Letture: Le Novità

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Enrico Deregibus
FRANCESCO DE GREGORI
I TESTI. LA STORIA DELLE CANZONI
30  settembre 2020
Pp. 720 - € 28 - collana Bizarre
In un libro tutti i testi del Principe della canzone italiana
 
Domenica 4 ottobre ore 19, Sala Sinopoli - Auditorium Parco della Musica di Roma 
alla prima edizione di “Insieme. Lettori, autori, editori”
Francesco De Gregori presenta il volume con Sandro Veronesi. Sarà presente il curatore Enrico Deregibus
Introduce Marino Sinibaldi
 
Francesco De Gregori aveva ventun anni nel 1972 quando con l’amico Antonello Venditti pubblicò il primo LP, Theorius Campus.  L’anno seguente debuttò come solista (Alice non lo sa) e da allora sono venuti più di venti album in studio, che hanno cambiato la scena della musica italiana grazie a una capacità di fascinazione forte e rara: canzoni uncinanti che amano attingere dal folk anglosassone, dal rock, dalla musica popolare italiana, brani a volte elusivi e sfuggenti, enigmatici, capaci però di aprirsi a tutti, come dev’essere per la grande canzone. In quasi cinquant’anni di attività De Gregori ha scritto e cantato più di duecento testi, che mai prima d’ora erano stati oggetto di una raccolta integrale. Enrico Deregibus, stimato studioso e cultore della canzone italiana, specie d’autore, annota e commenta i brani (insieme a vari altri solo interpretati dall’artista romano) in una radiografia approfondita di come sono nati e si sono sviluppati, indagandone le numerosissime sfaccettature, con molte rivelazioni inedite, analisi, aneddoti e con centinaia di dichiarazioni rilasciate negli anni da De Gregori. Più di 700 pagine. Un volume imponente, un caso quasi unico fra i libri dedicati a un cantautore nel nostro Paese. Enrico Deregibus è giornalista e direttore artistico o consulente di molte rassegne ed eventi musicali. Ha pubblicato con Giunti nel 2015 la biografia di Francesco De Gregori Mi puoi leggere fino a tardi, che costituisce una sorta di prima parte di questo nuovo libro. L’anno dopo ha firmato le schede del cofanetto Backpack, che racchiude trentadue dischi del cantautore romano. È ideatore e curatore del Dizionario completo della canzone italiana (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR, 2007). Del 2013 è Chi se ne frega della musica?, una raccolta di suoi scritti (NdAPress).
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DAL 14 novembre 2020
ENRICO DE ANGELIS - COLTIVO UNA ROSA BIANCA
Antimilitarismo e non violenza in Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, Bennato e Caparezza

Un insieme di valori che storicamente la canzone d’autore ha saputo divulgare, permeando la sensibilità d'intere generazioni, è quello dell’antimilitarismo, del pacifismo, della nonviolenza, dell’antirazzismo. In questo saggio, ideato insieme al Movimento Nonviolento, viene esplorato da questa visuale il repertorio di sei grandi e amati cantautori italiani che hanno cantato questi temi in maniera massiccia e continuativa. Il titolo, chiara metafora di pace, riprende una canzone di Sergio Endrigo che mette in musica versi del celebre poeta cubano José Martì. Il libro è arricchito dai ritratti di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, firmati da Milo Manara e quelli di Bennato e Caparezza, opera di Massimo Cavezzali, tutti raccolti in un inserto a colori. L’autore devolverà i proventi di questo libro al Movimento Nonviolento.

ENRICO DE ANGELIS
Giornalista, storico della canzone, ha operato all’interno del Club Tenco dall’anno di fondazione, il 1972, e ne è stato per vent’anni il direttore artistico. Nel campo della canzone d’autore, espressione coniata per la prima volta da lui stesso, ha curato innumerevoli pubblicazioni, dischi, rassegne, lezioni, incontri pubblici, programmi radiofonici, consulenze varie. Tra i suoi libri, “Musica sulla carta” raccoglie un’antologia dei suoi scritti musicali pubblicati durante quarant’anni di giornalismo.
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Ad un anno dal fortunato "L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento" l'autrice, regista e performer campana di casa a Parigi, dona alle stampe la storia completa del fenomeno del tarantismo con una luce inedita verso la comunità scientifica al femminile. Un viaggio emozionale nel profondo grazie alle immagini di Francesca Grispello
Diacronia minima del tarantismo: il nuovo libro di Tullia Conte

