Massimo Giuntini – The Lonely Sunflower (Radici Music, 2020)

Guardando a ritroso il cammino di Massimo Giuntini come solista ed ascoltando in sequenza i suoi ultimi dischi, pubblicati con cadenza piuttosto regolare, si comprende come il suo approccio alla musica sia quello di un artista in continuo divenire animato costantemente dalla curiosità e in grado di muoversi agilmente attraverso territori sonori differenti come dimostrano anche le collaborazioni con artisti del calibro di Roger Lucey, Andrea Chimenti, Cisco Bellotti, Raffaello Simeoni e Caroline Blundell, senza dimenticare il progetto Liberoarbitrio con lo specialista delle corde Silvio Trotta e che a breve verrà cristallizzata su disco. Nel suo percorso artistico ogni disco, ogni canzone e ogni singola nota ha un senso ben preciso e nasce da un preciso concept, senza che nulla sia lasciato alla casualità del momento. Laddove album come “Promises” e “Trecentosessanta” si caratterizzavano per la peculiare ricerca musicale attraverso i sentieri della world music, il più recente “The White Wolf” rappresentava l’avvio di un ritorno verso casa, verso le sonorità della tradizione irish. A ricondurlo ai suoi della verde Irlanda, è “The Lonely Sunflower”, instant album, nato lo scorso giugno quando, con la fine del lockdown, il piper aretino ha riscoperto il piacere di passeggiare in bicicletta nelle campagne aretine a contatto con la natura. Abbiamo intervistato il musicista toscano per farci raccontare la genesi e le ispirazioni di questo nuovo lavoro. 

A due anni di distanza da "The White Wolf", quest'anno hai dato alle stampe "The Lonely Sunflower". Ci puoi raccontare come è nata l'idea di realizzare questo disco?
 
Facevo jogging lungo le bellissime piste ciclabili della mia zona, era la fine di giugno e mi sono imbattuto in un campo di girasoli tutto verde, con le piante ancora chiuse meno che un unico fiore, esattamente al centro del campo, che svettava solitario. Dopo mesi in cui siamo rimasti chiusi in casa mi è sembrato proprio il caso di celebrare questa specie di resilienza/resistenza, in qualche modo. 

Vorrei soffermarmi su quali sono le differenze e le identità tra questo nuovo album e i precedenti…
Per lo stesso motivo di cui sopra, stavolta a guidare le danze è stata la pura e semplice voglia/piacere di suonare, senza stare troppo a soffermarsi sul fatto di rimanere o meno fedeli a certi stili piuttosto che ad altri. E per questo credo che suoni un po' più “irish” del solito, visto che quella musica è composta per una buona percentuale dalla gioia di suonare insieme. 

Come si è evoluto il tuo approccio competitivo in questi anni? 
Io sono competitivo solo ed esclusivamente nei miei confronti. Io voglio migliorarmi, devo migliorarmi, ogni volta che mi confronto con un gruppo, una canzone, un album. Devo trovare qualcosa, un appiglio qualsiasi, che mi faccia poi guardare indietro e dirmi con soddisfazione che ho fatto un bel lavoro, che ho fatto un qualsiasi passo in avanti rispetto al precedente. Questo è un lascito prezioso che mi deriva dall'aver ascoltato prog rock tantissimi anni. Lo faccio ancora!! 

Ci puoi parlare del processo creativo alla base delle tue composizioni? Come nasce un brano di Massimo Giuntini?
 
Non c'è un criterio preciso, io lascio che le cose succedano fondamentalmente: Una volta posso partire da un ritmo che mi riconduce a qualcosa, altre volte da una digressione armonica, altre volte (perché no)
anche dal tentativo di emulare qualche artista o qualche soluzione di arrangiamento che a me è piaciuta in modo particolare. Lascio la porta aperta e lascio che la fantasia prenda il sopravvento. 

Quali sono le ispirazioni alla base di "The Lonely Sunflower"? Chi è il girasole solitario? Cosa incarna questo simbolo? 
Come detto prima, ho visto in quell'immagine una grande resilienza ma anche una grande nobiltà, ossia il rimanere fedeli a se stessi nonostante tutto, e nonostante soprattutto il fatto che il resto del mondo operi diversamente da te. In questo senso mi ci sono ritrovato in pieno: non sono esattamente un musicista che segue la moda, anzi, più il tempo passa e più mi sento in diritto di fare quello che mi aggrada di più, a prescindere dai gusti altrui. Quindi sì, sono orgoglioso di essere un girasole solitario! (ride, ndr) 

Le sonorità del disco sono molto solari e leggere, una piccola grande rivoluzione rispetto ai tuoi lavori precedenti. Come hai approcciato le registrazioni e l'arrangiamento di questo nuovo disco? 
Mi fa piacere che tu l'abbia notato: tutto il lavoro è stato fatto proprio cercando di catturare l'energia solare di cui il girasole (ma anche noi umani ) ha bisogno; dal punto di vista del suono ho cercato di alleggerire il tutto e privilegiare suoni più chiari, secondo questa specie di approccio “espressionista” che uso da sempre. Se l'hai notato vuol dire che un po' ci sono anche riuscito!! 
In fase di composizione non ho pensato ai brani come “canzoni” ma a set composti da diversi brani, come nella più pura tradizione irlandese. Credo che questo abbia ulteriormente reso il tutto più godibile. 

