Come sussurra un canyon? È una delle domande cui prova a rispondere l’ultimo album prodotto da Ian Brennan con un lavoro, come al solito, registrato ben lontano dalle arterie princiapli, questa volta nel nord-est dello Utah, a circa 240 chilometri a est di Salt Lake City. Qui si trova la riserva “indiana” di Uintah e Ouray, lungo il bacino superiore del fiume Colorado. Vi è stata confinata la popolazione degli Ute, composta da tre gruppi principali: Uintah, White River e Uncompahgre. Gli Ute Utes hanno vissuto oltre 10.000 anni nella regione Great Basin che comprende la maggior parte del Nevada e dell’Utah e parti di California, Idaho, Oregon e Wyoming. Dal 3000 al 500 a. C. il loro riferimento fu il fiume Gila, in Arizona. Furono forse la prima popolazione a coinciare a catturare e cavalcare un branco di cavalli sfuggito all’esercito spagnolo. Un tempo, queste popolazioni abitavano un'area che si estendeva dal Wasatch Front fino al Colorado Front Range, dall'attuale Salt Lake City a Denver. Gli Uintah sono la “First Nation” di quello che oggi è conosciuto come lo Stato dello Utah: vivono in quest'area da tempo immemorabile.
La riserva di Uintah e Ouray è la seconda degli Stati Uniti per estensione, con una superficie di oltre 1,8 milioni di ettari. In questa zona, nel 1914 (a Whiterocks) e nel 1916 (a Fort Duchesne), con il sostegno del Bureau of American Ethnology, Frances Densmore registrò 114 brani che sono conservati oggi negli archivi della Library of Congress nel settore American Folk Song. Coinvolse 25 cantanti delle popolazioni Uinta e del White River. In un tentativo di preservare e divulgare i canti e le danze più antiche e rappresentative della storia locale, dieci di loro, per un totale di 14 canzoni e danze, vennero inclusi nel 1922 nell’album “Northern Ute Music”, comprese danze dell’orso, al sole, per ottenere tabacco e danze collettive e di cura. A ottant’anni di distanza, a gennaio del 2002, due gruppi di cantanti del lato meridionale della riserva – nella Southern Ute Reservation at Ignacio – Colorado – e nella White Mesa – Utah) hanno registrato dodici brani che offrivano potenti versioni diverse di 3 tipi di canzoni dedidate all’orso, al sole e al combattimento nelle aree settentrionali. Nel frattempo, nel 1984, gli Ute avevano di chiarato l’Ute come lingua ufficiale della riserva: appartiene alla famiglia linguistica Uto-Azteca. Nondimeno, il loro bollettino e i social media rimangono in inglese.
Oggi gli Ute sono quasi 4.000 persone; la maggior parte di loro vivono entro i confini della riserva che purtroppo è soggetta a frequenti siccità. Le previsioni quanto a ulteriori cambiamenti climatici destano preoccupazione per il futuro sostentamento e la salute della regione. Le terre “tribali” soffrono a causa dei frequenti cicli di siccità che riducono le risorse idriche disponibili, soprattutto perché non sono stati sviluppati sistemi di stoccaggio idrico. Prima dell'istituzione della riserva, gli antenati degli Ute utilizzavano l'acqua per tutti gli scopi necessari al sostentamento della loro vita nomade basata sulla caccia e la raccolta. In particolare, attribuivano grande valore alle aree di habitat faunistico, i terreni di caccia e pesca; i corsi d'acqua e le sorgenti naturali svolgevano un ruolo importante nelle pratiche religiose e culturali. L'irrigazione è praticata dagli Ute da molti anni, fin dalla creazione delle riserve di Uintah Valley e Uncompahgre. Ogni anno gli Uintah Ute organizzano due raduni di danza: la Sun Dance estiva e la Bear Dance primaverile.
Ian Brennan è entrato in contatto, in particolare, con AJ Kanip che con gli zii di suo cugino fondò il gruppo Red Spirit Singers nel 1988. Nelle sue parole di Brennan “pur suonando senza ricorrere all’elettricità, sono il gruppo più rumoroso che abbia mai registrato. Tredici cantanti, dieci percussionisti. La maggior parte dei brani viene cantata attorno a un tamburo di grandi dimensioni, percosso collettivamente. In altri suonavano su un ondulato di cartone lungo oltre due metri. Concludevano ogni esibizione suonando il proprio tamburello a mano". Oggi la loro visione è portata avanti da familiari di seconda e terza generazione, come il nipote di AJ, Joseph Kanip, 30 anni, raffigurato in copertina e interprete dell'unico brano solista, quello che chiude l’album ("Alone") prima della bonus track “Left Awaiting” in cui Brennan esplora combinazioni di suoni percussivi.
Gli undici brani (fra i 90 secondi e I cinque minuti) alternano canti a capella, come “Life Must Go On” (con una strofa in inglese), ad altri di impronta antica – dall’infiammata “Bear Dance” alla solenne e tranquilla “Southern Rock” - a composizioni più recenti legati alle vicende colletive, “Veteran Song”, e individuali, “Meet Me at the Ute Petroleum”, sempre trascinate dal fulcro percussivo dei tamburi che permettono di stendere strati vocali ad altezze diversificate, a tratti eccezionalmente acute.
Per AJ: "Cantare è un privilegio. Non tutti sanno cantare, ovunque si trovino sulla Terra. Sono poche le persone che riescono davvero a sollevare gli animi e a far divertire gli altri. Questo è ciò che ci hanno insegnato e di cui ci hanno fatto sentire parte i nostri anziani, ed è cosìo che abbiamo imparato a cantare le canzoni della nostra cultura."
Una cultura che nasce dall’ascolto, come testimonia l’apertura dell’album, affidata ai suggestivi timbri e dinamiche di “Whispering Canyon”, ecologie sonore di vento, pietra e acqua, riprodotte vocalmente. canyonrecords.bandcamp.com/album/utes-traditional-ute-songs
Alessio Surian
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