Premio Andrea Parodi, Teatro Massimo, Cagliari, 15 - 17 ottobre 2026

La cantautrice colombiana Hita Del Rio ha proposto una intensa versione per voce e chitarra dell’autografa "Bambú". La menzione per il miglior testo e quella assegnata dai concorrenti hanno sottolineato la forza della scrittura e la capacità di instaurare un dialogo anche al di fuori del palco, fra artisti impegnati in percorsi differenti. Di notevole spessore anche Elana Sasson, tra California e Spagna. Il suo repertorio ha attraversato lingue e tradizioni differenti: "Bahari Digar", brano in gara, è in persiano, mentre "Nerges", proposto nella prima serata, è un canto curdo. La sua interpretazione ha restituito la complessità culturale di questo patrimonio musicale, affidandosi alla forza espressiva della voce. La menzione per la migliore interpretazione ha premiato una prova di particolare intensità. La campana Chiarè, nome d'arte di Chiara Ianniciello, ha presentato "Ninna Nanna Nenné", cantata in napoletano, accompagnata da Miriam Fornari alle tastiere, ai synth e alla voce, e Luca D'Arco alla batteria. Il brano affronta il femminicidio attraverso una scelta di particolare intensità: la forma evocativa della ninna nanna si confronta con una materia dolorosa, trasformando la canzone in uno spazio di consapevolezza civile. A Chiarè è andato il riconoscimento, assegnato direttamente dalla Fondazione, per la migliore
reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi per la sua struggente versione di "Ruzaju", insieme alla menzione dei ragazzi presenti in sala. Al centro dell'edizione si è imposta Angelica Perri, dalla Calabria, con "Licange", brano in italiano e calabrese che ha rivelato un equilibrio convincente fra radicamento linguistico, scrittura e presenza scenica. La cantante ha saputo trasformare il patrimonio delle proprie radici in una proposta attuale, sostenuta da un gruppo di musicisti che ha rappresentato un valore aggiunto determinante per la riuscita della performance. Accanto a Perri, impegnata alla voce e alla chitarra, Diego Soda, al violino, alla chitarra e al mandolino, Federica Greco, alla voce e ai tamburi, Paolo Presta, al contrabbasso e alla voce, e Giovanni Reale, alla fisarmonica e alla voce, hanno contribuito a costruire un impasto sonoro ricco e articolato. Il dialogo fra le parti strumentali, le percussioni, le armonie vocali e i colori acustici ha sostenuto una lettura nella quale il senso di appartenenza non si è mai tradotto in semplice riproposizione del passato. La prova ha trovato un ulteriore momento di rilievo nella rilettura di "Astrolicamus", brano di Andrea Parodi affrontato nella seconda serata. Perri ha mostrato di saper entrare nel linguaggio del
cantautore sardo senza rinunciare alla propria personalità. A lei, infatti, sono andati il Premio assoluto, il Premio della Critica e la menzione della giuria internazionale, suggellando una delle prove più convincenti della manifestazione. Di ottimo livello sono state anche le altre riletture di brani dal songbook di Andrea Parodi affidate alle altre finaliste: Elana Sasson con "Amargura", Hita Del Rio con "Temporadas", Momi con "Pandela" e Koyel Basu "Rosa Resolza". Ogni interpretazione ha offerto una prospettiva diversa su un repertorio nel quale la lingua sarda non è mai un semplice ornamento, ma parte integrante del pensiero musicale. La serata conclusiva ha allargato ulteriormente il quadro con il progetto “Bent'e mari”, produzione originale Medinsard che riunisce Elena Ledda, Matteo Leone, Marzouk Mejri e Roberto Taufic. A riguardo la cantante sarda racconta: “Bent'e Mari vuol dire vento di mare. È il nome di un progetto ispirato proprio al vento che arriva dal mare e porta ricchezze e bellezze nella nostra terra. Con quel vento, nel tempo, sono arrivati anche musicisti, dal Brasile e dalla Tunisia”. Il set dell’inedito quartetto ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell'intera manifestazione, soprattutto nella superba
