Letture: Le Novità

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Giovanni De Zorzi, Introduzione alle musiche del mondo islamico, Roma, Istituto per l'Oriente Carlo Alfonso Nallino (IPOCAN), 2021


Distribuzione nelle migliori librerie e/o scrivendo a Libreria editrice Aseq: info@aseq.it
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Nicola Scaldaferri, Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana
Volume con CD allegato e materiali video online
 A quindici anni dalla prima edizione, ritorna in libreria, la più ampia ricognizione mai realizzata, sulle musiche di tradizione orale della Basilicata, con un vasto corredo fotografico e un CD antologico
integrati ora anche da inediti materiali video

“Il paese del cupa cupa” è l'espressione utilizzata da Diego Carpitella per indicare la Basilicata nei resoconti delle ricerche svolte negli anni ’50 con Ernesto De Martino e Franco Pinna: ricerche che hanno portato alla definizione di un quadro della musica tradizionale lucana divenuto poi canonico, con un ruolo centrale assegnato alla componente agro-pastorale e alle sue forme di canto, in particolare il canto a cupa cupa e le ballate narrative, accanto a strumenti come la zampogna e il suo sostituto moderno, l’organetto. A cinquant’anni di distanza da quella pionieristica ricognizione, agli inizi del Duemila è stata avviata una capillare ricerca sul campo condotta in tandem da un etnomusicologo lucano, già autore di fondamentali lavori sui patrimoni musicali locali, e da un fotografo con una forte predilezione per le rilevazioni sociali e di carattere collettivo. Nicola Scaldaferri, docente dell’Università di Milano, e Stefano Vaja, già fotografo della Compagnia della Fortezza di Volterra, hanno così battuto in lungo e largo tutto il territorio regionale in una ricerca sfociata poi nel volume con cd allegato Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, edito da Squilibri nel 2006.  Configurandosi come la più estesa ricostruzione mai realizzata sulla musica tradizionale lucana, il volume ha evidenziato anche le profonde mutazioni nel frattempo sopraggiunte rispetto alla visione consacrata nelle indagini di De Martino e Carpitella. Lamenti funebri, giochi di mietitura, canti di lavoro e ninne nanne sono risultate manifestazioni sonore pressoché scomparse dalla prassi ordinaria, così come in gran parte è scomparsa la Lucania delle foto di Franco Pinna. Gli ambienti domestici, allora come oggi, sono saturi di suoni di altro genere che provengono principalmente dai mass media: le ninne nanne sono sostituite da forme di musica riprodotta, le attività lavorative sono scandite da ritmi e suoni ben diversi dai canti per la raccolta delle olive e canti alla pisatura, le feste da ballo e i pranzi di nozze sono allietate da musiche da discoteca o da gruppi che suonano il liscio.
A fronte di fenomeni che si presentavano in una fase terminale, i due ricercatori hanno potuto però documentare tenaci forme di resistenza di alcune modalità espressive e l'avvio di significativi processi di rivitalizzazione di altri aspetti della cultura musicale tradizionale, talvolta anche con vere re-invenzioni attorno alle quali si ritrovano soprattutto le ultime generazioni. Dinamiche tutt’altro che lineari all’interno delle quali un ruolo fondamentale era svolto, e continua ad essere svolto, dagli strumenti musicali, in particolare tamburello, zampogna e organetto, meno legati, rispetto alle forme di canto, a specifici momenti occasionali o rituali. Strumenti e musiche dei “nonni”, spesso trascurati o negati dai “padri”, sono stati così ripresi dai più giovani, grazie anche ai numerosi corsi di formazione sorti in regione e, soprattutto, alla ripresa di attività costruttive artigianali che hanno rimesso in circolazione zampogne e surduline, che negli anni Ottanta del secolo scorso sembravano destinate a scomparire. E, pur guardando agli ultimi anziani depositari della tradizione come autentici maestri sulle cui orme incamminarsi, questi giovani cultori di particolari forme espressive non erano certo pastori o contadini ma musicisti e costruttori formatisi spesso nei conservatori e con trascorsi anche universitari.
Evitando il fascino di facili esotismi e discostandosi da raffigurazioni canoniche che appartengono ormai alla sfera della memoria, Scaldaferri e Vaja si sono così soffermati in concreto su pratiche musicali che rivestivano un ruolo di fondamentale importanza nelle comunità locali, pur intrecciandosi con forti elementi di contaminazione. Grazie anche all'ampia documentazione fotografica e alla vasta antologia sonora del CD, nel volume si è così animata una rappresentazione in presa diretta di una realtà culturale vivacissima di cui si sono passati in rassegna repertori musicali, contesti e modalità d’esecuzione, musicisti e costruttori di strumenti, testimonianze storiche e iconografiche: un quadro d’insieme che, anche successivi ritorni sul campo, hanno confermato ancora valido e del tutto corrispondente alla realtà concreta del “fare musica” oggi in Basilicata.  La nuova edizione, a quindici anni di distanza dalla prima, è arricchita da un'articolata sezione di video e una conversazione tra i due autori che riflettono su quella loro esperienza caratterizzata dalla connessione tra musica e fotografia che, da Arturo Zavattini a Franco Pinna, aveva caratterizzato le rilevazioni sul campo degli anni Cinquanta del secolo scorso. Questi nuovi materiali, consultabili online e accessibili tramite il QR-Code apposto sul volume, integrano il quadro complessivo di quella ricerca anche con significative aperture su sviluppi successivi, documentati in particolare da Scaldaferri nella sua ininterrotta attività di studio e di rilevazioni nell'ambito delle musiche di tradizione orale della Basilicata. 

Nicola Scaldaferri, Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, con CD e inediti materiali video, Roma, Squilibri, 2021, € 35. Nicola Scaldaferri Insegna Etnomusicologia all’Università di Milano e si occupa di musica elettroacustica, di pratiche musicali dell’Italia meridionale, dei Balcani e dell’Africa occidentale. Uno dei suoi ultimi lavori, Sonic Ethnography, realizzato con Lorenzo Ferrarini ed esito ultimo della ricerca sul campo avviata in Basilicata agli inizi del 2000, è stato premiato come miglior libro del 2021 da parte dell’ICTM-International Council for Traditional Music.
Stefano Vaja Fotografo e videomaker, si occupa principalmente di teatro e reportage sociale.

