Letture: Le Novità

Tutte le novità editoriali presentate da Blogfoolk...

Storie e amori d’anarchie 
Un volume con CD allegato  di Sergio Secondiano Sacchi
Disegni di Sergio Staino

Le canzoni e gli avvenimenti che raccontano un’idea di libertà e di rivolta per il quarto volume della collana “I libri del Club Tenco”

A conferma che “a canzoni non si fan rivoluzioni” ma di certo si possono raccontare con grande efficacia le trasformazioni che investono una società e i sentimenti che ad esse si accompagnano, il quarto volume della collana “I libri del Club Tenco”, pubblicato da Squilibri, ha l’ambizione di ripercorrere, in 21 canzoni, gli avvenimenti che hanno alimentato quell’idea di libertà e rivolta passata alla storia come anarchia. A firma di Sergio Secondiano Sacchi e con i disegni di Sergio Staino, rispettivamente direttore artistico e presidente del Club Tenco, Storie e amori d’anarchie affronta le continue metamorfosi di un ideale di cui nei secoli si sono avute diverse incarnazioni a seconda dei contesti e dei protagonisti. Dall’ideale catartico dell’Inno della rivolta, con le speranze messianiche di rinascita a nuova vita nella Lunigiana di fine Ottocento, si passa così a più concrete prese di posizione all’interno del mondo sindacale dell’’Industrial Workers of The World, dall’illegalismo di Buenaventura Durruti e dei Solidarios all’agire sanguinario della banda Bonnot, dalla tensione verso un progetto politico di respiro collettivo al gesto solitario di un “treno lanciato contro l’ingiustizia”: ventuno storie d’amore, insomma, per tanti possibili tipi di anarchia. Ripercorrendo le vicende evocate nelle canzoni, il libro ricostruisce così una vivacissima temperie culturale e politica che, dalla Comune di Parigi, arriva fin quasi ai giorni nostri, soffermandosi sulle gesta di autori entrati di prepotenza nella mitologia rivoluzionaria, da Joe Hill a Pietro Gori fino a Giuseppe Pinelli, senza trascurare gli “anonimi compagni”, che hanno contribuito ad alimentare quell’ideale. Estendendosi anche a realtà non molto conosciute, come quella dell’anarchismo argentino, il racconto si dilunga sugli intrecciati lasciti della Grande guerra che, con la nascita in Europa dei regimi totalitari, porteranno alla sconfitta, in Spagna, di eserciti composti da combattenti di diverse nazionalità, sostenuti però da speranze mai dome.  All'origine c'è uno spettacolo Cançons d’amor i d’anarquia, presentato per la prima volta al Teatre Joventut di Barcellona e poi ripreso anche in Italia: e la vivacità e la forza di un live si avverte nel CD allegato al volume, realizzato per intero con registrazioni dal vivo nei diversi contesti che hanno ospitato lo spettacolo di cui il regista Carlos Benpar ha tratto anche un film-documentario (qui il trailer del film-documentario: https://www.youtube.com/watch?v=mj3pBSNxrgw). Compatto e ben assortito il cast che annovera interpreti italiani, spagnoli e inglesi a evidenziare il respiro internazionale di un movimento che non conosceva confini, avendo come patria il mondo intero: Juan Carlos Biondini, Silvia Comes, Vittorio De Scalzi, Dani Flaco, Julyen Hamilton, Joan Isaac, Alessio Lega, Olden, Anna Roig, Wayne Scott, Scraps Orchestra e Peppe Voltarelli. Interpretazioni appassionate e coinvolgenti, le loro, con un’ottima ripresa dei suoni e non poche novità tra le quali una versione in catalano della Locomotiva di Francesco Guccini, una versione trilingue (italiano, catalano e francese) della Canzone del maggio di Fabrizio de André, una ripresa corale di Here’s to you di Joan Baez ed Ennio Morricone e alcuni brani spagnoli poco conosciuti in Italia.
Sergio Secondiano Sacchi Direttore artistico del Club Tenco, ha scritto numerosi libri sulla canzone d’autore e curato l’edizione di diversi dischi, introducendo in Italia autori come Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés, Lluís Llach, Pi de La Serra e Joaquín Sabina. Per Squilibri ha pubblicato Multifilter. Mito e memoria del padre nella canzone e Vent’anni di Sessantotto. Le canzoni e gli avvenimenti che raccontano un’epoca, entrambi con due CD allegati.

