Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

Fratelli Mancuso
Manzamà
Ad oltre dieci anni dall’ultimo album di inediti, il nuovo cd dei cantori di ancestrali passioni contemporanee con gli arrangiamenti di Franco Battiato e numerosi ospiti

Compositori e polistrumentisti animati da una vena poetica e musicale di assoluta originalità, i Fratelli Mancuso cantano storie intessute di idiomi e suoni antichi che, nei vortici di una continua affabulazione, ritornano incessantemente alla loro terra natìa, la Sicilia, dove grazie alla loro arte sembrano fondersi mondi in apparenza inconciliabili. Eredi privilegiati di una tradizione che hanno trasfigurato nel prisma dei loro innumerevoli strumenti e alfieri di un canto intimo ed essenziale, a oltre dieci anni dal loro ultimo disco di inediti Enzo e Lorenzo Mancuso con Manzamà, edito da Squilibri, ritornano a tessere filati di straordinaria fattura, in mirabile equilibrio tra il filo della memoria personale e il respiro solenne della storia. Immersi in una dimensione quasi onirica, intimi e a volte sofferti quadri di vita quotidiana si aprono, con squarci di grande impatto, sulle tragedie che dilaniano il nostro presente. Culmine effettivo di una creatività fuori dal comune, Manzamà si avvale dell’apporto di altri artisti e compositori, tra i quali Franco Battiato e Aldo Giordano (che hanno curato gli arrangiamenti), Marco Betta, German Diaz, Ferruccio Spinetti, Arnaldo Vacca, Mario Arcari e Giovanni Sollima e, nel ricco libretto, dei dipinti di Beppe Stasi a corredo di canti che trasudano di esperienze vissute in prima persona, nel corso di una carriera decisamente fuori dal comune. Nativi di Sutera, i due fratelli emigrano negli anni’70 a Londra dove, per otto anni, lavorano in fabbrica, mentre nel tempo libro, a contatto con circoli e teatri, iniziano a ricomporre i frammenti del patrimonio musicale della loro terra. Ritornati in Italia, nei primi anni ’80 si esibiscono in Germania e in Francia, per lo più in piccoli teatri. Decisivo per la loro carriera l’incontro con Joaquin Diaz, il grande etnomusicologo spagnolo, monumento vivente del folklore iberico, con il quale avviano un rapporto di collaborazione che sfocia nella pubblicazione, in Spagna prima che in Italia, dei loro primi due CD, Nesci Maria (1986) e Romances de alla y de aca (1990). Nel 1993, dopo aver dedicato un altro CD al loro paese natìo, vincono il Premio Recanati. Nel 1997 pubblicano il CD Bella Maria, e partecipano, come compositori e attori, al film Il talento di Mister Ripley di Anthony Minghella, inaugurando una collaborazione con il cinema e il teatro d’autore che dura tuttora e che ha un suo riferimento privilegiato nelle opere di Emma Dante. Nel 2013, alla 70a edizione della Mostra del cinema di Venezia, vincono il Premio Sound Track Stars e, l’anno dopo, ottengono la nomination al Globo d’Oro e al Nastro d’Argento per la colonna sonora del film Via Castellana Bandiera della regista siciliana. Da ricordare ancora, nella loro discografia, Italian Odissey, inciso nel 2000 per la Putumayo World Music Records, e distribuito in tutto il mondo, Cantu, del 2002, e il cd edito ancora una volta in Spagna, nel 2004, Trazzeri.
Co-prodotto con 802 Records, Manzamà è in uscita il 25 settembre
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BRUCE SPRINGSTEEN
IL 23 OTTOBRE ESCE
“LETTER TO YOU”
L’attesissimo NUOVO ALBUM IN STUDIO insieme alla E STREET BAND
 
L’album è disponibile in pre-order e anticipato dalla title track da oggi in digitale

Il 23 ottobre esce “LETTER TO YOU”, l’attesissimo nuovo album di Bruce Springsteen, realizzato insieme alla E Street Band. “Letter To You” (Columbia Records/Sony Music), ventesimo album in studio dell’artista, è stato registrato nella sua casa in New Jersey e conterrà 12 tracce: un disco rock, caratterizzato dall’inconfondibile sound della E Street Band. L’album, anticipato dalla title track da oggi in digitale, è già disponibile in pre-order. A questo link è possibile visualizzare il video di “Letter To You”. “Amo l’essenza quasi commovente di Letter To You”, dichiara Springsteen, “E amo il sound della E Street Band che suona completamente live in studio, in un modo che non avevamo quasi mai fatto prima, senza nessuna sovraincisione. Abbiamo realizzato l’album in soli cinque giorni, e quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto”. “Letter To You” contiene 9 brani scritti recentemente da Springsteen, e 3 leggendarie composizioni degli anni ’70 finora inedite: “Janey Needs a Shooter,” “If I Was the Priest,” e “Song for Orphans”. Insieme a Springsteen, hanno lavorato a questo progetto Roy Bittan, Nils Lofgren, Patti Scialfa, Garry Tallent, Stevie Van Zandt, Max Weinberg, Charlie Giordano e Jake Clemons. L’album è stato prodotto da Ron Aniello insieme allo stesso Bruce Springsteen, Bob Clearmountain ha realizzato il mixaggio, mentre Bob Ludwig si è occupato del mastering. “Letter To You” è la prima performance di Bruce Springsteen insieme alla E Street Band dal tour di “The River” del 2016, nominato tour mondiale dell’anno da Billboard e Pollstar.
 
Questa la tracklist di “Letter to You”:
1. One Minute You’re Here
2. Letter To You
3. Burnin’ Train
4. Janey Needs A Shooter
5. Last Man Standing
6. The Power Of Prayer
7. House Of A Thousand Guitars
8. Rainmaker
9. If I Was The Priest
10. Ghosts
11. Song For Orphans
12. I’ll See You In My Dreams
 
La carriera in studio di Bruce Springsteen si estende lungo un arco di oltre 40 anni e ha avuto inizio nel 1973 con “Greetings from Asbury Park, NJ” (Columbia Records). Il cantautore ha vinto 20 Grammy Awards, 1 Oscar e 1 Tony Award, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, ha ricevuto un Kennedy Center Honor, ed è stato nominato “Person of the Year” da MusiCares nel 2013. Nel settembre 2016 sono usciti la sua autobiografia “Born to Run” e l’album pensato come accompagnamento al libro, “Chapter and Verse”, mentre nel novembre 2016 Springsteen è stato premiato con la Presidential Medal of Freedom. Dall’ottobre 2017 al dicembre 2018 si sono tenuti i memorabili 236 show di “Springsteen on Broadway” al Jujamcyn’s Walter Kerr Theatre, spettacoli che sono poi diventati anche uno speciale Netflix e un album contenente la colonna sonora. Nel 2019 Bruce Springsteen ha pubblicato “Western Stars” (PLATINO in Italia), primo album in studio a 5 anni di distanza dal precedente, e insieme al suo collaboratore di lunga data Thom Zimny ha co-diretto “Western Stars”, la versione cinematografica dell’album realizzata insieme a Warner Bros.
 
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DE SFROOS
DOPO 25 ANNI TORNANO INSIEME PER RIPUBBLICARE IL LORO PRIMO STORICO ALBUM “MANICOMI”
 
IN USCITA IL 25 SETTEMBRE
DISPONIBILE IN 2 VERSIONI
CD e in cofanetto deluxe/limited edition autografato (doppio vinile + CD)
 
15 brani rimasterizzati per rivivere le storie di celebri personaggi come
ANNA, LO SCONCIO, ZIA LUISA, NONU ASPIS…
DA OGGI DISPONIBILE IN PRE-SAVE SU SPOTIFY E PRE-ORDER SU ITUNES
  
Dopo 25 anni, i DE SFROOS tornano per ripubblicare il loro primo album storico “MANICOMI” (MyNina / Artist First) rimasterizzato presso gli studi della RSI Radiotelevisione svizzera. Dal 25 settembre “Manicomi” sarà disponibile in formato CD e deluxe/limited edition (doppio vinile + CD) nei negozi tradizionali, oltre che su tutte le piattaforme streaming e in digital download.  Il cofanetto deluxe/limited edition è disponibile anche in versione autografato sul sito https://musicfirst.it/750-de-sfroos-manicomi. Da oggi, mercoledì 16 settembre, il disco è in pre-order su iTunes e pre-save su Spotify al link https://desfroos.lnk.to/Manicomi_Pre. L’album contiene 15 brani rimasterizzati che ci faranno rivivere le storie dei celebri personaggi come Anna, Lo Sconcio, Zia Luisa, Nonu Aspis e tanti altri… Immagini e storie di figure, in parte realistiche e in parte cinematografiche, che offrono ancora oggi importanti spunti di riflessione su delicate tematiche, quali ad esempio il trascorrere del tempo, la guerra, il disagio psichico, la rivalsa dei diversi, la vendetta degli screditati. Nelle canzoni che compongono “Manicomi” emerge quello che era lo stile tipico dei De Sfroos, che si contraddistinguevano anche per l’uso naturale del dialetto come grande stimolo antropologico ed emotivo, per molti considerato invece come una sfida coraggiosa o una limitazione. L’obiettivo era far parlare più DEL DIALETTO che IN DIALETTO. Il disco è dedicato a Marcu De La Guasta (Marco Pollini), uno degli storici componenti della band venuto a mancare nel 2017. Oggi i De Sfroos sono: Davide Van De Sfroos (Davide Bernasconi), Alessandro Frode (Alessandro Giana), Didi Murahia (Arturo Bellotti) e Lorenzo Mc. Inagranda (Lorenzo Livraghi).
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ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO
“IL FLAUTO MAGICO DI PIAZZA VITTORIO – ORIGINAL SOUNDTRACK”
Tratto dal film musicale “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio”, una travolgente riscrittura dell’opera di Mozart
Con la partecipazione di Petra Magoni, Fabrizio Bentivoglio e Violetta Zironi

Dopo la vittoria del David di Donatello 2020 come “Miglior Musicista” per Il Flauto Magico di Piazza Vittorio l’Orchestra di Piazza Vittorio festeggia i 18 anni di attività e pubblica oggi 11 settembre per Vagabundos/Godfellas, in cd e digitale, “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio - Original Soundtrack”, colonna sonora del primo film musicale multietnico della storia del cinema. Ascoltalo qui: https://spoti.fi/3hhCkTn. Una travolgente, libera e personalissima riscrittura dell’Opera di Mozart, firmata da Leandro Piccioni e Mario Tronco, con la produzione artistica di Pino Pecorelli, in cui musicisti dalle provenienze più disparate si uniscono a esecutori legati alla “musica colta”(l’Orchestra Pessoa e il Quartetto Pessoa),  per creare un tripudio di colori e note affascinante e coinvolgente, capace di riflettere le varie anime dell'Orchestra di Piazza Vittorio. Ospiti del disco le straordinarie voci di Petra Magoni, Fabrizio Bentivoglio e Violetta Zironi nei panni rispettivamente della Regina della notte, Sarastro e Pamina, celebri personaggi dell’Opera. Nella nuova partitura, rielaborata con rispettosa libertà e slegata da virtuosismi barocchi, l’estro melodico del Genio austriaco si coniuga alla perfezione con le differenti culture musicali dei componenti dell’OPV. Strumenti delle diverse tradizioni (djembe, dumdum, sabar, kora e tabla) si mescolano sapientemente con gli elementi dell’orchestra classica (archi, fiati, ottoni e pianoforte) e strumenti più moderni (chitarra elettrica e classica, basso, tastiere, vibrafono) in una sintesi inedita tra musica classica, reggae, pop, jazz, mambo, folk e suggestioni etniche. Il tutto in chiave ultra contemporanea, con i personaggi che cantano in ben otto lingue diverse – italiano, francese, portoghese, spagnolo, arabo, wolof, inglese e tedesco - per restituire una fusione di sonorità, sentimenti e influenze del tutto naturali e armoniose. Succede così che Papageno intoni note reggae giamaicane e Pamino suoni ritmi e percussioni cubane. O che Il fischio di Tamino che inizia con le prime otto battute della partitura di Mozart diventi poi una bossa nova ispirata a quella melodia, o ancora che la celebre aria della Regina della notte si inoltri verso territori più folk. "La suggestione che ha ispirato questa scelta stilistica - racconta Mario Tronco - è stata quella di immaginare che l’Opera originale fosse stata tramandata oralmente, come una favola nel corso dei secoli (analogamente alle leggende raccontate dagli aedi dell’antica Grecia, dai griot dell’Africa Occidentale o dai cantastorie medievali), andando così a sedimentarsi in culture diverse e distanti tra loro da un punto di vista geografico e sociale. Alcuni musicisti non leggono la musica – prosegue - così quando abbiamo insegnato loro le arie del Flauto magico ce le hanno restituite con qualche "errore" che noi abbiamo fatto diventare partitura, come se si trattasse di mutazioni legate alla stessa natura del racconto orale“. Arricchiscono il disco le composizioni originali di Leandro Piccioni (aria 5,9, 11, 19, 20, 21, 23, 24  e 27), inserite nella loro posizione cronologica “naturale” fra le arie mozartiane eseguite dall’Orchestra. Pensate per essere il più attinenti possibile alle scene, ai costumi e ai personaggi del film, le musiche originali sono ispirate a temi di Mozart – del Flauto Magico e non solo - e contribuiscono a creare un ambiente sonoro “favolistico” e immaginario. “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio – Original Soundtrack” è tratto dal film musicale “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio”, una favola visionaria e ultrapop ambientata in una Piazza Vittorio che si anima come per magia durante la notte. I giardini della piazza, dopo l’orario di chiusura, dal tramonto fino all’alba, diventano il luogo dove tutto può accadere e dove tutto effettivamente accade.
Nata nel 2002 sulla spinta di artisti, intellettuali e operatori culturali con la volontà di valorizzare l’omonima Piazza dell’Esquilino di Roma, per antonomasia il rione multietnico della città, l’Orchestra di Piazza Vittorio ideata e creata da Agostino Ferrente e Mario Tronco, ha accolto dalla sua nascita oltre 100 musicisti provenienti da ogni parte del mondo e da ambiti musicali differenti, la maggior parte dei quali ha trovato proprio nell’Orchestra un’occasione di riscatto e ha acquisito la cittadinanza italiana. Da 18 anni rappresenta una realtà unica che trova la sua ragion d’essere nella commistione dei linguaggi testuali e musicali, nella ferma consapevolezza che mischiare culture produca bellezza. Una scommessa che cerca di tenere assieme continenti diversi, con le loro culture, i loro suoni e la loro storia, e proprio in questo sforzo trova il suo momento di maggiore attualità. L’Orchestra di Piazza Vittorio ha all’attivo cinque dischi e oltre 1400 concerti in tutto il mondo: New York, San Francisco, Santa Cruz, Los Angeles, Londra, Parigi, La Rochelle, Lione, Barcellona, Melbourne, Lisbona, Oporto, Colonia, Hannover, Francoforte, Wuppertal, Vienna, Locarno, Lugano, Istanbul, Toronto, Buenos Aires, Algeri, Tunisi, Hammamet, El Jem, Dakar, Mulhouse, Bruxelles, Lussemburgo, Oslo, Helsinki, Stoccolma, Bahrain, Tirana, Sarajevo. Tra le sue ultime produzioni vanta una versione inedita del Va’ pensiero di Giuseppe Verdi inclusa nel repertorio de “L’Orchestra di Piazza Vittorio all’Opera”, concerto che propone le arie tratte dalle opere che negli ultimi dieci anni di attività l’Orchestra ha reinterpretato (Il Flauto Magico e il Don Giovanni di Mozart, la Carmen di Bizet), traendo ispirazione dai musicisti dell’Ottocento che nei vicoli di Napoli rappresentavano le partiture di maggiore ispirazione popolare per coinvolgere le classi meno abbienti. Attualmente l’Orchestra sta lavorando all’adattamento dell’ Opera da tre soldi di Bertolt Brecht.
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REDI HASA - THE STOLEN CELLO
In uscita il 4 settembre 2020

