Mahan Mirarab | Kian Soltani | Lars Danielsson | Golnar Shahyar – Unspoken (ACT Music, 2026)

Il titolo “Unspoken” – “l’inespresso, il non detto” – è la chiave di lettura dell’intero disco. L’album nasce come una riflessione intima sulla nostra vulnerabilità: parla della perdita, sia personale che collettiva, ma celebra anche la forza di rialzarsi. Cresciuto a Teheran sfidando i severi divieti del regime iraniano, Mahan Mirarab ascoltava il jazz e il rock progressivo, trascriveva di nascosto gli assoli di Chick Corea e George Benson. Un rischio enorme, in un’epoca in cui il semplice possesso di una musicassetta poteva costare il carcere. La svolta arriva grazie alla sua cover band dei Weather Report: esibendosi nelle ambasciate, Mirarab cattura l’attenzione del diplomatico austriaco a Teheran. Grande appassionato di Joe Zawinul, l’ambasciatore decide di aiutarlo a lasciare il paese per inseguire la sua libertà artistica. È il 2009 quando il chitarrista approda a Vienna, la città che da allora è diventata la sua casa e la sua base creativa. Il trasferimento a Vienna ha rappresentato il vero catalizzatore di questa evoluzione stilistica, trasformando il suo modo di comporre e di concepire il dialogo tra culture musicali diverse. Vienna, capitale storica della musica classica, lo ha spinto a integrare la cura del dettaglio e l’eleganza della tradizione cameristica occidentale nel suo repertorio. La sua musica ha così abbandonato l’impeto rock o fusion degli inizi per abbracciare arrangiamenti più intimi e raccolti. L’album, pubblicato dalla prestigiosa casa discografica tedesca ACT Music è la sintesi perfetta di un’integrazione musicale ed emotiva tra Oriente e Occidente. Un legame profondo dove il jazz e la musica da camera europea accolgono, con assoluta naturalezza, la ricchezza delle scale microtonali persiane. Questa connessione si rivela attraverso l’architettura sonora di questo trio atipico, in cui ogni componente gioca un ruolo strutturale per fondere i due mondi. La chitarra fretless di Mirarab è la voce narrante: rinunciando ai tasti, lo strumento perde la rigidità del sistema musicale occidentale e acquisisce la fluidità necessaria per meglio esplorare le scale microtonali. Il violoncello di Kian Soltani rappresenta l’anello di congiunzione perfetto: musicista di fama mondiale, nato in Austria da famiglia iraniana, possiede sia il rigore geometrico della musica classica che il lirismo della sua terra di origine. Infine, il contrabbasso di Lars Danielsson, uno dei più influenti contrabbassisti e compositori del jazz europeo contemporaneo, porta nel trio quel suono malinconico e spazioso tipico del jazz nord-europeo. L’ascolto randomizzato è il modo perfetto per cogliere la vera natura strutturale del disco, proprio perchè “Unspoken” non ha l’architettura rigida di un concept album lineare. Funziona come un diario di viaggio intimo. In questa ricerca casuale tra le tracce, l’ascolto può iniziare da “First Idea”, che rappresenta il nucleo primordiale da cui è nato l’intero progetto. Il brano è eseguito in solitudine, stabilendo una connessione intima con l’ascoltatore. Qui Mirarab, come uno scultore lavora per sottrazione: libera la musica dal superfluo per fare emergere l’intensità della melodia. “A Way to Mourn” è il terzo brano dell’album, dedicato alla scomparsa della nonna. La traccia si apre con gli arpeggi della chitarra fretless di Mirarab che imitano il pianto di un nipote spezzato dal dolore. Il contrabbasso di Lars Danielsson interviene come una spalla solida su cui piangere, offrendo un rifugio armonico sicuro che trasforma la sofferenza in una dolcissima memoria. “Unspoken”, che dà il titolo al disco ed è la seconda traccia, mostra la sua chitarra priva di tasti metallici enfatizzare i glissati. Si crea così un effetto vocale, dove lo strumento sembra quasi parlare, donando al brano un’andatura dalle forti connotazioni nostalgiche. “Lars in Isfahan”, il titolo ha un valore puramente metaforico: un ponte geografico ed emotivo nato dall’immaginazione di Mirarab per rendere omaggio al contrabbassista svedese. Il brano mette in scena l’incontro tra le atmosfere fredde, spaziose e minimaliste del jazz nord-europeo di Danielsson e il calore di Isfahan, città dell’Iran centrale che evoca tutta la ricchezza melodica dell’Oriente. “Weissensee” è probabilmente il pezzo più rappresentativo dell’intero album. La traccia prende il nome da un lago alpino austriaco e nasce dal ricordo di un bagno a mezzanotte fatto da Mirarab nelle sue acque. Concepito all’interno di quel paesaggio, il brano assume un’andatura dal sapore mitteleuropeo, di cui Vienna è il baricentro ideale. Eseguito in duo con il violoncello di Kian Soltani, il pezzo mette in scena il perfetto punto di contatto tra Oriente e Occidente: la chitarra lavora per sottrazione, accennando ad accordi microtonali e frasi mediorientali; il violoncello, dal canto suo, si inserisce con assoluta eleganza classica, stendendo una tessitura armonica che crea una tensione drammatica ma pulita. Tutto è essenziale, acustico e nitido. In “Hawari Funk”, Mirarab si ricollega agli inizi della sua carriera a Teheran e al groove del jazz-funk fine anni ‘70 e primi anni ‘80. L’innovazione in questo pezzo consiste nell’innesto del sistema microtonale mediorientale nel corpo del brano che viaggia su ritmi funk d’epoca. Ultima traccia è “In a Silent Way”, il riferimento al periodo jazz-funk è palese: il pezzo richiama il titolo dello storico album di Miles Davis del 1969, che ha segnato l’inizio del periodo elettrico del trombettista, un brano che fu composto originariamente proprio da Joe Zawinul, futuro leader dei Weather Report. Nei suoi quarantatré minuti “Unspoken” non è un ascolto passivo, ma un viaggio che attraversa stati d’animo differenti. È un disco che richiede silenzio intorno a sé, e che trova la sua massima potenza espressiva se ascoltato nel cuore della notte o alle prime luci dell’alba. In queste ore, quando il rumore del mondo si azzera, le risonanze emotive dell’album si intensificano, amplificando la sensazione di intimità, rendendo l’esperienza quasi catartica. actrecords.bandcamp.com/album/unspoken


Nicola Coniglio

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