Letture: Le Novità

Tutte le novità editoriali presentate da Blogfoolk...

Dino Mignogna
La musica possibile
Dal cilindro all’auto-tune, storia del rapporto tra popular music e tecnologia
Arcana, Collana Musica - pagine 302 - Euro 22

Nel corso del Novecento le produzioni artistiche sono state sempre più influenzate dal contesto tecnologico coevo. La popular music in particolare si è dimostrata estremamente sensibile alle innovazioni e ai condizionamenti di carattere tecnico. Una così intima e vitale relazione tra musica e tecnologia ha ragioni molteplici, riconducibili all’epoca in cui la musica popular si è affermata e alle modalità con cui si è sviluppata nei decenni a seguire. Dino Mignogna indaga la storia di questo complesso rapporto e lo fa ripercorrendo le vicende tecnologiche che hanno segnato il mondo della musica nell’ultimo secolo e mezzo: dai limiti dei primi 78 giri responsabili dello standard di durata delle canzoni, all’introduzione dei microfoni che hanno rivoluzionato la pratica vocale, dall’avvento del MIDI associato alla perfezione ritmica dei successi anni Ottanta, al ripensamento del giradischi quale strumento musicale protagonista del fenomeno hip hop, e molto altro ancora. La musica possibile, più che una semplice storia delle tecnologie musicali, ci consegna un’attenta riflessione sulle conseguenze artistiche del progresso tecnico- scientifico, un contributo significativo alla storicizzazione delle logiche che reggono le produzioni pop-rock, nonché un supporto essenziale alla comprensione della popular music e della sua storia.
DINO MIGNOGNA Musicista e didatta, si dedica da anni allo studio della popular music, con particolare attenzione al mondo della canzone e alle relazioni tra musica e tecnologia. Ha già pubblicato per Arcana «Canzonette» a regola d’arte (2020) e Song Analysis (2018). Laureato in Ingegneria e diplomato in Composizione Jazz presso il Conservatorio Piccinni di Bari, ha conseguito il Bachelor of Music in Writing & Production al CPM Music Institute di Milano. Vive e lavora a Bari.
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La nuova collana di studi musicali di Pacini Editore debutta con il nuovo libro di Fabrizio Bartelloni e Marco Masoni. Da De André a Battiato, da Dalla ai CSI, un brillante vademecum sul dialogo tra letteratura e musica 
Lettere da sopra la pioggia: il primo titolo di Musiche Moderne 

Musiche Moderne 
La nuova collana di studi musicali di Pacini Editore
diretta da Marco Masoni e Donato Zoppo
presenta:
Lettere da sopra la pioggia
Intrecci tra musica e letteratura nella canzone italiana
di 
Fabrizio Bartelloni e Marco Masoni
10,5x18 cm • 112 pagine • brossura
Euro 11.00
[Pacini Editore, 2022] 

La letteratura è tutto quello che abbiamo e su cui possiamo mettere le mani per non dire banalità, è quello che ci aiuta a scrivere con maggiore profondità, consapevolezza e ricchezza
(Ivano Fossati)

Debutta la collana Musiche Moderne a cura di Marco Masoni e Donato Zoppo per Pacini Editore. Tiene a battesimo la nuova iniziativa editoriale il libro Lettere da sopra la pioggia. Intrecci tra musica e letteratura nella canzone italiana, di Fabrizio Bartelloni e Marco Masoni.  Musiche Moderne spazia nel campo della popular music extra colta dal secondo Novecento a oggi. E' una collana diretta da Marco Masoni e Donato Zoppo – operatori dell'informazione musicale, entrambi attivi da anni tra riviste, radio, web e scritture – e si occupa di musiche italiane e straniere, con proposte rivolte sia al neofita che all’appassionato di lungo corso, sia al giovanissimo che al lettore esperto. La collana è stata idealmente anticipata dai testi che i curatori hanno pubblicato con Pacini Editore tra il 2021 e il 2022: L'alba dentro l'imbrunire - Viaggio nella spiritualità della musica italiana (Masoni) e Un nastro rosa a Abbey Road - Il 1969 dei Beatles, il 1979 di Lucio Battisti (Zoppo). Entrambi i titoli si aprono con le introduzioni di due protagonisti della musica italiana degli ultimi 45 anni: Enrico Ruggeri per il primo testo, Alberto Fortis per il secondo. Il primo titolo di Musiche Moderne, Lettere da sopra la pioggia, non è un saggio sulla dialettica tra musica e letteratura, ma piuttosto il frutto di un accurato lavoro di ricerca, studio e composizione, un ideale vademecum per orientarsi nel labirinto di incroci tra le due arti, focalizzando l’attenzione sui momenti d’incontro più significativi nel vasto panorama del pop italiano. Da De André a Caparezza, da Battiato al Perigeo, passando per Dalla, Conte, De Gregori, Guccini, CSI e molti altri, Bartelloni e Masoni attraversano il dialogo che ha unito capolavori della storia della letteratura a opere note e meno note dei tanti artisti che hanno avuto l’intelligenza e l’umiltà di usare l’ispirazione altrui per nutrire la propria.
I libri di Musiche Moderne si presentano con un formato tascabile e snello. L’approfondimento della materia musicale avverrà con punti di vista nuovi: sono in programma volumi sui dischi dal vivo italiani, il rapporto tra i cantautori e Sanremo, collaborazioni e incroci tra canzone d'autore e altri generi, indagini sulle figure femminili della musica italiana; sul versante straniero, nuovi studi sulle attività soliste dei Beatles, sul cinema musicato dai Pink Floyd, sul pop degli anni ’80 dimenticato, sui miti del rock anni ’90 e molto altro ancora.
Pacini Editore opera dal 1872 nell'editoria di qualità. Progetta, realizza, pubblica e stampa volumi e riviste – sia tradizionali che digitali – di storia, arte, architettura, fotografia, paesaggio, territorio e ambiente, critica e letteratura, linguistica, sociologia, narrativa, giuridica e medicina. Il Gruppo Pacini è articolato nei settori e marchi Pacini Editore, Pacini Editore Medicina, Pacini Giuridica, Industrie Grafiche Pacini.

