Roccella Jazz Festival - Rumori Mediterranei, Roccella Jonica (Rc), 29 - 31 agosto 2026

Roccella Jazz Festival - Rumori Mediterranei di Roccella Jonica è uno dei festival più prestigiosi del panorama jazz internazionale. Nel corso delle sue passate stagioni il festival si è distinto per essere un vero e proprio laboratorio culturale capace di legare la musica alle grandi tematiche storiche e sociali del nostro tempo. La nuova direzione artistica di Mirko Onofrio raccoglie questa eredità, e la orienta verso il futuro. “The Kids Aren't Alright” è il titolo proposto per questa quarantaseiesima edizione: un chiaro richiamo al famoso brano dei The Who “The Kids are Alright”, che qui si inverte di segno, trasformandosi in “ I ragazzi non stanno bene”. Così il festival diventa spazio di riflessione sulle fragilità del nostro tempo, ma soprattutto sul disagio delle nuove generazioni. La musica si conferma, quindi, uno strumento potente per il benessere psicologico, in grado di rafforzare il senso di appartenenza e di condivisione, allontanando i sentimenti di solitudine e alienazione. Ad aprire la rassegna è l'Eleonora Strino Quartet: con la leader alla chitarra e voce, Giulio Corini al contrabbasso, Claudio Vignali al pianoforte e Zeno De Rossi alla batteria. La talentuosa chitarrista napoletana ha presentato a Roccella il suo nuovo progetto discografico: “Matilde”. Questo suo secondo album segna una svolta nella sua carriera e si allontana da “I Got Strings”, disco d'esordio che rappresentava una manifestazione d'affetto verso la tradizione jazz. In questo primo lavoro Strino interpreta pezzi storici come “I Let a Song Go Out of My Heart” di Duke Ellington, “Il Postino”, celebre tema cinematografico dell'omonimo film con Massimo Troisi, e “I Got Rhythm” di George Gershwin. La sua musica è una perfetta sintesi delle influenze dei grandi esponenti della chitarra jazz: dall'approccio intimistico di Jim Hall alla fluidità del
fraseggio bebop di Barney Kessel, fino al groove di Wes Montgomery e George Benson. Al contempo, la sua sei corde si fa voce narrante dell'universo femminile, che diventa il cuore pulsante della sua poetica recente. Ne è un esempio “La campana di vetro”, brano ispirato – come racconta lei stessa – all'omonimo romanzo di Sylvia Plath. Il pezzo rappresenta la sensazione soffocante di essere intrappolati sotto un vetro trasparente che distorce i suoni del mondo; la tensione armonica e l'uso espressivo dei silenzi ci restituiscono perfettamente questa immagine. Un altro brano dal forte legame femminile è la stessa “Matilde”, che dà il nome all'album: ispirata a un quadro di suo padre, la composizione raffigura una donna che danza nuda nel vento con un foulard tra i capelli, simbolo di libertà. A chiudere idealmente questo viaggio nell'universo femminile vi è poi “Alfonsina y el mar”, una commovente e struggente reinterpretazione che rende omaggio alla poetessa argentina Alfonsina Storni, una delle figure letterarie più importanti e rivoluzionarie dell'America Latina. Cambiano radicalmente le atmosfere per il progetto che chiude la prima serata: “Kronomakia”, un'affascinante avventura sonora che unisce l'Ensemble Micrologus e il sassofonista partenopeo Daniele Sepe in un incontro ravvicinato tra epoche musicali distanti. Con l'abbattimento delle barriere cronologiche, il progetto, nato oltre vent'anni fa, esplora i punti di contatto tra il mondo medievale e l'improvvisazione jazzistica che, nonostante appartengano a codici spazio-temporali diversi, condividono una forte componente di energia pulsante e una grande libertà espressiva.

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