Khaossia – Magellano (CPC/CNI, 2018)

Nato nel 2005 dalla fortunata alchimia artistica tra Luca Congedo (flauti) e Fabio Turchetti (voce, organetto diatonico, basso e piano), due strumentisti di talento con alle spalle una lunga esperienza maturata in diversi ambiti musicali, l’ensemble Khaossia ha dato vita, nel corso degli anni, ad un percorso artistico in crescendo, intrapreso partendo dalla riproposta della tradizione musicale salentina che caratterizzava il disco di debutto “De Migratione” del 2007 ed evolutosi man mano in un progetto sempre più articolato, aperto alla composizione di brani originali e ad esplorazioni nella musica popolare del Sud Italia e più in generale della world music. La cultura popolare e la storia del Salento sono, così, diventate la base di partenza per una ricerca concettuale a tutto campo che li ha visti attraversare mondi sonori differenti come dimostrano l’opera buffa settecentesca in lingua leccese “La Rassa a bute” del 2009, che segnava l’ingresso in formazione di Vincenzo Urso (voce, bouzuki e percussioni), e il concept album “Le Grechesche” del 2011 con il viaggio immaginario, ambientato nel XVI Secolo, dalla Laguna Veneta alla Terra D'Otranto. A distanza di sette anni da quest’ultimo, l’ensemble torna con “Magellano”, disco che raccoglie le musiche di scena dello spettacolo omonimo, una vera e propria folk-opera multilivello che intreccia musica e teatro con la videoart di Hermes Mangialardo. Ispirato a “Relazione del Primo Viaggio Intorno al Mondo” del cavaliere di Rodi vicentino Antonio Pigafetta, al seguito dell’esploratore portoghese Ferdinando Magellano, questo nuovo progetto è stato a lungo rodato dal vivo, nel corso di diversi tour in Italia ed all’estero e vede la partecipazione di Davide Grazioli (chitarra), Alessandro Cervarich (percussioni), Leonardo Gerino (voce e percussioni) e dell’attore Giancarlo Picci. Il racconto, mescolando parti musicali e recitativi, racconta la storia di Magellano sotto il profilo umano, facendo emergere non solo il suo desiderio di conoscenza e lo stupore della scoperta, ma anche le sue debolezze, le fatiche del viaggio, la fragilità e quell’inquietudine che gli è eterna compagna. Nella narrazione convergono, così, anche gli scritti di Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini e Fernando Pessoa, ad evocare con maggior forza il ritratto di un uomo che, attraverso il viaggio, mette in discussione le sue certezze da europeo del Cinquecento, e si apre alla scoperta di nuovi mondi. Sebbene il disco privi l’ascoltatore della fondamentale parte visuale e di alcuni recitativi, nel suo insieme i dieci brani in scaletta restituiscono intatto il senso di tutto il concept. Aperto dalla trascinante “Jentu a levante”, guidata dal flauto di Congedo e dall’organetto di Turchetti e dall’evocativa ballata “Ponti”, il disco entra nel vivo con “Petra” tutta giocata sul dialogo tra fiati e mantici, con la chitarra a ritagliarsi un interludio di grande suggestione. Il recitativo “Magellano”, aperto da un elegante intro pianistico ed incorniciato dalla trama melodica per corde e percussioni, ci introduce prima a “Scrivo” a cui sono affidate le riflessioni della voce narrante Antonio Pigafetta, e poi a “La partenza” nella quale dialogano corde e flauto. Il recitativo “Patagonia” guidato dal flauto di Congedo e dalle percussioni, ci accompagna verso il finale con il trittico “Non sei solo”, “Salamandra” e “La curva della strada” nelle quali i Khaossia sperimentano, con successo, l’incrocio con la canzone d’autore e che suggellano un lavoro di pregio che non mancherà di affascinare quanti vi dedicheranno un attento ascolto. 


Salvatore Esposito

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