Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...


BELLANÖVA - Bellanöva
Nella zona appenninica detta delle “Quattro Province” (AL, GE, PV, PC) è viva una secolare tradizione di balli, canzoni e feste rituali animati dalla coppia piffero (oboe popolare) e fisarmonica. Bellanöva ( la Bella Notizia) è il risultato dell’incontro tra la coppia Valla/Scurati e due interpreti di formazione classica, il violoncellista Nicola Segatta ed il violinista e compositore Marcello Fera. Le due coppie di strumenti ad ancia e ad arco si sono fuse in un’unica formazione la cui ricerca riguarda il confronto vivo e stimolante tra il dettato della tradizione e l’inventiva individuale. La bella notizia (Bellanöva) è che la musica possa essere declinata in mille modi diversi, quanti sono gli uomini e le comunità umane che la esprimono.

CABIT - Serenin From the BLACK SEA to the LIGURIAN SEA
CABIT è un duo che ha sempre posto l’attenzione sulle tradizioni della natìa Liguria. Il nuovo album “Serenin” invece getta un ponte musicale tra Liguria e Turchia. Storicamente i legami commerciali e culturali tra le due aree durano da oltre 800 anni, senza contare le affinità tra gli strumenti musicali tradizionali. In questa lunga storia di contatti le contaminazioni sono la naturale conseguenza. Per questo album è stato creato un ensemble misto di musicisti liguri e turchi che ha abilmente mescolato i rispettivi repertori tradizionali, rielaborando un nuovo linguaggio inedito di contaminazione tra i linguaggi musicali di entrambe le appartenenze.

CAMILLA BARBARITO - Sentimento Popolare vol.2
Non solo New York, Londra o Parigi: anche Milano è luogo di incontri multiculturali, di pastiche dialettici e sovrapposizioni inaspettate.  Ben ce lo evidenzia Camilla Barbarito nel secondo capitolo di Sentimento Popolare, il suo personale viaggio nelle sonorità popolari del sud del mondo.

BURGOS BUSCHINI DÚO - Tierra que arde
La musica dell’Argentina è sempre qualcosa di speciale tra le mani del chitarrista Horacio Burgos e del bassista Carlos Buschini. Ancora riunito dopo il primo album “EntreveraDOS”, il duo esprime l’essenza della musica sudamericana sia nelle proprie composizioni sia nell’esecuzione di grandi brani di Antonio Lauro, Chabuca Granda, Hermeto Pascoal, Carlos Gardel. Burgos e la sua chitarra saggia, piena di luce e finezze da brivido; Buschini e il suo basso che è terra e che è aria, quando vola nelle sue composizioni.

RADICAL RAPTORS - Radical Raptors
10 composizioni inedite, un ardito incontro fra sonorità Mediterranee e Medio Orientali. Un viaggio in cui i tempi dispari del vicino Oriente si intrecciano a echi di fado, rebetiko, walzer, jazz contemporaneo e prog-rock.
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Tra anguille e tarante - Il nuovo disco di Ambrogio Sparagna

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale.
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CANIO LOGUERCIO
Ci stiamo preparando al meglio 
A tre anni di distanza da Canti, ballae e ipocondrie d'ammore 
(Targa Tenco Album in dialetto) il 20 novembre su tutti gli store digitali il singolo che anticipa il nuovo album in uscita a dicembre 
E il 20 novembre il video di Antonello Matarazzo sui social di una rete solidale ed estesa di enti, festival, teatri e associazioni 

A tre anni dal CD “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” (Targa Tenco 2017 come miglior album in dialetto), Canio Loguercio ritorna con un nuovo brano Ci stiamo preparando al meglio che anticipa l’omonimo album in uscita a dicembre per Squilibri editore. Cantato a tre voci con Andrea Satta e Sara Jane Ceccarelli, il brano è una sorta di inno collettivo dove la condivisione di paure e timori serve a proiettarsi in avanti, oltre il baratro che minaccia di inghiottirci, oltre l’assurda sospensione d’animo in cui tutti siamo precipitati: una canzone allegra e malinconica in cui ci si sporge oltre il disastro che ci circonda, cercando segnali diversi in un cielo sempre più nero per cui davvero non resta altro che prepararsi al meglio. Una canzone che, nelle parole del cantautore lucano, è anche "la dichiarazione di una speranza, quella che ognuno di noi possa avere davanti a sé qualcosa di meglio che accadrà domani o fra un minuto, magari con una bella canzone a fargli compagnia". E il video del videoartista Antonello Matarazzo, realizzato in pieno lockdown e pertanto obbligato a svilupparsi come un gioco di scatole cinesi, mette in risalto tanto il distanziamento quanto il bisogno di una vicinanza, la necessità di ritrovarsi assieme che diventa più acuta quando ci è imposto di stare lontani. Con la partecipazione di Luca De Carlo alla tromba, del sassofonista Pasquale Innarella e della Rustica X Band, il brano è stato arrangiato da Canio Loguercio e Rocco Petruzzi. Il video di Antonello Matarazzo il 20 novembre sarà on line, su You Tube, e condiviso in contemporanea sui social di associazioni, fondazioni, festival e teatri che ne condividono lo spirito, tra cui Fondazione Symbola, Forum Diseguaglianze Diversità, Laceno d’Oro Film Festival,  Museo MADRE, Cosa vuoi che sia una canzone,  Fondazione Premio Napoli, Club Tenco, Festival “Città delle cento scale”, Teatro Tor Bella Monaca, Casa della Paesologia, Cose di Amilcare, Molise Cinema, Teatro di Limosa, Compagnia Vera Stasi, Il cammino dei Campi Flegrei, Premio Dubito Poesia con musica, Simposio dell’ozio creativo, Officinae Efesti, Radio Contrabbanda-Barcellona, Wunderkammer, Teatro del Loto, Il sentiero dell’anima, Teatro Pubblico Pugliese,  Bandiera Bianca, Festival Popolare Italiano, Cortoons Festival, Strada Nuova Teatro di Genova, Tesori d’Italia Network, Feelmare, Gocce d’autore, Vulcanica Festival, Ass. Quartieri Spagnoli, Amore e Psiche, Mare dentro, Ipazia Immaginepensiero, Controsenso, I Viaggi di Gulliver, Blue Desk e tanti altri ... Musicista, poeta e performer, lucano di nascita ma napoletano d’adozione, Canio Loguercio è autore di progetti "crossover", all'incrocio tra canzone d'autore, poesia e teatro. Già finalista a diverse edizioni del Premio Recanati e, con Alessandro D'Alessandro, Targa Tenco Album in dialetto nel 2017, ha pubblicato sei album, ideato numerosi progetti musicali e promosso diverse iniziative interculturali.

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PAOLO PIETRANGELI, L’ADDIO ALLA DISCOGRAFIA CON UN ALBUM CHE PARLA D’AMORE
IL 23 OTTOBRE ESCE PER ALA BIANCA IN VINILE E IN DIGITALE “AMORE AMORE AMORE, AMORE UN C…” CON TREDICI BRANI DELL’AUTORE DI “CONTESSA” E “VALLE GIULIA” DI CUI TRE INEDITI - IN OMAGGIO UN LIVE DEL 1995 A ROMA

È da sempre considerato il cantore dei rapporti politici e sociali, dal ‘68 in poi, di “Contessa”, “Valle Giulia” e tante altre, ma Paolo Pietrangeli stavolta ci fa scoprire un’altra faccia della sua poetica, quella che parla di amore, che indaga i rapporti uomo-donna. E lo fa con un nuovo disco, che è particolarmente importante anche per un altro motivo: sarà il suo ultimo. Un addio alla discografia, ad un mondo musicale così diverso da quello in cui aveva iniziato. Per questo simbolicamente il lavoro sarà pubblicato solo in vinile (oltre che in digitale). Il titolo dell’album è tutto un programma, “Amore amore amore, amore un c…”, e fa capire che all’interno non manca l’inconfondibile, aguzza ironia dell’artista romano, così come il suo lucido sguardo al mondo intorno. In tutto tredici canzoni, delle quali tre inedite, tra cui la traccia che ha dato lo spunto per il titolo dell’album, “Amore un cazzo”. Il lavoro, nei negozi dal 23 ottobre, sarà pubblicato in vinile per dare il giusto valore a canzoni che hanno un peso specifico elevato, che respingono la superficialità, che hanno bisogno di essere trasportate, ascoltate, accolte in un oggetto di fascino e bellezza com’è un lp. “Ho iniziato dal vinile e concludo con un vinile”, chiosa il cantautore romano (anche se ci si augura che cambi idea). Paolo Pietrangeli è una figura importante per la cultura e lo spettacolo in Italia non solo come cantautore, ma anche come regista cinematografico e televisivo (uno dei più apprezzati degli ultimi decenni) e recentemente anche come scrittore. Nella sua ormai lunga storia è stato anche aiuto regista di mostri sacri come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mauro Bolognini. Sono tante le cose che ha da raccontare. Per questo tra una traccia e l’altra dell’album, Pietrangeli infila ricordi e aneddoti su se stesso e i suoi 75 anni, sulla sua gioventù, sul rapporto conflittuale con suo padre, Antonio Pietrangeli, talentuoso regista, su com’è nata “Contessa”, sulla Roma di Visconti e Fellini. In sintesi, racconta tutto ciò che ha formato la sua poetica fatta di ironia (“Amore un cazzo”), giochi di parole (“La merendera”) e metafore. Storie e filastrocche divertenti (“Lo stracchino”), ma anche intrise di melodia ed emozione (“Le sirene”, “Circonferenza”). L’album esce su label Bravo Records/Ala Bianca, con distribuzione Warner. E contiene anche un cadeau: nella terza di copertina si trova infatti un QR Code che - scansionato con fotocamera dello smartphone - porta all’ascolto in streaming e al download di un concerto di Pietrangeli al Teatro Parioli di Roma nel 1995.
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Peppe Fonte, Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone
A quarant’anni dalla morte del cantautore livornese, 
un’intensa rivisitazione dei brani che ha scritto assieme all’autore calabrese 
tra poesie e memorie, un inedito e appunti di canzoni ancora da venire

“Ho deciso di cantare Ciampi-Pavone perché Piero Ciampi è stato anche Pino Pavone ed io ho avuto la fortuna di viverlo da testimone. Tra me e lui non c’è stato mai spazio per le lacrime, né tempo per la memoria: abbiamo vissuto insieme l’estasi della prossima canzone e, subito dopo, della parola giusta. Sapeste quante volte siamo morti insieme: di versi al telefono, di accordi senza nome, di canzoni ascoltate per la prima volta in macchina”.  Così Peppe Fonte a proposito di questo suo nuovo disco, “Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone” che, edito da Squilibri, si innesta sul corpo stesso della sua vocazione artistica, da sempre posta all’ombra di uno straordinario sodalizio umano e intellettuale e sorretto dalla condivisione di passioni e relazioni, urgenze esistenziali e occupazioni quotidiane in quella singolare regione dell’anima che lega Livorno alla Calabria. Nelle tante scorribande che hanno segnato la vita e i giorni di Piero Ciampi non tutti sanno che la Calabria ha occupato un posto di rilievo, riemergendo spesso come approdo sia pure temporaneo del suo inquieto vagabondare. Ed è nel corso di una di queste sue discese in fondo alla penisola che quell’autore che amava definirsi “livornese, anarchico, comunista” incontra il catanzarese Pino Pavone con il quale stringe un rapporto di amicizia e lavoro che si rafforza poi a Roma, tra poesia e canzoni, la passione per il calcio e la comune condizione di divorziati che con difficoltà riescono a vedere i propri figli. Assieme al fratello Roberto Ciampi, con il quale divide anche il suo studio da avvocato a Roma, Pavone è così l’unico autore ad avere collaborato ai testi del cantautore livornese ai quali conferisce una profondità ulteriore anche in ragione delle sue incombenze professionali: a chi altri sarebbe venuto in mente di ambientare una canzone d’amore in un palazzo di giustizia? Avvocato e catanzarese come Pavone, già calciatore del Catanzaro ai tempi del mitico Palanca, Peppe Fonte rivisita ora alcuni dei brani più significativi nati all’interno di questo sodalizio calabro-livornese e, allo stesso tempo, offre un omaggio alla sua stessa educazione sentimentale, avviata sulla spinta di un incontro occasionale, lui ancora ragazzino, con Piero Ciampi e poi indirizzata verso la canzone d’autore grazie all’assidua frequentazione del suo principale collaboratore. E’, infatti, Pino Pavone ad accompagnarlo, agli inizi degli anni Novanta, nella “tana dell’orso”, dove si svolgevano i provini delle nuove canzoni per la RCA, a introdurlo nell’ambiente musicale e a guidarlo nella “processione degli accordi e il crocefisso delle parole”, fino a comporre assieme a lui molti brani e, infine, a condividere con lui il lascito ideale e anche più concrete memorie del grande livornese, come i quaderni di appunti inediti che sono alla base anche di alcuni brani di questo nuovo disco. Il testo di Questi poeti, composta da Fonte assieme a Pavone, è tratto infatti dal manoscritto di poesie inedite ritrovate dopo la morte di Ciampi ed è una sorta di tributo che i due hanno inteso elevare alla sua memoria, ricordandone l’appartenenza a una schiera di uomini che “non portano segni visibili né sorrisi facili” e “non conoscono regole né linguaggi fioriti”. Figlia di mare è, invece, un brano inedito composto dal duo Fonte-Pavone lavorando su alcuni scritti ritrovati in quella valigia che Ciampi ha lasciato a casa Pavone prima di morire. Nel booklet sono pubblicati anche alcuni di questi manoscritti e si ha così la possibilità di gettare uno sguardo sulla bottega dell’autore e vedere la sua inclinazione a lavorare “per immagini, partendo da un’idea, una suggestione, un sentimento comune”: un’attitudine che sicuramente accomuna ai suoi mentori e maestri un autore come Fonte che, al quarto disco della sua carriera, conferma la sua predilezione per canzoni ispirate e nude dove la musica, riecheggiando tra Parigi e New Orleans, risuona della bellezza sommessa e indefinita della provincia italiana, da Livorno a Catanzaro. Con scritti di Sergio Secondiano Sacchi e dello stesso Fonte, la direzione musicale e gli arrangiamenti di Riccardo Biseo, un ensemble di grandi musicisti e la partecipazione straordinaria dello stesso Pavone nel brano di apertura, un disco di pregevole fattura che, in dieci tracce, racconta la forza struggente di un lascito di bellezza e smania di vita che si rinnova in altri componimenti dominati dalla memoria e dalla frequentazione di un “genio assoluto”.

