Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...
MAURIZIO GERI - CANZONI DA BOSCO
È uscito da poco l’ultimo album di Maurizio Geri, dedicato alla foresta e ai suoi abitanti. Ecco cosa dice l’artista al riguardo: "Le prime canzoni, Il fungo, la ghianda, il lupo, sono state scritte per il canale web “TG suite” curato da David Riondino che ringrazio per avermi suggerito il tema; Nello scriverle, mi sono affezionato alle suggestioni evocate dal bosco e dai suoi abitanti, alla possibilità di far parlare un mondo che non può esprimersi con il linguaggio degli umani ma che ha molto da dirci e può suggerire riflessioni interessanti e credo doverose su temi come comunicazione, creato, equilibrio, sostenibilità e convivenza; Altri brani ancora mi sono venuti in mente circa esseri animati o inanimati che di lato e con i loro ritmi ci accompagnano da sempre nelle epoche e nei territori; così fra gufi, scoiattoli, cervi e castagne ho proseguito, in buona compagnia, sul sentiero del bosco".
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Non svegliate l’amore.
Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore
Un cd-book di David Riondino
Tra scrittura e canto, l’ultima prova del cantautore e scrittore fiorentino, con esiti di straordinaria originalità e la conferma di una fervida ispirazione
Cantante, scrittore, drammaturgo, attore e regista, David Riondino per tutta la vita è stato sospinto dal soffio leggero ma potente di un’ispirazione “randagia” che lo ha portato ad esserci sempre nei momenti più significativi della cultura di questo paese ma vestendo ogni volta un abito diverso, a indicare la sua estrema riluttanza a costringersi in un solo ruolo e in un solo genere. Uomo di grande cultura, amava in particolare coniugare ambiti espressivi diversi nella convinzione che, in quella zona di confine, si levano bagliori e lampi capaci di squarciare il velo dell’ordinario. Così è stato anche in questo suo ultimo cimento intellettuale ed artistico, il cd-book Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore, in uscita per Squilibri il 5 giugno 2026, in cui riprende e sviluppa, in musica e in prosa, temi e suggestioni maturate qualche decennio prima. Curiosando tra le pieghe di mondi e miti diversi, già agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso Riondino aveva infatti rintracciato nel Cantico dei Cantici e nell’Ecclesiaste le matrici della canzone d’autore, nelle sue varianti di canto d’amore e canto esistenziale, offrendone anche un riscontro con la trasposizione in musica dei due testi sacri. Nel rimettere mano, a più di trent’anni di distanza, a queste sue canzoni per dare loro una nuova veste, aveva accolto la sollecitazione dell’editore ad accompagnare questa nuova edizione con una più articolata riflessione attorno alle affinità che si danno tra sacro e profano nell’intonazione di un canto. Esplicitando ciò che l’aveva orientato allora in quella direzione, vale a dire le suggestioni suscitate dalla lettura dei due testi nelle traduzioni di Guido Ceronetti, aveva così evidenziato la presenza di tanta Bibbia nei versi di molti cantautori, da Bob Dylan a Leonard Cohen, da Franco Battiato a Fabrizio De André, ponendoli in continuità con le liriche espressioni di alcuni mistici spagnoli come Juan de La Cruz, non a caso messo in musica da un altro grande cantautore spagnolo, Amancio Prada. Impressioni rapsodiche, le sue, che con l’andamento leggero di una canzone, nel testo di introduzione, si sono intrecciate a sentimenti più intimi e personali. Con la memoria riandava così al tempo in cui quei brani divennero parte di uno spettacolo, nei “fervidi anni ’90, tra fioriture di cabaret e teatro e varie meditazioni sentimentali e umanistiche”, mentre con il pensiero indugiava su più malinconiche considerazioni attorno a quanto stava vivendo, mentre si preparava all’ultimo congedo, “quando le cose più belle non canteranno più, e le voci avranno perso il loro fascino, e non ci sarà più musica”. Con la complicità in musica, tra gli altri, di Claudia Tellini, Gabriele Mirabassi e Maurizio Geri, autore anche dei nuovi arrangiamenti, e con i dipinti di Serena Nono, il cd-book di David Riondino, Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore, in libreria e nei negozi di dischi a 24 euro.
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FATOUMATA DIAWARA
“MASSA”
(L’Eterno [Dio])
DISPONIBILE DAL 5 GIUGNO 2026
IL NUOVO ALBUM DELL'ARTISTA MALIANA CON DUE NOMINATION AI GRAMMY
Ha conquistato l’attenzione internazionale grazie alla sua voce e alla capacità di fondere la tradizione musicale del Mali, suo Paese d’origine, con linguaggi sonori attuali: Fatoumata Diawara, artista tra le più significative e vitali della scena musicale africana contemporanea, torna con MASSA (L’Eterno [Dio]), un album intenso e potente, in cui la dimensione autobiografica si traduce in racconto musicale, tra memoria, spiritualità e appartenenza. Pubblicato dall’etichetta No Format, il disco è disponibile da oggi, 5 giugno 2026, in CD, vinile e su tutte le piattaforme digitali (ascolta qui: https://idol-io.ffm.to/massa.OYD). Attrice, cantautrice e chitarrista, nel corso della sua carriera ha collaborato con nomi di primo piano della musica mondiale, tra cui Bobby Womack, Herbie Hancock, Tony Allen, Roberto Fonseca, Oumou Sangaré, Blick Bassy e Damon Albarn, e ottenuto due candidature ai Grammy. Il suo lavoro si è sempre nutrito di un forte legame con il Mali, che attraversa lingua, scrittura e identità artistica. Le sue canzoni, scritte e interpretate in bambara, mantengono continuità con le radici e con la tradizione del suo Paese, affrontando spesso temi legati alla condizione femminile e alle dinamiche sociali del contesto di origine, come la denuncia dei matrimoni combinati in età giovanile e dell’infibulazione, esperienze da lei stessa vissute. In MASSA, ad oggi il suo lavoro più personale e il primo dopo London Ko del 2023, affronta temi come la maternità, la fede, la memoria e la capacità di trasformare le difficoltà in nuova consapevolezza, trasformando esperienze personali e riflessioni sulle fragilità della società in un racconto dal respiro universale. Attraverso i brani che lo compongono, Fatoumata Diawara invita gli ascoltatori di ogni provenienza ad accogliere la gratitudine e a riconoscere il destino come parte inevitabile del percorso umano. L’album contiene inoltre un commosso omaggio al padre scomparso, il cui amore continua a guidarla oltre l’assenza. Dal punto di vista musicale, MASSA amplia l’universo sonoro di Fatoumata Diawara, intrecciando la tradizione maliana con sonorità contemporanee sotto la direzione artistica dell’icona pop francese -M-, in un equilibrio tra radici e sperimentazione. Ad accompagnare l’uscita del disco è il videoclip del brano omonimo, disponibile al link: https://shorturl.at/UsRgb. La canzone sviluppa una riflessione sulla fede, sull'uguaglianza e sulla dignità di ogni individuo, affermando l’idea che ogni essere umano segua un percorso unico e che Dio vegli su tutti indistintamente, senza differenze tra ricchi e poveri, genitori e figli, persone in salute o con disabilità. Attraverso questo messaggio, l’artista invita a coltivare umiltà, compassione e rispetto verso gli altri, ricordando che la fortuna e le difficoltà della vita non dipendono esclusivamente dalle scelte individuali, ma fanno parte di un disegno più grande. MASSA è quindi un’esortazione a non giudicare chi vive situazioni di fragilità e a riconoscere il valore della gratitudine verso Dio, come principio guida dell’esistenza. Con questo nuovo disco, Fatoumata Diawara riafferma il proprio ruolo tra le voci più rilevanti della musica africana nel mondo, restituendo alla propria esperienza biografica ed emotiva una forza narrativa capace di parlare a pubblici e culture diverse. «Questo album porta con sé qualcosa di personale, una parte di me, della mia vita, della mia famiglia e delle mie emozioni, mentre compio quarantatré anni e cerco di conciliare la mia carriera di artista con il ruolo di madre di due figli», racconta Fatoumata Diawara. «Affronto i mali che affliggono la nostra società: il deterioramento delle relazioni umane, il tradimento, la delusione e la gelosia così spesso presenti nelle famiglie poligamiche. Con queste canzoni, piene di saggezza e consigli, invito le persone, ricche e povere, ad apprezzare la vita e a non lamentarsi sempre, perché nessuno può sfuggire al proprio destino. E per questo ringrazio l’Onnipotente, colui che ha reso tutto possibile. In questo album, rendo anche omaggio a mio padre scomparso, che mi ha sempre circondata di un amore che continuo a sentire anche dopo la sua morte». In occasione dell’uscita dell’album, Fatoumata Diawara tornerà in Italia per presentare MASSA dal vivo in festival come: Estate Fiesolana (30 giugno), Bergamo Jazz Festival (2 luglio), Fano Jazz by the Sea (18 luglio) e Romaeuropa Festival (15 settembre).
Fatoumata Diawara - Voce potente e visionaria della scena musicale africana, ha costruito un percorso artistico esemplare. Dopo una serie di collaborazioni e un intenso viaggio tra cinema e musica, l’artista maliana riafferma il proprio impegno e la propria apertura culturale nel suo ultimo lavoro discografico. Artista poliedrica, si fa notare inizialmente come ballerina nella compagnia del padre, dove interpreta la straordinaria danza didadi. È però il cinema a rivelarla al grande pubblico: nel 1997 è ingaggiata dal cineasta Cheick Oumar Sissoko per il ruolo di protagonista del film La Genèse, premio Un certain regard al Festival di Cannes del 1999; nel 2001 prende parte al film Sia, the dream of the Python, la leggenda di una giovane ragazza che sfida la tradizione del proprio Paese, anticipando nella fiction quello che sarebbe successo nella vita reale. Fuggita da un matrimonio forzato con un cugino, trascorre sei anni in tournée internazionale con la compagnia teatrale Royal de Luxe. Inizialmente canta dietro le quinte, finché il regista Jean-Luc Courcoult la invita a farlo anche sul palco. Nel 2007 la sua voce la conduce al ruolo della strega Karaba nel musical tratto dal film d’animazione Kirikou et la Sorcière di Michel Ocelot. Successivamente, incoraggiata da Rokia Traoré, impara a suonare la chitarra e inizia a esibirsi nei bar parigini con le proprie composizioni. Rivelata al grande pubblico con il suo primo album Fatou nel 2011, conquista critica e pubblico grazie alla capacità di esprimere l’intimo attraverso la chitarra folk, fondendo la tradizione wassoulou con influenze funk occidentali. Si distingue anche per il suo impegno costante. Nel 2013 riunisce quaranta artisti maliani per il progetto Mali Ko, in risposta alla crisi che attraversava il suo Paese. Nel 2018 pubblica Fenfo - titolo traducibile come “qualcosa da dire” - inviando un messaggio vibrante e necessario. L’anno successivo, le nomination ai Grammy Awards e alle Victoires de la Musique consacrano questa ascesa. La sua musica attraversa i generi con rara naturalezza: afrobeat, jazz, electro, pop e rock si intrecciano rimanendo ancorati ai ritmi mandinka. Il 2023 segna un importante ritorno discografico con London Ko, album ambizioso impreziosito da collaborazioni di rilievo, in particolare con Damon Albarn. Questo legame creativo, nato sul palco di Africa Express nel 2012 e proseguito con il brano Désolé dei Gorillaz nel 2020, trova qui piena espressione, testimoniando la sua dedizione alla condivisione musicale e alla diversità culturale. L’album riflette anche il suo gusto per contaminazioni audaci, come già nella collaborazione con Disclosure nel brano Douha (Mali Mali) nel 2020. La collaborazione con Albarn si arricchirà di un nuovo capitolo quest’estate, quando l’artista salirà sul palco con i Gorillaz per quattro concerti europei, tra cui quello del 20 giugno al Tottenham Hotspur Stadium di Londra. Nel 2025 torna a far parte dell’avventura del collettivo Lamomali, progetto emblematico di dialogo tra Mali e musica contemporanea avviato da -M-. Figura centrale del collettivo sin dalla sua nascita, ne incarna l’anima mandinka e contribuisce a un nuovo capitolo artistico fatto di concerti e creazioni inedite, nel segno della trasmissione, della fusione e della forza del gruppo. Sempre nel 2025 è stata invitata da Lauryn Hill a esibirsi al suo fianco durante il tour Ms. Lauryn Hill & The Fugees allo Ziggo Dome di Amsterdam, consolidando un rapporto artistico già avviato con la partecipazione al brano Black Woman del 2021. Nel gennaio 2026 entra nella storia diventando la prima donna nera a firmare una chitarra signature con Gibson Epiphone. Questo modello personalizzato rappresenta il riconoscimento del suo profondo legame con lo strumento, della sua influenza artistica e del suo ruolo di figura ispiratrice per le nuove generazioni di musiciste. La sua influenza va ben oltre il mondo della musica: dirige infatti una propria organizzazione benefica in Mali, con la missione di fornire sostegno economico e rendere l’arte e la musica accessibili ai bambini con albinismo e disabilità.