Info: www.squilibri.it, info@squilibri.it 

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In uscita mercoledì 6 ottobre 2021
"Clandestino - Alla Ricerca di Manu Chao"
la prima biografia autorizzata di Manu Chao, scritta dal giornalista inglese Peter Culshaw
(Castello Editore, collana Chinaski)
 
Mercoledì 6 ottobre esce in Italia "Clandestino - Alla Ricerca di Manu Chao", la prima biografia autorizzata di Manu Chao, scritta dal giornalista inglese Peter Culshaw che ha seguito Chao per cinque anni durante i suoi viaggi. Una storia che parte nei bassifondi di Parigi, per allargarsi in Colombia fra narcos e guerriglieri, e poi in Messico dal Sub Comandante Marcos, a Londra con Joe Strummer, fino al caldo G8 genovese a fianco di Don Gallo, per poi volare in Brasile, a Napoli per cantare con Maradona o in Argentina con i pazienti di Radio Colifata, in Spagna, Senegal, ancora e ancora, fino ad oggi. Ma il libro non ripercorre solo la storia della Mano Negra, di Manu Chao solista, dei suoi viaggi, delle collaborazioni, l'impegno sociale e le lotte politiche, racconta anche l’uomo e le vicende personali che hanno formato l’artista di oggi. Vengono svelati, infatti, retroscena politici, musicali e privati, come le richieste politiche dell’allora Ministro dell’Interno Scajola prima dei fatti di Genova, la rocambolesca genesi di Clandestino, inciso inizialmente con arrangiamenti per musica elettronica, fino alla crisi profonda che ha messo in discussione anche l’esistenza stessa di Chao. Pubblicata in Italia da Castello Editore, nella collana Chinaski diretta da Federico Traversa, "Clandestino - Alla Ricerca di Manu Chao" non è sicuramente una biografia scritta e pubblicata velocemente, ma un resoconto dettagliato ed entusiasmante di uno degli artisti più iconici del nostro tempo, un tipo diverso, inafferrabile, tanto fedele al proprio spirito quanto lontano dalle politiche commerciali che oggi governano il mercato discografico. Peter Culshaw è stato descritto da Malcolm McLaren come “l’Indiana Jones” della world music. La sua lunga collaborazione con The Observer, il Telegraph e la BBC Radio l’ha portato alla ricerca della musica più incredibile, dall’Africa alla Siberia, dall’Amazzonia all’America Latina. Come musicista ha registrato con membri del Buene Vista Social Club e l’orchestra di Bollywood. È inoltre il fondatore del pluripremiato sito Theartsdesk.com.
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EXTRALISCIO
Il 16 ottobre ospiti al Salone del libro di Torino per presentare in anteprima
“EXTRALISCIO - Una storia punk ai confini della balera” 
di MAURO FERRARA, MORENO CONFICCONI, MIRCO MARIANI
(La nave di Teseo)
Dal 21 ottobre in libreria
Tre storie da romanzo d’avventura. Tre storie di vita in cui è bello perdersi
 
“EXTRALISCIO - Una storia punk ai confini della balera” (La nave di Teseo) è il primo libro degli EXTRALISCIO, l’eclettico gruppo guidato dallo sperimentatore e polistrumentista Mirco Mariani, accompagnato dalla star del liscio Moreno Il Biondo e dalla “Voce di Romagna mia nel mondo” Mauro Ferrara: tre autobiografie che hanno i contorni di un romanzo d’avventura e insieme fanno una storia vera.
Il libro verrà presentato in anteprima il 16 ottobre al SALONE DEL LIBRO DI TORINO (Palco Live, ore 18) in una serata speciale tra musica e parole con gli autori e Elisabetta Sgarbi. Dal 21 ottobre “EXTRALISCIO - Una storia punk ai confini della balera” sarà in libreria (e non dal 14 ottobre come precedentemente annunciato). “EXTRALISCIO - Una storia punk ai confini della balera” comincia con la foto inedita di copertina di OLIVIERO TOSCANI, apre il cassetto dei ricordi con una prefazione di ERMANNO CAVAZZONI e prosegue tra aneddoti mai raccontati e foto di archivio, che ripercorrono 70 anni di musica e di storia dell’Italia: da quando non c’erano ancora il liscio e le balere, dall’America al Brasile alla Romagna, da Secondo Casadei a Raoul Casadei, dal Leoncavallo di Milano al Chet Baker di Bologna, al Teatro Ariston con il suo Festival di Sanremo. Tre vite da romanzo - un romanzo d’avventura e musica a tre voci - quelle dei tre componenti della band romagnola che nell’ultimo anno ha incantato l’Italia con il suo punk da balera e ora si prepara a inondare di energia le librerie, dopo oltre 30 tappe del tour estivo e concerti esplosivi giunti dove questo genere musicale eclettico non era mai arrivato, dal palco del Festival di Sanremo a quello di Isola Edipo alla Mostra del Cinema di Venezia. Gli Extraliscio con ELISABETTA SGARBI e la sua Betty Wrong Edizioni Musicali, hanno lanciato il liscio nel futuro… la musica che ha fatto ballare intere generazioni incontra le chitarre noise, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia, gioia e libertà! E questa musica a sua volta incontra il cinema, la fotografia, la letteratura, in una commistione che non esaurisce mai la creatività. All’interno del libro sarà presente un segnalibro speciale con un codice per accedere gratuitamente per un mese a Nexo+ e a tutti i suoi contenuti, scoprendo “EXTRALISCIO – PUNK DA BALERA. Si ballerà finché entra la luce dell’alba” di Elisabetta Sgarbi, il filmino “LA NAVE SUL MONTE” di Elisabetta Sgarbi (disponibili entrambi dal 21 ottobre stesso) e tutta la Costellazione dedicata a Elisabetta Sgarbi, Betty Wrong e La nave di Teseo. È in radio il singolo “La nave sul monte” degli EXTRALISCIO (https://youtu.be/rH3YDTmVEsA) estratto dal doppio album “È bello perdersi” (Betty Wrong Edizioni Musicali / Sony Music), disponibile in versione fisica (doppio CD e doppio Vinile) e digitale. Gli Extraliscio si esibiranno il 17 novembre a Parigi in occasione de “La Milanesiana d’autunno, ideata a diretta da Elisabetta Sgarbi”. Maggiori informazioni: www.lamilanesiana.eu.
 
