Festival Ethnos, Paesi Vesuviani/Napoli, 12 settembre - 11 ottobre 2026

Da trentun anni la visione “poetica e politica” del Festival Ethnos ci consegna ricerca, conoscenza di culture musicali e un ascolto approfondito favorito dalla scelta dei spazi preziosi: dimore del Miglio d'Oro, chiese, musei e parchi del territorio vesuviano. Quest'anno il direttore artistico Gigi Di Luca ha firmato venti concerti, dieci dei quali in esclusiva nazionale, – tra cui la serata contest “Ethnos Generazioni” - ospitati in sei comuni (da Napoli alla provincia), , con artisti provenienti da quattordici Paesi. In più, una piccola rassegna cinematografica all’insegna della musica popolare, stage di canto, strumenti e danza, incontri con i musicisti e alcuni itinerari naturalistici. Il tutto a prezzi d’ingresso davvero modici, talvolta quasi simbolici. Un format collaudato qui come altrove in Italia, ma che si distingue per la specificità dei luoghi. Il vostro cronista passerà in rassegna la parte di manifestazione a cui ha potuto assistere, ma va precisato che, per qualità e varietà di proposte, Ethnos si colloca tra i festival di punta della Penisola. Il fragoroso battesimo della rassegna a Villa Bruno (San Giorgio a Cremano, 12 settembre) è stato officiato dalla Džambo Aguševi Orchestra, formazione di ottoni macedone che unisce tradizione bandistica, elementi jazz e funk. Nella preziosa Chiesa di Gesù e Maria (Castellammare di Stabia, 17
settembre), Bronagh Slevin, vocalist e violoncellista irlandese di residenza siciliana, accompagnata da fiati e tabla, si è mossa tra poetica autorialità, classicismo e stilemi popolari irlandesi nel presentare il suo “Rewilding”, album d’incanti in cui si assommano suggestioni, storie, memorie atlantiche che sfociano nel Mar Mediterraneo adottivo. Il secondo set della serata ha visto la cantante catalana Magalí Sare (anche flauto traverso) e il contrabbassista Manel Fortià rompere i confini stilistici: Magalí ha una voce duttile e agile, mentre Manel l’asseconda e tesse vibranti trame ritmiche e melodiche. I due si scambiano di ruolo, giocano, improvvisano attraversando geografie sonore iberiche (dal flamenco alla Catalogna al Portogallo), jazz e latino-americane, toccando anche il repertorio lirico italiano. Per dovere di cronaca segnaliamo anche il dj set di Sangennaro Bar, che ha aperto la serata inaugurale, e i concerti di Alba Carmona e Josuè Guerrero, Gregory Dargent, Mariaa Siga, Underoof e Agricantus, a cui non abbiamo partecipato, ma che non hanno deluso le attese. Nota di merito, sabato 19 settembre, ancora a Villa Bruno, per la guatemalteca Sara Curruchich, che ha portato sul palco la sua fierezza di “mujer indígena” cantora e attivista; con una all-women band (Karla Molkovich a basso e cori, Sandra Moreno a marimba e cori e Moty a batteria e cori) suona canzoni folk dal piglio rockeggiante e reggae che fa pensare e ballare, perché dice Sara: “non si combatte il capitalismo con un corpo triste”. Nelle sue canzoni unisce il kaqchikel, la sua lingua nativa, e lo spagnolo per raccontare la cultura, la memoria e la resistenza del suo popolo. Il giorno successivo è toccato alla collaudatissima band dell’ottuagenario Eliades Ochoa, leggenda della musica cubana. La fama di “Buena Vista” ha mobilitato il pubblico delle grandi occasioni (sold-out e gran fila di pubblico rimasto fuori ai cancelli) per una tiratissima serata festiva all’insegna di son, bolero e guajira. La settimana napoletana, ospitata nella magnifica chiesa barocca di Santa Maria Donnalbina, ha offerto un flusso sonoro avvincente dal 24 al 27
