Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

SHAHIDA - TRACCE DI LIBERTA'
CENTO ARTISTI AL FIANCO DELLE DONNE RIFUGIATE
Su tutte le piattaforme digitali dal 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato

Il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, esce su tutte le piattaforme digitali, Shahida - Tracce di libertà, triplo album realizzato dal Centro Astalli in collaborazione con Appaloosa Records (distribuzione esclusiva I.R.D.). Il lavoro discografico sarà presto disponibile anche in cd. I proventi derivanti dalla vendita sosterranno i progetti in favore delle donne richiedenti asilo e rifugiate accolte dallo stesso centro (non di rado vittime di violenza, abusi e tortura), che cercano di costruirsi una nuova vita in Italia. La pubblicazione del corposo lavoro discografico è anticipa da tre singoli inediti: Donna Francesca di Lavinia Mancusi, sugli store digitali dal 13 giugno scorso (Donna Francesca - YouTube), Libellula di Sara Jane Ceccarelli in uscita oggi 16 giugno e Uno sconosciuto di Fabia Salvucci, in distribuzione dal 19. Shahida è l’incontro tra artisti di diverse provenienze e generi per dar vita a un viaggio musicale in cui i confini vengono superati dalla bellezza delle parole, delle note. Shahida, il titolo scelto per questo nuovo progetto musicale, è un nome di donna. In arabo vuol dire testimone. È anche il nome della giocatrice della nazionale di hockey del Pakistan morta nel naufragio al largo di Steccato di Cutro dove hanno perso la vita 94 persone di cui 35 bambini. Shahida è il simbolo di tutte le donne che in questo momento si battono per la libertà, rischiando la vita in una piazza che protesta, pronunciando pubblicamente parole censurate, chiedendo uguaglianza e dignità e di tutte le donne migranti, rifugiate, che camminano lasciando tracce di libertà nel mondo. Shahida è un viaggio musicale intrapreso da cantanti, musicisti, attori, scrittori: sono stati oltre 100 gli artisti che hanno partecipato portando parole e melodie che raccontano storie, percorsi e volti da ogni parte del mondo. Ne ricordiamo qui solo alcuni (l’elenco completo nella tracklist sul fondo), che rendono bene l’idea della varietà degli orizzonti musicali toccati. Antonella Ruggiero, che propone la sua versione di "Povera patria (O zemle maty)", il celebre brano di Franco Battiato, inciso con l’ucraino Oleksandr Iarmola; Saba Anglana, da sempre vicina all’attività del Centro Astalli, che con Lorenzo Monguzzi presenta “Nada más que suerte” o ancora Andrea Parodi Zabala con “La ninna nanna del maggio” e il rapper Amir Issaa con il suo “Guerra tra poveri”, remix di un brano del 2022. Da Napoli arriva Marilena Vitale con il gruppo Azul, che incide la canzone Soul partendo dal carcere femminile di Pozzuoli. Inedita la versione di “Sidun” di Fabrizio De André e Mauro Pagani, riproposta in lingua siciliana da Beatrice Campisi e Francesca Incudine. I Mesudì, -voci e percussioni- uniscono in un unico brano le tradizioni romene e siciliane, mentre Erica Boschiero musica insieme a Sergio Marchesini un intenso testo del poeta Andrea Zanzotto, e Michele Gazich con la violoncellista Giovanna Famulari rilegge il brano Maltamé. Numerosi anche gli ospiti internazionali, tra cui Jono Manson che propone “Sun to rise” con la rock band marchigiana The Gang; Scarlet Rivera interpreta magistralmente “Señor” di Bob Dylan, con cui ha suonato a lungo negli anni ’70 durante il leggendario tour della Rolling Thunder Review; Jaime Michaels in duo con Vlad Vasylenko con l’inedito “In my home”, brano cantato in inglese, ucraino e russo che vede la partecipazione di musicisti dell'Uzbekistan o, ancora, il gruppo Toranj Quartet con la musica colta iraniana e Evelina Meghnagi con canti ebraici della diaspora. Grazie alla partnership con il festival "Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty", Shahida ospita anche i brani vincitori del Premio Amnesty nella sezione Emergenti nel 2022, "Finalmente a casa" di Lorenzo Lepore (premio assoluto) e "Ho guardato il cielo" de La Scelta (premio della critica). L'album contiene, inoltre, brani e poesie recitate da Alessandro Bergonzoni, Anna Foglietta, Flavio Insinna, David Riondino e Ana Varela Tafur.
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Peppe Voltarelli
"La grande corsa verso Lupionòpolis" 

Peppe Voltarelli torna con "La grande corsa verso Lupionòpolis" il nuovo album di inediti disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 26 Maggio 2023 pubblicato da Visage Music. Si tratta del primo album di inediti ad otto anni dalla pubblicazione del fortunato "Voltarelli canta Profazio" e due anni dopo "Planetario" entrambi lavori premiati con la Targa Tenco come miglior album interprete rispettivamente 2016 e 2021. Il cantautore calabrese presenta la sua nuova raccolta di canzoni registrata a New York da Marc Urselli (tre Grammy Award e collaborazioni con Nick Cave e Lou Reed) nello storico EastSide Sound Studios di Manhattan prodotta artisticamente e arrangiata dal pianista italiano di base a Los Angeles Simone Giuliani (al suo attivo produzioni con Bocelli e London Simphony Orchestra).  Il disco, che contiene 10 nuove tracce di cui 8 canzoni in dialetto calabrese, una in italiano e un valzer strumentale, è stato registrato lo scorso febbraio e vede la presenza di musicisti di calibro internazionale quali Davin Hoff (contrabasso), Jake Owen (chitarre), Stephane San Juan (batteria), Mauro Refosco (percussioni) e con la partecipazione di Eleanor Norton al Violoncello, Dough Wieselman sassofono e clarinetto ed Amy Denio voce. Il disco sarà accompagnato dal videoclip del brano "Non signo sulu mai" girato a New York e diretto da Giacomo Triglia (Brunori Sas, Lucio Dalla e Maneskin), la canzone vede come ospite la cantante e polistrumentista di Seattle Amy Denio dei The Tiptons Sax Quartet. Il disco sarà pubblicato in versione fisica da Visage Music attraverso una confezione speciale ideata da Todomodo contenente il cd, un libro di racconti ed altre incredibili sorprese. Un tour speciale dal nome "A casa degli zii" prevede una serie di incontri nelle case private aperte al pubblico in occasione del nuovo prezioso disco di Peppe Voltarelli. Una musica che trova una casa, che connette affetti, che racconta emozioni senza urlare, ma con la poesia delle parole e la sua musica.  
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Il TESORO di SAN GENNARO 
IL 14 APRILE ESCE IL NUOVO ALBUM “AMORE E GUERRA”
in CD, sulle piattaforme digitali e in edizione limitata e numerata REEL to REEL
 
Un disco unico che celebra Napoli e la sua ricca storia fatta di folclore, miracoli, arte e musica
rivoluzionando i suoni e le atmosfere tradizionali proiettandoli nel presente.
  
Il 14 aprile esce “AMORE E GUERRA” il nuovo album de Il Tesoro di San Gennaro (SoundFly | RTF Records | Distribuzione Self). Il disco è disponibile in CD, sulle piattaforme digitali e in edizione limitata e numerata Reel to Reel (http://soundfly.lnk.to/TDS). Il Tesoro di San Gennaro è un progetto di Salvio Vassallo e Valentina Gaudini, coppia nell’arte e nella vita. Salvio ha una lunga storia come batterista pop, produttore e compositore di colonne sonore mentre Valentina, allieva del maestro Murolo, si diploma alla scuola di teatro drammatico. Forse per questo la loro musica restituisce all’ascoltatore teatralità e una componente cinematografica fondamentale. Salvio ha fatto anche parte del gruppo Spaccanapoli ensemble di punta dell’etichetta Real World di Peter Gabriel con cui raggiunge il successo internazionale testimoniato dai numerosi tour all’estero e prestigiose date come Sziget di Budabest, in Ungheria, uno dei palchi simbolo dedicati alla musica internazionale contemporanea. Dopo l’esperienza con Spaccanapoli Salvio e Valentina danno vita al progetto Il Tesoro di San Gennaro: il primo omonimo disco è del 2013. Senza alcun tipo di promozione, l’album riesce a sedurre una gran fetta di pubblico anche fuori dai confini regionali e nazionali, nonché la critica e gli addetti ai lavori. Il Tesoro di San Gennaro chiarisce sin da subito la volontà di dare vita ad un viaggio musicale e culturale assolutamente trasversale e ‘inclusivo’ che nasce da incontri, condivisioni e fusioni e questo viaggio, tra riletture e riadattamenti continua con “Remembering the Future” (rielaborazone delle folk songs di Luciano Berio) e “Arie, Lamenti and Other Noises” (adattamento di alcuni capolavori di Claudio Monteverdi). Con gli anni, però, l’interesse per il progetto Il Tesoro di San Gennaro non accenna a spegnersi ed infatti, recentemente, al gruppo viene consegnato l’ambito Premio Carosone, premio riservato alle eccellenze italiane in ambito musicale. A questo punto Salvio e Valentina sentono l’urgenza creativa di tornare a lavorare sul repertorio napoletano e nasce così “Amore e Guerra”: assolutamente un disco ‘Crossover’ che si colloca sul confine tra la Controcultura e il Mainstream. Ma soprattutto “Amore e Guerra” parla un linguaggio (il Napoletano) e racconta la musica e le canzoni della tradizione napoletana rileggendoli in chiave moderna. Questa fusione è possibile perché sposa, ad un livello più profondo, archetipi musicali vecchi e nuovi e concetti primitivi come il sacro e il profano (del resto San Gennaro è un “santo laico”). «Come grido lucido e rotondo dal petto gonfio di Napoli al Terzo Millennio, irrompe la musica di questo disco, espressione moderna e necessaria di un viaggio condotto attraverso la tradizione antica e ricchissima di una città troppo spesso raccontata nell'evidenza più superficiale del suo folclore. Nascere e vivere a Napoli significa necessariamente misurarsi con la storia che trasuda densa e incessante dai vicoli della città e perfino letteralmente dal sottosuolo, ventre misterioso di una storia sotterranea, che pure esiste e resiste. Resistere. Ed esistere. Tra l'eredità della tradizione e l'urgenza della modernità. Tra il fuoco e l'acqua. Tra l'immagine mondiale di sé e l'essenza di sé. Contenendoli tutti, tra questi estremi si fanno largo come in un amplesso sonoro e carnale le voci e i ritmi di questo disco, disegnando l'ultimo tratto di una parabola che affonda le sue origini storiche nella canzone del milleduecento e procede via via nei secoli, tra influenze e dominazioni straniere. Una musica che narra dunque, e ripropone brani della tradizione, un viaggio che si fa racconto moderno senza cadere nelle facili lusinghe del folclore, ma lo ripensa, se ne appropria come emanazione ultima, autentica, completa, come figlio che si restituisce al ventre che lo ha partorito» afferma Salvio Vassallo. Per questo “Amore e Guerra” è un disco dinamico, eterogeneo, difficile da incastrare in una categoria perché si respira Danceflo or e al tempo stesso una World Music senza confini, dalla Musica Contemporanea alla Musica Barocca toccando punti che arrivano alla Trance e alla Psichedelia ma il tutto è miscelato in modo così organico da imporsi con una IDENTITA’ unica e propria.
Infine “Amore e Guerra” è un disco che parla. È un continuo dialogo tra opposti (‘tradire la tradizione’) che alla fine si incontrano e il risultato è strabiliante perché è un racconto innovativo di cui tutti possono godere. «Un viaggio in musica per chi non si è affezionato all'immagine cristallizzata di una Napoli da cartolina o da cronaca nera. Una musica dalla sensualità profonda ed assetata, per chi non vuole smettere di conoscere una città unica al mondo, che ha ancora molto da raccontare attraverso il lavoro dei suoi figli artisti» continua Vassallo. «E mo’ basta, alzate il volume, fatevi ‘sto viaggio e ballate» conclude Salvio.
 
IL TESORO DI SAN GENNAIO
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Foolish Like The Flowers
il nuovo album di
ERIC ANDERSEN PER I SUOI 80 ANNI
 (Live At Spaziomusica)
feat. Scarlet Rivera
IN USCITA IL 14 FEBBRAIO

Il prossimo 14 febbraio, in occasione degli 80 anni di Eric Andersen - uno dei più importanti cantautori folk americani e Premio Tenco 2003 - esce in tutto il mondo un album inciso in Italia: “FOOLISH LIKE THE FLOWERS – Live at Spaziomusica, Italy” (Appaloosa Records/Ird). Si tratta di un live registrato, come da titolo, a Spaziomusica di Pavia, uno dei locali storici per la musica italiana ed internazionale, costretto a chiudere dopo 35 anni di attività per una serie di cavilli burocratici. Questo concerto, che vede la straordinaria presenza di Scarlet Rivera, uno dei violini più rivoluzionari della storia del rock,  è stato uno degli ultimi ospitati dal live club che, legando il suo nome a questo importante documento sonoro, consegna la sua attività alla storia della musica dal vivo nel nostro paese. “Nella mia esperienza – ha detto Andersen - il pubblico italiano ha da sempre un debole per i cantautori. Forse non tutti capiranno ogni tua singola parola, ma tutti comprenderanno il sentimento delle canzoni! Sono onorato di essere stato invitato a condividere le mie in questa terra meravigliosa. E ringrazio le persone splendide che hanno contribuito all’uscita di questo album”.
Scrive Paolo Vites nella presentazione dell’album: «“La strada è una maledetta vita impossibile” disse una volta Robbie Robertson, chitarrista di The Band. Ma la strada è anche luogo di incontri e avvenimenti speciali. Tiene in vita sogni, speranze, visioni, anche se c’è un prezzo da pagare. Succede ad esempio che due musicisti sfiorino le loro strade di pochissimo per poi ritrovarsi e lavorare insieme anni dopo. Una sera di una estate formidabile, quella del 1975, al Greenwich Village di New York durante il primo show di quella che sarebbe diventata la leggendaria Rolling Thunder Revue, Eric Andersen si esibisce con Bob Dylan. Negli stessi giorni, Scarlet Rivera sta registrando con l’autore di Blowin’ in the Wind uno dei suoi massimi capolavori, l’album Desire.Più di quarant’anni dopo i due sono sullo stesso palcoscenico, per una serie di splendidi concerti. Si erano incontrati di persona per la prima volta una decina di anni prima quando Scarlet si recò a un concerto di Eric a Los Angeles. Affascinata da quanto aveva sentito e visto, espresse il desiderio di collaborare con lui, se ci fosse stata l’occasione. “Non l'avevo mai incontrata prima e non conoscevo la sua musica, ma capii che era davvero brava” racconta Andersen. “Ero alla ricerca di un altro violinista dopo la fine delle proficue collaborazioni con Michele Gazich e Joyce Andersen. Così abbiamo deciso di fare alcuni spettacoli insieme. Alla gente piacquero molto. Di lei amai subito i toni profondi che sa far scaturire dal suo violino”.
E così la strada va avanti. È l’inverno del 2019, la pandemia è alle porte, ma noi non lo sappiamo. Per molti sarebbe stato l’ultimo concerto prima del lockdown e dell’interruzione di ogni attività, compresa quella dei concerti. A Pavia, la sera del 9 novembre 2019, fa tappa questa nuova Rolling Thunder Revue, perché lo spirito è sempre lo stesso, nonostante il passare degli anni: condividere le emozioni, i sentimenti, l’amore. Per Eric Andersen, una carriera cominciata negli anni ’60, questa è sempre stata la sua missione. Esibirsi nei club di ogni parte del mondo, condividere gli sguardi, creare una comunione tra artista e spettatore in cui la distanza dal palco alle seggiole viene annullata. Con lui per questi concerti italiani un ensemble eccezionale, transnazionale, buon segno di come la musica sia in grado di superare i confini: la moglie Inge Andersen, olandese, alla seconda voce e ai cori; la percussionista canadese Cheryl Prashker; l’eccellente suonatore di dobro Paolo Ercoli, italiano; e lei, Scarlet Rivera, “The Queen of Swords”, la violinista zigana che diede a Bob Dylan un sound, newyorchese come Eric. Sono gli eredi di quell’avventura, sono in cerca, come noi, di redenzione e bellezza. E così sarà. È d’accordo anche Eric: “In quel tour la nostra piccola world music band ha suonato e cantato magnificamente. La musica è la lingua internazionale non parlata”. Nell’accogliente e vintage cornice di Spaziomusica a Pavia, locale storico della musica indipendente italiana e internazionale, i nostri si donano in una cavalcata di melodie folk, corde metalliche, suoni antichi e misteriosi che richiamano spiriti e compagni persi per quella strada, chiedono grazia e danno al pubblico conforto e ispirazione. Non è quello che tutti noi chiediamo alla musica? Questo CD racchiude una scelta selezionata e ragionevole di quel concerto, perché capace di toccare anche se velocemente ogni parte della lunga carriera di Andersen. Dagli esordi folk a metà anni ’60 con la ballata Dusty Box Car Wall, compresa nel suo disco di debutto, il pregevole Today Is the Highway pubblicato nel 1965, a cose più recenti dell’ultimo periodo, come la sorprendente You Can’t Relive the Past, scritta e incisa insieme all’ex Velvet Underground, Lou Reed, a dimostrazione di come il cantautore di origine norvegese abbia sempre spaziato nei larghi orizzonti della musica contemporanea, senza rimanere relegato nella “comfort zone” dei suoi inizi, come tanti suoi colleghi. Di un periodo piuttosto dimenticato, la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, nel disco è compresa la bellissima ballata ispirata dalla musica brasiliana, We Were Foolish Like the Flowers, che dà anche il titolo al CD. Di nuovo un passo indietro: incisa da dozzine di grandi nomi, ecco Violets of Dawn, visionaria poesia che fece talmente impressione su Leonard Cohen che dopo averla ascoltata decise di darsi alla musica. Hills of Tuscany e Foghorn sono invece tratte da uno dischi più belli in assoluto del “songpoet”, quello della maturità completa, Memory Of the Future di fine anni ’90. Se infine la delicata Under the Shadows, incisa con la figlia Sari, è una testimonianza della sua longevità artistica, non possono mancare due classici dal suo disco di maggior fama internazionale, Blue River: Sheila e Wind and Sand che proprio alla nascente Sari fu dedicata. Eric Andersen a 76 anni canta in questa serata a livelli altissimi, la sua voce vellutata e melodiosa si erge imperiosa, ben accompagnata da questo small ensemble che colora di raffinati tocchi ogni spazio, senza sovrapposizioni. Tutti, questa sera, sono al servizio degli altri e ognuno è al servizio della musica. Il circolo è completo. La strada è andata avanti e nessuno può dire che sia finita. Alla fine non è stata una “maledetta vita impossibile”. In fondo, come dice il suo vecchio compagno del Greenwich Village, Bob Dylan: “Il bello dell’essere sulla strada è che non sei impantanato da nulla. Nemmeno da brutte notizie. Dai piacere agli altri e tieni il dolore per te”.»
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Schiena dritta. 
Per Gianmaria Testa
un cd-book 
di Guido Festinese, Paolo Gerbella e Maurizio Logiacco

Per racconti, canzoni originali e immagini, l’omaggio a un autore gentile che, con un’opera di grande forza espressiva, si è conquistato un posto di rilievo nella storia della canzone italiana, toccando vertici raggiunti solo da altri pochi giganti del dire in musica  
In uscita per Squilibri il 29 settembre

Nativo delle Langhe, Gianmaria Testa faceva parte di quell’universo culturale nel quale erano radicati i geni e l’inventiva dell’astigiano Conte e dei liguri Fossati e De Andrè, in quel pezzo d’Italia stretta tra montagne e mare, tra Riviera e Basso Piemonte. Non sorprende pertanto che a rinnovarne oggi la memoria sia un terzetto di autori liguri, come Guido Festinese, Paolo Gerbella e Maurizio Logiacco, con il CD-Book Schiena dritta. Per Gianmaria Testa, in uscita per Squilibri editore: un ricordo del tutto originale che evita le strade un po’ logore di stanche riproposizioni per avventurarsi lungo sentieri diversi -racconti, canzoni originali e fotografie- per rinnovare la memoria del cantautore piemontese. In particolare, una filastrocca regalata a Gianmaria Testa è all’origine di una successione di quadri che, con diversi registri espressivi, ne rievocano la figura discreta e l’opera potente. Costruiti attorno ai ricordi dell’amico scomparso e imperniati sulle parole-chiavi che ricorrono nella sua opera, i racconti di Guido Festinese hanno fatto così da innesco alle canzoni originali di Paolo Gerbella che dilatano e rilanciano quegli stessi orizzonti di vita e poesia sui quali, con una forza di rara eleganza, si è posato anche l’obiettivo di Maurizio Logiacco: composizioni inedite, nate all’interno di questo progetto, affidate a un ensemble di grandi musicisti e impreziosite dalla partecipazione straordinaria di Paolo Fresu. Nel fluire continuo di pensieri ed emozioni che concorrono a delineare con intensità il volto di una persona amata, Schiena dritta si configura pertanto come un sentito omaggio a un autore gentile che si è conquistato un posto di rilievo nella storia della canzone italiana. Gianmaria Testa se n’è andato, a cinquantasette anni, il 30 marzo del 2016.  Non è retorico affermare che ha lasciato un vuoto incolmabile perché la raffinata asciuttezza delle sue canzoni ha raggiunto vertici poetici toccati solo da pochi altri cantautori. Da un iniziale percorso nel solco degli chansonnier francesi, era approdato a una personalissima e scabra forma di canzone-poesia, elaborata e definita con sempre maggiore precisione nei sette album che ha pubblicato nella sua carriera, condivisa innanzi tutto con la moglie e manager Paola Farinetti e, fino al 2007, anche con il mestiere di capostazione a Cuneo: una carriera partita nel 1993 con il Premio Recanati per le Nuove Tendenze della Canzone d’autore ma, avviata, più concretamente, in Francia dove aveva pubblicato i suoi primi due dischi, arrivando, ancora pressoché sconosciuto in patria, ad esibirsi all’Olympia, il tempio della musica parigina dove era di casa il suo conterraneo Paolo Conte.
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Dai Cantacronache a Molly Drake passando per Piero Ciampi, Claudio Lolli e Bruno Martino, il sesto album della cantautrice è una reinvenzione acustica in analogico e in presa diretta di un grande patrimonio di canzoni
Le canzoni di viaggio di Angela Kinczly

ANGELA KINCZLY 
Canzoni di Viaggio
Ritmo&Blu Records 
(10 brani | 33.41 minuti) 

«Canzoni di viaggio nasce da incontri culturali di vario tipo mediati dalla letteratura, dal cinema, dalla radio; folgorazioni istantanee e amori di lunga durata scaturiti mentre ascolto i miei programmi preferiti, mentre guardo un film, leggo un libro, condividendo con gli amici. Nasce dalla curiosità e dalla fascinazione verso l’Italia del secondo dopoguerra, del boom economico, degli artisti e dei personaggi dell’epoca che ancora influenzano l’attualità artistica e culturale. Nasce anche per fermare un momento, catturare la “me interprete”, in presa diretta, senza fronzoli e senza artifici, la mia voce e la mia chitarra». 
Un vero e proprio viaggio – a partire dal titolo – nella canzone d'autore italiana, quello percorso da Angela Kinczly nel nuovo album chiamato, per l'appunto, Canzoni di viaggio. Pubblicato da Ritmo&Blu Records di Stefano Castagna, che ne è anche produttore artistico e "regista" delle registrazioni con tecnologia rigorosamente analogica, Canzoni di viaggio ha avuto una lunga genesi e un risultato eccezionale, incentrato in particolare su un patrimonio straordinario di canzoni, quelle dei Cantacronache. Partita inizialmente con l'idea di rivisitare alcune sue canzoni in una nuova veste acustica e minimale, Angela Kinczly si è ritrovata con una scaletta di cover d'autore che hanno mosso sempre di più la sua curiosità intellettuale e la passione per un’area nascosta, e a rischio di oblio, della nostra musica. 
Al centro del suo sesto album troviamo alcuni brani dei Cantacronache, il collettivo di musicisti e intellettuali (Sergio Liberovici, Michele L. Straniero, Fausto Amodei, Margot, ma anche Italo Calvino, Gianni Rodari, Umberto Eco, Emilio Jona, Franco Fortini e Giorgio De Maria) nato nel 1957 a Torino e terminato nel 1962. I Cantacronache proposero un'idea di canzone lontana da quella leggera e svenevole di Sanremo, recuperando anche brani della Resistenza, canti anarchici, operai e socialisti, rappresentando così la prima esperienza di cantautorato impegnato in Italia, tanto da influenzare così tutti i cantautori che verranno, da Piero Ciampi a Claudio Lolli, entrambi omaggiati da Angela.  I temi dei Cantacronache, dalla figura della donna alla coscienza civile ai tempi del boom economico, riecheggiano in Canzoni di Viaggio, che però ha una scelta di fondo decisa, sottolinea la cantautrice: «Non è un caso che dai Cantacronache io abbia scelto le canzoni meno esplicite dal punto di vista del “politicamente impegnato”, bensì quelle che più raccontano il vissuto intimo delle persone, i loro sentimenti, le loro relazioni. Ho scelto i brani in base a due principi guida: canzoni (molto) poco conosciute ma senza tempo; canzoni che ho sentito mie sin da subito. Volevo scoprire i tesori nascosti del repertorio cantautorale italiano, canzoni ben scritte ed emozionanti che ti fanno dire: come mai non l’avevo sentita prima? Reinterpretarle ha significato cercare il modo per farle mie: dalla scelta della tonalità più adatta a un’emissione vocale mai forzata, sempre molto naturale, all’adattamento strumentale che potesse rendere le parti di chitarra non puro accompagnamento, come spesso era nell’originale, anche perché malgrado la semplicità di strumentazione degli originali le canzoni erano comunque arrangiate per un insieme più ampio nel quale la chitarra non era protagonista». Accanto a pezzi di Fortini, Carpi, Jona e Liberovici, Amodei e Pogliotti, Angela Kinczly ha reinventato anche brani affini come Non capisco la domenica di Bruno Martino, La guerra è finita di Claudio Lolli e L’amore è tutto qui di Piero Ciampi. Un'altra sorpresa, con la quale si chiude Canzoni di viaggio, è Io ricordo, scritta da Molly Lloyd Drake che, afferma Angela, «con tutta questa avventura italiana dei Cantacronache non ha niente a che vedere ma al tempo stesso è anche emblema della donna dell’epoca: cantautrice con un punto di vista femminile, che nella sua vita è stata soprattutto madre (di Nick Drake!) e che queste “canzoncine” le cantava e insegnava ai figli per puro diletto, esercitando nei limiti storici dell’epoca il suo ruolo politico di femmina». Canzoni di viaggio è un disco mosso da urgenza ma anche meditato e accorto, così come le sue sedute di registrazione. La scelta analogica (registratore multitraccia, mix su master tape), oltre a garantire una resa sonora consona al materiale d'epoca, ha imposto di cogliere l’attimo dell’esecuzione, senza ritocchi o rimaneggiamenti.
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Materiali Sonori
Le novità

FLAME PARADE - CANNIBAL DREAMS
CANNIBAL DREAMS è il nuovo album dei Flame Parade. Un viaggio nella testa di chi sogna a occhi aperti, nell’esistenza del daydreamer che vive sollevandosi nell'aria in una continua lotta tra il surreale e la concretezza. Un percorso raccontato da 10 tracce dall'atmosfera onirica, liquida e dilatata, attraverso sonorità dream-pop e shoegaze. Ricordi sbiaditi, speranze e desideri, promesse. Sogni vividi, affamati e insaziabili che divorano il legame con la realtà. Grazie anche alla collaborazione con la cantautrice, producer e sound engineer Matilde Davoli, le narrazioni eteree e sognanti dei lavori precedenti della band evolvono in questo album verso nuovi percorsi artistici. Quello che prende vita è un prodotto legato all’identità della band ma profondamente influenzato dalle nuove sperimentazioni. Il primo singolo estratto, “One of These Days I’ll Steal Your Heart”, esprime alla perfezione il nuovo universo ricercato dei Flame Parade, segnando con fermezza una nuova naturale evoluzione della band toscana.