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Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti
(a cura di)
LE SPOSE DI SAN PAOLO
Immagini del tarantismo
Kurumuny Edizioni 2021
#demartino60

Galatina, la cappella di San Paolo e lo spazio antistante, rappresentano il luogo pubblico di svolgimento del rito, la meta dove per decenni tarantate e, più recentemente, anche studiosi del fenomeno e semplici curiosi si sono dati appuntamento il 28 e 29 giugno – in occasione della ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo – per celebrare e osservare il rituale magico-religioso del tarantismo. Il volume Le spose di San Paolo. Immagini del tarantismo a cura di Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti, edito da Kurumuny Edizioni, restituisce gli scatti di fotografi professionisti e non, che nel corso di un cinquantennio hanno varcato la soglia del luogo del culto. Si parte dall’esperienza pioneristica di Chiara Samugheo che fotografa per prima il pellegrinaggio delle tarantate a Galatina nel 1954, per passare poi alle immagini realizzate da Franco Pinna durante i mesi di giugno e luglio 1959, nel corso dell’indagine demartiniana sul tarantismo salentino. Ancora al diretto magistero di Ernesto de Martino sono riconducibili le foto scattate da Annabella Rossi nel 1959-1960. Dopo questo “blocco” di immagini, le altre sono distanti di circa un quindicennio e coprono un periodo di tempo che va dal 1974 al 1992, gli anni in cui il fenomeno si avvia al suo definitivo tramonto. Paolo Albanese e Paola Chiari, Fernando Ladiana, Paolo Longo, Carmelo Caroppo e Luigi Chiriatti ci presentano una serie di scatti realizzati nei giorni e luoghi della festa di San Paolo, a Galatina. Il volume costituisce l’atto conclusivo del progetto “demartino60”, sostenuto dal Fondo speciale Cultura e patrimonio culturale 2019 della Regione Puglia (L.R. 40/2016 – Art. 15 c. 3). Il progetto, inaugurato nell’estate del 2019 con la realizzazione di una mostra fotografica itinerante, il racconto del celeberrimo libro La terra del rimorso con una performance degli studiosi Paolo Apolito e Stefano De Matteis e poi ancora proiezioni di documentari e installazioni di video-arte, dopo il fermo imposto dalla pandemia giunge a compimento con l’uscita del volume fotografico Le spose di San Paolo. Immagini del tarantismo. La fotografia, dunque, come preziosa fonte di testimonianza e strumento di conoscenza, contro ogni spettacolarizzazione, richiamando lo stesso discorso demartiniano, che esplicita la propria riconoscenza al mezzo fotografico. Scrive infatti Ernesto de Martino nell’Introduzione a La terra del rimorso: «La prima idea di compiere un’indagine etnografica sul tarantismo pugliese, e di dare inizio, in questo modo, alla progettata serie di contributi per una storia religiosa del Sud, mi venne guardando alcune belle fotografie di André Martin, delle scene che, dal 20 al 30 giugno di ogni anno, si svolgono nella Cappella di S. Paolo di Galatina (...) Queste fotografie (…) a me furono di stimolo per ancorare la progettata storia religiosa del Sud a un episodio circoscritto da analizzare, a un fenomeno che richiamava esemplarmente l’impegno della coerenza storiografica proprio perché si presentava come un nodo di estreme contraddizioni».

Dall’introduzione di Maurizio Agamennone:
«E questo (la consapevolezza critica successiva ai primi decenni del Novecento, ndr) rimette pienamente in gioco il fotografo responsabile dello scatto, il produttore delle immagini, che non è mero operatore tecnico, mediatore neutrale tra realtà osservata e dispositivo di rilevazione, ma esprime pienamente la propria soggettività, nella ripresa, diventando così un “autore”: i suoi prodotti, perciò, possono risultare anche molto diversi rispetto a quelli messi in campo da altri operatori, di fronte al medesimo evento, rito, processo sociale; d’altra parte, è pure necessario rammentare che un evento, un rito e un processo sociale non restano mai uguali a se stessi, nelle iterazioni calendariali successive e nel passare del tempo: nel loro “farsi”, eventi, riti e processi sociali, pur restando riconoscibili e osservabili, si trasformano, anche sensibilmente, in seguito alla mobilità delle relazioni tra gli attori sociali coinvolti, al mutare delle condizioni ambientali, sociali ed economiche e, anche, in conseguenza delle possibili interferenze generate dalla eventuale presenza dello stesso fotografo, o altro operatore di ripresa. Quindi, se è vero che Ernesto de Martino non è affatto responsabile della adozione sistematica della ripresa fotografica nelle scienze umane, è pure altrettanto vero che la sua opera di studioso e organizzatore di processi di indagine e documentazione ha fortemente contribuito ad alimentare una filiazione lunga e importante di fotografi e cineasti che si sono messi “in scia” con le sue “campagne” di ricerca, affiancandolo direttamente sul terreno e anche continuando ad agire per proprio conto, orientati dal suo magistero: sicuramente, nell’influenza demartiniana sulla documentazione visuale un picco riconoscibile si raggiunge proprio nella campagna realizzata durante la “mitica estate” del 1959, concernente il tarantismo salentino».

Il progetto demartino60
Tra il giugno e il luglio del 1959, la mitica spedizione di Ernesto de Martino e della sua équipe tra Nardò, Galatina e Muro Leccese avrebbe consegnato alla storia della conoscenza le tradizioni antiche di un territorio, il Salento, e il mistero profondo del fenomeno del tarantismo. A sessant’anni da quell’estate, Kurumuny rende omaggio all’opera pioneristica di Ernesto de Martino e dei suoi collaboratori attraverso il progetto demartino60, con la direzione scientifica di Maurizio Agamennone e Luigi Chiriatti.
La pubblicazione del celeberrimo La terra del rimorso (Il Saggiatore, Milano 1961), segna uno spartiacque tra il prima e il dopo degli studi sul tarantismo. Ne sono scaturiti, nel tempo, numerose piste di ricerca e riflessione scientifica sulle relazioni tra la musica e il trattamento del disagio e della sofferenza, la musica e gli stati di alterazione di coscienza in contesti rituali e cerimoniali, la musica e l’esperienza religiosa, ma anche un esuberante “discorso pubblico” sui recenti processi di patrimonializzazione di esperienze, sapéri e beni immateriali quali la musica e la danza, sulla costruzione di possibili identità locali, che ha pure alimentato istanze sociali e politiche complesse. Un patrimonio che il progetto demartino60 intende riprendere e divulgare, per costituire nuovi strumenti del sapere per le generazioni future.

