Può una musica tradurre gli affetti di un’immagine e viceversa? Certamente no, ma sicuramente può evocarne le sensazioni in una zona sinestetica della percezione. Perché la musica dice, ma senza dire, cioè solo evoca. D’altra parte la pittura figurativa è denotabile fino a quando non si esce dall' “ovvio” delle forme e non si entra nell' “ottuso” delle sfumature, direbbe Barthes. In realtà, tra immagine e suono si stabilisce un “contratto audiovisivo”, fatto da interazioni piuttosto che da sovrapposizioni provocando una continua negoziazione tra i sensi in cui nessuno primeggia sull'altro. Sono cioè quelle che Baudelaire chiama “le corrispondenze”, ossia …"i colori e i suoni si rispondono come echi lunghi che di lontano si confondono in unità profonda e tenebrosa...”. “Baroque Flowers” di Maurizio di Chio (viola da gamba) e Nicola Pignatiello (tiorba), entrambi anche musicologi, come è scritto nell’accattivante e corredatissimo di illustrazioni booklet, che contiene note di Maurizio Di Chio, dello storico dell’arte Costantino d’Orazio e del filosofo e scrittore Stefano Zecchi, “…esplora le corrispondenze nascoste tra musica, pittura e il mondo simbolico dei fiori. Concepito come un dialogo, l'album affianca ogni brano musicale a un fiore dipinto, permettendo all'uno di riflettere, intensificare e illuminare l'altro; il fiore non è trattato come mero elemento decorativo, ma come simbolo di memoria, bellezza, fragilità e transitorietà. Attraverso questo incontro, l'ascoltatore è invitato a muoversi tra colori e suoni, tra forme e gesti musicali, entrando in uno spazio in cui diverse arti convergono per rivelare i medesimi paesaggi interiori. Ne scaturisce un viaggio di risonanze, in cui lo splendore fugace dei fiori e la forza espressiva della musica si rispondono a vicenda in un linguaggio condiviso di emozioni”.
Su tali presupposti si basa dunque questo progetto che, dopo essere stato a lungo collaudato in concerto, approda finalmente in una registrazione. Esso si articola in cinque momenti tematici: Delicate Passioni, Tempo che sfiora, Tempo che travolge, Danzanti Affetti, L'amore nelle sue forme e Cangianti riflessi del cuore. Ciascuno di essi raggruppa in modo speculare una serie di dipinti e di brani musicali. Il tempo di cui si parla è di tipo ontologico, espresso da opere barocche pittoriche e musicali che non tengono conto della cronologia ma dell'espressività, in particolare la musica si muove agilmente dal primo barocco al periodo del basso continuo senza tuttavia seguire una linea evolutiva. Una suite di danze stilizzate ai suoi prodromi e in un cui traspare tutta la leggerezza degli effimeri amori di quell'ambiente apre la sezione 'Delicate Passioni'. A fargli da contrappunto visivo vi sono florilegi e nature morte di pittori fiamminghi e di altre nazionalità europee. I brani tratti dalla “Suite in Do maggiore del tredicesimo libro dei pezzi per viola’ sono: Preludio, Capriccio, Allemanda, Sarabanda in rondò Gavotta in rondò. L’autore è Marin Marais, il direttore dei violini del re, la cui brillante vicenda umana alla Corte del Re Sole è ben raccontata ne film “Tutte le mattine del mondo”, dove a fargli da contraltare c’è il suo maestro, il leggendario Monsieur de Sainte Colombe che invece viveva lontano dai protocolli di corte, isolato in un capanno dove Marais andava ad ascoltarlo di nascosto per carpirne i segreti. Nella seconda sezione, ‘Tempo che sfiora, Tempo che travolge’, al delicato stile francese si contrappone il severo stile tedesco di Johannes Hieronymus Karpsberger con le “Toccate IX e X)”dal ‘libro quarto d’intavolatura per chitarrone’’; anche qui sono associati dei dipinti, in particolare quello di un anonimo di Forlì, associato alla Toccata IX ricca di acciaccature e dissonanze, che è diviso verticalmente in due zone, quella superiore a tema floreale quella inferiore con un’ inquietante corda che si scioglie. La terza sezione ‘Danzanti Affetti’ è costituita da una “Ciaccona” di Anonimo con un basso circolare e ripetuto che ricorda origini mediterranee, a questa è abbinata una composizione floreale, anch'essa circolare, di Juan de Arellano. Da notare che si utilizza un topos di basso ostinato frequente nel barocco, usato anche da Claudio Monteverdi nel celebre madrigale dagli ‘Scherzi Musicali’ "Zefiro torna e di soavi accenti", riportato anche come ‘Ciaccona’. Si ritorna poi in Francia con Joseph Bodin de Boismortier con la “Suite in Sol Maggiore” la quale appare più matura e stilizzata rispetto a quella di Marais. Le immagini scelte mantengono un'unità tematica e variata. Con la sezione ‘L’amore nelle sue forme’ ci spostiamo poi a Venezia con Benedetto Marcello di cui ascoltiamo la "Sonata VI per Cello in sol maggiore” arrangiata dallo stesso Maurizio di Chio. Siamo qui nel barocco veneziano più maturo e nei quattro tempi proposti (Adagio, Allegro, Grave, Allegro) riconosciamo gli schemi che nella vicina Austria il teorico Joseph Riepel stava contemporaneamente codificando. Il dipinto speculare a questi brani è forse il più celebre della raccolta: “Il suonatore di liuto” del Caravaggio. Con la sezione dedicata a ‘Le riflessioni del cuore’ ritorniamo a Versailles con Robert de Visée, violista da gamba e maestro di chitarra della corte, allievo del grande chitarrista italiano Francesco Corbetta. Il brano è “Entrée d’Apollon” da ‘Le Triomphe de l’amour’ di Giovambattista Lully del 1699 in cui si coglie il carattere celebrativo della musica del compositore italiano. Per completare la sezione restiamo ancora a Versailles con Antoine Forqueray, insieme con Marais il più importante violista della corte, di cui si ascolta dai ‘Pezzi di Viola e Basso continuo” del 1747’ La Dubreuil” e “La Sainscy’”, dedicati rispettivamente a una poetessa e a un musicista, come era solito fare. Per risposta Jean-Philippe Rameau e François Couperin, di cui si sentono in lui le influenze tutte francesi, gli dedicarono un brano dal titolo ‘La Forqueray’. Un'ultima considerazione di tipo didattico. Come si potrebbero avvicinare i giovani, ormai distanti da tali espressioni artistiche? Sfruttando l'interdisciplinarietà del lavoro si potrebbe attuare una strategia di libero abbinamento tra i dipinti e le musiche proponendoglieli random e separatamente. Lo scopo non sarà ovviamente 'indovinare' l'abbinamento originario ma promuovere una audiovisione attiva e critica. Un disco davvero imperdibile il cui ascolta sveglia sensazioni antiche di quando la musica si faceva a lume di candela, lontano dai frastuoni contemporanei e che mette a fuoco un periodo di transizione per la musica europea in cui si sono lasciate le grandi costruzioni polifoniche strumentali del primo barocco per fare spazio un linguaggio sempre più simmetrico e armonicamente schematico che caratterizzerà il cosiddetto “stile galante”.
Francesco Stumpo
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