MINO CAVALLO & GAIA SCHIRO’ - Jacarandà
Un progetto nato per celebrare la Bossanova a più di 60 anni dalla sua nascita con l'incisione della prima samba bossanova “Chega de Saudade”, composta da Vinícius de Moraes e Antonio Carlo Jobim. Partendo dalle origini di questo genere, Mino Cavallo e Gaia Schirò ne hanno esplorato le derivazioni e le influenze sul jazz, arrangiando in modo del tutto personale e inedito brani originali e diverse altre composizioni provenienti da tutto il mondo, cantati in diverse lingue, dai classici jazz-bossa di Tom Jobim e Luiz Bonfá ai più moderni pop-jazz di Djavan, con elaborazioni in versione bossa di brani del repertorio pop e rock internazionale dai Police a Cornelius e Ichiko Aoba. 

ROBERTO DEL PIANO feat. GAETANO LIGUORI, TIZIANA GHIGLIONI, ROBERTO MASOTTI - Saluti da casa 
Bassista impegnato e militante, Roberto Del Piano ha iniziato giovanissimo la sua attività frequentando l’ambiente milanese della musica leggera per poi immolarsi al jazz. Nel 1971, dopo aver conosciuto Guido Mazzon, entra nel suo Gruppo Contemporaneo, una formazione che ha contribuito a diffondere il free jazz in Italia e nella quale, tra gli altri, facevano parte Gaetano Liguori al piano e Filippo Monico alla batteria. In seguito, con loro, vive l’esperienza del Trio Idea dal quale nasce il lungo sodalizio con Liguori affiancandolo in numerosi progetti e partecipando attivamente alla scena di quel “jazz politico” che caratterizzò musicalmente il decennio. Questo è un disco che racconta la sua esperienza di oltre cinquantanni di musica con la presenza di Gaetano Liguori, Massimo Falascone, Tiziana Ghiglioni, Mario Arcari, il fotografo Roberto Masotti, la gatta Albertina, la compagna Laura Coci.

PANDEM, Zero - materialisonoriDIGITAL
Pandem è un musicista grossetano classe 1995. Dopo aver passato 5 anni in Francia dove vive importanti esperienze artistiche, nel 2020 torna a Grosseto e fonda un gruppo che accompagni il suo progetto solista.
Nelle esperienze scaturite a un anno dalla creazione del gruppo, la più importante è sicuramente l’esibizione al Parlamento Europeo di Strasburgo, dopo una selezione europea, nel quadro dell’European Youth Event 21. Attualmente il gruppo è attivo e si sta esibendo con il live basato sull’album “ZERO”, pubblicato in tutte le piattaforme del mondo da Materiali Sonori, grazie al Firenze Suona Contest. “ZERO” è l’album in cui Pandem raccoglie i primi frutti della sua carriera, in cui le influenze ne definiscono lo stile e lasciano immaginare il suo futuro artistico. Dodici canzoni, dodici storie: fra italiano e francese si viaggia in un mondo variegato, tenuto insieme da ritmiche reggae, latin, punk, e da un filo conduttore narrativo che dice la sua sul mondo. 
THE REAL ITALIAN PONCH Frank Poncharello è di nuovo fra noi, con un nuovo stile e una nuova colonna sonora. Gli amanti del telefilm anni 80 “Chip’s” si ricordano sicuramente di lui e delle sue avventure. Oggi grazie ad Edoardo Ciacci, cosplayer ufficiale della serie, riconosciuto da Erik Estrada in persona, possiamo rivivere e riscrivere la storia. Un remake audio/visivo, con canzone e videoclip realizzati da Pandem, in cui il protagonista è Edoardo Ciacci nei panni di “Ponch”.

MILITIA, macdara(s)
Dopo circa 12 anni di lavoro, euforia, riflessioni, ripensamenti, gioie e infiniti dolori… l'avanguardia sperimentale dei Militia e va avanti e vede finalmente la luce "MACDARA(s)", un'opera multimediale che si compone di un film/lungometraggio di taglio artistico realizzato da Promovideo e Accademia di Belle arti di Firenze (già selezionato in alcuni festival internazionali), un disco (CD, doppio vinile in edizione limitata, e digitale in tutto il mondo pubblicati ancora una volta da Materiali Sonori) e un libro a cura della Volumnia Editrice. Il progetto getta uno sguardo sulla poesia “possibile” nel 21° secolo e lo fa attraverso gli occhi e la sensibilità di uno dei più autorevoli poeti irlandesi dei tempi moderni, Macdara Woods, che ha letto alcuni dei poemi da lui composti nel nuovo millennio, dialogando con le musiche originali dei Militia e le immagini assemblate dal video-artista Massimo Rossi. L'opera può essere vissuta come un sentito omaggio all'importante autore irlandese, che dà titolo e origine a tutto: aveva scelto Panicale, in provincia di Perugia, come seconda casa, raccontando i paesaggi del Centro Italia ("Kavanagh in Umbria"), ed è scomparso nel 2018; i suoi versi nell'album si susseguono, si frammentano, si riverberano, si sovrappongono. Fra le tracce compare poi la voce di sua moglie, la poetessa Eilèan O'Chuilleanain. I due artisti, Woods e Rossi, con cui il gruppo ha a lungo condiviso questo lavoro ora non ci sono più e in loro ricordo l’opera è stata portata a termine, con la collaborazione di oltre 100 persone tra musicisti, attori, tecnici audio e video e video-artisti provenienti da tutto il mondo, questi ultimi riuniti sotto la prestigiosa sigla della Accademia di Belle Arti di Firenze. Alle musiche originali hanno collaborato (in ordine alfabetico): Nicola CAPPELLETTI, CORO delle Voci Bianche del Conservatorio Morlacchi di Perugia diretto dal Maestro Franco RADICCHIA, Gianfranco DE FRANCO, FAST ANIMALS and SLOW KIDS, Paolo FRESU, Simone FRONDINI, Giovanni GUIDI, Serse LUIGETTI, MASTER FREEZ, Eilèan NI CHUILLEANAIN, RALF, Francesco “BOLO” ROSSINI, Umberto UGOBERTI, VESPERTINA. E, ovviamente il trio storico di Militia formato da DARIO BAVICCHI, FABRIZIO CROCE e GIOVANNI ROMUALDI con voci, chitarre, tastiere, percussioni e sonorità elettroniche. A valorizzare il carattere multimediale dell’opera ciascun supporto realizzato nell’ambito del progetto contiene una Card che consente di scaricare gratuitamente tutti gli altri contenuti. "Con queste premesse, una prefazione di elettronica, noise e distorsioni dà il via a un intenso viaggio nello spoken music, attraversato da ogni sfumatura possibile: il rock, il dark, i cori e il canto di Mending, i glitch, la voce roca di Displacements, gli inserti orientaleggianti che diventano brano pop (Blessed Thomas of Prague), i toni epici (Song), i suoni da videogame (The welder embracing silence), i cerchi dentro i cerchi attorno ad altri cerchi (Circles), le atmosfere di un'isola in cui il poeta sembra quasi cantare tra i serpenti (Clare island, Snake), fino a Big top music, un brano vero e proprio a chiusura della tracklist”. 

I SOLISTI  DELL’ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO -  IN ARTE SON CHISCIOTTƏ
musiche originali per lo spettacolo scritto da Samuele Boncompagni
(ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes)
con Elena Ferri, Luisa Bosi e I Solisti dell’OMA
Non poteva che essere attraversata dalla musica la nuova prova teatrale a firma Officine della Cultura del fantasioso nobiluomo della Mancia, cavaliere errante, disfacitore di offese, raddrizzatore di torti Don Chisciottə. In otto quadri di una contemporanea “ensalada” spagnola, contemporanea come la ə che porta nel titolo, come i piani di lettura offerti dalla ricerca della compagnia di attori e musicisti, I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo errano tra le pagine fattesi pentagramma del Capolavoro di Cervantes vibrando in un intreccio di melodie libere di rincorrersi e di sovrapporsi tra mulini a vento e giganti. All’immaginazione dell’ascoltatore viene lasciato il compito di ricomporre in una trama coerente i quadri del racconto. Meglio se a pancia vuota o col vento nella testa. I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo: Luca Roccia Baldini basso, cajon, voce; Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino; Gianni Micheli clarinetti, fisarmonica; Mariel Tahiraj violino;  Daniele Berioli percussione; voci di scena di Elena Ferri e Luisa Bosi

ENRICO FINK & ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO, Cosa Nostra spiegata ai bambini 
Le musiche originali composte da Enrico Fink per l’omonimo spettacolo scritto da Stefano Massini con Ottavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. Un disco delicato che si fa scoltare anche senza il supporto delle immagini: suggestioni mediterranee, evocative, fra minimalismo e musica etnica.

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ - Azax Attra / Made To Measure Vol. 8 
La sublime voce del cantante iraniano Deyhim e la magia elettronica del compositore statunitense Horowitz: quando apparve per la prima volta nel 1986, questo album fu accolto con entusiasmo, stupore e incredulità: nessuno aveva fatto qualcosa di simile prima, e questa vertiginosa e ispirata miscela di tradizione persiana, avanguardia newyorkese e musica elettronica rimane incomparabile, potente e ipnotica fino a oggi. 

BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN - Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol.15 
Fu un incontro casuale quello fra tra Benjamin Lew e Steven Brown nell'effervescente crogiolo creativo che era Bruxelles nei primi anni '80 e ha portato a uno di questi piccoli miracoli discreti ma indimenticabili che avvengono a volte. Poetico, magico ed evocativo, "Douzième Journée" porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi alieni, che ha suscitato paragoni con la musica di Jon Hassell e Can. Steven Brown è il frontman della band statunitense Tuxedomoon. Benjamin Lew è uno scrittore, un artista visivo e un poeta del synth analogico (ha continuato a registrare altri quattro album per la Crammed Discs). Il valore di questo album per la serie Made To Measure non sembra essere cambiata nel tempo...

VARIOUS, Fictions - Made To Measure Vol. 47
include Steven Brown & Benjamin Lew, Kaitlyn Aurelia Smith, Christina Vantzou, Stubbleman feat. Nils Petter Molvaer, 
Lucrecia Dalt. Camille Mandoki & Matias Aguayo, Mary Lattimore, Inne Eysermans, Felicia Atkinson.
Otto illustri artisti hanno scritto e registrato brani originali per questo album che unisce ambient vintage, sperimentale e neoclassico e rende omaggio alla serie di compositori Made To Measure di Crammed Discs. Tutti i brani sono stati realizzati su misura per questo album e ruotano attorno all'idea di narrativa senza parole. Compositori ambient classici (qui rappresentati da Benjamin Lew & Steven Brown e Stubbleman, il cui lavoro è già apparso nella serie Made To Measure), artisti che si avvicinano all'ambient sperimentale partendo dal loro background pop o club (Lucrecia Dalt, Inne Eysermans, Matias Aguayo), ed eminenti esponenti della nuova grande generazione di compositori di musica ambient (Kaitlyn Aurelia Smith, ChristinaVantzou, Mary Lattimore, Félicia Atkinson). “Fictions" è stata curata da Marc Hollander.

ENSEMBLE 0, JoJoni - Made To Measure Vol. 49
L'Ensemble 0 (pronuncia: Ensemble Zerò) è un ensemble di musica contemporanea fondato nel 2004 e diretto da Sylvain Chauveau e Stéphane Garin. Esegue principalmente opere di compositori moderni, oltre a composizioni dei suoi membri. “Jojoni" è una deliziosa suite di sette ipnotici pezzi minimali, scritti per ed eseguiti con piccoli strumenti a percussione e chitarre acustiche. Un trio è come il cuore pulsante del collettivo: Sylvain Chauveau (chitarra acustica, glockenspiel), Stéphane Garin (percussioni metalliche) e Joël Mérah (chitarra acustica). 

HECTOR ZAZOU - Sonora Portraits 2
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU - Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

POLYCHRON+, She’s Always Been There feat. ANNA DOMINO. BLAINE L. REININGER. LUC VAN LIESHOUT. ALEX SPALCK. NICONOTE. DANIELE BIAGINI. CARMEN D’ONOFRIO.
Polychron+ sono un duo italiano (Aurelio Menichi + Gabriele Gai). Con lebands Dubital, Lord Chapeau, Smoke Signals, Vinylistic… si ricordano le loro prestigiose collaborazioni con Steven Brown, Mad Professor, Gilles Martin, Ultramarine. "SHE'S ALWAYS BEEN THERE" è un lavoro con una propria originalità che lo inserisce all’interno del vasto scenario “wave” italiano, dall’età d’oro dei primi gruppi post punk fino ad oggi. “She’s Always Been There” affonda le radici nell’humus mitteleuropeo (già terreno fertile di etichette quali Crammed Discs, Les Disques Du Crepuscule, Materiali Sonori) per suggerne il necessario nutrimento e trasporlo in un’inedita esperienza sonora, sintesi eclatante di delicata eleganza e morbosa sensualità. Le illustri collaborazioni - con ANNA DOMINO, BLAINE L. REININGER (che in “Piano Astrale” esibisce il suo straordinario italiano), LUC VAN LIESHOUT (Tuxedomoon), ALEX SPALCK (Pankow), NICONOTE (performer e magnifica voce già con Violet Eves), DANIELE BIAGINI (eccellente pianista già con i Minox, con il “Tenco” di Steven Brown e nel “Cameristico” di Riccardo Tesi) e CARMEN D’ONOFRIO - lasciano intuire l’ articolazione del progetto: gli ospiti si sono calati nell’ordito come se la trama già appartenesse loro, lasciando il loro inconfondibile segno sul risultato che suona sempre intenso, piacevole e sincero al tempo stesso. 

MALIBRA - Ami
Malibra Trio è un progetto musicale nato nel 2010 e capitanato dal Griot del Burkina Faso, Brahima Dembelè; sua è infatti la musica, e suoi i testi, tutti In lingua africana Djoula, diffusa in Africa Occidentale. L'idea musicale attinge direttamente al bagaglio ritmico e melodico africano; possiamo ritrovare infatti l'eco dei cori dei piccoli villaggi, i ritmi delle danze tradizionali, i colori vivaci e malinconici al tempo stesso di paesaggi meravigliosi e lontani. Questo background afro, si incontra e si fonde però con diverse tipologie di musica Occidentale, che pure devono le proprie radici all'Africa : il reggae, il jazz. Anche gli strumenti tradizionali africani, quali djembe, balafon e Kora incontrano e si mescolano con tastiere, pianoforte e batteria. Insomma un viaggio d'autore che parte dall'Africa ed arriva fino a noi. Con Brahima Dembelè: voce, djembe, balafon, kora, tama; Manuela Iori: pianoforte, tastiere, cori; Ettore Bonafè: djembe, dundun, batteria.

FRANKIE CHAVEZ & PEIXE, Miramar II 
Anche se provengono da diverse esperienze musicali, i portoghesi Frankie Chavez e Peixe sono uniti dal loro originale approccio con la chitarra. Peixe da più di venti anni sulla scena innovativa del rock portoghese con molteplici collaborazioni, e due sorprendenti dischi da solista “Apneia” e “Motor” nei quali esplora le innumerevoli possibilità del suo strumento musicale preferito. Sin dal suo debutto nel 2010, Frankie Chavez ha costantemente dimostrato di essere uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Ispirato dal folk, dal blues, così come dal classic rock, ha portato la sua musica sempre più lontano, sia con la band che come one-man-band, in completa simbiosi con lo strumento che c’è stato fin dall’inizio: una chitarra.

LETIZIA FUOCHI - ”Zing”
Effetto Zing o sull’inevitabile… Il progetto 2022 di Letizia Fuochi segna un cambio di passo nella scrittura musicale e nell'interpretazione vocale della cantautrice fiorentina. Il titolo curioso e inusuale, emblematico e bizzarro, nasce da una suggestione metasemantica, onomatopeica: ZING. ZING è un suono, è il suggerimento acustico di un evento stravolgente capace di trasformare noi stessi nel giro infinito di un attimo. Energia pura e incontrollabile che ci lascia senza parole, ZING rappresenta il cambiamento, il fatto (o il Fato) inevitabile in grado di illuminarci, contaminarci, di renderci consapevoli e fragili, meravigliosamente arresi di fronte alla nostra personale verità. ZING è anche il rumore di un solenne e maestoso colpo di fulmine che spiega in un istante tutto quello che fino a quel momento non eravamo riusciti a comprendere.  Dieci canzoni improntante sull'inevitabilità dei sentimenti, dei ricordi e delle occasioni; dieci canzoni crepuscolari scritte e abitate nel passaggio serale dalla luce del giorno al buio della notte, verso un risveglio completo del cuore. Dieci canzoni eteree e carnali fatte di suoni puri, caldi, ritmati, tersi e profondi, scuri e limpidi, intrecciati con le parole, quelle antiche che trovano in questo disco il loro significato più autentico. “Non solo canzoni, non solo un disco, ma un contenitore di idee rivolte ad un presupposto fondamentale: a questo servono libri e canzoni, prima ci spiegano il mondo e poi ci consolano. La cultura come strumento di consapevolezza, come possibilità di passare dalle emozioni alla curiosità di conoscere, come inevitabile passaggio per scoprire chi siamo e quanto possiamo trasformarci nell'incontro e nel confronto. La musica d'autore possiede una forza evocativa sempre attuale capace di fornire sguardi e intuizioni che hanno fatto crescere e sognare intere generazioni e che ancora oggi può parlare ai giovani con la stessa forza illuminante”.

WIM MERTENS - Heroides
Sessantaseiesima opera per il compositore e pianista belga. Ispirato alle poesie scritte dal poeta latino Ovidio, sotto forma di lettere di eroine mitologiche (Saffo, Penelope, Ermione...) ai loro eroici amanti assenti (Fione, Ulisse, Oreste…). Heroides è presentato in forma di doppio album: il primo per pianoforte e voce e il secondo per un ensemble strumentale (violini, violoncelli, arpa), completato da Mertens al pianoforte.

WIM MERTENS - Voice of the Living 
Con la composizione Voice of the Living, la guerra è raccontata dal punto di vista dell'"uomo comune", l'uomo ordinario, il soldato che si confronta con l'esperienza abissale di tutti i giorni - letteralmente, faccia a faccia con l'inaudito, l'imprevisto, l'inimmaginabile e tutto questo attraverso gli imponenti campi rivali. In altre parole, chiaramente non pensato da una prospettiva trionfalistica. I quattro elementi si riferiscono a loro volta a specifiche situazioni di guerra, come la stasi nella guerra di trincea (terra), le pianure alluvionali nel Westhoek (acqua), gli attacchi aerei (pressione atmosferica, gas velenosi) e gli scontri a fuoco (fuoco). In altre parole, Wim Mertens indaga il legame tra i quattro elementi e i quattro gruppi strumentali musicali tradizionali, arpa, archi, fiati e percussioni.

immagini di Lucia Baldini - musica di Arlo Bigazzi & Flavio Ferri 
"Alfabetiere Majakovskij!" è un altro tassello del progetto transmediale (e anche transeditoriale) ideato da Arlo Bigazzi e dedicato al poeta futurista. Inizialmente concepito come un reading musicale con e per l'attrice Chiara Cappelli - che ha curato le traduzioni dal russo - è poi diventato il doppio album "Majakovskij! Il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo" (Materiali Sonori), che comprende un CD con la sequenza teatrale in cui hanno preso parte, tra gli altri, musicisti come Blaine L. Reininger, Mirio Cosottini, Mirko Guerrini e Guido Guglielminetti, e un altro CD con versioni strumentali di alcuni brani. Successivamente è stato pubblicato il libro "Majakovskij! Cantata per Vladìmir Vladìmirovič" (Editrice Zona), contenente il testo dell'opera, brevi saggi su Majakovskij di autori come Francesco Forlani, Luciano Del Sette e Mirco Salvadori, due graphic novel disegnate da Riccardo Cecchetti e Monica e Zeoli, e cinque poesie non incluse nello spettacolo. Come altri pezzi di questo lavoro in continua evoluzione, sono stati realizzati otto video pubblicati sul web e persino due t-shirt e sei stampe d'arte delle graphic novel. Con la partecipazione della fotografa Lucia Baldini, l'"Alfabetiere Majakovskij!" nasce per Silentes, intrecciando il progetto originale di Bigazzi con gli Alfabetieri edito dalla fotografa: vere e proprie creazioni d'arte autoprodotte per la sua “casa editrice domestica”, In Alto Edizioni, libri d'artista prodotti in tiratura limitata, numerati e firmati. La caratteristica di queste originali opere editoriali è che ogni titolo è costruito sulla sequenza di un alfabeto dove ad ogni lettera che lo compone, è associata una parola o una breve frase che dialoga con un'immagine non immediatamente chiara. In questo caso, però, con Chiara Cappelli, i personaggi sono stati definiti ed espressi non nella successione dell'alfabeto cirillico ma creando una sequenza diversa, facendo corrispondere le singole lettere con le quali inserite nel verso della poesia "Ascoltate!". Per questo volume, le foto sono state scattate utilizzando vari modelli di smartphone Samsung, utilizzando un'app modificata. Se l'alfabeto fotografico di Lucia Baldini è liberamente costruito sui versi del poema di Majakovskij, la musica è stata creata decostruendo cinque brani del doppio CD, dove - intervenendo liberamente sulla musica di Bigazzi - Flavio Ferri ha rielaborato e costruito nuovi e inaspettati percorsi sonori. Vista l'armonia nata durante il processo creativo, i due sono andati ancora oltre, creando "L'Alba del 28 Febbraio" e "Poeti Estinti". Come scrive Mirco Salvadori - che contribuisce al progetto con un approfondito prologo - «la musica che emerge è purezza che contamina e allo stesso tempo seduce. I passaggi musicali che attraversano le traiettorie del sogno sono impregnati della sostanza che lo supporta e si espande all'infinito in un'esperienza di ascolto che mirerebbe ad essere illimitata.

ARLO BIGAZZI feat. FLAVIO FERRI & MIRIO COSOTTINI - Short Pieces For Short Movies
Diverse anime e provenienze caratterizzano i brani che compongono questo nuovo album di Arlo Bigazzi, realizzato insieme al trombettista Mirio Cosottini e Flavio Ferri (produttore, compositore, co-fondatore del gruppo pop Delta V, polistrumentista e collaboratore di Gianni Maroccolo e Edda). I suoni originali e alcune parti strumentali che compongono i sette brani sono colonne sonore di cortometraggi: uno proviene dal primo e sperimentale video del regista Pierfrancesco Bigazzi, due dalla colonna sonora – realizzata originariamente con il solo Mirio Cosottini – del suo cortometraggio Dove noi non siamo; altri tre dal corto On The Other Side! di Margarita Bareikyte; mentre uno, totalmente inedito, proviene da una collaborazione, mai concretizzatasi, richiesta ad Arlo dal tastierista Luca Olivieri (a lungo collaboratore degli Yo Yo Mundi). 

a cura di DANTE PRIORE - Grano grano non carbonchiare
Ristampa in CD di un disco storico per la Materiali Sonori, pubblicato nel 1978, il quarto prodotto della neonata etichetta indipendente. Contiene la ricerca sul campo realizzata dallo studioso Dante Priore (1928-2022) sul canto popolare contadino del Valdarno Aretino. Originali informatori che cantano e raccontano ottave rime, zinganette, stornelli, canzoni. La produzione fu curata da Luciano Morini, Sergio Traquandi, Giampiero Bigazzi. L’edizione digitale è stata curata da Arlo Bigazzi e Lorenzo Boscucci.

STEVEN BROWN - Zoo Story
Original soundtrack album. Disponibile dal 1989 per la Materiali Sonori la colonna sonora dell’opera teatrale del drammaturgo americano Edward Albee (1928-2016) composta e suonata dal Tuxedomoon Steven Brown. Con l’extra track “A Spirit Ditty” composta insieme a Drem Bruinsma.

ORIO ODORI feat. HARMONIA ENSEMBLE - I sogni di Federico 
Un disco che ripropone il lavoro di uno dei progetti più importanti della storia della Materiali Sonori: Harmonia Ensemble, il gruppo “new classics” prodotto da Giampiero Bigazzi e composto da Orio Odori (clarinetto), Damiano Puliti (violoncello), Alessandra Garosi (pianoforte) e, successivamente, Paolo Corsi (percussioni). "I sogni di Federico” raccoglie cinque composizioni di Orio Odori e si apre con l’omonimo brano, già pubblicato come intro originale a “Prova d’orchestra” di Nino Rota nel disco di Harmonia “Fellini”, da molti anni sigla di apertura del programma “Le Meraviglie” su Rai Radio 3 e RaiPlay Sound. Gli altri quattro brani sono inedite composizioni sempre di Orio Odori registrate nel 1996. Il risultato stilistico è come una sintesi dell’arte musicale di Odori, come modelli della sua ormai lunga attività di compositore ed esecutore della propria musica: eclettica, contemporanea e classica, romantica, post-rock, “massimalista” e minimale allo stesso tempo. Post-moderna.

