Esiste un suono alpino particolare? Cosa caratterizza il suono unico della musica proveniente da Svizzera, Austria, Baviera e dall’Italia più settentrionale? Queste immagini traggono spesso spunto da esperienze collettive che incontriamo nel corso della vita. Le Alpi sembrano essere un luogo particolarmente suscettibile a cliché, sentimenti di appartenenza e idee romantiche nazionali, oltre che a rappresentare la bellezza e la resistenza della natura incontaminata in letteratura, arte e media. Inoltre, simboleggiano una diversità linguistica come poche altre regioni in Europa.
Tuttavia, più si osserva da vicino, più l’immagine diventa sfocata. Il corno delle Alpi evoca immagini di mondi di vita autentici, ma la realtà è spesso più complessa. Nelle valli remote si possono ancora trovare oggi stili di vita rurale che sembrerebbero quasi impossibili. Tuttavia, gli abitanti delle montagne non sempre corrispondono allo stereotipo dei portatori di costumi tradizionali in festa. La musica popolare si esprime in forme molteplici, e di fronte al poco che è stato tramandato e che ancora troviamo, sorge la domanda: cosa è autentico e cosa è messinscena?
La musica popolare, spesso equiparata alla cosiddetta musica folcloristica, è profondamente radicata nello spazio alpino. Mentre i grandi spettacoli televisivi con pretese di musica popolare hanno affrontato una crescente crisi di legittimità, la stella nascente austriaca Andreas Gabalier mostra come una cultura popolare interpretata, sotto il motto "Sesso e nostalgia di campagna", possa sopravvivere commercialmente al cambiamento demografico dei gusti. Tuttavia, la "vera musica popolare", ammesso che esista ancora, viene vissuta lontano dai grandi palchi: nelle sagre paesane, durante le funzioni religiose, al carnevale o nelle osterie e trattorie, in Svizzera note come “Stubete”. Gli strumenti tipici – fisarmonica, organetto o schwyzerörgeli – hanno quasi completamente soppiantato gli strumenti a corda e a fiato, limitando la varietà dei paesaggi sonori regionali, ma al contempo generando gli idiomi tipici di un suono dei paesi alpini.
Nuovi impulsi e rinnovamento della tradizione
Negli anni Novanta del secolo scorso, nei paesi di lingua tedesca, una giovane e aperta scena musicale ha riscoperto la musica popolare. Musicisti provenienti da contesti musicali completamente diversi hanno portato una riflessione su questo tema che non era mai avvenuta nell’ambiente tradizionale. Gruppi come i Biermösl Blosn in Baviera, Hubert von Goisern in Austria o Appenzeller Space Schöttl in Svizzera hanno giocato con la musica tradizionale, ribellandosi contemporaneamente ad essa. Hanno fuso i Ländler tradizionali con jazz, rock o elementi elettronici, creando qualcosa di completamente nuovo. Se da un lato si è persa una certa superficie di attrito politico, la musica ha guadagnato in qualità artistica.
In Svizzera, la musica Ländler si è sviluppata a partire dagli anni ’20, anche sotto l’influenza del jazz, soprattutto nelle città, diventando una musica nazionale. Grazie ai dischi e alla radio, ha trovato una larga diffusione. L’immagine musicale di sé è stata ulteriormente consolidata durante la "difesa spirituale del paese" negli anni Trenta, come baluardo culturale contro la minaccia esterna che sembrava soverchiante. Tuttavia, dopo gli anni d’oro degli anni ’50, la musica Ländler ha perso sempre più importanza, poiché non si adattava più all’immagine di una Svizzera moderna. Inoltre, è stata sempre più strumentalizzata da circoli nazional-conservatori in ascesa.
Dal 1999, il festival svizzero Alpentöne ad Altdorf/Uri, con la denominazione "Nuova musica popolare", ha creato un denominatore comune per i vari approcci innovativi alla musica popolare alpina. Musicisti come il clarinettista Dani Häusler e il suonatore di Schwyzerörgeli Markus Flückiger, con il loro gruppo Pareglish, hanno stabilito nuovi standard. Hanno mescolato Ländler con klezmer, rock e materiali elettronici, dimostrando che la musica Ländler può essere molto più che semplice musica da osteria. Nel 1998 hanno fondato il quartetto Hujässler, che oggi è un’istituzione nella scena musicale svizzera e ha influenzato lo stile di molti giovani gruppi.
Esperimenti radicali e percorsi individuali
Una pietra miliare per la nuova musica popolare della Svizzera tedesca è stata la pubblicazione di una raccolta unica di oltre 12.000 melodie popolari risalenti al periodo tra il 1800 e il 1940. Questa raccolta, messa insieme dall’etnomusicologa Hanny Christen tra il 1940 e il 1960, ha permesso a molti gruppi di guardare oltre la facciata unitaria della musica popolare svizzera. Fabian Müller, un violoncellista di formazione classica, ha fondato gli Hevetic Fiddlers, che hanno rivitalizzato un aspetto quasi dimenticato della musica popolare svizzera come musica per archi.