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Tǔk Music
GIOVANNI FALZONE LIBERA BAND
SUITE FOR MILES
In occasione della ricorrenza del centenario della nascita di Miles Davis, Paolo Fresu ha invitato Giovanni Falzone a realizzare un progetto dedicato a Miles da presentare nell’edizione 2026 del Festival Time in Jazz.(sarà a Budoni l'11 agosto) Da lì è nata poi l’idea di realizzare un disco, in uscita il 22 maggio per la Tǔk Music del trombettista sardo, che segna l’esordio di Falzone per l’etichetta. La sfida non era semplice. Realizzare un omaggio ad uno dei più grandi artisti della musica del XX secolo, che così tanto ha contribuito a segnarne il percorso, presentava diverse insidie: da un lato farne una brutta copia, dall’altro snaturarne del tutto la visione. La riflessione è stata lunga ma Falzone si è deciso ad affrontarla concentrandosi sulla grande lezione di libertà e coerenza di Davis, uno dei pochi musicisti capaci di cavalcare diverse correnti del Jazz senza mai alterare la propria poetica espressiva. Partendo da questa prospettiva, Falzone ha costruito l’impianto dell'intero progetto - mettendo insieme arrangiamenti di brani davisiani, che vanno da Solar a Tutu, passando per pietre miliari come Milestone, Blue In Green e So What, alternati a sue composizioni (Around Four, Andalusia, Lo Sciamano, Sunrise, Blue Miles) a lui ispirate. Nel lavoro compositivo ha quindi cercato di elaborare alcuni frammenti tematici, derivati da brani del trombettista statunitense e ne sono scaturiti pezzi con forti componenti ritmiche e melodiche, attraverso le quali si muove il suo quintetto costituito per l’occasione e composto da Raffaele Fiengo al sax alto, Massimiliano Cameroni al pianoforte, Giuseppe La Grutta al basso elettrico e Riccardo Marchese alla batteria. Libera Band infatti nasce per questa occasione e con questa idea in mente, un gruppo che abbia al centro la libertà, ossia la capacità di sapersi muovere su ambiti e territori musicali diversi, sia a livello creativo, nello sviluppare in modo autentico il materiale compositivo attraverso “finestre di libertà” che mettano in risalto le qualità e le peculiarità di ciascun elemento del gruppo, sia nella capacità esecutiva, in modo da valorizzare anche il più piccolo dettaglio compositivo. Significativa la scelta del nome in un momento storico così delicato: la parola “Libera” è una scelta ben precisa e fortemente voluta. Il leader ha cercato di mettere insieme un “microcosmo” di persone che godono della sua stima per molteplici aspetti, tenendo come riferimento un mondo ideale, senza barriere di genere, senza colonizzatori, senza oppressori, senza ricchezza spropositata che offende la fame e la dignità altrui. In sintesi: un mondo libero capace di agire nella libertà così come nelle regole, nella responsabilità, nella bellezza, nell’ascolto e soprattutto nel rispetto di tutti. Fanno parte di questo progetto giovani musicisti di talento, tutti Under 30, di grandissima sensibilità, con i quali si è instaurato fin da subito un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie alla loro curiosità e alla loro capacità di muoversi in diversi ambiti creativi. L’opera di copertina è un ritratto di Miles Davis dipinto dallo stesso Falzone, da sempre appassionato di pittura. Falzone non ha una formazione accademica, ma ha sempre dipinto affidandosi al suo istinto, in totale libertà, come una sorta di contrappeso all’attività di musicista, sempre all’insegna della libertà espressiva ma più vincolata a studi e al bagaglio di conoscenze costruito negli anni.
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ESCE L’8 MAGGIO
“40N 14E”
(Etichetta e distribuzione Futurecords Srl)
IL NUOVO ALBUM DI
CAPITAN CAPITONE E I FRATELLI DELLA COSTA
DANIELE SEPE E LA SUA CIURMA DI STRAORDINARI MUSICISTI IN UN NUOVO ARREMBAGGIO MUSICALE
“40N 14E” è il titolo del quarto capitolo della saga di CAPITAN CAPITONE E I FRATELLI DELLA COSTA, trentasettesimo album dell’ampia discografia del sassofonista napoletano DANIELE SEPE, in uscita il prossimo 8 maggio. Capitano e comandante di sé stesso, il titolo deriva da una coordinata di navigazione al largo della costa di fronte a Napoli, passione e ragione di vita di Daniele, che vive e viaggia per mare buona parte dell’anno. A dieci anni esatti dall’uscita del primo album di Capitan Capitone e a cinquanta dalla sua prima incisione in studio (a sedici anni per “Tammurriata dell'Alfasud" dei Zezi, gruppo operaio di Pomigliano d'Arco), Sepe torna alla guida del suo “equipaggio”, un collettivo formato da oltre 20 tra i migliori musicisti, cantanti e compositori in circolazione, affrontando temi seri e degenerazioni culturali con il consueto piglio geniale e spregiudicato. Realizzato come sempre in maniera rigorosa nella scrittura e nella composizione, l’ironia intelligente e senza sconti è il comune denominatore di ognuna delle undici tracce che compongono “40N 14E”. Rock, funk, blues, pop neomelodico, trap, hip hop, arie liriche mescolate al rap, le tracce dell’album troviamo anche alcuni omaggi: dal nume tutelare sempre citato, Frank Zappa, di cui viene ripreso un brano del 1969, Willie The Pimp, qui con l’inserimento di un testo in lingua napoletana che poco si discosta dal mood del testo originale, passando per “Cornutone” degli Squallor, alla traccia strumentale originale che chiude il disco, Clint East Sax, doppio tributo a Clint Eastwood e Ennio Morricone, riferimenti artistici imprescindibili.
Compositore, sassofonista, flautista e arrangiatore eclettico con una produzione discografica di oltre 35 album, Daniele Sepe si caratterizza per un approccio trasversale ai generi - jazz, world music, rock, reggae e tradizione popolare - e da una forte impronta narrativa e politica. Molti suoi lavori sono divenuti di culto, alcuni dei quali pluripremiati come Lavorare Stanca, che nel 1998 gli è valsa la Targa Tenco come miglior album in dialetto. Nel 2016 fonda il collettivo “Capitan Capitone e I Fratelli della Costa”, con cui ha sviluppato una dimensione più teatrale e multimediale della propria musica pubblicando quattro album.
Compone diverse colonne sonore per il cinema lavorando con Gabriele Salvatores (Amnèsia), Antonietta De Lillo, Mario Martone, Davide Ferrario, Enzo D'Alò e Terry Gilliam (The Wholly Family). Fra le collaborazioni più rilevanti figurano quelle con Gonzalo Rubalcaba, Vinicio Capossela, Stefano Bollani per il progetto Napoli Trip e il recente film documentario Tutta Vita (2025) diretto da Valentina Cenni, nato dall’incontro tra Bollani e un ensemble di musicisti straordinari tra cui Enrico Rava, Paolo Fresu, Antonello Salis, Ares Tavolazzi , Roberto Gatto e lo stesso Daniele Sepe.
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ROBERTO COLELLA
“Ce Sta Sempe Na Via”,
IL PRIMO ALBUM SOLISTA
In uscita giovedì 7 maggio 2026
(etichetta: Full Heads – distribuzione: Audioglobe/Believe)
Esce giovedì 7 maggio 2026 per l’etichetta Full Heads “Ce Sta Sempe Na Via”, il primo album solista di Roberto Colella. Autore, compositore e polistrumentista, per 12 anni frontman della band napoletana La Maschera, pubblica un lavoro sincero, denso di immagini e riflessioni, che prova ad analizzare ansie e paure per trasformarle in nuovi stimoli. Un modo per ricordare che “ce sta sempe na via pe’ nunn’ essere sulo a stu munno”. Il Maestro Battiato cantava: “Si sente il bisogno di una propria evoluzione” (segnali di vita). Si potrebbe dire che il cuore narrativo stia proprio nel tema della rinascita e dell’evoluzione. Rinascita che passa dalla solitudine come stato d’animo individuale a quella collettiva di un popolo abbandonato a sé stesso. Evoluzione che spazia dalla passione che isola e consuma, a quella che accende nuove visioni e risveglia lo spirito. Come un guerriero… come Muhammad Ali. Il nuovo progetto discografico di Roberto Colella raccoglie canzoni che raccontano questo tema universale attraverso una pluralità di prospettive, suoni ed atmosfere. Tra ballate intime e brani energici, l’album intreccia emozione e analisi sociale, fragilità e speranza, in un percorso sonoro che si apre al dialogo con l’ascoltatore. Brani corali e allegri (“Canto dei Soli” o “Tiemp’ perzo”) per esorcizzare il dolore di una generazione o quello degli schiavi del nuovo millennio, venditori ambulanti o anime dimenticate, esseri umani di serie B. Amori che chiedono conferma ogni giorno (la reinterpretazione di una pietra miliare brasiliana, Sozinho) si contrappongono ad amori tormentati… è il caso di Saul e Isabela, struggente leggenda cilentana che l’autore intrappola in un andamento ossessivo e ipnotico. L’essere umano e la sua rilevanza sociale, come nel caso di “Ali, Bomaye!”, brano la cui introduzione è affidata alla straordinaria espressività di Francesco Di Leva. È nel suo monologo che si chiarisce l’importanza di abbattere il potere negativo delle parole. Gli arrangiamenti, arricchiti dalla presenza di un quartetto d’archi, un quartetto di legni e da musicisti provenienti da percorsi diversi, abbracciano un’estetica calda e profonda, tra acustico, contemporaneo e contaminazioni sperimentali. Fil rouge del nuovo disco (in comune con i precedenti lavori di Roberto) il bisogno e la voglia di condividere storie.
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GIUSEPPE SPEDINO MOFFA
ZAMP EXPERIENCE
Il 24 aprile esce, con “Cultural Bridge Indie Label“ il nuovo EP di Giuseppe Moffa
"Zamp Experience" è un EP digitale dedicato alla zampogna e alle sue possibilità espressive. Con questo strumento arcaico e i miei immancabili compari di viaggio questa volta strizziamo l'occhio al progressive, al jazz e alla musica sud americana con due brani: “Zam Tango” e “Ridda” quest'ultimo impreziosito dalla straordinaria voce di Maria Pia De Vito. La liricità della zampogna si fonde con ritmi frenetici in un connubio inedito e stimolante,
Giuseppe Moffa: Zampogna, chitarra - Primiano Di Biase: Pianoforte, tastiere - Domenico Mancini: Violino - Stefano Napoli: Basso elettrico - Simone Talone: Batteria - Marco Molino: Marimba
Composizione e arrangiamenti: Giuseppe Moffa
Registrato presso “Forward Studios” Grottaferrata da Stefano Quarta
Missato da Eugenio Vatta
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“The Magic of Slavic Rituals” è il secondo capitolo della trilogia dei Sekvoya.
La band serba non si limita a fondere psychedelic rock con world music: trasforma le influenze culturali in memoria che torna a vibrare nel presente.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, fuori martedì 10 marzo 2026 per l’etichetta discografica Zero Nove Nove, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo. Dopo aver attraversato il sentiero iniziatico di “Gathering of Enchanted Herbs”, i Sekvoya con “The Magic of Slavic Rituals” pubblicano il secondo capitolo della loro trilogia: un’opera che scende ancora più in profondità nel sottobosco del mito, là dove la natura non è soltanto elemento ispiratore, ma diventa rito, movimento, trance collettiva. Se il primo EP era una raccolta simbolica di erbe officinali e spezie evocative, questo nuovo lavoro è il momento della trasformazione: le piante diventano pozioni, i suoni diventano formule, il groove diventa danza rituale.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo. È un arazzo sonoro che intreccia le melodie balcaniche più arcaiche con una palude psichedelica dai contorni visionari, dove il ritmo è protagonista assoluto. L’EP enfatizza il movimento: ogni brano è costruito come una spirale ascendente, una danza tribale che fonde groove ipnotici e linee melodiche evocative. Qui la componente rituale è centrale: la musica non si limita a raccontare il folklore, ma lo riattiva in chiave contemporanea.
Quattro tracce che funzionano come quattro tappe di un rito pagano sonoro. Ancora una volta, la visione del chitarrista e produttore Ivan Krstić guida la direzione artistica del lavoro. La sua scrittura fonde influenze apparentemente distanti in un linguaggio coerente e personale. Per i groove di batteria, l’ispirazione si muove tra l’afro-blues ipnotico dei Tinariwen e di Mdou Moctar, le vibrazioni lisergiche dei Khruangbin, l’eleganza cinematica di Karl Hector & The Malcouns e di Sven Wunder, il tutto innestato su pattern ritmici tradizionali balcanici. Ne emerge una terra di mezzo sonora in cui Oriente e Occidente dialogano in modo organico, naturale. Sul piano melodico, convivono l’eredità del rock serbo di Vlatko Stefanovski e Radomir Mihajlović Točak, con l’estetica world contemporanea di Derya Yıldırım, Altın Gün, Satellites e Bab L' Bluz. E, in modo quasi catartico, riaffiora anche l’influenza popolare dei Južni Vetar: melodie ascoltate e inizialmente rifiutate nell’infanzia, poi sedimentate nell’inconscio e oggi rielaborate con eleganza all’interno di una visione world psichedelica. “The Magic of Slavic Rituals” rappresenta il momento centrale della trilogia: è il passaggio dal contatto con la natura alla sua dimensione spirituale. Se il primo EP evocava la raccolta, questo secondo lavoro celebra l’invocazione. Sekvoya confermano così la loro capacità di costruire un linguaggio che trascende i generi: anatolian rock, psichedelia, world music e tradizione balcanica convivono in un equilibrio raro. Il risultato è un’esperienza immersiva e magnetica, che trasporta l’ascoltatore nel cuore del misticismo slavo attraverso una lente sonora contemporanea. Con questo nuovo capitolo, la band serba non si limita a fondere influenze culturali: le trasforma in memoria che torna a vibrare nel presente.
