Guo Gan & Fabio Turchetti – The Silk Way (Consorzio Produttori Cremonesi, 2020)

Polistrumentista eclettico e in continuo movimento, Fabio Turchetti, nel corso della sua lunga carriera ha attraversato con agilità generi musicali differenti muovendosi con disinvoltura tra jazz, world music e canzone d’autore per toccare anche la musica antica. Nelle diverse declinazioni del suo percorso artistico si susseguono, senza soluzione di continuità, viaggi in tutto il mondo (raccontati in “
Note al Margine” e “Nella Foresta”), spettacoli e dischi sempre differenti, ma accomunati dalla sua proverbiale passione per la ricerca e l’incontro con altri musicisti. In questo contesto si inserisce anche la sua attività di discografico con l’etichetta indipendente Consorzio Produttori Cremonesi, così come non vanno dimenticate la lunga esperienza con i salentini Khaossia con i quali ha firmato recentemente l’ottimo progetto “Magellano” e la fortunata collaborazione con Michela Musolino, cantante di origine siciliana di base a New York con la quale ha inciso l’ottimo “Terra Mare Sangue”. A distanza di due anni dall’ambizioso doppio album “1959 Vascelli”, lo ritroviamo con “The Silk Way”, album nato dall’incontro con Guo Gan, leggendario suonatore cinese di erhu, neppure lui nuovo ad incontri musicali insoliti e sorprendenti. Abbiamo intervistato Fabio Turchetti per farci raccontare questo nuovo progetto musicale, senza dimenticare i vari progetti futuri in cantiere.
 
Il tuo lungo percorso artistico è costellato di collaborazioni e progetti sempre nuovi che nascono dalla tua costante tensione verso la ricerca, il dialogo e il confronto con altre culture e territori musicali. Il duo nato dall'incontro con Guo Gan è certamente uno dei vertici della tua carriera, musicalmente e anche dal punto di vista del prestigio internazionale. Ci puoi raccontare come è nata questa nuova esperienza musicale?
Tutto è cominciato su Facebook circa un anno fa. Guo Gan mi ha chiesto l’amicizia e, andando a vedere quali strumenti suonasse, mi ha colpito molto il suo suono e lo stile con cui suonava l’erhu. Ho pensato, così, che avrei potuto provare a coinvolgerlo nella produzione delle musiche per il Ballet Phlippines per i Cinquecento anni dalla partenza di Magellano per il suo leggendario giro del mondo. Siccome l’anno scorso ho frequentato spesso Parigi e visto che Guo Gan abita lì da molto tempo, gli ho proposto di prendere un caffè al bar. Il nostro è stato il caffè più veloce e produttivo della storia: lui mi ha proposto di fare un cd insieme e io gli ho proposto di registrarlo da me a Cremona.
 
Come sei riuscito a dialogare musicalmente con l'erhu, fidula munita di due corde, dal suono inconfondibile ed affascinante?
L’erhu ha un suono molto particolare e proprio per questo mi sono posto subito il problema di come approcciare la registrazione e per questo motivo ho preferito che venisse lui da me per avere maggiori possibilità.
 
Dal vostro incontro ha preso vita l'album "The Silk Way" che avete inciso a Cremona a gennaio di quest'anno, prima del lockdown. Com'è nata l'idea di cristallizzare su disco il vostro incontro?
Fin da subito è stato chiaro che il nostro era un incontro creativo tra culture musicalmente lontane ed entrambi eravamo molto curiosi di capire quale fosse il risultato di questa collaborazione.
 
Nel disco suoni diversi strumenti come la chitarra, il tamburo a cornice, il piano, il vibrafono e il bandoneon. Come avete approcciato il lavoro agli arrangiamenti in duo?
La mia lunga attività di sonorizzatore mi ha aiutato molto, così come il fatto di suonare diversi strumenti. Lui cominciava un pezzo, io ascoltavo e cercavo di vestirlo con la maggiore semplicità ed eleganza possibile.
 
