Giuseppe Mercurio, Progetto culturale interdisciplinare e studi etnomusicologici

Giuseppe Mercurio 
Il 17 febbraio 2019, viene commemorato il centenario della nascita di Giuseppe Mercurio, scrittore, linguista, pubblicista e ricercatore delle tradizioni popolari sarde. Negli anni Ottanta, diede anche un fondamentale incentivo allo sviluppo degli studi etnomusicologici su Orosei, suo paese nativo. Il contributo musicale s’inserisce in un percorso di ricerca iniziato negli anni Cinquanta, animato dal principio umanitario e sociale del “give back”, del donare agli altri utilizzando studi e conoscenze personali a favore della propria comunità. In modo autonomo e lontano dagli ambienti accademici, iniziò a elaborare un articolato Progetto interdisciplinare. In quegli anni, era ormai in atto un avanzato processo di “disgregazione”, legato a cambiamenti tecnologici, economici, politici e religiosi che stavano progressivamente indebolendo i pilastri portanti della società tradizionale sarda. Tre i punti cardine del suo Progetto, indissolubilmente legati tra loro: la “cultura baroniese” (lingua, storia, poesia, ambiente, canto, religione …), la “Scuola pubblica” (intesa come luogo di formazione e di crescita dell’individuo), lo “sviluppo civile del singolo cittadino” all’interno di una specifica comunità. 

Dal “Tesoro di Kala” a “S’Allega Baroniesa”
L’orientamento delle ricerche trovò subito riscontro nella sua prima produzione monografica, “Il Tesoro di Kala”, presentata nel 1963 al Concorso di Narrativa bandito dalla Casa Editrice “Ariete” in collaborazione con l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia). Il racconto è interamente ambientato a Orosei, nei primi decenni del Novecento, ed è centrato sulle esperienze (talvolta burrascose) di ragazzini intenti a scoprire un ricco tesoro che da millenni, secondo la tradizione, giace nascosto nell’antico villaggio di “Muros”, situato a una decina di chilometri dal paese. In diversi articoli pubblicati in giornali locali e regionali, Giuseppe Mercurio aveva provato a sensibilizzare l’opinione pubblica per salvaguardare e per valorizzare quello che rimaneva di “Muros”, che era stato più volte saccheggiato nel corso dei secoli. Il villaggio, ancora oggi, giace coperto da una naturale macchia mediterranea. 
S'Allega Baroniesa
Per numerosi intellettuali, è abbastanza naturale parlare di valorizzazione del territorio, di tutela delle tradizioni popolari, di patrimonio linguistico e culturale, ma non era così negli anni in cui fu scritto il “Tesoro di Kala”. Le ricerche locali (salvo rare eccezioni) non venivano finanziate dagli enti pubblici. Di fatto, i politici locali iniziarono a interessarsi alle tradizioni oroseine solamente dagli anni Settanta. Il “Tesoro di Kala” venne scritto quando, già da alcuni anni, l’autore si era trasferito a Milano con la famiglia. Nel testo sono presenti la nostalgia e l’amore verso la terra natale, alla quale erano legati i ricordi di quelli che definiva “gli anni belli dell’infanzia e della prima giovinezza”, che facevano riferimento a un mondo sociale in lenta dissoluzione, per alcuni caratterizzato da “povertà, ignoranza e superstizione”. Per Giuseppe Mercurio quello era un mondo ricco di cultura e di humanitas, in grado, tra l’altro, di far risaltare valori universali quali l’amicizia, la fratellanza, la pace, l’unione familiare, la condivisione della sofferenza, l’aiuto verso i bisognosi e i più deboli.  Un mondo, quindi, degno di essere osservato e studiato attentamente in modo interdisciplinare. Essendo gravato da consistenti oneri professionali e familiari, Giuseppe Mercurio elaborò le proprie ricerche con lentezza e gradualità, decidendo di concentrare la propria attività in alcune opere scritte, consapevole che lo sviluppo del Progetto e la fruibilità al pubblico dei materiali raccolti avrebbero richiesto decenni. Oltre al “Tesoro di Kala”, fino a oggi, sono state pubblicate altre due sue opere: "S’Allega Baroniesa" (grammatica del sardo-baroniese) e la trascrizione in baroniese degli “Actus Apostolorum”. 