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Routes
il nuovo album di Fabrizio Bosso
in uscita lunedì 15 giugno 2026 per Warner Italy su cd e digitale
Si intitola Routes il nuovo album di Fabrizio Bosso, in uscita lunedì 15 giugno 2026 per Warner Italy. Un lavoro che mette al centro il dialogo, il jazz come cultura in continuo movimento, attraversando tradizione e contemporaneità. Insieme a Julian Oliver Mazzariello (piano), Jacopo Ferrazza (contrabbasso) e Nicola Angelucci (batteria), con cui condivide da oltre dieci anni un intenso percorso artistico, Fabrizio Bosso cerca nuove strade, nuove rotte musicali, spingendo il quartetto verso nuovi spazi di libertà espressiva. Espressione compiuta di questa formazione, Routes si sviluppa come un lavoro pienamente condiviso, dove ogni nota, ogni assolo, non è mai un’azione solitaria, ma un gioco collettivo. Il quartetto modella continuamente la materia sonora con uno sguardo aperto e contemporaneo, creando un tessuto ritmico mobile, che rilancia continuamente e sostiene le idee musicali di ciascuno. Una cifra e un suono identitario ottenuti in anni di concerti e nei diversi album pubblicati. Le composizioni, tutte originali, a firma di ciascuno ma anche collettivamente - con l’unica eccezione di “Love Dance” di Ivan Lins – spaziano dai richiami al Bop, fino alle aperture modali, passando per atmosfere più rarefatte e sospese. In questo contesto, la tromba di Bosso si muove con grande libertà espressiva, tra echi dei grandi maestri e una ricerca timbrica profondamente personale e contemporanea. Particolare attenzione è stata rivolta al suono dell’album, per annullare la distanza con l’ascoltatore e farlo sentire “dentro” il quartetto, al centro della musica. Registrato a marzo 2026 al Cicaleto Recording Studio di Francesco Ponticelli, che ne ha curato anche il missaggio, Routes è inoltre impreziosito dall’opera in copertina “Icona 21 – Per strade Diverse” del pittore Enrico Lombardi. Numerose le date in continuo aggiornamento per il live di Routes. Prima tappa il 3 luglio a Nocera Inferiore, poi il 10 luglio a Castelfranco Veneto, il 9 agosto a San Gimignano, l’11 agosto a Noto, il 14 agosto a Sulmona, il 15 agosto a Berchidda, il 16 a Diersbach in Austria, il 22 agosto a Castelbuono, il 16 ottobre a Bologna, il 22 ottobre a Milano, l’11 novembre a Ortisei. Il 2 gennaio, il quartetto di Bosso inaugura il nuovo anno nella capitale, con un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Nel calendario di Fabrizio Bosso si aggiungono anche i concerti degli altri progetti come lo Spiritual Trio, il duo con Mazzariello e lo speciale omaggio a Miles Davis del 17 luglio alla Casa del Jazz di Roma e del 19 luglio a Pescara Jazz, dove Fabrizio eseguirà Sketches of Spain, accompagnato dalla CDJO (Casa del Jazz Orchestra) diretta da Mario Corvini, nelle partiture originali di Gil Evans. Fabrizio Bosso è uno dei trombettisti più riconosciuti della scena jazz europea. Con oltre trenta album a suo nome e diverse formazioni stabili di lunga durata, nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti e musicisti di rilievo internazionale. Accanto alla sua intensa attività concertistica e discografica, Bosso continua a distinguersi per la capacità di costruire progetti in cui tecnica, interplay e dimensione narrativa convivono in equilibrio costante.
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Michel Reis, Marc Demuth e Paul Wiltgen
Freedom Trail
con la Luxembourg Philharmonic diretta da Vince Mendoza
special guest Joshua Redman
in uscita il 19 giugno 2026 su cd, vinile e digitale per la Cam Jazz
Si chiama Freedom Trail l'album del trio lussemburghese Reis, Demuth e Wiltgen, in uscita il 19 giugno2026 su cd, vinile e digitale per la Cam Jazz, e realizzato insieme alla Luxembourg Philharmonic, diretta da Vince Mendoza, con ospite Joshua Redman. Il pianista Michel Reis, il bassista Marc Demuth e il batterista Paul Wiltgen, insieme come trio sin dagli anni del liceo, sono tre dei più importanti musicisti jazz del Lussemburgo. Con quattro album alle spalle, il gruppo ha intrapreso negli anni numerose tournée in tutto il mondo, esibendosi nei principali festival jazz internazionali. L'incontro con Joshua Redman nel 2014 ha dato poi il via a una lunga collaborazione che ha trovato in questo quinto album la sua realizzazione più compiuta. Al centro di Freedom Trail vi è una rilettura su larga scala del repertorio originale del trio, reinventato per orchestra sinfonica. La musica originale del trio, caratterizzata da profondità lirica, complessa ritmica e forte tensione narrativa, viene ampliata in una ricca dimensione orchestrale, attraverso nuovi arrangiamenti firmati dal pianista Michel Reis e dal compositore e direttore d'orchestra Vince Mendoza, vincitore di setteGrammy Awards. "A tratti riflessivo e sensuale. Un ascolto essenziale della modernità" Così il celebre scrittore e critico musicale Brian Morton descrive l'album nelle note di copertina. Con il trio come nucleo centrale, affiancato dalla Luxembourg Philharmonic, questa registrazione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di Reis, Demuth e Wiltgen, unendo il suono intimo del trio alla vasta tavolozza sonora dell'orchestra sinfonica. Il risultato è un lavoro che si muove con naturalezza,tra intimità e respiro sinfonico, pur rimanendo profondamente radicato nell'identità musicale distintiva del gruppo. In tre brani compare come ospite il sassofonista di fama internazionale Joshua Redman, che aggiunge un ulteriore e affascinante livello al progetto. Redman incontrò per la prima volta il trio Reis, Demuth e Wiltgen nel 2014 al Festival Charlie Free in Francia, entrando immediatamente in sintonia con la loro musica. Nel corso degli anni ha eseguito diverse loro composizioni con i propri gruppi; inoltre, con Reis, Demuth e Wiltgen ha collaborato più volte dal vivo, inclusa una tournée europea in quartetto nel 2018. La registrazione di Freedom Trail nasce da una performance dal vivo in Lussemburgo che ha riunito il trio, Vince Mendoza, Joshua Redman e la Luxembourg Philharmonic nell'esecuzione orchestrale della musica del trio. Più volte rimandato a causa della pandemia, il progetto è stato infine registrato nel luglio 2022. A fine musical trio is always more than the sum of its individual parts, and over two decades the grouping of pianist Michel Reis, bassist Paul Wiltgen and drummer Marc Demuth has developed a distinctive character that hasn't simply yielded a number of fine recordings but has helped to set Luxembourgish jazz on the international map. Now, working with an orchestra conducted by Vince Mendoza - who also penned some of the arrangements - and with guest saxophonist Joshua Redman, they have delivered Freedom Trail, a powerful new musical statement that raises the group to a new level of creative ambition. Thoughtful and sensuous by turns, it shows how a group that plays as a whole can address the listener as a whole. Essential modern listening - Brian Morton Il pianista Michel Reis, il bassista Marc Demuth e il batterista Paul Wiltgen sono tre dei più importanti musicisti jazz del Lussemburgo. Hanno fondato il trio Reis Demuth Wiltgen nel 1998, quando erano ancora al liceo, esibendosi regolarmente in Lussemburgo e nelle aree circostanti per alcuni anni. Il trio si è riunito nel 2011 con l'intento di mettere a frutto le esperienze maturate dei singoli musicisti e dare vita a un nuovo repertorio originale. Il loro primo album omonimo è stato pubblicato dall'etichetta Laborie Jazz ottenendo un ampio consenso dalla critica. Da allora, il gruppo ha intrapreso numerose tournée in tutto il mondo, esibendosi nei principali festival jazz internazionali in Europa, Asia, Nord America e Sud America e Africa occidentale. Il secondo album della band, Places In Between, è stato registrato a New York ed è stato pubblicato nel 2016 da Double Moon Records. Il trio è attualmente sotto contratto con l'etichetta italiana Cam Jazz, per la quale ha inciso due album: Once In A Blue Moon (2018) e SLY.
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PS5: il nuovo progetto di Pietro Santangelo "Baccanalia" in uscita oggi 29 maggio per Café Saphora Records
Cinque tracce tra world music, jazz evoluto e percussioni, ispirate all'immaginario della cultura classica
A distanza di due anni dall'album "Echologia", il collettivo PS5 – espressione artistica del sassofonista, compositore e producer partenopeo Pietro Santangelo – torna con un nuovo EP dal titolo "Baccanalia", in uscita oggi 29 maggio 2026 per l'etichetta Café Saphora Records. Pietro Santangelo è una figura centrale della scena musicale napoletana degli ultimi quindici anni. La sua traiettoria artistica attraversa formazioni che hanno segnato il panorama locale e nazionale: Slivovitz, Fitness Forever, Nu Genea, Bassolino, Funkin' Machine, oltre a collaborazioni con Khalab, Ex Generation (Napoli Exchange), Circolo Psiconautico e molti altri. A partire dall'esperienza seminale degli Slivovitz e dall'underground del Crossroads Improring, Santangelo ha dato forma in anni recenti a PS3 e PS5, due delle formazioni più innovative del jazz italiano contemporaneo. Dopo due album pubblicati per Hyperjazz Records – "Unconscious Collective" (2021) ed "Echologia" (2023) – il collettivo guidato da Santangelo presenta oggi un EP di cinque tracce che conferma un sound ascrivibile alla world music, intesa come crossover di afro beat, jazz evoluto e percussivo. In "Unconscious Collective", il gruppo aveva compiuto un viaggio immaginario attraverso il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico, collegando idealmente Napoli con l'Africa settentrionale, sub-sahariana e l'America Latina. Con "Echologia", l'ispirazione proveniva dall'idea di biodiversità naturale come espressione di contaminazione, coesistenza ed equilibrio: così come gli agenti biologici contribuiscono alla vita di un ecosistema, linguaggi musicali apparentemente distanti agiscono come elementi di equilibrio in un sistema fertile e rigoglioso. Il multiculturalismo diventava coesistenza. Con il nuovo EP, il Pietro Santangelo 5tet presenta una raccolta di brani pensati come danze visionarie ispirate all'immaginario della cultura classica. Tra ritmi pulsanti e canti rituali, le composizioni evocano danze di guerra, cortei di satiri e rituali di passaggio e trasformazione. Ne emerge un viaggio sonoro intenso e dinamico, in cui il linguaggio del jazz contemporaneo si intreccia con suggestioni ancestrali, dando vita a un'esperienza musicale al tempo stesso fisica e mistica. Le tracce sono state composte, arrangiate e prodotte da Pietro Santangelo (sax tenore e soprano, flauto, voci, fujara, percussioni addizionali) con il seguente ensemble: Paolo Batà Bianconcini – congas, shekerè; Giuseppe Giroffi – sax alto (tracce 2,3), sax baritono (tracce 1,4,5); Vincenzo Lamagna – chitarra basso; Salvatore Rainone – batteria; Luigi di Nunzio – sax alto ospite (tracce 1,4,5). L'EP è stato prodotto a Napoli nel 2025, registrato da Fabrizio Piccolo presso l'Auditorium Novecento e da Massimiliano Pone presso il Godfather's Studio. Il missaggio è stato curato da Peppe De Angelis al Monopattino Studio, mentre il mastering da Davide Barbarulo al Mastering Lab 16.
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“THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”
DAL 17 APRILE SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI
Moreno “Il Biondo” & E-Wired Empathy
Il viaggio nella musica popolare continua, dalle radici al futuro
Disponibile dal 17 aprile su tutte le piattaforme digitali “THE CIRCLE - FOLK SONGS (LIVE)” secondo capitolo del percorso artistico LIVE Viaggio nella Musica Popolare di Moreno Il Biondo e gli E-Wired Empathy.
