SoundHology, il silenzio, cultura e poetica dell’infinito

Serie poetica: Il silenzio del savio
Il Silenzio è “pre” e “oltre” il suono. La sua natura multi-sfaccettata è aperta all’infinito. Secondo illimitate sfumature arricchisce l’esistenza umana negli stati di coscienza, negli ambiti familiari e in quelli comunitari. È fondamento della comunicazione, del linguaggio, dell’espressività, della riflessione teorica. Ha dimensione interiore e cosmica. È elemento primario della musica e dell’ascolto, connaturato al “silenzio interiore” che è predisposizione alla conoscenza.  Come il suono, può essere utilizzato con inesauribile creatività. Ontologicamente e simbolicamente, potrebbe essere pensato come “mater secreta”, generatrice dei suoni e dei pensieri oppure, mitologicamente, come dea invisibile che dal suono cosmico ha originato la vita. Con alterni (e a volte contrastanti) risultati, diversi studiosi si sono cimentati nel ricercare le “origini” del suono, della melodia, del ritmo, del contrappunto, della polifonia, dell’armonia. Di fronte al silenzio si sono fermati e ciò dovrebbe far riflettere sulla complessità del tema che affronteremo, pur sapendo che non è certo possibile esaminare in un contributo un argomento che si presenta così particolarmente ampio e con numerose sfaccettature. Poco esplorato, l’ambito della ricerca olistica sul silenzio è estesissimo e richiede di agire fuori dagli schemi convenzionali, liberi da pregiudizi, perseguendo obiettivi interdisciplinari e internazionali, avendo la consapevolezza che nel silenzio abbiamo pure modo di ritrovare noi stessi e di porci in attenta relazione con il mondo che ci circonda. 

Cenni sui silenzi nel linguaggio musicale
Il silenzio in musica
I silenzi aiutano a rafforzare le relazioni tra i suoni e i suoi significati nelle architetture compositive. Non sono spazi vuoti fini a se stessi, ma componente fondamentale del linguaggio musicale, sinergica al suono, al ritmo, al tempo, alle armonie e ai contrappunti. Secondo uso creativo, musicisti e compositori elaborano una propria poetica del silenzio. Quest’ultimo, se usato in forme estreme, ha il potere di smaterializzare il suono, di alterare la percezione del tempo, realizzando spazi sonori sacrali, spirituali, cosmici o immaginari. Da diversi compositori il silenzio è stato usato massicciamente per “rallentare” lo scorrere del tempo, facendolo tendere alla stasi, aprendolo alla dimensione magica dell’infinito, per dare l’impressione di un evento sonoro senza fine, senza tempo storico. Un modo per liberare la musica dalle convenzioni consolidatesi nei secoli, che danno ai brani connotazioni programmatiche o funzionali secondo i diversi contesti comunitari. Altre volte, i compositori moderni hanno usato il silenzio per provocare l’ascoltatore, invitandolo a liberarsi da atteggiamenti passivi e convenzionali, aiutandolo a scoprire dentro di sé verità sepolte. Il silenzio stimola l’immaginazione, non è visibile, non è udibile, apre la porta verso ciò che è sconosciuto. “Annegando” il suono nel silenzio, gli ascoltatori sono portati a lavorare cerebralmente e fisicamente, a cercare (pur nella confusione) unità psicologica, immaginando che cosa nel silenzio si nasconda. Senza spostarci troppo in là nel tempo e restando in ambito eurocolto, alla mente balzano opere di Debussy, Schönberg, Webern, Messiaen, Stockhausen, Nono, Pärt (…) e Cage, ma ogni compositore (in ogni epoca, indipendentemente dal genere e dallo stile seguito) ha dovuto confrontarsi ed elaborare una propria visione estetica del silenzio, ha imparato ad ascoltarlo e interpretarlo a proprio modo. Il potere emotivo ed espressivo dei silenzi nella composizione musicale è immenso anche in rapporto all’uso della parola, che è suono dotato semanticamente secondo convenzioni culturali. 
Silenzio strumentale
Ma, cos’è il silenzio? Il silenzio totale esiste? Sulla base delle conoscenze attuali, per entrare nel dettaglio bio-psichico delle risposte ci si potrebbe rapportare al cosiddetto “Brownian mouvement”, riferito al livello minimo di vibrazione udibile, per via delle particelle in moto in un gas o un liquido, ma sono aspetti tecnici che non ci porterebbero molto lontano nei ragionamenti.  Il silenzio nella musica e nella vita favorisce pure fenomeni sinestesici (talvolta ossimoricamente), nei quali i sensi interagiscono secondo complessi meccanismi percettivi che variano da individuo a individuo. “Silenzio assordante, silenzio roboante, silenzio sonoro, silenzio dello sguardo. La visione dei silenzi, il respiro dei silenzi, sentire palpabile il silenzio, il silenzio dei colori (…)”. Sono solo alcuni esempi ripresi dal linguaggio verbale che, per artisti e compositori, possono diventare esperienze reali, da tramutare con creatività in opere o in composizioni. Essendo abituati a rapportarsi con pause, corone, respiri, suoni, ritmi, tempi, timbri e armonie, per loro è più naturale mettere in gioco organicamente i sensi, inter-scambiandoli, sperimentando differenti soluzioni tendenti al godimento estetico ed espressivo secondo personale poetica. 

