Suoni: Le Novità

Le novità discografiche segnalate da Blogfoolk...

ESCE MERCOLEDÌ 25 MAGGIO
“CIPRIA E CAFFÈ” IL NUOVO DOPPIO ALBUM DI PEPPE BARRA
(Marocco Music / Soundfly / Self)

Esce mercoledì 25 maggio CIPRIA E CAFFÈ, il nuovo doppio album di PEPPE BARRA. Attore, cantante, personaggio straordinario, da oltre cinquanta anni è una delle voci più autorevoli del teatro e della canzone popolare napoletana. È un artista rispettato nel mondo, ambasciatore di una cultura che grazie a figure come la sua, continua a essere conosciuta, diffusa e salvaguardata nel tempo. Ma Barra è anche uno sperimentatore, sin dai tempi della Nuova Compagnia di Canto Popolare, capace di conferire nuova linfa a testi musicali e teatrali antichi di centinaia di anni, così come stravolgere, facendole proprie, canzoni tradizionali e composizioni recenti. Questo doppio passo, questa sua capacità di confrontarsi con passato e presente con la stessa autorevolezza e creatività, è il cuore di “Cipria e Caffè”, un disco dal doppio volto: la “Cipria” è un omaggio personale ma anche universale al Teatro, luogo nel quale è nato, cresciuto e si è evoluto l’artista, compiuto con canzoni che in molti casi provengono dal barocco, epoca spesso presente nei suoi spettacoli. La voce e l’interpretazione di Barra le rendono moderne nello spirito. E dall’altro lato il “Caffè”, la vena di sana follia che alimenta da sempre l’attività di Barra, curioso e determinato nel rileggere in maniera provocatoria e “acida” alcune fra le canzoni tradizionali più note. In questa seconda parte due featuring diametralmente opposti. Quello con La Niña, nome d’arte di Carola Moccia, astro nascente da milioni di visualizzazioni e streaming di ogni suo brano pubblicato, che per Barra scrive “A Città d’e Sante” in cui due generazioni in apparenza distanti si uniscono in un eclettismo che sa di Medio Oriente e di vicoli napoletani. E poi Tosca, splendida voce assieme a Peppe in “Se ce stesse na parola” di Mario Tronco, un miracolo di soave intensità e classe. Il disco vede la produzione artistica di Mario Conte e Paolo Del Vecchio, preziosi collaboratori di Barra sia in studio che sul palco.
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Nidi d’Arac - Nanti li 90’s
Un tributo in versione unplugged alla voce degli esordi e alla maturità della band, tra le pioniere della world music italiana più sperimentale

Un disco live unplugged per celebrare i 25 anni di musica dei Nidi d’Arac. Esce il 15 giugno “Nanti li 90’s”, il nuovo lavoro della band di origine salentina fondata a Roma a fine anni Novanta da Alessandro Coppola, tra le pioniere della world music italiana. L’album è prodotto dall’etichetta francese Emme Records con il sostegno di Puglia Sounds Record, ed è disponibile in formato fisico e in tutti gli store online. Un’antologia di nove brani tra i più amati dei Nidi d’Arac, che celebra gli anni Novanta, il fermento che ha portato all’esplosione della cultura glocal, l’incontro in musica fra tradizioni ereditate dalle culture popolari e le nuove accelerazioni del mondo metropolitano. La trilogia video live unplugged che ha anticipato l’uscita del disco (“Se tuerni”, “Danza e onore”, “Ei”) prodotta da Emme/Puglia Sonds Record e realizzata da Valentina Pascarella, conduce nel vivo delle registrazioni in presa diretta. Domenica 19 giugno i Nidi d’Arac saranno a Torella dei Lombardi (Avellino) ospiti del Premio Sergio Leone Sapori antichi, per la data 0 del “Nanti li 90’s tour”. Mercoledì 13 luglio è in programma il la data ufficiale d’esordio del tour 2022 al Medimex di Bari. La prima data del tour europeo è invece l’8 settembre al Festival Nuits de la culture di Esch/Alzette (Lussemburgo).

Nono album, nove brani: Nanti li 90’s
A cavallo di fine millennio, “nanti li 90’s” («intorno agli anni Novanta» in dialetto salentino) il gruppo unisce il background salentino del leader Alessandro Coppola con la cultura dei centri sociali, luoghi di fermento e sperimentazione. Nell’incontro tra tradizione rurale e musica elettronica i Nidi d’Arac trovano il loro inconfondibile stile e la cifra del loro successo, affermandosi come una delle band più seguite della nuova scena world in Italia. Negli anni hanno calcato alcuni tra i più importanti palchi del mondo, tra cui il Womad Festival fondato da Peter Gabriel (Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Spagna). Molti sono i musicisti, produttori, dj che ruotano intorno al progetto, concepito come un gruppo “aperto”, contribuendo a creare un suono sempre differente ma allo stesso tempo filologico. Questa lunga storia di palchi e collaborazioni viene ora rievocata e ancora una volta trasformata. A quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro, il postmoderno ed eclettico “Face B”, il nono album dei Nidi d’Arac cambia decisamente rotta con la scelta di un sound acustico che racconta gli esordi e la maturità della band. “Sfidando” le sonorità elettroniche, la formula unplugged conferisce nuovi accenti e significati, uno stile intenso e poetico, dal carattere decisamente contemporaneo. I Nidi d’Arac sono oggi Alessandro Coppola (voce), Edoardo Targa (basso), Lucia Cremonesi (viola), Julian Bellisario (batteria). Al disco partecipano inoltre diversi artisti ospiti: la cantante pugliese Alessia Tondo (nel singolo “Osce” e in “N’autra parola”) i chitarristi Alberto Bassani (Roma) e Frank Cosentini (Parigi), il musicista, cantante e producer franco-algerino Meta (Parigi). I nove brani dell’album antologico, scritti intorno a millennio, sono tratti dagli album “Ronde noe” (1999), “Tarantulae” (2001), “Jentu” (2003) e sono “Se tuerni” (Jentu), “Danza e onore” (Tarantulae), “N’autra parola” (Ronde noe), “Jentu” (Jentu), “Osce” (Tarantulae), “Sule de iernu” (Ronde noe), “Camina ciucciu” (Jentu), “Mara la vita” (Jentu), “Ei” (Ronde noe). Le tracce sono state registrate presso Officina Musicale a Roma e EPJ Mahalia Jackson a Parigi, in larga parte in presa diretta: un momento importante per il lavoro sull’album, una modalità che è anche un “manifesto”, un ritorno ai valori della vicinanza e della condivisione dopo la distanza forzata imposta dalla pandemia. Una risposta “fisiologica” che recupera un modo “artigianale” di fare musica richiamando il tempo dell’analogico, dei suoni acustici, dello stare insieme e in presenza. «Gli anni Novanta sono anni di domande, di proposte, di nuove visioni – commenta Alessandro Coppola – dopo la caduta del Muro di Berlino si riusciva a guardare lontano, e nel guardare lontano si metteva a fuoco se stessi. Sono gli anni della cultura glocal: si riscoprono le proprie radici per portarle nel “villaggio globale”, nella metropoli dove sempre più le culture si uniscono. Noi eravamo studenti universitari assetati di esperienze e di sperimentazione, i centri sociali sono stati la nostra fucina. Gli studi di ricercatori come Georges Lapassade e Piero Fumarola ci ispiravano ad approfondire gli stati di transe, i riti legati alla possessione del tarantismo; il nostro mondo era però quello del trip hop, del drum and bass, del dub: abbiamo preso l’anima primordiale delle culture popolari, legandola al contemporaneo, e questo ha determinato il nostro modo di fare musica, un uso del dialetto e un dialogo con la tradizione molto diversi rispetto al passato».
“Nanti li 90’s” è prodotto con il sostegno di Puglia Sounds Plus, Programmazione Puglia Sounds Record 2022.
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SALVATORE VILLANI E "QIFTI - CANTI ARBËRESHË DI CHIEUTI": IL VIAGGIO MUSICALE CON ANGELA DELL'AQUILA

L'amore e la passione per la musica e la cultura popolare continuano a tracciare il percorso di Salvatore Villani, musicista, etnomusicologo ed artista a tutto tondo che non smette di arricchire l'offerta culturale della nostra terra con produzioni sempre nuove e cariche di fascino. Dopo il Gargano, il meridione e il centro America, è la volta della musica popolare in lingua albanese antica ai confini con la Puglia, progetto partito agli inizi del 2000, da una ricerca musicale in Capitanata riguardante le comunità con peculiarità linguistiche, come Chieuti e Casalvecchio di Puglia per l'arbëreshë, e Celle di San Vito per il francoprovenzale. E' infatti conclusa la registrazione di "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" un cd book realizzato con Angela Dell'Aquila, preziosa interprete  arbëreshë, tra le voci più belle e rappresentative di Chieuti e della Puglia. Brani d'amore, pastorali e contadini, che tra tradizione e nuove proposte cantano anche la diaspora albanese, come in Bella Morea, dedicata al Peloponneso. Un regalo di compleanno per Angela, che con Salvatore ha condiviso sin dal 2004 numerose iniziative e spettacoli, palchi di prestigiosi premi e rassegne, fino alla sala di registrazione, per dare vita ad una raccolta unica, dove la memoria e la storia diventano composizioni indelebili, con la purezza della voce che si appoggia alla chitarra, come nella migliore tradizione popolare  e cantautorale, all'insegna dell'autenticità e del valore intrinseco del linguaggio canzone.  Un codice estetico capace come pochi di custodire mondi ed epoche lontane e di rivelarli, in quell'intreccio magico di note, parole e canto che plana sui secoli, sulle civiltà e sul mondo che cambia. Una raccolta che fa memoria e insieme dispetto all'onda di globalizzazione che intende sommergere  e assorbire ogni identità, appiattendo lingue e culture, ma che trova nella canzone popolare una fortezza, come mura di antichi castelli.  Riecheggiano in "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti" canti d' amore e sulla bellezza femminile, con particolare riferimento al matrimonio e alla danza con la fune (caratteristico ballo di gruppo) con  ritmi che possono ricordare le nostre tarantelle. Ritorna la chitarra battente, strumento indigeno acquisito dal repertorio arbëreshë (molto diffusa nell'arbëreshë calabrese anche la zampogna). In alcune canzoni assistiamo ai tempi misti, tipici del mondo balcanico. «Nel nostro primo incontro mi colpì la sua versatilità, l'amore profondo per la cultura del suo paese, la padronanza della sua tecnica vocale, acquisita empiricamente, eppure così vicina agli stilemi del canto ‘colto’ della scuola italiana» spiega Salvatore Villani, conquistato dalla tenacia di Angela che all'età di settantanove anni interpreta ancora magistralmente i canti della sua terra natia e quelli acquisiti nel corso degli anni, sotto la spinta del suo mentore Roberto Ruberto. Ospite illustre nel cd-book "Qifti – canti arbëreshë di Chieuti", Giovanna Marini, che ha rielaborato il canto Rine, Rine, ti ku vajte? per il coro della Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma, con la partitura originale inedita riproposta nel libretto. Nell'album anche la registrazione di un brano dal vivo tratto dallo spettacolo La Montagna del Sole,  tenuto da Salvatore ed Angela a Roma nel 2015, presso il Parco della Musica.  Realizzata con il sostegno dell'Amministrazione Comunale di Chieuti e del Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS di Rignano Garganico, il progetto vede le presentazioni di Diego Iacono (sindaco di Chieuti) e di Gino Annolfi. Registrato in  San Marco in Lamis, presso l'AMP studio di Ciro Iannacone tra il 2021 e il 2022,  propone la foto di copertina  di Silvio Orlando. Il CD-book: "Qifti-Canti arbëreshë di Chieuti", prodotto da Valter Colle, sarà disponibile on line nelle diverse piattaforme, come sul sito dell'editore NOTA di Udine. Sarà possibile richiederlo anche presso il Centro Studi Tradizioni Pugliesi APS diretto da Salvatore Villani. In calendario per fine marzo la presentazione live a Chieuti. Fondamentale per la realizzazione del cd book il supporto del Comune di Chieuti e l'apprezzamento del primo cittadino, che insieme a tutti i collaboratori si ringrazia. Un pensiero speciale a Roberto Ruberto. Ad Angela dell'Aquila la dedica più cara. 
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“NELLE CARNI DEL CANTASTORIE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE”
IL NUOVO LAVORO DISCOGRAFICO, IN USCITA IL 16 GIUGNO, DEDICATO ALLA MEMORIA DEL CANTASTORIE PUGLIESE.

Si intitola “Nelle Carni del Cantastorie – Elogio a Matteo Salvatore”, il progetto musicale che, attraverso la rivisitazione di alcune tra le più belle ballate del cantastorie pugliese che meglio di tutti ha saputo raccontare la sofferenza della povertà e dello sfruttamento, vuole essere un omaggio al poeta-contadino di Apricena. L'uscita dell'album “NELLE CARNI DEL CANTASTORE - ELOGIO A MATTEO SALVATORE” è prevista per il 16 giugno 2022, proprio nel 98esimo anniversario della nascita del cantautore Apricenese. Registrato e prodotto da Peppe Totaro, già leader del gruppo Tarantula Garganica, presso STUDIO UNO di Monte Sant’Angelo, il disco, composto da dieci tracce, rientra nella “Programmazione Puglia Sounds Record 2022” e sarà disponibile in molti punti d’interesse culturale pugliese e negli store digitali online. L'esecuzione dell'album è a cura della formazione "NCdC" composta da Peppe Totaro (voce, chitarre, basso e arrangiamenti) Antonello Iannotta (batteria, percussioni, pianoforte e voce), Claudio Salcuni (basso elettrico), Luciano Castelluccia (voce e cori) e Carmela Taronna (voce e cori) Le ballate prescelte sono state rivisitate e arricchite anche da importanti collaborazioni, tra cui quelle con il sassofonista e compositore partenopeo Daniele Sepe, la voce di origini nigeriane di Simona Boo e il fisarmonicista molisano Luca Casbarro. Inoltre, la prefazione del disco è stata curata da Franco Arminio, poeta, scrittore, regista italiano, paesologo. Di grande spessore artistico è il contributo fotografico di Pasquale D’Apolito che ha ideato e realizzato la foto di copertina dell’album. All’interno dell’album, sono presenti anche due tracce inedite, tratte da racconti paesani, realmente accaduti. “Il grande interprete di Apricena è l'autore più atipico e irregolare della musica popolare pugliese, sia per il suo particolare rapporto con la tradizione, sempre filtrato da una fortissima personalità, sia perché entrato precocemente in contatto, a metà degli anni '50, con l'industria discografica e il mondo dello spettacolo. Dotato di una voce estremamente duttile e di uno stile chitarristico sobrio ed elegante, di lui non si può parlare né come di un esponente della tradizione né come di un cantautore "colto". È stato, piuttosto, un singolarissimo poeta e cantastorie di vicende di miseria nera, amore e sopraffazione che affondano le radici nel Gargano della sua infanzia”. “Abbiamo sentito il bisogno di omaggiare il grande Cantastorie del sud – afferma Peppe Totaro – perché i suoi testi sono ancora attuali, sebbene il contesto storico-sociale sia cambiato. Un disco che vede al suo interno alcune delle canzoni più importanti di Matteo Salvatore rivisitate di una veste sonora nuova, aperta ai linguaggi e agli ascolti giovanili, pensato per coinvolgere e avvicinare le nuove generazioni che potranno imparare a conoscere e ad apprezzare il caratteristico, originale e singolare poeta e cantastorie della nostra Capitanata”. L’insieme di questi elementi rende “NELLE CARNI DEL CANTASTORIE” un progetto di grande rilievo musicale, dedicato ai numerosi e affezionati fan del cantastorie del tavoliere delle Puglie.
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CAROSONAMENTE
il nuovo album di
Peppe Servillo & Solis String Quartet
in uscita il 24 giugno 2022
 
L'atteso album dedicato all'arte di  Renato Carosone magistralmente interpretato da Peppe Servillo & Solis String Quartet
 
“Carosonamente” è il nuovo album di Peppe Servillo & Solis String Quartet, in uscita il 24 giugno 2022. Dopo “Presentimento” e “Spassiunatamente”, con i quali hanno affrontato con dovuto rispetto capolavori della canzone classica napoletana, ecco in arrivo per PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET un nuovo album nel 2022, dedicato a Renato Carosone. “Si ride con le canzoni , ma non solo. Renato ci commuove, si commuove guardando con carezzevole ironia i suoi toreri, sarracini , americani. Carosone pensa con affetto la sua gente, con un umorismo semplice, dal basso, senza sarcasmo , senza potere, senza cattiveria nel sorriso. Egli ci porta lontano, sbagliando volutamente strada , per un imprevisto musicale e di parola, noi lo seguiamo sperando di non fare danni, magari ci travestiamo e fra di noi non ci riconosciamo.

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ESCE VENERDÌ 10 GIUGNO
“SENGHE” IL NUOVO ALBUM DEGLI ALMAMEGRETTA
(The Saifam Group)
 
Esce il 10 giugno “SENGHE” il nuovo album di inediti che segna il ritorno degli ALMAMEGRETTA, pubblicato da The Saifam Group. Anticipato dall’uscita del singolo e video “Figlio”, il disco vede la produzione artistica di Paolo Baldini, uno dei professionisti più richiesti del dub / reggae europeo, che ha curato l’intero lavoro, oltre ad essere ufficialmente entrato nella band come bassista. Questo incontro ha segnato in maniera significativa il presente degli Almamegretta, che da qui partono per descrivere l’intero processo creativo che ha portato a “Senghe”: “Abbiamo incontrato Paolo Baldini, dub producer e bassista, qualche anno fa a un festival reggae. La band era alla ricerca di un “altro orecchio” per produrre un nuovo disco; qualcuno che conoscesse bene la nostra storia musicale e condividesse con noi la passione per il dub. Paolo ci è sembrato subito perfetto. I dischi realizzati con il suo Dub Files già ci piacevano molto, ma abbiamo sciolto ogni riserva quando lui, più giovane di noi di un decennio, candidamente ci ha confessato che gli Almamegretta erano una delle ragioni per le quali ha imbracciato lo strumento. Cominciamo così a lavorare proficuamente all’album. Il risultato è un disco dal suono molto solido. Undici episodi tra canzoni vere e proprie e “materiale da sound system” che girano intorno all’ecologia, al domandarsi che tipo mondo stiamo lasciando in eredità ai nostri figli, al ritrovare un posto dove tornare a essere umani, specie tra le specie: stiamo giocando con un giocattolo che una volta rotto, non sapremo riparare.” E ancora Raiz spiega il senso del titolo, in relazione al tema dell’album: “Senghe in napoletano vuol dire “fessure”. Abbiamo immaginato un muro, all’apparenza compatto, ma che in realtà presenta delle crepe.  Un muro può dividere gli ambienti ma anche le persone all’interno della stessa casa, può essere un ostacolo alla comunicazione. Un muro può separare gli Stati, i Popoli.  Le crepe in un muro sono quindi una possibilità; di far passare la luce, ma anche di parlarsi, di confrontarsi. Immediatamente dopo aver formulato questa riflessione, chiaramente la nostra mente ha associato anche le parole di quel grande poeta che è stato Leonard Cohen contenute in “Anthem”: “There is a crack / A crack in everything / That's how the light gets in (C’è una crepa / Una crepa in ogni cosa / È così che entra la luce). Ecco, forse oggi noi abbiamo bisogno di meno muri e più fessure attraverso cui far passare la luce, e tornare a parlarci.” 
I testi profondi, il sound diretto, efficace e coinvolgente, come la band ci ha abituato nel corso della propria lunga attività, sono espressione e frutto di collaborazioni che fanno di “Senghe” un lavoro dal respiro internazionale. Reggae ed elettronica si fondono con la melodia mediterranea, i tributi al sound napoletano anni ’70, l’Africa e il Levante. I testi dei brani sono stati scritti e composti da Almamegretta e Paolo Baldini, ad eccezione di tre canzoni composte per loro da Danilo Turco – “Figlio”, “Senghe”, “Sulo”, più una cover di un brano, “Na stella”, che fu del grande Fausto Mesolella. Le lingue usate per i testi sono il napoletano, l’inglese, l’ebraico – il patrimonio linguistico in loro possesso – e formano il canvas sonoro ed emozionale che caratterizza da sempre questa band.
Gli Almamegretta sono una delle più influenti espressioni musicali degli ultimi trent’anni in Italia, con tre Targhe Tenco all’attivo, una partecipazione in gara tra i big a Sanremo nel 2013, undici album e migliaia di concerti in Italia ed Europa. Con album come “Animamigrante”, “Sanacore”, “Lingo” hanno segnato la scena musicale italiana diventandone al tempo stesso tra i rappresentanti più internazionali. Il loro stile è fondato su un ampio numero di generi, dal beat al Rhythm‘n’Blues, dal Reggae al Funk, fino all’elettronica, alla world music e al pop senza ovviamente dimenticare la matrice dub, con un frontman, Raiz, capace di emozionare e scuotere con la sua voce potente e originale. Mai fermi due volte nello stesso posto, il sound che li ha resi famosi in Italia e in Europa si è continuamente evoluto e spostato in direzione delle esigenze artistiche della band e dei testi, da sempre uno dei punti cardine della loro creatività.
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Le Balentes "Inghirios"

Le Balentes "Inghirios" prodotto dalle Balentes e da Michele Palmas per S’ardmusic e distribuito da EgeaMusic,  in uscita ad aprile 2022. Un ritorno importante per le “nuove” Balentes con un progetto forte, raffinato, identitario e universale. Liriche che raccontano di antichi saperi e di antiche consuetudini, testi e musiche per non dimenticare e per guardare avanti. Una necessità, un desiderio estremo di custodire le leggende e le magie della Sardegna. È così che raccontiamo la storia della nostra terra: una storia viva, tangibile, che emerge ogni volta che ascoltiamo i racconti dei suoi abitanti, di certo più intensi di quelli dei libri di storia. Ogni brano è una narrazione, un’onda di voci e di gesti, un insieme coeso di suoni e armonie. Condividiamo storie popolari racchiuse in un unico grande racconto, che cambia voce e ambientazione intrecciando tradizioni e lingue diverse (tabarchino, barbaricino, campidanese...) che rivelano la magia dell’isola di Sardegna. Dieci brani originali e un’omaggio ad Andrea Parodi con la rivisitazione del brano Pandela, compongono questo intenso progetto ricco di sonorità mediterranee e raffinati arrangiamenti  che accompagnano la straordinaria vocalità delle tre Balentes.
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RADE: il 23 maggio la pubblicazione del nuovo album di Paolo Angeli

“…Rade sono arrivi e partenze, nelle cale a ridosso, con il viso segnato dalla salsedine ed asciugato dal sole. Attese, calafataggio quando è necessario, piccole riparazioni alla coperta, incontri fugaci, radioline analogiche. E poi carte nautiche piegate male e sporche di caffè, rotte immaginarie, in un mediterraneo navigato rada per rada, trovando nei porti e nelle insenature la protezione dalle mareggiate ...”Annunciato per il 23 maggio il lancio dell’album Rade, il dodicesimo da solista ed il quattordicesimo prodotto da Paolo Angeli per la ReR Megacorp  in collaborazione con la AnMa productions, e distribuito da Goodfellas. Angeli rivendica la scelta dell’importanza del supporto fisico e dell’ascolto rituale di un disco. Per evidenziare lo sfruttamento del lavoro dei musicisti indipendenti da parte delle grandi corporazioni del digitale, la distribuzione online sarà disponibile solo a partire dall’8 giugno
Rade è un arrivo inaspettato, come un raggio di sole nella stagione delle piogge. La sintesi discografica compiuta da Paolo Angeli, segue a distanza di un anno il successo di critica dell'album Jar’a. Se quest’ultimo contemplava la Sardegna più ancestrale, in Rade il musicista sardo cambia rotta e affronta il Mediterraneo ‘vis a vis’,in una navigazione che ci trascina nell’atmosfera meticcia dei porti del mare-nostrum. Il concept album è la sintesi di venticinque anni di convivenza di Paolo con la sua chitarra orchestra, spinta al limite delle potenzialità timbriche espressive, ma a tessere la narrazione è la voce, nasale e dal sapore sardo-iberico, che si affida alle quartine dei poeti galluresi e logudoresi del 1700 e ‘800. La musica di Rade affiora come un relitto carico di memoria, avvolto da luce accecante, il mare lungo è una superficie in argento, il canto sardo si fonde e confonde con sonorità che evocano una preghiera laica. Le composizioni divengono luoghi utopici di transito, paesaggi onirici abbozzati con la stilografica, aree protette dalla furia della tempesta, che riconducono all'illusione del miraggio. Il mare è il magma che unisce le latitudini delle terre emerse, isole musicali sospese tra popolare e contemporaneo, tra pulsazioni balcaniche, arcate mediorientali, adagi desert nord africani, citazioni di Rebetiko e memorie delle avanguardie storiche, reminiscenze flamenche, fraseggi dissonanti, crescendi epici art-rock e convergenze in squarci di liricità. Rade è il mosto del secolo scorso, dimenticato nella cambusa, invecchiato, che lascia nei bicchieri di vetro il tannino, per abbandonarsi al ricordo di visioni leggere imbalsamate dalla salsedine. La luce del mare entra nelle nostre case, con la forza dirompente di un’avanguardia mediterranea trasmessa oralmente da un Caronte gioioso che, immaginando una navigazione che non conosce frontiere, si esprime con mille lingue, le usa per un attimo e poi le getta via.“… E maglie a righe fuori dal tempo per rinnovare, ancora una volta, nel rituale dell’ascolto di un disco, la necessità di gioia..."
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ALBA: IL RITORNO DEGLI INSINTESI È DEDICATO ALL'ALBANIA
Dedicato alla memoria di Andrea Mi e prodotto dalla label inglese Universal Egg, è in distribuzione digitale il nuovo Ep del duo leccese composto dai dj/producer Dubin (Francesco Andriani de Vito) e Don Dub (Alessandro Lorusso). Quattro brani per creare un ponte tra dub e sonorità tradizionali albanesi. Ospiti il trombettista Cesare Dell'Anna, il tastierista Marco Calabrese e la cantante Meli Hajderaj.

Prodotto dall'etichetta inglese Universal Egg, label di riferimento del dub europeo che fa capo a Neil Perch, leader degli Zion Train, è disponibile su tutte le piattaforme digitali "Alba", il nuovo Ep degli Insintesi. Dopo sei anni il duo leccese composto dai dj/producer Dubin (Francesco Andriani de Vito) e Don Dub (Alessandro Lorusso) torna infatti con un progetto discografico dedicato all'Albania. Dalla costa adriatica del Salento la magia delle montagne albanesi che emergono all'alba è uno spettacolo unico che collega idealmente le due terre. Il duo crea un ponte tra dub e sonorità tradizionali albanesi rivisitando brani, melodie e utilizzando campioni. Nel brano "Alba" la tromba è suonata dal jazzista Cesare Dell'Anna, mentre in "Ninullë" il canto tradizionale è interpretato da Meli Hajderaj. Sempre in questo brano Marco Calabrese suona l'organo elettrico. "Skanderbeg" e "Korab" sono brani con sonorità elettroniche, dub e sperimentali, la prima con una ritmica stepper, la seconda invece ha influenze world & bass. L'Ep è dedicato alla memoria di Andrea Mi, dj, architetto, curatore di festival, conduttore radiofonico, esperto di nuovi media e di musica elettronica, prematuramente scomparso due anni fa.
Gli Insintesi nascono nel 1998 a Lecce, da subito la loro musica fa riferimento alle sonorità del  dub, del reggae e della jungle music. Dopo aver realizzato una serie di remix per svariati producer del circuito dub, elettronico e house, gli Insintesi pubblicano “Salento in dub” (AnimaMundi, 2010) che inaugura il world groove salentino, una moderna sintesi di jungle, dub e world music. Un linguaggio moderno e personale con cui Francesco Andriani de Vito e Alessandro Lorusso filtrano la musica del territorio (pizzica, reggae, balkan) attraverso le tecniche e i ritmi del dub, reinterpretando brani di artisti tra i più significativi del Salento come i Sud Sound System, Salentorkestra, Opa Cupa e Après la Classe, e producendone di nuovi con la partecipazione delle voci di Anna Cinzia Villani, Treble, Alessia Tondo e Papa Gianni. Il disco è oggi tra i più venduti e apprezzati della nuova scena musicale salentina. Del 2011 è la pubblicazione per la collana Dub Conference su Universal Egg/Deep Root del vinile "Intenser dub/The big wheel". Per gli Insintesi questa pubblicazione costituisce un grande riconoscimento che li catapulta nel circuito dub internazionale. Dal 2011 il duo inizia a suonare non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Ungheria, Austria. Nel 2012 con "Fimmene in dub" (AnimaMundi) gli Insintesi continuano sullo stesso solco dell'album precedente ma concentrando le sperimentazioni sulla vocalità popolare femminile. L'album è inoltre un collettore di musicisti salentini di alto spessore artistico che affiancano gli Insintesi in questo progetto: Enza Pagliara, Anna Cinzia Villani, Maria Mazzotta, Raffaella Aprile, Miss Mykela, Papet Jali (storico mc del gruppo francese Massilia Sound System). Nel febbraio 2014 arriva l'Ep "Roots'n'Culture" prodotto da Elastica Records. Qui Il duo leccese di dj/producer spinge la sperimentazione sul versante dance ed elettronico. Nel 2015, sempre su Elastica Records, esce Antitaranta. L’ep contiene due nuovi brani “Don’t get dub” e “Antitaranta” con sound originali in chiave bass music con riferimenti al roots reggae giamaicano e alle sonorità della pizzica salentina. Nel 2016, infine, online i brani autoprodotti “What about love”, cantato in inglese e dialetto salentino da Miss Mykela, storica voce degli insintesi, e “Quandu ni dai lu core”, versione interamente in dialetto salentino cantata da un’altra storica voce del tacco d’Italia, La Marina. Dopo sei anni di silenzio, costellati da altre produzioni e progetti dei due dj/producer, gli Insintesi tornano dunque con "Alba".

Insintesi
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In uscita il 28 giugno 2022 il duetto inedito di Piero Ciampi,
inciso nel 1967 insieme alla cantante Lucia Rango.
 
La voce di Piero Ciampi rivive nella versione del brano Non chiedermi più, incisa nel 1967 insieme alla cantante Lucia Rango, con l’arrangiamento curato da Elvio Monti e mai pubblicata fino ad oggi. Il brano, rimasto inedito per oltre 50 anni, è infatti contenuto nella ristampa dell'album Lucia Rango Show, curata dall’etichetta Anni Luce, in uscita in sole 300 copie su vinile e in digitale su Bandcamp https://anniluce.bandcamp.com  martedì 28 giugno con il titolo di “Lucia Rango canta Piero Ciampi”. La ristampa, che esce in un’edizione da collezione contenente foto e materiali originali, costituisce un documento storico preziosissimo per tutti gli appassionati di Ciampi e della musica italiana in generale. Il disco contiene 15 brani, di cui 12 firmati proprio da Ciampi, tutti cantati dalla Rango. Tra questi, il duetto che non venne mai incluso nel master finale del disco. La canzone (reinterpretazione di un brano presente nel primo 33 giri di Ciampi, Piero Litaliano) è inoltre il primo e unico brano a due voci mai inciso dal cantautore livornese. Nel 1967 Ciampi ha già registrato una manciata di 45 giri e il suo primo LP, senza incontrare però il favore di pubblico e critica. Il lirismo dolente delle sue canzoni, insieme a una personalità complessa, gli hanno precluso la giusta attenzione nell’industria discografica del tempo. L’incontro con la giovane cantante Lucia Rango, con la quale nasce un rapporto di reciproca stima, diventa quindi per Piero una piccola scommessa per far arrivare i propri brani a un pubblico più ampio. Ciampi scrive appositamente per lei alcune canzoni che Lucia interpreterà nel suo primo e unico 33 giri, Lucia Rango Show, insieme a brani già incisi da Piero e per l’occasione riarrangiati dal Maestro Monti.
Ma, nel corso delle registrazioni dell’album, succede qualcosa di inatteso. Alla fine di quella sessione di registrazione - dichiara Lucia - inaspettatamente, a Piero è venuta voglia di cantare: non avevamo programmato di incidere una canzone insieme. Così è nata la versione a due voci di “Non chiedermi più”, che però non è stata inclusa nel master finale del disco. La scoperta del master originale del brano è avvenuta, circa tre anni fa, grazie alle lunghe ricerche della giornalista Lucilla Chiodi (Musica Jazz) e al suo incontro con Lucia Rango, ritiratasi dalla scena musicale subito dopo la pubblicazione dell’album Lucia Rango Show. Avevo deciso di intervistare Lucia Rango - racconta Chiodi - per far luce sul suo album, ormai introvabile e di cui c’erano pochissime informazioni. Sapevo anche dell’esistenza del duetto, ma non che esistessero ancora i nastri originali. La Rango mi ha confidato che li aveva conservati, ma non sapeva in che condizioni fossero dopo tanti anni e, soprattutto, se contenessero il brano in questione, non avendo mai avuto modo di ascoltarli. Tuttavia, quello che Lucilla ha potuto constatare mentre i nastri giravano sul revox è stato sorprendente: non solo si erano perfettamente conservati, ma la voce di Piero era lì, in quel duetto rimasto inascoltato per oltre 50 anni. In accordo con Lucia, ha intrapreso il progetto di recupero di questi materiali, affidandone la ristampa ad Anni Luce, una nuova etichetta dedicata al recupero di registrazioni inedite o dimenticate dell'età dell'oro della musica italiana. Che a distanza di decenni vi siano ancora segreti ben custoditi nella produzione ciampiana, non è un fatto che deve stupire. L’aura di ineffabilità e mistero che circonda la figura di Piero Ciampi, infatti, è qualcosa con cui biografi, giornalisti e semplici appassionati fanno i conti da sempre. A questo bisogna aggiungere la difficoltà, ad oggi, di incontrare testimoni ancora in vita di quel periodo. Per tutte queste ragioni, “Lucia Rango canta Piero Ciampi” e lo svelamento del duetto inedito vanno ad aggiungere un piccolo tassello a un mosaico complesso, restituendo a tutti gli amanti di questo immenso artista la fotografia di un momento che, altrimenti, sarebbe andata perduta per sempre.
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LONTANO: DAL 24 GIUGNO IN DISTRIBUZIONE IL NUOVO DISCO DEL CANTAUTORE MASSIMO DONNO PRODOTTO DA SQUILIBRI
SABATO 9 LUGLIO DAL PREMIO BINDI AL VIA IL TOUR SOSTENUTO DA PUGLIA SOUNDS.

UNA RIFLESSIONE IN MUSICA SUL TEMPO NELLE SUE VARIE DECLINAZIONI PER LA QUARTA PROVA DISCOGRAFICA DI UNA DELLE ESPRESSIONI PIÙ ORIGINALI DELLA SCENA SALENTINA, IN UN PROGETTO INTIMO E DISCRETO MA CON UN RESPIRO CORALE GRAZIE AI NUMEROSI OSPITI TRA I QUALI NABIL BEY, MARIELLA NAVA, REDI HASA, GABRIELE MIRABASSI, DANIELE SEPE E MUSICA NUDA.

Dodici canzoni incentrate sul tema del tempo, che si declina sotto forma di distanza ed attesa: anticipato dal videoclip del singolo Undici, venerdì 24 giugno per Squilibri esce “Lontano”, quarto lavoro discografico del cantautore Massimo Donno, tra le espressioni più originali della scena musicale salentina. Nel contesto di un frastagliato paesaggio meridiano, tra smaglianti pieghe di colore e più sommesse piaghe di un atavico dolore, piccole storie narrano di lavoro e solitudine, di separazioni anche forzate e di un difficile rapporto tra generazioni che vivono in modo differente il senso d’appartenenza. Le sonorità sono figlie di queste storie e di questi territori. “Lontano” evoca così sapori mediterranei senza mai ostentarli, combinandoli con profumi che arrivano dal nord dell’Africa come dalle sponde balcaniche, sulle note di un violino o anche sul soffio del vento di libeccio. Un disco intimo e raccolto che acquista un respiro corale grazie ai numerosi ospiti che hanno accolto con entusiasmo la “chiamata” di un musicista del quale apprezzano la discrezione e il garbo di altri tempi che custodiscono un’ispirazione poetica e musicale di grande originalità e di rara forza espressiva. Come opportunamente scrive Mariella Nava nelle pagine introduttive dell’elegante booklet  «la riservatezza della penna delinea piano ogni curva e la voglia di penetrare l’animo graffia in un crescendo lo spartito»: in questo modo, di brano in brano, si evidenzia come si possa «fare musica con i colori», «cantare con i silenzi, le pause e i respiri dilatati», fino a «volare con ali fatte di parole» ma intrecciate a ritmi ed armonie di grande eleganza.  Un balsamo per questi tempi di grande travaglio e non poco affanno realizzato con la collaborazione di Nabil Bey, Alessia Tondo, Mariella Nava, Rachele Andrioli, Redi Hasa, Gabriele Mirabassi, Ferruccio Spinetti e Petra Magoni (Musica nuda), Alessandro D’Alessandro, Marco Bardoscia, Daniele Sepe e Juan Carlos “Flaco” Biondini che, nella bonus track, canta con Donno la “Primavera di Praga” di Francesco Guccini. Completano la line up i salentini Valerio Daniele (che cura anche editing, missaggio e mastering), Giovanni Martella, Matteo Resta, Francesco Pellizzari e il quintetto d’archi formato da Luca Gorgoni, Elisa Caricato, Claudia Russo, Marco Schiavone e Davide Codazzo. Il tour di presentazione del disco partirà con cinque tappe sostenute nella Programmazione Puglia Sounds Tour Italia 2022 della Regione Puglia (POC Puglia 2007/2013 - Azione "Sviluppo di attività culturali e dello spettacolo). Donno si esibirà sabato 9 luglio al Premio Bindi di Santa Margherita Ligure (Ge) con Luca Barrotta (fisarmonica), sabato 16 luglio a Pietralunga (Pg) e domenica 17 luglio a Valsamoggia  (Bo) per il Festival Crinali con Redi Hasa (violoncello), martedì 26 luglio a Castrovillari (Cs) per il Premio Castrovillari d'autore e mercoledì 27 luglio a Sila Lorica (Cs) per JazzinSila - Peperoncino Jazz Festival con Emanuele Coluccia (fiati).
Cantautore e musicista, Massimo Donno si divide tra canzone, teatro e scrittura. Dopo “Amore e Marchette” (Ululati/Lupo Editore, 2013) e “Partenze” (Visage Music, 2015), prodotto dall’organettista Riccardo Tesi, che i giurati del Premio Tenco inseriscono nella rosa dei migliori 50 album italiani dell’anno, Donno nel giugno 2017 pubblica “Viva il Re!” (Squilibri Editore/Visage Music 2017). Il disco – che ospita Gabriele Mirabassi e la cantante Lucilla Galeazzi – contiene brani tratti dai due album precedenti e alcuni inediti, riarrangiati da Emanuele Coluccia per La Banda de Lu Mbroia, un’orchestra di venti elementi. Donno – che nel 2019 ha conquistato la seconda edizione del “Premio Castrovillari d’Autore” – è tra i trentanove interpreti di “Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero” (Squilibri Editore), omaggio a uno dei più originali cantautori italiani, che ha conquistato la Targa Tenco 2020 come miglior progetto collettivo (ex aequo con “Note di viaggio – Capitolo 1: Venite avanti…” dedicato a Francesco Guccini). "Lontano" è il suo quarto disco da solista.
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 “996 - LE CANZONI DI G.G. BELLI – VOL. 1”
È IL NUOVO ALBUM DEGLI
ARDECORE
(La Tempesta Dischi / Believe Italia)
 
In uscita il 3 giugno su tutti gli store digitali

Esce venerdì 3 giugno “996 - LE CANZONI DI G.G. BELLI – Vol. 1”, il nuovo album degli ARDECORE e primo tassello di quello che sarà un intero progetto dedicato al grande poeta Giuseppe Gioachino Belli, tra gli autori più rappresentativi della letteratura romana, che ha realizzato un'opera enorme composta di oltre 2000 sonetti che hanno dato voce, dignità e "lingua" al popolo di Roma.
 