Info: 06-44340148; info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Livio Minafra - Eugenia Cherkazova
“Round Trip Apulia Balkans” 
Questo disco è supportato da Puglia Sounds
Programmazione Puglia Sounds Record 2020/2021 / REGIONE PUGLIA FSC 2014/2020 Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro
 
Dalla Puglia ai Balcani. Ecco l’incontro tra Livio Minafra e la fisarmonicista greco-ucraina Eugenia Cherkazova (docente di fisarmonica al Conservatorio Čajkovskij di Kiev). Una musica agile, intensa, profonda e festosa. Una sorta di musica da camera improvvisata dove le composizioni e gli arrangiamenti di Minafra raccontano di questo viaggio fatto di tarantella, musica popolare, balcanica, jazz, improvvisazione. Storia e geografia insieme in un volto moderno. Nel 1995 avevo 13 anni e per la prima volta ascoltai il tempo 7/8. Era l’Along Came Jazz Festival di Tivoli e la Italian Instabile Orchestra eseguiva uno speciale arrangiamento di Ergen Deda del bulgaro Petar Liondev. Ne fui scioccato. Da allora quel suono non mi ha più abbandonato. Si era infatti aperto uno squarcio dentro di me, e non fuori di me. Tutto ciò che negli anni a venire ho scoperto dei Balcani l’ho infatti vissuto come qualcosa che mi appartenesse, che risiedeva già dentro di me, nel mio dna ancestrale. La Puglia è divisa, o unita, dai Balcani per mezzo del Mar Adriatico. E’ una zona del Mediterraneo che nei secoli è stata molto connessa. Tutto torna, dunque. Il duo con la straordinaria Eugenia Cherkazova, fisarmonicista greco-ukraina, è stata quindi occasione per compiere questo viaggio di andata/ritorno sia geografico che temporale. Ho potuto così vivere il mio pianoforte come un cymbalom rumeno, strumento che amo in assoluto, che coniuga i miei due amori: melodia e percussioni. Ho scritto e riadattato delle composizioni e nel 2018 è nato questo duo. Le registrazioni sono frutto di tre festival pugliesi: Wanda Landowska Festival 2018, Euterpe Festival 2018 e Talos Festival 2019. E allora buon ascolto e buon viaggio! 
#WeAreinPuglia #PugliaSoundsPlus
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Materiali Sonori
Le novità

ARLO BIGAZZI - CHIARA CAPPELLI, Majakovskij! - il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo

Majakovskij! – il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo nasce con la musica e il testo elaborato da Arlo Bigazzi e l’interpretazione e le nuove traduzioni dell’attrice Chiara Cappelli. Un monologo dove narrazione, poesia e musica si rincorrono senza soluzione di continuità rievocando gli anni della gioventù del poeta fino allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Un Majakovskij non più icona, ma un ragazzo disposto a sfidare se stesso e il mondo che lo circonda, innamorato della vita, dell’arte, dell’utopia. Un inno alla ribellione insita nella giovinezza e apparentemente meno politico ma più universale di quello passato alla storia. I brani, che hanno avuto una lunga gestazione, hanno la produzione e gli arrangiamenti di Lorenzo Tommasini e Arlo Bigazzi e la collaborazione di Mirio Cosottini alla tromba e flicorno e del chitarrista Francesco Frank Cusumano. La musica e gli arrangiamenti si sono poi arricchiti della presenza di Mirko Guerrini (sax tenore e soprano) e Michele Marini (sax contralto), di Guido Guglielminetti (bassista e produttore di Francesco De Gregori, presente in “Per una signorina” al basso fretless) e di Blaine L. Reininger (co-fondatore della cult band Tuxedomoon, al violino in “Continuò a scrivere” e “Ne risponderete!”), oltre a Marco Furelli alla chitarra e Massimiliano Liverani al theremin. Il doppio album contiene la versione teatrale, con l’interpretazione di Chiara Cappelli, e le versioni strumentali di buona parte dei brani dello spettacolo, con interventi e arrangiamenti non sempre uguali alle versioni teatrali.

Prodotto da Lorenzo Moka Tommasini  & Arlo Bigazzi
Registrato e mix presso Macinarino Recordings (Loro Ciuffenna) da Lorenzo Tommasini.
Registrazioni aggiuntive di Lorenzo Boscucci
Masterizzato da Fabrizio De Carolis – Reference Mastering Studio. Roma.

WIM MERTENS - The Gaze Of The West 
Nuovo soprendente album (per orchestra) di Wim Mertens, realizzato nel periodo della pandemia. E da essa condizionato: "Rigoroso e sciolto, debole ed esatto, tale è lo sguardo dell’Occidente. Noi e loro, noi e loro, perché la battaglia non è mai finita. Lo sguardo del volto bianco come incompletezza. Lo sguardo dell'Occidente, ciò che non ha detto, ciò che non ha potuto dire”. I titoli sono oggi sotto i riflettori in un momento di grande incertezza globale causato da Covid-19.

NIHILOXICA - Kaloli
Album di debutto del gruppo di elettro-percussioni più oscuro di Kampala, NIHILOXICA. L'album sposa le propulsive percussioni ugandesi del Nilotika Cultural Ensemble con le linee di synth analogico e il kit ibrido di Spooky-J del Regno Unito. Il risultato è sorprendente e viaggia attraverso lo spazio inesplorato tra due culture della "musica da ballo", dove l'espressione degli elementi tradizionali si trasforma in qualcosa di più estremo.

ZENOBIA -  Haklak Halak 
Emergenti dalla vibrante scena musicale elettronica palestinese, la musica degli ZENOBIA mescola ritmi potenti e melodie pop arabe. La band si ispira infatti alla musica pop & folk di tutta la regione (Egitto, Palestina, Libano, Siria) ed è formata da Nasser Halahlih (un pioniere della scena locale, probabilmente il primo produttore di musica elettronica palestinese alla fine degli anni Novanta) e Isam Elias (giovane tastierista con un background nella musica classica europea). Il quartier generale della band si trova ad Haifa, la terza città più grande di Israele, che ha una popolazione araba relativamente numerosa. 

AKSAK MABOUL - Figures 
La band che maggiormente contribuì a creare l’etichetta Crammed ritorna con un'opera inedita intitolata, un doppio album contenente 22 brani: è frutto del flusso di idee che è sorto dopo un così lungo intervallo... Attingendo ancora una volta alle molteplici fonti che da sempre ispirano la band (dalla musica elettronica e pop alla sperimentazione, al jazz, al minimalismo, alla classica contemporanea etc), Aksak Maboul le riconfigura con il suo stile inimitabile. L'album è stato interamente scritto, concepito e prodotto da Marc Hollander & Véronique Vincent, e vanta il contributo dell'attuale line-up live della band: Faustine Hollander, Lucien Fraipont & Erik Heestermans. Ospiti di grande profilo: Fred Frith, Steven Brown (Tuxedomoon), tre membri degli Aquaserge...

BOB CORN, Songs Of The Line
Tiziano Sgarbi aka Bob Corn… una specie di "padre spirituale" di buona parte della scena indipendente e alternativa, specialmente nell’area emiliana. Fondatore della band “grunge" Fooltribe (che poi è diventato il marchio delle sue produzioni) e organizzatore del festival “Musica nelle valli”. Interpreta la sua musica come interpreta la sua vita. Cantante folk-rock, minimalista. Un “hopo” che dalla valle Padana (da San Martino Spino, fra Reggio e Modena), con le sue canzoni scritte e cantate in inglese, parla di sentimenti e del mondo. Ha viaggiato e suonato per tutta Europa e per gli States con la sua piccola chitarra e le sue grandi storie. Un poeta. Dal 2009 (ma la sua attività discografica solista è iniziata nel 2004), il nuovo "Songs on the line” è il suo quinto album che lo ha fatto incontrare con la Materiali Sonori.
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NEW FOCUS: dal “meditarraneo” al jazz, fino alla canzone d’autore
La world music della cantautrice STEFANIA PATANE’, guarda alle radici e parla anche siciliano

Ritmi e melodie mediterranee che si fondono con armonie e groove di importazione afroamericana. C’è tutto questo in NEW FOCUS, il primo lavoro interamente da cantautrice di STEFANIA PATANE’, che si è occupata anche degli arrangiamenti. L’eclettica musicista di origine catanese in questo disco racconta se stessa e la sua terra attraverso le molteplici influenze del suo percorso artistico, in un sorprendente "cross-over" tra il jazz contemporaneo, la world music, la tradizione siciliana e la canzone d'autore. L’album esce per l’etichetta Orange Home Records. “New Focus – spiega Stefania Patanè - vuol dire nuova focalizzazione, nuovo punto di vista. Ma anche nuovo fuoco, il fuoco della vita, come è per esempio la terra vulcanica, che da massa in ebollizione diventa terreno ricco di nutrienti per nuove piante ed alberi, essi stessi simbolo di vita. E quindi vuol dire anche nuova passione, intesa come nuovo amore che stimola vita in tutte le sue forme: idee, azioni, emozioni, creatività. Infine “New Focus” per me è l'Anima che in continuo movimento compie il suo viaggio misterioso oltre i confini della percezione umana”. Dieci brani in tutto, che sono espressione di un moto creativo intenso ed autentico, che attraversa il "profondo Sud" geografico ed interiore, in un mix di lingue siciliana, italiana ed inglese, intrecciate alla “vocalità strumentale” della cantautrice e compositrice siciliana. Da sempre appassionata all'arte della parola, Stefania inserisce inoltre, in alcuni dei brani, frammenti recitati di citazioni e di suoi scritti. Al suo fianco ci sono due musicisti di grande levatura artistica, Seby Burgio e Francesco de Rubeis, che contribuiscono in modo essenziale a plasmare l'identità sonora del gruppo. A loro si aggiungono poi tre ospiti speciali, che hanno dato alla stesura finale di “New Focus” il loro prezioso contributo artistico: Javier Girotto ai sassofoni e ai flauti andini, Enrico Bracco alle chitarre e Kyungmi Lee al violoncello. “Vibrando dentro il turbinìo di emozioni che mi accompagna dall'inizio imprecisato di questa avventura – racconta la cantautrice - due immagini sempre più dirompenti si sono mostrate davanti a me: la maternità, come somma espressione dell'amore incondizionato, atto principe della creazione, e l'Etna, che immenso ha cullato la mia infanzia: due immagini tra loro interconnesse. Sebbene vulcano attivo, e al di là delle considerazioni geologiche e scientifiche, la mitologia antica vede l'Etna protagonista di una amorevole storia di maternità, tanto che nell'immaginario dei catanesi la montagna è percepita come femmina e madre. Dall’alto maestosa veglia sul popolo etneo, essendo fonte di prezioso nutrimento per gli alberi che da essa prendono vita, e che di tanto in tanto (di solito “educatamente”) “sbuffa” il suo interno ribollire. Io, proprio come l'Etna, ho sentito più volte ribollire dentro di me un forte istinto creativo che non trovava il proprio sbocco. Finché ‘New Focus’ si è plasmato, ed allora mi è piaciuto immaginare che il fremito all'interno di un vulcano potesse trasformarsi nella nascita di nuova vita, come espressione massima dell'amore e del bene. Metafora per me di come anche la rabbia o il dolore più grande, passando attraverso una profonda consapevolezza, possano trasformarsi da forza distruttiva in forza creativa, via di salvezza per ogni essere umano. In una sola parola: resilienza”.
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Elsa Martin e Stefano Battaglia - Al centro delle cose 