Diacronia minima del tarantismo 
di Tullia Conte 
con immagini di Francesca Grispello
pp. 128 - € 24,00
SUDANZARE, 2020
Collana "Materiali per la Conoscenza"

La taranta diventa femmina in Diacronia minima del tarantismo, il nuovo libro di Tullia Conte, regista, performer e insegnante di casa a Parigi. Il libro presenta una rilettura storica dei rituali collegati al fenomeno del tarantismo, abbracciando la questione di genere: l'estromissione praticamente totale delle donne dalla comunità scientifica che per secoli si è occupata di questi accadimenti, oltre che l'attribuzione del fenomeno al genere femminile come prerogativa congenita e negativa. Caterina Naselli, Clara Gallini, Amalia Signorelli, sono alcune delle studiose che hanno contribuito in maniera fondamentale agli studi di settore, che il testo ripercorre dalla prima testimonianza storica nel 1064, arrivando ai giorni nostri. “La taranta dice (…) noi siamo tutte sorelle”. Altra necessità è quella di ottenere una narrazione, agile e scevra da pregiudizi e campanilismi, che sia capace di comprendere tutti i territori dove queste pratiche sono state messe in atto, per distruggere lo stigma della donna salentina morsa dalla taranta. Attraverso le testimonianze fornite, si configura un orizzonte simbolico vasto e vitale, difficilmente inquadrabile in stereotipi.  Ad un anno esatto dal fortunato "L'altra taranta - Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento l'autrice propone un testo scientifico che ha una visione più ampia: poetica, politica e di speranza di rinnovamento sugli studi di genere. Il percorso è impreziosito dalle immagini realizzate da Francesca Grispello, che contribuiscono ad accompagnare chi legge in un viaggio nel profondo significato del tarantismo. L'esposizione del corpo, lo strumento principale dei rituali, nella ricerca della Grispello non cerca compromessi con la sessualizzazione forzata imposta dalla società. Questa prospettiva anticipa il prossimo futuro, dove nuovi concetti e diritti concreti saranno la testimonianza di quanto sia stato negato in base alle discriminazioni di genere, ma ricorda anche il passato in cui il rito si affidava alle potenzialità del corpo. L'incontro tra ricerche, così diverse fra loro eppure con evidenti punti di contatto, ha generato un formato inedito - per il tema in questione - che si propone di accompagnare chi legge attraverso un'esperienza razionale, ma al tempo stesso emozionale. “Le immagini selezionate in questo volume – scrive Francesca Grispello - nascono da stati d'animo diversi, tutte hanno in comune il bisogno di realizzare una visione e la danza- e la danza vuole dire nudità, carne, diaframma, un tempo dissestato, spazio, assenza di giudizio. Questi Esercizi di Carne e Esercizi di Primavera sono appunto “esercizi”, tentativi di cogliere in visione qualcosa che non posso comprendere, ma danzare, probabilmente sono qualcosa che vedrò domani, che abiterò un giorno a venire. L'autrice nella sua introduzione accenna a un futuro, testimoniando e agendo la danza come pratica per un domani in cui il senso del corpo sia espresso nella sua totalità e libertà.”
Tullia Conte, regista teatrale, attrice e performer, è impegnata da anni nello studio delle danze popolari secondo una prospettiva di antropologia teatrale. Nata nel Cilento ma trasferitasi in tenera età a Napoli, e legata alla sua terra; internazionale perché vive a Parigi, passionale e “scientifica” in nome dei suoi studi antropologici, si occupa di tarantelle tradizionali ma con un sguardo teso al presente, al contemporaneo. Tra i suoi spettacoli Tarantella Cruda, Storia di Maria, Antidotum, san Tarantella, SUDD. Nel 2010 fonda con Mattia Doto “SUDANZARE”, associazione basata a Parigi che si occupa di cultura e promozione della danze e delle culture dell'Italia del Sud. Nel 2019 ha pubblicato “L'altra taranta – Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento”. Francesca Grispello, lavora come giornalista e come ufficio stampa (Synpress) per artisti ed eventi, si occupa di cultura e spettacoli, di fotografia e letteratura, di editoria e di tutto ciò che si muove in ambiente espressivo.

