Il Progetto “Ékstasi. Pop music & storytelling through millennia” di Carla Zanin ci trascina in un’articolazione di suoni, scrittura, visioni e storie. Come si può evincere dal corposo titolo (ma non solo), l’album – che è dichiaratamente una tappa di un progetto aperto e, quindi, suscettibile di essere ulteriormente approfondito e arricchito – raccoglie un’ampia rappresentazione di stati musicali legati all’estasi. Il concetto, di per sé ambiguo se non storicizzato, ha molto a che fare con la musica di tutte le epoche e, per estensione, di tutti i generi: certo, con riflessioni e riflessi diversi, con processi, finalità e forme diverse. Le articolazioni dell’argomento e, con questo, dei riferimenti che lo interessano, sono riflesse nelle differenti costruzioni musicali, nella selezione dei brani e dei testi poetici e nella presenza di “voci” musicali che coprono uno spettro a dir poco ampio. Darne conto fin da qui è un dovere di cronaca, ma è necessario perché si comprenda la complessa rete di “giunture” che sostiene il progetto: innanzitutto l’Ensemble San Felice e il direttore musicale Federico Bardazzi, che sostiene l’album con un suono profondo e un timbro cesellato intorno a ogni nota (con la presenza di un parterre infinito di strumenti, che qui non possiamo citare tutti: dalla viella all’organo portativo, dalla chitarra e basso elettrici all’arpa medievale e alla midi keyboard), poi i poderosi ensemble vocali Capriccio Armonico, The Pilgrims Gospel e Academy Singers. In questo quadro complesso, l’elemento storico ci appare subito in primo piano. Perché il programma indaga e rappresenta l’estasi in riferimento alla poesia, alle sue forme storicamente determinate e ad alcuni dei suoi cantori più significativi (collocati, ovviamente, in tempo storici differenti). Tutti questi elementi, nella definizione di una prospettiva canora o musicale lineare e perfettamente comprensibile, si posizionano in una linea temporale che a noi è sembrata più che ragionevole, grazie alla sapienza dei tanti musicisti coinvolti. Una linea che sembra addirittura concorrere a creare un tempo nuovo – tutto artistico, poetico ed estatico – entro il quale la corrispondenza tra Omero Saffo, Dante, San Francesco, Bob Dylan, Neil Young assume un significato pieno. Una corrispondenza entro la quale la linea poetica, nello stesso modo in cui si intreccia al tempo storico – lo abbiamo detto, è uno dei paradigmi di riferimento – ne ingrandisce il corpo, ne integra la forma. Allora, dentro il trasporto di questa divagazione profonda e coerente, noi ascoltatori sperimentiamo la nostra estasi, incorporando la possibilità esaltante della riduzione della distanza, della congruenza vertiginosa, dell’incastro, dell’organicità, della vicinanza morbida e audace. Questo fortunoso trasporto ha certamente a che fare con l’idea costitutiva del progetto che, a noi sembra, reagire a due tensioni che il programma esamina e restituisce. Da un lato quella legata all’interpretazione e alla relazione tra musica e poesia, ma anche tra corpo musicale e corpo narrativo (come si specifica nelle note di copertina). Dall’altro quella legata alla mistica della relazione tra l’umano e il divino, che si è sempre insinuata, in forma di estasi differenti, nella musica, nel canto e nella poesia. Ad abbracciare questi poli multiformi vi è la posizione – molto concreta, sia sul piano storico che esecutivo – delle culture e dei comportamenti musicali. Che, come sappiamo, non temono la contaminazione e si mescolano, definendo nuove forme e prospettive. In questo quadro – dentro questa consapevolezza interpretativa – il programma adotta, allora, “la prassi medievale del contrafactum, l’usanza poetica di adattare una nuova melodia profana a un testo preesistente”, elaborandola però anche per applicarla a un testo contemporaneo e al procedimento opposto: “adattare una melodia sacra a un testo profano”. Due esempi per tutti: la sezione dedicata a Omero comprende “Athena then clothed him in beauty” (Odissea XXIV 57-65), contrafactum di “All along the watchtower” di Bob Dylan; in quella dedicata a San Francesco vi è “Hymn to brother sun medley” (dal “Cantico delle Creature”), contrafactum di “Nella fantasia/ On earth as it is in heaven” di Ennio Morricone.
Daniele Cestellini
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