Alexander Hawkins | Rhodri Davies | Hamid Drake | Nicole Mitchell | Matthew Wright – No Nation But Imagination (Intakt, 2026)

I lettori di Blogfoolk Magazine hanno già incontrato questo tastierista e compositore britannico nelle recensioni di album e concerti di Louis Moholo-Moholo, Mulatu Astatke e Roberto Ottaviano. Altrettanto intensi, validi e creativi sono i lavori di Hawkins come leader o co-leader, quasi una trentina, dal 2006 ad oggi. Nel quintetto riunito per il nuovo, splendido e variegato album suona piano, synth, e sampler: è stato registrato da Ben Lamdin il 3 febbraio 2025 a Londra nei Fish Factory Studios e integrato da estratti dal concerto registrato da Billy Steiger dal vivo il 2 febbraio 2025 al Café OTO. Il titolo ci porta dritti al cuore del lungo e denso poema di Derek Walcott, “The Schooner 'Flight'”, poesia che fa i conti con il dolore di cui possono essere cariche le parole, le categorie, le distinzioni. Fra quei versi si legge: “I met History once, but he ain't recognize me” (Una volta ho incontrato la Storia, ma non mi ha riconosciuto); la Storia non mostra interesse per i creoli, mentre è proprio l’amore per i percorsi meticci ad essere al centro di questo incontro musicale fra dieci mani sapienti. Queste registrazioni hanno dato modo a Hawkins di riallacciare la collaborazione col batterista e percussionista Hamid Drake che già ha partecipato agli Ensemble e al gruppo Spheric Totemic guidati da Hawkins: sappiamo per esperienza quanto fertile e intensa possa essere la trama musicale che scaturisce dai loro incontri, come testimoniano, per esempio, queste quattro tracce catturate nel settembre 2020 al Sardegna e Jazz Festival in Piazza del Nuraghe a Sant'Anna Arresi. A sua volta, Hamid Drake collabora fin dalla metà degli anni Novanta con Nicole Mitchell, già presidente a Chicago dell’ AACM, anche quest’anno al primo posto nella classifica di “Down Beat” come miglior flautista e fra le musiciste selezionate come migliori artiste dell’anno tout court. Da vent’anni si frequentano anche nell’Indigo Trio, protagonisti di un brano che non poteva che diventare un terreno di incontro con Hawkins come “The Ethiopian Princess Meets the Tantric Priest”. . A dieci anni dalla sua partecipazione all’ensemble, ideato da Hawkins, Unit[e], Matthew Wright si inserisce nel gruppo con la sua elettronica, giradischi e live sampling, Completa il quintetto Rhodri Davies, arpista gallese a suo agio nei contesti che privilegiano l’improvvisazione. Le scarne linee di sintetizzatore dalle onde leggermente distorte aprono le danze con "Solo Way Far Gone", sorta di invito ad aprire le orecchie in ogni direzione subito prima che irrompa l’africaneggiante “Resolution Each and Every”, incalzata dai ritmi di Hamid Drake e dal groove veicolato dalle linee di flauto e dagli accenti offerti dalle incursioni di Matthew Wright, mentre le tastiere e i sample di Hawkins evocano le sonorità del quarto mondo cui, tempo addietro, invitava Jon Hassell. I successivi “Mirror No Border” e “Circles in the Celestial Garden” dispiegano l’intera palette sonora e di composizioni istantanee di cui è capace il gruppo: facendo salire la tensione in chiave elettrica e privilegiando un linguaggio “staccato” nel primo caso, per poi serenamente accostare l’arpa di Rhodri Davies ai cerchi disegnati dal flauto etereo e sempre espressivo nei timbri di Nicole Mitchell. A metà scaletta, l’ampia "Lullaby Much Further" intreccia suoni gravi e ronzii, disegnando paesaggi di straordinaria profondità, ma lontani dall’idea di ninna nanna del titolo, fino a quando il flauto mostra come veicolarla con un ennesimo cambio di sonorità. Ancora più ampia, "Hocket Fierce Peaceful", apre un’interessante tensione fra tastiere e percussioni, da una parte e flauto e arpa, dall’altra, creando diverse pennellate sonore che interagisco sollecitando un senso propulsivo sempre più accentuato. Flauto e arpa sono protagonisti, soprattutto nella prima parte, anche del crescendo che caratterizza i quasi cinque minuti di "Joy Beyond Blazing", lasciando poi che sia il piano acustico a definire direzione e punto di approdo o, meglio di transizione verso "Open Sea Boat's Land" che grazie al piano sembra essere stata gemmata dal brano precedente quasi senza soluzione di continuità, per poi sorprendere l’ascoltatore col suo groove slabbrato, fra accenti hip-hop e funky, ideale per le incursioni e tensioni elettroniche di Matthew Wright in dialogo con le pennellate pianistiche di Hawkins. La breve "Coda Over the Fence" propone un finale improntato prima a suggestivi e repentini cambi, a imitazione dell’ascolto, in successione, di diversi canali radiofonici, per poi trovare una ispirata sintesi ancorata a un groove gospel del piano che suggerisce di allacciare le cinture mentre si plana in direzione Mannenberg. 


Alessio Surian

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