I curatori
Maurizio Agamennone è professore ordinario di Etnomusicologia presso il Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze. Allievo di Diego Carpitella, ha insegnato nei Conservatori di musica di Perugia, L’Aquila e Campobasso, all’Università di Venezia e Lecce. È stato ideatore e direttore artistico di progetti musicali fortemente innovativi come il “Festival internazionale della zampogna” in Molise (1996-2002) e “La Notte della Taranta” nel Salento (1998-2001). Tra i suoi più recenti volumi, si segnalano: Viaggiando, per onde su onde (Squilibri 2019); Sul limite e dei transiti (LIM 2018); Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954) (Squilibri 2017); Su Daniele Paris. Storie e memorie di un direttore d’orchestra (LIM 2009); Musiche tradizionali del Molise. Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese (1954) (con Vincenzo Lombardi, Squilibri 2011); Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico (Squilibri 2008); Musiche tradizionali del Salento: le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959, 1960) (Squilibri 2005).

Luigi Chiriatti da decenni si dedica alla ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Dopo aver inciso nel 1977 con il Canzoniere Grecanico Salentino il disco Canti di terra d’Otranto e della Grecìa salentina, ha fondato e militato in importanti gruppi di riproposta della musica popolare: Il Canzoniere di Terra d’Otranto e Aramirè. Ha curato e pubblicato numerosi lavori sul tarantismo, la musica e la cultura popolare salentina. Su tutti, Morso d’amore. Viaggio nel tarantismo Salentino, (Capone 1995) e Terra Rossa d’Arneo (Kurumuny 2017). Ha svolto numerosi incarichi istituzionali come membro del comitato scientifico CIGI – Comitato Italiano Gioco Infantile; presidente dell’associazione culturale “Ernesto de Martino-Salento”; di direzione artistica: festival “Canti di Passione” dal 2003 al 2009 e 2014; di attività didattica e consulenza scientifica. Dal 2015 è direttore artistico del festival “La Notte della Taranta” e direttore scientifico dell’Istituto “Diego Carpitella”. Nel 2002 ha fondato la casa editrice Kurumuny.

Meravigliosi ragni danzanti, un focus sulle interpretazioni del tarantismo nel Seicento
Il primo libro della collana Piccola biblioteca sul tarantismo di Kurumuny Edizioni

Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento è il primo libro della nuova collana di Kurumuny Edizioni, “Piccola biblioteca sul tarantismo”. La collana, diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli, rappresenta un nuovo progetto di studi, un’avventura intellettuale e umana che conferma la passione e il rigore di approccio della casa editrice salentina nella ricerca sulle tradizioni popolari. Meravigliosi ragni danzanti. Interpretazioni del tarantismo nel Seicento a cura di Manuel De Carli, pubblicato da Kurumuny con il patrocinio e il sostegno dell’Istituto Diego Carpitella, raccoglie sette saggi di accademici e studiosi (Donato Verardi, Maurizio Cambi, Adele Spedicati, Silvia Parigi, Manuel De Carli, Marco Leone, Gabriella Sava) che approfondiscono altrettante ricerche concepite nel diciassettesimo secolo da medici, filosofi, eruditi per dare una spiegazione al fenomeno “meraviglioso” che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa. Unendo la serietà degli studi accademici a un taglio divulgativo, pensato per una vasta platea di lettori interessati all’affascinante tema del tarantismo, il libro è un avventuroso viaggio attraverso i testi di grandi pensatori italiani e stranieri, da Tommaso Campanella a Athanasius Kircher, da Giovan Battista Della Porta a Giorgio Baglivi, Epifanio Ferdinando, Wolferd Senguerd, Antonio Muscettola.

Dalla prefazione di Manuel De Carli:
«I saggi che compongono la presente raccolta sono dedicati alla riflessione di sette autori che, nel Seicento, hanno scritto sui “meravigliosi ragni danzanti”: le tarantole. Per secoli, questi animaletti sono stati ritenuti responsabili di un fenomeno patologico, denominato nel tempo “tarantismo”. Dapprima, il tarantismo fu concepito come una patologia specifica della Puglia meridionale, successivamente, però, casi di tale fenomeno sono stati registrati anche nel Sud dell’Europa e, soprattutto, in Spagna (…). Ernesto de Martino, con la nota indagine interdisciplinare sul tarantismo, ne mostrerà la dimensione di “istituto culturale” (…). I saggi qui raccolti offrono al lettore la chiave per accedere ad alcune interpretazioni del tarantismo nel Seicento, allorquando tale fenomeno viene ricompreso, grazie anche agli strumenti offerti dalla riflessione filosofica, in una dimensione per lo più medicale. Nel corso del secolo, i fenomeni di tarantismo si presentano come fatti meravigliosi innegabili: i tarantati esistono e sono osservabili in natura. Tali fatti, tuttavia, hanno caratteristiche “singolari” e “straordinarie” che richiedono una giustificazione razionale specifica rispetto ai fatti “regolari” della natura. Non è un caso che il discorso sul tarantismo – nei diversi aspetti che lo compongono – sia spesso percepito, come si evince dai contributi qui raccolti, quale problema intrinsecamente legato al tema delle qualità occulte, strumento concettuale a cui medici e filosofi potevano ricorrere per giustificare razionalmente i fatti straordinari (…). Fenomeni che, una volta incontrati, destano meraviglia e offrono una sfida alle convinzioni del sapere ordina rio6. Da qui, anche il fiorire dei diversi modelli esplicativi messi in campo da intellettuali di tutta Europa per offrire una spiegazione razionale ai molteplici aspetti straordinari del tarantismo, spesso per strapparli a letture superstizione».

