Letture: Le Novità

Tutte le novità editoriali presentate da Blogfoolk...

Giovanni De Zorzi, Introduzione alle musiche del mondo islamico, Roma, Istituto per l'Oriente Carlo Alfonso Nallino (IPOCAN), 2021


Distribuzione nelle migliori librerie e/o scrivendo a Libreria editrice Aseq: info@aseq.it
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Piero Ciampi, 53 poesie, Cura e note di Enrico de Angelis, Introduzione di Diego Bertelli, Postfazione di Giovanni Peli, Lamantica Edizioni, Brescia 2021, pp. 102

Con Enrico de Angelis e Diego Bertelli riscopriamo la voce indimenticata del livornese Piero Ciampi, attraverso la raccolta poetica da tempo ormai fuori catalogo 53 poesie, in uscita per Lamantica il 20 maggio 2021. Così Bertelli riassume la scrittura di Ciampi in conclusione del suo saggio: «la poesia di Piero Ciampi non soltanto possiede un evidente sostrato di riferimenti letterari, ma sembra muoversi nel solco di una profonda originalità e consapevolezza dei mezzi espressivi che ha a disposizione. Siamo perciò di fronte a un libro in senso proprio e non a semplici poesie raccolte insieme; un libro che è il solo che Ciampi pubblica in vita, strutturato peraltro in modo che la varietà dei temi conviva con uno sviluppo coerente dall’inizio alla fine. Se a chiudere le 53 poesie è un’autobiografia in versi nella quale si constatano nascita e “morte in vita” di un uomo, l’inizio del libro introduce il lettore nel nulla in cui vita e morte equivalgono al niente; là dove il poeta, per cogliere qualcosa che sta «in mezzo forse», «alzò la mente / e decisamente / si ritrasse». Non si tratta certo di una rinuncia, perché è da lì che principia la scrittura. Il suo è piuttosto un atto di coraggio, che è il termine più appropriato da tenere a mente per accingersi alla lettura di questo libro. Le 53 poesie sono dunque poesie del coraggio, in un senso particolare però: è il coraggio che sposa la paura, con tutte le conseguenze – tragiche e anche comiche – che derivano da questo connubio, tanto inaspettato quanto inevitabile […]. È un coraggio contraddittorio, che della contraddizione fa il suo più sincero segno distintivo; un coraggio grazie al quale anche la fragilità di un uomo è segno di forza e di coerenza». Il volume è proposto in 200 esemplari numerati, presto disponibili presso le librerie ospiti, o tramite contatto diretto con l’Editore.
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"IL DE MARTINO" 31/21 è in stampa: parte un nuovo ciclo della rivista insieme a AISO, Circolo Gianni Bosio, Lega di Cultura di Piadena e Ires Toscana

Una rivista che mette al centro della sua agenda la storia orale, le culture e le musiche popolari, il mondo del lavoro e le trasformazioni della società contemporanea. Infatti nel numero 31 troverete interventi sui navigator e sulla memoria del G8 di Genova, su oralità e scrittura in Italo Calvino, e poi un ricordo di Alberto Sobrero, un ampio saggio sulla storia di vita di un rifugiato somalo a Torino, un racconto inedito sugli interstizi urbani, un'ampia sezione di Note e recensioni e due dossier tematici fortemente intrecciati tra di loro su temi che agitano le nostre vite e complicano il nostro tempo: le "Storie orali nel tempo del Covid-19" (con interventi da New York e dal Brasile) e lo "smart working" analizzato a partire da una ricerca dell'IRES Toscana. Dal n.31 la rivista viene pubblicata dalla casa editrice dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Pistoia e sarà disponibile in libreria e on line. Per i soci dell'Istituto de Martino sarà possibile averne copia al 50% di sconto scrivendo a iedm@iedm.it. Per proporre dei contributi alla rivista scrivere a: rivista.ildemartino@gmail.com

