Francesco (Guccini) – Folk Beat n. 1

Anni prima, alla EMI Italiana…. La nascita della Società
La EMI (Electric and Musical Industries) Italiana nacque nella primavera del 1967 come raggruppamento di case discografiche, alcune delle quali storiche, presenti sul mercato italiano: tra queste La Voce del Padrone, Columbia, Parlophon (poi mutata in Parlophone, il nome della consociata inglese) e altre minori. Si venne così a creare un quarto polo, dopo Fonit-Cetra, RCA Italiana e Ricordi, con un catalogo forte della presenza dei Beatles e di altri nomi importanti della scena nazionale e internazionale. Alcune etichette, come la francese Odeon, come le britanniche Apple, Harvest, Immediate, Stateside, Penny Farthing, come la nordamericana Capitol, vennero destinate perlopiù alla distribuzione.
Il processo di unificazione di un contesto così articolato fu tutt'altro che immediato oltre che laborioso. Sotto un profilo squisitamente archivistico, i passi salienti furono due:
 
1. la definizione di un unico arco di numerazione 
2. la migrazione verso un'unica etichetta.

Al proposito, nei paragrafi che seguono vengono riportate alcune considerazioni raccolte su un campione di 270 titoli, LP e 45 giri, pari a più del 95% della produzione di musica leggera e jazz della EMI Italiana nel periodo marzo 1969 - giugno 1970. I dati degli elenchi riportati mensilmente su Musica & Dischi sono stati integrati con altre fonti informative in rete che riportassero la fotografia di copertina e/o etichetta. La seconda fonte integrativa si è resa necessaria in quanto sul periodico, anche in regime di doppia numerazione, è presente solo il numero di catalogo “vecchio”. Circa il mese di uscita del disco si è assunto per convenzione quello di pubblicazione sulla rivista anche se, per le tempistiche relative ai processi di stampa e distribuzione sia del disco sia della rivista, potrebbe essere il mese precedente: la data matrice, non sempre disponibile, rappresenta un dato utile ma non sufficiente al riguardo.

Gli archi di numerazione vecchio e nuovo
Pur essendo diventata un'azienda unica, la EMI Italiana mantenne per qualche tempo la separazione tra le varie etichette, unificando il catalogo solo a inizio 1969, quando in alcuni paesi europei venne applicata con regolarità una numerazione così strutturata:

nC Zxy-abcde
nella quale:
- il prefisso alfanumerico nC deriva dal contesto internazionale del gruppo EMI (3C indicava l’Italia, 1C la Germania, 2C la Francia, 4C il Belgio, 5C l’Olanda). Il prefisso verrà omesso intorno a metà 1983, superando così la logica nazionale. Per altri paesi europei, come la Spagna (1J), la Grecia (2J), la Svezia (4E), la Norvegia (7E), il Portogallo (8E) vennero usati altri prefissi, ma non se ne conosce il criterio
- il secondo campo Zxy sembra relativo alla tipologia e al prezzo del disco. Il digit Z è quasi sempre zero, a meno di confezioni particolari come quelle di album doppi o cofanetti. Quanto alla coppia xy, per le edizioni a prezzo la 62 e la 64 sono le più comuni. Tra le altre reperite possiamo citare, senza alcuna pretesa di completezza: 40 (edizioni promozionali); 48, 52, 54 (stampe economiche quali Emidisc, Emispecial, ma anche pubblicazioni originali). Per i 45 giri si ha sempre xy=06 (00 per le edizioni per juke-box)
- il significato della stringa abcde non è privo di dubbi, ma si può azzardare qualche congettura. La terna cde è la componente progressiva del numero, incrementata ogni volta che al catalogo viene aggiunto un titolo. La coppia ab riveste invece un significato più geografico che numerico, associato al paese di produzione del disco, che molto spesso ma non sempre coincide con la nazionalità dell’artista o gruppo. Più precisamente:
  • la coppia 10 è la più usata per la Francia
  • per l’Italia viene usata con regolarità la coppia 17
  • le coppie 23, 28, 37, 40 indicano rispettivamente il Belgio, la Germania, la Danimarca, il Portogallo, ma gli artisti provenienti da questi paesi appaiono nel campione in esame con numeri statisticamente poco significativi
  • per la Gran Bretagna vengono usate le coppie 90 (poi incrementata a 91 per far fronte ai nuovi titoli in catalogo) e 04. Le prime due vengono associate in prevalenza a Apple (non Beatles), Immediate, Penny Farthing, Stateside mentre la coppia 04 è abbinata in prevalenza a Apple (Beatles), Columbia, Harvest, Parlophone. Sono state rilevate poche eccezioni, apparentemente incomprensibili
  • per gli Stati Uniti vengono usate le coppie 80 e 81 per la Capitol, mentre la 90 e 91 caratterizzano la Stateside, che distribuiva in Europa alcune etichette statunitensi. Anche in questo caso qualche sporadica eccezione sembra confermare la regola
- un’eventuale M al termine della stringa, infine, indica che la registrazione è monofonica.