SIRIMIRI BAND - Urban Harmony 
Un grogiuolo di eccellenti musicisti fiorentini, una band nata a metà degli anni Settanta che oggi ripropone il proprio classico stile “fusion” con intense venature “progressive”, arricchito di nuovi spunti e ispirazioni maturate attraverso le varie esperienze nel tempo accumulate dai suoi componenti vecchi e nuovi, ma sempre mantenendo energia ed espressività originarie. Prodotto da Daniele Trambusti (batterista inizialmente con Bella Band, Diaframma e Steve Piccolo, poi a lungo con Litfiba, e con un nutritissimo curriculum di esperienze e collaborazioni musicali e discografiche, anche come produttore).

FLAVIO FERRI - Lost In The Inbetween 
Flavio Ferri, milanese di nascita ma catalano d’adozione è musicista, produttore, compositore e sound designer. Personaggio multiforme e instancabile, fonda i Delta V nel 1995, gruppo electro-synth pop dai tratti raffinati e con i quali raggiunge un buon successo con i singoli di Se telefonando e Un’estate fa. Con Lost In The Inbetween riprende le sue sperimentazioni strumentali proponendo una suite di 29 minuti e 53 secondi dal sapore onirico e intimista, avvalendosi della presenza della violista Sara Francesca Molinari.
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CHRISTIAN PABST
Il 15 settembre esce The Palm Tree Line

Con il debutto del suo nuovo gruppo italiano, l’acclamato pianista tedesco Christian Pabst realizza un sogno in cui esprime il suo amore per la musica del Sud. Alla ricerca della bellezza trova ispirazione tra il 44esimo grado nord e il 44esimo grado sud, l’unica zona nel mondo dove crescono le palme. Ed è proprio questa linea, calda, solare, piena di vita, musica e di misteri e magia, che dà il nome a questo album: The Palm Tree Line.
 L’ascoltatore interprende un viaggio intenso e gratificante accompagnato da alcune colonne sonore italiane, un’esplosiva interpretazione del “Mambo” di Bernstein, i suoni eleganti cubani di “Alhambra” e l’ironica storia d’amore messicana “Déjame Llorar”.
 “Quando ero piccolo,” ricorda Pabst, “le vacanze con la mia famiglia avevano sempre direzione sud Europa, alla ricerca del sole e caldo. Ricordo che sin da bambino, la vista delle palme mi abbia sempre affascinato: associavo questi alberi meravigliosi, a un viaggio più’ lungo del solito, più lontano, che mi avrebbe portato in luoghi e paesaggi molto diversi da quelli di casa mia. 
 Le musiche di questo disco prendono vita al momento del tramonto quando i colori si intensificano, quando giorno e notte coesistono. Passato e presente si intersecano da non distinguere più il sogno dalla realtà. Questo disco è un nuovo passo in avanti nella carriera del virtuoso pianista tedesco e italiano di adozione. È la prima volta dopo tante composizioni originali che Christian Pabst interpreta la musica di altri compositori. In oltre, è il debutto del suo nuovo gruppo italiano. Oltre al trio con Francesco Pierotti al contrabbasso e Lorenzo Brilli alla batteria, ci sono ospiti d’eccezione: la cantante Ilaria Forciniti e il fisarmonicista Federico Gili. Sono già disponibili i brani Mambo e Amara Terra Mia All About Jazz chiama la visione musicale di Pabst “una resa alla bellezza della musica”. Con The Palm Tree Line, il suo album più personale di sempre in cui si riflette la sua esperienza italiana, Christian Pabst dimostra un impressionante controllo dello strumento, una sensibilità melodica e la capacità di creare insieme ai suoi bravissimi musicisti una forte energia ritmica.

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Greg Burk - “And The Sea Am I”
Tonos Records 2023

"And The Sea Am I”, il lavoro per solo piano del compositore e pianista americano Greg Burk, è un nuovo capitolo delle sue opere ispirate all’acqua. Nato e cresciuto nel Michigan, Burk ha passato la gioventù esplorando i suoi fiumi, nuotando nei suoi laghi, attraversando i maestosi Grandi Laghi. Questi vissuti sono presenti nelle composizioni e improvvisazioni raccolte in precedenti CD per solo piano, quali "Clean Spring” (Steeple Chase Records, 2016) e "As A River" (Tonos Records, 2019)-. Dal 2004 Burk vive in Italia, sulla costa del Tirreno. "And the Sea Am I" è una raccolta di riflessioni musicali ispirate ai mari. Le esperienze musicali di Burk, dalla prima immersione nella musica classica alle successive esperienze come pianista be-bop a Detroit e infine come studente di Yusef Lateef e Paul Bley, si intrecciano come correnti in un fiume per creare uno stile pianistico fluido e altamente personale.
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Nicole Johänntgen
Labyrinth
Data di uscita: 15 settembre 2023
 
Nel suo nuovo album “Labyrinth“, la sassofonista Nicole Johänntgen incontra il tubista Jon Hansen e il percussionista David Stauffacher. La registrazione è stata effettuata in pubblico davanti a un pubblico della Radio Svizzera SRF 2. I nuovi brani di Nicole Johänntgen risultano potenti.”Per noi tutto è estremamente fresco“, così la musicista descrive l‘atmosfera della sessione di registrazione. Labyrinth è groovy, sperimentale, a volte malinconico e qua e là si sente il fascino dell‘era Motown degli anni ‚70. Quando la sassofonista crea musica, le piace guardare in profondità. Con lei, tutto ha a che fare con il sentimento e la riflessione sulla vita. La title track ”Labyrinth“ simboleggia esattamente questa mobilità interiore, quando la band lascia che un terzo motivo vaghi attraverso molti livelli armonici. “Canyon wind“ trasporta un sottile groove in 6/8. Tutti si muovono in trance. “Goodnight my Dear“ presenta una sofisticata struttura polifonica e in “Get up and Dance“ la tuba e le percussioni creano una sorta di ritmo da discoteca. Ancora di più: la tuba stessa diventa uno strumento a percussione e in due composizioni si può persino sentire un secondo strumento di basso. Nicole ha invitato il sousafonista francese Victor Hege come ospite speciale per due canzoni. L‘album contiene molte belle sorprese. La „Little Song for Nenel“ è una deliziosa ballata che Nicole Johänntgen ha dedicato al suo bambino. Qui Nicole Johänntgen alterna sassofono e voce senza band. Qualche mese prima, il padre della Johänntgen aveva regalato alla figlia il suo amato microfono di Elvis Presley. Si tratta di una nuova versione del vecchio e noto Shure Unidynes 556. “Labyrinth“ è il jazz come lo intende Nicole Johänntgen. È l‘arte di risolvere le contraddizioni. Tutto suona come se fosse stato creato da qualche parte all‘esterno, spontaneamente durante una sessione. Ma dietro c‘è molto di più. La strumentazione non convenzionale di sassofono, tuba e percussioni offre nuove e inaspettate possibilità. Nicole Johänntgen è una musicista esperta che suona il suo sassofono in modo sensibile ed espressivo con tutti i tipi di trucchi tecnici virtuosi e, soprattutto, naturali, fino a una sorta di tecnica slap. Nicole Johänntgen ha registrato finora 25 album, ha ricevuto numerosi premi e ha ricevuto il Saarland Art Prize 2022 a gennaio e il Lichtenburg Prize 2023 a maggio. www.NicoleJohaenntgen.com
La musicista jazz tedesca Nicole Johänntgen è sassofonista, compositrice e conduttrice di workshop. Nicole è attualmente impegnata in numerose tournée come solista o con i suoi gruppi. La sua attenzione si concentra sul suonare dal vivo, sulla registrazione in studio e sull’insegnamento per tutte le età. Dal 2022 conduce workshop di jazz nell'Oberland bernese e insegna a giovani e adulti sia online che in loco. Nicole Johänntgen si impegna per i giovani talenti e nel 2015 ha fondato il "Kids Jazz Club", che offre ai bambini una facile introduzione al mondo della musica. Nel 2013 ha avviato il workshop di music business SOFIA (Support Of Female Improvising Artists) per le musiciste jazz. La carriera musicale di Nicole Johänntgen è iniziata 35 anni fa. Ha iniziato a suonare il pianoforte classico all'età di sei anni e anni dopo si è avvicinata al sassofono e al jazz. La sassofonista jazz ha suonato in America con le Sisters in Jazz (2003). È stata membro della European Swinging Jazz Orchestra e della IASJ International Association of Jazz of Schools. Nicole Johänntgen è stata scelta più volte come direttore artistico per comporre le band dei festival a cui lei stessa ha partecipato. Ad oggi ha prodotto 25 album e ha fondato la sua etichetta "Selmabird Records". La musicista jazz ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio d'arte 2022 del Saarland e il Premio Lichtenburg 2023. Nicole Johänntgen ha studiato jazz/musica popolare all'Accademia Statale di Musica di Mannheim e dal 2005 vive in Svizzera con la sua famiglia.
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Ambush / Claudio Fasoli NeXt 4et
[ Abeat records – 2023 ]
 
Claudio FASOLI saxofono tenore & soprano / Simone MASSARON chitarra elettrica / Tito MANGIALAJO RANTZER contrabbasso / Stefano GRASSO percussioni
 
Visionario! AMBUSH, il nuovo cd del Claudio Fasoli NeXt Quartet. Nat Hentoff ha scritto: "Ciò che mi colpisce di più in Claudio Fasoli è la chiarezza e l'individualità della narrazione, ‘parla’ davvero con i suoi fiati, le sue ance. Non lo si può confondere con nessun altro. Suona con un'intensità di sentimenti - dalla riflessione all'esultanza - che ha una potente immediatezza. A volte gioioso, altre volte giocoso, ma profondamente radicato in quella che si può definire la tradizione classica. Non c'è ostentazione, non si suonano solo note senza una storia che le colleghi. Poi c'è Fasoli compositore. La sua scrittura ha una forma distinguibile. Le sue linee sono chiare e forti, e conosce il valore espressivo di lasciare spazio al respiro, all’intervallo". Nelle composizioni presenti in AMBUSH, nuovo cd pubblicato dalla Abeat, ritroviamo le peculiarità dello stile di Fasoli, a cui si aggiungono l’elettronica, che trova ampio spazio sul piano evocativo e ritmico. Con il NeXt Quartet, Fasoli presenta l’evoluzione di un gruppo in cui la chitarra elettrica di Simone Massaron caratterizza il proprio linguaggio mediante un impegno timbrico ampio e imprevedibile, il supporto acustico del contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer propone viceversa un clima scuro e materico che paradossalmente ben si affianca alla apoteosi coloristica della chitarra, mentre Stefano Grasso crea connessioni ritmiche razionali, ma anche nervose e dialettiche. Su questi orizzonti vola il suono straordinario del sax, che completa il gruppo creando situazioni e soluzioni sonore di grande impatto emotivo. La sequenza dei brani ha un carattere di profonda alternanza, assai accentuata: brani veloci e intensi si alternano a situazioni più riflessive e intimistiche. Col procedere dell’ascolto la curiosità non può che esserne sollecitata. Anche con il NeXt 4et Claudio Fasoli crea un campo magnetico di emozioni. AMBUSH, un disco meraviglioso e visionario. Una ricerca incessante e una creatività inesausta segnano la musica di Fasoli e la situano ai vertici del jazz. “Fasoli è uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile”. (M.T.)
CLAUDIO FASOLI, sassofonista, compositore, docente. Ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler. È stato membro del Perigeo, uno dei più celebri gruppi di sperimentazione jazz. Insegna alla Civica scuola di musica “Claudio Abbado” di Milano. “AMBUSH” è stato preceduto da “NeXt” e “Haiku” con il Samadhi 5et, e “Selfie” con il New York 4et. Nel 2018 è stato eletto Musicista dell’Anno. Claudio Fasoli’s Innersounds, il film a lui dedicato dal regista Angelo Poli, ha ricevuto prestigiosi premi. Il suo libro “Inner Sounds” (Agenzia X) è giunto alla seconda edizione; prossimamente uscirà Jazz compilation, per le edizioni Il Saggiatore. Info: www.claudiofasoli.com .
SIMONE MASSARON. Suona: chitarra elettrica, chitarra elettrica fretless, chitarra elettrica lap steel, rumori e loop. Partecipa a seminari di Pat Metheny e Bill Frisell. L’eclettico modo di suonare e la continua ricerca lo portano a spaziare tra improvvisazione radicale, avanguardia, jazz e prewar blues. Il disco d’esordio è Breaking News insieme ad Elliot Sharp. Collabora con i chitarristi Nels Clive e Marc Ribot. Nel 2006 viene invitato al Fretless Guitar Festival di New York. Nel 2008 esce Dandelions On Fire con la partecipazione della cantante americana Carla Bozulich. Del 2010 è The Big Empty, nel 2018 esce Furore. Ha suonato con Rob Mazurek, J. Tacuma, Tiziana Ghiglioni, Steve Piccolo, Gak Sato, Xabier Iriondo, Giovanni Maier, Tiziano Tononi e molti altri.
TITO MANGIALAJO RANTZER. Studia contrabbasso con i Maestri: F. Feruglio, G. Azzolini, F. Di Castri e W. Booker. Ha frequentato corsi con Pietro Tonolo, Dave Holland, Barre Phillips. Collabora con importanti jazzisti italiani e americani, come Lester Bowie, Herb Robertson, Roswell Rudd, Brian Lynch, Joe Fonda, Sergio Galvão, Hector “Costita” Bisignani, Moacyr Luz. È presente in circa 100 cd, due a suo nome: “Dal basso in alto”, in solitudine, mentre “Dedictions” è registrato con un quartetto. Ha suonato nelle colonne sonore dei film: “Pane e Tulipani”, “Brucio nel vento”, “Agata e la tempesta”, "Giorni e Nuvole" di Silvio Soldini; "Il caso dell'infedele Klara" di Roberto Faenza, con musiche di Giovanni Venosta.
STEFANO GRASSO. È un giovane talentuoso batterista e percussionista milanese. Prende parte a vari progetti: musica classica, contemporanea, jazz, punk-rock, cantautorato. Ha suonato in festival in Italia e all’estero. Con parte di questi progetti incide lavori pubblicati dalle etichette: Emme, Jazzit, Felmay, Setola di Maiale, La Stanza Nascosta, Deep Voice, Chant. È anche autore di musica per danza e teatro: Una Vita a Matita, Un po' di più, Prometeo?. Concluso a pieni voti il triennio in Strumenti a percussione, approfondisce il linguaggio improvvisativo e classico-contemporaneo con un biennio in percussioni a tastiera presso il Conservatorio Verdi, con Andrea Dulbecco, e studia percussioni etniche con Jim Black, Gilson Silveira, Tiziano Tononi.
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l’album d’esordio di Riccardo Gola
In uscita venerdì 28 aprile su CD e digitale

“Cosmonautica” è il primo disco da leader del bassista e compositore romano Riccardo Gola, in uscita venerdì 28 aprile per la Jando Music/Via Veneto Jazz. L’album verrà presentato in concerto lo stesso giorno di uscita alla Casa del Jazz di Roma. Alla guida di un quartetto acustico formato da Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto, Enrico Zanisi al pianoforte ed Enrico Morello alla batteria, Riccardo Gola ha realizzato un concept album, composto interamente da brani originali e con un’idea di sound molto netta e precisa. Cosmonautica, cioè scienza e arte del viaggiare nello spazio. Ovvero, la musica capace di portare musicisti e ascoltatori in un’altra dimensione. Ed ecco, quindi, che i quattro musicisti entrano come astronauti in uno stato di concentrazione e isolamento, per andare in profondità nell’atto di creazione collettiva. In maniera simile, l’ascoltatore viene condotto in uno spazio di attenzione e scoperta che lo distacca temporaneamente dal brusio del quotidiano. Le composizioni di Gola sono chiaramente contaminate da una pluralità di linguaggi musicali, dal rock all’elettronica, dalla musica africana alla classica contemporanea. Al tempo stesso, mantengono un saldo legame con l’eredità jazz di matrice afro-americana, evidente anche nella scelta dell’organico, con un sound acustico e quasi tradizionale. Alla stessa maniera, il suono pulito di Bigoni cela un linguaggio moderno e complesso, il piano di Zanisi inventa continue sovrastrutture armoniche, il fraseggio di Enrico Morello garantisce dinamismo e una continua ma mai invadente spinta propulsiva che lega i brani più asimmetrici con i momenti in cui il gruppo si distende in un più tradizionale quattro swing.  Romano, classe 1980, Gola è un artista multidisciplinare impegnato in egual misura nella musica e nelle arti visive con una carriera parallela da illustratore, grafico e art director. Come musicista ha studiato a Siena Jazz con insegnanti come Joe Sanders, Greg Hutchinson e Ralph Alessi. È parte integrante di alcuni dei progetti più validi del jazz originale italiano, come Storytellers di Simone Alessandrini e Folkways di Costanza Alegiani.
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MANISCALCO BIGONI SOLBORG - CANTO
NUOVO ALBUM PUBBLICATO PER ILK

Col suono dello scroscio di un ruscello nelle orecchie, recitiamo un nuovo testo di poesie musicali, declamate, o sussurrate, in un paesaggio delineato da sintetizzatori, corde ed ance, pervaso di elettronica subliminale, processi analogici e microtonalità. Episodi cameristici e tableau sonori si intrecciano in un tappeto elettroacustico solenne ed intimo al contempo. Il trio Maniscalco/Bigoni/Solborg si muove con libertà attorno al nuovo materiale originale dell’album, senza timore di sfidare la concezione del singolo brano. Interagisce e costruisce musica basata su una forte presenza, votata al dialogo, capace di collegare melodismo ed astrazioni contemporanee, al riparo da una rigida catalogazione in generi o stili. Il gruppo italo-danese ha lavorato intensamente sulla propria poetica per oltre un lustro. I risultati si possono ascoltare nei due dischi precedenti, che hanno ottenuto un riscontro positivo di pubblico e di critica a livello internazionale. All’interno di CANTO i tre musicisti si muovono in territori precedentemente inesplorati come ensemble. Dal 2015, Maniscalco, Bigoni e Solborg hanno visitato club e festival a Berlino, Porto, Copenaghen, Londra (con Evan Parker come ospite), Brescia, Ferrara, Strasburgo. Nel 2022 sono attesi ai festival di Newcastle, Copenaghen e Aarhus, mentre un tour in Danimarca, Italia e Germania è attualmente previsto per i primi mesi del 2023. Solborg, Bigoni og Maniscalco hanno diviso il palco con musicisti ed ensemble del calibro di Enrico Rava, Evan Parker, Paul Lovens, Susana Santos Silva, Maria Faust, Lotte Anker, Copenhagen Clarinet Choir, Benoit Delbecq, Almut Kuhne, Steve Argüelles, Thomas Morgan, Greg Cohen, Jim Black, Stefano Battaglia, Gianluca Petrella.
CANTO è stato registrato, mixato e masterizzato da alcuni fra i migliori ingegneri del suono del nord Europa. È disponibile in streaming e CD; un’edizione limitata in vinile 180 g uscirà per ILK durante l’autunno.Francesco Bigoni – sax tenore, sax alto, clarinetto Mark Solborg − chitarra, elettronica Emanuele Maniscalco − pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori
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FRANCESCO FIORENZANI ‘KLONDIKE’ 4ET

Il chitarrista senese Francesco Fiorenzani pubblicherà il nuovo album Klondike il 14 aprile (Honolulu records). Il Klondike è una regione del Canada nord-occidentale caratterizzata dalla presenza di giacimenti auriferi e famosa per la famigerata corsa all’oro iniziata a fine ‘800, la medesima nella quale l’autore statunitense Jack London ha ambientato alcuni dei suoi capolavori come Zanna Bianca e il Il richiamo della foresta. Vastità, purezza ed essenzialità di un luogo così selvaggio, sono questi gli elementi che sintetizzano la fonte ispiratrice dalla quale attinge il quartetto e su cui il chitarrista senese Francesco Fiorenzani fonda l’intero progetto Klondike. Assieme al contrabbassista Francesco Ponticelli, già al suo fianco in Silent Water (Auand, 2018) e coadiuvato da Andrea Beninati alla batteria, l’organico originale nasce inizialmente come trio, al quale si unisce successivamente il bassista e produttore musicale, Andrea Lombardini, senza che ciò sottragga nulla alla natura intima intrinseca nella scrittura del repertorio, al contrario portando la cura del dettaglio e del suono ad un livello successivo. Il gioco d’intesa, l’equilibrio dei suoni, la ricerca della semplicità del dettaglio spoglio di ogni architettura e fronzolo barocco, un impasto sonoro caldo e avvolgente, questa è il Klondike nella visione percettiva del quartetto, così come la musica bluegrass, il blues, il folk, quello di Nick Drake per esempio e certamente il legame indissolubile con la tradizione della musica jazz, risultano cifra stilistica caratterizzante dell’intera opera. La forma canzone emerge con prepotenza, lasciando ampio respiro al lirismo delle melodie così che le nove tracce che compongono il disco prendono forma con suono compatto e roccioso ma al contempo ricco di sfumature che le caratterizzano, e dal quale la chitarra emerge come eco di un canto lontano.
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“Il favoloso mondo di Wayne lo strambo”
il nuovo disco di Roberto Bottalico
In uscita venerdì 11 novembre su CD e digitale
In concerto sabato 19 novembre alla Casa del Jazz di Roma
 
“Il Favoloso mondo di Wayne lo Strambo” è il nuovo disco di Roberto Bottalico, in uscita venerdì 11 novembre per la Filibusta Records. Un omaggio all’estro e ai principi compositivi del celebre sassofonista Wayne Shorter, che verrà presentato in concerto sabato 19 novembre alla Casa del Jazz di Roma. As weired as Wayne, strambo come Wayne. Così veniva soprannominato Shorter al liceo da giovane. Una sorta di Mr Bizzarro, un piccolo outsider sin da piccolo. È sulla sua figura leggendaria, che l’Alter&Go Project del sassofonista Roberto Bottalico ha immaginato e scritto questo nuovo album. Un pensiero musicale, quello di Shorter, che si muoveva in modo apparentemente simmetrico ma che in realtà dava luogo a idee musicali che cambiavano continuamente forma, connotazione emotiva, armonica e melodica. Un mondo, quindi, pieno di fantasie e improvvisazioni, dove Bottalico dà forma e contenuto, grazie a un gioco di rimandi e immedesimazioni. Il risultato è la creazione di un universo fantastico e immaginario, raccontato in otto episodi con personaggi e vicende ogni volta diversi. Otto brani originali di Roberto Bottalico, ad eccezione di Resolution di Coltrane. Ed ecco, quindi, che nel mondo favoloso di Wayne lo strambo prendono vita Kurkusa, il chicco di mais costretto a stare in equilibrio su un filo; il gigante che cammina facendo mezzo passo alla volta, cercando di arrivare al cospetto di John Coltrane; l’ispettore Porfirij Petrovic, nato dalla penna di Dostoevskij, e il suo tortuoso inseguimento per stanare Raskolnikov; Dedalus, l’alter ego di Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce, perso nel suo flusso di pensiero; e infine lo stesso Wayne Shorter, detto lo strambo, qui ritratto nella sua sfera più intima e personale. Ideato e argomentato dal sassofonista Roberto Bottalico, sostenuto dal chitarrista Augusto Creni, sospinto dal contrabbasso di Alessandro Del Signore e conturbato dalla batteria di Massimo di Cristofaro, “Il Favoloso mondo di Wayne lo Strambo” è la traduzione sonora di un’immagine mentale che cambia costantemente forma e prospettiva, fuggendo così da contorni fissi e delimitati. Roberto Bottalico, qui alla sua quarta fatica discografica con l’Alter&Go Project esprime un lavoro di ricerca verso il jazz moderno, strizzando l’occhio alle infinite possibilità del suono, con grande sensibilità artistica.
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PAOLO DAMIANI - MASSIMO GIUSEPPE BIANCHI - DALL'OVUNQUE CHE SEI

