che raccoglie canzoni recuperate, attraverso una ricerca tematica e filologica, da vari mondi musicali e linguistici, dalla canzone d’autore italiana alla musica popolare brasiliana alla canzone napoletana, e due inediti: Avere niente o avere te di Pino Marino, e La tempesta è un piatto che va servito freddo di Andrea Caligiuri. Per gli altri brani si spazia da “Questo corpo” de La Rappresentante di Lista, ai classici della musica brasiliana (Lenine, Caetano Veloso e Marisa Monte), all’eleganza portoghese di Francesca Corrias nell’adattamento italiano di Cristina Renzetti, alla “saudade” in lingua genovese di De André-Pagani, fino alla canzone umoristica napoletana di inizio Novecento firmata da Egidio Pisano e Giuseppe Cioffi. L’album, che si avvale degli arrangiamenti di Edoardo Petretti, nasce come un racconto teatrale e esce accompagnato da tre teaser che traducono in immagini i tre intermezzi: De-sidera (bussola), E-leva (àncora) e A-ccorda (nodi). Tre atti, tre imperativi, tre movimenti che, giocando con l’etimologia, segnano la direzione di questo viaggio. Infatti, nel ritorno a se stessi, della nostalgia non è importante solo l’origine, ma anche il modo di attraversarla. Per tornare bisogna accettare di vivere il contrasto tra gravità e leggerezza, tra furia e forza vitale. Si legge nella sinossi dell’album: “Per tornare bisogna partire. Bisogna salpare, naufragare, sprofondare. Bisogna provare a guardarsi da lontano. Per tornare bisogna stare distanti da qualcosa, affrontare le turbolenze, attraversare la nostalgia, che è il dolore del ritorno. Parte tutto dalle stelle. De-sidera. Dalla bussola, che è molto più in basso della testa. È l’istinto, è il desiderio. Una costellazione nello stomaco. Alla bocca dello stomaco è collegato il cuore, la sede dei ricordi, il baule dei nodi, che sono i legami e sono anche la velocità con cui si naviga verso la propria profondità, che non è barattabile. Sono l’ultimo regalo della nostalgia, che trasforma le assenze in nodi e causa uno strappo da vivere fino in fondo per contattare delle parti di sé. Il dolore del ritorno. Provare la profondità permette di riconoscersi e di regalarsi la sua dote migliore, la chiarezza. Solo riconoscendo un vuoto si attraversano la nostalgia e i suoi tre doni: profondità, chiarezza e ritorno. Solo ammettendo e celebrando un’assenza, questa può rinascere sotto altre forme, può ripassare dal cuore. Per tornare bisogna avere la capacità, l’occasione e la determinazione di autorizzarsi a consumare un rito, che è più forte di qualsiasi paura. Le musiche del ritorno raccontano un ricongiungimento a se stessi, alla radice più profonda di se stessi. Una radice lontanissima, che è come un paesaggio che vive e ha senso, e rimane lì. È un potenziale enorme, una possibilità verticale. Per tornare bisogna accettare di vivere il contrasto tra gravità e leggerezza. Togliere i pesi, levare le ancore, accogliere la propria complessità. Nel ritorno a se stessi, della nostalgia non è importante solo l’origine, ma anche il modo di attraversarla. Musiche del ritorno la attraversa cantando in prima persona, in una navigazione fisica e interiore”.
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DōNA FLOR
Les Voyages Extraordinaires

Brani di ispirazione centro e sudamericana, ma anche capoverdiana e mediterranea, ballate e atmosfere jazz. Les Voyages Extraordinaires è il secondo disco di Dōna Flor, opera prima di inediti, in cui si incontrano sonorità e paesaggi diversi, contaminazioni di generi e lingue: lo spagnolo, l’inglese,il francese, l’italiano e l’arabo. Undici brani scritti a più mani dai componenti della band, a cui si aggiunge una cover, Veinte Años, di Maria Teresa Vera e Guillermina Aramburu, un omaggio alla musica cubana. Les Voyages Extraordinaires è una nuova tappa che racconta la storia e la poetica di Dōna Flor, in un percorso che porta l’ascoltatore attraverso atmosfere “meticce” e differenti, che parlano di amore profondo, orizzonti e albe, giungle e deserti, viaggi e utopie. A firmare i brani sono Cecilia Fumanelli, ideatrice del progetto, cantante e etnomusicologa,Simone Riva (chitarra e charango), Max Confalonieri (basso e contrabbasso) e Max Malavasi (batteria, percussioni) che, nella realizzazione del disco, sono stati affiancati da Raffaele Kholer (tromba) Giulia Larghi (violino) e Miriam Valvassori (arpa). Dōna Flor, che prende il nome da uno dei romanzi più conosciuti dello scrittore brasiliano Jorge Amado, è un progetto che nasce nel 2015 e nel tempo diventa un contenitore ricco di esperienze e collaborazioni artistiche e musicali, anche legate al mondo dello spettacolo, in particolare al circo contemporaneo. Di questo album i Dōna Flor scrivono: “Cantiamo e suoniamo per ritrovare la pelle e l'anima, e liberare tutta l'energia e l'amore che abbiamo messo in questa prima creazione di un album di canzoni inedite. In questo disco ci sono 6 canzoni d’amore e 6 canzoni di “anima”. Dell’amore fa parte il tormento, la saudade, il dolore e lo struggimento, ma anche il gioco, la rivoluzione, la forza. Le canzoni di anima sono invece quelle che invitano alla trasformazione del dolore, attraverso la luce, il viaggio, il deserto, l’esplorazione, i colori e il canto come medicina”. L’album esce per la Maremmano Records con distribuzione Ird   
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The Song is You
l’album Enrico Rava e Fred Hersch
in uscita per ECM venerdì 9 settembre

Esce venerdì 9 settembre “The Song is You”, l’album di Enrico Rava e Fred Hersch, pubblicato dall’etichetta ECM e disponibile in CD e digitale, e a novembre in LP. Registrato a Lugano nel novembre 2021, “The Song is You” sugella l’incontro tra due giganti del jazz, l'incrocio di due storie musicali diverse e straordinarie che finalmente si incontrano, unendo le loro esperienze in un dialogo dai risultati inaspettati e sorprendenti. Flicorno e pianoforte, Rava ed Hersch, un senso affinato dell’improvvisazione jazzistica come arte del narrare, esplorano insieme un repertorio che comprende, oltre a due brani con la loro firma Child's Song di (Hersh) e The Trial (Rava), anche alcuni standard come Mysterioso e 'Round Midnight di Thelonious Monk, The Song Is You di Jerome Kern, Retrato em Branco e Preto di Jobim e I'm Getting Sentimental Over You di George Bassman. Ci conosciamo da poco più di un anno - racconta Enrico Rava - abbiamo suonato la prima volta a Pescara la scorsa estate. Poi, la magia, ed eccoci ancora qui. Quando suono con Fred ho la sensazione di essere trasportato su un tappeto volante, sul quale vai ad esplorare il mondo scegliendo traiettorie e destinazioni sempre nuove. Dopo il primo concerto nell’estate 2021, Rava ed Hersch hanno continuato a suonare in tutta Italia. Il 30 ottobre a Piacenza, il 1 novembre a Forlì e il 2 a Udine le prossime date. Enrico Rava è senza ombra di dubbio il jazzista del nostro Paese più conosciuto e apprezzato a livello internazionale, un musicista senza tempo, passato attraverso le diverse stagioni della storia del jazz sempre da protagonista. La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente in tutte le sue avventure musicali. Rava, oltre ad aver collaborato con il Gotha del jazz mondiale, da diversi anni svolge anche un fondamentale ruolo di Talent Scout, grazie al quale molti musicisti hanno potuto ottenere un adeguata attenzione e riconoscimento. Fred Hersch è un pianista straordinario, una forza creativa pervasivamente influente che ha plasmato il corso della musica per oltre trent'anni come improvvisatore, compositore, educatore, direttore di band, collaboratore e artista discografico. È stato proclamato "il pianista più innovativo nel jazz degli ultimi dieci anni" da Vanity Fair, "un'elegante forza di invenzione musicale" da The L.A. Times e "una leggenda vivente" da The New Yorker. Con oltre tre dozzine di album al suo attivo come leader o co-leader, Hersch riceve costantemente elogi da parte della critica e numerosi riconoscimenti internazionali per ogni nuovo attesissimo progetto. Candidato al Grammy per 14 volte, Hersch ha regolarmente vinto i premi più prestigiosi del jazz, tra cui Doris Duke Artist nel 2016, Jazz Pianist Of The Year dal Jazz Journalists Association nel 2018, e il Prix Honorem de Jazz da L'Acádemie Charles Cros nel 2017 e nel 2018, il suo storico trio con con John Hébert edEric McPherson, è stato votato il # 2 Jazz Group nel sondaggio DownBeat Critics. JazzTimes ha acclamato il suo modo di suonare non accompagnato come "una forma d'arte completa, autosufficiente, univocamente pura", mentre All About Jazz ha osservato che "quando si parla di arte del piano solo in jazz, ci sono due classi di artisti: Fred Hersch e tutti gli altri."
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MANISCALCO BIGONI SOLBORG - CANTO
NUOVO ALBUM PUBBLICATO PER ILK

Col suono dello scroscio di un ruscello nelle orecchie, recitiamo un nuovo testo di poesie musicali, declamate, o sussurrate, in un paesaggio delineato da sintetizzatori, corde ed ance, pervaso di elettronica subliminale, processi analogici e microtonalità. Episodi cameristici e tableau sonori si intrecciano in un tappeto elettroacustico solenne ed intimo al contempo. Il trio Maniscalco/Bigoni/Solborg si muove con libertà attorno al nuovo materiale originale dell’album, senza timore di sfidare la concezione del singolo brano. Interagisce e costruisce musica basata su una forte presenza, votata al dialogo, capace di collegare melodismo ed astrazioni contemporanee, al riparo da una rigida catalogazione in generi o stili. Il gruppo italo-danese ha lavorato intensamente sulla propria poetica per oltre un lustro. I risultati si possono ascoltare nei due dischi precedenti, che hanno ottenuto un riscontro positivo di pubblico e di critica a livello internazionale. All’interno di CANTO i tre musicisti si muovono in territori precedentemente inesplorati come ensemble. Dal 2015, Maniscalco, Bigoni e Solborg hanno visitato club e festival a Berlino, Porto, Copenaghen, Londra (con Evan Parker come ospite), Brescia, Ferrara, Strasburgo. Nel 2022 sono attesi ai festival di Newcastle, Copenaghen e Aarhus, mentre un tour in Danimarca, Italia e Germania è attualmente previsto per i primi mesi del 2023. Solborg, Bigoni og Maniscalco hanno diviso il palco con musicisti ed ensemble del calibro di Enrico Rava, Evan Parker, Paul Lovens, Susana Santos Silva, Maria Faust, Lotte Anker, Copenhagen Clarinet Choir, Benoit Delbecq, Almut Kuhne, Steve Argüelles, Thomas Morgan, Greg Cohen, Jim Black, Stefano Battaglia, Gianluca Petrella.
CANTO è stato registrato, mixato e masterizzato da alcuni fra i migliori ingegneri del suono del nord Europa. È disponibile in streaming e CD; un’edizione limitata in vinile 180 g uscirà per ILK durante l’autunno.Francesco Bigoni – sax tenore, sax alto, clarinetto Mark Solborg − chitarra, elettronica Emanuele Maniscalco − pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori
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GABRIELE MIRABASSI – SIMONE ZANCHINI
IL GATTO E LA VOLPE
(EGEA RECORDS SCA183 – 2021/2022)

Primo lavoro discografico del duo Gabriele Mirabassi e Simone Zanchini. CD divertente, brillante, ricco di mille spunti e colori musicali. Otto brani, di cui la maggior parte scritti dagli stessi interpreti, dove il dialogo avvincente tra i due strumenti, alternando atmosfere di sapore popolare ad altre colte, raggiunge vette di puro lirismo. Un vero duo quello composto da Gabriele e Simone: assoluta padronanza del proprio strumento, forte impronta individuale, inesauribile creatività personale, ma grande intesa e senso dell’equilibrio generale. Un CD fortemente legato alla tradizione EGEA, ma che esplora, attraverso l’uso di un linguaggio assolutamente originale, nuove e stimolanti direzioni.  Uscito in CD nella primavera 2021, dal 17 giugno 2022 è finalmente disponibile anche in distribuzione digitale.
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CEDRIC HANRIOT -  TIME IS COLOR

“Cedric è uno dei pianisti di maggior talento con cui abbia mai suonato. Le sue numerose doti, dalla padronanza del pianoforte e delle tastiere, alla costruzione del suono, alla composizione e arrangiamento lo rendono n artista ed un musicista incredibile”
Terri Lyne Carrington

Il 9 settembre il pianista, multistrumentista compositore e produttore francese Cedric Hanriot pubblicherà il nuovo album Time is Color. Noto per le sue collaborazioni con grandi musicisti americani come Terri Lyne Carrington, John Patitucci, Herbie Hancock, Donny McCaslin, Alex Han e Melissa ALdana, Cedric Hanriot ha anche  lavorato a fianco di Robert Glasper, Gerard Clayton e George Duke per Beautiful Life, il disco di Dianne Reeves premiato con un Grammy nel 2015. Adesso Hanriot cambia postazione da arma segreta a frontman, con un disco che riflette in modo pieno e sincero il suo talento musicale unico ed avvincente. Time is color è un lavoro coinvolgente che sebbene sia radicato nel moderno idioma jazz, contiene elementi di svariati generei tra cui hip-hop, funk, soul, elettronica e tutte le varie sfumature contenute in essi. Il suono è il risultato dell’evoluzione della passione di Cedric per moltissimi stili musicali, passione che gli ha permesso di mettere la sua esperienza a disposizione di progetti di artisti di alto profilo al di fuori del campo strettamente jazz come Lulu Gainsbourg, Luis Salinas e Maria Mendes. Il risultato è una registrazione magnifica che sottolinea la natura innovativa e lo stile del suo creatore. Il titolo del disco è un’idea/concetto basata sulla percezione di Cedric del tempo e di come sia strettamente collegato al Colore, ‘Il tempo può essere visto come una cosa oggettiva’ spiega Cedric, ‘è qualcosa che tutti noi conosciamo - abbiamo orologi e calendari- ma c’è anche un lato soggettivo, perché ogni essere umano percepisce il tempo in modo diverso, a seconda delle situazioni nella vita. Percepiamo un momento come lungo o breve, per esempio, invece il tempo ‘oggettivo’ non è così astratto. Questo pensiero mi ha spinto a cercare di scrivere brani che traducessero in musica queste riflessioni e sensazioni.’ L’abile talento di Cedric sui vari strumenti, tra cui pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori analogici e sulla costruzione del suono risplende per tutto il disco mostrando un artista all’apice della sua carriera. Brani come Run proiettano una sensazione dilatata eppure urgente, mentre Souly combina un’atmosfera P-Funk con un dinamico ritmo jazz. Da notare il mashup di Come as you Are dei Nirvana con Teardrop dei Massive Attack, assieme alle tracce che presentano l’abilità vocale del rapper americano Days.
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VANESSA TAGLIABUE YORKE - The Princess Theatre

Vanessa Tagliabue Yorke pubblica il nuovo album The Princess Theatre  per Azzurra Music. Il disco è registrato principalmente dal vivo, con tre brani in studio, in duo col pianista Paolo Birro e vede la tromba di Fabrizio Bosso ospite in due brani. L’album si ispira alla collaborazione iniziata nel 1915 tra Jerome Kern con Guy Bolton e P.G.Woodehouse che portò ad una serie di musical noti anche come “The Princess Theatre Shows”, luogo in cui molti di questi furono prodotti. Si trattava di un piccolo edificio ad ovest della 39° strada che poteva contenere al massimo duecentocinquanta persone, creando così una dimensione intima, raccolta e raffinata che fu molto apprezzata sia dalla critica che dagli spettatori. “Avendo vissuto un momento sconvolgente della nostra storia tra gli anni 2019 e 2021,” racconta Vanessa Tagliabue Yorke, “mi sono trovata nel corso del tempo a scrivere delle musiche e dei testi originali che si sono rivelati particolarmente introspettivi e radicali sul mio personale piano estetico. Questa condizione di necessità che rinnovò il linguaggio musicale di jerome Kern nel 1915 ha toccato anche me in questi ultimi anni. Tornando in qualche modo ad un modello a me caro, quel perfetto equilibrio tra voce, pianoforte e tromba che avresti ascoltato nei dischi di Bessie Smith, Bertha Chippie Hill o Ida Cox, dove la narrazione è intima e potente allo stesso tempo, ho trovato una formula che ha permesso alla mia immaginazione musicale di abbracciare la forma canzone senza rinunciare al mio atteggiamento sperimentale. Da molto tempo desideravo rendere omaggio allo straordinario sodalizio artistico e all’amicizia che ho la fortuna di aver stretto con Paolo Birro, un artista fine, insostituibile, senza compromessi, un ricercatore che affina ogni giorno la sua personalissima traiettoria verso l’autenticità del linguaggio con eleganza e profondità e da cui non smetto mai di imparare. Come un’epifania magica ed imprevedibile, come quel bellissimo quadro di William Turner “The burning of the Houses of Parliament” si è accesa invece la presenza musicale di Fabrizio Bosso, che ha ricamato con la sua tromba diamantina il drappo del cielo proprio sulle mie composizioni originali. Questo disco è il mio Teatro della Principessa.”
 
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STONES IL NUOVO DISCO DI GABRIELE MIRABASSI, FABIO ZEPPETELLA e DARIO DEIDDA
In uscita il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label

Un progetto cameristico in cui lirismo e senso melodico si fondono con il suono della “swing era” e die grandi musicisti del passato. Questa l’essenza di Stones, nuovo disco del trio composto da Fabio Zeppetella, Dario Deidda e Gabriele Mirabassi che esce il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label. Un lavoro a cui hanno preso parte tre grandi artisti del jazz italiano e in cui i suoni di un’epoca importante come quella dello swing si sposano alla perfezione con un approccio compositivo moderno, contraddistinto da una notevole forza interpretativa. I brani originali sono scaturiti dalla penna di Zeppetella e ognuno di esso ha un approccio che mette in risalto la melodia, il lirismo e l’interplay fra tre grandi artisti. Le altre composizioni, completamente rivisitate, appartengono a grandi musicisti del passato che hanno lasciato una traccia indelebile durante il loro cammino. In questo progetto le possibilità armoniche e melodiche diventano infinite perché il ruolo dell’armonia è assegnato non soltanto alla chitarra, ma spesso al basso elettrico e all’incrocio di voci contrappuntistiche e polifoniche. In questo modo passato e presente si incontrano tra brani originali molto intensi, dove si evince un approccio tipicamente mediterraneo, e brani di grandi artisti che vengono rivisitati, spesso stravolti acquistando una luce nuova, che mette in risalto aspetti sconosciuti. Il brano che apre il disco si intitola Toots ed un omaggio al grande armonicista Toots Thielemans, caposcuola e innovatore del suo strumento. Questa composizione di Fabio Zeppetella è stata scritta sulla griglia armonica di Bluesette, grande successo di questo grande artista, ma è stata trasformata in un choro. In questo modo acquista una pulsazione ritmica tipica della musica brasiliana con il tema scandito sugli ottavi per essere pertinente a questa forma espressiva. Altro brano presente in questo disco è Nuages di Django Reinhardt in cui la presenza del clarinetto rievoca il sound degli anni ‘30 e di grandi compositori come Benny Goodman. Modinha è una composizione di Jobim, dal sound tipicamente brasiliano, suonato con un arrangiamento dalle tinte più vicine rock, con la linea melodica che tuttavia rimane fedele a quella originale. Tra i brani inediti, invece, citiamo Little Girl, sempre a firma di Fabio Zeppetella, una ballad caratterizzata da grande lirismo, in cui la linea melodica è disegnata prima del clarinetto e poi dalla chitarra. The Good Life, scritto per chitarra e basso, stringe la mano alla poetica Manouche con il basso che prima regge l’armonia, sostituendosi alla chitarra, poi diventa strumento solista. Lee è una composizione tipicamente in stile bebop dove l’interplay diventa l’assoluto protagonista della scena.
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“GONE”
Gianluca Lusi, Simone Zanchini e Luigi Masciari
firmano la nuova produzione targata Tosky Records
 
Tosky Records riprende la produzione e pubblicazione discografica con “GONE”, nuovo album di inediti. 
Il 23 Settembre esce "GONE", la nuova produzione discografica dell’etichetta romana Tosky Records: una produzione che vede la presenza di tre eccellenze del jazz nostrano come il sassofonista Gianluca Lusi, il fisarmonicista Simone Zanchini, e il chitarrista Luigi Masciari. Nuovo album di inediti di Gianluca Lusi, sassofonista abruzzese di spiccata sensibilità musicale e tecnica sopraffina, al suo fianco Simone Zanchini alla fisarmonica, musicista virtuoso e poliedrico, protagonista della scena internazionale ed il chitarrista napoletano Luigi Masciari, raffinato ed elegante arrangiatore e compositore. Un album intenso, passionale, a tratti lirico; tre strumenti musicali affascinanti e melodici per un trio anomalo senza sezione ritmica che trova il suo equilibrio in momenti muscolari di libera espressione. Un progetto sorprendente in cui la ricerca musicale è il tratto distintivo, in un percorso di sonorità pieno di scoperte e di emozioni. “Alcune tracce dell’ album hanno una spiccata propensione e sono delle ottime candidate per la sincronizzazione di musiche in ambito cinematografico”. (Giorgio Lovecchio (produttore). "Si va a cavallo tra jazz mainstream, free jazz e musica d’ autore, caratteristiche che a tratti dipingono dei paes aggi sonori interessanti, di ampio respiro. C’e’ eleganza, libertà’ e una buona dose di muscoli e di interplay, ingredienti musicali importanti, alle prese con un repertorio che spazia tra brani in 3, tempi dispari, musette francese". La prima delle 9 tracce dell’ album e’ Il singolo “Beregynia’s Waltz”, che anticipa il 9 Settembre, l’ usci ta dell’ album completo. Il titolo del brano e’ un omaggio alla popolazione ucraina, un auspicio di serenità’. Beregynia e’ una figura femminile della mitologia slava, rappresenta madre terra e la protezione della casa. Gli Ucraini si appassionarono molto a questa immagine che e’ divenuta simbolo della famiglia e protezione degli affetti.  Nel disco ci sono brani originali scritti in prevalenza da Gianluca Lusi, lo stesso Beregynia’s Waltz ma anche “Give Me Another Chance” ed altri, eccetto l’ arabeggiante e profonda “Red Sand” composta dal chitarrista Luigi Masciari, e la simpatica traccia “Smile please” composta da Simone Zanchini per l’ occasione, in perfetto stile mainstream jazz…impossibile non canticchiarla. “E’ stata una sfida…mettere insieme uno strumento come la fisarmonica in un contesto musicale molto distante dal suo…spiega il fisarmonicista Zanchini. Un album molto vario con tante idee.
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Debora Petrina & Giovanni Mancuso
NUOVOMONDO SYMPHONIES
Symphonies From The New World

An Anarchist-Ludic ChildRepublic in the Rak Island World In Which Extremely Rare Handbooks Will Reveal Many Surprises. The record will be out on 1st September for zOaR Records by Elliott Sharp (NYC) ...We approach the Ra-Lerm region. A storm is accompanying us. Sirens in the distance. We feel a strange thickness in the air, brought by gusts of south wind. Then, rising out of nowhere, revolving slowly all around us, a vague, repeated, constant motif... - Terry Riley -
Debora Petrina and Giovanni Mancuso are the protagonists of an imaginary, ethnomusicological and pata-physical explorations in an unknown world, where they can discover landscapes, cities, and bizarre inhabitants. They record their music and songs, and tanslate them into miniatures for piano and voice, adding special instruments and environmental sounds; beside, they offer their written observations, as early explorers did with their diaries, and project images of their findings. From dances for velvet slides to music pieces for pressure cookers, from storm rituals for apartment blocks to chordal instruments to be used in the kitchen, the NuovoMondo Symphonies offer a survey of the surreal possibilities of a world in which sounds and music enter the most unforeseeable nuances of life and nature.  The record, which will be coming out on 1st September for zOar Records by Elliott Sharp (NYC), is thus described by Terry Riley: "What a fresh sounding landscape full of gems. You both are so gifted and such musically aware artists...it is a joy to hear what you have done together. I think it is brilliant that you came up with these fragments that somehow tie together in a unique way and unified way. Dwoworak... based on Chopin is a beautiful ballad up there with the best compositions of Miles and of Bill Evans. I love Debora singing too. Her voice is beautifully suited to the music she makes and really draws the listener in. Dove Va ... Wow...Wow GREAT!" Debora Petrina: voice, piano, added instruments; Giovanni Mancuso: piano, added instruments drawings and and visual materials by Alvise Guadagnino
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Federico Nuti - InFormal Setting
InFormal Setting, l’album di debutto del pianista e compositore aretino Federico Nuti, è in uscita per HORA Records il 23 Settembre 2022. A fianco del leader, quattro delle voci più interessanti della nuova generazione italiana: Francesco Panconesi al sax tenore, Jacopo Fagioli alla tromba, Amedeo Verniani al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria. Nuti, diplomato al New England Conservatory di Boston ed alla Siena Jazz University, ha fondato il gruppo con l’idea di esplorare i vari possibili intrecci, le trame e le sottigliezze che possono avvenire nel contesto di un quintetto acustico, alla ricerca di un equilibrio narrativo tra libertà e struttura. Se l’organico ricorda quello di un tradizionale quintetto Jazz, esso attinge tuttavia da molteplici linguaggi della contemporaneità, adottando forme compositive e creando sonorità spesso riconducibili alle avanguardie sia di matrice afroamericana che europea. Le 5 composizioni originali raccontano una storia a sé stante, in maniera simile alla musica programmatica, ma con ampi spazi per improvvisazione ed immaginazione. Il termine “formale” indica conformità a forme prestabilite e requisiti, mentre il suo opposto si riferisce a qualcosa di non cerimonioso e spontaneo: InFormal Setting è uno spazio dove questi aspetti coesistono in musica, una cornice aperta che unisce estremi e contrasti, che modella e supporta immagini che la attraversano in continuo mutamento. "InFormal Setting" sarà disponibile su CD, in formato digitale e streaming, ed è stato anticipato dal singolo "Remains of Human Connections".
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BIAGIO MARINO/ZENO DE ROSSI - BREAK SEAL GENTLY
(2022 FONTEROSSA RECORDS)