Anticipato dai singoli “Er Zagrifizzio D’Abbramo” e “Er cimiterio de la morte”, “996 - LE CANZONI DI G.G. BELLI – Vol. 1”, nei 16 brani che compongono l’album, restituisce nuove emozioni all’opera del Belli, grazie alla straordinaria vena artistica di Giampaolo Felici (affiancato nella composizione musicale da Adriano Viterbini e Gianluca Ferrante), che per i testi del poeta romano ha creato una tessitura musicale perfetta, capace di amplificare e riattualizzare il mai tramontato profondo messaggio insito nella sua scrittura. Nell’album, voce ed espressività sono gli interpreti della descrizione trasposta in melodia e partitura, gli ambienti sonori che determinano lo sfondo e caratterizzano nettamente il contenuto e ogni canzone è una storia che crea un’immagine, un dipinto che circoscrive un sentimento. Al primo volume, seguirà nei prossimi mesi l’uscita del Volume 2 con altri 12 brani e la pubblicazione dell’opera intera sotto forma di libro, arricchita da speciali illustrazioni e dalla prefazione di Marcello Teodonio, massimo esperto dell’opera del Belli. Quattro album all’attivo e una Targa Tenco come miglior Opera Prima nel 2007 con “Chimera”, gli ARDECORE hanno l’incontrastato ruolo seminale di un approccio innovativo e originale a quella che è stata la rivalutazione della musica popolare romanesca, depositaria di storie dal profondo respiro storico e sociale, con una vena scura e una narrativa amara. Ora con “996 – Le canzoni di G. G. Belli – vol.1” gli Ardecore tornano con un nuovo disco a distanza di sette anni dall’ultimo lavoro in studio di questa band che ha operato una rivoluzione senza precedenti nella rilettura della musica popolare. Con Giampaolo Felici in questa nuova avventura ci sono alcuni dei più importanti musicisti del rock indipendente italiano e internazionale: Adriano Viterbini (I Hate My Village, Bud Spencer Blues Explosion) Jacopo Battaglia (Zu, Bloody Beetroots), Giulio Favero (Teatro Degli Orrori), Massimo Pupillo (Zu), Geoff Farina (Karate), Ludovica Valori (Nuove Tribù Zulu), Gianluca Ferrante (Kore), Marco Di Gasbarro (Squartet) e la partecipazione di Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) nei brani “Er cimiterio de la morte” e “Campa e llassa campà”.
 
“996 - LE CANZONI DI G.G. BELLI” – NOTE SUL PROGETTO
Sono le storie che diventano canzoni, in una raccolta che descrive in modo passionale un viaggio, solo apparentemente interno ai confini di Roma. Immagini e sentimenti di una società cristallizzata da secoli, colti nel loro ultimo istante, prima dell’unificazione del tardo ottocento. Una sequenza di soggetti e racconti che, filtrati dal popolo in modo istintivo (sorgente fondamentale nell’opera Belliana), attraversano nella successione delle canzoni i temi del quotidiano e quelli dello Spirito, in modo da tenerli sullo stesso piano. Una realtà tangibile mostrata con la forza della gente comune, che la racconta con tutta la crudezza e la sincerità di cui era capace allora e che rivive oggi all’interno dei brani. “996 - LE CANZONI DI G.G. BELLI - Vol. 1” esce per l'etichetta La Tempesta dischi, con cui sono già stati recentemente ripubblicati i primi due album degli Ardecore, contenenti alcune bonus tracks live del primo periodo 2005 / 2007. In occasione dell’uscita di questo nuovo lavoro, gli Ardecore torneranno anche in concerto, con un tour curato da Pentagon. La line up sarà composta da Giampaolo Felici, Gianluca Ferrante, Adriano Viterbini, Ludovica Valori, Jacopo Battaglia, Marco Di Gasbarro e Giulio Favero.
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CRISTINA NICO - CRISTINA NICO 
(OrangeHomeRecords/Believe)

La cantautrice genovese Cristina Nico, torna con il terzo album dopo ‘L’Eremita’ (2018) e lo annuncio con il nuovo videoclip di "La sola cosa che c'è": https://www.youtube.com/watch?v=c9liKkPLcEc. Un viaggio introspettivo che attraversa il conflitto con se stessi, gli istinti più profondi in cui dominano le pulsioni dell’Es e il senso di perdita e tradimento. In “Cristina Nico”, l’autrice compie il passo successivo a quell’’eremitaggio sociale’ che aveva lasciato nel disco precedente, spingendosi fino alla ricerca del proprio posto nel mondo, a viso aperto e senza paure, l’accettazione di una parziale incomunicabilità e della complessità dei meccanismi amorosi.  La prima parte del disco si chiude non a caso con la marcia funebre di “The idiot not savant”, in cui si prende atto dell’essere parte del ciclo vita-morte di tutte le cose. Da qui in poi Nico si risveglia dai sogni cupi: nella parte finale del disco si respira un’atmosfera solare, si assiste ad un ricongiungimento con un Sé che la riporta ad uno sguardo quasi fanciullesco. Un viaggio che si scopre non una fine ma un rinnovato inizio, ricco di riferimenti letterari tutti da (ri)scoprire.   La matrice musicale di “Cristina Nico” è un alt-rock caldo con accenti folk e world music, mantenendo l’urgenza e il velo minimal che ha contraddistinto i lavori della cantautrice, ma allo stesso tempo facendo emergere l’eclettismo di stili e suggestioni grazie all’apporto dei musicisti: Roberto Zanisi e le sue cordofonie che donano un ‘calore mediterraneo’, Giulio Gaietto e la solidità e versatilità delle sue linee di basso, Federico “Bandiani” Lagomarsino e il drumming energico, la viola sognante di Osvaldo Loi. Le chitarre di Nico sono il ‘cuore rock’ di tutto il lavoro, a cui si aggiungono strumenti tradizionali quali il calabash, il guiro, la kalimba campionata (come in “Les fleurs du bien”).  “Sentivo una grande urgenza di buttare fuori tutto quello che mi ha costretta a guardare in faccia le mie paure, a scandagliarmi più del solito in un momento di profonda crisi personale. Allo stesso tempo, o forse proprio per questo, mi sono interrogata sul senso del mio fare artistico in una situazione collettiva che ha modificato la nostra socialità, che ci ha costretto a fare i conti con la nostra solitudine, le nostre fragilità e i nostri egotismi. Ma sono anche tempi di rivoluzioni profonde che più che mai passano attraverso il privato, il coraggio di viversi liberamente”, afferma Cristina Nico. 
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SquiLibri 
presenta

’A67, Jastemma
In uscita il 6 maggio 2022

Interamente dedicato all’amore, ripercorso in tutte le sue manifestazioni, il nuovo album della band di Scampia che, nell’alternarsi di diversi registri espressivi, si leva come un ostinato inno alla vita il cui significato si svela nei racconti che i brani hanno ispirato a quindici scrittori, da Nicola Lagioia a Loredana Lipperini, da Viola Ardone ad Alberto Rollo. 
Dipinti e disegni di Mimmo Paladino, prefazione di Stefano De Matteis

Nati a Scampia come reazione a una condizione di grande disagio, gli ‘A67 hanno espresso negli anni la volontà di riscatto e la ricchezza di tensioni che accomuna tutte le periferie del mondo, elaborando proposte musicali caratterizzate da una straordinaria tensione civile. Declinando in un’accezione più intima e carnale la loro vocazione ad esplorare i panorami della condizione umana, nel loro nuovo album, Jastemma (Squilibri editore), si rivolgono ora all’amore, ripercorso in tutte le sue possibili manifestazioni, in un disco crudo e spietato, essenziale nel suono e nella parola che, per la band partenopea, non poteva che essere in napoletano. Nell’alternarsi di diversi registri musicali, dal rock al reggae, si passano in rassegna le diverse espressioni di un sentimento fondamentale nella vita di tutti ma senza mai dimenticare le scelte di campo che da sempre contraddistinguono il gruppo. Come in una dolentissima litania, si parte così dal mondo degli ultimi, agli occhi dei quali l’amore appare come un imbroglio che non può lenire le sofferenze di una vita ai margini, per poi inerpicarsi lungo affetti corrosi dall’abitudine e, infine, precipitare negli abissi di passioni che non concedono tregua: dal fondo di tutto si leva però un ostinato inno alla vita che assume le cadenze di un seducente blues dell’anima. Parole e musica dischiudono così paesaggi inattesi che si rivelano appieno nei racconti che le canzoni hanno ispirato a quindici scrittori Viola Ardone, Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Giuseppe Catozzella, Marco Ciriello, Amleto De Silva, Luca Delgado, Gennaro Della Volpe (Raiz), Raffaella R. Ferré, Nicola Lagioia, Loredana Lipperini, Carmen Pellegrino, Angelo Petrella, Alberto Rollo e Gianni Solla. Delineando un potente affresco sui sentimenti umani, racconti e poesie disvelano la novità di un progetto concepito come un sistema performativo in cui le storie cantate germogliano in altri racconti, in una proliferazione di senso accentuata dai dipinti realizzati per l’album da Mimmo Paladino. E, come scrive Stefano De Matteis nella prefazione al cd-book, “il tutto regge alla perfezione, come la geometria perfetta di un uovo simile a quello di Virgilio che dà ordine al caos”. Dal 6 maggio nei punti vendita e negli store digitali il cd-book Jastemma e, nello stesso giorno, su tutte le piattaforme digitali il primo singolo dell'album, Sempe cu’ tte
Sempe cu’ tte è un blues caraibico, una dichiarazione d'amore cantata su un tempo in levare, dove si canta il carattere gratuito e disinteressato del vero amore: "Sto sempre con te perché non mi servi a niente, perché quando sto con te niente più mi serve". Un sentimento che cerca di risalire la corrente sociale ed etica di una società in cui tutto, comprese le relazioni, sembra fondato sullo scambio tra dare e avere, in una logica di profitto e di utilità. Ma l'amore vero non ha un fine e deve bastare a se stesso. Un sentimento gioioso, dunque, di fiducia nella vita, realizzato a tempo di reggae, accompagnato dal sax di Daniele Sepe.

Questi anni.
Dieci brani inediti di Gianni Siviero
il nuovo cd di Olden
in distribuzione dal 22 aprile 

Con una superba prova da interprete, Olden ritorna sul repertorio di Gianni Siviero,  uno dei più originali cantautori italiani, ritiratosi dalle scene da decenni ma rimasto tutt'altro che inattivo
 
Dopo il doppio cd “Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero” (Targa Tenco  miglior album a progetto nel 2020) in cui 39 artisti hanno reinterpretato brani del suo vasto repertorio, continua la “riscoperta” di Gianni Siviero, uno dei più originali cantautori italiani, ritiratosi dalla scena musicale da circa quarant’anni e con alle spalle una carriera a dir poco atipica. Molto caro ad Amilcare Rambaldi, che lo volle a Sanremo, nelle prime tre edizioni della Rassegna della Canzone d’Autore, dal 1974 al 1976, Siviero in effetti sembrava incamminato sulla stessa strada che stavano già percorrendo altri autori, diventati poi protagonisti della scena musicale nazionale, da Francesco Guccini a Roberto Vecchioni. Il suo primo album, Gianni Siviero, con gli arrangiamenti di Nicola Piovani, nel 1973 vince il Premio della Critica, e sulla stampa dell’epoca il suo nome è accostato a quello di mostri sacri come Jacques Brel. Due anni dopo vince ancora, ma come autore, il Premio della critica con il disco Son sempre io la donna di Dania, per il quale compone testi e musiche calandosi alla perfezione nella sensibilità di una donna. Poi un suo più accentuato impegno politico, al fianco di Dario Fo nell’occupazione della Palazzina Liberty di Milano, e un disco di denuncia, Del carcere, ispirato ai racconti dei carcerati assistiti da Franca Rame e Soccorso rosso. Dopo il suo ultimo disco, Il castello di maggio, del 1976, continua ad esibirsi, per lo più nei circuiti della sinistra, per poi, agli inizi degli anni Ottanta, ritirarsi definitivamente dalle scene, una volta preso atto che erano venute meno le ragioni che l’avevano portato su un palco. Non resta però inattivo e continua a comunicare attraverso le canzoni, assecondando una vena particolarmente feconda: sul suo sito oltre duecento le canzoni pubblicate, suddivise in album con varie denominazioni cromatiche, dal Disco Viola del 1978 al Disco Corallo del 2021. Su questo enorme deposito di memorie e testimonianze in musica si è affacciato ora Olden,  estraendone dieci pezzi che più sentiva nelle sue corde, nel cd-book Questi anni. Dieci brani inediti di Gianni Siviero, pubblicato da Squilibri nella collana Crinali. Con la complicità creativa di Flavio Ferri, incline a scomporre un tema per poi ricostruirlo stratificando diverse armonie, Olden ha dato a questi brani una veste sonora del tutto nuova. Canzoni, composte per voce e chitarra, sono state così rivestite con i suoni di una band rock anni ’70 (voce, chitarre, basso e batteria), e con qualche innesto elettronico al fine di esaltare quel l'autenticità espressiva, che è la forza dei testi di Siviero, la bellezza della sua scrittura. In particolare, con le sue scelte Olden ha messo in risalto la varietà di registri espressivi e di ambiti tematici presenti nel repertorio di Siviero, capace di muoversi con disinvoltura tra liriche introspezioni sentimentali e sentite invettive alla corruzione dei tempi. Allo stesso tempo, con una superba prova da interprete, ne ha esaltato anche la persistente validità, facendo risuonare come drammaticamente attuali brani composti in tempi ormai lontani, dove già si denunciava il ritardo di un paese, come il nostro, “inchiodato alla gogna”. Tra visioni sull’orlo di una disperazione cosmica e attestazioni di un più sommesso malessere esistenziale, i dieci brani offrono così uno spaccato di grande realismo sulla vita in una metropoli come Milano, la città dove l'ottantaquattrenne Siviero, originario di Torino,  ha sempre vissuto e dove continua tuttora a vivere.  Con la partecipazione in ogni canzone dello stesso Siviero, in un alternarsi di timbri vocali che accresce notevolmente l’intensità dei singoli brani, e di Claudia Crabuzza, Rusò Sala, Sighanda e Wayne Scott, a indicare che si tratta di istanze che abbracciano diverse generazioni e più latitudini. Una produzione Cose di Amilcare, a cui va il merito della “riscoperta” di Siviero e che, da Barcellona e nel nome del fondatore del Premio Tenco, promuove la canzone d’autore in una prospettiva trans-nazionale. Cantautore attivo tra l'Italia e la Catalogna, Olden (Davide Sellari) è al suo sesto album. 

Forthyto rilegge Maul di Enzo Del Re
A poco più di dieci anni dalla scomparsa dell’anarchico con il basco rosso, molto amato da autori come Dario Fo e Vinicio Capossela, un’appassionata rivisitazione del suo disco d’esordio come solista
In uscita il 4 marzo il cd-book pubblicato da Squilibri  

Integerrimo apostolo della contestazione, assurto a simbolo di un’epoca di lotta e di protesta, Enzo Del Re per il suo esordio da solista, nel 1973, scelse un profilo in apparenza più dimesso, con un LP, Voce e ritmi, dai più conosciuto come Maul per l’omonima canzone dedicata alla sua città natale, Mola di Bari.  In realtà, quelle dodici canzoni, “per sedia e sola voce”, dimostravano che il suo amore per gli oppressi era radicato nella sua stessa formazione e cresciuto assieme a lui tra le strade, le barche e le case di tufo di quella terra poggiata sul mare, in reazione alle maldicenze e ai pregiudizi di bigotti e superstiziosi che allignano in ogni paese, tra le sofferte peripezie dei naviganti, contadini e manovali locali e lungo interminabili distese di ulivi. A poco più di dieci anni dalla morte dell’autore, Maul viene ora rivisitato da Vito “Forthyto” Quaranta che, cresciuto come lui tra le case dello stesso paese, ne conosce alla perfezione la lingua e la storia e può dunque non disperdere la ricchezza di assonanze e rimandi presenti nel canto ritmato di Del Re. Tutt’altro che facile il suo impegno nel rivisitare un album al quale è molto legato anche emotivamente, cercando allo stesso tempo di rispettarne peculiarità e caratteristiche. I brani, essenziali nella loro originaria configurazione per voce e ritmo, sono stati pertanto rinnovati in un abbraccio musicale che nulla ha sottratto al loro antico fascino. Al ritmo come pulsazione e afflato cardiaco e alla vocalità come melodia e, dunque, atto creativo, si è aggiunto invece un terzo elemento, l’armonia, come una sorta di eco che, naturalmente, prolunga e rilancia la ricchezza anche semantica dei testi. Con la nuova veste, intessuta con gli arrangiamenti per chitarra, contrabbasso, fisarmonica e percussioni, si esalta così la sorprendente e straordinaria attualità della lezione di Enzo Del Re che non a caso ha attraversato diversi e importanti momenti della storia nazionale. Protagonista di memorabili eventi teatrali e musicali, dal Ci ragiono e canto 2 di Dario Fo ai Circoli di Ottobre, ritiratosi poi a Mola di Bari mentre, a sua insaputa, il Movimento del 77 eleggeva a proprio inno una sua canzone, Lavorare con lentezza, e, più di recente, ripreso e omaggiato da numerosi artisti a partire da Vinicio Capossela che l’ha voluto con sé sul palco del Primo maggio a Roma: una tumultuosa ma paradigmatica parabola di vita ed arte ricostruita da Timisoara Pinto in un'appassionata monografia, pubblicata allo stesso modo da Squilibri. E molti musicisti, di diversa estrazione, si danno ogni anno appuntamento a Mola di Bari per omaggiare il genio di un solitario anticipatore di tempi e stili ancora da venire in una rassegna a lui dedicata che non poteva che chiamarsi Maul. Promosso da Luciano Perrone e Vito “Forthyto” Quaranta e approvato dal Consiglio Regionale della Puglia all’interno della propria linea editoriale, il cd-book, pubblicato da Squilibri nella collana Crinali, include anche scritti di Eugenio Bennato e Patrizio Fariselli. Musicista, compositore e didatta, Vito Forthyto Quaranta è al suo quarto album 

Pejman Tadayon 
Non siamo sufi.  Composizioni per poesie mistiche persiane  
Nel segno di un incontro tra Oriente e Occidente il nuovo cd di un artista diviso tra musica e pittura 
e sospeso, come un ponte, su culture diverse 

Artista poliedrico, diviso tra musica e pittura, Pejman Tadayon come compositore e musicista si presenta con un nuovo progetto in cui risuona la sua stessa condizione esistenziale, sospesa come un ponte tra culture diverse. Nativo di Esfahan, città d’arte iraniana, e arrivato in Italia ancora giovane, si è formato infatti nella ricchezza della tradizione persiana che ha avuto poi modo di confrontare con le molteplici suggestioni raccolte lungo la sua permanenza in Occidente. Non siamo sufi, pubblicato da Squilibri, si prospetta pertanto come l’omaggio che un artista rivolge alla sua stessa formazione, con la trasposizione in musica di alcune poesie di quattro grandi mistici persiani come Rumi, Omar Khayyam, Hafez e Saadì: musiche originali ma eseguite con gli strumenti classici della tradizione persiana in modo da rievocare le sonorità più pertinenti a quei versi, peraltro cantati in farsi ma tradotti in italiano nei testi per facilitarne la comprensione.  Registrato “in solitaria” durante i mesi del primo lockdown, il disco è impostato sulla musica tradizionale persiana che abbraccia una pluralità di paesi, dall’Iran all’Armenia, e risente, dunque, delle declinazioni locali che i singoli popoli hanno dato a questa musica, con influenze che arrivano anche dal mondo greco e bizantino. Non siamo sufi è animato anche dalla stretta connessione tra musica, poesia e pittura, secondo suggestioni radicate nella cultura persiana ma ravvivate dalla lettura di Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, in un autore come Pejman Tadayon convinto che “Oriente e Occidente possano incontrarsi e conoscersi profondamente” anche se non ha che la musica e la pittura per dimostrarlo. I suoi quadri, del resto, sono quadri sonori che hanno la peculiarità di poter essere suonati alla stregua di qualsiasi altro strumento a corde. Stringendo in un solo abbraccio sensoriale il lettore/ascoltatore, nella successione di quadri e brani musicali si va così delineando un percorso lungo il quale si svela progressivamente una verità più profonda, affidata alle pagine forse più significative della tradizione sufi: un sentimento di estraneità, ad ogni appartenenza rigidamente intesa, è indispensabile per vivere in piena libertà.
in uscita, in formato cd-book, nei punti vendita e negli store digitale il 25 febbraio 
Info: www.squilibri.it, info@squilibri.it
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Mimmo Locasciulli
"INTORNO A TRENTANNI REVISITED"
Venerdì 6 Maggio è stato pubblicato il nuovo album di MIMMO LOCASCIULLI dal titolo INTORNO A TRENTANNI REVISITED. Disponibile in digitale e nei negozi di dischi in formato CD, distribuito da EGEA MUSIC
 
"Era il 1982. Ero poco più che trentenne. Il mio successo cominciò con l’album INTORNO A TRENTANNI. Ma ho voluto rileggere quel tempo, con le lenti tarate nell’oggi. E le canzoni originali sono state rivisitate, ri coniugate e messe a confronto con le riverberazioni e le emozioni del passato.  In questo percorso non sono stato solo, mi onora la presenza di Artisti verso i quali provo e manifesto un profondo senso di stima e gratitudine. Essi rappresentano un punto di partenza e di arrivo del mio intendere e vivere la musica", racconta Locasciulli. Il nuovo album contiene featuring con Eugenio Finardi, Brunori sas, Stefano Di Battista e Setak. "Intorno a Trentanni Revisited non è solo un disco di canzoni rivisitate, ma un mix di sensazioni e vibrazioni che ne fanno un lungo racconto del tempo che ho incontrato, raccontato e ritrovato. Nell’album c’è una canzone inedita nuova, Buonanotte dalla luna, il cui videoclip è stato scritto e diretto da Riccardo Rinetti. Con essa ho provato a tirare le somme della rilettura del mio e del nostro tempo. Non ho tratto una conclusione definitiva, ma mi conforta immaginare che tra le righe della canzone affiora la consapevolezza piena che le stagioni passano e a volte, in qualche fantastico modo, tornano”, dice Mimmo. Questa la tracklist completa del nuovo disco: Svegliami Domattina, Due Ore, Gli Occhi, Buoni Propositi (Feat. Brunori Sas), Intorno a Trentanni (Feat. Eugenio Finardi), Cala La Luna (Special Guest Stefano Di Battista), Lo Zingaro, Natalina, Svegliami Domattina (Live 1985), Gli Occhi (Live 1985), Intorno a Trentanni (Versione Alternativa 1992), Buonanotte Dalla Luna (Special Guest Setak). Mimmo Locasciulli fa il suo esordio al Folkstudio di Roma, nel 1975. Viene considerato uno dei più autorevoli esponenti della canzone d’autore italiana. Ha scritto e cantato con De Gregori, Ruggeri, Ligabue, Alex Britti, Frankie Hi Nrg, Paola Turci, Patent Ochsner e altri prestigiosi artisti. Ha partecipato, in qualità di big, al Festival di Sanremo nel 1985. Ha già all’attivo diciannove album e in molti di essi sono presenti alcune delle stelle più luminose del firmamento musicale italiano ed internazionale: Greg Cohen, Marc Ribot, Joey Baron, Paolo Fresu, Lenny Pickett, Stefano Di Battista, The Uptown Horns, Fabrizio Bosso, Willie Schwarz, Charlie Giordano, Enrico Pierannunzi,  Roberto Gatto, Ambrogio Sparagna, Enzo Pietropaoli ed altri ancora.
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In uscita il nuovo album della cantante rivelazione Fatma Said “Kaleidoscope”: un viaggio attraverso le diverse culture e tradizioni musicali.

Un caleidoscopico viaggio attraverso culture e tradizioni musicali di paesi diversi e lontani fra loro, ma accomunati da un grande amore per la danza: il 2 settembre Warner Classics pubblica “Kaleidoscope”, il secondo album di Fatma Said, l’artista rivelazione acclamata dalla critica come una delle giovani cantanti più promettenti del mondo. Definita un soprano crossculturale per la sua inclinazione a spaziare tra i generi, oltre la lirica si muove agilmente tra pop, tango argentino, musica tradizionale araba, fino alla canzone italiana: tra le sue recenti collaborazioni, quella con Gino Paoli per una speciale versione di “Senza Fine” contenuta proprio nel nuovo disco. Cresciuta al Cairo accompagnata dalle note di Frank Sinatra, Whitney Houston e Mariah Carey, Fatma Said si è poi innamorata della lirica scegliendo una strada musicale controcorrente, formandosi prima alla Hanns Eisler School of Music di Berlino e poi all'Accademia del Teatro alla Scala di Milano e diventando il primo soprano egiziano a esibirsi sul palcoscenico scaligero. Ha vinto diversi premi come il Veronica Dunne International Singing Competition (Dublino, 2016), il 2° premio al 16° International Robert Schumann Lied Competition (Zwickau, 2012), il Gran Premio al Concorso Lirico Internazionale Giulio Perotti (Germania, 2011) e due BBC Music Magazine Awards nelle categorie "Newcomer" e "Vocal". Nel 2019 ha firmato un contratto in esclusiva con la Warner Classics, vincendo nel 2021 con il suo album di debutto “El Nour” l'Opus Klassik come "Young Artist of the Year (Vocal)".
Portatrice di messaggi di unione e fratellanza tra i popoli, Fatma difende la causa dell'educazione musicale dei bambini e dei giovani, ed è stata premiata dal National Council of Women of Egypt. Ambasciatrice di Opera for Peace nel 2014 ha rappresentato l’Egitto nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani alle Nazioni Unite a Ginevra. È la prima cantante d'opera egiziana ad aver ricevuto il Creativity Award dello Stato, uno dei più alti riconoscimenti egiziani, per i suoi eccezionali risultati artistici a livello internazionale come prima cantante d’opera egiziana. È stata special guest del Global Citizen Live a Parigi il 25 settembre 2021. La stampa l’ha inserita tra “le 100 donne che stanno cambiando il mondo”. Il nuovo album “Kaleidoscope” rappresenta in pieno la personalità artistica fuori dal coro di Fatma Said: il suo è un viaggio eclettico attraverso culture e tradizioni musicali di Paesi diversi fra loro, cantando in francese, tedesco, inglese, spagnolo, arabo e italiano. Nei brani in tracklist, oltre a “Senza Fine” di Gino Paoli, troviamo perle di Astor Piazzolla, Kurt Weill, Irving Berlin, Carlos Gardel, Serge Gainsbourg, Jules Massenet, André Messager, Johann Strauss II, Franz Lehár, Jacques Offenbach e Charles Gounod, un brano da “My Fair Lady” di Frederick Loewe e la hit ‘I Wanna Dance with Somebody’ scritta da George Robert Merrill & Shannon Rubicam portata al successo da Whitney Houston. Punto di unione in “Kaleidoscope” è il grande amore per il ballo, mezzo espressivo fondamentale per Fatma, che pratica fin da bambina nei diversi stili. Fatma Said: "Per me è difficile immaginare la musica senza la danza, o la danza senza la musica…Durante la ricerca del potenziale repertorio per questo album mi sono sentita attratta proprio da canzoni con differenti ritmi di danza, provenienti da generi e culture diverse. Una delle sfide è stata quella di personificare i diversi protagonisti dei brani nei loro vari contesti, dando loro la diversità di voci e di stili musicali di cui hanno bisogno: molteplici colori vocali, timbri linguistici, inflessioni di danza.” Due i singoli che precedono l’uscita del disco: il primo è “Yo Soy Maria” accompagnato da un videoclip (https://youtu.be/HNe4qtcmQnQ) in cui Fatma balla il tango. Il brano è stato composto da Astor Piazzolla per la sua opera "María de Buenos Aires" (1968), ambientata nella malavita di Buenos Aires, ed incentrata sulle esperienze della prostituta Maria. Nella sua versione, Fatma trasporta meravigliosamente la ricerca di libertà che risiede in questo personaggio eccitante, pieno di orgoglio e dignità, con un arrangiamento per quintetto di tango classico che sottolinea la grande energia della canzone. Il secondo singolo è un avvincente duetto con la mezzosoprano Marianne Crebassa per la “Barcarolle” da “Les Contes d'Hoffmann” di Offenbach. Ad accompagnare la splendida voce di Fatma, nel disco, anche l'Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo diretta da Sascha Goetzel, la trombettista Lucienne Renaudin Vary (in "Cheek to Cheek" di Irving Berlin) e l'ensemble di tango Quinteto Ángel.
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EXTRALISCIO
Domani esce il nuovo album
“ROMANTIC ROBOT”
Ideato da MIRCO MARIANI
con arrangiamenti per orchestra sinfonica del Maestro ROBERTO MOLINELLI e la cover del brano “Non mi dire mai goodbye” di TONY RENIS
Ospiti LUCA BARBAROSSA e DAVIDE TOFFOLO
 
Da domani, venerdì 6 maggio, sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali “ROMANTIC ROBOT” (prodotto dall’etichetta Betty Wrong Edizioni Musicali di Elisabetta Sgarbi e distribuito da Sony Music Italy), il nuovo album degli EXTRALISCIO, un progetto discografico sempre più extra e innovativo, pensato e guidato da MIRCO MARIANI. Sono disponibili in pre-order la versione CD (in uscita il 13 maggio) e vinile (in uscita il 22 luglio) https://extraliscio.lnk.to/RomanticRobot. Nove brani provenienti da mondi diversi, accompagnati dagli arrangiamenti per orchestra sinfonica a cura del Maestro ROBERTO MOLINELLI (già con gli Extraliscio sul palco del Festival di Sanremo e poi nei live in teatro di inizio anno a Taranto e Matera), ma registrati direttamente da Mirco Mariani dentro il suo leggendario laboratorio musicale Labotron a Bologna. Al Labotron, gli arrangiamenti per orchestra hanno preso vita “diretti da un robot”, insieme a tastiere, sintetizzatori analogici, come il Moog One, e rari strumenti elettronici, come l’Ondioline. Una tradizione iniziata con il primo album degli Extraliscio “È bello perdersi”, in cui Mirco aveva registrato tutti gli strumenti nel suo studio, e che ora tocca nuovi vertici della sperimentazione. Il disco si apre con l’intro “Romantic Robot” che ricorda il lancio di una navicella verso lo spazio, perché questo è un album che parte dalla tradizione popolare ma si lancia verso l’ignoto, da ascoltare a testa in giù. C’è la poesia delicata in “Le nuvole”, inedito di Mirco Mariani, e il rockeggiante “Il bacio traditore” sempre di Mirco Mariani, cantata insieme a Davide Toffolo. “È così” è il brano inedito di Luca Barbarossa e Extraliscio, scritto, per musica e testo, da LUCA BARBAROSSA e cantato insieme a Mirco Mariani. È accompagnato da un nuovo filmino diretto da ELISABETTA SGARBI e girato a Tresigallo (Ferrara), in una fabbrica storica dalle grandi vetrate, la cui sacralità e poesia sono state d’ispirazione per questo corto https://youtu.be/4R1HNfdizpQ. Anche DAVIDE TOFFOLO ha donato un suo nuovo brano a questo album, “La gazza chiacchierona”, cantato da Mirco Mariani e Davide Toffolo. Non mancano canzoni già edite che sono state riarrangiate per orchestra da Molinelli, pronte a vivere una nuova vita: “Non mi dire mai goodbye”, cover del celebre brano di TONY RENIS, da sempre grande estimatore degli Extraliscio, e il trittico “Capelli blu”, “Amarsi come una regina” e “Valzer d’Africa” scritti da Mirco e Elisabetta Sgarbi, con Moreno Conficconi “Il Biondo” al clarinetto, contenute, nella versione originale, nell’album degli Extraliscio “E’ bello perdersi” e qui rivestite di nuovi suoni. Tracklist: Romantic Robot - intro; Le nuvole; Il bacio traditore ft. Davide Toffolo; Capelli blu; Non mi dire mai goodbye (cover di Tony Renis); È così di Luca Barbarossa; Amarsi come una regina; La gazza chiacchierona di Davide Toffolo; Valzer d’africa. «Per questo disco abbiamo fatto tutto all’incontrario, per questo è un disco da ascoltare a testa in giù. L'orchestra sinfonica è diventata meccanica, diretta da un uomo che non esiste. Mellotron che prendono il volo e si avvicinano piano piano, con lentezza, verso una luce che non esiste. Ma noi siamo lì, nascosti, nessuno ci può vedere e aspettiamo che questi suoni invisibili diventino reali» racconta Mirco Mariani. «Non sempre un album è necessario. Lo era per Romantic Robot. Era necessario fare sentire il suono che attraversa queste canzoni, che pure provengono da mondi così diversi. È il suono del Labotron di Mirco Mariani che si fonde con l’orchestrazione classica. Romantic Robot è una esperienza sonora che non poteva contrarsi nello spazio di una canzone, ma aveva bisogno di un album, di un viaggio per essere amato. In questo senso Romantic Robot è un lavoro che considero un nuovo passo per questo gruppo musicale, che sta diventando sempre più “extra”» dichiara Elisabetta Sgarbi.

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VISAGE MUSIC
presenta

Shulùq Ensemble فرقة شُلوقْ
Calogero Giallanza - Salim Dada - Andrea Piccioni  - featuring  Karima Skalli
The Dream of Ibn Hamdis
Visage Music  presenta “The Dream of Ibn Hamdis”, il lavoro discografico dello Shulùq Ensemble che rende  omaggio ai popoli e alle culture del Mediterraneo attraverso la musica. Il "Mare Nostrum" è un luogo ideale dove è possibile la convivenza tra passato, presente e futuro, così come la coesistenza di valori, di  ideali e sogni delle persone che vivono lì.  Lo Shulùq Ensemble è composto da eccellenti musicisti e compositori di fama internazionale: Calogero Giallanza (flauti),  Salim Dada (chitarra, kwitra, voce) Andrea Piccioni (percussioni) con la partecipazione di Karima Skalli (voce). Provenienti da vari mondi musicali: europeo classico, arabo e nordafricano, barocco e jazz, La Shulùq Ensemble suona musiche originali composte e ispirate dalle poesie di Ibn Hamdis, un poeta arabo-siciliano del XII secolo (1056-1133). Le radici del progetto The dream of Ibn Hamdis sono una ricerca che vuole seguire e trovare, nel corso dell'ultimo millennio, il filo di uno specifico discorso artistico, verso il Mediterraneo, un "ponte" fatto di armonie, suoni, ritmi e sensibilità comuni, un "mare nostrum" poetico-musicale, di pace e generoso, “l’ultimo dono dell’ unica civiltà mediterranea”. Un'aspirazione a un mondo migliore, ambedue desiderati e ricercati, a volte a costo della vita di migliaia di migranti che attraversano, fuggendo verso un disperato esilio di libertà e salvezza, ma anche spesso tragicamente verso un destino di vite spezzate e disperse.
 