Mail: info@sudanzare.com
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In libreria la nuova edizione de La malapianta di Rina Durante
La pubblicazione d’esordio della nuova collana di AnimaMundi dedicata alla scrittrice e ricercatrice militante, fondatrice del Canzoniere Grecanico Salentino, voce del Sud

La casa editrice AnimaMundi è orgogliosa di presentare il nuovo progetto editoriale che rende omaggio a una delle più importanti figure intellettuali del Salento e della letteratura meridionale, quella di Rina Durante (1928-2004) scrittrice, giornalista, ricercatrice militante e fondatrice nel 1975 del Canzoniere Grecanico Salentino. Con la riedizione de La malapianta, edito per la prima volta da Rizzoli nel 1964, AnimaMundi inaugura la collana “Opere di Rina Durante” a cura di Massimo Melillo, uno spazio di rinnovata riflessione e valorizzazione della vasta eredità della Durante che prevede la ripubblicazione dei suoi libri e testi più significativi tra cui saggi e articoli di storia sociale, letteratura e folklore, musica e antropologia, teatro, cinema e ricerca demologica, racconti, poesie e canti (alcuni dei quali, come La quistione meridionale e Luna otrantina, sono entrati a pieno titolo nel repertorio musicale salentino). Il romanzo qui riproposto è inserito in un’ampia cornice di testi, che contestualizzano l’opera della scrittrice dal punto di vista storico-letterario e richiamano interessanti approfondimenti biografici, con l’introduzione di Antonio Lucio Giannone, docente di letteratura italiana all’Università del Salento, e una cospicua appendice arricchita da un intervento della stessa Durante del 2003 sulla cultura che cambiò il Salento e i contributi di Massimo Melillo, giornalista, Luigi Lezzi, ricercatore antropologo, e Francesco Guadalupi, scrittore, questi ultimi da sempre vicini a Rina Durante, alla quale nel 2013 è stato dedicato un convegno nazionale di studi, promosso dall’Università del Salento con l’intervento di numerosi studiosi tra cui Goffredo Fofi e Alessandro Leogrande. Se ogni territorio ha i suoi testimoni eccellenti e “numi tutelari” a cui riconoscere una paternità di visione - studiosi, intellettuali, artisti che hanno aperto un varco nella ricerca delle molteplici forme dell’identità collettiva, della storia, delle tradizioni in costante evoluzione e stratificazione - Rina Durante rappresenta certamente questa figura per il Salento e per il Sud. Una personalità trasversale, rigorosa nel metodo e nella ricerca: narratrice prima di tutto, come lei stessa dichiarava, Durante ha contribuito in modo significativo alla ripresa degli studi sul tarantismo e della ricerca folclorica e demologica di Ernesto de Martino, raccogliendo la lezione gramsciana sulle classi subalterne e quella meridionalista, culturale e politica, di figure come Tommaso e Vittore Fiore, Gaetano Salvemini, Rocco Scotellaro. Il suo impegno militante per le classi oppresse, a partire da quelle contadine, l’ha condotta a estendere le sue ricerche verso il patrimonio musicale tradizionale sull’esempio di Gianni Bosio, Giovanna Marini e altri studiosi, diventando la figura centrale di riferimento più significativa del movimento di riproposta della musica popolare salentina con la stessa fondazione del Canzoniere Grecanico Salentino. Pur nell’evoluzione radicale che il Salento ha subito negli ultimi decenni, decisamente distante dallo spirito con cui Rina ha condotto le sue ricerche, tuttavia i germi di questa trasformazione, la nuova consapevolezza acquisita dal territorio connessa alla riscoperta e alla valorizzazione delle sue radici tradizionali, hanno nell’opera della Durante un primato da riconoscerle e valorizzare. La malapianta vinse il Premio Salento nel 1965 consegnato a Lecce da Maria Bellonci, presidente di un’autorevole giuria composta da Sandro De Feo, Mario Sansone, Bonaventura Tecchi e Giampiero Dore, che negli anni precedenti era stato assegnato a Cesare Pavese, Carlo Bernari, Giuseppe Dessì, Domenico Rea, Elio Vittorini, Ignazio Silone, Carlo Cassola, Nino Palumbo, Giuseppe Cassieri, Dante Troisi e Italo Calvino.

