Roccella Jazz Festival - Rumori Mediterranei, Roccella Jonica (Rc), 29 - 31 agosto 2026

In questa complessa “battaglia del tempo”, l'ascoltatore viene proiettato in territori capaci di sovvertire ogni rigidità cronologica. È così che capolavori distanti secoli tra loro si fondono: le melodie di “Norwegian Wood” dei Beatles e la trascinante energia di “Stayin' Alive” dei Bee Gees si smaterializzano, rivestendosi di arrangiamenti medievali per rinascere in una veste del tutto inedita e sorprendente. Sul palco, la riuscita alchimia del progetto prende vita grazie a un ensemble d'eccezione che vede Daniele Sepe ai sassofoni, affiancato da Emilia Zamuner, voce; Alessandro Morlando, chitarre; Paolo Zamuner, tastiere; Gianluca Capurro, basso; Massimo Del Pezzo, batteria; Goffredo Degli Esposti, flauto traverso, flauto, tamburo, flauto doppio e cornamusa; Patrizia Bovi, canto, arpa e buccina; Gabriele Russo, nyckelharpa e buccina; Giovannangelo De Gennaro, canto e viella; Gabriele Miracle, tamburello, tammorra, darbukka, bendir, riqq e castagnette. I musicisti chiudono la serata con una divertente versione di “Vino generoso”, brano tratto dai Carmina Burana, accompagnati dalla divertita e calorosa partecipazione di tutto il pubblico. Seconda serata con i Sunbörn: il sestetto danese di Copenaghen è divenuto nel tempo un punto di riferimento per la musica nordeuropea. Influenze globali caratterizzano la loro produzione, dove le fredde linee armoniche scandinave si intrecciano con il calore travolgente del sud del mondo. Il loro approccio alle sonorità africane passa attraverso il viaggio, ideale per meglio assimilarne in un atto di sinestesia odori, colori, suoni, e soprattutto la fisicità del ritmo. La loro esibizione è caratterizzata da una miscela sonora in cui i fiati si fanno voce narrante, muovendosi tra l'Afrobeat, con un chiaro riferimento alle polifonie ipnotiche di Fela Kuti e il jazz contemporaneo di stampo nordeuropeo. Un attimo di tregua arriva con il brano “Echoes”: l'arpeggio della chitarra stende un tappeto sonoro che, in un'atmosfera meditativa, introduce la sezione dei fiati
regalando un senso di isolamento e introspezione. Il brano è il cuore emotivo della loro produzione e, come dichiarato dalla band, “ruota attorno all'idea che tutti gli esseri umani nascono sotto lo stesso sole e sono connessi”. Come spesso accade nei concerti, anche i Sunbörn rompono la quarta parete e concludono la loro esibizione in mezzo al pubblico, che si congeda da loro con un lungo applauso. Karima chiude la seconda serata al Teatro al Castello con il suo progetto “Soulville”. Sebbene il suo debutto sulla scena nazionale risalga a oltre vent'anni fa, Karima si può considerare una voce nuova per il jazz vocale. Il suo repertorio è un viaggio cronologico nella black music del '900. Un percorso ordinato nel tempo che parte dai canti spiritual e dal gospel, attraversa il jazz dei club fumosi degli anni '30 e '40, fino alle rivoluzioni soul e R&B degli anni '60 e '70. Per l'occasione, Karima è affiancata da musicisti di grande esperienza: Diego Borotti al sax tenore e clarinetto, Alberto Marsico all'organo Hammond ed Enrico Morello alla batteria.  L'organo Hammond, uno strumento iconico che sempre meno si vede nei concerti e che ha definito il sound del progressive degli anni '70, avvolge la voce della cantante in un'atmosfera retrò. In questo viaggio ci propone anche brani del repertorio di Etta James, altra icona della musica soul, blues e jazz, e una versione accattivante di “My Girl”, brano dei The Temptations incisa anche da Otis Redding con la quale si congeda dal pubblico in un'atmosfera puramente soul. Terzo e ultimo appuntamento per "Rumori Mediterranei", in una serata che ha registrato il tutto esaurito. La prima esibizione ha visto sul palco un nome che è una garanzia per usare un celebre slogan del passato: gli Aires Tango con Javier Girotto, già applaudito ospite del festival roccellese. Il quartetto,
