Tra le più interessanti pubblicazioni recenti dell’editore Squilibri figura “Sulle tracce del tarantismo. Una lezione di Amalia Signorelli”, a cura di Alberto Baldi, con contributi di Alberto Baldi, Fulvia D’Aloisio, Adelina Miranda, Gianfranca Ranisio, Enzo Vinicio Alliegro, Eugenio Zito e Tamara Mykhaylyak. Accanto al volume, il principale motivo d’interesse è il video accessibile tramite QR code, che restituisce una “docu-lezione” tenuta dall’antropologa all’Università Federico II di Napoli il 7 giugno 2006 e riproposta oggi, a vent’anni di distanza.
Signorelli partecipò giovanissima alla spedizione salentina del 1959 diretta da Ernesto de Martino, insieme a un’équipe multidisciplinare di ricercatori. Quell’esperienza come è noto produsse “La terra del rimorso”, celebre monografia pubblicata dal Saggiatore nel 1961, nella quale compare anche l’Appendice V, “Dati relativi alle condizioni economiche dei tarantati”, redatta dalla studiosa. Signorelli sarebbe tornata sul tema negli anni successivi, curando in particolare, insieme a Valerio Panza, “Etnografia del tarantismo pugliese” (Argo 2010), raccolta di documenti e materiali della ricerca solo in parte confluiti nel volume demartiniano.
Realizzata con la collaborazione di alcuni suoi allievi, la “docu-lezione” è un documento di notevole interesse per più ragioni. Innanzitutto, per la sua efficacia divulgativa: in poco più di un’ora offre una sintesi chiara e accessibile del fenomeno del tarantismo, rivelandosi uno strumento didattico di grande utilità. Particolarmente coinvolgente è la parte in cui Signorelli rievoca la spedizione del 1959, intrecciando i ricordi personali con le celebri fotografie di Franco Pinna, verso il cui lavoro manifesta una profonda ammirazione. Il racconto invita inoltre a riflettere sul rapporto tra de Martino e i giovani collaboratori, chiamati a misurarsi con una realtà complessa e perturbante, destinata a lasciare un segno duraturo.
Le immagini accompagnano i passaggi dedicati all’“osservazione partecipante” e restituiscono l’impatto di quell’incontro: il carattere drammatico del fenomeno e la varietà delle esperienze umane coinvolte. In alcuni momenti, Signorelli appare visibilmente commossa nel rievocare gli episodi più significativi di quella stagione di ricerca.
I saggi del volume ricostruiscono la genesi della docu-lezione e il suo legame con la ricerca del 1959, delineando, attraverso i contributi di studiosi dell’ateneo napoletano, il profilo di una personalità intellettuale ricca e articolata. Viene ricordato anche il ruolo di polemista arguta e combattiva assunto negli ultimi anni in alcune popolari trasmissioni televisive.
Tra i contributi merita una segnalazione quello di Eugenio Zito, “L’altra taranta: corpo, sintomo, sofferenza. Note da un’etnografia in ospedale”, che offre informazioni poco note su alcune manifestazioni molto recenti del tarantismo campano. Questo fenomeno era stato studiato già negli anni Settanta da Annabella Rossi, un’altra protagonista della spedizione demartiniana.
Nel contributo del curatore Alberto Baldi emerge infine la posizione critica di Signorelli nei confronti della trasformazione delle musiche “curative” in forme di intrattenimento commerciale. La studiosa aveva conosciuto da vicino quei repertori durante la cruciale estate del 1959 e guardava con diffidenza alla loro spettacolarizzazione nel Salento della Notte della Taranta, dove, per riprendere una sua efficace espressione, «a mordere era ora il business». Baldi ricorda anche alcuni tentativi di coinvolgerla nel progetto di Melpignano, ai quali Signorelli preferì tuttavia declinare l’invito.
Vincenzo Santoro