La collana Piccola biblioteca sul tarantismo
Nel corso dei secoli, il tarantismo, fenomeno meraviglioso che ha segnato la storia della penisola salentina e di altre regioni del Sud Europa, ha suscitato l’interesse di medici, indagatori della natura, eruditi e viaggiatori provenienti ogni parte del mondo. Da alcuni decenni, questo fenomeno è al centro di un rinnovato interesse scientifico e intellettuale che ha registrato una serie di studi ed eventi culturali dalla portata internazionale. La collana Piccola biblioteca sul tarantismo promuove ricerche di natura storica sulle interpretazioni del tarantismo offerte, nel corso dei secoli, dalle tradizioni filosofica, medica, antropologica e letteraria. Essa accoglie lavori monografici, ricerche di gruppo e riedizioni di testi inediti o rari.vLa collana è diretta da un comitato scientifico coordinato da Manuel De Carli (Tours), composto da: Joaquín Àlvarez Barrientos (Madrid), Maurizio Cambi (Salerno), Camilla Cavicchi (Tours), Luigi Chiriatti (Lecce), Pilar Leòn Sanz (Pamplona), Anna Marie Roos (Lincoln), Donato Verardi (London).

Il curatore
Manuel De Carli è Chercheur associé presso il Centre d’Études Supérieures de la Renaissancevdell’Université de Tours (France). Nel 2019, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia, presso l’Università degli Studi Roma Tre, e in Musique, presso l’Université de Tours. È membro dell’International Society for Eighteenth-Century Studies e dell’European Society for thevStudy of Western Esotericism. Fa parte del comitato di redazione di Arcana Naturae. Revue d’histoire des sciences secrètes. Si interessa al dibattito sulle qualità occulte in età moderna, con particolare riferimento allo studio della tradizione aristotelica, e alle discussioni sul tarantismovmediterraneo tra Seicento e Settecento.

Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori
in libreria la raccolta di saggi della grande antropologa Clara Gallini, Kurumuny Edizioni
Un’affascinante avventura nell’Europa tra Ottocento e Novecento

E' in libreria Chiaroscuri. Storie di fantasmi, miracoli e gran dottori, il nuovo libro edito da Kurumuny Edizioni che conferma il lungo impegno della casa editrice nella divulgazione della ricerca antropologica.
Chiaroscuri è una raccolta di saggi scelti della grande Clara Gallini, figura cardine nel panorama degli studi antropologici in Italia e non solo, considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di Ernesto de Martino. Il libro, edito postumo, è stato tuttavia ideato e interamente organizzato da Gallini, l’ultimo dei suoi lavori in vita a cui sarebbero seguiti altri progetti già in cantiere con Kurumuny. Il volume, che esce nella collana “Pensieri meridiani” con la prefazione di Adelina Talamonti e un’introduzione firmata dall’autrice, è arricchito in appendice dai testi di Ernesto de Martino e dello psicanalista Emilio Servadio. Seguendo la penna raffinata di Clara Gallini, il libro conduce il lettore per tutta Europa attraverso le storie di medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, “isteriche” e fantasmi. In questa affascinante avventura, condotta sempre attraverso rigore di metodo ma che non rinuncia al piacere del racconto, Gallini viaggia da Nord a Sud facendo tappa in alcuni dei luoghi simbolo dei misteri studiati dall’occultismo. Tra gli altri, le case infestate della Torino di inizi Novecento e quelle di fine Ottocento a Napoli, dove la famosa medium Eusapia Paladino attira sia pellegrini che scienziati come il noto antropologo Cesare Lombroso. E ancora, un focus sulla fotografia come strumento privilegiato dello spiritismo, la disciplina sviluppatasi a fine Ottocento nell’alveo del pensiero positivista che si approccia alla materia nell’idea di dimostrare scientificamente l’esistenza dell’oltretomba. Diversi capitoli, poi, sono dedicati a Lourdes, teatro di miracoli e luogo della medicalizzazione del sacro. Addentrandosi in queste storie e approfondendo le relative questioni, Gallini non si presta a un’indagine sulla “verità” dei fenomeni, piuttosto si approccia alla materia, “demartianamente”, attraverso il criterio della comprensione culturale, applicato tanto alla platea dei medium e degli altri soggetti direttamente coinvolti quanto a quella degli studiosi che se ne sono interessati nel tempo. In appendice, i testi di Ernesto de Martino (Miseria psicologica e magia in Lucania) ed Emilio Servadio (Le oscure vie della guarigione) “dialogano” con quelli raccolti nel volume, costituendo ulteriori, preziosi contributi interpretativi e spunti di riflessione.

Dall’introduzione di Clara Gallini:
«Nel loro complesso, i nostri episodi smentiscono quella immagine, rigida ed esclusiva, di un Mezzogiorno che per tradizione concentrerebbe nei suoi territori ogni “magia”: al contrario, la troveremo anche altrove, nelle moderne città d’Europa, dove anche sarebbe stata presa in seria considerazione “scientifica”, oltre che “religiosa”, da vari medici e prelati. Le storie che raccolgo qui sono ristampate da vecchi articoli, di venti, trent’anni fa, ma non mi vergogno di dire che la loro problematica è sempre più attuale, in tempi come questi, che danno sempre più spazio all’avanzata dell’“irrazionale”, non solo nei diversi culti religiosi. (…) Più in generale, potremmo ritrovarvi l’attualità di quelle domande su che cosa mai sia quel lato oscuro degli uomini e delle cose, che ancor oggi continua a intrigarci».

Dalla prefazione di Adelina Talamonti:
«I personaggi che si incontrano – medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, isteriche e fantasmi... – e le loro relazioni, disegnano un Ottocento che prima di Clara Gallini non era stato indagato da una prospettiva antropologica. Una prospettiva che analizzando la dimensione culturale del magnetismo e dello spiritismo, come delle guarigioni miracolose, mette in luce, tra l’altro, il dinamismo culturale presente nella società di classe e pone interrogativi ancora attuali sulla crisi del modello cartesiano di ragione».

