Stubbleman – Mountains and plains (Crammed Disc/Materiali Sonori, 2019)

Musicista, produttore e compositore belga, Pascal Gabriel si è trasferito a Londra nel 1979 e in breve tempo è diventato uno dei protagonisti della scena musicale inglese per il suo approccio anticonformistico all’elettronica e alla post-house, nonché per le diverse incarnazioni artistiche come Emilio Pasquez, LCO, Love Child Orchestra. Nel suo lungo percorso artistico spiccano anche le produzioni e i mixaggi per S'Express e Bomb The Bass alla fine degli anni ottanta, passando per i Wire e i Can per giungere ai Goldfrapp e gli Erarus, senza contare le incursioni in ambito pop con Kylie Minogue e Dido. Il suo nuovo progetto artistico con il moniker Stubbleman lo vede esplorare nuovi territori sonori nella musica ambient combinando strumenti analogici, elettronica e soundscape recordings riprese sul campo, partendo da coordinate sonore da rintracciarsi nell’approccio che caratterizzava certi dischi degli anni Settanta come nel post-rock di Explosions in the Sky e Sigúr Rós. Il primo frutto di questo progetto artistico è “Mountains and plains”, disco nato a margine di viaggio attraverso gli Stati Uniti nel corso del quale il musicista belga è passato di città in città, ha percorso autostrade, deserti e pianure sconfinate, traendone ispirazioni preziose per le sue composizioni. Gli undici brani del disco evocano lo sferragliare di treni infiniti, città che non dormono mai, luoghi desolati, cieli sconfinati e incroci perduti, il tutto non dimenticando chi popola quei paesaggi tanto diversi tra loro, quanto affascinanti. Il disco è aperto dalle suggesioni sonore di “Moonstone Beach” ed entra nel vivo con il crescendo di “Highway Sixty-Something” che si dipana tra gli accordi semplici della prima parte, l’ingresso del piano e dell’elettronica per deflagrare nella seconda parte della batteria che evoca il traffico delle autostrade americane. Si prosegue con “Griffith Park” in cui gli accordi di tastiera sono contrappuntati dal ritmo concentrico dei beat elettronica, “Abiquiú” che nella sua trama sonora evoca una remota città del New Mexico e i treni di “Badlands Train” tutta giocata su una semplice linea di basso ad evocare il senso del movimento continuo. Si ritorna sulla strada con la melodica “South 61 West 14” ma è con “Longwood” e “Taos Twilight” che si tocca il vertice del disco tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello della costruzione degli arrangiamenti. La bella sequenza con “Mesa Snow”, “Great River” e “Piety Wharf” chiude un disco che pur prediligendo i suoni di atmosfera, svela una sorprendente cura per la scrittura e la melodia. Da ascoltare con grande attenzione, possibilmente in cuffia.


Salvatore Esposito

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