“Break Seal Gently” è il frutto della collaborazione tra Biagio Marino (chitarra elettrica, effetti) e Zeno De Rossi (batteria, percussioni), in uscita il 6 settembre per Fonterossa Records. Muovendosi tra jazz, rock e free improvisation, i due musicisti indagano le possibilità interpretative offerte da un repertorio di brani originali costruiti utilizzando particolari accordature della chitarra. La scelta stilistica del duo prevede un uso creativo, sia nelle fasi definite che nell’improvvisazione, di specifiche tecniche strumentali (fingerpicking, uso “esteso” dei rispettivi strumenti, ecc.) e di effetti elettrici ed acustici. Il progetto nasce nel 2021 e, dopo una prima fase di scambio d’idee e riflessioni, culmina in una serie di concerti e nella registrazione in studio del materiale selezionato. Biagio Marino, nato a Eboli nel 1972 e residente a Bologna,  consegue il diploma di I e II livello in Chitarra Jazz presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna con due tesi dal titolo “I tempi dispari nel Jazz- Rock Inglese” (Triennio) e “Ornette Coleman tra suono del futuro e tradizione” (Biennio). Si dedica nel contempo allo studio ed alla pratica di particolari tecniche chitarristiche basate sull’uso di accordature anomale. Tali tecniche saranno poi impiegate in progetti di vario genere, allo scopo di caratterizzare ogni collaborazione con un proprio “suono”. Chitarrista della Big Band del Conservatorio G.B. Martini di Bologna (2013). Chitarrista/compositore della B69 Jazz Orchestra (poi Bologna Jazz Collective), laboratorio di scrittura/orchestra democratica antigerarchica, band residente del Binario69 di Bologna. Si dedica alla composizione per il cinema elaborando la colonna sonora originale del cortometraggio “Il cerchio, la curva dolce, le ascese che suggeriscono la spirale” della regista Giulietta Mastroianni su commissione del Comune di Perugia.
In ambito teatrale è autore della colonna sonora originale del monologo “L’uomo che recitò se stesso” (Giulietta Mastroianni). E’ chitarrista e autore degli arrangiamenti dei “Calima”, band etno/jazz/sperimentale tra i gruppi premiati ed invitati ad esibirsi al Premio Ciampi 2017. E’ chitarrista e compositore della Bj Jazz Gag, trio chitarra/contrabbasso/batteria con Luca Bernard e Massimiliano Furia. Il primo disco della band, dal titolo “Somestring Else!”, è stato pubblicato nel Giugno 2020 dalla Fonterossa Records ed ha ottenuto una serie di ottime recensioni da parte della critica specializzata (Rockit, Jazzit, The New Noise, Freakout, Percorsi Musicali, ecc.). Recentemente ha iniziato una collaborazione con Zeno De Rossi (Marc Ribot, Chris Speed, Vinicio Capossela, Alexander Hawkins, Francesco Bearzatti, ecc.) registrando una serie di brani per chitarra elettrica e batteria di propria composizione. In tale progetto vengono impiegate alcune tecniche chitarristiche approfondite negli ultimi anni tra cui (in particolar modo) il già citato uso di accordature inusuali. Il primo disco del duo, dal titolo “Break Seal Gently”, verrà pubblicato a Settembre 2022 dalla Fonterossa Records. Con i suddetti progetti/collaborazioni ha avuto occasione di esibirsi in vari locali, rassegne e festival tra cui: Giornata Mondiale del Jazz, Bologna Jazz Festival, Jazzit Fest, Festival Internazionale Jazz Inn, Gubbio Film Fest, Hey Joe, Premio Ciampi, Concerto Primo Maggio (Bologna), Porto Met, Teatro Dehon, Cantina Bentivoglio, MOA Jazz and Wine, Sounds on Friday (Prato), Montagnola Republic, Natale con Swing (Vernio, PO), Fiorivano le viole (Perugia), Pisa Jazz, ecc. SI dedica parallelamente all’attività didattica in ambito pubblico e privato.

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SIMONE BASILE - MORNING RAGA
 
“Morning Raga” è il nuovo album del chitarrista Simone Basile, in uscita il 1 settembre per EMME Record Label. “Morning Raga” è un flusso di energia, desiderio di tornare a fare musica con gli altri e trasmetterla alle nuove generazioni. Simone Basile, leader del progetto, vuole portare i giovani ad un risveglio musicale, artistico, di amore verso il nuovo, il cambiamento, in opposizione alla staticità dell’ultimo periodo storico segnato dalla pandemia. L’energia e la spiritualità dei raga indiani sono alla base di questo nuovo lavoro discografico.  Il disco è composto da nove tracce come “Hamsadhwani”, un raga dai caratteri brillanti e di buon auspicio e lo stesso “Morning Raga” che da il titolo al disco, non è altro che un raga del mattino, propiziatorio alla giornata. Il tutto è ovviamente filtrato dalla veduta musicale del chitarrista pugliese che parte da questi elementi fondamentali della musica orientale per ampliare e continuare a costruire il proprio bagaglio artistico. Gli altri musicisti che fanno parte del quintetto sono Manuel Caliumi al sax contralto, Enzo Carniel al piano, Ferdinando Romano al contrabbasso e Giovanni Paolo Liguori alla batteria.
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PIRANHA
(Federico Calcagno – Filippo Rinaldo – Stefano Grasso)

PIRANHA nasce nella primavera 2017 a Milano come un progetto più o meno espandibile, le cui dimensioni sono variate dal duo al quartetto, e che ugualmente tratta musica più o meno espansa, proponendo per lo più composizioni inedite. Dal 2019 la formazione prevalente è il trio, con Federico Calcagno ai clarinetti, Filippo Rinaldo al pianoforte o tastiere e Stefano Grasso alle percussioni, ovvero batteria e vibrafono. Il progetto offre una sonorità multiforme ma bilanciata attraverso una ricca miscela di jazz, musica da camera, sound extra europeo e minimalismo. L’intento è quello di invitare l’ascoltatore a entrare e partecipare nel “laboratorio sonoro” del gruppo, luogo in cui si possono sperimentare e vivere diversi tipi di propulsione: grida di elevata energia, danze ritmiche asimmetriche, melodie solenni, intime meditazioni, silenzi violati. Ogni membro del trio contribuisce all’arricchimento della gamma sonora attraverso l’utilizzo di più strumenti, valorizzando il poli-strumentismo; in questo caso clarinetto - clarinetto basso, pianoforte - octatrack, batteria - vibrafono. L’unione dei molteplici timbri sonori, le abilità improvvisative e il repertorio di brani inediti composti da ogni membro del gruppo permettono ai PIRANHA di offrire una rara gemma musicale. Brani che vanno a formare l’omonimo album d’esordio in uscita il 10 settembre per la neonata Habitable Records. L’etichetta è stata fondata nel marzo di quest’anno da 9 componenti del Composers and Improvisers Community Project, un progetto internazionale guidato dal chitarrista argentino Javier Subatin. La Habitable Records ospita una serie di artisti peculiari che si collocano in uno spazio al di fuori dai generi, musicisti che condividono una curiosità per il mondo del suono e per il bene sociale che ne può derivare. Il trio si è esibito a Parma Jazz Frontiere Festival 2020 come gruppo del vincitore del Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020. In aggiunta ai consueti sensi un piranha possiede una cosa chiamata linea laterale che gli permette di nuotare orientandosi attraverso acque buie. Questo ipercosciente meccanismo di movimento anima in modo analogo l’omonimo progetto PIRANHA –un gruppo espandibile che in questo caso si realizza nel trio composto Stefano Grasso, Filippo Rinaldo e Federico Calcagno. Ognuno mette a disposizione della filigrana onnivora la propria sensibilità compositiva. Densità e delicatezza si alternano lungo il percorso con influenze rispettose che sono assorbite ed adattate, inondate di adattabilità e multidimensionalità… un rovistare irrequieto attraverso flussi rarefatti di splendore. Questa espressione visiva è ampia come un fiume, spesso delicata ma pronta a spalancare le fauci quando necessario.
                                                                                                                                                                    Killick Hinds                        

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FRANCO D’ANDREA meets DJ ROCCA
Franco D’Andrea – pianoforte
Dj Rocca – elettronica
 
Per un musicista di jazz il suono è tutto. Ne rappresenta l’identità ed è il terreno di ricerca di tutta la vita. Se pensiamo a Coltrane, Monk, Miles, Bill Evans, Lester Young, Ben Webster o qualsiasi altro musicista di jazz, prima ancora che al loro fraseggio, ai loro brani, pensiamo al loro suono, sia individuale quello dei gruppi che capitanavano. Anzi, li pensiamo come un suono. Quella di Franco D’Andrea è una ricerca sul suono che parte da lontano. L’esperienza elettrica con il Perigeo, l’esplorazione del pianoforte, tutte le possibili combinazioni timbriche dei suoi gruppi, spesso dall’organico poco ortodosso, fino a suono dell’intervallo, che ha sì funzione strutturale, armonica e melodica, ma che in definitiva è una sonorità, è timbro. In questo lavoro con Roccatagliati, D’Andrea si immerge in profondità abissali. Nulla al pari dell’elettronica può indagare il suono, rompendolo, sintetizzandolo, reinventandolo. Ed è esattamente ciò che fa Roccatagliati. A questo si aggiunge l’esplorazione di D’Andrea del suono degli intervalli. Ma ciò che rende davvero avvincente quest’esplorazione è il fatto di essere viva. L’elettronica non è l’ambiente, lo sfondo, il contesto nel quale agisce il pianoforte: Roccatagliati suona come un musicista di jazz che stimola e risponde agli stimoli e l’intera performance è governata dall’interplay più profondo.
 
Franco D’Andrea meets Dj Rocca, un incontro tra due protagonisti assoluti della scena musicale italiana, due esploratori sonori alla ricerca di tutte le possibili connessioni tra jazz ed elettronica. Attratti da un’inaspettata sinergia, Franco D’Andrea e dj Rocca danno vita a un progetto che unisce passioni lontane, generazioni diverse e riferimenti culturali spesso distanti, grazie ad un’unica e condivisa curiosità verso gli infiniti linguaggi della musica. Tutto nacque da un remix- racconta Franco D’Andrea - su una mia breve introduzione di pianoforte. Mi parve geniale il lavoro che fece dj Rocca. Da allora ho pensato che mi sarebbe piaciuto averlo in qualche mio progetto, ma non avevo ancora immaginato la cosa più semplice: incontrarlo in un dialogo musicale a due. Ogni concerto di questo due è un’opera a sé, non esiste una scaletta o un repertorio di riferimento, tutto nasce sul momento: riff, sequenze intervallari, poliritmia e nuove combinazioni timbriche sono il risultato di questo nuovo incontro. Prima di essere dj ed appassionato di musica elettronica - dichiara Dj Rocca - sono un amante di jazz. Ho frequentato il conservatorio e in famiglia si è sempre ascoltata musica “colta”. Franco D'Andrea è per me un artista come cerco da sempre di essere nel mio piccolo: eclettico. Il progetto progressive Perigeo è stato formativo in tenera età, grazie agli ascolti di mio fratello maggiore. Più tardi, negli anni '80, ho ritrovato Franco nelle mie frequentazioni afro, quando lui suonava con i musicisti africani. La mia formazione artistica è continuata poi con la carriera da dj, grazie anche al mio background di musica black. È quindi un percorso naturale, oggi, esprimermi, con la mia attitudine da musicista elettronico, assieme ad artisti di jazz contemporaneo della caratura di D'Andrea. Ma non è la prima volta che D’Andrea e Rocca si incontrano sul palco. La collaborazione tra i due, infatti, nasce nel 2015, a seguito di un contest realizzato dalla trasmissione di Radio 2 Musical Box, in cui un brano di D’Andrea venne remixato da una serie di producer italiani. Tra i partecipanti, Luca Roccatagliati aka dj Rocca, di cui D’Andrea ha da subito apprezzato il talento, decidendo senza indugi di nominarlo vincitore. Attratti da un’inaspettata sinergia, Franco D’Andrea e dj Rocca, con l’aggiunta del sassofonista Andrea Ayassot, diedero poi vita al trio “Electric Tree”, incidendo anche un omonimo album per la Parco della Musica Records. I due si ritrovano poi nuovamente insieme anche nell’ottetto “Intervals” di Franco D’Andrea, incidendo anche due doppi album.
Franco D’Andrea appartiene da decenni al gruppo di spicco di musicisti e compositori jazz italiani. Nato a Merano nel 1941 incide con Gato Barbieri nel ’64 il suo primo disco. Da questi anni hanno inizio collaborazioni con molti importanti musicisti della scena internazionale (fra cui Johnny Griffin, Dexter Gordon, Steve Lacy, Lee Konitz, Phil Woods, Dave Liebman ecc.). Alla fine degli anni 60 fonda, insieme a Franco Tonani e Bruno Tommaso, il “Modern Art Trio”, del cui disco è uscita recentemente la ristampa per l’etichetta Déjavu. Nel 1972 entra nel gruppo progressive jazz “Perigeo”. Dalla fine degli anni 70 dà vita a proprie formazioni, tiene concerti come solista e inizia la sua attività di docente (partecipa ai seminari di “Siena Jazz” dalla loro fondazione a oggi, dal 1993 al 2006 ha insegnato jazz al conservatorio di Trento, attualmente insegna ai Corsi Civici di jazz di Milano e conduce diverse master classes). Ha al suo attivo più di 200 incisioni discografiche. Dagli anni 80 a oggi è stato più volte eletto musicista jazz dell’anno nel “top jazz” della rivista “Musica Jazz”.  Ha anche conseguito il "Prix du Musicien Européen 2010" de l'Academiedu Jazz de France. Ha tenuto concerti in molti paesi in Europa, Stati Uniti, Russia, Australia, Africa, Estremo Oriente. La sua musica abbraccia tutta la storia e le sfaccettature del jazz, con uno speciale interesse nell’esplorazione delle origini poliritmiche e africane.
Luca Roccatagliati aka. Dj Rocca è produttore e musicista. I suoi primi lavori, alla fine degli anni ‘90, sono produzioni che orbitano attorno alle sonorità drum&bass e breakbeat, generi per i quali Dj Rocca si è distinto come uno dei precursori italiani nella scena del clubbing inizialmente raccolte sotto al nome di Maffia Soundsystem, dall’omonimo club italiano. DJ Rocca ha collaborato con Howie B, Pressure Drop, ZedBias, Dimitri From Paris, Daniele Baldelli e Jazzanova, producendo singoli, remix ed album per alcune delle migliori etichette europee, dalla Sonar Kollektiv alla Skint passando per Defected, Toy Tonics, Rekids ed altre piccole ma autorevoli etichette di culto Europee e Statunitensi. Assieme al leggendario Dimitri From Paris, Dj Rocca ha creato il progetto elettro-disco Erodiscotique, con alcune tracce finite di frequente nei set di alcuni tra i dj più celebri del mondo, Bob Sinclar su tutti. Ha remixato artisti del calibro di Andrew Weatherall, Luke Solomon, Blaze, Isolee, Justin Robertson, Bjorn Torske, Chris Coco, Dimitri From Paris. Possiede anche una sua etichetta discografica, la Danny Was A Drag King, attraverso la quale seleziona e produce alcuni tra gli artisti di maggior talento nel panorama europeo. Come produttore, DJ Rocca, è anche parte dei progetti Ajello (assieme a Taver), Supersonic Lovers (con Marcello Giordani) e Crimea X (con Jukka Reverberi). Nel 2010, con il progetto DJ Rocca and 5th Suite, ha scalato le classifiche brasiliane con la sua hit “Party Bobba”. Le sue esibizioni lo hanno portato dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Cina al Brasile, come in molti paesi d'Europa e Turchia. 
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Tǔk Music
presenta

FRESU – RUBINO - DI BONAVENTURA - BARDOSCIA
FERLINGHETTI

Ferlinghetti è la colonna sonora del docufilm “The Beat Bomb” del regista Ferdinando Vicentini Orgnani che racconta la meravigliosa storia di Lawrence Ferlinghetti. Poeta, pittore, e attivista, nel 1953 Ferlinghetti ha fondato la libreria City Lights a San Francisco, che, grazie ai suoi rapporti di stretta amicizia con molte delle figure di spicco della beat generation, tra cui Allen Ginsberg, Gregory Corso e Jack Kerouac, ben presto divenne anche la casa editrice di riferimento del movimento. Per la registrazione Fresu mette assieme due formazioni sempre più presenti nel proprio orizzonte musicale: il trio con Dino Rubino al pianoforte e Marco Bardoscia al contrabbasso, attivo dal 2018, anno del fortunato “Tempo di Chet”, e il duo con il fidato collaboratore Daniele di Bonaventura al bandoneon, un incontro ed un confronto tra generazioni diverse. La colonna sonora sarà pubblicata il 7 ottobre su cd e digitale dalla Tǔk Music nella sezione Tǔk Movie, dedicata alle musiche per il cinema. Ferlinghetti rappresenta anche il nuovo capitolo della fruttuosa collaborazione tra Paolo Fresu e il regista Ferdinando Vicentini Orgnani, iniziata nel 2002 con “Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni” e proseguita con numerose opere tra cui “Vinodentro”, le cui musiche sono diventate un disco uscito anch’esso per la Tǔk Music nel 2013. I titoli dei 13 brani originali sono tratti dalla poesia Autobiography e da altri testi che compongono il corpus letterario dell’intellettuale italo-americano. Questi sono stati registrati pochi mesi prima della scomparsa dell’intellettuale statunitense e in alcuni casi pongono l’accento sull’aspetto lirico delle straordinarie vicende del protagonista, in altri sviluppano un elemento ritmico e offrono una varietà di situazioni diverse che donano prospettive profonde e cangianti attorno ad un argomento così amato come la beat generation, sottolineando i temi che rendono questa esperienza ancora estremamente attuale. Il bandoneon inoltre riesce a dare profonde nuance pittoriche allo scenario tematico ed offrendo così una rara totalità di proposizione ad un tema così positivizzante e peculiare quale quello indagato. Le immagini della copertina e del libretto sono dello stesso Ferlinghetti, per gentile concessione del suo ultimo italianissimo amico e collaboratore Mauro Aprile Zanetti, a sigillo del valore storico dell’intero progetto.

FRANCESCA GAZA LILAC FOR PEOPLE
SFIORIRE

Si intitola ‘sfiorire’ il secondo disco di ‘Lilac for People’, l’ottetto guidato dalla cantante e compositrice Francesca Gaza, in uscita il 10 giugno per la Tǔk Voice, sezione della Tǔk Music dedicata alle voci.
L’ensemble, formato nel 2016 e composto Jacopo Fagioli tromba, Francesco Panconesi sassofono tenore, Federico D’Angelo sassofono baritono, Luca Sguera pianoforte, Lorenzo Pellegrini chitarra, Alessandro Mazzieri basso elettrico e Mattia Galeotti batteria, è una band non convenzionale, in cui i compiti di scrittura e arrangiamento sono di competenza di Francesca Gaza, ma le loro personalità, le loro abilità e il loro gusto ad ampio raggio per il jazz, l’art pop, il folk, e la classica si sono a lungo mescolati insieme per formare un suono coeso, sia sofisticato che giocoso, che combina influenze nostalgiche ad un atteggiamento contemporaneo. ‘Sfiorire' è un lavoro orchestrale che contempla lo sfiorire delle cose, delle persone, delle parole, della comunicazione, delle azioni, della natura e dell’età, così come il superamento della perdita dell'interezza e tenta di catturare e affrontare sia l'aggressione e la manipolazione così come la riscoperta dell'ingenuità e la pianificazione della bellezza. Ogni canzone, simile a una gemma, è distinta, dall'apertura anthemica "Flowers, Eyes, Lips, Tombs” alla rock-infusa e aggressiva "being tall”, fino a “sfiorire”, titolo che da il nome al disco e raffigura l’esordio anche in italiano della band. Le dieci tracce dell'album rivelano un'estensione della rigogliosa strumentazione del precedente lavoro di Lilac for People e si immergono in un territorio ancora più ricco e articolato, con voci corali, tromboni, basso tuba, clarinetto basso, corno e layers di synth. La scrittura di Francesca Gaza è emblematica di una generazione emergente e di una cerchia di compositori ed esecutori che hanno fatto del superamento delle distinzioni tradizionali di genere la loro caratteristica. L’opera della copertina è della grafica e illustratrice israeliana Noam Paul. Laureata in comunicazione visiva all’Accademia artistica Bezalel di Gerusalemme, ha frequentato l’Università dell’Arte di Berlino grazie ad un programma di interscambio culturale.

ALESSANDRO TEDESCO
MAGMA
L’esperienza del concerto con Dave Douglas la scorsa estate sul gran cono del Vesuvio in occasione di Pomigliano Jazz è stata così intensa che Alessandro Tedesco ne ha tratto ispirazione per il nuovo album “Magma”, il secondo per la Tǔk Music, in uscita il 6 maggio 2022. È dunque un concept album sul vulcano, luogo centrale nelle vicende che il musicista vive come uomo e artista nato in Campania e che si lega indissolubilmente alle storie di vita e di musica che lo attraversano e lo vedono protagonista. Lo stesso si può anche intendere come metafora dell’atto creativo, che sgorga irrefrenabile e prende direzioni imprevedibili. Con Tedesco al trombone e all’elettronica ci sono Federico Luongo alla chitarra elettrica, Mario Nappi alle tastiere, Angelo Funaro alla Tuba e Vittorio Riva alla batteria per un disco musicalmente variegato e dalle molteplici sfaccettature. Il sound caratteristico del gruppo di Tedesco questa volta vede l’utilizzo del tuba che sostituisce il basso elettrico, dando così un nuovo colore acustico che si miscela con gli strumenti elettrici. Il lavoro si sviluppa fluido tra brani con incastri ritmici e melodie avvincenti come “Atrio del cavallo” e “Eruzione”, soffermandosi a riflettere attraverso avvolgenti morbide come “Il golfo al tramonto”, per poi liberare tutta l’energia con composizioni come “Scappa Via” o “Terremoto”. La copertina è opera di Davide Bonazzi, illustratore freelance nato e cresciuto a Bologna e che ha studiato allo IED di Milano e all’Accademia di Belle Arti della sua città natale. Il suo lavoro unisce ricerca digitale e analogica ed è stato riconosciuto dalla Society of Illustrators di New York, American Illustration, Bologna Children’s Book Fair; ha lavorato per The New York Times, The Wall Street Journal, UNESCO, Wired per citarne solo alcuni.