EDITORIALE
La rivista «Il de Martino» è nata nel 1992 per rafforzare il rilancio dell’Istituto Ernesto de Martino nel momento del trasferimento da Milano a Sesto Fiorentino. Dopo 30 numeri, e in vista del suo trentesimo anniversario di vita, inaugura un nuovo ciclo che raccoglie e sviluppa l’eredità del lavoro fin qui svolto e apre nuove prospettive di ricerca e di intervento, grazie alla sinergia con l’Aiso (Associazione italiana di storia orale), con il Circolo Gianni Bosio di Roma e la Lega di cultura di Piàdena e con l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) Toscana.
Questo gruppo si è ritrovato agli incontri alla Festa della Lega di cultura di Piàdena. Si è consolidato condividendo idee, letture e temi di ricerca nei seminari organizzati presso la Casa della memoria e della storia di Roma, presso l’Istituto Ernesto de Martino e poi negli spazi sempre più pervasivi della rete. Ha lavorato quasi due anni – in gran parte forzatamente a distanza – alla progettazione della nuova vita della rivista, costruita da una redazione vasta e plurale, che si è impegnata a fondo per trovare un assetto editoriale adeguato. La periodicità diventa semestrale. Cambia il sottotitolo: «storie voci suoni». Viene dato spazio sia ad articoli e interventi brevi, sia a saggi più corposi. L’obiettivo è offrire uno spazio di visibilità, confronto e dibattito fra coloro che lavorano con le fonti orali, le storie di vita e la memoria, con le scritture e le fonti autobiografiche, con gli archivi sonori, audiovisivi, multimediali, e con i media contemporanei.
La storia orale farà da guida alla nostra esplorazione del presente e del passato, delle memorie e dei futuri possibili, del mondo del lavoro e delle culture popolari, delle soggettività migranti e dei contesti e movimenti sociali e politici, delle forme di espressività musicale e dei canali di diffusione e fruizione della cultura. Le interviste, il dialogo e l’ascolto delle storie, delle voci e dei suoni ci aiuteranno a pensare alle forme contemporanee di intervento culturale, di ricerca-azione e di uso pubblico della ricerca. La valorizzazione del patrimonio culturale e archivistico farà da
collante fra generazioni ed esperienze diverse, accomunate dalla passione per la ricerca e da una particolare sensibilità etica, civile e politica e, soprattutto, dallo sforzo costante per un uso critico e rigoroso delle fonti orali e autobiografiche.
C’è una tradizione da rinnovare e c’è tanto da fare per raccontare l’Italia, il mondo e le loro storie, rimettendo occhi e orecchie sui territori, disseppellendo talvolta radici lunghe e talaltra documentando tagli, strappi e nuovi inizi, che spesso non conosciamo anche perché ormai quasi nessuno sembra interessato a raccontare le realtà locali, le vaste periferie sociali, i soggetti
non egemoni. Che cosa sia successo nelle nostre società negli ultimi quarant’anni è tema con cui la ricerca storica, antropologica e sociologica deve ancora largamente misurarsi.
Se pensiamo a una rivista di ricerca scientifica e di intervento civile, in cui le armi critiche delle discipline (che si sono raffinate in questi ultimi quarant’anni di svolta linguistica ed ermeneutica) tornano a ingaggiar battaglia con i temi grossi del nostro tempo, abbiamo bisogno di tante persone nuove, ma anche di talismani che vengono da altre stagioni e che ci fa piacere ereditare e tenerci vicino. Così intendiamo «Il de Martino».
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Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti
(a cura di)
LE SPOSE DI SAN PAOLO
Immagini del tarantismo
Kurumuny Edizioni 2021
#demartino60

Galatina, la cappella di San Paolo e lo spazio antistante, rappresentano il luogo pubblico di svolgimento del rito, la meta dove per decenni tarantate e, più recentemente, anche studiosi del fenomeno e semplici curiosi si sono dati appuntamento il 28 e 29 giugno – in occasione della ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo – per celebrare e osservare il rituale magico-religioso del tarantismo. Il volume Le spose di San Paolo. Immagini del tarantismo a cura di Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti, edito da Kurumuny Edizioni, restituisce gli scatti di fotografi professionisti e non, che nel corso di un cinquantennio hanno varcato la soglia del luogo del culto. Si parte dall’esperienza pioneristica di Chiara Samugheo che fotografa per prima il pellegrinaggio delle tarantate a Galatina nel 1954, per passare poi alle immagini realizzate da Franco Pinna durante i mesi di giugno e luglio 1959, nel corso dell’indagine demartiniana sul tarantismo salentino. Ancora al diretto magistero di Ernesto de Martino sono riconducibili le foto scattate da Annabella Rossi nel 1959-1960. Dopo questo “blocco” di immagini, le altre sono distanti di circa un quindicennio e coprono un periodo di tempo che va dal 1974 al 1992, gli anni in cui il fenomeno si avvia al suo definitivo tramonto. Paolo Albanese e Paola Chiari, Fernando Ladiana, Paolo Longo, Carmelo Caroppo e Luigi Chiriatti ci presentano una serie di scatti realizzati nei giorni e luoghi della festa di San Paolo, a Galatina. Il volume costituisce l’atto conclusivo del progetto “demartino60”, sostenuto dal Fondo speciale Cultura e patrimonio culturale 2019 della Regione Puglia (L.R. 40/2016 – Art. 15 c. 3). Il progetto, inaugurato nell’estate del 2019 con la realizzazione di una mostra fotografica itinerante, il racconto del celeberrimo libro La terra del rimorso con una performance degli studiosi Paolo Apolito e Stefano De Matteis e poi ancora proiezioni di documentari e installazioni di video-arte, dopo il fermo imposto dalla pandemia giunge a compimento con l’uscita del volume fotografico Le spose di San Paolo. Immagini del tarantismo. La fotografia, dunque, come preziosa fonte di testimonianza e strumento di conoscenza, contro ogni spettacolarizzazione, richiamando lo stesso discorso demartiniano, che esplicita la propria riconoscenza al mezzo fotografico. Scrive infatti Ernesto de Martino nell’Introduzione a La terra del rimorso: «La prima idea di compiere un’indagine etnografica sul tarantismo pugliese, e di dare inizio, in questo modo, alla progettata serie di contributi per una storia religiosa del Sud, mi venne guardando alcune belle fotografie di André Martin, delle scene che, dal 20 al 30 giugno di ogni anno, si svolgono nella Cappella di S. Paolo di Galatina (...) Queste fotografie (…) a me furono di stimolo per ancorare la progettata storia religiosa del Sud a un episodio circoscritto da analizzare, a un fenomeno che richiamava esemplarmente l’impegno della coerenza storiografica proprio perché si presentava come un nodo di estreme contraddizioni».