Con “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”, Moreno “Il Biondo” e gli E-Wired Empathy raccontano il cuore umano della musica popolare: canzoni, storie e tradizioni che attraversano il tempo e si trasformano attraverso le persone. Un disco che non guarda al passato come archivio, ma come materia viva pronta a essere reinventata, condivisa e portata nel futuro. Se “The Circle – LIVE”, parte del progetto Viaggio nella musica popolare e anticipazione di “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)”, immaginava una nuova forma sonora possibile realizzata come un dialogo aperto tra folk, elettronica, improvvisazione e world music, “THE CIRCLE - FOLK SONGS (Live)” ne rappresenta il ritorno alle origini: un’immersione nelle radici della tradizione musicale italiana ed europea, riletta attraverso uno sguardo vivo e contemporaneo. Registrato interamente dal vivo in alcuni dei più significativi spazi della scena musicale italiana — tra cui il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro di Fiesole, il Teatro Bibiena di Sant'Arcangelo Bolognese, l’Arena Rubicone di Gatteo a Mare e lo ZioLive di Milano — l’album cattura l’energia irripetibile del concerto, trasformando la musica popolare in esperienza condivisa, in continua evoluzione. In questo nuovo lavoro, il repertorio attraversa l’Italia — dalla Romagna al Salento, dalla Sicilia al centro — aprendosi a influenze del Nord Europa e della scena internazionale. Non si tratta di una ricostruzione filologica, ma di una reinterpretazione creativa: ogni brano diventa uno spazio di incontro tra memoria e presente. Sul palco, Moreno “Il Biondo” guida un ensemble internazionale di musicisti che unisce culture e linguaggi diversi, tra cui David Rhodes (storico collaboratore di Peter Gabriel), Trilok Gurtu, Riccardo Tesi, Peter Tickell (violinista di Sting) e gli E-Wired Empathy. Il risultato è una tessitura sonora in cui strumenti tradizionali ed elettronici convivono, generando nuove prospettive espressive.
L’album si apre con “L’Autón e Mèr”, canto in dialetto romagnolo che trasforma una passeggiata autunnale sul mare in metafora intima del tempo e della memoria, introducendo l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa e cinematografica. Con “Pizzica di San Vito”, il viaggio si sposta nel Salento, evocando il rito ancestrale della pizzica tra trance, ritmo e liberazione, mentre la voce di Stefania Morciano restituisce tutta la forza espressiva della tradizione. “La Ragazza col Pallone” porta la musica popolare in una dimensione narrativa contemporanea, raccontando l’emancipazione femminile attraverso un immaginario poetico e cinematografico. La sperimentazione emerge in “Alien a Milan”, dove il liscio romagnolo viene proiettato in un paesaggio urbano e futuristico: una polka sospesa che si trasforma in viaggio sonoro tra elettronica e suggestioni cosmiche. Con “La Voce del Mondo”, il disco si apre a un respiro globale, intrecciando influenze nordiche e mediterranee in un dialogo tra culture musicali. “Maggio” e “Mokarta” riportano al cuore della tradizione popolare italiana — rispettivamente toscana e siciliana — dimostrando come il patrimonio popolare possa essere reinterpretato senza perdere autenticità. Il dialogo internazionale prosegue con “Positive Atmosphere”, brano di David Rhodes che qui si trasforma in un incontro tra rock, ambient e folk. Con “Beddha ci dormi”, il canto d’amore salentino assume una dimensione emotiva intensa e partecipativa, mentre “Salirà” rappresenta uno dei momenti più coinvolgenti del live, fondendo folk, ska e sensibilità cantautorale. A chiudere, “Tramonto”, rilettura di un classico di Secondo Casadei, diventa manifesto del progetto: un ponte tra tradizione e sperimentazione, tra memoria e futuro.
Folk Songs fa parte del progetto Viaggio nella Musica Popolare, realizzato con il supporto della Music Commission della Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di valorizzare la musica popolare come linguaggio contemporaneo, favorendo collaborazioni internazionali e nuove produzioni artistiche. Le registrazioni live sono state curate da Alessandro Marcantoni e Antonio Patané, con mixaggio di Alessandro Marcantoni. L’album è prodotto da Giovanni Amighetti, Moreno Conficconi e Alessandro Marcantoni ed è pubblicato da Arvmusic.
Moreno Conficconi, in arte Moreno “il Biondo”, nasce a Meldola il 29 luglio 1958. Sin da giovanissimo studia musica al conservatorio di Forlì e, già a 14 anni, inizia ad esibirsi come clarinettista e sassofonista in formazioni locali. Negli anni Ottanta, dopo aver fondato la sua prima orchestra – il “Moreno C Gruppo Italia” – e, successivamente, l’“Orchestra Franco Bergamini Classico Internazionale”, la sua carriera compie una svolta quando nel 1990 entra nell’orchestra di Raoul Casadei. Diventa presto braccio destro del “re del liscio”, coordinando in modo intenso l’attività dell’orchestra e partecipando a centinaia di serate all’anno su scala nazionale e internazionale. In quel periodo suona ai grandi festival – come il Carnevale di Rio de Janeiro e il Festival del Liscio a New York – e collabora con artisti di fama, tra cui Tito Puente, Gloria Gaynor ed Elio e le Storie Tese: proprio per loro realizza l’arrangiamento di “La terra dei cachi (The Rimini Tapes)” nel 1996. Nel 2002 fonda l’Orchestra Grande Evento, promuovendo la musica di Secondo Casadei. È protagonista di grandi raccolte musicali che promuovono la tradizione romagnola, da Zaclèn (Padre fondatore) ai nostri giorni e riveste un ruolo attivo anche nella Nazionale italiana cantanti. Dalla metà degli anni 2010 dedica le sue energie a innovare il folk romagnolo. Partecipa a festival prestigiosi come il Ravenna Festival dove per la prima volta il liscio incontra l’orchestra sinfonica, fonda la “Grande Orchestra della Romagna” e l'evento “Colossal del Liscio – Romagna Mia” con 400 artisti coinvolti sul palco. Nel 2014 è Co-fondatore degli Extraliscio, progetto con contaminazioni punk, rock e indie: nel 2021 si presenta al Festival di Sanremo con “Bianca Luce Nera” insieme a Davide Toffolo, ottenendo un buon consenso di pubblico. Dopo l’esperienza con Extraliscio, nel 2024 lancia “Romagna 2.0 – Viaggio nella musica popolare italiana”, un progetto ambizioso in collaborazione con musicisti d’eccellenza come Giovanni Amighetti, Luca Nobis, Roberto Gualdi, Valerio Combass e la voce di Stefania Morciano (Notte della Taranta), all’interno del collettivo E-Wired Empathy. Il debutto avviene con il singolo “Salirà”, uscito l’11 maggio 2024, seguito dall’album Romagna 2.0, che fonde liscio, elettronica, world music e improvvisazione.
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ARMAROLI - SCHIAFFINI 6tet
Monkian Florilegio
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei principali store online da BELIEVE DIGITAL, mercoledì 10 giugno 2026 esce “Monkian Florilegio“, il nuovo CD del sestetto condotto dai maestri del jazz contemporaneo il vibrafonista Sergio Armaroli e il trombonista Giancarlo Schiaffini, con la partecipazione di Emanuele Parrini al violino, Giulia Cianca alla voce, Giovanni Maier al contrabbasso, Urban Kusar alla batteria, e con la speciale partecipazione della pianista Francesca Gemmo, in piano solo, nella traccia che chiude il disco. Il disco si inserisce all’interno di un articolato progetto artistico e discografico nato nel 2021 e interamente strutturato intorno alla mitica figura del pianista e compositore americano Thelonious Monk considerato tra i più grandi innovatori del jazz moderno e del bebop, celebre per il suo inconfondibile stile pianistico spigoloso, ritmico e pieno di dissonanze, autore di alcuni tra i più celebri “standard” (come 'Round Midnight, Blue Monk e tanti altri), e capace di influenzare profondamente tutta la storia del jazz. Dopo “Deconstructing Monk in Africa” disco del 2021 in duo, “Monkish” del 2022 in quartetto con Giovanni Maier al contrabbasso e Urban Kušar alla batteria e percussioni, “Monkian Florilegio” rappresenta l’ultimo, nuovo ed attuale approccio discografico e di ricerca di Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini intorno alla musica di Monk, nella visione complessiva qui estesa fino al sestetto con violino, voce e con l’aggiunta di un piccolo cammeo pianistico.
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CRISTINA ZAVALLONI - PIAF! Live at Auditorium
‘PIAF! Live at Auditorium’ è il nuovo album di Cristina Zavalloni in uscita il 5 giugno per Parco della Musica records. Più che un omaggio, il disco è un atto di gratitudine verso Edith Piaf, un'icona del nostro tempo e una delle figure femminili alle quali la cantante bolognese deve di più. Alla guida di un formidabile sestetto composto da Cristiano Arcelli (sassofono), Giancarlo Bianchetti (chitarra), Manuel Magrini (pianoforte), Stefano Senni (contrabbasso) e Alessandro Paternesi (batteria), la Zavalloni si è divertita a ritrovare quel repertorio, scegliere i brani, ad arrangiarli su misura, come un vecchio abito da adattare a un corpo nuovo. Alla Piaf sono stati dedicati film, libri, spettacoli, raccolte discografiche. Per la sua voce unica, certo, per la bellezza delle canzoni, forse anche per l’immaginario che incarna, la Parigi tra gli anni ’30 e i ’60, il Moulin rouge, l’Olympia, le boîtes de nuit. Ma ciò che ha agganciato la Zavalloni, è la donna potente che è stata. Ci vuole coraggio, nella Francia degli anni ’40, a scegliersi delle collaboratrici donne, come fece lei con Marguerite Monnot, o a vivere pubblicamente, al colmo della popolarità, una relazione clandestina con un uomo sposato, come quella col pugile Marcel Cerdan. Ci vuole coraggio a cantare gli ultimi, a scegliere di testa propria parole e canzoni, serve un cuore grande per far risuonare storie tragiche come Les amants d’un jour o amori assoluti come La vie en rose. Ci vuole coraggio soprattutto se si hanno fondamenta fangose su cui costruire la propria autostima, come le sue umilissime origini, e se si abita un corpo esile con due occhioni enormi, che ti fanno assomigliare a un passerotto. “Mio papà, un uomo nato nell’Italia degli anni ’30 che aveva passato la vita intera nell’ambiente della musica,” racconta Cristina Zavalloni ”ha sempre ritenuto di dovermi proteggere. Se mi spazientivo ‘papà, dai, sono grande ormai’, lui rispondeva allarmato ‘sì, ma sei magra e sei donna!’. Aveva un gran senso dell’umorismo ma quella non era una battua. Davvero associava queste due caratteristiche, l’essere femmina e smilza, alla fragilità più assoluta.” Una passione quella per Edith Piaf che nasce da quando la cantante era piccola, durante i lunghi viaggi in macchina insieme al padre, durante i quali cantava a squarciagola i brani della Piaf. Una bambina che già giocava alla chansonnière consumata, imitando quel suono toccante e graffiato, “cercando di arrotare la R e spiegare la voce di petto come piaceva a lui, conscia del suo occhio vigile sempre puntato su di me” aggiunge la Zavalloni. “Edith Piaf è stata testimone inconsapevole della nostra storia. La associo a lui e credo sia per questo che quelle canzoni continuano a parlarmi.” Nel tempo, si sono sommati la passione adulta per la lingua, la cultura, la musica francesi, un omaggio ad Aznavour, compagno di giochi di Edith, realizzato anni fa, ed infine la proposta di creare un programma interamente dedicato a lei per la RSI Radiotelevisione Svizzera Italiana nel 2023 e accolta con slancio dalla cantante. Un album che è uno sguardo alla Piaf, allora come oggi, vedendo un essere potente: forte di un’anima sensibile impavida, capace di accarezzare con indulgenza la miseria umana e elevarla a canto universale. Con un monito, anche: se bruci troppo, ti spegni presto.
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APEIRON
Jacopo Ferrazza / Sebastian Marino
Teal Dreamers Factory – Disponibile da oggi, 15 maggio 2026
Apeiron è il nuovo progetto del contrabbassista e compositore Jacopo Ferrazza e del pianista e compositore Sebastian Marino, disponibile da oggi, venerdì 15 maggio, su cd e digitale per Teal Dreamers Factory. Il disco nasce da una pratica di improvvisazione radicale e composizione istantanea, in cui ogni elemento — scrittura, improvvisazione e sound design elettroacustico — converge in un unico flusso musicale in continua trasformazione. Contrabbasso, pianoforte ed elettronica sperimentale convivono senza gerarchie, generando un ambiente sonoro in cui le origini timbriche diventano spesso indistinguibili. Il suono del contrabbasso — tra arco, pizzicato e processamenti elettronici — si intreccia con pianoforte, hammond, mellotron, synth e mini moog, dando vita a un paesaggio acustico ed elettroacustico integrato. L’elettronica non è un elemento aggiunto, ma un’estensione del gesto strumentale: un dispositivo attraverso cui i due musicisti ampliano le possibilità di ascolto e relazione reciproca. La musica di Apeiron, articolata in 21 tracce che compongono due macro-blocchi, Epanastasi e Oneiro, attraversa ambienti sonori differenti — dalle atmosfere rarefatte a momenti di forte densità espressiva — mantenendo una struttura aperta e in costante evoluzione. Il titolo richiama il concetto presocratico di ἀπείρον: l’indefinito, l’illimitato, ciò che contiene in potenza tutte le forme. Apeiron diventa così una pratica musicale fondata su ricerca, rischio e ascolto, che rifiuta categorie prestabilite per costruirsi interamente nel presente. Registrato in un’unica sessione senza editing presso La Strada Recording Studio di Roma, il disco rappresenta una testimonianza diretta e non mediata del dialogo tra i due musicisti, frutto di oltre quindici anni di collaborazione. Apeiron è disponibile da oggi, 15 maggio 2026, per Teal Dreamers Factory.