Info:  info@squilibri.it; www.squilibri.it
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FRANCESCO DE GREGORI RACCONTATO CANZONE PER CANZONE DA ENRICO DEREGIBUS
“FRANCESCO DE GREGORI. I TESTI. LA STORIA DELLE CANZONI”
IL NUOVO LIBRO DEL GIORNALISTA PIEMONTESE, UN VOLUME FITTO DI RIVELAZIONI E APPROFONDIMENTI 

“La storia” l’ha cantata per primo Gianni Morandi, “Il cuoco di Salò” era una filastrocca per bambini, “La donna cannone” inizialmente non doveva essere pubblicata, “Sempre e per sempre” ha portato al licenziamento di una ragazza, “Un gelato al limon” di Paolo Conte doveva far parte di “Viva l’Italia”, “Buonanotte fiorellino” non parla di un incidente aereo, “Rimmel” è una canzone milanese,, “Bufalo Bill” aveva una strofa in più... Queste e molte altre notizie, aneddoti, rivelazioni inedite si trovano in “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” a cura di Enrico Deregibus (Giunti editore). Un volume di oltre 700 pagine, un’opera imponente, decisamente anomala nel panorama italiano, che costituisce la seconda parte di “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, la corposa biografia del cantautore che Deregibus ha pubblicato nel 2015, sempre per Giunti. Il giornalista in questo nuovo volume si sofferma sulle canzoni, più di 200, che De Gregori ha inserito nei suoi dischi, con ampie e dettagliate schede che riservano molte sorprese anche a chi conosce bene l’artista romano. Ad accompagnarle, i testi di tutte le canzoni scritte da De Gregori, che li ha controllati e certificati in prima persona per evitare errori e refusi. Il libro non nasce però con lo scopo di spiegare i testi, di interpretarli ma con la volontà di indagare le canzoni in tutte le loro componenti: parole, musica, arrangiamenti, interpretazione. E di raccontarne la nascita, le fonti, l’ispirazione, la scrittura, quello che è successo dopo l’uscita, le tante versioni del loro autore e quelle di altri. Il tutto con centinaia e centinaia di dichiarazioni dello stesso De Gregori, tratte da interviste rilasciate dall’inizio degli anni Settanta a oggi e con complessivamente oltre mille documenti consultati. Enrico Deregibus è giornalista e saggista, oltre che consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali. È considerato il maggior esperto di De Gregori, per il quale nel 2016 ha anche realizzato il volume inserito nel cofanetto “Backpack” (Sonymusic), che racchiude in cd trentadue dischi del cantautore romano. Deregibus è inoltre ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress).

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In occasione dei 30 anni dalla morte, presentazione del libro: Gainsbourg. SCANDALE! di Jennifer Radulovic
L’unica biografia italiana del genio ribelle francese Serge Gainsbourg
Edizioni Paginauno

Martedì 2 marzo ricorrono i 30 anni dalla morte di Serge Gainsbourg (Parigi, 2 aprile 1928 – 2 marzo 1991), il genio ribelle francese. Per l’occasione viene presentato il libro Gainsbourg. Scandale! di Jennifer Radulovic, edito da Paginauno, l’unica biografia italiana che racconta la vita, i lavori, gli amori e la genialità dell’artista ribelle francese. Spregiudicato, provocatore, anticonformista, Serge Gainsbourg è un mito senza tempo, "l’ultimo Poeta maledetto", come l’ha definito alla sua morte il Presidente francese François Mitterrand. Il libro di Radulovic viene presentato alle ore 21 in diretta sulla pagina facebook della casa editrice Paginauno, con l’autrice dialogherà Mario De Santis, critico letterario, giornalista e poeta. Ammaliatore di professione e intellettuale raffinatissimo, Gainsbourg è ritenuto il compositore più prolifico del XX secolo con oltre 1.400 canzoni, da singoli a Concept Album, colonne sonore per film e musical fino a jingle per spot televisivi e radiofonici, spaziando dalla musica classica al jazz, dal rock al reggae. Musicista, paroliere, cantante, divo, attore, personaggio televisivo, regista, pittore e romanziere, nella sua strabiliante carriera ha scritto anche per Juliette Gréco, Françoise Hardy, Brigitte Bardot, Isabelle Adjani, Catherine Deneuve, e naturalmente per la sua amata musa Jane Birkin. Insieme a lei, nel 1969, ha raggiunto il successo planetario con la scandalosa Je t’aime... moi non plus, la prima canzone erotica della storia che gli è valsa la scomunica vaticana e la condanna censoria in numerosi paesi. Gainsbourg è padre della celebre cantante e attrice Charlotte Gainsbourg, nata dalla sua intensa relazione con Jane Birkin.
Dice l'autrice Jennifer Radulovic: «Questa è la storia di un uomo alluvionato nell’anima. Serge Gainsbourg è l’uomo che ha fatto dell’Amore la sua musa, la sua condanna, la sua vocazione. Amore per la bellezza, amore per l’arte, amore per la tragicità, per la provocazione, per lo sberleffo, per l’ironia, per le donne. Per una in assoluto, Jane Birkin. Questo libro, quindi, è anche e soprattutto una struggente e appassionante storia d’amore, oltre che la storia di un artista sconosciuto, figlio di immigrati russi ebrei, che da Pigalle è giunto alle vette più importanti».