Dai Balcani alle terre della Tarantola a Robert Plant e Ludovico Einaudi. In un violoncello rubato Redi Hasa ha messo tutta la sua vita. Maestro e mago dello stile cantabile, Redi racconta il mondo invisibile attraverso un suono maestosamente umano.

Decca Records pubblicherà un album ispirato alla sua storia di ragazzo, coinvolto nel conflitto albanese nei primi anni '90, fuggito in Italia per cambiare vita con la cosa più preziosa che possedeva: un violoncello rubato.Figlio minore di una insegnante di violoncello e di un coreografo dell'Accademia di Tirana, a 13 anni Redi Hasa aveva già appreso un vastissimo repertorio violoncellistico esibendosi grazie ad uno strumento di proprietà dell'Accademia di Musica di Stato. Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, l'Albania precipitò in una guerra civile sopraffatta dalla povertà e dai disordini finanziari. All'età di 20 anni, Hasa entrò al Conservatorio di Tirana ma le nuvole del conflitto iniziarono ad addensarsi. “Avevo paura di uscire di casa. Avevamo tutti paura”, afferma, ricordando quel terribile periodo della sua vita. Il fratello maggiore di Hasa, 11 anni più grande di lui e residente in Italia, lo incoraggiò a raggiungerlo per sfuggire alla crescente ondata di violenza che stava attraversando il loro paese. Arrivato al porto di Bari, incapace di parlare il dialetto locale, Hasa inizio’ il secondo atto della sua vita, avendo con sé l'unico oggetto che avrebbe potuto essergli d’aiuto: il violoncello dell'Accademia, non più in prestito, ma rubato. Redi Hasa ora è in procinto di pubblicare il suo primo album da solista “The Stolen Cello”, dopo aver lavorato per molti anni come parte dell'ensemble di Ludovico Einaudi, non ultimo lo straordinario progetto Seven Days Walking (2019).  L'album Seven Days Walking: Day One ha raggiunto il #1 della  UK Classical Chart totalizzando il maggior numero di streaming mai raggiunti da un compositore di musica classica nella sua prima settimana di uscita. Redi si è esibito al fianco di Einaudi e del violinista Federico Mecozzi nei teatri e nelle platee più prestigiose di tutto il mondo. Nel suo nuovo album, Redi Hasa mette in luce la natura "vocale" del violoncello, strumento che forse si avvicina più di tutti a quello della voce umana, con una storia profondamente personale di speranza e sopravvivenza.
Il violoncellista e compositore Redi Hasa nasce a Tirana nel 1977 in una famiglia di musicisti. A sette anni comincia a studiare il violoncello, si diploma all’Accademia delle Arti nel 1998 e vince una borsa di studio per il Conservatorio Tito Schipa di Lecce, dove consegue un ulteriore diploma nel 2007. Appena arrivato in Puglia, si inserisce da protagonista nell’ambiente che in quegli anni sta reinventando la tradizione musicale del Salento e contribuisce a quello che poi verrà definito il Rinascimento della Taranta. Suona con molti artisti significativi, da Enza Pagliara a Officina Zoè aManigold alla Compagnia delle Arti Xanti Yaca. Collabora anche con artisti internazionali come la Kocani Orkestar, Boban Markovic, Ambrogio Sparagna, Antonella Ruggiero, Raiz, BobbyMcFerrin, Paolo Fresu. Insieme a Claudio Prima dà vita ai progetti Adria e Bandadriatica con cui partecipa a importanti festival e rassegne in Europa nel 2005 e 2007. Nel 2008 entra in pianta stabile nell’Orchestra Notte della Taranta, diretta successivamente da Mauro Pagani, Ludovico Einaudi, Goran Bregovic e Giovanni Sollima. Nel 2010, insieme alla cantante Maria Mazzotta forma un duo che nei due album Ura (2014) e Novilunio (2017) esplora i legami musicali e poetici che uniscono le due coste dell’Adriatico, dai Balcani indomabili alle terre del rimorso.  Dal 2012 suona nei gruppi del pianista e compositore Ludovico Einaudi sia negli album In A Time Lapse, elements e Seven Days Walking, che dal vivo nei più prestigiosi teatri del mondo. Nel 2017 è violoncellista ospite nel disco Carry Fire di Robert Plant, voce dei leggendari Led Zeppelin. Il suo primo album solista esce nel 2020 per Ponderosa Records.
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DA DOMANI 7 SETTEMBRE ONLINE OVUNQUE IL DISCO 
“LINO CANNAVACCIUOLO #6”

I dieci nuovi brani del violinista e compositore anticipano altri due lavori discografici in uscita nei prossimi mesi. 

“Lino Cannavacciuolo #6” sarà disponibile ovunque online da domani, lunedì 7 settembre. Il nuovo disco del violinista e compositore è solo una parte del progetto artistico più ampio pensato e realizzato nei lunghi mesi di lockdown. Dopo il successo dei due singoli (“Third Rail”, scritto a quattro mani con Domenico Gigi Canu dei Planet Funk, e “Sick Tarantella” che racconta in musica l’alterazione data da un momento storico drammatico con l’esplosività e la follia insiti nel genere umano), arriva il primo dei tre album che mostreranno i numerosi volti dello stessa artista. “Lino Cannavacciuolo #6” contiene dieci brani scritti in momenti diversi della carriera del violinista ed, in ognuno, al rispetto dei canoni classici di ogni genere (come la ballad, il blues, il waltz e la tarantella) si aggiunge sempre l’inconfondibile istintività di Cannavacciuolo e la sua naturale attitudine all’urgenza di continue contaminazioni e sperimentazioni. Hanno partecipato al disco gli artisti: Emidio Ausiello, Maurizio Fiordiliso, Roberto D’Aquino, Pino Tafuto, Umberto Cannavacciuolo, Alessandro Pascolo, Gennaro Porcelli, Daniele Chiantese, Elena Ledda, Fabiana Martone, Alan Wurzburger, Sara Grieco, Pericle Odierna, Francesco Albano, Domenico Gigi Canu (Planet Funk), Marco Zurzolo, Gabin Dabire, Maria Ylenia Trozzolo. Registrato da: Alessandro Pascolo; Missato da: Fabio Patrignani e Piero De Asmundis; Masterizzato da: Giovanni Versari a "La Maestà" studio; Grafica: Michele D’Auria.
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Peppe Fonte, Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone
A quarant’anni dalla morte del cantautore livornese, 
un’intensa rivisitazione dei brani che ha scritto assieme all’autore calabrese 
tra poesie e memorie, un inedito e appunti di canzoni ancora da venire

“Ho deciso di cantare Ciampi-Pavone perché Piero Ciampi è stato anche Pino Pavone ed io ho avuto la fortuna di viverlo da testimone. Tra me e lui non c’è stato mai spazio per le lacrime, né tempo per la memoria: abbiamo vissuto insieme l’estasi della prossima canzone e, subito dopo, della parola giusta. Sapeste quante volte siamo morti insieme: di versi al telefono, di accordi senza nome, di canzoni ascoltate per la prima volta in macchina”.  Così Peppe Fonte a proposito di questo suo nuovo disco, “Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone” che, edito da Squilibri, si innesta sul corpo stesso della sua vocazione artistica, da sempre posta all’ombra di uno straordinario sodalizio umano e intellettuale e sorretto dalla condivisione di passioni e relazioni, urgenze esistenziali e occupazioni quotidiane in quella singolare regione dell’anima che lega Livorno alla Calabria. Nelle tante scorribande che hanno segnato la vita e i giorni di Piero Ciampi non tutti sanno che la Calabria ha occupato un posto di rilievo, riemergendo spesso come approdo sia pure temporaneo del suo inquieto vagabondare. Ed è nel corso di una di queste sue discese in fondo alla penisola che quell’autore che amava definirsi “livornese, anarchico, comunista” incontra il catanzarese Pino Pavone con il quale stringe un rapporto di amicizia e lavoro che si rafforza poi a Roma, tra poesia e canzoni, la passione per il calcio e la comune condizione di divorziati che con difficoltà riescono a vedere i propri figli. Assieme al fratello Roberto Ciampi, con il quale divide anche il suo studio da avvocato a Roma, Pavone è così l’unico autore ad avere collaborato ai testi del cantautore livornese ai quali conferisce una profondità ulteriore anche in ragione delle sue incombenze professionali: a chi altri sarebbe venuto in mente di ambientare una canzone d’amore in un palazzo di giustizia? Avvocato e catanzarese come Pavone, già calciatore del Catanzaro ai tempi del mitico Palanca, Peppe Fonte rivisita ora alcuni dei brani più significativi nati all’interno di questo sodalizio calabro-livornese e, allo stesso tempo, offre un omaggio alla sua stessa educazione sentimentale, avviata sulla spinta di un incontro occasionale, lui ancora ragazzino, con Piero Ciampi e poi indirizzata verso la canzone d’autore grazie all’assidua frequentazione del suo principale collaboratore. E’, infatti, Pino Pavone ad accompagnarlo, agli inizi degli anni Novanta, nella “tana dell’orso”, dove si svolgevano i provini delle nuove canzoni per la RCA, a introdurlo nell’ambiente musicale e a guidarlo nella “processione degli accordi e il crocefisso delle parole”, fino a comporre assieme a lui molti brani e, infine, a condividere con lui il lascito ideale e anche più concrete memorie del grande livornese, come i quaderni di appunti inediti che sono alla base anche di alcuni brani di questo nuovo disco. Il testo di Questi poeti, composta da Fonte assieme a Pavone, è tratto infatti dal manoscritto di poesie inedite ritrovate dopo la morte di Ciampi ed è una sorta di tributo che i due hanno inteso elevare alla sua memoria, ricordandone l’appartenenza a una schiera di uomini che “non portano segni visibili né sorrisi facili” e “non conoscono regole né linguaggi fioriti”. Figlia di mare è, invece, un brano inedito composto dal duo Fonte-Pavone lavorando su alcuni scritti ritrovati in quella valigia che Ciampi ha lasciato a casa Pavone prima di morire. Nel booklet sono pubblicati anche alcuni di questi manoscritti e si ha così la possibilità di gettare uno sguardo sulla bottega dell’autore e vedere la sua inclinazione a lavorare “per immagini, partendo da un’idea, una suggestione, un sentimento comune”: un’attitudine che sicuramente accomuna ai suoi mentori e maestri un autore come Fonte che, al quarto disco della sua carriera, conferma la sua predilezione per canzoni ispirate e nude dove la musica, riecheggiando tra Parigi e New Orleans, risuona della bellezza sommessa e indefinita della provincia italiana, da Livorno a Catanzaro. Con scritti di Sergio Secondiano Sacchi e dello stesso Fonte, la direzione musicale e gli arrangiamenti di Riccardo Biseo, un ensemble di grandi musicisti e la partecipazione straordinaria dello stesso Pavone nel brano di apertura, un disco di pregevole fattura che, in dieci tracce, racconta la forza struggente di un lascito di bellezza e smania di vita che si rinnova in altri componimenti dominati dalla memoria e dalla frequentazione di un “genio assoluto”.