È un omaggio e una dedica accorata al poeta Pierluigi Cappello il nuovo lavoro discografico firmato dalla cantante Elsa Martin e dal pianista Stefano Battaglia, interpreti e compositori in intesa ideale sui versi del poeta friulano di “Al centro delle cose”, album di imminente uscita, raffinato e profondo, registrato e prodotto nei prestigiosi studi Artesuono di Stefano Amerio. Sono i versi tratti da “Stato di quiete”, presente nell’ultima silloge “Poesie 2010-2016” edita da Rizzoli, a dare il titolo a questo nuovo gioiello sonoro di musica e parole che segue a “Sfueâi”, album fortunato di Martin e Battaglia finalista alle Targhe Tenco 2019 nella sezione ‘album in dialetto’,   dedicato a una selezione di poeti friulani del Novecento, per componimenti in lingua italiana e friulana. E nemmeno nel nuovo progetto manca il pluirilinguismo e l’insieme composito di ricerca d’arte che accomuna i due artisti e i toni propri della penna e del cuore del poeta di Gemona, originario di Chiusaforte, che ci ha resi ricchi di un’eredità letteraria e poetica senza pari. Patrimoni che l’ingegno di Elsa Martin e Stefano Battaglia mettono in nuova luce, in nuovo suono, nel rispetto delle forme originali e nel novero di nuove forme musicali che caratterizzano il loro stile. Dieci tracce compongono “Al centro delle cose”, con Martin alla voce e ai live electronics e Battaglia al pianoforte e alle percussioni, per composizioni tra fisicità e metafisica che traggono unità nell’indagine di lavori eterogenei di Cappello, per un album monografia che verrà presentato in prima assoluta venerdì 21 agosto alle ore 21 in Piazza libertà a Udine all’interno del festival “Nei suoni dei luoghi” (per info e prenotazioni: neisuonideiluoghi.it). Come scrive Angelo Floramo nelle note al cd: «Il gioco delle sfumature che mettono in consonanza la parola scritta, quella cantata e i dialoghi che si innestano con l’ordito musicale, si fa a sua volta ricerca profonda di significati altri e sempre nuovi, capaci di trasfigurarsi vicendevolmente in pura sensazione, in un distillato di stati emozionale per cui i confini tra l’autore e gli interpreti, che in questo modo diventano autori a loro volta, si fanno impercettibili, svaporano quasi in una sorta di trans-mitopoiesi, generando, nella fusione che si viene a creare, un incanto assolutamente inedito». “Scluse” che apre l’album, “Da lontano”, “Le lucciole”, “La retroguardia”, “Al centro delle cose”, “Cîl tal cîl”, “Mont”, “Scrivere il nome”, Inniò”, “Chiusaforte”, sono i titoli delle dieci tracce che disegnano un percorso di sensazioni dove si respira il Friuli e il mondo e la forza della parola di Cappello, nelle fusioni di suoni e fonemi, nelle estetiche e nelle fonti d’ispirazione e creazione che caratterizzano l’intesa, riconosciuta e ammirata, di Elsa Martin e Stefano Battaglia, compositori e interpreti di riconosciuto spessore e dalle diverse carriere che trovano empatie e simbiosi uniche lavorando insieme, per un album pieno di sensazioni dove a un dato momento si dipana tra i suoni anche la voce del poeta Cappello. «La musica, grazie alle sue proprietà meta-linguistiche oltre che metafisiche, è l’arte privilegiata per osare un dialogo con la parola poetica senza sacrificarla, bruciarla, svilirla, distruggerla. A differenza della parola, la musica non può e non deve reggersi sull’inesorabile inequivocabilità del linguaggio. E così si compie l’unione, si rende possibile un doppio raccolto dalla stessa fonte originaria: la poesia», scrive Battaglia in una nota a chiosa dell’album. «Musicare i versi di Pierluigi Cappello - testimonia Elsa Martin -, vuole essere prima di tutto un dirgli grazie per la bellezza che ci ha donato. E' un gesto di riconoscenza. Poi significa galoppare l'emozione che essi generano, attraverso un altro veicolo espressivo, che è quello della musica. Si attua un incontro tra le due arti, che non genera una fusione, bensì un terzo elemento, nuovo, che è in grado di manifestare la forza di entrambi».
L’album “Al centro delle cose”, con la copertina e i ritratti di Pierluigi Cappello a firma di Danilo De Marco e le foto di Martin e Battaglia ad opera di Ulderica Da Pozzo, è un lavoro di ottima fattura e qualità, sia sotto gli aspetti artistici che tecnici, garantito dalla produzione Artesuono. Sarà disponibile in occasione della sua presentazione, venerdì 21 agosto in Piazza Libertà a Udine, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deeezer, I Tunes.
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NOVITA' DISCOGRAFICHE DI CARTADAMUSICA

LA STRANA STORIA DI STELIO GICCA PALLI & COMPAGNIA BELLA
DI CUI ANCHE SI RACCONTA NEL NUOVO DISCO
LE FRASI NON DETTE
(CD, 2019, FORWARD MUSIC ITALY/MATERIALI MUSICALI)

TORNA ALLO SCOPERTO UNO DEI DUE AUTORI DI LELLA A PARTIRE DALLE ORE 20:30
IL 4 DICEMBRE A ROMA, ALL’ASINO CHE VOLA IN OCCASIONE DI SO' STATO IO - LELLA 50 ANNI DOPO LA GRANDE FESTA LIVE PER LA CANZONE CHE VINSE LA CENSURA

Proprio come in un antica saga popolare uscita dalle penna di Charles Dickens….. Venuto al mondo in una comune di ragazzi  usciti dalla guerra e dal fascismo e vogliosi di libertà,  democrazia e – perché no ? – divertimento. Il suo nome venne scelto in libere votazioni imponendosi per poco  nei confronti di un nome anarchico ( Germinal : orrore! ) Padre canterino e suonatore (in casa  c’è ancora una chitarra artigianale Paralupi  del 1950). Zii scrittori, sceneggiatori, registi…. Impara a strimpellare la chitarra sfuggendo  alla didattica classica paterna (chitarra appoggiata alla coscia  sinistra: tipo Segovia, per intenderci). Incontra a Ponza alcuni  reduci  del “Ci ragiono e canto “ di Dario Fo e si interessa alla musica popolare. Coinvolge l’amico e compagno di scuola Edoardo De Angelis e insieme cominciano a cantare  nello storico  Folk Studio di Via Garibaldi   a Roma. E, dopo un po’, cominciano a comporre canzoni un po’ diverse dal mainstream allora vigente. Tra cui una ballad country in romanesco intitolata “Lella”. Apprezzata dai discografici, viene incisa e portata al Cantagiro del 1971 accolta in maniera insperatamente lusinghiera dalla critica  (e anche dal pubblico astante);  ma,  per oscuri motivi (o forse nemmeno tanto oscuri ), ne viene bloccata  la  diffusione radiotelevisiva. Stelio si incazza e si tira fuori dal giro; ha un possibile redditizio mestiere a portata di mano e non vuole  sottostare a ordini di scuderia discografica che ritiene poco dignitosi. Per molti anni coltiva il redditizio mestiere, ma sempre col rimpianto di non essere stato capace di trovare quel compromesso che allora serviva. Compra un pianoforte e comincia a zapparlo; dopo tanti anni ora è in condizioni di suonarlo in maniera decente (dicono i soliti amici piaggisti). Poi si stufa del mestiere redditizio e decide di entrare nuovamente nell’agone.  Incide  un album di canzoni e poi un altro, che si intitola "Le frasi non dette" ed esce il 4 dicembre 2019 insieme ad un 7" in edizione limitata che raccoglie su di un lato la registrazione originale di Lella e sul suo opposto la versione acustica 2019 con le voci dei due autori. Confida nell’entusiastica accoglienza del pubblico.  La Compagnia Bella? Ovviamente gli amici del precedente album: Primiano De Biase, a pianoforte, tastiere e fisarmonica,  Simone Talone  Federicuccio, alle percussioni, Renato Gattone, al contrabbasso. Novelliere urbano per natura, cantautore per incidente, Stelio torna a disegnare storie.  I testi sono tutti di Stelio Gicca Palli, voce di tutte le canzoni, così come le musiche, molte delle quali sono state scritte a quattro mani con Primiano De Biase. L’arrangiamento è di Primiano De Biase, Simone “Federicuccio” Talone e Stelio Gicca-Palli stesso. Lo scrittura di Stelio resta al centro con il suo tratto graffiante e il suo sguardo impietoso. Melodie e arrangiamenti, pur nella linea della più classica canzone d’autore italiana, non sono mai scontati. Le frasi non dette punta l’attenzione su rapporti esistenziali quanto meno irrisolti, se non anche conflittuali, che evidenziano la sostanziale solitudine dell’essere umano. Facendosi portavoce di un curioso ossimoro: l’uomo, in definitiva, è un  animale  sociale (e lo è per definizione scientifica) solitario.

DIEGO BITETTO
ha pubblicato il suo album di esordio che si intitola
"IL GIARDINO DI MAI"
(Autoproduzione - Distribuzione digitale RKH/Artist First)

Musica Libera. Un cuore ribelle, una testa da marinaio e mani da ragioniere. Così potremmo presentare Diego Bitetto. Così bravo con le vite degli altri da sembrargli vero, da sembrargli un uomo: il dio dei poveri, il re degli scaltri. Diego si presenta così, con questo mascherato autoritratto. Attraverso il brano Per sempre con cui apre, in età matura, ma non eccessivamente per non rischiare di gettarsi nell’assurda mischia, il suo disco d’esordio dal titolo Il giardino di Mai. Una musica che è da leggere come un quadro: tra trucco e bravura. Tra musica classica e canzone d’autore moderna. Con un canto che è voce spianata e che si arrampica abilmente sulle note magistralmente suonate; Diego infatti risulta diplomato in pianoforte classico al Conservatorio di Genova. E pure poeta in età giovanissima, nemmeno adolescente, con un libro scritto in forma di sonetti, oggi introvabile dal titolo I senza nome. Che sembra una saga familiare fin de siècle. Originario da una cultura letteraria di alto lignaggio, Bitetto gioca con il racconto della sua vita e della sua infanzia, a tratti se ci permettete ricorda il primissimo Tricarico con quelle sue canzoni stralunate e naif, come fosse una leggenda e questa distanza di sguardo e narrativa entra nella sua musica e nel modo stesso suo di cantare, che pare epico, teatrale, distanziato quel tanto che basta per sembrare perfetto. Ma facciamo un passo indietro e partiamo prima di tutto dall’ascolto, ve lo consigliamo.

FABRIZIO BOSSO
IL NUOVO ALBUM “WE4” IN QUARTETTO
in uscita venerdì 27 novembre 2020 per la Warner Music
 
We Four è l'ultima fatica discografica del quartetto di Fabrizio Bosso, in uscita venerdì 27 novembre 2020 per la Warner Music. Un album che esprime pienamente, nel suono, nell'interplay e nella scrittura, quell'idea di condivisione totale che rappresenta ormai da anni la cifra stilistica del pensiero musicale di Bosso. Registrato a Roma, il 5 giugno 2020, subito dopo il confinamento forzato dovuto all’epidemia del coronavirus, We Four non è solo il frutto di un’esigenza, di una volontà di continuare a fare musica nonostante tutto, ma anche un lavoro privo di qualsiasi artificialità post-produttiva, dentro il quale ogni dettaglio è frutto di un contributo comune, che eleva il quartetto stesso ad autentico leader del progetto. Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Jacopo Ferrazza al contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria e Fabrizio Bosso alla tromba, si sono dati appuntamento in studio e hanno celebrato un sodalizio, umano e musicale, perfettamente dichiarato nel titolo di questo nuovo lavoro. Prosegue, quindi, la ricerca di un suono collettivo e identitario, qui espresso in un repertorio composto prevalentemente da brani che portano le firme di tutti e quattro. L'avvio è affidato alla vigorosa title track composta dall’intero quartetto, dove l'interplay tematico tra Fabrizio e Julian è supportato dallo spedito walking offerto da Jacopo e Nicola, il cui netto affiatamento è pure assai sensibile in Control freak. Si stagliano al centro del disco come messaggi di fratellanza in chiaroscuro, quanto mai essenziali in tempi come questi, Dreams come true e One humanity. Quest’ultima è dedicata alle recenti vittime del razzismo perpetrato negli Stati Uniti. Le delicate Estudiomisterioso e For Heaven's sake fanno da contraltare al marcato groove di The way we see (composta anche questa dall’intero quartetto) e all'energica Bakarak, dove blues, swing e sensazioni free si fondono tra loro in perfetta armonia. Chiudono l'album Happy stroll e la bonus track Friday blues, per un lavoro in cui le note lungo la partitura fungono da stringhe non soltanto per la componente sonora ma anche per quella umana dalla quale trasuda un feeling davvero profondo e sincero. Primavera 2017: “Questo è il suono del mio presente e loro sono, oltre che degli amici, anche i musicisti che mi appagano di più sul palco, perché capaci di tirare fuori il suono che ho in testa”. Queste le parole di Fabrizio Bosso tra le note di copertina del precedente doppio live “State of the art”, fermo immagine tra i più felici nella carriera del trombettista torinese. Ed è in quel “presente” mai cristallizzatosi in passato, anzi, florido e vibrante nel corso del tempo, che “WE4”vede la luce.

