La 32a edizione del WOMEX, il Worldwide Music Expo, si è svolta a Las Palmas de Gran Canaria (21-25 ottobre); si è trattato di un ritorno nell’arcipelago atlantico a distanza di otto anni. La fisiologica riduzione dei partecipanti alla fiera è il segno delle trasformazioni del mercato, della comunicazione e della crescente concorrenza tra showcase festival. Ciò nonostante, la kermesse itinerante delle musiche del mondo – organizzata dalla berlinese Piranha Arts con organismi e istituzioni locali – ha registrato oltre 2400 delegati e 221 artisti provenienti da 45 Paesi per un totale di 61 showcase. Gli appuntamenti si sono articolati su cinque palchi allestiti nel complesso dell’Auditorium Alfredo Kraus. La struttura sorge in posizione incantevole affacciata sull'oceano, a ridosso del Paseo de las Canteras: una promenade sempre animata che segue l’andamento a mezzaluna della spiaggia, ideale per passeggiare a qualsiasi ora. Il programma ha offerto mentoring, networking, conferenze e docufilm (che meriterebbero una trattazione a parte), oltre a incontri informali che rappresentano il vero cuore della manifestazione. Naturalmente piatto forte gli showcase diurni e i concerti serali e notturni con DJ nel weekend.
La struttura della fiera e la vicinanza tra i palchi sono state tra i principali punti di forza dell’edizione canaria, agevolando lo spostamento dei delegati tra i diversi showcase (dalla consueta durata di 45 minuti). Sul fronte della
rappresentanza, l’Italia è stata ben collocata nel maestoso padiglione hub degli operatori italiani, coordinato dall’ICE — Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Nel suo discorso inaugurale nella Sala Sinfonica dell’Auditorium, mercoledì 21 ottobre, Ben Mandelson – musicista e produttore, tra i fondatori del WOMEX e figura chiave nel lancio della categoria world music a fine anni Ottanta – ha citato l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che a Bari, in occasione di un’edizione del Medimex, aveva dichiarato: “In tempi come questi, solo la bellezza ci può salvare!”. Mandelson ha ripreso l’idea sostenendo che "dobbiamo portare con noi quella bellezza. Ciò che conta sono i legami che nascono quando dedichiamo il nostro tempo a ciò che amiamo. Per noi quel qualcosa è la musica, in tutti i suoi modi magici, significativi, trasformativi e capaci di trasportarci altrove”.
Raggiunto da “Blogfoolk” per un’intervista sul valore di un evento come il WOMEX e su cosa resti dello spirito originario degli anni Novanta, Mandelson ha spiegato: “Credo che il WOMEX abbia una sua specificità: si occupa di espressione artistica e culturale, di emozioni. Arriva un momento in cui bisogna vedere la musica dal vivo, viverla insieme ad altre persone e in tempo reale. L’idea è proprio quella di condividere l’esperienza, perché ogni concerto è diverso.
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