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mentre in "Amica mia" il clarinetto di Gabriele Mirabassi dialoga con la chitarra in un'atmosfera che richiama certe sonorità mediterranee e levantine, tra djembé, riqq e la voce di Tellini che porta uno dei versi d'amore più assoluti della letteratura biblica. C'è poi il versante più teatrale e disincantato, quello dell'Ecclesiaste, dove il disco si fa più scarno e meditativo: "Un infinito vuoto" si affida alla fisarmonica di Roberto Beneventi e agli steel drum di Scarpettini per raccontare quel vuoto che "non canterà più", mentre "Vento" – che qualcuno ha giustamente accostato a Brassens – lascia spazio al contrabbasso di Raffaello Pareti e alla batteria di Gigi Biolcati, unica presenza della batteria vera e propria in tutto il disco, in un crescendo quasi jazzistico. "Donna" è forse il punto più nudo dell'intero lavoro: solo la voce di Tellini e la fisarmonica di Beneventi a sostenere versi di disincantata saggezza, mentre "Tempo" recupera il gusto sudamericano caro a Riondino, tra chitarra battente, violino e contrabbasso, in un afflato che rimanda a Yupanqui e Chavela Vargas più che alla tradizione europea. La conclusiva "Morte" chiude il cerchio con un contrabbasso quasi liturgico e percussioni appena accennate, in un jazz da camera che accompagna l'ultimo respiro del testo sacro senza retorica. Le due bonus track, "Soltanto un soffio" e "Fiore di campo", firmate da Geri, sono strumentali brevissime ma dense, quasi degli intermezzi meditativi che lasciano intravedere, come scrive Riondino stesso nelle note, "il muoversi leggero di una tenda" dietro la quale si scoprono giardini da attraversare all'infinito. Il libro che accompagna il disco, con i dipinti di Serena Nono, non è un semplice booklet ma parte sostanziale dell'opera: pagine dense di ricordi milanesi, di riflessioni sul rapporto tra canzone e preghiera, sul cantautore come sciamano, sul pubblico che nella cerimonia della canzone finisce per celebrare sé stesso. Ascoltare oggi "Non svegliate l'amore" significa misurarsi con un'eredità che va oltre la nostalgia: è un disco che restituisce dignità sonora a un pensiero rimasto per troppo tempo ai margini della canzone popolare italiana, quello che intreccia erotismo e vertigine del tempo, sensualità e disincanto. Un'opera che, nella sua essenzialità degli arrangiamenti e nella cura quasi manuale dei suoni, sembra davvero un testamento: leggero, colto, senza arroganza, come tutta l'arte di David Riondino.
Salvatore Esposito
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Storie di Cantautori