Info: 06-44340148; info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Dolcissime radici il nuovo disco di Giovanna Carone

Giovanna Carone firma il disco Dolcissime radici, un repertorio che attraversa secoli di storia, dal Trecento ai nostri giorni utilizzando la lingua italiana nella sua evoluzione con sfumature poetiche. È la nostra meravigliosa lingua, il sapore della parola ricercata, i bassi ostinati, la morbidezza della melodia italiana, la poesia, il filo conduttore di tutto il disco. O vezzosetta dalla chioma d’oro di Andrea Falconieri è il brano di apertura che segna la traccia melodica di tutta la ricerca che si conclude con le più moderne Di sole e d’azzurro di Zucchero Fornaciari e La leggenda di Cristalda e Pizzomunno di Max Gazzè, passando per Passione di Libero Bovio, Lamento di Apollo di Francesco Cavalli, Un paese vuol dire non essere soli di Mario Pogliotti, Giovine Vagha e Ecco la primavera di Landini, Un giorno dopo l’altro di Luigi Tenco, Se l’aura spira di Frescobaldi e Un anno d’amore di Mogol. Dall’idea di Giovanna Carone e gli arrangiamenti condivisi con Leo Gadaleta, il disco si avvale di partner di eccezionale livello. Giovanna Carone voce, Vince Abbracciante fisarmonica, Pippo D’Ambrosio percussioni, Nando Di Modugno chitarra classica ed elettrica, Leo Gadaleta violino acustico ed elettrico, piano rhodes, chitarra classica,chitarra synth e chitarra portoghese, samples ed elettronica, Guido Morini clavicembalo, pianoforte, Roberto Ottaviano sax soprano, Mirko Signorile pianoforte, Giorgio Vendola contrabasso.
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La Torta in cielo: l’omaggio di Paolo Capodacqua a Gianni Rodari

Esce per Storiedinote.fr nei principali negozi italiani e negli store digiali (qui il Link ad albuni degli sho online) La Torta in cielo, l’omaggio musicale di Paolo Capodacqua al grande Gianni Rodari nel centenario della nascita. Un lavoro nato nel 1992, quando fra i primissimi dopo Sergio Endrigo e Virgilio Savona, volle dare voce alle poesie di Rodari. Quel lavoro divenne un CD nel 2004 che rimase lì, nel cassetto, mai distribuito. E che oggi, rimasterizzato ed impreziosito delle grafiche pittoriche di Enzo De Giorgi, prende l’emblematico sottotitolo di Con cento candeline per Gianni Rodari per ricordare il favoloso Gianni che ad ottobre di quest’anno avrebbe oltrepassato la soglia dei cent’anni. Marcello Argilli, scrittore, autore televisivo di fortunati programmi Rai degli anni ‘60, amico e biografo di Gianni Rodari, ha scritto, nel 1994, queste parole sul lavoro di Paolo Capodacqua. “Gianni Rodari aveva una grande passione per la musica, da ragazzo aveva studiato per anni il violino e, oltre che poeta e scrittore, è stato anche un autore teatrale, gli era perciò naturale il senso dello spettacolo musicale. Con una felice intuizione, Paolo Capodacqua ha colto questa poco nota disposizione di Rodari e ha realizzato un suo personale lavoro di grande valore. Come ha proceduto? Ha scelto dei significativi testi poetici di Rodari e su essi, con un originale equilibrio tra testo, musica, canto e brevissimi siparietti parlati, ha inventato uno spettacolo teatrale, le cui canzoni fanno parte di questo album. In che cosa consiste l'originalità del suo lavoro? In primo luogo non ha realizzato il solito spettacolino infantile bamboleggiante. Per Rodari era un fermo principio pedagogico non bamboleggiare mai rivolgendosi, in qualsiasi forma, ai bambini. Il ritmo e la melodia della sua musica e la sua limpida voce accattivante si applicano con grande rispetto ai  testi e, nello  stesso  tempo,  dilatano  e  rendono  fruibilissimi  gli  effetti  della  parola poetica di Rodari. Paolo Capodacqua non si è proposto, quindi, come spesso deprecabilmente accade a chi si rivolge ai bambini, come un attore che si serve dei testi per esibirsi in un suo gratificante show personale, ma di farsi interprete creativo di un mondo poetico di alto livello come quello di Rodari. Anche per questo il suo lavoro appare come un antidoto a tanta volgarità spettacolare che cerca solo effetti epidermici. Non solo, infatti, riesce a stimolare profondi bisogni fantastici ed emotivi dell'infanzia, ma costituisce anche, tra l'altro, uno dei rarissimi casi in cui il fascino della parola cantata può far incuriosire alla parola scritta e, in questo caso, a leggere Rodari. Proprio perché gli è estraneo l'esibizionismo narcisistico, Paolo Capodacqua è riuscito a realizzare un piacevolissimo lavoro che ha il grande merito di costituire per i bambini una doppia iniziazione poetica e musicale”.
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Materiali Sonori
Le novità

AKSAK MABOUL - Figures 
La band che maggiormente contribuì a creare l’etichetta Crammed ritorna con un'opera inedita intitolata, un doppio album contenente 22 brani: è frutto del flusso di idee che è sorto dopo un così lungo intervallo... Attingendo ancora una volta alle molteplici fonti che da sempre ispirano la band (dalla musica elettronica e pop alla sperimentazione, al jazz, al minimalismo, alla classica contemporanea etc), Aksak Maboul le riconfigura con il suo stile inimitabile. L'album è stato interamente scritto, concepito e prodotto da Marc Hollander & Véronique Vincent, e vanta il contributo dell'attuale line-up live della band: Faustine Hollander, Lucien Fraipont & Erik Heestermans. Ospiti di grande profilo: Fred Frith, Steven Brown (Tuxedomoon), tre membri degli Aquaserge...

GIUDITTA SCORCELLETTI & MAURIZIO GERI, A Violeta - Tributo a Violeta Parra 
Un omaggio a Violeta Parra, la cantante e compositrice cilena (l’autrice di “Gracias a la vida", per esempio) attraverso il racconto musicale di due fra le più note e apprezzate voci del folk toscano. Testi bellissimi e affascinanti melodie. Giuditta Scorcelletti è una delle più abelle voci femminili del canto popolare toscano, candidata ai Grammy 2015 nella categoria folk per l’interpretazione di ballate scritte dall’inglese Michael Hoppé. Maurizio Geri, straordinario chitarrista jazz e popolare, è da oltre 20 anni una delle principali voci della musica folk italiana, dalla collaborazione con Caterina Bueno e Banditaliana di Riccardo Tesi allo swing manouche.

BOB CORN, Songs Of The Line
Tiziano Sgarbi aka Bob Corn… una specie di "padre spirituale" di buona parte della scena indipendente e alternativa, specialmente nell’area emiliana. Fondatore della band “grunge" Fooltribe (che poi è diventato il marchio delle sue produzioni) e organizzatore del festival “Musica nelle valli”. Interpreta la sua musica come interpreta la sua vita. Cantante folk-rock, minimalista. Un “hopo” che dalla valle Padana (da San Martino Spino, fra Reggio e Modena), con le sue canzoni scritte e cantate in inglese, parla di sentimenti e del mondo. Ha viaggiato e suonato per tutta Europa e per gli States con la sua piccola chitarra e le sue grandi storie. Un poeta. Dal 2009 (ma la sua attività discografica solista è iniziata nel 2004), il nuovo "Songs on the line” è il suo quinto album che lo ha fatto incontrare con la Materiali Sonori.

prossime uscite

WIM MERTENS, Inescapable 1980/2020
JUANA MOLINA, Forfun . 12”/EP Crammed Discs
ACID ARAB, Jdid
ZAP MAMA, Zap Mama
VARIOUS, Kinshasa 1978 (Originals and Reconstructions)
CINEMA DOMINGO OCHESTRA feat. STEVEN BROWN, Optical Sounds
REINHARD GAGEL & MIRIO COSOTTINI, Pieces Without Memory
MIRIO COSOTTINI & TONINO MIANO, The Inner Life Of Residue
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Elsa Martin e Stefano Battaglia - Al centro delle cose 

È un omaggio e una dedica accorata al poeta Pierluigi Cappello il nuovo lavoro discografico firmato dalla cantante Elsa Martin e dal pianista Stefano Battaglia, interpreti e compositori in intesa ideale sui versi del poeta friulano di “Al centro delle cose”, album di imminente uscita, raffinato e profondo, registrato e prodotto nei prestigiosi studi Artesuono di Stefano Amerio. Sono i versi tratti da “Stato di quiete”, presente nell’ultima silloge “Poesie 2010-2016” edita da Rizzoli, a dare il titolo a questo nuovo gioiello sonoro di musica e parole che segue a “Sfueâi”, album fortunato di Martin e Battaglia finalista alle Targhe Tenco 2019 nella sezione ‘album in dialetto’,   dedicato a una selezione di poeti friulani del Novecento, per componimenti in lingua italiana e friulana. E nemmeno nel nuovo progetto manca il pluirilinguismo e l’insieme composito di ricerca d’arte che accomuna i due artisti e i toni propri della penna e del cuore del poeta di Gemona, originario di Chiusaforte, che ci ha resi ricchi di un’eredità letteraria e poetica senza pari. Patrimoni che l’ingegno di Elsa Martin e Stefano Battaglia mettono in nuova luce, in nuovo suono, nel rispetto delle forme originali e nel novero di nuove forme musicali che caratterizzano il loro stile. Dieci tracce compongono “Al centro delle cose”, con Martin alla voce e ai live electronics e Battaglia al pianoforte e alle percussioni, per composizioni tra fisicità e metafisica che traggono unità nell’indagine di lavori eterogenei di Cappello, per un album monografia che verrà presentato in prima assoluta venerdì 21 agosto alle ore 21 in Piazza libertà a Udine all’interno del festival “Nei suoni dei luoghi” (per info e prenotazioni: neisuonideiluoghi.it). Come scrive Angelo Floramo nelle note al cd: «Il gioco delle sfumature che mettono in consonanza la parola scritta, quella cantata e i dialoghi che si innestano con l’ordito musicale, si fa a sua volta ricerca profonda di significati altri e sempre nuovi, capaci di trasfigurarsi vicendevolmente in pura sensazione, in un distillato di stati emozionale per cui i confini tra l’autore e gli interpreti, che in questo modo diventano autori a loro volta, si fanno impercettibili, svaporano quasi in una sorta di trans-mitopoiesi, generando, nella fusione che si viene a creare, un incanto assolutamente inedito». “Scluse” che apre l’album, “Da lontano”, “Le lucciole”, “La retroguardia”, “Al centro delle cose”, “Cîl tal cîl”, “Mont”, “Scrivere il nome”, Inniò”, “Chiusaforte”, sono i titoli delle dieci tracce che disegnano un percorso di sensazioni dove si respira il Friuli e il mondo e la forza della parola di Cappello, nelle fusioni di suoni e fonemi, nelle estetiche e nelle fonti d’ispirazione e creazione che caratterizzano l’intesa, riconosciuta e ammirata, di Elsa Martin e Stefano Battaglia, compositori e interpreti di riconosciuto spessore e dalle diverse carriere che trovano empatie e simbiosi uniche lavorando insieme, per un album pieno di sensazioni dove a un dato momento si dipana tra i suoni anche la voce del poeta Cappello. «La musica, grazie alle sue proprietà meta-linguistiche oltre che metafisiche, è l’arte privilegiata per osare un dialogo con la parola poetica senza sacrificarla, bruciarla, svilirla, distruggerla. A differenza della parola, la musica non può e non deve reggersi sull’inesorabile inequivocabilità del linguaggio. E così si compie l’unione, si rende possibile un doppio raccolto dalla stessa fonte originaria: la poesia», scrive Battaglia in una nota a chiosa dell’album. «Musicare i versi di Pierluigi Cappello - testimonia Elsa Martin -, vuole essere prima di tutto un dirgli grazie per la bellezza che ci ha donato. E' un gesto di riconoscenza. Poi significa galoppare l'emozione che essi generano, attraverso un altro veicolo espressivo, che è quello della musica. Si attua un incontro tra le due arti, che non genera una fusione, bensì un terzo elemento, nuovo, che è in grado di manifestare la forza di entrambi».
L’album “Al centro delle cose”, con la copertina e i ritratti di Pierluigi Cappello a firma di Danilo De Marco e le foto di Martin e Battaglia ad opera di Ulderica Da Pozzo, è un lavoro di ottima fattura e qualità, sia sotto gli aspetti artistici che tecnici, garantito dalla produzione Artesuono. Sarà disponibile in occasione della sua presentazione, venerdì 21 agosto in Piazza Libertà a Udine, sul sito artesuono.it e nei principali digital store come Spotify, Amazon, Deeezer, I Tunes.
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La morte, la malattia e la memoria nell'opera di Stefano Giannotti, undici musicisti tra avant-rock, musica da camera e canzone d'autore. Special guest Antonio Caggiano e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon  
Un saluto alle nuvole: il nuovo album di OTEME

UN SALUTO ALLE NUVOLE
OTEME
10 tracce | 57.22
Ma.Ra.Cash Records | Self Distribuzione 