Dall’Ovunque che sei” è il disco che testimonia l’incontro tra due musicisti eclettici da sempre impegnati a spingersi oltre i confini della musica alla ricerca continua di nuovi spazi e significati sonori. Paolo Damiani, contrabbassista, violoncellista viene dal mondo del jazz nel cui ambito ha scritto pagine significative. Massimo Giuseppe Bianchi, pianista, incide per Decca ed è noto nell’ambito del concertismo classico come interprete di Bach e Godowsky. Cosa accomuna, al di là dell’amicizia, due musicisti apparentemente così lontani? La volontà di abbracciare la musica in modi sempre inattesi non importa se una canzone di Dylan, un madrigale di Monteverdi, un tema aforistico di Monk o una loro composizione originale. Il desiderio di divorziare dalla consuetudine delle conferme, di rinunciare all’adozione di un linguaggio prestabilito per sposare l’indeterminatezza di un approccio libero. Il tentativo costante di modificare la rosa dei venti e scegliere la musica sconosciuta. La ‘loro’ musica. Nei concerti del duo non vigono, infatti, leggi particolari se non questa, che i generi sono aboliti e il crocevia dei canoni è sospeso. Il gioco è una cosa serissima e qui la regola è quella dell’ascolto reciproco nella ricerca di un linguaggio che, giocando, sappia farsi racconto, emozione. Quella della musica sconosciuta, così pura da poterla bere. La parola viaggia oltre il significato, animata da nostalgica spiritualità. Un poeta ama e agisce attraverso la parola, Sibilla Aleramo si innamorò di Dino Campana soltanto leggendo i suoi versi, senza averlo mai incontrato, allo stesso modo il musicista agisce poeticamente per mezzo dei suoni cui attribuisce valore salvifico. Nell’improvvisazione può guardare le cose in modo sempre nuovo e autentico, assumendosi il rischio di un cambiamento perpetuo. In questo disco abbiamo lasciato che le più varie influenze del nostro vissuto, il jazz, la musica contemporanea, la musica classica, il folk europeo, venissero in contatto con l’improvvisazione in una confluenza naturale, cercando un’identità presente prima e non dopo le esecuzioni, senza perdere la bussola. “Dall’ovunque che sei” non è quindi jazz, ma il “nostro” jazz, ed è anche un omaggio a tanti musicisti che amiamo, da Paul Bley a Kurt Weill fino a Olivier Messiaen, mai chiamati esplicitamente in causa attraverso composizioni o temi famosi, ma costantemente evocati nei modi e percorsi improvvisativi. - Massimo Giuseppe Bianchi. Molto tempo fa, insegnando Composizione in Conservatorio, improvvisai un pensiero che da allora mi abita: «non so cosa cerco ma quando lo trovo lo riconosco». Suonando - nel rischio del cambiamento perpetuo - con Massimo Giuseppe Bianchi, mi capita spesso di ‘ riconoscere’ suoni o silenzi che amo all’istante. Con Massimo inventiamo insieme libere conversazioni come quelle evocate da James Hillman: «Le ore passate nei pub di Dublino e il linguaggio incredibile, le idee ridicole concepite solo per il piacere di pensarle e dirle, sono in sé una forma di erotismo, di innamoramento». Risonanze, sensazioni, suoni che si attraggono lasciando che le cose accadano, il piacere oltre il pensiero vivendo il presente e abbracciando il molteplice, attivi nell’attesa e senza pianificare troppo. - Paolo Damiani Paolo Damiani compositore, direttore d’orchestra, contrabbassista e violoncellista, didatta. Laureato in Architettura presso l’Università di Roma. Diplomato in contrabbasso e musica jazz, dopo aver studiato composizione e strumento con Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Franco Sbacco, Lucio Buccarella, Giorgio Pani, Fernando Grillo, Giuseppe Selmi, Frances Marie Uitti. Nel settembre 1999 è stato nominato direttore artistico e musicale dell’ONJ – Orchestra Nazionale Francese di Jazz -, primo artista straniero ad aver vinto il relativo concorso. Paolo Damiani è rimasto alla guida della prestigiosa compagine fino al settembre 2002, suonando in tutta Europa e registrando per la nota etichetta discografica tedesca ECM. Dal 1996 al 1999 ha presieduto l’AMJ (Associazione Nazionale Musicisti Jazz). Dal 1982 dirige il Festival Internazionale di jazz “Rumori Mediterranei” di Roccella Jonica, dal 1998 quello di Roma “Una striscia di terra feconda” insieme ad Armand Meignan. È stato l’ideatore del coordinamento di festival jazz “L.I.R.A.” (Libere Iniziative di Ricerca Artistica), che comprende i più innovativi festival italiani di jazz. Ha collaborato con alcuni dei più prestigiosi musicisti del mondo tra cui Pat Metheny, Kenny Wheeler, Albert Mangelsdorff, Billy Higgins, Charlie Mariano, Antony Braxton, Cecil Taylor, Gianluigi Trovesi, Trilok Gurtu, Miroslav Vitous, Barre Phillips, Tony Oxley, John Surman, Enrico Rava, Anouar Brahem, Marc Ducret, Louis Sclavis, François Jeanneau, Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu, Pino Minafra e Giorgio Gaslini con il quale ha debuttato professionalmente nel 1976. Nel 1996, su diretto invito di Luigi Berlinguer, allora ministro della Pubblica Istruzione, è stato chiamato a far parte della Commissione incaricata di “individuare le conoscenze fondamentali su cui basare l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana”. Nel luglio 2006 è stato nominato membro del Comitato Nazionale per l’Apprendimento Pratico della Musica (D.M. 28 luglio 2006) creato dal Ministro Giuseppe Fioroni e presieduto dal prof. Luigi Berlinguer. Ha scritto inoltre le musiche per lo spettacolo “Il silenzio anatomico” di Ivano Marescotti con le poesie di Raffaello Baldini e da allora collabora stabilmente con il grande attore romagnolo (Lirismo enologico, Moby Dick). Insieme all’editore Vincenzo Sicchio ha inventato la collana di audiolibri recentemente allegata alla Repubblica e all’Espresso (giugno 2006), di cui ha curato la regia musicale coinvolgendo artisti come Benni, Cerami, Camilleri, Fiorello, Lella Costa, Arnoldo Foà, Piovani, Rava, Fresu, Trovesi, Bollani, e molti altri. Dal 16 febbraio 2007, su designazione diretta del ministro Fabio Mussi, è membro del CNAM (Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale) del Ministero dell’Università e Ricerca. Formatosi nel solco di grandi maestri come Bruno Canino, il Trio di Trieste e Franco Rossi, Massimo Giuseppe Bianchi ha affiancato la carriera musicale ai propri eclettici interessi per la filosofia, la letteratura e la poesia. Attento divulgatore in ambito radiofonico, è curatore di seminari di approfondimento musicale e direttore artistico di varie stagioni musicali, tra le quali Musica a Villa Durio presso Varallo (Vc). Pianista con all'attivo un copioso numero di album, tra i quali ricordiamo 'Castelnuovo-Tedesco: Piano Quintets' (con Aron Quartett) (CPO), Around Bach (2016) e The Art of Variation (2019) per Decca. Bruno Walter Piano Quintet. String Quartet (2023) con Aron Quartet. Nei suoi concerti affronta spesso opere di rara esecuzione e impegno virtuosistico, dalle Variazioni Goldberg alla Sonata di Jean Barraquè. Ha eseguito più volte il ciclo completo delle trascrizioni per pianoforte delle Sinfonie di Beethoven realizzate da Franz Liszt oltre a numerosi lavori a lui dedicati. Si è esibito in sedi prestigiose, ospite di importanti istituzioni. Tra le numerose collaborazioni ricordiamo, in ambito cameristico quelle con Aron Quartett, Antonio Ballista, Bruno Canino, Francesca Dego, Jack Liebeck, Domenico Nordio. Apprezzato improvvisatore, in ambito jazzistico collabora con artisti quali Louis Sclavis, Paolo Damiani ed Enrico Pieranunzi. Profondo conoscitore del Novecento musicale, ha registrato per l’etichetta Naxos diversi dischi dedicati a musiche di Ghedini, Respighi e Pick- Mangiagalli. Ha curato edizioni critiche di opere di Respighi, Carpi e Castelnuovo-Tedesco per gli editori di settore Suvini Zerboni e Curci. Da oltre un decennio è docente presso i Seminari della Nuova Accademia- Studio filosofico Domenicano di Bologna. È una delle firme della rivista "Musica Jazz", nei suoi contributi approfondisce i legami tra il mondo del jazz e la musica classica e contemporanea. Nel 2000 fonda a Varallo (Vercelli) la stagione di musica classica, con un'attenzione rivolta al jazz, Musica a Villa Durio di cui è direttore artistico. Nel 2019 crea il Festival Beethoven insieme a Musica con le Ali di Milano, arrivato alla quarta edizione, il festival è diventato uno degli impegni tradizionali dell'estate nel Piemonte orientale. Nell'Aprile 2020, durante la pandemia di covid, insieme al fotografo Alessandro De Alberto e al team di videomaker, Social Valet, realizza un inusuale concerto mobile per gli abitanti di Varallo, su un camion attrezzato con un pianoforte. Il video del concerto, intitolato "Musica a Domicilio", diventò virale nel giro di poche ore, raggiungendo le televisioni e le riviste di tutto il mondo. Massimo Giuseppe Bianchi è attivo come solista e camerista classico, con incursioni nella musica contemporanea e jazz, ha una pluriennale collaborazione in duo con Louis Sclavis e con Paolo Damiani. Paolo Damiani - contrabbasso  -Massimo Giuseppe Bianchi - pianoforte

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Michele Bonifati Emong

Emong, quartetto composto da Evita Polidoro alla batteria, Manuel Caliumi al sassofono, Michele Bonifati alla chitarra e Federico Pierantoni al trombone, è il primo progetto da leader di Michele Bonifati. L’album di esordio “Three Knots” è in uscita questa settimana su nusica.org. Il nome del progetto deriva da un particolare modello di aquilone (passione che Michele coltiva da anni, pur praticando in zone caratterizzate dalla costante mancanza di vento) in grado di volare in condizioni di vento flebile, quasi assente. Al vento infatti si sostituisce, o meglio si integra, la forza impressa dall'aquilonista sul filo. I suoi gesti trasmettono all'aquilone la direzione, inducono il movimento che lo porterà a planare; un volo lento e calibrato fatto di movimenti ondivaghi e circolari, diverso dal librarsi a grandi altezze. Una scelta dunque, che valorizza il tempo lento, la volontà di restare vicino e presente, di calarsi in profondità piuttosto che prendere le distanze, ma senza rinunciare al gesto di alzare la testa verso il cielo. Aspetti che vengono sottolineati attraverso il titolo del disco, in uscita nel 2023: "Three knots”. I tre nodi, intesi come unità di misura del vento, nella quantità necessaria a permettere a un Emong di compiere un volo ampio, librato a diversi materi dal suolo ma lento e costante nelle sue evoluzioni, come la strada che ha condotto il gruppo alla creazione di questo primo disco. Il gruppo suona musiche originali composte da Michele Bonifati ad accezione di due canzoni, una di John Lennon e una dei RATM, cantate da Evita Polidoro, scelte per completare l’orizzonte narrativo e sonoro del gruppo. La scelta della formazione, insieme a quella del repertorio, valorizza la mobilità del ruolo dei membri del gruppo per creare un suono unitario e coeso e contemporaneamente fluido e sfuggente che spazia tra le tante influenze che hanno contribuito a formare l’identità musicale di questi musicisti: jazz, musica elettronica, rock, folk americano e tanto altro.
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Zàkynthos  
Francesco Bruno firma la sua danza con il Mediterraneo sui ritmi del sound latinoamericano 
AlfaMusic (2023)
In uscita sui Digital Store il 7 luglio per AlfaMusic e presentato l'8 luglio in anteprima a Jazz&Image Live@Colosseo 2023.

“Il linguaggio del jazz non conosce confini geografici e temporali, è il più forte dei venti che conosco, capace con la sua forza di attraversare le culture di tutto il mondo, spazzando via ogni dogma o  pregiudizio, rimanendo vivo e rinnovandosi da sempre proprio grazie a questa libertà espressiva che amo e che ha sempre ispirato i miei progetti.”
Esce sui digital stores il 7 luglio (nei negozi da settembre) per AlfaMusic e verrà presentato in anteprima a ​​Jazz&Image Live@Colosseo 2023 l’ 8 luglio Zàkynthos,  il nuovo progetto del chitarrista e compositore Francesco Bruno: otto composizioni originali che attraversano le suggestioni del bacino del mediterraneo e della musica Latino Americana, con uno sguardo attento alle infinite contaminazioni  che rendono vivo il linguaggio del jazz moderno. L’ispirazione parte proprio da lì, dai racconti immaginari portati dai venti del mondo: che soffiano e si raccolgono iconicamente sull’isola di Zàkynthos (Zante), in Grecia e al centro del mediterraneo, proprio dove nelle prime mappe geografiche campeggiava la rosa dei venti. Al fianco di Francesco Bruno il batterista Marco Rovinelli e il contrabbassista Andrea Colella coinvolti in un affascinante interplay con le note della chitarra di Bruno. Con loro, in occasione della data dell’8, ci sarà Maurizio Giammarco al sax, nome storico del jazz italiano. Il progetto ruota attorno alla scrittura melodica che da sempre contraddistingue le produzioni di Francesco Bruno e, oggi, ha scelto di lavorare sulla poesia e la delicatezza  della dimensione minimale del trio acustico jazz. La chitarra, ovviamente, è al centro di questa narrazione e affonda le radici nel lessico jazzistico tradizionale per poi evolversi in nuove forme espressive senza mai abbandonare comunicazione ed empatia con l'ascoltatore.
Tracklist
1. Jaloque  (Scirocco). È Il primo brano scritto per questo progetto, scelto per aprire questo nuovo viaggio immaginario, ci sono i colori caldi della musica latina, del mediterraneo, il jazz afroamericano e ancora la melodia per prendere per mano l’ascoltatore e portarlo in una terra senza confini, quella della fantasia!
2. Zàkynthos  (Isola di Zante/Zàkynthos). Ho pensato a questo brano come una scrittura per chitarra classica che si evolve in una parte armonica strutturata per l’improvvisazione. Quello della chitarra classica è un universo che da sempre mi affascina e che trovo possa convivere magicamente con la dimensione chitarristica  propria del jazz.
3. Briza  (Vento delle coste del Sud America). La musica Latino Americana è da sempre per me fonte di ispirazione, trovo una vicinanza  con questo universo fatto di passioni, di colori forti misti a sfumature malinconiche talvolta struggenti, il  brano viaggia attraverso queste suggestioni.
4. Etesii (Vento delle coste della Grecia). Un brano caratterizzato da elementi compositivi ispirati in parte dal mondo classico e ancora da quello della musica mediterranea e latina in genere. ‘E affascinante viaggiare attraverso il linguaggio del jazz tra questi  infiniti colori, perdendosi in un territorio senza confini.
5. Bayamo  (Vento di Cuba). Un tema solare, ispirato alla musica Afro Cubana, per aprire allo spazio solistico. La sfida insieme ai musicisti è stata quella di creare un crossover stilistico tra tradizione e modernità, discostandosi da un’ interpretazione oleografica della musica latino americana.
6. Africo  (Libeccio). Una  ballad scritta pensando ad una melodia pervasa di dolcezza e malinconia, con la  brezza di una  notte d’estate  a fare da cornice immaginaria alla chitarra che racconta una storia insieme al contrabbasso e la batteria.
7. Zonda (Vento  Argentino). Il mio amore per il jazz afroamericano, il mainstream, l’hard bop,  in questo brano nel cui tema ci sono anche richiami al mondo sud americano. C’è tutta la gioia di suonare insieme in questa take nella quale c’è spazio anche per uno spontaneo solo di batteria, proprio come in un live!
8. Aeràki (Brezza). Ho scelto di concludere questo progetto con una ballad che potesse racchiudere in se le emozioni che lo hanno animato: il mio  amore per il jazz nelle sue infinite declinazioni, per la melodia, il calore dei popoli Latini e il mio sguardo al pianeta a volte malinconico, più spesso pieno di speranza, nonostante la stagione.   
 
Note di copertina 
Vivo da molti anni in un posto di mare, credo sia un dono ricevuto quello di poter sedere a volte su un tronco portato dal mare sulla spiaggia ed ascoltare in solitudine il suono del vento. Quante storie il vento sembra raccontare con il suo cammino, attraversando continenti a volte con violenza e distruzione, a volte con dolcezza, regalando un abbraccio in una calda notte d'estate. In fondo il vento è anche il racconto di noi tutti esseri umani capitati in tempi e luoghi diversi in questo viaggio misterioso che è la vita. Credo dovremmo tutti provare ad ascoltare le storie portate dal vento, con tenerezza ed empatia, cercando di capire quanta  bellezza potremmo riceverne in cambio. Io ho provato con la mia musica a raccontarne alcune, immaginando come ho fatto anche nei miei lavori precedenti, sentimenti, emozioni non solo della mia terra ma anche di altre più lontane. Ho scelto per raccontarle la dimensione minimale del trio, suonando insieme al batterista Marco Rovinelli e il contrabbassista Andrea Colella, due musicisti con i quali ho l’onore di collaborare da tempo che hanno  impreziosito questo lavoro con la loro grande sensibilità. Il linguaggio del jazz non conosce confini geografici e temporali, è il più forte dei venti che conosco, capace con la sua forza di attraversare le culture di tutto il mondo, spazzando via ogni dogma o  pregiudizio, rimanendo vivo e rinnovandosi da sempre proprio grazie a questa libertà espressiva che amo profondamente e che ha sempre ispirato i miei progetti. Un sentito ringraziamento va agli amici Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia di AlfaMusic che hanno nuovamente abbracciato un mio progetto con grande passione, alla graphic designer Nerina Fernandez, capace con la sua arte di interpretare in maniera unica i miei viaggi musicali e a tutte le persone che amano la mia musica e la sostengono da sempre con sincera passione.
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Inner Core
Il nuovo album di Gaia Mattiuzzi
in uscita l’11 novembre su CD e digitale
(Aut Records)
 
Esce venerdì 11 novembre per l’etichetta berlinese Aut Records, Inner Core, il nuovo album della cantante Gaia Mattiuzzi. Anticipato dal singolo The Way of Memories, Inner Core è un album dal respiro europeo, che trascende i generi tradizionali e a cui hanno partecipato importanti musicisti e producer della scena musicale italiana e tedesca. Inner Core, lo strato più interno del pianeta, il cuore, il nucleo solido, composto principalmente da ferro, un luogo dell’anima che riporta all’essenza, al centro da cui ripartire. È in questa prospettiva intima che Gaia Mattiuzzi trova l’ispirazione per questo nuovo album (il secondo a suo nome), rappresentando appieno il suo personale mondo musicale, attraverso la forma canzone, il jazz, i linguaggi contemporanei, fino alle commistioni elettroniche.  In questo processo creativo, è in alcune liriche di James Joyce, tutte di ispirazione amorosa e contenute nella raccolta Chamber Music, che Gaia trova le parole per dare forma alla musica dell’album; una sorta di metalinguaggio per una voce che, in questo caso, non è solo al servizio della melodia e dei testi, ma diventa anche strumento, pura astrazione sonora, che scava nello spettro timbrico, alla ricerca di nuovi colori, dimensioni e possibilità espressive. L’album, che si articola in 7 brani originali, ad eccezione della prima traccia che riprende una composizione di Phil Miller e Robert Wyatt, ha attraversato due fasi distinte di lavorazione. La parte acustica, in quartetto, è stata registrata in Italia con Alessandro Lanzoni al pianoforte, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria, e con l’apporto creativo del pianista Alfonso Santimone che in tre brani (Calyx, the Way of Memories e Riding a Photon) ha elaborato la parte elettronica in post-produzione. La seconda fase, invece, si è svolta a Berlino, dove Gaia ha vissuto per diversi anni e dove ha avuto la fortuna di incontrare alcuni musicisti con cui è nato un sodalizio artistico che l’ha spinta ad ampliare la fase di post-produzione del disco. La musica ha preso, così, una direzione del tutto inaspettata: nasce The Last Flower in My Hair, prodotta dal batterista e producer Ludwig Wandinger, con la partecipazione del sassofonista Philipp Gropper e il contributo del pianista Elias Stemeseder; viene ideata la parte elettronica di About the End of Love, insieme al sassofonista Wanja Slavin; infine, per concludere il disco, viene prodotto il brano Winds of May, frutto dell’incontro con Grischa Lichtenberger, uno dei più interessanti producer di musica elettronica dell’attuale panorama europeo.  Prodotto e realizzato durante il biennio 2020/21, tra un lockdown e l’altro, Inner Core è un album che trova la sua identità tra i territori del jazz, delle vocalità classiche e contemporanee, fino all’elettronica. La forma canzone si amplia e si evolve con consapevolezza, trovando nuove trame espressive e nuovi spunti musicali da cui ripartire.
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Maria Pia De Vito
il nuovo album This Woman’s Work
in uscita giovedì 15 giugno
concerti a Roma, Firenze e Pisa
 
This Woman’s Work è il nuovo disco di Maria Pia De Vito, in uscita giovedì 15 giugno per la Parco della Musica Records. Tre i concerti di presentazione: il 15 giugno alla Casa del Jazz di Roma, l’1 luglio al Parco Mediceo di Pratolino (Firenze) e il 13 luglio al Giardino Scotto di Pisa. Registrato a gennaio negli studi della Casa del Jazz, This Woman’s Work non è un album di denuncia ma una riflessione sulla condizione femminile e sulle strategie di sopravvivenza che le donne assumono da secoli a questa parte. L’ispirazione per i testi viene da autrici quali Virginia Woolf, Rebecca Solnit, Margaret Atwood.  A mio parere - spiega Maria Pia - certe questioni erano da risolvere non con parole ideologiche, o con demonizzazioni da cancel culture o discutibili quote rosa.  Il risultato è questo ragionamento in musica sulle strategie di sopravvivenza delle donne in vari contesti storici o sociali, attraverso una collezione di canzoni, brani originali, adattamenti di poesie in musica e “spoken words“. This Woman’s Work è basato su composizioni originali di De Vito e Bortone, composizioni collettive e riletture di brani di varia provenienza, dal jazz di Tony Williams, Ornette Coleman al cantautorato di Elvis Costello e Kate Bush, a elementi di folk inglese e americano. Questo nuovo progetto della De Vito vede protagonista un quintetto nuovo di zecca, composto da talenti unici e innovativi come Mirco Rubegni alla tromba, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Matteo Bortone al contrabbasso ed Evita Polidoro alla batteria. Ed è proprio grazie all’incontro con questi musicisti che è stato possibile ottenere un suono nuovo, elettrico, e lontano dai precedenti progetti della De Vito. L'elettronica - continua la De Vito - mi aiuta ad esperire il lato più francamente esplorativo delle possibilità della voce, dal suono al rumore. Mi considero una sperimentatrice che ama la melodia e il racconto per trovare cose nuove da fare e da studiare. Nome in primissima linea nel jazz e nella musica in generale, Maria Pia De Vito ha sempre esplorato le prossimità tra linguaggi diversi, attraverso la voce, la musica e la parola.  Una lunghissima esperienza nell'improvvisazione vocale, dal be-bop, alle forme free, ma anche una matrice di nascita napoletana e pratica multietnica, sono tutti elementi che rendono Maria Pia De Vito un’artista ricca di fascino e personalità. Una ricerca continua nella musica, un percorso mai interrotto nel dare voce alle “sue” voci, per fare un passo "oltre " rispetto alle forme mainstream da cui prende origine. La cifra stilistica della De Vito è caratterizzata proprio da questo continuo desiderio di esplorazione, di scoperta e messa in gioco: il cantautorato anglofono, la musica e la lingua napoletana dal ‘500 ad oggi, l'improvvisazione scat e la costruzione di un vocabolario improvvisativo ispirato al meticciaggio tra culture melodiche e ritmiche diverse (dall'india ai Balcani, dall'Africa al Brasile); la poetica dei testi in napoletano, applicati a forme moderne, la traduzione in napoletano di opere moderne quali quella di Chico Buarque, fino alla resa in vernacolo di brani dello stabat Mater.
 
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MARCO LUPARIA -  masnä
masnä «bimbo». Di provenienza masnada «famiglia, prole» (dal latino medievale mansionata, derivato dal latino mansionem «dimora») 
Dizionario Etimologico del dialetto piemontese - D. Bisio 

San Martino di Rosignano è un piccolo borgo ai piedi delle Alpi tra il Piemonte italiano e la Savoia francese. Dopo diversi anni all'estero, durante la pandemia, il batterista piemontese ha finalmente trovato il tempo per tornarvi e in questo periodo di ritiro ha composto la musica del disco. Le immagini di questo luogo bucolico, immobile, desolato ma al tempo stesso adorno di memorie e manufatti che testimoniano un’infanzia altrimenti dimenticata si riversano in una ricerca del tempo proustiana. Questo sestetto ibrido, composto da tre musicisti italiani e tre francesi, si è incontrato per la prima volta in vista di questa sessione di registrazione. L’interesse per le tradizioni millenarie, in particolare il Gagaku Giapponese, il gamelan indonesiano, la musica carnatica indiana e la musica sacra europea, si riflette nella scrittura musicale che contrasta con l'attitudine improvvisativa radicale del gruppo. L’omonimo disco masnä viene pubblicato il 20 Gennaio 2023 da L’Autre Collectif Label. Tutti i brani sono stati composti da Marco Luparia tranne étude campanaire di Sol Léna--Schroll e wuh di Federico Calcagno. Progetto vincitore del bando Chantiers des Détours de Babel 2022
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“GONE”
Gianluca Lusi, Simone Zanchini e Luigi Masciari
firmano la nuova produzione targata Tosky Records
 
Tosky Records riprende la produzione e pubblicazione discografica con “GONE”, nuovo album di inediti. 
Il 23 Settembre esce "GONE", la nuova produzione discografica dell’etichetta romana Tosky Records: una produzione che vede la presenza di tre eccellenze del jazz nostrano come il sassofonista Gianluca Lusi, il fisarmonicista Simone Zanchini, e il chitarrista Luigi Masciari. Nuovo album di inediti di Gianluca Lusi, sassofonista abruzzese di spiccata sensibilità musicale e tecnica sopraffina, al suo fianco Simone Zanchini alla fisarmonica, musicista virtuoso e poliedrico, protagonista della scena internazionale ed il chitarrista napoletano Luigi Masciari, raffinato ed elegante arrangiatore e compositore. Un album intenso, passionale, a tratti lirico; tre strumenti musicali affascinanti e melodici per un trio anomalo senza sezione ritmica che trova il suo equilibrio in momenti muscolari di libera espressione. Un progetto sorprendente in cui la ricerca musicale è il tratto distintivo, in un percorso di sonorità pieno di scoperte e di emozioni. “Alcune tracce dell’ album hanno una spiccata propensione e sono delle ottime candidate per la sincronizzazione di musiche in ambito cinematografico”. (Giorgio Lovecchio (produttore). "Si va a cavallo tra jazz mainstream, free jazz e musica d’ autore, caratteristiche che a tratti dipingono dei paes aggi sonori interessanti, di ampio respiro. C’e’ eleganza, libertà’ e una buona dose di muscoli e di interplay, ingredienti musicali importanti, alle prese con un repertorio che spazia tra brani in 3, tempi dispari, musette francese". La prima delle 9 tracce dell’ album e’ Il singolo “Beregynia’s Waltz”, che anticipa il 9 Settembre, l’ usci ta dell’ album completo. Il titolo del brano e’ un omaggio alla popolazione ucraina, un auspicio di serenità’. Beregynia e’ una figura femminile della mitologia slava, rappresenta madre terra e la protezione della casa. Gli Ucraini si appassionarono molto a questa immagine che e’ divenuta simbolo della famiglia e protezione degli affetti.  Nel disco ci sono brani originali scritti in prevalenza da Gianluca Lusi, lo stesso Beregynia’s Waltz ma anche “Give Me Another Chance” ed altri, eccetto l’ arabeggiante e profonda “Red Sand” composta dal chitarrista Luigi Masciari, e la simpatica traccia “Smile please” composta da Simone Zanchini per l’ occasione, in perfetto stile mainstream jazz…impossibile non canticchiarla. “E’ stata una sfida…mettere insieme uno strumento come la fisarmonica in un contesto musicale molto distante dal suo…spiega il fisarmonicista Zanchini. Un album molto vario con tante idee.
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Debora Petrina & Giovanni Mancuso
NUOVOMONDO SYMPHONIES
Symphonies From The New World

