Giornalista, scrittore e cantautore di Rovigo, Livio Ferrari è impegnato da decenni sul fronte dei diritti umani e della tutela dei detenuti. Autore del manifesto “No Prison” e di numerosi saggi sulla giustizia e il superamento del sistema carcerario, nel 1988 ha fondato il Centro Francescano di Ascolto, associazione di volontariato sociale che ancora dirige, mentre dal 1997 è direttore responsabile di “Prospettiva Esse”, rivista realizzata con i detenuti del carcere rodigino. Accanto all'attività giornalistica e saggistica, Ferrari coltiva da tempo la scrittura musicale, affidando alla canzone un'altra forma di osservazione dell'essere umano. Dopo “Orologi” (2011) e “Passioni” (2018), torna con “La nostra storia”, album nel quale ha raccolto dodici brani autografi, arrangiati con Alessio Trapella, che esplorano il territorio mutevole dei sentimenti, seguendo le trasformazioni interiori che accompagnano le diverse stagioni della vita. Amore, desiderio, indipendenza, nostalgia e inquietudine sono i fili di una narrazione che si dipana fra slanci e ripensamenti, cercando nei dettagli del vissuto quotidiano le tracce di un'esperienza comune. In questo senso significativa è la scelta del titolo che rimanda alla storia di ognuno che acquista significato quando riesce a incontrare quella degli altri. Registrato tra febbraio e dicembre 2024 presso Controcorrente Studio di Località La Spianata, nel Rodigino, il disco vede Ferrari affiancato da un nutrito gruppo di strumentisti composto dal già citato Alessio Trapella (basso elettrico, contrabbasso, chitarra acustica e piano elettrico), Omar Barbierato (chitarra classica ed elettrica), Michele Boscaro (fisarmonica), Piero Marcello (percussioni), Enea Passarella (batteria), Samuele Seghi (pianoforte) Matteo Toso (chitarra acustica ed elettrica), Gildo Turrilla (violino) e Paolo Garbin (pianoforte in “Ostinazioni”). L’ascolto ci consegna un disco maturo, nel quale la cura delle liriche si accompagna ad arrangiamenti elettroacustici dalla grande varietà timbrica che affondano le radici nella migliore tradizione cantautorale italiana. Ad aprire il disco è la title-track nella quale il cantautore rodigino guarda agli incontri come a occasioni capaci di modificare il corso delle giornate, alle parole e agli sguardi come a elementi che, sedimentandosi nella memoria, finiscono per comporre la colonna sonora della nostra esistenza. Il violino ci introduce, poi, a “Indipendenza” nella quale il racconto assume contorni più definiti. Al centro c'è una donna di quarant'anni che, stanca di una situazione ormai priva di risposte, decide di partire. Non c'è certezza su ciò che la attende, ma la necessità di sottrarsi a una condizione che non le appartiene più prevale sulla paura. L'indipendenza si traduce così nel coraggio di cambiare, liberandosi anche dal senso di colpa che accompagna tante scelte personali. Si prosegue con il climax rock di “Anniversario” che si inserisce nella sequenza come un ulteriore capitolo del percorso affettivo delineato dall'album. Ne “Il lampo negli occhi”, invece, Ferrari affronta apertamente l'attrazione e il conflitto fra desiderio e ragione. Il protagonista viene sorpreso da un sentimento improvviso, comprende che non dovrebbe lasciarsene coinvolgere e tenta di sottrarsi alla tentazione. Il cuore procede per conto proprio, anche quando la mente ha già individuato i rischi. “Ostinazioni” si muove in una dimensione forse più tormentata, segnata dalle difficoltà della comunicazione e dalle resistenze che possono logorare un rapporto. Le immagini del percorso accidentato, delle ferite e dei silenzi rimandano a quella fatica di comprendersi che accompagna le relazioni quando il desiderio di vicinanza si scontra con le incomprensioni. La riflessione si allarga all'esistenza stessa nel rock di “Senso e fatica”, mentre in “Abbaino” la dimensione si fa più introspettiva. Uno spazio appartato, una finestra dalla quale osservare il mondo e le persone senza smarrire la propria partecipazione emotiva. L'immagine del luogo raccolto si presta a evocare una prospettiva interiore, nella quale le esperienze vengono ripensate e acquistano nuovi significati. Con “Frammenti” la memoria si presenta invece come una successione discontinua di episodi e impressioni. Il testo invita a non lasciarsi assorbire completamente dalla fretta e dalle incombenze quotidiane, ricordando che l'esistenza è fatta anche di piccoli gesti, ascolto e attenzione. Il ritmo in levare del reggae colora “Vent'anni” nella quale il cantautore rodigino canta dei sentimenti giovanili, del ricordo delle promesse e delle possibilità immaginate. La strada, il sogno di partire e il desiderio di costruire il proprio futuro convivono con la consapevolezza che il tempo trasforma le persone e le loro aspettative. “Tutto o mai più” è una ballata riflessiva che riporta in primo piano l'intensità del desiderio amoroso, raccontando un sentimento che non accetta facilmente compromessi. Verso il finale arriva “Follia” che prosegue sul confine fra ragione e impulso, evocando la poesia, i ricordi e le trasformazioni che accompagnano gli incontri. Chiude il disco “Inverno” che ci conduce ad una dimensione più intima e chiaroscurale, con la chitarra acustica che avvolge un testo denso di lirismo che si dipana tra ombre e paesaggi interiori, puntellato dagli interventi della fisarmonica. Il tempo sembra rallentare e la memoria torna a interrogare ciò che è stato, senza che questo comporti necessariamente una rinuncia al futuro. L'inverno diventa una stagione dell'anima, un momento nel quale la malinconia può convivere con la ricerca di una serenità possibile. “La nostra storia” è un disco riflessivo che ci ricorda come ogni storia è fatta di contraddizioni e che proprio da queste può nascere una più profonda consapevolezza di sé e degli altri.
Salvatore Esposito
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