Visage Music è un'etichetta  discografica, nata per volontà di Claudio Carboni e Riccardo Tesi, incentrata sulla produzione di world music e il cantautorato italiano.
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“Er tempo cattivo” di Valerio Billeri
Fuori il 24 Aprile 2022 il secondo volume del cantautore romano dedicato all’animo oscuro e terreno di Giuseppe Gioachino Belli

Disponibile dal 24 Aprile su tutte le piattaforme digitali “Er tempo cattivo” di Valerio Billeri, secondo capitolo dedicato dal cantautore romano alle liriche in romanesco di Giuseppe Gioachino Belli. Dopo l’interesse suscitato tre anni fa dal primo volume “Er tempo bbono”, Billeri ha scelto altri dodici sonetti del poeta ottocentesco regalando ai versi una nuova metrica vestita da atmosfere musicali al tempo stesso folk ed elettroniche. Con l’album è online anche il sito ertempocattivo.org, che raccoglie i testi, le note dello stesso Belli, l’introduzione di Marcello Teodonio, accademico, critico letterario e Presidente del Centro studi “Giuseppe Gioachino Belli” e le illustrazioni di Vittorio Giacopini, giornalista, disegnatore e conduttore radiofonico. “La scelta che compie Billeri – osserva Teodonio – cammina nella direzione della predilezione per uno dei tanti versanti della scrittura di Belli. Peraltro centrale, fondante: quello oscuro, legato alla consapevolezza della violenza della storia nella quale l’odioso privilegio di pochi corrisponde la miseria del popolo, una violenza anzi connaturata all’esistenza per cui la vita di tutti è come quella dei chicchi di caffè nel macinino, destinati a venire sbriciolati dal meccanismo stesso della vita”. Ecco quindi gli affreschi del popolo, nelle sue espressioni più veraci, divertenti o drammatiche, a cui la vena folk di Billeri e gli arrangiamenti di Gian Luca Figus, che ha prodotto l’album per l’etichetta Folkificio, donano una linfa vitale contemporanea. Agli enjambemant con cui Billeri forza la metrica del Belli affinché aderisca alla nuova sintassi fanno da contraltare le cuciture cromatiche che Figus affida ora alle chitarre, ora alle tastiere, senza lesinare balzi in avanti e indietro nel tempo, accogliendo anche le corde più antiche e i suoni digitali più moderni. Da rilevare l’utilizzo delle voci che in più di un passaggio diventano strumento alternativo, silenzio e frastuono, gioco e sberleffo al servizio della musica. Un lavoro di cesello raffinato, tra la tradizione popolare americana e le sonorità elettroniche, che consente alla tessitura armonica di non sfigurare al cospetto dei versi del poeta romanesco.
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IL PRIMO ALBUM DI INEDITI DI ORIANA CIVILE
Tredici racconti in lingua siciliana: dalle leggende alla denuncia sociale

Si intitola “Storii (tra il serio e il faceto)” il nuovo album di Oriana Civile, artista, studiosa delle tradizioni musicali siciliane e interprete del repertorio di tradizione orale della sua terra. Si tratta del suo primo disco di inediti: tredici brani, tredici racconti in lingua siciliana dalle sonorità minimaliste e di grande impatto. Registrato in presa diretta, come un live in studio insieme al chitarrista Nino Milia, sorprende per il carisma e la grande genuinità interpretativa della Civile. “Ho voluto un disco – dice l’artista – che fosse più vicino possibile a quello che si ascolta in un mio concerto. Per questo ho ricercato un suono reale e senza artifizi”. A comporlo, come indica il titolo, una manciata di storie. Storie personali e storie collettive. Storie individuali e storie universali. Tredici brani che si aprono con una canzone il cui testo è una poesia dell’avvocato Pippo Mancuso, tratta dal libro “Malu Tempu – strofe strofacce aneddoti”. Tra le tracce del disco incontriamo poi paesaggi, leggende, denunce, provocazioni e strambi interrogativi ai quali dare finalmente una risposta definitiva, come il sesso dell’arancin*. Ma anche personaggi come Attilio Manca (la cui morte è uno dei misteri italiani legati a Cosa Nostra), Claudio (agente di scorta di Paolo Borsellino) e Luciano Traina e addirittura Lady Gaga, la pop-star americana originaria di Naso, il paese in provincia di Messina da cui viene anche Oriana Civile. “Questi brani – scrive la Civile nell’introduzione all’album - sono un esplicito invito ad approfondire la conoscenza di queste storie che sembrano lontane da noi ma non lo sono affatto”. Nel booklet ogni canzone è accompagnata da una fotografia estratta dal progetto “Life (serie Faces and Hands)” di Raffaele Montepaone, fotografo calabrese, instancabile ricercatore di espressioni ed atmosfere senza tempo, “lo ringrazio sentitamente di vero cuore per aver abbracciato la mia idea; queste fotografie sono la testimonianza di un mondo pieno di dignità e bellezza che ci appartiene nel profondo, il mondo che io canto, e io le trovo semplicemente meravigliose”. “Storii”, che è stato preceduto da una fortunata campagna di crowdfunding, esce per l’etichetta Suoni Indelebili ed è distribuito da Ird.
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RENANERA – L’ uomo torna mare
il nuovo album dei Renanera, negli stores dal 6 Maggio 2022
 
Il nuovo lavoro discografico si intitola «L’uomo torna mare» ed è l'album che i Renanera lanciano per festeggiare i primi dieci anni del loro progetto artistico. La copertina del disco è stata realizzata con un dipinto del poeta-pittore potentino Alberto Barra. L’opera è una vera e propria sinossi figurativa dell’intero album. L’artista infatti, dopo un accurato ascolto dell’album, ha assorbito le sensazioni dei Renanera, rappresentando, attraverso un pesce spada, l’urgenza di difendersi in maniera prepotente e primitiva da una società in cui è sempre più difficile discernere il giusto e in cui ogni individuo, concentrato solo sul suo “io”, pare voler divorare persino il suo simile pur di primeggiare.  I Renanera sono molto legati alle loro origini e si sono spesso dedicati alla ricerca delle tradizioni e delle numerose storie che appartengono al Sud Italia, così come hanno sempre cercato il suono adatto per rendere ogni brano coerente e estremamente empatico; ma adesso, dicono, è il momento di combattere, di far sentire la loro sofferenza e la sensazione di inadeguatezza che la società attuale fa pesare quotidianamente su ogni singolo individuo sensibile alle ingiustizie.  Nelle 10 canzoni della tracklist c’è anche spazio per una rilettura della canzone degli Almamegretta «Fatmah» e di un remix di «Ballatarantella», canzone composta dai Renanera con Eugenio Bennato. Prodotto e arrangiato da Antonio Deodati e Unaderosa, il suono in questo album calca la mano verso l’elettronica, la dub e l’hip hop sempre contaminato da nuances etniche. Proprio per questo, alcune delle tracce compongono la colonna sonora del film di Simone Aleandri  «La notte più lunga dell’anno» (nel cast, tra gli altri, Ambra Angiolini, Alessandro Haber, Massimo Popolizio, Mimmo Mignemi). Alle registrazioni hanno partecipato Unaderosa (voce e cori), Antonio Deodati (synths e cori), Marco Deodati (saz e chitarre), Pierpaolo Grezzi (darbouka e tammorre), Alberto Oriolo (violino e cori), Gaetano Stigliano (mandolino).  I Renanera vantano altre prestigiose collaborazioni artistiche come quelle con Vittorio De Scalzi, Marcello Coleman, Lino Vairetti, Michele Placido, Ciccio Merolla, Alessandro D’Alessandro, Pasquale Laino, Felice Del Gaudio.  «L’ uomo torna mare» è negli stores digitali da venerdì 6 Maggio 2022 su etichetta T.S.A. Total Sounding Area.  
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Dal 28 aprile disponibile in digitale, in streaming e download

 Walter Laureti
 pubblica il suo primo EP
Ode

Walter Laureti, producer e sound engineer romano, dopo aver composto e arrangiato per Jan Bang, Arve Henriksen e aver prodotto Evocazioni e Invocazioni di Davide Ambrogio, debutta con il suo primo EP, Ode (Studio  Catalea). Ode è un inno al mare che vuole esprimere il profondo bisogno di celebrare il fascino e la peculiarità del meridione attraverso l’elemento che più profondamente lo connota: il volto ipnotico del Mediterraneo. L’immersione contemplativa diventa allora l’unica possibilità di rendere grazie a un elemento naturale contraddittorio, capace di ispirare e fuorviare, di attirare e respingere, di nutrire e uccidere. Ciò che questo abbandono restituisce è un percorso sonoro altrettanto duplice, che trova nell’incontro tra il minimalismo dell’elettronica e la carica timbrica dei repertori tradizionali la possibilità di esprimersi. Fortemente ispirato a Il pensiero meridiano del sociologo Franco Cassano, il lavoro trova nella musica tradizionale pugliese l’orizzonte sonoro cui affidarsi. A questa dimensione culturale appartiene l’idea che il mare rappresenti «un primo luogo di meditazione, (...), un cielo raddoppiato e diventato terrestre, una parete sfondata, un confine libero, un orizzonte che richiama proprio perché sfugge». In quest’Ode dedicata al fascino e alle peculiarità del meridione (su tutte, la lentezza), il mare è rappresentato nella sua fragilità. È un mare desolato, vuoto e pericoloso. Non è il mare estivo e piacevole, ma il mare di tutto l’anno. È un mare che uccide chi lo attraversa eppure cura e culla l’uomo; il mare che stiamo distruggendo dal punto di vista ambientale. È il mare di tutti ma allo stesso tempo di nessuno.  Il canto liberatorio de La ninna (il sogno), la danza di 81 (il vento) e la preghiera de La Madonna del mare rappresentano un modo di rispondere ai diversi richiami emotivi che il mare suscita. Percorrere musicalmente la Puglia, risalendo dal Salento fino al Gargano, significa quindi riscoprire il rapporto che lega l’uomo al mare, avvicinandosi alle parole sempre attuali di Cassano.   «Il nostro corpo scopre un mondo quando accetta di affidarsi senza paura al moto della risacca, quando contemplando il cielo stesi sul mare immergiamo le orecchie nel suo ventre sonoro, accettando di appartenergli con fiducia filiale. In questo esercizio, nella confidenza con la grammatica dell’acqua c’è un’antica saggezza, il suggerimento della possibilità di un altro tempo. Senza l’infinito del mare si va a fondo, risucchiati dal vortice del nostro antropomorfismo». Le musiche di tutti i brani elencati sono originali ad eccezione del canto presente ne La ninna (il sogno), registrato da Massimiliano Morabito con Anna Palmisano a Locorotondo (BA) e pubblicato nella raccolta Tomma Tommë (2004 - Ethnica). Il testo de La ninna (il sogno) proviene dalla tradizione orale; quello de La Madonna del mare, dal canto Matonna te lu mare di M. Marangio. 
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Materiali Sonori
Le novità

PAOLO BENVEGNU'
Delle inutili premonizioni – Vent’anni di Misconosciuto Tascabile Vol. 2
Paolo Benvegnù “Delle Inutili Premonizioni - Venti anni di misconosciuto tascabile vol. 2” è un disco eclettico, originale, nato dal lungo percorso di studio del cantautore gardesano realizzato in compagnia del Collettivo Paolo Benvegnù, che si presenta al pubblico con un omaggio appassionato, riletto con l’inconfondibile stile di Benvegnù, a brani tratti dalla New Wave anni 80: New Order, Joy Division, Roxy Music, Tears for Fears e tanti altri. Alla base della scelta dei titoli di questo progetto c’è l’idea di ridare voce a dei brani iconici c’è la necessità di creare uno spazio dove ricercare una propria identità, dove scrivere, suonare e dare una risposta fuori tempo e fuori luogo al presente così da immaginare un nuovo futuro.

I SOLISTI  DELL’ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO -  IN ARTE SON CHISCIOTTƏ
musiche originali per lo spettacolo scritto da Samuele Boncompagni
(ispirato a Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes)
con Elena Ferri, Luisa Bosi e I Solisti dell’OMA
Non poteva che essere attraversata dalla musica la nuova prova teatrale a firma Officine della Cultura del fantasioso nobiluomo della Mancia, cavaliere errante, disfacitore di offese, raddrizzatore di torti Don Chisciottə. In otto quadri di una contemporanea “ensalada” spagnola, contemporanea come la ə che porta nel titolo, come i piani di lettura offerti dalla ricerca della compagnia di attori e musicisti, I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo errano tra le pagine fattesi pentagramma del Capolavoro di Cervantes vibrando in un intreccio di melodie libere di rincorrersi e di sovrapporsi tra mulini a vento e giganti. All’immaginazione dell’ascoltatore viene lasciato il compito di ricomporre in una trama coerente i quadri del racconto. Meglio se a pancia vuota o col vento nella testa. I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo: Luca Roccia Baldini basso, cajon, voce; Massimo Ferri chitarra, oud, mandolino; Gianni Micheli clarinetti, fisarmonica; Mariel Tahiraj violino;  Daniele Berioli percussione; voci di scena di Elena Ferri e Luisa Bosi

LA NUOVA PIPPOLESE, Canzoni per Grilli e Rificolone
Si intitola “Canzoni per grilli e Rificolone” l'album di debutto dell'orchestrina popolare fiorentina di strumenti a plettro “La Nuova Pippolese” nata nel 2015 dall'associazione culturale “La Scena Muta” e diretta da Francesco Frank Cusumano. Il disco nasce dopo 5 anni di intensa attività concertistica e dopo un'accurata selezione dei brani della tradizione fiorentina, brani di Spadaro, Parigi, Cesarini, Nelli e D'Onofrio, due estratti dall'operetta “L'Acqua Cheta” e un brano inedito scritto da Cusumano e David Bargiacchi, “FI PI LI”. Numerosi gli ospiti che impreziosiscono le tracce, scelti al di fuori del classico circuito della canzone fiorentina: da Irene Grandi ad Alessandro Benvenuti, da Gaia Nanni a Saverio Lanza, da membri di band di musica contemporanea come Street Clerks e Fanfara Station fino ai milanesi Gerry Bruno dei Brutos e Bebo Storti, alias il Conte Uguccione. 

NOVA MATERIA, Xpujil
Il duo cileno-francese è noto per la sua musica ipnotica, suoni inquietanti generati da materiali grezzi e minerali (metallo e rocce) per creare brani che sono a loro volta iper-ritmici e sognanti, in bilico tra il postpunk rock e la musica dance elettronica. La band è stata anche molto attiva nel campo delle arti multimediali e performative, e “Xpujil" esplora quest'altra dimensione del loro talento. E' un'unica traccia di 40 minuti, che trascina l'ascoltatore in una particolare esperienza uditiva. Basato sui suoni registrati da Nova Materia durante un viaggio nella giungla messicana, in territorio maya (Xpujil è il nome di un'antica città maya, ora persa in mezzo alla foresta).

AKSAK MABOUL, BENJAMIN LEW, MINIMAL COMPACT, TUXEDOMOON, Made To Measure Vol.1
La leggendaria MADE TO MEASURE - Series of New Music della Crammed fu descritta all'epoca come l'equivalente sonoro di una collezione di libri d’arte, tracciando una mappa di alcune delle più interessanti musiche strumentali. Questo storico Vol. 1 è del 1984 e contenente musica creata da Minimal Compact, Benjamin Lew, Aksak Maboul e Tuxedomoon per film, spettacoli teatrali e performance di danza. 

HECTOR ZAZOU, Sonora Portraits 2 . CD+BK 
Nuove edizione: CD “Strong Current” + Mini Book 96 pagg + 4 cartoline d’arte (dalle immagini di John B. Root). Con Laurie Anderson, Jane Birkin, Melanie Gabriel, Lori Carson, Caroline Lavelle, Sarah Jane Morris, Chaterine Russell, Nicola Hitchcock, Emma Stow, Lisa Germano, Nina Hynes, Irene Grandi. Fra i musicisti: Ryuichi Sakamoto, Stefano Bollani, Orio Odori, Archaea Strings. Con i suoni di Lorenzo Tommasini e Peter Walsh. Progetto di Hector Zazou & Giampiero Bigazzi.

HECTOR ZAZOU, Geographies
Dopo la ristampa di Made To Measure Vol.1 e prima dell'uscita del nuovo album di Nova Materia, la Crammed Discs continua la campagna di riattivazione della storica collana Made To Measure con la ristampa in vinile di questo album molto speciale del compositore e produttore francese Hector Zazou. Noto per molti album e collaborazioni innovative, compresi gli LP firmati Zazou/Bikaye, in questa suite orchestrale -originariamente pubblicata nel 1985 - mette in mostra alcuni dei lavori compositivi più originali, fondendo un ensemble da camera, alcune voci classiche e pop, una produzione non ortodossa e un'ironica e affettuosa rivisitazione dei classici del primo Novecento (pensate a Satie e altri). Con titoli di canzoni evocative come Cine Cittá e Sidi Bel Abbès, e persino un'orecchiabile melodia folk (Vera C.), questo album è un viaggio giocoso nel tempo e nello spazio. 

AKSAK MABOUL, Charles F. Bleistift EP
Un cuirioso singolo che segue l'uscita dell'acclamato nuovo doppio LP “Figures" di AKSAK MABOUL, che è il primo vero nuovo lavoro, dopo decenni, della leggendaria band pop sperimentale. Questi quattro brani sono rielaborazioni, che non appaiono come tali nell’album e svelano il mondo fantasioso della band con la sua strumentazione unica, i suoi collage sonori e gli umori diversi ed enigmatici. 7”, shrink-wrapped - limited edition - 500 only!

POLYCHRON+, She’s Always Been There feat. ANNA DOMINO. BLAINE L. REININGER. LUC VAN LIESHOUT. ALEX SPALCK. NICONOTE. DANIELE BIAGINI. CARMEN D’ONOFRIO.
Polychron+ sono un duo italiano (Aurelio Menichi + Gabriele Gai). Con lebands Dubital, Lord Chapeau, Smoke Signals, Vinylistic… si ricordano le loro prestigiose collaborazioni con Steven Brown, Mad Professor, Gilles Martin, Ultramarine. "SHE'S ALWAYS BEEN THERE" è un lavoro con una propria originalità che lo inserisce all’interno del vasto scenario “wave” italiano, dall’età d’oro dei primi gruppi post punk fino ad oggi. “She’s Always Been There” affonda le radici nell’humus mitteleuropeo (già terreno fertile di etichette quali Crammed Discs, Les Disques Du Crepuscule, Materiali Sonori) per suggerne il necessario nutrimento e trasporlo in un’inedita esperienza sonora, sintesi eclatante di delicata eleganza e morbosa sensualità. Le illustri collaborazioni - con ANNA DOMINO, BLAINE L. REININGER (che in “Piano Astrale” esibisce il suo straordinario italiano), LUC VAN LIESHOUT (Tuxedomoon), ALEX SPALCK (Pankow), NICONOTE (performer e magnifica voce già con Violet Eves), DANIELE BIAGINI (eccellente pianista già con i Minox, con il “Tenco” di Steven Brown e nel “Cameristico” di Riccardo Tesi) e CARMEN D’ONOFRIO - lasciano intuire l’ articolazione del progetto: gli ospiti si sono calati nell’ordito come se la trama già appartenesse loro, lasciando il loro inconfondibile segno sul risultato che suona sempre intenso, piacevole e sincero al tempo stesso. 

AQUASERGE, The Possibility Of A New Work For Aquaserge/Made To Measure Vol. 46
Riconosciuti come uno dei gruppi avant-rock più innovativiin circolazione, Aquaserge cercano ancora una volta di allargare il loro raggio d'azione con questo progetto speciale. Affrontano adesso il campo della musica classica contemporanea della metà del XX secolo rendendo omaggio a quattro grandi figure atipiche: Giacinto Scelsi, György Ligeti, Edgar Varèse, Morton Feldman. Un misto di intuizione “grezza" e metodo rigoroso, e hanno creato pezzi per una formazione ibrida, semi-classica e semi-rock allargata a 9 elementi. Le composizioni originali della band sono completate dalle interpretazioni di tre rari brani scritti da Edgar Varèse (su una poesia di Verlaine) e Morton Feldman (su un testo di Rilke). Aquaserge si confermano quindi come una forza motrice sotterranea nella scena musicale internazionale, ispirando e influenzando innumerevoli musicisti. Hanno tessuto una rete estesa di connessioni collaborando con artisti del calibro di Tame Impala, Stereolab, Acid Mothers Temple, Aksak Maboul e altri.

MALIBRA, Ami
Malibra Trio è un progetto musicale nato nel 2010 e capitanato dal Griot del Burkina Faso, Brahima Dembelè; sua è infatti la musica, e suoi i testi, tutti In lingua africana Djoula, diffusa in Africa Occidentale. L'idea musicale attinge direttamente al bagaglio ritmico e melodico africano; possiamo ritrovare infatti l'eco dei cori dei piccoli villaggi, i ritmi delle danze tradizionali, i colori vivaci e malinconici al tempo stesso di paesaggi meravigliosi e lontani. Questo background afro, si incontra e si fonde però con diverse tipologie di musica Occidentale, che pure devono le proprie radici all'Africa : il reggae, il jazz. Anche gli strumenti tradizionali africani, quali djembe, balafon e Kora incontrano e si mescolano con tastiere, pianoforte e batteria. Insomma un viaggio d'autore che parte dall'Africa ed arriva fino a noi. Con Brahima Dembelè: voce, djembe, balafon, kora, tama; Manuela Iori: pianoforte, tastiere, cori; Ettore Bonafè: djembe, dundun, batteria.

SUSSAN DEYHIM & RICHARD HOROWITZ, Azax Attra / Made To Measure Vol. 8 
La sublime voce del cantante iraniano Deyhim e la magia elettronica del compositore statunitense Horowitz: quando apparve per la prima volta nel 1986, questo album fu accolto con entusiasmo, stupore e incredulità: nessuno aveva fatto qualcosa di simile prima, e questa vertiginosa e ispirata miscela di tradizione persiana, avanguardia newyorkese e musica elettronica rimane incomparabile, potente e ipnotica fino a oggi. 

BENJAMIN LEW & STEVEN BROWN, Douzième Journée: Le Verbe, La Parure, L’Amour/ Made To Measure Vol.15 
Fu un incontro casuale quello fra tra Benjamin Lew e Steven Brown nell'effervescente crogiolo creativo che era Bruxelles nei primi anni '80 e ha portato a uno di questi piccoli miracoli discreti ma indimenticabili che avvengono a volte. Poetico, magico ed evocativo, "Douzième Journée" porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi alieni, che ha suscitato paragoni con la musica di Jon Hassell e Can. Steven Brown è il frontman della band statunitense Tuxedomoon. Benjamin Lew è uno scrittore, un artista visivo e un poeta del synth analogico (ha continuato a registrare altri quattro album per la Crammed Discs). Il valore di questo album per la serie Made To Measure non sembra essere cambiata nel tempo...

CONGOTRONICS INTERNATIONAL, Where’s The One? 
Registrato e prodotto prima, durante e dopo il mitico Congotronics vs Rockers Tour, con la partecipazione di Deerhoof, Juana Molina, Kasai Allstars, Konono No.1, Skeletons, Wildbirds & Peacedrums. Un trionfo di musiche del mondo e contaminazioni culturali!

FRANKIE CHAVEZ & PEIXE, Miramar II 
Anche se provengono da diverse esperienze musicali, i portoghesi Frankie Chavez e Peixe sono uniti dal loro originale approccio con la chitarra. Peixe da più di venti anni sulla scena innovativa del rock portoghese con molteplici collaborazioni, e due sorprendenti dischi da solista “Apneia” e “Motor” nei quali esplora le innumerevoli possibilità del suo strumento musicale preferito. Sin dal suo debutto nel 2010, Frankie Chavez ha costantemente dimostrato di essere uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Ispirato dal folk, dal blues, così come dal classic rock, ha portato la sua musica sempre più lontano, sia con la band che come one-man-band, in completa simbiosi con lo strumento che c’è stato fin dall’inizio: una chitarra.

prossime uscite

PAOLO BENVENGNU’, "Delle inutili premonizioni Vol. 2, A Collection of Oldies”
MUSICASIÓN 4 ½, 50th Anniversary Remastered Reissue 
DAVID GIROMINI, Manifesto Post Pop 
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ESCE B.I.S., IL NUOVO ALBUM DI JACOPO PEROSINO
Undici brani che girano intorno al tema della paura. Di amare, di morire, di lottare, di fallire, di spezzare catene ataviche, di perdere la motivazione; di tradire ideali, radici, compagni. Le musiche si ispirano a quelle del Nord e del Sud America, le sonorità sono asciutte e acide, con l'elettronica a creare ambientazioni lo-fi e underground

Si intitola B.I.S. come “baciarsi in silenzio”, ma potrebbe significare anche “basta ingiustizie sociali” oppure “buy instead of stream-download” o ancora “bere in solitudine”. Ma il titolo si riferisce anche al fatto che è il secondo album del cantautore piemontese Jacopo Perosino. “Il bis – spiega - è un momento importante per un artista: arriva in coda allo spettacolo, prima di congedarsi, quando il pubblico vuole sentire suonare ancora una canzone e all’interprete tocca sfoderare le migliori carte del mazzo, le più sofferte. Il bis nel concerto è l’ostensione della carne artistica, l’Ecce homo in musica. Se non lo chiedono, se non lo vogliono, è stato tutto vano”. Undici brani, undici storie, che girano intorno al tema della paura. Di amare, di morire, di lottare, di fallire, di spezzare catene ataviche, di perdere la motivazione; di tradire ideali, radici, compagni. Perosino racconta dei suoi eroi, taluni famosi ed universali talaltri sconosciuti e un poco freak, che “però – dice lui - mi hanno salvato inconsapevolmente la vita”. “Volevo un disco passionario, politico, nel quale riversare tutta la solitudine del singolo che vaga in cerca del suo completamento perfetto, l’altra metà della mela, la sintesi dell’incontro tra la materia spirituale e quella corporale, una dimensione doppia che talvolta si moltiplica e si fa massa per abbattere muri e spezzare catene. Tra queste storie vi sono anche pagine autobiografiche, intese come autobiografia delle emozioni piuttosto che cronaca di fatti reali e personali che non credo siano così interessanti quanto le piccole suggestioni, alcuni colori e certe ombre. Ho provato a catturarle con onestà, lasciando perdere il reale per raccontare qualcosa di vero”. L’album, prodotto da Marco Corrao con lo spesso Perosino, segna anche un cambio di passo musicale rispetto al primo lavoro discografico; le sonorità sono più asciutte e acide, con l’intervento dell'elettronica a creare ambientazioni lo-fi e underground. I suoni traggono ispirazione dalle musiche del Nord e del Sud America, che non si mescolano ma si guardano a distanza, ben radicate nei rispettivi paesaggi. Da una parte il blues, il folk, il jazz, il funky, l’r&b, il trip hop e dall’altra la bossa nova, la rumba, la milonga. La coerenza estetica è stata raggiunta attraverso la creazione di stanze sonore sintetiche, così da disegnare l’arrangiamento come un incontro tra due anime, quella analogica e quella elettronica. Il nord e il sud. il passato e il presente”. B.I.S esce per Suoni Indelebili, dinamica e innovativa etichetta siciliana, un branch di Indelebili Communication, nata da un idea di Adriano Lo Presti, Marco Corrao, Davide Campisi e Andrea Ensabella. Un giornalista, un produttore artistico, un musicista ed un sound designer che mettono le proprie capacità e le proprie competenze a servizio di un suono caratteristico, riconoscibile, sempre alla ricerca della bellezza contenuta nell'espressione artistica musicale, un Suono Indelebile.
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IMENOTTERI & COSMI, IL NUOVO ALBUM DI NICO MARAJA
Dieci brani inediti e un gioco: partire da canzoni storiche immaginandone una evoluzione
Il risultato: un lavoro delicatamente provocatorio che entra nelle pieghe più profonde dell'animo umano. Sonorità talvolta sperimentali con un gusto vintage e low fi

Partire da canzoni storiche e immaginarne una evoluzione. Come sarebbero certi brani oggi, alla luce di una nuova sensibilità e di un punto di vista che, negli anni, è necessariamente cambiato? E’ il gioco alla base di “Imenotteri & Cosmi”, il terzo album di Nico Maraja, musicista, cantautore e scrittore. Dieci inediti che prendono spunto da alcuni capisaldi della tradizione cantautorale italiana per poi essere ricostruiti e reinterpretati. Cosa che l’artista lecchese di origine e romano di adozione, fa con un tratto unico e distintivo, attraverso le sue tipiche atmosfere oniriche e rarefatte. “Uno scherzo infantile e irriverente – spiega l'autore – che vuole però diventare un cambio di prospettiva, un provare a vivere e sentire le cose (o le canzoni) a proprio modo”. Così, ad esempio, “Io che amo mille cose” ribalta il concetto del brano di Sergio Endrigo (Io che amo solo te); l’ “Acquarello” di Toquinho diventa un quadro “Ad olio”, non più spensierato, ma tormentato e fragile; “Imenotteri e Cosmi” insegue “Il mondo” di Jimmy Fontana” e “In un dipinto blu” il sogno di Modugno acquista colori più terreni per assomigliare a “La passeggiata” di Marc Chagall. Dieci brani inediti per un album che vuole essere delicatamente provocatorio fin da titolo: Imenotteri & Cosmi, un dialogo tra esseri piccoli come insetti e realtà grandi come cosmi, che entra nelle pieghe più profonde dell’animo umano. Il tutto vestito di sonorità talvolta sperimentali con un gusto vintage e low fi. Nico Maraja è uscito da poco con il suo secondo libro (Dell’amore e altre forature – Edizione Ediciclo) e scrive colonne sonore per spettacoli teatrali. “Imenotteri e cosmi” è disponibile da oggi su tutte le piattaforme di streaming e negli store digitali e, dal 10 dicembre, in vinile.
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l fondatore della Rua Catalana, violinista di Musicalia e Terza Classe, debutta con un album visionario. Tra folk ed elettronica, campiona anche la voce dell'indimenticabile Concetta Barra
Mousiké Téchne: Corrado Ciervo in viaggio nel suono

CORRADO CIERVO
Mousiké Téchne 
(7 brani | 24 minuti) 

«Della musica dei Greci possiamo dire nulla o quasi, però possiamo provare a capire quanto fosse importante e, per dirla alla Massimo Mila, quanto i Greci fossero più sensibili di noi all'ascolto. Sono partito da qui. In Mousiké Téchne ho provato a mettere in musica i miei ultimi anni di vita vissuta, le esperienze all'estero ma anche l'esser diventato un docente».  La musica antica e gli esperimenti contemporanei. La cultura greca e il folklore locale. Il grande patrimonio del passato e nuove forme personali. Mousiké Téchne, il primo album da solista di Corrado Ciervo si presenta come un diario di viaggio tra esperienza, studio, riflessione e ipotesi sonore future. Un album strumentale prodotto con il fratello Carlo che si muove tra folk, excursus elettroacustici ed elettronica. Attivo musicalmente da giovanissimo con la storica formazione folk revival dei Musicalia, Corrado Ciervo è un polistrumentista sannita che ha incentrato la sua attività sul violino, immerso nel mare di suoni in Mousiké Téchne. Sette brani visionari che partono da percezioni individuali e valorizzano l'espressività grazie a una attenta produzione, diversa dal poliedrico rock d'autore della Rua Catalana e dal bluegrass trascinante della Terza Classe. Come sottolinea Ciervo, il suo approccio allo strumento è anomalo: «Non ho sempre amato il violino, da piccolo ero molto più preso dalle percussioni, ho dovuto soffrire per anni perché era difficile inserirlo nella musica che mi piaceva. Cerco di rifarmi a miei stati d'animo, mi faccio trasportare da quello che sento; la tecnica é una conseguenza, mi piace lavorare con i pizzicati e gli armonici. Il violinista che più ammiro e più mi ha segnato nel mio percorso artistico è Warren Ellis».  Forte della lunga esperienza sia in studio che sui palchi di tutto il mondo con i Musicalia, Corrado ha sempre rivolto la sua attenzione alla musica tradizionale, compiendo però un lavoro di rielaborazione. Una sorta di trasfigurazione che dal ricordo personale diventa universale, come avvenuto in uno dei brani più significativi del disco, incentrato su una voce indimenticabile, quella di Concetta Barra: «Volevo utilizzare una voce che evocasse un luogo, dopo vari ascolti di vecchi vinili ci siamo imbattuti in una traccia della straordinaria Concetta Barra rielaborata da Roberto De Simone, che mi ricordava la mia infanzia. Si tratta di Madonna dell’Arco, ritrovata su un vecchio album Record Bazaar del 1976 intitolato Napoli e il suo folk. Abbiamo campionato la voce e anche in questo mio fratello, che ho coinvolto nella produzione del disco, passa al setaccio tutto quello che produco e mette parecchio ordine sonoro. È una ricerca condivisa cominciata da tanto. Il brano Concetta è un mio piccolissimo omaggio ad una voce che mi ha segnato».  Nato a Benevento nel 1988, Corrado Ciervo vanta una vasta e multiforme collezione di interessanti esperienze in campo musicale. Fin da bambino studia violino, chitarra e percussioni. Giovanissimo, per le sue qualità di polistrumentista entra nei Musicalia, una delle formazioni storiche della musica popolare italiana. E il fondatore della band La Rua Catalana con cui ha pubblicato due EP e due album. Ha collaborato come violinista con La Terza Classe, con cui ha fatto due lunghe tournée americane. Ha all'attivo molte collaborazioni con altri artisti anche in veste di produttore. E' laureato in Conservazione di beni culturali, con studi in storia della musica, etnomusicologia, etnologia e antropologia culturale. Ha conseguito la laurea magistrale in Archeologia e storia dell’arte con una tesi sugli strumenti a corda della Grecia antica. 
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ESCE GARGARISMI, IL NUOVO ALBUM DI GIGI MARRAS
Tredici canzoni e otto “microcanzoni” per un album terapeutico come la pratica che ne dà il titolo, che è anche il perfetto anagramma del nome dell'autore

Si intitola “Gargarismi” ed è il nuovo lavoro discografico del cantaingegnere Gigi Marras (Storie di note/Egea Music). L’album esce oggi ed è disponibile, oltre che in formato cd, in streaming e nei digital stores. Un album terapeutico, come la pratica che ne dà il titolo, che è anche il perfetto anagramma del nome dell’autore. “La mia passione ormai incurabile per i giochi di parole – si schernisce Marras – mi ha praticamente costretto a produrre un nuovo lavoro”. Dopo “Dio mi ha fatto non credente”, il suo primo album, uscito nel 2002 per l’etichetta Storie di Note, e “Quando sarò più giovane”, pubblicato nel 2018 con Vandle99 (l’etichetta legata alle canzoni della inconfondibile voce di Andrea Parodi, con il quale Gigi ha collaborato dal 1999 al 2006), “Gargarismi” nasce durante il lockdown imposto dal Covid19. Per questo Marras, poli-strumentista, diplomato in flauto dolce al Royal College of Music di Londra, per fare i “Gargarismi”, durante l’isolamento ha potuto collaborare con il gruppo con cui suona ormai da diversi anni, i BuFoBaldi, solo in remoto. Il disco propone 13 canzoni e 8 “microcanzoni”. Riprendendo infatti l’idea del precedente album, troviamo, insieme ai brani dalla struttura più tradizionale, anche dei brevi frammenti (dai 18 ai 59 secondi) con testo e/o musica che aiutano l'ascoltatore a passare da una canzone alla successiva, a volte ammorbidendo la transizione, a volte esaltandone i contrasti. Tra i brani c'è la versione completa di “Non ho voglia di studiare”, una canzone nata per addolcire le fatiche di una seconda laurea, e che nella sua versione di “trailer” presente nel disco precedente ha incontrato il gradimento di molti utenti di TikTok, venendo utilizzata nei loro video da più di 240 giovanissimi. E ancora gli “straniamenti esistenziali” di chi ha come guida e riferimento una “Stella bipolare”, o il tentativo di mitigare con il cauto ottimismo di “Passano i giorni” l'assurdità dell'esistenza, ancora nel terzo millennio, di negazionisti, razzisti, omofobi, complottisti, ecc., ecc. Ed ancora, il racconto dei tragici giorni dei bombardamenti che distrussero nel 1943 più dei tre quarti della sua amata Cagliari in “Ultimi attimi di libertà”, la rabbia disarmata verso il potere corrotto e corruttore di “Una chitarra piccola piccola” e “Il passato sembrava passato”, ma anche l’allegria e la dolcezza della tenera storia d’amore in “Sette ettolitri di zenzero”, la struggente nostalgia di “Inviti superflui”, ispirata all’omonimo meraviglioso racconto di Dino Buzzati, e il desiderio di serenità e di un porto sicuro in “Vento di burrasca” dopo che, come disse il grande Faber, tanto “Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca”.
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ESCE VENERDÌ 24 GIUGNO
“GOOD MORNING ITALIA”
L’ALBUM D’ESORDIO DI JOE BASTIANICH & LA TERZA CLASSE
 (Soundinside Records / Believe / Self)
 
Il 24 giugno esce “GOOD MORNING ITALIA”, primo album di JOE BASTIANICH & LA TERZA CLASSE. Otto tracce + una ghost track (quella che da il titolo all’intero disco, unica in italiano) in cui si sprigionano emozioni coinvolgenti, arrangiamenti che sanno unire con una linea immaginaria il folk e il bluegrass statunitense alla tradizione partenopea, mediterranea, e testi che parlano di cadute e risalite, di paura e di coraggio, di amore e tradimenti. Il progetto nasce dall’incontro tra “The Restaurant Man” e la band napoletana, conosciuta durante il programma “On the road” realizzato per Sky Arte e condotto dallo stesso Bastianich alcuni anni fa. La passione sconfinata di Joe per la musica rock, blues, soul e folk americana lo ha portato a confrontarsi e collaborare con “La Terza Classe”, una delle poche realtà musicali italiane che sin dalla sua nascita si occupa di ricercare e di comporre musica ispirandosi al folk americano. L’incontro con il produttore Jex Sagristano è stato l’ultimo tassello di un incastro perfetto in termini artistici e umani, portando alla realizzazione di “Good Morning Italia” Il Bluegrass nasce, come tutte le musiche e tutte le forme di arte arti, dall’incontro fra culture diverse. Non alza barriere, decisamente le abbatte. Nata dall’immigrazione scozzese e irlandese negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, da una prima radice celtica si contamina con il gospel e il blues, il sacro e il profano per eccellenza. La chiesa e la strada, insieme. È una musica rurale, costola del più ampio crogiuolo del Country, con cui condivide gli strumenti a corda e la necessità, per esprimersi, di suoni prettamente acustici.“Good Morning Italia” è un regalo di andata e di ritorno tra un personaggio dalle radici istriane (i Bastianich sono stata una delle innumerevoli famiglie partite alla ricerca di fortuna dopo la seconda guerra mondiale da un territorio all’epoca ancora italiano) che negli States ha caparbiamente voluto, cercato e realizzato il successo in campo imprenditoriale, e una band, La Terza Classe, che ha saputo coniugare l’amore per la propria terra d’origine con quella di ispirazione artistica, divenendo una realtà di altissimo livello.
 