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EMANUELE FILIPPI
Musica fragile 
 
“Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, il secondo della sua produzione, un capitolo importante nella carriera di questo giovane pianista e compositore sempre più all’attenzione della scena nazionale e internazionale. È un disco che vince alla grande in partenza, selezionato dal programma “Per chi crea” promosso da Mibact e Siae che hanno votato “Musica fragile” quale miglior prodotto creativo. L’album è stato registrato e prodotto negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che da trent’anni intuisce e promuove le nuove realtà offrendo il massimo dell’audio editing. “Musica fraglie” è nato a New York durante la mia permanenza artistica nella grande mela» ci racconta Filippi, «ma l’ho sviluppato e registrato a casa, in Friuli, potendo contare sulla collaborazione di grandi professionisti. Oltre agli amici che lo hanno registrato con me: Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto e al flauto, Marco Bolfelli alla chitarra elettrica e Roberto Giaquinto alla batteria, un riconoscimento speciale lo devo ad Amerio per le sue straordinarie capacità in produzione e sound engineering, e a Glauco Venier che mi ha seguito firmando col suo genio la produzione artistica». Sono dodici le tracce di “Musica fragile”, un titolo che tradisce la forza di questo album che ha classe, carattere, raffinatezza ed energia. Un titolo che nasce da una riflessione del compositore intorno agli stati emotivi nei connubi con l’atto creativo. «Penso che la fragilità sia una condizione importante nella formazione della persona. Non è bene secondo me nasconderla o negarla. Riconoscerla aiuta a capire sé stessi e gli altri. La chiave della musica in questo senso, mi ha permesso attraverso la fragilità di entrare in mondi meravigliosi altrimenti preclusi». Padrini del disco sono due nomi di grido nel panorama contemporaneo internazionale: il trombettista Enrico Rava e il pianista americano Fred Hersch che hanno commentato l’album con pensieri dedicati nel booklet. Il primo, tra l’altro, scrive: «Un equilibrio raro, un grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie. Una bellissima sorpresa per me che conoscevo le notevolissime doti pianistiche di Emanuele ma ignoravo la sua capacità di comporre e di organizzare la musica». Hersch dal canto suo scrive: «Un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte. Si rivela come una serie di bellissimi brevi racconti musicali, suonati magistralmente con precisione e passione». Nulla di più vero per questo album sensibile e di squisito ascolto che mette certamente del nuovo nelle maglie del jazz contemporaneo, in virtù del talento di questo artista ventenne con già alle spalle una brillante carriera di studi, in pianoforte classico e jazz, premi e riconoscimenti internazionali, oltre che collaborazioni con le star del jazz, come recentemente con Fabrizio Bosso in un superlativo concerto a Udine. “Musica fragile” sarà disponibile in occasione della sua presentazione a Udine il 18 settembre, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deezer, I Tunes, mentre la distribuzione del cd fisico è affidata a IRD International.  Album realizzato con il sostegno del Mibact e di Siae nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
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ROBERTO CIPELLI con PAOLO FRESU - L‘EQUILIBRIO DI NASH

“L’Equilibrio di Nash” è una serie di strategie nella teoria dei giochi per il quale in una situazione di equilibrio un giocatore effettua una mossa ardita ed improvvisa alla quale l’altro risponde con una altrettanto coraggiosa, allo scopo di mantenere l’equilibrio: una accurata metafora dell’interplay tra musicisti che improvvisano su un palco. E “L’Equilibrio di Nash” è il titolo del disco di Roberto Cipelli con Paolo Fresu in uscita il 16 ottobre per la Tǔk Music. L’album è il coronamento di un rapporto che dura da 36 anni all’interno dello storico quintetto di Fresu, collaborazione impregnata di profonda e duratura amicizia e che li ha portati finalmente ad incidere un album a due voci. L’idea del lavoro prende spunto dall’ascolto di “Diane” di Chet Baker con Paul Bley, disco del 1986 con cui il duo condivide la presenza di “Little Girl Blue” e una propensione per la melodia ed il lirismo, ma da cui allo stesso tempo il progetto diverge sensibilmente. Agli originali a firma del pianista cremonese si aggiungono tre improvvisazioni diversamente numerate ma contraddistinte dalla parola “strategia”, dove al gusto melodico si affianca una ricerca più votata all’astrazione. Cesella il tutto una eterogenea scelta di brani di vari autori che abbracciano gli interessi ed ascolti del leader, spaziando tra standard, Sting, Mercedes Sosa e Caetano Veloso, colonne sonore, la canzone italiana, Chopin e Monteverdi, quest’ultimo da anni oggetto di studi approfonditi da parte di Cipelli e presente con due episodi. L’immagine di copertina è dell’artista bresciana Paola Pezzi che prosegue la sua preziosa collaborazione con la Tǔk Music: si tratta della terza opera, dopo quelle apparse sui dischi The Future is a Tree di Marco Bardoscia e reWanderlust del Paolo Fresu Quintet.
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STEFANO TAMBORRINO - SEACUP
 
Stefano Tamborrino pubblicherà il nuovo album “Seacup” per la Tǔk Music il 20 novembre. L’album segna l’esordio per l’etichetta di Paolo Fresu di un progetto che è stato presentato per la prima volta a Time in Jazz nel 2018. Seacup, letteralmente "tazza di acqua marina" è la sintesi di un mare interiore. Nonostante sia inserito in un contenitore conserva la sua natura liquida e imprevedibile. Pur essendo leader e co-leader in diversi progetti questo  è il primo disco a proprio nome del batterista toscano. Per raccontarsi Tamborrino ha scelto un organico inusuale: Ilaria Lanzoni al violino, Katia Moling alla viola, Dan Kinzelman al sassofono, Andrea Beninati al violoncello e Gabriele Evangelista al contrabbasso. Le musiche, interamente originali e composte appositamente con questa formazione in mente, attraversano vari generi spaziando dal jazz alla musica contemporanea, dall'elettronica al folk passando per la musica da camera verso la quale la natura degli strumenti ad arco ci trascina inevitabilmente. Un progetto che nasce dall’urgenza espressiva del leader, scevra da qualsiasi classificazione. L'attenzione al suono e un'eccezionale capacità di legare il repertorio con grande coerenza sonora sono il filo conduttore che permette ai musicisti di mescolare continuamente le carte in gioco.
ll tutto senza mai risultare privi di un obiettivo comune, tra le linee un impianto architettonico che sfugge al rigore di precetti o accademie di ogni tipo. L’immagine di copertina è dell'artista Noumeda Carbone, italiana nata a Parigi. Noumeda lavora in campi svariati come la moda, la street art, l’illustrazione, il disegno, la pittura e la scultura, e predilige l’inchiostro e i pennarelli con i quali crea immagini dai toni sognanti e dai dettagli meticolosi. Le sue opere sono state esposte alla Triennale a Milano e alla galleria The Strand a Londra, e tra i suoi clienti ci sono sono Vogue Italia, Pitti Immagine, The Guardian e Harper’s Bazaar Mexico.
 
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For Mario (Live): l’album di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi

Esce venerdì 22 maggio 2020, per l’etichetta Accidental Records e solo in digitale, l’album “For Mario (live)” di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi. Registrato dal vivo durante il tour del 2016, l’album è interamente dedicato a Mario Guidi, manager e amico di Enrico Rava, nonché padre di Giovanni. Enrico Rava è un protagonista fondamentale del jazz europeo fin dagli anni ’60, trombettista di immensa fluidità ed esperienza, mentre Giovanni Guidi è un pianista talentuoso e incredibilmente istintivo della scena jazz italiana. Entrambi sono artisti dell’etichetta discografica ECM Records. L’approccio innovativo al campionamento e all’elettronica del compositore britannico, nonché pioniere della musica elettronica Matthew Herbert, che interpreta e risponde in maniera istintiva alle improvvisazioni dei suoi colleghi, crea una dimensione che porta il trio in un territorio ancora inesplorato e affascinante. Una performance nata dal connubio tra jazz acustico e musica elettronica, che riafferma l’abilità di tre musicisti di generazioni e contesti differenti a spingersi oltre e sondare nuovi territori musicali, creando uno stile giocosamente progressivo e sempre stimolante. Inizialmente - afferma Herbert - ero intimidito dall’idea di fondere l’elettronica, tipicamente inflessibile, e la rigidità della computer music allo stile fluido e libero di musicisti del loro calibro. Ci siamo venuti incontro registrando centinaia di campionamenti di Giovanni e Enrico mentre suonavano rispettivamente pianoforte e flicorno; i campionamenti sono diventati le basi per ogni suono che ho elaborato/manipolato/suonato. In questo modo, quello che si ascolta è una specie di quartetto, con i due musicisti acustici che improvvisano sui loro stessi campionamenti registrati precedentemente. Io mi trovo al centro, a trasformare i campionamenti in una sorta di sezione ritmica e manipolarne il tessuto musicale, mentre Hugh aggiunge al tutto uno strato di campionamento in presa diretta. Il trio si esibisce sporadicamente dal vivo dal 2016, grazie a una richiesta – inizialmente una tantum - pervenuta dal Nylon Festival di Vercelli. Da allora, ha suonato in molte occasioni, tra le quali al London Jazz Festival, al Roma Jazz Festival, al Pomigliano Jazz, al Jazz Milano e in vari locali e festival in tutta Europa. Questa raccolta di registrazioni live è tratta da diverse esibizioni del trio in Italia e ne segue l’esplorazione creativa in evoluzione. I tre sono accompagnati - in alcuni movimenti - dal musicista di elettronica e costruttore di strumenti Hugh Jones, mentre la grafica del disco è affidata alla pittrice britannica Daisy Parris. L’album è dedicato alla memoria di Mario Guidi, papà di Giovanni nonché manager e amico fraterno di Enrico Rava per più di trent’anni. Mario era presente in tutti in concerti registrati e, purtroppo, è venuto a mancare recentemente.  “Musica solenne e molto originale. L’effetto…catartico, esprime rabbia, tragicità e al tempo stesso bellezza e profonda armonia.” London Jazz News. “Una sinfonia trascendentale dei suoni  industriali “catturati” di Herbert, in cui riecheggiano nostalgici accenni spettrali a colonne sonore di film (da Lalo  Schifrin a Nino Rota), era dello swing, musica classica contemporanea, e sprazzi di flicorno in stile Miles Davis. È stato spettacolare e il meglio che si potesse avere nel weekend finale del festival.” Jazzwise
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SERGIO ARMAROLI TRIO PLUS CARTOON - TRIOPLUSTRIO
Prosegue la collaborazione tra il compositore e vibrafonista Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Giovedì 31 ottobre esce infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe D igital, "TrioPlusTrio".  Nei sei brani originali si alternano e si confrontano due formazioni in trio. Nella sua formazione, Sergio Armaroli è affiancato dal trombonista Giancarlo Schiaffini, musicista e compositore che ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60, membro dell’Italian Instabile Orchestra e collaboratore, tra gli altri, di John Cage, Dennis Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi, e dal violoncellista Walter Prati, compositore ed esecutore da sempre orientato verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, che ha collaborato con, spaziando tra i generi, Evan Parker, Thurston Moore (Sonic Youth), Robert Wyatt. Il trio Cartoon è formato, inve ce, dal batterista e percussionista Roger Turner, una delle voci storiche più autorevoli della libera improvvisazione inglese, che ha lavorato con Annette Peacock, Phil Minton, Cecil Taylor,  Masahiko Satoh, Charles Gayle, Lol Coxhill suonando in giro per il mondo da Sydney a New York, da Tokyo all'Artico, dal sassofonista e clarinettista Chris Biscoe, che si divide tra Inghilterra e USA e ha collaborato con George Russell, Mike Westbrook, Chris McGregor, Kenny Wheeler, Han Bennink, Evan Parker e molti altri, e dal contrabbassista John Pope, improvvisatore e compositore che spazia tra jazz, funk, rock e pop e ha suonato con Mick Beck, Rhodri Davies, Greg Spero, Field Music, Anton Hunter, Mariam Rezai, Ed Carter e tanti altri. Da sempre la poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Per la prima volta utilizza il "vibrafono preparato", una novità nel suo percorso di ricerca con un approccio musique concrète, nel tentativo di uscire dall'accordatura temperata dello strumento e dal suo timbro "troppo" puro verso per una trasformazione spettrale e verso modelli sonori divergenti. Il disco si apre con un brano dei tre jazzisti britannici e si chiude con il trio italiano. Nel mezzo quattro pezzi nel quale i sei musicisti si confrontano, per la prima volta insieme, improvvisando negli studi "Il pollaio" di Ronco Biellese con la supervisione del sound engineer Piergiorgio Miotto. Da sottolineare l'apporto anche poetico di Roberto Masotti, celebrato fotografo di musiche, ideatore del libretto dedicato agli oggetti di questa musica preparata: "oggetti d'affezione per una musica preparata e altra." Sergio Armaroli si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Con l’etichetta Dodicilune ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il qu artetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati e "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018).

