Davide Giromini – Vento nero (Autoprodotto, 2019)

Dai primi dischi pubblicati come Apuamater passando all’emblematico “Ballate di fine comunismo” e al post-rock di Redelnoir con cui ha firmato lo splendido “ballatepostmoderne” per toccare i più recenti “Ostalghia” e “Apuane Conversioni”, Davide Giromini ha dato vita ad un articolato percorso artistico costellato da album dal taglio sempre originale che ci hanno svelato la complessità del suo songwriting tanto dal punto di vista della ricerca musicale, quanto da quello lirico ed ispirativo. La sua musica affonda le radici nei Cantacronache, nel Nuovo Canzoniere Italiano ed è figlia della visione politica e musicale di Ivan Della Mea, di cui il cantautore carrarino è stato collaboratore negli ultimi anni di vita, per proiettarsi verso il futuro declinata in eclettiche architetture musicali che spaziano dal post-punk al dark folk per toccare l’elettronica e la new wave, il tutto senza mai ripetersi. Un rifuggire costante di etichette, steccati e definizioni che si conferma in “Vento nero”, concept album che vede Davide Giromini (chitarre, fisarmonica, diamonica, eko tiger, pianoforte, synth) proporre otto brani che, nel loro insieme, tratteggiano un disilluso ritratto in musica della attuale situazione politica e sociale italiana. Dal punto di vista prettamente musicale il disco propone un sound elettro-acustico, un “folk new wave politico esistenziale”, come recita il sottotitolo, e in questo senso fondamentale è il contributo del quartetto di strumentisti che lo accompagnano: Luca Rapisarda (mandolino, balalaika), Giovanni Biancalana (contrabbasso), Matteo Procuranti (voce recitante e clarinetto), Rocco Rosignoli (violino) e Mirko Mangano (batteria). Ogni traccia è una fotografia impietosa di ciò che ci circonda a partire dall’iniziale “Diceva un corvo” per passare alla title-track, in cui tra trame acustiche ed increspature elettriche ripercorre le tappe storiche di quel vento nero alzatosi in Italia con il fascismo e che non ha mai smesso di soffiare sulla nostra nazione come canta nella tagliente elegia “Italia” (“Se potessi votare Mussolini”) e giungere alla profonda riflessione introspettiva di “Autobiografia preindustriale”. Si prosegue con l’intensa sequenza composta da “Regina di spade”, “Arca di Noè” e “Manifesto metastorico individuale” nelle quali spaccati autobiografici si sovrappongono a critiche senza mezzi termini verso le scelte politiche di chi ci governa, per giungere alla superba “Resurrezione per rivoluzione” con testo di Ivan Della Mea e musica di Davide Giromini, vertice del disco e perfetta a sintetizzare il senso profondo del concept. “Vento nero” è un disco necessario e senza compromessi, un lavoro che vibra di quella unicità ed universalità di contenuti che apparteneva solo alla protest song di Bob Dylan. 



Salvatore Esposito

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