Nel disco sono presenti i singoli “This Good Man”, primo estratto uscito nel dicembre 2021, e “Fall in Between” nuovo singolo uscito il 3 giugno (con videoclip l’8 giugno).
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MUSICHE DEL RITORNO, IL PRIMO ALBUM DI SARA FRANCESCHINI
Un viaggio verso se stessi attraverso la nostalgia
Dodici tracce tra cui due inediti: uno firmato da Pino Marino, “Avere niente o avere te” e l’altro da Andrea Caligiuri, “La tempesta è un piatto che va servito freddo”

Un concept album che racconta un ricongiungimento a se stessi attraverso la nostalgia. Lo racconta cantando in prima persona, in una navigazione fisica e interiore. È “MUSICHE DEL RITORNO” (WoW Records/Ird), il primo album di SARA FRANCESCHINI, interprete con alle spalle un lungo percorso di formazione: dal Conservatorio di Napoli a quello di Roma, fino al diploma all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Dodici tracce in tutto, nove brani e tre intermezzi. Una scaletta che raccoglie canzoni recuperate, attraverso una ricerca tematica e filologica, da vari mondi musicali e linguistici, dalla canzone d’autore italiana alla musica popolare brasiliana alla canzone napoletana, e due inediti: Avere niente o avere te di Pino Marino, e La tempesta è un piatto che va servito freddo di Andrea Caligiuri. Per gli altri brani si spazia da “Questo corpo” de La Rappresentante di Lista, ai classici della musica brasiliana (Lenine, Caetano Veloso e Marisa Monte), all’eleganza portoghese di Francesca Corrias nell’adattamento italiano di Cristina Renzetti, alla “saudade” in lingua genovese di De André-Pagani, fino alla canzone umoristica napoletana di inizio Novecento firmata da Egidio Pisano e Giuseppe Cioffi. L’album, che si avvale degli arrangiamenti di Edoardo Petretti, nasce come un racconto teatrale e esce accompagnato da tre teaser che traducono in immagini i tre intermezzi: De-sidera (bussola), E-leva (àncora) e A-ccorda (nodi). Tre atti, tre imperativi, tre movimenti che, giocando con l’etimologia, segnano la direzione di questo viaggio. Infatti, nel ritorno a se stessi, della nostalgia non è importante solo l’origine, ma anche il modo di attraversarla. Per tornare bisogna accettare di vivere il contrasto tra gravità e leggerezza, tra furia e forza vitale. Si legge nella sinossi dell’album: “Per tornare bisogna partire. Bisogna salpare, naufragare, sprofondare. Bisogna provare a guardarsi da lontano. Per tornare bisogna stare distanti da qualcosa, affrontare le turbolenze, attraversare la nostalgia, che è il dolore del ritorno. Parte tutto dalle stelle. De-sidera. Dalla bussola, che è molto più in basso della testa. È l’istinto, è il desiderio. Una costellazione nello stomaco. Alla bocca dello stomaco è collegato il cuore, la sede dei ricordi, il baule dei nodi, che sono i legami e sono anche la velocità con cui si naviga verso la propria profondità, che non è barattabile. Sono l’ultimo regalo della nostalgia, che trasforma le assenze in nodi e causa uno strappo da vivere fino in fondo per contattare delle parti di sé. Il dolore del ritorno. Provare la profondità permette di riconoscersi e di regalarsi la sua dote migliore, la chiarezza. Solo riconoscendo un vuoto si attraversano la nostalgia e i suoi tre doni: profondità, chiarezza e ritorno. Solo ammettendo e celebrando un’assenza, questa può rinascere sotto altre forme, può ripassare dal cuore. Per tornare bisogna avere la capacità, l’occasione e la determinazione di autorizzarsi a consumare un rito, che è più forte di qualsiasi paura. Le musiche del ritorno raccontano un ricongiungimento a se stessi, alla radice più profonda di se stessi. Una radice lontanissima, che è come un paesaggio che vive e ha senso, e rimane lì. È un potenziale enorme, una possibilità verticale. Per tornare bisogna accettare di vivere il contrasto tra gravità e leggerezza. Togliere i pesi, levare le ancore, accogliere la propria complessità. Nel ritorno a se stessi, della nostalgia non è importante solo l’origine, ma anche il modo di attraversarla. Musiche del ritorno la attraversa cantando in prima persona, in una navigazione fisica e interiore”.
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DōNA FLOR
Les Voyages Extraordinaires

Brani di ispirazione centro e sudamericana, ma anche capoverdiana e mediterranea, ballate e atmosfere jazz. Les Voyages Extraordinaires è il secondo disco di Dōna Flor, opera prima di inediti, in cui si incontrano sonorità e paesaggi diversi, contaminazioni di generi e lingue: lo spagnolo, l’inglese,il francese, l’italiano e l’arabo. Undici brani scritti a più mani dai componenti della band, a cui si aggiunge una cover, Veinte Años, di Maria Teresa Vera e Guillermina Aramburu, un omaggio alla musica cubana. Les Voyages Extraordinaires è una nuova tappa che racconta la storia e la poetica di Dōna Flor, in un percorso che porta l’ascoltatore attraverso atmosfere “meticce” e differenti, che parlano di amore profondo, orizzonti e albe, giungle e deserti, viaggi e utopie. A firmare i brani sono Cecilia Fumanelli, ideatrice del progetto, cantante e etnomusicologa,Simone Riva (chitarra e charango), Max Confalonieri (basso e contrabbasso) e Max Malavasi (batteria, percussioni) che, nella realizzazione del disco, sono stati affiancati da Raffaele Kholer (tromba) Giulia Larghi (violino) e Miriam Valvassori (arpa). Dōna Flor, che prende il nome da uno dei romanzi più conosciuti dello scrittore brasiliano Jorge Amado, è un progetto che nasce nel 2015 e nel tempo diventa un contenitore ricco di esperienze e collaborazioni artistiche e musicali, anche legate al mondo dello spettacolo, in particolare al circo contemporaneo. Di questo album i Dōna Flor scrivono: “Cantiamo e suoniamo per ritrovare la pelle e l'anima, e liberare tutta l'energia e l'amore che abbiamo messo in questa prima creazione di un album di canzoni inedite. In questo disco ci sono 6 canzoni d’amore e 6 canzoni di “anima”. Dell’amore fa parte il tormento, la saudade, il dolore e lo struggimento, ma anche il gioco, la rivoluzione, la forza. Le canzoni di anima sono invece quelle che invitano alla trasformazione del dolore, attraverso la luce, il viaggio, il deserto, l’esplorazione, i colori e il canto come medicina”. L’album esce per la Maremmano Records con distribuzione Ird   
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ESCE IL 27 MAGGIO
“CARI FOTTUTISSIMI AMICI”
(Capitol / Universal)
IL NUOVO ALBUM DI THE ZEN CIRCUS
Disponibile nei formati CD, LP e digitale
 
Esce il 27 maggio “CARI FOTTUTISSIMI AMICI”, il nuovo album di THE ZEN CIRCUS, disponibile nei formati CD, LP e su tutte le piattaforme digitali. Link al preorder e presave del disco: https://capitol.lnk.to/CFAmici. Ad accompagnare la release del disco, annunciate le date del tour estivo in partenza a giugno con un calendario in continuo aggiornamento. Le prevendite sono disponibili sul sito della band: https://www.thezencircus.it/. In oltre due decadi di musica, con 11 album, una raccolta, una partecipazione in gara tra i big a Sanremo 2019 e un romanzo anti-biografico entrato direttamente nella Top Ten delle classifiche dei libri più venduti stilate dai maggiori quotidiani e divenuto un vero e proprio caso di genere letterario, The Zen Circus continuano a rinnovarsi, rimanendo una delle realtà più apprezzate del panorama musicale italiano attuale.
Per la prima volta negli oltre 20 di carriera, la band dà alle stampe un album interamente composto di featuring, su canzoni inedite realizzate per l’occasione, frutto di molteplici collaborazioni con colleghi stimati e amici di vecchia data, facenti parte del mondo della musica e non solo. Già anticipato dalle release dei brani “118” feat. Claudio Santamaria, “Caro fottutissimo amico” con Motta e dall’ultimo estratto “Ok Boomer” feat. Brunori Sas, l’album vede un insieme di ospiti incredibili affiancare gli Zen Circus in questa nuova avventura: dai già citati Motta, Claudio Santamaria e Brunori Sas a Luca Carboni, da Ditonellapiaga (con un brano prodotto da Tommaso Colliva, di fatto un ulteriore featuring del disco) a Speranza, fino al Management, passando per Fast Animals and Slow Kids, Emma Nolde e Musica da Cucina. Un disco corale nato in totale libertà e sotto lo spirito della sperimentazione e del gioco, come è testimoniato anche dall’artwork della copertina, in cui la foto realizzata da Ilaria Magliocchetti Lombi ritrae perfettamente il concept del disco. Un lavoro frutto di collaborazioni sincere, che ha coinvolto amici storici come Motta, Brunori Sas, con cui nello specifico l’urgenza della scrittura condivisa è emersa fin da subito, o ancora Management, Fast Animals and Slow Kids; ma anche diversi artisti incontrati più recentemente nel percorso, Luca Carboni, Speranza, Ditonellapiaga, per citarne alcuni, che in poco tempo hanno attratto la band per affinità artistica, nonostante la distanza tra i generi, dando vita a dei contributi unici in questo lavoro. “Cari Fottutissimi Amici” è un disco in libertà. Libertà di passare dal crossover al pop, dall’ambient al rock, dalla psichedelia all’elettronica, Il tutto mano nella mano ad amici di vecchia data ed artisti che ci hanno appassionato nel tempo più o meno recente. Questo disco è una giostra, un tagadà, un autoscontro. Qualcuno si divertirà da matti, qualcun’altro si sentirà male, altri non saliranno su alcune giostre, ma noi - veri e propri giostrai - amiamo questo luna park.
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Esce Miele Amaro di Guido Coraddu: in occasione dell’uscita il concerto in anteprima al Museo Nivola
Distribuito da WMusic / World Music Made in Italy

Doppio appuntamento per Miele Amaro, il nuovo progetto discografico di Guido Coraddu: il 20 maggio esce su tutte le piattaforme digitali, distribuito da WMusic, e una tiratura limitata; e il 22 maggio viene presentato presso il Museo Nivola. Miele Amaro  è un viaggio lungo le pieghe multiformi di almeno tre generazioni di autori sardi di musica jazz ed ha la voce del pianoforte solo, strumento per eccellenza capace di essere assieme classico e contemporaneo. Da Paolo Fresu a Gavino Murgia, Marino de Rosas ad Enzo Favata, da Marcello Peghin ad Antonello Salis, da Bebo Ferra a Zoe Pia, passando per il Massimo Ferra Trio, Silvia Corda, Riccardo Lay, Paolo Angeli: Guido Coraddu - presente anche con un proprio brano - ci racconta una Sardegna senza confini, immensamente ricca dei profumi della musica. Il titolo, Miele Amaro, è un omaggio alla fondamentale antologia di poesia e prosa della Sardegna, pubblicata da Salvatore Cambosu nel 1954. Il visual che accompagna questo album è legato all’opera di Costantino Nivola  altro grandissimo artista sardo, celeberrimo negli States, al quale è intitolato il Museo che il 22/05 ospita questa anteprima, un artista poliedrico che ha dato vita ad un linguaggio d’avanguardia in cui i segni dell’età contemporanea dialogano con quelli arcaici della Sardegna. Il percorso di Miele Amaro vuole gettare un faro sul lavoro di autori molto diversi per età e per formazione, abbracciando quarant’anni di musica e almeno tre generazioni,  incentrandosi sulle musiche dei più noti autori sardi di musica jazz. E, tralasciando per un attimo l'intimo rapporto che ogni musicista ha con il proprio strumento (in alcuni casi un unicum, come per Paolo Angeli e la sua chitarra preparata), sceglie di raccontare questa musica e i suoi autori attraverso la tastiera, tanto classica quanto eterna e contemporanea, del pianoforte. Una trascrizione che ha cercato di mantenere un equilibrio tra la rilettura jazzistica - che si appropria dei brani e li personalizza trasformandone a volte armonie e forme - ed il riferimento alla concezione originale delle composizioni. Il titolo, Miele Amaro, nasce dalla suggestione di una fondamentale antologia di poesia e prosa della Sardegna, pubblicata da Salvatore Cambosu nel 1954: lettura imprescindibile per chi voglia approcciarsi alla cultura isolana.  Il jazz Italiano conosce in questi anni un momento di grande vivacità: mai era capitato in passato che l'Italia contasse tanti artisti tra i grandi maestri del jazz internazionale. In questo panorama un ruolo particolare lo riveste la Sardegna, una delle regioni meno popolose del paese, ma terra natale di numerosi artisti che, dalla loro appartenenza alla cultura isolana, hanno tratto linfa per espressioni musicali originali, a volte di grandissimo successo.
In un’epoca come quella di questo confuso nuovo millennio il jazz ha smesso di essere genere musicale per diventare uno dei linguaggi della contemporaneità, una semantica che permette ad artisti di ogni provenienza di ritagliarsi la propria identità nella ibridazione tra un patrimonio acquisito di linguaggi musicali e le peculiarità della propria appartenenza culturale. Questo processo ha dato vita a infinite declinazioni del jazz: caraibico, scandinavo, flamenco, arabo... e anche la Sardegna ha una suo specifico jazz, rintracciabile nel lavoro di tanti musicisti che si sono ispirati alle musiche ancestrali dell'isola, ma anche ai suoi abitanti, paesaggi, sapori ed aromi, per tracciare nuove strade. A supporto del progetto la potente ispirazione di Costantino Nivola, l’artista sardo di Orani che ha costruito un linguaggio in cui i segni dell’età contemporanea hanno dialogato con quelli arcaici della Sardegna, facendone un protagonista della grande ricerca visuale del dopoguerra. Un dialogo fra epoche e suggestioni ed un’ibridazione artistica che sono elementi d’ispirazione anche di Miele amaro. Le riproduzioni delle opere di Nivola sono state concesse dalla Fondazione Nivola e dal fotografo Marco Anelli.
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MANISCALCO BIGONI SOLBORG - CANTO
NUOVO ALBUM PUBBLICATO PER ILK

Col suono dello scroscio di un ruscello nelle orecchie, recitiamo un nuovo testo di poesie musicali, declamate, o sussurrate, in un paesaggio delineato da sintetizzatori, corde ed ance, pervaso di elettronica subliminale, processi analogici e microtonalità. Episodi cameristici e tableau sonori si intrecciano in un tappeto elettroacustico solenne ed intimo al contempo. Il trio Maniscalco/Bigoni/Solborg si muove con libertà attorno al nuovo materiale originale dell’album, senza timore di sfidare la concezione del singolo brano. Interagisce e costruisce musica basata su una forte presenza, votata al dialogo, capace di collegare melodismo ed astrazioni contemporanee, al riparo da una rigida catalogazione in generi o stili. Il gruppo italo-danese ha lavorato intensamente sulla propria poetica per oltre un lustro. I risultati si possono ascoltare nei due dischi precedenti, che hanno ottenuto un riscontro positivo di pubblico e di critica a livello internazionale. All’interno di CANTO i tre musicisti si muovono in territori precedentemente inesplorati come ensemble. Dal 2015, Maniscalco, Bigoni e Solborg hanno visitato club e festival a Berlino, Porto, Copenaghen, Londra (con Evan Parker come ospite), Brescia, Ferrara, Strasburgo. Nel 2022 sono attesi ai festival di Newcastle, Copenaghen e Aarhus, mentre un tour in Danimarca, Italia e Germania è attualmente previsto per i primi mesi del 2023. Solborg, Bigoni og Maniscalco hanno diviso il palco con musicisti ed ensemble del calibro di Enrico Rava, Evan Parker, Paul Lovens, Susana Santos Silva, Maria Faust, Lotte Anker, Copenhagen Clarinet Choir, Benoit Delbecq, Almut Kuhne, Steve Argüelles, Thomas Morgan, Greg Cohen, Jim Black, Stefano Battaglia, Gianluca Petrella.
CANTO è stato registrato, mixato e masterizzato da alcuni fra i migliori ingegneri del suono del nord Europa. È disponibile in streaming e CD; un’edizione limitata in vinile 180 g uscirà per ILK durante l’autunno.Francesco Bigoni – sax tenore, sax alto, clarinetto Mark Solborg − chitarra, elettronica Emanuele Maniscalco − pianoforte, Fender Rhodes, sintetizzatori
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GABRIELE MIRABASSI – SIMONE ZANCHINI
IL GATTO E LA VOLPE
(EGEA RECORDS SCA183 – 2021/2022)

Primo lavoro discografico del duo Gabriele Mirabassi e Simone Zanchini. CD divertente, brillante, ricco di mille spunti e colori musicali. Otto brani, di cui la maggior parte scritti dagli stessi interpreti, dove il dialogo avvincente tra i due strumenti, alternando atmosfere di sapore popolare ad altre colte, raggiunge vette di puro lirismo. Un vero duo quello composto da Gabriele e Simone: assoluta padronanza del proprio strumento, forte impronta individuale, inesauribile creatività personale, ma grande intesa e senso dell’equilibrio generale. Un CD fortemente legato alla tradizione EGEA, ma che esplora, attraverso l’uso di un linguaggio assolutamente originale, nuove e stimolanti direzioni.  Uscito in CD nella primavera 2021, dal 17 giugno 2022 è finalmente disponibile anche in distribuzione digitale. ____________________________________________________________________________________

ENRICO PIERANUNZI
THE EXTRA SOMETHING
LIVE AT THE VILLAGE VANGUARD
 
Il 20 maggio la Cam Jazz pubblicherà “The Extra Something – Live at the Village Vanguard” di Enrico Pieranunzi, terzo album registrato nel leggendario club di Manhattan dopo “Live At The Village Vanguard” (2013) e “New Spring” (2016). Il disco è il frutto delle registrazioni effettuate in occasione dei concerti del 2016 alla guida di un quintetto composto da Diego Urcola (tromba e trombone), Seamus Blake (sax tenore), Ben Street (contrabbasso) e Adam Cruz (batteria). Dopo il primo invito personale ricevuto da Lorraine Gordon, il pianista ha suonato ben 8 volte nello storico locale dove si sono compiuti capitoli fondamentali della storia del jazz. Pieranunzi è il primo ed unico musicista italiano e uno dei soli 3 europei assieme ai pianisti francesi Martial Solal e Michel Petrucciani ad essersi esibito come leader e ad aver registrato dischi dal vivo al Village Vanguard. Ed è proprio alla memoria di Lorraine Gordon, scomparsa nel 2018, che questo album è dedicato. Pieranunzi la ricorda così: “Alcuni giorni dopo aver messo piede nel club il cui nome avevo letto così tante volte su album fantastici che non mi stancavo mai di ascoltare, mi disse: “Avevo ascoltato qualcosa di tuo alla radio, e mi era piaciuto, quindi chiesi a Paul Motian di cercarti e di portarti a suonare qui.” Questo può suonare normale, ma non lo è. Per un musicista europeo e italiano suonare da leader nel tempio del jazz, con fantastici musicisti americani, è qualcosa di straordinario. E’ una di quelle emozioni che è praticamente impossibile esprimere a parole, ed è un dono che ho ricevuto da lei.” “Qualunque sia il significato che gli attribuisce Pieranunzi, quel “qualcosa in più” è l’atmosfera storica del Village Vanguard di New York, uno di quei posti per cui è stata coniata la parola inglese “storied”, ossia “memorabile per la sua importanza”. Affiancato da una band formidabile, su the Extra Something Pieranunzi coniuga i valori essenziali del jazz con una concezione della struttura e dell’ordine che trova origine nella musica classica, il tutto animato però da un forte senso di libertà.” (dalle note di copertina di Brian Morton).

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CRISTINA ZAVALLONI
& ClaraEnsemble
PARLAMI DI ME
Le canzoni di Nino Rota
IL NUOVO ALBUM DAL 25 MARZO 2022

Cristina Zavalloni è un’artista internazionale. Viene dalla danza, dalla pura sperimentazione, dalla grande musica classica e contemporanea. È stata per venti anni la Musa di Louis Andriessen, vestendo i panni di Anaïs Nin, Sor Juana, Dante de La Commedia, tutti ruoli che il grande compositore olandese ha scritto appositamente per lei. Capace di entrare e uscire dal Pierrot Lunaire di Schoenberg, come dalle Folk Songs di Berio, affrontare Monteverdi con la regia di Martone, fin dentro La Voix Humaine di Poulenc, e parallelamente curare con naturalezza progetti artistici originali, sia con gruppi a proprio nome che come special guest, esibendosi nelle principali stagioni concertistiche. Oggi entra nel cinema con un disco semplice e sublime dedicato alle canzoni di Nino Rota. Non quindi una rilettura di celebri musiche ma un vero e proprio viaggio nella canzone, nei testi che per molte di queste musiche sono stati scritti. Come per Canzone Arrabbiata, sentito omaggio a Lina Wertmüller o la stessa Parlami di me, brano che dà il titolo all’album, su testo di quel geniale autore di varietà – nonché autore di grandi successi non solo per Mina - che fu Antonio Amurri. Lo registra uno dei marchi storici del Grande Suono italiano come Egea Records. Label che ha fatto la storia della musica contemporanea in Italia, a partire da Coloriage, firmato Richard Galliano e Gabriele Mirabassi (EGEA Records CD 1992 - SCA 031) e passando da quei Racconti Mediterranei di Enrico Pieranunzi (EGEA Records CD 2000 - SCA 078 – Fuori catalogo, verrà ristampato in CD e per la prima volta in VINILE, EDIZIONE DELUXE CON DEDICA PERSONALE PER CELEBRARE I 30 ANNI DELL’ETICHETTA. Con il disco di Cristina Zavalloni riparte anche la grande avventura editoriale di Egea, che mantiene un suono e una tradizione inalterate grazie alla cura di Antonio Miscenà affiancato da Claudio Carboni. Il punto vendita storico di Perugia Egea store, lo studio di registrazione, tanti nuovi progetti in arrivo.
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VANESSA TAGLIABUE YORKE - The Princess Theatre

Vanessa Tagliabue Yorke pubblica il nuovo album The Princess Theatre  per Azzurra Music. Il disco è registrato principalmente dal vivo, con tre brani in studio, in duo col pianista Paolo Birro e vede la tromba di Fabrizio Bosso ospite in due brani. L’album si ispira alla collaborazione iniziata nel 1915 tra Jerome Kern con Guy Bolton e P.G.Woodehouse che portò ad una serie di musical noti anche come “The Princess Theatre Shows”, luogo in cui molti di questi furono prodotti. Si trattava di un piccolo edificio ad ovest della 39° strada che poteva contenere al massimo duecentocinquanta persone, creando così una dimensione intima, raccolta e raffinata che fu molto apprezzata sia dalla critica che dagli spettatori. “Avendo vissuto un momento sconvolgente della nostra storia tra gli anni 2019 e 2021,” racconta Vanessa Tagliabue Yorke, “mi sono trovata nel corso del tempo a scrivere delle musiche e dei testi originali che si sono rivelati particolarmente introspettivi e radicali sul mio personale piano estetico. Questa condizione di necessità che rinnovò il linguaggio musicale di jerome Kern nel 1915 ha toccato anche me in questi ultimi anni. Tornando in qualche modo ad un modello a me caro, quel perfetto equilibrio tra voce, pianoforte e tromba che avresti ascoltato nei dischi di Bessie Smith, Bertha Chippie Hill o Ida Cox, dove la narrazione è intima e potente allo stesso tempo, ho trovato una formula che ha permesso alla mia immaginazione musicale di abbracciare la forma canzone senza rinunciare al mio atteggiamento sperimentale. Da molto tempo desideravo rendere omaggio allo straordinario sodalizio artistico e all’amicizia che ho la fortuna di aver stretto con Paolo Birro, un artista fine, insostituibile, senza compromessi, un ricercatore che affina ogni giorno la sua personalissima traiettoria verso l’autenticità del linguaggio con eleganza e profondità e da cui non smetto mai di imparare. Come un’epifania magica ed imprevedibile, come quel bellissimo quadro di William Turner “The burning of the Houses of Parliament” si è accesa invece la presenza musicale di Fabrizio Bosso, che ha ricamato con la sua tromba diamantina il drappo del cielo proprio sulle mie composizioni originali. Questo disco è il mio Teatro della Principessa.”
 
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FRANCESCO D’AURIA - LUNATICS

Il batterista e compositore Francesco D’Auria ha da poco pubblicato il nuovo album Lunatics per Caligola records. La musica suonata in questo disco sintetizza alcune esperienze del recente passato del leader, quelle presenti, e cerca di ipotizzare e aprire le porte al bisogno di creatività che spero alimenti il mio futuro. In questa registrazione D’Auria si avvale della preziosa collaborazione di tre fantastici musicisti e amici; Umberto Petrin al pianoforte, Tino Tracanna al sax soprano e Roberto Cecchetto alla chitarra. Tre artisti con cui è stato facile e naturale intrecciare visioni e i paesaggi sonori. L’alchimia in cui sono stati coinvolti è frutto di una comune immaginazione che si può definire affascinante, desiderabile e, proprio per questo, facile da realizzare. I brani sono stati organizzati in modo da permettere ai musicisti quella libertà espressiva che ricercano continuamente e che riesce a farli sentire unici e speciali al di là delle doti personali o delle scelte interpretative. Tra un brano e l’altro sono state inserite piccole improvvisazioni in duo, come delle miniature, il resto l’ha fatto la reciproca intesa, l’improvvisazione e il mistero della musica. La scelta del titolo, prende spunto da una raccolta poetica di un importante autore statunitense, Charles Simic, pubblicata nel 2017, dal titolo “The Lunatics”.

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STONES IL NUOVO DISCO DI GABRIELE MIRABASSI, FABIO ZEPPETELLA e DARIO DEIDDA
In uscita il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label

Un progetto cameristico in cui lirismo e senso melodico si fondono con il suono della “swing era” e die grandi musicisti del passato. Questa l’essenza di Stones, nuovo disco del trio composto da Fabio Zeppetella, Dario Deidda e Gabriele Mirabassi che esce il 30 dicembre 2021 per l’etichetta Emme Record Label. Un lavoro a cui hanno preso parte tre grandi artisti del jazz italiano e in cui i suoni di un’epoca importante come quella dello swing si sposano alla perfezione con un approccio compositivo moderno, contraddistinto da una notevole forza interpretativa. I brani originali sono scaturiti dalla penna di Zeppetella e ognuno di esso ha un approccio che mette in risalto la melodia, il lirismo e l’interplay fra tre grandi artisti. Le altre composizioni, completamente rivisitate, appartengono a grandi musicisti del passato che hanno lasciato una traccia indelebile durante il loro cammino. In questo progetto le possibilità armoniche e melodiche diventano infinite perché il ruolo dell’armonia è assegnato non soltanto alla chitarra, ma spesso al basso elettrico e all’incrocio di voci contrappuntistiche e polifoniche. In questo modo passato e presente si incontrano tra brani originali molto intensi, dove si evince un approccio tipicamente mediterraneo, e brani di grandi artisti che vengono rivisitati, spesso stravolti acquistando una luce nuova, che mette in risalto aspetti sconosciuti. Il brano che apre il disco si intitola Toots ed un omaggio al grande armonicista Toots Thielemans, caposcuola e innovatore del suo strumento. Questa composizione di Fabio Zeppetella è stata scritta sulla griglia armonica di Bluesette, grande successo di questo grande artista, ma è stata trasformata in un choro. In questo modo acquista una pulsazione ritmica tipica della musica brasiliana con il tema scandito sugli ottavi per essere pertinente a questa forma espressiva. Altro brano presente in questo disco è Nuages di Django Reinhardt in cui la presenza del clarinetto rievoca il sound degli anni ‘30 e di grandi compositori come Benny Goodman. Modinha è una composizione di Jobim, dal sound tipicamente brasiliano, suonato con un arrangiamento dalle tinte più vicine rock, con la linea melodica che tuttavia rimane fedele a quella originale. Tra i brani inediti, invece, citiamo Little Girl, sempre a firma di Fabio Zeppetella, una ballad caratterizzata da grande lirismo, in cui la linea melodica è disegnata prima del clarinetto e poi dalla chitarra. The Good Life, scritto per chitarra e basso, stringe la mano alla poetica Manouche con il basso che prima regge l’armonia, sostituendosi alla chitarra, poi diventa strumento solista. Lee è una composizione tipicamente in stile bebop dove l’interplay diventa l’assoluto protagonista della scena.
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Giulia Barba  
Sonoro 
Dopo il cinema muto viene il "Sonoro", un nome che è sembrato adatto al secondo progetto discografico della musicista e compositrice bolognese  Giulia Barba, L'album inizia ad essere concepito nel 2015, tuttavia la scelta dei musicisti è stata molto accurata, e ha prolungato i tempi di realizzazione. Il disco, pubblicato dall’editore BNC, è in uscita il 14 gennaio. Lo stesso giorno verrà presentato a Bologna ad Angelica,  Teatro San Leonardo. La scelta della formazione è motivata dalla ricerca timbrica, obiettivo principale dell'artista. L'ensemble di "Sonoro" offre innumerevoli combinazioni di registro, ed è possibile modificare i ruoli degli strumenti a piacimento. Nel processo di scrittura si è scelto di approfondire quest'indagine a discapito del virtuosismo improvvisativo tanto caro al mondo jazzistico. Per quanto riguarda l'uso della voce, l'estrema versatilità di Marta Raviglia le permette di assumere ruoli diversi a seconda delle circostanze, diventando ora veicolo del testo, ora del suono puro. L'album contiene 6 composizioni di Giulia Barba, tra cui due brani con testo di W.B. Yeats ("The Everlasting Voices" e "To an isle in the water"), e 8 quadri di improvvisazione totalmente libera. Il testo di "Bassorilievo" e "Game Over" è stato scritto dalla stessa compositrice.
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PIRANHA
(Federico Calcagno – Filippo Rinaldo – Stefano Grasso)

PIRANHA nasce nella primavera 2017 a Milano come un progetto più o meno espandibile, le cui dimensioni sono variate dal duo al quartetto, e che ugualmente tratta musica più o meno espansa, proponendo per lo più composizioni inedite. Dal 2019 la formazione prevalente è il trio, con Federico Calcagno ai clarinetti, Filippo Rinaldo al pianoforte o tastiere e Stefano Grasso alle percussioni, ovvero batteria e vibrafono. Il progetto offre una sonorità multiforme ma bilanciata attraverso una ricca miscela di jazz, musica da camera, sound extra europeo e minimalismo. L’intento è quello di invitare l’ascoltatore a entrare e partecipare nel “laboratorio sonoro” del gruppo, luogo in cui si possono sperimentare e vivere diversi tipi di propulsione: grida di elevata energia, danze ritmiche asimmetriche, melodie solenni, intime meditazioni, silenzi violati. Ogni membro del trio contribuisce all’arricchimento della gamma sonora attraverso l’utilizzo di più strumenti, valorizzando il poli-strumentismo; in questo caso clarinetto - clarinetto basso, pianoforte - octatrack, batteria - vibrafono. L’unione dei molteplici timbri sonori, le abilità improvvisative e il repertorio di brani inediti composti da ogni membro del gruppo permettono ai PIRANHA di offrire una rara gemma musicale. Brani che vanno a formare l’omonimo album d’esordio in uscita il 10 settembre per la neonata Habitable Records. L’etichetta è stata fondata nel marzo di quest’anno da 9 componenti del Composers and Improvisers Community Project, un progetto internazionale guidato dal chitarrista argentino Javier Subatin. La Habitable Records ospita una serie di artisti peculiari che si collocano in uno spazio al di fuori dai generi, musicisti che condividono una curiosità per il mondo del suono e per il bene sociale che ne può derivare. Il trio si è esibito a Parma Jazz Frontiere Festival 2020 come gruppo del vincitore del Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020. In aggiunta ai consueti sensi un piranha possiede una cosa chiamata linea laterale che gli permette di nuotare orientandosi attraverso acque buie. Questo ipercosciente meccanismo di movimento anima in modo analogo l’omonimo progetto PIRANHA –un gruppo espandibile che in questo caso si realizza nel trio composto Stefano Grasso, Filippo Rinaldo e Federico Calcagno. Ognuno mette a disposizione della filigrana onnivora la propria sensibilità compositiva. Densità e delicatezza si alternano lungo il percorso con influenze rispettose che sono assorbite ed adattate, inondate di adattabilità e multidimensionalità… un rovistare irrequieto attraverso flussi rarefatti di splendore. Questa espressione visiva è ampia come un fiume, spesso delicata ma pronta a spalancare le fauci quando necessario.
                                                                                                                                                                    Killick Hinds                        

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Tǔk Music
presenta

FRANCESCA GAZA LILAC FOR PEOPLE
SFIORIRE

Si intitola ‘sfiorire’ il secondo disco di ‘Lilac for People’, l’ottetto guidato dalla cantante e compositrice Francesca Gaza, in uscita il 10 giugno per la Tǔk Voice, sezione della Tǔk Music dedicata alle voci.
L’ensemble, formato nel 2016 e composto Jacopo Fagioli tromba, Francesco Panconesi sassofono tenore, Federico D’Angelo sassofono baritono, Luca Sguera pianoforte, Lorenzo Pellegrini chitarra, Alessandro Mazzieri basso elettrico e Mattia Galeotti batteria, è una band non convenzionale, in cui i compiti di scrittura e arrangiamento sono di competenza di Francesca Gaza, ma le loro personalità, le loro abilità e il loro gusto ad ampio raggio per il jazz, l’art pop, il folk, e la classica si sono a lungo mescolati insieme per formare un suono coeso, sia sofisticato che giocoso, che combina influenze nostalgiche ad un atteggiamento contemporaneo. ‘Sfiorire' è un lavoro orchestrale che contempla lo sfiorire delle cose, delle persone, delle parole, della comunicazione, delle azioni, della natura e dell’età, così come il superamento della perdita dell'interezza e tenta di catturare e affrontare sia l'aggressione e la manipolazione così come la riscoperta dell'ingenuità e la pianificazione della bellezza. Ogni canzone, simile a una gemma, è distinta, dall'apertura anthemica "Flowers, Eyes, Lips, Tombs” alla rock-infusa e aggressiva "being tall”, fino a “sfiorire”, titolo che da il nome al disco e raffigura l’esordio anche in italiano della band. Le dieci tracce dell'album rivelano un'estensione della rigogliosa strumentazione del precedente lavoro di Lilac for People e si immergono in un territorio ancora più ricco e articolato, con voci corali, tromboni, basso tuba, clarinetto basso, corno e layers di synth. La scrittura di Francesca Gaza è emblematica di una generazione emergente e di una cerchia di compositori ed esecutori che hanno fatto del superamento delle distinzioni tradizionali di genere la loro caratteristica. L’opera della copertina è della grafica e illustratrice israeliana Noam Paul. Laureata in comunicazione visiva all’Accademia artistica Bezalel di Gerusalemme, ha frequentato l’Università dell’Arte di Berlino grazie ad un programma di interscambio culturale.

ALESSANDRO TEDESCO
MAGMA
L’esperienza del concerto con Dave Douglas la scorsa estate sul gran cono del Vesuvio in occasione di Pomigliano Jazz è stata così intensa che Alessandro Tedesco ne ha tratto ispirazione per il nuovo album “Magma”, il secondo per la Tǔk Music, in uscita il 6 maggio 2022. È dunque un concept album sul vulcano, luogo centrale nelle vicende che il musicista vive come uomo e artista nato in Campania e che si lega indissolubilmente alle storie di vita e di musica che lo attraversano e lo vedono protagonista. Lo stesso si può anche intendere come metafora dell’atto creativo, che sgorga irrefrenabile e prende direzioni imprevedibili. Con Tedesco al trombone e all’elettronica ci sono Federico Luongo alla chitarra elettrica, Mario Nappi alle tastiere, Angelo Funaro alla Tuba e Vittorio Riva alla batteria per un disco musicalmente variegato e dalle molteplici sfaccettature. Il sound caratteristico del gruppo di Tedesco questa volta vede l’utilizzo del tuba che sostituisce il basso elettrico, dando così un nuovo colore acustico che si miscela con gli strumenti elettrici. Il lavoro si sviluppa fluido tra brani con incastri ritmici e melodie avvincenti come “Atrio del cavallo” e “Eruzione”, soffermandosi a riflettere attraverso avvolgenti morbide come “Il golfo al tramonto”, per poi liberare tutta l’energia con composizioni come “Scappa Via” o “Terremoto”. La copertina è opera di Davide Bonazzi, illustratore freelance nato e cresciuto a Bologna e che ha studiato allo IED di Milano e all’Accademia di Belle Arti della sua città natale. Il suo lavoro unisce ricerca digitale e analogica ed è stato riconosciuto dalla Society of Illustrators di New York, American Illustration, Bologna Children’s Book Fair; ha lavorato per The New York Times, The Wall Street Journal, UNESCO, Wired per citarne solo alcuni.

TRIAPOLOGY
(SAETTA – FRANCESCA – BOLOGNINI)
IRIDESCENT
Iridescent è il secondo capitolo del progetto Triapology, gruppo composto da Vincenzo Saetta (sax alto ed effetti), Ernesto Bolognini (batteria) e Giovanni Francesca (chitarre ed effetti), quest’ultimo subentrato a Michele Penta. Si tratta di una singolare formazione che è caratterizzata dalla mancanza di basso e dal suono insolito, ibrido, che parte dall’acustico e sul quale vengono innestati elementi elettronici suonati live che permettono di ampliare le possibilità timbriche della musica. L’album è in uscita il 17 dicembre per la Tǔk Music su Cd e in una speciale versione digitale. Il nuovo album prosegue e sviluppa il discorso avviato dal precedente Rockinnerage; i 3 musicisti si confrontano con un’azzeccata scelta di alcuni classici del rock (da Neil Young agli U2 a Jeff Buckley per arrivare a ‘Holocene’ di Bon Iver; unica eccezione ‘Stoner Hill’ di Brian Blade che idealmente divide l’album in due parti) ma con un approccio jazzistico dove gli audaci arrangiamenti creano, in questa fusione di tradizione, elettronica e melodie conosciute, un amalgama innovativo e un sound contemporaneo, che parte dal passato per fondersi con il nostro presente. E sempre a proposito degli arrangiamenti, questi che un tempo erano più lineari e schematici adesso sono sempre più liberi sospesi e dilatati, in modo che alcune melodie quasi si dissolvono e si ricompongono nel tessuto sonoro. L’edizione digitale dell’album è invece doppia e riporta alla luce un vecchio progetto di Vincenzo Saetta, Ubik, originariamente pubblicato nel 2012. Il fulcro dell’album è stato registrato con Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso, Luigi del Prete alla batteria, con ospiti Alessandro Tedesco al trombone e un quartetto d’archi; due brani vedono una line up diversa, formata da Antonello Rapuano (piano), Peppe Timbro (contrabbasso), Giampiero Virtuoso (batteria) e Vittorio Silvestri (chitarra). L’immagine della copertina è opera della disegnatrice spagnola Cinta Vidal. Cinta ha iniziato a disegnare sin da piccola ed ha studiato all’Escola Massena a Barcellona.
Ha quindi compiuto l’apprendistato al workshop Castells Planas affinando l’arte della scenografia e del fondale per il teatro. Non ha mai smesso di sperimentare e le sue opere sono state esposte con mostre a Barcellona, Hong Kong, Los Angeles e Melbourne. 

MARIA CEFALA’ - DISCOVERING BACH
Il rapporto tra Paolo Fresu e la musica classica è da sempre intenso e proficuo: è un rapporto che si è sviluppato negli anni con riletture del repertorio di Bach, Haendel, Monteverdi, Rossini e Bellini e con le collaborazioni con Mario Brunello, Giovanni Sollima, Virtuosi Italiani, i Solisti Veneti e l’Orchestra da Camera di Perugia, a sottolineare le affinità che esistono tra classica e jazz. Spinto com’è da una inesauribile curiosità e attratto dalle sfide inconsuete, con la pubblicazione di “Discovering Bach” della pianista Maria Cefalà in uscita il 28 gennaio su Cd e in digitale, Fresu inaugura la Tǔk Classic, sezione della Tǔk Music, l’etichetta da lui fondata nel 2010 e dedicata ai suoni della classica. E’ nota la passione del trombettista per il periodo barocco e appare quindi naturale che ad inaugurare la nuova sezione dell’etichetta ci sia una rilettura di Bach; ma è anche significativo e coerente col percorso artistico di Fresu che l’artista prescelta abbia un approccio singolare e per niente ortodosso. Quella della trentenne pianista pavese Maria Cefalà è una storia di rinascita: diplomatasi in pianoforte a 20 anni, nel momento in cui avrebbe dovuto spiccare il volo subisce l’infiammazione di un nervo e per tre anni non riesce più a suonare. La fine? No, l’inizio. Perché quando tutto sembra normalizzarsi nella rinuncia definitiva alla tastiera sarà l’ucraina Anna Kravtchenko, icona del pianismo mondiale, a valorizzare il suo lavoro definendo il Bach di Maria ‘all’italiana’. E’ nel loro rapporto che prende forma il progetto “Discovering Bach” i cui primi passi di vita ripercorrono l’irritualità di tutto il percorso della Cefalà: in un tour di cinque carceri italiane (San Vittore a Milano, Torre del Gallo a Pavia, Canton Mombello a Brescia,  Poggioreale a Napoli, Carcere dei Piccolini a Vigevano) Maria trova il primo pubblico a cui raccontare con ironia la parabola di rinuncia e rinascita di un’amante della musica che non si riconosce nel sistema, ma anche la vita di Bach, in un percorso di umanizzazione del monumento che sembra sempre più necessario a qualsiasi percorso divulgativo. Il progetto discografico si concretizza quindi con la registrazione presso il teatro Besostri di Mede (Pv). La copertina del disco è un’opera realizzata ad hoc dall’artista americano Neal Peterson, ed è la rielaborazione grafica di uno spartito autografo di Bach. Le opere successive della Tǔk Classic, come avvenuto con la Tǔk Air, seguiranno la medesima serialità utilizzando i “mandala urbani” della serie Cities dello stesso Peterson: dal 2015, infatti, l’artista visita diversi luoghi e ne fotografa i dettagli (architettura, arte pubblica, vegetazione), poi li combina digitalmente fino a comporre queste splendide texture circolari.