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Simone Basile con John Patitucci e Antonio Cerfeda
il nuovo album in uscita venerdì 24 aprile 2026
Il chitarrista e compositore Simone Basile presenta Perspectives, il nuovo album in uscita il 24 aprile 2026 per Encore Music. Registrato nello storico Bunker Studio di New York e impreziosito dalla partecipazione del bassista John Patitucci, il disco mette in luce l’eleganza compositiva, la maturità espressiva e la ricerca sonora, che definiscono oggi il percorso artistico di Simone Basile. Interamente composto e ideato da Simone Basile, Perspectives vede il leader alla chitarra, Antonio Cerfeda alla batteria e John Patitucci al basso. Musicista di riferimento della scena internazionale, Patitucci ha legato il proprio nome a collaborazione storiche come Chick Corea, Manhattan Transfer o Roger Waters. «We did it kind of in the style of some of the older Pat Metheny records, like Bright Size Life», racconta Patitucci, richiamando una direzione musicale che ha unito lirismo e interplay. L’album nasce al termine di una lunga tournée che ha portato Basile in Cina, Giappone e Stati Uniti. Nel giugno 2025, durante l’ultima tappa newyorkese, l’incontro con Patitucci si trasforma nell’occasione concreta di dare forma a un progetto condiviso. Insieme ad Antonio Cerfeda, i tre musicisti entrano così nel Bunker Studio di New York, spazio creativo che negli anni ha ospitato artisti come Brad Mehldau, Brian Blade e Mark Giuliana. Perspectives è un disco che non pretende di dare risposte definitive, ma invita ad aprire lo sguardo e l’ascolto. Ogni musicista trova la propria voce nel confronto con l’altro, in un equilibrio costante tra suono e silenzio. Visioni e prospettive diverse convivono e si intrecciano in un linguaggio essenziale, dove il virtuosismo resta sempre misurato e al servizio della musica. Tutti i brani portano la firma di Simone Basile, che - anche grazie al lavoro del tecnico del suono John Davis - ha dato vita a un album di ampio respiro, solido e autentico. Il suono, limpido e ricercato, guarda alla scena jazz newyorkese contemporanea, da sempre attenta alla qualità dell’interplay e alla raffinata ricerca timbrica. Nato a Taranto e residente in Puglia, Simone Basile è tra le voci più interessanti della nuova scena jazz italiana. Si è laureato con il massimo dei voti sotto la guida di Umberto Fiorentino presso il Conservatorio Luigi Cherubini, conseguendo la laurea in chitarra jazz.
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IL 24 APRILE ESCE IL PRIMO OMAGGIO DISCOGRAFICO
A FRANCO FANIGLIULO: LO FIRMA OLDEN
Uscirà il prossimo 24 aprile e sarà il primo omaggio discografico mai dedicato a Franco Fanigliulo. A firmarlo è Olden (Davide Sellari), che con “Fanigliulo, l’artista” riporta alla luce un cantautore ligure brillante e irregolare, rimasto ai margini nonostante un repertorio unico per ironia, teatralità e malinconia.
Prodotto da Flavio Ferri (Delta V) per Beta Produzioni e accompagnato dal singolo “Buffone”, l’album raccoglie nove brani reinterpretati con un approccio di sottrazione che punta all’essenza della poetica di Fanigliulo. Il cantautore ligure, noto al grande pubblico per “A me mi piace vivere alla grande” (Sanremo 1979, volutamente escluso dal disco), è stato un autore difficile da collocare, segnato da una sensibilità fuori dal comune e da una poetica spesso nichilista. Morì a 44 anni, lasciando un repertorio stimato da colleghi come Vasco Rossi e Zucchero, che avrebbero voluto produrre il suo nuovo album. Con questo tributo, Olden non solo riaccende l’attenzione su un artista dimenticato, ma restituisce spazio alla verità delle sue canzoni e alla loro ironia fragile e luminosa. In questo vuoto fatto di ascolto, sottrazione e libertà, la musica di Franco Fanigliulo torna finalmente a respirare.
CHI E’ OLDEN - Davide Sellari, in arte Olden, nasce a Perugia nel 1978 ma vive da anni a Barcellona. Cantautore dalla penna profonda e dalla voce calda e potente, è cresciuto con i “favolosi anni ‘60”, tramandati dai “mangiacassette” di casa. A 17 anni fonda a Perugia la sua prima band, i Roarr, che diventano (con qualche cambio di formazione) gli Zonaplayd e infine i Figli di John. Durante questi anni affronta molti palchi, anche importanti, come quello della Festa del Primo Maggio a Perugia, di Rock Targato Italia, di Arezzo Wave, del Festival di San Marino e del Tim Tour. Nel 2008 Davide parte per Barcellona, dove matura l’idea di costruire il suo progetto solista, sotto il nome di Olden. Nel 2011 pubblica il primo album, omonimo e in inglese, prodotto dall’etichetta catalana Daruma Records, che ottiene ottime recensioni. Il singolo Jim & Jane viene trasmesso da molti network italiani, tra cui Radio 2. Nel frattempo, Olden inizia a scrivere nella sua lingua madre, l’italiano, pensando che sia la maniera migliore per comunicare e diffondere la propria musica. A Barcellona partecipa a piccoli eventi musicali organizzati dalla “comunità italiana”, entrando in contatto con Radio Contrabanda, unica e ultima radio libera di Barcellona. Nel 2013 fa parte del cast di uno spettacolo musicale dedicato alle “canzoni anarchiche”, in particolare alla memoria del martire Salvador Puig Antich, anarchico catalano tristemente famoso per essere stato l’ultimo giustiziato tramite “garrota” nel 1974. In Canzoni d’amore e d’anarchia, Olden duetta con Joan Isaac, canta La canzone del maggio di De André, Addio Lugano bella e altre canzoni della tradizione anarchica europea. Con lui, artisti come Juan Carlos Biondini, Vittorio De Scalzi, Beppe Voltarelli, Joan Isaac e tanti altri. Nel 2014 collabora con Cose di Amilcare e fa parte del cast del Premio Tenco: Olden sale sul palco del Teatro del Casinò di Sanremo nel corso della prima serata del Premio, cantando una versione in italiano de Nasza Klasa di Jacek Kaczmarski. Il 20 novembre esce il suo secondo album Sono andato a letto presto, a cui segue un tour di presentazione in tutta Italia in full band.
Nel 2015 esce l’EP L’amore occidentale, seguito nel 2018 dall’album Ci hanno fregato tutto, prodotto da Beta Produzioni/Marte Label e registrato presso Rokkaforte Studio (Castiglione del Lago – PG). Nel 2019 Olden realizza per la prima volta un album di cover, A60: una rivisitazione di grandi successi italiani e internazionali degli anni ’60 (Tutta mia la città – Equipe 84, Adesso sì– Sergio Endrigo, Lei – Adamo, ed altri). La produzione è di Flavio Ferri (Delta V). Il disco è finalista alle Targhe Tenco 2019 nella sezione “Interpreti” e inserito tra i migliori cinque dischi italiani dell’anno. Nel 2020 esce invece Prima che sia tardi con l’etichetta Vrec, prodotto ancora una volta da Flavio Ferri: il disco ottiene ottime recensioni da parte della critica specializzata, grazie alle quali Olden vince la Targa Rock Targato Italia al “Miglior Artista Emergente”. La canzone Il Clown viene premiata alla Rassegna Botteghe d’autore 2020 per il “Miglior testo”. Nel 2021 esce sempre per l’etichetta Vrec, il nuovo album Cuore Nero, prodotto da Flavio Ferri e anticipato dal singolo Per diventare un fiore, a cui segue nel 2022, per Squilibri Editore, Questi anni – Dieci canzoni inedite di Gianni Siviero, prodotto sempre da Ferri: il disco è una rielaborazione di dieci brani mai pubblicati del cantautore Siviero, uno degli “eroi” della sua generazione e tra i primi cantautori approdati sul palco del Premio Tenco, insieme a Francesco Guccini e Roberto Vecchioni. Il disco è tra i finalisti alle Targhe Tenco nella categoria Interpreti di canzoni e Olden si esibisce insieme alla sua band sul palco del Premio nell’ottobre del 2022. Ad agosto 2023 Olden presenta all’Auditorium Alfano di Sanremo un nuovo spettacolo insieme all’Orchestra Sinfonica di Sanremo dal titolo Le più belle canzoni d’autore del Festival di Sanremo, interpretando i brani più importanti di “musica d’autore” proposti al Festival, dalle prime edizioni (Endrigo, Tenco, Lauzi) fino a quelle più recenti (Jannacci, Bersani). Grazie al successo riscosso, lo spettacolo viene riproposto a ottobre nel Teatro del Casinò di Sanremo, all’interno della quarantaseiesima edizione del Premio Tenco. Il 19 aprile 2024 esce il nuovo singolo Fidati di me, seguito il 28 giugno da Gioia negli occhi, e il 27 settembre da La fretta e la pazienza feat. Paolo Benvegnù, anticipazioni del nuovo album di inediti, La fretta e la pazienza (Vrec), pubblicato il 18 ottobre.
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¡Gracia!
di Luca Falomi, Anaïs Drago e Fausto Beccalossi
in uscita giovedì 28 maggio 2026 per Artesuono
Si chiama “¡Gracia!” il primo album del trio composto dal chitarrista Luca Falomi, dalla violinista Anaïs Drago e dal fisarmonicista Fausto Beccalossi, in uscita giovedì 28 Maggio 2026 su cd e digitale per l’etichetta Artesuono. Dopo un tour ad aprile in Sudafrica, il trio presenterà “¡Gracia!” il 16 luglio al Trentino Jazz Festival. Sul piano poetico, il progetto trae ispirazione dalla figura di Federico García Lorca, che visse nel fervore culturale delle avanguardie del primo Novecento, un’epoca in cui musica, poesia e arti visive dialogavano in modo visionario e rivoluzionario. Il repertorio del trio comprende brani originali e improvvisazioni ispirate a tematiche surrealiste e oniriche, evocando paesaggi sonori sospesi tra realtà e immaginazione. Pur provenendo da percorsi musicali diversi, che spaziano dalla classica al jazz, fino alle diverse tradizioni popolari, Luca Falomi, Anaïs Drago e Fausto Beccalossi danno vita a un suono originale, radicato e contemporaneo. La chitarra si apre a linguaggi moderni e si fonde con le ricerche timbriche di violino e fisarmonica. Il risultato è un linguaggio musicale personale, in cui melodia e improvvisazione si fondono in un equilibrio di intensità e spontaneità. Registrato e prodotto da Stefano Amerio, che ne ha curato magistralmente anche il missaggio, “¡Gracia!” è un album composto di nove tracce originali più due tributi a Federico García Lorca: La Tarara, composizione di Lorca ispirata alla tradizione andalusa a cui era profondamente legato, e una citazione di Manuel de Falla, compositore e grande amico del poeta. Le due tracce non costituiscono un tributo filologico, ma una risonanza ideale che attraversa la scrittura musicale del gruppo. In ogni brano emergono diversi idiomi musicali, dal contrappunto tipico Barocco all’uso di battimenti melodici novecenteschi, che generano tensioni spesso risolte in ampi spazi armonici e intrecci melodici. “¡Gracia!” è un mosaico di melodie che si intrecciano, scambiano e solidificano come una catena perpetua. La copertina del disco è un’opera di Emilio Tadini del 1958, dal titolo “Composizione”, gentilmente concessa dall’Archivio Emilio Tadini, presso Casa Museo Spazio Tadini di Milano. Emilio Tadini è stato un pittore, scrittore e intellettuale legato all’arte contemporanea e alla riflessione del linguaggio. La sua opera unisce immagine e narrazione, esplorando il rapporto tra realtà, memoria e rappresentazione. Il progetto nasce nel gennaio 2025 e debutta al Teatro Modena di Genova in occasione della rassegna “Jazz&Breakfast” curata da Associazione Esperanto e Teatro Nazionale di Genova. Il trio si esibisce in anteprima al Nuoro Jazz Festival 2025 e nell’ottobre dello stesso anno entra in studio di registrazione. Ad aprile 2026 intraprende un tour di sette date in Sudafrica per presentare in anteprima l’album di prossima pubblicazione.
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FEDERICA MICHISANTI - LIFE ON ART
“Life on Art” è l'ultimo progetto della contrabbassista e compositrice Federica Michisanti, disponibile adesso in digitale su tutte le piattaforme a questo link https://lnk.to/lifeonart. L'album era uscito su CD allegato al numero di febbraio di Musica Jazz. L’idea del quartetto d’archi è nata da una committenza alla musicista romana da parte dell’Associazione Culturale 4'33" in collaborazione con la Fondazione Palazzo Te di Mantova. A differenza del quartetto tradizionale che prevede due violini, viola e violoncello, la formazione vede al fianco della contrabbassista il violino di Eloisa Manera, la viola di Maria Vicentini ed il violoncello di Salvatore Maiore, musicisti con una grande e raffinata esperienza non solo nella musica accademica ma anche nell’improvvisazione jazzistica e radicale. Si unisce come ospite al quartetto il violinista francese Dominique Pifarély, che impreziosisce la musica con le sue virtuose improvvisazioni ed il suo suono inconfondibile. Le composizioni ad opera di Michisanti - ad eccezione delle due improvvisazioni radicali “Le Satyre I e II” - non seguono la forma canonica della scrittura classica per quartetto d’archi, ma presentano piuttosto influenze da parte della musica colta europea da un lato e dell’avanguardia jazzistica dall’altro. L’album è una coproduzione di Musica Jazz e del Saint Louis college of Music.
