Charlie & Rowan Piggot – Low Lights (Scribe Records, 2026)

“Low Lights” è il secondo album di Charlie e Rowan Piggot, uscito a marzo 2026. Lungi dall'essere un progetto autocelebrativo di una leggenda del calibro di Charlie Piggot, e ancor meno una copia di “The Trip We Took Over the Mountain”, il disco possiede, nonostante la sua estrema essenzialità o forse proprio in virtù di essa, una fortissima identità e un valore tutt'altro che trascurabile sotto molteplici aspetti. Rispetto al progetto precedente, che consiglio vivamente di recuperare, “Low Lights” respira di più e affronta la musica meno di petto. Il fulcro si sposta così da un fraseggio esuberante e impetuoso a una dimensione musicale più ferma, quasi piacevolmente austera, ma non per questo meno coinvolgente. È un lavoro che si prende il suo tempo e che, nell'epoca del cotto e mangiato, sceglie di sottrarsi alla fretta. È il racconto di un dialogo, di una complicità atavica tra padre e figlio; forse anche il capitolo di una cerimonia di passaggio, la consegna di un testimone. Le possibilità interpretative non mancano. L’intreccio dei due strumenti trasmette rispetto, sostegno e cura reciproci, rivelandosi un balsamo per chi ascolta. Mi arrogo il diritto di definire “Low Lights” un progetto musicale necessario, tanto sul piano della tradizione quanto in senso assoluto. Il disco trova le proprie fondamenta nella condivisione e nella profonda comprensione dei materiali sonori: elementi che dovrebbero essere alla base di ogni rapporto con la tradizione, ma che troppo spesso si tendono a perdere di vista. Al tempo stesso, la musica si sviluppa con pacatezza, secondo un andamento raccolto e riposante, come la luce di una candela, privilegiando la sottrazione all'accumulo. Perle assolute del disco sono il primo set di reel, “Splendid Isolation / The Meadow”, e quello di gighe, “The Orphan / Fahys”. Entrambi sono resi in maniera francescana, ma tutt'altro che scarna. È proprio la semplicità, infatti, a permettere di assaporarli in una dimensione quasi intima, persino un po' perversa, se vogliamo. Charlie Piggot si riconferma in queste tracce più che mai immenso. Nelle gighe, in particolare, il fraseggio non concede spazio a svolazzi baroccheggianti, ma non lascia scampo nemmeno a chi ascolta, che finisce per ritrovarsi irrimediabilmente invischiato nella trama musicale. Anche “The Mountain Streams” è indubbiamente frutto di un momento di grande grazia, che si riversa senza chiedere permesso sull’ascoltatore inerme. Lasciatevi investire, perché ne vale assolutamente la pena. Notevole il lavoro sulle armonie e sulle dissonanze, in cui la voce di Rowan Piggot interagisce quasi per simpatia con gli strumenti che la accompagnano, instaurando un dialogo organico e spontaneo, come se voce e strumenti rispondessero a un'unica, misteriosa sollecitazione. Un esempio da manuale di less is more. rowanfolk.bandcamp.com/album/low-lights 


Jacopo Dentice

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