ESTRATTO
Serge va a prendere Jane in hotel con un taxi. Jane scende le scale dell’Esmeralda con una minigonna, mozzafiato, tant’è che Serge realizza per la prima volta quanto sia bella e pensa: “Ma che fa, mi vuole provocare? Però mi intriga...” È tutto calcolato: Grimblat si presenta all’appuntamento, ma con una scusa va via subito dopo di proposito per lasciarli soli. Aver combinato per un venerdì sera, tra l’altro, non è un caso, perché sabato e domenica non si gira. Ed è a questo punto, quando si fa buio – siamo in giugno – che questa notte diventa la notte di Serge e Jane, la notte in cui le loro vite cambiano per sempre il proprio corso. Mentre la storia umana e personale di due individui si sta avviando, fuori, nelle strade, tra la gente, impazza la Storia dei grandi eventi. Siamo nel 1968, l’anno delle contestazioni giovanili, politiche, sociali. I manifestanti sfilano in corteo nel cuore di Parigi. La tensione è alle stelle e addirittura la Porsche rossa di Grimblat, a maggio, viene incendiata per strada durante una marcia di studenti.

L'AUTRICE
Jennifer Radulovic (Milano, 1978) è Dottore di Ricerca in Studi Storici. Ama l'atto di narrare in tutte le sue forme e lo fa come storica, saggista e Storyteller. Appassionata di tutto ciò che muove grandi emozioni nell'essere umano, è irrimediabilmente attratta dai provocatori intellettuali. Si occupa di Storia della Provocazione e ha tenuto su Radio Popolare il programma Scandale, storie di uomini e donne andati contro il comune senso del pudore nel '900, e Cinq Femmes Maudites. Collabora con quotidiani e riviste. Ha pubblicato i saggi storici Federico Barbarossa e la Battaglia di Monte Porzio Catone e La grande invasione. Il Regno d’Ungheria nel Duecento tra congiure e intrighi. L’arrivo dei Mongoli, la traduzione dal latino del Carmen miserabile e la raccolta di racconti Le Novelle dei Morti. Fuma il sigaro, vive di notte e “conversa” spesso con Serge Gainsbourg.
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In libreria da giovedì 18 febbraio
Il nemico non è
I cantautori, la guerra e il conflitto sociale
di Mario Bonanno
L’impegno contro la guerra e la lotta contro il Sistema nelle canzoni dei cantautori italiani negli anni Sessanta e Settanta. Titolo tratto da un verso di Enzo Jannacci
Edizioni Paginauno – Collana Saggistica

È nelle librerie da giovedì 18 febbraio il nuovo saggio musicale di Mario Bonanno, già autore del doppio volume 33 giri. Guida ai cantautori italiani per le edizioni Paginauno: Il nemico non è. I cantautori, la guerra e il conflitto sociale è il racconto del conflitto sociale e della critica alla guerra nelle canzoni dei cantautori della storia italiana dal ‘68 in poi. Durante il lungo Sessantotto l’onda della protesta ha riempito la canzone di poetiche di caratura dirompente: le parole sono diventate cronaca e poesia. Per la gioventù movimentista degli anni Settanta le prove tecniche di rivoluzione sono passate anche anche dalle ballate dei cantautori che risuonano dagli stereo, dalle piazze, come nelle aule delle università occupate. La loro attenzione ai temi della guerra e del conflitto sociale è l’argomento specifico di questo libro, che approfondisce sia la critica alla lotta combattuta tra nazioni sia l’impegno contro il Sistema di individui e collettivi. Il nemico non è (titolo tratto dal verso di una canzone di Enzo Jannacci) ha intenti scopertamente politici, a sostegno di due tesi: la prima riguarda lo statuto sociale assunto dalla canzone d’autore negli anni Settanta; la seconda si riferisce al conflitto Stato-individuo. Un conflitto oggi taciuto e a quel tempo persino rappresentato e cantato. Del tacere e tacitare quel conflitto, da un certo momento in poi, ha sempre fatto le spese il cittadino comune.

L’AUTORE
Mario Bonanno firma articoli e saggi sulla canzone d’autore. Nel 2007 ha fondato il periodico “Musica e Parole” di cui è stato anche il direttore. Fra i suoi ultimi libri, pubblicati con Stampa Alternativa, Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso; Rosso è il colore dell’amore. Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli; Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber; La musica è finita. Quello che resta della canzone d’autore italiana; È vero che il giorno sapeva di sporco. Riascoltando Disoccupate le strade dai sogni di Claudio Lolli; Ho sognato di vivere. Variazioni sul tema del tempo in Roberto Vecchioni. Con Paginauno ha pubblicato i due volumi 33 giri - Guida ai cantautori italiani. Gli anni Settanta e 33 Giri – Guida ai cantautori italiani. Gli anni Ottanta.