J.S. BACH
Invenzioni a due voci BWV 772 – 786
Concerto Italiano BWV 971
Partita in mi minore BWV 830

DINO RUBINO - GESUE’ 
Gesuè è il sesto capitolo dell’incessante viaggio alla ricerca dell’essenza della musica di Dino Rubino, uno dei musicisti più rappresentativi della nuova generazione di jazzisti, in uscita il 18 marzo per la Tǔk Music. Il 19 marzo il disco verrà presentato dal vivo al Teatro delle Ali di Breno (Brescia) “Questo disco e questo progetto sono una dedica a mio padre” racconta Rubino. “Non è stata una cosa premedita, è capitato. Solitamente, dopo aver scritto un brano, vado in studio, lo registro e solo dopo, in un secondo momento, decido il nome da dargli. In questo caso è stato il contrario. Ero a casa e appena finito di scrivere il brano mi è venuto in mente mio padre. La sensazione è stata così forte e così chiara che non ho esitato un attimo nella scelta del nome. Da qui, la voglia di andare in studio e di metter su un progetto. Un omaggio involontario quindi, ma per me obbligatorio, che è una sentita dedica a mio padre: Gesuè. “ Dopo aver composto le musiche il pianista e trombettista siciliano ha quindi scelto con cura i musicisti con cui compiere questo percorso e in Marco Bardoscia al contrabbasso, Piero Delle Monache al sassofono e Daniele di Bonaventura al bandoneon ha trovato complici ideali in totale corrispondenza con la musica.
La cifra stilistica che da sempre contraddistingue la musica di Rubino è il gusto per la melodia cristallina e negli undici brani inediti che compongono Gesuè questa è avvolta da un lirismo delicato ed emozionante che proietta la musica in una nuova dimensione.
Dino Rubino è uno degli artisti coinvolti nel progetto panTǔk, una sinergia tra l’agenzia di management Pannonica e l’etichetta Tǔk Music di Paolo Fresu che hanno unito le forze al fine di moltiplicare le opportunità di crescita e sviluppo dei propri talenti emergenti. panTǔk una sezione all’interno di Pannonica che si occuperà di sviluppare e promuovere gli artisti mettendo in moto un circolo virtuoso che sfrutti al meglio le potenzialità offerte dalla pubblicazione del disco e dall’attività live di modo che possano beneficiarne reciprocamente. L’opera di copertina è opera di Vincenzo Pattusi, disegnatore nato a Nuoro nel 1978. Inizia a disegnare da autodidatta e poi si laurea in Storia dell’Arte a Pisa e successivamente ottiene un master in conservazione e restauro dei Beni Culturali. Dopo un inizio come street artist, si dedica alla pittura su tela e opere su muro. Le sue opere sono state esposte in diverse mostre in Italia e all’estero. La sua installazione Faraway So Close si trova nell’Aeroporto di Olbia Costa Smeralda. 
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Barber Mouse, Heretic Monk
Un approccio eretico come miglior modo di essere fedeli a Monk
L’album riporta alla luce una serie di registrazioni che prendono le mosse dalle composizioni del grande compositore afroamericano

Stefano Risso, che ha dato origine una quindicina d’anni fa al trio Barber Mouse (il nome è un piccolo divertissement che gioca sui cognomi del batterista Mattia Barbieri già al fianco di Richard Galliano per molti anni e del pianista Fabrizio Rat musicista incredibile a cavallo tra la techno e la musica contemporanea, molto conosciuto all'estero, soprattutto in Francia), lavora da tempo, come compositore e contrabbassista, sia sulla musica acustica che elettronica, in una costante ricerca fra avanguardia e tradizione, improvvisazione e canzone che tende a far confluire tutti questi differenti linguaggi in un singolare mondo sonoro. Perseguendo quest’idea di fondo, il gruppo esordisce con un primo disco (Auand, 2012) che omaggia i Subsonica, uno dei più noti gruppi elettro/pop italiani, e che vede ospite Samuel, il cantante stesso dei Subsonica. Senza abbandonare la sperimentazione costante, la ricerca timbrica, la presenza di strumenti acustici preparati fino a produrre sonorità che sembrano elettroniche, ossia ciò che da sempre costituisce la cifra stilistica del gruppo, arriva ora a dieci anni di distanza il secondo disco. A differenza dell’idea iniziale di fuoriuscire dai territori della musica jazz questo è un omaggio, caratterizzato da una ricerca armonica totalmente innovativa e sorprendente, al grande pianista Thelonious Monk, alle sue composizioni come pure agli standards che reinterpretava rendendoli suoi in modo indelebile. “Heretic Monk”, pubblicato da Auand Records, sarà disponibile da venerdì 11 marzo e singoli tratti dall’album usciranno su tutte le piattaforme streaming a partire da venerdì 25 febbraio. Registrato nel 2011, per molti anni è rimasto nel cassetto. «Non ne sappiamo bene il motivo, - racconta Stefano Risso - forse perché la produzione ci rapisce e nel frattempo ci siamo mossi su differenti territori. Ma a riascoltarlo ora è come se venisse a galla maggiormente la sua contemporaneità e modernità. Quando dai progetti prendi distanza è come se si mettessero a fuoco i lati essenziali dei lavori. A riascoltarlo oggi pare quasi più attuale di quando lo registrammo. Questo è quindi il motivo per cui oggi abbiamo voluto che venisse alla luce». L’aspetto peculiare dell’album, è il lavoro sull’armonia, che richiama per certi aspetti la geometria frattale. Alcuni accordi tipici dell’armonia di Monk e del suo modo di realizzare voicings sul pianoforte, vengono sintetizzati nel loro schema più semplice, ridotti a un tetracordo e utilizzati al posto delle griglie di scale e accordi tradizionalmente usate nell'improvvisazione. Ogni brano del disco viene riarmonizzato con questa logica e le improvvisazioni seguono questo principio, limitando il numero di note differenti utilizzabili. Da qui per l’ascoltatore la sensazione di un’armonia che si sviluppa da se stessa e si moltiplica su se stessa, un po’ come le strutture frattali che si osservano in natura, nei cristalli o nelle foglie. Come confida lo stesso Risso «Il lavoro di preparazione necessario a registrare l’album è stato particolarmente lungo. Era un po’ come essere costretti ad abbandonare tutti gli stereotipi di linguaggio per riuscire a suonare correttamente in questo approccio per noi nuovo e innovativo legato ai tetracordi. Impossibile usare un fraseggio che già si conoscesse perché il risultato musicale non sarebbe stato attinente, si sarebbe usciti da quei paletti che ci eravamo dati in partenza, che erano limitazioni ma allo stesso tempo grandi elementi di stimolo. Quindi abbiamo studiato e lavorato in sala prove duramente per riuscire a districarci in questa selva di armonie molto serrate e rigorose, che in fin dei conti, nonostante ne siano rispettose, si distanziano molto da quello dei brani originali». «Penso che la caratteristica principale di questo disco – conclude Rat – sia il processo di trasformazione di un materiale musicale preesistente. Un po’ come se ci si trovasse di fronte a una pagina scritta in una lingua conosciuta ma che, a causa di un’amnesia, la si fosse dimenticata. Ci si trova quindi nella necessità e nella condizione di interpretare quei segni con una logica nuova, caratterizzata da alcune regole armoniche che si allontanano notevolmente dai canoni abituali del linguaggio jazzistico e mossa, ovviamente, dall’amore per l’immensa musica di Monk». A proposito dei suoi due compagni di viaggio Risso racconta: «Fabrizio Rat è un musicista che ha fatto un lungo percorso su diversi tipi di territori. Ha iniziato come pianista classico per poi buttarsi sulla composizione nella musica contemporanea (alcuni suoi brani sono stati eseguiti dall’Ensemble Modern e dall’Ensemble Interconteporaine) per poi passare al jazz e persino alla techno. Mattia ha collaborato con tantissimi grandi musicisti e per anni ha fatto parte del gruppo di Richard Galliano, sperimentando anche lui con le drum machine e i synth».
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Johnny Lapio & Arcote Project - Antroposophie
Antroposophie è un lavoro che prende ispirazione dalla figura di Rudolf Steiner e in particolare dalla teoria dei quattro temperamenti. Le composizioni assumono la connotazione di viaggio interiore intriso di stratificazioni sonoro pittoriche, studio dei silenzi e saturazione sonoro visiva. Musica scritta, grafismo, conduzione e improvvisazione incontrano modalità e generi musicali diversi funzionali al suono di gruppo che ha l’obbiettivo di portare l’ascoltatore a perdersi in un labirinto emotivo squisitamente individuale e personale. Il disco è in uscita in digitale il 18 marzo per l’etichetta inglese DDE Records. Arcote Project è lo storico collettivo torinese fondato nel 2009 dal trombettista Johnny Lapio. Numerose le collaborazioni internazionali, le performance e i concerti tenuti in Italia e all’estero dall’ensemble che ha ottenuto ottime recensioni dalle principali riviste internazionali e numerosi riconoscimenti. Nel 2020 il gruppo è stato tra i vincitori dell’ultima edizione di “Vivere all’Italiana in jazz”, selezione indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per il rilancio del jazz all’estero. Di taglio decisamente sperimentale il gruppo ha affrontato lavori, tutti a firma di Lapio, ispirati da temi inerenti la condizione umana incidendo anche colonne sonore di film documentari e spettacoli teatrali. Johnny Lapio: Composizione conduzione tromba voce; Francesco Partipilo: Sax contralto; Emanuele Francesconi: Pianoforte; Fabrizio Fiore: batteria; Michele Anelli: contrabbasso.

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GREG LAMY - OBSERVE THE SILENCE
Observe the Silence, in uscita il 30 aprile segna un nuovo traguardo nel percorso artistico di Greg Lamy. Una formula che ruota al suo trio sempre più coeso, che per l’occasione ospita il pianista franco-serbo Bojan Z, che si inserisce alla perfezione nelle composizioni di Lamy. Observe the silence si riferisce allo spazio in musica che talvolta è necessario lasciare vuoto per respirare. L’album abbraccia un’ampia gamma armonica che si illumina con lampi di improvvisazione. Il chitarrista lussemburghese presenta il suo terzo album per l’etichetta Igloo Records alla guida di un terzetto affiatato grazie a 15 anni di collaborazione e formato da Gautier Laurent e Jean-Marc Robin. La collaborazione con Bojan Z è avvenuta in modo naturale e tra i vari musicisti si è subito stabilita una condivisione reciproca. Bojan Z si alterna al Fender Rhodes e al pianoforte, strumento ideale per brani come la toccante ballata ‘Mothers’. Il pianista dona una precisa identità al progetto portando elementi che provengono sia dal jazz che dalla cultura balcanica. Lamy rinnova il suo modo di comporre ed improvvisare con suoni e sfumature nuovi. Il suo modo di suonare la chitarra è più moderno che mai.
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TUSCANY MUSIC REVOLUTION
 
Il primo album del collettivo Tuscany Music Revolution (TMR) è stato registrato dal vivo durante la prima edizione dell’omonima residenza dedicata alla musica di ricerca e di improvvisazione presso il Podere il Terzo a Buonconvento (Si) in Toscana. L’album è in uscita il 13 Giugno per la AUT RECORDS. TMR è composta da giovani improvvisatori provenienti dall’Italia e da tutta Europa: Virginia Sutera, violino [ITA], Michele Mazzini, clarinetti [OLANDA], Ermanno Novali, piano e tastiere [ITA], Federico Calcagno, clarinetti [OLANDA], Andrea Bolzoni, chitarra [UK] Alberto Braida, piano e tastiere  [ITA], Lorenzo D’Erasmo, frame drums  [ITA], Luca Pissavini, contrabbasso  [ITA], Dudu Kouate, percussioni [ITA/SENEGAL], Salvo Scucces, vibrafono  [ITA], Simone di Benedetto. contrabbasso  [ITA], Gabriele Lattuada, percussioni [GER], Stefano Grasso, batteria e percussioni  [ITA] Il disco è composto da 8 tracce tutte nate da improvvisazioni estemporanee e che vedono diversi organici a partire dal trio fino ad arrivare all'ensemble completo composto dai 13 musicisti. In nessuna traccia è presente un leader o uno schema formale predeterminato, tutto si è svolto nell’assoluto ascolto e libertà reciproca, in una visione totalmente orizzontale del lavoro di ricerca, dove ognuno contribuisce con la propria identità musicale, dialogando con gli altri. Proprio per questo motivo nell’album si possono ritrovare incursioni talvolta più jazzistiche, rock o etniche, momenti lirici e rarefatti, timbrici o più aggressivi e incisivi. Il disco verrà presentato dal vivo a Clusone (Bg) il 19 giugno.
 
Sito del collettivo : tuscanymusicrevolution.com
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ALESSANDRO PRESTI - INTERMEZZO
Intermezzo come momento di sospensione, nella vita e nel percorso artistico di Alessandro Presti, che condensa in questo disco la propria evoluzione e l’ampliamento costante dei propri orizzonti avvenuto negli ultimi anni: da talentuoso trombettista/polistrumentista della nuova generazione jazz italiana ad autore e arrangiatore anche per il pop, fino a questa importante prova discografica da compositore e leader di un quintetto di eccellenza assoluta. L’album è in uscita il 20 aprile per 800/A Records. Nove tracce dal centro del nuovo Mediterraneo, gli scorci di Pantelleria a ispirare la musica, gli spazi, i cambi di passo e di direzione come cambi di vento su un’isola attraversata/circondata dalle correnti liriche che soffiano sulla composizione, sulla consapevolezza timbrica, sulla visione ad ampio spettro di Presti. Un quintetto jazz nella formazione (Presti alla tromba e al flicorno, Daniele Tittarelli al sax, Enrico Morello alla batteria, Alessandro Lanzoni al piano e ai synth, Gabriele Evangelista al contrabbasso) che dà forma ad una cifra che si avvicina talvolta alla musica classica contemporanea e che in poche occasioni nel corso dell’album indugia nell’esecuzione di soli, affrontati come veri e propri temi. L’album si apre con “Grandangolo”, una istantanea/manifesto del disco e della sua visione. Segue “Tuning song”, più dilatata e meditativa. Quindi “Giallo”, che si apre con un’intro composta insieme a Enrico Morello e che ci riporta al colore e alla vibrazione dell’estate pantesca. “Piana della Ghirlanda”, come dei dialoghi notturni tra gli strumenti che finiscono per fondersi, come alla fine del brano. Il “Giardino pantesco” è concepito in modo da proteggere gli alberi dal vento, allo stesso modo funziona questo brano, la cui calma apparente è rotta dal tema finale. “Santa Venere” ci riporta ai luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza di Presti, una traccia avvolta da una calda malinconia. “Rosa” chiude l’album ed è il brano che ricorda più da vicino il linguaggio della colonna sonora.  Le note di copertina sono firmate da Enrico Rava: “Una musica ricca di sorprese, di emozioni, di tesori inaspettati. Alessandro Presti ci regala un’opera dove non c’è nulla di quello che ci si aspetterebbe dal disco di un trombettista di Jazz. Dalle prime note ci troviamo immersi in un mondo perfetto dove ogni nota conta, dove ogni dettaglio è essenziale e dove nulla è lasciato al caso. I musicisti interagiscono quasi telepaticamente e le parti  solistiche sono al servizio di questa democrazia perfetta. Gli interventi di Alessandro, col suo bellissimo suono,  i suoi silenzi e il suo pathos riescono a generare emozioni intense. Un disco da riascoltare e poi da riascoltare ancora alla ricerca di tutte le meraviglie che ci erano sfuggite.” 
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Fantàsia
Il nuovo album di Jacopo Ferrazza
concerto di presentazione sabato 5 marzo alla Casa del Jazz di Roma 
 
“Fantàsia” è il nuovo album di Jacopo Ferrazza, in uscita venerdì 25 febbraio per Teal Dreamers Factory. Alla Casa del Jazz di Roma, sabato 5 marzo, il concerto di presentazione. Dopo l’esperienza in solo di Wood Tales, pubblicato a febbraio 2021, Jacopo Ferrazza, alla guida questa volta di un quintetto con due guest come Fabrizio Bosso (tromba) e Marcello Allulli (sax), interpreta visioni fantastiche e oniriche, delineate dalla fusione organica di jazz moderno, musica cameristica ed elettronica. Nelle nove tracce che compongono “Fantàsia”, si susseguono episodi immaginifici e apparentemente sconnessi, così come si presentano i sogni. Ecco, quindi, ritratti gli ultimi pensieri di un soldato pochi istanti prima di cadere durante lo sbarco in Normandia (La Course) e le considerazioni sulla ciclicità del tempo ispirate da Siddharta (River Theater); o ancora il racconto surreale di un vortice spazio-temporale (Blue Glow). Ma anche percezioni sinestetiche, viaggi interstellari e una rinascita finale, tema caro a Jacopo Ferrazza, dopo “Rebirth” (Cam Jazz 2017).  La ricerca del contrabbassista di origini romane, qui nelle vesti anche di paroliere, prende vita grazie ad una formazione permeata da un sound acustico e dalle sonorità elettroniche, affidate principalmente ai synth di Enrico Zanisi. Una sceneggiatura in cui ciascuno dei componenti riveste ruoli determinanti, alla batteria di Valerio Vantaggio è assegnata, ad esempio, la pulsazione emotiva. Alessandra Diodati, qui alla sua prima esperienza discografica, rappresenta la guida che accompagna l’ascoltatore tra i diversi piani sonori e dimensionali. Il violoncello di Livia de Romanis manifesta il fuoco e l’impeto feroce tipico delle visioni notturne più vivide. La tromba di Fabrizio Bosso è lo strappo all’interno di un mondo costituito e il timbro shorteriano di Marcello Allulli ha un ruolo liberatorio e celebrativo nella parte finale del disco. A tirare le fila della narrazione musicale è il contrabbasso di Jacopo Ferrazza che si affianca puntualmente a ognuno dei componenti rafforzandone la funzione. “Fantàsia” è un album che testimonia la vitalità creativa di Ferrazza, che si manifesta anche nell’esplorazione non solo dell’immaginifico ma anche di quelle piccole zone d’ombra del nostro quotidiano in cui si cela una sottile linea di magia.
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Andrea Rea - “El Viajero”
El Viajero è il quarto Album in uscita per Andrea Rea, musicista campano d’origine e romano d’adozione, in uscita il 2 luglio per Filibusta Records. Pianista tra i più richiesti della scena jazzistica collabora da anni al fianco di numerosi musicisti tra cui: Stefano Di Battista, Dianne Reeves e John Patitucci. Il suo approccio e la sua musica si rifanno ad innumerevoli colori ispirati sicuramente dalla tradizione jazzistica la quale funge da supporto ad un linguaggio personale influenzato da un’ampia gamma di suoni e musiche. In questo lavoro intitolato “El Viajero” il filo conduttore che attraversa la diversità dei brani è il viaggiatore che spazia tra i diversi generi e luoghi che il pianista partenopeo ha deciso di raccontare. In questo lavoro Andrea si fa aiutare da personalità musicali intelligenti e sensibili in grado di sviluppare al meglio le sue idee di partenze. Come il contrabbassista Daniele Sorrentino (Stefano Di Battista, Joe Barbieri) già presente nel suo apprezzato lavoro d’esordio “Arioso” ed “Impasse” ed il batterista Lorenzo Tucci considerato uno dei nomi di spicco della batteria jazz in Italia. In “El Viajero” ognuna delle otto tracce (tra cui tre composizioni originali a firma del leader) si riallaccia ed evoca esperienze, avvenimenti e ricordi. Dall’omaggio alla musica Sud Americana (Carlos Aguirre, Martin Rojas, Hamilton De Hollanda), che non a caso rappresenta un influenza costante nella musica di Rea, al ricordo di David Bowie a Prezioso il contributo di Giacomo Tantillo alla Tromba nel brano “En la Orilla del Mundo”.
El Viajero (Il Viaggiatore) è quindi un viaggio, il viaggio, quello personale, realizzato attraverso culture e luoghi di diversi paesi, che in qualche modo hanno influenzato la musica di Rea, con il suono personale del trio che dona omogeneità al progetto.
 
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Roberto Occhipinti -  The Next Step    
Modica Music è lieta di annunciare l’uscita il 4 marzo del nuovo album di Roberto Occhipinti, The Next Step. Ad accompagnare Occhipinti in questa esplorazione ad ampio raggio delle molteplici influenze della sua storia musicale magistralmente sintetizzate ci sono due musicisti con salde radici nella scena di Toronto – il pianista Adrean Farrugia e il batterista due volte vincitore di GRAMMY Larnell Lewis. 
Il contrabbassista Occhipinti è una figura consolidata della scena jazzistica canadese ed internazionale. Vincitore di 5 Juno Award, Occhipinti è molto richiesto in contesti molto vari. L’ultima parte della sua carriera lo ha visto registrare con diversi musicisti cubani, in particolare nei progetti con Hilario Duran e Jane Bunnet, ma ci sono ben pochi formati in cui Occhipinti non è stato coinvolto, da suonare il basso nelle migliori orchestre del Canada alla musica d’avanguardia contemporanea, dalla musica Latino Americana al lavoro coi migliori musicisti di Africa e Asia. Le collaborazioni spaziano da John Cage e Terry Riley a Stevie Wonder, Tony Allen e Damon Albarn. Il sesto album di Occhipinti, The Next Step, offre una sintesi dei molteplici interessi musicali del leader attraverso una classica formazione jazz. Durante la pandemia Occhipinti è riuscito a continuare la propria attività in studio (infatti possiede uno studio di registrazione e dirige la Modica Music). Quel tempo prezioso è stato usato per consolidare i progetti in cui era coinvolto e per muoversi in un nuovo spazio creativo, quello del piano trio: “decisi di concentrarmi sulla realizzazione di un progetto in piano trio, una delle mie combinazioni musicali preferite”. Il progetto è il primo di Occhipinti per piano trio e trae ispirazione da una serie di grandi “la formazione è da sempre una delle mie preferite, dal momento in cui ho iniziato a suonare il basso dopo aver ascoltato Ray Brown nel trio di Oscar Peterson per arrivare al classico trio di Bill Evans con Scott LaFaro fino alla collaborazione con il trio di Hilario Duran.”. E’ un contributo importante al mondo dei trio guidati da un contrabbassista, al quale Occhipinti aggiunge i propri colori. “i miei altri progetti erano per formazioni allargate con fiati e archi. Per The Next Step io fungevo da sezione archi usando tecniche che ho appreso suonando musica classica e contemporanea.”
 
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Danilo Blaiotta Trio
THE WHITE NIGHTS SUITE
Featuring Fabrizio Bosso, Achille Succi, Stefano Carbonelli

Il secondo capitolo discografico del Danilo Blaiotta Trio (Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria) si intitola THE WHITE NIGHTS SUITE: si tratta di una composizione originale suddivisa in 11 movimenti, tutti a firma del leader, ispirata al romanzo Le notti bianche di Fedor Dostoevsky,  in uscita il 1 ottobre per Filibusta Records. Per l’occasione, la formazione del trio base si estende al sestetto, ospitando tre importanti musicisti della scena jazzistica italiana: Fabrizio Bosso alla tromba, Achille Succi al sax alto e al clarinetto basso, Stefano Carbonelli alla chitarra elettrica. Le composizioni abbracciano certamente il retaggio musicale di Blaiotta nella musica classica, in particolare quella del primo novecento russo. L’impianto e la natura del progetto però sono prevalentemente jazz, tanto nella forma quanto nello sviluppo di ogni brano.
Guida all’ascolto:
La suite si apre con una sorta di Ouverture in trio: First Night / St. Petersburg , che descrive la passeggiata del protagonista -il sognatore- per San Pietroburgo, incantato dalla bellezza della sua città.
In The Man In Tails, il protagonista scorge una donna sola, che viene inseguita da un tetro uomo in frac. Il sognatore si lancia all’inseguimento dei due, riuscendo a mettere in salvo la ragazza allontanando il losco figuro. I due protagonisti della colluttazione sono impersonificati da pianoforte e chitarra (Stefano Carbonelli) che dopo l’esposizione del tema “si rispondono” improvvisando su un pedale della ritmica.
The meeting è un brano dal tema sognante, che descrive l’incontro tra il sognatore e la ragazza, che si presenta con il nome Nasten’ka. La voce principale è affidata alla tromba di Fabrizio Bosso.                    
Second Night – The Dreamer è il brano affidato al trio senza ospiti. Secondo appuntamento dei due protagonisti, che si ritrovano a raccontarsi vicendevolmente le proprie esistenze. In questo brano il sognatore (The Dreamer) narra a Nasten’ka la storia della sua vita. Egli è dunque un sognatore, ma è bloccato nella sua utopia. Brano dal tema sognante (l’utopia) ma dall’andamento -even eight-, per descriverne un’esistenza, in fondo, pù media che esaltante.
Nel quinto brano -Nasten’ka-, la fanciulla racconta la sua storia al sognatore. Ragazza tipicamente russa, che vive soggiogata dalla pressione di una nonna anziana. Ella racconta anche di un uomo al quale è promessa sposa, sparito per lungo tempo. Nasten’ka vive la sua esistenza attendendo quest’ultimo. Brano buio, ispirato da molta musica del primo novecento russo, sia melodicamente/armonicamente, sia ritmicamente (la melodia iniziale si risolve con un tipico 7/4 “trans-balcanico”). Ospite del trio il clarinetto basso di Achille Succi.
The Letter (Danilo Blaiotta, Stefano Carbonelli, Achille Succi). Il sognatore convince Nasten’ka a scrivere una lettera da recapitare a casa dell’uomo al quale è promessa sposa, che potrebbe anche essere tornato dal suo lungo viaggio. Nasten’ka è combattuta, perché una parte di lei è convinta che l’uomo si trovi in città ma che ormai abbia una sua vita senza di lei. Il sognatore è incaricato di consegnarla a casa della famiglia del promesso sposo. Brano all’unisono molto concitato, che fa da intro alla third night.
Third Night (Sestetto) Durante la terza notte l’attesa per la risposta della lettera cresce, così come cresce l’ansia di avere una risposta. Il sognatore è felice ma inquieto, perché i sentimenti che nutre per Nasten’ka sono ormai troppo importanti. Tuttavia riesce a nasconderli alla ragazza. Brano tipicamente fast-swing, che descrive uno stato d’ansia, con diverse motivazioni, di entrambi i protagonisti della storia. I due fiati (Bosso e Succi) dialogano nell’esposizione tematica scambiandosi la voce principale, come a descrivere il concitato dialogo tra i due protagonisti. Soli affidati a tutti i solisti.
The Answer (Sestetto) Il brano riprende il tema di The Letter ma ospita pesanti colpi della sezione ritmica e della mano sx del pianoforte, come a descrivere la non-risposta alla lettera.
Intro è un’introduzione alla quarta notte. Descrive la disperazione di Nasten’ka per la mancata risposta del promesso sposo.
Fourth Night – The Idyll (Sestetto) Brano intensissimo e in crescendo, a cui partecipa tutto il sestetto. Il sognatore rivela i suoi sentimenti a Nasten’ka la quale, messa da parte la tristezza del suo amore spezzato, comincia a nutrire interesse per il protagonista. Il grande tema d’amore sognante esposto nella prima parte viene quindi ritornellato in fortissimo, raggiungendo spesso culmini di passione emotiva irrefrenabili. I due vagano felici per San Pietroburgo sognando e progettando un futuro insieme. Il sognatore è all’apice della gioia, i due si abbracciano, si commuovono, progettano la loro esistenza comune vagando nella bellezza di una notte incantata. Al culmine di tanta poesia succede però l’imprevisto. Un giovane nella nebbia riconosce Nasten’ka. E’ il promesso sposo. Lei lo guarda, si allontana dal sognatore per corrergli incontro, lui se la porta via.. Questa scena è descritta nella parte “free” finale che spezza rovinosamente l’idillio.
The Morning. Al mattino, il sognatore si ritrova nuovamente solo con la sua triste esistenza. Brano affidato al pianoforte. Tema tipicamente ottocentesco, che descrive un uomo legato alla tristezza del suo passato. L’accordo finale del brano, come della suite, apre una porta verso la speranza.
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FRANCESCO BAIGUERA - POST JAZZ CHAMBER MUSIC

ll chitarrista  Francesco Baiguera ha da poco pubblicato il nuovo album Post Jazz Chamber Music per la Aut Records. Il disco è una suite composta durante il lockdown che muove tra musica colta e jazz per un quartetto dal sapore cameristico. In Post Jazz Chamber Music si assiste a un gioco di chiaroscuri dai confini sottili, a tratti indefiniti, che alterna molteplici fascinazioni sonore: da canoni inversi a improvvisazioni free, contrappunti, ma anche intermezzi ritmici e melodie oniriche. Il progetto è stato ideato e scritto dal chitarrista Francesco Baiguera durante il confinamento domestico imposto dalla prima ondata pandemica e si avvale della presenza di Daniele Richiedei al violino, Massimiliano Milesi ai sassofoni e Giulio Corini al contrabbasso; i quali, forti di una personale visione estetico-musicale e sostenuti da grande solidità tecnica, vanno ad arricchire l’idea iniziale dell'autore sostenendo le sezioni corali quanto gli episodi solistici in un viaggio sonoro ispirato da un preciso momento storico. 
Francesco Baiguera. Dopo gli studi di chitarra classica e moderna, si diploma col massimo dei voti in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Brescia studiando con Sandro Gibellini e Peo Alfonsi. Si è specializzato partecipando a masterclass tenute da Joe Lovano, John Scofield, Kurt Rosenwinkel, John Suhrman, Ben Monder e altri. Ha avuto molteplici esperienze in ensemble jazz e orchestre, suonando con artisti di rilievo come Seamus Blake, Achille Succi, Giovanni Falzone, Giulio Visibelli, Alberto Mandarini, Marco Vaggi, Fausto Beccalossi, Fabio Morgera, Stefano D’Anna, Emanuele Maniscalco, Giulio Corini, Guido Bombardieri e altri. Attualmente si dedica alla didattica e all'attività concertistica muovendosi tra jazz e musiche improvvisate senza disdegnare contaminazioni con i generi più diversi. L’esordio discografico in veste di leader avviene con Prèludes: trio che vede Emanuele Maniscalco alla batteria e Giacomo Papetti al contrabbasso. Altri progetti all’attivo sono: Nùes, un’esplorazione sperimentale della pop music con Silvia Lovicario alla voce e viola da gamba e Haenur un duo di composizioni originali con Massimiliano Milesi al sassofono tenore. Degno di nota è Reithia, quartetto prodotto dal festival Jazz On The Road che vede la partecipazione di Massimiliano Milesi, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. L’impegno compositivo più recente riguarda una suite composta in Italia durante il primo lockdown intitolata Post Jazz Chamber Music uscita per l’etichetta AUT Records.
 
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SOLITUDO
il nuovo album di Anais Drago
(Cam Jazz, ottobre 2021)
 
Solitudo è il nome del nuovo album della violinista Anais Drago, pubblicato dalla Cam Jazz. Un disco in solo che sorprende per la pluralità di voci, un elogio alla solitudine che si nutre di bellezza. Violinista sin dalla tenera età di 3 anni, Anais nutre per lo strumento, e per la musica, un amore assoluto. Per mia natura - dichiara - non nutro certezze quasi su nulla, tranne che su una cosa: quando suono, sto bene davvero”. Solitudo il titolo, solista lo strumento. Eppure, Anais, in questa nuova opera, sola non lo è mai veramente. Neanche sul palco, durante i numerosi concerti che hanno preceduto l’album e che continuano ad aggiungersi al calendario. Solitudo, infatti, è tutt’altro che un album monocolore, ma stupisce, invece, per la moltitudine di suoni e la ricchezza armonica e melodica. In parte rigorosa scienziata, in parte virtuosa incantatrice e dedita sacerdotessa, Anais Drago sembra essere intenta a estrarre, una alla volta, tutte le infinite potenziali voci del violino, come a volerne esaurire il repertorio antico, inventando poi nuove e ardite conformazioni, persino aliene alle nostre orecchie. Grazie all’uso sapiente di effetti, loop station e sovraincisioni, le corde del violino (sia elettrico che acustico) si moltiplicano fino a raggiungere volumi orchestrali. Solitudo non è un disco sulla solitudine. Quella evocata, ed esaltata, da Anais è piuttosto una sensazione di completezza interiore, sia nel raccoglimento intimo, che nel rapporto con gli altri. In questo secondo album, Anais Drago celebra, quindi, la continua scoperta dell’essere, in un processo che evolve quotidianamente fino a raggiungere una pienezza. Ma se la solitudine non è intesa come una condizione negativa, non mancano tuttavia sfumature più scure del termine, come nella rilettura in musica del mito del Minotauro, raccontato dallo scrittore Friedrich Durenmatt. Rinchiuso in un labirinto a causa del suo aspetto, il Minotauro soffre di un'enorme solitudine mitigata solamente dai giovani inviatigli a sua insaputa in sacrificio. Colmo di gioia e ignaro della propria forza, il mostro finisce però per stritolarli in una danza mortale. Le 12 tracce, una reinterpretazione di Satie, otto originali e tre intermezzi, intitolate per suggestione in latino e in greco, prendono spunti da testi letterari, ricordi o riflessioni sulla vita contemporanea. Legati saldamente uno all’altro, per quanto diversi tra loro, i brani rivelano anche le numerosissime influenze musicali di Anais, la quale annovera nel suo background esperienza di studio ed esecuzione di musica classica e barocca, folk, world music, pop, progressive rock, fusion e infine il jazz. Anche la natura delle composizioni dell'album riflette la curiosità e la generosità degli stimoli offerti dal tema del disco: la ripetizione di figure ritmiche lascia spazio all'improvvisazione più libera o debitrice alla tradizione jazzistica, la frammentazione dei motivi si accompagna a composizioni più rarefatte, la spontaneità cede il passo al rigore matematico, mentre timbri e suoni vanno a disegnare un arcobaleno di sensazioni, grazie all'uso dell'elettronica e di svariate tecniche esecutive. Il risultato è un disco che mostra “il suono di un'artista intenta a creare il proprio mondo musicale”, come ha scritto Brian Morton, ma forse l'immagine che prevale è quella di una donna che si diverte a dialogare senza sosta con il proprio strumento. Sola ma mai sola per davvero.
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Vittorio De Angelis - Pespective - il nuovo album tra soul e nu jazz del sassofonista roman
in CD e digitale dal 30 aprile 2022 - edizioni musicali New Model Label

Questo nuovo lavoro di Vittorio de Angelis, il secondo in studio dal titolo programmatico “Perspective” sembra porsi esattamente al centro di più direttrici. A seconda dei punti di vista però. Invenzione e tradizione che provocano cortocircuiti spazio temporali. Se si guarda in una direzione o in un’altra. Dalla scena moderna inglese ai suoni metropolitani newyorkesi ai ritmi afrobeat. E attorno a queste atmosfere ampiamente battute Vittorio De Angelis costruisce il suo mondo musicale altrettanto codificato, perché rispettoso della storia, dei maestri e dei classici ridistribuendo, nel suo personalissimo modo e stile, gli elementi nello spazio. Elementi noti, tributi ed influenze dichiarate che riescono ad essere sorprendentemente, nello stesso tempo, omaggi e riconoscenze quanto espressioni profonde della propria originalità. Evidente ad esempio in “Gap”, la prima traccia del disco, l’incontro tra sonorità elettroacustiche e una sorta di anima hip hop come specchio della contemporaneità, che ricorda Glasper. “Sankara”, dal ritmo afrobeat, è dedicato al leader rivoluzionario del Burkina Faso la cui voce si può riconoscere nella parte finale del brano. “Rose” è una composizione del compianto leggendario sassofonista Larry Nocella, estratto dal suo ormai introvabile disco “Everything Happens To Me” del 1980, per la quale lo stesso Vittorio De Angelis ha scritto e adattato il testo cantato da Leo Pesci. “Saharian Dance Hall” è un brano dalle sonorità medio-orientali con un ritmo afrobeat magistralmente eseguito dal batterista Federico Scettri. Evidente già da questa prima lettura superficiale della track-list l’eterogeneità e la generosità musicale di Vittorio De Angelis. In un continuo scambio di registri e generi si passa rapidamente a sonorità elettriche vintage, influenze post-rock e suggestioni cinematografiche. E’ il caso, ad esempio, di  “Deep” cantata da Gabriella Di Capua, una ballad che alterna sapientemente momenti delicati ad altri dal sound poliziesco anni 70. “Perspective” allora ci sembra evidente che abbia un significato che trasborda il perimetro di questa singola opera e rappresenti, la chiave di lettura per avventurarci fiduciosi nel mondo di Vittorio De Angelis negli anni a venire. 
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MANUELE MONTANARI  feat. GABRIELE MIRABASSI - MOVIE MEDLEY. Il GRANDE JAZZ A CINECITTÀ
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, sabato 1 agosto esce "Movie medley. Il grande jazz a Cinecittà" di Manuele Montanari. Affiancato dal clarinettista Gabriele Mirabassi e da una big band composta da importanti nomi della scena jazz nazionale, il contrabba ssista propone quattordici composizioni tratte da colonne sonore di celebri film italiani come "I soliti ignoti", "La notte", "Il sorpasso", "Il vangelo secondo Matteo", "Jazz Band", "7 uomini d’oro", "Ultimo tango a Parigi", "La leggenda del pianista sull’Oceano" e altri ancora. L'organico è composto da Simone La Maida (sax alto/soprano), Antonangelo Giudice (sax alto e clarinetto), Filippo Sebastianelli e Milo Lombardi (sax tenore e clarinetti), Marco Postacchini (sax basso e baritono, clarinetto, flauto), Leonardo Rosselli (sax baritono), Luca Giardini, Giacomo Uncini, Michele Samory e Mattia Zepponi (tromba e flicorno), Massimo Morganti (trombone, euphonium), Luca Pernici (trombone), Carlo Piermartire (trombone basso), Diego Donati (chitarra), Tommaso Sgammini (piano), Lorenzo Marinelli (batteria e tam-tam). La presentazione ufficiale, proprio nel giorno dell'uscita, sarà ospitata dall'Ancona Jazz Festival nella Mole Vanvitelliana del cap oluogo marchigiano (info a questo link urly.it/37bx5). «La passione per il Jazz e per il Cinema mi ha portato ad omaggiare la musica di impronta jazzistica che ha fatto da sfondo a film italiani di alto rilievo. Capolavori del grande schermo riconosciuti tali anche grazie alle loro colonne sonore», sottolinea Manuele Montanari nelle note di copertina. «C'è infatti un importante filo conduttore che accomuna tutti i lungometraggi dai quali ho attinto il materiale musicale per la realizzazione di questo progetto. È quel connubio sempre presente tra grandi registi e grandi compositori: Monicelli-Umiliani, Risi-Ortolani, Visconti-Rota, Bertolucci-Barbieri, Tornatore-Morricone solo per citarne alcuni», prosegue il musicista. «Cimentarsi  con  opere  piuttosto note e composte per film celebri  ha fatto emergere fin da subito la necessità di  riproporre ciascuna composizione in chiav e leggermente diversa. Ho abbracciato, perciò, l'idea di organizzare gli arrangiamenti in forma di Medley, unendo i vari brani in assenza di una vera e propria soluzione di continuità. In modo da ottenere un'unica colonna sonora, formata da composizioni provenienti da autori e da film differenti. Con l’augurio di riportare all’attenzione del grande pubblico alcuni tra i maggiori  capisaldi del jazz italiano, rivisitati nell'insolita veste Suite-Medley». 

VINCENZO CARUSO - SIRENE A CADAQUÉS
Prodotto da Dodicilune, nella collana Confini, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 22 settembre esce "Sirene a Cadaqués" di Vincenzo Caruso. Il progetto discografico nasce dall'incontro tra la musica del pianista e compositore campano e la poesia di Pina Varriale convergenti nell'interpretazione vocale di Annalisa Madonna.  «La linea artistica del disco, partendo dalla scelta di usare esclusivamente voce e pianoforte, è quella di un linguaggio essenziale ma ricercato e la brevità dei brani asseconda la volontà di non dire più di quello che sia necessario», sottolinea Caruso. «Pur essendo un musicista di formazione classica sono sempre stato affascinato dalle potenzialità della fo rma canzone alla quale mi avvicino perseguendo l’ossimoro di una song “popolare-colta”, una sorta di lied moderno basato sulla “canzone d’autore”. Il disco prende vita da due raccolte di poesie della scrittrice Pina Varriale intitolate rispettivamente “Sirene” e “Olé”, raggruppate nel titolo del disco Sirene a Cadaqués», racconta. «La raccolta “Olé” (esclamazione di Salvador Dalì alla notizia della morte di F. Garcia Lorca per via di uno squadrone franchista) è in pratica la sintesi poetica del saggio biografico: "Dalì, Alchimie di un genio", scritto a quattro mani con Serena Montesarchio e Cadaqués è il paese catalano dov'è nato Dalì nonché teatro di momenti spensierati vissuti insieme al poeta Federico Garcia Lorca, suo grande amico e compagno di studi alla “Residencia de estudiantes”. Di tale amicizia si è discusso tanto», prosegue il pianista, «molti biografi parlano di essa più come una storia di amore impossibile, e lo stesso saggio della Varriale approfondisce bene gli aspetti psicologici di questa relazione, tuttavia, l’intenzione del disco è quella di superare la natura sensazionalistica della vicenda trovandola più che altro perfetta per esprimere il concetto di "impossibilità in amore" e di “sofferenza per amore” sublimato nel corso dei secoli nell'arte dei più grandi artisti», continua. «La seconda parte, “Sirene”, invece, cedendo al fascino che il mito delle sirene fin dall’antichità ha esercitato sugli uomini, affronta un tema che, da Omero a Kafka, grazie agli spiccati contenuti metaforici si presta a svariate interpretazioni psicologiche, dall’illusione alla disillusione nell’amore e nell’arte. Nel nostro caso i testi puntano i fari sull’equivoco “Donna-Sirena”, due ruoli che si confondono e si mescolano».

