
“Molise my Home - Lino Rufo canta Giose Rimanelli” è la storia di copertina di questa settimana. Nell’intervista, il cantautore molisano Lino Rufo racconta di questo nuovo lavoro in cui si cimenta per la prima volta con il dialetto, musicando alcune poesie inedite dello scrittore italo-americano. Il risultato è un disco impreziosito dagli eleganti arrangiamenti dal respiro mediterraneo di Stefano Saletti. Per la rubrica “Questioni”, l’antropologo Berardino Palumbo, in una densa conversazione con Andrea Carlino, discute dell’invenzione dell’appartenenza e degli usi politici della tradizione. Una riflessione necessaria per decostruire le logiche di patrimonializzazione UNESCO e le dinamiche di mercato che si possono celare dietro la categoria di world music. Il viaggio in Italia prosegue con “Pegno D’Ammore”, album eponimo del trio composto da Pino Ruffo, Giacomo Pedicini e Francesco Paolo Manna. Lasciamo l’Italia per occuparci di “Diaspora” della Amsterdam Klezmer Band, che è il nostro disco consigliato. Poi, sempre in area neerlandese eccovi “de Binnenbuiten” dei fiamminghi Warmoes. Infine, ci facciamo prendere dalla vitalità live da jug band lettone Rahu di “On the Dancefloor/Uz deju grī”. Ci spostiamo nell’estremo Oriente Russo con il focus, curato da Daryana Antipova, sull’etichetta indipendente Jariori Records, che recupera preziose memorie orali e sonorità microtonali delle comunità Nanai. Nello spazio dedicato alla musica dal vivo, raccontiamo il concerto di Gilberto Gil all’Alcatraz di Milano. Trovate, poi, “Èkstasi”, progetto curato da Carla Zanin, che porta come sottotitolo “Pop music & Storytelling through the Millennia”, un’esplorazione che unisce misticismo e poesia attraverso l’antica prassi del contrafactum. In conclusione, l’obiettivo di Valerio Corzani cattura Lila Fraysse del duo occitano Cocanha al Babel Music XP di Marsiglia.
Tempi infausti questi in cui la musica globale si priva, a pochi giorni di distanza, di tre personalità femminili, tre voci immense, seppure profondamente diverse tra loro. La leggendaria cantante indiana Asha Bhosle è morta all’età di 92 anni. L’artista, una delle più acclamate e celebri dell’industria musicale indiana, si è spenta domenica presso il Breach Candy Hospital di Mumbai. “Voce audace” di Bollywood, con un repertorio sterminato di oltre 12.000 brani, Asha è stata molto più di una cantante: è stata l’anima sperimentale del cinema indiano, capace di spaziare con naturalezza dai ghazal classici al pop più moderno. Ha saputo rompere gli schemi con uno stile vibrante e una versatilità senza precedenti. Indimenticabili restano le sue interpretazioni legate al periodo d’oro del cabaret, nate spesso dal sodalizio artistico e sentimentale con il geniale RD Burman. Nonostante le turbolenze di una vita privata complessa, Asha ha mantenuto una forza interpretativa che l’ha resa anche un’icona della musica world, capace di influenzare generazioni di artisti ben oltre i confini del subcontinente indiano.
Con la scomparsa di Yanka Rupkina il mondo della musica bulgara perde una delle interpreti più potenti del Novecento. Nota come la “Voce della Strandzha”, la cantante a ha trasformato il folklore dei Balcani in un linguaggio universale, capace di ammaliare l’Occidente con la sua timbrica unica. Come colonna portante del progetto Le Mystère des Voix Bulgares e del Trio Bulgarka ha portato i canti tradizionali nei più grandi teatri del mondo, elevandoli a forma d’arte colta. Anche Rupkina non è stata solo una custode della tradizione, ma un’artista ardita, capace di collaborare con icone del pop globale come Kate Bush e George Harrison. Per trent’anni solista della Radio Nazionale Bulgara, ha catalogato e salvato dall’oblio centinaia di melodie, ricevendo le massime onorificenze statali per il suo impegno culturale. La sua morte, avvenuta all'età di 87 anni, in ospedale dove era ricoverata da diverse settimane a causa di un grave ictus subito all'inizio di marzo, dal quale purtroppo non è riuscita a riprendersi, segna un passaggio d’epoca per il canto corale e solistico.
Irlanda in lutto profondo per la scomparsa di Máire (Moya) Ní Bhraonáin, spentasi a 73 anni nel suo amato Donegal. Si è spenta a causa di una fibrosi polmonare che le era stata diagnosticata quattro anni fa. Considerata la “First Lady della musica celtica” era nata nel cuore pulsante di Gweedore. La musica è stata presenta costante nella sua infanzia, Moya ha trasformato l’eredità della famiglia Brennan in un linguaggio universale, capace di parlare al mondo intero senza mai tradire le proprie origini culturali. Il suo viaggio, iniziato nel 1970 con i Clannad – la cui musica ha profondamente influenzato l’estetica chi scrive queste righe – ha segnato una rivoluzione musicale: insieme a fratelli e zii, ha innovato la tradizione vocale gaelica per esibirla sui palcoscenici internazionali. La sua arpa e la sua voce cristallina sono diventate un marchio di fabbrica inconfondibile. “Clannad”, “Clannad 2”, “Dulamán”, “Clannad in Concert” e “Crann Úll” sono punti di riferimento imprescindibili, Una ulteriore svolta sopraggiunse negli anni ’80 con il magnetismo della canzone colonna sonora “Theme from Harry’s Game”: una scommessa vinta contro ogni logica commerciale, che dimostrò come una canzone cantata interamente in irlandese potesse scalare le classifiche globali. Ma Moya non è stata solo la voce di una band leggendaria. Dagli anni ‘90, la sua carriera solista ha rivelato un'anima ancora più intima, spirituale e coraggiosa, capace di contaminare l’elemento “celtico” con suggestioni world. La sua carriera è stata caratterizzata anche da numerose collaborazioni (con Bono e tanti altri musicisti pop e folk) e contributi a colonne sonore per cinema e TV e da numerosi riconoscimenti. Oltre ai suoi successi musicali, è stata impegnata in attività filantropiche e un’appassionata sostenitrice della cultura e della lingua irlandese, assicurando che le tradizioni gaeliche rimanessero vibranti nella musica contemporanea. Oggi l’Irlanda è più silenziosa e vuota. Ar dheis Dé go raibh a hanam.