Dal libro:
«Una ricostruzione della storia dello spiritismo presenta sempre delle sorprese. Fa scoprire in quante occasioni la storiografia civile e politica, o sociale ed economica, scarti dalla sua ottica elementi che considera irrilevanti, quando non addirittura imbarazzanti. Ad esempio, il fatto che a Napoli si siano tenute sedute spiritiche nel salotto di uno dei più grossi commercianti stranieri operanti in città o che un illustrissimo uomo politico tenesse conferenze improntate al più solido credo spiritista. Nella città, lo spiritismo penetra e si diffonde alquanto precocemente: nel 1863 si for­ma la prima società spiritistica, che pubblica anche un giornale, nell’anno successivo si pubblica il primo libro scritto da un napo­letano e stampato a Napoli. I percorsi della sua penetrazione, le sue stesse forme si modellano sulle forme della stratificazione sociale e culturale di una città che da poco ha cessato di essere capitale. C’è al vertice un’aristocrazia e un’intellettualità dedita alle professioni liberali, ma è anche presente una borghesia com­merciale non priva di dimensioni cosmopolite. Ed è soprattutto per tramite di quest’ultima che si attiverà una comunicazione diretta tra circoli (o salotti) napoletani e spiritismo inglese, e in particolare la Londra dell’allora celeberrimo medium Daniel D. Home e delle prime sperimentazioni scientifiche di William Crookes. Di questi contatti è possibile trovare qualche traccia. Per esempio, le fantasiose tracce lasciate dalla Signora Guppy, moglie di un notissimo commerciante che risiedeva parte del suo tempo a Londra, parte a Napoli. Questa signora aveva già fatto mostra delle sue capacità quando, non ancora sposata, viveva casa affacciata sul golfo, è capace di far materializzare sontuosi, mediterranei apporti, che «assumevano forme di gamberi, gran­chi, molluschi e simili...»

L’autrice
Clara Gallini (1931-2017), professore emerito dell’Università “Sapienza” di Roma, ha insegnato Antropologia culturale ed Etnolgia a Cagliari, Napoli, Roma. È stata fondatrice e presidente dell’Associazione Internazionale “E. de Martino” e tra i membri fondatori dell’International Gramsci Society. È considerata una delle principali interpreti e custodi del pensiero di de Martino, e ha curato varie edizioni critiche dei suoi scritti (editi e inediti). Principali temi della sua ricerca sono stati cultura e religione popolare nell’Europa contemporanea, considerate nella dialettica tra tradizione e modernità, i discorsi ufficiali della Chiesa e della scienza e la realtà della pratica sociale. La sua vasta bibliografia include: La sonnambula meravigliosa. Magnetismo e Ipnotismo nell’Ottocento italiano, Feltrinelli 1983; La ballerina variopinta. Una festa di guarigione in Sardegna, Liguori 1988; Il Miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes, Liguori 1998; Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia, Nottetempo 2016. Ha curato varie edizioni critiche degli scritti (editi e inediti) di Ernesto de Martino.

In libreria Io alla taranta ci credo di Milena Magnani, Kurumuny Edizioni 2021
Venerdì 13 agosto la prima presentazione a Lecce per ExtraConvitto
Sessant'anni dopo, il mitologico ragno segue nuove inquietudini e malinconie

E' in libreria Io alla taranta ci credo, il nuovo romanzo di Milena Magnani, Kurumuny Edizioni 2021. Il libro vedrà la sua presentazione inaugurale venerdì 13 agosto alle ore 20 a Lecce, negli spazi all’aperto della Biblioteca Bernardini, in piazzetta Carducci. L’appuntamento rientra nella rassegna ExtraConvitto. Dialoga con l’autrice Mauro Marino. Letture a cura di Maria Rosaria Cristaldi, musiche di Rocco Zecca. L’ingresso è libero (nel rispetto delle norme anti Covid) con prenotazione obbligatoria al numero 0832373576.

Milena Magnani, Io alla taranta ci credo
Sessant’anni più tardi, il mitologico ragno si aggira ancora nella demartiniana “terra del rimorso”. Certo, sono cambiati i territori in cui abita, cambiati gli scenari delle sue misteriose aggressioni, insieme al paesaggio salentino trasformato da roghi, costruzioni abusive, mega impianti industriali e discoteche. Dalla campagna, il ragno si trasferisce in città, seguendo nuove inquietudini e malinconie. Io alla taranta ci credo è un racconto corale, una tela che intreccia le vite di personaggi diversi, molti dei quali realmente esistenti. Una personale geografia affettiva tratteggiata dall’autrice, da decenni legata al Salento, a cui ha dedicato una parte importante del suo lavoro e un impegno diretto per la tutela del territorio con la partecipazione all’“Orto dei Tu’rat”, progetto di contrasto alla desertificazione del territorio più volte oggetto di incendi dolosi. Un tributo alla terra elettiva, alla patria per vocazione. La voce narrante ci accompagna a esplorare, conoscere e ri-conoscere il Salento e le sue contraddizioni: la bellezza densa di storie dell’Orto dei Tu’rat e la cieca ferocia di chi lo dà alle fiamme, il rapporto con un presente in rapidissimo cambiamento, di cui sfuggono i contorni e le prospettive, lasciando solo domande aperte (eloquenti in tal senso i titoli dei capitoli che compongono il libro: «Perché Eliseo dice – Ci mme cunti? / che cosa unisce le bacchettate di un maestro al condono edilizio / e come si colora il mare quando smette di sbarcare saraceni» ecc.). Al centro della tela Donata, una giovane donna inquieta alla ricerca di se stessa, la cui modernità deve fare i conti con una storia ancestrale. Sarà proprio l’appartenenza al territorio e alla sua cultura la chiave di volta del malessere, di quella malesciana che Donata non sa dire. Nel secolo ventunesimo, la cura proposta alla paziente non può più essere quella del rituale storico classico, che faceva ballare tarantate e tarantati al ritmo del tamburello inseguendo a ritroso i passi del ragno. Gli psicofarmaci hanno sostituito la terapia domiciliare e corale, perfezionando gli equilibri biochimici: e tuttavia, il vuoto dell’isolamento e dell’incomprensione, come e più di prima, resta. L’attraversamento di un disagio personale diventa così un lento lasciarsi andare nel profondo di uno spazio culturale, storico, esistenziale oltre che geografico, tra incontri reali e incontri solo immaginati, sentiti o presagiti, in cui risuona lo stile del realismo magico sudamericano. È la maestria dell’autrice che tesse i fili e ne fa un racconto avvincente dalle sfumature noir, un tributo d’amore che a tratti cede alla rabbia e alla nostalgia, così come richiama il titolo, decisamente provocatorio. Da leggere tutto d’un fiato fino all’ultima pagina.