Dall’introduzione di Maurizio Agamennone:
«E questo (la consapevolezza critica successiva ai primi decenni del Novecento, ndr) rimette pienamente in gioco il fotografo responsabile dello scatto, il produttore delle immagini, che non è mero operatore tecnico, mediatore neutrale tra realtà osservata e dispositivo di rilevazione, ma esprime pienamente la propria soggettività, nella ripresa, diventando così un “autore”: i suoi prodotti, perciò, possono risultare anche molto diversi rispetto a quelli messi in campo da altri operatori, di fronte al medesimo evento, rito, processo sociale; d’altra parte, è pure necessario rammentare che un evento, un rito e un processo sociale non restano mai uguali a se stessi, nelle iterazioni calendariali successive e nel passare del tempo: nel loro “farsi”, eventi, riti e processi sociali, pur restando riconoscibili e osservabili, si trasformano, anche sensibilmente, in seguito alla mobilità delle relazioni tra gli attori sociali coinvolti, al mutare delle condizioni ambientali, sociali ed economiche e, anche, in conseguenza delle possibili interferenze generate dalla eventuale presenza dello stesso fotografo, o altro operatore di ripresa. Quindi, se è vero che Ernesto de Martino non è affatto responsabile della adozione sistematica della ripresa fotografica nelle scienze umane, è pure altrettanto vero che la sua opera di studioso e organizzatore di processi di indagine e documentazione ha fortemente contribuito ad alimentare una filiazione lunga e importante di fotografi e cineasti che si sono messi “in scia” con le sue “campagne” di ricerca, affiancandolo direttamente sul terreno e anche continuando ad agire per proprio conto, orientati dal suo magistero: sicuramente, nell’influenza demartiniana sulla documentazione visuale un picco riconoscibile si raggiunge proprio nella campagna realizzata durante la “mitica estate” del 1959, concernente il tarantismo salentino».

Il progetto demartino60
Tra il giugno e il luglio del 1959, la mitica spedizione di Ernesto de Martino e della sua équipe tra Nardò, Galatina e Muro Leccese avrebbe consegnato alla storia della conoscenza le tradizioni antiche di un territorio, il Salento, e il mistero profondo del fenomeno del tarantismo. A sessant’anni da quell’estate, Kurumuny rende omaggio all’opera pioneristica di Ernesto de Martino e dei suoi collaboratori attraverso il progetto demartino60, con la direzione scientifica di Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti.
La pubblicazione del celeberrimo La terra del rimorso (Il Saggiatore, Milano 1961), segna uno spartiacque tra il prima e il dopo degli studi sul tarantismo. Ne sono scaturiti, nel tempo, numerose piste di ricerca e riflessione scientifica sulle relazioni tra la musica e il trattamento del disagio e della sofferenza, la musica e gli stati di alterazione di coscienza in contesti rituali e cerimoniali, la musica e l’esperienza religiosa, ma anche un esuberante “discorso pubblico” sui recenti processi di patrimonializzazione di esperienze, sapéri e beni immateriali quali la musica e la danza, sulla costruzione di possibili identità locali, che ha pure alimentato istanze sociali e politiche complesse. Un patrimonio che il progetto demartino60 intende riprendere e divulgare, per costituire nuovi strumenti del sapere per le generazioni future.

I curatori
Maurizio Agamennone è professore ordinario di Etnomusicologia presso il Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze. Allievo di Diego Carpitella, ha insegnato nei Conservatori di musica di Perugia, L’Aquila e Campobasso, all’Università di Venezia e Lecce. È stato ideatore e direttore artistico di progetti musicali fortemente innovativi come il “Festival internazionale della zampogna” in Molise (1996-2002) e “La Notte della Taranta” nel Salento (1998-2001). Tra i suoi più recenti volumi, si segnalano: Viaggiando, per onde su onde (Squilibri 2019); Sul limite e dei transiti (LIM 2018); Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954) (Squilibri 2017); Su Daniele Paris. Storie e memorie di un direttore d’orchestra (LIM 2009); Musiche tradizionali del Molise. Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese (1954) (con Vincenzo Lombardi, Squilibri 2011); Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico (Squilibri 2008); Musiche tradizionali del Salento: le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959, 1960) (Squilibri 2005).

