Per quest’album Lamia Yared ha invitato sette musicisti capaci di sviluppare quattordici brani – cinque quelli strumentali – in modo da collegare e far interagire tre regioni e repertori musicali, con quattro brani dalla Toscana del Codice Rossi del Trecento, cinque di compositori siriani del primo Novecento - come Omar al-Batch, Bakri Kurdi e Ali Darwish - che confluiscono a Istanbul dove sollecitano soprattutto il repertorio ottomano del primo Ottocento, e dove l’ensemble ha registrato a dicembre del 2025 nell’Ada Stüdyo in compagnia di Özgür Özkan Mete e İhsan Apça.
Lamia Yared ha ideato questo percorso e da voce a nove brani oltre a contribuire in chiave compositiva al quinto brano, “I’vo Benestenigar”, basato su “I’ vo bene”, di Gherardello da Firenze.
Mettendo a fuoco, per la melodia di un anonimo toscano, i timbri e le interazioni di un ensemble di musica ottomana, Peppe Frana offre il suo contributo per gli arrangiamenti in quintetto di “Belicha”, oltre a prendersi cura di oud e liuti. Con loro suonano Antonino Anastasia (tamburello, riqq e bendir), Fahrettin Yarkın (daîre e bendir), Nağme Yarkın (lira/kemençe turco), Nikos Andrikos (lavta e voce), Savaş Özkök (kanun), e Volkan Ertem (violoncello).
Del Mashreq viene privilegiato il genere Muwashshaḥ (o muwashshaḥāt, o muwaššaḥ) i cui versi possono spaziare dall'amore al vino e si diffusero a partire dal IX secolo. Si tratta di versi in rima che lungo il brano danno vita, generalemente, a cinque strofe che si susseguono come parti di una collana (wash), tutte appese allo stesso filo. Ogni strofa è solitamente composta da aghṣān, versi con una rima specifica per quella strofa, e da aṣmāṭ, versi con una rima
condivisa con il resto del brano, introdotti da un maṭla (inizio) e conclusi con la kharja (uscita), quest’ultima in lingua araba più colloquiale che permette una voce poetica diversa.
Nel precedente album, “From Minho to Euphrates”, Lamia Yared aveva lavorato sul repertorio Muwashahat siriano concentrando l’attenzione sulla tradizione sufi di Aleppo e nel nuovo album la riprende mettendo in luce gemme meno conosciute fra le circa 140 mûwashshahs composte da Omar al-Batch. Fra queste spiccano “Ya man ramani” e “Qom ya nadim”, con la splendida “seconda voce” offerta dalla lira di Nağme Yarkın e un ispirato solo di kanun di Savaş Özkök, eseguita in sestetto, così come “Samai Bastinikar”, uno dei brani più famosi di Ali Derwish che qui apre l’album, senza voce, basato sul maqam Bastinikar che interseca quattro cellule melodiche (sikah, saba, hijaz, nikriz), con il kanun e la lira in evidenza. Sempre in sestetto, c’è spazio anche per una composizione più recente, “Eidou Al Mawasim”, di Bakri Al Kurdi (1909-1978) nato a Jisr Al Shughour (Idlib) e cresciuto musicalmente a Aleppo (imparando a suonare l'oud con Sami Sonduq) dove diventò fu sia muezzin (anche nella Grande Moschea degli Omayyadi), sia musicista di Radio Aleppo (dal 1949), sia creativo compositore per poeti e artisti, da Hussam Al Din Al Khatiba Leila
Nazmi.
Altrettanto ricco è il repertorio vocale e sufi proveniente da Istanbul con brani scritti da Gazi Giray Han II, İsmail Dede Efendi, Şeyh Edhem Efendi.
Notevoli sono anche gli interventi strumentali più essenziali, l’intenso taksim in duo col violencello di Volkan Ertem e la lira di Nağme Yarkın, così come il taksim sul modo rast intepretato da Peppe Frana con l’oud.
Si chiude in quartetto e in crescendo con “Sento d'amor la fiamma”, il brano più pop e ballabile, arrangiamento di una composizione di Lorenzo Da Firenze, con la pelle e i sognagli del tamburello di Antonino Anastasia a fare da gentile propulsore per le corde di Peppe Frana e il kanun di Savas Ozkok e per l’impeccabile e sentita interpretazione vocale di Lamia Yared.
lamiayared.bandcamp.com/album/zalzalian-crossings
Alessio Surian
Foto di Ayten' Indo
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Medio Oriente