Musiche Moderne [Pacini Editore] :
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Pubblicato il numero 32/2021 della rivista “Il de Martino”

Siamo felici di comunicarvi che è stato pubblicato "Il de Martino. Storie Voci Suoni" (n. 32/2021). "Il de Martino" è la rivista dell'Istituto Ernesto de Martino, dell'AISO, del Circolo Gianni Bosio e della Lega di Cultura di Piadena e viene realizzata con il contributo di IRES Toscana. Il nostro editore è l'Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea in provincia di Pistoia (https://www.istitutostoricoresistenza.it/il-de-martino/) e la rivista si può ordinare in libreria e on line. I nostri abbonati la riceveranno presto a casa e vi ricordiamo che per i soci dell'Istituto de Martino è possibile richiederne copia al 50% di sconto scrivendo all'indirizzo iedm@iedm.it. Nel caleidoscopio di voci che aprono il n.32, Indira Chowdhury, fondatrice e presidente dell’Associazione indiana di storia orale, ci porta alle pendici dell’Himalaya, in una complicata realtà storica e geopolitica. Lorenzo D’Orsi ci spiega la storia del martirologio di Grup Yorum in sciopero della fame sino alla morte per protestare contro l’oppressione del governo guidato da Erdoğan mentre Alfiero Boschiero tratteggia il paesaggio industriale della via Castellana, dove scoppia il caso dello schiavismo tra i lavoratori pakistani della prestigiosa industria Grafica Veneta. La storia narrata da Luigi Vergallo ci porta invece nel cuore di una palestra milanese di arti marziali dove la pratica dello sport favorisce l’incontro con un’umanità sofferente e in cerca di riscatto che trova negli sport estremi e clandestini e nel reclutamento nella guard labor una difficile e inquietante via di inserimento nella società post-industriale dominata dalla centralità della logistica. Roberta Garruccio contestualizza queste storie nello scenario complesso del capitalismo finanziario facendo dialogare proficuamente la scrittura creativa con la ricerca storico-economica. Francesca Socrate presenta un ampio saggio con i primi risultati della ricerca in corso su memorie, vissuti e percezioni della vecchiaia durante la pandemia da Covid-19. Nicolò Angius ci parla invece di Isola Posse All Stars, esperienza cruciale della stagione delle Posse. Le voci, le storie e i suoni della mobilitazione della Gkn di Campi Bisenzio sono al centro degli interventi di Stefano Bartolini e Antonio Fanelli che provano a ricucire alcune trame complesse che si addensano in questa straordinaria lotta operaia. Dal problema della guard labor e dei costi sociali delle delocalizzazioni alle forme espressive della comunicazione operaia, il cantiere di ricerca, tuttora in corso, prova a focalizzare alcune delle questioni più rilevanti per un rilancio degli studi sulle culture operaie. Il dossier tematico “Storie e memorie del Pci: voci, suoni e miti del comunismo italiano” vuole contribuire al centenario del Pci mostrando la fecondità dello studio delle testimonianze soggettive per capire alcuni tasselli della storia del partito e dei suoi militanti (come nel contributo di Maria Luisa Righi sulla biografia di Gramsci) e soprattutto per cogliere la dimensione antropologica del vissuto quotidiano, del sogno collettivo e dell’utopia concreta, tra mito e immaginario, come suggerisce Alessandro Portelli. Le storie di vita (come quella di Luciano Dei registrata dal figlio antropologo Fabio Dei) sono degli strumenti cardine di questa prospettiva di ricerca dal basso nelle pieghe delle memorie collettive e individuali. Anche gli archivi storici si aprono a una lettura più ampia e penetrante del rapporto complesso tra soggettività, esperienze locali e storia nazionale e internazionale (si vedano il contributo di Andrea Borelli sulla Calabria e i giovani sessantottini, la densa nota di Mariamargherita Scotti sull’archivio Secchia e la sua mitopoiesi rivoluzionaria e l’originalità dei materiali video conservati alla Fondazione Isec di Sesto Giovanni e analizzati da Primo Ferrari e Sara Zanisi). I suoni e le forme espressive, i dischi e i canti del Pci – al centro del contributo di Jacopo Tomatis e Antonio Fanelli – aprono un ulteriore terreno di ricerca per valutare il radicamento dei comunisti nella società italiana e il contributo originale quanto contrastato allo sviluppo dei consumi culturali e alla modernizzazione dei sistemi di comunicazione.
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Achille Meazzi
LA CORDIGLIERA BAGNATA DAL PO
L'avventura umana e musicale di un gruppo di giovani visionari 
dalla Cremona di metà anni Settanta ad oggi
Pp 384 - 14.50 Euro

L’11 settembre 1973 il popolo cileno vive il dramma del colpo di Stato, questo fatto, seppur accaduto dall’altra parte del mondo, segna l’inizio di una storia di amicizia, musica, solidarietà e impegno sociale. 
Cremona e gli anni Settanta sullo sfondo, gli Inti-Illimani nelle orecchie, la scoperta e la voglia di fare musica, sono solo alcuni degli elementi che uniscono le vite dei protagonisti. Achille Meazzi ricorda, in cento brevi racconti, la storia e l’esperienza artistica del gruppo “Cordigliera”, fondato due giovani adolescenti e, letteralmente, cresciuto con loro.  Una narrazione in prima persona che prende per mano il lettore e lo accompagna con cura tra le pieghe di una storia che diventa racconto di formazione personale e universale, nell’essere anzitutto una straordinaria avventura musicale. Nel 2021 i “Cordigliera” celebrano 45 anni dalla loro fondazione.
“Questo libro racconta intensamente ed estesamente un’esperienza di vita e musica condivisa, venata da una forte spinta ideale verso un futuro che, allora, sembrava ancora possibile.” Dalla prefazione di Stefano Gavagnin. Achille Meazzi  Nato a Cremona nel 1960, polistrumentista e compositore, molti anni dedicati alla ricerca nell’ambito della musica tradizionale e d’autore dell’America Latina, nel 1976 è stato cofondatore del gruppo Cordigliera, con il quale ha pubblicato l’album Meteore (1986). Autodidatta sia nelle discipline musicali che in quelle pittoriche, e sedotto dai suoni e dalle atmosfere mediterranee e mediorientali, nel 1995 ha contribuito a dar vita all’esperienza “world music” dell’Aksak Project ensemble, tutt’oggi in attività, con il quale ha pubblicato diversi album sia in studio che dal vivo.
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ANGELO BRANDUARDI
CON FABIO ZUFFANTI
per la prima volta si racconta nel libro
“CONFESSIONI DI UN MALANDRINO”
AUTOBIOGRAFIA DI UN CANTORE DEL MONDO

IN LIBRERIA E NEGLI STORE DIGITALI DAL 31 MARZO PER BALDINI+CASTOLDI
prefazione di STEFANO BOLLANI
  
«Ecco forse perché esistono gli artisti. Sono nati per sedersi su una nuvola e raccontarci le intime connessioni fra le cose che noi quaggiù ci ostiniamo a vedere separate.»
Stefano Bollani
 