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Lorenzo Tucci
Love songs from Abruzzo
in uscita venerdì 6 marzo 2026
Tradizione popolare e improvvisazione jazz nel nuovo album del batterista
“Love Songs from Abruzzo” è il nuovo album del batterista Lorenzo Tucci, in uscita in cd, vinile e digitale per Jando Music e Via Veneto Jazz venerdì 6 marzo 2026. In questo progetto Tucci – abruzzese per nascita e romano d’adozione – torna alle proprie radici musicali guidando un trio con il pianista Claudio Filippini e il contrabbassista Jacopo Ferrazza. L’album prende spunto da alcune tra le melodie più note della tradizione popolare abruzzese e le rilegge attraverso il linguaggio del jazz contemporaneo. Brani della tradizione orale, canti di lavoro, ninne nanne e danze popolari - tra cui Vola vola vola, Tutte le funtanelle, Paese me e Mare nostre - diventano il punto di partenza per un lavoro di arrangiamento e improvvisazione in cui ritmo, melodia e interplay costruiscono un dialogo continuo tra memoria e presente. L’idea del progetto nasce da un incontro inatteso con il compositore Ennio Morricone. «Un giorno, durante un incontro casuale, il maestro mi disse: “In Abruzzo ci sono delle melodie bellissime”. In quel momento mi promisi che prima o poi avrei realizzato un disco dedicato alle musiche popolari della mia terra», racconta Lorenzo Tucci. Da quella suggestione prende forma un lavoro che recupera melodie che fanno parte della memoria collettiva e le trasforma in materiale aperto all’improvvisazione. «Questo album racconta la bellezza della mia terra: i canti che ascoltavo da bambino, la mia infanzia, il mio vissuto, la mia gente», spiega Tucci. «La bellezza non appartiene a un luogo preciso: può esistere ovunque e, come nel mio caso, può trasformarsi in jazz». Il risultato è un disco che parte da un patrimonio locale ma dialoga con il linguaggio universale del jazz, restituendo atmosfere e suggestioni dell’Abruzzo: le montagne e i parchi, il mare Adriatico, i trabocchi e i paesaggi che caratterizzano la regione. Originario di Atessa (CH), Lorenzo Tucci è uno dei batteristi più rappresentativi del jazz italiano. Attivo da oltre trent’anni sulla scena internazionale, ha collaborato con numerosi protagonisti del jazz tra cui Chet Baker, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Fabrizio Bosso, George Garzone e Danilo Rea. Leader di diversi progetti discografici, è riconosciuto per uno stile energico e raffinato che unisce tradizione jazzistica e sensibilità contemporanea.
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Il 6 febbraio prossimo la ENCORE MUSIC pubblicherà KOSMOS & CHAOS - Music for two quintets.
KOSMOS & CHAOS è insieme l'ultimo lavoro del bassista Pierluigi Balducci e il disco di esordio della cantante Badrya Razem. Il lavoro sarà disponibile sia in formato CD che sulla piattaforma digitale e si incentra essenzialmente su composizioni originali scritte per due quintetti di assoluto rilievo. Accanto ai due leader, troviamo un organico di musicisti eccezionali: Gabriele Mirabassi (clarinetto), Fabrizio Savino (chitarra elettrica), Roberto Taufic (chitarra classica), Vitantonio Gasparro (vibrafono), Dario Congedo e Israel Varela (batteria). "Undici finestre su un altrove fatto di suoni e silenzi, undici canzoni visionarie che rivelano rapidamente la loro natura di sogni raccontati in musica. Le composizioni sono eseguite da due quintetti diversi che incarnano i principi opposti ma complementari di KOSMOS e CHAOS, le due forze che dialetticamente danno vita all'universo ma che sono anche profondamente connesse nel fare musica". Alle composizioni originali si aggiungono una composizione di Jan Garbarek e un brano di Keith Jarrett, inciso in duo dal bassista e dalla cantante a chiusura della tracklist. I testi sono della stessa Badrya Razem e della poetessa Rossella Piccarreta. La registrazione di questo album è stata supportata dall'organizzazione americana PATHWAYS to JAZZ - MUSIC FOR LOVE, che ha selezionato il lavoro come meritevole di supporto tra decine di progetti europei.
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Franco D’Andrea trio
con Gabriele Evangelista e Roberto Gatto
“LIVE”
Il primo album di Franco D’Andrea registrato dal vivo in un club: un doppio live dal Torrione di Ferrara
in uscita 12 dicembre 2025 per la Parco della Musica Records
Esce il 12 dicembre 2025 il nuovo disco del Franco D’Andrea Trio, con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria. Un doppio “Live” registrato il 21 dicembre 2024, durante un concerto al Torrione Jazz Club di Ferrara. In tanti anni di musica – dichiara Franco D’Andrea - e dopo tanti dischi pubblicati, si realizza un sogno per me: questo è il mio primo album registrato dal vivo in un club. Ho sempre sognato di fissare quell’atmosfera. Da ragazzo, ascoltavo alcuni dischi entrati nella storia del jazz come quelli di Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot, gli altri di Monk, e sognavo di poter registrare anche io un giorno un album dal vivo in un jazz club. Dopo l’uscita del precedente Something Bluesy and More nel 2024, registrato in studio, il trio guidato da D’Andrea ha iniziato a sperimentare il repertorio anche dal vivo in una serie di concerti, trovando nuovi spunti e, soprattutto, aggiungendo nuovi brani. L’idea di fondo restava quella di portare nella formula del trio le invenzioni ritmiche e intervallari e la libertà tipiche della musica di D’Andrea, affrontando un repertorio raramente esplorato da questo tipo di formazione: dal blues al jazz delle origini, passando per Ellington e Coltrane, alla pura invenzione. D’Andrea recupera anche qui, dalle origini del jazz, un feeling bluesy che permea la poetica del trio e dà vita a una musica libera, gioiosa ed estremamente comunicativa. Ma in questo doppio LIVE, si entra nel vivo della performance dal vivo: quella dimensione sonora unica che solo un jazz club può offrire. I tre musicisti hanno suonato tutto il concerto senza l’intenzione di volerlo registrare. A fine della serata, il direttore artistico, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set. Quando Franco D’Andrea, Gabriele Evangelista, Roberto Gatto e Roberto Catucci di Parco della Musica Records riascoltarono la registrazione, rimasero colpiti dalla qualità e dall’intensità dell’esecuzione. La decisione di pubblicare un doppio album “live” nacque così, in modo del tutto naturale, dal desiderio di condividere quella magia non prevista.
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精進 (Shōjin)
il nuovo progetto del pianista Luca Dell'Anna
in uscita venerdì 23 gennaio 2026 per Artesuono
Il tour in dieci città italiane parte il 30 gennaio da Udine, poi Vicenza, Rovereto, Ferrara, Cividale del Friuli, Biella, Pordenone, Milano, Azzano Decimo e Piacenza
Si chiama Shōjin (精進) il nuovo album del pianista Luca Dell’Anna, in uscita, venerdì 23 gennaio 2026 su cd e digitale per l’etichetta Artesuono. Il progetto, quarto da leader per Luca Dell’Anna, prende il nome dal concetto giapponese di dedizione, concentrazione e percorso di crescita, evocando un processo di riflessione costante, centrale nella filosofia Zen. Shōjin è un dialogo continuo tra culture diverse, che intreccia tradizioni giapponesi e italiane in una prospettiva jazz contemporanea. All’uscita dell’album seguirà un tour di dieci date nei principali jazz club italiani. La prima tappa è il 30 gennaio al Caucigh di Udine, in formazione trio, per proseguire poi in quartetto il 9 febbraio al Bar Borsa di Vicenza, il 12 febbraio al Jazz Lab di Rovereto, il 13 febbraio al Torrione di Ferrara, il 20 febbraio all’Arsenale di Cividale del Friuli, il 24 febbraio al Jazz Club di Biella. Il tour riprenderà il 12 marzo al Naon di Pordenone (nuovamente in trio), il 26 marzo al Bonaventura di Milano, il 17 aprile presso lo Showroom Biasin di Azzano Decimo, per concludersi il 10 ottobre al Milestone di Piacenza. Nel disco partecipa il sassofonista giapponese Ryoma Mano, mentre nel tour italiano il suo ruolo è affidato al clarinettista Mauro Negri, che porta al progetto una voce personale e coerente con l’impianto musicale. Insieme ad Alessandro Fedrigo al basso elettrico e a Luca Colussi alla batteria, il pianoforte di Luca Dell’Anna guida il quartetto con una scrittura raffinata e aperta, capace di alternare momenti di grande delicatezza a passaggi più energici. Ne nasce un concerto che unisce jazz contemporaneo, ricerca timbrica e una forte dimensione narrativa. Registrato nel 2025 e prodotto da Stefano Amerio, che ne ha curato magistralmente anche il missaggio, Shōjin è un lavoro interamente composto da Luca Dell’Anna, autore di tutte e nove le tracce contenute nell’album. Nove episodi che delineano un’idea di jazz moderno e “metropolitano”, ispirato al caos frenetico, ma controllato e organizzato, che si respira in città come Tokyo e Osaka. In ogni singolo brano si possono ritracciare codici, linguaggi e metalinguaggi, illusioni ritmiche e strutture armoniche mai del tutto svelate. Shōjin, la ricerca costante di un equilibrio interiore, passa sempre attraverso il superamento delle complessità che ci circondano. Nato a Ferrara e udinese d’adozione, Luca Dell’Anna si è formato nella scena jazz sperimentale e avant-garde (improvvisatore Involontario, El Gallo Rojo), affiancando esperienze legate anche alla fusion e alla musica sudamericana. Un percorso che lo ha portato a vivere in diverse città e paesi, tra cui il Giappone, dove nel 2012 nasce l’idea di Shōjin in occasione di uno spettacolo a Nagoya. Qui incontra per la prima volta il sassofonista Ryoma Mano, ritrovato poi nel 2022 al Blue Note di Tokyo: un nuovo incontro che, unito a una visione comune della musica e del suo linguaggio, ha dato origine al progetto che oggi prende forma nell’album.
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PIERPAOLO ZENNI
N.O.P.E.
N.O.P.E. (Nothing Outstanding, Please Exit) è il disco d’esordio del quartetto guidato da Pierpaolo Zenni, al pianoforte e alle composizioni, con Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto, Pietro Paris al contrabbasso e Francesco De Tuoni alla batteria. Il progetto presenta una raccolta di composizioni originali profondamente influenzate dalla tradizione musicale afro-americana — spiritual, jazz, free jazz e hip-hop — spesso attraversate da episodi di improvvisazione radicale. Accanto ai brani originali trovano spazio riletture di autori come Thelonious Monk, Andrew Hill e Charlie Haden, oltre a uno spiritual interpretato da Bessie Jones, tratto dagli archivi di Alan Lomax. I brani originali sono spesso legati a riferimenti extra-musicali, che agiscono come cornice concettuale più che come programma narrativo. Dick Laurent Is Dead prende il titolo da una celebre citazione del film Strade perdute di David Lynch ed è esplicitamente dedicato al regista. No Other Land condivide il titolo con l’omonimo film documentario vincitore del Premio Oscar nel 2025 e instaura un dialogo diretto con la citazione finale di Silence di Charlie Haden, affidata a un sax solo: un gesto che assume il valore di un tributo funebre per le vittime dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza e, più in generale, del conflitto israelo-palestinese. The Piano Player and the Tied Nazi è un omaggio ironico e citazionistico a Thelonious Monk: il titolo rimanda alla copertina di Underground e segnala fin da subito la natura dichiaratamente referenziale del brano.
Acheetah è uno spiritual, che si inserisce nel lavoro come elemento di continuità con la tradizione afro-americana più arcaica. Hail to the Garbage, infine, è un brano rumoristico e dalle dinamiche volutamente spinte ed esagerate, quasi interamente improvvisato: una sorta di sfogo conclusivo che chiude il disco lasciando emergere la dimensione più radicale e istintiva del progetto. Il lavoro mette in dialogo materiali musicali anche molto distanti tra loro per stile, epoca e contesto culturale. Scrittura e improvvisazione convivono all’interno di un impianto sonoro unitario, costruito attraverso l’interazione costante tra i musicisti e l’attenzione al dettaglio timbrico. Ogni brano è pensato come uno spazio aperto, dove la tensione tra forma e libertà improvvisativa diventa un elemento narrativo fondamentale. L’album riflette l’interesse del gruppo per le diverse sfumature della tradizione afro-americana, reinterpretata con un linguaggio contemporaneo che ne celebra e conserva diversi elementi radicali.