Luigi Chiriatti da decenni si dedica alla ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Dopo aver inciso nel 1977 con il Canzoniere Grecanico Salentino il disco Canti di terra d’Otranto e della Grecìa salentina, ha fondato e militato in importanti gruppi di riproposta della musica popolare: Il Canzoniere di Terra d’Otranto e Aramirè. Ha curato e pubblicato numerosi lavori sul tarantismo, la musica e la cultura popolare salentina. Su tutti, Morso d’amore. Viaggio nel tarantismo Salentino, (Capone 1995) e Terra Rossa d’Arneo (Kurumuny 2017). Ha svolto numerosi incarichi istituzionali come membro del comitato scientifico CIGI – Comitato Italiano Gioco Infantile; presidente dell’associazione culturale “Ernesto de Martino-Salento”; di direzione artistica: festival “Canti di Passione” dal 2003 al 2009 e 2014; di attività didattica e consulenza scientifica. Dal 2015 è direttore artistico del festival “La Notte della Taranta” e direttore scientifico dell’Istituto “Diego Carpitella”. Nel 2002 ha fondato la casa editrice Kurumuny.

Meravigliosi ragni danzanti, un focus sulle interpretazioni del tarantismo nel Seicento
Il primo libro della collana Piccola biblioteca sul tarantismo di Kurumuny Edizioni

Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento è il primo libro della nuova collana di Kurumuny Edizioni, “Piccola biblioteca sul tarantismo”. La collana, diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli, rappresenta un nuovo progetto di studi, un’avventura intellettuale e umana che conferma la passione e il rigore di approccio della casa editrice salentina nella ricerca sulle tradizioni popolari. Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento a cura di Manuel De Carli, pubblicato da Kurumuny con il patrocinio e il sostegno dell’Istituto Diego Carpitella, raccoglie sette saggi di accademici e studiosi (Donato Verardi, Maurizio Cambi, Adele Spedicati, Silvia Parigi, Manuel De Carli, Marco Leone, Gabriella Sava) che approfondiscono altrettante ricerche concepite nel diciassettesimo secolo da medici, filosofi, eruditi per dare una spiegazione al fenomeno “meraviglioso” che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa. Unendo la serietà degli studi accademici a un taglio divulgativo, pensato per una vasta platea di lettori interessati all’affascinante tema del tarantismo, il libro è un avventuroso viaggio attraverso i testi di grandi pensatori italiani e stranieri, da Tommaso Campanella a Athanasius Kircher, da Giovan Battista Della Porta a Giorgio Baglivi, Epifanio Ferdinando, Wolferd Senguerd, Antonio Muscettola.

Dalla prefazione di Manuel De Carli:
«I saggi che compongono la presente raccolta sono dedicati alla riflessione di sette autori che, nel Seicento, hanno scritto sui “meravigliosi ragni danzanti”: le tarantole. Per secoli, questi animaletti sono stati ritenuti responsabili di un fenomeno patologico, denominato nel tempo “tarantismo”. Dapprima, il tarantismo fu concepito come una patologia specifica della Puglia meridionale, successivamente, però, casi di tale fenomeno sono stati registrati anche nel Sud dell’Europa e, soprattutto, in Spagna (…). Ernesto de Martino, con la nota indagine interdisciplinare sul tarantismo, ne mostrerà la dimensione di “istituto culturale” (…). I saggi qui raccolti offrono al lettore la chiave per accedere ad alcune interpretazioni del tarantismo nel Seicento, allorquando tale fenomeno viene ricompreso, grazie anche agli strumenti offerti dalla riflessione filosofica, in una dimensione per lo più medicale. Nel corso del secolo, i fenomeni di tarantismo si presentano come fatti meravigliosi innegabili: i tarantati esistono e sono osservabili in natura. Tali fatti, tuttavia, hanno caratteristiche “singolari” e “straordinarie” che richiedono una giustificazione razionale specifica rispetto ai fatti “regolari” della natura. Non è un caso che il discorso sul tarantismo – nei diversi aspetti che lo compongono – sia spesso percepito, come si evince dai contributi qui raccolti, quale problema intrinsecamente legato al tema delle qualità occulte, strumento concettuale a cui medici e filosofi potevano ricorrere per giustificare razionalmente i fatti straordinari (…). Fenomeni che, una volta incontrati, destano meraviglia e offrono una sfida alle convinzioni del sapere ordina rio6. Da qui, anche il fiorire dei diversi modelli esplicativi messi in campo da intellettuali di tutta Europa per offrire una spiegazione razionale ai molteplici aspetti straordinari del tarantismo, spesso per strapparli a letture superstizione».

La collana Piccola biblioteca sul tarantismo
Nel corso dei secoli, il tarantismo, fenomeno meraviglioso che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa, ha suscitato l’interesse di medici, indagatori della natura, eruditi e viaggiatori provenienti ogni parte del mondo. Da alcuni decenni, questo fenomeno è al centro di un rinnovato interesse scientifico e intellettuale che ha registrato una serie di studi ed eventi culturali dalla portata internazionale. La collana Piccola biblioteca sul tarantismo promuove ricerche di natura storica sulle interpretazioni del tarantismo offerte, nel corso dei secoli, dalle tradizioni filosofica, medica, antropologica e letteraria. Essa accoglie lavori monografici, ricerche di gruppo e riedizioni di testi inediti o rari.vLa collana è diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli (Tours), composto da: Joaquín Àlvarez Barrientos (Madrid), Maurizio Cambi (Salerno), Camilla Cavicchi (Tours), Luigi Chiriatti (Lecce), Pilar Leòn Sanz (Pamplona), Anna Marie Roos (Lincoln), Donato Verardi (London).