SERGIO ARMAROLI - BILLY LESTER - MEETING FOR TWO
Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digi tal, "Meeting for two", nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen.  Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha s viluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suonare il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Que llo del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente sperimentale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perfezionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. E' fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola St ranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, "Early Alchemy", un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, "Meeting for two" nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen. Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha sviluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suona re il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Quello del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente speriment ale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio G.Verdi di Milano. Si è perferzionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro Alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. È fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola Stranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, Early Alchemy, un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Con l’etichetta Dodicilune, Armaroli ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed e lettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati, "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018), "TrioPlusTrio" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Roger Turner, Chris Biscoe e John Pope.

MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». Contrabbassista, bassista elettrico e arrangiatore, Manuele Montanari si diploma nel 2008 in contrabbasso al Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro. Parallelamente frequenta corsi di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Massimo Morganti. Nel mese di luglio 2006 partecipa ai seminari di “Umbria Jazz” e ottiene una borsa di studio per il “Berklee College of Music“  di Boston, qui studia con Dave Clark, Dave Weigert, Esperanza Spalding, Barry Smith, Mitch Haupers, Paul Elmen. Nel mese di ottobre 2008 è in finale nella Categoria Jazz al concorso di contrabbasso “Enfly Bass ‘08” tenutasi a Parigi. Partecipa a seminari di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Kenny Wheeler, Fabio Zeppetella, Maurizio Giammarco e Larry Grenadier. Nel 2010/11 entra nella band di Raphael Gualazzi per il “Reality and Fantasy Tour”, tenendo importanti concerti in Italia, Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Nel 2012 frequenta la Masterclass in Arrangiamento e Orchestrazione tenuta dal M° Gian Marco Gualandi, nell'ambito dei "Corsi Estivi di Alto Perfezionamento", organizzati dalla scuola Dante Alighieri di Bertinoro (FC). Nel 2012 si diploma in "Arrangiamento Jazz" al Conservatorio “G. Rossini “ di Pesaro sotto la guida dei Maestri Bruno Tommaso, Gianmarco Gualandi e Stefania Tallini. Nel 2013 incide l’album “On The A Train”, con l’orchestra jazz "Bad Gang Big Band", interamente dedicato alla musica di Duke Ellington. L’album è edito dall' etichetta “Notami Jazz”. Con la stessa formazione tiene anche alcuni concerti in Portogallo. Nel 2014 incide l’album “Going Nowhere”, del giovane sassofonista e compositore Milo Lombardi (www.milolombardi.com). Nel 2017 esce "In a Few Minutes", l'album che lo vede coinvolto nei ruoli di contrabbassista, compositore e arrangiatore, insieme al chitarrista Diego Donati. L'album è edito per l'etichetta "Notami Jazz". Nel 2019 incide l’album “Jazzy Mike Around the World” del trombettista Michele Samory, edito da “Alman Music/Cose Sonore”.  Ha suonato con Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Raphael Gualazzi, Massimo Manzi, Massimo Morganti, Fabio Petretti, Stefano Paolini, Andrea Marcelli, Rossano Emili, Simone La Maida, Samuele Garofoli, Massimiliano Rocchetta, Emilio Marinelli.

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano». Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composi zione Corale, Vincenzo Caruso vanta una lunga collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro interagendo con Direttori di Orchestra di fama internazionale. Parallelamente alla sua carriera di stampo "accademico" coltiva la sua passione per la forma canzone, cercando sempre un linguaggio musicale libero dalle mode.  La scrittrice Pina Varriale ha pubblicato numerosi romanzi per diverse case editrici tra cui Piemme, Mondadori, Einaudi, Giunti. Con “Ragazzi di camorra” ha vinto moltissimi premi, tra cui il Bancarellino 2008, il Premio Paolo Ungari Unicef 2007, il Premio Cento 2008 e il Premio Unesco 2008 ex-aequo con ‘Gomorra’ di Roberto Saviano. Nel 2018 ha pubblicato il saggio “Salvador Dalì, Dalì alchimie di un genio” edito da Ciesse. Annalisa Madonna fin da bambina studia pianoforte e canto. Firma il primo contratto discografico a 19 anni per la C.N.I Music come vocalist della band Vox Populi. Nel 2003 il singolo "Bailando Bailando" è in vetta alle classifiche italiane rientrando nella compilation del FestivalBar Blu e come spot tv ufficiale della patatine Pringles. E ancora nel 2003 duetta al Teatro Augusteo con l'artista israeliana Noa. Nel 2009 diventa vocalist trasformista della band Katangoo per l'album “Ida y vuelta”. Nel 2013 debutta a Broadway al teatro New York city center con lo spettacolo T'Ammore di cui è coautrice di testi e musiche. Nel 2015 forma i “Gatos do mar”, in duo con Gianluca Rovinello e pubblica l’album "La Zattera" per arpa e voce. Nel 2017 forma le “Sesèmamà”, quartetto al femminile e pubblicano il loro primo album omonimo nel Marzo 2018.

FRANCESCO CALIGIURI ORCHESTRA - ARCAICO MARE
Dopo "Olimpo" e "Renaissance" prosegue con "Arcaico Mare" la collaborazione tra Francesco Caligiuri e l'etichetta Dodicilune. Venerdì 25 settembre - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital - esce infatti il nuovo disco del compositore, arrangiatore e polistrumentista calabrese (sax soprano, sax baritono, clarinetto e flauto dolce) affiancato da un'orchestra composta da Luigi Paese (tromba e flicorno), Paolo Bennardo (tromba), Giuseppe Oliveto (trombone e se ashell), Gianluca Bennardo (trombone), Mario Gallo (tuba), Giuseppe Santelli (pianoforte), Carlo Cimino (contrabbasso), Francesco Montebello (batteria) con le voci di Federica Perre e Alessandro Castriota Scanderbeg. Francesco Caligiuri, tra i più attivi giovani musicisti della scena jazz italiana, vanta già molte produzioni e collaborazioni con esibizioni in numerosi festival. Proprio da un concerto al Roccella Jazz Festival nasce il progetto “Arcaico Mare”. La Calabria è al centro del mare Mediterraneo: il mare più antico e arcaico del mondo. Il Mediterraneo è stato il progenitore e la culla di tutte le culture che hanno creato la storia della musica occidentale nel corso dei secoli ma a sua volta anche un contenitore di musiche provenienti da popolazioni e xtraeuropee ed in particolare dall’America e dalla cultura jazzistica. Dalla musica norrena ("Völuspà") e tradizionale ("God Rest Ye Merry Gentleman"), alle canzoni "Fly Me To The Moon" di Bart Howard e "Natur boy" di Eden Ahbez, dalla "hit" natalizia "Carols of the Bells" di Peter Wilhousky a due intramontabili standard di Charles Mingus ("Self Portrait in Three Colours" e "Nostalgia in Time Square"), da "La Follia", inno del Comune di Roccella firmato da George Russell, musicista jazz, compositore, direttore d’orchestra e teorico  statunitense, scomparso nel 2009, fino alle composizioni di Paolo Damiani e Gianluigi Trovesi ("Roccellanea") e dello stesso Caligiuri ("Rupella Antica"), il sassofonista e la sua orchestra propon gono una «rappresentazione sonica di un luogo che come nessun altro è stato culla, crocevia», sottolinea il critico e storico della musica Vincenzo Martorella.  Cosentino, classe 1991, Francesco Caligiuri si è diplomato in sassofono al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, per poi avviarsi allo studio delle tecniche di arrangiamento, composizione e improvvisazione jazz. Predilige il sax baritono, e partecipa attivamente a diverse formazioni cameristiche, classiche e jazz, vantando anche ruoli di primo nell’Orchestra di fiati della Provincia di Cosenza. Dal 2014 suona nel progetto Cypriana di Nicola Pisani. Si è perfezionato, tra gli altri, con Michel Godard, Marco  Sanninni, Paolo Damiani, Matt  Brewer, Miguel  Zenon, Ben  Wendel, Logan  Richardson, Franco  D’Andrea, Marcello Piras. Dopo l'esordio in  solo con "Olimpo" (2017), un lav oro delicato, introspettivo eppure avventuroso, e "Renaissance" (2019) in quintetto con Nicola Pisani (sax soprano), Michel Godard (tuba e serpentone), Luca Garlaschelli (contrabbasso) e Francesco Montebello (batteria), Arcaico Mare è il suo terzo lavoro discografico prodotto dall'etichetta salentina Dodicilune.

GIANNI LENOCI TRIO - WILD GEESE
DODICILUNE / PUGLIA SOUNDS RECORD
Il 30 settembre 2019 una subdola malattia spezzava l’esistenza e l’intensa attività di Gianni Lenoci. A un anno esatto dalla sua scomparsa esce, per l’etichetta Dodicilune, "Wild geese", ultima registrazione del musicista, pianista, compositore e didatta pugliese affiancato dal solido contrabbasso di Pasquale Gadaleta e dal magistero ritmico di Ra Kalam Bob Moses, eccellente batterista e percussionista statunitense che, dagli anni ’60 a oggi, ha collaborato tra gli altri con Pat Metheny, Gary Burton, Dave Liebman, Mike Gibbs, Hal Galper, Gil Goldstein, Steve Swallow, Steve Kuhn, Sheila Jordan, George Gruntz, Emily Remler, Harold Vick, Jumma Santos, Jack Gregg, Jack DeJohnette, Roland Kirk, Larry Coryell. La track list propone nove brani di Ornette Coleman (“Job mob”, “Sleep talking”, “Latin genetics” e “The beauty is a rare thing”), Carla Bley (“And now, the Queen”, “Vashkar”, “Olhos de gato” e “Ida Lupino”) e Gary Peacock (“Moor”). Il disco, prodotto da Dodicilune in colla borazione con l’Associazione culturale musicale Gianni Lenoci con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sarà presentato mercoledì 30 settembre (ore 20:30 – posti esauriti - info@giannilenoci.com) nel corso di una serata speciale al Teatro Radar di Monopoli. “Wild geese” è una mirabile sintesi di scienza e arte, di armonia e melodia. Ornette Coleman, le cui teorie sono qui rinnovate e applicate al pianoforte (e alla sua formula tipica e topica del trio), ha percorso un cammino riuscendo, forse suo malgrado, a indagare la ragione intima delle cose, la natura e il cosmo, in un ciclo infinito. «In musica, la materia si rivela per mezzo dei sensi, mentre all’esistenza del vuoto e dei silenzi, degli intervalli, delle attese, del non detto, si giunge con il ragionamento e l’implicazione intellettuale», sottolinea Gabriele Rampino, nelle note di copertina. «La sintassi ormeggiata è qui utilizzata con l’idea dell’uso delle partes minimae, cellule sonore in cui la dottrina armolodica si rivela e si espande. C’è tuttavia una aberrazione infinitesimale, un'indeterminazione, al centro di ogni possibile spiegazione del mondo, il clinamen, la possibilità di "une légère dérive" in grado di distruggere il sis tema delle costrizioni: come la dottrina ornettiana, qui innovativamente estesa al pianoforte, elimina le differenze tra armonia e melodia, così la natura delle cose della musica è universo, una sfera infinita il cui centro è dovunque e la cui circonferenza in nessun luogo». Questa straordinaria registrazione, che il Destino ha voluto fosse l'ultimo progetto di Gianni Lenoci, rimodella i canoni del piano trio. Effettuata in totale presa diretta a Monopoli, terra del musicista, Wild Geese, citazione da una meravigliosa poesia del premio Pulitzer Mary Oliver, il cui senso (“le oche selvagge”) acquisisce un valore semantico enorme dopo la scomparsa di Lenoci per il senso di libertà espresso in un volo nell'infinito, è uno straordinario caposaldo della Musica creativa e una delle massime espressioni del Jazz pugliese di ogni epoca. “Wild geese” è una produzione Dodicilune con il sostegno della Programmazio ne Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia FSC 2014-2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro.