"A OTEME non interessavano l'aspetto socio-politico, nè quello ideologico, nè quello rituale e celebrativo della morte: ci interessava l'aspetto umano, della consapevolezza, di come chi lavora con la morte ogni giorno reagisce ad essa. Ho a che fare con quest'ultimo tema quotidianamente poiché mia moglie lavora come OSS all'Hospice di San Cataldo a Maggiano, il piccolo paese in provincia di Lucca reso celebre da Mario Tobino. Personalmente mi interessava anche essere il più esterno possibile, se mai sia possibile, e concentrarmi essenzialmente sui testi dei degenti, senza dare punti di vista marcatamente miei. In altre parole forse parlerei, accanto all'aspetto umano, di quello antropologico". Così Stefano Giannotti introduce uno dei temi più delicati e controversi, quello della morte, della malattia, della degenza, che sono alla base del nuovo album di OTEME - Osservatorio delle Terre Emerse intitolato Un saluto alle nuvole (Ma.Ra.Cash Records/Self. distribuzione). E' il quarto album dell'ensemble guidato dal compositore lucchese, deus ex machina di un collettivo tra i più originali in circolazione, multiforme progetto composto da undici musicisti che lascia dialogare materiali popolari e colti con un approccio narrativo che questa volta incontra un argomento che tocca ogni ascoltatore. Un saluto alle nuvole non è un semplice disco, è un percorso partito nel 2012. Il primo passo fu il cortometraggio Un saluto alle nuvole, commissionato a Giannotti dall'Hospice di San Cataldo: fu un documentario sull'ambiente socio-sanitario dell'Hospice, dal Libro di Bordo alle interviste al personale, stimolato sui temi della morte, della memoria, della felicità, della consapevolezza. Nel 2018 OTEME aderì al bando dell'Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno (LU) intitolato Della Morte e Del Morire, trasformando il video originale in un concerto teatrale, con un organico più ampio e una decisiva rivisitazione: "Ho creato una serie di canzoni basate su frasi estrapolate dalle interviste e dal Libro di Bordo, più alcuni brani strumentali; dalla colonna sonora del video ho ripreso solo alcuni pattern musicali, originariamente affidati all'arpa sola, il resto, l'80%, è tutto materiale nuovo. Per creare continuità con il video ho pensato di inserire l'audio delle frasi originali su cui si basano le canzoni, in modo da avere un confronto fra testi vecchi e nuovi".  Il risultato esce a distanza di un anno dal concerto ed è una delle operazioni più intriganti e peculiari degli ultimi tempi, per esiti compositivi e per intensità argomentativa, per spunti tematici e densità nei riferimenti: "De Andrè è stato un punto di riferimento importante. Ma direi anche il contrappunto cinquecentesco, la musica di Steve Reich, Bach, Battisti/Panella, Morton Feldman, Ornette Coleman... L'idea era quella di creare una canzone d'autore ibrida, moderna, che in alcuni casi sdrucciola su altri generi ed addirittura discipline diverse. Mi interessava anche il racconto, appunto, come forma antropologica, un'opera indefinita a metà fra radio sperimentale/documentario/canzone d'autore, musica da camera contemporanea...". Per l'occasione Giannotti ha potuto contare - inserendoli nelle ampie tessiture del suo vasto e mobile organico - su due ospiti straordinari, Antonio Caggiano al vibrafono e Blaine L. Reinenger dei Tuxedomoon al violino, un nome autorevole dalla scena classica contemporanea e uno dall'ambito opposto: "Con Antonio è nata una grande amicizia già dal 2012 quando ci coinvolse nell'inaugurazione dello SPE allo Scompiglio con un programma su Cage; lui è stato già ospite in Il corpo nel sogno e ha accettato con entusiasmo di partecipare anche a questo nuovo lavoro. Blaine è stato il fondatore di uno dei miei gruppi preferiti, i Tuxedomoon, mi è sempre piaciuto il suo modo di suonare, ha un grande cuore musicale e ho sempre pensato che il suo lavoro sia sottilmente collegato con la morte, magari in maniera indiretta". Inevitabile provare a inquadrare quella anomala e sfuggente creatura che è OTEME, un ensemble a geometria variabile nel quale il parlato versificato, la narrazione ai confini del concept e la connessione tra diversi linguaggi musicali diventano centrali: "La filosofia che sta dietro OTEME è molto vicina a quella di John Cage e Frank Zappa, anche se suona totalmente diversa; ovvero creare musica contemporanea utilizzando materiale popolare assieme a musica colta, rumore assieme a suono determinato, performance e video assieme a letteratura. Una forma d'arte totale guidata dalla canzone. Noi utilizziamo gli stilemi della canzone d'autore e a volte del progressive, o meglio la modalità potrebbe somigliare al progressive, in realtà non sono lavori pensati come prog, ma come opere di musica contemporanea che impiega materiali popolari in contesti di musica contemporanea colta e sperimentale. Inoltre posso contare su di un gruppo di musicisti abbastanza ampio che si alterna da una produzione all'altra e ha così la possibilità di mandare avanti il lavoro. Un po' come Steve Reich and Musicians, o i Penguin Cafe Orchestra, dove c'è un nucleo abbastanza stabile e gli altri che ruotano attorno".

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Il compositore partenopeo pubblica con NovAntiqua un intrigante lavoro tra modern-classical, tardo-romanticismo e improvvisazione. Un itinerario tra incanto e memoria, per piano solo ed elettronica 
The Rain Of October: il nuovo album di Ivano Leva

IVANO LEVA
THE RAIN OF OCTOBER
NovAntiqua Records
12 tracce | 55.36

"The Rain of October è un lavoro la cui esegesi va ricercata nella verità straziante di un anno, il 2019, nel quale per ragioni personali ho conosciuto il punto più basso della mia esistenza di individuo: un autentico pugno nello stomaco che mi è letteralmente esploso dentro, un flusso di scrittura dei brani incredibilmente concentrato in pochissimi giorni; “vomitare” fuori questi brani (mi si passi il termine molto rude) è stato catartico e fondamentale per intraprendere una risalita che, per quanto mai potrà essere scevra dalle cicatrici accumulate, mi ha donato una rinnovata consapevolezza della mia ricerca interiore". Non usa mezzi termini Ivano Leva: il suo nuovo album nasce da una prorompente spinta interiore, in un itinerario di risalita e rinnovamento umano e inevitabilmente artistico. E' questo il senso profondo di The Rain Of October, il suo nuovo album per NovAntiqua, nel quale si presenta in solitudine, con pianoforte, piano preparato ed elettronica, mosso da un'indole speculativa che dal fenomeno della pioggia di ottobre passa a una "composizione sensoriale ed emotiva". Pubblicato da un'etichetta-boutique di fine artigianato musicale come NovAntiqua, The Rain of October è il quarto album da leader per Leva, il compositore napoletano che nel corso degli ultimi anni - in particolare grazie a lavori come L’ala del silenzio (2016) per piano e quartetto d’archi e Debussy: La Cathédrale Transfigurée (2017) per piano ed oboe - ha ottenuto significativi riscontri per la sua abilità nel far dialogare i linguaggi tardo-romantici con il jazz e la modern-classical ("Ho unito in maniera autentica in un’unica forma espressiva non soltanto i due generi musicali che maggiormente ho praticato ed ascoltato, ma anche tutti gli altri stili musicali che ho assorbito lungo tutta la vita, oltre alle altre forme d’arte che da sempre foraggiano la mia creatività: la letteratura, la pittura, il cinema e le discipline scientifico-matematiche, che io considero arti a tutti gli effetti"). Anche grazie a questo eclettismo combinato a una preparazione e competenza frutto di anni di studio, Ivano Leva immagina l'album come una sorta di moderna suite per piano che mette in contatto la gamma percettiva della pioggia autunnale con il mondo interiore di autore e ascoltatore, in un ideale viaggio tra chiaroscuri, fragranze, epifanie e riflessioni intimiste sulla memoria, il tempo e la vita. "Ogni mia composizione nasce da una iniziale suggestione uditiva ben precisa che all’improvviso, dal nulla, si fa spazio nella mia mente; è un barlume di colore in nuce ma dai tratti somatici già nitidi, che fin dalla sua primissima apparizione mi comunica senza alcuna ombra di dubbio quale sia l’organico strumentale verso il quale tale cellula musicale voglia essere indirizzata. In tal senso, posso asserire che non c’è una dimensione nella quale prediligo muovermi, tutto dipende da quale sia l’oggetto in questione. The Rain Of October è indissolubilmente legato al suono del pianoforte, alle sfumature timbriche da esso ottenibili ed alla sua capacità evocativa, per cui non c’era dimensione migliore per questo disco che non fosse quella del piano solo". The Rain Of October esce all'indomani del lockdown che ha inginocchiato l'attività di musicisti e operatori dello spettacolo, ma Leva opera in altre direzioni, riferendosi ad altre sensibilità, che prescindono dai bisogni o dalle difficoltà del momento: "I miei ascoltatori giungono alla mia musica attraverso sentieri ben precisi, dettati da una necessità di sfamare un proprio personale gusto e non certo da induzioni pubblicitarie o da circostanze di improvvisa precarietà nelle consuete dinamiche giornaliere. Anzi, generi di musica come la mia solitamente necessitano – per essere metabolizzati – di svariati riascolti ripartiti su di un arco temporale vasto, svincolato da contingenze momentanee. E’ musica alla quale arrivi per una curiosità sensoriale, non la troveresti mai sbattuta ai quattro venti sui social network, abbinata ad una ipotetica foto di me che suono il pianoforte con i piedi scalzi, mentre con l’occhio languido tento di irretire un pubblico femminile con fare da improbabile mandrillo da reparto detersivi di un supermarket".
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NOVITA' DISCOGRAFICHE DI CARTADAMUSICA

LA STRANA STORIA DI STELIO GICCA PALLI & COMPAGNIA BELLA
DI CUI ANCHE SI RACCONTA NEL NUOVO DISCO
LE FRASI NON DETTE
(CD, 2019, FORWARD MUSIC ITALY/MATERIALI MUSICALI)

TORNA ALLO SCOPERTO UNO DEI DUE AUTORI DI LELLA A PARTIRE DALLE ORE 20:30
IL 4 DICEMBRE A ROMA, ALL’ASINO CHE VOLA IN OCCASIONE DI SO' STATO IO - LELLA 50 ANNI DOPO LA GRANDE FESTA LIVE PER LA CANZONE CHE VINSE LA CENSURA

Proprio come in un antica saga popolare uscita dalle penna di Charles Dickens….. Venuto al mondo in una comune di ragazzi  usciti dalla guerra e dal fascismo e vogliosi di libertà,  democrazia e – perché no ? – divertimento. Il suo nome venne scelto in libere votazioni imponendosi per poco  nei confronti di un nome anarchico ( Germinal : orrore! ) Padre canterino e suonatore (in casa  c’è ancora una chitarra artigianale Paralupi  del 1950). Zii scrittori, sceneggiatori, registi…. Impara a strimpellare la chitarra sfuggendo  alla didattica classica paterna (chitarra appoggiata alla coscia  sinistra: tipo Segovia, per intenderci). Incontra a Ponza alcuni  reduci  del “Ci ragiono e canto “ di Dario Fo e si interessa alla musica popolare. Coinvolge l’amico e compagno di scuola Edoardo De Angelis e insieme cominciano a cantare  nello storico  Folk Studio di Via Garibaldi   a Roma. E, dopo un po’, cominciano a comporre canzoni un po’ diverse dal mainstream allora vigente. Tra cui una ballad country in romanesco intitolata “Lella”. Apprezzata dai discografici, viene incisa e portata al Cantagiro del 1971 accolta in maniera insperatamente lusinghiera dalla critica  (e anche dal pubblico astante);  ma,  per oscuri motivi (o forse nemmeno tanto oscuri ), ne viene bloccata  la  diffusione radiotelevisiva. Stelio si incazza e si tira fuori dal giro; ha un possibile redditizio mestiere a portata di mano e non vuole  sottostare a ordini di scuderia discografica che ritiene poco dignitosi. Per molti anni coltiva il redditizio mestiere, ma sempre col rimpianto di non essere stato capace di trovare quel compromesso che allora serviva. Compra un pianoforte e comincia a zapparlo; dopo tanti anni ora è in condizioni di suonarlo in maniera decente (dicono i soliti amici piaggisti). Poi si stufa del mestiere redditizio e decide di entrare nuovamente nell’agone.  Incide  un album di canzoni e poi un altro, che si intitola "Le frasi non dette" ed esce il 4 dicembre 2019 insieme ad un 7" in edizione limitata che raccoglie su di un lato la registrazione originale di Lella e sul suo opposto la versione acustica 2019 con le voci dei due autori. Confida nell’entusiastica accoglienza del pubblico.  La Compagnia Bella? Ovviamente gli amici del precedente album: Primiano De Biase, a pianoforte, tastiere e fisarmonica,  Simone Talone  Federicuccio, alle percussioni, Renato Gattone, al contrabbasso. Novelliere urbano per natura, cantautore per incidente, Stelio torna a disegnare storie.  I testi sono tutti di Stelio Gicca Palli, voce di tutte le canzoni, così come le musiche, molte delle quali sono state scritte a quattro mani con Primiano De Biase. L’arrangiamento è di Primiano De Biase, Simone “Federicuccio” Talone e Stelio Gicca-Palli stesso. Lo scrittura di Stelio resta al centro con il suo tratto graffiante e il suo sguardo impietoso. Melodie e arrangiamenti, pur nella linea della più classica canzone d’autore italiana, non sono mai scontati. Le frasi non dette punta l’attenzione su rapporti esistenziali quanto meno irrisolti, se non anche conflittuali, che evidenziano la sostanziale solitudine dell’essere umano. Facendosi portavoce di un curioso ossimoro: l’uomo, in definitiva, è un  animale  sociale (e lo è per definizione scientifica) solitario.

LUCA MADONIA 
LA PIRAMIDE
(Viceversa Records/ Audioglobe / Believe – 29 Novembre 2019)
“Per la scrittura e il titolo del disco mi sono ispirato alla “Piramide dei bisogni” di Maslow. Questi, con uno dei modelli più interessanti e dibattuti degli ultimi decenni, crea una gerarchia dei bisogni che determinano la crescita e la formazione dell’uomo durante tutta la sua esistenza. La musica e tutto ciò che vi ruota intorno, ma anche la vita, la conoscenza, la salvezza, la maturità, la realizzazione personale nei rapporti umani fanno parte dei miei bisogni e tutto questo si ritrova nelle canzoni del mio nuovo lavoro. Ma “ La Piramide” è intesa anche come simbolo di elevazione, come speranza di illuminazione per raggiungere vette più alte e così capire meglio la nostra condizione terrena.” Una macchina del tempo “La Piramide”, che ci fa viaggiare dalle sonorità più attuali a ritroso fino a quegli anni meravigliosi dei dischi registrati con lentezza e ispirazione, delle grandi orchestrazioni, archi e ottoni che provano le accordature in una grande sala in penombra illuminata solo dalle lucine sugli spartiti. Un disco che pone in cima alla “piramide dei bisogni” quella voglia di fare le cose, la Musica, insieme, con gli amici di una vita, chiamati a partecipare a questa elegante e divertente festa senza l’assillo del marketing e il sensazionalismo di accoppiate improbabili. Il lavoro di un artista maturo, attento e pacificato che ben lungi dal chiacchiericcio polemico sul panorama musicale odierno, indica semplicemente una via “altra” restando coerente con la sua personalissima narrazione del mondo, degli uomini, dell’Amore.