TRIAPOLOGY
(SAETTA – FRANCESCA – BOLOGNINI)
IRIDESCENT
Iridescent è il secondo capitolo del progetto Triapology, gruppo composto da Vincenzo Saetta (sax alto ed effetti), Ernesto Bolognini (batteria) e Giovanni Francesca (chitarre ed effetti), quest’ultimo subentrato a Michele Penta. Si tratta di una singolare formazione che è caratterizzata dalla mancanza di basso e dal suono insolito, ibrido, che parte dall’acustico e sul quale vengono innestati elementi elettronici suonati live che permettono di ampliare le possibilità timbriche della musica. L’album è in uscita il 17 dicembre per la Tǔk Music su Cd e in una speciale versione digitale. Il nuovo album prosegue e sviluppa il discorso avviato dal precedente Rockinnerage; i 3 musicisti si confrontano con un’azzeccata scelta di alcuni classici del rock (da Neil Young agli U2 a Jeff Buckley per arrivare a ‘Holocene’ di Bon Iver; unica eccezione ‘Stoner Hill’ di Brian Blade che idealmente divide l’album in due parti) ma con un approccio jazzistico dove gli audaci arrangiamenti creano, in questa fusione di tradizione, elettronica e melodie conosciute, un amalgama innovativo e un sound contemporaneo, che parte dal passato per fondersi con il nostro presente. E sempre a proposito degli arrangiamenti, questi che un tempo erano più lineari e schematici adesso sono sempre più liberi sospesi e dilatati, in modo che alcune melodie quasi si dissolvono e si ricompongono nel tessuto sonoro. L’edizione digitale dell’album è invece doppia e riporta alla luce un vecchio progetto di Vincenzo Saetta, Ubik, originariamente pubblicato nel 2012. Il fulcro dell’album è stato registrato con Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso, Luigi del Prete alla batteria, con ospiti Alessandro Tedesco al trombone e un quartetto d’archi; due brani vedono una line up diversa, formata da Antonello Rapuano (piano), Peppe Timbro (contrabbasso), Giampiero Virtuoso (batteria) e Vittorio Silvestri (chitarra). L’immagine della copertina è opera della disegnatrice spagnola Cinta Vidal. Cinta ha iniziato a disegnare sin da piccola ed ha studiato all’Escola Massena a Barcellona.
Ha quindi compiuto l’apprendistato al workshop Castells Planas affinando l’arte della scenografia e del fondale per il teatro. Non ha mai smesso di sperimentare e le sue opere sono state esposte con mostre a Barcellona, Hong Kong, Los Angeles e Melbourne. 

DINO RUBINO - GESUE’ 
Gesuè è il sesto capitolo dell’incessante viaggio alla ricerca dell’essenza della musica di Dino Rubino, uno dei musicisti più rappresentativi della nuova generazione di jazzisti, in uscita il 18 marzo per la Tǔk Music. Il 19 marzo il disco verrà presentato dal vivo al Teatro delle Ali di Breno (Brescia) “Questo disco e questo progetto sono una dedica a mio padre” racconta Rubino. “Non è stata una cosa premedita, è capitato. Solitamente, dopo aver scritto un brano, vado in studio, lo registro e solo dopo, in un secondo momento, decido il nome da dargli. In questo caso è stato il contrario. Ero a casa e appena finito di scrivere il brano mi è venuto in mente mio padre. La sensazione è stata così forte e così chiara che non ho esitato un attimo nella scelta del nome. Da qui, la voglia di andare in studio e di metter su un progetto. Un omaggio involontario quindi, ma per me obbligatorio, che è una sentita dedica a mio padre: Gesuè. “ Dopo aver composto le musiche il pianista e trombettista siciliano ha quindi scelto con cura i musicisti con cui compiere questo percorso e in Marco Bardoscia al contrabbasso, Piero Delle Monache al sassofono e Daniele di Bonaventura al bandoneon ha trovato complici ideali in totale corrispondenza con la musica.
La cifra stilistica che da sempre contraddistingue la musica di Rubino è il gusto per la melodia cristallina e negli undici brani inediti che compongono Gesuè questa è avvolta da un lirismo delicato ed emozionante che proietta la musica in una nuova dimensione.
Dino Rubino è uno degli artisti coinvolti nel progetto panTǔk, una sinergia tra l’agenzia di management Pannonica e l’etichetta Tǔk Music di Paolo Fresu che hanno unito le forze al fine di moltiplicare le opportunità di crescita e sviluppo dei propri talenti emergenti. panTǔk una sezione all’interno di Pannonica che si occuperà di sviluppare e promuovere gli artisti mettendo in moto un circolo virtuoso che sfrutti al meglio le potenzialità offerte dalla pubblicazione del disco e dall’attività live di modo che possano beneficiarne reciprocamente. L’opera di copertina è opera di Vincenzo Pattusi, disegnatore nato a Nuoro nel 1978. Inizia a disegnare da autodidatta e poi si laurea in Storia dell’Arte a Pisa e successivamente ottiene un master in conservazione e restauro dei Beni Culturali. Dopo un inizio come street artist, si dedica alla pittura su tela e opere su muro. Le sue opere sono state esposte in diverse mostre in Italia e all’estero. La sua installazione Faraway So Close si trova nell’Aeroporto di Olbia Costa Smeralda. 
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Barber Mouse, Heretic Monk
Un approccio eretico come miglior modo di essere fedeli a Monk
L’album riporta alla luce una serie di registrazioni che prendono le mosse dalle composizioni del grande compositore afroamericano

Stefano Risso, che ha dato origine una quindicina d’anni fa al trio Barber Mouse (il nome è un piccolo divertissement che gioca sui cognomi del batterista Mattia Barbieri già al fianco di Richard Galliano per molti anni e del pianista Fabrizio Rat musicista incredibile a cavallo tra la techno e la musica contemporanea, molto conosciuto all'estero, soprattutto in Francia), lavora da tempo, come compositore e contrabbassista, sia sulla musica acustica che elettronica, in una costante ricerca fra avanguardia e tradizione, improvvisazione e canzone che tende a far confluire tutti questi differenti linguaggi in un singolare mondo sonoro. Perseguendo quest’idea di fondo, il gruppo esordisce con un primo disco (Auand, 2012) che omaggia i Subsonica, uno dei più noti gruppi elettro/pop italiani, e che vede ospite Samuel, il cantante stesso dei Subsonica. Senza abbandonare la sperimentazione costante, la ricerca timbrica, la presenza di strumenti acustici preparati fino a produrre sonorità che sembrano elettroniche, ossia ciò che da sempre costituisce la cifra stilistica del gruppo, arriva ora a dieci anni di distanza il secondo disco. A differenza dell’idea iniziale di fuoriuscire dai territori della musica jazz questo è un omaggio, caratterizzato da una ricerca armonica totalmente innovativa e sorprendente, al grande pianista Thelonious Monk, alle sue composizioni come pure agli standards che reinterpretava rendendoli suoi in modo indelebile. “Heretic Monk”, pubblicato da Auand Records, sarà disponibile da venerdì 11 marzo e singoli tratti dall’album usciranno su tutte le piattaforme streaming a partire da venerdì 25 febbraio. Registrato nel 2011, per molti anni è rimasto nel cassetto. «Non ne sappiamo bene il motivo, - racconta Stefano Risso - forse perché la produzione ci rapisce e nel frattempo ci siamo mossi su differenti territori. Ma a riascoltarlo ora è come se venisse a galla maggiormente la sua contemporaneità e modernità. Quando dai progetti prendi distanza è come se si mettessero a fuoco i lati essenziali dei lavori. A riascoltarlo oggi pare quasi più attuale di quando lo registrammo. Questo è quindi il motivo per cui oggi abbiamo voluto che venisse alla luce». L’aspetto peculiare dell’album, è il lavoro sull’armonia, che richiama per certi aspetti la geometria frattale. Alcuni accordi tipici dell’armonia di Monk e del suo modo di realizzare voicings sul pianoforte, vengono sintetizzati nel loro schema più semplice, ridotti a un tetracordo e utilizzati al posto delle griglie di scale e accordi tradizionalmente usate nell'improvvisazione. Ogni brano del disco viene riarmonizzato con questa logica e le improvvisazioni seguono questo principio, limitando il numero di note differenti utilizzabili. Da qui per l’ascoltatore la sensazione di un’armonia che si sviluppa da se stessa e si moltiplica su se stessa, un po’ come le strutture frattali che si osservano in natura, nei cristalli o nelle foglie. Come confida lo stesso Risso «Il lavoro di preparazione necessario a registrare l’album è stato particolarmente lungo. Era un po’ come essere costretti ad abbandonare tutti gli stereotipi di linguaggio per riuscire a suonare correttamente in questo approccio per noi nuovo e innovativo legato ai tetracordi. Impossibile usare un fraseggio che già si conoscesse perché il risultato musicale non sarebbe stato attinente, si sarebbe usciti da quei paletti che ci eravamo dati in partenza, che erano limitazioni ma allo stesso tempo grandi elementi di stimolo. Quindi abbiamo studiato e lavorato in sala prove duramente per riuscire a districarci in questa selva di armonie molto serrate e rigorose, che in fin dei conti, nonostante ne siano rispettose, si distanziano molto da quello dei brani originali». «Penso che la caratteristica principale di questo disco – conclude Rat – sia il processo di trasformazione di un materiale musicale preesistente. Un po’ come se ci si trovasse di fronte a una pagina scritta in una lingua conosciuta ma che, a causa di un’amnesia, la si fosse dimenticata. Ci si trova quindi nella necessità e nella condizione di interpretare quei segni con una logica nuova, caratterizzata da alcune regole armoniche che si allontanano notevolmente dai canoni abituali del linguaggio jazzistico e mossa, ovviamente, dall’amore per l’immensa musica di Monk». A proposito dei suoi due compagni di viaggio Risso racconta: «Fabrizio Rat è un musicista che ha fatto un lungo percorso su diversi tipi di territori. Ha iniziato come pianista classico per poi buttarsi sulla composizione nella musica contemporanea (alcuni suoi brani sono stati eseguiti dall’Ensemble Modern e dall’Ensemble Interconteporaine) per poi passare al jazz e persino alla techno. Mattia ha collaborato con tantissimi grandi musicisti e per anni ha fatto parte del gruppo di Richard Galliano, sperimentando anche lui con le drum machine e i synth».
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Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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TUSCANY MUSIC REVOLUTION
 
Il primo album del collettivo Tuscany Music Revolution (TMR) è stato registrato dal vivo durante la prima edizione dell’omonima residenza dedicata alla musica di ricerca e di improvvisazione presso il Podere il Terzo a Buonconvento (Si) in Toscana. L’album è in uscita il 13 Giugno per la AUT RECORDS. TMR è composta da giovani improvvisatori provenienti dall’Italia e da tutta Europa: Virginia Sutera, violino [ITA], Michele Mazzini, clarinetti [OLANDA], Ermanno Novali, piano e tastiere [ITA], Federico Calcagno, clarinetti [OLANDA], Andrea Bolzoni, chitarra [UK] Alberto Braida, piano e tastiere  [ITA], Lorenzo D’Erasmo, frame drums  [ITA], Luca Pissavini, contrabbasso  [ITA], Dudu Kouate, percussioni [ITA/SENEGAL], Salvo Scucces, vibrafono  [ITA], Simone di Benedetto. contrabbasso  [ITA], Gabriele Lattuada, percussioni [GER], Stefano Grasso, batteria e percussioni  [ITA] Il disco è composto da 8 tracce tutte nate da improvvisazioni estemporanee e che vedono diversi organici a partire dal trio fino ad arrivare all'ensemble completo composto dai 13 musicisti. In nessuna traccia è presente un leader o uno schema formale predeterminato, tutto si è svolto nell’assoluto ascolto e libertà reciproca, in una visione totalmente orizzontale del lavoro di ricerca, dove ognuno contribuisce con la propria identità musicale, dialogando con gli altri. Proprio per questo motivo nell’album si possono ritrovare incursioni talvolta più jazzistiche, rock o etniche, momenti lirici e rarefatti, timbrici o più aggressivi e incisivi. Il disco verrà presentato dal vivo a Clusone (Bg) il 19 giugno.
 
Sito del collettivo : tuscanymusicrevolution.com
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ALESSANDRO PRESTI - INTERMEZZO
Intermezzo come momento di sospensione, nella vita e nel percorso artistico di Alessandro Presti, che condensa in questo disco la propria evoluzione e l’ampliamento costante dei propri orizzonti avvenuto negli ultimi anni: da talentuoso trombettista/polistrumentista della nuova generazione jazz italiana ad autore e arrangiatore anche per il pop, fino a questa importante prova discografica da compositore e leader di un quintetto di eccellenza assoluta. L’album è in uscita il 20 aprile per 800/A Records. Nove tracce dal centro del nuovo Mediterraneo, gli scorci di Pantelleria a ispirare la musica, gli spazi, i cambi di passo e di direzione come cambi di vento su un’isola attraversata/circondata dalle correnti liriche che soffiano sulla composizione, sulla consapevolezza timbrica, sulla visione ad ampio spettro di Presti. Un quintetto jazz nella formazione (Presti alla tromba e al flicorno, Daniele Tittarelli al sax, Enrico Morello alla batteria, Alessandro Lanzoni al piano e ai synth, Gabriele Evangelista al contrabbasso) che dà forma ad una cifra che si avvicina talvolta alla musica classica contemporanea e che in poche occasioni nel corso dell’album indugia nell’esecuzione di soli, affrontati come veri e propri temi. L’album si apre con “Grandangolo”, una istantanea/manifesto del disco e della sua visione. Segue “Tuning song”, più dilatata e meditativa. Quindi “Giallo”, che si apre con un’intro composta insieme a Enrico Morello e che ci riporta al colore e alla vibrazione dell’estate pantesca. “Piana della Ghirlanda”, come dei dialoghi notturni tra gli strumenti che finiscono per fondersi, come alla fine del brano. Il “Giardino pantesco” è concepito in modo da proteggere gli alberi dal vento, allo stesso modo funziona questo brano, la cui calma apparente è rotta dal tema finale. “Santa Venere” ci riporta ai luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza di Presti, una traccia avvolta da una calda malinconia. “Rosa” chiude l’album ed è il brano che ricorda più da vicino il linguaggio della colonna sonora.  Le note di copertina sono firmate da Enrico Rava: “Una musica ricca di sorprese, di emozioni, di tesori inaspettati. Alessandro Presti ci regala un’opera dove non c’è nulla di quello che ci si aspetterebbe dal disco di un trombettista di Jazz. Dalle prime note ci troviamo immersi in un mondo perfetto dove ogni nota conta, dove ogni dettaglio è essenziale e dove nulla è lasciato al caso. I musicisti interagiscono quasi telepaticamente e le parti  solistiche sono al servizio di questa democrazia perfetta. Gli interventi di Alessandro, col suo bellissimo suono,  i suoi silenzi e il suo pathos riescono a generare emozioni intense. Un disco da riascoltare e poi da riascoltare ancora alla ricerca di tutte le meraviglie che ci erano sfuggite.” 
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MASSIMO MORGANTI
MOMENTI
L'arte di arrangiare i classici

Momenti è il primo album che Massimo Morganti realizza, come leader, con EGEA. Con l’etichetta aveva già collaborato in progetti didattici, discografici, concertistici. In veste di solista partecipando all’incisione dei CD: Pane e tempesta (2010), La donna di cristallo (2012), Da Istanbul a Napoli (2015), El mar de los deseos (2016). Con Radar Records: Bestiario (2006), Urban Take (2009). Con EGEA Small: Il segreto della fantasia (2006). Ha realizzato lavori di arrangiamento di repertori classici ed è stato impegnato in attività didattiche che avevano come oggetto la pratica strumentale, la musica d’insieme e l’arrangiamento. Momenti può quindi essere considerato come un’ulteriore tappa di un percorso sperimentato di collaborazione. Una tappa in cui Morganti, ancora una volta, dimostra la sua profonda conoscenza dell’orchestra, il suo gusto raffinato nel rileggere alcuni grandi temi della musica jazz e dintorni.
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Fantàsia
Il nuovo album di Jacopo Ferrazza
concerto di presentazione sabato 5 marzo alla Casa del Jazz di Roma 
 
“Fantàsia” è il nuovo album di Jacopo Ferrazza, in uscita venerdì 25 febbraio per Teal Dreamers Factory. Alla Casa del Jazz di Roma, sabato 5 marzo, il concerto di presentazione. Dopo l’esperienza in solo di Wood Tales, pubblicato a febbraio 2021, Jacopo Ferrazza, alla guida questa volta di un quintetto con due guest come Fabrizio Bosso (tromba) e Marcello Allulli (sax), interpreta visioni fantastiche e oniriche, delineate dalla fusione organica di jazz moderno, musica cameristica ed elettronica. Nelle nove tracce che compongono “Fantàsia”, si susseguono episodi immaginifici e apparentemente sconnessi, così come si presentano i sogni. Ecco, quindi, ritratti gli ultimi pensieri di un soldato pochi istanti prima di cadere durante lo sbarco in Normandia (La Course) e le considerazioni sulla ciclicità del tempo ispirate da Siddharta (River Theater); o ancora il racconto surreale di un vortice spazio-temporale (Blue Glow). Ma anche percezioni sinestetiche, viaggi interstellari e una rinascita finale, tema caro a Jacopo Ferrazza, dopo “Rebirth” (Cam Jazz 2017).  La ricerca del contrabbassista di origini romane, qui nelle vesti anche di paroliere, prende vita grazie ad una formazione permeata da un sound acustico e dalle sonorità elettroniche, affidate principalmente ai synth di Enrico Zanisi. Una sceneggiatura in cui ciascuno dei componenti riveste ruoli determinanti, alla batteria di Valerio Vantaggio è assegnata, ad esempio, la pulsazione emotiva. Alessandra Diodati, qui alla sua prima esperienza discografica, rappresenta la guida che accompagna l’ascoltatore tra i diversi piani sonori e dimensionali. Il violoncello di Livia de Romanis manifesta il fuoco e l’impeto feroce tipico delle visioni notturne più vivide. La tromba di Fabrizio Bosso è lo strappo all’interno di un mondo costituito e il timbro shorteriano di Marcello Allulli ha un ruolo liberatorio e celebrativo nella parte finale del disco. A tirare le fila della narrazione musicale è il contrabbasso di Jacopo Ferrazza che si affianca puntualmente a ognuno dei componenti rafforzandone la funzione. “Fantàsia” è un album che testimonia la vitalità creativa di Ferrazza, che si manifesta anche nell’esplorazione non solo dell’immaginifico ma anche di quelle piccole zone d’ombra del nostro quotidiano in cui si cela una sottile linea di magia.
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Roberto Occhipinti -  The Next Step    
Modica Music è lieta di annunciare l’uscita il 4 marzo del nuovo album di Roberto Occhipinti, The Next Step. Ad accompagnare Occhipinti in questa esplorazione ad ampio raggio delle molteplici influenze della sua storia musicale magistralmente sintetizzate ci sono due musicisti con salde radici nella scena di Toronto – il pianista Adrean Farrugia e il batterista due volte vincitore di GRAMMY Larnell Lewis. 
Il contrabbassista Occhipinti è una figura consolidata della scena jazzistica canadese ed internazionale. Vincitore di 5 Juno Award, Occhipinti è molto richiesto in contesti molto vari. L’ultima parte della sua carriera lo ha visto registrare con diversi musicisti cubani, in particolare nei progetti con Hilario Duran e Jane Bunnet, ma ci sono ben pochi formati in cui Occhipinti non è stato coinvolto, da suonare il basso nelle migliori orchestre del Canada alla musica d’avanguardia contemporanea, dalla musica Latino Americana al lavoro coi migliori musicisti di Africa e Asia. Le collaborazioni spaziano da John Cage e Terry Riley a Stevie Wonder, Tony Allen e Damon Albarn. Il sesto album di Occhipinti, The Next Step, offre una sintesi dei molteplici interessi musicali del leader attraverso una classica formazione jazz. Durante la pandemia Occhipinti è riuscito a continuare la propria attività in studio (infatti possiede uno studio di registrazione e dirige la Modica Music). Quel tempo prezioso è stato usato per consolidare i progetti in cui era coinvolto e per muoversi in un nuovo spazio creativo, quello del piano trio: “decisi di concentrarmi sulla realizzazione di un progetto in piano trio, una delle mie combinazioni musicali preferite”. Il progetto è il primo di Occhipinti per piano trio e trae ispirazione da una serie di grandi “la formazione è da sempre una delle mie preferite, dal momento in cui ho iniziato a suonare il basso dopo aver ascoltato Ray Brown nel trio di Oscar Peterson per arrivare al classico trio di Bill Evans con Scott LaFaro fino alla collaborazione con il trio di Hilario Duran.”. E’ un contributo importante al mondo dei trio guidati da un contrabbassista, al quale Occhipinti aggiunge i propri colori. “i miei altri progetti erano per formazioni allargate con fiati e archi. Per The Next Step io fungevo da sezione archi usando tecniche che ho appreso suonando musica classica e contemporanea.”
 
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Danilo Blaiotta Trio
THE WHITE NIGHTS SUITE
Featuring Fabrizio Bosso, Achille Succi, Stefano Carbonelli

Il secondo capitolo discografico del Danilo Blaiotta Trio (Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria) si intitola THE WHITE NIGHTS SUITE: si tratta di una composizione originale suddivisa in 11 movimenti, tutti a firma del leader, ispirata al romanzo Le notti bianche di Fedor Dostoevsky,  in uscita il 1 ottobre per Filibusta Records. Per l’occasione, la formazione del trio base si estende al sestetto, ospitando tre importanti musicisti della scena jazzistica italiana: Fabrizio Bosso alla tromba, Achille Succi al sax alto e al clarinetto basso, Stefano Carbonelli alla chitarra elettrica. Le composizioni abbracciano certamente il retaggio musicale di Blaiotta nella musica classica, in particolare quella del primo novecento russo. L’impianto e la natura del progetto però sono prevalentemente jazz, tanto nella forma quanto nello sviluppo di ogni brano.
Guida all’ascolto:
La suite si apre con una sorta di Ouverture in trio: First Night / St. Petersburg , che descrive la passeggiata del protagonista -il sognatore- per San Pietroburgo, incantato dalla bellezza della sua città.
In The Man In Tails, il protagonista scorge una donna sola, che viene inseguita da un tetro uomo in frac. Il sognatore si lancia all’inseguimento dei due, riuscendo a mettere in salvo la ragazza allontanando il losco figuro. I due protagonisti della colluttazione sono impersonificati da pianoforte e chitarra (Stefano Carbonelli) che dopo l’esposizione del tema “si rispondono” improvvisando su un pedale della ritmica.
The meeting è un brano dal tema sognante, che descrive l’incontro tra il sognatore e la ragazza, che si presenta con il nome Nasten’ka. La voce principale è affidata alla tromba di Fabrizio Bosso.                    
Second Night – The Dreamer è il brano affidato al trio senza ospiti. Secondo appuntamento dei due protagonisti, che si ritrovano a raccontarsi vicendevolmente le proprie esistenze. In questo brano il sognatore (The Dreamer) narra a Nasten’ka la storia della sua vita. Egli è dunque un sognatore, ma è bloccato nella sua utopia. Brano dal tema sognante (l’utopia) ma dall’andamento -even eight-, per descriverne un’esistenza, in fondo, pù media che esaltante.
Nel quinto brano -Nasten’ka-, la fanciulla racconta la sua storia al sognatore. Ragazza tipicamente russa, che vive soggiogata dalla pressione di una nonna anziana. Ella racconta anche di un uomo al quale è promessa sposa, sparito per lungo tempo. Nasten’ka vive la sua esistenza attendendo quest’ultimo. Brano buio, ispirato da molta musica del primo novecento russo, sia melodicamente/armonicamente, sia ritmicamente (la melodia iniziale si risolve con un tipico 7/4 “trans-balcanico”). Ospite del trio il clarinetto basso di Achille Succi.
The Letter (Danilo Blaiotta, Stefano Carbonelli, Achille Succi). Il sognatore convince Nasten’ka a scrivere una lettera da recapitare a casa dell’uomo al quale è promessa sposa, che potrebbe anche essere tornato dal suo lungo viaggio. Nasten’ka è combattuta, perché una parte di lei è convinta che l’uomo si trovi in città ma che ormai abbia una sua vita senza di lei. Il sognatore è incaricato di consegnarla a casa della famiglia del promesso sposo. Brano all’unisono molto concitato, che fa da intro alla third night.
Third Night (Sestetto) Durante la terza notte l’attesa per la risposta della lettera cresce, così come cresce l’ansia di avere una risposta. Il sognatore è felice ma inquieto, perché i sentimenti che nutre per Nasten’ka sono ormai troppo importanti. Tuttavia riesce a nasconderli alla ragazza. Brano tipicamente fast-swing, che descrive uno stato d’ansia, con diverse motivazioni, di entrambi i protagonisti della storia. I due fiati (Bosso e Succi) dialogano nell’esposizione tematica scambiandosi la voce principale, come a descrivere il concitato dialogo tra i due protagonisti. Soli affidati a tutti i solisti.
The Answer (Sestetto) Il brano riprende il tema di The Letter ma ospita pesanti colpi della sezione ritmica e della mano sx del pianoforte, come a descrivere la non-risposta alla lettera.
Intro è un’introduzione alla quarta notte. Descrive la disperazione di Nasten’ka per la mancata risposta del promesso sposo.
Fourth Night – The Idyll (Sestetto) Brano intensissimo e in crescendo, a cui partecipa tutto il sestetto. Il sognatore rivela i suoi sentimenti a Nasten’ka la quale, messa da parte la tristezza del suo amore spezzato, comincia a nutrire interesse per il protagonista. Il grande tema d’amore sognante esposto nella prima parte viene quindi ritornellato in fortissimo, raggiungendo spesso culmini di passione emotiva irrefrenabili. I due vagano felici per San Pietroburgo sognando e progettando un futuro insieme. Il sognatore è all’apice della gioia, i due si abbracciano, si commuovono, progettano la loro esistenza comune vagando nella bellezza di una notte incantata. Al culmine di tanta poesia succede però l’imprevisto. Un giovane nella nebbia riconosce Nasten’ka. E’ il promesso sposo. Lei lo guarda, si allontana dal sognatore per corrergli incontro, lui se la porta via.. Questa scena è descritta nella parte “free” finale che spezza rovinosamente l’idillio.
The Morning. Al mattino, il sognatore si ritrova nuovamente solo con la sua triste esistenza. Brano affidato al pianoforte. Tema tipicamente ottocentesco, che descrive un uomo legato alla tristezza del suo passato. L’accordo finale del brano, come della suite, apre una porta verso la speranza.
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FRANCESCO BAIGUERA - POST JAZZ CHAMBER MUSIC

ll chitarrista  Francesco Baiguera ha da poco pubblicato il nuovo album Post Jazz Chamber Music per la Aut Records. Il disco è una suite composta durante il lockdown che muove tra musica colta e jazz per un quartetto dal sapore cameristico. In Post Jazz Chamber Music si assiste a un gioco di chiaroscuri dai confini sottili, a tratti indefiniti, che alterna molteplici fascinazioni sonore: da canoni inversi a improvvisazioni free, contrappunti, ma anche intermezzi ritmici e melodie oniriche. Il progetto è stato ideato e scritto dal chitarrista Francesco Baiguera durante il confinamento domestico imposto dalla prima ondata pandemica e si avvale della presenza di Daniele Richiedei al violino, Massimiliano Milesi ai sassofoni e Giulio Corini al contrabbasso; i quali, forti di una personale visione estetico-musicale e sostenuti da grande solidità tecnica, vanno ad arricchire l’idea iniziale dell'autore sostenendo le sezioni corali quanto gli episodi solistici in un viaggio sonoro ispirato da un preciso momento storico. 
Francesco Baiguera. Dopo gli studi di chitarra classica e moderna, si diploma col massimo dei voti in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Brescia studiando con Sandro Gibellini e Peo Alfonsi. Si è specializzato partecipando a masterclass tenute da Joe Lovano, John Scofield, Kurt Rosenwinkel, John Suhrman, Ben Monder e altri. Ha avuto molteplici esperienze in ensemble jazz e orchestre, suonando con artisti di rilievo come Seamus Blake, Achille Succi, Giovanni Falzone, Giulio Visibelli, Alberto Mandarini, Marco Vaggi, Fausto Beccalossi, Fabio Morgera, Stefano D’Anna, Emanuele Maniscalco, Giulio Corini, Guido Bombardieri e altri. Attualmente si dedica alla didattica e all'attività concertistica muovendosi tra jazz e musiche improvvisate senza disdegnare contaminazioni con i generi più diversi. L’esordio discografico in veste di leader avviene con Prèludes: trio che vede Emanuele Maniscalco alla batteria e Giacomo Papetti al contrabbasso. Altri progetti all’attivo sono: Nùes, un’esplorazione sperimentale della pop music con Silvia Lovicario alla voce e viola da gamba e Haenur un duo di composizioni originali con Massimiliano Milesi al sassofono tenore. Degno di nota è Reithia, quartetto prodotto dal festival Jazz On The Road che vede la partecipazione di Massimiliano Milesi, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. L’impegno compositivo più recente riguarda una suite composta in Italia durante il primo lockdown intitolata Post Jazz Chamber Music uscita per l’etichetta AUT Records.
 