ANGELO BRANDUARDI si racconta per la prima volta in “CONFESSIONI DI UN MALANDRINO – autobiografia di un cantore del mondo” (Baldini+Castoldi), il primo racconto autentico sulla vita e la carriera del celebre cantautore scritto insieme al critico musicale Fabio Zuffanti. Il libro, edito da Baldini+Castoldi, sarà disponibile nelle librerie e negli store digitali da giovedì 31 marzo (euro 17.00, pagine 192). «Ho accolto con grande gioia la proposta di Fabio Zuffanti, che dopo aver lavorato lo scorso anno “su” Franco Battiato e “La voce del padrone”, ha deciso di lavorare “con” Angelo Branduardi, che ho sempre considerato non solo un grande musicista, capace di reinventare tradizioni antiche in chiave contemporanea, ma anche un grande narratore, capace di inventare mondi. Con questo libro la nuova Baldini+Castoldi arricchisce il suo catalogo di voci della musica, con una voce assoluta.» Questo il commento di Elisabetta Sgarbi, fondatrice e Direttrice Generale ed Editoriale de La nave di Teseo e Presidente e Direttrice Generale di Baldini+Castoldi. Dall’infanzia trascorsa a Genova alla scoperta della passione per la musica, dai tour in giro per l’Europa alle ispirazioni che stanno dietro alle sue creazioni, la famiglia, i concerti, gli incontri, i grandi successi, le scelte giuste e quelle sbagliate, la luce e il buio del suo essere uomo prima che artista: una testimonianza preziosa che ogni appassionato di musica non dovrebbe mancare di leggere. La prefazione è a cura di Stefano Bollani e l’ampia appendice discografica è a cura di Laura Gangemi, principale animatrice del fanclub ufficiale di Angelo Branduardi, Locanda del Malandrino. Angelo Branduardi presenterà il libro in tre imperdibili appuntamenti: il 12 aprile alla Feltrinelli di Milano (Piazza Piemonte 2/4 – ore 18.30), il 14 maggio al Teatro Pime di Milano (Via Mosè Bianchi, 94 – ore 18.00) insieme a Fabio Zuffanti, il 20 maggio al Salone del libro di Torino (ore 17.15). Angelo Branduardi è cantautore, violinista, polistrumentista e compositore. A lui si deve la creazione di un genere musicale che unisce il pop alla musica antica (in particolare, medievale e rinascimentale) e la world music. Il suo successo è partito dall’Italia, ma si è presto allargato a macchia d’olio in svariati Paesi europei grazie a hit come Alla fiera dell’est, La pulce d’acqua, Cogli la prima mela, Si può Fare e moltissime altre. La carriera di Branduardi si snoda attraverso ventidue album in studio, svariate colonne sonore, dischi dal vivo e concerti che fanno regolarmente registrare il tutto esaurito.
Fabio Zuffanti è scrittore, musicista e critico musicale per «La Stampa», «Rolling Stone Italia», «Rockol» e «Ondarock». È autore di tre biografie di successo su Franco Battiato, che lo hanno portato a essere considerato uno dei più attenti studiosi dell’artista siciliano. È inoltre autore di saggi musicali, volumi di racconti e romanzi. È uno dei nomi di punta del prog rock italiano, da solista e con le band Finisterre, Höstsonaten e La Maschera di Cera.
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Il canto del cigno dei Beatles, la separazione di Mogol e Battisti: Pacini Editore pubblica il nuovo libro di Donato Zoppo, che racconta la fine di due straordinarie esperienze artistiche. Introduzione di Alberto Fortis 
Un nastro rosa a Abbey Road: il 1969 dei Beatles, il 1979 di Lucio Battisti 

UN NASTRO ROSA A ABBEY ROAD
Il 1969 dei Beatles il 1979 di Lucio Battisti
Donato Zoppo
Introduzione di Alberto Fortis
Pacini Editore, 2022 
136 pagine, euro 13.00

Inghilterra, estate 1969. Italia, inverno 1979. Due geografie, due mondi, due epoche. I Beatles sono nella fase terminale della lenta dissoluzione, ancora una volta insieme in studio per un disco, l’ultimo. Lucio Battisti e Mogol ormai da tempo si vedono poco, una volta all’anno per lavorare al disco poi basta, l’ultima volta si avvicina anche per loro. Un nastro rosa a Abbey Road - Il 1969 dei Beatles, il 1979 di Lucio Battisti (Pacini Editore) racconta due celebri brani nati al termine di due decenni centrali nella storia del Novecento: George Harrison e i Beatles chiudono gli anni ’60 con Something, Lucio Battisti e Mogol si salutano e inaugurano gli anni ’80 con Con il nastro rosa. Due canzoni-simbolo di giganti della 'popular culture' britannica e italiana, alla fine di due decenni che hanno dominato con la loro forza artistica. Un nastro rosa a Abbey Road è la versione unificata, riveduta e corretta degli ultimi due lavori di Donato Zoppo: Something. Il 1969 dei Beatles e una canzone leggendaria (2019) e Con il nastro rosa. L’ultima canzone di Mogol e Battisti e la fine del sogno (2020). In questo libro l'autore campano - giunto alla sua sedicesima pubblicazione - affronta la genesi, i contenuti, le caratteristiche e gli sviluppi di due canzoni celeberrime ma anche degli straordinari album che le contenevano, Abbey Road e Una giornata uggiosa. Il libro è arricchito dall'introduzione di Alberto Fortis, figura storica della canzone d'autore italiana, apprezzato cultore di Beatles e Battisti; dalle prefazioni di Michelangelo Iossa e Paolo Morando, dalle interviste con coloro che hanno collaborato con Battisti (da Geoff Westley a Ilvio Gallo), dagli interventi critici di giornalisti, discografici e addetti ai lavori (Ernesto Assante, Maurizio Baiata, Massimo Bonelli, Gino Castaldo, Valerio Corzani, Rolando Giambelli, Mario Giammetti, Federico Guglielmi, Roberto Manfredi, Carla Ronga, John Vignola). 
Donato Zoppo scrive per i magazine «Audio Review» e «Jam», dal 2006 conduce “Rock City Nights” (Radio Città BN), uno dei programmi rock più seguiti. Dal 2005 dirige l’ufficio stampa Synpress44. Attivo divulgatore in eventi legati alla cultura rock, ha pubblicato libri su Lucio Battisti, Beatles, PFM, Genesis e molti altri.