L’attività culturale e le tradizioni popolari
Dal 1969, Giuseppe Mercurio operò come Ispettore scolastico e, in seguito, ricoprì la carica di Presidente dell’Unione Nazionale Direttori e Ispettori Scolastici, con sede a Roma. Diresse il mensile nazionale “Direzione e Scuola”. Nel 1981, gli venne conferita dal Presidente della Repubblica (Sandro Pertini) l'onorificenza di “Cavaliere”. Come giornalista-pubblicista, scrisse oltre quattrocento articoli e contributi specialistici per autorevoli riviste scolastiche, periodici e quotidiani, inoltre diversi saggi (al momento inediti) tra cui “Morale e Pedagogia nel Primo Libro del De Officiis” (in premessa alla sua traduzione in italiano del Primo Libro); “Modificazioni Fonetiche del Sardo Baroniese”; “Esperimento di Algoritmizzazione dell’Insegnamento dell’Aritmetica”. Curò per oltre venti anni le rubriche “La Scuola e i nostri figli” e “Scuola” per il Messaggero di Sant’Antonio di Padova, di cui rimane anche un nutrito carteggio con i lettori. Fu uno dei fondatori del periodico “I Nuraghi” (stampato a Milano, per la diffusione della cultura sarda). 
Actus Apostolorum
Scrisse e relazionò in merito a numerosi progetti didattici, tra cui quelli per la “Rifondazione delle Civiche Istituzioni Parascolastiche”; “Le Attività Integrative Extrascolastiche”; l’“Insegnamento della Lingua Francese nelle Scuole Statali”, intrattenendo rapporti con componenti nazionali delle Istituzioni francesi e con i corrispettivi Enti di promozione linguistica. Per l’Editore Signorelli tradusse dallo spagnolo il “Lazarillo de Tormes” (1964, Milano) e scrisse diversi racconti nell’opera “Gemme del Libro di Dio” (1962, Milano). Inoltre, curò “Scherzi e Macchiette” (1963, Milano), un’antologia didattica di scritti poco noti di Carlo Collodi (autore di “Pinocchio”). Rispetto alle tradizioni popolari, in privato, Giuseppe Mercurio evidenziava: «In troppi chiacchierano e parlano in generale. C’è tantissimo da fare localmente. Bisogna darsi da fare e raccogliere a piene mani finché i detentori della memoria sono con noi (…), per elaborare compiutamente i dati ricavati sul campo servirà tempo (…) e non è detto che sarà chi ha condotto le ricerche a farlo in modo organico, perché la quantità dei dati raccolti interdisciplinarmente è imponente». Lo scrivente ha iniziato a interessarsi alla cultura popolare operando sul campo con Giuseppe Mercurio. Nel corso delle nostre ricerche, nei primi anni Ottanta, ci confrontammo con un centinaio di qualificati informatori, passando le giornate a registrare, sbobinare e a rielaborare dati appresi oralmente. Tanta la fatica, ma altrettanta la soddisfazione e il piacere di operare a favore di un’intera comunità, musicalmente fino allora sconosciuta in ambito universitario. Una parte degli esiti delle ricerche etnomusicali venne inglobata in due opere: “Folklore sardo” (1991), con Presentazione di Roberto Leydi e “Humanitas Musicale Sarda” (1999-2005), sempre presentata dallo stesso autorevole etnomusicologo. Nel primo dei due testi, la trascrizione in sardo delle poesie e dei canti di tradizione orale venne curata da Giuseppe Mercurio. “Humanitas Musicale Sarda” venne completata nel 1999, quando il linguista sardo era ormai passato a miglior vita da cinque anni. Tuttavia venne a lui dedicata anche perché insieme erano state inizialmente condotte diverse ricerche demo-antropologiche riguardanti la ritualità festiva e religiosa. Vi sono, inoltre, alcune produzioni discografiche sui cantori polivocali oroseini che sono state dedicate a lui con riconoscenza. In particolare, Giuseppe Mercurio seguì la consulenza linguistica del cd edito dalla Nota (1994), e pubblicato (nella pionieristica Collana “Musica a memoria”) a cura di Pietro Sassu e Renato Morelli, con testi di Martino Corimbi. Oltre che sui cantori polivocali, Giuseppe Mercurio scrisse articoli in promozione di Rassegne canore o per valorizzare l’opera di studiosi e ricercatori come Giovanni Dore e Bernard Lortat Jacob.   
Il Tesoro di Kala