DONATI COPPARI ENSEMBLE - A PORTRAIT OF RADIOHEAD
Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 27 ottobre esce "A portrait of Radiohead". L'ensemble guidato dai chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari propone una rilettura di otto brani della band britannica, una delle più importanti della storia del rock.  I due musicisti rivisitano, con arrangiamenti di Donati, " Paranoid Android", "No surprises" e "Karma Police" ("OK Computer", 1997), "How to Disappear Completely" (KidA, 2000), "Pyramid Song", "Knives Out" (Amnesiac, 2001), "We Suck Young Blood", "A Wolf At The Door" (Hail to the Thief, 2003). «Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un'impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso» ha sottolineato in un'intervista Thom Yorke, leader e cantante della band. Una storia che viene riletta, dunque, da un ensemble che alle due chitarre di Donati e Coppari affianca una sezione ritmica composta da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Roberto Desiderio alla batteria e un quartetto d'archi formato da Riccardo Bottegal e Lucia Guerrieri ai violini, Malgorzata Maria Bartman alla viola e Francesco Alessandro De Felice al violoncello. La voce è della trentenne cantante marchigiana Anna Laura Alvear Calderon. «Io e Stefano eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse esprimere al meglio entrambi, sia dal punto di vista strumentale che dal punto di vista compositivo», racconta Diego Donati. «Abbiamo scoperto che ci accomunava la passione per i Radiohead, così ci siamo detti: perché non proviamo una rilettura delle loro musiche? L’idea ci ha subito entusiasmato, così abbiamo deciso di rivisitare a modo nostro». prosegue. «Inizialmente ci siamo limitati a trascrivere e arrangiare i brani per due chitarre, ma ci siamo subito resi conto che la scelta era un pò limitante. Le musiche dei Radiohead infatti sono ricche di elettronica ma anc he di strumenti più tradizionali come archi ed ottoni, così abbiamo ampliato l’organico fino al quintetto abbinandolo ad un quartetto d’archi».

MIRABASSI – DI MODUGNO - BALDUCCI - TABACCO E CAFFÈ 
A distanza di quasi sei anni dal precedente "Amori sospesi", torna con un nuovo progetto discografico il trio che riunisce il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Nando Di Modugno e il bassista Pierluigi Balducci. "Tabacco e Caffè" sarà disponibile da martedì 30 marzo in Italia e all’estero distribuito da Ird e nei migliori store digitali da Believe Digital, prodotto - come il precedente - dall’etichetta salentina Dodicilune e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Record 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 - Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro) e il supporto di Quarta Caffè. I tre musicisti proseguono, dunque, il loro viaggio evocativo e suggestivo dal Mediterraneo all’America del Sud, su una rotta - tra tabacco e caffè - in cui si intersecano jazz, folklore ed echi della tradizione classica. Il nuovo disco propone nove brani: quattro composizioni originali di Mirabassi ("Espinha de truta"), Di Modugno ("Salgado") e Balducci ("Tobaco y cafè" e "La ballata dei giorni piovosi") e cinque riletture di brani di Toninho Horta ("Party in Olinda"), Henry Mancini ("Two for the road"), Egberto Gismonti ("Frevo"), Guinga ("Ellingtoniana") e della conclusiva "Choro bandido" firmata da Edu Lobo e Chico Buarque.
«Tabacco e caffè: c'è chi li chiama vizi, e sicuramente una parte di ragione ce l’ha, ma più di tutto sono modi di stare insieme. In Italia poi, veri fondamenti della cultura nazionale. Posso offriti un caffè? Ci vediamo per un caffè? Così si prendono appuntamenti e si ricevono ospiti da noi», racconta Mirabassi. «Eppure quella tazzina contiene un pezzo di mondo. Partito dall'Africa il caffè ha costruito nazioni in Asia e in Sud America. La città di San Paolo del Brasile senza di esso sarebbe un paesino, e non la megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti che è oggi. Il caffè è un compagno quotidiano, un segno di pace, di amicizia, l'odore del risveglio in tutte le nostre case, eppure è anche un selvaggio indigeno delle foreste tropicali, che abbiamo trasformato in simbolo stesso di accoglienza e convivio!», prosegue. «Il tabacco invece ce lo hanno regalato direttamente i nativi americani, eppure anch'esso, soprattutto sotto forma di sigaro toscano (mia grande debolezza e passione) si è lasciato trasformare in un pezzo di storia nostrana. Entrambi invitano alla ritualità, alla socialità, fino alla meditazione. La musica che condividiamo qui con Pierluigi e Nando è nata nella cordialità delle cucine delle nostre case, appunto tra un caffè e un sigaro, raccontando e suonando mondi lontani ed esotici,  trasformandoli in rifugio casalingo e in amicizia. Tabacco e caffè, moka sul fuoco, volute di fumo, essenze selvagge, profumo, esotico, domestico». Ogni concerto di questo trio diviene un’esperienza coinvolgente, capace di trasmettere l’emozione e il pathos che nascono dal ‘sentire’ il profondo ed ancestrale significato della Musica, come arma della comunità per sconfiggere il buio di ogni solitudine individuale.

ARMAROLI - SCHIAFFINI 4tet - MONKISH (’ROUND ABOUT THELONIOUS)
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 gennaio esce “Monkish (’round about Thelonious)” di Armaroli - Schiaffini 4tet. Il trombonista romano Giancarlo Schiaffini e il percussionista lombardo Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021),  proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk). «Il programma è ampio ma colpisce tuttavia che, tra le composizioni scelte, ben tre (delle cinque che lo componevano) provengano da Brilliant Corners, lo storico album del 1957 nel quale il pianista illuminava “Pannonica” con gli sfavillanti suoni della celesta», sottolinea il filosofo e critico musicale Neri Pollastri nelle note di copertina. «Una scelta emblematica, perché la musica che viene qui sviluppata svela all’ascolto un continuo susseguirsi di “angoli brillanti”, evidenziati soprattutto da Armaroli ora con i suoni scintillanti del vibrafono, ora con quelli appena meno fulgidi, ma sempre luminosi del balafon cromatico - raro strumento burkinabè che qui funge quasi da alter ego del pianoforte - ai quali il contrabbasso di Maier fa costantemente da contrappunto, donando loro ancor più fulgore. Questo singolare gioco dialettico di chiari e scuri - che ha momenti esemplari, per esempio in “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie” e “Oska” - costituisce la cifra della lettura di Monk offerta dal quartetto, per colore del suono e struttura che fa da bussola all’interazione delle voci», prosegue. «In esso s’inserisce, commentando con il suo caratteristico stile parlante, il trombone di Schiaffini, muovendosi con libertà e grandissima misura quasi sempre attorno ai temi, che lascia invece agli altri illustrare. Oltre all’inventiva e all’appropriatezza degli interventi, colpisce come il trombone riesca a far timbricamente da tramite tra vibrafono/balafon e contrabbasso. Assai singolare il ruolo svolto da Kusar, anch’egli sovente coinvolto con finalità di commento - sia ritmico, sia timbrico - alla struttura costruita da Armaroli e Maier, ma che occasionalmente prende il posto del primo nel far “brillare angoli”, come accade per esempio nell’avvio di “Misterioso”, non a caso ritmicissima e nel prosieguo della quale è per una volta il trombone a esporre il tema. Non mancano comunque situazioni del tutto singolari, come in “Ba lue Bolivar Ba lues are” - con un lungo e suggestivo duetto tra trombone e contrabbasso, a cui fa seguito un secondo, più breve ma non meno intrigante, tra balafon e batteria - o in “Pannonica” - l’incipit della quale è un corale addensarsi di voci», continua Pollastri. «Un Monk in parte tradizionalmente rispettato - i temi a far da guida alle improvvisazioni, libere ma non caotiche - e in parte, giustamente, tradito e riletto alla luce della contemporaneità - il contrabbasso che disegna linee melodiche, l’unico fiato che commenta e divaga, la batteria che pennella timbricamente. Un Monk dai suoni splendidi, che rinnova ancora una volta il proprio fascino, così come rinnovano il loro i suoi eccellenti interpreti».

LOUIZE & THE RICKETY FAMILY - IN & OUT THE WILD SIDE
Prodotto dall'etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 25 gennaio esce “In & out the wild side”, esordio discografico del progetto “Louize & The Rickety Family”. Nei sette brani inediti (“Esperame”, “TèMaRocchino”, “Utopia”, “Molly”, “Progression”, “Two Little Child ren”, “In & Out the Wild Side”) e nella riproposizione di “What is This Thing Called Love?” di Cole Porter, la cantante, autrice e compositrice pugliese Luisa Tucciariello è affiancata dalla band formata da Nicolò Petrafesa (piano), Luca Tomasicchio (contrabbasso), Michele Ciccimarra (batteria) e arricchita, in alcune tracce, da Alessandro Corvaglia (sax alto, sax tenore), Vittorio Gallo (sax tenore), Francesco Massaro (sax baritono), Valerio Latartara (viola, violino) e Annalisa Di Leo (violoncello). «Che una band di giovani jazzisti italiani sappia esprimersi con tanta maturità stilistica, e con una simile personalità espressiva, è forse il segno di questo tempo fertile e ricco per il nostro stivale. Che una giovane e talentuosa personalità artistica come Luisa Tucciariello sia capace di pensare musica così speci ale e nuova con ingredienti così nuovi e antichi al tempo stesso è, invece, una rarissima circostanza, in Italia e non solo», sottolinea il critico e storico musicale Vincenzo Martorella nelle note di copertina del cd dedicato alla memoria del compianto pianista e compositore Gianni Lenoci. «Nella nostra lingua non abbiamo gli strumenti lessicali per poter tradurre in parole le emozioni che la musica suscita in chi l’ascolta; né per provare a descrivere un tipo di suono, una particolare sfumatura vocale, e così via. Per questo, il critico musicale fa largo ricorso all’uso di aggettivi, il che può essere la classica arma a doppio taglio», prosegue Martorella. «Spesso, se ne usano di mirabolanti, di fantasiosi; nulla di male, se non fosse che spesso, a leggerli è difficile capire in che relazio ne siano con la musica cui si attaccano. Pensate all’aggettivo “scintillante”. Abbiamo letto di assoli di chitarra scintillanti miliardi di volte, ma cos’è che rende un assolo più o meno scintillante? Quando un assolo non lo è? Da dove viene la luce, lo scintillìo? Definire il disco che avete tra le mani, o la musica che in esso è contenuta, usando un solo aggettivo è impresa disperata. Molte le variabili in gioco, molto lo stupore che si prova attraversandolo, traccia dopo traccia. Potrebbe essere “sorprendente”, certo. Ma non solo, perché ogni piccola traiettoria apre paesaggi nuovi, ogni singolo pensiero (e ce ne sono migliaia) sembra nascere per germinazione spontanea dal precedente, creando così un sapere caleidoscopico, una brillantezza luminescente che si spande dietro (e davanti) ogni nota», continua il critico. «Vuoi vedere, allora, che l’aggettivo adatto è proprio “scintillante”? Da dove viene, dunque, lo scintillìo? Innanzitutto, da un impian to sonoro dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto, del gesto – timido o spavaldo che sia –, del rischio. Louize e la sua sgangherata famiglia (il cui strumentario, per l’occasione, ospita anche strumenti ad arco) sono un collettivo vero, rodato, che vive e respira musica all’unisono, e proprio per questo ha saputo forgiare un suono proprio, riconoscibile e fresco, che allude a tutto e a niente, dentro il quale si agitano influenze molteplici che però vengono filtrate alla luce di una irriducibile originalità. Se proprio si dovesse rintracciare una derivazione, una discendenza, soprattutto in termini di orizzonti e consapevolezza, non potrebbe che essere quella di Gianni Lenoci, una delle menti più geniali, e compiante, del nostro tempo. Proprio ragionando sugli spazi, sui tempi, sulle sonorità, questa musica esplora un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza», va avanti nella sua disanima Martorelli. «Un affresco emozionale, nel quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali. Proprio questo intrecciarsi vorticoso dà sostanza e fascino a una scaletta frattale, a geometria variabile, fatta di brani intensi come diamanti, dall’iniziale, e bellissima, Esperame, a Two Little Children, una pagina di pura poesia. Per finire con In & Out The Wild Side, che nelle parole di Luisa Tucciariello si poggia, come l’intero progetto, “su quel limite delicato ed affascinante della contraddizione. E sulla voglia, mia ma anche dei miei compagni di viaggio, di contemplare tutto ciò che sta all’interno di determinati schemi, modelli, repertori e stili, ma con gli occhi di chi ha vissuto e sperimentato la zona selvaggia nella vita come nella musica”». Luisa Tucciariello, classe 1985, nata a San Giovanni Rotondo (Fg), ha studiato al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli dove, nel corso degli anni, ha conseguito prima il Diploma Accademico di Primo Livello di Canto Jazz nel 2013, sotto la guida di Gianna Montecalvo e Gianni Lenoci, poi il Bienno di Musica jazz nel 2015 e nel 2021 il corso di Primo livello in Composizione jazz concluso, dopo la prematura scomparsa di Lenoci, con Bruno Luise e Vincenzo Martorella. Dal 2012 lavora con Dionisia Cassiano al duo vocale “Black Fair Voices” con cui pubblica il loro primo disco di inediti, “Triks of Love”. Dal 2014 ha lavorato assieme al suo Maestro Gianni Lenoci ad un progetto di libera improvvisazione "Strictly Pink”. Tra il 2015 e il 2017 vive a Londra e lavora come insegnante di canto e pianoforte, collabora con il London Inte rnational Gospel Choir come small group leader e con Solid Harmony Choir come vocal coach e Choral Conducting assitant. Collabora con i musicisti della scena jazz londinese ed è attiva nella scena della Free Improvisation. Attualmente è attiva in Puglia con la sua attività concertistica, didattica e compositiva, fonda nel 2018 la “Rickety Family” con cui vince il premio “Migliore composizione originale” al Ladisa Jazz Contest, con il pezzo “Molly”, che rappresenta il punto di partenza del suo primo lavoro discografico per l’etichetta pugliese Dodicilune.

MASSIMILIANO CIGNITTI feat. NGUYÊN LÊ, GRÉGOIRE MARET,  EDMAR CASTANEDA E MARK COLENBURG - BUIO IN SALA
Prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 febbraio esce “Buio in sala” di Massimiliano Cignitti featuring Nguyên Lê, Grégoire Maret, Edmar Castaneda e Mark Colenburg. Il bassista romano propone dieci composizioni originali, immaginate come ipotetiche colonne sonore dedicate e ispirate a personaggi della storia del cinema, e due brani dell’indimenticabile Nino Rota (“O Venezia, Venegia, Venusia” dal film “Il Casanova di Federico Fellini”) e del compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese Bela Bartok (“Music for Strings, Percussion and Celesta”, tema utilizzato dal regista Stanley Kubrick per il film cult “Shining”).  Nel progetto discografico il musicista è affiancato dalla band composta da Mauro Scardini (piano e tastiere, autore della conclusiva “Sentimento del tempo”), Giancarlo Ciminelli (tromba e flicorno), Marco Guidolotti (sax, flauto) e Marco Rovinelli (batteria) e impreziosita dalla presenza di Nguyên Lê. Il chitarrista franco-vietnamita, riconosciuto per la cifra stilistica che coniuga sapientemente i ritmi della musica rock, jazz e funk con quelli delle sonorità nordafricane, vietnamite e indiane, negli anni ha collaborato con Michel Portal, Dave Liebamn, Ray Charles, Trilok Gurtu, Renaud Garcia-Fons, Paolo Fresu e altri nomi del jazz internazionale.  Ospiti in alcuni brani anche l’armonicista svizzero Grégoire Maret, considerato da molti l’erede di Toots Thielemans, vincitore di un Grammy Award con il Pat Metheny Group e collaboratore, tra gli altri, di Herbie Hancock, Cassandra Wilson, Prince, Sting, Elton John, Jimmy Scott, Tito Puente, Steve Coleman, Kurt Elling, l’arpista colombiano Edmar Castaneda, che ha lavorato, solo per fare qualche nome, con Rickie Lee Jones, Sting, Paco de Lucía, John Scofield, John Patitucci, Ivan Lins, e il batterista statunitense Mark Colenburg, vincitore del Grammy Award con il progetto “Robert Glasper Experiment”, che ha suonato con Cecil McBee, Chico Freeman, Kenny Garrett, Stefon Harris, Mos Def, Lauryn Hill, Amel Larrieux, Kurt Rosenwinkel, Lalah Hathaway, Macy Gray e altri.  Completano la line up Paolo Alimonti (chitarra), Roberto Schiano (trombone), Valentina Petrossi, Federica Zavaleta, Susanna Stivali (voce) e il quartetto d'archi formato da Diego Matthey (1° violino), Aurianne Philippe (2° violino), Claire HÉlÈne Rignol (viola) e ThÉmis Bandini (violoncello). Dopo l’apertura riservata a Nino Rota il disco prosegue con i brani “Nostalgia del presente” (titolo tratto da una poesia di Jorge Luis Borges) dedicato al cinema visionario di Elio Petri e Gian Maria Volontè, “Un'eclisse”, che guarda al mondo di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, “Tanguedia 2020”, pensata per Fernando Solanas, regista argentino morto a causa del Covid-19 nel dicembre 2020, e Astor Piazzolla, autore di tante musiche dei suoi film, “Shaft is back”, ispirata al cinema blaxploitation degli anni '70. La title track, unica canzone del brano con testo di Cignitti affidato alla voce di Valentina Petrossi, evoca il cinema come “fabbrica dei sogni” per le generazioni degli anni '60, il mondo della Dolce Vita, il sogno di stelle irraggiungibili, lo schermo come possibile realtà dove rifugiarsi, immaginando una vita migliore. Dopo “Ennio’s dream”, omaggio a Ennio Morricone, il cd è completato da “Choro per Glauber”, che rimanda a Glauber Rocha, regista, scrittore, poeta, agitatore rivoluzionario del Cinema Novo brasiliano, “JLG”, iniziali del Maestro della Nouvelle Vague francese Jean Luc Godard, “Snaporaz”, nomignolo affibbiato a Marcello Mastroianni da Federico Fellini, e le già citate “Music for strings, celesta and percussion” di Bela Bartok e “Sentimento del tempo”, epilogo firmato da Mauro Scardini.
Romano, classe 1972, Massimiliano Cignitti intraprende lo studio del basso elettrico nel 1991 alla Città della musica di Tivoli sotto la guida di Claudio Zanghieri. Prosegue i suoi studi alla Scuola popolare di musica di Testaccio frequentando tra gli altri i corsi di Luca Pirozzi, Sandro Satta, Stefano Arduini, Carlo Mezzanotti, Giovanna Marini. È stato membro della Testaccio Jazz Orchestra diretta da Claudio Pradò con la quale si è esibito nel dicembre 1999 accompagnando un solista di fama internazionale come il trombettista Marvin Stamm. Ha studiato con Marco Siniscalco e Pietro Ciancaglini e ha partecipato a numerose clinics (Berklee school clinics at Umbria jazz 97-98, Siena Jazz 99), avendo la opportunità di studiare con Furio di Castri, Enrico Pieranunzi, Giancarlo Schiaffini, Giovanni Tommaso, Bruce Gertz, Jim Kelly, Larry Monroe). Ha preso parte a seminari di Alain Caron, Gary Willis, Bobby Mc Ferrin, Elvin Jones, Victor Bailey. Oltre a un intensa attività live con formazioni che spaziano dal jazz al pop, da ricordare la presenza nel cd "Electric city" pubblicato dagli Electric City per la Panastudio Productions, gruppo di cui è membro fondatore. Con il Thierry Valentini quartet (insieme a Thierry Valentini, Mauro Scardini, Alberto Delfini) ha ottenuto il primo premio nei concorsi Jazz di Mentana e Colleferro e si è esibito nei festival Along came jazz ’99 di Tivoli e Siena jazz ’99 con la partecipazione straordinaria di Paolo Fresu. Nel marzo 2000 è stato pubblicato per la MAP il cd "Ecch…!" del Fabrizio La Fauci 5tet . Nel 2002 ha pubblicato il secondo disco con la sua band Electric City dal titolo “Tambo” uscito per la Splasch records con la partecipazione di Gegè Telesforo, Giancarlo Ciminelli, Daniele Scannapieco, Mauro Scardini, Marco e Pietro Ciancaglini, Juan Carlos Albelo. Nel 2009 prende parte al progetto pop Nuvola9 con il disco “Ora” pubblicato da Terre Sommerse.

MALOO - FUZZLAND
Una miscela di jazz, crossover, rock, prog, groove, minimalismo ed elettronica: "Fuzzland” è il nuovo progetto discografico della band Maloo, prodotto nella collana Controvento dall’etichetta Dodicilune, e distribuito da martedì 8 febbraio in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe. Nel disco , il quartetto marchigiano, nato nel 2014 dall’incontro tra il chitarrista e compositore Valeriano Ulissi, il bassista Carlo Bolognini, il batterista Giovanni Zannini e il percussionista Federico Zannini, propone nove composizioni originali firmate da Ulissi e una sorprendente cover di “In Bloom” dei Nirvana. «Quello che offriamo è il nostro punto di vista attuale e contemporaneo su tutta la musica che abbiamo ascoltato ed interiorizzato fino ad oggi», sottolinea Valeriano Ulissi. «I brani sono una fusione di vari generi con particolare attenzione alla ricerca timbrica che, a nostro parere, è uno degli aspetti e dei parametri musicali dove c’è più margine per la creatività. Quello che vogliamo trasmettere è la nostra “ idea” di musica, intesa come personalità musicale, che si forma, nel corso degli anni, attraverso lo studio e l’ascolto “interiore” delle sonorità che ci appartengono e ci caratterizzano. Un’idea di bellezza e di emozione che non può essere catalogata in uno specifico genere ma è ricca di contaminazioni». Nato a Jesi, in provincia di Ancona, nel 1972, Valeriano Ulissi inizia a studiare chitarra a 15 anni, circondato da una famiglia di musicisti. Dal 1988 al 1991 è allievo di Andrea Conti ( borsa di studio alla Berkley school di Boston ). Negli anni si perfeziona, studiando con dedizione tecnica, armonia ed ear training. Iscritto alla SIAE come compositore melodista dal 1998, dal 2002 al 2006 studia Jazz ed improvvisazione con Fabio Zeppetella. Partecipa a vari seminari di armonia jazz, musica d’insieme, t ecniche di improvvisazione, chitarra brasiliana, strumenti preparati, con numerosi artisti di livello internazionale (Augusto Mancinelli, Tommaso Lama, Garrison Fewell, Lello Molinari, Gregory Burk, Rick di Muzio, John Azilla, Lisa Thorson, Ramberto Ciammarughi, Umberto Fiorentino, Guinga, Roberto Taufic, Fabio Zeppetella, Massimo Moriconi, John Arnold, Michele Rabbia e altri). Fonda e suona in diverse formazioni acustiche ed elettriche, avvicinandosi così a molti generi musicali (rock, blues, funky, pop, jazz, brasil, fusion, elettronica). Dal 2007 è docente di chitarra e musica d’insieme in diverse scuole di musica. Dal 2016 al 2020 approfondisce gli studi di composizione e arrangiamento con il maestro Fabrizio Teodosi. Nel dicembre 2014, dal suo incontro con Carlo Bolognini, Giovanni Zannini e Federico Zannini prende il via l’avventura dei Maloo. Nel 2016 esce il primo cd autoprodotto “Everything needs time” (Rara Records). Nel corso di questi anni si sono esibiti in nu merosi festival, club e locali in giro per l’Italia.

CRISPINO - GALLO - PIGHI - ZORZI - LE QUATTRO VERITÀ
Una roboante allegoria del mito del la caverna, un’indagine sonora alla scoperta di ciò che è tangibile o illusorio, una discussione sulla natura stessa della realtà: prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 15 febbraio esce “Le Quattro Verità” del quartetto formato da Luca Crispino (contrabbasso elettrico), Danilo Gallo (basso elettrico), Luca Pighi (batteria) e Roberto Zorzi (chitarra elettrica). Nella sua spontaneità, il cd è un atto sovversivo che celebra un messaggio senza filtri libero da manipolazioni esterne. “Le Quattro Verità” nasce, infatti, da una ripresa in studio di una sessione di libera improvvisazione dalla quale emergono quattro ambientazioni sonore racchiuse in quattro tracce distinte: “La prima verità” (la caverna e le ombre), “La seconda verità” (via di fuga), “La terz a verità” (uscita), “La quarta verità” (la realtà non è ciò che sembra).
Chitarrista e compositore padovano, Luca Crispino si avvicina al jazz nel 1997 provenendo da esperienze rock, blues e prog. In questo periodo ha l'opportunità di partecipare ad interessanti progetti di fusione tra i generi coltivando sempre più la sua attenzione verso lo studio, la pratica e la natura dell'improvvisazione musicale. Dal 2000 esercita la professione artistica esibendosi dal vivo in varie formazioni e partecipando ad importanti rassegne musicali e festival nazionali. Sempre dallo stesso anno inizia a dedicarsi all' insegnamento e allo studio della musica sperimentale. Nel 2013 si trasferisce a Verona dove è tra i creatori del Centro di Formazione Musicale Moderna Artingegno. Collab ora attivamente con diversi artisti ed ensemble, operando in produzioni discografiche ed esibizioni live. Ad oggi Luca Crispino alterna la sua attività di musicista, sia sul palco che in studio, alla didattica ed alla ricerca musicale.
Musicista curioso, ecclettico, trasversale, Danilo Gallo partecipa a numerosi progetti che spaziano dal jazz alla musica etnica, all’improvvisazione radicale, all'avanguardia, dal pop al rock. Svolge attività concertistica da circa 25 anni. Suona regolarmente nei più importanti festival e club di tutto il mondo. È leader dei gruppi Dark dry tears, Gallo & the roosters, Midnight lilacs feat. Marc Ribot, Mickey Finn + Cuong Vu, Guano Padano e suona come sideman in molte formazioni. Tra i tanti musicisti con cui ha avuto il piacere di suonare si ricordano Uri Caine, Marc Ribot, Trilok Gurtu, Bill Frisell, Hamid Drake, Rob Mazurek, Gary Lucas, Mike Patton, Elliot Sharp, Chris Speed, Jim Black, Wayne Horvitz, Seamus Blake, Cuong Vu, Anthony Coleman, Ben Perowsky, Steven Bernstein, Don Moye, Ralph Alessi, Bob Mintzer, Benny Golson, John Tchicai, Steve Grossman, e gli italiani Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Roberto Ottaviano.
Nato a Verona nel 1964, Luca Pighi inizia a suonare la batteria giovanissimo. Nel 1978 si iscrive al Centro Istruzione Musicale Franco Bignotto di Verona poi successivamente all'Accademia di Musica Moderna di Milano. Negli anni collabora con varie formazioni e progetti musicali abbracciando più generi. Nel 1981 entra a far parte di una storica band rock-progressive veronese, i Francesco Baracca Pilota, successi vamente collabora con Martino Consoli nel gruppo Mallo's Band grazie al quale partecipa ad importanti festival quali Premio Ciampi e Premio Musica Triveneto. Con Ruggero Falziroli, Marcello Adami, Daniele Tanto e Stefano Castellani forma gli Shmir Hotel, gruppo rock psichedelico. Fondatore del gruppo Elicotteri, di impostazione grounge che, dopo aver aperto i concerti di band quali Disciplinatha, UK Subs, Yo-Yo Mundi, esce, per la Toast Records di Torino, l'omonimo cd Elicotteri. Il disco raccoglie critiche incoraggianti e suscita l'interesse di John Peel della BBC. Con Marcello Adami, Claudia Bidoli e Federico Mosconi, inizia la sperimentazione che darà vita al gruppo E102 realizza l album “Nudo” e “Piuma”. Suona con i Daniel Sous & Funky, Outsiders, Cheesy Orchestra,Federico Mahjong Conti, Kay Foster e Ginger Brew, James Thompson e Gianluca Tagliavini.
Nel mondo della musica dal 1979, Roberto Zorzi è stato tra i primi ideatori del festival “Verona Jazz”, in questo fervente contesto ha avuto modo di collaborare con molti musicisti, coinvolgendoli, dal 1988 ad oggi, in svariati progetti musicali, discografici e dal vivo. Membro fondatore della storica band New Abdominaux Dangereux, ha goduto del consenso di Elliott Sharp, Henry Kaiser, Fred Frith, Denardo Coleman, Joey Baron, Franco D'Andrea, Albert Mangelsdorff, Ernst Rejiseger, Scott Amendola, Roberto Ottaviano, Michael Manring, Chris Cutler, Charles Hayward e altri. Tutto documentato in circa 20 album.

 NICOLA PISANI - CYPRIANA
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 1 marzo esce “Cypriana”, concerto per voce solista, voce recitante, jazz/traditional ensemble e coro del sassofonista, compositore e direttore pugliese Nicola Pisani. In Italia si conosce poco del difficile e durissimo percorso intrapreso da Cipro per raggiungere lo statuto di Repubblica Democratica. Questo avvenne nel 1960 con l'Indipendenza conseguita dall'Inghilterra che, subentrata alla dominazione turca sull'isola, represse con violenza inaudita la ricerca di autonomia e libertà del popolo cipriota. Per celebrare il 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro è nata questa partitura originale: composta e diretta dal Nicola Pisani (compositore, sassofonista e  docente di Musica d’Insieme Jazz presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano) è basata su temi musicali selezionati dal repertorio tradizionale cipriota inseriti in un tessuto musicale contemporaneo che si avvale di momenti di composizione estemporanea in scena e include poesie e testi di poeti greci  e ciprioti selezionati ed elaborati in una drammaturgia vocale da Maria Luisa Bigai (regista, attrice, docente di Arte Scenica presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli). Il progetto nasce da un'idea di Yiannis Miralis, (docente del Dipartimento delle Arti/Musica dell’Università Europea di Cipro) ed è stato realizzato con la collaborazione, per la prima volta congiunta, di Ministero della Cultura e dell’Educazione di Cipro, Municipio di Strovolos, Progetto Erasmus,  Liceo Musicale di Cipro, Dipartimento delle Arti dell’Università Europea di Cipro con primo debutto assoluto nel marzo 2011 nel Teatro Municipale di Strovolos/Nicosia di Cipro, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Repubblica di Cipro. In Italia viene presentato a Roma, nel 2012, in occasione del Semestre di Presidenza della Cultura Europea affidato alla Repubblica di Cipro, e nell'ambito della Settimana della Cultura Cipriota in Italia. Il concerto, eseguito nell’aula magna dell’Università "La Sapienza”, è registrato live e ora pubblicato nel cd “Nicola Pisani – Cypriana” grazie all’etichetta Dodicilune. «La drammaturgia di Cypriana nasce dall'intersecarsi e giustapporsi di materiali eterogenei raccolti con una ricerca estremamente personale», spiega Maria Luisa Bigai. «Già dal primo impatto avuto con l'Isola di Cipro nel 2009, durante il mio primo viaggio di scambio Erasmus, emerge nella mia esperienza la pluralità di accenti e la frammentazione. La Città è tuttora divisa in due per quella che è detta 'la questione turca'. E girando per le strade e ascoltando le persone parlare si sente un ottimo inglese e un greco fatto di accenti e ritmi differenti, frammenti diversi per uno stesso orgoglio di appartenenza. Questo t erritorio», prosegue, «ha prodotto una cultura frutto di influenze disparate (gli antichi popoli mesopotamici mischiati con la classicità greca, i francesi del medioevo, Riccardo Cuordileone, i Veneziani, i Turchi presenti sin dalla battaglia di Lepanto e poi rimasti per secoli, gli Inglesi e poi quei Turchi piombati nel 1974 in una vera e propria invasione militare ...) una ricchezza incredibile di immagini e suoni, ritmi e accenti diversi. Parlando con un avvocato greco addetto di questioni internazionali ho avuto informazioni sulle tensioni greco-turche, sul protettorato inglese, sul processo di indipendenza che portò nel 1960 a Cipro finalmente riconosciuta come repubblica indipendente, ma attraverso un processo non incruento. E visitando il celebre Liceo Musicale, ho visto immagini di musicisti poi celebri, insieme a strane foto storiche di ragazzi...che furono impiccati nel 1957 e 1958 perché lottarono per l'indipendenza di Cipro. Una tragedia nel cuore dell'Europa modern a, senza che apparentemente nessuno lo sapesse, mentre a Londra già suonavano i Beatles. Tutte queste voci echeggiano attraverso letture di articoli di giornale, frammenti di lettere private, versi di poeti greci e di poeti greco-ciprioti, traduzioni parziali e commentari, echi e deformazioni – anche personali- insieme a informazioni storiche. Il lavoro di ricerca e composizione-scomposizione-ricomposizione creato da Nicola Pisani per la parte musicale, a partire anch'egli dall'ascolto e ritrovamento di echi e melismi storici e tradizionali, insieme a gesti precisi di composizione anche improvvisativa, con la sua richiesta di gesti individuali e fortemente personali in veste di solista, da parte di ogni componente del gruppo, mi ha portata a costruire un percorso a monologo, in una forma che restituisse le molte voci e i molti suoni di una narrazione collettiva. Ho voluto costruire una voce di Corifea, interprete e veicolo tra la parola e il suono di quanto narrabile e di quanto inenarrabile di questa vicenda, sviluppando i sentori, le grida e I sussurri che le singole voci orchestrali, il coro e il canto solista esprimono prima e dopo la parola», continua. «Parole dette, in italiano, inglese, greco cipriota, fino alla dissoluzione in sillabe, lallazioni, grida, parole prese da didascalie, informazioni di giornale, note a margine, frammenti di epistola, righe di diario privato, riverberi poetici liberamente tradotti o echeggiati nel loro suono iniziale o in libere riletture, fino a deformarli in suono, ritmo canto, è il percorso che ho voluto produrre perchè l'insieme dei frammenti diventasse l'albero di una nave fatta di palcoscenico e strumenti orchestrali, e i respiri e I canti vela del grande racconto collettivo che è questo momento tragico della nostra Storia contemporanea europea, tragico non solo perché ha visto la morte terribile di ragazzi giovanissimi impiccati per un'opinione e lotta politica, ma anche per lo scarsissimo riconoscimento che tuttora ha questo capitolo della creazione della nostra Europa attuale».
Docente di Musica d’insieme jazz al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Nicola Pisani si è perfezionato in Jazz e direzione con Bruno Tommaso, in Musica Contemporanea con Vinko Globokar, in canto corale e direzione con Marcel Couraud. Primo premio assoluto al Concorso Internazionale di Stresa 1991, nel corso degli anni ha inciso per etichette italiane (Splasch, Dodicilune, Lieto Colle, Squilibri) e straniere (Ogun, Leo Record, Losen Record, Yvp ed Enja). Ha collaborato con John Surman, Pino Minafra, Andrea Centazzo, Michel Godard, Paolo Damiani, Sergey Kuryokhin, Steve Lacy, Keith Tippet, Louis Sclavis e con alcune produzioni Rai. Ha diretto e compos to per le orchestre Dolmen, MultiJazz, Minafric, Assemblage, Tromso University, ICO - Bari, Orchestra Nazionale dell’AMJ, Orchestra Nazionale Docenti di Conservatorio, M.A.O. Orchestra. Suona in tutta Europa, USA, Argentina, Marocco, Arabia Saudita. Ha tenuto stage su Improvvisazione e Conduction in Italia, Danimarca, Norvegia, Estonia e Cipro. Coordinatore scientifico del 1° I.P. Erasmus in U.E. sull’Improvvisazione per i Conservatori di Cosenza, Tromso (N), Esbjerg e Aahrus (DK), Tallin (ES), Nicosia (CY), Vienna (A). È stato Presidente dell’A.M.J, fondatore del sindacato musicisti SIAM-CGIL, coordinatore della Conferenza Nazionale Docenti Jazz – AFAM.

ANTONIO BARBAGALLO - CLOUDS IN A HURRY
Prodotto da Dodicilune, nella collana editoriale Koinè, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 19 aprile esce “Clouds in a Hurry” di Antonio Barbagallo. Il progetto discografico del cantante, chitarrista, compositore e autore s iciliano è dedicato a New York, alla sua mutevolezza climatica che diventa anche umorale e che sfocia in una plasticità di contorsionismi in grado di accogliere un mondo eterogeneo che ha lo sguardo proteso al cielo e alle grandi aspirazioni che esso sottende. Un paradigma "accelerato" dei nostri pensieri che sono nuvole di illusioni, di speranze e di sogni. I circa 25 anni trascorsi nella Grande Mela da Barbagallo hanno sicuramente impresso nel suo sound i colori variegati della trasversalità culturale di questa metropoli straordinaria. Tradotto in note musicali tutto ciò corrisponde ad una grande versatilità che si manifesta sia nel repertorio che nel suo linguaggio improvvisativo sempre teso alla ricerca di un filo conduttore che amalgami in scioltezza le diverse componenti stilistiche del mondo del jazz. In “Clouds in a Hurry" si va dallo standard classico di Dizzy Gillespie alla musica di Ornette Coleman, Thelonious Monk e Chick Corea, passando per la tradizione della "bossa nova" di Antonio Carlos Jobim a quella successiva di Milton Nascimento, il tutto infarcito dai "coloriti" brani originali e dal contributo di grandissimi improvvisatori come Leo Genovese (piano), Sean Conley (contrabbasso), Francisco Mela (batteria), Heri Paz (clarinetto) e Stacy Dillard (sax soprano/tenore). «"Se vuoi diventare un cantante jazz devi andare a New York": ancora mi risuona in testa questa frase pronunciata dal bassista neozelandese Jonathan Zwartz che ebbi modo di conoscere a Catania durante l'ormai lontana estate del 1990 e col quale formai un Trio jazz assieme all'amico pianista Alfio Bonanno», racconta Antonio Barbagallo. «Jonathan aveva fatto un'esperienza newyorkese di un anno assieme alla moglie, una cantante di blues, e ritornava in Australia come fa quasi sempre chi vive da quelle parti, dopo un'esperienza in Europa o negli Stati Uniti. Oggi è uno dei musicisti più apprezzati a livello internazionale. Quindi se non vai a New York non puoi diventare un cantante jazz? Ovviamente non è così, ma avere l'opportunità di vivere nella Grande Mela a stretto contatto con musicisti tra i più grandi, fra centinaia di jam session, di ritrovarsi in questo "mondo a parte" che è il “jazz in New York” può offrire qualcosa di veramente speciale in un percorso di crescita artistica», prosegue. «Forse ancora più rilevanti di tutto ciò sono alcuni aspetti della stessa città, il suo ritmo frenetico, la varietà culturale delle genti che ci vivono, la maturità di una comunità che nel corso degli anni si è educata ed educa all'accoglienza, quella sensazione di potersi quasi sempre aggrappare a qualcosa per resistere ai venti contrari. Credo siano questi i più grandi regali ricevuti dalla mia esperienza newyorkese: la forza di rimanere legato ai miei sogni nonostante le infinite risorse necessarie a tenerli vivi e le immancabili difficoltà. Quel fuoco interiore che, insieme ad una grande passione ed abnegazione, ha contribuito a rendermi un’artista e una persona migliore. Dedico questo disco a mio padre Rosario».
Leo Genovese, pianista di notevole spessore tecnico, riesce ad esprimersi indifferentemente sia in acustico che in chiave elettrica con una straordinaria versatilità stilistica. Ha suonato e registrato con musicisti del calibro di Joe Lovano, Jack De Jonette, George Garzone, Esperanza Spalding tra gli altri. «Rifiutandosi di privilegiare uno stile storico del jazz piuttosto che un altro riafferma la sua aspirazione ad essere davvero un musicista "poliglotta"»,  ha scritto di lui “The New York Times”.
Francisco Mela è un batterista e percussionista cubano dal sound profondamente caraibico e dalla grande esperienza. Nel corso degli anni ha suonato nelle ultime formazioni del grande pianista Mc Coy Tyner e con Gary Bartz, Kenny Barron, Bill Frisell, Joe Lovano, John Scofield. «Una sonorità percussiva e rudimentalmente perfetta produce un linguaggio musicale ricco e pieno di sfumature che si sciolgono nel sound collettivo senza invasioni di campo», secondo la prestigiosa rivista All About Jazz.
Sean Conley è un contrabbassista e bassista elettrico, oltre che compositore ed educatore. La sua n otevole versatilità lo porta ad esprimersi con maggiore naturalezza in contesti più "aperti" come nel "free jazz". Sean ha accompagnato uno stuolo di musicisti tra i grandi dell'ultima generazione come Freddie Hubbard, Regina Carter, Randy Brecker e molti altri. È inoltre cofondatore di "The Collective School of Music" una scuola di musica tra le più originali per programmi e metodi di insegnamento negli Stati Uniti.
Stacy Dillard è un sassofonista originario dell'Ohio. Ha uno stile perfettamente individuale che si sforza di mettere in pratica con idee musicali che giungono dal profondo del cuore piuttosto che produrre valanghe di pattern. Un vero improvvisatore che ha collaborato col gotha del jazz newyorkese (Frank Wess, Roy Hargrove, Johnny O' Neal, Peter Bernstein solo per fare qualche nome). Henry (Heri) Paz è un clarinettista e sassofonista cubano trapiantato a New York. Ha suonato in quasi tutte le formazioni di Francisco Mela. Presenta un articolato stile improvvisativo che risulta essere un’affascinante combinazione di sonorità caraibiche con le atmosfere fortemente urbane del " free jazz".