An Anarchist-Ludic ChildRepublic in the Rak Island World In Which Extremely Rare Handbooks Will Reveal Many Surprises. The record will be out on 1st September for zOaR Records by Elliott Sharp (NYC) ...We approach the Ra-Lerm region. A storm is accompanying us. Sirens in the distance. We feel a strange thickness in the air, brought by gusts of south wind. Then, rising out of nowhere, revolving slowly all around us, a vague, repeated, constant motif... - Terry Riley -
Debora Petrina and Giovanni Mancuso are the protagonists of an imaginary, ethnomusicological and pata-physical explorations in an unknown world, where they can discover landscapes, cities, and bizarre inhabitants. They record their music and songs, and tanslate them into miniatures for piano and voice, adding special instruments and environmental sounds; beside, they offer their written observations, as early explorers did with their diaries, and project images of their findings. From dances for velvet slides to music pieces for pressure cookers, from storm rituals for apartment blocks to chordal instruments to be used in the kitchen, the NuovoMondo Symphonies offer a survey of the surreal possibilities of a world in which sounds and music enter the most unforeseeable nuances of life and nature.  The record, which will be coming out on 1st September for zOar Records by Elliott Sharp (NYC), is thus described by Terry Riley: "What a fresh sounding landscape full of gems. You both are so gifted and such musically aware artists...it is a joy to hear what you have done together. I think it is brilliant that you came up with these fragments that somehow tie together in a unique way and unified way. Dwoworak... based on Chopin is a beautiful ballad up there with the best compositions of Miles and of Bill Evans. I love Debora singing too. Her voice is beautifully suited to the music she makes and really draws the listener in. Dove Va ... Wow...Wow GREAT!" Debora Petrina: voice, piano, added instruments; Giovanni Mancuso: piano, added instruments drawings and and visual materials by Alvise Guadagnino
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Federico Nuti - InFormal Setting
InFormal Setting, l’album di debutto del pianista e compositore aretino Federico Nuti, è in uscita per HORA Records il 23 Settembre 2022. A fianco del leader, quattro delle voci più interessanti della nuova generazione italiana: Francesco Panconesi al sax tenore, Jacopo Fagioli alla tromba, Amedeo Verniani al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria. Nuti, diplomato al New England Conservatory di Boston ed alla Siena Jazz University, ha fondato il gruppo con l’idea di esplorare i vari possibili intrecci, le trame e le sottigliezze che possono avvenire nel contesto di un quintetto acustico, alla ricerca di un equilibrio narrativo tra libertà e struttura. Se l’organico ricorda quello di un tradizionale quintetto Jazz, esso attinge tuttavia da molteplici linguaggi della contemporaneità, adottando forme compositive e creando sonorità spesso riconducibili alle avanguardie sia di matrice afroamericana che europea. Le 5 composizioni originali raccontano una storia a sé stante, in maniera simile alla musica programmatica, ma con ampi spazi per improvvisazione ed immaginazione. Il termine “formale” indica conformità a forme prestabilite e requisiti, mentre il suo opposto si riferisce a qualcosa di non cerimonioso e spontaneo: InFormal Setting è uno spazio dove questi aspetti coesistono in musica, una cornice aperta che unisce estremi e contrasti, che modella e supporta immagini che la attraversano in continuo mutamento. "InFormal Setting" sarà disponibile su CD, in formato digitale e streaming, ed è stato anticipato dal singolo "Remains of Human Connections".
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FIRST RAIN
il nuovo album di Emiliano D’Auria
in uscita giovedì 25 maggio su CD e digitale
 
First Rain è l’album del pianista Emiliano D’Auria, in uscita giovedì 25 maggio per la norvegese Losen Records. Alla guida di un quartetto composto dal trombettista Luca Aquino, dal chitarrista Giacomo Ancillotto, dal contrabbassista Dario Miranda e dal batterista Ermanno Baron, Emiliano D’Auria confeziona dodici nuovi brani, dodici paesaggi sonori, registrati tra febbraio e marzo 2023 nei lontani e sconfinati paesaggi norvegesi dell’isola di Giske, in attesa dell'imminente “prima pioggia”. First Rain contiene tutta l’energia dei grandi spazi, il respiro delle ampie visioni, della percezione dei cambiamenti, di ciò che è imminente e che dovrà presto accadere, di una “prima” pioggia che sta per arrivare. Originario di Ascoli Piceno e direttore artistico del Festival JazzAP e del Cotton Jazz Club di Ascoli, in questo suo nuovo album, il quinto come titolare ma secondo con questa formazione, D’Auria compone una musica ricca di suggestioni, autentica, un flusso sonoro pervaso da atmosfere rarefatte e sospese, dal forte potere evocativo. Gli strumenti del quartetto interagiscono all’unisono, senza privarsi tuttavia di spazi solistici, tesi comunque alla costruzione di un'idea collettiva. Il lirismo della tromba di Aquino, il suono più ruvido delle sei corde di Ancillotto, il pianismo più melodico del piano di D’Auria, la sicurezza e la perfetta intonazione del basso di Miranda insieme all’approccio puro e libero all’improvvisazione di Baron, sono tutti tratti distintivi e ben riconducibili ai singoli elementi ma che mischiandosi tra loro si trasformano in un sound comune. Ed è proprio nella ricerca di questo suono che si riconosce le intenzioni e la cifra stilistica di D’Auria. Nelle maglie sonore, a volte larghissime, si possono individuare suoni magmatici, ma di una densità rarefatta, dove l’assenza di colori troppo accesi regala, quindi, suggestioni oniriche e crepuscolari, con uno sguardo rivolto a una luce tenue ma viva, che annuncia la pioggia, la speranza e la rinascita. FORMAZIONE: Emiliano D’Auria, pianoforte; Giacomo Ancillotto, chitarra; Luca Aquino, tromba; Dario Miranda, contrabbasso; Ermanno Baron, batteria
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BIAGIO MARINO/ZENO DE ROSSI - BREAK SEAL GENTLY
(2022 FONTEROSSA RECORDS)

“Break Seal Gently” è il frutto della collaborazione tra Biagio Marino (chitarra elettrica, effetti) e Zeno De Rossi (batteria, percussioni), in uscita il 6 settembre per Fonterossa Records. Muovendosi tra jazz, rock e free improvisation, i due musicisti indagano le possibilità interpretative offerte da un repertorio di brani originali costruiti utilizzando particolari accordature della chitarra. La scelta stilistica del duo prevede un uso creativo, sia nelle fasi definite che nell’improvvisazione, di specifiche tecniche strumentali (fingerpicking, uso “esteso” dei rispettivi strumenti, ecc.) e di effetti elettrici ed acustici. Il progetto nasce nel 2021 e, dopo una prima fase di scambio d’idee e riflessioni, culmina in una serie di concerti e nella registrazione in studio del materiale selezionato. Biagio Marino, nato a Eboli nel 1972 e residente a Bologna,  consegue il diploma di I e II livello in Chitarra Jazz presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna con due tesi dal titolo “I tempi dispari nel Jazz- Rock Inglese” (Triennio) e “Ornette Coleman tra suono del futuro e tradizione” (Biennio). Si dedica nel contempo allo studio ed alla pratica di particolari tecniche chitarristiche basate sull’uso di accordature anomale. Tali tecniche saranno poi impiegate in progetti di vario genere, allo scopo di caratterizzare ogni collaborazione con un proprio “suono”. Chitarrista della Big Band del Conservatorio G.B. Martini di Bologna (2013). Chitarrista/compositore della B69 Jazz Orchestra (poi Bologna Jazz Collective), laboratorio di scrittura/orchestra democratica antigerarchica, band residente del Binario69 di Bologna. Si dedica alla composizione per il cinema elaborando la colonna sonora originale del cortometraggio “Il cerchio, la curva dolce, le ascese che suggeriscono la spirale” della regista Giulietta Mastroianni su commissione del Comune di Perugia.
In ambito teatrale è autore della colonna sonora originale del monologo “L’uomo che recitò se stesso” (Giulietta Mastroianni). E’ chitarrista e autore degli arrangiamenti dei “Calima”, band etno/jazz/sperimentale tra i gruppi premiati ed invitati ad esibirsi al Premio Ciampi 2017. E’ chitarrista e compositore della Bj Jazz Gag, trio chitarra/contrabbasso/batteria con Luca Bernard e Massimiliano Furia. Il primo disco della band, dal titolo “Somestring Else!”, è stato pubblicato nel Giugno 2020 dalla Fonterossa Records ed ha ottenuto una serie di ottime recensioni da parte della critica specializzata (Rockit, Jazzit, The New Noise, Freakout, Percorsi Musicali, ecc.). Recentemente ha iniziato una collaborazione con Zeno De Rossi (Marc Ribot, Chris Speed, Vinicio Capossela, Alexander Hawkins, Francesco Bearzatti, ecc.) registrando una serie di brani per chitarra elettrica e batteria di propria composizione. In tale progetto vengono impiegate alcune tecniche chitarristiche approfondite negli ultimi anni tra cui (in particolar modo) il già citato uso di accordature inusuali. Il primo disco del duo, dal titolo “Break Seal Gently”, verrà pubblicato a Settembre 2022 dalla Fonterossa Records. Con i suddetti progetti/collaborazioni ha avuto occasione di esibirsi in vari locali, rassegne e festival tra cui: Giornata Mondiale del Jazz, Bologna Jazz Festival, Jazzit Fest, Festival Internazionale Jazz Inn, Gubbio Film Fest, Hey Joe, Premio Ciampi, Concerto Primo Maggio (Bologna), Porto Met, Teatro Dehon, Cantina Bentivoglio, MOA Jazz and Wine, Sounds on Friday (Prato), Montagnola Republic, Natale con Swing (Vernio, PO), Fiorivano le viole (Perugia), Pisa Jazz, ecc. SI dedica parallelamente all’attività didattica in ambito pubblico e privato.

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Tǔk Music
presenta

MARCO BARDOSCIA - LEGNOMADRE

Care generazioni future: vi prego di accettare le nostre scuse. Eravamo ubriachi fradici di petrolio.

(Kurt Vonnegut)

Come è risaputo, esistono particolari contrabbassisti. Marco Bardoscia è uno di questi. La sua ben nota peculiarità è quella di unire all’aspetto tecnico (leggi metronomico senso del tempo unito ad una cavata possente e ad un uso “intelligente” dell’archetto) un talentuoso e personale approccio al mondo della composizione e dell’arrangiamento. Da sempre sensibile al tema “Terra” e, per proprietà transitiva - vista la materia prima del suo strumento – a quello della natura e in particolar modo del legno. LegnoMadre è l’ovvia e naturale prosecuzione di “The future is a tree”, precedente lavoro discografico uscito sempre per Tǔk Music nel 2020.
Il messaggio, come lo stesso autore ricorda, è ancora una volta quello di restare vigili per proteggere la nostra madre terra, il legno dei nostri amati alberi è un materiale "sacro" per il suo essere vivo, malleabile, duro e flessibile allo stesso tempo, per la sua capacità di proteggerci e scaldarci, per la moltitudine di impieghi che se ne possono fare. Il legno è anche il materiale di cui sono fatti tutti gli strumenti di questo progetto ed ecco allora che Legno Madre diventa il canto d’amore del legno (e di chi lo suona) per la madre Terra. I passati anni di pandemia hanno spostato la nostra attenzione sulla nostra salute, su noi stessi e in generale sull’umanità generando un pensiero principalmente antropocentrico. Ma l’uomo non è che uno degli elementi della natura che lo circonda ed è pericoloso avere una visione così limitata della realtà, non c’è futuro per gli uomini senza il rispetto e l’amore per il mondo che li circonda e se impariamo ad amare un fiore, un albero, un uccello o un fiume stiamo già amando noi stessi e il nostro prossimo. La lezione più grande ci viene proprio dalla natura e dall’armonia che la regola, proprio come in una musica ben organizzata in cui per ognuno c’è spazio e tutti sono importanti e proprio grazie a questa pluralità la musica suona meglio e diventa armonia.
LEGNOMADRE è però un’eccellente traduzione della maturazione strettamente artistica del musicista salentino che va oltre all’azione spirituale già emersa nel precedente lavoro discografico, collegando il nuovo progetto con la necessaria coesione stilistica alle passioni mai sopite verso mondi musicali sin qui mai esplorati come ad esempio quelli della musica cubana e brasiliana. In questo è sorretto e aiutato da una serie di straordinari co-protagonisti in stato di grazia quali William Greco al pianoforte e Dario Congedo alla batteria, nucleo dell’ormai storico trio di Marco, ma anche le importantissime new entry di Simone Padovani (fra i più attenti e preparati specialisti delle percussioni italiani) e del “master name” di Gabriele Mirabassi, clarinettista perugino fra i più amati e celebrati dei tempi moderni. Non basta. A donare ancor maggiore profondità a molti temi è stata chiamata l’Orchestra da Camera di Perugia, cresciuta con un Umbria Jazz alle spalle che ha insegnato colori, duttilità e plasticità all’altrimenti serioso universo di provenienza. L’inserimento riesce sistematicamente a fornire notevole spessore artistico a molti progetti, primo fra tutti quel “Altissima Luce, Laudario di Cortona” (Tǔk Music 032) inciso dall’Orchestra con Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura, Marco Bardoscia e Michele Rabbia. Il frutto, raro, di questo modo di pensare musica è un variegato mondo capace di esplorare ed emozionare con in più la “specialità” di riuscire a differenziare i vari livelli di approfondimento progettuale che in altre poche parole equivale alla capacità di essere creativi e mai ripetitivi anche a livello prettamente stilistico. Per questo LEGNOMADRE è un lavoro di freschezza speciale ed originale, segno inequivocabile della maturazione di uno dei più illuminati musicisti italiani contemporanei. Il tocco in più nei featuring del lavoro è infine rappresentato dalla presenza di Alessandro Mannarino la cui poliedricità è un tutt’uno con quella di Bardoscia e forse, proprio per questo, il cantautore romano ha invitato Marco ad unirsi al suo tour estivo 2023 (tutte le date alla fine del comunicato).
L’illustratrice del nuovo disco si chiama Anjana Iyer, origini Hindi ma vive in Nuova Zelanda ed è una designer, videografa, illustratrice e animatrice multidisciplinare con una predilezione per la creazione di contenuti digitali e cartacei che facciano da scroll, di alto valore e stravaganti, utilizzando colori vivaci e uno storytelling stravagante. L’opera che Paolo Fresu ha scelto per illustrare la copertina di questo disco è una splendida illustrazione digitale del 2014 che fa parte di uno specifico progetto intitolato “Found in Translation” e per il quale Anjana ha disegnato trenta parole che esistono in una lingua ma non sono traducibili nelle altre. Il vocabolo del disegno prescelto è “Ilunga”, parola della lingua banthu Tshiluba dell’Africa Centrale che riconosce “una persona che è pronta a perdonare qualsiasi abuso per la prima volta, a tollerarlo una seconda volta, ma mai una terza”.
Il disco, che sarà accompagnato dal lancio di alcuni video promozionali, è una delle produzioni discografiche vincitori del bando “Puglia Sounds 2023” promosso per accompagnare il rilancio dell’attività di artisti, operatori, etichette discografiche, produttori, agenzie di booking, organizzatori di concerti e festival. 

NANNI GAIAS - QUATTRO

Quattro è il titolo del disco di Nanni Gaias in uscita per la Tuk Music. Arriva il 21 aprile, a qualche anno di distanza da TOTB, l’ep realizzato a quattro mani con Giuseppe Spanu, che decretava il suo ingresso nella nostra etichetta, per cui questo è il primo album vero e proprio. Batterista, arrangiatore e producer, di Berchidda come il suo mentore direttore artistico della label, ha scelto la strada del concept album come primo e intrepido step. L’idea di partenza è quella dell’alchimia come processo di metamorfosi spirituale e personale, e delle declinazioni cabalistiche della stessa. Quattro sono anche i generi principali in cui viene direzionato il lavoro: dub, afrobeat, funk e soul. Nanni, autore delle musiche e di gran parte degli arrangiamenti, ha coinvolto tra le tante due figure fondamentali per cesellare le liriche e l’editing: le prime sono state affidate a Zamua, artista sardo-burundese di stanza a Parigi, il secondo al guru Bonnot, che ritroviamo ancora nelle fila della Tuk dopo la collaborazione con Raffaele Casarano in occasione dell’album ANì, e il cameo nel disco del Paolo Fresu Quintet uscito nel 2014. La direzione intrapresa è dunque quella di un disco collettivo e corale, con uno stuolo di nomi di primo piano della scena urban nazionale e non solo: da Tormento a Shaone, passando per Divine RBG, Paolo Fresu, Rusty Brass, Luca Aquino, Dario Cecchini, Matteo Pastorino, Vincenzo Saetta, Filippo Vignato, Emanuele Contis, Giuseppe Spanu, Sebastiano Dessanay e Antonio Meloni. Ognuno di loro si è messo a disposizione scrivendo sul tema proposto, oppure mettendo un solo e lavorando in sezione: tutte tessere di un affascinante puzzle irregolare e vario, che trova il suo punto di forza proprio nella diversità delle tessere. Il risultato è una pozione alchemica che Nanni da folle ma consapevole stregone è riuscito sapientemente a cucinare. La creazione e il concept della copertine dell’album e dei singoli che lo accompagnano sono di Oscar Diodoro, grafico ufficiale dell’etichetta, che ha costruito una sorta di ambiente onirico e visionario racchiuso dentro un solido rettangolare su cui si apre una porta densa di luce.
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ROBERTO DE NITTIS - MAE’

Il pianista e compositore foggiano Roberto De Nittis pubblicherà il secondo album Maé il 10 marzo. Lo stesso giorno De Nittis, vincitore del Top Jazz 2019 nella categoria Nuovo Talento, presenterà il disco con uno speciale concerto presso l'Auditorium del Conservatorio U. Giordano di Foggia. Il disco, pubblicato da Caligola Records e prodotto in collaborazione con il Conservatorio, si ispira al compositore foggiano Umberto Giordano e al suo controverso rapporto con la città, che abbandonò nel 1892 dopo che ad un suo concerto per festeggiare il successo dell’opera Malavita al teatro Dauno si accorse che il pubblico era del tutto disattento; la riconciliazione con la città avvenne 36 anni dopo nel 1928. In Maé De Nittis prova a immaginare le sensazioni e le emozioni che Giordano proverebbe tornando oggi nella sua città natale. Da qui sono scaturite 9 immagini, sotto forma di 9 composizioni originali, raffiguranti persone e situazioni che legano -direttamente e non-, la vita del noto compositore di fine ‘800 alla città.  Il connubio tra l’ensemble classico, l’Orchestra Sinfonica Young del Conservatorio diretta dal Maestro Andrea Palmacci, ed il trio jazz riflette la carriera artistica di Roberto De Nittis, qui nella doppia veste di compositore ed esecutore, e al tempo stesso rappresenta la contaminazione di stili e linguaggi che si riscontra nella stessa città di Foggia, a livello storico, artistico, sociale.  L’ascoltatore è accompagnato in un viaggio sonoro, che ha protagonista Umberto Giordano. Attraverso nove brani originali, riconducibili a nove precise immagini, l’ascoltatore entra in contatto con atmosfere e reminiscenze che sono frutto della libera e personale interpretazione del compositore.  Bancarelle, Struscio, La Banda Colta e La Ballada di Giordano strettamente legate alla città di Foggia rimandano a tradizioni locali o luoghi della città. Madìa, Don Gaetano, Umbè e Napoletana raccontano la sfera familiare e affettiva di Giordano mentre Maè, abbreviazione di “Maestro”, rappresenta una vera e propria istantanea ritraente il M° Umberto Giordano mentre gusta la propria vita passata consapevole di non essere fatto di materia.
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DANILO BLAIOTTA - PLANETARIAT 
(Filibusta Records 2023)

Planetariat è il terzo album a nome del pianista Danilo Blaiotta (Filibusta Records, 2023). Il titolo cita un neologismo contenuto nei versi di Jack Hirschman, figura di spicco della controcultura americana recentemente scomparso. Blaiotta conosce personalmente Hirschman durante gli anni della formazione, grazie alle assidue frequentazioni della sua famiglia con il grande poeta di San Francisco. Ciò gli ha permesso di avvicinarsi alla sua poetica e dunque di utilizzare la sua poesia come fonte di ispirazione letteraria nell’intero album. I testi di tutti i brani sono infatti contenuti all’interno dei famosi Arcanes hirschmaniani, in particolare quelli scritti negli ultimi due decenni della sua prolifica produzione. La formazione scelta per questo album prevede la seguente line-up: Achille Succi sax alto e clarinetto basso, Stefano Carbonelli chitarra 8 corde e voci, Eleonora Tosto voce recitante e voce, Evita Polidoro batteria e voci, Danilo Blaiotta pianoforte, sintetizzatori, bassi synth e voci. L’immagine della copertina è un quadro olio su tela della pittrice Aurora Parrella mentre le foto sono di Laura Barba. 11 i brani composti dal giovane pianista romano d’adozione tutti ispirati da un unico concept: la lotta alla sopraffazione e la difesa dei diritti umani, come ben dimostra l’acrostico “Human Rights” che si forma leggendo le 11 prime lettere di ogni titolo. Un’ispirazione letteraria, dunque, per raccontare un contesto politico-sociale ben preciso. Dopo il primo brano Human Being, una sorta di breve ottimistica ouverture corale, l’immediata energia di Under Attack. Gaza ci descrive musicalmente uno degli innumerevoli attacchi al territorio della striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano, accompagnata dal testo “The Gaza Arcane” (2016/2019). Il brano è generato dalla voce dello stesso Jack Hirschman estrapolata da uno dei suoi reading, il quale recita un passo fondamentale di una delle sue più belle e famose poesie intitolata Mother. Una delle particolarità di questo brano è il momento collettivo centrale nel quale i componenti del quintetto recitano un passo fondamentale della poesia omoritmicamente sulla scrittura musicale. Nel terzo brano Mama Africa. Multinational’s Hands of Blood, come si evince dal titolo, si vuole denunciare lo sfruttamento delle industrie multinazionali nei confronti delle popolazioni africane; il testo è tratto dalla prima parte di “The Africarcane” (2011) e viene recitato da Eleonora Tosto su un terzinato ispirato dalla musica popolare del Mali. Il quarto brano, A Street of Walls accostato alla poesia “The world without walls arcane” (2016/2019) evidenzia un gioco di parole che trasforma -Wall Street- in una strada di muri, con i sintetizzatori che per gran parte del brano descrivono, mediante degli arpeggiatori, la follia dei computer della borsa di New York.  La track n.5 Nasty Angry Tyrannical Order è il secondo dei quattro brani che non prevedono un testo. Musicalmente si vuole descrivere uno degli innumerevoli attacchi in Medio Oriente da parte dell’organizzazione militare del patto atlantico, in particolare pensando a quelli compiuti durante le missioni in Afghanistan e Iraq tra il 2001 e il 2021, ventennio durante il quale, a palesata trazione statunitense, le due guerre in questione hanno provocato più di un milione di vittime civili. Real Earth è una canzone, il cui testo è tratto da “The Homeland. The Earth Arcane”, una delle più belle liriche di Hirschman degli ultimi anni (scritta tra il 2019 e il 2021) dedicata alla Madre Terra; dopo aver evocato alcune bellissime immagini che la natura ci mostra, termina con un rassegnato “Why don’t eyes come around any more?”. Al settimo brano Imperialism. Unequal Feelings è invece accostata la poesia più datata scelta per questo album “The Baghdad/San Francisco Arcane” (1991) nella quale si narra l’assurdità del lavoro del militare (probabilmente in riferimento agli atti criminali della prima guerra del Golfo) pagato per uccidere altri esseri umani; il tormentone “Get a job!” (trovati un lavoro!) più volte espresso nella poesia è ripetuto da tutti i membri del quintetto in risposta allo speech di Eleonora Tosto. Gino’s Eyes, ottavo brano dell’album e terzo brano senza il testo, è una ballad dedicata alla memoria di Gino Strada, fondatore di Emergency, e ai suoi occhi profondamente umani ma anche stanchi, negli ultimi anni della sua vita, di dover subire l’escalation di violenze di un militarismo occidentale in costante crescita. Hiddens. A Mediterranean Requiem è un Requiem immaginario per le morti nel Mediterraneo provocate dalle ultime migrazioni dal nord Africa verso le coste italiche; la poesia abbinata è “The Planetarian Arcane”, testo nel quale è presente per la prima volta la parola scelta per il titolo di questo album Planetariat, ovvero il “Planetariato”, l’insieme degli abitanti del nostro pianeta con un chiaro riferimento al proletariato, usato come appellativo per quella parte di esseri umani che vivono nelle più estreme difficoltà. Il decimo brano, Troika’s Madness. For Hellas è un omaggio alla resistenza del popolo greco nei confronti dell’ingerenza economica da parte di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, che insieme formano quella che è stata denominata appunto “Troika”. Le politiche di austerità della Troika hanno imposto negli ultimi anni al governo ellenico insostenibili tagli alla spesa sociale, di fatto mettendo in ginocchio buona parte della popolazione. Il brano è costruito sulla misolidia antica, scala modale greca rinominata oggi come scala locria. Secondo la leggenda, questa scala sarebbe nata da un’intuizione della poetessa Saffo sull’isola di Lesbo nel 600 a.C. Le frasi recitate da Eleonora Tosto in questo brano sono tratte dall’omaggio hirschmaniano all’Ellade “The Tetraktis of the dactyl arcane”. Ultimo brano dell’album e quarto brano senza un testo specifico abbinato, Stop! ­vuole palesemente apparire come un grido di dolore e di pietà della parte sfortunata del mondo nei confronti dell’oppressione militare, economica e bancaria del capitalismo moderno, artefice del palese sbilanciamento sociale che continua a provocare vittime innocenti e ingiustizie. Alla fine del brano, e dunque anche dell’album, riecheggia ancora una volta la voce di Hirschman che declama i versi finali di una sua splendida poesia intitolata “Path”: “Vai cantando volteggiando nella gloria/ di essere estaticamente semplice./ Scrivi la poesia”.
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ANTONIO FUSCO TRIO - SETE

SETE è il nuovo album del batterista e compositore Antonio Fusco, in uscita per Da Vinci il 31 marzo. L’album rappresenta un viaggio nel mondo artistico del musicista che utilizza la melodia, l'interazione e la ricerca del suono per esplorare l'interconnessione dell'esperienza umana. Attraverso la ricerca e la sperimentazione, Fusco approfondisce le complessità armoniche e melodiche di ogni brano, rivelando le verità più profonde della condizione umana. La sua visione creativa e artistica esprime la convinzione del potere dell'autenticità e dell'espressione di sé, ed è attivamente impegnato a difendere l'idea che la musica possa agire come forza unificante, avvicinando le persone in un'esperienza emotiva condivisa. La musica è un riflesso dei vari momenti sociali ed economici che hanno caratterizzato tutto il 2020, tra cui Quarantine, Waves e Pilgrim, brani che rappresentano un segmento storico significativo dell'esistenza umana, esplorando temi di isolamento, comunità e trascendenza. I brani mirano a connettersi con l'ascoltatore attraverso l'esplorazione di queste esperienze umane universali, portando a una più profonda comprensione di sé e del mondo che ci circonda.
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GIOVANNI BENVENUTI - AN HOUR OF EXISTENCE

