Aziza Brahim – Mawja (Glitterbeat, 2024)

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Il quinto album di Aziza Brahim, co-prodotto con il bassista e chitarrista Guillem Aguilar, raccoglie dieci canzoni registrate a Barcellona e arrangiate in modo lineare, come accadde per il suo album di debutto pubblicato dieci anni fa, “Soutak”. Sospinta dalle percussioni, la voce di Aziza Brahim si appoggia sul contributo volutamente scarno delle chitarre e del basso offerto dal trio che l’accompagna da tempo: Aguilar, Ignasi Cussó alle chitarre, Aleix Tobias alla batteria e alle percussioni, con interventi in un paio di brani del percussionista Andreu Moreno e di Badra Abdallahe ai cori. Ai brani di “Mawja” (onda), a volte, basta un solo accordo e una cellula ritmica per veicolare la propria carica narrativa legata alla resistenza dei saharawi, come ci aveva raccontato in occasione della pubblicazione di “Sahari” (2019): “Il mio lavoro musicale cerca di richiamare l’attenzione internazionale sulle ingiustizie che vive il mio popolo. Mi accontenterei che le mie canzoni piacessero ai miei compatrioti, ma se riuscissero a dare animo e la forza quotidiana per resistere e continuare a rivendicare la propria soggettività ed orgoglio storico, sarei davvero soddisfatta del lavoro realizzato”. Nel novembre del 2020 si è riacutizzato il conflitto fra il Sahara Occidentale e il Marocco e l’anno seguente è morta la nonna di Aziza Brahim, Ljadra, cui era particolarmente legata. Il nuovo album mescola il dolore, la capacità di speranza, la voglia di continuare ad esplorare territori sonori inediti. 
Nella prima parte dell’album, ad ancorare maggiormente armonie e melodie alle ecologie sonore sahariane sono “Marhabna 2.1” (nuova versione del brano incluso nell’album di debutto) e “Duaa”, dedicata alla nonna: "È stata una poetessa molto importante per la ribellione e la cultura saharawi. Le persone come lei sono immortali, la sua eredità resterà viva per sempre nella memoria di molte persone. ‘Duaa’ è una preghiera che ne onora la memoria, quella di matriarca della casa dei miei nonni, la grande tenda dove sono nata e cresciuta, dove abbiamo imparato a essere orgogliosi, tenaci, a diventare attivisti. Prima a El Aaiun, poi nei campi profughi e oggi a Bucraa, in Algeria. La vita non è mai stata facile per i saharawi". I versi di “Bubisher” sono scritti da Bachir Ali e rimandano proprio ai campi profughi: la ballata è un’oasi di serenità ispirata da un mito saharawi che ha per protagonista l’uccello delle buone notizie: “avvistarlo è preludio a qualcosa di buono. Questo ci ha ispirato a dare il nome questo uccello ad un progetto creato a favore degli abitanti dei campi profughi". Atmosfera e metrica cambiano nella successiva “Ljaima likbira” (La tenda grande), un’altra preghiera, questa volta scandita su una metrica dispari, un canto di protezione della tenda dei nonni, luogo di accoglienza e di memoria. 
“Metal, Madera” è il brano che più esplicitamente veicola una sonorità elettrica e rock-blues: “ma con una vena punk – il punk del deserto! Per ottenere il giusto feeling, prima di registrarla, ho fatto ascoltare al batterista alcune delle mie canzoni preferite dei Clash”. L’arrangiamento di “Haiyu Ya Zawar” mette in evidenza l’ascolto dei suoni latini stendendo un ponte fra il flamenco e le corde del tres cubano suonate dalle abili mani di Raúl Rodríguez, chitarrista andaluso, mentre i versi tornano a visitare i campi saharawi, i canti popolari, le parole di resistenza e lotta: “Non sono solo il mio passato, ma anche il mio presente. Mia madre, una delle mie figlie, i miei fratelli e le mie sorelle continuano a vivere lì. Sono passati cinquant'anni. Chiunque abbia vissuto questa situazione sa perfettamente che questo fatto ti segna per sempre”. Introdotta dal generoso flauto ney di Christos Barbas, “Fuadi” chiude l’album appoggiando ad un solo accordo la sua melodia evocativa con la chitarra che risponde come se fosse un coro alla voce sicura di Aziza Brahim. Per lanciare l’album con un messaggio di fiducia nel futuro è stata scelta “Thajliba”, arrangiamenti acustici e corali e dedica alla figlia: “benedetta/in tutto ciò che fai”. azizabrahim.bandcamp.com/album/mawja 
 

Alessio Surian

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