Dal libro 
«Il ragno si è presentato sulla mia coscia a tradimento. Completamente fuori epoca. Senza neanche chiedermi di pronunciare quelle sei parole contadine: “Fimmene fimmene ieu vau allu tabaccu.” Mi ha morso in un fine estate in cui nella mia cucina non c’era più lo scolapasta di alluminio appeso a un chiodo e neanche il ferro per fare i minchiareddhi. Mi ha morso nella stessa epoca in cui Paolino cantava a squarciagola Drefgold. Mi ha morso nella globalità. Tra i messaggi whatsapp, nelle notti della movida salentina. Il ragno te spaddhe russe mi è venuto incontro come si va incontro alle donne che si sentono improvvisamente estranee a tutto e non stanno più dentro né fuori di sé. Mi è venuto incontro mentre pensavo: ma questa in fondo che tipo di vita è? Mentre rimuginavo: possibile che non ci sia un modo più interessante di vivere?»

L’autrice
Milena Magnani, (Bologna 1964), sceneggiatrice e drammaturga, ha esordito con il romanzo L’albero senza radici (1993) a cui hanno fatto seguito Delle volte il vento (1996) e Il circo capovolto (2008), entrambi ripubblicati per le nostre edizioni. Per anni è stata tra i redattori della rivista di letteratura sociale «Nuova Rivista Letteraria» fondata da Stefano Tassinari. Per Kurumuny è ideatrice e fondatrice di “Rosada”, una collana di poesia contemporanea, nata dal suo impegno nel progetto ambientale Orto dei Tu’rat.
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MISERERE
I canti penitenziali dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca
a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia
 
Finalmente disponibile il prossimo 27 marzo il Libro & CD “Miserere. I canti penitenziali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca”. Il lavoro, a cura di Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia, inaugura la nuova collana editoriale di Finisterre dal titolo “Nubes” e include le riflessioni, i testi dei canti, le illustrazioni dei “Misteri”, il percorso di storia dell’affascinante Settimana Santa sessana con i suoi rituali antichi e le sue processioni penitenziali di grande intensità emotiva. Il racconto si anima con le testimonianze di Ambrogio Sparagna, Davide Rondoni e Mons. Orazio Francesco Piazza, gli spartiti musicali e le illustrazioni inedite di Luigi Cappelli per un originale viaggio nel tempo e nello spazio dell’umano sentire, dove volti e voci, odori e sapori, situazioni e condizioni esistenziali, generano a Sessa Aurunca continuità di storia e di vita. Un libro di riflessione e preghiera e una documentazione unica di cultura tradizionale italiana. All’interno del libro un disco contenente 16 brani con le voci soliste e corali dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e del Monte dei Morti e gli echi della Banda musicale dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso. Un repertorio unico nel suo genere che racconta le varie fasi rituali della Quaresima a Sessa Aurunca e la grande tradizione di voci e musiche che da almeno 6 secoli la caratterizza. Suoni e voci un tempo sospeso che ha il suo culmine emozionale nelle musiche eseguite nei vari giorni della Settimana Santa e soprattutto nelle voci “strascinate” durante la processione del Venerdì Santo, con la banda e le sue marce funebri, gli strumenti musicali minori a segnare il tempo, i cori dei Confratelli. In evidenza il Trio del Miserere, nella sua formazione più antica e in quelle più recenti, ma anche il repertorio delle cene confraternali e dei momenti musicali più intimi dei rituali sessani. Il Libro & CD è disponibile presso www.finisterre.it e sarà distribuito in libreria nelle settimane successive.
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"FENOMENOLOGIA DELL'ALTRO BATTIATO"
Esce oggi Il nuovo Libro di Mario Bonanno edito da Compagnia Nuove Indye

Musicista più che cantautore. Poliedrico piuttosto che poetico. Capace di insofferenze come di ascetismi. Uno, nessuno e centomila per più di dieci anni ma con precise intenzioni: con baffi e senza, con barba e senza, con codino e senza, vestito elegante con sandali e calzini bianchi, immoto, meditabondo, con occhiali da sole, laconico, filosofeggiante, vestito hippy, regista, pittore, danzante, immobile su tappeti orientali, critico ma a-politico, spirituale ma a-confessionale, (auto)ironico come non avresti detto, Franco Battiato è stato portatore sano di provocazione sui generis. Originale in quanto autarchica, indifferente ai diktat movimentisti degli anni Settanta come agli abbagli individualisti del decennio successivo. Sparpagliato per album, video e memorabilia assortita, esiste insomma l’artista uno e bino, il trascendente e il radicale. In maniera non pedissequa questo libro si concentra su quest’ultimo. Sull’artista che tra tastiere fluidissime e non-sense di superficie, rappresenta oggi un must generazionale, declinato in eco di memorie collettive e personali. Tutt’altro che un’icona supra partes, capace anzi di letture antropologiche tra le più affilate della canzone italiana. Con numerosi estratti dai giornali dell’epoca, il ricordo di Giusto Pio, e le interviste inedite a Gianfranco D’Adda, Filippo Destrieri, e allo stesso Franco Battiato. 
Mario Bonanno è autore di articoli e saggi sulla canzone d’autore. Nel 2007 ha fondato il periodico “Musica e Parole” di cui è stato anche il direttore. Fra i suoi ultimi libri, pubblicati con Stampa Alternativa: “Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso”. “Rosso è il colore dell’amore. Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli”. “Io se fossi Dio. L’apocalisse secondo Gaber”.”La musica è finita. Quello che resta della canzone d’autore italiana”. “È vero che il giorno sapeva di sporco. Riascoltando Disoccupate le strade dai sogni di Claudio Lolli”. “Ho sognato di vivere. Variazioni sul tema del tempo in Roberto Vecchioni”. “Non avrai altro Dio all’infuori di me spesso mi ha fatto pensare. La buona novella di Fabrizio De Andrè, 50 anni dopo”. Per l’editrice milanese “Paginauno” sono da poco usciti i due “33 giri” sui dischi dei cantautori e la storia italiana degli anni Settanta e Ottanta e “Il nemico non è” sulla canzone antimilitarista e Il conflitto sociale nei testi dei cantautori. 
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Napule’s Power Movimento Musicale Italiano di Renato Marengo
Prefazione Renzo Cresti
a cura di Paolo Zefferi
Tempesta Editore