settembre. Si è partiti con il Medioevo degli Enerbia, guidati da Maddalena Scagnelli (voce e salterio), dediti alla valorizzazione dei repertori musicali del crocevia appenninico nord-occidentale. Nel loro “Ardore et Alegranza”, la formazione del piacentino con Enea Sorini (voce, salterio e percussioni), Carlo Gandolfi (piva emiliana, müsa, flauti e piffero) e Anna Perotti (voce), ha presentato un dotto programma, portato con immediatezza e accessibilità, di laudi, antifone e danze tratte dall’Antifonario del Monastero di Bobbio e dal Laudario di Cortona, i cui testi sono dedicati alla figura della Vergine e a San Francesco. A seguire Maria Mazzotta, accompagnata dalla notevole fisarmonica di Antonino De Luca, ha ripreso i brani del suo primo album, “Amoreamaro”. È un canto vitale, visceralmente raffinato, per la capacità della cantante, autrice e interprete salentina di entrare nella profondità del canto (un repertorio di pizziche, stornelli, serenate e stelle luminose della tradizione, da Gabriella Ferri a Rosa Balestreri, da Roberto De Simone a Domenico Modugno), vissuto con drammaticità, gioia e pathos. Un altro dei concerti che toccano lo zenit emozionale è stato quello delle Dal:um il giorno successivo, preceduto dall’esibizione di Zerofolk, duo vincitore del Premio Cesa/Folkest,
che fa incontrare l'Abruzzo con gighe irlandesi, saltarelli, baião e chôro. La coppia coreana attinge alla tradizione nazionale delle cetre gayageum (Ha Suyean) e geomungo (Hwang Hyeyoung); le due strumentiste, attraverso tecniche tradizionali e innovazioni stilistiche, esaltano il suono naturale dei due strumenti, pizzicati, sfregati e percossi con passaggi placidi, spaziosi o incisivi. Sabato 26, altro concerto di enorme levatura tecnica ed emotiva con il setar dell’iraniano-canadese Kiya Tabassian e gli strumenti del quartetto Constantinople (kemençe, qanun e tamburi a cornice e a calice e drum kit) che hanno dialogato con la potenza scenica della cantante belga-tunisina Ghalia Benali, tessendo una peregrinazione spirituale transculturale sulle orme della poetica di Rumi, con testi persiani e arabi. Domenica 27 è andato in scena Gala i Ovidio, interessante progetto sperimentale ma dalla postura un po’ algida, concepito dal duo musicale formato da Aida Tarrío (voce delle Tanxugueiras) e Raül Refree (live electronics, synth e chitarra), in cui la voce fluttuante della galiziana, sospesa tra tradizione e pop, si veste dell'avvolgente presenza elettronica del produttore catalano. La sezione ottobrina di Ethnos ha visto protagonisti alle falde del Vesuvio il duo Assurd e il Nubras Ensemble, quest’ ultimo vincitore dell'edizione 2025 di Ethnos Generazioni. La presente edizione
del contest ha visto sul palco delle Fonderie di Villa Bruno, il 10 ottobre, cinque progetti in cui voci e strumenti — acustici, elettrici o estesi con l'uso dell'elettronica – hanno mostrato una straordinaria ricchezza di proposte, su cui la giuria di addetti ai lavori si è confrontata a lungo prima di decretare il vincitore assoluto. Il duo sperimentale Moola (dilruba, elettronica e chitarra), il pop-rock a venature percussive carioca dell'italo-brasiliana Sirlene, la ritualità vocal-elettronica di Curanime, la canzone d'autore dai profumi popolari di Angelica Perri e l'assalto di corde (tembur, percussioni e chitarre) del trio AbdoBudaMarconi hanno offerto un magnifico spaccato di musica, eseguendo brani come “Oltremura”, il classico balcanico “Ajde Jano” che assume sfumature jazz e latine, e infine “Dere Sore”, un brano tradizionale curdo alimentato da innesti flamencati che assume una prolusione ritmica incalzante, diretta verso il Mediterraneo. Appuntamento per il 2027 con Ethnos, presidio insostituibile, cricevia di culture, porta aperta su ampi orizzonti musicali. www.festivalethnos.it 


Ciro De Rosa

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