Vitalità contagiosa quella diffusa dai Rahu (noti anche come Rahu The Fool), formazione lettone in pista da un decennio con uno spirito da jug band. Il quartetto si è affermato sulle scene grazie a un gioioso suono acustico e a un legame viscerale con la danza, mescolando fluidamente repertori popolari appresi dai musicisti locali, blues rurale, bluegrass, jazz e composizioni originali basate su strutture tradizionali. Nel 2025 si sono esibiti anche in Italia, nella line-up dell’AlkantaraFest in Sicilia.
Come suggerisce chiaramente il titolo, “On the Dancefloor”, terza realizzazione discografica, questa volta pubblicata dall’etichetta tedesca CPL-Music, punta a immortalare questa energia. Registrato dal vivo in una dimora di Riga, davanti a un pubblico acclamante e danzante in una sorta di house concert, l’album è accompagnato da un film-concerto di novanta minuti (accessibile tramite codice QR nel CD o su YouTube).
L’obiettivo di Pēteris Narubins (voce, chitarra, mandolino, stompbox), Lauma Bērza (violino, voce), Ben W. Goldsmith (sax, whistle, ukulele, voce) ed Evita Bambāne (contrabbasso, voce) è catturare lo scambio simbiotico tra musicisti e ballerini. Il programma offre tredici tracce: una composita combinazione di motivi da ballo, canti lettoni e medley tradizionali che spaziano dalla Francia agli Stati Uniti, attraversando l'Inghilterra fino ad arrivare in Australia.
L’apertura è affidata a una spumeggiante bourrée (“Burē uz 3”), che cede il passo alle armonie vocali dello spiritual “Down by the Riverside”. Il brano cresce d’intensità, facendosi serrato e festoso grazie allo stompbox e al dialogo tra il violino e un sax di sapore jazz New Orleans. È proprio il violino a traghettarci verso il brano lettone “Alus dzēriens”, che riprende la melodia afroamericana mantenendo il sax in prima linea ad animare la giostra. Il trittico composto da “There is a time”, “Cuckoo” e “Nāve” procede accostando una celebre canzone bluegrass, un tradizionale inglese che, viaggiando oltreoceano, getta un ponte tra il Vecchio Mondo e l’Appalachia, e un canto popolare che unisce idealmente America e Lettonia. Dall’originale “Kapusvētku polka” (Polka della festa del cimitero), firmata da Lauma Bērza e ricca di fitti intrecci tra corde e fiati, si passa al tocco lirico del canto tradizionale lettone “Zīle” (Cinciallegra). Segue un’altra danza d’autore, “Bourrée and Circle” (a firma di Narubins), caratterizzata da una notevole spinta ritmica e da continui cambi di passo, dove nella seconda parte svettano prima l’archetto e poi il whistle. In “Lachlan Tigers”, folk song australiana sui competitivi tosatori di pecore itineranti (portata in dote dall’Aussie Ben W. Goldsmith), è ancora il violino a dettare legge. Seguono due temi lettoni riarrangiati con inventiva (“Narečenka” e “Ģežablis”), per poi scivolare verso gli umori western swing di “Stay all night” (di Bob Wills). Il gran finale è affidato alla frenesia di un’altra danza baltica, “Mūžīgi polkas (Polka 4 ever)”, mentre nel filmato live il concerto si chiude con una gustosa versione della talkingheadsiana “Psycho Killer”.
In definitiva, “On the Dancefloor” non difetta né di carattere né di tecnica. Sebbene i quattro versatili artisti diano vita a efficaci impasti vocali e si dimostrino singolarmente dotati cantanti, l’album convince soprattutto per le sue genuine e vivaci trame strumentali. Poco male, perché una cosa è certa: con i Rahu sul palco il divertimento è assicurato.
Ciro De Rosa
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