Il titolo del disco rimanda chiaramente alla Via della Seta che per secoli ha unito la Cina all'Occidente. Quanto è stato importante per te percorrerla con Guo Gan e quanto ti ha arricchito questa collaborazione?
La via della seta è prima di tutto un idea. Sono orgoglioso di averne percorso l'inizio insieme a Guo Gan. Vediamo se il futuro ci permetterà di proseguire questa collaborazione.
 
Ad aprire il disco è il tema de "Il Padrino" di Nino Rota in una versione piena di pathos. Come mai questo brano e come mai proprio in apertura?
Il tema de “Il padrino” riunisce in tre minuti forse meglio di altri brani il senso complessivo dell'operazione. La scelta di questo brano è stata di Guo Gan. Abbiamo registrato delle takes anche al Museo Archeologico Cremonese, una location stupenda, nella quale abbia realizzato anche un breve video. 
 
Nel disco, accanto ai brani del repertorio di Guo Gan, sono presenti anche brani che appartengono alla memoria collettiva occidentale come "Bella Ciao", ormai inno internazionale, "Volare" di Domenico Modugno, il classico della canzone napoletana "O Sole Mio". Ci puoi raccontare come avete selezionato i brani da suonare insieme?
E’ stato Guo Gan ha scegliere i brani da suonare insieme. Lui ama molto canzoni come “Bella Ciao” che sono famosissime anche in Cina, e la sua idea era quella di suonare brani che fossero famosi anche nella sua nazione, ma nello stesso tempo anche brani del suo repertorio. Un terzo dei brani era riservato all’improvvisazione. Diciamo che mi sono fatto trovare pronto alla sfida. Suonando insieme ho notato che era un piacere per lui suonare questa musica.
 
Dal tuo repertorio invece arrivano "Canto Pinso" e la sempre affascinante "Simon Mago",  come sono state arricchite dal contributo di Guo Gan?
"Cando Pinso" è tratta dal disco “Le grechesche” che ho inciso con i Khaossia, il gruppo salentino in cui milito da quindici anni. Il testo è del 1500 ed è tratto dalle poesie in dialetto veneto di Burchiello. In questo disco non poteva mancare un addentellato proprio con Venezia che tra tutte le città italiane è quella che ha maggiori connessioni con la via della seta.
 
Cosa ti ha colpito dal punto di vista compositivo ed esecutivo dei brani del repertorio di Guo Gan?
Senza dubbio la sua musicalità e il suo orecchio eccezionale. La cosa più bella è, però, che riesce ad essere sempre sé stesso suonando qualsiasi musica.
 
Attualmente sei impegnato in diversi progetti extra musicali e penso alla tua collaborazione con l'edizione 2020 del PIF di Castelfidardo per il quale hai realizzato un reportage sul Cammino di Santiago...
Sono orgoglioso molto orgoglioso di aver realizzato un video su Santiago de Compostela. Si intitola “Un ancia a Santiago” e in realtà è una masterclass di fisarmonica world inserita nella programmazione del Festival Internazionale di Castelfidardo. Una scommessa vinta, soprattutto grazie al suo direttore artistico Renzo Ruggieri che me l'ha commissionata a scatola chiusa. Ci sono io che suono, qualche frammento di pezzi miei nei vari angoli della città, dentro ai portoni, nelle piazzette, nel verde dei parchi. Intanto, mentre giro racconto un po’ di cose, cercando di indagare sul rapporto profondo e complesso che lega la creazione musicale al dove e al quando.
 
Parallelamente prosegue anche la tua collaborazione con la televisione. Ci puoi raccontare questa esperienza?
L’esperienza con Cremona1TV è nata quasi per gioco . Negli ultimi anni ho girato molto e ho cominciato così a raccogliere materiale; spezzoni di concerti, interviste a musicisti, riprese col cellulare al volo. 
Ne è nato blog, un video-diario musicale che grazie alla accurata post produzione di Cremona1tv  è diventato un format che funziona.
 