Giovanni Benvenuti pubblicherà il nuovo album il 2 dicembre per AMP Records. An hour of existence, un’ora di esistenza, prende l’idea del titolo da un racconto di fantascienza nel quale uno dei protagonisti, che per varie ragioni non esiste più come persona fisica, torna a materializzarsi per solamente un’ora all’anno. Cosa faremmo se avessimo a disposizione solamente così poco tempo? Lo utilizzeremmo per compiere azioni eccezionali o semplicemente per goderci la semplicità dei gesti quotidiani? In un incrocio tra storia e fantascienza, due delle principali fonti di ispirazione del sassofonista, i brani di questo disco prendono spunto e raccontano di personaggi straordinari di un passato storico o di un futuro immaginato che si trovano alle prese con episodi ordinari, che in qualche modo li rendono persone più vicine a noi e meno irraggiungibili. Episodi che in qualche modo ci mostrano come eroi della storia o della nostra fantasia siano persone come noi: così possiamo riuscire a comprenderli meglio e comprendere meglio noi stessi e il nostro presente. Da un re che vediamo in forma di statua in ogni città italiana che litiga per tutto un viaggio in treno con un suo ministro che trova i suoi baffi ridicoli (King’s mustache) a il più grande poeta della galassia che in un lontano futuro impara a esprimersi con le pochissime parole che un incidente al cervello gli ha lasciato facoltà di usare. Per la realizzazione di questo disco Giovanni Benvenuti ha scritto musiche dove le composizioni, dalle strutture molto articolate, lasciano ai musicisti piena facoltà di esprimere la loro personalità. Pur facendo utilizzo di materiali complessi, come armonie contemporanee e metri e ritmi dispari, la forte importanza data all’immediatezza della melodia vuol portare l’ascoltatore a dimenticare gli aspetti tecnici e ad abbandonarsi al flusso musicale ed al racconto in musica. I musicisti scelti sono persone con le quali Benvenuti ha una affinità musicale di lunga data: il pianista tedesco Christian Pabst, il contrabbassista Francesco Pierotti (con il quale ha registrato numerosi precedenti lavori) ed il batterista Dario Rossi, presente anche nel precedente disco Paolina and the android.
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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE

Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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QUIET QUARTET

Il gruppo Quiet Quartet nasce nel 2019 a Firenze, ed è composto da Giulia Bartolini, cantante e compositrice, col pianista Alessio Falcone, il bassista Luca Giachi e il batterista Simone Brilli. L’omonimo album Quiet Quartet, uscito il 10 marzo per l’etichetta norvegese AMP records, è il primo disco dell’omonimo gruppo e contiene 7 brani originali in italiano, nati dall'unione tra jazz moderno e musica cantautorale. Il filo conduttore che trapela silenziosamente in tutto il disco è il tema della dualità e dell'incontro tra due opposti. La maggior parte dei brani nasce infatti dall’idea di due diverse “anime” appartenenti alla stessa persona, che cercano in ogni modo di ricomporsi. Queste due parti, differenti e spesso in contraddizione, talvolta riescono a incontrarsi come in Unione o in Verso noi due. Altre volte l'incontro non è possibile e le due anime non riescono a conciliarsi, come nel brano Se verrà, oppure come in Con nostalgia. Alcune canzoni sono ispirate da un inconscio più astratto, come Sogno lucido o Tempo di partire. Musiche e testi sono scritti da Giulia Bartolini, ma ogni membro del gruppo apporta le proprie idee e la propria originalità. Da questo lavoro collettivo nasce il brano finale, arrangiato e strutturato dall’insieme di voci che compongono il gruppo. Il gruppo ha partecipato a diverse importanti rassegne tra cui il Flower Jazz Festival al Piazzale Michelangelo di Firenze, Jazz Prime in Sala Vanni (Firenze),  nel 2021 partecipano come finalisti al Contest Mediterrani nell'ambito del Festival JazzAlguer ad Alghero e nello stesso anno  partecipano alla rassegna Jammin' 2021, organizzata dal Saint Louis College of Music presso la Terrazza del Gianicolo a Roma.
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Michele Sannelli & The Gonghers - Inner Tales

Inner Tales è il disco d’esordio di Michele Sannelli & The Gonghers, formazione nata nelle aule del conservatorio Verdi di Milano e proseguita fuori negli anni grazie alla passione e all’amicizia che lega i componenti della band. Si tratta di un album che trae la sua ispirazione dai concept album del prog rock degli anni ‘70 (il nome stesso deriva dai Gong di Pierre Moerlen, gruppo della scena di Canterbury al quale il quintetto si è ispirato nella prima parte della carriera ma che è sempre presente nella sua musica), in chiave più jazz, introspettiva e moderna. Sette brani originali di Sannelli, dal sound alle volte elettrico ed esplosivo ma anche acustico e più intimo, in cui sono racchiuse le esperienze e le emozioni di diversi periodi della sua vita, da cinque anni a questa parte: i viaggi ed i paesaggi che più lo hanno affascinato e ispirato (Green Light,  Hard Times), persone importanti (Song for Chiara, Run Mingo Run e Just in time to say Goodbye), influenze che certi musicisti hanno avuto sul suo percorso artistico (Uncle Dave, Circle) e ancora tanto altro. Ogni brano infatti è dedicato a qualcosa o a qualcuno che si è rivelato essere in qualche modo importante per il vibrafonista e compositore pugliese. Inner Tales è un viaggio attraverso brevi racconti musicali, di condivisione di ricordi, sentimenti e sogni, in un linguaggio che spazia e varia tra jazz, rock e  contemporanea.
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FRANCESCO BAIGUERA - POST JAZZ CHAMBER MUSIC

ll chitarrista  Francesco Baiguera ha da poco pubblicato il nuovo album Post Jazz Chamber Music per la Aut Records. Il disco è una suite composta durante il lockdown che muove tra musica colta e jazz per un quartetto dal sapore cameristico. In Post Jazz Chamber Music si assiste a un gioco di chiaroscuri dai confini sottili, a tratti indefiniti, che alterna molteplici fascinazioni sonore: da canoni inversi a improvvisazioni free, contrappunti, ma anche intermezzi ritmici e melodie oniriche. Il progetto è stato ideato e scritto dal chitarrista Francesco Baiguera durante il confinamento domestico imposto dalla prima ondata pandemica e si avvale della presenza di Daniele Richiedei al violino, Massimiliano Milesi ai sassofoni e Giulio Corini al contrabbasso; i quali, forti di una personale visione estetico-musicale e sostenuti da grande solidità tecnica, vanno ad arricchire l’idea iniziale dell'autore sostenendo le sezioni corali quanto gli episodi solistici in un viaggio sonoro ispirato da un preciso momento storico. 
Francesco Baiguera. Dopo gli studi di chitarra classica e moderna, si diploma col massimo dei voti in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Brescia studiando con Sandro Gibellini e Peo Alfonsi. Si è specializzato partecipando a masterclass tenute da Joe Lovano, John Scofield, Kurt Rosenwinkel, John Suhrman, Ben Monder e altri. Ha avuto molteplici esperienze in ensemble jazz e orchestre, suonando con artisti di rilievo come Seamus Blake, Achille Succi, Giovanni Falzone, Giulio Visibelli, Alberto Mandarini, Marco Vaggi, Fausto Beccalossi, Fabio Morgera, Stefano D’Anna, Emanuele Maniscalco, Giulio Corini, Guido Bombardieri e altri. Attualmente si dedica alla didattica e all'attività concertistica muovendosi tra jazz e musiche improvvisate senza disdegnare contaminazioni con i generi più diversi. L’esordio discografico in veste di leader avviene con Prèludes: trio che vede Emanuele Maniscalco alla batteria e Giacomo Papetti al contrabbasso. Altri progetti all’attivo sono: Nùes, un’esplorazione sperimentale della pop music con Silvia Lovicario alla voce e viola da gamba e Haenur un duo di composizioni originali con Massimiliano Milesi al sassofono tenore. Degno di nota è Reithia, quartetto prodotto dal festival Jazz On The Road che vede la partecipazione di Massimiliano Milesi, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. L’impegno compositivo più recente riguarda una suite composta in Italia durante il primo lockdown intitolata Post Jazz Chamber Music uscita per l’etichetta AUT Records.
 
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ROSARIO GIULIANI & MAC SAXOPHONE QUARTET
MISERERE 
IN CD E DIGITALE
(Parco della Musica Records, 2023)
Il suono italiano attraverso i secoli
Musiche di G. d’Arezzo, L. di Cortona, G. Gabrieli, C. Monteverdi, A. Vivaldi, G. Rossini, G. Donizetti

Miserere è un ricercato progetto crossover che affonda le sue radici nel più nobile patrimonio musicale italiano, in cui l’arte dell’improvvisazione tipica del linguaggio jazz si sposa con gli stilemi del passato. Un millennio di capolavori attinti dagli antichi antifonari gregoriani e dai laudari medioevali, dal contrappunto rinascimentale di scuola romana e veneziana fino a toccare il melodramma; un percorso nel tempo e nel sound italico interamente interpretato da artisti che si sono distinti per la loro capacità di rinnovare la tradizione. I brani hanno tutti arrangiamenti inediti, preparati appositamente dal M° Mario Corvini per valorizzare sia i raffinati fraseggi di Rosario Giuliani che gli avvolgenti timbri di ricerca del MAC Saxophone Quartet, uno dei quartetti più apprezzati per la loro opera di tutela ed innovazione della scuola italiana.
Il MAC Saxophone Quartet nasce nel 2010 da quattro solisti che vantano numerose ed importanti collaborazioni musicali e numerosi primi premi in concorsi nazionali ed internazionali. Diplomati con lode si sono poi perfezionati con illustri Maestri quali J.M. Londeix, C. Delangle, V. David, J. Y. Formeau, F. Mondelci, M. Gerboni, M. Marzi. Collaborano con orchestre sinfoniche come Orchestra Accademia del Teatro Alla Scala di Milano, Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Orchestra G. Verdi di Milano, Orchestra del Teatro Lirico G. Verdi di Trieste, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra FVG Mitteleuropa. Intensa la loro attività concertistica in Italia (Ravenna Festival, Biennale di Venezia, Stage Internazionale del Saxofono di Fermo, etc.) e all’estero (Russia, Stati Uniti, Brasile, Australia, Lituania, Slovenia, Croazia, Germania, Austria, Libano, Oman). Apprezzati da pubblico e critica i lavori discografici “Faces” (2011), “Zahir” (2013), e “Viaje” (2016). Molto attivo anche sul versante contemporaneo, il quartetto è stato dedicatario di meravigliose pagine scritte dai maestri S. Movio, P. Ugoletti, P. Ros, D. Lazzaron, R. De Giacometti, C. Corazza, A. Cuozzo. Il quartetto si è esibito in prestigiosi eventi come il World Saxophone Congress di Zagabria, il Navy Band International Saxophone Symposium di Washington D.C. e ha collaborato con artisti come R. Plano, L. Cottifogli, V. Sivilotti. Il MAC Saxophone Quartet tiene regolarmente corsi di perfezionamento ed è fondatore del MAC Saxophone Meeting di Riardo (CE) e del Pontebba Saxophone Festival (UD).
Rosario Giuliani muove i primi passi nella musica con il Corpo Bandistico Città di Terracina, sua città natale, per continuare e completare gli studi presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone ottenendo il massimo dei voti. Tenacia, talento, una profonda passione per la musica e grande abilità tecnica lo hanno portato alla ribalta della scena jazz europea e internazionale. I critici scrivono di lui come una vera rivelazione, in Francia “une benediction”. I toni entusiastici e trionfali utilizzati dalla stampa per descrivere le caratteristiche di Giuliani derivano proprio dalle peculiarità del suono che sa produrre: con disinvoltura riesce a trarre dai suoi sassofoni un fraseggio fluido e articolato, che lo collega naturalmente ai grandi sassofonisti della storia del jazz. Il musicista, pur ispirandosi a dei modelli, colpisce proprio per la sua originalità e unicità che è facilmente identificabile non solo nell’approccio con gli strumenti ma anche nelle sue composizioni. Tante e prestigiose anche le sue collaborazioni nell’ambito del jazz, dove ha avuto modo di affiancare musicisti di grande valore. Nel 1996 risulta vincitore del premio intitolato a Massimo Urbani e l’anno seguente 1997 dello Europe Jazz Contest, assegnatogli in Belgio come miglior solista e miglior gruppo. Dopo le tante incisioni con diverse etichette italiane e non solo, nel settembre del 2000 Rosario Giuliani ha firmato un importante contratto con la prestigiosa casa discografica francese Dreyfus Jazz, con la quale registra sei album di grandissimo successo. Nello stesso anno si aggiudica il Top Jazz, il referendum annuale indetto della rivista specializzata Musica Jazz, nella categoria nuovi talenti e nel 2010 come miglior sassofonista dell’anno. Sempre nel 2010 e di nuovo nel 2012 si aggiudica il Jazzit Awards come miglior sax alto. Nel Marzo 2016 la Parco della Musica Records pubblica l’album “The Hidden Side”. Nel 2019 riceve il premio come Ambasciatore dell’Umbria nel Mondo assegnato durante l’edizione estiva di Umbria Jazz 2019. Dal 2013 è docente presso il Saint Louis College of Music di Roma e nel Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. Una carriera, quella di Rosario Giuliani, che vanta esperienze numerose, eterogenee ma sempre di elevato spessore in cui ha collaborato con Maestri di fama internazionale come Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovaioli, Gianni Ferrio, Nicola Piovani, Ritz Ortolani. Ha inoltre fatto parte dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Rosario Giuliani - sax contralto; MAC Saxophone Quartet: Stefano Pecci sax soprano; Luis Lanzarini sax contralto; Alex Sebastianutto sax tenore; Valentino Funaro sax baritono; Mario Corvini arrangiamenti

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FERDINANDO ROMANO - INVISIBLE PAINTERS
 
Invisible Painters è il nuovo album di Ferdinando Romano e arriva a tre anni di distanza dal suo debutto Totem, un disco molto apprezzato e che gli ha permesso di ottenere premi importanti come “Miglior Nuovo Talento Italiano 2020” nel Top Jazz annuale della rivista Musica Jazz e il Premio SIAE 2021. L’album è in uscita il 2 giugno, anticipato dal brano The Dreamers il 26 maggio, su CD e digitale per la nuova etichetta Jam/UnJam, distribuzione Universal. L’album nasce dopo un lungo lavoro di ricerca e scrittura. Sebbene la sua matrice provenga dal mondo della musica improvvisata, sull’impianto solidamente jazz si innestano vari elementi di elettronica, ambient e musica del ‘900, muovendosi con disinvoltura tra le definizioni e categorie abituali; contrabbasso, pianoforte, batteria e clarinetto basso fondono i loro timbri con sintetizzatori, samples e registrazioni ambientali, a cavallo tra suoni digitali e amore per l’analogico. Invisible Painters  è stato registrato in quartetto insieme ad Elias Stemeseder al pianoforte e synth (noto per le sue collaborazioni con John Zorn e Jim Black e recentemente premiato con il Deutscher Jazzpreis 2023), Federico Calcagno al clarinetto basso e clarinetto (pluripremiato strumentista con cui Ferdinando ha condiviso anche il Top Jazz 2020, molto attivo nella scena italiana ed olandese), Evita Polidoro alla batteria. Ferdinando suona contrabbasso, sintetizzatori, samples ed effetti. Sul brano la Figurazione delle Cose Invisibili partecipa con il raro strumento Ondes Martenot anche la musicista francese Christine Ott, molto attiva con i suoi progetti nell’ ambito della musica contemporanea ed elettronica. I Pittori Invisibili incarnano il gesto della creazione artistica, l'impulso inconscio e istintivo che genera, la mano e il pennello invisibili con cui l'artista crea estemporaneamente. È proprio in questo equilibrio tra consapevolezza e istinto, composizione ed estemporaneità che nasce la musica di questo nuovo gruppo. “Solo nel momento in cui non sa più cosa sta facendo il pittore fa cose buone” (E. Degas) Jam/UnJam è una nuova label che nasce per volontà e passione di Bernardo Mattioni, professionista nei settori discografia e management indie/mainstream.  La label è stata fondata ad Arezzo ed ha voluto esordire per la sua uscita “zero” proprio con un artista aretino. Jam/UnJam aspira ad essere un nuovo spazio discografico per le sonorità vicine al jazz, ma anche alla sperimentazione e alle contaminazioni nel panorama musicale e nel mercato italiano, cercando di mescolare linguaggi e approcci dell'industria musicale contemporanea. 
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AlfaMusic
Presenta

MITO
Il nuovo album di
Cettina Donato | Zoe Pia
featuring Ninni Bruschetta | Elio Martusciello

MITO e’ un concept album. Inizia all’insegna di Dioniso, considerato dalle due compositrici come il Dio dell’emancipazione femminile. Ogni brano è una guida alla conoscenza dei personaggi del mito greco e del mito sardo.  Storie fatte di sangue, di passioni, di razionale e irrazionale, dèi che scendono in terra per salvare i mortali o che, allo stesso tempo, distruggono le vite degli stessi solo per pigrizia o per ozio. Non c'è emozione di cui il mito non parli attraverso i suoi personaggi e per questo motivo il mito rimane sempre attuale nonostante il mutare dei tempi. La Sicilia e la Sardegna, da sempre sono approdo, rifugio di divinità ed eroi; sono luoghi in cui da millenni risiedono tracce di entità soprannaturali. Così, queste due grandi isole del Mediterraneo si incontrano come due forze distinte ma accomunate dagli stessi intenti, in un connubio musicale tra mitologia greca e entità ancestrali, in un dialogo sonoro, in un progetto esclusivo che le unisce in nome dell'incanto e dell'eleganza, percorrendo vie ancestrali, tanto emozionanti quanto radicalmente magiche, tra identità e radici, storia e poesia.  Il progetto, a firma delle due compositrici con composizioni totalmente originali in cui trovano spazio improvvisazione e attento e profondo ascolto l’una dell’altra tra musica contemporanea, jazz d’avanguardia e world music con l’uso anche di strumentazioni elettroniche, ospita l’attore e regista Ninni Bruschetta (nel brano Arianna, Teseo, Dioniso) con il quale Cettina Donato stringe una profonda sinergia professionale da diversi anni e il compositore Elio Martusciello (nei brani Arianna, Teseo, Dioniso, Antas e Afrodionisiaco) esponente della musica d’avanguardia italiana.
“Raccontiamo in questo disco la storia di alcuni tra i personaggi del mito greco il cui destino è scandito dal volere, se non dai capricci, degli dèi. Orione, prima di trasformarsi in costellazione, passò da Messina e costruì con la forza delle sue braccia Capo Peloro, la punta nord orientale della Sicilia, luogo in cui io stessa risiedo, e che i messinesi chiamano semplicemente Faro, costruendo anche un tempio dedicato a Poseidone. Cariddi, Scilla, lo stretto di Messina, rappresentano alcuni degli snodi più rilevanti per lo scorrere delle vicende mitologiche: dèi, eroi, maghe, mostri, sono passati da qui rendendo la Sicilia protagonista assoluta. La Sardegna e la Sicilia sono luoghi in cui da millenni risiedono tracce di esseri soprannaturali. In questo disco abbiamo descritto e raccontato una storia per ogni singolo personaggio: non tutti ci sono stati tramandati come esempi da seguire, tutt’altro, ma ci piace pensare che ognuno di loro fosse alla ricerca della parte migliore di se’, del proprio eroe interiore. E che cosa e’ il mito, oggi, nella società contemporanea, se non un nostro personale anelito ad avvicinarci o somigliare a un Dio o a un eroe? Non ci resta, a questo punto, che cercare l’eroe che è in noi”. Cettina Donato
“Il Tempio di Antas, di Fluminimaggiore in Sardegna e la Valle dei Templi di Agrigento in Sicilia: due siti archeologici delle grandi isole del Mediterraneo sono stati per me il La per una riflessione condivisa. Una navigazione con approdo nel mito. Partendo dalla radice. Il termine deriva dalla parola greca mythos che significa letteralmente racconto, narrazione, storia. Il flusso musicale che ne è derivato attraversa luoghi, richiama personalità, intrecci sociali, vive amori e dissapori, gioca tra feste e processioni”.  Zoe Pia
I suoni possono raccontarci solo due differenti tipologie di storie. La prima si riferisce a storie che servono solo per descriverci il mondo: quello delle cose inerti e quello degli esseri viventi. Sono storie che funzionano per informarci, ci aprono alla conoscenza. Una sorta di tatto a distanza che ci consente di pregustare meglio il mondo visibile. La seconda contempla storie intessute di sogni, di misteri, di emozioni, consentendoci di accostarci agli enigmi del sentire. Questa seconda tipologia di storie è quella che chiamiamo musica, ha origine da miti antichi e si rivolge a possibili futuri esistenziali. Fonde o confonde memoria e anelito, mito e sogno". Elio Martusciello                          
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I METAFISICI STUPORI DI ZAVALLONI – GODARD – MAGRINI

Sembrano due formazioni da camera, separate che raccontano la stessa storia: Cristina Zavalloni e Michel Godard e di nuovo Cristina Zavalloni con Manuel Magrini. Due facce dello stesso racconto. Atto primo e atto secondo, a breve distanza l’uno dall’altro, per regalare al romanzo musicale che affonda le radici nel ‘900 una nuova patina di colore. Li si potrebbe dire in cerca “di perduti metafisici stupori”, in realtà riprendono con mezzi moderni, sofisticati e popolari al contempo, la tradizione del lied romantico, compagno segreto della musica moderna.

ZAVALLONI / GODARD - TWISTED
In uscita il 9 giugno 2023 in CD e DIGITALE
(Encore Music 2023 / SELF)
Cristina Zavalloni - voce, composizione; Michel Godard - tuba, serpentone, basso elettrico, composizione
“Estate 2020. Ci ritroviamo a Bologna nell’atelier dell’artista Laura Cadelo Bertrand. La serata è dolce, l’occasione è il passaggio in città di Michel Godard. Scatta il momento musicale: tutti reclamano un intervento da parte mia. Ed ecco che Michel, compagno di giochi musicali di lunga data, mi offre il fianco lanciandosi in un’improvvisazione che mi trascina immediatamente. Funziona. Qualche mese più tardi ci propongono di rifarlo al Teatro dell’ABC di Bologna. Il duo prende il volo: tuba, serpentone, basso elettrico ad avvolgere la voce in brani originali, improvvisazioni, qualche incursione nei mondi antichi che entrambi amiamo e occasionalmente frequentiamo. La musica che ne nasce è libera e disciplinata, sorprendente e ponderata, giocosa e serissima. Un’unica, stralunata cover che diventa titolo e suggerisce lo spirito del disco: Twisted (W.Gray e A.Ross). Così arriviamo qui, al primo CD in uscita per Encore Music. Sempre con lo stesso spirito: suonare insieme, divertirci e magari tirare in ballo anche qualche spiritello buono, di quelli che affollano le nostre vite con la propria presenza intangibile.”
Cristina Zavalloni