La poetica dei silenzi 
Silenzio per riflettere o meditare, rilassarsi, entrare in sintonia con noi stessi. Silenzio per affrontare la paura o riflesso della stessa. Silenzio per isolarsi dal mondo. Silenzio del cosmo e della natura. Silenzio per trovare serenità, riposarsi, leggere, coinvolgere sinesteticamente i sensi. Silenzio per combattere la violenza, la rabbia, la brutalità o per fuggire all’aggressività. Silenzio come antidoto al dolore, come ricerca di conforto. Silenzio per tacere, per non comunicare, non esporsi o per non mostrare il livello di preparazione individuale. 
Il silenzio in natura
Silenzio per chi si sente inadeguato. Silenzio in compagnia o per allontanare la solitudine. Silenzio come sguardo d’amore. Silenzio di chi non vuole o non può comunicare. Silenzio appreso o imposto culturalmente. Silenzio come prassi rituale o per pregare. Silenzio per esprimere disagio sociale, esclusione dal gruppo. Silenzio perché non si ha nulla da dire. Silenzio per riflettere, ascoltare, concentrarsi. Silenzio della notte. Silenzio per esprimere odio o amore. Silenzio per sognare, inventare, produrre, realizzare. Silenzio per scioperare, manifestare dissenso o prima di una votazione. Silenzio che è dentro di noi, essendo parte della nostra musica e musicalità interiore. E proseguendo, silenzio nella società, nella comunicazione o per esprimere emozioni e affetti. Silenzio patologico e rapporti con la psiche. La gestualità del silenzio, i suoi significati culturali, la sua onnipresenza nella musica e nelle arti. Silenzio sacrale e religioso, silenzio onirico. Quanti gli approcci teorici e metodologici per ricercare e comprendere musicalmente (musica è vita) i significati del silenzio? Quelli sopra riportati sono alcuni titoli in sommario della nostra “SoundHology”, che tiene conto delle generali indicazioni semantiche sul silenzio offerte dai linguisti. Vi sono diverse ipotesi sulla radice etimologica del termine. Una prima possibile derivazione è onomatopeica, dal suono sibilante indicato per ottenere silenzio. Alcuni hanno ipotizzato una relazione del termine con la radice indo-europea “si”, che significa “legare”. Altri hanno ravvisato analogie con il verbo gotico “anasilan” che trova corrispettivo nel latino “silentium” (da silens - entis, participio  presente di “silere”), indicante l’azione del tacere.  Figurativamente, il termine rimanda a concetti di calma, quiete, vuoto. Musicalmente all’assenza di suoni e rumori. Il silenzio è anche normato comunitariamente, in luoghi pubblici, di studio, di preghiera. Può essere riferito al non detto, a ciò che non si vuole o non si può dire espressamente. Spesso il sostantivo viene usato in campo giornalistico, per evidenziare informazioni che non hanno avuto adeguata risonanza o atteggiamenti pubblici/privati reticenti quando non anche violenti o impositivi nei confronti di singoli cittadini o d’intere popolazioni.  Silenzio può essere anche sinonimo di oblio (cadere nel silenzio) o di morte (silenzio perpetuo). 
Il silenzio rituale
In alcuni ambienti, “suonare il silenzio” indica un segnale con il quale s’invita al riposo e all’astenersi dal far baccano, uno stato di quiete per la cessazione di ogni rumore. 