Dal romanzo:
«C’è un modo di franare stando in piedi, diritta e tranquilla con gli altri intorno che ti guardano e sono tranquilli anche loro del tuo modo sempre uguale di tenerti su, senza scosse e cambiamenti. Ed è in quell’istante preciso che tu te ne sei andata, e hai detto loro addio con tutte le tue forze, senza dire una parola, pur sapendo di franare là dove nessuno di loro saprà più ritrovarti».

Dall’introduzione di Antonio Lucio Giannone:
«La malapianta, di primo acchito, farebbe pensare a un’opera tipica del neorealismo al quale rimandano indubbiamente alcune caratteristiche, come l’ambientazione meridionale, la scelta di personaggi appartenenti alle classi subalterne, l’arretratezza delle condizioni di vita in cui essi vivono, nonché il riferimento a precise coordinate storiche e geografiche. Ma quali sono le tematiche prevalenti nel romanzo, quelle che sono messe maggiormente in rilievo da Rina Durante? Ebbene, non sono tematiche di natura sociale, come si potrebbe immaginare. La fame, la miseria, gli stenti quotidiani esistono ovviamente e sono alla base della vita dei personaggi del romanzo, almeno dei componenti della famiglia Ardito, ma non è su di esse che si appunta l’attenzione della scrittrice. Non c’è insomma un intento documentario alla base del romanzo, né un tono di denuncia delle condizioni di vita della gente del Sud o di polemica ideologica contro il fascismo, secondo gli schemi più vulgati della narrativa neorealista. C’è un altro problema che sembra affliggere questi personaggi più delle condizioni di deprivazione sociale e materiale in cui vivono, ed è il malessere, il disagio di tipo esistenziale dal quale sono accomunati. Tutti i personaggi, infatti, sono dilaniati da un male sottile che condiziona le loro esistenze e ne fa delle monadi sofferenti e disperate. Solitudine, incomunicabilità, inettitudine, alienazione, aridità interiore: nessuno di essi sembra sfuggire a questo “male oscuro”».

Da “La cultura che cambiò il Salento” di Rina Durante:
«Che cosa fu per noi la ricerca folklorica se non tentare di illuminare quei passaggi della nostra storia, in cui il popolo aveva dato testimonianza della sua capacità di reagire alle opposizioni, e cioè di autonomia? Ripristinare la memoria e cercare di difenderla, di conservarla: tendeva a questo il nostro lavoro. Oggi si ha la sensazione di un azzeramento di tutto il lavo ro culturale svolto sul fronte politico. La nostra convinzione, invece, è che si debba ricominciare proprio da lì, che si debba tornare a parlare di questione meridionale, per esempio, che a parte le diverse tesi, era un modo per risalire alle cause della condizione meridionale attraverso la ricostruzione storica del Meridione. Una generazione di smemorati non produce neanche buoni scrittori. Scrittore è colui che conosce e, soprattutto, riconosce il passato, che ha la consapevolezza del tessuto storico-letterario da cui inevitabilmente discende egli stesso».

Dal contributo di Massimo Melillo:
«Con Rina avevamo sempre pensato ad una ripubblicazione de La malapianta e sollecitata a riprendere in mano la questione veniva però sopraffatta da altri innumerevoli impegni, che mettevano da parte l’ambito progetto editoriale che prevedeva, tra l’altro, la riedizione di altre sue importanti opere e saggi. Ora che senza di lei La malapianta rivede la luce sarà come averla ancora di più tra di noi, suscitando quella struggente commozione, che ci assale ogni qualvolta i pensieri ci riportano quotidianamente agli anni di una stagione indimenticabile della nostra vita. I libri fanno crescere, vivono di forza propria e fanno vivere, questo forse il mistero della scrittura che diventa narrazione. L’uno accanto all’altro, i libri a volte restano immobili, poi ripresi e riletti muovono uomini e donne, costruiscono pensieri e identità, che si fanno storia e conoscenza per tutti e di tutti. Rina era legata a La malapianta perché raccontava della sua antica terra, che da sempre è rimasta centrale nella sua ricerca dell’anima popolare salentina. Un ritratto vivido di un tessuto sociale scomparso, un lavoro di scavo incessante e mai interrotto per ricomporre, come in un intenso lessico, i valori collettivi di una produzione culturale consapevole della propria dignità, che incarna la storia di un luogo dell’anima chiamato Salento».