ZAVALLONI / MAGRINI - LONTANISSIMO
In uscita il 23 giugno 2023 in CD e DIGITALE
(Encore Music 2023 / SELF)
Cristina Zavalloni - voce, composizione; Manuel Magrini- pianoforte
“Tutto è iniziato con il desiderio di incidere Restiamo amici, un brano che mi perseguita da sempre, una delle più belle canzoni di mio papà ancora inedite. E la scoperta di averne scritto io le parole! Una leggenda familiare a cui non avevo mai creduto fino alla prova inequivocabile: la mia calligrafia di sedicenne con la biro blu nell’originale del testo. Da lì Manuel ed io siamo partiti per confezionare un Extended Play, un po’ più di un singolo, per intenderci. Per questo primo disco in duo, abbiamo pescato tra le nostre canzoni in italiano più recenti, quelle che ci frullano addosso in questo periodo: La resa, un mio nuovo brano, Quella cosa in Lombardia, capolavoro degli anni ’60 di Carpi e Fortini, la versione italiana (degli stessi anni) di una splendida song di Leonard Bernstein che mi ha fatto conoscere Pietro Tonolo: Lontanissimo. Per chiosare, un divertissement di Egberto Gismonti che usiamo come bis nei nostri live: l’eccezione alla regola delle canzoni, il funambolico Karate.”
Cristina Zavalloni
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ROBERTO OTTAVIANO & PINTURAS - A CHE PUNTO È LA NOTTE
Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Dopo "Un Dio Clandestino" (2008), "Arcthetics. Soffio Primitivo" (2013), "Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy" (2014), "Astrolabio" (2015), "Eternal Love" (2018), i due dischi dell’anno per Top Jazz (referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) "Sideralis" (2017) e "Resonance & Rhapsodies" (2020) e il più recente  “Charlie’s Blue Skylight” (2022), venerdì 30 giugno esce “A che punto è la notte”. Nel nuovo progetto discografico, distribuito da distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital e prodotto nella programmazione Puglia Sounds Records 2023 della Regione Puglia (FSC Puglia 2014|2020 - Patto per la Puglia - Area di Intervento IV "Turismo, Cultura e Valorizzazione delle risorse naturali"), il musicista e compositore torna con un progetto tutto pugliese: Roberto Ottaviano & Pinturas. Il quartetto guidato dal sassofono di Ottaviano è completato dalla chitarra di Nando di Modugno, dal contrabbasso di Giorgio Vendola e dalla batteria e dalle percussioni di Pippo D’Ambrosio. «Dopo anni di progetti realizzati insieme ad artisti provenienti da varie parti del nostro pianeta, non è un caso se una quindicina di anni fa questo nuovo quartetto è nato nella mia terra. Il jazz diventa qui il “pennello” veloce con cui rappresentare paesaggi e storie immaginarie, i colori sono una infinita tavolozza costituita da tutte le musiche che amiamo profondamente e che rappresentano ancora oggi, e nonostante tutto, l’idea di un messaggio nella bottiglia. Ecco come si compone Pinturas, un affresco dinamico e proiettato verso il futuro ma tuttavia profondamente radicato nell’archetipo del Sud». Il disco propone otto composizioni originali firmate dai tre musicisti – “The Moon is Hiding Beyond Your Mouth”, “Boo”, “You and the Night and the Words (Like Clouds)”, “Like Tears From The Sky (to Rino Arbore)” di Ottaviano, “Hermes” di D’Ambrosio, “Pinturas” di Vendola e “Notturno Indiano” firmata da Di Modugno -  e le riletture, che aprono e chiudono il disco, di “O Silencio das Estrellas” della cantante e compositrice brasiliana Fatima Guedes e “Avalanche”, brano del cantautore canadese Leonard Cohen, inserito nell’album “Songs of love and hate” del 1971. Il disco è dedicato alla memoria del chitarrista e compositore pugliese Rino Arbore, "la cui trasparenza ha rischiarato molte notti altrui ma che per una beffa del destino non e riuscito da illuminare la sua".
«"A che punto è la notte", racconto di Fruttero e Lucentini, è in realtà solo un buon titolo che, confesso, ho usato strumentalmente perché può racchiudere in sé molte altre atmosfere e richiami, come quelli contenuti in diversa letteratura, come ne "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee, o "Non andartene docile in quella buona notte", poesia di Dylan Thomas, "Il lungo sonno" di Raymond Chandler o ancora "Tenera è la notte" di F.S. Fitzgerald, solo per citarne alcune», sottolinea Ottaviano nelle note di copertina. «La notte come momento topico in cui riescono a disporsi in uno spazio indefinito ed in un momento sospeso, una serie di teorie, interrogativi, memorie, come costellazioni lontane e che pure ci attraversano come nodi gordiani dell'esistenza. "A che punto è la notte" è una domanda che qui si traduce in singoli haiku musicali a riguardo di temi che investono il singolo come la moltitudine: il naufragio di una generazione, la cronaca di un amore, la denuncia della seduzione del denaro e la confessione dell’inevitabile sconfitta della sensibilità, l’incapacità di salvarsi non solo come uomini dotati di troppo talento o troppo sensibili, ma anche di molti fra i migliori di una intera generazione tradita da falsi miti, la paura di ciò che non si conosce e la presunta ineluttabilità di una scelta. E così che Pinturas scrive il suo "Noir" originale, dopo due lavori dedicati alle interpretazioni di un vasto songbook universale, "Un Dio Clandestino" (Dodicilune, 2008) e Change The World (Nel gioco del jazz, 2017). Tuttavia anche qui riesce a far proprie due storie di altre firme che si inseriscono come una piccola lanterna in questa meditabonda attesa o ieratica ricerca di chi è andato via, nel buio».
Attivo sulla scena jazzistica internazionale da oltre quarant’anni, Roberto Ottaviano (Bari, 21 dicembre 1957) ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei a cavallo tra diverse generazioni. A cinque anni prende lezioni di clarinetto al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari poi studia sassofono classico a Perugia con Federico Mondelci, armonia e composizione classica con Walter Boncompagni, Giacomo Manzoni e Luigi Nono. Un fortuito incontro con Steve Lacy lo spinge ad approfondire lo studio del sax soprano. In America studia composizione jazz e arrangiamento con Ran Blake, Bill Russo, George Russell collaborando con Buck Clayton, Ernie Wilkins, Benny Bailey, Sal Nistico; poi è membro dell'orchestra di Andrea Centazzo, collabora con Gianluigi Trovesi, Theo Jörgensmann, Franz Koglmann, Carlo Actis Dato, Radu Malfatti, Carlos Zingaro, Franz Koglmann, Georg Gräwe, Ran Blake, Tiziana Ghigl ioni. Nel 1983 pubblica il suo primo album ("Aspects") con Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu, Carlo Actis Dato. Nel 1986 costituisce un quartetto con Arrigo Cappellatti. Nel 1988 fonda l'ensemble di ottoni "Six Mobilies", nel 1988 incide un omaggio a Charles Mingus (Mingus - portraits in six colours ), nel 1990 incide "Items from the old earth". Dal 1979 collabora con numerosi musicisti jazz come Dizzy Gillespie, Art Farmer, Mal Waldron, Albert Mangelsdorff, Chet Baker, Enrico Rava, Barre Phillips, Keith Tippett, Steve Swallow, Irene Schweizer, Kenny Wheeler, Henry Texier, Paul Bley, Aldo Romano, Myra Sant'agnello, Tony Oxley, Misha Mengelberg, Han Bennink, Mario Schiano, Trilok Gurtu, Samulnori, Pierre Favre. Suona in moltissimi jazz festival europei e americani. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Jugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avor io, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Da didatta ha tenuto corsi a Woodstock N.Y., nei conservatori di Città del Messico, Vienna, Groningen, presso le istituzioni culturali di Urbino, Cagliari, Firenze, Roma, Siracusa. Ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e di cui è coordinatore da quasi 30 anni. È autore del libro, "Il sax: lo strumento, la storia, le tecniche” (Muzzio editore, 1989). Per Dodicilune ha pubblicato, con varie formazioni, "Un Dio Clandestino" (2008), "Arcthetics. Soffio Primitivo" (2013), "Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy" (2014), "Astrolabio" (2015), "Eternal Love" (2018), i due dischi dell’anno per Top Jazz (referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) "Sideralis" (2017) e "Resonance & Rhapsodies" (2020), “Charlie’s Blue Skylight” (2022) e  “A che punto è la notte” (2023). È stato eletto musicista italiano dell'anno per Top Jazz 2022, referendum annuale indetto dalla storica rivista Musica Jazz.

MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

MAG COLLECTIVE - BIRTH, DEATH AND BIRTH 
Prosegue la collaborazione tra MAG Collective e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo l’esordio del 2 018 con “Song For Joni”, disco che rileggeva in chiave jazz alcuni fra gli episodi più incisivi del songbook della cantautrice canadese Joni Mitchell, domenica 26 giugno - distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe - esce Birth, Death and Birth. Il nuovo progetto discografico parla di condivisione della vita, morte e rinascita: un percorso ciclico in continua evoluzione, senza inizio e senza fine. Il collettivo toscano formato da Giulia Galliani (voce), Giovanni Benvenuti (sax), Andrea Mucciarelli (chitarra elettrica), Marco Benedetti (basso, contrabbasso) e Andrea Beninati (batteria, violoncello) e ampliato dalla partecipazione di Alessandro Lanzoni (piano), Tommaso Rosati (electronics), Anete Ainsaar (violino), Valentina Gasperetti (viola), Lorenzo Cavallini (arrangiamento archi) e, in un brano, arricchito ulteriormente dall’hammond di Matteo Addabbo propone undici composizioni originali frutto del lavoro di questi anni. Dopo l’ottima accoglienza di “Song For Joni” e numerosi concerti in festival e club, i musicisti del collettivo decidono, infatti, di collaborare alla composizione originale di nuove canzoni, scrivendo musiche e testi, lavorando agli arrangiamenti tra jazz e sperimentazione, ampliando il proprio organico e collaborando con Music Pool, associazione attiva in tutta la Toscana da oltre 35 anni nella produzione, organizzazione e gestione di eventi. Il disco sarà presentato ufficialmente domenica 26 giugno (ore 21:30 – info e biglietti bit.ly/YJazz_EF22) al Teatro Romano di Fiesole nella settantacinquesima edizione dell'Estate Fiesolana, in un concerto organizzato proprio da Music Pool che ospiterà anche LAD Jazz Ensemble, gruppo formato dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alberti-Dante”. «Una piacevole ossessione, perché non c’è bellezza senza mistero: questo sarà per voi “Birth, Death and Birth”. Quattro anni lo separano dal precedente disco “Song for Joni” (Dodicilune)», sottolinea nelle note di copertina Davide Ielmini. «E gli anni hanno portato ancora più forza, chiarezza e vigore. Perché per questo gruppo non conta ciò che si consuma in fretta (must della società contemporanea) ma ciò che resta. Da qui una musica che nasce, rinasce e si prende cura del tempo. E alla quale non interessa consacrare l’esistente, ma svelare una mappa dei suoni nascosti. Anche quelli di una morte che è un sipario tra le parole nascita e rinascita. Un mood che Giulia Galliani usa per detonare l’angoscia e far brillare quella lucentezza che ondeggia, o palpita, a seconda delle necessità narrative. Allora la vocalità diventa richiamo fonetico, sasso o piuma, dove l’altalena intervallare dell’armonia si presta ad una pungente teatralizzazione del vissuto interiore», proseguono le note. «Una compiutezza che racconta, in modo flessibile e dinamico, l’approccio serio e divertito del MAG al continuo gioco di incontri/scontri tra timbriche e dinamiche, modernismo e tradizione, presa tematica e sperimentazione, virtuosismo solistico e suono d’insieme. Digeriti i diversi linguaggi jazz - i fraseggi agli strumenti rivelano un’ampia padronanza tecnica – il gruppo definisce un mondo fatto di nuovi mondi»,  spiega il pianista, giornalista e critico musicale. «Con una musica che sembra dividersi tra acqua e aria: da un lato si immerge (la suite “How to Breathe Underwater”) nei colori di un Crepuscolo accarezzato dalle meccaniche dei circuiti el ettronici (come battiti d’ala) e, dall’altro, si alza mettendo d’accordo evanescenza e solidità della forma. È una verticalità che procede per combustione – l’iterazione di quattro note, tra voce e sax, nelle prime battute di “Lucid”; la ballad a fil di pelle “Marlh”; la marcetta che apre “Tombeau for a young eagle” – per poi esplodere in una vivacità corroborante fatta di assoli vertiginosi (le frasi che si allungano alla ricerca dell’infinitezza sul sax di Giovanni Benvenuti in “The time we were together”); le fughe in avanti del basso di Marco Benedetti in “Happiness”, la sintesi stilistica al piano di Alessandro Lanzoni e all’organo di Matteo Addabbo in “Write your name in the sand”. Musica trasformativa e dialogante che riserva momenti inaspettati, come accade in “Lullaby”, dove il solo quartetto d’archi sembra deambulare su una melodia da requiem. Ma la morte può attendere. Ancora».

CRISPINO | LANCIAI | BASILE | SABELLI - KOBAYASHI
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, mercoledì 26 aprile esce “Kobayashi” del quartetto composto da Luca Crispino (chitarra elettrica), Roberto Lanciai (sax baritono, live electronics), Fabio Basile (basso a sei corde), Luigi Sabelli (batteria). Le nove composizioni originali sono l’unione tra quattro prospettive differenti sulla musica che sembrano aver trovato un possibile spazio comune, un denominatore in cui far convivere passioni, aspirazioni, sogni, idee, utopie e ricordi sonori.  «Immaginando un incontro impossibile e surreale tra i Van Der Graaf Generator, Denardo Coleman, i Gong, i Lounge Lizards e Charles Mingus i quattro musicisti hanno coraggiosamente immortalato queste idee in due giorni di registrazione, passando tra tematiche narrative intrise di una affabulazione avvolgente che finiscono paradossalmente per transitare nelle zone meno accomodanti della musica, puntando dritto a un tragitto in cui si ritrovano proprio quegli echi di ascolti differenti di cui sopra», si legge nelle note di copertina. «Così se il dub di “Strummer” sembra trovare una collocazione in bilico su un burrone lisergico, la dinoccolata “Funerale sul Gange” richiama un John Lurie ubriaco in Medio Oriente, le sospensioni di “Coraggio liquido” e di “Ombre sul borgo” hanno un che di suburbano, allucinato e ironico allo stesso tempo. E ancora che dire dell’intensità del sassofono baritono di “Rebecca” o della decadenza strazi ante della ballata “La Galassia morta nell’universo giovane”, solo apparentemente inconciliabili col mood venato di calipso di “Jungle”, con lo swing nebbioso e malinconico di “Furtivi” o con “Zango”, in cui un mosaico di possibili definizioni sembra scompaginarsi lungo un meridiano sonoro fatto di contrasti. Come si dice in questi casi però “Music speaks for itself” e allora buon ascolto di questo autentico estratto di frutti sonori in agrodolce, servito senza salatini».
Chitarrista e compositore padovano, Luca Crispino si avvicina al jazz nel 1997 provenendo da esperienze rock, blues e prog. In questo periodo ha l'opportunità di partecipare ad interessanti progetti di fusione tra i generi coltivando sempre più la sua attenzione verso lo studio, la pratica e la natura dell'improvvisazione musicale. Dal 2000 esercita la professione artistica esibendosi dal vivo in varie formazioni e partecipando ad importanti rassegne musicali e festival nazionali. Sempre dallo stesso anno inizia a dedicarsi all'insegnamento e allo studio della musica sperimentale. Nel 2013 si trasferisce a Verona dove è tra i creatori del Centro di Formazione Musicale Moderna Artingegno. Collabora attivamente con diversi artisti ed ensemble, operando in produzioni discografiche ed esibizioni live. Ad oggi Luca Crispino alterna la sua attività di musicista, sia sul palco che in studio, alla didattica ed alla ricerca musicale.
Roberto Lanciai inizia da autodidatta e poi perfeziona gli studi privatamente presso il CSM di Verona. In seguito frequenta i seminari internazionali di Siena Jazz con il maestro Gianluigi Trovesi. Ha suonato con gruppi come i FRIM & Company, Tri o Quattro, Namesti, Perpetual Motion Food, Full Metal Klezmer, Meshughe Klezmer Band. Attualmente è impegnato con Kobayashi, Kinder Klezmer Quartet, Orchestrina Vertical, Peluqueria Hernandez.
Fabio Basile, dopo aver studiato, privatamente, con alcuni insegnanti di strumento e solfeggio, inizia a suonare come chitarrista con formazioni locali, frequentando vari generi, dal pop alla sperimentazione. Nel corso degli anni collabora, come chitarrista e bassista, con diversi musicisti: Frank London, Zeno de Rossi, Kyle Gregory, Enrico Terragnoli, Ted Reichmann, Gianni Gebbia, Dave Harris, Giorgio Pacorig, Francesco ”Sbibu” Sguazzabia, Francesco Bearzatti, Pit Fitzpatick, Nicola Salerno, Amy di Nayo, Danilo Gallo, Francesco Bigoni, Andrea Belfi, Chris Speed. Con il cantautore Giancarlo Onorato, come bassista e chitarrista, registra e suona in tour. Produce, compone e suona live con Art Erios, trio di computer music. Si dedica alla musica Klezmer unendosi in studio e dal vivo alla Meshughe Klezmer Band e forma i Full Metal Klezmer, progetto di cui scrive le musiche. È componente dei Kinder Klezmer e dell'Orchestrina Vertical. Per diversi anni compone per Ersilia, compagnia di danza contemporanea.
Luigi “Gigi” Sabelli ha iniziato a suonare la batteria influenzato dalla passione del padre contrabbassista dilettante, finendo per ascoltare quotidianamente decine di dischi e suonare con varie formazioni jazz e rock sin dall’età adolescenziale. Dalla fine degli anni Settanta ha studiato batteria con vari maestri, tra cui Giorgio Salgarelli, Alberto Olivieri ed Enrico Lucchini nelle stanze sopra il locale “Capolinea” di Milano dal 1986 al 1987.Tra i gruppi a cui ha preso parte negli ultimi trent’anni ha registrato e suonato dal vivo con i Francesco Baracca Pilota, i Kakikiwi di Ottavio Giacopuzzi, i Vigliacchi del jazz, Andrea Dudine Trio, Holy Fathers, Peluqueria Hernandez. Tra gli anni Ottanta e Novanta ha suonato occasionalmente con Mauro Ottolini, Bruno De Filippi, Bruno Marini e Francesco Bearzatti. Appassionato di jazz e di musiche “non conformi”, scrive per Musica Jazz e per All About Jazz, per i quotidiani L'Arena di Verona e il Nuovo giornale di Bergamo e sporadicamente per World Music Magazine. Nel 2004 e nel 2005 ha condotto due cicli settimanali della trasmissione “Fuochi” su Radio 3.

ANTONINO DE LUCA - RESPIRI
Prodotto dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 16 maggio esce “Respiri” del fisarmonicista siciliano Antonino De Luca. Il cd propone sei composizioni originali (“Autumn Picture”, “Promenade des Anglais”, “Respiri”, “Falling in your eyes”, “I get lost in you”, “October Song”) e le riproposizioni di “Home” di Michel Petrucciani, “Rain” di Enrico Rava, “Peace” di Horace Silver e “Tears” di Michal Tokaj, tutte eseguite in solo. «Dopo “Radici” e “Rifugi”, avevo bisogno di dare forma tangibile alla mia idea di suono puro della fisarmonica sola. Il risultato è “Respiri”, che trae ispirazione dalla parte che questo meraviglioso strumento necessita per funzionare: il mantice, il suo Respiro pulsante», sottolinea il musicista e c ompositore. «Abbracciare la fisarmonica per suonare significa appoggiarla sul petto, lasciare che diventi un tutt’uno con il cuore, per pulsare all’unisono ed esprimere emozioni e stati d’animo vari e contrastanti, unicamente attraverso il suo Suono, sintesi di simbiosi totale».
Nato e cresciuto in Sicilia, Antonino De Luca inizia a suonare la fisarmonica seguendo gli insegnamenti del padre. Con il maestro Antonino Linci Gugliotta si avvicina anche al clarinetto e all’improvvisazione, entrando a far parte della Banda del Comune di Fiumedinisi. Dal 2006 studia prima con il maestro Renzo Tomassetti e in seguito all’Istituto superiore di Studi Musicali Giovanni Battista Pergolesi di Ancona dove si laurea in Fisarmonica classica con il professor Alessandro Mugnoz. Contemporaneamente porta avanti gli studi di jazz grazie all’incontro con Frank Marocco e alle successive masterclass con Luciano Biondini, Vince Abbracciante, Gabriele Mirabassi, Massimo Tagliata, Klaus Paier, Goran Alachki, Richard Galliano, Vincent Segal. Ha spesso collaborato con la ditta di fisarmoniche Victoria in diverse edizioni del Frankfurt Musikmesse e in trasmissioni televisive per Rai International. Ha partecipato ad alcune importanti rassegne dedicate ad Adamo Volpi, Bio Boccosi e Gorni Kramer e ha preso parte all’incisione dei dischi monografici dedicati a questi musicisti. Attualmente vive a Castelfidardo e ha appena concluso il Biennio di II livello di Fisarmonica Classica al conservatorio Giovanni Battista Pergolesi di Fermo con il maestro Riccardo Centazzo. Ha collaborato e suonato con Vince Abbracciante, Luca Pecchia, Gabriele Pesaresi, Giacomo Medici, Roberto Gazzani, Piero e Paolo Principi, Paolo Sorci, Ludovico Carmenati, Massimo Manzi, Javier Girotto, Franco Cerri, Giacomo Uncini, Ana e Carlos Maza, Naile Sosa, Luca Ciarla, Maurizio Perrone, Francesco Savoretti, Maurizio Moscatelli, Marco Postacchini, Maria Mazzotta, Ernesto Nobili, Cristiano Dalla Monica, Francesco Di Bella, Alfonso Bruno, Serena Spredicato, Giorgio Vendola, Nando Di Modugno. Ha tenuto concerti in Germania, Stati Uniti, Canada, Olanda, Slovacchia, Francia, Israele, Inghilterra, Polonia, Corea del Sud, Cambogia, Thailandia, Cina, Cil e, Sudafrica, Bahrain, Svizzera, Romania, Grecia, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Serbia, Portogallo, Spagna, Cipro, Belgio, Danimarca, Svezia. Ha partecipato insieme a grandi nomi della fisarmonica come Richard Galliano, Massimo Tagliata, Mirco Patarini, alle riprese del documentario “La Fisarmonica” prodotto e distribuito da Sky Arte in tutta Italia e non solo. È  attualmente docente di Fisarmonica e Fisarmonica Jazz alla Scuola Civica Paolo Soprani di Castelfidardo e il 14 Maggio 2017, giorno dei Patroni San Vittore e Corona, ha ricevuto la nomina di Primo ambasciatore della fisarmonica e di Castelfidardo, nuova onorificenza del Comune di Castelfidardo, dove è stato anche membro della giuria all’edizione 2018 del PIF (Premio Internazionale della Fisarmonica).

ADRIANO CLEMENTE
THE COLTRANE SUITE AND OTHER IMPRESSIONS
PERFORMED BY DAVID MURRAY AND THE AKASHMANI ENSEMBLE FEAT. HAMID DRAKE
Prosegue la collaborazione tra l’etichetta leccese Dodicilune e il pianista, polistrumentista, compositore e arrangiatore Adriano Clemente, salentino d’origine e napoletano d’adozione. Dopo "The Mingus Suite" (2016), ritratto jazz in sette movimenti ispirati dalla musica di Charles Mingus, e le composizioni originali tra stili e tradizioni della musica cubana e latin di “Havana Blue” (2017) e "Cuban Fires" (2018), martedì 23 maggio - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital - esce “The Coltrane suite and other impressions”.  Il doppio cd propone ben venticinque composizioni originali scritte e arrangiate da Clemente, che suona piano, tromba, arpa, kundi, kalimba, balafon, flauto, shawm, sax soprano/alto, bowed cümbüs, affiancato nelle registrazioni dal suo The Akashmani Ense mble. La rodata formazione nata nel 2011, che comprende Marco Guidolotti (sax baritono/tenore, clarinetto, clarinetto basso), Daniele Tittarelli (sax alto), Antonello Sorrentino (tromba), Massimo Pirone (trombone, trombone basso), Ettore Carucci (piano) e Francesco Pierotti (contrabbasso), è impreziosita dalla presenza di due grandi musicisti statunitensi. Al sax tenore c’è infatti David Murray, artista che dagli anni ’70 in poi ha collaborato con Fred Hopkins, James Newton, Stanley Crouch,  John Hicks, Hugh Ragin, Jack DeJohnette, Henry Threadgill, Olu Dara, Butch Morris, McCoy Tyner, Ed Blackwell, Steve McCall, solo per fare qualche nome, tra i fondatori del World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiet Bluiett, è stato nominato nel 1980 "musicista del decennio" da The Village Voice e nel 1989 ha vinto un Grammy Award nella categoria "m iglior interpretazione jazz strumentale di gruppo". Alla batteria si siede invece Hamid Drake, un grande strumentista che riesce a trasmettere in modo autentico le caratteristiche poliritmiche del drumming africano e vanta collaborazioni con Don Cherry, Borah Bergman, Peter Brotzmann, William Parker, Toshinori Kondo, Marylin Crispell, Pierre Dørge, Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, David Murray, Archie Shepp, Bill Laswell, Nicole Mitchell, Michel Portal e, in Italia, al fianco di Pasquale Mirra, Antonello Salis, Paolo Angeli. Ospiti in alcuni brani anche Fabrizio Aiello (congas), Alessio Buccella (piano), Michelangelo Scandroglio (contrabbasso), Michele Lanzini (violoncello), Michele Makarovic (tromba).

LES TROIS LÉZARDS - GLI UOMINI POETICI
CONTROVENTO by DODICILUNE
Prodotto dall’etichetta Dodicilune (nella collana editoriale Controvento), distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, mercoledì 27 giugno esce “Gli uomini poetici” dei  Les trois lézards. Il quartetto formato dal fisarmonicista, compositore e cantante francese ma da molti anni attivo nel Salento Emmanuel Ferrari (già anima del progetto Les Troublamours) e dai tre pugliesi Giovanni Chirico (sax alto e baritono, voce), Giorgio Distante (tuba, tromba, euphonium, voce) e Roberto Chiga (tamburello, grancassa, voce) propone dieci canzoni originali di musica popolare dell’ipoetico paese della Tadjiguinia. «In questo stato di spirito non si parla tadjiguino ma italese, franciano, l’altro-salentino, il gattico, i l melodico… e soprattutto si suona», raccontano i quattro musicisti.  «Ci vive un principe non-principe, Ninour il vagabondo principale. Ninour ha tante storie tadjiguine da raccontare, come quella d’amore con Carmelina o il viaggio di Gino, l’emigatto. Ninour narra l’ubriacatura oceanica di Théodule il funambolo e l’inscontro con Magda la trapezista, la passione per le erbe aromatiche di Leone il nano saggio e l’innamoramento infelino di Gino. E poi spiega, a chi sa ascoltare, perché in Tadjiguinia non ci sono uomini politici ma uomini poetici».  I brani sono dinamici e ritmici. Improvvisazione e assoli fanno parte del gioco e portano l’ascoltatore a essere sempre al centro della musica come accerchiato dalle note e dagli strumenti. Che sia valzer o quadriglia, che sia ska o funky, la voglia è sempre quella di ballare. Gli strumenti utilizzati sono semplici, acustici e non hanno ausilio di macchine digitali e sequencer ma il suono che ne vi ene fuori potrebbe far pensare il contrario. Le linee di basso guidate dai fiati di Giovanni Chirico e Giorgio Distante e le ritmiche sul tamburello di Roberto Chiga viaggiano insieme compatte, richiamano atmosfere funk, disco-music, house, techno e hip-hop; le melodie di Emmanuel si intrecciano ad esse tra il romanticismo del valzer francese e i ritmi dispari di Grecia e Balcani.  “Gli uomini poetici” sarà presentato ufficialmente martedì 27 giugno (ore 21:30 | ingresso libero | info e prenotazioni 3381200398), nel giorno dell’uscita, all’Art&Lab Lu Mbroia di Corigliano d’Otranto.

