Tra le voci che esplorano le possibilità di dialogo tra tradizioni musicali e linguaggi contemporanei, Elana Sasson costruisce un percorso artistico nel quale le radici curde e persiane incontrano il jazz, l’improvvisazione e le sonorità del Mediterraneo. Cantante, compositrice e leader di una band, Sasson affida alla musica il compito di attraversare culture e geografie, cercando un linguaggio capace di tenere insieme identità diverse. Il suo album d’esordio, “In Between”, pubblicato nell’aprile 2025 da PKMusik, traduce questa ricerca in composizioni originali e riletture della tradizione, tra melodie modali, ritmi in metri dispari e suggestioni poetiche. Il disco ha raggiunto il quarto posto nella World Music Charts Europe, attirando l’attenzione della critica internazionale. Sasson presenterà al Premio Parodi “Bahari Digar”, brano in persiano ispirato a una poesia di Forough Farrokhzad, che intreccia nostalgia, amore e desiderio di continuità attraverso il cambiamento. Nell’intervista racconta il significato di una ricerca musicale che non considera le tradizioni repertori da conservare immutati, ma patrimoni vivi con cui instaurare un dialogo, senza necessariamente inseguire le formule del mainstream. Una visione che si avvicina allo spirito del Premio e alla capacità di Andrea Parodi di partire dalle proprie radici per aprirsi all’incontro con altre culture. elanasasson.com
Raccontaci il tuo progetto musicale e la tua ultima pubblicazione discografica.
Il mio progetto esplora la musica delle mie radici curde e persiane attraverso una prospettiva contemporanea, mettendo insieme melodie e poesie tradizionali, armonie jazz, improvvisazione e ritmi del Mediterraneo e dell’America Latina. Il mio ultimo album, “In Between”, è stato pubblicato nell’aprile 2025 da PKMusik. Comprende composizioni originali e nostre interpretazioni di brani tradizionali. Il titolo riflette la mia esperienza di appartenenza a culture diverse e di vita tra luoghi differenti. In questa musica c’è molta nostalgia, ma anche un senso di scoperta: la ricerca di un linguaggio musicale nel quale le diverse parti di me possano convivere, creando un senso di casa attraverso i musicisti con cui suono.
Presenterò “Bahari Digar”, una mia composizione originale tratta da “In Between”, cantata in persiano su una poesia di Forough Farrokhzad. Il componimento evoca due rondini che viaggiano insieme da una primavera all’altra e parla di nostalgia, amore e difficoltà di ricominciare continuamente. Per me, il brano è strettamente legato alle domande che attraversano l’album sul senso di appartenenza e sul desiderio di trovare una continuità mentre ci si sposta da un luogo all’altro.
Pensi che sia possibile rivitalizzare la tradizione attraverso approcci vocali e stilistici che non conducano necessariamente verso forme mainstream?
Sì, credo che la musica tradizionale possa trovare nuova vita attraverso approcci stilistici differenti, senza per questo doversi orientare verso forme mainstream. Allo stesso tempo, è importante riconoscere che queste tradizioni sono già vive e significative nelle loro forme originarie. La musica popolare riflette esperienze umane universali e affronta temi che rimangono attuali attraverso le generazioni. Credo sia importante proseguire questo dialogo musicale, ed è meraviglioso quando gli artisti raccontano nuovamente queste storie attraverso la propria voce e la propria sensibilità.
Il Premio Andrea Parodi è un concorso dedicato alla world music. Come definiresti questa etichetta? Rispecchia il tuo stile personale?
In linea di principio, tutta la musica è world music, perché proviene da qualche parte del mondo. Tendiamo, però, a riservare questa definizione alla musica non occidentale, alle canzoni in lingue diverse dall’inglese o alle tradizioni popolari percepite come estranee. Credo sia importante dare a queste musiche un posto centrale, senza trattarle come qualcosa di diverso o di estraneo. Mi ispira il modo in cui Andrea Parodi ha esplorato le proprie radici sarde, costruendo al contempo ponti musicali con altre culture, come nella collaborazione con Al Di Meola. È un approccio vicino al mio: esplorare la mia voce musicale attraverso l’influenza delle mie radici e mettermi in relazione con altre culture attraverso le rispettive tradizioni.
Salvatore Esposito e Ciro De Rosa
Foto di Andrea Savall (1)
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