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28 pagine di testo, 96 pagine di foto, 435 tracce, stralci musicali delle celebri lezioni-concerto con studenti e pubblico: il testamento spirituale transmediale del 'Filosofo del Pop' bergamasco finalmente in libreria Lo studio e la ricerca di una vita in controtendenza. Il volume è un vero e proprio viaggio on the road arricchito con contributi critici
“Occhio di bue” il nuovo libro di Claudio Sottocornola

“Il pop è stato la finestra, l’habitat, il luogo da cui far partire una riflessione, per me più stimolante perché più legata alla attualità della vita…”.

“Il pop è stato per me anche un espediente per parlare di ciò che mi interessa davvero, la vita e il suo senso, e l’occasione del pop, esattamente come una partita di calcio fa parlare di gioco di squadra, amicizia, rispetto e collaborazione, mi ha permesso di dire la mia, per esempio su valori, disvalori e ricerca di senso, con grande libertà, laddove senza l’ambiente pop forse sarei stato censurato o inascoltato”. “Occhio di bue” è il nuovo libro di Claudio Sottocornola, definito dall'autore stesso “un vero e proprio testamento spirituale”, un dono ai suoi lettori, un compendio della sua attività di“filosofo del pop”. Da una vita Sottocornola è impegnato ad analizzare, interpretare e divulgare i contenuti di quella cultura di massa che ha eletto a suo campo d’indagine privilegiato, insieme all’autobiografia e alla contemporaneacrisi del sacro. In controtendenza rispetto all’uso della brevità e dell’estrema sintesi oggi dominanti nella comunicazione pubblica, l’autore ci propone una sorta di archivio da cui estrarre, a piacere, contenuti diversi e variegati, pur nella ripetizione rituale di leitmotiv che costellano questa raccolta di conversazioni, perlopiù trascritte dall’oralità di incontri pubblici lungo la penisola oltre che nella sua Bergamo. Un vero e proprio viaggio on the road, in cui lo accompagneremo, avvertendoci che repetita iuvant, e che stimolato da un pubblico sempre diverso egli ci regalerà “con le ripetizioni, ciò che le accompagnava in forma di variazione, diversa focalizzazione, a volte, lampo e illuminazione…”.
Si tratta di un corposo volume di 628 pagine di testo, 96 pagine di foto e un Dvd-Rom, allegato in omaggio, con 435 tracce MP3, stralci musicali delle sue lezioni-concerto con gli studenti e il pubblico più vario. Una raccolta di interventi pubblici, in genere presentazioni di due sillogi recenti, “Varietà” (Marna, 2016) e “Saggi pop” (Marna, 2018), raccolte di interviste e saggi, relativi al mondo della canzone e dello spettacolo, connessi alla cosiddetta popular culture, ambito che Sottocornola esplora anche attraverso la fortunata formula delle lezioni-concerto sulla canzone pop, rock e d’autore, di cui compaiono in appendice due trascrizioni, insieme a riflessioni critiche dell’autore stesso e di altri, interviste e una lunga play list che illustra i contenuti musicali e poetici del Dvd-Rom allegato in omaggio. Inoltre grazie al QR code in quarta di copertina, si accede all’archivio integrale delle lezioni-concerto e delle presentazioni on line dello stesso Sottocornola. Il tutto va a costituire un’opera transmediale che non può che sollecitare la domanda e stimolare la curiosità del pubblico contemporaneo. “Rispetto al pop… un mio testamento, un lascito… una testimonianza dell’itinerario seguito che potrebbe essere d’aiuto ad altri. Con tutta la musica che l’ha accompagnato e che vorrei consegnare al suo silenzio. E cioè, a un vero ascolto”. Perché “Occhio di bue”? L’autore ci spiega nella sua Introduzione (“Assolutamente da capire”): “L’‘occhio di bue’ è quella potente lampada che si usa in ambito teatrale, e soprattutto musicale, per proiettare un fascio di luce concentrato e altamente definito sul performer in scena che viene costantemente seguito da un operatore che ne illumina la presenza e i movimenti sul palco. È una sorta di immagine-metafora della sua centralità, del suo essere in quel momento manifestazione, cassa di risonanza dell’essere, suo microcosmo e monade. Occhio di bue in quanto ritaglia e definisce un soggetto come paradigmatico rispetto ad altro, sta a rappresentare quel fenomeno che nel contesto della contemporanea cultura di massa noi chiamiamo successo, equivalente della gloria nello scenario postmoderno”. Grazie a questa metafora il filosofo del pop propone, a partire dagli ambiti della contemporanea cultura di massa, una riflessione che, dai contenuti giornalistici a quelli storico-sociologici, si va focalizzando man mano come una pratica linguistica e teoretica che è prima di tutto filosofica. “‘Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta’ – ricorda Sottocornola citando il Platone della “Apologia di Socrate” –, e poiché ogni ricerca si svolge a partire da un ambiente, da un contesto storico, da una condizione determinata… ne segue che studiare le modalità di espressione e comunicazione dell’uomo contemporaneo… vuol dire proprio indagare quegli ambiti, come la musica, il cinema, la televisione, i giornali, la pubblicità e il web, che tale contemporaneità attraversano e caratterizzano”. Esempio di tale metodologia si ha nella prima conversazione proposta in “Occhio di bue”, “Gloria e divismo…”, dalla Fondazione Romano di Telese Terme, dove ci si addentra in una disamina che, a partire dalla attuale, spasmodica ricerca del successo fra talent, reality e social, confinato alla superficie dell’apparire fine a se stesso, si approda a un'analisi illuminante del concetto di gloria dell’antichità classica, ove il successo o riconoscimento pubblico era sempre correlato alla sua funzione e dimensione comunitaria, il bene della polis, e poi della escatologia cristiana che non ha alcun bisogno del riconoscimento pubblico, che anzi può ignorarla, a fronte del suo rapporto con il divino. Per Sottocornola, indagare il pop vuol dire indagare il proprio tempo, quella popular culture caratterizzata da produzione industriale e committenza di massa, che designa il nostro tempo esattamente come il barocco designava il ’600 e il romanticismo una parte dell’ ’800, movimenti anch’essi ambivalenti, con manifestazioni alte e basse, e inoltre partire dall’attualità di musica, cinema, mass e social media piuttosto che “dalla teoresi della teoresi” risultaprobabilmente “l’approccio filosofico più fecondo e dirompente che possiamo immaginare”. Emerge poi nell’autore unasempre più netta consapevolezza del declino del pop che diventa degrado, a fronte di una nostalgia sempre più pervasiva nei confronti di quello che Sottocornola chiama il paleo pop degli anni ’50-’60-’70, che diviene mythos fondativo e ideale paradigma di confronto, apertura ermeneutica su un mondo lontano e ormai scomparso ma antropologicamente migliore.  Sorprende che riflessioni spesso ardue e teoreticamente impegnative si accompagnino nel libro a un approccioapparentemente leggero, con frequenti riferimenti, specie nella parte dedicata alle interviste di “Varietà”, ad aneddoti relativi agli incontri che l’autore ha avuto negli anni con i più significativi personaggi della canzone, della televisione e dello spettacolo in Italia, da Gianni Morandi a Rita Pavone, da Carla Fracci a Nino Manfredi, da Vittorio Sgarbi a Beppe Grillo, da Ivano Fossati a Paolo Conte, da Amanda Lear a Gianna Nannini, da Mara Venier a Enzo Jannacci. Un incontro mancato e rimpianto invece, causa un veto redazionale del lontano 1989, è quello con Raffaella Carrà, recentemente scomparsa, cui l’autore dedica una commossa lettera a ricordo, una ghost track, stampata con un delicato inchiostro grigio, che a lui serve anche per fare il punto sulla questione del pop, altrove affrontata in modo più icastico e corrosivo (vedi il congedo dedicato a “Maradona, il Covid e l’Apocalisse del pop”), e qui ripresa con un atteggiamento più empatico ed emozionale. Su queste esperienze si articola una serrata riflessione che diviene occasione per parlare di senso e valore, qualità e resilienza in tempi difficili come quelli pandemici. In ultimo, a rafforzare l’impressione testamentaria ed esistenziale del volume, 96 pagine di foto on the road dell’autore e dei contesti in cui si è mosso ci regalano un viaggio fra infanzia, adolescenza, musica, studi, incontri, viaggi, libri, cd, lezioni-concerto, famiglia, scuola e territorio, che ancor più testimonia la cifra stilistica di Claudio Sottocornola, un connubio tra cultura e vita, tra musica e filosofia, tra esistenza e pensiero che in questi tempi così settorializzati tende del tutto a mancare e che in “Occhio di bue” si fa invece sintesi, visione, memoria e proiezione sul futuro. A chiudere, unDvd-Rom inedito, con 435 tracce, archivio musicale delle lezioni-concerto di Sottocornola riprese dal pubblico con un inconfondibile sapore live e ruvido, ci permette di familiarizzare meglio con il suo ruolo di performer, interprete e animatore culturale che ne fa un unicum nel panorama della cultura italiana. A impreziosire il lavoro, diversi sono i contributi di addetti ai lavori che introducono o commentano il volume, da Paolo Tocco ad Athos Enrile, da Fortunato Mannino a Maurizio Gusso, testimoniando una stima e un riconoscimento ormai condivisi della lunga attività esegetica e performativa di Sottocornola nel mondo del pop.

