Le Fils Canouche – Le Pantophiles (Vlad Productions, 2026)

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In questo disco si utilizzano molti generi della musica del mondo per raccontare movimenti planetari ed eruzioni solari insieme alle piccole manifestazioni della vita quotidiana. I quattro musicisti del gruppo Les Fils Canouche: Xavier Margogne (chitarra), Stéphane Cozic (contrabbasso), Samuel Thézé (clarinetto) e Bastien Charlery (fisarmonica), con la partecipazione di Sébastien Giniaux (chitarra e violoncello) e Noé Clerc (fisarmonica), ci fanno viaggiare a tutte le latitudini musicali attraverso stili che ormai hanno da tempo perduto la loro fissa geolocalizzazione. Pensiamo al tango che ha ormai cittadinanza in ogni parte del mondo e, nel caso specifico, in Francia dove ha trovato da sempre grande accoglienza. Oppure al jazz manouche, per primo creato in Europa da Django Rienhardt senza avere mai ascoltato il jazz statunitense. Il primo brano del disco, ‘Dune’, dopo una suggestiva introduzione della fisarmonica attacca un ritmo di rumba dal sapore jazz: un tema viene esposto e poi ripreso dal clarinetto e distribuito in interplay creando delle “dune” sonore. La seconda traccia, ‘Eruption solaire’, evoca una forma classica come la fuga con la canonica “introduzione preludiante” in stile decisamente orientale. La fisarmonica si lancia poi in un soggetto fugato in 5/4 dall’atmosfera latinoamericana sviluppando un’improvvisazione dei quattro
strumenti. Al centro del brano, partendo da un pedale, si introduce una parte lenta di grande sospensione emotiva, seguita da un gioioso valzer per poi tornare al tema precedente. In “Pithurtha” dal carattere swing, protagonisti sono il tema del clarinetto, gli interventi sinuosi del contrabbasso e della fisarmonica e i guizzi virtuosistici della chitarra con i suoi assoli che restituiscono la freschezza e la fragranza di una piturtha brasiliana. In “Rotazione terrestre” il ciclico tema del clarinetto fornisce lo spunto all'inserimento timbrico degli altri strumenti per simbolizzare con un delizioso tango la roteazione terra intorno al sole. Notevole l’intervento violoncellistico dell’ospite, il jazzista William Brunard, in “L’oeil de Pierre”, brano tra tango e samba che comincia con una bella introduzione del clarinetto con un tema sulla scala ascendente, poi contrappuntato dalla fisarmonica mentre al basso e alla chitarra spetta il ruolo di sezione ritmica. “Le Pantophiles”, anche titolo dell’album, termine che risale al 1870 e traducibile come “pantofalaio”, si svolge in una comfort
zone nella prima parte e poi si libera in una frenetica rumba. “See for me” è un brano intimo dalle calde suggestioni melodiche e armonicamente complesse della fisarmonica e dall’accattivante e delicato accompagnamento della chitarra. Segue “Shine”, brano dal carattere decisamente manouche con la chitarra protagonista sul walking del basso e le discrete intrusioni del clarinetto ‘Ten to eight’ è un brano in 10/8 basato su una spola modale che nella parte centrale va verso un marcato metro binario. “Aulyotaya” crea un contrasto tra il contrabbasso e il clarinetto che si esprime con libere improvvisazioni ma poi ritrovandosi all’unisono. “Pour Leon” è un ottimistico brano dove fisarmonica e clarinetto trovano spazio sul ritmo manouche della chitarra e della batteria per atmosfere sudamericane. Sull’ostinato della chitarra emerge il respiro del clarinetto fino a dare voce ad una allegra e coinvolgente rumba. Davvero un bel disco che esplora e coinvolge sapientemente ogni parte del mondo e dell’anima, interpretato da un quartetto affiatato, dai timbri ben collaudati e con un perfetto equilibrio tra sezione ritmica, melodica e cuore. 


Francesco Stumpo

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