Esce per Tempesta Editore Napule’s Power di Renato Marengo, il volume che sancisce definitivamente il racconto del nascere e dello svilupparsi di un movimento musicale – lungo i decenni e attraverso i molteplici generi – che, con i nuovi suoni del rock, dell’etno e del pop, ha riportato la musica di Napoli in Italia e nel mondo, con tutto il suo carico di tradizione, cultura, passione e ritmo, rinnovandola. Il libro ha la prestigiosa prefazione di Renzo Cresti ed è curato da Paolo Zefferi e gode del Patrocinio di Comune di Napoli Assessorato ai Giovani, Siae, Nuovo Imaie, Festa della Musica, Mei e Audiocoop e Osservatorio Giovani dell’Università Federico II. Era il 1971 quando per la prima volta Renato Marengo pensò di usare la definizione Napule’s Power per aggregare e guidare la vita musicale partenopea. Erano gli anni del Black Power, il ’68 non era passato poi da molto tempo e proprio allora stava prendendo l’avvio una grande onda che, alla fine, ha coinvolto musicisti legati alla ricerca colta e popolare, artisti folk, musicisti dal curriculum internazionale, giovani appassionati di rock’n’roll ed artisti visionari. Artisti che conoscevano le proprie radici, che avevano ben presente le loro tradizioni, ma con uno sguardo al futuro e con una precisa volontà di cambiamento: artistico, personale, politico. Musicisti usciti dal conservatorio di San Pietro a Maiella o cresciuti all’Università della strada. Musicisti che da ragazzini ascoltavano, e assimilavano, i suoni che riecheggiavano al porto subito dopo la guerra: le canzoni americane, il jazz, il rock’n’roll, scambiandosi note con altri musicisti che ogni sera scendevano dalle gigantesche portaerei della Nato a caccia di whisky, di musica e “signurine”. Musicisti arrivati al successo negli anni ’70 e ’80 e poi diventati il punto di riferimento delle nuove generazioni, della Napoli anni ’90, prima, della nuova onda legata al rap, dopo, e oggi ancora di tutte le grandi novità che animano la città. Tutti, in comune, hanno avuto l’opportunità di vivere in una città come Napoli: crocevia di civiltà, luogo di incontro tra persone diverse, punto di snodo di contaminazioni, fucina di grandi idee, serbatoio della grande tradizione della canzone e luogo che per definizione è una fucina di creatività. La storia, raccontata da Renato Marengo, testimone e protagonista con i musicisti che diedero vita al movimento, parte nel ’71 e arriva fino ad oggi, in un percorso in cui i ricordi, le riflessioni, i riferimenti culturali, storici e politici vanno insieme alla storia musicale, alle canzoni, ai dischi, ai concerti. Insomma questo libro racconta, anche con episodi e aneddoti piacevoli e inediti, come un gruppo di musicisti straordinari sia riuscito a creare un vero e proprio movimento. E come questo movimento, il Napule’s Power, sia diventato e sia ancora oggi patrimonio non solo di Napoli, ma di tutta Italia. Il movimento quest’anno con questo libro festeggia i suoi 50.
 
Gli artisti
Protagonisti della storia, molti dei quali prodotti da Renato Marengo, sono: The Showmen, Renato Carosone, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Osanna, James Senese e Napoli Centrale, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato, Tony Esposito, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Franco Del Prete, Lina Sastri, Jenny Sorrenti e i Saint Just, Patrizio Trampetti, Peppe Servillo e Avion Travel, Concetta Barra, Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Musicanova, Armando Piazza, Luciano Cilio, Mario Schiano, Daniele Sepe, Alberto Pizzo, Ciccio Merolla, , 99 Posse, Almamegretta, Raiz, Clementino, Rocco Hunt, A 67 E ancora Antonio Infantino, Patrizia Lopez, Shawn Phillips, Tony Walmsley, Mark Harris, Paul Buckmaster ed altri.
 
Contributi ed interventi
Nel libro prefazione di Renzo Cresti, introduzione di Paolo Zefferi, presentazione di Francesco Coniglio, tra i vari capitoli, contributi di: Renzo Arbore, Giovanni Minoli, Ezio Zefferi, Giorgio Verdelli, Lello Savonardo, Dino Luglio, Willy David, Anna Cepollaro, Dario Ascoli, Federico Vacalebre, Antonio Tricomi, Carmine Aymone, Claudio Poggi, Gino Aveta, Gianfranco Salvatore, Franco Schipani, Fabio Santini, Giordano Casiraghi, Vince Tempera, Giulio Tedeschi, Antonella Putignano, Arturo Morfino, Nicola Muccillo, Fabio Donato, Umberto Telesco, Enzo La Gatta, Peppe Ponti, Carlo Ferraiuolo, Nando Misuraca, Fabio Donato, Francesco Di Vicino, Giuliano Scala.
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Vololibero 
presenta

ROCK POSTER 1940-2010 Il manifesto diventa arte di MARTINA ESPOSITO
in appendice un saggio di MATTEO GUARNACCIA

Quello che diventerà il “rock poster” nasce nel Tennessee nel 1940, in una ditta a gestione familiare che aveva sempre pubblicizzato incontri di pugilato ed eventi fieristici. Inizialmente la grafica è priva di qualsiasi guizzo artistico ma, con l’affermarsi del rock’n roll, gradualmente, l’estetica del manifesto diventa più eloquente ed il processo creativo passa nelle mani di artisti oggi diventati iconici. Dallo stile psichedelico dei manifesti per i concerti organizzati dalla Family Dog, a quello immaginifico dello studio Ames Bros degli anni Duemila, arte e musica hanno dato vita a sempre più frequenti miracoli grafici. Nel tempo sodalizi storici come quello tra l’onirico studio Hipgnosis e i Pink Floyd o quello tra il situazionista Jamie Reid ed i Sex Pistols hanno letteralmente plasmato i manifesti del “live” rock, contribuendo in buona sostanza al successo dei musicisti stessi e creando una vera contaminazione fra arte e musica. Questo libro racconta il manifesto rock e la sua evoluzione, da semplice veicolo promozionale di concerti e festival ad autentico oggetto d’arte. Arricchiscono il libro 36 preziose immagini a colori a tutta pagina e in appendice “Quando la musica rimbalza sul muro”, un saggio breve di Matteo Guarnaccia.