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SOLITUDO
il nuovo album di Anais Drago
(Cam Jazz, ottobre 2021)
 
Solitudo è il nome del nuovo album della violinista Anais Drago, pubblicato dalla Cam Jazz. Un disco in solo che sorprende per la pluralità di voci, un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. Violinista sin dalla tenera età di 3 anni, Anais nutre per lo strumento, e per la musica, un amore assoluto. Per mia natura - dichiara - non nutro certezze quasi su nulla, tranne che su una cosa: quando suono, sto bene davvero”. Solitudo il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, sola non lo è mai veramente. Neanche sul palco, durante i numerosi concerti che hanno preceduto l’album e che continuano ad aggiungersi al calendario. Solitudo, infatti, è tutt’altro che un album monocolore, ma stupisce, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita sacerdotessa, Anais Drago sembra essere intenta a estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino, come a volerne esaurire il repertorio antico, inventando poi nuove e ardite conformazioni, persino aliene alle nostre orecchie. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino (sia elettrico che acustico) si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. Solitudo non è un disco sulla solitudine. Quella evocata, ed esaltata, da Anais è piuttosto una sensazione di completezza interiore, sia nel raccoglimento intimo, che nel rapporto con gli altri. In questo secondo album, Anais Drago celebra, quindi, la continua scoperta dell’essere, in un processo che evolve quotidianamente fino a raggiungere una pienezza. Ma se la solitudine non è intesa come una condizione negativa, non mancano tuttavia sfumature più scure del termine, come nella rilettura in musica del mito del Minotauro, raccontato dallo scrittore Friedrich Durenmatt. Rinchiuso in un labirinto a causa del suo aspetto, il Minotauro soffre di un'enorme solitudine mitigata solamente dai giovani inviatigli a sua insaputa in sacrificio. Colmo di gioia e ignaro della propria forza, il mostro finisce però per stritolarli in una danza mortale. Le 12 tracce, una reinterpretazione di Satie, otto originali e tre intermezzi, intitolate per suggestione in latino e in greco, prendono spunti da testi letterari, ricordi o riflessioni sulla vita contemporanea. Legati saldamente uno all’altro, per quanto diversi tra loro, i brani rivelano anche le numerosissime influenze musicali di Anais, la quale annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz. Anche la natura delle composizioni dell'album riflette la curiosità e la generosità degli stimoli offerti dal tema del disco: la ripetizione di figure ritmiche lascia spazio all'improvvisazione più libera o debitrice alla tradizione jazzistica, la frammentazione dei motivi si accompagna a composizioni più rarefatte, la spontaneità cede il passo al rigore matematico, mentre timbri e suoni vanno a disegnare un arcobaleno di sensazioni, grazie all'uso dell'elettronica e di svariate tecniche esecutive. Il risultato è un disco che mostra “il suono di un'artista intenta a creare il proprio mondo musicale”, come ha scritto Brian Morton, ma forse l'immagine che prevale è quella di una donna che si diverte a dialogare senza sosta con il proprio strumento. Sola ma mai sola per davvero.
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Vittorio De Angelis - Pespective - il nuovo album tra soul e nu jazz del sassofonista roman
in CD e digitale dal 30 aprile 2022 - edizioni musicali New Model Label

Questo nuovo lavoro di Vittorio de Angelis, il secondo in studio dal titolo programmatico “Perspective” sembra porsi esattamente al centro di più direttrici. A seconda dei punti di vista però. Invenzione e tradizione che provocano cortocircuiti spazio temporali. Se si guarda in una direzione o in un’altra. Dalla scena moderna inglese ai suoni metropolitani newyorkesi ai ritmi afrobeat. E attorno a queste atmosfere ampiamente battute Vittorio De Angelis costruisce il suo mondo musicale altrettanto codificato, perché rispettoso della storia, dei maestri e dei classici ridistribuendo, nel suo personalissimo modo e stile, gli elementi nello spazio. Elementi noti, tributi ed influenze dichiarate che riescono ad essere sorprendentemente, nello stesso tempo, omaggi e riconoscenze quanto espressioni profonde della propria originalità. Evidente ad esempio in “Gap”, la prima traccia del disco, l’incontro tra sonorità elettroacustiche e una sorta di anima hip hop come specchio della contemporaneità, che ricorda Glasper. “Sankara”, dal ritmo afrobeat, è dedicato al leader rivoluzionario del Burkina Faso la cui voce si può riconoscere nella parte finale del brano. “Rose” è una composizione del compianto leggendario sassofonista Larry Nocella, estratto dal suo ormai introvabile disco “Everything Happens To Me” del 1980, per la quale lo stesso Vittorio De Angelis ha scritto e adattato il testo cantato da Leo Pesci. “Saharian Dance Hall” è un brano dalle sonorità medio-orientali con un ritmo afrobeat magistralmente eseguito dal batterista Federico Scettri. Evidente già da questa prima lettura superficiale della track-list l’eterogeneità e la generosità musicale di Vittorio De Angelis. In un continuo scambio di registri e generi si passa rapidamente a sonorità elettriche vintage, influenze post-rock e suggestioni cinematografiche. E’ il caso, ad esempio, di  “Deep” cantata da Gabriella Di Capua, una ballad che alterna sapientemente momenti delicati ad altri dal sound poliziesco anni 70. “Perspective” allora ci sembra evidente che abbia un significato che trasborda il perimetro di questa singola opera e rappresenti, la chiave di lettura per avventurarci fiduciosi nel mondo di Vittorio De Angelis negli anni a venire. 
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

ARMAROLI - SCHIAFFINI 4tet - MONKISH (’ROUND ABOUT THELONIOUS)
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 gennaio esce “Monkish (’round about Thelonious)” di Armaroli - Schiaffini 4tet. Il trombonista romano Giancarlo Schiaffini e il percussionista lombardo Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021),  proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk). «Il programma è ampio ma colpisce tuttavia che, tra le composizioni scelte, ben tre (delle cinque che lo componevano) provengano da Brilliant Corners, lo storico album del 1957 nel quale il pianista illuminava “Pannonica” con gli sfavillanti suoni della celesta», sottolinea il filosofo e critico musicale Neri Pollastri nelle note di copertina. «Una scelta emblematica, perché la musica che viene qui sviluppata svela all’ascolto un continuo susseguirsi di “angoli brillanti”, evidenziati soprattutto da Armaroli ora con i suoni scintillanti del vibrafono, ora con quelli appena meno fulgidi, ma sempre luminosi del balafon cromatico - raro strumento burkinabè che qui funge quasi da alter ego del pianoforte - ai quali il contrabbasso di Maier fa costantemente da contrappunto, donando loro ancor più fulgore. Questo singolare gioco dialettico di chiari e scuri - che ha momenti esemplari, per esempio in “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie” e “Oska” - costituisce la cifra della lettura di Monk offerta dal quartetto, per colore del suono e struttura che fa da bussola all’interazione delle voci», prosegue. «In esso s’inserisce, commentando con il suo caratteristico stile parlante, il trombone di Schiaffini, muovendosi con libertà e grandissima misura quasi sempre attorno ai temi, che lascia invece agli altri illustrare. Oltre all’inventiva e all’appropriatezza degli interventi, colpisce come il trombone riesca a far timbricamente da tramite tra vibrafono/balafon e contrabbasso. Assai singolare il ruolo svolto da Kusar, anch’egli sovente coinvolto con finalità di commento - sia ritmico, sia timbrico - alla struttura costruita da Armaroli e Maier, ma che occasionalmente prende il posto del primo nel far “brillare angoli”, come accade per esempio nell’avvio di “Misterioso”, non a caso ritmicissima e nel prosieguo della quale è per una volta il trombone a esporre il tema. Non mancano comunque situazioni del tutto singolari, come in “Ba lue Bolivar Ba lues are” - con un lungo e suggestivo duetto tra trombone e contrabbasso, a cui fa seguito un secondo, più breve ma non meno intrigante, tra balafon e batteria - o in “Pannonica” - l’incipit della quale è un corale addensarsi di voci», continua Pollastri. «Un Monk in parte tradizionalmente rispettato - i temi a far da guida alle improvvisazioni, libere ma non caotiche - e in parte, giustamente, tradito e riletto alla luce della contemporaneità - il contrabbasso che disegna linee melodiche, l’unico fiato che commenta e divaga, la batteria che pennella timbricamente. Un Monk dai suoni splendidi, che rinnova ancora una volta il proprio fascino, così come rinnovano il loro i suoi eccellenti interpreti».

LOUIZE & THE RICKETY FAMILY - IN & OUT THE WILD SIDE
Prodotto dall'etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 25 gennaio esce “In & out the wild side”, esordio discografico del progetto “Louize & The Rickety Family”. Nei sette brani inediti (“Esperame”, “TèMaRocchino”, “Utopia”, “Molly”, “Progression”, “Two Little Child ren”, “In & Out the Wild Side”) e nella riproposizione di “What is This Thing Called Love?” di Cole Porter, la cantante, autrice e compositrice pugliese Luisa Tucciariello è affiancata dalla band formata da Nicolò Petrafesa (piano), Luca Tomasicchio (contrabbasso), Michele Ciccimarra (batteria) e arricchita, in alcune tracce, da Alessandro Corvaglia (sax alto, sax tenore), Vittorio Gallo (sax tenore), Francesco Massaro (sax baritono), Valerio Latartara (viola, violino) e Annalisa Di Leo (violoncello). «Che una band di giovani jazzisti italiani sappia esprimersi con tanta maturità stilistica, e con una simile personalità espressiva, è forse il segno di questo tempo fertile e ricco per il nostro stivale. Che una giovane e talentuosa personalità artistica come Luisa Tucciariello sia capace di pensare musica così speci ale e nuova con ingredienti così nuovi e antichi al tempo stesso è, invece, una rarissima circostanza, in Italia e non solo», sottolinea il critico e storico musicale Vincenzo Martorella nelle note di copertina del cd dedicato alla memoria del compianto pianista e compositore Gianni Lenoci. «Nella nostra lingua non abbiamo gli strumenti lessicali per poter tradurre in parole le emozioni che la musica suscita in chi l’ascolta; né per provare a descrivere un tipo di suono, una particolare sfumatura vocale, e così via. Per questo, il critico musicale fa largo ricorso all’uso di aggettivi, il che può essere la classica arma a doppio taglio», prosegue Martorella. «Spesso, se ne usano di mirabolanti, di fantasiosi; nulla di male, se non fosse che spesso, a leggerli è difficile capire in che relazio ne siano con la musica cui si attaccano. Pensate all’aggettivo “scintillante”. Abbiamo letto di assoli di chitarra scintillanti miliardi di volte, ma cos’è che rende un assolo più o meno scintillante? Quando un assolo non lo è? Da dove viene la luce, lo scintillìo? Definire il disco che avete tra le mani, o la musica che in esso è contenuta, usando un solo aggettivo è impresa disperata. Molte le variabili in gioco, molto lo stupore che si prova attraversandolo, traccia dopo traccia. Potrebbe essere “sorprendente”, certo. Ma non solo, perché ogni piccola traiettoria apre paesaggi nuovi, ogni singolo pensiero (e ce ne sono migliaia) sembra nascere per germinazione spontanea dal precedente, creando così un sapere caleidoscopico, una brillantezza luminescente che si spande dietro (e davanti) ogni nota», continua il critico. «Vuoi vedere, allora, che l’aggettivo adatto è proprio “scintillante”? Da dove viene, dunque, lo scintillìo? Innanzitutto, da un impian to sonoro dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto, del gesto – timido o spavaldo che sia –, del rischio. Louize e la sua sgangherata famiglia (il cui strumentario, per l’occasione, ospita anche strumenti ad arco) sono un collettivo vero, rodato, che vive e respira musica all’unisono, e proprio per questo ha saputo forgiare un suono proprio, riconoscibile e fresco, che allude a tutto e a niente, dentro il quale si agitano influenze molteplici che però vengono filtrate alla luce di una irriducibile originalità. Se proprio si dovesse rintracciare una derivazione, una discendenza, soprattutto in termini di orizzonti e consapevolezza, non potrebbe che essere quella di Gianni Lenoci, una delle menti più geniali, e compiante, del nostro tempo. Proprio ragionando sugli spazi, sui tempi, sulle sonorità, questa musica esplora un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza», va avanti nella sua disanima Martorelli. «Un affresco emozionale, nel quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali. Proprio questo intrecciarsi vorticoso dà sostanza e fascino a una scaletta frattale, a geometria variabile, fatta di brani intensi come diamanti, dall’iniziale, e bellissima, Esperame, a Two Little Children, una pagina di pura poesia. Per finire con In & Out The Wild Side, che nelle parole di Luisa Tucciariello si poggia, come l’intero progetto, “su quel limite delicato ed affascinante della contraddizione. E sulla voglia, mia ma anche dei miei compagni di viaggio, di contemplare tutto ciò che sta all’interno di determinati schemi, modelli, repertori e stili, ma con gli occhi di chi ha vissuto e sperimentato la zona selvaggia nella vita come nella musica”». Luisa Tucciariello, classe 1985, nata a San Giovanni Rotondo (Fg), ha studiato al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli dove, nel corso degli anni, ha conseguito prima il Diploma Accademico di Primo Livello di Canto Jazz nel 2013, sotto la guida di Gianna Montecalvo e Gianni Lenoci, poi il Bienno di Musica jazz nel 2015 e nel 2021 il corso di Primo livello in Composizione jazz concluso, dopo la prematura scomparsa di Lenoci, con Bruno Luise e Vincenzo Martorella. Dal 2012 lavora con Dionisia Cassiano al duo vocale “Black Fair Voices” con cui pubblica il loro primo disco di inediti, “Triks of Love”. Dal 2014 ha lavorato assieme al suo Maestro Gianni Lenoci ad un progetto di libera improvvisazione "Strictly Pink”. Tra il 2015 e il 2017 vive a Londra e lavora come insegnante di canto e pianoforte, collabora con il London Inte rnational Gospel Choir come small group leader e con Solid Harmony Choir come vocal coach e Choral Conducting assitant. Collabora con i musicisti della scena jazz londinese ed è attiva nella scena della Free Improvisation. Attualmente è attiva in Puglia con la sua attività concertistica, didattica e compositiva, fonda nel 2018 la “Rickety Family” con cui vince il premio “Migliore composizione originale” al Ladisa Jazz Contest, con il pezzo “Molly”, che rappresenta il punto di partenza del suo primo lavoro discografico per l’etichetta pugliese Dodicilune.

MASSIMILIANO CIGNITTI feat. NGUYÊN LÊ, GRÉGOIRE MARET,  EDMAR CASTANEDA E MARK COLENBURG - BUIO IN SALA
Prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 febbraio esce “Buio in sala” di Massimiliano Cignitti featuring Nguyên Lê, Grégoire Maret, Edmar Castaneda e Mark Colenburg. Il bassista romano propone dieci composizioni originali, immaginate come ipotetiche colonne sonore dedicate e ispirate a personaggi della storia del cinema, e due brani dell’indimenticabile Nino Rota (“O Venezia, Venegia, Venusia” dal film “Il Casanova di Federico Fellini”) e del compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese Bela Bartok (“Music for Strings, Percussion and Celesta”, tema utilizzato dal regista Stanley Kubrick per il film cult “Shining”).  Nel progetto discografico il musicista è affiancato dalla band composta da Mauro Scardini (piano e tastiere, autore della conclusiva “Sentimento del tempo”), Giancarlo Ciminelli (tromba e flicorno), Marco Guidolotti (sax, flauto) e Marco Rovinelli (batteria) e impreziosita dalla presenza di Nguyên Lê. Il chitarrista franco-vietnamita, riconosciuto per la cifra stilistica che coniuga sapientemente i ritmi della musica rock, jazz e funk con quelli delle sonorità nordafricane, vietnamite e indiane, negli anni ha collaborato con Michel Portal, Dave Liebamn, Ray Charles, Trilok Gurtu, Renaud Garcia-Fons, Paolo Fresu e altri nomi del jazz internazionale.  Ospiti in alcuni brani anche l’armonicista svizzero Grégoire Maret, considerato da molti l’erede di Toots Thielemans, vincitore di un Grammy Award con il Pat Metheny Group e collaboratore, tra gli altri, di Herbie Hancock, Cassandra Wilson, Prince, Sting, Elton John, Jimmy Scott, Tito Puente, Steve Coleman, Kurt Elling, l’arpista colombiano Edmar Castaneda, che ha lavorato, solo per fare qualche nome, con Rickie Lee Jones, Sting, Paco de Lucía, John Scofield, John Patitucci, Ivan Lins, e il batterista statunitense Mark Colenburg, vincitore del Grammy Award con il progetto “Robert Glasper Experiment”, che ha suonato con Cecil McBee, Chico Freeman, Kenny Garrett, Stefon Harris, Mos Def, Lauryn Hill, Amel Larrieux, Kurt Rosenwinkel, Lalah Hathaway, Macy Gray e altri.  Completano la line up Paolo Alimonti (chitarra), Roberto Schiano (trombone), Valentina Petrossi, Federica Zavaleta, Susanna Stivali (voce) e il quartetto d'archi formato da Diego Matthey (1° violino), Aurianne Philippe (2° violino), Claire HÉlÈne Rignol (viola) e ThÉmis Bandini (violoncello). Dopo l’apertura riservata a Nino Rota il disco prosegue con i brani “Nostalgia del presente” (titolo tratto da una poesia di Jorge Luis Borges) dedicato al cinema visionario di Elio Petri e Gian Maria Volontè, “Un'eclisse”, che guarda al mondo di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, “Tanguedia 2020”, pensata per Fernando Solanas, regista argentino morto a causa del Covid-19 nel dicembre 2020, e Astor Piazzolla, autore di tante musiche dei suoi film, “Shaft is back”, ispirata al cinema blaxploitation degli anni '70. La title track, unica canzone del brano con testo di Cignitti affidato alla voce di Valentina Petrossi, evoca il cinema come “fabbrica dei sogni” per le generazioni degli anni '60, il mondo della Dolce Vita, il sogno di stelle irraggiungibili, lo schermo come possibile realtà dove rifugiarsi, immaginando una vita migliore. Dopo “Ennio’s dream”, omaggio a Ennio Morricone, il cd è completato da “Choro per Glauber”, che rimanda a Glauber Rocha, regista, scrittore, poeta, agitatore rivoluzionario del Cinema Novo brasiliano, “JLG”, iniziali del Maestro della Nouvelle Vague francese Jean Luc Godard, “Snaporaz”, nomignolo affibbiato a Marcello Mastroianni da Federico Fellini, e le già citate “Music for strings, celesta and percussion” di Bela Bartok e “Sentimento del tempo”, epilogo firmato da Mauro Scardini.
Romano, classe 1972, Massimiliano Cignitti intraprende lo studio del basso elettrico nel 1991 alla Città della musica di Tivoli sotto la guida di Claudio Zanghieri. Prosegue i suoi studi alla Scuola popolare di musica di Testaccio frequentando tra gli altri i corsi di Luca Pirozzi, Sandro Satta, Stefano Arduini, Carlo Mezzanotti, Giovanna Marini. È stato membro della Testaccio Jazz Orchestra diretta da Claudio Pradò con la quale si è esibito nel dicembre 1999 accompagnando un solista di fama internazionale come il trombettista Marvin Stamm. Ha studiato con Marco Siniscalco e Pietro Ciancaglini e ha partecipato a numerose clinics (Berklee school clinics at Umbria jazz 97-98, Siena Jazz 99), avendo la opportunità di studiare con Furio di Castri, Enrico Pieranunzi, Giancarlo Schiaffini, Giovanni Tommaso, Bruce Gertz, Jim Kelly, Larry Monroe). Ha preso parte a seminari di Alain Caron, Gary Willis, Bobby Mc Ferrin, Elvin Jones, Victor Bailey. Oltre a un intensa attività live con formazioni che spaziano dal jazz al pop, da ricordare la presenza nel cd "Electric city" pubblicato dagli Electric City per la Panastudio Productions, gruppo di cui è membro fondatore. Con il Thierry Valentini quartet (insieme a Thierry Valentini, Mauro Scardini, Alberto Delfini) ha ottenuto il primo premio nei concorsi Jazz di Mentana e Colleferro e si è esibito nei festival Along came jazz ’99 di Tivoli e Siena jazz ’99 con la partecipazione straordinaria di Paolo Fresu. Nel marzo 2000 è stato pubblicato per la MAP il cd "Ecch…!" del Fabrizio La Fauci 5tet . Nel 2002 ha pubblicato il secondo disco con la sua band Electric City dal titolo “Tambo” uscito per la Splasch records con la partecipazione di Gegè Telesforo, Giancarlo Ciminelli, Daniele Scannapieco, Mauro Scardini, Marco e Pietro Ciancaglini, Juan Carlos Albelo. Nel 2009 prende parte al progetto pop Nuvola9 con il disco “Ora” pubblicato da Terre Sommerse.

