Il rapporto tra musica, memoria storica e identità culturale è da sempre uno degli elementi portanti della ricerca di Tiziano Tononi. In particolare, negli ultimi, anni è emerso con maggior forza la sua tensione costante nel coniugare la ricerca musicale con la necessità di confrontarsi con l’impegno civile e lo stare dalla parte degli ultimi, delle minoranze, con quei magnifici perdenti della società moderna rappresentano l’altra faccia. Nel pregevole “The Many Moods of Interaction” del 2023 inciso con il violinista Emanuele Parrini, spiccavano importanti riferimenti alla causa dei Nativi Americani, con "Peaceful Warrior", dedicata all'attivista Leonard Peltier, e "The Water Protectors", ispirata alle battaglie per la difesa delle terre e delle risorse naturali delle comunità indigene. Queste tematiche rappresentano il centro del concept album "Winter Counts (We'll Still Be Here!)", monumentale doppio album realizzato con Pahà Sàpa Ensemble, nel quale Tononi ha ricostruito, attraverso una narrazione musicale di forte impatto, pagine dolorose della storia dei popoli nativi nordamericani, intrecciando jazz d'avanguardia, testimonianze, memoria delle lotte per i diritti civili e denuncia delle discriminazioni. Un progetto dalla precisa connotazione politica e culturale, che ha trovato una prosecuzione ideale in "Landscapes Volume 1 (Songs in Opposition)" (Felmay, 2025), nel quale il musicista ha rivolto lo sguardo alla tradizione della canzone di protesta angloamericana, da Woody Guthrie a Joni Mitchell, da Neil Young a Van Morrison, fino a Sinéad O'Connor e Jefferson Airplane. Con il nuovo album "The Code Talkers" Tononi torna a interrogare la storia e l'immaginario delle popolazioni native, scegliendo però una prospettiva differente, più allusiva e affidata alla forza evocativa della musica strumentale.
Registrato il 26 novembre 2024 all'Auditorium di Radio Popolare a Milano e prodotto dallo stesso Tononi, il disco è stato mixato e masterizzato nel gennaio 2025 da Davide Colombo e Tononi e richiama una vicenda poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale: quella dei soldati nativi americani impiegati dall'esercito statunitense nelle comunicazioni radio, utilizzando le proprie lingue d'origine come codici che le forze nemiche non erano in grado di decifrare. Come racconta il libretto, diversi gruppi indigeni, dai Cree ai Crow, dai Choctaw ai Mohawk, dai Comanche agli Hopi, furono coinvolti nel teatro europeo, mentre nel Pacifico operarono soprattutto i Navajo appartenenti al corpo dei Marines. Il loro contributo fu determinante, in particolare durante la battaglia di Iwo Jima, ma al rientro in patria molti di questi uomini si ritrovarono nuovamente relegati a una condizione di cittadini di seconda classe. Il riferimento a Ira Hayes, uno dei sei Marines che issarono la bandiera americana a Iwo Jima, e al destino di John Kinsel, ultimo dei Code Talkers ricordato nel libretto, restituisce tutta l'amarezza di una vicenda nella quale il riconoscimento del valore militare non coincise con quello dei diritti. Musicalmente Tononi sceglie un quintetto dalla configurazione decisamente originale, composto da Gianluigi Trovesi al clarinetto alto, Roger Rota al sax sopranino e fagotto, Emanuele Parrini alla viola, Joe Fonda al contrabbasso e flauto e Tononi stesso alla batteria, alle percussioni e ai gongs. La formazione, dalla fisionomia quasi cameristica, permette di sviluppare un articolato gioco di timbri e suggestioni, nel quale l'assenza di una tradizionale sezione armonica apre spazi inediti all'interazione.
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