Quali strumenti hai usato in particolare per questo nuovo album? 
Gli strumenti sono i miei soliti: uilleann pipes, whistles, bouzouki, basso, chitarra, tastiere, programmazioni. Qualche suono di orchestra, lascito del precedente album The White Wolf, e qualche strumento modificato digitalmente per variare un po' di tonalità ogni tanto hanno completato il lavoro.

"The Lonely Sunflower" ruota intorno al tema della natura. Quanto è importante oggi sensibilizzare l'ascoltatore verso questo tema? 
Non vorrei sembrare banale toccando certi argomenti, ma va da sé che noi facciamo parte della natura. Se sta bene lei stiamo bene anche noi, se lei è a rischio noi non facciamo certo eccezione. Dovrebbe essere perfino inutile parlarne, tanto lo ritengo scontato; purtroppo invece dobbiamo continuare a farlo, visto quello che succede in giro. 

Tra i brani cardine del disco c'è sicuramente "Anthem For Mother Nature" ci puoi raccontare questo brano? 
La visione del girasole solitario è stata per me molto commovente: incurante di tutto ciò che succede la natura si ripropone in tutta la sua bellezza, nonostante tutto. Ho pensato di provare a riprodurre la mia commozione e la solennità del processo naturale della nascita, anche di un solo fiore, con quel brano. 

Altro brano che mi ha molto colpito è "The Sowed Seed" che mi ha rimandato ai titoli dei dischi di Peter Seeger... 
Non rinuncio mai all' idea di comporre un album, nel senso di un lavoro composto da un certo numero di brani. La cultura dello streaming di un singolo brano non mi appartiene. Il titolo a quel momento acustico del disco è stato quindi assegnato sempre avendo il mondo del girasole come riferimento, mi sono
immaginato un video in cui si vedesse il seme che diventa germoglio, poi pianta, fino a diventare un fiore vero e proprio. 

Possiamo sperare in un nuovo "Flowerpower"? 
Bella domanda! Secondo me non possiamo, però dobbiamo! Credo sia necessario compensare almeno in parte questa deriva tecnologica che lentamente ci sta portando via la nostra essenza di esseri umani, senza che ce ne accorgiamo nemmeno. Riallacciandomi a quanto già detto riguardo alla composizione, il brano nasce nel tentativo di omaggiare perfino “Give Peace a Chance” di John Lennon, vedi la ritmica del pezzo....altro che Flowerpower!!

Concludendo: quali sono i tuoi progetti nel cassetto o in divenire a cui stai lavorando? 
Recentemente mi sono aggregato ai Willos, gruppo italo-irlandese con base a Siena e dintorni. Un bel ritorno alle origini per me, un bell'insieme a livello umano e musicale. Verranno fuori cose molto belle secondo me. Inoltre sono al lavoro col mio vecchio amico Silvio Trotta, che di certo non ha bisogno di presentazioni, stiamo realizzando l'album del nostro progetto Liberoarbitrio. Anche lì gli obiettivi sono molto alti, come sempre mi capita. Vi prometto che ne parlerete a lungo di quell'album! 



Massimo Giuntini – The Lonely Sunflower (Radici Music, 2020) 
I giorni del lockdown sono stati difficili e probabilmente non riusciremo a dimenticarli facilmente, non solo per l’obbligo di rimanere nelle nostre case per prevenire i contagi, ma anche per coloro che hanno perso la vita, per il dolore e la sofferenza che arrivava dritta fino alle nostre case. Intorno a noi, intanto, la natura si riappropriava dei propri spazi, riprendendosi la scena e svelando una bellezza ed un fascino nascosti e a noi sconosciuti. Ritornare a pedalare in campagna, riscoprire il piacere di ammirare la natura è diventata la base ispirativa per “The Lonely Sunflower”, instant album di Massimo Giuntini che raccoglie nove brani nati a fine giugno e che idealmente compongono altrettanti movimenti di una ipotetica sinfonia dedicata alla natura, alla primavera e ai colori. Dividendosi tra le uilleann pipes, cornamusa, piffero, bouzouki e mandolino, Massimo Giuntini ha inciso in completa solitudine il disco partendo da piccoli frammenti ed appunti sonori che messi in sequenza sono andati a comporre un suggestivo affresco sonoro nel quale a fare da sfondo ci sono le colline del Casentino e la campagna aretina. Rispetto al passato, Giuntini ritorna alle sue radici Irish Folk, privilegiando la cura melodica rispetto a quella ritmica e lasciando più spazio alle voci strumentali soliste. Aperto dall’invito alla danza delle gustose “Facing the sun” e “Florets in spirals”, il disco entra nel vivo con l’epica elegia “Anthem for mother nature” e l’elegante crescendo di “Dew and leaves” nella quale spicca il finale orchestrale. Si torna alla musica irlandese con la giga “Pseudanthium” a cui segue l’affascinante sequenza in cui brillano “The sowed seed”, “The lonely sunflower” e “Life and earth”. La brillante costruzione melodica di “Flowerpower” chiude un disco solare e pieno di buone vibrazioni da ascoltare con grande attenzione. 


Salvatore Esposito

Nessun commento