Dimensione olistica del silenzio
Quanto estesa è la dimensione del silenzio? È ascolto, spiritualità, musica, teatro, arte, psicologia, filosofia, meditazione, poesia, lingua, misticismo, comunicazione, letteratura, filosofia, gestualità, pensiero, astrazione, intuizione, ritualità, comportamento, istruzione. Per comprenderlo nella sua vastità riteniamo sia utile aprirsi all’infinito, al misterioso anche nella dimensione interiore. Silenzio è fisica, biologia, astrofisica, la quale ci ha insegnato che la realtà può essere del tutto diversa da come appare. Silenzio è un sostantivo troppo generico, semanticamente utilizzato per definire condizioni e situazioni assai diverse tra loro.  I vocabolari indirizzano sui significati generali, ma servirebbero neologismi per specificare le diverse dimensioni del silenzio con parole adeguate, capaci di meglio chiarire un mondo fisico e metafisico della conoscenza, senza teorici confini, biologicamente e antropologicamente capace di abbracciare l’intero corso delle esistenze umane, dall’embrione alla bara, per intenderci. Sono noti i “silenziosi” processi che conducono alla nascita dentro un corpo costituito da miliardi di cellule e di microrganismi. Come alcuni decenni or sono scoprirono con gli astri, verosimilmente un giorno sarà possibile ascoltare le frequenze sonore emesse dalle singole parti del nostro corpo.  Non ci meraviglieremmo se in futuro scoprissero che a ogni cellula (come per gli astri) corrisponde uno specifico “rumore”. Fantasie, fantascienza? Cosmo e “bios” sono musica avvolti dal silenzio, di cui conosciamo ancora troppo poco. 
Serie poetica: il silenzio
Dati statistici riportano che gli esseri umani rappresentano circa il tre per cento del vivente sulla terra, mentre circa l’ottantacinque per cento è composto da specie appartenenti al regno vegetale. Un intero patrimonio avvolto dal silenzio, nel quale sono nascosti movimenti cellulari che hanno permesso ad alcuni alberi di raggiungere età millenarie. Dai loro apparenti silenzi, sempre più si stanno scoprendo potenzialità botaniche bioispirate, come quelle per produrre energia non inquinante dalle piante.  Ricercare intorno al silenzio di realtà così profonde (ancora poco note) porta a orientarsi verso un sapere capace di superare i recinti chiusi (che spesso contraddistinguono il sapere riduzionista istituzionale), operando con “practica”, facendo incontrare, con humanitas, arte e professionalità, in un ideale laboratorio sperimentale e creativo di ricerca internazionale e interdisciplinare. Secondo quest’ottica scriviamo sulla SoundHology, indagando con rigore a differenti livelli, tenendo conto ad ampio raggio degli obiettivi e dei traguardi raggiunti dal progresso scientifico e tecnologico. Ove necessario riteniamo utile non sentirci (troppo) vincolati a schemi precostituiti e a steccati disciplinari, soprattutto quando ricerchiamo a favore di un’ideale unitarietà del sapere, che richiede naturalmente la capacità di guardare sperimentalmente “oltre”, avendo prima organicamente unito i “fili” del passato e del presente.  Pur concentrandoci sull’estesa sfera conoscitiva musicale, non possiamo limitarci a settorializzare e iperspecializzare. Nello studio del silenzio abbiamo bisogno di orientarci verso un sapere trasversale e comunicante, capace di superare gli orticelli chiusi delle discipline specialistiche. Nella ricerca olistica, unitaria, vi è la necessità di liberarsi da modelli prefissati o stantardizzati, poiché gli steccati separano, frammentano il sapere, lo burocratizzano. Ai fini delle nostre ricerche, pare quindi utile guardare globalmente al silenzio, come a un mondo multi-sfaccettato ma sistemico, che permetta di analizzare la realtà e il mistero che avvolge la vita e la natura, concentrandosi sugli elementi di unione, sulle somiglianze, piuttosto che su sparpagliate riflessioni teoriche disarticolate e talvolta conflittuali. In un mondo disgregato, violento e tormentato, la cultura del silenzio non è solo un modo per arricchire la conoscenza ma riteniamo possa essere anche un cammino sociale per promuovere la pace, valorizzando gli elementi di cui si nutre la musica. 
Fare in silenzio
A nostro avviso è importante ricercare le somiglianze e le connessioni nei diversi processi, cogliendo le differenze, le relazioni con gli altri e l’ambiente, avendo la consapevolezza che vi sono domande alle quali scienza, tecnologia e studi umanistico-spirituali, nel corso del tempo, riusciranno a dare risposte sempre più precise. Da dove nasce il silenzio? Che cosa è il silenzio? Qual è il suo rapporto con il suono e il tempo? Qual è la sua relazione con l’espansione dell’universo, dalla quale si è generata la vita nel corso di miliardi di anni?  Di seguito, segniamo una pausa sormontata da una “corona” e invitiamo all’ascolto del silenzio (video sotto riportato), ricordando - citando Dante - “ch’è più corto spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia al cerchio che più tardi in cielo è torto”. Nella seconda parte del contributo, approfondiremo ulteriori tematiche, riferibili ai contesti antropologici del silenzio (compresi quelli mistici e religiosi) e agli spazi in cui il silenzio viene utilizzato come antidoto all’ossessivo frastuono contemporaneo, sempre seguendo creativamente il filo conduttore della Musica, essenza (spesso) nascosta e misteriosa della vita.  



Paolo Mercurio
Foto di Paolo Mercurio ©

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