GIORGIO PANICO - I CHING 
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 26 aprile esce “I Ching” di Giorgio Panico. Nelle dodici composizioni originali, basate sull’antico testo divinatorio cinese che dà il titolo al progetto discografico, il bassista umbro, impegnato anche con la pipa (un liuto cinese a quattro corde), è affiancato da Carlo Cantini (violino), Luca Maria Burocchi (chitarra, banjo) ed Emanuele Pellegrini (batteria, percussioni). «Il metodo dell’I Ching tiene conto della qualità individuale nascosta nelle cose e negli uomini, come anche nel nostro inconscio» sottolineava Carl Gustav Jung, il padre della psicologia analitica. Tutti i brani sono stati composti elaborando i concetti filosofici e matematici che sono alla base dell’I Ching e le scelte fatte sono state confermate consultando l’oracolo stesso.
Giorgio Panico inizia a studiare basso elettrico nel 1997, seguendo negli anni lezioni, seminari e corsi con (tra gli altri), Riccardo Chiavarini, Giovanni Tarquini, Mirco Bonucci, Ramberto Ciammarughi, Ares Tavolazzi. Dal 2002 suona in formazioni di vario genere spaziando dal funk al blues dal jazz all’afro-cuban e al latin e collabora con numerosi artisti a concerti, produzioni discografiche, spettacoli teatrali, colonne sonore e clinic. Dal 2010 è membro e fondatore del progetto UADG insieme a Luca Burocchi. Nel 2019 pubblica il suo primo album da solista, “Necronomicon”, ispirato all’opera letteraria di H. P. Lovecraft, con la collaborazione di Carlo Cantini, Emanuele Pellegrini e Claudio De Angelis. È anche produttore di musica elettronica per meditazione, arti marziali e altre pratiche olistiche.
Violinista, compositore, arrangiatore, produttore, Carlo Cantini ha collaborato con, tra gli altri, Mstislav Rostropovich, Nikita Magalov, Andrea Bocelli, Antonella Ruggiero, Stevie Wonder, Astor Piazzolla, Jan Garbarek, Marcus Miller, Arkè String Quartet, London Symphony Orchestra. Da segnalare anche il suo prolifico sodalizio  artistico con il percussionista indiano Trilok Gurtu. Nel corso di questi anni si è esibito in giro per il mondo, calcando prestigiosi palchi (Royal Albert Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra, Olimpia Stadium di Monaco, New Morning di Parigi, Birdland di Vienna, Blue Note di Milano), solo per citarne alcuni.
Classe 1986, il chitarrista Luca Maria Burocchi inizia nel 2002 a specializzarsi in musica classica e jazz frequentando il Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia, i corsi estivi del Berklee College of Music di Boston e l’Accademia di chitarra classica del M° Enea Leone a Gessate (MI). Parallelamente all’attività chitarristica, si dedica alla produzione musicale come tecnico del suono e direttore artistico lavorando per Cd editi da etichette internazionali (ECM, Brilliant Classics, Stradivarius, Wergo e Passacaille). Attualmente lavora come insegnante di chitarra classica ed elettrica e come tecnico del suono nello Studio Teclas di Perugia. È membro e fondatore della band sperimentale UADG con cui ha realizzato sei album e del gruppo jazz/lounge “Nu Smooth Affair” con cui ha realizzato un album.
Diplomato in Percussioni classiche al Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi di Perugia sotto la guida del M° Domenico Fontana, Emanuele Pellegrini ha seguito numerosi seminari e corsi di perfezionamento jazz (Ramberto Ciammarughi) e classici (Carlo Boccadoro). Nel corso degli anni si è esibito con varie orchestre ed ensemble di musica classica (Orchestra del Teatro Regio di Parma, Orchestra Arturo Toscanini di Parma, I Solisti di Perugia, l’Orchestra d’Arezzo, Orchestra Città di Grosseto, Tetraktis Percussioni), in festival nazionali e internazionali di musica leggera/pop, in spettacoli a teatro (Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Ugo Dighero, Paolo Sassanelli, Mariangela d’Abbraccio), accumulando anche numerose esperienze in tv e in produzioni discografiche. Attualmente insegna percussioni al Liceo Musicale Bianciardi di Grosseto e in altri corsi e istituti.

KRISHNA BISWAS | GIOVANNI VANNONI
PICCOLA IMPRESA IRREGOLARE
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Piccola impresa irregolare” è il nuovo progetto discografico del chitarrista Krishna Biswas e del pianista Giovanni Vannoni. Un titolo scelto con cura dai due musicisti toscani che propongono un doppio cd di dieci composizioni originali scritte a quattro mani (Foresta dorata, Inno all'autunno, Torroncino, Bracere bronzeo, Capogatto, Amarena, Basilico, Patate novelle, Antiriciclaggio Natalizio, Pimpinella). L’obiettivo era quello di cercare un’espressione sintetica e vicina alla proposta musicale. Piccola perché in duo - chitarra acustica e pianoforte - vengono toccate e rimodellate forme appartenenti a stili figli della musica popolare, con attenzione a non alterare la libertà naive nei momenti di composizione ed arrangiamento dell’opera. L’impresa suggerisce un’operazione di movimento alla ricerca di un risultato, che benché poggi su pilastri di musica riconosciuta come di genere, risulti un organismo quanto più possibile ignoto. L’irregolarità è sia risultato che strumento di realizzazione di un lavoro delicato nella scelta degli ingredienti musicali e delle voci acustiche della chitarra e del pianoforte, storicamente di non immediato dialogo. Il materiale del disco, registrato interamente in diretta, si articola tra parti scritte, unisoni, obbligati, intrecci arrangiati e territori destinati alla libera improvvisazione.
Krishna Biswas è nato a Firenze l’8 luglio 1977 da madre americana e padre indiano. Fin dall’infanzia ha sempre amato la musica ed ha iniziato gli studi di pianoforte a 5 anni sotto la guida del M° Gabriella Barsotti del Conservatorio L. Cherubini di Firenze. A 7 anni ha scoperto la chitarra classica grazie ad un amico di famiglia, il chitarrista compositore M° Ganesh Del Vescovo, con il quale ha studiato otto anni. A 15 anni Krishna è passato alla chitarra elettrica, suonando con vari gruppi, ed una volta conseguito il diploma al Liceo classico Michelangelo a Firenze si dedica a tempo pieno allo studio della musica ed alla ricerca e sviluppo di uno stile suo proprio. Oltre che nell’insegnamento privato è impegnato in diverse scuole attive sul territorio fiorentino e toscano, affiancando all’attività professionale quella di collaborazione con gruppi musicali di vario stile, dal rock al jazz. Dal 2007 Krishna Biswas ha approfondito una ricerca musicale originale che si è concretizzata con l’incisione di diversi dischi che contengono le registrazioni di sue composizioni per solo chitarra acustica. Dalla fine del 2016 pubblica con l’etichetta RadiciMusic Records, sia i suoi lavori successici che quelli precedenti a questa data. Affianca all’attività live di concerti per solo chitarra o formazioni dedite prevalentemente alla musica jazz, la collaborazione artistica con il Maestro Jazz M° Franco Santarnecchi. Nel 2020 esce il suo primo disco in solo acustico “Maggese” (Dodicilune).
Giovanni Vannoni nasce a Greve in Chianti nel 1992. Fin da piccolo nutre la passione per la musica: a sei anni intraprende lo studio del pianoforte. Nel 2008 partecipa ai seminari estivi di Siena Jazz e nell’anno seguente si classifica al terzo posto nel concorso internazionale “Musica nel Chianti”. Nel 2014 partecipa al workshop “The Sound Identity of Place” con Dick Rijken e Tijs Ham. Nel 2015 si laurea in pianoforte jazz alla Siena Jazz University sotto la guida di Stefano Onorati, Paolo Birro e di altri insegnanti del calibro di Stefano Battaglia, Maurizio Giammarco, Mauro Beggio e Fabrizio Sferra. Nel 2018 partecipa ad un workshop al Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano sotto la guida dei maestri Mauro Montalbetti, Fabrizio Festa e Detlev Glanert. In tale occasione è stato eseguito il brano Adiaforia per soprano ed ensemble. Il brano, trascritto dall’autore stesso, è stato eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini e diretto dal maestro Alessandro Cadario, in apertura del concerto del Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto” di Bologna trasmesso su Rai 5 e RadioRai 3. Nel 2019 riceve una commissione dalla pianista Agnese Toniutti, per la quale scrive il brano Preludio e danza, eseguito in occasione del festival Camino deGenere e del Salotto Musicale del Friuli Venezia Giulia. Nello stesso anno partecipa al progetto 8x8 di Fabrizio Festa per il Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano con Santa Maria dei Servi per flauto e live electronics. Nel 2020 scrive, in collaborazione con il compositore Enea Chisci, la Sonata sopra la sonata per violoncello e pianoforte, il brano è stato commissionato dal festival di musica contemporanea Echi-sguardi murati. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Roland Böer le musiche per lo spettacolo teatrale Meta(A’) scritto e diretto da Laura Fatini. Nell’anno accademico 2019/2020 si laurea in composizione con il massimo dei voti presso l’ISSM Rinaldo Franci di Siena sotto la guida del Maestro Antonio Anichini. Nel 2021 vince insieme a Riccardo Tonello ed Enea Chisci il secondo premio del concorso Riarrangia Riz. Nello stesso anno gli viene commissionato dal Cantiere d’Arte Internazionale di Montepulciano diretto da Mauro Montalbetti le musiche per lo spettacolo teatrale Centanni scritto da Laura Fatini e diretto da Laura Fatini e Gabriele Valentini. Dal 2015 collabora con il chitarrista Krishna Biswas.
FABRIZIO BAI
ALTO MATE
Prosegue la collaborazione tra l’etichetta pugliese Dodicilune e il chitarrista toscano Fabrizio Bai. Dopo “Etruscology” (2013) e “Comunque sia…” (2019), martedì 10 maggio esce “Alto mate”, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe.  l musicista e compositore, qui anche nell’inedita veste di cantautore, affiancato da Andrea Libero Cito al violino e Raffaele Toninelli al contrabbasso, continua a raccontare i suoi incontri di vita e le sue esperienze musicali. Le sette composizioni originali si muovono tra sonorità latine, contaminazioni mediterranee, melodia italiana e jazz moderno. Le immagini dolci e calde del Sud America convivono, dunque, con quelle ruvide e pacate della Toscana, terra d’origine dei tre musicisti. La title track “Alto mate” mescola alcune idee ritmiche della tradizione argentina con la forma choro della musica brasiliana, della quale sfru tta anche il ritmo di Samba-Choro nelle strofe, con uno spunto del ritornello tipicamente mediterraneo. “Tocando Gisela” ha la forma tipica dello standard americano e richiama molto le sonorità della musica manouche francese. La struttura armonica è comunque di ispirazione più moderna e regala al brano un “sapore” inaspettato e trasognante. La milonga “Pellicano Moonlight” è  una delle composizione più vecchie scritte dal chitarrista per questo disco. Si ascoltano infatti alcuni colori tipici del lavoro precedente “Comunque sia…”. Il violino però ispira sia la chitarra che il contrabbasso a trovare soluzioni più “liriche”  tipiche delle colonne sonore dei film con un tono drammatico e romantico. “Tra te e me” è un brano scritto nella forma tipica dello choro brasiliano AABACA accompagnato del ritmo di samba. È un omaggio dell’autore ai grandi artisti della musica popolare carioca che lo hanno ispirato in questi anni come Guinga, Pixinguinha, Ba den Powell per citarne alcuni. La forma armonica è quella tipica della musica tonale mentre la melodia, in principio pensata per mandolino, è reinterpretata dal violino. “Blue Even no Heaven” è il brano più “jazz” del disco. Sia per la sua forma che per la struttura armonica e melodica. È una composizione modale complessa su un tempo di ballad even eights. Il tema resta comunque molto morbido usando pochi salti di corda per tenere unite le tensioni degli accordi. Lo dimostra anche l’interpretazione del solo del contrabbasso rarefatto e suggestivo per dipingere al meglio la tela di questa struttura armonica. “Walzer senza nome” si sviluppa in strofa e ritornello che si ripetono tra un lungo solo di violino e una improvvisazione “aperta” di chitarra. Nella conclusiva “Nina”, Fabrizio Bai esordisce nella veste di cantautore. La canzone è la parafrasi di un viaggio di “vita” nel quale un padre dà consigli a una figlia, senza volerne interrompere il perco rso. Si limita solo a starle vicino nelle sue scelte. Con una melodia tipicamente italiana, la musica è ispirata dal ritmo di Chacarera, giocando con delle poliritmie per richiamare lo swing tradizionale americano.
Fabrizio Bai inizia a suonare la chitarra a 11 anni. A 18 segue i seminari di Giovanni Unterberger all'Accademia Musicale Lizard. Si laurea alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Siena, indirizzo musica e spettacolo. Nel 1996 si iscrive ai corsi di Siena Jazz. Nel 2001 frequenta i seminari estivi di Nuoro Jazz con Tomaso Lama e Bruno Tommaso. Nel 2002 frequenta i corsi di armonia ed arrangiamento con Stefano Zenni e Bruno Tommaso. Insegnante di chitarra presso la scuola comunale di musica di Monteroni d'Arbia, di Sinalunga e all'Accademia d'Arte di Sinalunga. Nel 2006 entra a far parte del gruppo docenti della Peter Pan orchestra della fondazione Siena Jazz insieme a Marcello Faneschi, Ines Garbi, Martina Guideri. E dal 2009 passa alla direzione del progetto. Nel 2006 comincia la collaborazione con Giorgio Zorcù e Sara Donzelli realizzando musiche in scena per lo spettacolo teatrale "Il segreto di Shahraz". Nell'inverno 2001 comincia una collaborazione, tuttora attiva, con il museo per bambini di Siena, musicando i quadri di un'esposizione effettuata nei Magazzini del Sale del Palazzo Comunale Senese. Ha composto le musiche per il teatro Laboratorio Teatrale Senese L.U.T. e la colonna sonora per un film di Riccardo Bellucci. Oltre agli studi, all'insegnamento e alla composizione è sempre stato impegnato anche in un'intensa attività dal vivo con svariate formazioni spaziando tutti i generi musicali, dal rock al jazz, dal blues alla musica popolare. Ha suonato con la G.O.P.. diretta dal M° K. Lessman. Nel 2004 assieme ad E. Bocci (voce) e M. Campanini (testi) dà vita alla "Compagnia Musicale le Voci del Vicolo" band che propone materiale originale miscelando sonorità etniche e popolari al jazz e allo swing, proponendo il tutto sotto a una forma che si rifà al teatro-canzone Nel 2006 con G. De Michele alla voce, M. Chianucci al contrabbasso, e E. Pellegrini alla batteria fonda i "Whiskey & Gessato" quartetto di musica swing. Nel 2007 crea il progetto "Etruscology" con musiche originali ispirate agli strumenti etruschi e avvalendosi della collaborazione di Mirco Mariottini al clarinetto, Maurizio Costatantini al contrabbasso Ronhi Behara al violoncello poi seguiti da Massimo Guerri al sax e Andrea Beninati al violoncello e percussioni. Nel 2008 inizia la collaborazione come chitarrista con Marcello Faneschi (storico arrangiatore della RCA e direttore d'orchestra di Domenico Modugno) nel progetto "Penso che un sogno così" dedicato a Domenico Modugno. Dal 2005 fa parte del progetto Labirinto, diretto da Roberto Nannetti con il qu ale approfondisce lo studio della musica brasiliana. Dal 2007 studia con il chitarrista compositore Marco Pereira e dal 2008 studia e collabora con il compositore Guinga. Nel 2009 fonda il gruppo Latino F.E.R. con Emanuele Pellegrini e Raffaele Toninelli. Nel 2010 inizia la collaborazione con la cantante Anna Granata dedicando un progetto all'immigrazione. Dal 2008 fa parte anche del gruppo "Dixie Band Street Parade" diretto dal maestro Massimo Guerri. Dal 2013 al 2016 insegna chitarra jazz ai corsi preaccademici presso il conservatorio A. Morlacchi di Perugia. Nel 2016 fa parte come chitarrista  dell’ orchestra di jazz del conservatorio di Perugia diretta dal maestro Mario Raja. Fabrizio Bai ha collaborato inoltre con Marcello Faneschi, Roberto Nannetti, Piero Bronzi, Rino Bruciaferri, Tristan Ohsinger, Gilson Silveira, Franco Fabbrini, Ettore Bonafè, Anna Granata, Francesco Petreni ,Guinga, Brahima Dembelè, Mirco Mariottini, Roni Bheara, Emanuele Bocci, Cristiano Bocci, Giorg io Zorcù, Sara Donzelli.
Raffaele Toninelli, diplomato in contrabbasso all’Istituto da Alta Formazione Musicale Rinaldo Franci di Siena con il M° Andrea Granai, nel corso degli anni frequenta seminari e lezioni. Dal 2007 collabora con l’orchestra sinfonica Orchestra Città di Grosseto. Dal 2009 è contrabbassista del gruppo Musica da ripostiglio, con cui produce ben cinque cd e un audiolibro per bambini. Nel 2010 fonda insieme a Fabrizio Bai ed Emanuele Pellegrini I Latino FER. A teatro ha lavorato in numerosi spettacoli con, tra gli altri, Mariangela D’Abbraccio, Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Giorgio Albertazzi, Marco Balsamo, Fabrizio Arcuri, Giovanni Veronesi, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Emilio Russo componendo anche le musiche per il monologo teatrale “Una Luce I n Una Selva Oscura” interpretato e diretto da Roberto Zibetti e per il cortometraggio “Fog at Sea” diretto da Donato Rossi, finalista al festival Lisbon Films Rendezvous. Ha collaborato inoltre con Andrea Mirò, Vincenzo Salemme, Leo Gullotta, Isabella Ferrari, Claudio Santamaria,  Giuliana De Sio, Margherita Vicario.
Andrea Libero Cito, diplomato in violino al Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze, nel corso degli anni, prima di diventare un insegnante di violino e musica d’insieme, ha partecipato a diverse master class, studiando con Andreas Neufeld, primo violino di Berliner Philharmoniker. Si è esibito dal vivo e ha inciso vari cd con Renzo Rubino, Paola Turci, Margherita Vicario, Roberto Kunstler, ha suonato in diversi gruppi orchestrali e da camera e ha collaborato con i compositori Leonard.

VINCENZO CARUSO
CHANSONS SOUS LES DOIGTS 
Prosegue la collaborazione tra il pianista campano Vincenzo Caruso e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo “Sirene a Cadaques” (2020), domenica 22 maggio, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, arriva “Chansons sous les doigts”. Se il precedente disco era nato dall’incontro tra le composizioni del pianist a, la poesia di Pina Varriale e l’interpretazione vocale di Annalisa Madonna, qui il musicista propone diciannove canzoni francesi riarrangiate per pianoforte solo. 
Proprio nel giorno della pubblicazione alle 18, nel Castello della Musica di Rocca Sanvitale a Noceto, in provincia di Parma, per la rassegna Gnosis, Vincenzo Caruso presenterà il disco affiancato dall’attrice Leda Conti. «Fin da bambino gli spartiti che mi inviava da Parigi "mon grand oncle" Antonio Di Domenico (1920-1985) chansonnier italo-francese e fondatore della casa editrice musicale "Club des auteurs", hanno portato il fascino della canzone francese sul leggio del mio pianoforte», racconta Caruso. «Più tardi, oltre allo studio dei capolavori pianistici degli impressionisti Francesi, un altro evento ha determinato il mio "debole" per la Chanson française, ovvero la collaborazione come pianista alla commedia musicale "Irma la douce" con le musiche di Marguerite Monnot arrangiate da Gérard Daguerre per il Théâtre national de l'Opéra-Comique di Parigi. Il risultato di queste esperienze si concretizza oggi in “Chansons sous les doigts”, un omaggio pianistico alla canzone francese del 900. L'idea di realizzare questo disco mi si è palesata nell'aprile 2021 come un vero colpo di fulmine durante l'ascolto casuale di Syracuse di Henri Salvador», prosegue. «Rapito dall'eleganza di questa canzone ho cercato subito di riprodurne la grazia sui tasti del mio pianoforte e, incuriosito dall'esperimento, mi sono ripromesso di selezionare una canzone per ciascuno dei 20 giorni seguenti, nella sfida personale di rendere indipendenti dal testo queste Chansons e trasformarle in moderne "romanze senza parole" per piano solo. Scelti secondo il criterio della rarità, i brani propo sti risalgono al periodo compreso tra gli anni ‘30/’70. Spero che questa scelta possa tracciare per gli ascoltatori un sentiero che li conduca con garbo alla riscoperta delle versioni originali di queste Chansons».
«“Vi era un tempo…” sembrano essere le parole che esordiscono all’ascolto di “Chansons sous les doigts”. Un’incantevole raccolta di parafrasi pianistiche sulla canzone francese del ’900 che l’autore tratta con l’introspezione ora di un saggio letterario ora stimolando suggestioni figurative e da Comèdie de l’art», scrive Ciro Ferrigno. «Il tempo ritorna alla sua lentezza ove la tecnologia non ha ancora travolto irrimediabilmente gli uomini nelle spirali della sua insostituibile necessità. Tutti gli interrogativi sulla scrittura musicale, le sue tecniche, i linguaggi e su i destina tari di un’opera crollano: “Chansons sous les doigts” è pura narrativa. Ogni brano conserva intatto il suo testo che se pur muto, per assenza del cantante, è mirabilmente sostituito dall’architettura delle suggestioni evocate, nate con sorprendente naturalezza “sous les doigts”. Il racconto pianistico ci giunge in punta di piedi dopo aver attraversato le nebbie del passato eppure il virtuosismo, composto ed elegante, è ora turbine impetuoso ora brezza leggera che scorre attraverso un “jeu perlé” che allude a magie di prestigiatore di fine secolo. Nonostante la grazia descrittiva, questi arrangiamenti possiedono una forza espressiva che ingrandisce i temi quasi a renderli visivi, mentre passaggi alati rimescolano il tutto in un fantasioso contrasto di luci». 
Diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte e in Direzione e Composizione corale presso il conservatorio di Napoli, dal 1990 Vincenzo Caruso collabora con il Teatro San Carlo di Napoli per il quale attualmente ricopre il ruolo di Maestro collaboratore al Coro, ruolo che lo porta a interagire come pianista con direttori d’orchestra di fama internazionale quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Fabio Luisi, Juraj Valchua, Nello Santi, Daniele Gatti e molti altri.  Si esibisce al pianoforte accompagnando il coro del Teatro San Carlo in numerosi concerti. Nel 2003 viene scelto come pianista per “Irma la douce” con regia di Gerome Savary, coproduzione tra l’Operà comique di Parigi e la Compagnia “Gli ipocriti”, in tournée nei più importanti teatri Italiani. Collabora inoltre come pianista allo spettacolo “Sguardi” con Isa Danieli e regia di Giuseppe Bertolucci, per diverse repliche al teatro Trianon di Napoli.  Nel 2009, viene invitato dall’etoile Roberto Bolle per il galà per “Unicef” Bolle & friends all’Arena Flegrea di Napoli, dove accompagna al piano con musiche di F. Chopin la sua esibizione con l’etoile Isabel Ciaravola. Nel 2018 scrive le musiche per lo spettacolo “Ignazio e Maria” con la regia di Carmine Borrino per il Napoli Teatro Festival.

THEO ALLEGRETTI - IN SEARCH OF LIGHT
Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, martedì 31 maggio esce “In Search of Light” di Theo Allegretti. Il pianista e compositore è affiancato da Nicola Alesini (sax soprano), Paolo Camerini (contrabbasso), Andrea Ceccomori (flauto), Mario Pio Mancini (bouzouki) e Simone Pulvano (percussioni). Le undici composizioni originali rappresentano l’epopea di un viaggio alla ricerca della luce. Attraverso una serie di ancestrali invocazioni, danze e rituali propiziatori e iniziatici, momenti di meditazione e riflessione, si percorre un cammino alla ricerca di una chiave dell'esistenza umana su questa terra, verso un’agognata armonia cosmica superiore. Partendo dal Tartaro, ultimo cielo dell'inferno in cui l’umanità è precipitata, si ascende a livelli sempre più elevati fino a scorgere appena quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente, oltre l’esperienza t errena.
«Un viaggio è sempre viaggio dentro sé stessi. Cammino, camminante e strada: altro non è l’io verso sé stesso, diceva un mistico sufi. Così, chi torna non è mai lo stesso di quando partiva», sottolinea Lucio Saviani nelle note di copertina del disco. «Viaggio è l’altro nome di esperienza: è transito, trasformazione, ma anche ciò che ci si porta e resterà addosso, come viaticum, il carico del farsi pellegrino per divenire ciò che si è. Questa opera di Theo Allegretti è trasformazione, via per la nuova condizione, ma anche viaggio che ha per destinazione un Ritorno. Ritornare alla luce è ritorno del Principio. Theo Allegretti pensa il principio, nella sua opera maieutica, come i filosofi arcaici a lui cari: il principio è incipienza continua, inizio che resta, governa e sorregge l'iniziato. Come la morte a cui la vita torna e da dove sempre rinasce, come il silenzio da dove la musica emerge, da cui è attraversata e verso cui è destinata. “Dia pas On”: bisogna passare attraverso ogni cosa, la Luce è il ritorno del Principio. Il viaggio della musica di Theo Allegretti verso la luce è tutto questo».
Nel booklet il musicista racconta all’ascoltatore le tappe del suo viaggio immaginario alla ricerca della luce. «“Lost in Abyss” la caduta dell’umanità nel Tartaro (ultimo cielo dell'inferno), invocando misericordia per tale condizione; “Ritual” rito atavico di esorcizzazione, atto a favorire il superamento della nostra situazione, per una trasformazione verso un nuovo stato; “Saling with Dolphins” la traversata dell’imbarcazione, con cui l'umanità è naufragata, che viene salvata da alcuni delfini e condotta verso lidi più sicuri; “Ancient Memories” i momenti della storia in cui si è conosciuto una condizione di maggiore dignità e luminosità d'animo e di pensiero; “Pythagoras Dance” danza propiziatrice e di iniziazione, via di ascesi, in onore di una delle menti più fulgide del passato e pietra miliare del nostro sviluppo; “Thoughts” momento di meditazione e riflessione sulla condizione umana imperfetta e di anelito verso una serenità trascendente; “In Search of Light” l'intera epopea del viaggio delle menti più sagge alla scoperta di una chiave dell'esistenza umana in questa terra; “Waves” l'incognita e le difficoltà da superare per chiunque si metta in viaggio, ma allo stesso tempo la bellezza dello stesso per chi decida di salpare dalla terra ferma verso lidi sconosciuti; “7th Path” il percorso che i viaggiatori decidono di imboccare alla ricerca del settimo cielo, per elevarsi a livelli superiori e raggiungere l'acme; “Light Rays" quel che potrebbero essere dei raggi di luce trascendente appena intravisti, la vita nell'al di là, oltre l’esperienza terrena; “Epilogue” il passaggio dalla nostra condizione a un’altra, una serenità d'animo che tuttavia convoglia tutte le variopinte emozioni del trapasso verso una situazione ignota, pur se di beatitudine».
Pianista, impro/compositore, Theo Allegretti ricerca un linguaggio personale tramite sonorità evocative e la rilettura di generi, rivelandosi in un espressionismo spirituale. Intraprende studi classici e jazz, perfezionandosi con Giorgio Gaslini, Gianni Lenoci, Enrico Pieranunzi. Suona in piano solo già dal 1990. Realizza jingles, arrangiamenti, musiche per radio-tv, si esibisce in recital di poesia, teatro, danza, performance con la confluenza di varie arti. Il suo rea ding-concerto “Memorie del Principio”, su testi dei presocratici, viene presentato in diverse rassegne, diviene spettacolo di teatro-danza e disco in piano solo (Dodicilune, 2016), ottenendo unanimi consensi (JAZZIT likes it, Pianosolo). Sue peculiarità sono la composizione istantanea e la coniugazione con parola, azione scenica e arti visive.
Con trenta album all’attivo, Nicola Alesini è un artista prolifico e sempre intento a spingere più in là i limiti dell’espressione. Il suo suono nasce dall’introspezione ed evoca suggestioni oniriche, radicandosi in parte nella tradizione e in parte nell’improvvisazione. Da sempre dedito all’ibridazione di linguaggi diversi, ha collaborato con numerosissimi artisti nazionali ed internazionali. Tra questi, David Sylvian, J. H. Roedelius, Claudio Lolli. Da sempre partecipa ad iniziative di tipo sociale e civile. Tra queste spicca la collaborazione con la sorella di Paolo Borsellino, Rita, per le commemorazioni di quest’ultimo.
Contrabbassista, bassista e compositore romano, Paolo Camerini inizia la sua attività con i Cyclone, formazione psychobilly-rock. Co-fondatore del gruppo etno rock Nuove Tribù Zulu, suona attualmente nel duo etno folk Traindeville, nel progetto Il Sogno, viaggio tra poesia e musica, con Musicians for Human Rights e altre formazioni. Ha collaborato al progetto NOW Nomadic Orchestra of the World con cui ha partecipato a diversi tour in India e Italia. Ha realizzato laboratori musicali con i bambini in diversi paesi dal Sudafrica all'India e nelle scuole italiane. Ha inciso e prodotto numerosi dischi, composto colonne sonore per programmi TV, film e documentari.
Andrea Ceccomori è un flautista eclettico, musicista del Memorial 9/11 in NYC. Alle spalle 300 prime esecuzioni, solista presso: Lincoln Center New York, Teatro San Pedro Porto Alegre, Gestaig Monaco, Roy Thomson Hall Toronto, Kings Place Londra, Fondazione Menhuin Madrid, UCAS Pechino, Sala Scriabin Mosca, Museo Tolstoj San Pietroburgo, Louvre Parigi, Sala Paolo VI in Vaticano e Castel Gandolfo, Università americane, in tutta Italia, Europa, Canada e Stati Uniti, Sudamerica e Africa. 20 titoli di cd a suo nome, trasmissioni TV e radio (RAI1, RAI5, Radio3, Radio Vaticana, Radio Popolare, Radio New York, Radio Sofia), 3 libri (Flauto Oggi, Di magici flauti, Il musicista Ispirato e Illuminato). Docente di Masterclasses in Università brasiliane, americane, russe, rumene, bulgare.
Polistrumentista, Mario Pio Mancini fonda gli Indaco con Rodolfo Maltese, storico chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, insieme ad Arnaldo Vacca, ormai 30 anni fa. Il gruppo è considerato un punto di riferimento della world music italiana. Intorno a questa formazione a geometria variabile, Mancini collabora negli anni con Lester Bowie (AEoC), Mauro Pagani (PFM, De André), Francesco di Giacomo (BMS), Eugenio Bennato, Toni Esposito, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Snowy White (Pink Floyd, Thin Lizzy) e tanti altri. Attualmente, con un organico completamente rinnovato, Mancini sta lavorando al tredicesimo cd in studio.
Percussionista e aut ore, è nell’ambito della musica mediterranea e dell’ethno-jazz che Simone Pulvano realizza le sue collaborazioni più importanti, sia in studio che sul palco, in Italia e all’estero. Ha suonato nella sua carriera con: Ziad Trabelsi, Pejman Tadayon, Jamal Ouassini, Mondocane, Handala, I Circolabili e molti altri. Attualmente è impegnato come percussionista in numerosi progetti che spaziano dalla musica araba classica alla world music, dal repertorio popolare italiano all’electronic live set. E’ ideatore e direttore della “Takadum Orchestra”, formazione con tre dischi all’attivo, e cofondatore del progetto Mesudì, ensemble di sole voci e percussioni. Svolge attività didattica.

OPERA!
LA CANTANTE PAOLA ARNESANO E IL FISARMONICISTA VINCE ABBRACCIANTE CELEBRANO LA GRANDE TRADIZIONE OPERISTICA ITALIANA NEL NUOVO DISCO DELL'ETICHETTA DODICILUNE.

Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, “Opera!” è il terzo progetto discografico del duo formato dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante. Se nei precedenti dischi i due artisti pugliesi avevano celebrato la musica popolare argentina (“Tango” - Four Records, 2012) e brasiliana (“MPB!” - Dodicilune, 2017), in “Opera!” concentrano la loro attenzione sul repertorio della grande tradizione operistica italiana.  «L’arte dell’arrangiamento, che è anche adattamento della partitura originale a diversi organici strumentali, dovrebbe appartenere a qualsiasi musicista perché aiuta la comprensione di sé stessi proiettandosi negli altri. E così accade in “Opera!”, nel quale la musica si vive “dal di dentro” nell’intimità più sofferta e più oscura e supera quel confine tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo», sottolinea il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini nelle note di copertina. «Il secondo, in questa collaborazione fascinosa tra la vocalist barese Paola Arnesano e il fisarmonicista ostunese Vince Abbracciante, riesce nell’impresa di contenere il primo senza alcuna simulazione artistica. Il microcosmo del duo, qui di stampo cameristico, è provvidenziale: perché esplora senza alcune paratie, interne od esterne, un mondo in continua evoluzione dove le sequenze accordali degli scritti originali, la grana compositiva e il forte contenuto emozionale assumono un grande valore intrinseco», prosegue Ielmini. «“Ieri son salita tutta sola”, da Madama Butterfly, ne è uno fra gli esempi più compiuti: basta quella parola “salita”, alla quale corrisponde - come se fosse un incoraggiamento - l’ascesa dell’accordo, per convincersi di quanto la chiarezza vocale, in questo disco, sappia assumere anche i toni di una preghiera dolce e dolente nello stesso tempo. Delicata nel gestire respiro, pause e accentazioni tra teatro e recitazione. Cosa non semplice, soprattutto quando si decide di affrontare un repertorio nel quale ampie e sottili sono le gradazioni di colori e dinamiche. Da Gioachino Rossini in su il canto – in tutte le sue modulazioni, sfumature e sviluppi espressivi – ha definito gusti musicali nei quali Verdi, Cilea, Bellini, Donizetti, Puccini e Leoncavallo hanno giocato il ruolo di primattori attraverso opere nelle quali la sperimentazione, e il confronto con altre culture, hanno divelto antichi codici e vecchi pregiudizi», continua l’autore delle note. «Ecco perché qui la tradizione va di pari passo con la provocazione: questo duo può occupare, con la stessa duttilità, tanto la platea di un teatro quanto la piazza di un concerto folk. Perché la voce, che sale e scende tra gli intervalli calibrando in pochi secondi forte e pianissimo, si sposta lateralmente tra le note trasformando le arie in canzoni. Ci sono frivolezza e tragicità, ironia e sconforto, ribellione ma anche la sconfinata seduzione della speranza (“Vesti la Giubba”). E c’è Abbracciante, che mette sullo stesso piano swing e verve danzante, saggezza popolare e ampia musicalità in veri e propri “caroselli”, dove tutto si ancora ad una perpetua stabilità».
“Chi più mi ha impressionato è un giovane italiano, originario della Puglia: si chiama Vincenzo Abbracciante. In ogni brano mi ha imbarcato in una storia e commosso”, disse di lui Richard Galliano (Jazzman, 2005). Ostunese, classe 1983, Vince Abbracciante a otto anni intraprende gli studi musicali con il padre Franco. Diplomato in musica jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida di Gianni Lenoci e laureato in fisarmonica classica con lode e menzione speciale al Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera con Gian Vito Tannoia, ha frequentato master class, seminari, corsi. Si è esibito in festival e jazz club in tutto il mondo suonando con numerosi musicisti (Juini Booth, John Medeski, Richard Galliano, Marc Ribot, Javier Girotto, Gabriele Mirabassi, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Heidi Vogel). Nel 2006 si avvicina anche alle tastiere vintage. Nel 2009 progetta insieme a Carlo Borsini un nuovo sistema per il cambio dei registri della fisarmonica, che permette di ampliare la gamma sonora del suo strumento. Ha scritto colonne sonore per i film del regista Gianni Torres e ha pubblicato vari cd con The Bumps (trio completato da Davide Penta e Antonio Di Lorenzo) e con Paola Arnesano (Tango! - 2012 , MPB - 2017, Opera! - 2022). Dopo “Introducing”, nel quale è affiancato dal leggendario bassista newyorkese Juini Booth (2012, Bumps Records) ha pubblicato per l’etichetta Dodicilune i due cd “Sincretico” (2017) e “Terranima” feat. Gabriele Mirabassi (2019). Nella sua carriera ha conquistato numerosi premi nazionali e internazionali. Dal 2000 è testimonial delle fisarmoniche Borsini di Castelfidardo. Dal 2017 il calco della sua mano destra viene conservato presso il “Museo Internazionale delle Impronte dei Fisarmonicisti” di Recoaro Terme (VI). Nel 2021 (ex aequo con Simone Zanchini) e 2002 (grazie al cd "Santuario", in coppia con Javier Girotto – Dodicilune 2021) ha vinto  l'Orpheus Award nella categoria jazz. Nel 2022 è uscito anche il libro/cd "Io che amo solo te. Le Voci di Genova", produzione firmata da Dodicilune, Eskape e Coolclub, tratto dal concerto/spettacolo di Serena Spedicato (canto, voce recitante), Osvaldo Piliego (testi originali) con arrangiamenti firmati da Abbracciante affiancato da Nando Di Modugno (chitarra classica) e Giorgio Vendola (contrabbasso) e la regia di Riccardo Lanzarone.
Paola Arnesano nasce a Bari. Studia canto con il soprano Maria Grazia Pani e contemporaneamente recitazione con Antonella Porfido e Franco Damascelli. Il suo esordio come jazz singer risale alla fine degli anni '80, con il quintetto a suo nome con cui occasionalmente ancora collabora, formato tra gli altri da Mario Rosini al piano. Studia pianoforte con Nico Marziliano e arrangiamento per big band con il m° Luigi Giannatempo. Innamorata del jazz samba e della bossanova, ne studia lingua e repertorio, che sfocierà nella costituzione di gruppi stabili agli inizi degli anni '90 come Abrasileirado e Trio de Janeiro, di cui è coleader Guido Di Leone. Fondamentalmente attratta dalle cantanti cool degli anni '50, inizia ad affrontare progetti originali, come canzoni italiane degli anni '40 in chiave jazz, o brani più moderni mai cantati, ai quali aggiunge testi. Inizia nello stesso periodo anche a comporre, ed il tutto sfocierà nei suoi due primi dischi. Nel frattempo viene chiamata a far parte stabilmente del quartetto del contrabbassista Attilio Zanchi, con Guido Di Leone e Gilson Silveira. Ha collaborazioni stabili, inoltre, con Davide Santorsola, Mimmo Campanale e Maurizio Quintavalle. In quel periodo arriva al secondo posto al Premio Urbani. Collabora con grossi nomi del panorama jazzistico italiano, come Stefano Bollani, Roberto Ottaviano, Angelo Adamo, Gianni Cazzola, Ettore Fioravanti, Franco Cerri, Gianni Basso, Luigi Bonafede, Tiziana Ghiglioni, Marco Micheli, Massimo Manzi, Tomaso Lama, Gianluca Petrella, Daniele Scannapieco, Aldo Vigorito, Fabrizio Bosso, Pietro Ciancaglini, Enzo Zirilli, Nicola Stilo, Renato Sellani, Ares Tavolazzi, Dado Moroni, con il quale ha tuttora una collaborazione stabile sfociata in un disco in duo, Attilio Zanchi, Gabriele Mirabassi e Walter Paoli. La sua attività concertistica l'ha portata in Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera e Austria. Ha tenuto diversi seminari in scuole ed università italiane. Da qualche anno è anche stabilmente nel quartetto vocale Faraualla, collaborando con musicisti di grosso calibro come Noa, Maria Pia De Vito, Paolino Dalla Porta, Francesco Sotgiu, Andrea Parodi, Pino Minafra, Rita Marcotulli, Bebo Ferra, Paolo Pietrangeli, Carmen Consoli, Antonella Ruggiero. E' docente presso la scuola Il Pentagramma di Bari dal 1993, ove insegna canto, armonia e tecnica d'improvvisazione. È docente di Canto jazz presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Ha vinto l'Italian Jazz Awards "Luca Flores" 2009 nella categoria "Best Jazz Singer".