versione di "Set' ispadas de dolore", proposta in apertura. La chitarra desertica di Matteo Leone ha impresso al brano una nuova e forse ancor più drammatica contestualizzazione, conducendolo verso un paesaggio sonoro essenziale e spoglio, nel quale il dolore evocato dal canto si è fatto materia musicale. Una rilettura che ha svelato come la tradizione possa conservare la propria forza originaria e, attraverso nuovi colori timbrici, rivelare significati ulteriori. Quasi senza soluzione di continuità il quartetto ha, poi, proposto la magnifica sequenza con “Sa Neghe”, “Medem (libertà)” concludendo il set con il commosso omaggio ad Andrea Parodi con “Ninna noa”. È tornata quindi Luisa Briguglio, vincitrice assoluta dell'edizione 2025, mentre il conferimento del Premio Albo d'Oro 2026 a Paolo Fresu ha riconosciuto il percorso di uno dei musicisti italiani più rappresentativi nel dialogo fra jazz e tradizioni. Il trombettista, accompagnato da Bebo Ferra alla chitarra e Pierpaolo Vacca all’organetto, ha proposto una commovente versione strumentale di "No Potho Reposare". Fresu ha poi accompagnato Bungaro in un brano in salentino dedicato alla memoria di Parodi, saldando idealmente due territori musicali del Mediterraneo. La jam session conclusiva, con gli
ospiti e i finalisti insieme a Gigi Marras, ha ricondotto tutti al repertorio del cantautore, trasformando il tributo in una celebrazione collettiva. Accanto al contest, la Fondazione Andrea Parodi – come ogni anno – ha costruito un articolato programma di appuntamenti collaterali con i seminari sui diritti degli artisti interpreti ed esecutori e sul diritto d'autore che hanno fornito una preziosa occasione di approfondimento per i partecipanti al Premio, la proiezione di materiali d'archivio raccolti nell'appuntamento "Andrea Parodi, immagini e memoria" e lo showcase dei giovani autori e interpreti dell'Accademia "I Fiori" S'ardmusic. Di particolare rilievo l'incontro "Andrea Parodi si racconta alla radio", realizzato in collaborazione con Rai Radio Techete' nell'ambito del programma "Musiche in Italia". La trasmissione, condotta da Elisabetta Malantrucco, ha visto protagonisti Elena Ledda, Ottavio Nieddu e Bungaro attorno a documenti sonori, interviste e musiche provenienti dall'archivio radiofonico Rai. Nel corso della conversazione, Ledda e Nieddu hanno rievocato l'ultimo concerto di Parodi e la storia della produzione di "Rosa Resolza", il disco realizzato in duo da Andrea ed Elena e pubblicato dopo la scomparsa del cantautore. Un lavoro nel quale
le tradizioni sarde dialogano con melodie e suggestioni mediterranee, capace di trasformare l'incontro fra due sensibilità artistiche in un percorso di ricerca condivisa. Nel 2007 l'album si aggiudicò la Targa Tenco come miglior album in dialetto, consegnando ulteriore riconoscimento a un progetto che avrebbe continuato a parlare anche dopo la morte del suo protagonista. La manifestazione ha proposto inoltre il confronto "A chi servono, i Premi?", dedicato ai musicisti emergenti, alle politiche culturali e alla musica dal vivo in Italia, condotto da Jacopo Tomatis e con la partecipazione di Claudio Carboni, Andrea Del Favero, Elisabetta Malantrucco ed Elena Ledda. È stato un momento utile per mettere a fuoco le  condizioni nelle quali si sviluppano le carriere degli artisti, pur lasciando aperto un interrogativo: come tradurre l'analisi della situazione esistente in proposte concrete? Il dibattito, interessante nei temi affrontati, è apparso più concentrato sul presente che sulla costruzione di soluzioni operative. È proprio qui che il Premio può aprire una nuova prospettiva. Accanto ai concerti e agli incontri pubblici, sarebbe utile creare un momento di confronto collettivo e face to face tra artisti, giornalisti e operatori culturali, finalizzati all’approfondimento del percorso artistico e la
produzione discografica dei finalisti. In questa direzione si colloca il lavoro di presentazione dei finalisti attraverso le interviste pubblicate da Blogfoolk, realizzato per il secondo anno: un modo per arrivare al festival non soltanto conoscendo i nomi, ma anche le storie, le idee e le scelte artistiche che li accompagnano. Questa diciannovesima edizione del Premio Andrea Parodi si chiude con un bilancio sicuramente in positivo per la qualità delle esibizioni, la forza dei progetti e il dialogo fra repertori locali e prospettive internazionali. A vent'anni dalla scomparsa di Andrea Parodi, il suo lascito continua a indicare una strada: partire da una voce, da un territorio, da una storia, per trovare un orizzonte più ampio. 


Salvatore Esposito
Foto di Salvatore Esposito

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