ESTRATTO
Nel corso del lungo Sessantotto (1968/1978) l’onda della protesta irrora la canzone di nuovi contenuti e nuove poetiche, portatrici di una vis e di una caratura dirompenti. Sono i tempi in cui Venditti canta ancora da Venditti, esibendo barbone tupamaro e aforistica filocinese. Guccini disserta di ontologie ispirate da eskimo innocenti, e Bertoli si erge a portavoce delle istanze di un nuovo Quarto stato (…) Prerogativa fondante della canzone d’autore è lo sguardo aperto alla realtà circostante e la rottura definitiva con gli schemi consolidati della canzonetta. Attraverso i suoi migliori esponenti, la canzone d’autore ha veicolato messaggi significativi con linguaggi non pedissequi. La contiguità con il tema del conflitto sociale (…) rappresenta solo uno dei fili rossi argomentativi rintracciabili all’interno della corrente cantautorale. Un rapporto intrinseco e molto esteso, in quanto intrinseco ed esteso era percepito – ed era – all’epoca, lo scontro sociale. Mediante il racconto che ne fanno i cantautori, questo libro si misura dunque con la lotta. La osserva da vicino e da lontano, nel suo palesarsi subdolo o eclatante, in accezione estesa di guerra combattuta tra stati nazionali, e in accezione più ristretta, la lotta instaurata di fatto tra il Sistema e l’individuo.
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Ivan Della Mea, E chi può affermare che un sampietrino non fa arte? Scritti sulla musica (1965-2009) a cura di Jacopo Tomatis, "Il de Martino", n.30/2020

Ivan Della Mea ha scritto di musica per tutta la sua vita. Negli anni sessanta e settanta i suoi contributi compaiono perlopiù a margine della sua attività di militante, operatore culturale e musicista, per raccontare il suo lavoro (e la sua vita) o per rispondere a polemiche, a critiche, a dibattiti. Dagli anni ottanta, chiusa l’esperienza dei Dischi del Sole e del Nuovo Canzoniere Italiano, si è trovato invece a farlo quotidianamente come critico per testate ad ampia diffusione come «Amica», «Epoca» e «Linus», o per giornali come «l’Unità» e – più avanti – «il manifesto». A partire da questi anni, ai contributi dedicati alla canzone di protesta e al canto sociale (ormai narrati al passato) si affiancano interviste con i grandi nomi del pop e della canzone d’autore (Fabrizio De Andrè, i Pooh, Raoul Casadei, Francesco De Gregori, Domenico Modugno, Gianna Nannini), recensioni di dischi, di concerti e riflessioni sui nuovi fenomeni internazionali e nazionali, dalla dance al rap delle posse alla world music. In questa fase relativamente poco nota della sua vita professionale Della Mea sa essere spesso spiazzante. Se pure condivide, talvolta, quei riflessi automatici che i critici di sinistra hanno nei confronti della popular culture e dei fenomeni “di massa”, l’immagine dell’autore che ne viene fuori è molto distante dal prototipo del “militante severo” di gucciniana memoria: Della Mea mostra non di rado entusiasmo genuino nei confronti di musicisti “leggeri”, riflette sui propri giudizi del passato e spesso li rivede, senza mai mostrare rimpianto per la grande stagione politica di cui pure fu tra i protagonisti e che sovente è chiamato a raccontare e testimoniare. Il volume, curato da Jacopo Tomatis, completa il lavoro di antologizzazione degli scritti di Della Mea avviato nel precedente numero 29 da Antonio Fanelli e Mariamargherita Scotti. Dipanare la matassa di questi articoli, significa calarsi in mezzo secolo di dibattito sulla musica, sul “popolare” e sul “popular”, sulla cultura “alta” e la cultura “bassa”, sull’eredità della militanza e sul comunismo nell’Italia tra la prima e la seconda repubblica.
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DAL 14 novembre 2020
ENRICO DE ANGELIS - COLTIVO UNA ROSA BIANCA
Antimilitarismo e non violenza in Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, Bennato e Caparezza

Un insieme di valori che storicamente la canzone d’autore ha saputo divulgare, permeando la sensibilità d'intere generazioni, è quello dell’antimilitarismo, del pacifismo, della nonviolenza, dell’antirazzismo. In questo saggio, ideato insieme al Movimento Nonviolento, viene esplorato da questa visuale il repertorio di sei grandi e amati cantautori italiani che hanno cantato questi temi in maniera massiccia e continuativa. Il titolo, chiara metafora di pace, riprende una canzone di Sergio Endrigo che mette in musica versi del celebre poeta cubano José Martì. Il libro è arricchito dai ritratti di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, firmati da Milo Manara e quelli di Bennato e Caparezza, opera di Massimo Cavezzali, tutti raccolti in un inserto a colori. L’autore devolverà i proventi di questo libro al Movimento Nonviolento.