CHIARA MINALDI - LE PAROLE HANNO UN'ANIMA
DAL VIVO IL 20 NOVEMBRE AL TEATRO JOLLY DI PALERMO
Dopo la vittoria al Premio Bianca d’Aponte nel 2016, CHIARA MINALDI per il suo secondo album “Le parole hanno un’anima” (autoprodotto in distribuzione digitale dal 4 novembre 2019), il primo con brani inediti, ha scelto di cantare in italiano. Un disco che attraversa i territori del jazz, del pop e della canzone d’autore, un vero e proprio nuovo debutto, dopo che per il precedente "Intimate" aveva scelto un repertorio in inglese di tutti brani cult-pop che andavano da Joni Mitchell ai Massive Attack, dai Beatles a Sting, passando per Air e James Taylor. Un disco fortunato con cui aveva anche conquistato la prima posizione della chart–list Pop/Jazz della Corea del Sud, precedente questo che l'ha convinta  a produrre parallelamente all'album anche un EP per la RNC Music con quattro brani riadattati in inglese. Il primo singolo “L’estate non è” intanto è già fuori, accompagnato da un vero e proprio instant-video fatto d'immagini “rubate” dall’archivio dei ricordi di famiglia che lei stessa ha montato e che la ritraggono bambina cresciuta in mezzo al mare tra Palermo e Agrigento. Guarda il video: http://bit.ly/lestatevideo. Chiara Minaldi nasce ad Agrigento e da giovanissima intraprende lo studio del pianoforte e consegue il Diploma di Teoria e Solfeggio. Si trasferisce a Palermo dove tutt'ora vive e frequenta i corsi di canto e piano jazz del Brass Group con insegnanti come Maria Pia De Vito, Lucy Tarsia, Flora Faja, Diego Spitaleri e Giovanni Mazzarino. Inizia a collaborare con Mauro Schiavone, che riveste un ruolo fondamentale anche nei suoi dischi insieme al paroliere Francesco Cusumano (Musica Nuda, Mauro Ermanno Giovanardi), oltre alle collaborazioni con Riccardo Lo Bue, Giuseppe Urso, Luca Lo Bianco, Giuseppe Milici, Sebastiano Alioto, Orazio Maugeri e tanti altri. Ha un curriculum di tutto rispetto e ovunque si evidenziano le sue spiccate doti vocali e pianistiche: a Graz per “Il Ballo di Casanova” nel 2007 e nel 2010, a “Piazza Jazz 2010”, a Piacenza per  il “Premio Chicco Bettinardi” e a “Lucca Donna Jazz” nel 2011,  premiata “Venere del Mediterraneo 2015” e doppiamente premiata al “Bianca d'Aponte” nel 2016. Ha duettato con Rossana Casale, Fabio Concato, Pippo Matino, ha aperto concerti di Teresa Salgueiro, Mario Venuti, Antonella Ruggero, ha fatto parte del progetto discografico e live della grande orchestra jazz Made in Sicily, è stata invitata all'International Jazz Day a Siracusa 2016 e 2018 in quest'ultimo a fianco di Nicky Nicolai e alla Catania Jazz Marathon 2015 organizzata da Catania Jazz oltre che sul palco di Piazza Castelnuovo a Palermo per la notte di Capodanno 2016.
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Laurianne Langevin – Cyrille Doublet - Paris-Piaf
L’omaggio di Cyrille Doublet e Laurianne Langevin a Édith Piaf è intimo e delicato.
Se non fosse una parola desueta si potrebbe definire “bello” nella sua migliore accezione.
Bellezza intesa come limpido e luminoso. Musicale e intenso come la vita della chanteuse francese, il delicato tocco di Cyrille Doublet e l’emozionante voce di Laurianne Langevin.
L’accezione diviene pertanto eccezione. Ecco, Paris-Piaf è un disco eccezionalmente “bello”. 
Paolo Fresu
  
Paris-Piaf è stata a lungo la formula per riassumere in due parole il repertorio presentato nel 2017 in occasione di un concerto dedicato a Édith Piaf sul Canal Grande, a Venezia. Grazie a un semplice trait d’union, infatti, Paris-Piaf lega il nome della Ville Lumière all’interprete che meglio la rappresenta, oggi come in quel dopoguerra che vedeva la città avvolta nell’«onda di velluto nero, soave» della voce della grande cantante, come descritto dal poeta Jean Cocteau. Paris-Piaf è quindi diventato sia il nome del progetto che il titolo di un disco interamente concepito in Italia - dove Laurianne Langevin e Cyrille Doublet vivono da oltre dieci anni -  e registrato durante l’estate del 2019 a Mantova, nello studio del musicista e produttore Carlo Cantini. L’album è in uscita il 15 settembre e sarà presentato dal vivo al Teatro Grande di Brescia il 1 ottobre. “Se non fossimo due espatriati,” spiegano i due musicisti, “forse non avremmo mai inciso questo disco. Essendo infatti onnipresente, Édith Piaf è così importante nel paesaggio sonoro parigino da diventare all’atto pratico invisibile; è quindi la distanza che ci separa da Parigi ad averci paradossalmente dato l’opportunità di incontrarla davvero. L’avere sognato, concepito e realizzato il disco in Italia ha inoltre attenuato l’autocensura con cui inevitabilmente avremmo dovuto fare i conti se il progetto fosse nato in Francia. Per questo consideriamo Paris-Piaf un pariginissimo disco italiano.” L’intenzione era quella di fare ciò che, una volta, si definiva «un disco». Pur nella varietà delle canzoni selezionate, l’obiettivo è stato conferire loro un’unità vocale, timbrica e sonora, instillando all’insieme un’energia nuova. Scegliere il pianoforte per arrangiare queste pietre miliari della canzone francese, scritte all’epoca per piccole orchestre, ha indirizzato il lavoro verso una ricerca della massima spontaneità, comunque frutto di un importante lavoro di rielaborazione. I musicisti hanno cercato quello che in francese si dice la corde, ovvero ciò che rimane di un oggetto quando il superfluo è stato rimosso, e brani come Les Mots d’amour, Paris o Milord sono particolarmente rappresentativi di questa operazione, che insieme alla minimale veste grafica del disco permette di mantenere quell’«aerodinamismo» che si esprime anche nella breve durata dell’album.
Il titolo Paris-Piaf (e non Piaf-Paris) vuole sottolineare come al centro del progetto ci sia Parigi, con le sue innumerevoli sfaccettature. A esserne «protagonisti» sono infatti le vie della capitale, la sua atmosfera, i suoi mondi, i suoi popoli… Una Parigi métisse, un mosaico moderno che si rispecchia in quello composto dalle canzoni contenute nell’album, una raccolta di capolavori che a nostra conoscenza non ha precedenti.
“Prima di registrare le nostre nuove canzoni” proseguono Lauranne e Cyrille, “ci è però sembrato doveroso farci letteralmente attraversare dai più bei testi della letteratura musicale popolare del secolo scorso, l’età dell’oro della canzone francese che, oltre a quella di Édith Piaf, ha visto brillare le voci di molti degli uomini che hanno attraversato la sua vita, in particolare Yves Montand e Charles Aznavour. Questo disco non è però rivolto al passato: semplicemente, l’attualità espressiva di Édith Piaf ci ha consentito di parlare della nostra Parigi osservata da un punto di vista privilegiato. Abbiamo voluto assorbire questo patrimonio, così da poterlo capire per poi lasciarcelo alle spalle e proseguire verso altre direzioni, sistemando in un certo senso i conti con quel retaggio. Negli ultimi due anni abbiamo formato una sorta di coppia aperta insieme a Édith Piaf. Ma è stato con la consapevolezza dell’espressione senza compromessi che ha caratterizzato la sua arte che ci siamo sentiti liberi di tradirla, perché la totale fedeltà avrebbe portato a un’imitazione talmente banale da significare un’imperdonabile mancanza di rispetto. Anzi, un autentico tradimento.”
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VANESSA TAGLIABUE YORKE - DIVERSO LONTANO INCOMPRENSIBILE

Diverso Lontano Incomprensibile è il nuovo album di Vanessa Tagliabue Yorke, in uscita il 4 settembre per Artesuono (distribuzione IRD). Un disco che giunge a coronamento di anni di studio e perfezionamento, una dichiarazione molto forte da parte della cantante, che è autrice della maggior parte delle musiche, dei testi e degli arrangiamenti. Vanessa ha cercato in tutti i modi di eludere una certa idea di armonia, traendo ispirazione dalla musica orientale e mediorientale, dalla musica spettrale francese del Novecento e in parte dal free jazz. Le diverse lingue in cui ha cantato consentono alla sua ricerca timbrica di svilupparsi verso idiomi diversificati che contengono un diverso approccio ritmico e melodico, accenti e intenzioni diverse da quelle consuete. A fianco di una formazione più propriamente jazz composta da Francesco Bearzatti al clarinetto, Paolo Birro al pianoforte, Enrico Terragnoli alla chitarra elettrica, banjo e podofono, Salvatore Maiore al violoncello e contrabbasso, Giovanni Maier al contrabbasso e Michele Rabbia alla batteria si affiancano musicisti di formazione classica come Laura Masotto al violino, Stefano Menato al clarinetto secondo e Cmelody sax, Eva Impellizzeri alla viola e Leonardo Sapere al violoncello. È la stessa Vanessa che racconta come nasce Diverso Lontano Incomprensibile: “Diverso è chi non reitera la forma e le consuetudini della società in cui si trova, Lontano è chi sente la sproporzione tra il luogo in cui si trova e l'altrove, Incomprensibile è tutto ciò che non abbiamo ancora sognato. In questo lavoro io ho interiorizzato tutte le meraviglie che man mano scoprivo cercando tra culture e dimensioni che mi affascinano e che sembrassero lontane da quello che vedevo e sentivo attorno a me.  La ricchezza timbrica e fonetica, ritmica e sintattica del mio linguaggio musicale si arricchisce e si rinnova incorporando i suoni delle altre lingue in cui canto. Nella musica araba, la parola del poeta che viene musicata dal compositore e poi interpretata da chi canta, vive in una dimensione tutta al servizio del significato, per consentire all'ascoltatore di raggiungere il Tarab, un luogo di estasi e in qualche modo anche di sogno e quindi, appunto, di reciproca comprensione tra chi canta e chi ascolta, in una profonda compenetrazione emotiva. La mia immaginazione musicale, sottoposta al paesaggio sonoro e immersa nel canto degli uccelli, come guida ultraterrena che già contiene e svela il mondo, si è scatenata talvolta, verso linee melodiche prive di testo. Con riferimento alla straordinaria lezione di Olivier Messiaen, che mi ha influenzato, e all'esperienza dei grandi compositori del Novecento a cui mi sono ispirata che sono Claude Debussy, Alexander Scriabin, Bix Beiderbecke e Gerard Grisey su tutti, sono scaturiti brani sinuosi e dissonanti e gli arrangiamenti orchestrali a sostegno di tutte le mie suggestioni giavanesi, thailandesi e vietnamite. Ho cercato un altrove rispetto a quello che conosco e che mi circonda oggi. Non si tratta di una alternativa al genere che canto io di solito, mi piace il jazz delle origini perché ha saputo attingere dalla musicalità africana come da quella orientale, dalla musica dei compositori europei come dalle culture tradizionali. Mi piace il jazz delle origini perché è politematico, mi piace perché chi canta pensa a quello che sta dicendo e la parola non è un ostacolo alla musica, anzi è un trampolino per rinnovare il fraseggio. In questo senso io ho fatto un disco tradizionale, però è Diverso, Lontano e Incomprensibile.

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EMANUELE PRIMAVERA QUINTET - ABOVE THE BELOW
“Above the below” di Emanuele Primavera è un’opera potente come la sua Sicilia.
Isola forgiata dalla lava incandescente che emerge grazie all’intensità della musica.
Paolo Fresu
 
Il batterista siciliano Emanuele Primavera pubblica il secondo album “Above the Below” per Abeat. il disco verrà presentato dal vivo il 23 settembre presso l'Anfiteatro Le Ciminiere a Catania per la Catania Jazz Marathon. L’album, registrato con un quintetto di giovani talenti del jazz italiano come Alessandro Presti alla tromba, Alessandro Lanzoni al pianoforte, Nicola Caminiti al sax alto e Carmelo Venuto al contrabbasso, contiene 9 composizioni originali a firma del leader pensate appositamente per questa formazione. Le composizioni hanno quindi assunto la forma definitiva grazie all’assiduo lavoro svolto dal gruppo assieme ormai dal 2017 anche attraverso diversi concerti. Si tratta di un lavoro molto sentito, frutto di anni di ricerca stilistica: una traduzione pura e vivida dei propri sentimenti più contrastanti in note, nel rispetto totale della peculiarità di ogni musicista che affianca Primavera e riesce a vivere la musica con particolare empatia. È un progetto che marca una forte evoluzione artistica di Primavera: da una parte ci sono le sue radici, e i ragazzi che condividono il progetto sono legati a parti importanti della sua vita artistica e umana.  Dall’altra parte risponde al bisogno sempre più forte di dare un seguito al discorso compositivo iniziato con il disco ”Replace” .    
 
