Nubras Ensemble – Nubras (Liburia Records, 2026)

Nato nel 2022 dall’incontro tra Giulia Anita Bari e Carla Mulas González al Balkan Lab di Roma, il Nubras Ensemble raccoglie strumentisti provenienti da paesi, tradizioni e background artistici differiti, accomunati dal desiderio di esplorare la musica balcanica per proiettarla verso il futuro attraverso un linguaggio contemporaneo in continua evoluzione. Le sonorità dell’Est Europeo incontrano ora la musica classica, ora il jazz, ora ancora la musica tradizionale dell’Italia meridionale, componendo un mosaico sonoro in cui non esistono confini geografici e culturali. Dopo una prima fase di ricerca nel corso della quale hanno lavorato a lungo sul repertorio. Pian piano, da quel piccolo nucleo di archi e fiati, nel 2023 ha preso vita il loro album di debutto “Bulgarian Routes” che raccoglieva i frutti di una residenza artistica in Bulgaria. Nel 2024 è arrivato, poi, “Live in Rome" che cristallizzava una bella performance dal vivo dell’evoluzione del gruppo nel quale si intrecciavano râchenitsa dei Rodopi, horo macedoni, longa turche e pizziche salentine, il tutto reinterpretato in modo consapevole attraverso una originale cifra stilistica. Parallelamente la formazione si è definitivamente assestata con l’ingresso di Roxana Ene alla voce intensa, affiancata dal quartetto d'archi guidato da Giulia Anita Bari e Carla Mulas González, dal contrabbasso di Igor Legari, dal sax contralto e ney di Giorgio Gadotti, dalla fisarmonica di Nino Conte e dalle percussioni di Giovanni Lo Cascio. Non è un caso, infatti, che con questa line-up, il Nubras Ensemble si sia aggiudicata il premio Ethnos Generazioni all’edizione 2025 del Festival Ethnos, nel Miglio d'Oro vesuviano. A distanza di un anno, ritroviamo il combo plurinazionale, con “Nubras”, primo album di composizioni originali, pubblicato il 21 maggio 2026, in occasione della Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo promossa dall’UNESCO. Questo nuovo disco rappresenta il coronamento del percorso cominciato nel 2022 e racconta non solo le ricerche dell’ensemble, ma anche la loro capacità di fare proprie le diverse tradizioni che compongono il loro universo musicale, farle dialogare ed esplorare nuovi territori espressivi. Rispetto ai due precedenti lavori, si percepisce chiaramente una maturazione del concetto di ensemble con gli otto musicisti che compongono un organismo sonoro compatto in cui ogni timbro ha una funzione precisa, senza che nessuno prevalga rispetto all’altro. Questa pluralità non si traduce in dispersione ispirativa, bensì in una scrittura compatta, dove il senso della misura convive con la libertà dell’improvvisazione e con una forte tensione narrativa. In questo senso si comprende a pieno anche il significato del nome Nubras che deriva dall’arabo “nibras” (نبراس) e vuol dire “lanterna” o “luce guida” e diventa una chiave di lettura perfetta per l’intero album. Ogni canzone, infatti, esplora nuove traiettorie sonore, senza cancellare le radici da cui proviene. Non si ha mai l’impressione di un incontro assemblato a tavolino; al contrario, tutto appare sedimentato, vissuto, come se queste diverse matrici avessero trovato una lingua comune nel tempo lungo dell’ascolto e della condivisione. Registrato presso NMG Recording Studio con la partecipazione di Rachel Blueberger al violoncello, il disco presenta un suono pulito ma non levigato, capace di restituire la materia e il respiro degli strumenti. Accolti dalla bella copertina firmata da Guendalina Salini, il disco si apre con “Omaggio a Kurtov”, dedicata al virtuoso bulgaro di zurna Samir Kurtov, nella quale il quartetto d’archi disegna una trama elegante e densa che si fa ponte verso la tradizione balcanica filtrata da scrittura raffinata e piena di slancio. Gli archi sono protagonisti anche nella successiva “Froina” dove tra echi della fronna campana incrociati con i ritmi balkan, la voce di Roxana Ene emerge in tutta la sua intensità, mai enfatica, nel passare dalla dolcezza alla tradizione. Le sue radici Rom, rumene e romane attraversano il timbro, il fraseggio e la postura interpretativa, dando al brano una profondità umana prima ancora che stilistica. La successiva “Paruipén” si muove su rotte differenti che partono dai Balcani e attraversano il Mediterraneo fino a toccare il Medio Oriente con il sax e il ney di Giorgio Gadotti che aprono sorprendenti fenditure melodiche, mentre la fisarmonica di Nino Conte tiene insieme lirismo popolare e senso della danza. Uno dei tratti più affascinanti di “Nubras” è la capacità di passare dalla camera alla piazza senza perdere coerenza come nel caso di “Dert” in cui spicca il testo in italiano il cui lirismo è esaltato dall’ interpretazione della Ene. In “Riana Klab”, l’ascolto si fa raccolto, quasi contemplativo, con gli archi che distendono il tessuto armonico e il contrabbasso di Igor Legari a scandire un movimento interno, discreto ma decisivo. Nella vibrante “Inima Mea” emergono pulsazioni più nette, ritmi che evocano il respiro collettivo della festa e della ritualità, sostenuti dalle percussioni di Giovanni Lo Cascio, presenza storica della world music italiana, qui in grande sintonia con il resto dell’ensemble. È in questa alternanza che il disco trova il suo equilibrio più convincente: mai statico, mai celebrativo, sempre in trasformazione. Uno di vertici del disco arriva con “Dzelem Dzelem”, arrangiamento dell’inno dei Rom e dei Sinti, nella quale la dimensione politica del progetto emerge con chiarezza: parlare di diversità culturale significa affermare una forma di convivenza possibile, e “Nubras” lo fa con la forza discreta della musica. In chiusura, arriva il travolgente climax di “Tarantora” in cui l’ensemble esalta il dialogo tra archi, fiati e mantice, suggellando un disco maturo, generoso e necessario, che conferma il Nubras Ensemble come una delle formazioni più interessanti della scena europea delle musiche di confine. 


Salvatore Esposito

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