Claudio Sottocornola
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Meravigliosi ragni danzanti, un focus sulle interpretazioni del tarantismo nel Seicento
Il primo libro della collana Piccola biblioteca sul tarantismo di Kurumuny Edizioni

Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento è il primo libro della nuova collana di Kurumuny Edizioni, “Piccola biblioteca sul tarantismo”. La collana, diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli, rappresenta un nuovo progetto di studi, un’avventura intellettuale e umana che conferma la passione e il rigore di approccio della casa editrice salentina nella ricerca sulle tradizioni popolari. Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento a cura di Manuel De Carli, pubblicato da Kurumuny con il patrocinio e il sostegno dell’Istituto Diego Carpitella, raccoglie sette saggi di accademici e studiosi (Donato Verardi, Maurizio Cambi, Adele Spedicati, Silvia Parigi, Manuel De Carli, Marco Leone, Gabriella Sava) che approfondiscono altrettante ricerche concepite nel diciassettesimo secolo da medici, filosofi, eruditi per dare una spiegazione al fenomeno “meraviglioso” che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa. Unendo la serietà degli studi accademici a un taglio divulgativo, pensato per una vasta platea di lettori interessati all’affascinante tema del tarantismo, il libro è un avventuroso viaggio attraverso i testi di grandi pensatori italiani e stranieri, da Tommaso Campanella a Athanasius Kircher, da Giovan Battista Della Porta a Giorgio Baglivi, Epifanio Ferdinando, Wolferd Senguerd, Antonio Muscettola.

Dalla prefazione di Manuel De Carli:
«I saggi che compongono la presente raccolta sono dedicati alla riflessione di sette autori che, nel Seicento, hanno scritto sui “meravigliosi ragni danzanti”: le tarantole. Per secoli, questi animaletti sono stati ritenuti responsabili di un fenomeno patologico, denominato nel tempo “tarantismo”. Dapprima, il tarantismo fu concepito come una patologia specifica della Puglia meridionale, successivamente, però, casi di tale fenomeno sono stati registrati anche nel Sud dell’Europa e, soprattutto, in Spagna (…). Ernesto de Martino, con la nota indagine interdisciplinare sul tarantismo, ne mostrerà la dimensione di “istituto culturale” (…). I saggi qui raccolti offrono al lettore la chiave per accedere ad alcune interpretazioni del tarantismo nel Seicento, allorquando tale fenomeno viene ricompreso, grazie anche agli strumenti offerti dalla riflessione filosofica, in una dimensione per lo più medicale. Nel corso del secolo, i fenomeni di tarantismo si presentano come fatti meravigliosi innegabili: i tarantati esistono e sono osservabili in natura. Tali fatti, tuttavia, hanno caratteristiche “singolari” e “straordinarie” che richiedono una giustificazione razionale specifica rispetto ai fatti “regolari” della natura. Non è un caso che il discorso sul tarantismo – nei diversi aspetti che lo compongono – sia spesso percepito, come si evince dai contributi qui raccolti, quale problema intrinsecamente legato al tema delle qualità occulte, strumento concettuale a cui medici e filosofi potevano ricorrere per giustificare razionalmente i fatti straordinari (…). Fenomeni che, una volta incontrati, destano meraviglia e offrono una sfida alle convinzioni del sapere ordina rio6. Da qui, anche il fiorire dei diversi modelli esplicativi messi in campo da intellettuali di tutta Europa per offrire una spiegazione razionale ai molteplici aspetti straordinari del tarantismo, spesso per strapparli a letture superstizione».

