È un lavoro di grande qualità e interesse, e per molti versi originale nell’approccio alla tradizione “A la levàda”, del trio ticinese Vent Negru. Partendo dal repertorio tradizionale delle Valle dell’Onsernone, una delle più suggestive del Canton Ticino, a nord-ovest di Locarno, i Vent Negru ritrovano i legami culturali e musicali che questa zona ha con la porzione meridionale dell’arco alpino e con la Pianura Padana, fino a toccare con la loro ricerca l’Appennino ligure-piemontese-emiliano. Ma se questo può essere un esito normale per chi, come il gruppo svizzero, lavora da trentacinque anni nell’ambito del canto e delle musiche popolari ed ha con questo album raggiunto la doppia cifre delle sue produzioni, ci sono altri aspetti di “A la levàda” che meritano attenzione e plauso. Come primo elemento – senza che ciò costituisca un ordine di priorità – le scelte interpretative. Mauro Garbani, Esther Rietschin e Mattia Mirenda, mentre conservano tutte le peculiarità della tradizione che propongono, apportano elementi nuovi e originali, come il sax negli intermezzi di “Cara Gina”, o a un pezzo conferiscono un diverso carattere, come nel caso del “Bal Francés” proveniente dal Carnevale di Bagolino e Ponte Caffaro, che da brano da danza diventa un pezzo più da ascolto. Altra scelta del trio che rientra nei motivi di interesse dell’opera sono la semplicità e essenzialità della strumentazione impiegata. In diverse tracce la musica è data da un solo strumento, come l’organo dei primi del Novecento costruito dall’autodidatta Carlo Bianchini nella chiesa del Santi Rocco e Defendente a Berzona/Orsernone, da pochi anni restaurato e che Ester Richstein suona in “La maratona”, o da una coppia di strumenti, come l’organetto diatonico e il mandolino in “Alleluia”. Altro elemento distintivo di “A la levàda” è l’elevata qualità del suono, curato in fase di registrazione e di missaggio da Lara Persia e in fase di mastering da Katie Tavini. Pulito, chiaro, senza concessioni a un’aurea da presa diretta e sul campo che oggi non è più garanzia di adesione alla tradizione (se mai lo è stata). Per quanto riguarda la parte vocale ad essa è delegato il compito di evidenziare l’origine tradizionale dei brani e l’ambito in cui erano cantati. Si va dai brani eseguiti da cori e corali (“Il sole dietro ai monti”, “Me compare Giacometo”) ai canti “spontanei” o “a dispetto” (“La bella Ernestina”, “Son prigioniero della Germania”); dalle canzoni di tono satirico-allegorico, ma con un certa punta di amarezza (“La tessera del pane”, “Tavanna Ray”, “La politica”) alla forma ballata de “La violetta” fino, in chiusura di album, a una “Ninna nanna curucù”. Dai testi e dalle note di accompagnamento dei singoli pezzi si colgono i legami intercorrenti tra la musica popolare del Canton Ticino e quella del nord italiano a cui sopra si accennava. È il caso di pezzi come “Me compare Giacometo”, di probabile origine veneta, “La violetta”, che si ritrova fino in Corisca, le tre canzoni satirico-allegoriche prima citate, nate sullo stile delle “bosinade” lombarde, ed infine “Giruméta”, diffusa anche in Piemonte e Veneto. A fare da connettivi tra le tracce dell’album tre momenti recitati su musiche originali, identificati come “primo”, “secondo” e “terzo racconto”. Sono la iniziale “A la levàda”, che parla della tradizione orsernonese di assistere al levare del sole, il 24 giugno, dalla cima del Monte Salmone; “.. in illo tempore”, in cui si ricorda l’attività comunitaria della fienagione; “U sool in cadrédja”, che nuovamente parla della salita al Monte Salmone per l’alba del 24 giugno. Di origine locale sono anche “Vado intrecciando”, che parla dell’intrecciare la paglia, attività tradizionale un tempo diffusa in Valle Orsenone, e “Il finanziere (la parricida)”. A completare l’album una bella, sentita e libera versione delle “Danze della Val Borbera”, presenti nell’album del 1982 della Ciapa Rusa “Ten da chent l’archet che la sonada lè longa”.
In conclusione “A la levàda” è un album che, oltre ad essere ben suonato e molto piacevole, dà la possibilità di ampliare l’orizzonte musicale di chi è interessato e guarda alle tradizioni musicali alpine.
Marco G. La Viola
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