Altri musicisti, come il chitarrista Max Lässer, che ha suonato con Stephan Eicher, Andreas Vollenweider e Hubert von Goisern, hanno fondato l’Überlandorchester, dove hanno sperimentato con suoni tradizionali e influenze moderne. Anton Bruhin, uno dei musicisti più originali della scena svizzera, passa con disinvoltura dal free jazz alla musica classica ai Ländler. Ha elettrificato il suo scacciapensieri per trarne ancora di più. Nadja Räss è considerata una delle cantanti jodel più versatili della giovane generazione. Ha studiato canto classico, che in teoria non si sposa con lo jodel, e con il suo repertorio rivoluziona la musica popolare dall’interno. Non solo interpreta composizioni più recenti, in gran parte sue, ma canta anche Jodel tradizionali e canti naturali che lei stessa ha recuperato e arrangiato attraverso ricerche approfondite. Indossa sempre il costume tradizionale, sottolineando così il suo legame affettivo con la tradizione locale.
Christian Zehnder, di Basilea, è l’opposto di Nadja Räss. Si è mosso a lungo nella scena del cabaret, dei cantautori, del teatro e dell’arte, sperimentando con il canto armonico, tecniche vocali corporee e varie tecniche di jodel. Nel 1996 ha fondato, insieme al suonatore di corno delle Alpi Balthasar Streiff, il duo Stimmhorn, di successo internazionale. La loro musica era un’esperienza completamente nuova, con paesaggi sonori alpini che raccoglievano tracce di suoni e rumori che istintivamente si associano alle Alpi.
Decisivo per lo sviluppo ulteriore del genere fino a oggi è stata la creazione di un corso di studio autonomo di musica popolare presso l’Università di Lucerna. Da 20 anni, l’istituto continua a produrre talenti straordinari, più orientati all’innovazione che alla conservazione della tradizione. Eppure, tutti
Tra le figure di spicco di questa nuova scena ci sono il violinista Andreas Gabriel, Kristina Brunner con gli Schwyzerörgeli e il violoncello insieme ad Albin Brun con sassofono e Schwyzerörgeli, il gruppo Gläuffig, radicato nel jazz, con Fränggi Gehrig, Matthias Landtwing, Pirmin Huber e Lukas Gernet, che è riuscito a ottenere il massimo riconoscimento in tutti i generi musicali. Simone Felber, di formazione classica, è probabilmente la voce più attiva e innovativa della cosiddetta "Nuova musica popolare". Ma non è l’unica cantante: Corin Curschellas ed Erika Stucky hanno già intrapreso strade completamente diverse prima di lei. Questo elenco potrebbe essere ampiamente esteso. Il modo migliore per farsi un’idea della scena attuale è consultare i programmi dei festival.
La diversità musicale della Svizzera
Così come la Svizzera è ricca di lingue, altrettanto varie sono le culture musicali e il modo innovativo in cui vengono gestite. Mentre la Svizzera francese ha poco da offrire in questo ambito, i musicisti della Svizzera italofona si sono orientati verso i modelli italiani. Negli anni ’80, c’è stata un’intensa attività di ricerca per recuperare canti tradizionali nelle valli remote prima che queste voci si perdessero per sempre. Oggi, gli ensemble attivi si contano sulle dita di una mano: Vent Negru, Vox Bleni e, più recentemente, i Panighiröl, che sono diventati molto attivi. Degna di nota è anche la musica dei piccoli ensemble di fiati, le Bandelle, nate nel XIX secolo all’ombra delle bande musicali e che hanno coltivato una musica popolare estremamente vivace, che non poteva mancare in nessun carnevale. Oggi, i giovani sanno a malapena cosa sia una Bandella, e solo sporadicamente ci sono tentativi di rivitalizzazione, figuriamoci di rinnovamento, come è avvenuto invece in modo così intenso nel Nord. I musicisti della Bandella Chilometro Zero sono ormai il simbolo di una cultura musicale che, in realtà, non esiste più.
Oggi, la musica popolare alpina si esprime su palchi molto diversi: tra radio in streaming, televisione, “Stubete” e festival ambiziosi di nuova musica popolare. Ci sono molte pretese, ma non c’è più un’unica autorità interpretativa. Troppo diversi sono il pubblico, gli stili e i luoghi. Il motivo unificante è un insieme di tracce di ricordi legati a esperienze naturali e sentimenti di appartenenza. La musica popolare non può farci nulla se è stata strumentalizzata politicamente. Tuttavia, si sta liberando sempre di più da questo fardello e si è aperta in tutte le direzioni.
Johannes Ruelh
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