Dietro il nome di Thalas si celano due gran bei nomi del folk contemporaneo fiammingo e del mondo bal folk europeo. Il loro è un sodalizio fondato su amicizia di lunga data, intesa reciproca e condivisione di un comune immaginario sonoro. Polistrumentista e compositore, Ward Dhoore (chitarra acustica, mandola, mandolino, pianoforte, synth e soundscapes) è impegnato in numerosi ensemble: Siger, Snaarmaarwaar, Trio Dhoore e Spilar – di questi ultimi vale la pena ascoltare il più recente “Vandrag en alle dagen” (Trad Records, 2024). È, inoltre, autore di lavori solisti tra cui spicca il recente “It Was All Heart” (2025), pubblicato sempre dalla Trad Records, etichetta di cui è egli stesso fondatore. Al suo fianco troviamo l’organettista Guus Herremans, anch’egli animatore di diversi progetti, tra cui Phlox, Duo Lopez-Herremans, Les Bottines Artistiques, Nufolk Global Connections e Airboxes (il loro “Confluence”, del 2024, è un ascolto caldamente consigliato), senza dimenticare le collaborazioni dal vivo con un altro grande signore del mantice, Didier Laloy, e con gli expat italiani fratelli Bottasso.
C’è da dire che “As It Comes”, esordio discografico del duo, nasce in gran parte da un processo compositivo e di arrangiamento condiviso ed è stato registrato in un contesto intimo. Il lavoro punta sul raffinato tessuto melodico, sul fraseggio puntuale e meditato dei plettri e sulla combinazione timbrica che crea sfondi e stratificazioni in grado di sostenere con discrezione il nucleo dell’elegante idea musicale di Guus e Ward, adusi a gettare lo sguardo su ascolti e repertori folk anche fuori dai confini del Belgio, oltre a padroneggiare altri linguaggi. Il timbro nitido dell’organetto di Guus si apre all’esplorazione di scale cromatiche; dal canto suo Ward ricorre ad accordature aperte. Per di più, colpisce la qualità sonora della registrazione: la limpidezza degli strumenti restituisce un suono naturale, in una certa misura programmatico rispetto al titolo stesso dell’album.
Il carattere danzante del mantice è uno dei motori dello sviluppo delle dieci tracce, come pure una certa vocazione cinematica e un’impronta riflessiva. L’apertura, “We’re Off”, lo dimostra subito: l’organetto attacca con vivacità, lascia poi spazio alle trame chitarristiche per riprendere, infine, il vivacissimo tema iniziale. “Tideframe” si distingue per l’andamento iterativo dell’organetto, l’uso dei bordoni e il sostegno della chitarra che non sovrasta la melodia, ma ne costruisce una cornice ritmica efficace. Aperta a diverse suggestioni è la successiva “Airco Is a Lie”, dove la chitarra assume una funzione percussiva, mentre l’organetto si muove con sincopata decisione. Ci si lascia avvolgere dalle suggestioni chiaroscurali della deliziosa “Contra Tu”, cui, in una certa misura, fa da contrappunto la fluidità più distesa, perfino festosa, di “In Good Company”, titolo che rispecchia bene la complicità strumentale del duo. Il versante meditativo riemerge in “Frico”, mentre nella title track si coglie un equilibrato dialogo tra sequenze malinconiche e passaggi più luminosi: motivo perfetto per una colonna sonora. Con “La Vie Saucy” si riapre, invece, lo scenario più marcatamente danzante: sospinta dall’organetto, la chitarra avvolge la melodia con ricami sottili. Note tenute e una linea melodica che respira, accompagnata da ampi arpeggi: così si presenta la splendida “Josefien”. I due si congedano con “Hideout”, che serba in sé ancora una lieve vena malinconica autunnale: il brano si sviluppa su un tempo lento che lascia spazio alle armoniche; il mandolino introduce la sua trama pizzicata, poi la chitarra entra a sostenere il fraseggio del mantice, concedendosi una breve sequenza solista prima di ricongiungersi all’organetto, cui spetta il finale supportato dal tocco del synth. L’album è valso a Dhoore e Herremans diversi riconoscimenti, tra cui la nomination al Premio della critica discografica tedesca e il premio come Miglior Album ai Flanders Folk Awards 2026. “As It Comes” è un bel lavoro che invita a essere assaporato nella sua interezza e capace di soddisfare palati “trasversali”.
Ciro De Rosa
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