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Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio
È il nuovo album di Teho Teardo in uscita venerdì 6 marzo 2020
videoclip del brano Systehme de Mr. Kirngerger

Esce venerdì 6 marzo il nuovo album di Teho Teardo dal titolo Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio, a cui seguirà anche un tour che è stato rinviato ad aprile a causa dei provvedimenti restrittivi del decreto ministeriale. Le nuove date sono: 14 aprile allo Spazio Alfieri di Firenze, 15 aprile al Circolo della Musica di Rivoli (Torino), 16 aprile al Bronson di Ravenna, 17 aprile all’Argo 16 di Mestre (Ve) e il 18 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Prossimamente, verranno comunicate anche le date di Roma e Genova. Questo nuovo lavoro di Teardo è interamente ispirato alla musica contenuta nelle pagine di uno dei testi iconici del ‘700, l'Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, la cui copia originale è custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha prodotto e commissionato l’album. E’ la prima volta che la Fondazione produce un’opera musicale. In Ellipses dans l’harmonie non c’è solo un omaggio all’Encyclopédie, ma anche una connessione politica con lo spirito dell’Illuminismo che ha guidato la genesi dell’opera e l’attuale necessità di luce davanti ai nuovi oscurantismi. Nella metà del 1700 - dichiara Teho Teardo - quando l’Encyclopèdie venne pubblicata divenne il testo cardine dell’Illuminismo, dovette lottare contro la chiesa e la sua censura, ma ebbe un impatto tale sulla società fino a contribuire alla Rivoluzione Francese. La mia connessione con questo testo, quindi, non è solamente artistica, c’è anche un aspetto politico: dopo circa tre secoli questa pubblicazione è ancora qui. Mi domando se anche noi saremo qui fra trecento anni perché la nostra è un’epoca caratterizzata da nuovi oscurantismi. L’Encyclopedie non rappresenta, quindi, un documento da museo ma il testimone che necessariamente deve passare da una generazione alla successiva, per continuare a immaginare mondi migliori. In questo progetto, l’archivio della Fondazione diventa protagonista del processo creativo, esempio di come si possa generare novità partendo dal passato. Teho Teardo narra qui in musica i percorsi e le storie che attraversano le pagine dell’Encyclopédie, riscoprendone il significato politico e il racconto segreto. Necessitiamo di più luce in questo momento - continua Teardo -, vorrei potessimo recuperare una parte dello spirito illuminista  per affrontare la nostra contemporaneità. Sarebbe un atto politico e sarebbe rivoluzionario. Alle origini dell’impresa culturale dell’Encyclopédie vi sono tre radici: la memoria, la ragione e l’immaginazione. Sono tre dimensioni che richiamano l’attenzione su altrettante necessità che ci interrogano ancora oggi: conoscere il passato per capire le origini dei problemi con cui oggi ci confrontiamo; esercitare la critica razionale per orientarci nella realtà senza rifugiarsi nello smarrimento di fronte alle sfide complesse che ci pone; continuare a pensare equilibri differenti per voler progettare un mondo diverso. Edito da Specula Records, Ellipses dans l’harmonie - Lumi nel buio è una produzione originale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli con la collaborazione di CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli-Venezia Giulia. Attualmente Teho Teardo è nuovamente impegnato al fianco di Enda Walsh nella scrittura delle musiche per Medicine, il nuovo spettacolo del drammaturgo irlandese (già noto per aver scritto “Lazarus” con David Bowie ma anche il film “Hunger” di Steve Mc Queen), e sta scrivendo le musiche per un film della regista Ildikó Enyedi, Orso d’Oro a Berlino 2017.
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For Mario (Live): l’album di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi

Esce venerdì 22 maggio 2020, per l’etichetta Accidental Records e solo in digitale, l’album “For Mario (live)” di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi. Registrato dal vivo durante il tour del 2016, l’album è interamente dedicato a Mario Guidi, manager e amico di Enrico Rava, nonché padre di Giovanni. Enrico Rava è un protagonista fondamentale del jazz europeo fin dagli anni ’60, trombettista di immensa fluidità ed esperienza, mentre Giovanni Guidi è un pianista talentuoso e incredibilmente istintivo della scena jazz italiana. Entrambi sono artisti dell’etichetta discografica ECM Records. L’approccio innovativo al campionamento e all’elettronica del compositore britannico, nonché pioniere della musica elettronica Matthew Herbert, che interpreta e risponde in maniera istintiva alle improvvisazioni dei suoi colleghi, crea una dimensione che porta il trio in un territorio ancora inesplorato e affascinante. Una performance nata dal connubio tra jazz acustico e musica elettronica, che riafferma l’abilità di tre musicisti di generazioni e contesti differenti a spingersi oltre e sondare nuovi territori musicali, creando uno stile giocosamente progressivo e sempre stimolante. Inizialmente - afferma Herbert - ero intimidito dall’idea di fondere l’elettronica, tipicamente inflessibile, e la rigidità della computer music allo stile fluido e libero di musicisti del loro calibro. Ci siamo venuti incontro registrando centinaia di campionamenti di Giovanni e Enrico mentre suonavano rispettivamente pianoforte e flicorno; i campionamenti sono diventati le basi per ogni suono che ho elaborato/manipolato/suonato. In questo modo, quello che si ascolta è una specie di quartetto, con i due musicisti acustici che improvvisano sui loro stessi campionamenti registrati precedentemente. Io mi trovo al centro, a trasformare i campionamenti in una sorta di sezione ritmica e manipolarne il tessuto musicale, mentre Hugh aggiunge al tutto uno strato di campionamento in presa diretta. Il trio si esibisce sporadicamente dal vivo dal 2016, grazie a una richiesta – inizialmente una tantum - pervenuta dal Nylon Festival di Vercelli. Da allora, ha suonato in molte occasioni, tra le quali al London Jazz Festival, al Roma Jazz Festival, al Pomigliano Jazz, al Jazz Milano e in vari locali e festival in tutta Europa. Questa raccolta di registrazioni live è tratta da diverse esibizioni del trio in Italia e ne segue l’esplorazione creativa in evoluzione. I tre sono accompagnati - in alcuni movimenti - dal musicista di elettronica e costruttore di strumenti Hugh Jones, mentre la grafica del disco è affidata alla pittrice britannica Daisy Parris. L’album è dedicato alla memoria di Mario Guidi, papà di Giovanni nonché manager e amico fraterno di Enrico Rava per più di trent’anni. Mario era presente in tutti in concerti registrati e, purtroppo, è venuto a mancare recentemente.  “Musica solenne e molto originale. L’effetto…catartico, esprime rabbia, tragicità e al tempo stesso bellezza e profonda armonia.” London Jazz News. “Una sinfonia trascendentale dei suoni  industriali “catturati” di Herbert, in cui riecheggiano nostalgici accenni spettrali a colonne sonore di film (da Lalo  Schifrin a Nino Rota), era dello swing, musica classica contemporanea, e sprazzi di flicorno in stile Miles Davis. È stato spettacolare e il meglio che si potesse avere nel weekend finale del festival.” Jazzwise
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SERGIO ARMAROLI TRIO PLUS CARTOON - TRIOPLUSTRIO
Prosegue la collaborazione tra il compositore e vibrafonista Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Giovedì 31 ottobre esce infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe D igital, "TrioPlusTrio".  Nei sei brani originali si alternano e si confrontano due formazioni in trio. Nella sua formazione, Sergio Armaroli è affiancato dal trombonista Giancarlo Schiaffini, musicista e compositore che ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60, membro dell’Italian Instabile Orchestra e collaboratore, tra gli altri, di John Cage, Dennis Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi, e dal violoncellista Walter Prati, compositore ed esecutore da sempre orientato verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, che ha collaborato con, spaziando tra i generi, Evan Parker, Thurston Moore (Sonic Youth), Robert Wyatt. Il trio Cartoon è formato, inve ce, dal batterista e percussionista Roger Turner, una delle voci storiche più autorevoli della libera improvvisazione inglese, che ha lavorato con Annette Peacock, Phil Minton, Cecil Taylor,  Masahiko Satoh, Charles Gayle, Lol Coxhill suonando in giro per il mondo da Sydney a New York, da Tokyo all'Artico, dal sassofonista e clarinettista Chris Biscoe, che si divide tra Inghilterra e USA e ha collaborato con George Russell, Mike Westbrook, Chris McGregor, Kenny Wheeler, Han Bennink, Evan Parker e molti altri, e dal contrabbassista John Pope, improvvisatore e compositore che spazia tra jazz, funk, rock e pop e ha suonato con Mick Beck, Rhodri Davies, Greg Spero, Field Music, Anton Hunter, Mariam Rezai, Ed Carter e tanti altri. Da sempre la poetica di Sergio Armaroli abbraccia molteplici ambiti espressivi alla costante ricerca di un’unità dell'esperienza. Per la prima volta utilizza il "vibrafono preparato", una novità nel suo percorso di ricerca con un approccio musique concrète, nel tentativo di uscire dall'accordatura temperata dello strumento e dal suo timbro "troppo" puro verso per una trasformazione spettrale e verso modelli sonori divergenti. Il disco si apre con un brano dei tre jazzisti britannici e si chiude con il trio italiano. Nel mezzo quattro pezzi nel quale i sei musicisti si confrontano, per la prima volta insieme, improvvisando negli studi "Il pollaio" di Ronco Biellese con la supervisione del sound engineer Piergiorgio Miotto. Da sottolineare l'apporto anche poetico di Roberto Masotti, celebrato fotografo di musiche, ideatore del libretto dedicato agli oggetti di questa musica preparata: "oggetti d'affezione per una musica preparata e altra." Sergio Armaroli si dichiara pittore, percussionista concreto, poeta frammentario e artista sonoro oltre a fondare il proprio operare all'interno del "linguaggio del jazz" e dell'improvvisazione come "estensione del concetto di arte". Concentrato su una scrittura diffusa, consapevole di essere produttore "di-segni", dove l'invenzione verbale è "gesto poetico", nella vita è costretto ad uno sforzo pedagogico costante (www.sergioarmaroli.com). Con l’etichetta Dodicilune ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il qu artetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati e "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018).

SERGIO ARMAROLI - BILLY LESTER - MEETING FOR TWO
Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digi tal, "Meeting for two", nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen.  Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha s viluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suonare il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Que llo del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente sperimentale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perfezionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. E' fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola St ranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, "Early Alchemy", un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Prosegue la collaborazione tra Sergio Armaroli e l'etichetta salentina Dodicilune. Lunedì 2 marzo esce, infatti, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, "Meeting for two" nel quale il compositore e vibrafonista torna a incontrare il pianista statunitense Billy Lester. Il disco propone nove brani originali, due di Armaroli ("Billy is with Me" e "Meeting for Two"), sei di Lester ("G minor Jazz", "Grasshoper's Holiday", "High Line", "Out Of Gs and As", "Peachfuzz Parade" e "Peterson L"), uno cofirmato ("Not Easy - to Love") e le cover di "Billie's Bounce" di Charlie Parker e "Darn That Dream" di Jimmy Van Heusen. Nato a Yonkers (New York), dove vive e insegna, Billy Lester è un improvvisatore senza restrizioni, istintivamente lirico, che crea composizioni originali sulle strutture armoniche dei classici americani. Lester come il suo mentore Sal Mosca, uno degli allievi più acclamati di Lennie Tristano, ha sviluppato la sua arte quasi in privato, un giovane prodigio che ha iniziato a suona re il piano all'età di quattro anni, per poi diplomarsi alla prestigiosa Manhattan School of Music. Affascinato dai grandi compositori e musicisti (Kern, Gershwin, Rodgers, Hart, Porter, Berlin, Mercer, Arlen, Powell, Tatum, Parker, Christian, Eldridge, Louis Armstrong e Lester Young) si avvicina giovanissimo al jazz. Dopo aver insegnato per decenni nella sua città natale, dedicando molto tempo alla sua famiglia, superati i cinquant’anni, con i figli cresciuti, ha sentito la voglia e la necessità di esibirsi in pubblico trovando la cosa sorprendentemente gratificante. Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Quello del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente speriment ale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio G.Verdi di Milano. Si è perferzionato all'Accademia della Fondazione A.Toscanini di Parma e presso l'Accademia del Teatro Alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. È fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola Stranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, Early Alchemy, un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Con l’etichetta Dodicilune, Armaroli ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed e lettronica), "Micro and More Exercises" con Giancarlo Schiaffini (2016), "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati, "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018), "TrioPlusTrio" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Roger Turner, Chris Biscoe e John Pope.

MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». Contrabbassista, bassista elettrico e arrangiatore, Manuele Montanari si diploma nel 2008 in contrabbasso al Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro. Parallelamente frequenta corsi di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Massimo Morganti. Nel mese di luglio 2006 partecipa ai seminari di “Umbria Jazz” e ottiene una borsa di studio per il “Berklee College of Music“  di Boston, qui studia con Dave Clark, Dave Weigert, Esperanza Spalding, Barry Smith, Mitch Haupers, Paul Elmen. Nel mese di ottobre 2008 è in finale nella Categoria Jazz al concorso di contrabbasso “Enfly Bass ‘08” tenutasi a Parigi. Partecipa a seminari di improvvisazione e musica d’insieme tenuti da Kenny Wheeler, Fabio Zeppetella, Maurizio Giammarco e Larry Grenadier. Nel 2010/11 entra nella band di Raphael Gualazzi per il “Reality and Fantasy Tour”, tenendo importanti concerti in Italia, Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Nel 2012 frequenta la Masterclass in Arrangiamento e Orchestrazione tenuta dal M° Gian Marco Gualandi, nell'ambito dei "Corsi Estivi di Alto Perfezionamento", organizzati dalla scuola Dante Alighieri di Bertinoro (FC). Nel 2012 si diploma in "Arrangiamento Jazz" al Conservatorio “G. Rossini “ di Pesaro sotto la guida dei Maestri Bruno Tommaso, Gianmarco Gualandi e Stefania Tallini. Nel 2013 incide l’album “On The A Train”, con l’orchestra jazz "Bad Gang Big Band", interamente dedicato alla musica di Duke Ellington. L’album è edito dall' etichetta “Notami Jazz”. Con la stessa formazione tiene anche alcuni concerti in Portogallo. Nel 2014 incide l’album “Going Nowhere”, del giovane sassofonista e compositore Milo Lombardi (www.milolombardi.com). Nel 2017 esce "In a Few Minutes", l'album che lo vede coinvolto nei ruoli di contrabbassista, compositore e arrangiatore, insieme al chitarrista Diego Donati. L'album è edito per l'etichetta "Notami Jazz". Nel 2019 incide l’album “Jazzy Mike Around the World” del trombettista Michele Samory, edito da “Alman Music/Cose Sonore”.  Ha suonato con Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Raphael Gualazzi, Massimo Manzi, Massimo Morganti, Fabio Petretti, Stefano Paolini, Andrea Marcelli, Rossano Emili, Simone La Maida, Samuele Garofoli, Massimiliano Rocchetta, Emilio Marinelli.

