Stelios Petràkis, Efrén López, Bijan Chemirani, Teatro Candiani, Mestre (Ve), 25 ottobre 2026

Il fertile spazio di incontro fra musicisti Labyrinth, promosso da Ross Daly, ha propiziato, quasi trent’anni fa, l’incontro fra la lira di Stelios Petràkis e le percussioni di Bijan Chemirani che invitò il musicista di Creta, nel 2000, a registrare con lui l’album “Eos”. L’amicizia fra i due musicisti fu alla base, nel 2002, di “Oi Dikoi Mou Filoi” (I miei amici), il primo album di Petrakis, prodotto in tre mesi con la collaborazione di ospiti illustri, da Haris Lambrakis a Hammidreza Khabazzi. “Kismet”, nel 2003, fu il primo album come duo, consolidando un’intesa musicale fertile, destinata a durare nel tempo. Nel 2011, il duo ha coinvolto il polistrumentista e specialista di liuti e musiche antiche Efrén López (fondatore dei L'Ham de Foc): insieme registrarono a Creta, nel 2010, “Mavra Froudia”, disegnando un’insolita ed efficace geografia mediterranea e levantina, tracciando rotte che connettevano il laboratorio di liuteria di Petràkis a Creta, con il territorio valenciano di Lopez e con la Francia meridionale, ma soprattutto con l’arte percussiva
iraniana di Bijan Chemirani aperta a diversi timbri ed influenze, dall’udu drum ai bendir. La magia si è ripetuta qualche anno dopo con “Teos” (2017) e nei recenti, splendidi album di Petràkis “Spondi”, e “Lyric”. Il Teatro Candiani di Mestre, con il pubblico disposto ai due lati del palco ha offerto un contesto ideale di ascolto per questo trio che ha sviluppato un’intesa telepatica sapendo mantenere, al contempo, un atteggiamento di profondo ascolto reciproco, sempre capace di raccogliere e rilanciare nuove idee e variazioni, con estrema concentrazione, ma anche con autoironia e desiderio di condividere col pubblico i processi creativi all’interno del trio. Per esempio, mettendo l’accento su come “Mavra Froudia” sia spesso attribuita da chi ascolta alle arti compositive e alla lira cretese di Petràkis, ma , nei fatti, sia frutto di un lavoro di scrittura di López; che però ammette di averla composta in “stile Petràkis". O richiamando le fonti iconografiche, come nel caso del brano "Hortus Deliciarum" che mette al centro la ghironda di Lopez
e trae ispirazione dal pannello destro (L’inferno musicale) del Trittico delle delizie, fra le opere più celebri, conservata al Museo del Prado di Madrid, di Hieronymus Bosch, che presenta la più famosa raffigurazione medievale di una ghironda. Nell’accordare lo strumento, Lopez che ha scherzato col pubblico sul vero motivo per cui la ghironda si trovi all’inferno. Il trio ha percorso a ritroso il proprio cammino musicale, aprendo con “Astro”, dal recente “Lyric”, collegandola con “Helicobtir” (da “Teos”, senza tralasciare sia spazi di improvvisazione per ciascun musicista, sia l’attenzione per le tradizioni popolari, soprattutto quelle legate ai pastori di Creta, di cui sono state proposte suite di melodie. Al momento dei bis, Lopez ha di nuovo scherzato col pubblico suggerendo di scegliere fra tre opzioni (brano romantico, brano energico, repertorio cretese) dicendo che comunque, coerentemente col clima politico, l’opinione del pubblico non conta. In realtà, il trio ha poi seguito proprio la preferenza del pubblico per un’ulteriore esplorazione del repertorio cretese, memore delle splendide matinade appena suonate, ispirate dalla penna di Vincenzo Cornaro. In chiusura, Petrakis ha espresso un sentito ringraziamento per l’impeccabile lavoro del tecnico del suono, Dimitris Hatzakis, da anni il quarto componente del gruppo.

 

Alessio Surian

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