La collana Piccola biblioteca sul tarantismo
Nel corso dei secoli, il tarantismo, fenomeno meraviglioso che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa, ha suscitato l’interesse di medici, indagatori della natura, eruditi e viaggiatori provenienti ogni parte del mondo. Da alcuni decenni, questo fenomeno è al centro di un rinnovato interesse scientifico e intellettuale che ha registrato una serie di studi ed eventi culturali dalla portata internazionale. La collana Piccola biblioteca sul tarantismo promuove ricerche di natura storica sulle interpretazioni del tarantismo offerte, nel corso dei secoli, dalle tradizioni filosofica, medica, antropologica e letteraria. Essa accoglie lavori monografici, ricerche di gruppo e riedizioni di testi inediti o rari.vLa collana è diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli (Tours), composto da: Joaquín Àlvarez Barrientos (Madrid), Maurizio Cambi (Salerno), Camilla Cavicchi (Tours), Luigi Chiriatti (Lecce), Pilar Leòn Sanz (Pamplona), Anna Marie Roos (Lincoln), Donato Verardi (London).

Il curatore
Manuel De Carli è Chercheur associé presso il Centre d’Études Supérieures de la Renaissancevdell’Université de Tours (France). Nel 2019, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia, presso l’Università degli Studi Roma Tre, e in Musique, presso l’Université de Tours. È membro dell’International Society for Eighteenth-Century Studies e dell’European Society for thevStudy of Western Esotericism. Fa parte del comitato di redazione di Arcana Naturae. Revue d’histoire des sciences secrètes. Si interessa al dibattito sulle qualità occulte in età moderna, con particolare riferimento allo studio della tradizione aristotelica, e alle discussioni sul tarantismovmediterraneo tra Seicento e Settecento.

Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori
in libreria la raccolta di saggi della grande antropologa Clara Gallini, Kurumuny Edizioni
Un’affascinante avventura nell’Europa tra Ottocento e Novecento

E' in libreria Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori, il nuovo libro edito da Kurumuny Edizioni che conferma il lungo impegno della casa editrice nella divulgazione della ricerca antropologica.
Chiaroscuri è una raccolta di saggi scelti della grande Clara Gallini, figura cardine nel panorama degli studi antropologici in Italia e non solo, considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di Ernesto de Martino. Il libro, edito postumo, è stato tuttavia ideato e interamente organizzato da Gallini, l’ultimo dei suoi lavori in vita a cui sarebbero seguiti altri progetti già in cantiere con Kurumuny. Il volume, che esce nella collana “Pensieri meridiani” con la prefazione di Adelina Talamonti e un’introduzione firmata dall’autrice, è arricchito in appendice dai testi di Ernesto de Martino e dello psicanalista Emilio Servadio. Seguendo la penna raffinata di Clara Gallini, il libro conduce il lettore per tutta Europa attraverso le storie di medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, “isteriche” e fantasmi. In questa affascinante avventura, condotta sempre attraverso rigore di metodo ma che non rinuncia al piacere del racconto, Gallini viaggia da Nord a Sud facendo tappa in alcuni dei luoghi simbolo dei misteri studiati dall’occultismo. Tra gli altri, le case infestate della Torino di inizi Novecento e quelle di fine Ottocento a Napoli, dove la famosa medium Eusapia Paladino attira sia pellegrini che scienziati come il noto antropologo Cesare Lombroso. E ancora, un focus sulla fotografia come strumento privilegiato dello spiritismo, la disciplina sviluppatasi a fine Ottocento nell’alveo del pensiero positivista che si approccia alla materia nell’idea di dimostrare scientificamente l’esistenza dell’oltretomba. Diversi capitoli, poi, sono dedicati a Lourdes, teatro di miracoli e luogo della medicalizzazione del sacro. Addentrandosi in queste storie e approfondendo le relative questioni, Gallini non si presta a un’indagine sulla “verità” dei fenomeni, piuttosto si approccia alla materia, “demartianamente”, attraverso il criterio della comprensione culturale, applicato tanto alla platea dei medium e degli altri soggetti direttamente coinvolti quanto a quella degli studiosi che se ne sono interessati nel tempo. In appendice, i testi di Ernesto de Martino (Miseria psicologica e magia in Lucania) ed Emilio Servadio (Le oscure vie della guarigione) “dialogano” con quelli raccolti nel volume, costituendo ulteriori, preziosi contributi interpretativi e spunti di riflessione.

Dall’introduzione di Clara Gallini:
«Nel loro complesso, i nostri episodi smentiscono quella immagine, rigida ed esclusiva, di un Mezzogiorno che per tradizione concentrerebbe nei suoi territori ogni “magia”: al contrario, la troveremo anche altrove, nelle moderne città d’Europa, dove anche sarebbe stata presa in seria considerazione “scientifica”, oltre che “religiosa”, da vari medici e prelati. Le storie che raccolgo qui sono ristampate da vecchi articoli, di venti, trent’anni fa, ma non mi vergogno di dire che la loro problematica è sempre più attuale, in tempi come questi, che danno sempre più spazio all’avanzata dell’“irrazionale”, non solo nei diversi culti religiosi. (…) Più in generale, potremmo ritrovarvi l’attualità di quelle domande su che cosa mai sia quel lato oscuro degli uomini e delle cose, che ancor oggi continua a intrigarci».

Dalla prefazione di Adelina Talamonti:
«I personaggi che si incontrano – medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, isteriche e fantasmi... – e le loro relazioni, disegnano un Ottocento che prima di Clara Gallini non era stato indagato da una prospettiva antropologica. Una prospettiva che analizzando la dimensione culturale del magnetismo e dello spiritismo, come delle guarigioni miracolose, mette in luce, tra l’altro, il dinamismo culturale presente nella società di classe e pone interrogativi ancora attuali sulla crisi del modello cartesiano di ragione».

Dal libro:
«Una ricostruzione della storia dello spiritismo presenta sempre delle sorprese. Fa scoprire in quante occasioni la storiografia civile e politica, o sociale ed economica, scarti dalla sua ottica elementi che considera irrilevanti, quando non addirittura imbarazzanti. Ad esempio, il fatto che a Napoli si siano tenute sedute spiritiche nel salotto di uno dei più grossi commercianti stranieri operanti in città o che un illustrissimo uomo politico tenesse conferenze improntate al più solido credo spiritista. Nella città, lo spiritismo penetra e si diffonde alquanto precocemente: nel 1863 si for­ma la prima società spiritistica, che pubblica anche un giornale, nell’anno successivo si pubblica il primo libro scritto da un napo­letano e stampato a Napoli. I percorsi della sua penetrazione, le sue stesse forme si modellano sulle forme della stratificazione sociale e culturale di una città che da poco ha cessato di essere capitale. C’è al vertice un’aristocrazia e un’intellettualità dedita alle professioni liberali, ma è anche presente una borghesia com­merciale non priva di dimensioni cosmopolite. Ed è soprattutto per tramite di quest’ultima che si attiverà una comunicazione diretta tra circoli (o salotti) napoletani e spiritismo inglese, e in particolare la Londra dell’allora celeberrimo medium Daniel D. Home e delle prime sperimentazioni scientifiche di William Crookes. Di questi contatti è possibile trovare qualche traccia. Per esempio, le fantasiose tracce lasciate dalla Signora Guppy, moglie di un notissimo commerciante che risiedeva parte del suo tempo a Londra, parte a Napoli. Questa signora aveva già fatto mostra delle sue capacità quando, non ancora sposata, viveva casa affacciata sul golfo, è capace di far materializzare sontuosi, mediterranei apporti, che «assumevano forme di gamberi, gran­chi, molluschi e simili...»