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

EMANUELE PASSERINI - TRIO GEOMETRICS
Dopo quattro cd con il Painting Jazz Duo, affiancato dal pianista Galag Massimilia-no Bruno Belloni, e "Our World", in duo con il percussionista Alessandro "Pacho" Rossi, prosegue la collaborazione tra il sassofonista Em anuele Passerini e l'etichetta Dodicilune. Distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 10 novembre esce "Trio geometrics".  Nel disco - sei composizioni originali ("Stevelonious", "Invocation - Trayne", "Stairs", "Jump & Run", "Intervals" e "Untitled"), una lunga suite di 16 minuti con "Glancing Backwards, Green Walnut e Amber", tre brani degli anni ’60/’70 dei primi gruppi dell’inglese John Surman e "Deadline - The Crust" dello statunitense Steve Lacy - il sax soprano di Passerini è accompagnato dal contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer («con il suo suono potente, solido, ligneo e roccioso, in grado di fare da colonna portante dell'intero edificio, o semplicemente di sussurrare con le corde») e dalla batteria e dalle percussioni di Tiziano Tononi («un amico e un vero maestro, con il suo incredibile senso dello spazio, del ritmo, della libertà e dei colori, capace di dipin-gere con le sue percussioni ed emettere enormi quantità di fuoco e fiamme dalla sua batteria»). «Sono sempre stato affascinato e ispirato dalla formazione del trio senza piano, sax/basso/batteria, e da quella speciale libertà di potersi muovere all'interno dell'armonia e dello spazio, e che si può esprimere in modo naturale in un gruppo così piccolo. Ma mi ha sempre incuriosito quanto la musica possa diventare “geometrica”, melodicamente e ritmicamente, quando v iene suonata in un piccolo contesto come un trio e senza uno strumento armonico tradizionale», sottolinea Emanuele Passerini. «Gli esempi sono tanti: il suono cristallino e luminoso di Steve Lacy, in trio con Avenel/Johnson o in solo con il suo sassofono soprano, a disegnare linee e dipingere colori, accendendo luci nello spazio buio; The Trio di Surman/Phillips/Martin e il loro modo incredibile di immergersi nella musica con fuoco, libertà e in modo così inaspettatamente vivo; gli infiniti e travolgenti "momenti" in trio di John Coltrane con Garrison e Jones/Ali al suo inseguimento, creando un'enorme quantità di energia per una band così piccola; e molti altri ancora...», prosegue. «Tutto questo è stato per me una fonte di ispirazione. Quindi, molto umilmente, la musica di questo CD vorrebbe muoversi in questa direzione ed è per me molto speciale. È un dialogo a tre voci, è un'entità unica composta da tre parti distinte, indipendenti l'una dall'altra ma costantemente interconnesse e in continua comunicazione tra loro. È una figura geometrica dove ognuna delle tre parti ha un'identità precisa e definita, ma condivide lo stesso peso e ha la medesima importanza, tre voci distinte che inviano un  messaggio unico, e ogni parte non può esistere senza le altre due», continua a raccontare il sassofonista e compositore.  «Il triangolo è l'unica figura geometrica in cui ogni vertice è sempre in contatto con gli altri due. Musicalmente, questa relazione speciale del trio si traduce necessariamente in un'interazione molto stretta e profonda, storicamente in grado di produrre magia e meraviglia», sottolinea Tiziano Tononi. «Speriamo, sinceramente, di essere riusciti a riprodurre un po' di quella stessa magia che abbiamo sperimentato così tante volte, sia attraverso l'ascolto che dal vivo. Una sorta di magia che ci ha fatto scegliere di suonare questa musica come principale veicolo di espressione».

STEFANO SAVINI 5TET - ALIQUID NOVI 
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 17 novembre esce Aliquid novi del quintetto guidato da Stefano Savini. Nelle undici composizioni originali il chitarrista è affiancato da Giacomo Uncini alla tromba, Davide Di Iorio al flauto e al sax soprano, Mauro Mussoni al contrabbasso, Andrea Gri llini alla batteria e, in tre brani, dalla voce di Sara Jane Ghiotti. «Un lavoro maturo, articolato e ben scritto e tutti i musicisti del quintetto suonano bene», sintetizza Paolo Fresu.  «Questo mio nuovo disco è incentrato su una ricerca e su una precisa convinzione», sottolinea Savini. «Il lavoro del musicista è personalizzare un’idea, ricercando l’originalità nella propria arte musicale, scavando nella propria interiorità apertamente senza remore e paure, anche al di fuori dei canoni richiesti dal pubblico. Credo che questa sia la vera natura dell’artista, che emoziona e diverte. Per quello che mi riguarda io ci provo sempre, il risultato è questa mia nuova musica che attinge dalle fonti più importanti del jazz, per poi trasversalmente attraversare tanti stilemi che mi hanno sempre influenzato come la musica classica, la tradizione popolare, certa musica d’uso e l’istinto incosciente di uno sperimentatore, quale mi sento», racconta il musicista e compositore.  «Spesso le composizioni musicali risultano evocative, e ciò che viene invocato, prima o poi giunge. Stefano Savini sa questo e, tramite la sacralità che in loro, da sempre, custodiscono gli strumenti musicali, richiama, in un unicum, in un evento esclusivo, presenze, atmosfere, geografie, climi, anche lontani fra loro», scrive nelle note di copertina il poeta, narratore, pittore, teorico d'arte, drammaturgo, performer Gian Ruggero Manzoni. «Ogni composizione risulta, in questo modo, un canto, e il suono, di per sé componente astratta, via via, carico di tali insiemi poetici, prende anche forma, prende sembianza, donandoci visione. Stefano Savini compone musica, evoca, come di solito la parola può fare, e, inoltre, crea immagini, in m odo che il suo procedere espressivo racchiude in sé più arti, più discipline, inseguendo un’opera che, già nell’antichità, alchemicamente, veniva giustamente definita: totale».  Chitarrista e compositore, Stefano Savini è diplomato in Chitarra Classica, Musica Jazz e Laurea al Biennio Superiore di II livello in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Bologna, dove ha studiato composizione e contrappunto. Ha seguito seminari di studi in chitarra jazz con Jim Hall, Pat Metheny, Kevin Eubanks.  Musicista poliedrico ha effettuato nella sua carriera varie esperienze musicali professionali come session-man per studi di registrazione, e con un’attività concertistica che l’ha portato a lavorare per vari teatri, musei, TV, festival e rassegne internazionali in Italia ed in Europa. Ha suonato in session, studiato e collaborato negl’anni, con musicisti quali: Curtis Fuller, Terence Blachard, Ray Mantila, Gian Luigi Trovesi, Franco D’Andrea, Carlo Atti, John De Leo, Bruno Tommaso, Harold Mabern, Stefano Senni ed altri ancora. Da anni ha creato un proprio stile musicale originale dalla profonda personalità riconosciuta dalla critica specializzata (Musica Jazz, Cadence, Jazzit) e da musicisti come Paolo Fresu, Marco Biscarini, Gabriele Mirabassi, Lew Tabackin. Le sue musiche sono state trasmesse da: Sky, Rai3Tv, RadioRai2, RadioRai3, Believe Digital U.S.A, ect. Attualmente ha all’attivo 7 lavori discografici a suo nome con musiche sue per diverse discografiche. “Aliquid Novi” è il suo secondo cd per l’etichetta Dodicilune dopo "Musica semplice" (2013). Le sue composizioni  per chitarra  sono  pubblicate  dalle Edizioni Sinfonica-Jazz.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini

Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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Dalla scena jazz newyorkese, il nuovo album di Martin Wind “White Noise” con due grandi icone della musica europea: Philip Catherine e Ack van Rooyen
11° disco del contrabbassista e compositore tedesco, da 25 anni sulla scena newyorkese. Edito dalla Laika Records, “White Noise” è inciso insieme a due grandi icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, ed il raffinato flicornista e trombettista Ack van Rooyen.

“Per me sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto. Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album, un’oasi sonora in cui si può godere la musica fino alla sua massima espressione.”
Martin Wind

E’ uscito il 28 agosto con l’etichetta tedesca Laika Records “White Noise” il nuovo album del contrabbassista e compositore Martin Wind. Originario di Flensburg, in Germania, da quasi 25 anni Wind si è affermato nella scena jazz di New York, dove vive, collaborando con grandi artisti come Pat Metheny, Sting, John Scofield, Toots Thielemans, Michael e Randy Brecker, Phil Woods, Hank Jones, Michel Legrand, Clark Terry, Slide Hampton, Vanguard Jazz Orchestra. Attivo siamo come compositore che come strumentista, ha pubblicato a suo nome 11 dischi, è autore e interprete di colonne sonore di celebri film ed è docente alla Facoltà di Jazz della New York University Steinhardt e alla Hofstra University di Long Island. Il precedente lavoro “Light Blue” (inciso con Anat Cohen, Ingrid Jensen, Maucha Adnet e Duduka DaFonseca) ha ricevuto le “four stars” su Downbeat Magazine, e Paquito D’Rivera ha definito “disgustosamente bello” il suo disco del 2014 “Turn out the Stars - music written or inspired by Bill Evans” inciso con un quartetto completato da Scott Robinson, Bill Cunliffe e Joe La Barbera, e con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana.  Per la registrazione del suo nuovo lavoro “White Noise” - disponibile anche nei principali digital stores e su Spotify, Martin Wind ha fortemente voluto l’incontro con due icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato dai critici il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, e l'olandese Ack van Rooyen, il cui timbro caldo e morbido su flicorno e tromba è l’inconfondibile marchio di fabbrica. Il concept del nuovo album segue il noto principio del “less is more”: “Il silenzio è diventato sempre più un lusso, con “White Noise” ho voluto creare un polo acustico opposto. Una sorta di oasi sonora in cui il pubblico può rilassarsi e godere la musica fino alla sua massima espressione”. I tre musicisti sono legati da una profonda amicizia, oltre che da una lunga collaborazione. “Per me, Philip e Ack sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto.  Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album. A 17 anni, l’album "The Viking" di Philip insieme al bassista danese Niels-Henning Ørsted Pedersen è stata una rivelazione e mi ha influenzato per decenni. Lavorare con lui mi è sembrata una vera e propria “ricongiunzione”, il suo sound per me risuona davvero familiare". Il legame tra Wind e van Rooyen ha invece avuto origine nella Bundesjazzorchester (BuJazzO), dove si incontrarono come studente e insegnante. “Ack è ancora incredibilmente concentrato e riflessivo. In studio ogni sua singola nota è stata assolutamente perfetta. Con questo album ho voluto ricordare al pubblico la sua incredibile abilità e mostrare tutta la sua "divinità”, accanto ad una grande umiltà, dedizione alla musica e ad un raffinato senso dell'umorismo!” La titletrack "White Noise" è stata scritta da Martin Wind per i suoi due compagni. Con raffinati effetti di riverbero e distorsione sulla sua Gibson vintage, Catherine riesce a dare a questa composizione un carattere fluttuante. Così commenta il grande chitarrista belga: “Il brano, così come l'intero album, trasmette messaggi musicali chiari: è onesto, trasparente e, grazie alla sua semplicità, molto efficace. Martin è la quintessenza del groove e dell’interplay. Trasmette una costante sensazione di vicinanza, sia a livello ritmico che melodico." “White Noise” è stato registrato in Belgio, a Mechelen, in una splendida atmosfera come ricorda van Rooyen: “Gli studi non sono il mio posto preferito dove esprimermi al meglio, ma grazie ad un eccellente sound engineer e al feeling che si è creato con Martin e Philip, mi sono sentito davvero a mio agio. Loro sono musicisti che non devono dimostrare più nulla, ma continuano a suonare come se dovessero.” Oltre a standard come la meravigliosamente swing "Everything I Love" (Cole Porter) o "But Beautiful" (Jimmy van Heusen/Johnny Burke), nella tracklist del disco vi è la ballata di van Rooyen "Autumn Bugle", così come altre due composizioni di Martin Wind: “The Dream", dedicato al primo incontro con Pat Metheny nel 2003, dove hanno suonato per l’opening concert del festival "Jazz Baltica" di Kiel, e "A Genius and a Saint" dedicato al bassista Bob Bowen, amico e collega scomparso per un tragico incidente in bicicletta a New York City. Brani dal contenuto biografico e molto personale, che hanno affascinato sia Catherine che Van Rooyen. In Italia Martin Wind è stato ospite di molti festival nel trio della cantante e pianista Dena DeRose, con il pianista Bill Mays, nella band di Matt Wilson “Arts & Crafts” feat. Gary Versace e Ron Miles e con i pianisti Benny Green e Rita Marcotulli, ed ha registrato due album con Massimo Morganti. Insieme a Rita Marcotulli e Matt Wilson ha inciso un pregiato disco in vinile “The Very Thought Of You - Remembering Dewey Redman” che ha presentato alla Casa del Jazz: una produzione dall’etichetta Go4 Records nata da una idea di Ancona Jazz. E’ attivo anche in ambito classico, collaborando con diversi artisti tra cui il violoncellista e direttore d’orchestra Mstislav Rostopowitch, il violinista Guidon Kremer e i Christoph Eschenbach, Lalo Schifrin and Valery Gergiev. Negli ultimi 5 anni ha accompagnato grandi star mondiali, tra cui James Taylor, Aretha Franklin e Reneé Fleming, sul palco del prestigioso Kennedy Center Honors Galà.
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AMS Records pubblica il sorprendente tributo a Tony Joe White e Kris Kristofferson del grande rocker italiano. Sound analogico e grande energia per una autentica leggenda, disponibile in cd digipack e vinile bianco 
Good In Blues Vol. 1: il ritorno rock di Bobby Solo! 