L’autrice
Rina Durante (Melendugno/Le 1928 - Lecce 2004) esordisce con la raccolta di poesie Il tempo non trascorre invano (Misura, 1951). Fra il 1961 e il 1966 è segretaria di redazione della rivista “Il Critone”, dove pubblica alcuni racconti tra cui Il Tramontana, che diventerà il soggetto dell’omonimo film diretto da Adriano Barbano, presentato nel 1965 alla prima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il suo primo romanzo è La malapianta (Rizzoli, 1964) vincitore del Premio Salento 1965. Dopo Da Verga a Balestrini. Antologia della condizione meridionale (Saedi, 1975) pubblica nel 1977 Tutto il teatro a Malandrino (Bulzoni) e Il sacco di Otranto (Adda). Nella sua lunga attività di giornalista ha collaborato con la Rai e con numerosi quotidiani e riviste. Riprendendo gli studi sul tarantismo di Ernesto de Martino, fonda nel 1975 il Canzoniere grecanico salentino, che nel 1977 incide per la Fonit Cetra Canti di Terra d’Otranto e della Grecìa salentina. Nel 1996 esce il volume Gli amorosi sensi (Manni) presentato da Maria Corti. Il suo interesse per la cultura popolare e l’enogastronomia si manifesta anche attraverso la collaborazione con la Guida dell’Espresso e con varie pubblicazioni come Rucola e caviale (Edisalento, 1993), Cerere e Bacco a piene mani (Schena, 2001) e il postumo L’oro del Salento. Per una storia sociale dell’olio d’oliva in Terra d’Otranto a cura di Massimo Melillo (Besa, 2005).

AnimaMundi
AnimaMundi nasce nel 2003 come casa editrice ed etichetta discografica, a cui si affianca una piccola e tenace libreria affacciata sul mare Adriatico nel cuore di Otranto. AnimaMundi è presto divenuta un punto di riferimento della musica di riproposta della tradizione salentina, pubblicando diversi album tra i più significativi degli ultimi anni. Come casa editrice ha accolto una ricca rosa di autori impegnati sui temi del rapporto poetico con il mondo, tra cui Franco Arminio, Gianluigi Gherzi, Chandra Livia Candiani, in un lungo percorso editoriale inaugurato con la pubblicazione in italiano dei libri dello scrittore e poeta francese Christian Bobin. 
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Il Centro di Documentazione “Valle dell’Aniene”. Catalogo dei materiali

Il Museo della Civiltà Contadina Valle dell’Aniene – ospitato nella splendida struttura del Castello Brancaccio di Roviano (Roma), recentemente entrata a far parte della Rete delle Dimore Storiche della Regione Lazio - ha tra le sue finalità lo sviluppo della conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali in tutte le loro forme e manifestazioni, nonché la documentazione della storia e della cultura di cui è espressione. Per tali scopi il Museo, oltre a raccogliere e conservare le opere e gli oggetti che sono parte della sua collezione, costituisce il principale polo di salvaguardia e documentazione della realtà territoriale, ponendosi come destinatario principale dei prodotti delle ricerche in campo demo-etnoantropologico ed etnomusicologico effettuate nell’area. Le indagini svolte nel tempo per l’allestimento del Museo hanno condotto all’acquisizione di decine di registrazioni audio e video e di centinaia di fotografie che conservano informazioni su numerosi e importanti aspetti della cultura locale e che oggi costituiscono il Centro di Documentazione “Valle dell’Aniene”. Da qualche mese è in distribuzione il terzo volume della collana "Quaderni del Museo di Roviano" edito dalle edizioni Efesto di Roma (2019, 240 pp.). Il nuovo libro, dedicato al Centro di Documentazione del Museo, contiene il Catalogo dei materiali multimediali conservati in archivio. Il volume va ad aggiungersi alle altre due pubblicazioni di carattere etnoantropologico realizzate durante gli ultimi anni: Il cibo e la festa. Pratiche alimentari festive nelle aree appenniniche del Lazio (2017, 330 pp.) e Il ballo della pupazza. Fantocci e giganti rituali nelle feste dell’Italia centrale (2017, 220 pp.). Oltre al resoconto dei materiali documentali, il volume - curato dal Direttore del Museo Emiliano Migliorini – è arricchito dai preziosi contributi di Paola Elisabetta Simeoni, Artemio Tacchia ed Elisabetta Silvestrini, che permettono di ricevere informazioni fondamentali sulla storia delle ricerche per il Museo e di orientarsi tra i dati catalografici del Centro di Documentazione. Il libro è corredato da un cd-audio, una selezione di materiali sonori ricavata dall’ampia collezione conservata negli archivi del Museo. Si tratta di brani che vanno dalla metà degli anni ’70 ad oggi, che danno conto di una piccola parte del ricco patrimonio etnomusicale del territorio della Valle. Le tracce fanno riferimento al repertorio tradizionale strumentale-vocale (con stornelli e canti eseguiti sull’accompagnamento di zampogna zoppa, organetto diatonico, tamburello), a quello solo strumentale (flauto di corteccia, tamburo, armonica a bocca), a quello vocale (canti narrativi, canti devozionali), al diversificato repertorio bandistico. Alcuni dei brani sono stati registrati durante campagne di documentazione di eventi festivi come il Carnevale ad Anticoli Corrado (con le lunghe serie di stornelli e saltarelli) e, a Roviano, la festa di Santa Barbara, il pellegrinaggio per Sant’Anna, la festa della Madonna del Rosario e le celebrazioni per Sant’Antonio. Altri si riferiscono ad occasioni ulteriori che oggi non sono più rilevabili, quali le serate in osteria, dove è stato possibile registrare alcuni canti del repertorio degli ex-minatori. Il cd è chiuso dalla lunga sequenza di temi musicali che attualmente costituisce l’accompagnamento al “ballo della pupazza”, il grande fantoccio dalle fattezze femminili che, in molte località della Valle dell’Aniene, viene fatto ballare durante le feste e, infine, bruciato.
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Roberto Sallustio, Shakuhachi – Il suono dell’anima

