Marco Bardoscia – The Future Is a Tree (Tǔk Music, 2020)

Musicista di punta della Tǔk Music di Paolo Fresu e collaboratore in quest'ultimo in diversi progetti tra cui lo splendido "Tempo di Chet", il contrabbassista salentino Marco Bardoscia nell'ultimo quinquennio ha dato alle stampe una serie di dischi di pregevole fattura sia come sideman sia come solista da "Tutti Solo" a "Trigono" con Alborada e Rita Marcotulli fino a giungere a "Lumina" con Emanuele Maniscalco, Carla Casarano, Leila Shirvani e William Greco. A tre anni di distanza da quest'ultimo lo ritroviamo con "The Future is a Tree” disco che lo vede esordire come leader di un classico trio jazz composto dall'ottimo William Greco al pianoforte e dall'eclettico Dario Congedo alla batteri, due strumentisti pugliesi con i quali ha spesso intersecato il suo percorso artistico. Il disco raccoglie nove brani originali che confermano la vena ispirativa sempre viva di Marco Bardoscia, già apprezzata nei dischi precedenti e che qui spicca per l'incisività e la cantabilità delle melodie. Al centro della narrazione vi è il tema del tempo inteso sia come scorrere cronologico di ore, giorni, mesi e anni, ma anche sotto il profilo del cambiamento delle stagioni e del clima. Ogni brano è, infatti, legato ad una più ampia riflessione sulla vita che nasce dall'esperienza della paternità e dal senso di responsabilità che ne deriva. Il futuro è, dunque, un albero simbolo archetipale della vita e del tempo con i suoi rami che crescono e le radici che si estendono, si rafforza e resiste al vento, cambia le sue fogli e si evolve.  Accolti dalla bella copertina della scultrice bresciana Paola Pezzi dal titolo "Rami-Matite”, l'album si apre con la suite di brani dedicati alle stagioni con "Estate" che ci regala il calore dei suoi raggi e la musicalità della sua trama melodica mediterranea. Si prosegue con l'evocativa "Autunno" densa di poesia ed eleganza con il contrabbasso di Bardoscia che detta i tempi e con il drumming misurato di Congedo sostiene la trama melodica tracciata dal pianoforte di Greco. Arriva, poi, "Inverno" elegante nel suo lirismo melodico in cui giganteggia il contrabbasso suonato con l'archetto ad evocare il violoncello. Il cerchio si chiude con la brillante "Primavera" che chi introduce alla seconda parte del disco di matrice più marcatamente free in cui confluiscono elementi di musica classica e world music con brani come "Shuruq" e gli echi di musica brasiliana di "Choriño delle foglie volanti" ma il vertice del disco arriva la superba "Mistral" che ci accompagna verso il finale con "Segnavento" e "Aquicella (Edyta" che chiudono un disco dalla trama narrativa ricca di suggestioni nel quale la forza evocativa della poesia gioca un ruolo centrale dal punto di vista ispirativo.


Salvatore Esposito

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