Linda Sikhakhane – Linda (Blue Note, 2026)

Il sassofonista e compositore sudafricano Linda Sikhakhane è tornato in studio per registrare otto nuovi brani a due anni di distanza da “iLadi”. A far scattare a molla è stato il pianista e compositore Nduduzo Makhathini: stava ospitando il pianista Cameron Campbell e il fratello e bassista Conway Campbell Jr. e si è proposto a Sikhakhane come produttore di un disco del sassofonista con i due fratelli e il batterista Kabelo Mokhatla come sezione ritmica. Sikhakhane non aveva materiale già pronto: dal suo “archivio” ha selezionato quelli che definisce “bozzetti” compositivi . Quindi, con Makhathini, hanno lavorato per definire una possibile scaletta, ma, anche nella giornata di registrazioni, per lasciare il tutto aperto e flessibile. Secondo Sikhakhane, in studio di resgistrazione “la musica ha avuto la capacità di prendere forma da sola”. A Time Out Durban ha parlato del nuovo album come del progetto più personale realizzato finora: un album omonimo capace di veicolare uno sguardo introspettivo, ripercorrendo luoghi e ricordando persone e tradizioni che hanno influenzato la formazione del sassofonista: “Credo siano brani in cui racconto davvero le mie storie personali. Scavo dentro me stesso e cerco di trasmettere tutto ciò agli ascoltatori”. Pur non partecipando come pianista, Makhathini rinnova così la sua collaborazione con Sikhakhane che nel 2013, da Durban, lo raggiunse a Johannesburg, instaurando un duraturo sodalizio musicale che sfociò presto nell'album “Mother Tongue” (2014) e coinvolse Makhathini in veste di produttore nell’album di debutto del sassofonista “Two Sides, One Mirror” (2017). “Linda” celebra anche la fratellanza: quella di Cameron e Conway Campbell, cresciuti negli Stati Uniti, a Worcester, ma, da anni molto attivi nella musica jazz a New York e dintorni. Ma anche quella fra Linda e il fratello Thabo Sikhakhane, protagonista con la sua tromba di “Uzalo”, scritto insieme a Makhathini: “Rimanda al jazz sudafricano influenzato dai ritmi e melodie delle township: musica che narra discendenza e nuova vita”. Altri quattro ospiti partecipano all’album. Nel brano di apertura, “Days Begin To Sing” (unico titolo in inglese), è la voce di Omagugu a dare corpo alla dimensione spirituale e trascendente di cui sono intrise queste composizioni. In “Ilanga”, il lirismo del rapper Zuluboy rimanda alla ricerca di una luce che possa orientare l’umanità che vive sotto il sole. Memore del suo KwaZulu-Natal, la voce inconfondibile di Ovuyonke ferma il tempo con “Izibusiso”, aprendola alla dimensione corale in cui le generazioni si incontrano, si parlano e, poi, sanno anche lasciare spazio al canto del più giovane, che conclude da solo, a cappella. Se gli ospiti si rivelano preziosi interpreti del cuore musicale dell’album, il quartetto base mostra notevole sintonia e affiatamento, capace di sensibilità reciproca nelle dinamiche e nei cambi di passo e sempre sul pezzo quando si tratta di assecondare i lirici contributi individuali, fin dal toccante secondo brano, “Ubizo”. 


Alessio Surian

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