Il curatore
Manuel De Carli è Chercheur associé presso il Centre d’Études Supérieures de la Renaissancevdell’Université de Tours (France). Nel 2019, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia, presso l’Università degli Studi Roma Tre, e in Musique, presso l’Université de Tours. È membro dell’International Society for Eighteenth-Century Studies e dell’European Society for thevStudy of Western Esotericism. Fa parte del comitato di redazione di Arcana Naturae. Revue d’histoire des sciences secrètes. Si interessa al dibattito sulle qualità occulte in età moderna, con particolare riferimento allo studio della tradizione aristotelica, e alle discussioni sul tarantismovmediterraneo tra Seicento e Settecento.

Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori
in libreria la raccolta di saggi della grande antropologa Clara Gallini, Kurumuny Edizioni
Un’affascinante avventura nell’Europa tra Ottocento e Novecento

E' in libreria Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori, il nuovo libro edito da Kurumuny Edizioni che conferma il lungo impegno della casa editrice nella divulgazione della ricerca antropologica.
Chiaroscuri è una raccolta di saggi scelti della grande Clara Gallini, figura cardine nel panorama degli studi antropologici in Italia e non solo, considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di Ernesto de Martino. Il libro, edito postumo, è stato tuttavia ideato e interamente organizzato da Gallini, l’ultimo dei suoi lavori in vita a cui sarebbero seguiti altri progetti già in cantiere con Kurumuny. Il volume, che esce nella collana “Pensieri meridiani” con la prefazione di Adelina Talamonti e un’introduzione firmata dall’autrice, è arricchito in appendice dai testi di Ernesto de Martino e dello psicanalista Emilio Servadio. Seguendo la penna raffinata di Clara Gallini, il libro conduce il lettore per tutta Europa attraverso le storie di medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, “isteriche” e fantasmi. In questa affascinante avventura, condotta sempre attraverso rigore di metodo ma che non rinuncia al piacere del racconto, Gallini viaggia da Nord a Sud facendo tappa in alcuni dei luoghi simbolo dei misteri studiati dall’occultismo. Tra gli altri, le case infestate della Torino di inizi Novecento e quelle di fine Ottocento a Napoli, dove la famosa medium Eusapia Paladino attira sia pellegrini che scienziati come il noto antropologo Cesare Lombroso. E ancora, un focus sulla fotografia come strumento privilegiato dello spiritismo, la disciplina sviluppatasi a fine Ottocento nell’alveo del pensiero positivista che si approccia alla materia nell’idea di dimostrare scientificamente l’esistenza dell’oltretomba. Diversi capitoli, poi, sono dedicati a Lourdes, teatro di miracoli e luogo della medicalizzazione del sacro. Addentrandosi in queste storie e approfondendo le relative questioni, Gallini non si presta a un’indagine sulla “verità” dei fenomeni, piuttosto si approccia alla materia, “demartianamente”, attraverso il criterio della comprensione culturale, applicato tanto alla platea dei medium e degli altri soggetti direttamente coinvolti quanto a quella degli studiosi che se ne sono interessati nel tempo. In appendice, i testi di Ernesto de Martino (Miseria psicologica e magia in Lucania) ed Emilio Servadio (Le oscure vie della guarigione) “dialogano” con quelli raccolti nel volume, costituendo ulteriori, preziosi contributi interpretativi e spunti di riflessione.

Dall’introduzione di Clara Gallini:
«Nel loro complesso, i nostri episodi smentiscono quella immagine, rigida ed esclusiva, di un Mezzogiorno che per tradizione concentrerebbe nei suoi territori ogni “magia”: al contrario, la troveremo anche altrove, nelle moderne città d’Europa, dove anche sarebbe stata presa in seria considerazione “scientifica”, oltre che “religiosa”, da vari medici e prelati. Le storie che raccolgo qui sono ristampate da vecchi articoli, di venti, trent’anni fa, ma non mi vergogno di dire che la loro problematica è sempre più attuale, in tempi come questi, che danno sempre più spazio all’avanzata dell’“irrazionale”, non solo nei diversi culti religiosi. (…) Più in generale, potremmo ritrovarvi l’attualità di quelle domande su che cosa mai sia quel lato oscuro degli uomini e delle cose, che ancor oggi continua a intrigarci».

Dalla prefazione di Adelina Talamonti:
«I personaggi che si incontrano – medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, isteriche e fantasmi... – e le loro relazioni, disegnano un Ottocento che prima di Clara Gallini non era stato indagato da una prospettiva antropologica. Una prospettiva che analizzando la dimensione culturale del magnetismo e dello spiritismo, come delle guarigioni miracolose, mette in luce, tra l’altro, il dinamismo culturale presente nella società di classe e pone interrogativi ancora attuali sulla crisi del modello cartesiano di ragione».