L’autrice
Clara Gallini (1931-2017), professore emerito dell’Università “Sapienza” di Roma, ha insegnato Antropologia culturale ed Etnolgia a Cagliari, Napoli, Roma. È stata fondatrice e presidente dell’Associazione Internazionale “E. de Martino” e tra i membri fondatori dell’International Gramsci Society. È considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di de Martino, e ha curato varie edizioni critiche dei suoi scritti (editi e inediti). Principali temi della sua ricerca sono stati cultura e religione popolare nell’Europa contemporanea, considerate nella dialettica tra tradizione e modernità, i discorsi ufficiali della Chiesa e della scienza e la realtà della pratica sociale. La sua vasta bibliografia include: La sonnambula meravigliosa. Magnetismo e Ipnotismo nell’Ottocento italiano, Feltrinelli 1983; La ballerina variopinta. Una festa di guarigione in Sardegna, Liguori 1988; Il Miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes, Liguori 1998; Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia, Nottetempo 2016. Ha curato varie edizioni critiche degli scritti (editi e inediti) di Ernesto de Martino.

In libreria Io alla taranta ci credo di Milena Magnani, Kurumuny Edizioni 2021
Venerdì 13 agosto la prima presentazione a Lecce per ExtraConvitto
Sessant'anni dopo, il mitologico ragno segue nuove inquietudini e malinconie

E' in libreria Io alla taranta ci credo, il nuovo romanzo di Milena Magnani, Kurumuny Edizioni 2021. Il libro vedrà la sua presentazione inaugurale venerdì 13 agosto alle ore 20 a Lecce, negli spazi all’aperto della Biblioteca Bernardini, in piazzetta Carducci. L’appuntamento rientra nella rassegna ExtraConvitto. Dialoga con l’autrice Mauro Marino. Letture a cura di Maria Rosaria Cristaldi, musiche di Rocco Zecca. L’ingresso è libero (nel rispetto delle norme anti Covid) con prenotazione obbligatoria al numero 0832373576.

Milena Magnani, Io alla taranta ci credo
Sessant’anni più tardi, il mitologico ragno si aggira ancora nella demartiniana “terra del rimorso”. Certo, sono cambiati i territori in cui abita, cambiati gli scenari delle sue misteriose aggressioni, insieme al paesaggio salentino trasformato da roghi, costruzioni abusive, mega impianti industriali e discoteche. Dalla campagna, il ragno si trasferisce in città, seguendo nuove inquietudini e malinconie. Io alla taranta ci credo è un racconto corale, una tela che intreccia le vite di personaggi diversi, molti dei quali realmente esistenti. Una personale geografia affettiva tratteggiata dall’autrice, da decenni legata al Salento, a cui ha dedicato una parte importante del suo lavoro e un impegno diretto per la tutela del territorio con la partecipazione all’“Orto dei Tu’rat”, progetto di contrasto alla desertificazione del territorio più volte oggetto di incendi dolosi. Un tributo alla terra elettiva, alla patria per vocazione. La voce narrante ci accompagna a esplorare, conoscere e ri-conoscere il Salento e le sue contraddizioni: la bellezza densa di storie dell’Orto dei Tu’rat e la cieca ferocia di chi lo dà alle fiamme, il rapporto con un presente in rapidissimo cambiamento, di cui sfuggono i contorni e le prospettive, lasciando solo domande aperte (eloquenti in tal senso i titoli dei capitoli che compongono il libro: «Perché Eliseo dice – Ci mme cunti? / che cosa unisce le bacchettate di un maestro al condono edilizio / e come si colora il mare quando smette di sbarcare saraceni» ecc.). Al centro della tela Donata, una giovane donna inquieta alla ricerca di se stessa, la cui modernità deve fare i conti con una storia ancestrale. Sarà proprio l’appartenenza al territorio e alla sua cultura la chiave di volta del malessere, di quella malesciana che Donata non sa dire. Nel secolo ventunesimo, la cura proposta alla paziente non può più essere quella del rituale storico classico, che faceva ballare tarantate e tarantati al ritmo del tamburello inseguendo a ritroso i passi del ragno. Gli psicofarmaci hanno sostituito la terapia domiciliare e corale, perfezionando gli equilibri biochimici: e tuttavia, il vuoto dell’isolamento e dell’incomprensione, come e più di prima, resta. L’attraversamento di un disagio personale diventa così un lento lasciarsi andare nel profondo di uno spazio culturale, storico, esistenziale oltre che geografico, tra incontri reali e incontri solo immaginati, sentiti o presagiti, in cui risuona lo stile del realismo magico sudamericano. È la maestria dell’autrice che tesse i fili e ne fa un racconto avvincente dalle sfumature noir, un tributo d’amore che a tratti cede alla rabbia e alla nostalgia, così come richiama il titolo, decisamente provocatorio. Da leggere tutto d’un fiato fino all’ultima pagina.

Dal libro 
«Il ragno si è presentato sulla mia coscia a tradimento. Completamente fuori epoca. Senza neanche chiedermi di pronunciare quelle sei parole contadine: “Fimmene fimmene ieu vau allu tabaccu.” Mi ha morso in un fine estate in cui nella mia cucina non c’era più lo scolapasta di alluminio appeso a un chiodo e neanche il ferro per fare i minchiareddhi. Mi ha morso nella stessa epoca in cui Paolino cantava a squarciagola Drefgold. Mi ha morso nella globalità. Tra i messaggi whatsapp, nelle notti della movida salentina. Il ragno te spaddhe russe mi è venuto incontro come si va incontro alle donne che si sentono improvvisamente estranee a tutto e non stanno più dentro né fuori di sé. Mi è venuto incontro mentre pensavo: ma questa in fondo che tipo di vita è? Mentre rimuginavo: possibile che non ci sia un modo più interessante di vivere?»

