Francesco (Guccini) – Folk Beat n. 1

L’antefatto
Gironzolando su un sito d’aste on-line spagnolo, mi sono imbattuto in una copia del primo album di Francesco Guccini, pubblicato con il solo nome di battesimo; la scansione della copertina era quella dell’edizione originale, ma il prezzo, seppur contenuto, non era “di realizzo”. Preferii quindi appurare che anche il vinile lo fosse e nel mio spagnolo di autodidatta chiesi conferma che la copertina fosse “brillante” e che sull’etichetta si stagliasse il “perro con gramola” (cane col grammofono), per me sinonimi di originalità. Risposte affermative e transazione eseguita con soddisfazione reciproca, ma anche con un certo stupore da parte mia quando, una volta aperto il pacchetto, l’etichetta non si manifestò come in Fig. 1 bensì come in Fig. 2, mai vista prima (evidentemente non avevo cercato in modo scrupoloso): rimasi francamente deluso, pur non potendo ascrivere alcun demerito al venditore che aveva risposto diligentemente alle mie indagini preliminari.

                                   
Fig. 1 Fig. 2

All’iniziale scoramento subentrò la fase investigativa per capire qualcosa di più, con i pochi dati a disposizione, sulla copia appena scoperta. Iniziai dall’analisi delle due copertine, identiche anche nello spessore del cartoncino, provenienti forse dallo stesso lotto di produzione. Identica la sequenza e distribuzione dei brani, come pure i numeri di matrice (2XBA 920 e 2XBA 921) e la data (15/11/1966) riportati nella zona di runoff groove, la “fuga (o uscita) dal solco”. Appurai in seguito che la versione con etichetta a colori (l’originale) venne pubblicata nel 1967: la consultazione del mensile Musica & Dischi posiziona l’uscita dell’album a febbraio, replicandolo nei due numeri successivi. Il numero di catalogo originale (La Voce del Padrone PSQ 027) e la data del copyright erano stati mantenuti, come pure l’immagine fortemente iconica del cagnolino Nipper. Balzarono immediatamente agli occhi la maggior sobrietà della seconda stampa e l’assenza in entrambe della dicitura SIAE.
Procedendo con l’esercizio (forse ozioso, quello delle lunghe ore di inattività e di ieri che solo certa età può regalare) di analisi comparata, venne il momento di imbrigliare il quesito che mi incuriosiva maggiormente: perché mai predisporre due tirature di un disco di cui è risaputo (dispiace scriverlo) che vendette pochissimo, in totale assenza di pubblicità se si esclude la partecipazione di Francesco alla trasmissione TV di Caterina Caselli "Diamoci del tu?" Per provare a rispondere, può essere utile un (tedioso) excursus nella storia dell’etichetta.

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