KRISHNA BISWAS - MANIGLIE E POMELLI

Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica Dodicilune e il chitarrista Krishna Biswas: dopo il cd in solo “Maggese” (2020) e “Piccola impresa irregolare”, in duo con il pianista Giovanni Vannoni, martedì 5 settembre esce “Maniglie e pomelli”. Nel nuovo progetto discografico, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, il musicista e compositore toscano, nato e cresciuto a Firenze da madre statunitense e padre indiano, propone dieci brani originali (Resina, Antica ruggine, Tramonto aureo, Salotto celtico, Tè nero, Patna, Acero, Wanderer, Lupacchiotto e Cannella) eseguiti con la chitarra acustica. «“Maniglie e pomelli” potrebbe essere il titolo di un racconto per bambini. Ma così non è. Krishna Biswas sa bene che la fatica della narrazione è figlia di un impulso determinato e inarrestabile. Un’estenuante ricerca del sé che ricompone esperienze di ascolto, e di azione, per demolire certezze tecniche ed espressive», sottolinea nelle note di copertina il musicista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini. «Nato da madre statunitense (folk e blues li si percepisce anche in quest’ultimo lavoro, seppur sfumati) e padre indiano (i Raga sono sempre un buon esercizio di improvvisazione meditativa), da sempre in bilico tra Oriente (“Patna”) e Occidente (“Salotto celtico”), questo giovane recupera il significato più intimo e pieno del fare musica: uscire dalla propria essenza per scoprirne un’altra. Sempre diversa e migliore. Sensibile oltremisura, Krishna si stacca dalla ritualità contemporanea – devota alla velocità, a lla rissa verbale e alla conferma del pensiero unico – per osservare, attraverso un suono arcaico e moderno nello stesso tempo, i propri rituali: estetici ma non scenici, liberi dalla spettacolarizzazione, imprevedibili», prosegue. «E liberi nel muoversi in un flusso improvvisativo che nasce da una stimolante migrazione creativa. La stessa che da anni inspira Krishna attraverso lo studio dei mosaici solistici di Keith Jarrett, dei respiri concettuali di Stefano Battaglia, di quelle note risonanti basse di Pierre Bensunan e di quella mescola etnica che risuona sull’oud di Anouar Brahem. Eppure, in questa arte così aperta e pregnante, e così attenta a compiere la sua piccola rivoluzione, penso si riscopra anche la genialità di Roy Harper. Perché ciò che sembra essere più caro a Biswas non è tanto la musica in sé, ma il suo concepimento. Le geometrie nelle quali si coagula o si scioglie il suono. Le traiettorie che, apparentemente sghembe, rientrano in un ordine dove la p ausa intesa come spazio narrativo (l’attacco di “Resina”) si sposa ad una tonica fisicità allo strumento e a solleticanti detonazioni armoniche». 
Krishna Biswas è nato a Firenze l’8 luglio 1977 da madre americana e padre indiano. Fin dall’infanzia ha sempre amato la musica ed ha iniziato gli studi di pianoforte a cinque anni sotto la guida del M° Gabriella Barsotti del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. A sette anni ha scoperto la chitarra classica grazie ad un amico di famiglia, il chitarrista compositore M° Ganesh Del Vescovo, con il quale ha studiato otto anni. A quindici anni Krishna è passato alla chitarra elettrica, suonando con vari gruppi, ed una volta conseguito il diploma al Liceo classico Michelangelo a Firenze si dedica a tempo pieno allo studio della musica ed alla ricerca e sviluppo di uno stile suo proprio. Oltre che nell’insegnamento privato è impegnato in diverse scuole attive sul territorio fiorentino e toscano, affiancando all’attività professionale quella di collaborazione con gruppi musicali di vario stile, dal rock al jazz. Dal 2007 Kri shna Biswas ha approfondito una ricerca musicale originale che si è concretizzata con l’incisione di diversi dischi che contengono le registrazioni di sue composizioni per solo chitarra acustica. Dalla fine del 2016 pubblica con l’etichetta RadiciMusic Records, sia i suoi lavori successivi che quelli precedenti a questa data. Affianca all’attività live di concerti per solo chitarra o formazioni dedite prevalentemente alla musica jazz, la collaborazione artistica con il Maestro Jazz M° Franco Santarnecchi. Nel 2020 esce il suo primo disco in solo acustico “Maggese”, seguito nel 2022 da “Piccola impresa irregolare” in duo con il pianista Giovanni Vannoni, entrambi per l’etichetta Dodicilune.

M.E.T.E.

Prodotto dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 12 settembre esce “Music enlightens the Earth” del trio M.E.T.E. Il progetto nasce nel 2022 dall’incontro tra Riccardo Di Gianni (chitarre, sitar), Elias Farina (batteria, doundoun) e Ludovico d’Apollo (contrabbasso, basso elettrico). Scale indiane, ritmi africani, jazz, funk e prog si fondono in un unico linguaggio sonoro, dove tradizioni musicali antiche si uniscono alla contemporaneità, dando vita ad un raffinato sincretismo stilistico. La loro musica è riflessiva ma allo stesso tempo energica e propulsiva, con ambientazioni sperimentali e suggestive che lasciano ampi spazi all’improvvisazione collettiva. Le sei composizioni originali – “Saraswati in Bamako”, “Almost 9 beats", “At the end of June”, “Charukeshi” e “Shivranjani” firmate da Riccardo Di Gianni e “Scarabeo” di Ludovico d’Apollo - contengono elementi melodici derivanti dai Raga della musica classica indiana. I Raga sono i colori dell'Anima, l'espressione in Suono di un’emozione. Venerdì 16 settembre alle 19 (prenotazioni su EventBrite - urly.it/3x2jv) la presentazione ufficiale al Circolo ARCI Jigeenyi di Torino. 
«La Musica è Arte e come tale offre la possibilità di accedere ad uno spazio immenso nel quale immergersi con i sensi e al di là di essi: i suoni fusi nell’unità dell’opera musicale permettono di abbattere i limiti dell’io, azzerando luoghi e tempo», spiegano i tre musicisti nelle note di copertina. «Perché la Musica è qualcosa di universale e trasversale che trascende le categorie e i generi, supera le barriere e le diversità permettendoci di esistere senza distinzioni. Come artisti abbiamo un compito ben preciso, avere il coraggio di cercare nuove sonorità che espandano l’universo musicale in una sorta di “silenzio liquido” dal quale è possibile percepire un’infinità di suoni».
Riccardo Di Gianni, diplomatosi in chitarra jazz al Conservatorio di Torino, nel 2009 si reca in India dove inizia gli studi di sitar e musica classica indiana. Divenuto allievo di Pt. Amar Nath Mishra (leggenda del sitar di Benares) dedica più di dieci anni a questa tradizione musicale millenaria di cui e attualmente uno dei pochi rappresentanti in Europa. Questo percorso cambia inevitabilmente il suo modo di pensare la chitarra, la musica e il suono. Parallelamente all'attività concertistica lavora per il teatro e la danza contemporanea come compositore e sound designer.
Elias Farina, diplomato in percussioni classiche al Conservatorio di Torino, intraprende nel 2010 un percorso di esplorazione delle poliritmie africane con il maestro Bruno Genero, un simbolo della cultura africana in Europa. Nel 2013 si approccia alla batteria all’Accademia di Musica Moderna di Torino sotto la guida di Furio Chirico. Successivamente avvia lo studio del Sabar, per approfondire il quale nel 2022 si reca in Senegal, seguendo corsi privati con il griot Mbar Ndiaye. Molte sono le collaborazioni musicali e teatrali che lo vedono esibirsi in tutta Italia, Canada, Senegal e Svizzera. Le diverse esperienze formative e artistiche lo porteranno a sviluppare uno stile musicale ed esecutivo innovativo, che unisce sapientemente i diversi linguaggi.
Ludovico d’Apollo, laureato in contrabbasso classico, si dedica inoltre allo studio del jazz e delle tecniche per basso elettrico. Partecipa a diverse masterclass di perfezionamento tra cui Hiroyuki Yamazaki (contrabbasso), Ares Tavolazzi (contrabbasso e basso elettrico), Dario Deidda (basso elettrico), Michael Manring (basso elettrico). E proprio grazie all’esperienza con Manring che il suo stile inizia a prendere forma e presto i diversi linguaggi musicali iniziano a confluire in uno stile personale che spazia dal barocco alla musica contemporanea, portandolo a collaborare con diversi artisti di fama internazionale. Oltre all’attività concertistica svolge da molti anni un'intensa attività didattica.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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A CHI ESITA
Il nuovo album della cantante Valentina Fin
Disponibile su cd e digitale – Giotto Music
  
“A chi esita” è il titolo del nuovo album della cantante e compositrice Valentina Fin. Anticipato dal singolo QQ, uscito lo scorso 15 dicembre, il nuovo album è distribuito da Egea per l’etichetta Giotto Music e disponibile da sabato 13 gennaio su cd e digitale. Vicentina, laureata in Storia dell’Arte e diplomata al Conservatorio in canto Jazz, Valentina Fin dà alla luce il terzo album a suo nome, guidando un quintetto composto da Manuel Caliumi al sax, Luca Zennaro alla chitarra, Marco Centasso al contrabbasso e Marco Soldà alla batteria. L’album è composto da brani originali, con testi ispirati anche a poesie della letteratura internazionale. Otto tracce divise tra brani più brevi, quasi degli intermezzi, ad altri più lunghi e strutturati, con più spazio all’improvvisazione. E in questo tendere e spiegare, la voce della Fin si muove con estrema leggerezza e disinvoltura, creando giochi d’aria e sospensioni, tessendo trame larghissime in cui si intrecciano, grazie al solido interplay, i dialoghi degli altri strumenti. “A chi esita” è un invito all’ascolto, soprattutto di noi stessi, un desiderio a sentirsi più partecipi con il mondo che ci circonda, ritrovando quelle risposte che spesso tendiamo a smarrire a causa dell’instabilità della nostra esistenza. In questo procedere, a tratti liturgico e sicuramente evocativo, prende vita A chi esita, il brano che dà il nome all’album, una rielaborazione in musica dell’omonima poesia di Bertolt Brecht, un invito alla meditazione e all’intimità. Non a caso, il brano inizia con un solo di voce su campana tibetana, per poi aprirsi in una danza quasi rituale e ostinata. “QQ”, invece, è una piccola miniatura con sonorità̀ vicine al rock progressive; come anche Indefinitely, brano vocalizzato con un inizio in contrabbasso e voce ritmico, che si sviluppa acquisendo sempre più un’identità jazz-rock. Sempre sotto forma di intermezzo-miniatura, troviamo Quasi un madrigale, eseguita in trio voce alto sax e chitarra, il cui titolo e il testo rielaborano una poesia di Salvatore Quasimodo. Compaiono poi altri brani come Dreams are Dangerous, un mantra di 12 misure, ispirato a un passaggio degli audio diari del neurologo Oliver Sacks, dedicati alla fascinazione, a volte pericolosa, dei nostri sogni, e Piccola Ode al Cambiamento, nata come un vero e proprio inno al cambiamento, dedicata a tutti quelli che hanno il coraggio di infrangere l’abitudinarietà. Altro breve interludio è Langsamer, di Luca Zennaro, che fa riferimento a un termine tedesco che significa “Più lentamente” e che qui è anche il manifesto del profondo interplay del trio voce, contrabbasso, chitarra. Infine, troviamo Marina cade dal muro: an artis’s relation to inspiration che va a musicare, sempre in trio e con atmosfere sognanti e rarefatte, uno dei 18 aforismi del manifesto d’artista scritto dalla performer serba Marina Abramovich. Con questo nuovo album, Valentina Fin celebra una forma di spiritualità e invita l’ascoltatore a osare, a sentirsi parte di un “uno” più grande, di qualcosa che è totale e che avvolge, nel suono, la propria esistenza. Valentina Fin ha vinto a fine 2021 il premio Tomorrow’s Jazz di Veneto Jazz e ha ottenuto il secondo premio a Riga Jazz Stage 2022. Grazie ai due premi, ha potuto organizzare un tour europeo con la sua musica nell’estate 2022 esibendosi a Tallinn (XX Festival Visioon) con Marco Centasso al contrabbasso e 3 musicisti estoni, a Riga (Rigas Ritmi Festival) in trio con Marco Centasso e Luca Zennaro e in quartetto con il batterista americano Domo Branch, a Venezia (Women for freedom in jazz) e all’Aquila (Il Jazz Italiano per le terre del sisma).
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Dario Cellamaro Swingsuite 5et - Clark & Dizzy

“CLARK & DIZZY”, il brano originale composto da Dario Cellamaro che dà il titolo all’intero album, rende da solo l’idea di chi possano essere i protagonisti principali di questo lavoro ai quali l'autore si è ispirato: Clark Terry & Dizzy Gillespie; lavoro che è rappresentato da un concerto “live” successivamente pubblicato su questo disco fermamente voluto e ideato dal band leader di questa formazione: Dario Cellamaro Swingsuite 5et che già dall’anno della sua fondazione (1994) è stato descritto da lui stesso come fortemente improntato allo swing più energico, stile “mainstream/be bop/hard bop” che sono le epoche jazzistiche più amate da Dario Cellamaro. CLARK & DIZZY, incontro musicale di due personaggi che grande hanno fatto quell’epoca, è anche un rispettoso omaggio a due immensi musicisti che ancora oggi, se in vita, potrebbero insegnarci molto di più di ciò che già sappiamo… aggiungendo un numero spropositato di nozioni che ancora non conosciamo di questa musica, di cos’è questa musica e soprattutto di come si suona. Freschezza, modernità, intensità emotiva e creatività jazzistica. Ecco, in loro c’era tutto questo. Dario Cellamaro scrive nelle note di copertina del disco: "Godetevi queste note e questo disco che ho creato ispirandomi ad una delle tante celebri frasi di Dizzy Gillespie": Non mi importa troppo della musica. Cio’ che mi piace sono i suoni.
“CLARK & DIZZY” Dario Cellamaro Swingsuite 5et - La storia di “CLARK & DIZZY” comincia da lontano. Da quando, appena trentenne, cominciai ad assistere, sia in televisione che dal vivo, a diversi concerti della “UNITED ORCHESTRA ALL STARS BIG BAND” di Dizzy Gillespie. Uno dei trombettisti, insieme a Clark Terry, che io ho adorato sin da bambino. Nell’estate del 1992 Dizzy Gillespie arriva nella città dove vivo da quasi 50 anni… a Varese. E su un immenso palco allestito ai Giardini Estensi si esibisce con questa orchestra. Era il mese di luglio … una stupenda sera di luglio! Approfittando della conoscenza di alcuni responsabili dell’evento riesco a partecipare al rinfresco organizzato nel pomeriggio. In quella occasione incontro e conosco: James Moody, Paquito D’Rivera, John Lee, Ignacio Berroa, l’indimenticabile Claudio Roditi e, dopo un po’ di attesa, in un colpo solo incontro e parlo con un giovane Arturo Sandoval e con il Maestro: Dizzy Gillespie! Fu un’esperienza indimenticabile e rimane per me un ricordo indelebile il suo invito, dopo avermi fornito indirizzo e numero di telefono, a contattarlo caso mai mi fossi recato negli USA. Non successe mai ma l’emozione di questo episodio la vivo ogni giorno in cui ascolto o suono la sua musica. Con Clark la storia fu totalmente diversa. Nell’agosto 1996 ricevette da me una copia del mio primo disco con questo quintetto. Mi scrisse rendendosi disponibile a venire in Italia e registrare e suonare con me. Mi sembrava uno scherzo e invece era tutto vero! Due CD registrati insieme nel 1996 e nel 1998, diversi jazz festival in Italia per tre estati consecutive ed un’amicizia che mi è rimasta nel cuore. Quando seppi della sua morte piansi tutto il giorno come se mio padre fosse morto per la seconda volta. Tutto quanto sopra descritto poteva non tradursi in questo omaggio alla loro grande musica? No, per me sarebbe stato impossibile non farlo. Ho scelto i loro brani insieme ad altri, li ho arrangiati, ritrascritti e per uno in particolare (FUNKY CHA-CHA di Arturo Sandoval con il quale tenterò di ripetere l’esperienza avuta con Clark Terry inviandogli una copia di questo lavoro) ho “ridotto” un arrangiamento da big band (18elementi) a soli cinque strumenti. Un lavoro stressante ed impegnativo ma che poi mi ha reso immensamente felice quella sera del 13 agosto 2022 su quel bellissimo palco di Villa Cagnola a Gazzada. Oltre a Clark & Dizzy (che ho voluto omaggiare componendo un brano originale che porta lo stesso titolo), ho esteso l’omaggio ad altri grandi interpreti come il mìtico Duke Ellington, Roy Hargrove, e Kay Winding. Buon ascolto!                                                                            
Dario Cellamaro drums, percussion;  Carlo Uboldi piano; Antonio Cervellino double bass; Emilio Soana trumpet, flugelhorn; Danilo Moccia trombone
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GREG LAMY  - FLAVIO BOLTRO
Letting Go

Dopo “Meeting” (2013), “Press Enter” (2017) e “Observe the Silence” (2021), il chitarrista americano-lussemburghese Greg Lamy presenta la sua quarta opera insieme a Flavio Boltro, uno dei trombettisti di riferimento della scena jazz internazionale in uscita l'8 giugno. Dopo Bojan Z, il chitarrista Greg Lamy presenta un progetto con il trombettista Flavio Boltro: fin dai primi anni '90, il piemontese si è affermato come uno dei musicisti chiave della scena europea che ha fatto parte in particolare del sestetto di Michel Petrucciani e dei quintetti di Michel Portal e Stefano Di Battista. Per "Letting Go", Flavio Boltro è completamente coinvolto nella concezione dell'album. Con il trombettista, Greg Lamy trova una complicità che ha avuto modo di approfondire durante numerosi concerti in Europa, prima di prendere in considerazione una registrazione. “Sapevo che ci saremmo incontrati in studio”, ha detto Flavio. Questa necessità di mettere a punto automatismi e vivere emozioni sul palco si avverte chiaramente nella coesione e nella spontaneità del gruppo. Questa esigenza di affinare gli automatismi e di vivere le emozioni sul palco si avverte nella coesione e nella spontaneità del quintetto. Così come nella condivisione delle composizioni: sei del chitarrista, tre del trombettista, tra cui un brano di Pino Daniele "Chi Tene O'Mare", titolo che rispecchia le preoccupazioni ecologiste del momento. "Letting Go" segna una netta evoluzione nel modo di suonare di Lamy, che si distingue per la cura riposta nei colori, nel gioco con gli spazi, in un suono sempre più raffinato e per la leggerezza di un accompagnamento che evita il sovraccarico. Soprattutto ha cura di mettere in risalto l'ascolto del partner. Un album incredibilmente spontaneo: tutti i brani sono registrazioni inedite ! – e una fluidità naturale in ogni momento.
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TUSCANY MUSIC REVOLUTION - TMR DUETS

TMR DUETS è il nuovo album dell’ensemble di improvvisazione Tuscany Music Revolution, in uscita in digitale il 23 febbraio per Aut Records. Uno speciale inedito di duetti registrati durante la prima residenza artistica del 2019 in Toscana a Buonconvento presso il Podere il Terzo. 12 tracce che vedono protagonisti i musicisti della TMR in diverse combinazioni di duo, mettendo in luce il dialogo reciproco e l’intesa del collettivo in cui ogni singola identità in relazione con l'altra crea mondi sonori sempre differenti e inaspettati. TMR Tuscany Music Revolution, pubblicato sempre da Aut records nel Giugno del 2022 è stato votato tra i primi 10 album Top Jazz 2022 dell’anno secondo la rivista italiana Musica Jazz Italia, che ha premiato TMR anche come una delle prime 5 formazioni dell’anno 2022. TMR è un ensemble europeo di improvvisazione. Le performance e registrazioni di TMR si avvalgono di un profondo ascolto reciproco senza un’estetica prestabilita e nascono a partire dall’incontro tra le diverse personalità di ogni componente del gruppo, che contribuisce all’ensemble con la propria identità e con le sue esperienze musicali. Questo scambio e scontro genera sempre mondi sonori nuovi e imprevedibili. TMR non ha leader e non utilizza schemi predefiniti. TMR è musica di ricerca: i concerti portano alla luce una musica nuova che dialoga con l’ambiente nel quale suoniamo e gli eventi sono quindi, per la loro natura improvvisativa e immanente, unici ed irripetibili.
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LUCA ZENNARO - ALTERA LIMES

“E’ un grande piacere sedersi e ascoltare il nuovo magico album di Luca Zennaro - risonante, ricco di dettagli, unico e meravigliosamente melodico”. Il chitarrista Luca Zennaro pubblicherà il nuovo album “Altera Limes” il 20 gennaio. Si tratta del terzo album uscito per Caligola Records. Il disco è stato registrato dal vivo con Francesco Bordignon (contrabbasso) e Phelan Bourgoyne (batteria) nella splendida chiesa di Santa Caterina a Chioggia (Ve), edificio che risale al 15° secolo la cui acustica riveste un ruolo fondamentale nella riuscita di questo progetto. “Altera Limes” rappresenta un passo ambizioso per il chitarrista di Chioggia e suggerisce un’espansione oltre i nostri comuni modi di vedere e sentire. La maggior parte dei brani non ha uno sviluppo convenzionale, a differenza di quelli che siamo soliti ascoltare. Qui le idee musicali si avvicendano secondo dinamiche interne che risentono di vari elementi, dall’interplay dei musicisti alla loro capacità di sottintendere il ritmo, dal rincorrersi di cellule tematiche all’ambiguità armonica delle composizioni.
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Antonio Apuzzo e i The NewStrikers ci regalano The Songs Album

Antonio Apuzzo e i NewStrikers escono per AlfaMusic con The Songs Album: disponibile in digitale, uscirà a settembre in Vinile con la prestigiosa cover art di Whitehead: una raccolta di sette brani originali su liriche di Antonio Apuzzo, Marta Colombo e di quattro grandi poeti e scrittori moderni e contemporanei, da James Joyce a Dylan Thomas, da Cesare Pavese a Jolanda Insana. L’album mette insieme il meglio di Musiche Insane ed una serie di arrangiamenti di Antonio Apuzzo, Michele Villetti e Valerio Apuzzo, di pezzi di Ornette Coleman, Fred Hersch & Norma Winstone, Gentle Giant, Nina Simone. NewStrikers è una formazione jazz formata da: Marta Colombo (vocals, percussions), Antonio Apuzzo (alto sax, tenor sax, bass sax, clarinet, bass clarinet), Valerio Apuzzo (trumpet, cornet, flugelhorn), Luca Bloise (marimba, percussions), Sandro Lalla (double bass) e Michele Villetti (drums, duduk). Una band nata nel 2018 sulle ceneri e sulle orme dell’Antonio Apuzzo Strike!, gruppo che ha pubblicato nel 2016 Songs of yesterday, today and tomorrow (Dodicilune). Nel 2019 ha realizzato su You Tube una riduzione live in 6 video di Music for vocals, reeds, brass, marimba, bass, drums & percussion.
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DIGRESSIONE MUSIC
NOVITÀ DISCOGRAFICHE
Tre progetti, tre diverse soluzioni artistiche, tre ambiti musicali da esplorare.
 
REIMAGINING ARIA con Dario Doronzo – Pietro Gallo
musiche di Daniele Sardone e Gabriele Mirabassi al clarinetto
Omaggiare il passato per dialogare con il presente è il movente ambizioso del progetto. Una metamorfosi che ambisce a trascendere la tradizione verso prospettive e potenzialità contemporanee proiettando le note verso un universo eclettico dove non mancano ricerca, continuità ed emulazione del passato.
 
LA ROSA DI MONTEVERDI di Monica Nasti e Daniela Nasti
Dalla scoperta delle rose deposte sulla tomba di Claudio Monteverdi ai Frari di Venezia da sconosciuti ammiratori, nasce questa storia appassionata, diventata un romanzo di Gabriella Bianco e che registra la passione inibita fra Ariadna e Levon, il fallimento dell’unione e nel doloroso epilogo, la rinuncia a vivere di Levon ed il ritorno di Ariadna a Berlino che coincide con la caduta del muro nel 1989. Sullo sfondo di questa storia dolorosa, brillano due costanti presenze, quella di Monteverdi e quella di Venezia, nella sua languida evanescenza e struggente bellezza.
 
PROFILI
I tre giovani musicisti sono i clavicembalisti Davide Cicconi e Svitlana Rudd, e la violinista Juliane Oberegger, risultati Vincitori Assoluti della “IX Edizione del Concorso 2022”, i primi due come Premio W. Landowska Ex Equo - Clavicembalo Solista, mentre le due giovani insieme per la sezione Musica da Camera. I compositori scelti per questa incisione Johann Sebastian Bach (1685-1750), del quale è eseguita la Suite Francese n. 2 in Do Minore BWV 813 e la Toccata in Re Maggiore BWV 912 nell’interpretazione di Cicconi, e la compositrice francese Elisabeth Claude Jaquet de la Guerre (1666-1729) con la Seconda Suite per solo Clavicembalo (1687), eseguita dall’ucraina Svitlana Rudd, e la Seconda Suite per Violino e Clavicembalo (1707) eseguita dalla Rudd e dalla violinista austriaca Juliane Oberegger.
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RICOMINCIARE DALLE PAROLE
Il nuovo album di
GIOVANNI BATTAGLINO

Perché RICOMINCIARE DALLE PAROLE? Dalla parola può nascere una strada, una storia, la parola è incontro, è il futuro, è aprirsi alla comunicazione dopo il silenzio e la chiusura della Pandemia. La parola è l'urgenza di dire qualcosa che non può più essere taciuto, ci stimola ad uscire da noi stessi per esprimere ed inventare, è il viatico di un'idea. Dalle parole può nascere anche un progetto come un disco. L’album contiene 10 canzoni quasi tutte scritte durante la pandemia scritte da Battaglino di suo pugno su un Taccuino che lo ha accompagnato in questo viaggio fatto di incontri con i musicisti, gli autori e i collaboratori del progetto. Alcuni titoli sono direttamente collegati al tema che da il titolo all’album come "Ricominci", "Dire", "Strada per dove vorrai", "Il peso delle cose", altre canzoni parlano di incontri diretti o indiretti come "Isola pedonale", "Il signore dei labirinti", "Valzer per uno spirito", "Mancato amore" e una, "La giostra", è sul tema della guerra ritornato pericolosamente attuale. L’album contiene il singolo “Non ho occhi" (AlfaMusic 2022), canzone-progetto sul tema della cecità realizzata con l'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti sezione di Torino.
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Esce Guarda da qui
Il nuovo progetto di Claudio Felici

Esce l’8 luglio in digitale per AlfaMusic (Pop&Roll) Guarda da qui, il nuovo progetto del cantautore romano Claudio Felici che ci regala un album denso della migliore tradizione cantautorale italiana e di un maturo sguardo sulle persone e sul mondo. Capace di dare alla sua prima opera un’originale impronta personale. Schivo da intellettualismi, spoglia i sentimenti e li fa vivere, come un grande attore di teatro, sintetizzandoli in perfette geometrie di musiche e liriche e dimostrando una autentica carica di umanità. Definito architetto dell’anima, Claudio Felici è compositore e autore di tutti i brani, nonché dei bozzetti originali realizzati in acquerello che accompagnano graficamente ogni brano dell’album arricchendone la proposta. Francesco Bruno, chitarrista jazz e compositore, autore negli ‘80 di brani per la cantante Teresa De Sio divenuti evergreen, ha curato gli arrangiamenti e la direzione artistica del progetto, riuscendo ad imprimere a questa prima opera una sonorità raffinata e scegliendo di arricchire le otto composizioni con degli interventi solistici, concepiti come una vera e propria estensione del brano.