Dal libro:
«Una ricostruzione della storia dello spiritismo presenta sempre delle sorprese. Fa scoprire in quante occasioni la storiografia civile e politica, o sociale ed economica, scarti dalla sua ottica elementi che considera irrilevanti, quando non addirittura imbarazzanti. Ad esempio, il fatto che a Napoli si siano tenute sedute spiritiche nel salotto di uno dei più grossi commercianti stranieri operanti in città o che un illustrissimo uomo politico tenesse conferenze improntate al più solido credo spiritista. Nella città, lo spiritismo penetra e si diffonde alquanto precocemente: nel 1863 si for­ma la prima società spiritistica, che pubblica anche un giornale, nell’anno successivo si pubblica il primo libro scritto da un napo­letano e stampato a Napoli. I percorsi della sua penetrazione, le sue stesse forme si modellano sulle forme della stratificazione sociale e culturale di una città che da poco ha cessato di essere capitale. C’è al vertice un’aristocrazia e un’intellettualità dedita alle professioni liberali, ma è anche presente una borghesia com­merciale non priva di dimensioni cosmopolite. Ed è soprattutto per tramite di quest’ultima che si attiverà una comunicazione diretta tra circoli (o salotti) napoletani e spiritismo inglese, e in particolare la Londra dell’allora celeberrimo medium Daniel D. Home e delle prime sperimentazioni scientifiche di William Crookes. Di questi contatti è possibile trovare qualche traccia. Per esempio, le fantasiose tracce lasciate dalla Signora Guppy, moglie di un notissimo commerciante che risiedeva parte del suo tempo a Londra, parte a Napoli. Questa signora aveva già fatto mostra delle sue capacità quando, non ancora sposata, viveva casa affacciata sul golfo, è capace di far materializzare sontuosi, mediterranei apporti, che «assumevano forme di gamberi, gran­chi, molluschi e simili...»

L’autrice
Clara Gallini (1931-2017), professore emerito dell’Università “Sapienza” di Roma, ha insegnato Antropologia culturale ed Etnolgia a Cagliari, Napoli, Roma. È stata fondatrice e presidente dell’Associazione Internazionale “E. de Martino” e tra i membri fondatori dell’International Gramsci Society. È considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di de Martino, e ha curato varie edizioni critiche dei suoi scritti (editi e inediti). Principali temi della sua ricerca sono stati cultura e religione popolare nell’Europa contemporanea, considerate nella dialettica tra tradizione e modernità, i discorsi ufficiali della Chiesa e della scienza e la realtà della pratica sociale. La sua vasta bibliografia include: La sonnambula meravigliosa. Magnetismo e Ipnotismo nell’Ottocento italiano, Feltrinelli 1983; La ballerina variopinta. Una festa di guarigione in Sardegna, Liguori 1988; Il Miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes, Liguori 1998; Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia, Nottetempo 2016. Ha curato varie edizioni critiche degli scritti (editi e inediti) di Ernesto de Martino.
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MISERERE
I canti penitenziali dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca
a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia
 
Finalmente disponibile il prossimo 27 marzo il Libro & CD “Miserere. I canti penitenziali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca”. Il lavoro, a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia, inaugura la nuova collana editoriale di Finisterre dal titolo “Nubes” e include le riflessioni, i testi dei canti, le illustrazioni dei “Misteri”, il percorso di storia dell’affascinante Settimana Santa sessana con i suoi rituali antichi e le sue processioni penitenziali di grande intensità emotiva. Il racconto si anima con le testimonianze di Ambrogio Sparagna, Davide Rondoni e Mons. Orazio Francesco Piazza, gli spartiti musicali e le illustrazioni inedite di Luigi Cappelli per un originale viaggio nel tempo e nello spazio dell’umano sentire, dove volti e voci, odori e sapori, situazioni e condizioni esistenziali, generano a Sessa Aurunca continuità di storia e di vita. Un libro di riflessione e preghiera e una documentazione unica di cultura tradizionale italiana. All’interno del libro un disco contenente 16 brani con le voci soliste e corali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e del Monte dei Morti e gli echi della Banda musicale dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso. Un repertorio unico nel suo genere che racconta le varie fasi rituali della Quaresima a Sessa Aurunca e la grande tradizione di voci e musiche che da almeno 6 secoli la caratterizza. Suoni e voci un tempo sospeso che ha il suo culmine emozionale nelle musiche eseguite nei vari giorni della Settimana Santa e soprattutto nelle voci “strascinate” durante la processione del Venerdì Santo, con la banda e le sue marce funebri, gli strumenti musicali minori a segnare il tempo, i cori dei Confratelli. In evidenza il Trio del Miserere, nella sua formazione più antica e in quelle più recenti, ma anche il repertorio delle cene confraternali e dei momenti musicali più intimi dei rituali sessani. Il Libro & CD è disponibile presso www.finisterre.it e sarà distribuito in libreria nelle settimane successive.
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Storie e amori d’anarchie 
Un volume con CD allegato  di Sergio Secondiano Sacchi
Disegni di Sergio Staino

Le canzoni e gli avvenimenti che raccontano un’idea di libertà e di rivolta per il quarto volume della collana “I libri del Club Tenco”

