Un ponte culturale fortissimo tra Italia e Spagna. Questo clima è il riflesso del pubblico che popola il festival, come sottolinea Loredana Ruggieri: “Sono persone che amano l’arte e desiderano vivere il territorio immergendosi nella sua storia, sentendosene parte. Per la maggior parte sono amanti dell’arte flamenca, ma in generale il festival attrae chi vuole una vacanza non solo come turista, ma come protagonista di storie e vissuti di un certo tipo, che siano corsi, eventi e incontri”. Pensando al fatto che oggi si parla molto di body percussion e di “embodied cognition”, ci si chiede quale potrebbe essere il ruolo del flamenco e come si potrebbero avvicinare i giovanissimi al flamenco. “Ai giovani con particolare sensibilità piace molto il flamenco, Nella mia esperienza di didatta ho insegnato a bambine da 3 anni ai 18. Oggi ho tante persone sotto i trent’anni. Il flamenco è un’arte – a mio avviso – che ha bisogno di verità dall’inizio e fa una selezione automatica perché significa vivere un mondo parallelo”, dice ancora Ruggieri. Protagonista d’eccezione dell’evento è stata la dinastia andalusa dei Campallo: Adela e Rafael al baile, Juan alla chitarra, con il prezioso contributo di Rafael Perea al cante. Ognuno di questi maestri ha trasmesso la propria arte durante i laboratori quotidiani. Avere ospiti di tale caratura potrebbe sembrare un’impresa ardua, in realtà “Arteinvivo è ormai annoverato a livello internazionale tra i festival più accreditati per la qualità e il rispetto del flamenco; per questo i maestri spagnoli accettano l'invito con entusiasmo, arrivando talvolta a riorganizzare le proprie agende pur di esserci”, chiosa Ruggieri. Non da meno è stato il contributo italiano, con i corsi introduttivi per neofiti curati dalla bailaora Ester Bucci e le lezioni di Francesco Perrotta dedicate al cajón, fondamentale per l’accompagnamento al toque, al baile e al cante. Sempre nell’ottica della ricerca delle radici comuni, si è tenuto inoltre il seminario di tamburello calabrese e mediterraneo guidato da Enrico Gallo. La sera del 22 luglio si è assistito a “Cinema sotto le
stelle”, iniziativa che ha visto la proiezione della prima assoluta italiana della finale 2024 del Festival Internacional del Cante de las Minas de La Unión, uno degli eventi di flamenco più importanti al mondo che in quella edizione ha visto il trionfo di Jesús Corbacho che si è aggiudicando la prestigiosa “Lámpara Miner”. Il luogo è stato il meraviglioso chiostro del Comune, costruito in periodo cistercense nel XIII, proprio quando cante jondo, musica araba e gitana si fondevano per dar vita al flamenco. Lo schermo diventava trasparente, l’attenzione del pubblico era alle stelle e sembrava di essere realmente nella Mursia. La sera del 23 si sono esibiti in “Tablao d’autore”, che è stato forse il momento più intimo e potente del festival. Un live magnetico che ha visto Rafael, Adela e Juan Campallo esibirsi insieme a Rafael Perea. Uno spettacolo che ha presentato il flamenco nella sua dimensione più autentica e viscerale lasciando i tantissimi spettatori senza fiato, toccando tutto lo scibile dei sentimenti umani, passando dall’intenso palo funebre della Syguriya a quello festoso dell’Alegrias. La festa di chiusura è toccata nella serata del 24 luglio al gruppo italiano (le bailaoras Ester Bucci, Loredana Ruggieri, Manuela Baldassarri, le chitarre di Pasquale Ruocco e Francesca Turchetti, e Francesco Perrotta al cajón) e con la partecipazione di artisti spagnoli come Rafael Perea al cante, tutti uniti da un unico, universale linguaggio artistico, ovvero quello del flamenco. Arteinvivo è sinonimo di arte a 360 gradi per cui non potevano mancare tre laboratori multidisciplinari unici: “Scorci d’Argilla” con Milena Cosentino, per imprimere la bellezza di San Lucido nel bassorilievo; “Il Duende di Doda”, un laboratorio creativo con
la clownessa e performer Doda Oristano; “Tecnica y Recursos de Mantón” con Manuela Baldassarri “La Malita”, dedicato all’uso coreografico del tipico scialle spagnolo. I giorni del Festival sono stati impreziositi anche da ‘Note di Borgo’ una vera e propria mappa sonora che ha accompagnato locali e ospiti in un percorso dove musica, memoria e paesaggio si intrecciano. Questo progetto, promosso da Arteinvivo con il sostegno della Regione Calabria è stato realizzato nel marzo 2026 quando quattro compositori e sound designer, guidati da Luca Longobardi, hanno vissuto il borgo, raccogliendone impressioni, suoni, atmosfere e memorie, radici appunto, trasformando questa esperienza in opere originali pensate per dialogare con i luoghi, indossando una cuffia o attraverso l’app Podscape. Uno dei luoghi topici è stata la Statua di Cilla, situata in piazzetta Miramare vicino al Castello Ruffo, un’opera dello scultore Salvatore Plastina del 2014 che commemora la leggenda di una giovane sposa che si gettò in mare per ritrovare il marito Tuturo, disperso a causa di una tempesta notturna. L’uso di queste tecnologie si sposa perfettamente con la visione della direzione artistica, che per il futuro di Arteinvivo “non esclude di far crescere il format rendendolo itinerante, per spingersi ancora più a fondo nel recuperare l’idea originale di incontro anche con l'arte musicale e di danza del territorio”. Non ci resta che aspettare, ovviamente, l’edizione del 2027.
Francesco Stumpo
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