ENRICO DE ANGELIS
Giornalista, storico della canzone, ha operato all’interno del Club Tenco dall’anno di fondazione, il 1972, e ne è stato per vent’anni il direttore artistico. Nel campo della canzone d’autore, espressione coniata per la prima volta da lui stesso, ha curato innumerevoli pubblicazioni, dischi, rassegne, lezioni, incontri pubblici, programmi radiofonici, consulenze varie. Tra i suoi libri, “Musica sulla carta” raccoglie un’antologia dei suoi scritti musicali pubblicati durante quarant’anni di giornalismo.
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Ad un anno dal fortunato "L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento" l'autrice, regista e performer campana di casa a Parigi, dona alle stampe la storia completa del fenomeno del tarantismo con una luce inedita verso la comunità scientifica al femminile. Un viaggio emozionale nel profondo grazie alle immagini di Francesca Grispello
Diacronia minima del tarantismo: il nuovo libro di Tullia Conte

Diacronia minima del tarantismo 
di Tullia Conte 
con immagini di Francesca Grispello
pp. 128 - € 24,00
SUDANZARE, 2020
Collana "Materiali per la Conoscenza"

La taranta diventa femmina in Diacronia minima del tarantismo, il nuovo libro di Tullia Conte, regista, performer e insegnante di casa a Parigi. Il libro presenta una rilettura storica dei rituali collegati al fenomeno del tarantismo, abbracciando la questione di genere: l'estromissione praticamente totale delle donne dalla comunità scientifica che per secoli si è occupata di questi accadimenti, oltre che l'attribuzione del fenomeno al genere femminile come prerogativa congenita e negativa. Caterina Naselli, Clara Gallini, Amalia Signorelli, sono alcune delle studiose che hanno contribuito in maniera fondamentale agli studi di settore, che il testo ripercorre dalla prima testimonianza storica nel 1064, arrivando ai giorni nostri. “La taranta dice (…) noi siamo tutte sorelle”. Altra necessità è quella di ottenere una narrazione, agile e scevra da pregiudizi e campanilismi, che sia capace di comprendere tutti i territori dove queste pratiche sono state messe in atto, per distruggere lo stigma della donna salentina morsa dalla taranta. Attraverso le testimonianze fornite, si configura un orizzonte simbolico vasto e vitale, difficilmente inquadrabile in stereotipi.  Ad un anno esatto dal fortunato "L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento l'autrice propone un testo scientifico che ha una visione più ampia: poetica, politica e di speranza di rinnovamento sugli studi di genere. Il percorso è impreziosito dalle immagini realizzate da Francesca Grispello, che contribuiscono ad accompagnare chi legge in un viaggio nel profondo significato del tarantismo. L'esposizione del corpo, lo strumento principale dei rituali, nella ricerca della Grispello non cerca compromessi con la sessualizzazione forzata imposta dalla società. Questa prospettiva anticipa il prossimo futuro, dove nuovi concetti e diritti concreti saranno la testimonianza di quanto sia stato negato in base alle discriminazioni di genere, ma ricorda anche il passato in cui il rito si affidava alle potenzialità del corpo. L'incontro tra ricerche, così diverse fra loro eppure con evidenti punti di contatto, ha generato un formato inedito - per il tema in questione - che si propone di accompagnare chi legge attraverso un'esperienza razionale, ma al tempo stesso emozionale. “Le immagini selezionate in questo volume – scrive Francesca Grispello - nascono da stati d'animo diversi, tutte hanno in comune il bisogno di realizzare una visione e la danza- e la danza vuole dire nudità, carne, diaframma, un tempo dissestato, spazio, assenza di giudizio. Questi Esercizi di Carne e Esercizi di Primavera sono appunto “esercizi”, tentativi di cogliere in visione qualcosa che non posso comprendere, ma danzare, probabilmente sono qualcosa che vedrò domani, che abiterò un giorno a venire. L'autrice nella sua introduzione accenna a un futuro, testimoniando e agendo la danza come pratica per un domani in cui il senso del corpo sia espresso nella sua totalità e libertà.”
Tullia Conte, regista teatrale, attrice e performer, è impegnata da anni nello studio delle danze popolari secondo una prospettiva di antropologia teatrale. Nata nel Cilento ma trasferitasi in tenera età a Napoli, e legata alla sua terra; internazionale perché vive a Parigi, passionale e “scientifica” in nome dei suoi studi antropologici, si occupa di tarantelle tradizionali ma con un sguardo teso al presente, al contemporaneo. Tra i suoi spettacoli Tarantella Cruda, Storia di Maria, Antidotum, san Tarantella, SUDD. Nel 2010 fonda con Mattia Doto “SUDANZARE”, associazione basata a Parigi che si occupa di cultura e promozione della danze e delle culture dell'Italia del Sud. Nel 2019 ha pubblicato “L'altra taranta – Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento”. Francesca Grispello, lavora come giornalista e come ufficio stampa (Synpress) per artisti ed eventi, si occupa di cultura e spettacoli, di fotografia e letteratura, di editoria e di tutto ciò che si muove in ambiente espressivo.