ROBERTO OTTAVIANO EXTENDED LOVE & ETERNAL LOVE - RESONANCE & RHAPSODIES
Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Dopo "Un Dio Clandestino" (2008), "Arcthetics. Soffio Primitivo" (2013), "Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy" (2014), "Astrolabio" (2015), "Sideralis" (2017, disco dell’anno per Top Jazz, referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) ed "Eternal Love" (2018), martedì 1 settembre esce "Resonance & Rhapsodies". Un doppio album - sostenuto da Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) - e distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital - nel quale il musicista e compositore è affiancato in "Rhapsodies" dal quartetto "Eternal Love" composto da Marco Colonna (clarinetti), Giorgio Pacorig (piano, rodhes), Giovanni Maier (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria) ampliato, nel primo cd "Resonance" dall'Extended Love con la presenza anche di Alexander Hawkins (piano), Danilo Gallo (contrabbasso e basso acustico) e Hamid Drake (batteria). La presentazione ufficiale del disco, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dalla Casa del jazz (martedì 1 settembre ore 21 - ingresso 15 - prevendite su TicketOne) alla Casa del Jazz in Viale di Porta Ardeatina 55 a Roma. «I miei ultimi lavori, “Sideralis” ed “Eternal Love”, apparentemente antitetici sul piano estetico giacché più aleatorio e proiettato verso una dimensione cosmica il primo, mentre più terrigno e radicato in un solco tracciato da una tangibile umanità il secondo, erano in realtà uniti da una attenzione spirituale presente in tutta la mia concezione ed il mio approccio all’esperienza musicale», sottolinea Ottaviano. «Questa sorta di 'Spiritual Unity' contraddistingue di conseguenza anche il nuovo lavoro, che prosegue nell’affermazione di un duplice piano di riflessione ed elaborazione. Il doppio disco intende infatti muov ersi in un complesso universo che include da una parte memorie recondite e dall'altra esperienze dirette tradotte musicalmente, entrambe componenti di un unico nucleo vitale che guarda in due direzioni speculari, esterno ed interno. Le memorie recondite contenute in "Resonance", in parte lascerebbero pensare ad un omaggio ad Ornette Coleman, sebbene il doppio quartetto solo nominalmente richiama la produzione del musicista Texano tant’è che oltre una evidente distanza estetica dal suo Free Jazz, anche l’organico si differenzia presentando qui la rarità costituita dalla presenza di due pianisti che agiscono simultaneamente», continua il sassofonista. «A tutti gli effetti c'è qualcosa di più sostanziale in questo capitolo del doppio cd. Lo spazio sonoro è incentrato su di una specie di “sospensione temporale” introspettiva, e la mappa delle composizioni, come in Sideralis, è focalizzata sul disegno dei grooves e delle tracce orbitali che si muovono intorno agli stimoli tematici. Le potenzialità di intreccio e interscambio tra i singoli musicisti ed i moduli che ne possono scaturire fanno il resto. Qui ne vengono sviluppate solo alcune rispetto a quelle che in una situazione live potrebbero ulteriormente concretizzarsi. Se Sideralis era uno sguardo verso spazi interstellari, in Resonance è come se il cosmo su cui si fissa l’attenzione è quello interiore, altrettanto infinito», prosegue. «Rhapsodies, per contrasto e completezza, si riallaccia al primo Eternal Love, raccogliendone grazie ad un paio d’anni di attività concertistica, la messa a fuoco di ispirazioni, dinamiche ritmico-melodiche, improvvisative e di interplay generale che ci appartengono e che nell’insieme caratterizzandoci attraverso un “suono”, diventano un documento identitario. Nella scrittura originale condivisa da tutti musicisti, rinveniamo amori comuni tra cui Monk, Misha Mengelberg, Herbie Nichols, Paul Motian, l’Africa, un certo disincanto umoristico al fianc o di una preghiera laica e solenne che permea tutto il lavoro. Ma cosa più importante, si pone l'accento sulla testimonianza artistica come finestra espressiva su di un mondo che ci riguarda e dal quale per le sue immani  tragedie e la sua bellezza struggente non possiamo astrarci. Resonance & Rhapsodies rappresenta luoghi immaginari e concreti di una cartografia esplorativa, disegnata da Eternal Love qui anche in versione estesa al Doppio Quartetto, che definisce l’osmosi più pura tra individuo e collettivo, micro e macrocosmo, senso di continuità oltre il temporale». Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano (Bari, 21 dicembre 1957) ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei a cavallo tra diverse generazioni. A cinque anni prende lezioni di clarinetto al Conservatorio “Niccolò Picci nni” di Bari poi studia sassofono classico a Perugia con Federico Mondelci, armonia e composizione classica con Walter Boncompagni, Giacomo Manzoni e Luigi Nono. Un fortuito incontro con Steve Lacy lo spinge ad approfondire lo studio del sax soprano. In America studia composizione jazz e arrangiamento con Ran Blake, Bill Russo, George Russell collaborando con Buck Clayton, Ernie Wilkins, Benny Bailey, Sal Nistico; poi è membro dell'orchestra di Andrea Centazzo, collabora con Gianluigi Trovesi, Theo Jörgensmann, Franz Koglmann, Carlo Actis Dato, Radu Malfatti, Carlos Zingaro, Franz Koglmann, Georg Gräwe, Ran Blake, Tiziana Ghiglioni. Nel 1983 pubblica il suo primo album ("Aspects") con Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu, Carlo Actis Dato. Nel 1986 costituisce un quartetto con Arrigo Cappellatti. Nel 1988 fonda l'ensemble di ottoni "Six Mobilies", nel 1988 incide un omaggio a Charles Mingus (Mingus - portraits in six colours ), nel 1990 incide "Items from the old earth". Dal 1979 collabora con numerosi musicisti jazz come Dizzy Gillespie, Art Farmer, Mal Waldron, Albert Mangelsdorff, Chet Baker, Enrico Rava, Barre Phillips, Keith Tippett, Steve Swallow, Irene Schweizer, Kenny Wheeler, Henry Texier, Paul Bley, Aldo Romano, Myra Sant'agnello, Tony Oxley, Misha Mengelberg, Han Bennink, Mario Schiano, Trilok Gurtu, Samulnori, Pierre Favre. Suona in moltissimi jazz festival europei e americani. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Yugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Da didatta ha tenuto corsi a Woodstock N.Y., nei conservatori di Città del Messico, Vienna, Groningen, presso le istituzioni culturali di Urbino, Cagliari, Firenze, Roma, Siracusa. Ha fondato il corso Musica Jazz nel Cons ervatorio Niccolò Piccinni di Bari e di cui è coordinatore da quasi 30 anni. È autore del libro, "Il sax: lo strumento, la storia, le tecniche” (Muzzio editore, 1989).

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano». Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composi zione Corale, Vincenzo Caruso vanta una lunga collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro interagendo con Direttori di Orchestra di fama internazionale. Parallelamente alla sua carriera di stampo "accademico" coltiva la sua passione per la forma canzone, cercando sempre un linguaggio musicale libero dalle mode.  La scrittrice Pina Varriale ha pubblicato numerosi romanzi per diverse case editrici tra cui Piemme, Mondadori, Einaudi, Giunti. Con “Ragazzi di camorra” ha vinto moltissimi premi, tra cui il Bancarellino 2008, il Premio Paolo Ungari Unicef 2007, il Premio Cento 2008 e il Premio Unesco 2008 ex-aequo con ‘Gomorra’ di Roberto Saviano. Nel 2018 ha pubblicato il saggio “Salvador Dalì, Dalì alchimie di un genio” edito da Ciesse. Annalisa Madonna fin da bambina studia pianoforte e canto. Firma il primo contratto discografico a 19 anni per la C.N.I Music come vocalist della band Vox Populi. Nel 2003 il singolo "Bailando Bailando" è in vetta alle classifiche italiane rientrando nella compilation del FestivalBar Blu e come spot tv ufficiale della patatine Pringles. E ancora nel 2003 duetta al Teatro Augusteo con l'artista israeliana Noa. Nel 2009 diventa vocalist trasformista della band Katangoo per l'album “Ida y vuelta”. Nel 2013 debutta a Broadway al teatro New York city center con lo spettacolo T'Ammore di cui è coautrice di testi e musiche. Nel 2015 forma i “Gatos do mar”, in duo con Gianluca Rovinello e pubblica l’album "La Zattera" per arpa e voce. Nel 2017 forma le “Sesèmamà”, quartetto al femminile e pubblicano il loro primo album omonimo nel Marzo 2018.

FRANCESCO CALIGIURI ORCHESTRA - ARCAICO MARE
Dopo "Olimpo" e "Renaissance" prosegue con "Arcaico Mare" la collaborazione tra Francesco Caligiuri e l'etichetta Dodicilune. Venerdì 25 settembre - distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital - esce infatti il nuovo disco del compositore, arrangiatore e polistrumentista calabrese (sax soprano, sax baritono, clarinetto e flauto dolce) affiancato da un'orchestra composta da Luigi Paese (tromba e flicorno), Paolo Bennardo (tromba), Giuseppe Oliveto (trombone e se ashell), Gianluca Bennardo (trombone), Mario Gallo (tuba), Giuseppe Santelli (pianoforte), Carlo Cimino (contrabbasso), Francesco Montebello (batteria) con le voci di Federica Perre e Alessandro Castriota Scanderbeg. Francesco Caligiuri, tra i più attivi giovani musicisti della scena jazz italiana, vanta già molte produzioni e collaborazioni con esibizioni in numerosi festival. Proprio da un concerto al Roccella Jazz Festival nasce il progetto “Arcaico Mare”. La Calabria è al centro del mare Mediterraneo: il mare più antico e arcaico del mondo. Il Mediterraneo è stato il progenitore e la culla di tutte le culture che hanno creato la storia della musica occidentale nel corso dei secoli ma a sua volta anche un contenitore di musiche provenienti da popolazioni e xtraeuropee ed in particolare dall’America e dalla cultura jazzistica. Dalla musica norrena ("Völuspà") e tradizionale ("God Rest Ye Merry Gentleman"), alle canzoni "Fly Me To The Moon" di Bart Howard e "Natur boy" di Eden Ahbez, dalla "hit" natalizia "Carols of the Bells" di Peter Wilhousky a due intramontabili standard di Charles Mingus ("Self Portrait in Three Colours" e "Nostalgia in Time Square"), da "La Follia", inno del Comune di Roccella firmato da George Russell, musicista jazz, compositore, direttore d’orchestra e teorico  statunitense, scomparso nel 2009, fino alle composizioni di Paolo Damiani e Gianluigi Trovesi ("Roccellanea") e dello stesso Caligiuri ("Rupella Antica"), il sassofonista e la sua orchestra propon gono una «rappresentazione sonica di un luogo che come nessun altro è stato culla, crocevia», sottolinea il critico e storico della musica Vincenzo Martorella.  Cosentino, classe 1991, Francesco Caligiuri si è diplomato in sassofono al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, per poi avviarsi allo studio delle tecniche di arrangiamento, composizione e improvvisazione jazz. Predilige il sax baritono, e partecipa attivamente a diverse formazioni cameristiche, classiche e jazz, vantando anche ruoli di primo nell’Orchestra di fiati della Provincia di Cosenza. Dal 2014 suona nel progetto Cypriana di Nicola Pisani. Si è perfezionato, tra gli altri, con Michel Godard, Marco  Sanninni, Paolo Damiani, Matt  Brewer, Miguel  Zenon, Ben  Wendel, Logan  Richardson, Franco  D’Andrea, Marcello Piras. Dopo l'esordio in  solo con "Olimpo" (2017), un lav oro delicato, introspettivo eppure avventuroso, e "Renaissance" (2019) in quintetto con Nicola Pisani (sax soprano), Michel Godard (tuba e serpentone), Luca Garlaschelli (contrabbasso) e Francesco Montebello (batteria), Arcaico Mare è il suo terzo lavoro discografico prodotto dall'etichetta salentina Dodicilune.

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Il trio dei sogni per “Uneven”, decimo album di Stefania Tallini

Il suo primo album “Etoile” sembrava già presagire la sua grande carriera: Stefania Tallini è oramai una stella del jazz italiano. Amata e scelta per collaborazioni da grandi musicisti come Guinga, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Gabriel Grossi, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, l’affascinante pianista e compositrice ha saputo esprimere il suo talento in diversi percorsi stilistici, dalla classica, al jazz, alla musica popolare brasiliana sia con progetti in “solo”, sia alla guida di ensemble su grandi palchi del panorama mondiale, portando le sue composizioni anche in ambito cinematografico e teatrale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Mariangela Melato e Michele Placido. Venerdì 24 gennaio esce il suo decimo album da leader “Uneven”, che si aggiunge a una lunga discografia di pregevoli collaborazioni. Prodotto dall’etichetta discografica AlfaMusic, il nuovo disco mostra una svolta energetica andando a raccontare una personalità istintiva ed emozionale in grado di firmare pagine di raffinata maestria compositiva. Stefania Tallini: “Questo disco rappresenta una tappa molto importante, che è, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza - così come lo è sempre ogni obiettivo raggiunto - di un percorso musicale che sento continuamente in movimento. UNEVEN ha diversi significati: irregolare, asimmetrico, non allineato, dispari, disuguale, che sicuramente rappresentano gli aspetti che più caratterizzano le mie composizioni degli ultimi anni. Questa parola inglese è quindi l’espressione di qualcosa di inatteso, di inaspettato, che rimanda ad un carattere di imprevedibilità, appunto, che è proprio ciò che amo nella musica e nella vita.” Dall’affascinante “Nell’intramente” alla sferzante titletrack, nell’album c’è il grande amore di Stefania Tallini per il suo strumento, il pianoforte, e un’urgenza di “parlare” al mondo attraverso la sua musica. Per questa nuova avventura discografica ha voluto con sè quello che ha scoperto essere il “trio dei suoi sogni”: a completare la line up del disco due grandissimi artisti del jazz internazionale. Il batterista statunitense Gregory Hutchinson, definito da Jazz Magazine the drummer of his generation è difatti una delle figure più richieste nel panorama mondiale, che ha collaborato (e collabora) con nomi illustri come Dianne Reeves, Wynton Marsalis, John Scofield, Roy Hargrove, Diana Krall, Joshua Redman, Christian McBride e Maria Schneider. Tra i migliori contrabbassisti Europei, Matteo Bortone è un raffinato strumentista e compositore, vincitore del Top Jazz 2015, che vanta collaborazioni con Kurt Rosenwinkel, Ben Wendel, Tigran Hamasyan, Ralph Alessi e Roberto Gatto. “L’imprevedibilità, la sorpresa di percorrere insieme nuove vie, l’esplorazione di diverse soluzioni possibili attraverso una libertà totale nel pensare la musica, il senso del gioco unitamente ad una fantasia viva, mi danno la misura di quanto questo sia il trio dei miei sogni, il cui profondo respiro artistico è ciò che libera la mia musica facendola volare in alto. “ La tracklist vede 10 brani originali composti e arrangiati da Stefania Tallini, più un suo arrangiamento in solo di  uno degli standard più suadenti e affascinanti del songbook americano: “The nearness you”. A completare l’opera, l’omaggio al suo più amato compositore brasiliano che è Antonio Carlos Jobim, in una dolcissima versione di “Inùtìl Paisagem”. In scaletta: “A Twin Thought”, “Uneven”, “Il sogno”, “Le isole dei ciclopi”, “In the night”, “Bluesme”, “Nell’intramente”, “Inùtil paisagem”, “Triotango”, “Anna”, “In the cave”, “The nearness of you”.
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Dalla scena jazz newyorkese, il nuovo album di Martin Wind “White Noise” con due grandi icone della musica europea: Philip Catherine e Ack van Rooyen
11° disco del contrabbassista e compositore tedesco, da 25 anni sulla scena newyorkese. Edito dalla Laika Records, “White Noise” è inciso insieme a due grandi icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, ed il raffinato flicornista e trombettista Ack van Rooyen.

