Dalla Bretagna arrivano due album di segno diverso ma entrambi degni d’attenzione. L’organettista Tangi Le Gall-Carré ha alle spalle un lungo percorso artistico con il gruppo Startijenn, con il chitarrista Erwan Moal e come solista; è una figura nota nel circuito della festoù-noz e ha partecipato allo spettacolo “War Hent Youenn Gwernig”, dedicato al celebre scrittore, poeta, musicista e cantante bretone. Qui si presenta in duo con la sua partner di vita, la cantante e attrice Typhaine Corre.
Fin dal titolo, “Gouloù mil steredenn” (La luce di mille stelle) – pubblicato da Paker Prod sul finire del 2025 –, si comprende come il lavoro poggi su solide fondamenta nella lingua bretone. In questo idioma sono infatti interpretate dodici composizioni: otto portano la firma della poetessa Naïg Rozmor (1923-2015) e quattro sono versi di Herve Ar Gall (1952), padre di Tangi, musicati dallo stesso Tangi. Quest'ultimo firma anche lo strumentale “Vals Milig”, un omaggio al figlioletto. Al disco collaborano musicisti di grande spessore: Jack Titley (mandolino e banjo), Julien Stévenin (basso), Jérôme Kerihuel (batteria e percussioni), arricchiti dalle voci di Gwenn An Dreo, Justine Morvan e Perynn Bleunven.
Al centro dell'opera spiccano sentimenti profondi, storie d’emancipazione e di rivendicazione dei diritti delle donne, raccontate attraverso storiche figure femminili bretoni di grande temperamento. Tra queste troviamo la brigantessa settecentesca Marion du Faouët (“Rouanez al laeron”), la sirena del folklore bretone (“Mari Vorgan”), Joséphine Pencalet e la lotta delle operaie della lavorazione delle sardine di Douarnenez (“Fulor Ruz”), o ancora Jeanne Malivel, pittrice e cofondatrice del movimento dei Seiz Breur (“Plac’h an Arz-Nevez”), fino a una fabbricante di setacci (“La Tamisier”). Sostenute da arrangiamenti mai soverchianti e da sfumature che si muovono agevolmente tra jazz, pop, folk, musette, chanson, country e blues, le atmosfere si mantengono vivaci e fresche: dall’iniziale “Nec’hamant”, passando per “Promesaou”, “Fo” e “An disgalvier”, fino alla conclusiva e più tensiva “Da viken”.
Dalla meritoria AEPEM – associazione culturale di promozione musicale, studio e didattica nonché label rivolta alla documentazione e alla diffusione della musica tradizionale francese – arriva invece il debutto in duo di musicisti dalla solida formazione musicale: Jeanne Lemoine (fisarmoniche, voce, pianoforte, jâze e campanelli), originaria dell’Ille-et-Vilaine, e Cyril Couchoux (banjo, viola, voce, basso, campanelli e altri effetti), originario di Saint-Étienne ma di residenza bretone. “Souvenir de la kermesse” propone un ampio ventaglio di musiche da ballo attraverso quattordici tracce organizzate in medley perlopiù tradizionali, con undici brani attestati nell’Alta Bretagna e cinque provenienti da altre regioni dell’Esagono (Poitou, Alvernia, Velay e Vivarais). A questi si aggiungono due brani composti da Lemoine su moduli popolari, la magnifica ridée (“Mon père et ma mère”) e l’hanter dro ("Maitié d’rond"), oltre a un branle seicentesco (“Ce sont les marins de Redon”) suonato come bal paludier. Si volteggia a tempo di valzer, marce, scottish, avant-deux, rond, moulinet, pilée menue e polka piquée. Emergono in modo netto bella intesa, interessanti accostamenti timbrici, arrangiamenti efficaci e una schiettezza interpretativa che conferiscono grande compattezza espressiva all'intero lavoro, pensato tanto per il movimento quanto per l’ascolto.
Oltre alle due composizioni originali già citate, si segnalano il rond de Saint-Vincent “Au Pied du Chêne”, la canzone “J’ai travaillé pendant six ans”, la title track di chiusura in cui è ospite la violinista Coline Genet, e due scottish proposte sotto il titolo di “Et Pourquoi m’embrasses-tu?”: una dal sud-est francese e l’altra dalla Bretagna, da Saint-Malo, come a dire: dalla montagna al mare.
Ciro De Rosa
Tags:
Europa

