Tuuletar – Maammo (Nordic Notes, 2026)

“Maammo” (“Madre Terra” in finlandese) è la terza produzione discografica di Tuuletar, quartetto finnico attivo dal 2012 che in precedenza ha inciso “Tules Maas Vedes Taivaal” (Bafe’s Factory, 2016) e “Rajatila/Borderline” (Bafe’s Factory, 2019). Le quattro musiciste, pluripremiate in patria, si sono imposte all’attenzione anche nel resto d’Europa in virtù della presenza della loro musica nel trailer promozionale di “Game of Thrones” e in diverse produzioni Netflix. Nell’ultimo decennio le Tuuletar si sono esibite nei principali festival di musica folk e world; sul fronte della promozione social, i loro video hanno superato i 10 milioni di visualizzazioni su YouTube. In sintesi, le Tuuletar usano le voci come strumenti, a partire da un immaginario sonoro che si abbevera alle tradizioni popolari ugro-finniche e nordiche; nella mitologia finlandese: Tuuletar è la dea del vento. Nelle loro composizioni il canto è innervato da effetti, pedali, beatboxing, percussioni e field recording ambientali. Loro stesse parlano di “vocal folk hop” per definire il proprio stile composito. Se la fonte di ispirazione è stata a lungo quella dell’epos finnico, oggi la stesura del quartetto percorre coordinate più personali che riflettono una più ampia consapevolezza. “Questo album rappresenta un’altra fase entusiasmante della nostra carriera. Suoniamo insieme da 14 anni e sentiamo che questo lavoro sia una rappresentazione molto onesta di ciò che siamo diventati nel tempo. L’album racchiude tantissime influenze e incontri; è una sorta di celebrazione della diversità e del multiculturalismo. In questi anni ci siamo esibite in oltre trenta paesi e abbiamo imparato moltissimo su questo mondo e sui suoi abitanti, così come su noi stesse. Allo stesso tempo, celebriamo le nostre radici, la nostra lingua e la nostra casa: tutto ciò crea la base che ci permette di spiegare le ali e volare libere, pur sentendoci profondamente legate alle nostre origini e alla Madre Terra”, mi dice Venla Ilona Blom, raggiunta via email. “Maammo” è stato registrato e prodotto da Chris Juengel (già al banco di regia nel loro disco d’esordio), mixato e masterizzato da Carl Taylor ed è interamente scritto, composto e arrangiato dalla band; l’album esce per la tedesca Nordic Notes. È un lavoro che riflette la maturità artistica del quartetto: Venla Ilona Blom (voce, beatboxing e percussioni), Sini Koskelainen (voce, effetti vocali e percussioni), Johanna Kyykoski (voce, effetti vocali e percussioni) e Piia Säilynoja (voce e percussioni), le cui voci spaziano tra diverse tecniche vocali — non solo nordiche — creando soluzioni in armonie a quattro parti, unisoni e sequenze solistiche. Sui social le Tuuletar precisano che l’album è composto da “all’incirca 89% voce umana, 10% percussioni e 1% di suoni sintetici”. Tema centrale della scrittura è il profondo rispetto per la natura, il patrimonio culturale e il fragile equilibrio che connette l’umanità al pianeta. Così lo presentano: “Nella nostra musica, l’energia primordiale e l’atemporalità, il villaggio natio e il vasto mondo hanno sempre coesistito. Il nostro amore per la lingua, la tradizione e la natura ci ancora a terra e ci ricorda la nostra responsabilità nel prenderci cura della Madre Terra”. Dura poco più di un minuto il primo dei dieci brani della tracklist, “Kajatesi”, evocativo motivo corale dal finale effettato che introduce un clima elegiaco. Di tutt’altro tenore per ritmica e piglio impetuoso, ma pure accattivante, è “Hyvänyön loitsu” (L’incantesimo della buonanotte), che non deluderà i fautori delle Värttinä; il brano, primo singolo del disco, fa convergere la tradizione dei repertori magici careliani con ritmiche possenti e un taglio perfino rockeggiante, dando forma a un’immaginifica espressione narrativa: si canta di un raggio di speranza che scivola su una terra oscurata. “Äitimaa” (Madre Terra) è un inno alla “Madre Terra” e uno degli episodi notevoli dell’album, sorprendente per lo sviluppo che impone e per la qualità timbrica delle quattro cantanti: potenza vocale, felice uso del beatboxing e diverse tecniche canore che spaziano dalla tradizione orale di varie latitudini fino al jazz. “Usiamo le nostre voci in modi diversi ma, nonostante le influenze culturali, tendiamo a plasmarle in modo che suonino sempre e solo come ‘noi’. Lasciamo all’ascoltatore il piacere di scovare elementi riconoscibili”, aggiunge Blom. Un incedere cadenzato e percussivo, quasi marziale, conduce “Kylvö” (La semina), dedicato alla natura finlandese: qui è la voce solista a imporsi, mentre il coro costruisce un intenso contorno fino al cambio di passo in crescendo nella parte finale. Segue “Kuule” (Ascolta), tema dal carattere sereno che invita a tendere l’orecchio allo scorrere di un fiume; la voce solista domina sulla stratificazione di procedure polifoniche. Effetti ambientali — acqua e uccelli — aprono “Kevään Kajo” (Il chiarore della primavera), incentrata su un riuscito schema di vocalizzi. Si delinea quindi l’avvolgente pop dal profilo danzante di “Etsimme toisesta itseämme” (Cerchiamo noi stessi nell’altro), mentre “Heponi mun / Mój koń nieborak” (Il mio cavallo) è un tradizionale polacco con inserti di liriche finlandesi. Interpretato insieme alla cantante polacca Joanna Słowińska, il brano procede rimandando a un’andatura al galoppo tra interventi percussivi e imitazioni di nitriti. Nuovo cambio di scenario in “Kieluvainen”, dove si canta a cappella di un lago nel sud della Finlandia a tempo di valzer, con effettistica che fa capolino solo nel finale. Il commiato è affidato a “Gèile” (Tempesta), con passaggi in inglese: un brano dall’attacco per voce solista e coro rarefatto che dà forma a un tema suggestivo, tale da non sfigurare in una colonna sonora fantasy. Più che limitarsi a evocare la Madre Terra, le avventurose ed energetiche Tuuletar sembrano volerle restituire una voce. Qualità alta, così come il nostro rating. 


Ciro De Rosa

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