L’autrice
Milena Magnani, (Bologna 1964), sceneggiatrice e drammaturga, ha esordito con il romanzo L’albero senza radici (1993) a cui hanno fatto seguito Delle volte il vento (1996) e Il circo capovolto (2008), entrambi ripubblicati per le nostre edizioni. Per anni è stata tra i redattori della rivista di letteratura sociale «Nuova Rivista Letteraria» fondata da Stefano Tassinari. Per Kurumuny è ideatrice e fondatrice di “Rosada”, una collana di poesia contemporanea, nata dal suo impegno nel progetto ambientale Orto dei Tu’rat.
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MISERERE
I canti penitenziali dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca
a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia
 
Finalmente disponibile il prossimo 27 marzo il Libro & CD “Miserere. I canti penitenziali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca”. Il lavoro, a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia, inaugura la nuova collana editoriale di Finisterre dal titolo “Nubes” e include le riflessioni, i testi dei canti, le illustrazioni dei “Misteri”, il percorso di storia dell’affascinante Settimana Santa sessana con i suoi rituali antichi e le sue processioni penitenziali di grande intensità emotiva. Il racconto si anima con le testimonianze di Ambrogio Sparagna, Davide Rondoni e Mons. Orazio Francesco Piazza, gli spartiti musicali e le illustrazioni inedite di Luigi Cappelli per un originale viaggio nel tempo e nello spazio dell’umano sentire, dove volti e voci, odori e sapori, situazioni e condizioni esistenziali, generano a Sessa Aurunca continuità di storia e di vita. Un libro di riflessione e preghiera e una documentazione unica di cultura tradizionale italiana. All’interno del libro un disco contenente 16 brani con le voci soliste e corali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e del Monte dei Morti e gli echi della Banda musicale dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso. Un repertorio unico nel suo genere che racconta le varie fasi rituali della Quaresima a Sessa Aurunca e la grande tradizione di voci e musiche che da almeno 6 secoli la caratterizza. Suoni e voci un tempo sospeso che ha il suo culmine emozionale nelle musiche eseguite nei vari giorni della Settimana Santa e soprattutto nelle voci “strascinate” durante la processione del Venerdì Santo, con la banda e le sue marce funebri, gli strumenti musicali minori a segnare il tempo, i cori dei Confratelli. In evidenza il Trio del Miserere, nella sua formazione più antica e in quelle più recenti, ma anche il repertorio delle cene confraternali e dei momenti musicali più intimi dei rituali sessani. Il Libro & CD è disponibile presso www.finisterre.it e sarà distribuito in libreria nelle settimane successive.
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"FENOMENOLOGIA DELL'ALTRO BATTIATO"
Esce oggi Il nuovo Libro di Mario Bonanno edito da Compagnia Nuove Indye

Musicista più che cantautore. Poliedrico piuttosto che poetico. Capace di insofferenze come di ascetismi. Uno, nessuno e centomila per più di dieci anni ma con precise intenzioni: con baffi e senza, con barba e senza, con codino e senza, vestito elegante con sandali e calzini bianchi, immoto, meditabondo, con occhiali da sole, laconico, filosofeggiante, vestito hippy, regista, pittore, danzante, immobile su tappeti orientali, critico ma a-politico, spirituale ma a-confessionale, (auto)ironico come non avresti detto, Franco Battiato è stato portatore sano di provocazione sui generis. Originale in quanto autarchica, indifferente ai diktat movimentisti degli anni Settanta come agli abbagli individualisti del decennio successivo. Sparpagliato per album, video e memorabilia assortita, esiste insomma l’artista uno e bino, il trascendente e il radicale. In maniera non pedissequa questo libro si concentra su quest’ultimo. Sull’artista che tra tastiere fluidissime e non-sense di superficie, rappresenta oggi un must generazionale, declinato in eco di memorie collettive e personali. Tutt’altro che un’icona supra partes, capace anzi di letture antropologiche tra le più affilate della canzone italiana. Con numerosi estratti dai giornali dell’epoca, il ricordo di Giusto Pio, e le interviste inedite a Gianfranco D’Adda, Filippo Destrieri, e allo stesso Franco Battiato. 
Mario Bonanno è autore di articoli e saggi sulla canzone d’autore. Nel 2007 ha fondato il periodico “Musica e Parole” di cui è stato anche il direttore. Fra i suoi ultimi libri, pubblicati con Stampa Alternativa: “Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso”. “Rosso è il colore dell’amore. Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli”. “Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber”.”La musica è finita. Quello che resta della canzone d’autore italiana”. “È vero che il giorno sapeva di sporco. Riascoltando Disoccupate le strade dai sogni di Claudio Lolli”. “Ho sognato di vivere. Variazioni sul tema del tempo in Roberto Vecchioni”. “Non avrai altro Dio all’infuori di me spesso mi ha fatto pensare. La buona novella di Fabrizio De Andrè, 50 anni dopo”. Per l’editrice milanese “Paginauno” sono da poco usciti i due “33 giri” sui dischi dei cantautori e la storia italiana degli anni Settanta e Ottanta e “Il nemico non è” sulla canzone antimilitarista e Il conflitto sociale nei testi dei cantautori. 
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Siena Jazz ed EDT presentano: "Storia del Jazz" di Ted Gioia nuova edizione curata e tradotta da Francesco Martinelli

Esce in libreria per EDT in collaborazione con Siena Jazz, la nuova versione riveduta ed aggiornata della "Storia del Jazz" di Ted Gioia, curata e tradotta da Francesco Martinelli. La nuova edizione esce dopo il grande successo che la prima edizione nel 1997 aveva suscitato tra gli appassionati ed i critici musicali, con la sua capacità di raccontare la storia del jazz e le sue leggende con una grande freschezza narrativa. Gioia racconta le vicende del jazz, come non era mai stato fatto prima,  attraverso i leggendari maestri del passato e i grandi musicisti del presente, portandoci con l'ultimo capitolo completamente nuovo fino ai nostri giorni cone quello che Gioia chiama il rinascimento del jazz grazie ad artisti come Esmeralda Spalding e Robert Glasper. La collana di cultura jazzistica coprodotta da Siena Jazz e dalla torinese EDT è giunta ormai a una decina di volumi e costituisce per la qualità dei testi originali, per il qualificato lavoro di cura e traduzione e per la qualità produttiva, un punto di riferimento per la vasta platea di appassionati di musica e per gli studenti dei corsi di jazz dei conservatori italiani.