“Per me sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto. Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album, un’oasi sonora in cui si può godere la musica fino alla sua massima espressione.”
Martin Wind

E’ uscito il 28 agosto con l’etichetta tedesca Laika Records “White Noise” il nuovo album del contrabbassista e compositore Martin Wind. Originario di Flensburg, in Germania, da quasi 25 anni Wind si è affermato nella scena jazz di New York, dove vive, collaborando con grandi artisti come Pat Metheny, Sting, John Scofield, Toots Thielemans, Michael e Randy Brecker, Phil Woods, Hank Jones, Michel Legrand, Clark Terry, Slide Hampton, Vanguard Jazz Orchestra. Attivo siamo come compositore che come strumentista, ha pubblicato a suo nome 11 dischi, è autore e interprete di colonne sonore di celebri film ed è docente alla Facoltà di Jazz della New York University Steinhardt e alla Hofstra University di Long Island. Il precedente lavoro “Light Blue” (inciso con Anat Cohen, Ingrid Jensen, Maucha Adnet e Duduka DaFonseca) ha ricevuto le “four stars” su Downbeat Magazine, e Paquito D’Rivera ha definito “disgustosamente bello” il suo disco del 2014 “Turn out the Stars - music written or inspired by Bill Evans” inciso con un quartetto completato da Scott Robinson, Bill Cunliffe e Joe La Barbera, e con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana.  Per la registrazione del suo nuovo lavoro “White Noise” - disponibile anche nei principali digital stores e su Spotify, Martin Wind ha fortemente voluto l’incontro con due icone del jazz europeo: Philip Catherine, considerato dai critici il chitarrista più autorevole d'Europa dopo John McLaughlin, e l'olandese Ack van Rooyen, il cui timbro caldo e morbido su flicorno e tromba è l’inconfondibile marchio di fabbrica. Il concept del nuovo album segue il noto principio del “less is more”: “Il silenzio è diventato sempre più un lusso, con “White Noise” ho voluto creare un polo acustico opposto. Una sorta di oasi sonora in cui il pubblico può rilassarsi e godere la musica fino alla sua massima espressione”. I tre musicisti sono legati da una profonda amicizia, oltre che da una lunga collaborazione. “Per me, Philip e Ack sono tra i più grandi artisti melodici che il jazz abbia mai avuto.  Entrambi fanno davvero cantare i loro strumenti, ed è ciò che voglio dimostrare con questo album. A 17 anni, l’album "The Viking" di Philip insieme al bassista danese Niels-Henning Ørsted Pedersen è stata una rivelazione e mi ha influenzato per decenni. Lavorare con lui mi è sembrata una vera e propria “ricongiunzione”, il suo sound per me risuona davvero familiare". Il legame tra Wind e van Rooyen ha invece avuto origine nella Bundesjazzorchester (BuJazzO), dove si incontrarono come studente e insegnante. “Ack è ancora incredibilmente concentrato e riflessivo. In studio ogni sua singola nota è stata assolutamente perfetta. Con questo album ho voluto ricordare al pubblico la sua incredibile abilità e mostrare tutta la sua "divinità”, accanto ad una grande umiltà, dedizione alla musica e ad un raffinato senso dell'umorismo!” La titletrack "White Noise" è stata scritta da Martin Wind per i suoi due compagni. Con raffinati effetti di riverbero e distorsione sulla sua Gibson vintage, Catherine riesce a dare a questa composizione un carattere fluttuante. Così commenta il grande chitarrista belga: “Il brano, così come l'intero album, trasmette messaggi musicali chiari: è onesto, trasparente e, grazie alla sua semplicità, molto efficace. Martin è la quintessenza del groove e dell’interplay. Trasmette una costante sensazione di vicinanza, sia a livello ritmico che melodico." “White Noise” è stato registrato in Belgio, a Mechelen, in una splendida atmosfera come ricorda van Rooyen: “Gli studi non sono il mio posto preferito dove esprimermi al meglio, ma grazie ad un eccellente sound engineer e al feeling che si è creato con Martin e Philip, mi sono sentito davvero a mio agio. Loro sono musicisti che non devono dimostrare più nulla, ma continuano a suonare come se dovessero.” Oltre a standard come la meravigliosamente swing "Everything I Love" (Cole Porter) o "But Beautiful" (Jimmy van Heusen/Johnny Burke), nella tracklist del disco vi è la ballata di van Rooyen "Autumn Bugle", così come altre due composizioni di Martin Wind: “The Dream", dedicato al primo incontro con Pat Metheny nel 2003, dove hanno suonato per l’opening concert del festival "Jazz Baltica" di Kiel, e "A Genius and a Saint" dedicato al bassista Bob Bowen, amico e collega scomparso per un tragico incidente in bicicletta a New York City. Brani dal contenuto biografico e molto personale, che hanno affascinato sia Catherine che Van Rooyen. In Italia Martin Wind è stato ospite di molti festival nel trio della cantante e pianista Dena DeRose, con il pianista Bill Mays, nella band di Matt Wilson “Arts & Crafts” feat. Gary Versace e Ron Miles e con i pianisti Benny Green e Rita Marcotulli, ed ha registrato due album con Massimo Morganti. Insieme a Rita Marcotulli e Matt Wilson ha inciso un pregiato disco in vinile “The Very Thought Of You - Remembering Dewey Redman” che ha presentato alla Casa del Jazz: una produzione dall’etichetta Go4 Records nata da una idea di Ancona Jazz. E’ attivo anche in ambito classico, collaborando con diversi artisti tra cui il violoncellista e direttore d’orchestra Mstislav Rostopowitch, il violinista Guidon Kremer e i Christoph Eschenbach, Lalo Schifrin and Valery Gergiev. Negli ultimi 5 anni ha accompagnato grandi star mondiali, tra cui James Taylor, Aretha Franklin e Reneé Fleming, sul palco del prestigioso Kennedy Center Honors Galà.
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AMS Records pubblica il sorprendente tributo a Tony Joe White e Kris Kristofferson del grande rocker italiano. Sound analogico e grande energia per una autentica leggenda, disponibile in cd digipack e vinile bianco 
Good In Blues Vol. 1: il ritorno rock di Bobby Solo! 

BOBBY SOLO
Good In Blues Vol. 1
 AMS Records | BTF Vinyl Magic
4 tracce | 16.45 minuti 

"Ebbi il primo shock musicale a 14 anni: fu Elvis Presley con Jailhouse Rock e That's All Right Mama, che però era una cover di Arthur Big Boy Crudup. Per anni mi sono ispirato a Elvis. Poi, arrivato a un'età leggermente più matura, mi sono chiesto se Elvis aveva creato questo genere o se come me era stato ispirato da altri. Scoprii che quando aveva 10 anni era circondato da stazioni radio americane a Tupelo che suonavano blues, gospel, spiritual, bluegrass e country. Andai a cercare nelle varie biografie i cantanti ai quali lui si rifaceva, così mi sono innamorato del blues che ho alternato al rock. Anche suonare blues è stato molto importante, ho sempre avuto una buona tecnica ritmica, e siccome il blues è una scala pentatonica semplice l'ho fatta mia e adesso persino chitarristi molto più blasonati di me dicono che ho uno stile riconoscibile. Cristopher Bacco e AMS Records mi hanno dato la possibilità di uscire dallo stereotipo in cui sono piacevolmente imprigionato: mi fa piacere di avere un seguito di 40enni o 50enni ai quali i nonni hanno tramandato le mie canzoni melodiche, ma da Pesci ascendente Pesci non posso che esplorare pianeti musicali sempre nuovi". Bobby Solo, uno dei cantautori più prolifici e versatili che la scena rock italiana abbia mai partorito, continua a far parlare di sé dopo oltre 50 anni di inarrestabile carriera. Il suo ritorno sulle scene avviene con Good In Blues Vol. 1, un EP di 4 brani di cui tre rappresentano un sentito e appassionato tributo al leggendario Tony Joe White, scomparso il 24 ottobre 2018 all’età di 75 anni. Dai Foo Fighters a Bobby Solo: la schiera di amanti dell'indimenticabile Tony Joe White è assai nutrita, e Bobby ricorda: "Tony Joe White era un musicista e autore della Louisiana ispirato da Ode To Billie Joe di Bobbie Gentry. Innamoratosi del blues, collaborò anche con il grande Lightning Hopkins, le sue Polk Salad Annie e I've Got A Thing About You Baby furono cantate da Elvis, negli anni '80 scrisse Steamy Windows per Tina Turner che vendette milioni di copie. Quando Tina sentì la voce era convinta fosse di una persona di colore, io ebbi l'onore di conoscerlo e di presentarlo al Festival di Mendrisio una decina d'anni fa, fu emozionante e dialogammo molto. Sono felice di aver onorato la sua musica. Consiglio di recuperare il video di Tony con i Foo Fighters al David Letterman Show". Ai tre brani scelti dal repertorio di Tony Joe White - As The Crow Flies, uscita anche come singolo, (You're Gonna Look) Good in Blues e Backwoods Preacher Man - si aggiunge una cover di Why Me Lord di Kris Kristofferson. Good in Blues Vol. 1 è pubblicato nei formati CD digipack e in edizione limitata in vinile bianco 12" a 45 giri. Prodotto da Cristopher Bacco presso lo Studio 2 di Padova, con AMS Records in qualità di produttore esecutivo, è un lavoro realizzato in vecchio stile, con basso, batteria, chitarra e voce registrate in presa diretta; lo spirito live emerge dai solchi di questa release, che rivela un Bobby Solo appassionato e competente, voglioso di esplorare nuove atmosfere.
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HEITOR VILLA-LOBOS - Music for solo guitar
Esce per Digressione Music il nuovo disco di Antonio Rugolo con l’esecuzione di brani in prima mondiale. Disponibile in CD e in digitale

Antonio Rugolo, dopo aver vinto due Chitarre d’Oro nel 2014 e nel 2018 al Convegno Chitarristico Internazionale di Alessandria con i suoi due ultimi cd dedicati a due compositori pugliesi, Mauro Giuliani (1781-1829) e Guido Santórsola (1904-1994), presenta un nuovo lavoro monografico dedicato alla musica per chitarra sola del compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887-1959). Con la sua creatività e genialità Villa-Lobos ha rivoluzionato, il modo di concepire e trattare la chitarra, raggiungendo livelli altissimi di poesia e di sviluppo tecnico mai raggiunti prima. Motivo di particolare interesse in questo cd è sicuramente l’ascolto (per la prima volta) di come nel '28 Villa-Lobos consegnò all'editore Max Eschig la Suite Popularie Brasilienne, che vent'anni dopo fu costretto a riscrivere perché smarrita; nello stesso anno scrisse per Miguel Llobet e Regino Sanz de la Maza, una versione arricchita in diversi dettagli, del Choros n. 1 che qui potrete ascoltare insieme ai Cinq Preludes e ai Douze Etudes.
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STABAT MATER
Fedele Fenaroli - Arvo Pärt
Manfredo Dorindo Di Crescenzo direttore d'orchestra 
Corelli Chamber Orchestra

Nella storia della musica classica sacra, molti compositori hanno scritto sul testo dello Stabat Mater attribuito al beato Jacopone da Todi; più o meno famosi, tutti hanno dato voce al dolore della Madre o di tutte le madri che perdono i loro figli. In questo disco si accostano due sensibilità diverse per tempo e storia, Fenaroli e Pärt, con l’intento di restituire all’ascoltatore un pathos universale per ogni dolore, di ogni cuore.

Fedele Fenaroli – Stabat Mater 
Questo CD dedicato in parte a Fedele Fenaroli rappresenta non solo un giusto riconoscimento all’attività di una personalità non secondaria della scuola napoletana ma anche il tentativo di recuperare un repertorio musicale intrinsecamente interessante. L’ascolto dello Stabat Mater, molto citato da tutti gli storiografi di Fenaroli, ci fa capire immediatamente quanto riduttivo possa essere parlare del compositore lancianese solo riferendosi alla sua produzione didattica. La bellezza del brano e l’ispirazione religiosa che da esso promana si fonda con quella sapienza costruttiva della tradizione musicale italiana che aveva saputo creare splendide architetture ma soprattutto impareggiabili melodie. Di questa tradizione Fenaroli è sicuramente un degno rappresentante e l’ascolto di queste sue opere ne conferma lo spessore culturale e fa venir voglia di conoscere più a fondo la produzione di un compositore, troppo a lungo trascurato, che ha lasciato un’eredità culturale che oggi giustamente ci accingiamo a raccogliere.

Arvo Pärt - Stabat Mater (1985)
Composto per soprano, controtenore (o contralto), tenore, violino, viola e violoncello, è stato commissionato dalla Fondazione Alban Berg per celebrare il centenario di Alban Berg, per il quale dieci compositori sono stati invitati a scrivere un pezzo per un trio d'archi. Per ottenere un migliore equilibrio, Arvo Pärt ha avuto l'idea di utilizzare due trii nel suo lavoro: un trio strumentale e un trio vocale. Basandosi sul ritmo trochaico del testo, il rapporto tra sillabe lunghe e breve divenne l'elemento chiave della musica. Il testo, deriva da una sequenza liturgica, dove la Madre di Dio addolorata piange accanto alla croce del figlio crocifisso. Il compositore ha descritto il pezzo come segue: "È proprio come il contatto di elementi opposti, ad esempio la lava che erutta da un vulcano, che scorre nell'acqua. Sembra impossibile che tali elementi diversi si potessero mai incontrare; tuttavia, in questo pezzo è accaduto esattamente ciò. Il testo ci presenta l'esistenza simultanea di dolore incommensurabile di questo evento e di potenziale consolazione."