Il libro vuole presentarsi come il primo testo scritto in lingua italiana interamente dedicato allo shakuhachi, un flauto dritto in bambù diffusosi nel Giappone del Seicento come strumento meditativo di una piccola setta Zen e oggigiorno suonato in varie parti del mondo, in contesti differenti e variegati. Il lavoro proposto si articola in tre parti, precedute da un’introduzione che descrive, in maniera generale, la musica tradizionale giapponese e i suoi metodi di trasmissione. La prima parte è una presentazione dello strumento: in essa sono illustrati le tipologie di shakuhachi apparse nel corso dei secoli, la fattura e i metodi di costruzione, le tecniche di base per suonarlo, i repertori. La seconda parte descrive le vicende storico-culturali che hanno condotto lo shakuhachi a passare da hōki, strumento religioso impiegato dai “monaci del nulla” come elemento della pratica meditativa, a gakki, strumento musicale utilizzabile da tutti. Questo passaggio vede la nascita delle scuole di shakuhachi e la diffusione delle diverse tradizioni, molte delle quali giunte fino ad oggi. La terza parte è dedicata all’analisi della diffusione dello shakuhachi nella società europea, con uno studio cronologico sulla sua presenza in Italia. Completano l’opera le considerazione finali dell’autore, un appendice e il glossario.


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In occasione dei trent'anni di 'Violator' dei Depeche Mode GM Press pubblica il nuovo libro di Alessandro Mazzaro, con testimonianze di LaBionda, Pischetola e altri 
Enjoy The Silence: l’ultimo inno del secolo breve

ENJOY THE SILENCE 
L’ultimo inno del secolo breve
Alessandro Mazzaro 
Collana Musica - SONGS
GM Press 2020 - Distr. Messaggerie Libri
 Prefazione di Donato Zoppo