attivo da oltre trent'anni, unisce le radici argentine alle modalità espressive dell'improvvisazione jazzistica. La collaudata formazione vede oltre al leader ai sassofoni, una robusta sezione ritmica: Marco Siniscalco al basso elettrico, Alessandro Gwis al pianoforte e Francesco De Rubeis alla batteria. Esplorando un repertorio ricco di calde sonorità sudamericane, la band ha dato spazio a “Malvinas”, una composizione dal profondo valore antimilitarista. In questo pezzo, sorretto da una sezione ritmica che si fa vero cuore pulsante ed evoca una spietata macchina bellica, il sax soprano di Girotto compie le sue incursioni più drammatiche, trasformando lo strumento in una voce umana. Il concerto ha toccato il suo momento emotivamente più intenso con l'esecuzione di "Children’s War", un brano che richiama perfettamente il titolo della rassegna "The Kids aren’t alright". A introdurlo sono state le parole dello stesso Girotto, che ha ricordato al pubblico: “Nel mondo ci sono troppe guerre, e il prezzo più alto lo pagano sempre i bambini. Ho scritto questo brano immaginando una guerra fatta dai bimbi per gioco, che non fa male a nessuno e serve solo a divertirsi”. Con questo brano gli Aires Tango chiudono la loro esibizione tra i lunghi applausi del pubblico. A seguire il concerto più atteso, "Sempre più profondo è il mare" è un sentito tributo a Lucio Dalla, incentrato su uno dei suoi dischi più rappresentativi: il primo, storico album in cui l'artista bolognese ha firmato sia i testi sia le musiche.  Il set, senza dubbio il più atteso del festival, ha visto come protagonisti l'istrionico cantautore calabrese Brunori Sas, chitarra e voce, e uno dei più rappresentativi sassofonisti europei, Stefano Di Battista, ad affiancarli affiancati sul palco
c'era la RoccellArkestra, ensemble orchestrale residente della rassegna e fucina di talenti e polistrumentisti calabresi. Per l'occasione la formazione era composta da: Antonio Chiodo al basso elettrico, Claudia Vaccaro, al flauto, Camilla Vaccaro, al clarinetto, Giuseppe Rotella, all'oboe, Rosario Levato al corno francese, Giovanni Azzinnari al violino, Donatello Dattoma al pianoforte e Giovanni Russo al fagotto. Il direttore artistico Mirko Onofrio, al flauto, vibrafono, cori e air synth, ha curato anche gli arrangiamenti dello spettacolo. Insieme all'orchestra, i due artisti restituiscono l'urgenza emotiva dei testi di Dalla, richiamando l'atmosfera intima di un album che, oggi come allora, affronta i temi della socialità, del senso di isolamento e di emarginazione. Emerge soprattutto la forza come sottolineato dallo stesso Brunori “di un'opera capace di rimanere attualissima: un disco universale che racconta l'umanità marginale”. È così che, tra un'intervista e l'altra condotta sul palco da Mirko Onofrio a Brunori e a un Di Battista decisamente più desideroso di suonare che di parlare, scorrono via le note di capolavori come "Corso Buenos Aires", “Come è profondo il mare" Quale allegria" e "Il cucciolo Alfredo", un brano al quale Brunori è particolarmente legato perché parla delle periferie e in qualche modo si riconosce essendo anche lui “periferico” fuori da ogni meccanismo di omologazione. Chiude il concerto con dei brani suoi, “L'albero delle noci”, “Canzone contro la paura”, un invito a guardare il mondo con gli occhi dell'amore. Con questo auspicio si conclude l'edizione 2026 del festival “Rumori Mediterranei” che ha sigillato il successo da tutto esaurito. Anche quest'anno il festival è riuscito a trasformare la musica jazz in un promemoria sociale.  Ad affiancarli sul palco c'era la RoccellArkestra, ensemble orchestrale residente della rassegna e fucina di talenti e polistrumentisti calabresi. Il direttore artistico Mirko Onofrio, impegnato a flauti, vibrafono, cori e air synth, ha curato anche gli arrangiamenti dello spettacolo. 