Mail: info@sudanzare.com
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In libreria la nuova edizione de La malapianta di Rina Durante
La pubblicazione d’esordio della nuova collana di AnimaMundi dedicata alla scrittrice e ricercatrice militante, fondatrice del Canzoniere Grecanico Salentino, voce del Sud

La casa editrice AnimaMundi è orgogliosa di presentare il nuovo progetto editoriale che rende omaggio a una delle più importanti figure intellettuali del Salento e della letteratura meridionale, quella di Rina Durante (1928-2004) scrittrice, giornalista, ricercatrice militante e fondatrice nel 1975 del Canzoniere Grecanico Salentino. Con la riedizione de La malapianta, edito per la prima volta da Rizzoli nel 1964, AnimaMundi inaugura la collana “Opere di Rina Durante” a cura di Massimo Melillo, uno spazio di rinnovata riflessione e valorizzazione della vasta eredità della Durante che prevede la ripubblicazione dei suoi libri e testi più significativi tra cui saggi e articoli di storia sociale, letteratura e folklore, musica e antropologia, teatro, cinema e ricerca demologica, racconti, poesie e canti (alcuni dei quali, come La quistione meridionale e Luna otrantina, sono entrati a pieno titolo nel repertorio musicale salentino). Il romanzo qui riproposto è inserito in un’ampia cornice di testi, che contestualizzano l’opera della scrittrice dal punto di vista storico-letterario e richiamano interessanti approfondimenti biografici, con l’introduzione di Antonio Lucio Giannone, docente di letteratura italiana all’Università del Salento, e una cospicua appendice arricchita da un intervento della stessa Durante del 2003 sulla cultura che cambiò il Salento e i contributi di Massimo Melillo, giornalista, Luigi Lezzi, ricercatore antropologo, e Francesco Guadalupi, scrittore, questi ultimi da sempre vicini a Rina Durante, alla quale nel 2013 è stato dedicato un convegno nazionale di studi, promosso dall’Università del Salento con l’intervento di numerosi studiosi tra cui Goffredo Fofi e Alessandro Leogrande. Se ogni territorio ha i suoi testimoni eccellenti e “numi tutelari” a cui riconoscere una paternità di visione - studiosi, intellettuali, artisti che hanno aperto un varco nella ricerca delle molteplici forme dell’identità collettiva, della storia, delle tradizioni in costante evoluzione e stratificazione - Rina Durante rappresenta certamente questa figura per il Salento e per il Sud. Una personalità trasversale, rigorosa nel metodo e nella ricerca: narratrice prima di tutto, come lei stessa dichiarava, Durante ha contribuito in modo significativo alla ripresa degli studi sul tarantismo e della ricerca folclorica e demologica di Ernesto de Martino, raccogliendo la lezione gramsciana sulle classi subalterne e quella meridionalista, culturale e politica, di figure come Tommaso e Vittore Fiore, Gaetano Salvemini, Rocco Scotellaro. Il suo impegno militante per le classi oppresse, a partire da quelle contadine, l’ha condotta a estendere le sue ricerche verso il patrimonio musicale tradizionale sull’esempio di Gianni Bosio, Giovanna Marini e altri studiosi, diventando la figura centrale di riferimento più significativa del movimento di riproposta della musica popolare salentina con la stessa fondazione del Canzoniere Grecanico Salentino. Pur nell’evoluzione radicale che il Salento ha subito negli ultimi decenni, decisamente distante dallo spirito con cui Rina ha condotto le sue ricerche, tuttavia i germi di questa trasformazione, la nuova consapevolezza acquisita dal territorio connessa alla riscoperta e alla valorizzazione delle sue radici tradizionali, hanno nell’opera della Durante un primato da riconoscerle e valorizzare. La malapianta vinse il Premio Salento nel 1965 consegnato a Lecce da Maria Bellonci, presidente di un’autorevole giuria composta da Sandro De Feo, Mario Sansone, Bonaventura Tecchi e Giampiero Dore, che negli anni precedenti era stato assegnato a Cesare Pavese, Carlo Bernari, Giuseppe Dessì, Domenico Rea, Elio Vittorini, Ignazio Silone, Carlo Cassola, Nino Palumbo, Giuseppe Cassieri, Dante Troisi e Italo Calvino.

Dal romanzo:
«C’è un modo di franare stando in piedi, diritta e tranquilla con gli altri intorno che ti guardano e sono tranquilli anche loro del tuo modo sempre uguale di tenerti su, senza scosse e cambiamenti. Ed è in quell’istante preciso che tu te ne sei andata, e hai detto loro addio con tutte le tue forze, senza dire una parola, pur sapendo di franare là dove nessuno di loro saprà più ritrovarti».