L’opera prima di Alessandro Mazzaro, terzo volume della collana Songs di GM Press dedicata ai compleanni delle più amate canzoni italiane e straniere, esce in occasione dei 30 anni di Enjoy The Silence, brano che ha fatto assurgere i Depeche Mode allo stato di star internazionali. Mazzaro ha ricostruito pezzo dopo pezzo la gestazione della canzone e dell’album che la contiene, Violator, avvalendosi delle testimonianze di alcuni dei protagonisti che hanno visto nascere il disco. A cominciare da Carmelo La Bionda, allora titolare dei Logic Studios di Milano, presso i quali i Depeche Mode hanno registrato una parte del disco nella primavera del 1989. E poi Pino Pischetola, tecnico del suono italiano che ha partecipato attivamente alle registrazioni insieme alla band inglese nel suo soggiorno musicale milanese. Il libro è un percorso a tappe che da Milano porta ai Puk Studios, dove prende forma Enjoy The Silence, e che attraversa i luoghi più significativi che hanno caratterizzato gli anni d’oro dei Depeche Mode. Allo stesso tempo la narrazione si intreccia con gli eventi e le storie di un biennio, il 1989-90, che rappresenta il canto del cigno del cosiddetto «Secolo breve».  Ed è proprio questa chiave di lettura a caratterizzare la storia di Enjoy the Silence, che a trent’anni di distanza appare sempre più come l’inno (forse) inconsapevole di un’epoca al tramonto e come il punto di congiunzione fra due decenni vicini ma profondamente diversi. Raccontarne la storia significa ricostruire un’epoca al tramonto, di cui i Depeche Mode si fanno cantori inconsapevoli. «Questo libro – spiega l’autore nell’introduzione - non è un saggio di un critico musicale e tantomeno un’apologia dei Depeche Mode, ma un viaggio alla scoperta di luoghi, fatti e persone che hanno caratterizzato i due anni più importanti della carriera di un gruppo musicale formatosi nel 1980 a Basildon, a poco meno di cinquanta chilometri da Londra, e diventato nel giro di pochi anni un fenomeno di dimensioni mondiali». Alessandro Mazzaro, giornalista e conduttore televisivo, nasce nel 1984 a Salerno. Dal 2011 scrive per il quotidiano “il Mattino” occupandosi di cronaca, politica e cultura. Fa parte della redazione della tv locale “Sud Tv”, per la quale cura il Tg ed alcune trasmissioni di approfondimento. Dirige il magazine «Crea Sud». Grande appassionato di musica, suona il pianoforte sin dall’età di 6 anni. È alla sua opera prima. 

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VOLOLIBERO EDIZIONI
Presenta

LE NOVITA' PER I 10 ANNI DI VOLOLIBERO EDIZIONI
Nell’ottobre 2010 arriva nelle librerie “Re Nudo Pop & altri festival - Il sogno di Woodstock in Italia - 1968 - 1976”, cofanetto che conteneva il libro firmato da Matteo Guarnaccia, cd e dvd. Iniziava così, con quel libro, l'avventura di VOLOLIBERO EDIZIONI,casa editirice milanese specializzata in pubblicazioni a carattere musicale, pensata e gestita da Claudio Fucci (musicista e già editore musicale). Seguirono molti altri volumi che in questi anni hanno arricchito il catalogo sino ad arrivare ad una sessantina di titoli (vedi qui il dettaglio) tra saggi, biografie, libri illustrati e anche qualche romanzo; tutti di argomento musicale. Per un breve periodo Vololibero si è occupata anche di pubblicazioni discografiche, alcune delle quali in abbinamento librario. In occasione di questo decimo anno di attività saranno implementate alcune importanti novità grafiche (a partire dal nuovo logo celebrativo) e soprattutto editoriali che allargheranno ancor più l’orizzonte della proposta di Vololibero Edizioni. Questi i primi titoli (alcuni ancora provvisori) e le relative uscite su cui stiamo già lavorando:

She Rocks. Giornaliste musicali raccontano di Alessandra Izzo
La visione della musica dal punto di vista femminile. Storiche giornaliste musicali fanno rivivere l’arte musicale attraverso le loro esperienze in un mondo prevalentemente al maschile. Uscita marzo

Musica&Radio. Dalle frequenze al web, la storia di Simone Fattori
Un libro che analizza la centenaria relazione tra la radio e la musica. Un media sempre in evoluzione si intreccia con una musica anch’essa in continuo divenire. Uscita Maggio

L’onda sulla Baia. San Francisco: Sound, Poeti & Silicon Valley di Aldo Pedron & Maurizio Galli
Pedron e Galli ci raccontano della California, culla della musica ma anche di altri movimenti ed avanguardie culturali che hanno incrociato le sette note. Uno sguardo oltre il rock. Uscita Giugno

Note per salvare il Pianeta – Rock ed ecologia di Matteo Ceschi
Il rapporto tra musica rock ed ambiente. Grandi raduni e passione personale. Spesso le stelle del rock si sono messe al servizio della causa ambientale sin dagli anni ’60. Uscita Settembre

L’anno del decennale si chiuderà (ad ottobre) ancora all’insegna delle donne con l’uscita della traduzione, a cura di Emilia Morelli, di “Revenge of the She-Punks”, scritto dalla giornalista e docente universitaria inglese Vivien Goldman che analizza il mondo del punk al femminile.