BOBBY SOLO
Good In Blues Vol. 1
 AMS Records | BTF Vinyl Magic
4 tracce | 16.45 minuti 

"Ebbi il primo shock musicale a 14 anni: fu Elvis Presley con Jailhouse Rock e That's All Right Mama, che però era una cover di Arthur Big Boy Crudup. Per anni mi sono ispirato a Elvis. Poi, arrivato a un'età leggermente più matura, mi sono chiesto se Elvis aveva creato questo genere o se come me era stato ispirato da altri. Scoprii che quando aveva 10 anni era circondato da stazioni radio americane a Tupelo che suonavano blues, gospel, spiritual, bluegrass e country. Andai a cercare nelle varie biografie i cantanti ai quali lui si rifaceva, così mi sono innamorato del blues che ho alternato al rock. Anche suonare blues è stato molto importante, ho sempre avuto una buona tecnica ritmica, e siccome il blues è una scala pentatonica semplice l'ho fatta mia e adesso persino chitarristi molto più blasonati di me dicono che ho uno stile riconoscibile. Cristopher Bacco e AMS Records mi hanno dato la possibilità di uscire dallo stereotipo in cui sono piacevolmente imprigionato: mi fa piacere di avere un seguito di 40enni o 50enni ai quali i nonni hanno tramandato le mie canzoni melodiche, ma da Pesci ascendente Pesci non posso che esplorare pianeti musicali sempre nuovi". Bobby Solo, uno dei cantautori più prolifici e versatili che la scena rock italiana abbia mai partorito, continua a far parlare di sé dopo oltre 50 anni di inarrestabile carriera. Il suo ritorno sulle scene avviene con Good In Blues Vol. 1, un EP di 4 brani di cui tre rappresentano un sentito e appassionato tributo al leggendario Tony Joe White, scomparso il 24 ottobre 2018 all’età di 75 anni. Dai Foo Fighters a Bobby Solo: la schiera di amanti dell'indimenticabile Tony Joe White è assai nutrita, e Bobby ricorda: "Tony Joe White era un musicista e autore della Louisiana ispirato da Ode To Billie Joe di Bobbie Gentry. Innamoratosi del blues, collaborò anche con il grande Lightning Hopkins, le sue Polk Salad Annie e I've Got A Thing About You Baby furono cantate da Elvis, negli anni '80 scrisse Steamy Windows per Tina Turner che vendette milioni di copie. Quando Tina sentì la voce era convinta fosse di una persona di colore, io ebbi l'onore di conoscerlo e di presentarlo al Festival di Mendrisio una decina d'anni fa, fu emozionante e dialogammo molto. Sono felice di aver onorato la sua musica. Consiglio di recuperare il video di Tony con i Foo Fighters al David Letterman Show". Ai tre brani scelti dal repertorio di Tony Joe White - As The Crow Flies, uscita anche come singolo, (You're Gonna Look) Good in Blues e Backwoods Preacher Man - si aggiunge una cover di Why Me Lord di Kris Kristofferson. Good in Blues Vol. 1 è pubblicato nei formati CD digipack e in edizione limitata in vinile bianco 12" a 45 giri. Prodotto da Cristopher Bacco presso lo Studio 2 di Padova, con AMS Records in qualità di produttore esecutivo, è un lavoro realizzato in vecchio stile, con basso, batteria, chitarra e voce registrate in presa diretta; lo spirito live emerge dai solchi di questa release, che rivela un Bobby Solo appassionato e competente, voglioso di esplorare nuove atmosfere.
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La morte, la malattia e la memoria nell'opera di Stefano Giannotti, undici musicisti tra avant-rock, musica da camera e canzone d'autore. Special guest Antonio Caggiano e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon  
Un saluto alle nuvole: il nuovo album di OTEME

UN SALUTO ALLE NUVOLE
OTEME
10 tracce | 57.22
Ma.Ra.Cash Records | Self Distribuzione 

"A OTEME non interessavano l'aspetto socio-politico, nè quello ideologico, nè quello rituale e celebrativo della morte: ci interessava l'aspetto umano, della consapevolezza, di come chi lavora con la morte ogni giorno reagisce ad essa. Ho a che fare con quest'ultimo tema quotidianamente poiché mia moglie lavora come OSS all'Hospice di San Cataldo a Maggiano, il piccolo paese in provincia di Lucca reso celebre da Mario Tobino. Personalmente mi interessava anche essere il più esterno possibile, se mai sia possibile, e concentrarmi essenzialmente sui testi dei degenti, senza dare punti di vista marcatamente miei. In altre parole forse parlerei, accanto all'aspetto umano, di quello antropologico". Così Stefano Giannotti introduce uno dei temi più delicati e controversi, quello della morte, della malattia, della degenza, che sono alla base del nuovo album di OTEME - Osservatorio delle Terre Emerse intitolato Un saluto alle nuvole (Ma.Ra.Cash Records/Self. distribuzione). E' il quarto album dell'ensemble guidato dal compositore lucchese, deus ex machina di un collettivo tra i più originali in circolazione, multiforme progetto composto da undici musicisti che lascia dialogare materiali popolari e colti con un approccio narrativo che questa volta incontra un argomento che tocca ogni ascoltatore. Un saluto alle nuvole non è un semplice disco, è un percorso partito nel 2012. Il primo passo fu il cortometraggio Un saluto alle nuvole, commissionato a Giannotti dall'Hospice di San Cataldo: fu un documentario sull'ambiente socio-sanitario dell'Hospice, dal Libro di Bordo alle interviste al personale, stimolato sui temi della morte, della memoria, della felicità, della consapevolezza. Nel 2018 OTEME aderì al bando dell'Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno (LU) intitolato Della Morte e Del Morire, trasformando il video originale in un concerto teatrale, con un organico più ampio e una decisiva rivisitazione: "Ho creato una serie di canzoni basate su frasi estrapolate dalle interviste e dal Libro di Bordo, più alcuni brani strumentali; dalla colonna sonora del video ho ripreso solo alcuni pattern musicali, originariamente affidati all'arpa sola, il resto, l'80%, è tutto materiale nuovo. Per creare continuità con il video ho pensato di inserire l'audio delle frasi originali su cui si basano le canzoni, in modo da avere un confronto fra testi vecchi e nuovi".  Il risultato esce a distanza di un anno dal concerto ed è una delle operazioni più intriganti e peculiari degli ultimi tempi, per esiti compositivi e per intensità argomentativa, per spunti tematici e densità nei riferimenti: "De Andrè è stato un punto di riferimento importante. Ma direi anche il contrappunto cinquecentesco, la musica di Steve Reich, Bach, Battisti/Panella, Morton Feldman, Ornette Coleman... L'idea era quella di creare una canzone d'autore ibrida, moderna, che in alcuni casi sdrucciola su altri generi ed addirittura discipline diverse. Mi interessava anche il racconto, appunto, come forma antropologica, un'opera indefinita a metà fra radio sperimentale/documentario/canzone d'autore, musica da camera contemporanea...". Per l'occasione Giannotti ha potuto contare - inserendoli nelle ampie tessiture del suo vasto e mobile organico - su due ospiti straordinari, Antonio Caggiano al vibrafono e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon al violino, un nome autorevole dalla scena classica contemporanea e uno dall'ambito opposto: "Con Antonio è nata una grande amicizia già dal 2012 quando ci coinvolse nell'inaugurazione dello SPE allo Scompiglio con un programma su Cage; lui è stato già ospite in Il corpo nel sogno e ha accettato con entusiasmo di partecipare anche a questo nuovo lavoro. Blaine è stato il fondatore di uno dei miei gruppi preferiti, i Tuxedomoon, mi è sempre piaciuto il suo modo di suonare, ha un grande cuore musicale e ho sempre pensato che il suo lavoro sia sottilmente collegato con la morte, magari in maniera indiretta". Inevitabile provare a inquadrare quella anomala e sfuggente creatura che è OTEME, un ensemble a geometria variabile nel quale il parlato versificato, la narrazione ai confini del concept e la connessione tra diversi linguaggi musicali diventano centrali: "La filosofia che sta dietro OTEME è molto vicina a quella di John Cage e Frank Zappa, anche se suona totalmente diversa; ovvero creare musica contemporanea utilizzando materiale popolare assieme a musica colta, rumore assieme a suono determinato, performance e video assieme a letteratura. Una forma d'arte totale guidata dalla canzone. Noi utilizziamo gli stilemi della canzone d'autore e a volte del progressive, o meglio la modalità potrebbe somigliare al progressive, in realtà non sono lavori pensati come prog, ma come opere di musica contemporanea che impiega materiali popolari in contesti di musica contemporanea colta e sperimentale. Inoltre posso contare su di un gruppo di musicisti abbastanza ampio che si alterna da una produzione all'altra e ha così la possibilità di mandare avanti il lavoro. Un po' come Steve Reich and Musicians, o i Penguin Cafe Orchestra, dove c'è un nucleo abbastanza stabile e gli altri che ruotano attorno".

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Un sorprendente esperimento acustico della progressive band perugina, che in concerto unisce con fantasia classic rock, folk, jazz, canzone d'autore. Registrato live nel 2019 al Trasimeno Prog 
AnimAcusticA: il nuovo disco dal vivo del Bacio della Medusa! 

ANIMACUSTICA
Il Bacio Della Medusa 
12 tracce | 68.07 
(Ams Records | BTF Vinyl Magic)

AnimAcusticA è il secondo album dal vivo de Il Bacio della Medusa, unanimemente considerata tra le band di punta del prog italiano degli ultimi decenni. Dopo la svolta stilistica impressa nell'eterogeneo Seme*, ultimo disco in studio pubblicato nel 2018, il gruppo perugino ha deciso l'anno successivo di giocare la carta della sperimentazione acustica: una mossa azzeccata, come testimonia questa nuova release di AMS Records (distr. BTF Vinyl Magic). AnimAcusticA è stato registrato dal vivo il 19 ottobre 2019 in occasione di un evento a cura di Trasimeno Prog in un contesto 'storico' come quello del Palazzo della Corgna a Castiglione del Lago (PG), i cui dipinti e le cui mura risalgono al XVI secolo. Non vi è dubbio che l'ambientazione abbia giovato alla performance di una band che è solita, specialmente a livello lirico, attingere a eventi storici e leggende risalenti a molti secoli fa, elemento che li rende unici nell'intera scena prog italiana. Questo live-album sorprende innanzitutto per il suono cristallino e senza alcuna sbavatura, tanto da poter essere facilmente scambiato per un album registrato in studio. Stupisce poi in positivo la qualità degli arrangiamenti, che per una sera hanno trasformato Il Bacio della Medusa in un sestetto 'a tutto tondo', capace di unire con incredibile disinvoltura svariati generi musicali, tra cui folk anni '70, jazz-rock, musica classica e sinfonica, cantautorato. Anche in versione acustica, i brani originali non perdono nulla della loro incisività e drammaticità, fatto ancor più evidente nel caso dei brani più 'moderni' di Seme*. Infine, la band impreziosisce il lavoro con l'inedito Testamento d’un Poeta: registrato in studio, è una sorta di struggente bossa nova in cui il "Poeta" canta il suo addio alla vita e alla donna amata. Un esperimento più che riuscito, che conferma per l'ennesima volta le capacità di una band unica, che sarà indubbiamente in grado di regalare nuove emozioni con il prossimo, atteso studio album.
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Rinuncia, solitudine e passione: il diario emotivo del musicista torinese tra canzone d'autore e indie-folk, un emozionante debutto da solista prodotto con Paolo Rigotto
Lontano: l'Ep d'esordio di Emanuele Bozzini

LONTANO
EMANUELE BOZZINI
4 tracce | 15'.21''