Dall’introduzione di Antonio Lucio Giannone:
«La malapianta, di primo acchito, farebbe pensare a un’opera tipica del neorealismo al quale rimandano indubbiamente alcune caratteristiche, come l’ambientazione meridionale, la scelta di personaggi appartenenti alle classi subalterne, l’arretratezza delle condizioni di vita in cui essi vivono, nonché il riferimento a precise coordinate storiche e geografiche. Ma quali sono le tematiche prevalenti nel romanzo, quelle che sono messe maggiormente in rilievo da Rina Durante? Ebbene, non sono tematiche di natura sociale, come si potrebbe immaginare. La fame, la miseria, gli stenti quotidiani esistono ovviamente e sono alla base della vita dei personaggi del romanzo, almeno dei componenti della famiglia Ardito, ma non è su di esse che si appunta l’attenzione della scrittrice. Non c’è insomma un intento documentario alla base del romanzo, né un tono di denuncia delle condizioni di vita della gente del Sud o di polemica ideologica contro il fascismo, secondo gli schemi più vulgati della narrativa neorealista. C’è un altro problema che sembra affliggere questi personaggi più delle condizioni di deprivazione sociale e materiale in cui vivono, ed è il malessere, il disagio di tipo esistenziale dal quale sono accomunati. Tutti i personaggi, infatti, sono dilaniati da un male sottile che condiziona le loro esistenze e ne fa delle monadi sofferenti e disperate. Solitudine, incomunicabilità, inettitudine, alienazione, aridità interiore: nessuno di essi sembra sfuggire a questo “male oscuro”».

Da “La cultura che cambiò il Salento” di Rina Durante:
«Che cosa fu per noi la ricerca folklorica se non tentare di illuminare quei passaggi della nostra storia, in cui il popolo aveva dato testimonianza della sua capacità di reagire alle opposizioni, e cioè di autonomia? Ripristinare la memoria e cercare di difenderla, di conservarla: tendeva a questo il nostro lavoro. Oggi si ha la sensazione di un azzeramento di tutto il lavo ro culturale svolto sul fronte politico. La nostra convinzione, invece, è che si debba ricominciare proprio da lì, che si debba tornare a parlare di questione meridionale, per esempio, che a parte le diverse tesi, era un modo per risalire alle cause della condizione meridionale attraverso la ricostruzione storica del Meridione. Una generazione di smemorati non produce neanche buoni scrittori. Scrittore è colui che conosce e, soprattutto, riconosce il passato, che ha la consapevolezza del tessuto storico-letterario da cui inevitabilmente discende egli stesso».

Dal contributo di Massimo Melillo:
«Con Rina avevamo sempre pensato ad una ripubblicazione de La malapianta e sollecitata a riprendere in mano la questione veniva però sopraffatta da altri innumerevoli impegni, che mettevano da parte l’ambito progetto editoriale che prevedeva, tra l’altro, la riedizione di altre sue importanti opere e saggi. Ora che senza di lei La malapianta rivede la luce sarà come averla ancora di più tra di noi, suscitando quella struggente commozione, che ci assale ogni qualvolta i pensieri ci riportano quotidianamente agli anni di una stagione indimenticabile della nostra vita. I libri fanno crescere, vivono di forza propria e fanno vivere, questo forse il mistero della scrittura che diventa narrazione. L’uno accanto all’altro, i libri a volte restano immobili, poi ripresi e riletti muovono uomini e donne, costruiscono pensieri e identità, che si fanno storia e conoscenza per tutti e di tutti. Rina era legata a La malapianta perché raccontava della sua antica terra, che da sempre è rimasta centrale nella sua ricerca dell’anima popolare salentina. Un ritratto vivido di un tessuto sociale scomparso, un lavoro di scavo incessante e mai interrotto per ricomporre, come in un intenso lessico, i valori collettivi di una produzione culturale consapevole della propria dignità, che incarna la storia di un luogo dell’anima chiamato Salento».

L’autrice
Rina Durante (Melendugno/Le 1928 - Lecce 2004) esordisce con la raccolta di poesie Il tempo non trascorre invano (Misura, 1951). Fra il 1961 e il 1966 è segretaria di redazione della rivista “Il Critone”, dove pubblica alcuni racconti tra cui Il Tramontana, che diventerà il soggetto dell’omonimo film diretto da Adriano Barbano, presentato nel 1965 alla prima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il suo primo romanzo è La malapianta (Rizzoli, 1964) vincitore del Premio Salento 1965. Dopo Da Verga a Balestrini. Antologia della condizione meridionale (Saedi, 1975) pubblica nel 1977 Tutto il teatro a Malandrino (Bulzoni) e Il sacco di Otranto (Adda). Nella sua lunga attività di giornalista ha collaborato con la Rai e con numerosi quotidiani e riviste. Riprendendo gli studi sul tarantismo di Ernesto de Martino, fonda nel 1975 il Canzoniere grecanico salentino, che nel 1977 incide per la Fonit Cetra Canti di Terra d’Otranto e della Grecìa salentina. Nel 1996 esce il volume Gli amorosi sensi (Manni) presentato da Maria Corti. Il suo interesse per la cultura popolare e l’enogastronomia si manifesta anche attraverso la collaborazione con la Guida dell’Espresso e con varie pubblicazioni come Rucola e caviale (Edisalento, 1993), Cerere e Bacco a piene mani (Schena, 2001) e il postumo L’oro del Salento. Per una storia sociale dell’olio d’oliva in Terra d’Otranto a cura di Massimo Melillo (Besa, 2005).