FRANCESCO CUSA | GIORGIA SANTORO
THE BLACK SHOES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 18 giugno esce “The black shoes”, progetto discografico del duo formato dalla salentina Giorgia Santoro (flauto, flauto basso, flauto contrabbasso, ottavino, ban suri, xiao, voce, cimbali, live electronic) e dal siciliano Francesco Cusa (batteria). Entrambi si dedicano da anni alla musica improvvisata, alla continua ricerca di un linguaggio nuovo, puro e irriverente al tempo stesso. Nell’armonica alternanza dello Yin e dello Yang, la musica svela i suoi lati opposti, contraddittori, plasmando un linguaggio sempre nuovo, profondo come le radici ma con lo sguardo verso il cielo. Le diciassette composizioni del disco – sedici originali più la conclusiva “Un Joueur de flûte berce les ruines” del pianista francese Francis Poulenc – saranno presentate ufficialmente sabato 18 giugno (ore 21 – contributo associativo 7 euro) all'Art&Lab Lu Mbroia di Corigliano d'Otranto.
«“The Black Shoes” sono le scarp e del musicista, nere e consumate. Ma nell’idea di Giorgia Santoro e Francesco Cusa, in queste si ritrovano le radici dell’uomo che, attraverso la musica, tende verso il cielo», scrive nelle note di copertina il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini. «Seguendo i passi che portano alla lotta per la conquista, in questo disco tutto si muove tra l’alto e il basso, tra le superfici e le profondità. Così, se la batteria rappresenta la gravità della Terra (con tutte le sfumature che Cusa raccoglie e distribuisce con sapienza coloristica sulle percussioni), i flauti (la famiglia al completo con l’aggiunta del bansuri indiano e del cinese xiao) sono i germogli la cui linfa scorre fluidamente su rivoli di sedicesimi approdando ora a misteriosa leggerezza (“Whisper” e “Reed”), ora a tenebrosa descrizione dei fondali (“Abyss” e “Whale”), ora alla celebrazione di antichi rituali (“Pin” e ”Sand”). Diciassette, stuzzichevoli miniature ispirat e, forse, dalla stessa fonte poetica a cui si rivolse Sergej Prokofiev per la scrittura della raccolta “Vision Fugitives”. “In ogni visione fuggitiva io vedo dei mondi/Pieni di giochi mutevoli e iridati”, scriveva il simbolista Konstatin Bal’mont. E di visioni fuggitive tratta questo disco dai risvolti naturalistici, dove gli schizzi sonori somigliano a cristalli, a foglie, a sassi o a nuvole», prosegue Ielmini. «Quell’esistente nel quale Santoro e Cusa racchiudono l’eternità dell’ignoto e la bellezza vergine di ciò che non si può dominare: gli abissi, la sabbia, la tempesta. Ma anche l’umanità che si confronta con il suo doppio (il gabrielismo di “Echo”), con i suoi dubbi sull’eternità e le paure futuriste (“Machine”) e il suo bisogno di recuperare i segni di arcaiche civiltà. Con una musica che, per raggiungere le vette della beatitudine, non dimentica la fisicità dei gesti: da una parte i respiri e i soffi calibrati ed effettistici di Giorgia (impressionista nell’anima), dall’altra le carezze e i colpi secchi (con i sincopati che in “Echo” sono su ritmo di marcia) di Francesco. Improvvisazioni totali, che si affidano al gioco della brevità, per generare una tensione magnetica nella quale si riscopre anche il gusto dell’apparizione tematica: qualcosa che sembra accadere senza premeditazione, ma che lascia una lunga traccia di complicità. È l’idea sempre viva dell’improvvisazione come composizione istantanea e, secondo Arnold Schoenberg, della composizione come «improvvisazione rallentata». Nella quale Giorgia e Francesco immergono anche “Un joueur de flute berce les ruines” di Francis Poulenc: suonata, forse, con gli occhi rivolti al cielo».
Batterista, compositore, scrittore, Francesco Cusa è nato a Catania nel 1966. In traprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria seguendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Nel 1994 si laurea al Dams di Bologna. Qui collabora con Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu e fonda prima il collettivo “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni, successivamente con Paolo Sorge e Carlo Natoli dà via al progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologia e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performer. Il suo percorso artistico lo ha portato a suonare in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Tra i suoi progetti da segnalare FCT Trio (Gianni Lenoci e Ferdinando Romano), Francesco Cusa & The Assassins (Valeria Sturba, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano), Naked Musicians, Solomovie (sonorizzazione di film d'epoca), Wet Cats (con Gianni Lenoci), Mancusa (con Giovanni Mancuso), Frank Sinapsi, The Machine e lo spettacolo musical-teatrale "K & Spada", in duo batteria e voce insieme all'attore e regista Giuseppe Carbone. Il suo Naked Musicians è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti , Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Reggio Calabria. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
La flautista salentina Giorgia Santoro si è diplomata in Flauto Traverso al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e in Musica Jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Si è inoltre specializzata in Ottavino al Conservatorio "Francesco Morlacchi" di Perugia e, sempre a Monopoli, in Didattica dello strumento. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento di strumento e composizione jazz in Italia e all'estero con, tra gli altri, Angelo Persichilli, Monica Berni, Antonio Amenduni, Gabriele Gallotta, Nicola Mazzanti, Giuseppe Contaldo, Giorgio Gaslini, Nicola Stilo, Sante Palumbo, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Maurizio Giammarco, Butch Morris, Joelle Leandre, Marcus Stockhausen, Eugenio Colombo, William Parker, Kent Carter, Steve Potts, Greg Burk. Ha vinto numerosi prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Ha ricevuto le borse di studio per il Berklee College of Music, il Master Jazz tenuto dal M° Giorgio Gaslini e per il corso di Improvvisazione guidato dal M° Butch Morris al Roccella Jonica Jazz Festival. Ha lavorato con molti compositori italiani e internazionali come Giorgio Gaslini, Alessandro Solbiati,  Marco Betta, Michele Dall’ongaro, Raffaele Bellafronte, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo, Kaija Saariaho, Emanuele Casale, Francesco Filidei, Sylvano Bussotti, Karola Oberműller, Curt Cacioppo, Ivan Fedele, David Lang, Gianni Francia, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino (che le ha dedicato due sue composizioni). È stata scelta dal regista Ferzan Ozpetek per girare alcune scene del film “Mine vaganti”; ha registrato la colonna sonora del film “Nu ovomondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina. Si esibisce spesso in concerti in Italia e all'estero come solista, in orchestre e in vari gruppi da camera. È promotrice dei progetti “Tran(ce)formation Quartet”, “Déjà vu”, “Flatus Vocis”, “Dream Notes” (con Pat Battstone e Daniela Chionna) e “Cometogether” (con Stefano Luigi Mangia e Pierpaolo Martino), “La Cantiga de la Serena” (tre dischi all’attivo con Dodicilune). Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e direttrice artistica dei festival “Il Cammino Celeste” e “Strade di sabbia” e della rassegna “Tutti solo”. www.giorgiasantoro.com

MAG COLLECTIVE - BIRTH, DEATH AND BIRTH 
Prosegue la collaborazione tra MAG Collective e l’etichetta pugliese Dodicilune. Dopo l’esordio del 2 018 con “Song For Joni”, disco che rileggeva in chiave jazz alcuni fra gli episodi più incisivi del songbook della cantautrice canadese Joni Mitchell, domenica 26 giugno - distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe - esce Birth, Death and Birth. Il nuovo progetto discografico parla di condivisione della vita, morte e rinascita: un percorso ciclico in continua evoluzione, senza inizio e senza fine. Il collettivo toscano formato da Giulia Galliani (voce), Giovanni Benvenuti (sax), Andrea Mucciarelli (chitarra elettrica), Marco Benedetti (basso, contrabbasso) e Andrea Beninati (batteria, violoncello) e ampliato dalla partecipazione di Alessandro Lanzoni (piano), Tommaso Rosati (electronics), Anete Ainsaar (violino), Valentina Gasperetti (viola), Lorenzo Cavallini (arrangiamento archi) e, in un brano, arricchito ulteriormente dall’hammond di Matteo Addabbo propone undici composizioni originali frutto del lavoro di questi anni. Dopo l’ottima accoglienza di “Song For Joni” e numerosi concerti in festival e club, i musicisti del collettivo decidono, infatti, di collaborare alla composizione originale di nuove canzoni, scrivendo musiche e testi, lavorando agli arrangiamenti tra jazz e sperimentazione, ampliando il proprio organico e collaborando con Music Pool, associazione attiva in tutta la Toscana da oltre 35 anni nella produzione, organizzazione e gestione di eventi. Il disco sarà presentato ufficialmente domenica 26 giugno (ore 21:30 – info e biglietti bit.ly/YJazz_EF22) al Teatro Romano di Fiesole nella settantacinquesima edizione dell'Estate Fiesolana, in un concerto organizzato proprio da Music Pool che ospiterà anche LAD Jazz Ensemble, gruppo formato dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alberti-Dante”. «Una piacevole ossessione, perché non c’è bellezza senza mistero: questo sarà per voi “Birth, Death and Birth”. Quattro anni lo separano dal precedente disco “Song for Joni” (Dodicilune)», sottolinea nelle note di copertina Davide Ielmini. «E gli anni hanno portato ancora più forza, chiarezza e vigore. Perché per questo gruppo non conta ciò che si consuma in fretta (must della società contemporanea) ma ciò che resta. Da qui una musica che nasce, rinasce e si prende cura del tempo. E alla quale non interessa consacrare l’esistente, ma svelare una mappa dei suoni nascosti. Anche quelli di una morte che è un sipario tra le parole nascita e rinascita. Un mood che Giulia Galliani usa per detonare l’angoscia e far brillare quella lucentezza che ondeggia, o palpita, a seconda delle necessità narrative. Allora la vocalità diventa richiamo fonetico, sasso o piuma, dove l’altalena intervallare dell’armonia si presta ad una pungente teatralizzazione del vissuto interiore», proseguono le note. «Una compiutezza che racconta, in modo flessibile e dinamico, l’approccio serio e divertito del MAG al continuo gioco di incontri/scontri tra timbriche e dinamiche, modernismo e tradizione, presa tematica e sperimentazione, virtuosismo solistico e suono d’insieme. Digeriti i diversi linguaggi jazz - i fraseggi agli strumenti rivelano un’ampia padronanza tecnica – il gruppo definisce un mondo fatto di nuovi mondi»,  spiega il pianista, giornalista e critico musicale. «Con una musica che sembra dividersi tra acqua e aria: da un lato si immerge (la suite “How to Breathe Underwater”) nei colori di un Crepuscolo accarezzato dalle meccaniche dei circuiti el ettronici (come battiti d’ala) e, dall’altro, si alza mettendo d’accordo evanescenza e solidità della forma. È una verticalità che procede per combustione – l’iterazione di quattro note, tra voce e sax, nelle prime battute di “Lucid”; la ballad a fil di pelle “Marlh”; la marcetta che apre “Tombeau for a young eagle” – per poi esplodere in una vivacità corroborante fatta di assoli vertiginosi (le frasi che si allungano alla ricerca dell’infinitezza sul sax di Giovanni Benvenuti in “The time we were together”); le fughe in avanti del basso di Marco Benedetti in “Happiness”, la sintesi stilistica al piano di Alessandro Lanzoni e all’organo di Matteo Addabbo in “Write your name in the sand”. Musica trasformativa e dialogante che riserva momenti inaspettati, come accade in “Lullaby”, dove il solo quartetto d’archi sembra deambulare su una melodia da requiem. Ma la morte può attendere. Ancora».

MASSIMO PINCA - SINGING RHYTHMS, PULSING VOICES
Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, mercoledì 29 giugno esce “Singing Rhythms, Pulsing Voices” di Massimo Pinca. Il nuovo progetto discografico del bassista e contrabbassista, nato a Napoli, cresciuto a Lecce (dove si è laureato in Giurisprudenza, ha avviato gli studi al Conservatorio Tito Schipa e ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia), formatosi in Toscana al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze e da quasi quindici anni residente a Ginevra, propone nove composizioni originali scritte tra il 2015 e il 2020 per diverse occasioni e formazioni. «Nel mezzo della pandemia, l'impossibilità di salire su un palco per suonare dal vivo ha reso il lavoro discografico una necessità di sopravvivenza creativa, che per me si è materializzata nelle due forme antitetiche del “solo” completamente improvvisato (Fragments – NBB Records 2021) e, con questo cd, della scrittura per grande ensemble», racconta Massimo Pinca. «Inusuale per un disco di jazz è stata la scelta di registrare in sovra-incisione, ad eccezione del quintetto di ottoni Geneva Brass che ha suonato insieme in studio. Una scelta tanto simbolica quanto pragmatica, in tempi di lockdown ripetuti e di incertezza relativa alle regole di lavoro collettivo per prove e registrazione. I musicisti si sono fidati un po’ alla cieca della mia concezion e musicale e hanno inserito le loro meravigliose tessere in un mosaico ad essi invisibile». Nel disco Pinca (che suona anche il rhodes) è affiancato da Nicolas Masson (sax tenore e soprano), Gregor Fticar (rhodes), Paolo Orlandi (batteria) e, come anticipato, dal quintetto Geneva Brass composto da Baptiste Berlaud (tromba e flicorno), Lionel Walter (tromba e flicorno), Christophe Sturzenegger (corno), David Rey (trombone) ed Eric Rey (tuba). «La realizzazione di questo disco è stata possibile grazie al sostegno economico del dipartimento della cultura di Ginevra, mia città adottiva. L’incontro con l’etichetta Dodicilune mi ha permesso invece di riannodare una relazione con Lecce, città nella quale sono cresciuto e ho mosso i primi passi da musicista». Il disco sarà presentato, nel giorno dell’uscita ufficiale, mercoledì 29 giugno alle 20:30 nel Parc des Cropettes di Ginevra per il Festival promosso dall’AMR - Association pour l’encouragement de la Musique impRovisée. 
Massimo Pinca è un musicista eclettico con una vasta esperienza concertistica, che spazia dalla musica barocca su strumenti d'epoca all'improvvisazione libera. Dal 2015, oltre all’insegnamento al “Conservatoire Populaire de Musique Danse et Théâtre” di Ginevra e alla sua carriera di musicista jazz, orchestrale e da camera, si è concentrato sempre di più sulla composizione di musica originale per i suoi progetti. Tra le sue esperienze più significative da segnalare la sua partecipazione alla Fanfareduloup Orchestra (dal 2012), all'Ensemble Cristofori (dal 2017), all'Académie des Cosmopolites (dal 2016), alla Ca merata di Ginevra (2013-2017) e il suo lavoro di ricercatore alla “Haute école de musique” di Ginevra (2011-2013). Nato a Napoli nel 1978 e cresciuto a Lecce, bassista elettrico autodidatta in gioventù, ha collaborato con numerosi musicisti jazz pugliesi suonando anche, tra gli altri gruppi, con Opa Cupa e Ghetonia. Laureato in Giurisprudenza all'Università del Salento (2001), si  avvicina al contrabbasso a vent'anni prima studiando al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, poi diplomandosi al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze (2004) e ottenendo infine due Master all'Haute école de musique di Ginevra (2011 e 2013).

L’etichetta salentina Dodicilune è attiva dal 1996 e riconosciuta dal Jazzit Award tra le prime etichette discografiche italiane (dati 2010/2014). Dispone di un catalogo di oltre 220 produzioni di artisti italiani e stranieri, ed è distribuita in Italia e all'estero da IRD presso 400 punti vendita tra negozi di dischi, Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Messaggerie, Melbookstore. I dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online (Amazon, Ibs, LaFeltrinelli, Jazzos) o scaricati in formato liquido su 56 tra le maggiori piattaforme del mondo (iTunes, Napster, Fnacmusic, Virginmega, Deezer, eMusic, RossoAlice, LastFm, Amazon, etc).
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Esce Onirotree
Il nuovo progetto di Francesco Bruno: dialogando con Silvia Lorenzo

Esce per Alfa Music Onirotree, il nuovo progetto del chitarrista e compositore Francesco Bruno nato dal dialogo artistico con l’attrice e cantante Silvia Lorenzo: fra passato, tradizioni lontane e presente, in cerca delle tracce musicali dell’amore. Onirotree, infatti, è un lavoro che parte dal comune desiderio di riscoperta di alcune tra le più affascinanti melodie ormai parte della tradizione musicale dei vari paesi del bacino del mediterraneo e oltre: dando voce anche a sonorità e a spunti musicali le cui origini sono ancora oggi spesso ignote. I brani scelti appartengono alla  tradizione Italiana, Greca, Francese, Sefardita, Israeliana e Brasiliana. Melodie semplici ritrovate e versi scarni che ci parlano dell’amore coniugato nelle sue infinite forme,  di passioni che non conoscono né tempo né confini geografici. Lontano dall’essere una semplice operazione di archeologia musicale, Onirotree è un progetto profondo e raffinato: le cellule  melodiche, estrapolate dal loro contesto armonico tradizionale, servono da spunto a Francesco  Bruno per dare vita a vere e proprie composizioni estese nelle quali poter proiettare questi temi  tradizionali in una dimensione musicale aperta alla forma espressiva del jazz, musica che per  definizione nasce e si tramanda, rinnovandosi in una continua evoluzione. Un crossover stilistico nel quale la voce e la teatralità interpretativa di Silvia Lorenzo riesce ad  emozionare ed essere protagonista di questo viaggio tra passato e presente dai confini e dai colori  indefiniti. L’ensemble vede la partecipazione del batterista Marco Rovinelli e del  contrabbassista Andrea Colella, due tra i più apprezzati musicisti della scena jazz della capitale. Un ritorno, quello di Francesco Bruno, all’universo melodico interpretato da una voce femminile,  dopo aver scritto negli anni ‘80 per la cantante partenopea Teresa de Sio molti brani divenuti oggi  evergreen. Il cd esce per ALFAMUSIC e sarà presentato quest'anno nei  maggiori festival jazz italiani ed europei.
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“Early 17” è l’album d’esordio del pianista Francesco Cavestri
in uscita venerdì 18 marzo 2022
                                                                                         
 
Esce venerdì 18 marzo “Early 17”, l’album d’esordio del giovane pianista bolognese Francesco Cavestri. Due sono i concerti di presentazione al Bravo Caffè di Bologna, venerdì 18 e domenica 20 marzo, con il trombettista Fabrizio Bosso, guest anche in due brani dell’album. Anticipato dal singolo In The Way of Silence, uscito lo scorso 28 febbraio insieme al videoclip, “Early 17” nasce dalla combinazione tra hip-hop, soul e R&B, con elementi anche del jazz-fusion contemporaneo, il cui stile è caratterizzato dalla giustapposizione di groove e virtuosismo. Classe 2003, in questo debutto discografico Cavestri porge i propri omaggi alle sue più influenti fonti di ispirazione, raccolte anche durante la permanenza negli Stati Uniti presso il Berklee College of Music. Tra le nove tracce originali che compongono l’album sono presenti, infatti, diversi riferimenti alla musica di J Dilla, producer e pioniere indiscusso dell’hip-hop, o quella di Herbie Hancock, Chick Corea e Robert Glasper, o ancora del rapper MF Doom. L’album combina figure ritmiche incalzanti insieme a passaggi rarefatti ed evanescenti, mentre i toni delle tracce sono freschi ed energici, forti della gioventù e della vitalità che caratterizzano il pianista bolognese come in Figaro MF Doom Tribute e Daydreaming, anche se non mancano momenti più introspettivi e romantici come in Letter To A Lover, interpretata da Silvia Donati, altra guest nel disco. Invece, Finally Got Something (finalmente ho trovato qualcosa), estremamente ritmato e dinamico, rappresenta per Francesco Cavestri l’inizio del suo flusso creativo: dopo la composizione di questo brano, infatti, ha preso inizio una prolifica produzione musicale che ha dato poi origine al disco. Entrato a soli 13 anni al corso jazz del Conservatorio di Bologna, dopo anni di studio e dedizione allo strumento, Francesco Cavestri sbarca giovanissimo negli Stati Uniti dove ha modo di frequentare la scena musicale newyorkese e ottenere importanti risultati, tra cui l’iscrizione alla Summer School del Berklee College of Music di Boston, dove nel 2021 otterrà anche una borsa di studio. Il 18 marzo torna al Bravo Caffè, lì dove ha mosso i primi passi dal vivo, per presentare il suo album d’esordio.
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Luminol pubblica il 33 giri del formidabile quartetto, a cavallo tra jazz contemporaneo, prog e ricerca. Special guest Fabrizio Bosso e la Bow Tie Orchestra in un lavoro ispirato agli spiriti-guardiani dello shintoismo 
Ujigami: finalmente in vinile il nuovo album degli Ujig! 

UJIG
Ujigami 
(Luminol Records | 8 tracce | 46.37 min)

"Durante la pandemia la vita quotidiana è cambiata e si è concentrata all'interno della famiglia, nel bene e nel male. Il concetto di 'protezione' si è radicalmente trasformato, ed essendo la musica parte integrante della nostra vita il nuovo album rappresenta anche un appello alla salvaguardia della musica stessa e della creatività". Sono le parole con cui Marco Leo, chitarrista degli Ujig, presenta Ujigami, il terzo album della formidabile prog-jazz band milanese, finalmente anche in vinile: un lavoro pubblicato da Luminol Records, dedicato agli spiriti-guardiani posti a protezione di un'area geografica, numi tutelari di una comunità secondo la religione shintoista. Nate dopo due anni di intenso lavoro, registrate ai Bluescore Studio e masterizzate a Abbey Road, le composizioni di Ujigami si snodano tra tempi dispari (Mea e Pau, Yugen, Pokemon Shock), orchestrazioni sinfoniche con la moscovita Bow Tie Orchestra (Pojhoinen, Odota), sintesi sonore tra atmosfere nordafricane che rimandano ai Weather Report e al Syndicate di Zawinul (Gnawa), ibridi tra tradizione e sperimentazione (Ehiku, Tano). In quest'ultimo brano compare Fabrizio Bosso, una partecipazione che impreziosisce l'album e crea un'ulteriore connessione con il mondo e la cultura jazz italiani.  Dichiara il quartetto, artefice di un'idea forte di musica pensata e suonata, con un profondo senso di umanità: "Crediamo profondamente che la musica debba essere creata da uomini per gli uomini, e non semplicemente generata dai computer. In questo modo, il rischio è quello di far diventare il ritmo una questione meccanica opposta al ritmo umano, cioè al battito cardiaco. La natura della musica è
opposta al semplice concetto di intrattenimento e pensiamo sia fondamentale per la salute intellettuale e spirituale dell'uomo, è uno strumento nelle sue mani per riunirsi alla bellezza universale". Pubblicato da Luminol, eclettica label italiana che fa della sperimentazione tra generi musicali e forme d'arte un modo originale per interpretare la realtà, Ujigami è un viaggio che unisce tecnica musicale e melodia compositiva, con l'auspicio che "la musica possa essere considerata una sola entità a prescindere dalle deviazioni estetiche prese nello svolgersi del tempo". Anche alcuni titoli, mutuati da lingue di culture lontane, sono carichi di significato: da Mea e Pau ('le cose devono finire' in hawaiano) al giapponese Yugen (una parola che esprime lo stupore quando si coglie la meraviglia del Creato), fino alle parole finlandesi Pohjoinen ('nord') e Odota ('attesa'). 
Attivi dal 2014, dopo aver frequentato i corsi del Berklee College of Music presso Umbria Jazz Clinics a Perugia, gli Ujig debuttano nel 2014 con 8 Out Of 8, al quale segue The Necessity of Falling (2018), che seduce per le suggestioni prog accanto alla dimensione jazz più ricercata. Dal vivo si esibiscono in Italia, Austria e Germania, dal JazzAlguer di Paolo Fresu al Millemiglia Musica al Castello Sforzesco di Milano e Sunny Valley di Santa Caterina di Valfurva, fino al Lindau Jazz Club e Feldkirch Pool Bar Festival. Ujigami è il loro terzo album. 
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Demetra” è l’album d’esordio dei Treetops
 
Si chiama “Demetra” l’album d’esordio dei Treetops, pubblicato dalla Vagabundos records e prodotto da Pino Pecorelli (Orchestra Piazza Vittorio). “Demetra” è un concept album pieno di vitalità e speranza, la voce di 7 ragazzi poco più che ventenni che hanno scelto lo sviluppo sostenibile come direzione da percorrere per un futuro migliore. Sabato 30 aprile, presentano Demetra in concerto al Monk di Roma. Nel solido e ramificato albero della musica contemporanea, i Treetops si pongono “sulle cime più alte”, quelle più moderne e originali, germogli freschi che sprigionano sin da subito il loro potenziale di bellezza e vitalità. Nati nel 2017, inizialmente nelle aule della scuola di musica Saint Louis di Roma, per poi conoscersi con tutti gli altri elementi tramite Facebook, i Treetops vengono notati in uno studio di registrazione da Pino Pecorelli che decide di sostenerli nella produzione del loro primo album. I Treetops rispondono al nome di Anna Bielli (chitarra), Marcello Tirelli (tastiere), Luca Libonati (batteria), Simone Ndiaye (basso elettrico), Andrea Spiridigliozzi (chitarra elettrica), Eric Stefan Miele (sax soprano) e Daniel Ventura (sax tenore). Groove, vitalità, improvvisazione e una solida consapevolezza di volere un mondo socialmente ed ecologicamente più sostenibile sono gli elementi fondanti che rendono la band guidata dalla chitarrista Anna Bielli unica nel panorama musicale italiano. Non è, quindi, solo la passione per la musica a tenere insieme la band, c’è molto di più: un’idea, una direzione, la scelta di cercare di vivere sempre nell’ottica del rispetto dell’uomo e del mondo che ci circonda. È su quest’idea che nasce il nome Treetops (cime degli alberi) e il loro primo album. Demetra, prima traccia anche che dà il nome al disco, è una creatura ancestrale che si risveglia dopo un letargo secolare, trovandosi in un mondo, quello contemporaneo, che non riconosce più e in cui non riesce più a orientarsi tra rumori, inquinamento e indifferenza. I Treetops descrivono, quindi, in musica quest’avventura, raccontando man mano tutte le alienazioni che Demetra si trova davanti, come l’illusione di trovarsi a contatto con la natura solo attraverso la visione dei documentari (42” of Nature), lo spreco alimentare delle grandi catene di distribuzione (Harvest) o l’uso massivo della plastica (Neo Glass). Il futuro e il destino del pianeta sono solo nelle mani dell’uomo, Demetra sa che non può più nulla, ma decide di avere speranza negli umani e continuare a vegliare su di loro. Con le radici ben piantate nella tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per questo settetto di giovanissimi “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale italiana.
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NovAntiqua pubblica il nuovo avvincente album del poliedrico compositore. Jackson Pollock, Paul Klee e Lucio Battisti in un crossover concettuale dalla pittura al modern-classical. Special guest Luca Aquino
Ritmico Non Ritmico: la musica di Max Fuschetto verso le frontiere dell'arte

MAX FUSCHETTO
Ritmico Non Ritmico
NovAntiqua
9 tracce | 36.37 min.

«Ritmico Non Ritmico è procedere senza categorie. Il mondo e il suo rovescio. Lo specchio in cui si riflette l'assenza. Il non identico necessario che completa la formula dell'essere. Il titolo nasce da una parafrasi di Ritmicamente, uno dei quadri di Paul Klee in cui è rappresentata una scacchiera disegnata a mano. Ritmico come disposizione architettonica degli elementi che realizzano una forma; Non ritmico di dimensioni musicali che nascono da elementi fluttuanti, continuum sonori che si espandono liberamente. Ritmico come pulsazione costante, dei suoni ribattuti sui tasti di un pianoforte o ripetuti tra soffio e lingua nel tubo di un flicorno; e anche di una Non Ritmica sospensione: il beat assente, il passo che non trova appoggio, la sensazione del vuoto. Stop. L'elenco è infinito, ognuno ha il suo andare oscillante: l'artista che mi interessa è un funambolo il cui passo successivo non ha riuscita certa». Sono le parole con cui Max Fuschetto presenta, partendo dall'immagine evocativa del titolo, il nuovo album Ritmico Non Ritmico, pubblicato da NovAntiqua. A quattro anni dal successo di Mother Moonlight il compositore e oboista torna con un'opera avvincente, incentrata su un crossover concettuale che esalta il continuo andare della musica verso le frontiere dell'arte, soprattutto quella della pittura e dell'immagine. Ritmico Non Ritmico è una lente puntata sull’irresistibile caleidoscopio del tempo: ritmo come pulsazione; come espansione, evoluzione di forme; ritmo segnato, ritmo  immaginato; il ritmo interiore di chi crea o esegue e di chi ascolta e ricrea. Ancora una volta Max Fuschetto stupisce per l'eclettismo e il coraggio di una musica che, pur collocabile in area modern-classical o contemporanea, ha una matrice concettuale e ricerca direzioni, sviluppi ed esiti personali, dall'ascolto della musica africana alle letture dell'arte contemporanea. Al giardino d'infanzia trasfigurato in Mother Moonlight, ora si sovrappone la ricerca di un dialogo e di una confluenza di tecniche e pratiche tra arte e musica. Come accaduto in alcuni brani-manifesto, spiega lo stesso autore, «Ho pensato per analogia: siccome, ad esempio, i primi tre brani, Number 1, 3 e 5, esplorano, partendo da pattern percussivi di matrice africana, le possibilità di costruire musica usando le risorse del ribattuto, mi sono venuti in mente gli esperimenti di Jackson Pollock dei Number in cui il pittore, colando direttamente il colore su una tela disposta per terra, sgocciola misture cromatiche formando punti e intrecci di linee usando il dripping come uno sciamano intento a gestire e controllare il caos derivante dal caso». Tra Pollock e Paul Klee, i nove brani si aprono alle possibilità della trasposizione e della metafora, in un omaggio alle intime connessioni tra il segno e il suono, tra le strutture che colpiscono l'occhio e quelle che affascinano l'orecchio. Fuschetto si circonda come sempre di eccezionali musicisti per realizzare il suo intento, pensiamo a Enzo Oliva e Pasquale Capobianco, suoi abituali collaboratori: «Ho voluto musicisti dal suono originale, dal tocco personale, che riescono a sublimare una partitura ricavandone un mondo che è puro suono. Se penso alle ore impiegate per decidere quale fosse il giusto tempo per ogni esperienza sonora direi che qualsiasi cosa abbiamo eseguito è stata realizzata attraverso un solo respiro collettivo, quello infine scelto e non un altro».  Sul finale colpisce il brano A Lucio B., con la partecipazione di Luca Aquino («Mi ha sempre affascinato quel suo suono intenso, morbido, dalla gamma espressiva ampia e anche uno stile nelle improvvisazioni assolutamente personale»). Una dedica sui generis al genio di Lucio Battisti, che Fuschetto considera «Un artista straordinario, fa così parte del nostro immaginario che ho pensato di far emergere il motivo del pianoforte da un field recording catturato in una metropolitana, luogo sonoro che rappresenta in questo caso la metafora dell'inconscio collettivo: il parlato della gente, i soffietti delle porte che si aprono, il ritmo delle rotaie, le variazioni di velocità che sono variazioni di altezza del suono ecc. Ho voluto cogliere un'analogia tra un motivo improvvisato da ragazzo e un tema di Battisti che amo. Ho notato delle similitudini nella costruzione delle frasi e nell'uso di certe armonie e ho pensato che ognuno ha i suoi maestri, impliciti ed espliciti, ed è bene non dimenticarlo».
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DIGRESSIONE MUSIC
Le novità discografiche per un'estate magnifica
Quattro nuovi dischi per festeggiare insieme l'estate

FESTA PATRONALE inaugura la ricerca della musica per banda nella straordinaria tradizione fasanese, città pugliese dove la tradizione bandistica ha colorato di suoni e colori le manifestazioni religiose e laiche cittadine.
MY MOON opera prima del pianista e compositore Pierluigi Orsini. Musica per sognare e lasciarsi accarezzare dalle mani di un esperto della tastiera.
MAURICE VIEUX opera completa per viola sola del grande compositore e didatta francese, punto di riferimento assoluto nello studio di questo strumento, magistralmente eseguito da Marco Misciagna, definito dal maestro Michael Kugel, "tra i più grandi violisti ad oggi viventi".
ANIMA DEL TEMPO, opera prima di Alfredo De Giovanni e Floriana Ferrante dove il tempo diventa il pretesto per fare poesia e musica fatta di carne, di vita, di mistero.
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MARGHERITA'S MINIATURES
il nuovo disco di Margherita Porfido

L'album propone un originale percorso proiettato verso il Novecento, tra gustose riletture di classici e pagine contemporanee o composte espressamente per l’interprete nelle quali il clavicembalo arriva a momenti addirittura a trasfigurarsi. Le composizioni inserite in questo disco sono in gran parte scritte per la Porfido e per clavicembalo e rappresentano una variegata tavolozza di colori musicali che dimostrano la modernità di questo strumento, tutto da esplorare. Portare il clavicembalo in avanti, nella contemporaneità, affidandolo alla penna di grandi compositori attuali come Béla Bartók ed Érik Satie, Eugenio Colombo e Fred Van Hove, Keith Tippett e Livio Minafra, Daniel Pinkham, per finire con Michel Godard, produce la sorpresa di una scoperta inaspettata; e ancora più sorprendente è la contaminazione con la tromba e il didgeridoo di Pino Minafra delle musiche Pinkham, Nino Rota, Gianluigi Trovesi ed infine del mostro sacro del clavicembalo François Couperin! Un disco intrigante, appassionato e assolutamente nuovo nel panorama discografico moderno.
Margherita Porfido. Diplomata in Pianoforte nel 1978 e in Clavicembalo nel 1987, consegue la Laurea Magistrale di Clavicembalo nel 2012 e Musica da Camera nel 2014. Si perfeziona con i maestri Michele Marvulli, Rodolfo Caporali, Vincenzo Vitale per il pianoforte e Annaberta Conti, Rosa Anne Klarer per il clavicembalo. Si diploma con Merito all’Accademia Musicale Chigiana con il grande clavicembalista Kennet Gilbert. Inizia la sua carriera concertistica dapprima come pianista, dedicandosi in seguito esclusivamente al Clavicembalo, esplorando sia il repertorio Antico Rinascimentale-Barocco (in particolare la musica Italiana) sia quello Moderno-Contemporaneo, invitando compositori a scrivere per lo strumento. Come Clavicembalista classica, ha tenuto numerosi concerti in veste di Solista e di Solista con Orchestra, eseguendo i Concerti di J.S. Bach per 1, 2, 3 e 4 Clavicembali con varie Orchestre Barocche. Per il repertorio Moderno-Contemporaneo ha eseguito i concerti per Clavicembalo e Orchestra di: Virgilio Mortari, Goffredo Petrassi, Gianfrancesco Malipiero, Ivan Vandor e Francis Poulenc, diretta da prestigiosi direttori tra cui Bruno Aprea, Vittorio Antonellini, Rino Marrone, Nicoletta Conti. Ha suonato con Giorgio Gaslini, Maggie Nichols, Gianluigi Trovesi, David Short, Michele Lomuto, Pino Minafra, Livio Minafra, Michel Godard.. Da oltre 30 anni si dedica alla ricerca di quel repertorio che va sotto il nome di Scuola Napoletana. Contemporaneamente è proiettata nel futuro stimolando i compositori Contemporanei a far rivivere il Clavicembalo attraverso NUOVE MUSICHE, esplorando le sonorità ancora fresche e attuali dello strumento. A lei sono state dedicate oltre 40 nuove composizioni di autori contemporanei, sia italiani che stranieri tra i quali Francesco De Santis, Carlo Franci, Giancarlo Schiaffini, Bruno Tommaso, Grazia Salvatori, Gianni Lenoci, Daniele Sepe, Gianluigi Trovesi, Giorgio Gaslini, Pino Minafra oltre ad Eugenio Colombo, Fred van Hove, Keith Tippett, Michel Godard e Livio Minafra. Ha inciso per Splash Records, Stradivarius, Musicaimmagine Records, Audionova, Sorriso, Terra Gialla, Digressione Music, Università del Salento. È fondatrice e direttrice artistica del Concorso Internazionale di Clavicembalo e Festival WANDA LANDOWSKA. È docente emerita di pianoforte al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari.