Ariano Folk Festival, XXX edizione, Ariano Irpino (Av), 20 - 23 agosto 2026

Non c’è clamore, non c’è retorica nelle parole con cui Francesco Fodarella, direttore artistico dell’Ariano Folk Festival, commenta il trentennale di una manifestazione sbocciata in un’area interna della Campania, anticamente crocevia tra i due mari. Egli stesso quasi si schermisce di fronte al riconoscimento di questa “scommessa” culturale, nata come un azzardo festoso nella località Tranesi, un anfiteatro naturale e storico sito di antiche fornaci, “che custodiva già nella propria storia il concetto di creatività e di trasformazione", come spiega in un’intervista per il “Folk Bullettino” 2026, foglio di presentazione della rassegna. Nel corso di tre decenni, pur cambiando diverse location nel cuore della cittadina tricolle, il Festival, che ha attraversato cambiamenti nelle politiche culturali non di poco conto, si è evoluto in un formidabile catalizzatore sociale. Ha saputo conservare lo spirito festivo, attirando un pubblico intergenerazionale, sempre più numeroso – lontano per fortuna da gigantismi che si verificano altrove – che si riversa sia nel piazzale del Folk Stage sia nelle aree destinate ai palchi minori (quest’anno allestiti al Volkscamp, all’esterno del club Monopolio e in Villa Comunale). Scorrendo i palinsesti storici – celebrati quest'anno da un poster che elenca tutti i nomi saliti sul palco in trent’anni –
c’è da rimanere sbalorditi per l’ampiezza delle coordinate geografiche e sonore. È proprio questa trasversalità musicale ad aver reso l’AFF un festival di culto, tra i più rilevanti in Italia. Animata da gran passione, la manifestazione privilegia una visione aperta e non allineata, una ricerca mirante a sfuggire all’obbligo di seguire traiettorie mainstream. Seppur con risorse finanziarie non massicce, il festival vanta grandi risorse sociali e umane; a cominciare da Red Sox, l’associazione organizzatrice che ha innescato la miccia e continua a tenere vivo il fermento culturale portando il mondo ad Ariano. Il paese si trasforma così da periferia a “centro della diversità” e “luogo di connessioni”, come ha ricordato Carlos Seixas – direttore del Festival portoghese di Sines – in un incontro di riflessione con altri operatori culturali internazionali convenuti per questo trentennale. La propensione world-festaiola mira a incuriosire un pubblico variegato per stile, età e genere, invitandolo a cambiare ritmo per quattro giorni e quattro notti ordinatamente e senza incidenti o turbolenze (pur non senza problemi logistici e di impatto ambientale, va riconosciuto). 

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