Nicola Coniglio

Foto e video Giuseppe Franco (1-4), Pino Curtale (5-6)

Roccella Jazz Festival - Rumori Mediterranei: Gli eventi collaterali
All’ interno del quarantaseiesimo Roccella Jazz Festival, molto preziosi e interessanti sono stati gli eventi pomeridiani che, se da una parte si sono svolti in un clima meteorologico molto accaldato, dall’altra hanno avuto un’ambientazione logistica di grande suggestione. La prima parte di ognuna delle tre giornate denominata “Talking about jazz” ha trattato presentazioni di libri con incursioni musicali nella location dell’antico Ex Convento dei Minimi, nelle prime due giornate e Piazza Borgo nella terza.  A questa prima parte è seguita “Roccella Jazz exeperience”, un’attività che consisteva nell’unire un concerto jazz ad una degustazione di prodotti enogastronomici del territorio. Il primo giorno, il 29, è stato presentato “S/Doganando”, il catalogo delle opere di Enzo Niutta, presente all’evento così come la mostra delle sue opere all’interno del Convento dei Minimi.  Il titolo dell’evento prende spunto da Griffy, il bottaio di “Spoon River” di Edgar lee Masters, ovvero dalle doghe della botte di quel metaforico bottaio che le ha trasformate prima in botte e poi in vino aromatizzato dal legno. La metafora sta nel passaggio obbligato e momentaneo tra passato e futuro, tra terre e uomini. Nell’opera di Niutta l’uomo è, si imprigionato nella botte come nella Repubblica platonica, da dove non può sollevarsi oltre l'orlo e vedere il mondo, ma ha forse la speranza di poterne uscire. D’altra parte, lo stesso titolo ci indica che l’arte può ‘sconfinare’ e l’opera di Niutta diventa così sia da guardare, sia da suonare in un felice incontro tra immaginario e acustinario. Il secondo libro presentato dallo stesso autore, l’insigne musicologo milanese Luca Cerchiari, è stato “Miles Davis: dal Be-Bop all’Hip Hop” (Feltrinelli 2025), in occasione del centenario della nascita del grande genio. Nell’esposizione l’autore ha riproposto le tappe più significative del lungo e vario percorso dell’artista sottolineandone l’aspetto cool e lirico. Lo ha fatto attraverso un puntuale ascolto degli snodi topici, tracciando la figura di Davis nelle molte fasi storiche del jazz che ha vissuto senza mai fermarsi e che a volte ha voluto riscattare, anche con ostentazione, la differenza di colore della sua pelle per cui ha ingiustamente pagato in passato. Nella sua
lucia introduzione Giuseppe Rossi ha messo in evidenza come il senso del divenire del tempo nel jazz e di Davis in particolare, diventa ontologico nel momento in cui trasforma lo stato dell'essere aristotelico nel divenire platonico; ovvero il tempo fisico e relativo di Einstein, diventa la durata bergsoniana, si potrebbe dire. A seguire si è svolto l’evento ‘Jazz Di-vino ‘ presso le Cantine Lavorata con degustazioni e il concerto “Days of wine and roses” di Francesco Riolo (pianoforte) e Diego Costanzo (Sax). Il secondo giorno, il 30, c’è stata la presentazione del libro “Roccella Jazz Memorie di un Festival. Lettera aperta a Vincenzo Staiano” di Mirko Onofrio appena pubblicata da Le Pecore Nere nella collana Fonicottero che sono entrambi intervenuti. Un’opera ormai necessaria poiché storicizza il longevo evento, scritta appassionatamente e con chiarezza espositiva come ha rilevato la direttrice della casa editrice; l’attuale direttore artistico di Roccella Jazz, si rivolge in forma epistolare al compianto ex direttore artistico Vincenzo Staiano ricostruendo la storia del Festival che in 46 edizioni ha raggiunto una notorietà internazionale. Momenti emotivamente coinvolgenti sono stati gli interventi musicali di Danilo Guido (Sax) e Francesco Di Lieto (Pianoforte) che hanno eseguito musiche dello stesso Onofrio, i cui spartiti sono contenuti nel libro e fruibili attraverso un QR code. Particolarmente commovente è stato il brano dedicato a Vincenzo Staiano.  In seguito, ci si è spostati presso il Castello Carafa per l’evento “Storia in jazz” costituito da una visita guidata con degustazioni e il concerto di Domenico Rizzuto, tromba e live electronics. Il giorno finale, il 31, la musica ha riempito i muri della storica e suggestiva Piazza Borgo col la presentazione-concerto del disco “Animali in libertà” (Ionian Sounds Record, 2026) di Alessandro Castriota Scanderbeg. Animali in libertà è una metafora del non imprigionamento dell’emotività nell’essere umano, molto apprezzata e sottolineata da Giuseppe Rossi. I testi dei brani di Scanderbeg sono evocazioni di sentimenti piuttosto che strutture narrative, anche se si rifanno a volte alle antiche tradizioni letterarie epiche dell’Antica Grecia. I compagni di viaggio del live, oltre all’eclettico Scanderbeg al pianoforte, sono stati i bravissimi Raul Gagliardi alla chitarra, Carlo Cimino al contrabbasso, Maurizio Mirabelli alla batteria, una formazione molto affiatata con nome di ‘Amanita’ che ha al suo attivo tre CD. Nella musica c' è una commistione tra tradizione cantautorale, melodismo partenopeo e armonie Beb-Bop. Interessante anche la curvatura teatrale del lavoro, specialmente in brani come “Il funambolo”.  

Francesco Stumpo

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