L’adozione di un numero di catalogo così strutturato non permette al collezionista di risalire in modo univoco alla casa discografica, ma forse lo spirito dell’iniziativa era di superare la stretta logica aziendale.

Una volta chiarito il possibile significato del nuovo numero di catalogo, ci si può addentrare nel merito della produzione discografica con una serie di considerazioni in ordine sparso che sono sembrate degne di commento:

1) Come era logico, oltre che operativamente necessario, i due criteri di numerazione vecchio e nuovo convissero in un ragionevole periodo di transizione (15 mesi), apparendo entrambi in copertina ed etichetta nel caso sia di stampe originali sia delle successive ristampe. La vecchia numerazione venne definitivamente abbandonata nel luglio 1970
2) Il campione selezionato è composto di stampe originali, le sole censite da Musica & Dischi. A titolo di curiosità, tuttavia, riveste interesse la seconda stampa (l’originale risale al 1968) del 45 giri di Al Bano Mattino / Vecchio Sam (La Voce del Padrone 3C 006-17000 M; data matrici: 10/12/1968), presentato a Canzonissima 1968. Il numero usato porta a pensare che si tratti proprio del disco di esordio della nuova numerazione: curioso sia stata scelta una ristampa
3) Il primo esemplare reperito con la nuova numerazione è il 45 giri Boom-bang-a-bang / March! di Lulu, seguito a ruota da Non dimenticare chi ti ama / Chi lo sa di Cliff Richard, entrambi usciti a marzo 1969. Per gli LP occorrerà aspettare 20/20 dei Beach Boys, uscito in aprile


4) Nei sedici mesi analizzati due titoli furono ancora pubblicati con la sola vecchia numerazione: il 45 giri "L’uomo sulla collina" ("The Fool on the Hill")/"Digli che lo amo" (Parlophone) di Vanna Scotti e l’LP "I Nomadi" (Columbia). Con ogni probabilità la pubblicazione era stata pianificata in precedenza e poi differita, mantenendo il numero di catalogo già deciso.
                                                                          
 

5) Gran Bretagna (31%), Stati Uniti (30%) e Italia (22%) si spartiscono una fetta consistente dell’intera produzione esaminata, lasciando il 6% alla Francia e pochi spiccioli alle altre nazionalità presenti
6) La tutto sommato cospicua produzione nostrana non sorprende anche se alcune precisazioni sono doverose. Sul totale dei titoli censiti, infatti, solo 12 su 60 sono LP (per Gran Bretagna e Stati Uniti il rapporto è, rispettivamente, 29 su 84 e 32 su 82: nel mondo anglosassone il mercato era più maturo per produzioni adatte al 33 giri, di maggior respiro che non il mordi e fuggi di una canzone per l’estate
7) Un’analisi più approfondita dei 12 LP Italiani porta a considerazioni ancora più sconfortanti: escludendo alcune compilation e il liscio romagnolo, i titoli passano da dodici a quattro. Si tratta di due colonne sonore teatrali ("Cavalcando il drago" e "Arialù") e due album di ampio respiro: "Roberto Brivio presenta Tredici Canzoni di Fantascienza", un concept album e "Due anni dopo" di Francesco (Guccini), un album di canzone d’autore (la definizione, dovuta alla penna di Enrico de Angelis, è del novembre 1969). Questi quattro titoli uscirono tutti in edizione monofonica, Brivio e Guccini addirittura a basso costo
8) Nei sedici mesi di transizione è infine doveroso registrare anche due altri eventi: la stampa della dicitura S.I.A.E. in etichetta per tutelare il diritto d’autore (in sostituzione della precedente BIEM) e la produzione, via via crescente, di 45 giri Stereo, all’inizio in modalità compatibile con il Mono. Il primo 45 giri Stereomono fu "Cold Turkey"/"Don’t Worry Kyoko" ("Mummy’s Only Looking for a Hand in the Snow") della Plastic Ono Band (Apple) uscito a gennaio 1970. Fino a giugno 1970 (il termine del periodo in esame) nessun 45 giri di artista italiano venne pubblicato in edizione Stereo.

