Paolo Capodacqua – ferite&feritoie (Storiedinote.fr, 2020)

La scomparsa di Claudio Lolli ha lasciato un grande vuoto nella canzone d’autore italiana, le sue canzoni profonde e piene di poesia ci mancheranno molto, ma il solco tracciato dalla sua arte resterà vivo a lungo e certamente anche per merito di Paolo Capodacqua, storico collaboratore del cantautore bolognese che con la sua chitarra “trattata bene” ne ha accompagnato la rinascita artistica, impreziosendo dischi e tanti concerti in giro per l’Italia. Parallelamente il musicista abruzzese ha coltivato un proprio percorso artistico, firmando musiche per il teatro e la televisione, dischi per bambini tratti dalle opere di Gianni Rodari (“La torta in cielo” e L’Arca di Noè”) e lavori pregevoli come lo splendido “Bianchi, Rossi, Gialli, Neri” del 2007 in cui spiccava quel gioiellino che era “La bambina che sapeva volare”. A distanza di oltre trent’anni dal suo disco di debutto “Memorabilia”, Paolo Capodacqua ha dato alle stampe “ferite&feritoie”, prezioso album che raccoglie dieci brani originali e la rilettura de “L’albero ed io” di Francesco Guccini, posta in conclusione come bonus track. Impreziosito dalla copertina firmata da Enzo De Giorgi, già curatore dell’artwork de “Il grande freddo” di Claudio Lolli, il disco è stato pubblicato da Storie di Note con la produzione esecutiva di Rambaldo degli Azzoni Avogadro per Storie di note e gli arrangiamenti affidati alla cura di Giuseppe Morgante (piano, sax, programmazioni, ciaramella, flauto dolce, chitarra acustica), e vede la partecipazione di un ristretto gruppo di strumentisti composto da Nunzio Cleofe (fisarmonica), Emilio Morgante (contrabbasso), Maurizio Pagnottaro (batteria) e Carlo Morgante (percussioni), oltre a diversi ospiti come Roberto Piumini, Kay Mc Karthy, Pippo Pollina, Michele Gazich, Flaco Biondini, Nicola Alesini, Roberto Soldati, Giacomo Lelli e Naira Gonzalez. In questo disco, Paolo Capodacqua è riuscito a racchiudere tutto il suo immaginario poetico regalandoci canzoni in cui ci racconta dell’Olocausto, ci regala ritratti di personaggi come Giovanni Falcone, riflessioni esistenziali, storie immaginifiche e canzoni d’amore, il tutto impreziosito da un songwriting appassionante ricco di riferimenti letterari che spaziano da Ugo RIccarelli a Antonie Saint-Exupéry. Il risultato è un disco elegante nella scrittura permeato da brillanti invenzioni melodiche e caratterizzato da un uso raffinato ed evocativo della parola. Aperto dagli echi tangueri che si colgono nella sinuosa “Amanti segreti”, il disco entra nel vivo con l’intensa “Gli occhi neri di Julia Cortez”, primo singolo del disco, nella quale viene raccontata la storia della maestra che riuscì ad incontrare Che Guevra poco prima che lo fucilassero. Se “Il mare di Milano” spicca per la bella melodia intessuta dalla chitarra che dialoga con pianoforte e sax, la successiva “L’uomo senza nome” colpisce per l’intensità del testo e per il violino di Michele Gazich che ne esalta la tensione poetica. Si prosegue con “Il ladro” che ci conduce verso i territori del jazz swing, ma è solo un momento perché la chitarra di Capodacqua e il flauto di Giacomo Lelli ci portano nel cuore del mercato della Vucciria con “Palermo” che funge da perfetta introduzione per la splendida “Per questo mi chiamo Giovanni”, ispirata al romanzo omonimo di Luigi Garlando e dedicata a Giovanni Falcone ed impreziosita dalla voce di Pippo Pollina e dalla chitarra di Roberto Soldati. Il violino di Michele Gazich ci riporta verso atmosfere oniriche con la dolcissima “I nidi degli uccelli”, mentre la voce narrante di Roberto Piumini ci schiude a quel gioiello che è “Il canto dell’aviatore”, ispirata alla biografia di Antoine De Saint-Exupéry e che vede la partecipazione di Nicola Alesini al sax. “Il Piccolo Principe” torna protagonista nella conclusiva “Rosafiore” nella quale troviamo Kay McCarthy che si destreggia tra voce, arpa e whistle, ma c’è ancora tempo per una sorpresa, la rilettura de “L’alberto ed io” di Francesco Guccini, proposta da Paolo Capodacqua con Juan Carlos “Flaco” Biondini alla chitarra. Insomma “ferite&feritoie” è uno di quei dischi che ti riconciliano con quel concetto di canzone d’autore che alcuni vorrebbero mettere in soffitta. 


Salvatore Esposito

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