A conferma che “a canzoni non si fan rivoluzioni” ma di certo si possono raccontare con grande efficacia le trasformazioni che investono una società e i sentimenti che ad esse si accompagnano, il quarto volume della collana “I libri del Club Tenco”, pubblicato da Squilibri, ha l’ambizione di ripercorrere, in 21 canzoni, gli avvenimenti che hanno alimentato quell’idea di libertà e rivolta passata alla storia come anarchia. A firma di Sergio Secondiano Sacchi e con i disegni di Sergio Staino, rispettivamente direttore artistico e presidente del Club Tenco, Storie e amori d’anarchie affronta le continue metamorfosi di un ideale di cui nei secoli si sono avute diverse incarnazioni a seconda dei contesti e dei protagonisti. Dall’ideale catartico dell’Inno della rivolta, con le speranze messianiche di rinascita a nuova vita nella Lunigiana di fine Ottocento, si passa così a più concrete prese di posizione all’interno del mondo sindacale dell’’Industrial Workers of The World, dall’illegalismo di Buenaventura Durruti e dei Solidarios all’agire sanguinario della banda Bonnot, dalla tensione verso un progetto politico di respiro collettivo al gesto solitario di un “treno lanciato contro l’ingiustizia”: ventuno storie d’amore, insomma, per tanti possibili tipi di anarchia. Ripercorrendo le vicende evocate nelle canzoni, il libro ricostruisce così una vivacissima temperie culturale e politica che, dalla Comune di Parigi, arriva fin quasi ai giorni nostri, soffermandosi sulle gesta di autori entrati di prepotenza nella mitologia rivoluzionaria, da Joe Hill a Pietro Gori fino a Giuseppe Pinelli, senza trascurare gli “anonimi compagni”, che hanno contribuito ad alimentare quell’ideale. Estendendosi anche a realtà non molto conosciute, come quella dell’anarchismo argentino, il racconto si dilunga sugli intrecciati lasciti della Grande guerra che, con la nascita in Europa dei regimi totalitari, porteranno alla sconfitta, in Spagna, di eserciti composti da combattenti di diverse nazionalità, sostenuti però da speranze mai dome.  All'origine c'è uno spettacolo Cançons d’amor i d’anarquia, presentato per la prima volta al Teatre Joventut di Barcellona e poi ripreso anche in Italia: e la vivacità e la forza di un live si avverte nel CD allegato al volume, realizzato per intero con registrazioni dal vivo nei diversi contesti che hanno ospitato lo spettacolo di cui il regista Carlos Benpar ha tratto anche un film-documentario (qui il trailer del film-documentario: https://www.youtube.com/watch?v=mj3pBSNxrgw). Compatto e ben assortito il cast che annovera interpreti italiani, spagnoli e inglesi a evidenziare il respiro internazionale di un movimento che non conosceva confini, avendo come patria il mondo intero: Juan Carlos Biondini, Silvia Comes, Vittorio De Scalzi, Dani Flaco, Julyen Hamilton, Joan Isaac, Alessio Lega, Olden, Anna Roig, Wayne Scott, Scraps Orchestra e Peppe Voltarelli. Interpretazioni appassionate e coinvolgenti, le loro, con un’ottima ripresa dei suoni e non poche novità tra le quali una versione in catalano della Locomotiva di Francesco Guccini, una versione trilingue (italiano, catalano e francese) della Canzone del maggio di Fabrizio de André, una ripresa corale di Here’s to you di Joan Baez ed Ennio Morricone e alcuni brani spagnoli poco conosciuti in Italia.
Sergio Secondiano Sacchi Direttore artistico del Club Tenco, ha scritto numerosi libri sulla canzone d’autore e curato l’edizione di diversi dischi, introducendo in Italia autori come Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés, Lluís Llach, Pi de La Serra e Joaquín Sabina. Per Squilibri ha pubblicato Multifilter. Mito e memoria del padre nella canzone e Vent’anni di Sessantotto. Le canzoni e gli avvenimenti che raccontano un’epoca, entrambi con due CD allegati.

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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Napule’s Power Movimento Musicale Italiano di Renato Marengo
Prefazione Renzo Cresti
a cura di Paolo Zefferi
Tempesta Editore