"La lontananza è una dimensione molto articolata. Sono stato lontano da me stesso, dalle emozioni, dagli affetti, ma anche dal confronto e dagli altri. Mi sentivo lontano dalla vita. La vita la spremevo solo “nelle notti di luna nuova”, quando nessuno sguardo era pronto ad assalire la mia azione. Al buio… lontano appunto. Il gioco vuole che io possa pubblicare Lontano solo perché sto riuscendo finalmente a “riavvicinarmi”. Ed è da Lontano che io mi sono portato dietro il diario emotivo del mio Eremita. Ho sempre vissuto alti e bassi emotivi, in cui i bassi si manifestavano attraverso stati depressivi piuttosto violenti e duraturi. È il mio lato più fragile che in quei periodi lottava per sentirsi vivo a scrivere queste canzoni. È per pura coincidenza che questo lavoro venga fuori in un momento in cui, fisicamente, lontano siamo costretti ad esserlo tutti quanti". Musica che sgorga da un lato oscuro, una dark side che rivela una nuova dimensione artistica: Lontano, l'Ep di debutto da solista di Emanuele Bozzini, è un diario di viaggio, una raccolta di canzoni che, come una terapia, sono il frutto di un percorso di discesa negli abissi e risalita a suon di musica. Dopo l'uscita dei singoli Sparirò, Il Salto e L'Eremita, quest'ultimo accompagnato da un videoclip girato nel villaggio di pietra di Ghesc e lanciato in anteprima dalla Stampa, finalmente Emanuele Bozzini arriva al suo Ep. Per il cantautore torinese è un'uscita importante, anche per motivi prettamente musicali, non solo interiori. Con Lontano si rivela infatti il suo cammino da musicista solista, di stacco dall’esperienza di gruppo coi Marichka Connection: "Mi sono allontanato dal folk puro e duro. Il violino non è più il protagonista incontrastato della musica, anzi compare solo in una canzone, in riga, insieme ad un quartetto d’archi. C’è una carica rock più grande e la volontà di spaziare in maniera più libera attraverso nuovi tipi di suoni e diversi tipi di arrangiamento. Anche a livello di voce ho avuto un cambiamento. Emotivamente si tratta di canzoni molto più intime e dolorose. Se coi Marichka, pur con dei testi che rimettevano in questione molte cose, volevo tenere alta la carica positiva dei miei componimenti, qui mi abbandono alla realtà dolorosa e cruda dell’essere". L'Eremita, Lontano, Sparirò e Il salto sono accomunati dal taglio compositivo e sonoro di Bozzini, una figura anomala di cantautore non solo perchè uomo di gruppo proveniente da una band, ma anche perchè al crocevia tra canzone d'autore, indie-folk e rock internazionale. Non è un caso che l'orizzonte di ascolti e di riferimenti del torinese sia ampio e preciso: "Ho cominciato con Guccini (alle elementari). Ho ascoltato molto Battisti, De Gregori e Bob Dylan. Ho scoperto De Andrè molto tardi (a 25 anni), ovviamente mi folgorò. Ho scoperto ancora più tardi i sommi Giorgio Gaber e Piero Ciampi. Ho divorato con tutto il cuore Vinicio Capossela e soprattutto i suoi live hanno ispirato molte mie canzoni. Afterhours e Marlene Kuntz verranno più fuori nelle mie prossime canzoni, già in studio. Molti cantautori contemporanei mi ispirano, Ettore Giuradei, Iosonouncane e Andrea Laszlo De Simone. In alcune mie canzoni in studio o passate ci sono elementi che prendono ispirazione dai Pink Floyd, gruppo che ho ascoltato moltissimo. Sono dei particolari. Lo stacco nel Salto richiama invece A day in the life dei Beatles". Lontano è un lavoro intimista e delicato, ma al tempo stesso carico di passione, nato insieme a una figura eclettica e dissacrante come Paolo Rigotto: "Avevo bisogno di Paolo per sperimentare cose nuove e per allontanarmi dal folk dei Marichka Connection. Paolo è stato centrale in fase di arrangiamento, oltre ad essere l’esecutore di quasi tutti gli strumenti che non suono io. In lui ho trovato un grande mix di ascolto e talento che ci hanno portati a costruire meticolosamente e insieme le canzoni".
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LUDOVICO PERONI - IL SOGNATOIO
Opera sperimentale in 9 scene
Dalla partitura vincitrice del premio “Teatro Musica e Shoah” (ed. 2017)
Con QROrchestra
Filippo Davoli – Voce e José Daniel Cirigliano – Clarinetto

“Il Sognatoio – opera sperimentale in nove scene, rappresenta l’esordio nel genere per il giovane compositore Ludovico Peroni. Centrata su una delle vicende che maggiormente hanno segnato lo spirito del Novecento: la Shoah. Il titolo fa riferimento a un non luogo per eccellenza, indefinito ed indefinibile, ma che può essere trovato nel cuore di ogni ascoltatore che si avventura nell’ascolto di questo lavoro. Solo quando i confini del mondo sensibile così come conosciuto e percepito a poco a poco si diradano sino alla loro quasi completa dissoluzione, la materia sonora prende a poco a poco forma e sostanza, intessuta di quel dolore che è ricordo e presente.”  (Edmondo Filippini, Da Vinci Publishing)
“Esiste un confine della propria mente, immersa nella paura, che una volta superato non consente più di distinguere con chiarezza il sogno dalla realtà, il dolore dalla gioia, l’odio dall’amore. L’atroce dolore della condizione di deportato ci trascina, attraverso la violenza di colui che la subisce, all’interno di una gigantesca e apocalittica torre di Babele fatta di voci e suoni, dove i lineari percorsi della forma temporale, e i normali ingredienti della narrazione musicale, si mescolano, si agitano e si deformano, creando un viaggio allucinatorio poco prevedibile, limpido e sporco, infernale e paradisiaco allo stesso tempo. Il Sognatoio di Ludovico Peroni è esattamente questo.” (Fabrizio De Rossi Re, Compositore, booklet Il Sognatoio)
 “Sognatoio” è una parola che non sono riuscito a trovare nel dizionario. L’ho ascoltata con sorpresa in un magnifico, quanto crudo, documentario sulla Shoah di Alain Resnais (Nuit et brouillard, 1955). Era utilizzata per indicare un luogo chiuso da una porta misteriosa, all’interno di un campo di concentramento, dal quale nessuno aveva mai fatto ritorno. Un termine meraviglioso per indicare un luogo sicuramente orribile. È una parola che, in qualche modo, riesce a trattenere, tenacemente, le tracce di una speranza disperata. Ma una speranza autentica. (Ludovico Peroni, booklet Il Sognatoio)
Ho immaginato un bambino ebreo, cresciuto nel bel mezzo dell’ascesa al potere da parte di Hitler, che come primo ricordo ha impresso nella memoria un discorso. Un famoso discorso del Führer. Inizia da lì un percorso di ricordanze rapide che riescono a essere sia dolci che terribili. Delle memorie che somigliano molto al sogno. Per dare questo effetto, partendo dal suono e dalla musica, ho utilizzato un particolare insieme di tecniche, compositive e improvvisative, che vogliono portare al servizio di una storia, di una drammaturgia, i linguaggi musicali della contemporaneità: dalla musica di ricerca, all’elettronica, passando per il rock, jazz e pop. Ho pensato il disco come un viaggio immersivo per l’ascoltatore in una musica che vuol prenderlo per mano per guidarlo emozionalmente e non respingerlo intellettualmente. Sono sicuro potrà essere un’esperienza forte, per chiunque: nella memoria e nell’estetica di una musica che vuol proiettarsi nella contemporaneità, ma con finalità comunicative.(Ludovico Peroni)
Classe 1990, studia prima Lettere a Macerata poi si specializza in Musicologia a Roma. Parallelamente studia al Conservatorio Santa Cecilia dove approfondisce, in occasione del biennio di specializzazione, la composizione, l’arrangiamento e le tecniche di improvvisazione guidate dal gesto (Conduction, Soundpainting). Attualmente è dottorando presso l’Università degli studi di Firenze dove è impegnato nella ricerca sulle pratiche di improvvisazione gestuale. Lavora da 5 anni con l’ensemble sperimentale QRO e, dal 2018, ha fondato il gruppo di improvvisazione InfinitO. Scrive per diverse testate online da freelance ed è attivo come blogger.
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STABAT MATER di Luigi Boccherini
LUIGI BOCCHERINI (1743-1805)
Boccherini è un personaggio di spicco nella storia della musica che precede l’avvento della prima Scuola viennese; il suo contributo allo sviluppo della forma del quartetto e del quintetto è stato determinante e la sua importanza viene riconosciuta da studiosi sia italiani che stranieri. La sua musica s’impone per la freschezza e la varietà melodica e per la finezza e l’eleganza delle idee, in un’armoniosa scorrevolezza discorsiva. Boccherini ha scritto due versioni dello Stabat Mater: una prima nel 1781 per soprano e archi (quella contenuta nel CD) e una seconda nel 1800 per soprano, contralto, tenore ed archi, entrata nel repertorio e realizzata, secondo una nota dell’autore riportata sulla copia manoscritta del Conservatorio di Parigi, «per evitar la monotonia di una sola voce e la troppa fatica a quest’unica voce cantante». Ciò nonostante, viene scritta una pagina di schietto e puro sentimento religioso che nell’AMEN finale tocca uno dei momenti più esaltanti della sua personalità creatrice. L’esecuzione magistrale dell’Orchestra sinfonica di Sanremo, diretta dal m° Giancarlo De Lorenzo, e la convincente interpretazione orante del soprano Gabriella Costa, fanno di questa incisione un riferimento sicuro della discografia delle opere di Boccherini.
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HEITOR VILLA-LOBOS - Music for solo guitar
Esce per Digressione Music il nuovo disco di Antonio Rugolo con l’esecuzione di brani in prima mondiale. Disponibile in CD e in digitale

Antonio Rugolo, dopo aver vinto due Chitarre d’Oro nel 2014 e nel 2018 al Convegno Chitarristico Internazionale di Alessandria con i suoi due ultimi cd dedicati a due compositori pugliesi, Mauro Giuliani (1781-1829) e Guido Santórsola (1904-1994), presenta un nuovo lavoro monografico dedicato alla musica per chitarra sola del compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887-1959). Con la sua creatività e genialità Villa-Lobos ha rivoluzionato, il modo di concepire e trattare la chitarra, raggiungendo livelli altissimi di poesia e di sviluppo tecnico mai raggiunti prima. Motivo di particolare interesse in questo cd è sicuramente l’ascolto (per la prima volta) di come nel '28 Villa-Lobos consegnò all'editore Max Eschig la Suite Popularie Brasilienne, che vent'anni dopo fu costretto a riscrivere perché smarrita; nello stesso anno scrisse per Miguel Llobet e Regino Sanz de la Maza, una versione arricchita in diversi dettagli, del Choros n. 1 che qui potrete ascoltare insieme ai Cinq Preludes e ai Douze Etudes.
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STABAT MATER
Fedele Fenaroli - Arvo Pärt
Manfredo Dorindo Di Crescenzo direttore d'orchestra 
Corelli Chamber Orchestra

Nella storia della musica classica sacra, molti compositori hanno scritto sul testo dello Stabat Mater attribuito al beato Jacopone da Todi; più o meno famosi, tutti hanno dato voce al dolore della Madre o di tutte le madri che perdono i loro figli. In questo disco si accostano due sensibilità diverse per tempo e storia, Fenaroli e Pärt, con l’intento di restituire all’ascoltatore un pathos universale per ogni dolore, di ogni cuore.

Fedele Fenaroli – Stabat Mater 
Questo CD dedicato in parte a Fedele Fenaroli rappresenta non solo un giusto riconoscimento all’attività di una personalità non secondaria della scuola napoletana ma anche il tentativo di recuperare un repertorio musicale intrinsecamente interessante. L’ascolto dello Stabat Mater, molto citato da tutti gli storiografi di Fenaroli, ci fa capire immediatamente quanto riduttivo possa essere parlare del compositore lancianese solo riferendosi alla sua produzione didattica. La bellezza del brano e l’ispirazione religiosa che da esso promana si fonda con quella sapienza costruttiva della tradizione musicale italiana che aveva saputo creare splendide architetture ma soprattutto impareggiabili melodie. Di questa tradizione Fenaroli è sicuramente un degno rappresentante e l’ascolto di queste sue opere ne conferma lo spessore culturale e fa venir voglia di conoscere più a fondo la produzione di un compositore, troppo a lungo trascurato, che ha lasciato un’eredità culturale che oggi giustamente ci accingiamo a raccogliere.

Arvo Pärt - Stabat Mater (1985)
Composto per soprano, controtenore (o contralto), tenore, violino, viola e violoncello, è stato commissionato dalla Fondazione Alban Berg per celebrare il centenario di Alban Berg, per il quale dieci compositori sono stati invitati a scrivere un pezzo per un trio d'archi. Per ottenere un migliore equilibrio, Arvo Pärt ha avuto l'idea di utilizzare due trii nel suo lavoro: un trio strumentale e un trio vocale. Basandosi sul ritmo trochaico del testo, il rapporto tra sillabe lunghe e breve divenne l'elemento chiave della musica. Il testo, deriva da una sequenza liturgica, dove la Madre di Dio addolorata piange accanto alla croce del figlio crocifisso. Il compositore ha descritto il pezzo come segue: "È proprio come il contatto di elementi opposti, ad esempio la lava che erutta da un vulcano, che scorre nell'acqua. Sembra impossibile che tali elementi diversi si potessero mai incontrare; tuttavia, in questo pezzo è accaduto esattamente ciò. Il testo ci presenta l'esistenza simultanea di dolore incommensurabile di questo evento e di potenziale consolazione."