Festival Arteinvivo, “Radici vive”, San Lucido (Cs), 20 - 25 luglio 2026

“Ė un picciol paesetto S. Lucido; un paesetto tutto gajo, tutto ameno, con case decenti, con vie anguste ma pulite; siede a cavaliere d’un poggio che a modo di pan di zucchero s’alza a pochi passi dal mare…”
. Così Cesare Malpica descriveva il borgo calabrese nel 1841, e così lo hanno trovato i numerosi partecipanti al Festival flamenco provenienti da tutta Italia. Per sei giorni, dal 20 al 25 luglio, le strette vie di San Lucido hanno respirato al ritmo di palmas, cajón e chitarre. “Radici vive” è stato il tema di questa quinta edizione del Festival Arteinvivo. L’evento è organizzato in quel magico angolo di Calabria – dove la montagna trova continuità con il mare – sotto la direzione artistica di Francesca Stocchi e Loredana Ruggieri, entrambe forti di una formazione di scuola sevillana e attive con i loro corsi a Roma. Sophie Ravel, terza socia di Artenvivo per quanto riguarda le questioni organizzative, ha curato anche la app del progetto “Note di borgo”. L’edizione 2026 è stata impreziosita dal sostegno istituzionale dell’Ambasciata di Spagna e dalla collaborazione con la prestigiosa EFA (Escuela de Flamenco de Andalucía). L’idea stessa del festival, come ricorda Ruggieri, “è nata durante il periodo del lockdown con un duplice obiettivo: dare respiro a due settori pesantemente colpiti come l'arte e il turismo, e ampliare un progetto residenziale già esistente (Artestate) conferendogli un respiro internazionale, integrandolo in un progetto più ampio dove l’arte, la tecnologia e il legame con il territorio rendesse l’esperienza Arteinvivo rispettoso delle tradizioni artistiche in un linguaggio anche che si adattasse ai tempi. Il festival si inserisce in un progetto più ampio che prevede anche una piattaforma e una app che abbiamo chiamato podscape che offre ai musicisti di creare sulla mappa percorsi immersivi attraverso la loro musica”. Programmaticamente, per
“radici vive” si sono intese quelle territoriali ma anche quelle comuni tra la Calabria e la Spagna. Dall’antica Roma ai secoli del Viceregno borbonico, queste radici trovano ancora visibilità nella cultura materiale (monumenti e arte visiva), nella gastronomia ma soprattutto nella cultura immateriale: musica e danza. Non ci sarebbe stato posto migliore per far rincontrare queste due culture, tenendo i piedi saldi nel passato ma con lo sguardo rivolto al futuro. Molti sono infatti i tratti comuni musicali e coreutici: dai canti della Settimana Santa (che in Spagna sono le Saetas), agli strumenti come la chitarra battente (che ha origine da quella spagnola o barocca), fino ad alcune figure della tarantella che si ritrovano nella danza flamenca. La sera, dopo gli strenui ma graditissimi laboratori svolti sotto un’eccezionale canicola e i partecipatissimi concerti in luoghi magici, ci si incontrava in modo informale sull’ampia terrazza della piazza centrale. Lì, sorseggiando una birra, si concretizzava spontaneamente quel ponte musicale tra Spagna e Calabria: si suonava e cantava senza soluzione di continuità, a volte contaminando un compás flamenco con una melodia calabrese. Non c’erano più maestri e corsisti, ma solo la musica. Ci si esprimeva liberamente mettendo in pratica quello che si imparava nei laboratori giornalieri, concretizzando spontaneamente il senso profondo del festival: unire mondi musicali sotto il comune denominatore del flamenco. 

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