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ELENA ANDREOLI – PAOLO TOMELLERI
Beautiful Love
E’ disponibile anche in vinile l’album Beautiful Love di Elena Andreoli e Paolo Tomelleri, uscito lo scorso autunno e presentato al Teatro degli Arcimboldi durante il festival JAZZMI: un percorso nella Golden Era dello swing, con un’attenzione particolare ai brani intramontabili di Duke Ellington e Irving Berlin. Un album dove il repertorio classico è stato rivestito di nuove geometrie sonore, rendendo i pezzi originali più audaci e dinamici. Spiega Elena Andreoli, autrice jazz e cantante capace di mescolare in modo personale e convincente swing, blues, ragtime, bebop ed early jazz: «Beautiful Love non vuole essere solo un omaggio al passato, ma anche il manifesto di un jazz contemporaneo, fresco e potente. Abbiamo rielaborato il jazz e lo swing degli anni Venti e Trenta con energia e libertà, pur nel rispetto della tradizione. Nella scelta dei brani che compongono il mio album d’esordio e che propongo nei live ho privilegiato gli standard meno conosciuti e meno sfruttati, dando particolare importanza alle parole delle canzoni». Beautiful Love racconta l’amore in tutte le sue sfumature: l’amore sensuale, quello per i figli, l’amore capriccioso che pretende di cambiare l’altro, l’amore senza nuvole, l’amore struggente per chi non c’è più, l’amore più doloroso - che è quello del saper lasciar andare l’altro - e infine, l’amore universale. Beautiful Love non è un omaggio al passato, ma un atto di ribellione creativa. Andreoli è non solo musicista, ma anche autrice, attrice, regista e art director, e utilizza il jazz come forma di materia espressiva. In questo disco, gli standard degli anni ’20 e ’30 non hanno un briciolo di nostalgia e sono restituiti alla loro urgenza originaria: la gioia come scelta politica contro il cinismo contemporaneo. Con Beautiful Love Elena Andreoli e Paolo Tomelleri firmano un manifesto di libertà espressiva: in un panorama musicale spesso dominato da suoni cupi, noi suoniamo una musica luminosa e profondamente vitale, dove il jazz è l’unico linguaggio possibile per tornare a respirare. L’interplay con Paolo Tomelleri, inoltre, è un sodalizio con obiettivo condiviso. Per questo la collaborazione con Paolo è potente: perché non dialogano un clarinetto e una voce, ma la stessa visione attraverso le generazioni. Ad aprile poi Andreoli volerà in Giappone per la prima tournée internazionale di Beautiful Love con tre date in programma: il 7 aprile a Yokohama, l’8 a Tokyo e il 10 a Osaka.
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“Paradeseios” l’album del nuovo progetto Mystikòs
Il primo album dell’ensemble Mystikòs fondato dal flautista Mario Crispi
Si chiama “Paradeseios” l’album dell’ensemble musicale Mystikòs nato da un’idea di Mario Crispi, flautista fondatore degli Agricantus. Il progetto vede insieme Filippo Maurizio Maiorana, testi, narrazione e interventi cantati; Mario Crispi, testi, direzione, strumenti a fiato arcaici ed etnici, laptop, voce; Enzo Rao Camemi, violino elettrico, oud; Giuseppe Lomeo, chitarra preparata; Maurizio Curcio, Chapman Stick, laptop e Nino Errera, batteria, percussioni. Si basa su alcune composizioni e atmosfere musicali, scritti poetici, racconti antichi e moderni rivolti ad una dimensione mistica, arcaica, ancestrale, riferite al nutrimento dell’anima, con riferimenti alla cultura popolare siciliana. “Il progetto musicale nasce dal desiderio di indurre l’ascoltatore non solo a soffermarsi su alcuni generi musicali e poetici, generalmente marginalizzati dalla cultura di massa, portatori di significati e di contenuti utili ad una riflessione interiore e non superficiale - spiega Mario Crispi, fondatore dell’ensemble - vuole porre anche l’attenzione a tematiche cogenti ed attuali. La proposta musicale presentata è infatti frutto di ricerche individuali che si ispirano a suoni, ad atmosfere, agli ambienti e delle problematiche che caratterizzano da sempre ed in maniera trasversale le culture ed i popoli mediterranei. In tal senso, il popolo siciliano è, senza dubbio, tra i più coinvolti dalla commistione tra etnie, storia e tradizioni, con un piede nel mondo magico ed un’altro”. Paradeseios è il primo lavoro concepito dall’ensemble. Il progetto ha preso forma nel settembre del 2023, debuttando con un concerto effettuato nel mese di ottobre 2023 presso il festival Ierofanie a Giardini Naxos in collaborazione con Segesta Teatro Festival. In quell’occasione ne è scaturito un repertorio originale, la cui formazione attuale ha deciso di pubblicarlo inizialmente solo in formato digitale in occasione dell’Equinozio di Primavera, il 21 marzo 2024. Il progetto, interamente registrato dal vivo é frutto di una sessione di una serie di “improvvisazioni modali”, effettuata i primi di febbraio del 2024, ovvero basata su raga indiani e persiani, scale modali, bordoni ed armonie iterative oltre che ritmi ipnotici e rituali, avendo come riferimento le tradizioni musicali siciliane, mediterranee, mediorientali e asiatiche. Tutti questi materiali musicali diventano di grande ispirazione per i vari solisti vocali e strumentistici nell’elaborazione di melodie ed atmosfere idonee a sostenere testi cantati e recitati ispirati alla tradizione medievale (Carmina Burana, Francesco), a poeti persiani ed indiani come Rumi, Hafez, Tagore, (di cui sono riprodotte delle libere traduzioni in siciliano), ed alla capacità enunciativa ed espressiva che ci hanno trasmesso poeti siciliani come Ignazio Buttitta, Giacomo Giardina, Gaspare Cucinella, Vito Mercadante, Giovanni Meli. Tali testi, cantati e recitati in latino, italiano volgare e siciliano, sono stati scelti nell’intenzione di utilizzare la lingua siciliana e le lingue arcaiche italiche come forma di rispetto e riconoscimento del potere evocativo delle parole e della loro espressività. Mystikos“Paradeseios” si avvale del supporto di Nuovo Imaie sia per la produzione dell’Album sia per la sua promozione anche dal vivo.
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Music for Dance – SPIN
Nel suo secondo disco, questo trio senza strumento armonico, amplia il proprio spettro timbrico intrecciando acustico ed elettronico, moltiplicando i layers di interazione con la materia sonora. La ricerca intorno e attraverso le pieghe della ritmicità intrinseca nelle cose (nella musica, ma anche nell’uomo, nelle cellule, negli astri, nel movimento, nel tempo, nella danza) si interseca con nuovi piani sonori che si amalgamano con l’esecuzione pulita, severa e materica di sax (alto e soprano), contrabbasso e batteria (in un set minimale e preparato): synth analogici, campionamenti, nastri, batteria giocattolo, overdubs, diventano il moltiplicarsi e lo sfaccettarsi di un discorso (e un percorso) in continua evoluzione, che si apre mulinando su se stesso come un piccolo universo, fatto dalla ricerca di tre musicisti che suonano insieme da quasi vent’anni. Sono quindi due i trii che si intrecciano, in modo caleidoscopico, mettendo a fuoco ora un feedback del sax aumentato, ora un groove puro, ora uno struggente ambiente armonico, ora un eco di nastri in lontananza, un groviglio di batterie distorte, un denso fraseggio avant-jazz, e così via, in un sentiero che lascia intravedere in primo piano, uno ad uno, i tre protagonisti in modo privo di ego ma ricco di identità: un viaggio di eventi statici e moti ancestrali, descrizioni semplici di meccanismi complessi. Spin approfondisce e dilata le suggestioni del primo disco “Music for Dance”, trasformandole in un nuovo studio sul ritmo e sulla circolarità di moti e relazioni, dai piccoli gesti quotidiani ai grandi cicli cosmici, dai ritmi che abitano il corpo alle percezioni più sottili della musica. Il risultato è una musica in equilibrio organico tra suono acustico e l’utilizzo di suoni altri , in cui confluiscono riferimenti e influenze che spaziano dal jazz alla musica concreta.
Tobia Bondesan – sax alto e soprano, sax preparato, synth analogico, samples, elettronica; Michele Bondesan – contrabbasso, nastri; Giuseppe Sardina – batteria preparata, percussioni, batteria giocattolo, salterio
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PONDEROSA MUSIC RECORDS
STEFANO BOLLANI
esce il 20 marzo l’album
STEFANO BOLLANI ALL STARS
TUTTA VITA LIVE
Parte il 6 giugno da Ravenna il tour Tutta Vita Live
STEFANO BOLLANI ALL STARS con ENRICO RAVA, PAOLO FRESU, DANIELE SEPE, ANTONELLO SALIS, ARES TAVOLAZZI, ROBERTO GATTO, FRIDA, MATTEO MANCUSO e CHRISTIAN MASCETTA
Una residenza artistica che ha riunito alcuni fra i migliori musicisti italiani di livello internazionale insieme a giovani talenti emergenti e che è culminata in un concerto memorabile, tutto racchiuso in un film. E adesso il disco: un nuovo tassello per espandere ulteriormente l’esperienza di un progetto articolato, che celebra il jazz, la musica, l’incontro con l’altro, la libertà, la vita stessa. Esce il 20 marzo per Ponderosa Music Records, Tutta Vita Live di Stefano Bollani con la formazione All Stars. Attivo il pre-save: https://bfan.link/stefano-bollani-all-stars-tutta-vita. Il disco è stato registrato dal vivo durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, momento culminante dell’opera filmica coprodotta da una coppia d’arte e di vita, Valentina e Stefano, e di prossima distribuzione per Lucky Red. Il documentario Tutta Vita di Valentina Cenni, presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, nasce dalla voglia di raccontare l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà. Per fare questo, Valentina Cenni chiede a Bollani di riunire insieme a lui per una settimana, in una dimora storica di Gorizia, grandi artisti come Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto ma anche tre giovani talenti: Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, in arte Frida. Un tempo sospeso in una terra di confine per vivere e condividere quella musica che per sua stessa natura non ha confini: il jazz. Una condivisione che non è soltanto fra i musicisti ma soprattutto tra i musicisti e gli spettatori, perché lo sguardo curioso ma discreto e rispettoso di Valentina Cenni mette a disposizione del pubblico questa straordinaria quotidianità dell’ensemble – giorni e notti fatti di musica, di dialoghi, battute, giochi, prove e improvvisazioni – facendo cogliere a chi guarda il momento esatto in cui il processo creativo trova forma, la musica nasce e poi approda sul palco. Nel frattempo, alle date già annunciate con il progetto Tutta Vita Live - Stefano Bollani All Stars che a ogni data riunisce questo strabiliante parterre de rois di mostri sacri del jazz e non solo – il 6 giugno alla Rocca Brancaleone di Ravenna per il Ravenna Festival, il 29 giugno nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” a Roma, il 6 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS), il 9 luglio a Perugia per Umbria Jazz – si aggiungono due nuovi appuntamenti che portano sul palco progetti diversi dell’eclettico musicista milanese: il 29 maggio Bollani ritorna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (dove lo scorso anno ha debuttato il progetto Tutta Vita Live) ma questa volta in piano solo; e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la direzione di Daniel Harding. Quella del 29 maggio a Trieste, nell’ambito della XIX stagione di Note nuove organizzata da Euritmica, è una nuova tappa del tour Piano Solo, uno spettacolo che rinasce ogni sera con un repertorio sempre inaspettato in cui il flusso musicale è governato dall’estro del momento, saltando fra i generi e le epoche, dalla musica classica al jazz ai ritmi sudamericani, da Poulenc a Lucio Dalla passando per Frank Zappa: un grande gioco musicale dove a condurre sono l’improvvisazione, creatività e una grande chimica con il suo pubblico, ogni volta chiamato a comporre insieme all’artista il programma della serata con le proprie imprevedibili richieste. Il 18 luglio nella cornice unica di Piazza del Campo a Siena Stefano Bollani, in occasione dell’anteprima di Chigiana International Festival & Summer Academy 2026, sarà invece ospite dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding per l’ormai celebre Concerto per l’Italia, uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva, nato nel 2021 grazie alla volontà dell’Accademia Chigiana di celebrare il ritorno alla musica dal vivo dopo il periodo della pandemia. Il programma del concerto verrà annunciato nelle prossime settimane.
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ZOE PIA EIC - Eden Inverted Collective
“Atlantidei” è un viaggio nel tempo e nello spazio. Un tempo storico e immaginario, di musiche reali e reinventate; e uno spazio che non è solo geografico, ma è anche una rete di melodie, timbri e ritmi che tessono un luogo vivo e fantastico. «Atlantidei» è anche il mito della musica.
Stefano Zenni
“Atlantidei” è il disco del debutto di EIC Eden Inverted Collective, originale quintetto formato dai quattro giovani percussionisti classici Mattia Pia, Paolo Nocentini (Professori titolari della Fondazione Arena di Verona), Nicola Ciccarelli e Carlo Alberto Chittolina (Professori ospiti della Fondazione Arena di Verona) e dalla clarinettista jazz Zoe Pia, qui anche alle launeddas e all’elettronica. L’album è in uscita il 24 febbraio per Caligola Records. Ispirato dalla visione della mostra Post–Eden degli artisti Luca Zarattini e Denis Riva (autori della copertina), l’album indaga il rapporto fra uomo e natura, immaginando dei nuovi mondi frutto del dialogo tra antico e nuovo, alla ricerca di un equilibrio che sia di stimolo all’immaginazione. Il parco strumentale utilizzato è quanto mai esteso, e le percussioni combinate con le ance di Zoe Pia creano immaginifici paesaggi sonori. L’incipit creativo di “Atlantidei” trae origine dalla circumnavigazione della costa sud–occidentale della Sardegna, fra le terre emerse più antiche d’Europa, che qualche studioso ha voluto identificare con la mitica Atlantide evocata da Platone.