Editor's Note
Lino Rufo’s “Molise my Home” is this week’s cover story. In the interview, the Molise-born singer-songwriter discusses his latest project, where he tackles dialect for the first time by setting unpublished poems by the Italian-American writer to music. The result is an album enriched by Stefano Saletti’s Mediterranean-flavoured arrangements. For the Questioni column, anthropologist Berardino Palumbo, in a dense conversation with Andrea Carlino, discusses the invention of belonging and the political uses of tradition – a necessary reflection to deconstruct UNESCO’s heritage-making logic and the market dynamics hidden behind the world music category. The Italian journey continues with trio Pino Ruffo, Giacomo Pedicini, and Francesco Paolo Manna’s eponymous album “Pegno D’Ammore”, the trio’s self-titled album. Moving beyond Italy, we cover Amsterdam Klezmer Band’s Diaspora – our recommended record –, and the Flemish Warmoes’ release “de Binnenbuiten”. Finally, we offer the live vitality of the Latvian jug band Rahu’s “On the Dancefloor/Uz deju grī”. We then head to the Russian Far East with Daryana Antipova’s focus on the independent label Jariori Records, which recovers precious oral memories and microtonal sounds from Nanai communities. In the live music section, we review Gilberto Gil’s concert at Alcatraz in Milan. You will also find Carla Zanin’s “Èkstasi” project, subtitled “pop music & storytelling through millennia,” an exploration merging mysticism and poetry through the ancient practice of contrafactum. Finally, Valerio Corzani’s lens captures Cocanha’s Lila Fraysse at Babel Music XP in Marseille.
These are ill-fated times for global music, which has been deprived, within just a few days, of three female personalities—three immense voices, each profoundly different from the others. The legendary Indian singer Asha Bhosle has died at the age of 92. One of the most acclaimed and celebrated artists in the Indian music industry, she passed away on Sunday at Breach Candy Hospital in Mumbai. A “bold voice” of Bollywood with a staggering repertoire of over 12,000 tracks, Asha was much more than a singer: she was the experimental soul of Indian cinema, moving naturally from classical ghazals to the most modern pop. She broke the mould with a vibrant style and unprecedented versatility, leaving behind unforgettable interpretations from the golden age of cabaret, often born from her artistic and romantic partnership with R.D. Burman. Despite the turbulence of a complex private life, Asha maintained an interpretive power that made her a world music icon, influencing generations of artists far beyond the borders of the Indian subcontinent.
With the passing of Yanka Rupkina, the world of Bulgarian music loses one of the most powerful performers of the twentieth century. Known as the “Voice of the Strandzha”, she transformed Balkan folklore into a universal language, enchanting the West with her unique timbre. As a pillar of the Le Mystère des Voix Bulgares project and the Trio Bulgarka, she brought traditional songs to the world's greatest theatres, elevating them to a sophisticated art form. Rupkina was not just a guardian of tradition but a daring artist, collaborating with global pop icons such as Kate Bush and George Harrison. A soloist for Bulgarian National Radio for thirty years, she catalogued and saved hundreds of melodies from oblivion, receiving the highest state honours for her cultural commitment. Her death at the age of 87 marks – in a hospital where she had been receiving treatment for several weeks due to a severe stroke she suffered in early March, from which she was unfortunately unable to recover – the end of an era for both choral and solo singing.
Ireland is in deep mourning for the loss of Máire (Moya) Ní Bhraonáin, who passed away at 74 in her beloved Donegal. She passed away due to pulmonary fibrosis, which had been diagnosed four years ago. Considered the "First Lady of Celtic Music”, she was born in the heart of Gweedore and transformed her family heritage into a universal language, speaking to the world without ever betraying her cultural roots. Her journey, which began in 1970 with Clannad – whose music deeply influenced the aesthetic of the writer of these lines – marked a musical revolution: together with her siblings and uncles, she innovated the Gaelic vocal tradition for international stages. Her harp and crystalline voice became an unmistakable trademark. “Clannad”, “Clannad 2”, “Dulamán”, “Clannad in Concert” and “Crann Úll” are essential landmarks. In the 1980s a turning point was the mesmeric “Theme from Harry’s Game”, a gamble that proved a song sung entirely in Irish could climb global charts. Beyond the band, her solo career revealed an intimate, spiritual soul that blended “Celtic” elements with world music. Her career has also been characterized by frequent collaborations (with Bono and a wide range of pop and folk musicians), as well as work on soundtracks for cinema and TV, and numerous awards. Beyond her musical achievements, she has been dedicated to philanthropic work and has been a passionate advocate for Irish culture and language, ensuring that Gaelic traditions remain vibrant in contemporary music. Today, Ireland is quieter and emptier. Ar dheis Dé go raibh a hanam.
Ciro De Rosa
Direttore Responsabile di www.blogfoolk.com
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