Esce per Tempesta Editore Napule’s Power di Renato Marengo, il volume che sancisce definitivamente il racconto del nascere e dello svilupparsi di un movimento musicale – lungo i decenni e attraverso i molteplici generi – che, con i nuovi suoni del rock, dell’etno e del pop, ha riportato la musica di Napoli in Italia e nel mondo, con tutto il suo carico di tradizione, cultura, passione e ritmo, rinnovandola. Il libro ha la prestigiosa prefazione di Renzo Cresti ed è curato da Paolo Zefferi e gode del Patrocinio di Comune di Napoli Assessorato ai Giovani, Siae, Nuovo Imaie, Festa della Musica, Mei e Audiocoop e Osservatorio Giovani dell’Università Federico II. Era il 1971 quando per la prima volta Renato Marengo pensò di usare la definizione Napule’s Power per aggregare e guidare la vita musicale partenopea. Erano gli anni del Black Power, il ’68 non era passato poi da molto tempo e proprio allora stava prendendo l’avvio una grande onda che, alla fine, ha coinvolto musicisti legati alla ricerca colta e popolare, artisti folk, musicisti dal curriculum internazionale, giovani appassionati di rock’n’roll ed artisti visionari. Artisti che conoscevano le proprie radici, che avevano ben presente le loro tradizioni, ma con uno sguardo al futuro e con una precisa volontà di cambiamento: artistico, personale, politico. Musicisti usciti dal conservatorio di San Pietro a Maiella o cresciuti all’Università della strada. Musicisti che da ragazzini ascoltavano, e assimilavano, i suoni che riecheggiavano al porto subito dopo la guerra: le canzoni americane, il jazz, il rock’n’roll, scambiandosi note con altri musicisti che ogni sera scendevano dalle gigantesche portaerei della Nato a caccia di whisky, di musica e “signurine”. Musicisti arrivati al successo negli anni ’70 e ’80 e poi diventati il punto di riferimento delle nuove generazioni, della Napoli anni ’90, prima, della nuova onda legata al rap, dopo, e oggi ancora di tutte le grandi novità che animano la città. Tutti, in comune, hanno avuto l’opportunità di vivere in una città come Napoli: crocevia di civiltà, luogo di incontro tra persone diverse, punto di snodo di contaminazioni, fucina di grandi idee, serbatoio della grande tradizione della canzone e luogo che per definizione è una fucina di creatività. La storia, raccontata da Renato Marengo, testimone e protagonista con i musicisti che diedero vita al movimento, parte nel ’71 e arriva fino ad oggi, in un percorso in cui i ricordi, le riflessioni, i riferimenti culturali, storici e politici vanno insieme alla storia musicale, alle canzoni, ai dischi, ai concerti. Insomma questo libro racconta, anche con episodi e aneddoti piacevoli e inediti, come un gruppo di musicisti straordinari sia riuscito a creare un vero e proprio movimento. E come questo movimento, il Napule’s Power, sia diventato e sia ancora oggi patrimonio non solo di Napoli, ma di tutta Italia. Il movimento quest’anno con questo libro festeggia i suoi 50.
 
Gli artisti
Protagonisti della storia, molti dei quali prodotti da Renato Marengo, sono: The Showmen, Renato Carosone, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Osanna, James Senese e Napoli Centrale, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato, Tony Esposito, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Franco Del Prete, Lina Sastri, Jenny Sorrenti e i Saint Just, Patrizio Trampetti, Peppe Servillo e Avion Travel, Concetta Barra, Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Musicanova, Armando Piazza, Luciano Cilio, Mario Schiano, Daniele Sepe, Alberto Pizzo, Ciccio Merolla, , 99 Posse, Almamegretta, Raiz, Clementino, Rocco Hunt, A 67 E ancora Antonio Infantino, Patrizia Lopez, Shawn Phillips, Tony Walmsley, Mark Harris, Paul Buckmaster ed altri.
 
Contributi ed interventi
Nel libro prefazione di Renzo Cresti, introduzione di Paolo Zefferi, presentazione di Francesco Coniglio, tra i vari capitoli, contributi di: Renzo Arbore, Giovanni Minoli, Ezio Zefferi, Giorgio Verdelli, Lello Savonardo, Dino Luglio, Willy David, Anna Cepollaro, Dario Ascoli, Federico Vacalebre, Antonio Tricomi, Carmine Aymone, Claudio Poggi, Gino Aveta, Gianfranco Salvatore, Franco Schipani, Fabio Santini, Giordano Casiraghi, Vince Tempera, Giulio Tedeschi, Antonella Putignano, Arturo Morfino, Nicola Muccillo, Fabio Donato, Umberto Telesco, Enzo La Gatta, Peppe Ponti, Carlo Ferraiuolo, Nando Misuraca, Fabio Donato, Francesco Di Vicino, Giuliano Scala.
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Vololibero 
presenta

ROCK POSTER 1940-2010 Il manifesto diventa arte di MARTINA ESPOSITO
in appendice un saggio di MATTEO GUARNACCIA

Quello che diventerà il “rock poster” nasce nel Tennessee nel 1940, in una ditta a gestione familiare che aveva sempre pubblicizzato incontri di pugilato ed eventi fieristici. Inizialmente la grafica è priva di qualsiasi guizzo artistico ma, con l’affermarsi del rock’n roll, gradualmente, l’estetica del manifesto diventa più eloquente ed il processo creativo passa nelle mani di artisti oggi diventati iconici. Dallo stile psichedelico dei manifesti per i concerti organizzati dalla Family Dog, a quello immaginifico dello studio Ames Bros degli anni Duemila, arte e musica hanno dato vita a sempre più frequenti miracoli grafici. Nel tempo sodalizi storici come quello tra l’onirico studio Hipgnosis e i Pink Floyd o quello tra il situazionista Jamie Reid ed i Sex Pistols hanno letteralmente plasmato i manifesti del “live” rock, contribuendo in buona sostanza al successo dei musicisti stessi e creando una vera contaminazione fra arte e musica. Questo libro racconta il manifesto rock e la sua evoluzione, da semplice veicolo promozionale di concerti e festival ad autentico oggetto d’arte. Arricchiscono il libro 36 preziose immagini a colori a tutta pagina e in appendice “Quando la musica rimbalza sul muro”, un saggio breve di Matteo Guarnaccia.