MALOO - FUZZLAND
Una miscela di jazz, crossover, rock, prog, groove, minimalismo ed elettronica: "Fuzzland” è il nuovo progetto discografico della band Maloo, prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, e distribuito da martedì 8 febbraio in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe. Nel disco , il quartetto marchigiano, nato nel 2014 dall’incontro tra il chitarrista e compositore Valeriano Ulissi, il bassista Carlo Bolognini, il batterista Giovanni Zannini e il percussionista Federico Zannini, propone nove composizioni originali firmate da Ulissi e una sorprendente cover di “In Bloom” dei Nirvana. «Quello che offriamo è il nostro punto di vista attuale e contemporaneo su tutta la musica che abbiamo ascoltato ed interiorizzato fino ad oggi», sottolinea Valeriano Ulissi. «I brani sono una fusione di vari generi con particolare attenzione alla ricerca timbrica che, a nostro parere, è uno degli aspetti e dei parametri musicali dove c’è più margine per la creatività. Quello che vogliamo trasmettere è la nostra “ idea” di musica, intesa come personalità musicale, che si forma, nel corso degli anni, attraverso lo studio e l’ascolto “interiore” delle sonorità che ci appartengono e ci caratterizzano. Un’idea di bellezza e di emozione che non può essere catalogata in uno specifico genere ma è ricca di contaminazioni». Nato a Jesi, in provincia di Ancona, nel 1972, Valeriano Ulissi inizia a studiare chitarra a 15 anni, circondato da una famiglia di musicisti. Dal 1988 al 1991 è allievo di Andrea Conti ( borsa di studio alla Berkley school di Boston ). Negli anni si perfeziona, studiando con dedizione tecnica, armonia ed ear training. Iscritto alla SIAE come compositore melodista dal 1998, dal 2002 al 2006 studia Jazz ed improvvisazione con Fabio Zeppetella. Partecipa a vari seminari di armonia jazz, musica d’insieme, t ecniche di improvvisazione, chitarra brasiliana, strumenti preparati, con numerosi artisti di livello internazionale (Augusto Mancinelli, Tommaso Lama, Garrison Fewell, Lello Molinari, Gregory Burk, Rick di Muzio, John Azilla, Lisa Thorson, Ramberto Ciammarughi, Umberto Fiorentino, Guinga, Roberto Taufic, Fabio Zeppetella, Massimo Moriconi, John Arnold, Michele Rabbia e altri). Fonda e suona in diverse formazioni acustiche ed elettriche, avvicinandosi così a molti generi musicali (rock, blues, funky, pop, jazz, brasil, fusion, elettronica). Dal 2007 è docente di chitarra e musica d’insieme in diverse scuole di musica. Dal 2016 al 2020 approfondisce gli studi di composizione e arrangiamento con il maestro Fabrizio Teodosi. Nel dicembre 2014, dal suo incontro con Carlo Bolognini, Giovanni Zannini e Federico Zannini prende il via l’avventura dei Maloo. Nel 2016 esce il primo cd autoprodotto “Everything needs time” (Rara Records). Nel corso di questi anni si sono esibiti in nu merosi festival, club e locali in giro per l’Italia.

CRISPINO - GALLO - PIGHI - ZORZI - LE QUATTRO VERITÀ
Una roboante allegoria del mito del la caverna, un’indagine sonora alla scoperta di ciò che è tangibile o illusorio, una discussione sulla natura stessa della realtà: prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 15 febbraio esce “Le Quattro Verità” del quartetto formato da Luca Crispino (contrabbasso elettrico), Danilo Gallo (basso elettrico), Luca Pighi (batteria) e Roberto Zorzi (chitarra elettrica). Nella sua spontaneità, il cd è un atto sovversivo che celebra un messaggio senza filtri libero da manipolazioni esterne. “Le Quattro Verità” nasce, infatti, da una ripresa in studio di una sessione di libera improvvisazione dalla quale emergono quattro ambientazioni sonore racchiuse in quattro tracce distinte: “La prima verità” (la caverna e le ombre), “La seconda verità” (via di fuga), “La terz a verità” (uscita), “La quarta verità” (la realtà non è ciò che sembra).
Chitarrista e compositore padovano, Luca Crispino si avvicina al jazz nel 1997 provenendo da esperienze rock, blues e prog. In questo periodo ha l'opportunità di partecipare ad interessanti progetti di fusione tra i generi coltivando sempre più la sua attenzione verso lo studio, la pratica e la natura dell'improvvisazione musicale. Dal 2000 esercita la professione artistica esibendosi dal vivo in varie formazioni e partecipando ad importanti rassegne musicali e festival nazionali. Sempre dallo stesso anno inizia a dedicarsi all' insegnamento e allo studio della musica sperimentale. Nel 2013 si trasferisce a Verona dove è tra i creatori del Centro di Formazione Musicale Moderna Artingegno. Collab ora attivamente con diversi artisti ed ensemble, operando in produzioni discografiche ed esibizioni live. Ad oggi Luca Crispino alterna la sua attività di musicista, sia sul palco che in studio, alla didattica ed alla ricerca musicale.
Musicista curioso, ecclettico, trasversale, Danilo Gallo partecipa a numerosi progetti che spaziano dal jazz alla musica etnica, all’improvvisazione radicale, all'avanguardia, dal pop al rock. Svolge attività concertistica da circa 25 anni. Suona regolarmente nei più importanti festival e club di tutto il mondo. È leader dei gruppi Dark dry tears, Gallo & the roosters, Midnight lilacs feat. Marc Ribot, Mickey Finn + Cuong Vu, Guano Padano e suona come sideman in molte formazioni. Tra i tanti musicisti con cui ha avuto il piacere di suonare si ricordano Uri Caine, Marc Ribot, Trilok Gurtu, Bill Frisell, Hamid Drake, Rob Mazurek, Gary Lucas, Mike Patton, Elliot Sharp, Chris Speed, Jim Black, Wayne Horvitz, Seamus Blake, Cuong Vu, Anthony Coleman, Ben Perowsky, Steven Bernstein, Don Moye, Ralph Alessi, Bob Mintzer, Benny Golson, John Tchicai, Steve Grossman, e gli italiani Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Roberto Ottaviano.
Nato a Verona nel 1964, Luca Pighi inizia a suonare la batteria giovanissimo. Nel 1978 si iscrive al Centro Istruzione Musicale Franco Bignotto di Verona poi successivamente all'Accademia di Musica Moderna di Milano. Negli anni collabora con varie formazioni e progetti musicali abbracciando più generi. Nel 1981 entra a far parte di una storica band rock-progressive veronese, i Francesco Baracca Pilota, successi vamente collabora con Martino Consoli nel gruppo Mallo's Band grazie al quale partecipa ad importanti festival quali Premio Ciampi e Premio Musica Triveneto. Con Ruggero Falziroli, Marcello Adami, Daniele Tanto e Stefano Castellani forma gli Shmir Hotel, gruppo rock psichedelico. Fondatore del gruppo Elicotteri, di impostazione grounge che, dopo aver aperto i concerti di band quali Disciplinatha, UK Subs, Yo-Yo Mundi, esce, per la Toast Records di Torino, l'omonimo cd Elicotteri. Il disco raccoglie critiche incoraggianti e suscita l'interesse di John Peel della BBC. Con Marcello Adami, Claudia Bidoli e Federico Mosconi, inizia la sperimentazione che darà vita al gruppo E102 realizza l album “Nudo” e “Piuma”. Suona con i Daniel Sous & Funky, Outsiders, Cheesy Orchestra,Federico Mahjong Conti, Kay Foster e Ginger Brew, James Thompson e Gianluca Tagliavini.
Nel mondo della musica dal 1979, Roberto Zorzi è stato tra i primi ideatori del festival “Verona Jazz”, in questo fervente contesto ha avuto modo di collaborare con molti musicisti, coinvolgendoli, dal 1988 ad oggi, in svariati progetti musicali, discografici e dal vivo. Membro fondatore della storica band New Abdominaux Dangereux, ha goduto del consenso di Elliott Sharp, Henry Kaiser, Fred Frith, Denardo Coleman, Joey Baron, Franco D'Andrea, Albert Mangelsdorff, Ernst Rejiseger, Scott Amendola, Roberto Ottaviano, Michael Manring, Chris Cutler, Charles Hayward e altri. Tutto documentato in circa 20 album.

 NICOLA PISANI - CYPRIANA
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 marzo esce “Cypriana”, concerto per voce solista, voce recitante, jazz/traditional ensemble e coro del sassofonista, compositore e direttore pugliese Nicola Pisani. In Italia si conosce poco del difficile e durissimo percorso intrapreso da Cipro per raggiungere lo statuto di Repubblica Democratica. Questo avvenne nel 1960 con l'Indipendenza conseguita dall'Inghilterra che, subentrata alla dominazione turca sull'isola, represse con violenza inaudita la ricerca di autonomia e libertà del popolo cipriota. Per celebrare il 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro è nata questa partitura originale: composta e diretta dal Nicola Pisani (compositore, sassofonista e  docente di Musica d’Insieme Jazz presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano) è basata su temi musicali selezionati dal repertorio tradizionale cipriota inseriti in un tessuto musicale contemporaneo che si avvale di momenti di composizione estemporanea in scena e include poesie e testi di poeti greci  e ciprioti selezionati ed elaborati in una drammaturgia vocale da Maria Luisa Bigai (regista, attrice, docente di Arte Scenica presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli). Il progetto nasce da un'idea di Yiannis Miralis, (docente del Dipartimento delle Arti/Musica dell’Università Europea di Cipro) ed è stato realizzato con la collaborazione, per la prima volta congiunta, di Ministero della Cultura e dell’Educazione di Cipro, Municipio di Strovolos, Progetto Erasmus,  Liceo Musicale di Cipro, Dipartimento delle Arti dell’Università Europea di Cipro con primo debutto assoluto nel marzo 2011 nel Teatro Municipale di Strovolos/Nicosia di Cipro, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro. In Italia viene presentato a Roma, nel 2012, in occasione del Semestre di Presidenza della Cultura Europea affidato alla Repubblica di Cipro, e nell'ambito della Settimana della Cultura Cipriota in Italia. Il concerto, eseguito nell’aula magna dell’Università "La Sapienza”, è registrato live e ora pubblicato nel cd “Nicola Pisani – Cypriana” grazie all’etichetta Dodicilune. «La drammaturgia di Cypriana nasce dall'intersecarsi e giustapporsi di materiali eterogenei raccolti con una ricerca estremamente personale», spiega Maria Luisa Bigai. «Già dal primo impatto avuto con l'Isola di Cipro nel 2009, durante il mio primo viaggio di scambio Erasmus, emerge nella mia esperienza la pluralità di accenti e la frammentazione. La Città è tuttora divisa in due per quella che è detta 'la questione turca'. E girando per le strade e ascoltando le persone parlare si sente un ottimo inglese e un greco fatto di accenti e ritmi differenti, frammenti diversi per uno stesso orgoglio di appartenenza. Questo t erritorio», prosegue, «ha prodotto una cultura frutto di influenze disparate (gli antichi popoli mesopotamici mischiati con la classicità greca, i francesi del medioevo, Riccardo Cuordileone, i Veneziani, i Turchi presenti sin dalla battaglia di Lepanto e poi rimasti per secoli, gli Inglesi e poi quei Turchi piombati nel 1974 in una vera e propria invasione militare ...) una ricchezza incredibile di immagini e suoni, ritmi e accenti diversi. Parlando con un avvocato greco addetto di questioni internazionali ho avuto informazioni sulle tensioni greco-turche, sul protettorato inglese, sul processo di indipendenza che portò nel 1960 a Cipro finalmente riconosciuta come repubblica indipendente, ma attraverso un processo non incruento. E visitando il celebre Liceo Musicale, ho visto immagini di musicisti poi celebri, insieme a strane foto storiche di ragazzi...che furono impiccati nel 1957 e 1958 perché lottarono per l'indipendenza di Cipro. Una tragedia nel cuore dell'Europa modern a, senza che apparentemente nessuno lo sapesse, mentre a Londra già suonavano i Beatles. Tutte queste voci echeggiano attraverso letture di articoli di giornale, frammenti di lettere private, versi di poeti greci e di poeti greco-ciprioti, traduzioni parziali e commentari, echi e deformazioni – anche personali- insieme a informazioni storiche. Il lavoro di ricerca e composizione-scomposizione-ricomposizione creato da Nicola Pisani per la parte musicale, a partire anch'egli dall'ascolto e ritrovamento di echi e melismi storici e tradizionali, insieme a gesti precisi di composizione anche improvvisativa, con la sua richiesta di gesti individuali e fortemente personali in veste di solista, da parte di ogni componente del gruppo, mi ha portata a costruire un percorso a monologo, in una forma che restituisse le molte voci e i molti suoni di una narrazione collettiva. Ho voluto costruire una voce di Corifea, interprete e veicolo tra la parola e il suono di quanto narrabile e di quanto inenarrabile di questa vicenda, sviluppando i sentori, le grida e I sussurri che le singole voci orchestrali, il coro e il canto solista esprimono prima e dopo la parola», continua. «Parole dette, in italiano, inglese, greco cipriota, fino alla dissoluzione in sillabe, lallazioni, grida, parole prese da didascalie, informazioni di giornale, note a margine, frammenti di epistola, righe di diario privato, riverberi poetici liberamente tradotti o echeggiati nel loro suono iniziale o in libere riletture, fino a deformarli in suono, ritmo canto, è il percorso che ho voluto produrre perchè l'insieme dei frammenti diventasse l'albero di una nave fatta di palcoscenico e strumenti orchestrali, e i respiri e I canti vela del grande racconto collettivo che è questo momento tragico della nostra Storia contemporanea europea, tragico non solo perché ha visto la morte terribile di ragazzi giovanissimi impiccati per un'opinione e lotta politica, ma anche per lo scarsissimo riconoscimento che tuttora ha questo capitolo della creazione della nostra Europa attuale».
Docente di Musica d’insieme jazz al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Nicola Pisani si è perfezionato in Jazz e direzione con Bruno Tommaso, in Musica Contemporanea con Vinko Globokar, in canto corale e direzione con Marcel Couraud. Primo premio assoluto al Concorso Internazionale di Stresa 1991, nel corso degli anni ha inciso per etichette italiane (Splasch, Dodicilune, Lieto Colle, Squilibri) e straniere (Ogun, Leo Record, Losen Record, Yvp ed Enja). Ha collaborato con John Surman, Pino Minafra, Andrea Centazzo, Michel Godard, Paolo Damiani, Sergey Kuryokhin, Steve Lacy, Keith Tippet, Louis Sclavis e con alcune produzioni Rai. Ha diretto e compos to per le orchestre Dolmen, MultiJazz, Minafric, Assemblage, Tromso University, ICO - Bari, Orchestra Nazionale dell’AMJ, Orchestra Nazionale Docenti di Conservatorio, M.A.O. Orchestra. Suona in tutta Europa, USA, Argentina, Marocco, Arabia Saudita. Ha tenuto stage su Improvvisazione e Conduction in Italia, Danimarca, Norvegia, Estonia e Cipro. Coordinatore scientifico del 1° I.P. Erasmus in U.E. sull’Improvvisazione per i Conservatori di Cosenza, Tromso (N), Esbjerg e Aahrus (DK), Tallin (ES), Nicosia (CY), Vienna (A). È stato Presidente dell’A.M.J, fondatore del sindacato musicisti SIAM-CGIL, coordinatore della Conferenza Nazionale Docenti Jazz – AFAM.

ANTONIO BARBAGALLO - CLOUDS IN A HURRY
Prodotto da Dodicilune, nella collana editoriale Koinè, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 19 aprile esce “Clouds in a Hurry” di Antonio Barbagallo. Il progetto discografico del cantante, chitarrista, compositore e autore s iciliano è dedicato a New York, alla sua mutevolezza climatica che diventa anche umorale e che sfocia in una plasticità di contorsionismi in grado di accogliere un mondo eterogeneo che ha lo sguardo proteso al cielo e alle grandi aspirazioni che esso sottende. Un paradigma "accelerato" dei nostri pensieri che sono nuvole di illusioni, di speranze e di sogni. I circa 25 anni trascorsi nella Grande Mela da Barbagallo hanno sicuramente impresso nel suo sound i colori variegati della trasversalità culturale di questa metropoli straordinaria. Tradotto in note musicali tutto ciò corrisponde ad una grande versatilità che si manifesta sia nel repertorio che nel suo linguaggio improvvisativo sempre teso alla ricerca di un filo conduttore che amalgami in scioltezza le diverse componenti stilistiche del mondo del jazz. In “Clouds in a Hurry" si va dallo standard classico di Dizzy Gillespie alla musica di Ornette Coleman, Thelonious Monk e Chick Corea, passando per la tradizione della "bossa nova" di Antonio Carlos Jobim a quella successiva di Milton Nascimento, il tutto infarcito dai "coloriti" brani originali e dal contributo di grandissimi improvvisatori come Leo Genovese (piano), Sean Conley (contrabbasso), Francisco Mela (batteria), Heri Paz (clarinetto) e Stacy Dillard (sax soprano/tenore). «"Se vuoi diventare un cantante jazz devi andare a New York": ancora mi risuona in testa questa frase pronunciata dal bassista neozelandese Jonathan Zwartz che ebbi modo di conoscere a Catania durante l'ormai lontana estate del 1990 e col quale formai un Trio jazz assieme all'amico pianista Alfio Bonanno», racconta Antonio Barbagallo. «Jonathan aveva fatto un'esperienza newyorkese di un anno assieme alla moglie, una cantante di blues, e ritornava in Australia come fa quasi sempre chi vive da quelle parti, dopo un'esperienza in Europa o negli Stati Uniti. Oggi è uno dei musicisti più apprezzati a livello internazionale. Quindi se non vai a New York non puoi diventare un cantante jazz? Ovviamente non è così, ma avere l'opportunità di vivere nella Grande Mela a stretto contatto con musicisti tra i più grandi, fra centinaia di jam session, di ritrovarsi in questo "mondo a parte" che è il “jazz in New York” può offrire qualcosa di veramente speciale in un percorso di crescita artistica», prosegue. «Forse ancora più rilevanti di tutto ciò sono alcuni aspetti della stessa città, il suo ritmo frenetico, la varietà culturale delle genti che ci vivono, la maturità di una comunità che nel corso degli anni si è educata ed educa all'accoglienza, quella sensazione di potersi quasi sempre aggrappare a qualcosa per resistere ai venti contrari. Credo siano questi i più grandi regali ricevuti dalla mia esperienza newyorkese: la forza di rimanere legato ai miei sogni nonostante le infinite risorse necessarie a tenerli vivi e le immancabili difficoltà. Quel fuoco interiore che, insieme ad una grande passione ed abnegazione, ha contribuito a rendermi un’artista e una persona migliore. Dedico questo disco a mio padre Rosario».
Leo Genovese, pianista di notevole spessore tecnico, riesce ad esprimersi indifferentemente sia in acustico che in chiave elettrica con una straordinaria versatilità stilistica. Ha suonato e registrato con musicisti del calibro di Joe Lovano, Jack De Jonette, George Garzone, Esperanza Spalding tra gli altri. «Rifiutandosi di privilegiare uno stile storico del jazz piuttosto che un altro riafferma la sua aspirazione ad essere davvero un musicista "poliglotta"»,  ha scritto di lui “The New York Times”.
Francisco Mela è un batterista e percussionista cubano dal sound profondamente caraibico e dalla grande esperienza. Nel corso degli anni ha suonato nelle ultime formazioni del grande pianista Mc Coy Tyner e con Gary Bartz, Kenny Barron, Bill Frisell, Joe Lovano, John Scofield. «Una sonorità percussiva e rudimentalmente perfetta produce un linguaggio musicale ricco e pieno di sfumature che si sciolgono nel sound collettivo senza invasioni di campo», secondo la prestigiosa rivista All About Jazz.
Sean Conley è un contrabbassista e bassista elettrico, oltre che compositore ed educatore. La sua n otevole versatilità lo porta ad esprimersi con maggiore naturalezza in contesti più "aperti" come nel "free jazz". Sean ha accompagnato uno stuolo di musicisti tra i grandi dell'ultima generazione come Freddie Hubbard, Regina Carter, Randy Brecker e molti altri. È inoltre cofondatore di "The Collective School of Music" una scuola di musica tra le più originali per programmi e metodi di insegnamento negli Stati Uniti.
Stacy Dillard è un sassofonista originario dell'Ohio. Ha uno stile perfettamente individuale che si sforza di mettere in pratica con idee musicali che giungono dal profondo del cuore piuttosto che produrre valanghe di pattern. Un vero improvvisatore che ha collaborato col gotha del jazz newyorkese (Frank Wess, Roy Hargrove, Johnny O' Neal, Peter Bernstein solo per fare qualche nome). Henry (Heri) Paz è un clarinettista e sassofonista cubano trapiantato a New York. Ha suonato in quasi tutte le formazioni di Francisco Mela. Presenta un articolato stile improvvisativo che risulta essere un’affascinante combinazione di sonorità caraibiche con le atmosfere fortemente urbane del " free jazz".

GIORGIO PANICO - I CHING 
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 26 aprile esce “I Ching” di Giorgio Panico. Nelle dodici composizioni originali, basate sull’antico testo divinatorio cinese che dà il titolo al progetto discografico, il bassista umbro, impegnato anche con la pipa (un liuto cinese a quattro corde), è affiancato da Carlo Cantini (violino), Luca Maria Burocchi (chitarra, banjo) ed Emanuele Pellegrini (batteria, percussioni). «Il metodo dell’I Ching tiene conto della qualità individuale nascosta nelle cose e negli uomini, come anche nel nostro inconscio» sottolineava Carl Gustav Jung, il padre della psicologia analitica. Tutti i brani sono stati composti elaborando i concetti filosofici e matematici che sono alla base dell’I Ching e le scelte fatte sono state confermate consultando l’oracolo stesso.
Giorgio Panico inizia a studiare basso elettrico nel 1997, seguendo negli anni lezioni, seminari e corsi con (tra gli altri), Riccardo Chiavarini, Giovanni Tarquini, Mirco Bonucci, Ramberto Ciammarughi, Ares Tavolazzi. Dal 2002 suona in formazioni di vario genere spaziando dal funk al blues dal jazz all’afro-cuban e al latin e collabora con numerosi artisti a concerti, produzioni discografiche, spettacoli teatrali, colonne sonore e clinic. Dal 2010 è membro e fondatore del progetto UADG insieme a Luca Burocchi. Nel 2019 pubblica il suo primo album da solista, “Necronomicon”, ispirato all’opera letteraria di H. P. Lovecraft, con la collaborazione di Carlo Cantini, Emanuele Pellegrini e Claudio De Angelis. È anche produttore di musica elettronica per meditazione, arti marziali e altre pratiche olistiche.
Violinista, compositore, arrangiatore, produttore, Carlo Cantini ha collaborato con, tra gli altri, Mstislav Rostropovich, Nikita Magalov, Andrea Bocelli, Antonella Ruggiero, Stevie Wonder, Astor Piazzolla, Jan Garbarek, Marcus Miller, Arkè String Quartet, London Symphony Orchestra. Da segnalare anche il suo prolifico sodalizio  artistico con il percussionista indiano Trilok Gurtu. Nel corso di questi anni si è esibito in giro per il mondo, calcando prestigiosi palchi (Royal Albert Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra, Olimpia Stadium di Monaco, New Morning di Parigi, Birdland di Vienna, Blue Note di Milano), solo per citarne alcuni.
Classe 1986, il chitarrista Luca Maria Burocchi inizia nel 2002 a specializzarsi in musica classica e jazz frequentando il Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia, i corsi estivi del Berklee College of Music di Boston e l’Accademia di chitarra classica del M° Enea Leone a Gessate (MI). Parallelamente all’attività chitarristica, si dedica alla produzione musicale come tecnico del suono e direttore artistico lavorando per Cd editi da etichette internazionali (ECM, Brilliant Classics, Stradivarius, Wergo e Passacaille). Attualmente lavora come insegnante di chitarra classica ed elettrica e come tecnico del suono nello Studio Teclas di Perugia. È membro e fondatore della band sperimentale UADG con cui ha realizzato sei album e del gruppo jazz/lounge “Nu Smooth Affair” con cui ha realizzato un album.
Diplomato in Percussioni classiche al Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia sotto la guida del M° Domenico Fontana, Emanuele Pellegrini ha seguito numerosi seminari e corsi di perfezionamento jazz (Ramberto Ciammarughi) e classici (Carlo Boccadoro). Nel corso degli anni si è esibito con varie orchestre ed ensemble di musica classica (Orchestra del Teatro Regio di Parma, Orchestra Arturo Toscanini di Parma, I Solisti di Perugia, l’Orchestra d’Arezzo, Orchestra Città di Grosseto, Tetraktis Percussioni), in festival nazionali e internazionali di musica leggera/pop, in spettacoli a teatro (Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Ugo Dighero, Paolo Sassanelli, Mariangela d’Abbraccio), accumulando anche numerose esperienze in tv e in produzioni discografiche. Attualmente insegna percussioni al Liceo Musicale Bianciardi di Grosseto e in altri corsi e istituti.

KRISHNA BISWAS | GIOVANNI VANNONI
PICCOLA IMPRESA IRREGOLARE
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Piccola impresa irregolare” è il nuovo progetto discografico del chitarrista Krishna Biswas e del pianista Giovanni Vannoni. Un titolo scelto con cura dai due musicisti toscani che propongono un doppio cd di dieci composizioni originali scritte a quattro mani (Foresta dorata, Inno all'autunno, Torroncino, Bracere bronzeo, Capogatto, Amarena, Basilico, Patate novelle, Antiriciclaggio Natalizio, Pimpinella). L’obiettivo era quello di cercare un’espressione sintetica e vicina alla proposta musicale. Piccola perché in duo - chitarra acustica e pianoforte - vengono toccate e rimodellate forme appartenenti a stili figli della musica popolare, con attenzione a non alterare la libertà naive nei momenti di composizione ed arrangiamento dell’opera. L’impresa suggerisce un’operazione di movimento alla ricerca di un risultato, che benché poggi su pilastri di musica riconosciuta come di genere, risulti un organismo quanto più possibile ignoto. L’irregolarità è sia risultato che strumento di realizzazione di un lavoro delicato nella scelta degli ingredienti musicali e delle voci acustiche della chitarra e del pianoforte, storicamente di non immediato dialogo. Il materiale del disco, registrato interamente in diretta, si articola tra parti scritte, unisoni, obbligati, intrecci arrangiati e territori destinati alla libera improvvisazione.
Krishna Biswas è nato a Firenze l’8 luglio 1977 da madre americana e padre indiano. Fin dall’infanzia ha sempre amato la musica ed ha iniziato gli studi di pianoforte a 5 anni sotto la guida del M° Gabriella Barsotti del Conservatorio L. Cherubini di Firenze. A 7 anni ha scoperto la chitarra classica grazie ad un amico di famiglia, il chitarrista compositore M° Ganesh Del Vescovo, con il quale ha studiato otto anni. A 15 anni Krishna è passato alla chitarra elettrica, suonando con vari gruppi, ed una volta conseguito il diploma al Liceo classico Michelangelo a Firenze si dedica a tempo pieno allo studio della musica ed alla ricerca e sviluppo di uno stile suo proprio. Oltre che nell’insegnamento privato è impegnato in diverse scuole attive sul territorio fiorentino e toscano, affiancando all’attività professionale quella di collaborazione con gruppi musicali di vario stile, dal rock al jazz. Dal 2007 Krishna Biswas ha approfondito una ricerca musicale originale che si è concretizzata con l’incisione di diversi dischi che contengono le registrazioni di sue composizioni per solo chitarra acustica. Dalla fine del 2016 pubblica con l’etichetta RadiciMusic Records, sia i suoi lavori successici che quelli precedenti a questa data. Affianca all’attività live di concerti per solo chitarra o formazioni dedite prevalentemente alla musica jazz, la collaborazione artistica con il Maestro Jazz M° Franco Santarnecchi. Nel 2020 esce il suo primo disco in solo acustico “Maggese” (Dodicilune).
Giovanni Vannoni nasce a Greve in Chianti nel 1992. Fin da piccolo nutre la passione per la musica: a sei anni intraprende lo studio del pianoforte. Nel 2008 partecipa ai seminari estivi di Siena Jazz e nell’anno seguente si classifica al terzo posto nel concorso internazionale “Musica nel Chianti”. Nel 2014 partecipa al workshop “The Sound Identity of Place” con Dick Rijken e Tijs Ham. Nel 2015 si laurea in pianoforte jazz alla Siena Jazz University sotto la guida di Stefano Onorati, Paolo Birro e di altri insegnanti del calibro di Stefano Battaglia, Maurizio Giammarco, Mauro Beggio e Fabrizio Sferra. Nel 2018 partecipa ad un workshop al Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano sotto la guida dei maestri Mauro Montalbetti, Fabrizio Festa e Detlev Glanert. In tale occasione è stato eseguito il brano Adiaforia per soprano ed ensemble. Il brano, trascritto dall’autore stesso, è stato eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini e diretto dal maestro Alessandro Cadario, in apertura del concerto del Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto” di Bologna trasmesso su Rai 5 e RadioRai 3. Nel 2019 riceve una commissione dalla pianista Agnese Toniutti, per la quale scrive il brano Preludio e danza, eseguito in occasione del festival Camino deGenere e del Salotto Musicale del Friuli Venezia Giulia. Nello stesso anno partecipa al progetto 8x8 di Fabrizio Festa per il Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano con Santa Maria dei Servi per flauto e live electronics. Nel 2020 scrive, in collaborazione con il compositore Enea Chisci, la Sonata sopra la sonata per violoncello e pianoforte, il brano è stato commissionato dal festival di musica contemporanea Echi-sguardi murati. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Roland Böer le musiche per lo spettacolo teatrale Meta(A’) scritto e diretto da Laura Fatini. Nell’anno accademico 2019/2020 si laurea in composizione con il massimo dei voti presso l’ISSM Rinaldo Franci di Siena sotto la guida del Maestro Antonio Anichini. Nel 2021 vince insieme a Riccardo Tonello ed Enea Chisci il secondo premio del concorso Riarrangia Riz. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Mauro Montalbetti le musiche per lo spettacolo teatrale Centanni scritto da Laura Fatini e diretto da Laura Fatini e Gabriele Valentini. Dal 2015 collabora con il chitarrista Krishna Biswas.
FABRIZIO BAI
ALTO MATE
Prosegue la collaborazione tra l’etichetta pugliese Dodicilune e il chitarrista toscano Fabrizio Bai. Dopo “Etruscology” (2013) e “Comunque sia…” (2019), martedì 10 maggio esce “Alto mate”, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe.  l musicista e compositore, qui anche nell’inedita veste di cantautore, affiancato da Andrea Libero Cito al violino e Raffaele Toninelli al contrabbasso, continua a raccontare i suoi incontri di vita e le sue esperienze musicali. Le sette composizioni originali si muovono tra sonorità latine, contaminazioni mediterranee, melodia italiana e jazz moderno. Le immagini dolci e calde del Sud America convivono, dunque, con quelle ruvide e pacate della Toscana, terra d’origine dei tre musicisti. La title track “Alto mate” mescola alcune idee ritmiche della tradizione argentina con la forma choro della musica brasiliana, della quale sfru tta anche il ritmo di Samba-Choro nelle strofe, con uno spunto del ritornello tipicamente mediterraneo. “Tocando Gisela” ha la forma tipica dello standard americano e richiama molto le sonorità della musica manouche francese. La struttura armonica è comunque di ispirazione più moderna e regala al brano un “sapore” inaspettato e trasognante. La milonga “Pellicano Moonlight” è  una delle composizione più vecchie scritte dal chitarrista per questo disco. Si ascoltano infatti alcuni colori tipici del lavoro precedente “Comunque sia…”. Il violino però ispira sia la chitarra che il contrabbasso a trovare soluzioni più “liriche”  tipiche delle colonne sonore dei film con un tono drammatico e romantico. “Tra te e me” è un brano scritto nella forma tipica dello choro brasiliano AABACA accompagnato del ritmo di samba. È un omaggio dell’autore ai grandi artisti della musica popolare carioca che lo hanno ispirato in questi anni come Guinga, Pixinguinha, Ba den Powell per citarne alcuni. La forma armonica è quella tipica della musica tonale mentre la melodia, in principio pensata per mandolino, è reinterpretata dal violino. “Blue Even no Heaven” è il brano più “jazz” del disco. Sia per la sua forma che per la struttura armonica e melodica. È una composizione modale complessa su un tempo di ballad even eights. Il tema resta comunque molto morbido usando pochi salti di corda per tenere unite le tensioni degli accordi. Lo dimostra anche l’interpretazione del solo del contrabbasso rarefatto e suggestivo per dipingere al meglio la tela di questa struttura armonica. “Walzer senza nome” si sviluppa in strofa e ritornello che si ripetono tra un lungo solo di violino e una improvvisazione “aperta” di chitarra. Nella conclusiva “Nina”, Fabrizio Bai esordisce nella veste di cantautore. La canzone è la parafrasi di un viaggio di “vita” nel quale un padre dà consigli a una figlia, senza volerne interrompere il perco rso. Si limita solo a starle vicino nelle sue scelte. Con una melodia tipicamente italiana, la musica è ispirata dal ritmo di Chacarera, giocando con delle poliritmie per richiamare lo swing tradizionale americano.
Fabrizio Bai inizia a suonare la chitarra a 11 anni. A 18 segue i seminari di Giovanni Unterberger all'Accademia Musicale Lizard. Si laurea alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Siena, indirizzo musica e spettacolo. Nel 1996 si iscrive ai corsi di Siena Jazz. Nel 2001 frequenta i seminari estivi di Nuoro Jazz con Tomaso Lama e Bruno Tommaso. Nel 2002 frequenta i corsi di armonia ed arrangiamento con Stefano Zenni e Bruno Tommaso. Insegnante di chitarra presso la scuola comunale di musica di Monteroni d'Arbia, di Sinalunga e all'Accademia d'Arte di Sinalunga. Nel 2006 entra a far parte del gruppo docenti della Peter Pan orchestra della fondazione Siena Jazz insieme a Marcello Faneschi, Ines Garbi, Martina Guideri. E dal 2009 passa alla direzione del progetto. Nel 2006 comincia la collaborazione con Giorgio Zorcù e Sara Donzelli realizzando musiche in scena per lo spettacolo teatrale "Il segreto di Shahraz". Nell'inverno 2001 comincia una collaborazione, tuttora attiva, con il museo per bambini di Siena, musicando i quadri di un'esposizione effettuata nei Magazzini del Sale del Palazzo Comunale Senese. Ha composto le musiche per il teatro Laboratorio Teatrale Senese L.U.T. e la colonna sonora per un film di Riccardo Bellucci. Oltre agli studi, all'insegnamento e alla composizione è sempre stato impegnato anche in un'intensa attività dal vivo con svariate formazioni spaziando tutti i generi musicali, dal rock al jazz, dal blues alla musica popolare. Ha suonato con la G.O.P.. diretta dal M° K. Lessman. Nel 2004 assieme ad E. Bocci (voce) e M. Campanini (testi) dà vita alla "Compagnia Musicale le Voci del Vicolo" band che propone materiale originale miscelando sonorità etniche e popolari al jazz e allo swing, proponendo il tutto sotto a una forma che si rifà al teatro-canzone Nel 2006 con G. De Michele alla voce, M. Chianucci al contrabbasso, e E. Pellegrini alla batteria fonda i "Whiskey & Gessato" quartetto di musica swing. Nel 2007 crea il progetto "Etruscology" con musiche originali ispirate agli strumenti etruschi e avvalendosi della collaborazione di Mirco Mariottini al clarinetto, Maurizio Costatantini al contrabbasso Ronhi Behara al violoncello poi seguiti da Massimo Guerri al sax e Andrea Beninati al violoncello e percussioni. Nel 2008 inizia la collaborazione come chitarrista con Marcello Faneschi (storico arrangiatore della RCA e direttore d'orchestra di Domenico Modugno) nel progetto "Penso che un sogno così" dedicato a Domenico Modugno. Dal 2005 fa parte del progetto Labirinto, diretto da Roberto Nannetti con il qu ale approfondisce lo studio della musica brasiliana. Dal 2007 studia con il chitarrista compositore Marco Pereira e dal 2008 studia e collabora con il compositore Guinga. Nel 2009 fonda il gruppo Latino F.E.R. con Emanuele Pellegrini e Raffaele Toninelli. Nel 2010 inizia la collaborazione con la cantante Anna Granata dedicando un progetto all'immigrazione. Dal 2008 fa parte anche del gruppo "Dixie Band Street Parade" diretto dal maestro Massimo Guerri. Dal 2013 al 2016 insegna chitarra jazz ai corsi preaccademici presso il conservatorio A. Morlacchi di Perugia. Nel 2016 fa parte come chitarrista  dell’ orchestra di jazz del conservatorio di Perugia diretta dal maestro Mario Raja. Fabrizio Bai ha collaborato inoltre con Marcello Faneschi, Roberto Nannetti, Piero Bronzi, Rino Bruciaferri, Tristan Ohsinger, Gilson Silveira, Franco Fabbrini, Ettore Bonafè, Anna Granata, Francesco Petreni ,Guinga, Brahima Dembelè, Mirco Mariottini, Roni Bheara, Emanuele Bocci, Cristiano Bocci, Giorg io Zorcù, Sara Donzelli.
Raffaele Toninelli, diplomato in contrabbasso all’Istituto da Alta Formazione Musicale Rinaldo Franci di Siena con il M° Andrea Granai, nel corso degli anni frequenta seminari e lezioni. Dal 2007 collabora con l’orchestra sinfonica Orchestra Città di Grosseto. Dal 2009 è contrabbassista del gruppo Musica da ripostiglio, con cui produce ben cinque cd e un audiolibro per bambini. Nel 2010 fonda insieme a Fabrizio Bai ed Emanuele Pellegrini I Latino FER. A teatro ha lavorato in numerosi spettacoli con, tra gli altri, Mariangela D’Abbraccio, Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Giorgio Albertazzi, Marco Balsamo, Fabrizio Arcuri, Giovanni Veronesi, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Emilio Russo componendo anche le musiche per il monologo teatrale “Una Luce I n Una Selva Oscura” interpretato e diretto da Roberto Zibetti e per il cortometraggio “Fog at Sea” diretto da Donato Rossi, finalista al festival Lisbon Films Rendezvous. Ha collaborato inoltre con Andrea Mirò, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Isabella Ferrari, Claudio Santamaria,  Giuliana De Sio, Margherita Vicario.
Andrea Libero Cito, diplomato in violino al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze, nel corso degli anni, prima di diventare un insegnante di violino e musica d’insieme, ha partecipato a diverse master class, studiando con Andreas Neufeld, primo violino di Berliner Philharmoniker. Si è esibito dal vivo e ha inciso vari cd con Renzo Rubino, Paola Turci, Margherita Vicario, Roberto Kunstler, ha suonato in diversi gruppi orchestrali e da camera e ha collaborato con i compositori Leonard.

VINCENZO CARUSO
CHANSONS SOUS LES DOIGTS 
Prosegue la collaborazione tra il pianista campano Vincenzo Caruso e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo “Sirene a Cadaques” (2020), domenica 22 maggio, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, arriva “Chansons sous les doigts”. Se il precedente disco era nato dall’incontro tra le composizioni del pianist a, la poesia di Pina Varriale e l’interpretazione vocale di Annalisa Madonna, qui il musicista propone diciannove canzoni francesi riarrangiate per pianoforte solo. 
Proprio nel giorno della pubblicazione alle 18, nel Castello della Musica di Rocca Sanvitale a Noceto, in provincia di Parma, per la rassegna Gnosis, Vincenzo Caruso presenterà il disco affiancato dall’attrice Leda Conti. «Fin da bambino gli spartiti che mi inviava da Parigi "mon grand oncle" Antonio Di Domenico (1920-1985) chansonnier italo-francese e fondatore della casa editrice musicale "Club des auteurs", hanno portato il fascino della canzone francese sul leggio del mio pianoforte», racconta Caruso. «Più tardi, oltre allo studio dei capolavori pianistici degli impressionisti Francesi, un altro evento ha determinato il mio "debole" per la Chanson française, ovvero la collaborazione come pianista alla commedia musicale "Irma la douce" con le musiche di Marguerite Monnot arrangiate da Gérard Daguerre per il Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi. Il risultato di queste esperienze si concretizza oggi in “Chansons sous les doigts”, un omaggio pianistico alla canzone francese del 900. L'idea di realizzare questo disco mi si è palesata nell'aprile 2021 come un vero colpo di fulmine durante l'ascolto casuale di Syracuse di Henri Salvador», prosegue. «Rapito dall'eleganza di questa canzone ho cercato subito di riprodurne la grazia sui tasti del mio pianoforte e, incuriosito dall'esperimento, mi sono ripromesso di selezionare una canzone per ciascuno dei 20 giorni seguenti, nella sfida personale di rendere indipendenti dal testo queste Chansons e trasformarle in moderne "romanze senza parole" per piano solo. Scelti secondo il criterio della rarità, i brani propo sti risalgono al periodo compreso tra gli anni ‘30/’70. Spero che questa scelta possa tracciare per gli ascoltatori un sentiero che li conduca con garbo alla riscoperta delle versioni originali di queste Chansons».
«“Vi era un tempo…” sembrano essere le parole che esordiscono all’ascolto di “Chansons sous les doigts”. Un’incantevole raccolta di parafrasi pianistiche sulla canzone francese del ’900 che l’autore tratta con l’introspezione ora di un saggio letterario ora stimolando suggestioni figurative e da Comèdie de l’art», scrive Ciro Ferrigno. «Il tempo ritorna alla sua lentezza ove la tecnologia non ha ancora travolto irrimediabilmente gli uomini nelle spirali della sua insostituibile necessità. Tutti gli interrogativi sulla scrittura musicale, le sue tecniche, i linguaggi e su i destina tari di un’opera crollano: “Chansons sous les doigts” è pura narrativa. Ogni brano conserva intatto il suo testo che se pur muto, per assenza del cantante, è mirabilmente sostituito dall’architettura delle suggestioni evocate, nate con sorprendente naturalezza “sous les doigts”. Il racconto pianistico ci giunge in punta di piedi dopo aver attraversato le nebbie del passato eppure il virtuosismo, composto ed elegante, è ora turbine impetuoso ora brezza leggera che scorre attraverso un “jeu perlé” che allude a magie di prestigiatore di fine secolo. Nonostante la grazia descrittiva, questi arrangiamenti possiedono una forza espressiva che ingrandisce i temi quasi a renderli visivi, mentre passaggi alati rimescolano il tutto in un fantasioso contrasto di luci». 
Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composizione corale presso il conservatorio di Napoli, dal 1990 Vincenzo Caruso collabora con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro, ruolo che lo porta a interagire come pianista con direttori d’orchestra di fama internazionale quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Fabio Luisi, Juraj Valchua, Nello Santi, Daniele Gatti e molti altri.  Si esibisce al pianoforte accompagnando il coro del Teatro San Carlo in numerosi concerti. Nel 2003 viene scelto come pianista per “Irma la douce” con regia di Gerome Savary, coproduzione tra l’Operà comique di Parigi e la Compagnia “Gli ipocriti”, in tournée nei più importanti teatri Italiani. Collabora inoltre come pianista allo spettacolo “Sguardi” con Isa Danieli e regia di Giuseppe Bertolucci, per diverse repliche al teatro Trianon di Napoli.  Nel 2009, viene invitato dall’etoile Roberto Bolle per il galà per “Unicef” Bolle & friends all’Arena Flegrea di Napoli, dove accompagna al piano con musiche di F. Chopin la sua esibizione con l’etoile Isabel Ciaravola. Nel 2018 scrive le musiche per lo spettacolo “Ignazio e Maria” con la regia di Carmine Borrino per il Napoli Teatro Festival.

THEO ALLEGRETTI - IN SEARCH OF LIGHT
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 31 maggio esce “In Search of Light” di Theo Allegretti. Il pianista e compositore è affiancato da Nicola Alesini (sax soprano), Paolo Camerini (contrabbasso), Andrea Ceccomori (flauto), Mario Pio Mancini (bouzouki) e Simone Pulvano (percussioni). Le undici composizioni originali rappresentano l’epopea di un viaggio alla ricerca della luce. Attraverso una serie di ancestrali invocazioni, danze e rituali propiziatori e iniziatici, momenti di meditazione e riflessione, si percorre un cammino alla ricerca di una chiave dell'esistenza umana su questa terra, verso un’agognata armonia cosmica superiore. Partendo dal Tartaro, ultimo cielo dell'inferno in cui l’umanità è precipitata, si ascende a livelli sempre più elevati fino a scorgere appena quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente, oltre l’esperienza t errena.
«Un viaggio è sempre viaggio dentro sé stessi. Cammino, camminante e strada: altro non è l’io verso sé stesso, diceva un mistico sufi. Così, chi torna non è mai lo stesso di quando partiva», sottolinea Lucio Saviani nelle note di copertina del disco. «Viaggio è l’altro nome di esperienza: è transito, trasformazione, ma anche ciò che ci si porta e resterà addosso, come viaticum, il carico del farsi pellegrino per divenire ciò che si è. Questa opera di Theo Allegretti è trasformazione, via per la nuova condizione, ma anche viaggio che ha per destinazione un Ritorno. Ritornare alla luce è ritorno del Principio. Theo Allegretti pensa il principio, nella sua opera maieutica, come i filosofi arcaici a lui cari: il principio è incipienza continua, inizio che resta, governa e sorregge l'iniziato. Come la morte a cui la vita torna e da dove sempre rinasce, come il silenzio da dove la musica emerge, da cui è attraversata e verso cui è destinata. “Dia pas On”: bisogna passare attraverso ogni cosa, la Luce è il ritorno del Principio. Il viaggio della musica di Theo Allegretti verso la luce è tutto questo».
Nel booklet il musicista racconta all’ascoltatore le tappe del suo viaggio immaginario alla ricerca della luce. «“Lost in Abyss” la caduta dell’umanità nel Tartaro (ultimo cielo dell'inferno), invocando misericordia per tale condizione; “Ritual” rito atavico di esorcizzazione, atto a favorire il superamento della nostra situazione, per una trasformazione verso un nuovo stato; “Saling with Dolphins” la traversata dell’imbarcazione, con cui l'umanità è naufragata, che viene salvata da alcuni delfini e condotta verso lidi più sicuri; “Ancient Memories” i momenti della storia in cui si è conosciuto una condizione di maggiore dignità e luminosità d'animo e di pensiero; “Pythagoras Dance” danza propiziatrice e di iniziazione, via di ascesi, in onore di una delle menti più fulgide del passato e pietra miliare del nostro sviluppo; “Thoughts” momento di meditazione e riflessione sulla condizione umana imperfetta e di anelito verso una serenità trascendente; “In Search of Light” l'intera epopea del viaggio delle menti più sagge alla scoperta di una chiave dell'esistenza umana in questa terra; “Waves” l'incognita e le difficoltà da superare per chiunque si metta in viaggio, ma allo stesso tempo la bellezza dello stesso per chi decida di salpare dalla terra ferma verso lidi sconosciuti; “7th Path” il percorso che i viaggiatori decidono di imboccare alla ricerca del settimo cielo, per elevarsi a livelli superiori e raggiungere l'acme; “Light Rays" quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente appena intravisti, la vita nell'al di là, oltre l’esperienza terrena; “Epilogue” il passaggio dalla nostra condizione a un’altra, una serenità d'animo che tuttavia convoglia tutte le variopinte emozioni del trapasso verso una situazione ignota, pur se di beatitudine».
Pianista, impro/compositore, Theo Allegretti ricerca un linguaggio personale tramite sonorità evocative e la rilettura di generi, rivelandosi in un espressionismo spirituale. Intraprende studi classici e jazz, perfezionandosi con Giorgio Gaslini, Gianni Lenoci, Enrico Pieranunzi. Suona in piano solo già dal 1990. Realizza jingles, arrangiamenti, musiche per radio-tv, si esibisce in recital di poesia, teatro, danza, performance con la confluenza di varie arti. Il suo rea ding-concerto “Memorie del Principio”, su testi dei presocratici, viene presentato in diverse rassegne, diviene spettacolo di teatro-danza e disco in piano solo (Dodicilune, 2016), ottenendo unanimi consensi (JAZZIT likes it, Pianosolo). Sue peculiarità sono la composizione istantanea e la coniugazione con parola, azione scenica e arti visive.
Con trenta album all’attivo, Nicola Alesini è un artista prolifico e sempre intento a spingere più in là i limiti dell’espressione. Il suo suono nasce dall’introspezione ed evoca suggestioni oniriche, radicandosi in parte nella tradizione e in parte nell’improvvisazione. Da sempre dedito all’ibridazione di linguaggi diversi, ha collaborato con numerosissimi artisti nazionali ed internazionali. Tra questi, David Sylvian, J. H. Roedelius, Claudio Lolli. Da sempre partecipa ad iniziative di tipo sociale e civile. Tra queste spicca la collaborazione con la sorella di Paolo Borsellino, Rita, per le commemorazioni di quest’ultimo.
Contrabbassista, bassista e compositore romano, Paolo Camerini inizia la sua attività con i Cyclone, formazione psychobilly-rock. Co-fondatore del gruppo etno rock Nuove Tribù Zulu, suona attualmente nel duo etno folk Traindeville, nel progetto Il Sogno, viaggio tra poesia e musica, con Musicians for Human Rights e altre formazioni. Ha collaborato al progetto NOW Nomadic Orchestra of the World con cui ha partecipato a diversi tour in India e Italia. Ha realizzato laboratori musicali con i bambini in diversi paesi dal Sudafrica all'India e nelle scuole italiane. Ha inciso e prodotto numerosi dischi, composto colonne sonore per programmi TV, film e documentari.
Andrea Ceccomori è un flautista eclettico, musicista del Memorial 9/11 in NYC. Alle spalle 300 prime esecuzioni, solista presso: Lincoln Center New York, Teatro San Pedro Porto Alegre, Gestaig Monaco, Roy Thomson Hall Toronto, Kings Place Londra, Fondazione Menhuin Madrid, UCAS Pechino, Sala Scriabin Mosca, Museo Tolstoj San Pietroburgo, Louvre Parigi, Sala Paolo VI in Vaticano e Castel Gandolfo, Università americane, in tutta Italia, Europa, Canada e Stati Uniti, Sudamerica e Africa. 20 titoli di cd a suo nome, trasmissioni TV e radio (RAI1, RAI5, Radio3, Radio Vaticana, Radio Popolare, Radio New York, Radio Sofia), 3 libri (Flauto Oggi, Di magici flauti, Il musicista Ispirato e Illuminato). Docente di Masterclasses in Università brasiliane, americane, russe, rumene, bulgare.
Polistrumentista, Mario Pio Mancini fonda gli Indaco con Rodolfo Maltese, storico chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, insieme ad Arnaldo Vacca, ormai 30 anni fa. Il gruppo è considerato un punto di riferimento della world music italiana. Intorno a questa formazione a geometria variabile, Mancini collabora negli anni con Lester Bowie (AEoC), Mauro Pagani (PFM, De André), Francesco di Giacomo (BMS), Eugenio Bennato, Toni Esposito, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Snowy White (Pink Floyd, Thin Lizzy) e tanti altri. Attualmente, con un organico completamente rinnovato, Mancini sta lavorando al tredicesimo cd in studio.
Percussionista e aut ore, è nell’ambito della musica mediterranea e dell’ethno-jazz che Simone Pulvano realizza le sue collaborazioni più importanti, sia in studio che sul palco, in Italia e all’estero. Ha suonato nella sua carriera con: Ziad Trabelsi, Pejman Tadayon, Jamal Ouassini, Mondocane, Handala, I Circolabili e molti altri. Attualmente è impegnato come percussionista in numerosi progetti che spaziano dalla musica araba classica alla world music, dal repertorio popolare italiano all’electronic live set. E’ ideatore e direttore della “Takadum Orchestra”, formazione con tre dischi all’attivo, e cofondatore del progetto Mesudì, ensemble di sole voci e percussioni. Svolge attività didattica.

OPERA!
LA CANTANTE PAOLA ARNESANO E IL FISARMONICISTA VINCE ABBRACCIANTE CELEBRANO LA GRANDE TRADIZIONE OPERISTICA ITALIANA NEL NUOVO DISCO DELL'ETICHETTA DODICILUNE.

Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Opera!” è il terzo progetto discografico del duo formato dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante. Se nei precedenti dischi i due artisti pugliesi avevano celebrato la musica popolare argentina (“Tango” - Four Records, 2012) e brasiliana (“MPB!” - Dodicilune, 2017), in “Opera!” concentrano la loro attenzione sul repertorio della grande tradizione operistica italiana.  «L’arte dell’arrangiamento, che è anche adattamento della partitura originale a diversi organici strumentali, dovrebbe appartenere a qualsiasi musicista perché aiuta la comprensione di sé stessi proiettandosi negli altri. E così accade in “Opera!”, nel quale la musica si vive “dal di dentro” nell’intimità più sofferta e più oscura e supera quel confine tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo», sottolinea il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini nelle note di copertina. «Il secondo, in questa collaborazione fascinosa tra la vocalist barese Paola Arnesano e il fisarmonicista ostunese Vince Abbracciante, riesce nell’impresa di contenere il primo senza alcuna simulazione artistica. Il microcosmo del duo, qui di stampo cameristico, è provvidenziale: perché esplora senza alcune paratie, interne od esterne, un mondo in continua evoluzione dove le sequenze accordali degli scritti originali, la grana compositiva e il forte contenuto emozionale assumono un grande valore intrinseco», prosegue Ielmini. «“Ieri son salita tutta sola”, da Madama Butterfly, ne è uno fra gli esempi più compiuti: basta quella parola “salita”, alla quale corrisponde - come se fosse un incoraggiamento - l’ascesa dell’accordo, per convincersi di quanto la chiarezza vocale, in questo disco, sappia assumere anche i toni di una preghiera dolce e dolente nello stesso tempo. Delicata nel gestire respiro, pause e accentazioni tra teatro e recitazione. Cosa non semplice, soprattutto quando si decide di affrontare un repertorio nel quale ampie e sottili sono le gradazioni di colori e dinamiche. Da Gioachino Rossini in su il canto – in tutte le sue modulazioni, sfumature e sviluppi espressivi – ha definito gusti musicali nei quali Verdi, Cilea, Bellini, Donizetti, Puccini e Leoncavallo hanno giocato il ruolo di primattori attraverso opere nelle quali la sperimentazione, e il confronto con altre culture, hanno divelto antichi codici e vecchi pregiudizi», continua l’autore delle note. «Ecco perché qui la tradizione va di pari passo con la provocazione: questo duo può occupare, con la stessa duttilità, tanto la platea di un teatro quanto la piazza di un concerto folk. Perché la voce, che sale e scende tra gli intervalli calibrando in pochi secondi forte e pianissimo, si sposta lateralmente tra le note trasformando le arie in canzoni. Ci sono frivolezza e tragicità, ironia e sconforto, ribellione ma anche la sconfinata seduzione della speranza (“Vesti la Giubba”). E c’è Abbracciante, che mette sullo stesso piano swing e verve danzante, saggezza popolare e ampia musicalità in veri e propri “caroselli”, dove tutto si ancora ad una perpetua stabilità».
“Chi più mi ha impressionato è un giovane italiano, originario della Puglia: si chiama Vincenzo Abbracciante. In ogni brano mi ha imbarcato in una storia e commosso”, disse di lui Richard Galliano (Jazzman, 2005). Ostunese, classe 1983, Vince Abbracciante a otto anni intraprende gli studi musicali con il padre Franco. Diplomato in musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida di Gianni Lenoci e laureato in fisarmonica classica con lode e menzione speciale al Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera con Gian Vito Tannoia, ha frequentato master class, seminari, corsi. Si è esibito in festival e jazz club in tutto il mondo suonando con numerosi musicisti (Juini Booth, John Medeski, Richard Galliano, Marc Ribot, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Heidi Vogel). Nel 2006 si avvicina anche alle tastiere vintage. Nel 2009 progetta insieme a Carlo Borsini un nuovo sistema per il cambio dei registri della fisarmonica, che permette di ampliare la gamma sonora del suo strumento. Ha scritto colonne sonore per i film del regista Gianni Torres e ha pubblicato vari cd con The Bumps (trio completato da Davide Penta e Antonio Di Lorenzo) e con Paola Arnesano (Tango! - 2012 , MPB - 2017, Opera! - 2022). Dopo “Introducing”, nel quale è affiancato dal leggendario bassista newyorkese Juini Booth (2012, Bumps Records) ha pubblicato per l’etichetta Dodicilune i due cd “Sincretico” (2017) e “Terranima” feat. Gabriele Mirabassi (2019). Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi nazionali e internazionali. Dal 2000 è testimonial delle fisarmoniche Borsini di Castelfidardo. Dal 2017 il calco della sua mano destra viene conservato presso il “Museo Internazionale delle Impronte dei Fisarmonicisti” di Recoaro Terme (VI). Nel 2021 (ex aequo con Simone Zanchini) e 2002 (grazie al cd "Santuario", in coppia con Javier Girotto – Dodicilune 2021) ha vinto  l'Orpheus Award nella categoria jazz. Nel 2022 è uscito anche il libro/cd "Io che amo solo te. Le Voci di Genova", produzione firmata da Dodicilune, Eskape e Coolclub, tratto dal concerto/spettacolo di Serena Spedicato (canto, voce recitante), Osvaldo Piliego (testi originali) con arrangiamenti firmati da Abbracciante affiancato da Nando Di Modugno (chitarra classica) e Giorgio Vendola (contrabbasso) e la regia di Riccardo Lanzarone.
Paola Arnesano nasce a Bari. Studia canto con il soprano Maria Grazia Pani e contemporaneamente recitazione con Antonella Porfido e Franco Damascelli. Il suo esordio come jazz singer risale alla fine degli anni '80, con il quintetto a suo nome con cui occasionalmente ancora collabora, formato tra gli altri da Mario Rosini al piano. Studia pianoforte con Nico Marziliano e arrangiamento per big band con il m° Luigi Giannatempo. Innamorata del jazz samba e della bossanova, ne studia lingua e repertorio, che sfocierà nella costituzione di gruppi stabili agli inizi degli anni '90 come Abrasileirado e Trio de Janeiro, di cui è coleader Guido Di Leone. Fondamentalmente attratta dalle cantanti cool degli anni '50, inizia ad affrontare progetti originali, come canzoni italiane degli anni '40 in chiave jazz, o brani più moderni mai cantati, ai quali aggiunge testi. Inizia nello stesso periodo anche a comporre, ed il tutto sfocierà nei suoi due primi dischi. Nel frattempo viene chiamata a far parte stabilmente del quartetto del contrabbassista Attilio Zanchi, con Guido Di Leone e Gilson Silveira. Ha collaborazioni stabili, inoltre, con Davide Santorsola, Mimmo Campanale e Maurizio Quintavalle. In quel periodo arriva al secondo posto al Premio Urbani. Collabora con grossi nomi del panorama jazzistico italiano, come Stefano Bollani, Roberto Ottaviano, Angelo Adamo, Gianni Cazzola, Ettore Fioravanti, Franco Cerri, Gianni Basso, Luigi Bonafede, Tiziana Ghiglioni, Marco Micheli, Massimo Manzi, Tomaso Lama, Gianluca Petrella, Daniele Scannapieco, Aldo Vigorito, Fabrizio Bosso, Pietro Ciancaglini, Enzo Zirilli, Nicola Stilo, Renato Sellani, Ares Tavolazzi, Dado Moroni, con il quale ha tuttora una collaborazione stabile sfociata in un disco in duo, Attilio Zanchi, Gabriele Mirabassi e Walter Paoli. La sua attività concertistica l'ha portata in Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera e Austria. Ha tenuto diversi seminari in scuole ed università italiane. Da qualche anno è anche stabilmente nel quartetto vocale Faraualla, collaborando con musicisti di grosso calibro come Noa, Maria Pia De Vito, Paolino Dalla Porta, Francesco Sotgiu, Andrea Parodi, Pino Minafra, Rita Marcotulli, Bebo Ferra, Paolo Pietrangeli, Carmen Consoli, Antonella Ruggiero. E' docente presso la scuola Il Pentagramma di Bari dal 1993, ove insegna canto, armonia e tecnica d'improvvisazione. È docente di Canto jazz presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Ha vinto l'Italian Jazz Awards "Luca Flores" 2009 nella categoria "Best Jazz Singer".

FRANCESCO CUSA | GIORGIA SANTORO
THE BLACK SHOES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 18 giugno esce “The black shoes”, progetto discografico del duo formato dalla salentina Giorgia Santoro (flauto, flauto basso, flauto contrabbasso, ottavino, ban suri, xiao, voce, cimbali, live electronic) e dal siciliano Francesco Cusa (batteria). Entrambi si dedicano da anni alla musica improvvisata, alla continua ricerca di un linguaggio nuovo, puro e irriverente al tempo stesso. Nell’armonica alternanza dello Yin e dello Yang, la musica svela i suoi lati opposti, contraddittori, plasmando un linguaggio sempre nuovo, profondo come le radici ma con lo sguardo verso il cielo. Le diciassette composizioni del disco – sedici originali più la conclusiva “Un Joueur de flûte berce les ruines” del pianista francese Francis Poulenc – saranno presentate ufficialmente sabato 18 giugno (ore 21 – contributo associativo 7 euro) all'Art&Lab Lu Mbroia di Corigliano d'Otranto.
«“The Black Shoes” sono le scarp e del musicista, nere e consumate. Ma nell’idea di Giorgia Santoro e Francesco Cusa, in queste si ritrovano le radici dell’uomo che, attraverso la musica, tende verso il cielo», scrive nelle note di copertina il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini. «Seguendo i passi che portano alla lotta per la conquista, in questo disco tutto si muove tra l’alto e il basso, tra le superfici e le profondità. Così, se la batteria rappresenta la gravità della Terra (con tutte le sfumature che Cusa raccoglie e distribuisce con sapienza coloristica sulle percussioni), i flauti (la famiglia al completo con l’aggiunta del bansuri indiano e del cinese xiao) sono i germogli la cui linfa scorre fluidamente su rivoli di sedicesimi approdando ora a misteriosa leggerezza (“Whisper” e “Reed”), ora a tenebrosa descrizione dei fondali (“Abyss” e “Whale”), ora alla celebrazione di antichi rituali (“Pin” e ”Sand”). Diciassette, stuzzichevoli miniature ispirat e, forse, dalla stessa fonte poetica a cui si rivolse Sergej Prokofiev per la scrittura della raccolta “Vision Fugitives”. “In ogni visione fuggitiva io vedo dei mondi/Pieni di giochi mutevoli e iridati”, scriveva il simbolista Konstatin Bal’mont. E di visioni fuggitive tratta questo disco dai risvolti naturalistici, dove gli schizzi sonori somigliano a cristalli, a foglie, a sassi o a nuvole», prosegue Ielmini. «Quell’esistente nel quale Santoro e Cusa racchiudono l’eternità dell’ignoto e la bellezza vergine di ciò che non si può dominare: gli abissi, la sabbia, la tempesta. Ma anche l’umanità che si confronta con il suo doppio (il gabrielismo di “Echo”), con i suoi dubbi sull’eternità e le paure futuriste (“Machine”) e il suo bisogno di recuperare i segni di arcaiche civiltà. Con una musica che, per raggiungere le vette della beatitudine, non dimentica la fisicità dei gesti: da una parte i respiri e i soffi calibrati ed effettistici di Giorgia (impressionista nell’anima), dall’altra le carezze e i colpi secchi (con i sincopati che in “Echo” sono su ritmo di marcia) di Francesco. Improvvisazioni totali, che si affidano al gioco della brevità, per generare una tensione magnetica nella quale si riscopre anche il gusto dell’apparizione tematica: qualcosa che sembra accadere senza premeditazione, ma che lascia una lunga traccia di complicità. È l’idea sempre viva dell’improvvisazione come composizione istantanea e, secondo Arnold Schoenberg, della composizione come «improvvisazione rallentata». Nella quale Giorgia e Francesco immergono anche “Un joueur de flute berce les ruines” di Francis Poulenc: suonata, forse, con gli occhi rivolti al cielo».
Batterista, compositore, scrittore, Francesco Cusa è nato a Catania nel 1966. In traprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria seguendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Nel 1994 si laurea al Dams di Bologna. Qui collabora con Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu e fonda prima il collettivo “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni, successivamente con Paolo Sorge e Carlo Natoli dà via al progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologia e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performer. Il suo percorso artistico lo ha portato a suonare in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Tra i suoi progetti da segnalare FCT Trio (Gianni Lenoci e Ferdinando Romano), Francesco Cusa & The Assassins (Valeria Sturba, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano), Naked Musicians, Solomovie (sonorizzazione di film d'epoca), Wet Cats (con Gianni Lenoci), Mancusa (con Giovanni Mancuso), Frank Sinapsi, The Machine e lo spettacolo musical-teatrale "K & Spada", in duo batteria e voce insieme all'attore e regista Giuseppe Carbone. Il suo Naked Musicians è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti , Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Reggio Calabria. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
La flautista salentina Giorgia Santoro si è diplomata in Flauto Traverso al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e in Musica Jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Si è inoltre specializzata in Ottavino al Conservatorio "Francesco Morlacchi" di Perugia e, sempre a Monopoli, in Didattica dello strumento. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento di strumento e composizione jazz in Italia e all'estero con, tra gli altri, Angelo Persichilli, Monica Berni, Antonio Amenduni, Gabriele Gallotta, Nicola Mazzanti, Giuseppe Contaldo, Giorgio Gaslini, Nicola Stilo, Sante Palumbo, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Maurizio Giammarco, Butch Morris, Joelle Leandre, Marcus Stockhausen, Eugenio Colombo, William Parker, Kent Carter, Steve Potts, Greg Burk. Ha vinto numerosi prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Ha ricevuto le borse di studio per il Berklee College of Music, il Master Jazz tenuto dal M° Giorgio Gaslini e per il corso di Improvvisazione guidato dal M° Butch Morris al Roccella Jonica Jazz Festival. Ha lavorato con molti compositori italiani e internazionali come Giorgio Gaslini, Alessandro Solbiati,  Marco Betta, Michele Dall’ongaro, Raffaele Bellafronte, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo, Kaija Saariaho, Emanuele Casale, Francesco Filidei, Sylvano Bussotti, Karola Oberműller, Curt Cacioppo, Ivan Fedele, David Lang, Gianni Francia, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino (che le ha dedicato due sue composizioni). È stata scelta dal regista Ferzan Ozpetek per girare alcune scene del film “Mine vaganti”; ha registrato la colonna sonora del film “Nu ovomondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina. Si esibisce spesso in concerti in Italia e all'estero come solista, in orchestre e in vari gruppi da camera. È promotrice dei progetti “Tran(ce)formation Quartet”, “Déjà vu”, “Flatus Vocis”, “Dream Notes” (con Pat Battstone e Daniela Chionna) e “Cometogether” (con Stefano Luigi Mangia e Pierpaolo Martino), “La Cantiga de la Serena” (tre dischi all’attivo con Dodicilune). Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e direttrice artistica dei festival “Il Cammino Celeste” e “Strade di sabbia” e della rassegna “Tutti solo”. www.giorgiasantoro.com

MAG COLLECTIVE - BIRTH, DEATH AND BIRTH 
Prosegue la collaborazione tra MAG Collective e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo l’esordio del 2 018 con “Song For Joni”, disco che rileggeva in chiave jazz alcuni fra gli episodi più incisivi del songbook della cantautrice canadese Joni Mitchell, domenica 26 giugno - distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe - esce Birth, Death and Birth. Il nuovo progetto discografico parla di condivisione della vita, morte e rinascita: un percorso ciclico in continua evoluzione, senza inizio e senza fine. Il collettivo toscano formato da Giulia Galliani (voce), Giovanni Benvenuti (sax), Andrea Mucciarelli (chitarra elettrica), Marco Benedetti (basso, contrabbasso) e Andrea Beninati (batteria, violoncello) e ampliato dalla partecipazione di Alessandro Lanzoni (piano), Tommaso Rosati (electronics), Anete Ainsaar (violino), Valentina Gasperetti (viola), Lorenzo Cavallini (arrangiamento archi) e, in un brano, arricchito ulteriormente dall’hammond di Matteo Addabbo propone undici composizioni originali frutto del lavoro di questi anni. Dopo l’ottima accoglienza di “Song For Joni” e numerosi concerti in festival e club, i musicisti del collettivo decidono, infatti, di collaborare alla composizione originale di nuove canzoni, scrivendo musiche e testi, lavorando agli arrangiamenti tra jazz e sperimentazione, ampliando il proprio organico e collaborando con Music Pool, associazione attiva in tutta la Toscana da oltre 35 anni nella produzione, organizzazione e gestione di eventi. Il disco sarà presentato ufficialmente domenica 26 giugno (ore 21:30 – info e biglietti bit.ly/YJazz_EF22) al Teatro Romano di Fiesole nella settantacinquesima edizione dell'Estate Fiesolana, in un concerto organizzato proprio da Music Pool che ospiterà anche LAD Jazz Ensemble, gruppo formato dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alberti-Dante”. «Una piacevole ossessione, perché non c’è bellezza senza mistero: questo sarà per voi “Birth, Death and Birth”. Quattro anni lo separano dal precedente disco “Song for Joni” (Dodicilune)», sottolinea nelle note di copertina Davide Ielmini. «E gli anni hanno portato ancora più forza, chiarezza e vigore. Perché per questo gruppo non conta ciò che si consuma in fretta (must della società contemporanea) ma ciò che resta. Da qui una musica che nasce, rinasce e si prende cura del tempo. E alla quale non interessa consacrare l’esistente, ma svelare una mappa dei suoni nascosti. Anche quelli di una morte che è un sipario tra le parole nascita e rinascita. Un mood che Giulia Galliani usa per detonare l’angoscia e far brillare quella lucentezza che ondeggia, o palpita, a seconda delle necessità narrative. Allora la vocalità diventa richiamo fonetico, sasso o piuma, dove l’altalena intervallare dell’armonia si presta ad una pungente teatralizzazione del vissuto interiore», proseguono le note. «Una compiutezza che racconta, in modo flessibile e dinamico, l’approccio serio e divertito del MAG al continuo gioco di incontri/scontri tra timbriche e dinamiche, modernismo e tradizione, presa tematica e sperimentazione, virtuosismo solistico e suono d’insieme. Digeriti i diversi linguaggi jazz - i fraseggi agli strumenti rivelano un’ampia padronanza tecnica – il gruppo definisce un mondo fatto di nuovi mondi»,  spiega il pianista, giornalista e critico musicale. «Con una musica che sembra dividersi tra acqua e aria: da un lato si immerge (la suite “How to Breathe Underwater”) nei colori di un Crepuscolo accarezzato dalle meccaniche dei circuiti el ettronici (come battiti d’ala) e, dall’altro, si alza mettendo d’accordo evanescenza e solidità della forma. È una verticalità che procede per combustione – l’iterazione di quattro note, tra voce e sax, nelle prime battute di “Lucid”; la ballad a fil di pelle “Marlh”; la marcetta che apre “Tombeau for a young eagle” – per poi esplodere in una vivacità corroborante fatta di assoli vertiginosi (le frasi che si allungano alla ricerca dell’infinitezza sul sax di Giovanni Benvenuti in “The time we were together”); le fughe in avanti del basso di Marco Benedetti in “Happiness”, la sintesi stilistica al piano di Alessandro Lanzoni e all’organo di Matteo Addabbo in “Write your name in the sand”. Musica trasformativa e dialogante che riserva momenti inaspettati, come accade in “Lullaby”, dove il solo quartetto d’archi sembra deambulare su una melodia da requiem. Ma la morte può attendere. Ancora».

MASSIMO PINCA - SINGING RHYTHMS, PULSING VOICES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, mercoledì 29 giugno esce “Singing Rhythms, Pulsing Voices” di Massimo Pinca. Il nuovo progetto discografico del bassista e contrabbassista, nato a Napoli, cresciuto a Lecce (dove si è laureato in Giurisprudenza, ha avviato gli studi al Conservatorio Tito Schipa e ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia), formatosi in Toscana al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze e da quasi quindici anni residente a Ginevra, propone nove composizioni originali scritte tra il 2015 e il 2020 per diverse occasioni e formazioni. «Nel mezzo della pandemia, l'impossibilità di salire su un palco per suonare dal vivo ha reso il lavoro discografico una necessità di sopravvivenza creativa, che per me si è materializzata nelle due forme antitetiche del “solo” completamente improvvisato (Fragments – NBB Records 2021) e, con questo cd, della scrittura per grande ensemble», racconta Massimo Pinca. «Inusuale per un disco di jazz è stata la scelta di registrare in sovra-incisione, ad eccezione del quintetto di ottoni Geneva Brass che ha suonato insieme in studio. Una scelta tanto simbolica quanto pragmatica, in tempi di lockdown ripetuti e di incertezza relativa alle regole di lavoro collettivo per prove e registrazione. I musicisti si sono fidati un po’ alla cieca della mia concezion e musicale e hanno inserito le loro meravigliose tessere in un mosaico ad essi invisibile». Nel disco Pinca (che suona anche il rhodes) è affiancato da Nicolas Masson (sax tenore e soprano), Gregor Fticar (rhodes), Paolo Orlandi (batteria) e, come anticipato, dal quintetto Geneva Brass composto da Baptiste Berlaud (tromba e flicorno), Lionel Walter (tromba e flicorno), Christophe Sturzenegger (corno), David Rey (trombone) ed Eric Rey (tuba). «La realizzazione di questo disco è stata possibile grazie al sostegno economico del dipartimento della cultura di Ginevra, mia città adottiva. L’incontro con l’etichetta Dodicilune mi ha permesso invece di riannodare una relazione con Lecce, città nella quale sono cresciuto e ho mosso i primi passi da musicista». Il disco sarà presentato, nel giorno dell’uscita ufficiale, mercoledì 29 giugno alle 20:30 nel Parc des Cropettes di Ginevra per il Festival promosso dall’AMR - Association pour l’encouragement de la Musique impRovisée. 
Massimo Pinca è un musicista eclettico con una vasta esperienza concertistica, che spazia dalla musica barocca su strumenti d'epoca all'improvvisazione libera. Dal 2015, oltre all’insegnamento al “Conservatoire Populaire de Musique Danse et Théâtre” di Ginevra e alla sua carriera di musicista jazz, orchestrale e da camera, si è concentrato sempre di più sulla composizione di musica originale per i suoi progetti. Tra le sue esperienze più significative da segnalare la sua partecipazione alla Fanfareduloup Orchestra (dal 2012), all'Ensemble Cristofori (dal 2017), all'Académie des Cosmopolites (dal 2016), alla Ca merata di Ginevra (2013-2017) e il suo lavoro di ricercatore alla “Haute école de musique” di Ginevra (2011-2013). Nato a Napoli nel 1978 e cresciuto a Lecce, bassista elettrico autodidatta in gioventù, ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia. Laureato in Giurisprudenza all'Università del Salento (2001), si  avvicina al contrabbasso a vent'anni prima studiando al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, poi diplomandosi al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze (2004) e ottenendo infine due Master all'Haute école de musique di Ginevra (2011 e 2013).

ROBERTO OTTAVIANO | ALEXANDER HAWKINS - CHARLIE’S BLUE SKYLIGHT
Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Dopo "Un Dio Clandestino" (2008), "Arcthetics. Soffio Primitivo" (2013), "Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy" (2014), "Astrolabio" (2015), "Eternal Love" (2018) e i due dischi dell’anno per Top Jazz (referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) "Sidera lis" (2017) e "Resonance & Rhapsodies" (2020), il 31 luglio esce “Charlie’s Blue Skylight”. Nel nuovo progetto discografico, distribuito da distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital e prodotto nella programmazione Puglia Sounds Record 2022 della Regione Puglia (POC Puglia 2007-2013 – Azione Sviluppo di Attività Culturali e dello Spettacolo), Ottaviano incontra nuovamente il pianista inglese Alexander Hawkins rileggendo insieme undici composizioni di Charles Mingus.   «Mingus il beffardo, il bullo, l’arrogante figlio di puttana, quello avanti a tutti, il guerriero samurai con la sua dinastia da una parte e l’uomo che non dormiva mai con la borsetta piena di psicofar maci dall’altra… Non so. Per me è sempre stata un’altra questione d’amore», scrive Roberto Ottaviano nelle note di copertina. «Eccessivo, indicibile, in grado di passare dalla seta blue alle orge ecclesiastiche con lo scatto di un giaguaro. Accendere un fuoco e bruciare in fretta tutto, Gospel, Blues, Ellington, Songs, Pitecantropi e uomini multipli come Rahsaan, allucinazioni e psicosi, e poi sedersi con la sua pipa e osservare le fiamme con la tenerezza di un bambino, con gli occhi lucidi. Non potevo che chiedere ad Alexander di condividere con me questa autoterapia d’amore attraverso la luce blue del cielo di Charlie». Provare a restituire un’idea “cronologica” dell’arte e della personalità di Charles Mingus (Nogales, 22 Aprile 1922 – Cuernavaca, 5 Gennaio 1979), genio della musica del ‘900, s arebbe un’operazione fallimentare. Nel corso della sua storia, Mingus ha sedimentato tali e tante competenze e capacità tecnico musicali così come quelle poetico espressive, parlando un unico linguaggio che ha convogliato tradizione e modernità in un’alchimia che non ha mai avuto a che fare con stili ed etichette, pur comprendendole tutte nel perimetro della Great Black Music. Il succo è che da qualsiasi prospettiva spazio temporale si voglia guardare la sua opera, resta una considerazione sopra tutte le altre; come per Duke Ellington, la presenza mingusiana pervade e attraversa tutta l’essenza del jazz, dalle origini alle forme più libere e attuali. Rendergli omaggio oggi, a distanza di cento anni dalla sua nascita, non costituisce solo una mera celebrazione (questa è una pratica ormai pedissequa), bensì un atto di fede verso ciò che il jazz stesso, attraverso la vita e le testimonianze dei suoi protagonisti, ha promesso e verso cui la sua pratica e diffusione attuale invece tende a derogare, trasformando tutto in un esercizio di maniera.

VITO LITURRI TRIO - DESIRES AND FEARS
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 20 agosto esce “Desires and Fears” del Vito Liturri Trio. Dopo “After The Storm" (2014) e “From Beyond” (2017), si tratta del terzo lavoro discografico del pianista e compositore barese - affiancato da Marco Boccia al contrabbasso e Lello Patruno alla batteria - per l’etichetta salentina. Le nove composizioni originali (Zenobia, Valdrada, Marozia, Smeraldina, Armilla, Pentesilea, Zobeide, Teodora, Invenzione a due), ispirate a “Le città invisibili” di Italo Calvino, saranno presentate proprio sabato 20 agosto (ore 21   ingresso 5 euro + dp) nell'Ipogeo Madonna della Rosa a Molfetta per la serata conclusiva della rassegna "Concerti d'estate" della Fondazione Musicale Vincenzo Maria Valente. «Questo lavoro proietta il trio in una dimensione nuova che le suggesti oni delle Città Invisibili di Calvino trasformano in immaginifici percorsi sonori attraverso i quali si ha l'impressione di addentrarsi in uno spazio ignoto; il testo letterario diventa opportunità e metafora di viaggi fisici e introspettivi in luoghi che sono proiezioni e rappresentazioni caleidoscopiche, in cui ciascuno di noi può trovare una sua intima collocazione», scrive Clelia Sguera nelle note di copertina. «L'uso dell’elettronica si fa più incisivo che nel passato, il sound scopre paesaggi acustici di grande impatto emotivo, la ricerca timbrica amplifica la gamma sonora dei tre solisti, come se per ciascuno ci fosse un alter ego elettronico; l'ispirazione jazzistica emerge nella complessità e varietà dei soli, composizioni nelle composizioni, caratterizzate da lucida invenzione. Tuttavia la ricchezza non è mai disordine, tutto va nella direzione di un accompagnamento graduale dell'ascoltatore fino a farlo diventare parte del gruppo, lo spazio son oro si fa luogo dell'anima, le città diventano labirinti al cui interno anche a noi viene data la possibilità di trovare la nostra via e la musica che ci accompagna, non volendone descrivere gli angoli, né i vicoli, né i palazzi, ci fa assaporare lo spazio emotivo che le abita. Un viaggio all'interno, ossimoro del viaggio stesso, che anziché allontanare, avvicina; è un percorso nelle profondità, a cui la musica fornisce intime e visionarie suggestioni, piuttosto che punti di arrivo».
Vito Liturri è titolare della cattedra di Composizione al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Sue composizioni sono state incise per le etichette Dodicilune (Lecce),“Rugginenti (Milano) e CM Classic (Bari) e pubblicate dalle edizioni musicali Carrara (Bergamo) e Florestano (Bari). Si è a ccostato al jazz sotto la guida di Nico Marziliano e ha frequentato, successivamente, i corsi di perfezionamento di Siena Jazz. Interessato al teatro e all'interazione della musica con altre forme espressive, ha collaborato, tra gli altri, con gli attori Leopoldo Mastelloni, Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo, Edoardo Siravo e Marco Paoli; è, inoltre, uno dei fondatori della Compagnia Teatro Prisma.
Marco Boccia si è diplomato in contrabbasso al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. Dalle sue collaborazioni emerge la trasversalità delle esperienze, passando da Uto Ughi a Franco Cerri, da Riccardo Muti a Tiziana Ghiglioni, dalle Orchestre sinfoniche della Provincia di Bari e Lecce a gruppi jazz di cui è fondatore o sideman, fino ai suoi progetti in diverse formazioni. È, inoltre, uno dei fon datori della Compagnia Teatro Prisma. È endorser Cort e suona un GB74. Nel 2010 pubblica: “Il basso, teoria e prassi” per la Florestano editore. Ha pubblicato, a suo nome, i cd “In the Park” per l’etichetta Alfa Music e “Gravity” per l’etichetta Eskape Music.
Lello Patruno ha studiato Strumenti a Percussione al Conservatorio di musica Nino Rota di Monopoli sotto la guida del M° Vincenzo Mazzone, diplomandosi poi al Conservatorio "Umberto Giordano" di Foggia. Ha studiato batteria, musica jazz, percussioni e computer music con Maurizio Dei Lazzaretti, Roberto Gatto, Walter Calloni e Stefano Cerri, Christian Meyer, Pino e Pietro Iodice, Peter Erskine, Israel Varela ecc. È docente di ruolo presso la Scuola media a indirizzo musicale. Ha suonato e inciso con artisti di fama internazionale, tr a i quali Marcos Vinicius, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov, Michele Lomuto, Emanuele Cisi, Gaetano Partipilo, Franco Cerri, Lino Patruno, Marco Tamburini, Luca Alemanno, Kekko Fornarelli, Tony Esposito, Mario Rosini, Tosca ecc.

MARGHERITA ROTONDI | VINCENZO CICCHELLI - CANZONI DI UN LUNGO VIAGGIO
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, nella collana editoriale Confini, distribuito da distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 13 settembre esce “Canzoni di un lungo viaggio” della mezzo-soprano Margherita Rotondi e del pianista Vincenzo Cicchelli. «Alcune canzoni hanno il potere di restare impresse nella nostra memoria e riportarci alla mente ricordi indelebili. Luoghi, situazioni, persone, sentimenti… basta riascoltare un verso o qualche nota e il nostro vissuto ritorna nitido a farci compagnia», raccontano i due artisti pugliesi nelle note di copertina. «Il nostro viaggio parte da Parigi, con le affascinanti e malinconiche melodie degli chansonniers, fa poi scalo in Sud America, per muoversi lentamente ai ritmi latini di rumba o tango e atterrare infine a Broadway, con le sue commedie musicali dal carattere brillante, ma non prive di venature sentimentali». In scaletta “La vie en rose” (Louis Guglielmi/Edith Piaf), “Douce France” (Charles Trenet), “Les feuilles mortes” (J oseph Kosma/Jacques Prevert), “Youkali” (Kurt Weill/Roger Farnay), “Besame Mucho” (Consuelo Velázquez), “Amapola” (Joseph Lacalle), “Volver” (Carlos Gardel/Alfredo Le Pera), “Milonga del Angel” (Astor Piazzolla), “Los Pajaros Perdidos” (Astor Piazzolla/Mario Trejo), “Summertime” (George Gershwin/Dubose Heyward, Ira Gershwin), “The Man I Love” (George Gershwin/Ira Gershwin), “Memory”  (Andrew Lloyd Webber/Trevor Nunn), “I Feel Pretty” e “Tonight” (Leonard Bernstein/Stephen Sondheim), “Over the Rainbow” (Arold Harlen/Edgar Yipsel Harburg). «Ognuno dei brani proposti è stato inserito in qualche classico del cinema internazionale e l’intera selezione può essere considerata una vera e propria colonna sonora, l’ascolto ideale per un lungo viaggio che ci riporta a noi stessi e alla nostra vita». 
Nata a Bari, Margherita Rotondi si diploma in canto con il massimo dei voti al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e si specializza in Canto Barocco al Conservatorio di Musica Girolamo Frescobaldi di Ferrara, conseguendo la laurea di secondo livello (110 e lode e menzione). Ha cantato nei teatri Petruzzelli di Bari, Carlo Felice di Genova, Tokyo Concert Hall, Festival della Valle D'Itria, Sassari, Opera de Chambre de Geneve, Olimpico di Vicenza, Teatro dell'Opera di Roma. Ha interpretato i ruoli di Arnalta e Nerone dell'Incoronazione di Poppea, Cherubino nelle Nozze di Figaro, Dimitri nella Fedora, Mercedes nella Carmen, Suor Zelatrice nella Suora Angelica, Dorabella nel Così Fan Tutte, Romeo ne I Capuleti e i Montecchi. Ha vinto il primo premio al I Concorso Internazionale di Canto Lirico Federico II presieduto da Maurizio Arena, il Premio Rotary alla 31° Concorso Internazionale Maria Caniglia di Sulmona ed il premio di Eccellenza co me allievo dell’Accademia “Rodolfo Celletti” di Martina Franca.
Vincenzo Cicchelli ha conseguito con il massimo dei voti e la lode il diploma in Pianoforte, la laurea specialistica in Musica vocale da camera e un master per Maestro collaboratore al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Da oltre vent’anni si dedica all’accompagnamento del canto: si è formato nel repertorio liederistico con Erik Battaglia ed Helmut Deutsch e nel repertorio operistico con Donato Renzetti, Leone Magiera, Vincent Scalera e Richard Barker. È stato pianista accompagnatore in masterclass di canto di Bruna Baglioni, Francesco Meli, Nicola Alaimo, Manuela Custer e Francesca Sassu e lavora come ripassatore di spartito. Si è esibito nei principali teatri e sale da concerto di Puglia nonché in prestigiosi contesti musi cali come “Suona Italiano” a Parigi, Fondazione “Casa Houck” a Riva San Vitale (Svizzera), “MiTo” a Torino e “Museo Bagatti Valsecchi” a Milano. Ha inciso il disco “Myrízon - Storie del Santo Nicola” per l’etichetta Digressione Music e si dedica con passione alla ricerca e alla divulgazione del repertorio per voce e pianoforte, attraverso l’ideazione di programmi a tema in cui intreccia brani provenienti da tutte le epoche, aree linguistiche e generi musicali.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Antonio Apuzzo e i The NewStrikers ci regalano The Songs Album

Antonio Apuzzo e i NewStrikers escono per AlfaMusic con The Songs Album: disponibile in digitale, uscirà a settembre in Vinile con la prestigiosa cover art di Whitehead: una raccolta di sette brani originali su liriche di Antonio Apuzzo, Marta Colombo e di quattro grandi poeti e scrittori moderni e contemporanei, da James Joyce a Dylan Thomas, da Cesare Pavese a Jolanda Insana. L’album mette insieme il meglio di Musiche Insane ed una serie di arrangiamenti di Antonio Apuzzo, Michele Villetti e Valerio Apuzzo, di pezzi di Ornette Coleman, Fred Hersch & Norma Winstone, Gentle Giant, Nina Simone. NewStrikers è una formazione jazz formata da: Marta Colombo (vocals, percussions), Antonio Apuzzo (alto sax, tenor sax, bass sax, clarinet, bass clarinet), Valerio Apuzzo (trumpet, cornet, flugelhorn), Luca Bloise (marimba, percussions), Sandro Lalla (double bass) e Michele Villetti (drums, duduk). Una band nata nel 2018 sulle ceneri e sulle orme dell’Antonio Apuzzo Strike!, gruppo che ha pubblicato nel 2016 Songs of yesterday, today and tomorrow (Dodicilune). Nel 2019 ha realizzato su You Tube una riduzione live in 6 video di Music for vocals, reeds, brass, marimba, bass, drums & percussion.
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Esce Onirotree
Il nuovo progetto di Francesco Bruno: dialogando con Silvia Lorenzo

Esce per Alfa Music Onirotree, il nuovo progetto del chitarrista e compositore Francesco Bruno nato dal dialogo artistico con l’attrice e cantante Silvia Lorenzo: fra passato, tradizioni lontane e presente, in cerca delle tracce musicali dell’amore. Onirotree, infatti, è un lavoro che parte dal comune desiderio di riscoperta di alcune tra le più affascinanti melodie ormai parte della tradizione musicale dei vari paesi del bacino del mediterraneo e oltre: dando voce anche a sonorità e a spunti musicali le cui origini sono ancora oggi spesso ignote. I brani scelti appartengono alla  tradizione Italiana, Greca, Francese, Sefardita, Israeliana e Brasiliana. Melodie semplici ritrovate e versi scarni che ci parlano dell’amore coniugato nelle sue infinite forme,  di passioni che non conoscono né tempo né confini geografici. Lontano dall’essere una semplice operazione di archeologia musicale, Onirotree è un progetto profondo e raffinato: le cellule  melodiche, estrapolate dal loro contesto armonico tradizionale, servono da spunto a Francesco  Bruno per dare vita a vere e proprie composizioni estese nelle quali poter proiettare questi temi  tradizionali in una dimensione musicale aperta alla forma espressiva del jazz, musica che per  definizione nasce e si tramanda, rinnovandosi in una continua evoluzione. Un crossover stilistico nel quale la voce e la teatralità interpretativa di Silvia Lorenzo riesce ad  emozionare ed essere protagonista di questo viaggio tra passato e presente dai confini e dai colori  indefiniti. L’ensemble vede la partecipazione del batterista Marco Rovinelli e del  contrabbassista Andrea Colella, due tra i più apprezzati musicisti della scena jazz della capitale. Un ritorno, quello di Francesco Bruno, all’universo melodico interpretato da una voce femminile,  dopo aver scritto negli anni ‘80 per la cantante partenopea Teresa de Sio molti brani divenuti oggi  evergreen. Il cd esce per ALFAMUSIC e sarà presentato quest'anno nei  maggiori festival jazz italiani ed europei.
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Esce Guarda da qui
Il nuovo progetto di Claudio Felici

Esce l’8 luglio in digitale per AlfaMusic (Pop&Roll) Guarda da qui, il nuovo progetto del cantautore romano Claudio Felici che ci regala un album denso della migliore tradizione cantautorale italiana e di un maturo sguardo sulle persone e sul mondo. Capace di dare alla sua prima opera un’originale impronta personale. Schivo da intellettualismi, spoglia i sentimenti e li fa vivere, come un grande attore di teatro, sintetizzandoli in perfette geometrie di musiche e liriche e dimostrando una autentica carica di umanità. Definito architetto dell’anima, Claudio Felici è compositore e autore di tutti i brani, nonché dei bozzetti originali realizzati in acquerello che accompagnano graficamente ogni brano dell’album arricchendone la proposta. Francesco Bruno, chitarrista jazz e compositore, autore negli ‘80 di brani per la cantante Teresa De Sio divenuti evergreen, ha curato gli arrangiamenti e la direzione artistica del progetto, riuscendo ad imprimere a questa prima opera una sonorità raffinata e scegliendo di arricchire le otto composizioni con degli interventi solistici, concepiti come una vera e propria estensione del brano.
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“Early 17” è l’album d’esordio del pianista Francesco Cavestri
in uscita venerdì 18 marzo 2022
                                                                                         
 
Esce venerdì 18 marzo “Early 17”, l’album d’esordio del giovane pianista bolognese Francesco Cavestri. Due sono i concerti di presentazione al Bravo Caffè di Bologna, venerdì 18 e domenica 20 marzo, con il trombettista Fabrizio Bosso, guest anche in due brani dell’album. Anticipato dal singolo In The Way of Silence, uscito lo scorso 28 febbraio insieme al videoclip, “Early 17” nasce dalla combinazione tra hip-hop, soul e R&B, con elementi anche del jazz-fusion contemporaneo, il cui stile è caratterizzato dalla giustapposizione di groove e virtuosismo. Classe 2003, in questo debutto discografico Cavestri porge i propri omaggi alle sue più influenti fonti di ispirazione, raccolte anche durante la permanenza negli Stati Uniti presso il Berklee College of Music. Tra le nove tracce originali che compongono l’album sono presenti, infatti, diversi riferimenti alla musica di J Dilla, producer e pioniere indiscusso dell’hip-hop, o quella di Herbie Hancock, Chick Corea e Robert Glasper, o ancora del rapper MF Doom. L’album combina figure ritmiche incalzanti insieme a passaggi rarefatti ed evanescenti, mentre i toni delle tracce sono freschi ed energici, forti della gioventù e della vitalità che caratterizzano il pianista bolognese come in Figaro MF Doom Tribute e Daydreaming, anche se non mancano momenti più introspettivi e romantici come in Letter To A Lover, interpretata da Silvia Donati, altra guest nel disco. Invece, Finally Got Something (finalmente ho trovato qualcosa), estremamente ritmato e dinamico, rappresenta per Francesco Cavestri l’inizio del suo flusso creativo: dopo la composizione di questo brano, infatti, ha preso inizio una prolifica produzione musicale che ha dato poi origine al disco. Entrato a soli 13 anni al corso jazz del Conservatorio di Bologna, dopo anni di studio e dedizione allo strumento, Francesco Cavestri sbarca giovanissimo negli Stati Uniti dove ha modo di frequentare la scena musicale newyorkese e ottenere importanti risultati, tra cui l’iscrizione alla Summer School del Berklee College of Music di Boston, dove nel 2021 otterrà anche una borsa di studio. Il 18 marzo torna al Bravo Caffè, lì dove ha mosso i primi passi dal vivo, per presentare il suo album d’esordio.
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Luminol pubblica il 33 giri del formidabile quartetto, a cavallo tra jazz contemporaneo, prog e ricerca. Special guest Fabrizio Bosso e la Bow Tie Orchestra in un lavoro ispirato agli spiriti-guardiani dello shintoismo 
Ujigami: finalmente in vinile il nuovo album degli Ujig! 

UJIG
Ujigami 
(Luminol Records | 8 tracce | 46.37 min)

"Durante la pandemia la vita quotidiana è cambiata e si è concentrata all'interno della famiglia, nel bene e nel male. Il concetto di 'protezione' si è radicalmente trasformato, ed essendo la musica parte integrante della nostra vita il nuovo album rappresenta anche un appello alla salvaguardia della musica stessa e della creatività". Sono le parole con cui Marco Leo, chitarrista degli Ujig, presenta Ujigami, il terzo album della formidabile prog-jazz band milanese, finalmente anche in vinile: un lavoro pubblicato da Luminol Records, dedicato agli spiriti-guardiani posti a protezione di un'area geografica, numi tutelari di una comunità secondo la religione shintoista. Nate dopo due anni di intenso lavoro, registrate ai Bluescore Studio e masterizzate a Abbey Road, le composizioni di Ujigami si snodano tra tempi dispari (Mea e Pau, Yugen, Pokemon Shock), orchestrazioni sinfoniche con la moscovita Bow Tie Orchestra (Pojhoinen, Odota), sintesi sonore tra atmosfere nordafricane che rimandano ai Weather Report e al Syndicate di Zawinul (Gnawa), ibridi tra tradizione e sperimentazione (Ehiku, Tano). In quest'ultimo brano compare Fabrizio Bosso, una partecipazione che impreziosisce l'album e crea un'ulteriore connessione con il mondo e la cultura jazz italiani.  Dichiara il quartetto, artefice di un'idea forte di musica pensata e suonata, con un profondo senso di umanità: "Crediamo profondamente che la musica debba essere creata da uomini per gli uomini, e non semplicemente generata dai computer. In questo modo, il rischio è quello di far diventare il ritmo una questione meccanica opposta al ritmo umano, cioè al battito cardiaco. La natura della musica è
opposta al semplice concetto di intrattenimento e pensiamo sia fondamentale per la salute intellettuale e spirituale dell'uomo, è uno strumento nelle sue mani per riunirsi alla bellezza universale". Pubblicato da Luminol, eclettica label italiana che fa della sperimentazione tra generi musicali e forme d'arte un modo originale per interpretare la realtà, Ujigami è un viaggio che unisce tecnica musicale e melodia compositiva, con l'auspicio che "la musica possa essere considerata una sola entità a prescindere dalle deviazioni estetiche prese nello svolgersi del tempo". Anche alcuni titoli, mutuati da lingue di culture lontane, sono carichi di significato: da Mea e Pau ('le cose devono finire' in hawaiano) al giapponese Yugen (una parola che esprime lo stupore quando si coglie la meraviglia del Creato), fino alle parole finlandesi Pohjoinen ('nord') e Odota ('attesa'). 
Attivi dal 2014, dopo aver frequentato i corsi del Berklee College of Music presso Umbria Jazz Clinics a Perugia, gli Ujig debuttano nel 2014 con 8 Out Of 8, al quale segue The Necessity of Falling (2018), che seduce per le suggestioni prog accanto alla dimensione jazz più ricercata. Dal vivo si esibiscono in Italia, Austria e Germania, dal JazzAlguer di Paolo Fresu al Millemiglia Musica al Castello Sforzesco di Milano e Sunny Valley di Santa Caterina di Valfurva, fino al Lindau Jazz Club e Feldkirch Pool Bar Festival. Ujigami è il loro terzo album. 
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Demetra” è l’album d’esordio dei Treetops
 
Si chiama “Demetra” l’album d’esordio dei Treetops, pubblicato dalla Vagabundos records e prodotto da Pino Pecorelli (Orchestra Piazza Vittorio). “Demetra” è un concept album pieno di vitalità e speranza, la voce di 7 ragazzi poco più che ventenni che hanno scelto lo sviluppo sostenibile come direzione da percorrere per un futuro migliore. Sabato 30 aprile, presentano Demetra in concerto al Monk di Roma. Nel solido e ramificato albero della musica contemporanea, i Treetops si pongono “sulle cime più alte”, quelle più moderne e originali, germogli freschi che sprigionano sin da subito il loro potenziale di bellezza e vitalità. Nati nel 2017, inizialmente nelle aule della scuola di musica Saint Louis di Roma, per poi conoscersi con tutti gli altri elementi tramite Facebook, i Treetops vengono notati in uno studio di registrazione da Pino Pecorelli che decide di sostenerli nella produzione del loro primo album. I Treetops rispondono al nome di Anna Bielli (chitarra), Marcello Tirelli (tastiere), Luca Libonati (batteria), Simone Ndiaye (basso elettrico), Andrea Spiridigliozzi (chitarra elettrica), Eric Stefan Miele (sax soprano) e Daniel Ventura (sax tenore). Groove, vitalità, improvvisazione e una solida consapevolezza di volere un mondo socialmente ed ecologicamente più sostenibile sono gli elementi fondanti che rendono la band guidata dalla chitarrista Anna Bielli unica nel panorama musicale italiano. Non è, quindi, solo la passione per la musica a tenere insieme la band, c’è molto di più: un’idea, una direzione, la scelta di cercare di vivere sempre nell’ottica del rispetto dell’uomo e del mondo che ci circonda. È su quest’idea che nasce il nome Treetops (cime degli alberi) e il loro primo album. Demetra, prima traccia anche che dà il nome al disco, è una creatura ancestrale che si risveglia dopo un letargo secolare, trovandosi in un mondo, quello contemporaneo, che non riconosce più e in cui non riesce più a orientarsi tra rumori, inquinamento e indifferenza. I Treetops descrivono, quindi, in musica quest’avventura, raccontando man mano tutte le alienazioni che Demetra si trova davanti, come l’illusione di trovarsi a contatto con la natura solo attraverso la visione dei documentari (42” of Nature), lo spreco alimentare delle grandi catene di distribuzione (Harvest) o l’uso massivo della plastica (Neo Glass). Il futuro e il destino del pianeta sono solo nelle mani dell’uomo, Demetra sa che non può più nulla, ma decide di avere speranza negli umani e continuare a vegliare su di loro. Con le radici ben piantate nella tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per questo settetto di giovanissimi “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale italiana.