Giuseppe Mercurio ebbe un ruolo di rilievo nello sviluppo delle ricerche etnomusicali a Orosei, tuttavia queste rappresentavano solo una parte del suo Progetto interdisciplinare. In generale poco gli interessavano i tecnicismi espositivi, soprattutto quando impiegati per rendere credibili le ricerche sulle tradizioni popolari in ambito accademico. Suo punto fermo era il concetto di formazione delle giovani generazioni. Desiderava che la promozione culturale partisse dal basso e auspicava che, in primis, acquisissero consapevolezza riguardo la ricchezza del patrimonio folclorico gli attori primari, cioè coloro che tale patrimonio rendevano giornalmente significativo nello corso dell’ anno agricolo e liturgico comunitario. In un’ottica d’internazionalizzazione dei saperi, riteneva che cantori, suonatori e ballerini (per restare in ambito etnomusicologico) potessero essere formati interdisciplinarmente, per promuovere in modo attivo, nel mondo, la propria cultura.  A quest’obiettivo dovevano anche tendere le ricerche specialistiche maturate sul campo dagli studiosi, i quali troppo spesso sono soliti parlare in termini generali, “ex cathedra”, delle culture locali. Giuseppe Mercurio seguiva un proprio rigore metodologico e, da pedagogista, operò con l’intento di far interagire differenti filoni di ricerca scientifica, in assenza dei quali non sarebbe stato possibile valorizzare adeguatamente la cultura della propria Terra. Il suo era un Progetto pensato anche in chiave didattico-divulgativa, basato sull’idea di “curricolo aperto”, nel quale far convivere le conoscenze specifiche di molteplici saperi (letterari, linguistici, storici, musicali, poetici, antropologici, religiosi …) e i differenti linguaggi umani, entrambi utili per evidenziare diacronicamente e sincronicamente il rapporto tra l’uomo (i suoi concittadini), la società e la natura. Un Progetto d’impronta umanistica che poggia su un’idea della cultura indirizzata verso un sapere aperto all’integrazione storica (incontri, confronti, scambi), sorretta dalla ricerca oggettiva delle fonti (scritte e orali) e dalla consapevolezza dei mutamenti sociali in atto. Come studioso, era interessato a evidenziare solide, plurali ed eterogenee radici culturali, che meritavano di essere convenientemente messe in luce.  Radici pregne di “sarditas” e di “humanitas” che, senza un’adeguata valorizzazione, rischiavano di essere annullate o superate in nome di un vago e incerto modernismo, oppure affogate all’interno di quel lento e inarrestabile fenomeno sociale mondiale (spesso vortice uniformante delle culture locali), genericamente denominato “globalizzazione”, del quale lo studioso conosceva pregi e limiti. Il Progetto elaborato da Giuseppe Mercurio e, più in generale, la sua opera culturale sono, ancora oggi, poco conosciuti, anche perché era sua intenzione pubblicare contemporaneamente la revisione del “Tesoro di Kala”, “S’Allega Baroniesa” (Grammatica del sardo-baroniese), la traduzione degli “Actus Apostolorum” dai quali, unitamente al lessico delle poesie di tradizione orale, avrebbe voluto elaborare un vocabolario del sardo-baroniese, con annessi quaderni di esercizi didattici, utili per il progressivo apprendimento della parlata locale. Nel 1992, si ammalò. Le opere citate vennero pubblicate postume e le altre sue produzioni verranno gradualmente rese fruibili e divulgate. Ciò che a noi preme esprimere nel centenario della nascita è il ringraziamento per quanto prodotto a favore di una libera promozione della cultura, dando valore alle tradizioni popolari. Uomo legato alla cultura del Novecento, Giuseppe Mercurio merita di essere ricordato come un intellettuale sardo, esempio d’impegno civile e di stile che considerava le proprie produzioni un “atto d’Amore verso la propria Terra d’origine e la gente di Baronia”. Nostro obiettivo e delle Istituzioni pubbliche, oggi, è trovare il modo migliore per raccogliere, valorizzare e diffondere gli esiti delle sue ricerche, trasmettendole alle nuove generazioni. In tale direzione, nel corso dell’anno, verrà edita la pubblicazione di una sua biografia, integrata da un’esaustiva sezione bibliografica. 

Paolo Mercurio
Foto Archivio Giuseppe Mercurio

Nessun commento