Le etichette vecchie e nuove
La razionalizzazione del numero di catalogo di una pluralità di etichette fu un passo tanto più importante quanto più il gruppo si arricchiva di case discografiche nuove, capaci di accontentare se non addirittura anticipare le esigenze di un mercato in forte mutamento, soprattutto in Gran Bretagna e di riflesso anche negli altri paesi europei dove il gruppo si ramificava. Tuttavia, nel novembre 1968 si iniziò ad uniformare anche le etichette storiche Columbia, La Voce del Padrone, Parlophone, così da creare in Italia i presupposti per un'identità di gruppo, superando, almeno visivamente, le specificità individuali. 
Il buon esempio lo diede La Voce del Padrone rinunciando, quasi per intero, all'etichetta forse più iconica della musica registrata. Venne scelta (fig. 2) un’etichetta estremamente sobria, quasi dimessa, un bianco e nero poco brillante più sul grigio scuro, col nome della Compagnia inquadrato in un rettangolo a sua volta inserito al centro di una grafica di segmenti sovrapposti. Si salvò Nipper, lo storico cagnolino in adorazione davanti al grammofono, testimone di un passato glorioso, ma venne rimpicciolito. L'affiliazione al gruppo EMI apparve in etichetta per la prima volta, prima si trovava soltanto in copertina. Questa impostazione, con gli ovvi e doverosi cambiamenti, si applica anche a Columbia (con la coppia di semicrome) e Parlophone (con la L gotica dal cognome del fondatore, Carl Lindström). 

Per queste tre etichette, i primi titoli in edizione originale ad apparire sul mercato in questa nuova veste furono:

"Il ragazzo che sorride" di Al Bano (La Voce del Padrone) uscito a dicembre 1968
"Estate con noi, Folklore Italiano", e "International Groups" (Columbia), tutti e tre di esecutori vari, usciti a luglio 1969 nell’ambito di un’iniziativa chiamata “Campagna Estate”, che includeva anche un 33 giri di musica classica con la nuova etichetta, ma sul rosso
"Hollies Sing Hollies" (Parlophone) uscito a febbraio 1970.

Ovviamente le nuove etichette vennero applicate sia alle stampe originali sia alle ristampe, mantenendo gli stessi numeri e date matrici: in assenza di altra documentazione, questo particolare rende praticamente impossibile datare con precisione l’immissione sul mercato di una ristampa. Nel corso degli anni 70, il look delle etichette cambiò ancora, ma questo aspetto esula dallo studio in esame.

Tornando a noi…
Avevamo lasciato in sospeso i due quesiti sul quando e perché "Folk Beat n. 1" fosse stato ristampato su etichetta La Voce del Padrone nera.
Sul quando si può circoscrivere il periodo assumendo che la stampa sia compresa tra dicembre 1968 (quando uscì "Il ragazzo che sorride") e marzo 1969 quando La Voce del Padrone adottò la doppia numerazione.
Il perché non sembra di origine commerciale: è più ragionevole pensare ad un’operazione di archivio per portare il disco sotto l’ombrello EMI Italiana, che ancora non esisteva al momento della prima stampa. Logico quindi ipotizzare una tiratura molto limitata, il che giustifica che della seconda stampa si conosca un numero di copie ancora più esiguo della prima.
Per concludere segnaliamo l’esistenza (fig. 3) di una tiratura dell’album su etichetta Columbia nera (3C 052-17326 M), uscita ad aprile/maggio 1970. Si tratta di un’edizione ancora monofonica con la stessa data matrice delle due edizioni precedenti, ma il numero di matrice è diverso e la dicitura SIAE è presente in etichetta. Anche per questa stampa è lecito pensare ad un’operazione d’archivio, non foss’altro perché Guccini, nel frattempo, aveva lasciato La Voce del Padrone per la Columbia e aveva pubblicato "Due anni dopo", con riscontri di vendita simili a quelli del primo album. Non è comunque escluso che dietro questa ristampa ci fosse la mano di Giampiero Scussel, l’allora visionario direttore artistico che, opportunamente indirizzato da Vince Tempera, seppe fiutare il talento di Guccini e non solo, dando un notevole impulso alle produzioni nazionali di qualità. In Fig. 4, infine, la superinflazionata Columbia Blue sky della prima metà anni 70.


Fig. 3 Fig. 4

Franco Settimo

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