Quali sono i progetti che hai in cantiere? Quali sorprese ci aspettano per il prossimo futuro?
La pandemia per il virus COVID-19 ha insabbiato tanti progetti musicali che stavo portando avanti. Guo Gan non lo vedo da gennaio e non so quando potremo rivederci. Avrei in programma la partecipazione ad un festival a Londra ma non so se potrò andarci, è tutto così. Collaborare con una tv mi sta fortunatamente aprendo scenari alternativi. Non avrei mai potuto realizzare “Un ancia a Santiago” senza l’esperienza acquisita in televisione. Oggi la tecnologia permette di fare tanto con poco, basta avere le idee e come sai io sono un vulcano in continua eruzione...

 
Guo Gan & Fabio Turchetti – The Silk Way (Consorzio Produttori Cremonesi, 2020)
Incontrare un musicista di livello internazionale come il maestro cinese dell’erhu, Guo Gan non accade tutti i giorni, ma la casualità di una semplice amicizia su Facebook, può aprire le porte ad esperienze musicali inaspettate. E’ quello che è accaduto al polistrumentista cremonese, Fabio Turchetti che si è ritrovato a Parigi, davanti ad un caffè, con il musicista cinese e in pochi istanti è nata l’idea di lavorare insieme, ripercorrendo idealmente gli itinerari della Via della Seta. Come un tempo i mercanti attraversavano l’Europa e l’Asia per raggiungere la Cina facendo fiorire interscambi culturali e commerciali, allo stesso modo Turchetti e Guo Gan hanno incrociato strumenti e repertori, dando vita ad un dialogo in musica pieno di fascino. E’ nato, così, “The Silk Way”, disco registrato nel corso di un solo giorno di sessions, il 16 gennaio 2020, e che raccoglie undici brani, scelti da Guo Gan, che spaziano da alcuni estratti del suo repertorio a canzoni italiane, note anche al grande pubblico della sua Cina, passando per due composizioni di Fabio Turchetti. Aperto dal dialogo tra la chitarra del musicista cremonese e l’erhu di Guo Gan  della bella versione di “Parla più piano”, tema della colonna sonora de “Il Padrino” firmata da Nino Rota, il disco entra nel vivo con “Horse Race” in cui Turchetti alle percussioni accompagna il lungo solo di ehru di Guo Gan. Si prosegue con la fascinosa nuova versione di “Canto Pinso”,  tratte dalle liriche cinquecentesche del poeta veneto Burchiello e già ascoltata su “Le Grechesche” dei Khaossia e qui proposta per chitarra e ehru. La Via della Sete ci conduce ancora in Cina con “Bonfire In The Western Regions” in cui Guo Gan ci regala un'altra performance straordinaria all’erhu con il tamburo a cornice di Turchetti a sostenerne la linea melodica. Commovente è, poi, l’intensa versione di “Bella Ciao”, guidata dalla voce e dalla chitarra di Turchetti e con l’erhu ad impreziosire il tutto fino al crescendo finale. I paesaggi sconfinati della Cina evocati dalla melodia di “Silk Road Camel Bell” ci introducono alla rilettura di “Volare” di Domenico Modugno con il gustoso interplay tra la chitarra vagamente gipsy di Turchetti e l’erhu di Guo Gan. Si ritorna ad Oriente con l’ipnotica “Marry into the distance” del musicista cinese, ma è solo un momento perché il suo erhu è pronto a immergersi sorprendentemente nella canzone napoletana con “’O Sole Mio” cantata da Turchetti. L’elegante “Countercurrent” di Guo Gan e “Simon Mago” di Turchetti chiudono un disco sorprendente e ricco di tanta musica da ascoltare fino all’ultima nota.
 

Salvatore Esposito

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