AnimaMundi
AnimaMundi nasce nel 2003 come casa editrice ed etichetta discografica, a cui si affianca una piccola e tenace libreria affacciata sul mare Adriatico nel cuore di Otranto. AnimaMundi è presto divenuta un punto di riferimento della musica di riproposta della tradizione salentina, pubblicando diversi album tra i più significativi degli ultimi anni. Come casa editrice ha accolto una ricca rosa di autori impegnati sui temi del rapporto poetico con il mondo, tra cui Franco Arminio, Gianluigi Gherzi, Chandra Livia Candiani, in un lungo percorso editoriale inaugurato con la pubblicazione in italiano dei libri dello scrittore e poeta francese Christian Bobin. 
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Il Centro di Documentazione “Valle dell’Aniene”. Catalogo dei materiali

Il Museo della Civiltà Contadina Valle dell’Aniene – ospitato nella splendida struttura del Castello Brancaccio di Roviano (Roma), recentemente entrata a far parte della Rete delle Dimore Storiche della Regione Lazio - ha tra le sue finalità lo sviluppo della conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali in tutte le loro forme e manifestazioni, nonché la documentazione della storia e della cultura di cui è espressione. Per tali scopi il Museo, oltre a raccogliere e conservare le opere e gli oggetti che sono parte della sua collezione, costituisce il principale polo di salvaguardia e documentazione della realtà territoriale, ponendosi come destinatario principale dei prodotti delle ricerche in campo demo-etnoantropologico ed etnomusicologico effettuate nell’area. Le indagini svolte nel tempo per l’allestimento del Museo hanno condotto all’acquisizione di decine di registrazioni audio e video e di centinaia di fotografie che conservano informazioni su numerosi e importanti aspetti della cultura locale e che oggi costituiscono il Centro di Documentazione “Valle dell’Aniene”. Da qualche mese è in distribuzione il terzo volume della collana "Quaderni del Museo di Roviano" edito dalle edizioni Efesto di Roma (2019, 240 pp.). Il nuovo libro, dedicato al Centro di Documentazione del Museo, contiene il Catalogo dei materiali multimediali conservati in archivio. Il volume va ad aggiungersi alle altre due pubblicazioni di carattere etnoantropologico realizzate durante gli ultimi anni: Il cibo e la festa. Pratiche alimentari festive nelle aree appenniniche del Lazio (2017, 330 pp.) e Il ballo della pupazza. Fantocci e giganti rituali nelle feste dell’Italia centrale (2017, 220 pp.). Oltre al resoconto dei materiali documentali, il volume - curato dal Direttore del Museo Emiliano Migliorini – è arricchito dai preziosi contributi di Paola Elisabetta Simeoni, Artemio Tacchia ed Elisabetta Silvestrini, che permettono di ricevere informazioni fondamentali sulla storia delle ricerche per il Museo e di orientarsi tra i dati catalografici del Centro di Documentazione. Il libro è corredato da un cd-audio, una selezione di materiali sonori ricavata dall’ampia collezione conservata negli archivi del Museo. Si tratta di brani che vanno dalla metà degli anni ’70 ad oggi, che danno conto di una piccola parte del ricco patrimonio etnomusicale del territorio della Valle. Le tracce fanno riferimento al repertorio tradizionale strumentale-vocale (con stornelli e canti eseguiti sull’accompagnamento di zampogna zoppa, organetto diatonico, tamburello), a quello solo strumentale (flauto di corteccia, tamburo, armonica a bocca), a quello vocale (canti narrativi, canti devozionali), al diversificato repertorio bandistico. Alcuni dei brani sono stati registrati durante campagne di documentazione di eventi festivi come il Carnevale ad Anticoli Corrado (con le lunghe serie di stornelli e saltarelli) e, a Roviano, la festa di Santa Barbara, il pellegrinaggio per Sant’Anna, la festa della Madonna del Rosario e le celebrazioni per Sant’Antonio. Altri si riferiscono ad occasioni ulteriori che oggi non sono più rilevabili, quali le serate in osteria, dove è stato possibile registrare alcuni canti del repertorio degli ex-minatori. Il cd è chiuso dalla lunga sequenza di temi musicali che attualmente costituisce l’accompagnamento al “ballo della pupazza”, il grande fantoccio dalle fattezze femminili che, in molte località della Valle dell’Aniene, viene fatto ballare durante le feste e, infine, bruciato.