La frontiera musicale. Musica popolare e Volksmusik in Trentino-Alto Adige/Südtirol

Con stima, in passato, abbiamo avuto modo di valorizzare alcune opere etnomusicali e filmiche di Renato Morelli, dando risalto al rapporto di ricerca con Pietro Sassu, al gruppo musicale “Ziganoff”, ai canti del Tesino e di Premana, nonché a diverse opere cinematografiche di antropologia visiva.  Per commemorare il suo settantesimo compleanno, di recente, è stato pubblicato “Il guardiano dei suoni” (Mimesis), scritto con spirito libertario da circa quaranta ricercatori, nel quale compare un nostro contributo riferito alle sue attività di documentarista.  A lui è dedicata la “Vision” odierna, integrata da un contributo relativo alla sua ultima pubblicazione, “La frontiera musicale. Musica popolare e Volksmusik in Trentino-Alto Adige/Südtirol”, edita dalla Fondazione Levi di Venezia (maggio 2021) e presentata da Davide Croff e Antonio Carlini, Direttore artistico della Società Filarmonica di Trento. Gianni Gentilini, invece, ha scritto un introduttivo profilo storico-culturale, inerente ai diversi territori trentini e sudtirolesi, accomunati da “intricati legami” anche in riferimento a commerci, religione, lingua, organizzazione sociale e rapporti geo-politici con le aree confinanti (italiane e “tedesche”). 


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Un Progetto culturale integrato
Morelli è ideatore di un esteso progetto culturale integrato, di cui ogni sua opera è parte. Oltre agli aspetti tecnici, come etnomusicologo, sa dare adeguato risalto alla dimensione sociale delle comunità prese in esame e al senso profondo della musica, quale elemento di coesione di una vita qualificata, che si alimenta di emozioni, relazioni, attività, incontri con gli “altri”. Incontri a volte amichevoli, altre volte astiosi, come la storia dei popoli insegna. Come studioso ed esperto di comunicazione, agisce con consapevolezza. Senza remore, ad esempio, scrive apertamente di “musica popolare”, tralasciando definizioni in voga quali musica etnica e folk. Detesta la censura, la perdita della libertà, la limitazione del diritto di pensiero e, forse, è anche per questo che si è sempre distinto, tenendosi a giusta distanza dal mondo accademico, con il quale comunque riesce efficacemente a dialogare. Dal suo crogiuolo artistico (in continuo fermento), con metodo, secondo cadenze programmate, vengono portate alla luce le novità della ricerca. Da anni, lo sapevamo impegnato a completare l’opera in precedenza citata, con la quale ha analizzato e sintetizzato organicamente l’evoluzione della musica nel Trentino Alto Adige negli ultimi due secoli. Tale opera ha comportato un oneroso percorso di ricerca documentale, con approfondimenti conoscitivi - interni ed esterni - verso aree di confine italofone e germanofone. Tale regione, infatti, comprende due province (Trento e Bolzano) a statuto speciale, con autonomia riconosciuta dalla Repubblica italiana. Tuttavia, fino alla fine della prima guerra mondiale, i territori appartenevano alla monarchia asburgica e, successivamente, all’Impero austro-ungarico.  Nella regione si parlano lingue e dialetti tedeschi, italiani e romanci. 

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