Qualche anno dopo lo storico Timeo di Tauromenio ha parlato della grande potenza dei Popoli del Mare, tra cui proprio gli Shardana, mettendo quindi in stretta relazione la terra dei nuraghi con il mito di Atlantide. Nell’età moderna l’isola leggendaria ha suscitato l’interesse di studiosi come Athanasius Kircher (1602–1680), che ha influenzato, fra gli altri, Johann Sebastian Bach e Ludwig van Beethoven. Il Maestro in un centinaio di arti nel trattato «Mundus subterraneus» (1665) ha disegnato un’immaginaria mappa di Atlantide che ha ispirato l’elaborazione degli otto brani del disco, suggerendone anche i titoli.
A settembre il disco verrà presentato in Giappone con il tour "Atlantidei Live in Japan": 5 concerti a Tokyo, Nagoya, Osaka, Wakayama, Kyoto sempre con il sostegno di SIAE Per Chi Crea.
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MARCO PASINETTI
SIPHONOFORO
Il quartetto SIPHONOFORO è un progetto di musica originale scritta ed organizzata da Marco Pasinetti per una formazione con chitarra elettrica, fiati e batteria. Il progetto prende spunto dagli studi di Pasinetti per la tesi di biennio presso l’Accademia Nazionale Siena Jazz sulle formazioni bassless (dal trio di Jim Hall, Bob Brookmeyer e Jimmy Giuffre fino a quello di Paul Motian, Joe Lovano e Bill Frisell). In questo particolare tipo di formazione l’assenza del basso è una scelta che spinge l’organico a dirigersi verso territori molto aperti, dai confini duttili, ai quali ci si approccia con un nuovo senso dello spazio. Lo studio delle bands di cui sopra ha portato Pasinetti ad utilizzare l’assenza del basso non come un vuoto da riempire a tutti i costi ma come un’occasione per aver nuovi approcci alla forma e per dare una rafforzata importanza della melodia, oltre che per rivedere i classici ruoli degli strumenti in una formazione jazz.
Inoltre la musica bassless si presta ad una notevole flessibilità ritmica, ambiguità armonica ed il contesto fornisce un’occasione perfetta per la ricerca timbrica e per esplorare tecniche come il contrappunto ed il canone. I fiati fanno ampio uso di sordine e tecniche estese, il batterista di percussioni e gong, la chitarra si esprime anche con effetti elettronici. Tutto questo sempre suonando in diretta, senza suoni preregistrati.
Il risultato è una musica di impostazione jazz ma senza la maggior parte delle caratteristiche del genere, aprendosi facilmente ad influenze tribali, ambient, rock, ed etniche. Siphonoforo è quindi una proposta molto varia ma con un suono molto identitario, favorito dalla facilità con la quale i musicisti passano da ritmiche africane a sonorità nordiche molto dilatate o a momenti di improvvisazione libera (praticata per anni dai quattro musicisti nei laboratori di ricerca del maestro Stefano Battaglia).
Il quartetto si è formato a Siena nel 2023 e ha all’attivo numerosi concerti in Toscana e Lombardia. Il gruppo pubblicherà il primo disco, omonimo, per l’etichetta Flying Robert di Nelide Bandello il 16 Marzo 2026. Il 20 Marzo verrà presentato dal vivo a Bergamo Jazz Festival 2026
SIPHONOFORO è composto da:
• Marco Pasinetti– Chitarra e composizioni • Tommaso Iacoviello – Tromba
• Luca Tapino – Trombone
• Pierluigi Foschi – Batteria
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Nādt Orchestra
Dualism
Nata a Bologna nel 2020, la Nādt Orchestra è formata da 8 musicisti giovani e talentuosi, uniti da una comunione d’intenti e di sensibilità e dalla volontà di costruire un linguaggio sonoro poliedrico e contemporaneo. La loro musica è un crocevia di stili e contaminazioni: un mix che combina il linguaggio del jazz ad elementi provenienti da tradizioni musicali diverse, dall’Africa al Centro America, fino al Medio Oriente, senza temere incursioni in territori elettronici. Sotto la spinta propulsiva del chitarrista Domenico Romano, nel corso di questi anni, la band ha provato e riarrangiato i brani che costituiscono il corpus del loro album d’esordio, Dualism. Il nome del collettivo prende ispirazione dal termine sanscrito nādt che denota i canali sottili attraverso i quali scorre il prāṇa, l'energia vitale: non si tratta di entità fisiche come i nervi, ma piuttosto di una sorta di "circuito energetico" che, secondo la tradizione yogica, influenza la salute fisica, mentale e spirituale. Le opere sanscrite sullo Yoga affermano che nel corpo umano esistono quattordici nādt principali e centinaia di migliaia di nādt minori. Dualism esce il 9 maggio per Locomotiv Records, fucina della scena indipendente musicale bolognese, che vanta nel suo roster la superband psichedelica I Hate My Village, il trio curdo-tunisino FusaiFusa e gli sperimentatori post-punk Korobu. La Nādt Orchestra, guidata dalla produzione magistrale di Tommaso Colliva (Muse, Calibro 35), dà vita in Dualism a un universo sonoro ricco di contrasti e sfumature, dove melodie evocative, ritmi di matrice africana e sudamericana, suggestioni elettroniche si fondono in un'armonia sorprendente. Il produttore ligure, vincitore di un Grammy Award per Drones (Muse), ha dichiarato: “Ci sono poche cose emozionanti come ascoltare nove esseri umani che interagiscono nella stessa stanza. Nello stesso momento. Una volta era la norma, ma oggigiorno sta diventando sempre più una cosa rara, un'eccezione, una magia. Questo disco è stato questo: provare a catturare la meraviglia creata da questi giovani musicisti che dialogano linguaggi affascinanti tra di loro.” Dualism è un viaggio musicale ipnotico che esplora la dualità in tutte le sue forme, intrecciando luce e ombra, energia e malinconia, tradizione e innovazione. Ispirato dalla diversità dei background dei membri della band, mira a rompere i confini di genere e creare un paesaggio sonoro dinamico e distintivo. L'album invita a riflettere sulle complessità dell'esistenza umana, mostrando la disintegrazione e la rinascita delle idee tradizionali. Sottolinea l'equilibrio tra gli opposti, dove il dualismo non è un'opposizione, ma una condizione fondamentale della realtà. La title-track riassume inconfondibilmente questa idea di armonia e circolarità. Il sax ostinato in apertura, accompagnato da un intreccio di ottoni, introduce un’esplosione di archi che lascia spazio - in un secondo momento - ad un intermezzo riflessivo di pianoforte: questo apparente momento di calma prepara ad un ritorno dei protagonisti iniziali, che ripropongono il tema principale con ancora più forza e intensità. Il disco si arricchisce della presenza di grandi nomi del jazz contemporaneo come Gianluca Petrella e Pasquale Mirra. In Koko, le percussioni di origine afrocubana dialogano con il trombone di Petrella, dando vita ad un crescendo dove l’emergere degli altri strumenti sposta di volta in volta l’attenzione sull’incedere ritmico o sugli interventi dell’ospite. Il vibrafono di Mirra - accompagnato in Eggun da un altro ospite, il contrabbassista Alberto Brutti - contribuisce alla tensione sottile, quasi palpabile, che contraddistingue questa composizione e che gradualmente si impossessa del brano: il flusso free, riportato all’ordine dal richiamo costante e ipnotico dei tamburi Batá, evoca la potenza di una cerimonia rituale. Non mancano i momenti più giocosi e groove-centrici, come in Spiral e Elephant, nei quali la Nādt Orchestra distilla ritmiche magnetiche e linee melodiche travolgenti ed esplora territori sonori vicini al neo-afrobeat degli Ezra Collective e ai tropicalismi dei brasiliani Iconili. In Sewa, la voce prorompente della griotte burkinabé Kadi Coulibaly chiude l’album con note di gioia e di speranza: il testo, in lingua Bambara, illustra il significato profondo di questa parola che evoca un sentimento di felicità condivisa. Pur mantenendo salde le radici nel solco della tradizione jazz, alla stregua di illustri contemporanei come Badbadnotgood e Alfa Mist, la formazione bolognese gioca con i linguaggi e i generi, sfuggendo alle facili catalogazioni. Dualism è un invito a immergersi nelle profondità dell'animo umano, a confrontarsi con le contraddizioni e a scoprire la bellezza e la possibilità di un nuovo equilibrio che si cela dietro ogni conflitto.
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PIETRO PARIS
FOLK TRAFFIC
Folk Traffic è un ensemble che mette in scena una musica teatrale, fatta di persone e di movimento. Attraverso l’intreccio di improvvisazione e composizione, di architettura formale e di vorticoso dialogare, viene rappresentato attraverso il suono il corrispondere tra individui, storie, racconti, spostamenti, moti e motivi. La band nasce da una lungo rapporto che lega questi musicisti, sedimentato in precedenti progetti basati sull’improvvisazione e che ora si evolve in una nuova direzione compositiva. La musica del gruppo si ispira agli elementi significativi vissuti nel corso di questi anni, creando un punto di fuga attraverso il quale si intrecciano persone, musiche, stimoli, letture, discorsi, immagini, pensieri e ascolti. Questo incrocio di umanità rivive nella musica e nel dialogo tra i musicisti. Ogni brano in scaletta è accompagnato da un titolo evocativo che manipola la relazione tra due parole, creando un nuovo significato attraverso una breve pausa di una virgola. Questo gesto d’astrazione rappresenta il cuore del progetto Folk Traffic, rivelando nuovi rapporti tra gli elementi e mostrando poli di significato spesso opposti.
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ELISABETTA GUIDO
I sing Nicola!
AlfaMusic
La storica etichetta discografica romana AlfaMusic ha voluto realizzare un omaggio a un suo grandissimo artista del recente passato, il crooner Nicola Arigliano, in occasione del centenario dalla sua nascita. Il progetto è iniziato con l’uscita dei singoli “Buonasera Signorina”, “Amorevole” e “Maramao perché sei Morto?”, e si compirà con la pubblicazione dell’album “I sing Nicola!” disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 7 marzo, ed a seguire anche in CD (AlfaMusic/Egea distribution). Personaggio di grande fama per il pubblico italiano e internazionale, ha cantato anche negli Stati Uniti e in tutto il mondo con il suo tipico piglio swing, attraversando il mondo dello spettacolo per oltre 50 anni, fra concerti (era ospite fisso ad Umbria Jazz e in molti festival jazz internazionali), televisione (soprattutto per alcuni celeberrimi spot pubblicitari RAI, come quello del digestivo Antonetto, che lo rese noto al grande pubblico) e cinema (era amico personale di artisti come Totò e Rita Hayworth). Il Centenario dalla nascita di questo artista ricorreva esattamente il 6 dicembre del 2023 e l’etichetta discografica, che si è occupata di lui negli ultimi anni di carriera, portandolo nel 2005 alla vittoria del Premio della Critica Mia Martini, con il brano Colpevole (AlfaMusic/NunFlower/RaiTrade), al Festival di Sanremo 2005, ha pensato di dedicargli questo omaggio, dove i suoi brani sono reinterpretati dalla nota cantante jazz, pugliese come lui, Elisabetta Guido, che è anche lei artista della scuderia di AlfaMusic. Ad accompagnare Elisabetta ci sono gli storici musicisti di Arigliano: Giampaolo Ascolese, anche fra gli autori della biografia “Nicola Arigliano, un crooner colpevole”; Elio Tatti, entrambi collaboratori di grandi nomi della musica mondiale come Ennio Morricone; Michele Ascolese, anche storico co-chitarrista di Fabrizio De Andrè. Inoltre suona nel progetto anche il bravissimo sassofonista milanese Mirko Fait. Elisabetta Guido è una cantante e autrice di jazz e pianista. Si è esibita in tutta Europa in oltre 20 anni di carriera. Ha lavorato per le Produzioni di Rai 1 Grandi Eventi e ha collaborato e inciso con grandi nomi come Renzo Arbore, Paolo Belli, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso e molti altri. È stata inserita nel Dizionario delle jazziste europee Donne in Musica (editore Colombo – Roma). Il prossimo 22 novembre a Ravenna terrà, insieme all’etnomusicologo Gianpaolo Chiriaco’, una relazione sulla vocalità di origine afroamericana in occasione del celebre Convegno Internazionale “La Voce Artistica”, organizzato dal foniatra delle grandi voci, dott. Franco Fussi, insieme ad Albert Hera e Gege’ Telesforo. La foto di copertina del disco è uno scatto del grande fotografo del jazz Roberto Cifarelli. Le splendide immagini che arricchiscono il libretto del disco sono della compianta pittrice pittrice Marie Reine Levrat, immagini che sono anche presenti nel video di Buonasera Signorina, diretto da Maurizio D’Anna e uscito alla fine dello scorso anno. Il disco verrà presentato ufficialmente dal vivo a Roma il 7 giugno alle 18:30 nel Parco dei Fornaciari. Il concerto è promosso dall’associazione KirArt, molto cara alla Guido, con la collaborazione dell’associazione Valle dell’Inferno.